L’eterno sabato del villaggio.

Subito dopo l’assemblea del 16 luglio siamo andati in vacanza con il cuore gonfio di speranza.
Le assicurazioni del Presidente che prevedevano una rapida soluzione della manovra finanziaria, la posizione responsabile assunta dai soci rappresentati dal Patto di Sindacato, la voglia di liberarsi da un incubo che ci aveva perseguitato per un intero anno, hanno creato le condizioni per vivere uno straordinario, lunghissimo ” sabato ” nel nostro ” villaggio”.
E’ cosa buona creare una pausa alla tensione dialettica, allo scontro di diverse opinioni, alla ricerca di responsabilità , ma resta utile solo se lo scontro diventa confronto , se il dialogo non rappresenta una ripetitiva cantilena intessuta di ” forse” , “domani”, “vedremo”, “scusa ma non posso”.
La forma del dialogo deve essere rispettosa e pacifica, ma la sostanza deve rimanere materia viva e penetrabile, deve contenere fatti concreti non solo dichiarazioni di buona volontà.
Io sono un fedele sostenitore della politica dell’incontro e dell’accoglienza, non lo faccio per forma ma inseguo la sostanza che si realizza solo con atti modificativi del precedente percorso programmatico.
Il discorso è : si vuole cambiare direzione programmatica oppure no?
Esiste un’altra ipotesi : si può cambiare direzione programmatica oppure ciò non dipende più dalla nostra autonoma decisione sociale?
Questi interrogativi vanno risolti al più presto attraverso un confronto leale, aperto, anche informale tra i soci ed il direttivo ed in particolare il Presidente.
Sino ad oggi, dopo l’assemblea, una delegazione del Patto ha incontrato due volte il Presidente e, nella scorsa settimana, ha incontrato anche  i consulenti giuridici della società per confrontarsi sulle proposte presentate, a tutti ormai note per l’ampia diffusione attraverso questo blog.
E’ stato programmato un nuovo incontro, entro due settimane, per una verifica più approfondita.
Noi abbiamo ringraziato il Presidente per la cordiale accoglienza  ma, come abbiamo rappresentato, riproponiamo di realizzare, in breve tempo, una riunione informale ma franca e leale nella quale si ricomponga quello spirito consortile che ci ha visto superare tante difficoltà nel corso di un trentennio e si affronti il problema con il contributo dei soci.

Non siamo nati sulla Luna, né per opera di uno spirito magico, siamo uomini normali con le nostre debolezze e la forza della volontà e dell’impegno. Le insidie sono sempre in agguato, ora come allora, gli errori non possiamo sopprimerli ma possiamo correggerli. La nostra umanità deve emergere con vigore, non possiamo farci abbattere dal sospetto, dalla paura, dal giustizialismo o ancor peggio non possiamo chiuderci per difendere posizioni ormai inattuali.

Da oltre un anno, noi soci del Patto, attraverso questo blog, tentiamo di introdurre un dialogo, un confronto serio e costruttivo, non un balletto delle vanità, un continuo rimbalzo di responsabilità che non porta a niente, ma, con sommo rammarico, devo confessare, non riusciamo a penetrare profondamente nel cuore e nella mente di ognuno di noi.

Mentre continuiamo a riflettere, a minacciare azioni di tutela, a rinviare un nostro definitivo incontro sulla strada della progettualità, nuovi dolorosi eventi giudiziari riducono ulteriormente la nostra coesione sociale, nuove famiglie pagano un prezzo troppo alto alla crisi generale ed a quella del nostro sistema.

Mentre i singoli continuano a ricercare la strada più sicura per la tutela degli interessi individuali, la società annaspa in una palude che si chiama immobilismo con il solo miraggio della”manovra finanziaria”.

Non abbiamo più tempo per rinviare un confronto leale sulle concrete possibilità di rinascita, non abbiamo più tempo per lotte intestine e reciproche accuse, abbiamo solo il tempo di fare, di unirci, di stare insieme.

Siamo,una società per azioni con un’anima consortile, se continuiamo ad aspettare il miracolo o l’uomo del destino, potremmo rimanere narcotizzati in una nuvola di speranze deluse, di aspettative infondate, di ..” forse, ma, domani”, legacci burocratici, cavilli giuridici, avvocati, giudici, curatori.

Ognuno dirà la sua opinione, giusta, corretta, illuminata, logica, perfetta sulla carta, ma, mentre i medici studiano, l’ammalato muore. Citata in napoletano avrebbe più effetto!

Cum sorte , abbiamo la stessa sorte, lo stesso destino, lo stesso passato e lo stesso futuro.

Una tregua, anche una tregua armata, solo una tregua,  può introdurre un elemento concreto di speranza.

Tacciano le armi legali, parli il cuore con mente lucida, fermiamo questa spirale perversa che non vede vinti e vincitori, ma un solo perdente, il nostro CIS.

Voi tutti conoscete la stima, l’affetto e la devozione che non ho mai taciuto per un uomo nobile ed un giurista raffinato ed onesto: il compianto notaio Canio Restaino, e tutti sapete quanto manchi al Cis il Suo illuminato giudizio, ebbene confido molto di aver riconosciuto alcuni tratti di grande umanità e competenza nell’avv. Gianni che ho recentemente incontrato.

Non ci siamo limitati a richiedere di integrare la manovra con le nostre proposte, ma abbiamo sottolineato la necessità di rilanciare il nostro progetto commerciale.

Il nostro “progettino” è semplice ma completo, non gioca con le speranze ma non ammette la disperazione, non dipende solo dal ceto bancario, ma, soprattutto da noi.

Il frazionamento individuale dell’ipoteca con accollo del mutuo, introduce un principio di responsabilità diretto e consente un miglioramento della tutela del legittimo diritto dei creditori.

Riduce l’onere di gestione finanziaria del CIS,  impedisce qualsiasi diversa destinazione delle quote di rimborso mutuo, garantendo debitore e creditore. L’attuale stato dei fatti mantiene solo una iniqua solidarietà tra i soci adempienti, la gran maggioranza, e quelli incagliati, rappresentando l’ostacolo più serio al rilancio del sistema ed al riequilibrio dei valori immobiliari.

Il ceto bancario non può ignorare l’esistenza di un corpo vivo che ha qualità e possibilità di ripresa per continuare a conservare la centralità della gestione che ha già rivelato tanti inconvenienti.

Allo stesso modo che senso ha proseguire una politica di recupero degli inadempimenti attraverso l ‘azione fallimentare, quando si dispone del pegno sul contratto di leasing.

Due ipotesi: il socio inadempiente o paga o deve andar via e lasciare libero il proprio capannone.

Nessuno resisterebbe, correndo il rischio di fallire. Al CIS non serve a nulla il successo dell’azione fallimentare, al Cis serve il ricambio di utenza, quando la posizione debitoria dell’azienda socia è irrecuperabile.

La manovra andrebbe integrata con un’ulteriore proposta di rimodulazione del piano di rimborso che potrebbe prevedere un allungamento di cinque anni del termine di scadenza per quelle aziende socie che ne avranno interesse.

La rimodulazione del piano di rimborso dovrebbe essere assistita da una delegazione di pagamento a favore delle banche creditrici, con la perdita del beneficio del termine in caso di inadempimento.

Nell’ambito della manovra già trova collocazione la prevista rinegoziazione del tasso d’interesse.In un momento di mercato molto favorevole, nel quale Istituti bancari di primaria importanza, pubblicizzano uno Spread sulle operazioni di mutuo del 2%, si dovrebbe cogliere l’occasione di ristrutturare subito il contratto di mutuo.

Il rilancio della politica commerciale di collocazione dei lotti liberi potrebbe trovare una grande spinta nella prevedibile possibilità di modificare la destinazione d’uso, aprendo ad altri comparti integrativi al nostro, e questo va realizzato “ieri” non domani.

Il rilancio commerciale delle singole imprese potrebbe essere lasciato alla libere iniziative consortile delle aziende socie.

Il quesito principale da dirimere è :

se per il CIS dobbiamo definire una manovra per l’incaglio che potrebbe durare anni o una manovra ricostruttiva che potrebbe partire subito con la ripresa dei pagamenti ?

Il ceto bancario dove si colloca?

Cosa rischia se crede ad un progetto di riequilibrio? Gli immobili non potrebbero mai valere di meno di quanto valgono oggi in un mercato bloccato o peggio in gestione di curatela fallimentare.

Non esercitiamoci in dietrologia, ma, in tutta coscienza, non si capisce bene dove stiamo andando.

Fermiamoci almeno a riflettere, se, con noi, Vi augurate ” Lunga vita al Cis”.

Emilio D’Angelo

PATTO DI SINDACATO DI VOTO CIS S.p.A.

 NOTA DELL’AUTORE:

VI PESA MOLTO QUALCHE INTERVENTO?

NON OCCORRE ESSERE LAUREATI PER SCRIVERE :

SONO D’ACCORDO! 

La crisi: un imperdonabile ritardo di idee non seguite da fatti.

Mi ritrovo spesso a riflettere sulla strana condizione del nostro Paese e divago lontano nel tempo per ricercare le idee realizzate.
Cerco, cerco, cerco e non ne trovo molte; me ne domando la ragione e riesco ad intuire che forse dipende dal fatto che quelle idee erano prive di ideali.
Sottraendo alle idee gli ide-ali, rimangono solo le ali e le idee volano lontano, lontano, qualche volta ritornano da dove sono partite ma non ritrovano più l’uomo, ormai privo di vita.
Oggi si parla, si grida, si insiste : la crescita, occorrono investimenti per la crescita, senza la crescita non c’è futuro!
E’ diventato un ritornello ossessivo, patrimonio trasversale del governo e dell’opposizione.
Tutti cavalcano l’onda della necessità della crescita con le ricette più sofisticate.
Per la crescita ci vogliono gli investimenti, ma da parte di chi?
Vi racconto un aneddoto di famiglia.
Mio padre, spirito arguto e cuore dolcissimo, inseguiva sempre il sogno di un benessere generale.
Aveva una visione semplicistica della vita e degli affari.
Un giorno mi raccontò che aveva conosciuto due famiglie, ritenute ricche ed agiate: i Marfella ed i Paolone.
I nomi, attribuiti da Lui sono immaginari, ma la storia è vera.
Queste famiglie, in verità avevano dissipato le loro ricchezze ma nascondevano accuratamente questa nuova misera condizione.
Ognuna per proprio conto, ignorando la condizione dell’altra, decise di rinforzare la propria posizione con un buon matrimonio nell’ambito delle due famiglie.
Si usava anche fra Case reali e si usa ancora oggi.
Triste illusione, perché a matrimonio avvenuto, si resero conto d’aver realizzato un matrimonio fra poveri.
Voglio dire che gli investimenti non verrà nessuno a farli per solidarietà sociale o per spirito di apparentamento politico.
Tutto il mondo occidentale sta messo maluccio ed ognuno difende, come è naturale, il proprio interesse nazionale. Finiremmo col fare la fine dei ” Marfella e Paolone”

Gli investimenti possono venire solo da economie emergenti, in grande espansione, gli ex – paesi poveri.
C’è un rischio, però, che non dobbiamo sottovalutare.
Il nostro Paese ha un patrimonio culturale, artistico, ambientale di inestimabile valore, ma, purtroppo, non ha gestori molto capaci di questo patrimonio.
Temo che chi arriva in Italia per investire, nasconda sempre l’ambizione di impadronirsi di questo patrimonio.Ci saranno bravi custodi della nostra italianità ?

Allora, non può risultare più utile, dedicarsi a progetti mirati  frutto di idee sostenute da ideali certi e intramontabili.
Siamo lenti, troppo lenti, creiamo mille gabbie per le nostre idee, troppi interessi personali e di categoria.
Dove sono gli imprenditori che ambiscono ad un posto nella storia di un’impresa e non al conto in banca, magari all’estero?
Ci sono, ma pochi, pochi….
Ci sono quelli che si arrendono, quelli che sono stanchi, quelli che non hanno continuità, quelli che lo vogliono dallo Stato, quelli che lo vogliono dalle Banche.
Dove stanno quelli che dicono, come negli anni 50, fuori gli attributi e corriamo insieme.
Si può fare, senza troppe chiacchiere!
Non é vero CIS ?
Tu da quale parte stai?
Io Ti sogno ” incazzato” come quelli che hanno lavorato per centinaia  di domeniche, pranzando alle 4 del pomeriggio in famiglia con i bambini che ti domandavano perché così tardi?
E Tu rispondevi: Per faticare, per creare un futuro per Voi, per orgoglio meridionale, per rispetto della dignità umana, per le nostre donne che hanno dedicato alla famiglia ed al lavoro una vita intera.

Ci ha guidato una passione enorme per il lavoro che ha rappresentato il  simbolo di una rivincita sociale straordinaria.
I simboli non si abbattono, nessuno ha il diritto di abbatterli, nemmeno chi li rappresenta.
La nostra storia è ad una svolta cruciale, dobbiamo fermare la spirale negativa e riprendere a  correre con il viso rivolto al sole.
Ci brucerà il volto, ci offuscherà la vista, ma sarà bellissimo ritrovarsi tutti insieme a lottare per gli stessi ideali.
Un CIS così vale una fortuna perché non è un insieme di capannoni desolati ma un fiume in piena di donne, giovani e tanti saggi vecchietti che hanno voglia di lottare per i propri ideali.

La manovra finanziaria è importante ma si deve chiudere subito, ogni giorno che passa torniamo indietro di mesi, la speranza si allontana e la rassegnazione prende il suo posto.

Questo è, per assurdo, un momento favorevole. I tassi d’interesse sono in grande calo, la depressione economica generale giustifica lo stato individuale di crisi, il valore immobiliare del sistema CIS é decisamente superiore allo stato d’indebitamento.

Quando ascolto in televisione la pubblicità di una grande Banca ” UNICREDIT ” che annuncia finanziamenti a mutuo con uno Spread del 2% Euribor, mi domando come è possibile non poter rinegoziare un mutuo che sta affossando la più bella realtà di impresa consortile nata nel Mezzogiorno?

Possibile che una soluzione semplice ad problema di ordinaria crisi congiunturale, assistita da ampie garanzie immobiliari, non possa trovare immediato ascolto in un ceto bancario così attento e responsabile?

Poche e semplici regole :

Frazionamento individuale del mutuo, nella maggior parte dei casi, assistito anche da merito creditorio specifico.

Rimodulazione del Piano di Rimborso con allungamento della scadenza originata di anni cinque.

Rinegoziazione del tasso d’interesse a tasso variabile sulla base delle migliori offerte sul mercato.

Chiudere subito e ripartire subito con una nuova società di servizi che garantisca l’effettivo sviluppo delle aziende consociate in una più ampia visione del profondo cambiamento del mondo della distribuzione in un mercato globale.

Non possiamo continuare ad andare al mercato con il carrettino quando il mondo gira via etere. Dobbiamo realizzare l’integrazione del creazione del prodotto con la distribuzione, abbattendo i vincoli di destinazione del Centro, ormai obsoleti ed inconcludenti.

Non possiamo fare dettaglio, non possiamo fare trasformazione, non possiamo fare artigianato creativo, non abbiamo un’organizzazione di sviluppo commerciale adeguato ai tempi, scusate che ci resta da fare se non cambiamo?

Morire lentamente aspettando un cliente di presenza che non esiste più.

il cliente c’è ma va raggiunto con una proposta efficace, costruita per lui con l’intraprendenza che il mercante napoletano possiede come unica arma di difesa.

Guardate in giro, sulle maglie sponsorizzate, ci sono decine di marchi del CIS, esposti con orgoglio da imprenditori della nostra famiglia sociale.

Bisogna ripartire e subito proprio con le nostre forze, liberarci della vicenda finanziaria con pochi e semplici accorgimenti.

Questo ci aspettiamo dal CIS societá.

Buona Fortuna  Uomini del CIS , riprendete a correre e non fermatevi più , impegnate tutte le Vostre forze ma liberatevi della malasorte.

Buon Compleanno Blog

Il 13 settembre 2013 il nostro blog ha compiuto un anno dalla sua prima pubblicazione.

Il 16 settembre 2013 è stato pubblicato il verbale dell’assemblea ordinaria che prevedeva l’approvazione del bilancio dell’esercizio 2012.

Il 16 settembre 2014 è stato pubblicato il verbale dell’assemblea ordinaria per l’esercizio successivo.

Sono stati pubblicati 90 articoli, che hanno interessato circa 18.000 visite, spesso anche dall’estero.

Questo dato è in forte contrasto con la scarsa utilizzazione dei commenti.

Un fenomeno che dimostra la diffusa tendenza al disimpegno.

La gestione di un blog che ha l’ambizione di essere un “palazzo di cristallo” richiede un accurato controllo della diffusione di dati, notizie e commenti.

Nel corso di un anno ho selezionato con cura ossessiva ogni parola, ho parlato con chiarezza, comunicando solo dati certi e documentati.

Non ho mai insinuato, ma ho sempre affermato, non ho emesso mai “sentenze” ma ho dato solo suggerimenti secondo coscienza.

Ho anteposto gli interessi dei soci più deboli, raccogliendo, tante volte, uno scarso consenso generale.

Ho trattato argomenti delicati senza mai offendere nessuno.

Ho tenuto in gran conto la dignità di ogni uomo, rispettando tutti nella stesa misura.

L’unico obiettivo del blog è stato, sin dall’inizio, la diffusione di un senso di responsabilità sociale per rivalutare quello spirito consortile che aveva distinto il CIS nella prima ora.

Con il decisivo contributo di circa Cento aziende socie abbiamo dato vita ad un Patto di Sindacato di voto che ha dato finalmente voce alla base sociale, destando l’interesse e l’apprezzamento anche negli ambienti professionali.

Conservo tra i ricordi più preziosi le lettere personali di alcuni soci che nei momenti più disperati hanno apprezzato con sincera commozione l’umanità del nostro sostegno.

La sera, quando tutti si riposano, sottraggo tempo agli affetti più cari per dedicarmi alla stesura di un nuovo articolo, dosando ogni parola per costruire, mai per distruggere.

Il nostro Patto è un Patto di lealtà, il gruppo del direttivo è un corpo unico che lotta in una sola direzione: Lunga Vita al CIS.

Non esistono primi attori; l’affetto, la stima, la comprensione legano l’uno all’altro in uno straordinario equilibrio di energie.

La profonda convinzione di ricercare una soluzione condivisa non è mera illusione ma la necessaria prudenza e la grande responsabilità di gente coraggiosa.

Ci vuole più fatica e più coraggio a lavorare in silenzio per costruire, di quanto c’è ne voglia per gridare con rabbia le proprie ragioni con il rischio di distruggere.

Accetto tutte le critiche con umiltà ma non posso tollerare che una precisa strategia dialettica che si propone il delicato compito di contribuire a mettere in sicurezza la vita del CIS possa essere confusa con un atteggiamento omissivo ed inconcludente.

Ci battiamo ogni giorno per uscire dai tribunali, non per entrarvi.

Non c’è un solo socio che ha bussato alla nostra porta e non è stato accolto.

Tutti hanno avuto ascolto ed assistenza.

Chi vuole faccia la guerra a modo suo, noi lottiamo con le armi della ragione, le usiamo ogni giorno, sul campo, non molliamo mai.

Lunga Vita al CIS.

Ci riusciremo?

Un passo alla volta, sarà dura, ma certamente Si.

Onore al CIS.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di voto CIS S.p.A

Assemblea C.I.S. S.p.A. del 16 luglio 2014

Cari soci,

il delicato momento che sta vivendo la nostra società richiede equilibrio e moderazione.

Vi riporto il verbale dell’ultima assemblea, lo sottopongo alla Vostra attenzione per una riflessione più attenta e scevra dall’emotività che si avvertiva durante il suo svolgimento.

Un profilo di fondamentale importanza è emerso con chiarezza: la necessità di definire una manovra finanziaria per mettere in sicurezza la continuità aziendale.

Su questa irrinunciabile necessità i soci aderenti al Patto di Sindacato hanno concordato con l’organo direttivo di concentrare la massima attenzione.

La posizione assunta in assemblea dai rappresentanti dei soci non rappresenta una rinuncia alle ragioni più volte rappresentate, anzi le rafforza, con un gesto di responsabilità, ricercando una soluzione condivisa che abbia il pregio della fattibilità.

Proprio in questa direzione è stato avviato un confronto informale con il Presidente per verificare lo stato di avanzamento della manovra proposta dai consulenti della società e la fattibilità di alcune proposte del Patto per la sistemazione dell’intero progetto di ripianamento.

Ci è stato assicurato che, al massimo, entro novembre 2014 la manovra finanziaria sarà definita con il ceto bancario.

La connotazione più significativa della manovra è rappresentata da una netta distinzione tra i soci adempienti, la maggioranza, e quelli incagliati.

E’ stata individuata, con largo margine di attendibilità, un’area di 100.000 mq di posizioni corrispondenti ai soci incagliati.

L’importo finanziato a questa categoria di soci dovrebbe essere congelato ed estrapolato dal finanziamento complessivo ed i corrispondenti moduli andrebbero virtualmente consegnati al ceto bancario in attesa di una diversa collocazione.

Le posizioni dei soci adempienti risulteranno frazionate rispetto al mutuo complessivo ed allineate al regolare piano di rimborso con la precisa imputazione del residuo importo da rimborsare.

Resta da definire la possibilità dell’accollo individuale per quelle aziende che, avendone interesse, si troveranno nella condizione di merito creditorio .

In questo caso non esisterebbe più la necessità di differire il termine di riscatto del contratto di leasing, così come per tutte le aziende che saranno in grado di estinguere anticipatamente il residuo importo mutuato con il pagamento immediato a saldo.

In parole semplici, l’estinzione del residuo debito o l’accollo individuale, ove consentito, comporterebbe la opportunità di riscattare il contratto di leasing con conseguente intestazione del cespite.

Questo è emerso durante i primi incontri con la dirigenza della società: il preciso intento di salvaguardare la posizione dei soci adempienti e garantire la continuità aziendale.

Più complesso è il discorso che riguarda le posizioni incagliate.

Occorre distinguere quelle che sono già state sottoposte a procedura di recupero giudiziario per il prolungato inadempimento sia delle rate di mutuo che di quote condominiali, e quelle che vengono definite di inadempimento ricorrente ma non continuativo.

Nel primo caso sarà il ceto bancario a decidere la strategia di recupero in un’ottica di principio generale di tutela del credito nei modi e nelle forme consentite dalla legge, che non esclude, ove possibile, una soluzione transattiva.

Le posizioni incagliate ‘ board line ‘ potrebbero, invece, essere affidate alla discrezionalità della società nell’ambito di un progetto di rimodulazione del piano di rimborso.

Condizione indispensabile per accedere a tale rimodulazione sarà certamente il regolare adempimento delle rate mensili relative agli oneri condominiali.

Queste sono le linee guida della manovra finanziaria che andrà definita nei dettagli a brevissima scadenza.

Nell’ultimo incontro dell’undici settembre, il Presidente ci ha assicurato il massimo impegno nella ricerca della migliore soluzione nell’interesse generale e si è dichiarato profondamente rammaricato per il mancato riscontro ai numerosi e frequenti solleciti inviati, a sua firma personale, ai soci inadempienti.

A questo scopo i rappresentanti del patto hanno richiesto ed ottenuto di presenziare ad eventuali incontri ricognitivi con quei soci inadempienti che manifesteranno tale intenzione al fine di ricercare una soluzione extragiudiziale e desiderano ricevere la nostra assistenza.

Abbiamo, altresì, concordato che nella prossima settimana i rappresentanti del patto, incontreranno i consulenti della società per verificare la fattibilità delle proposte presentate, a Voi tutte note attraverso le numerose pubblicazioni su questo blog.

Vorrei che fosse chiaro a tutti la continuità dell’impegno di mediazione del direttivo del Patto e la disponibilità del Presidente che ha confermato, con la sua abituale passione, non solo quanto esposto ampiamente in assemblea, ma anche l’orgoglio di rappresentare la nostra società e l’amarezza per alcune incomprensioni che andranno chiarite.

La delicata trattativa con il ceto bancario, avviata ormai a definizione, richiede una certa riservatezza per non compromettere delicati equilibri fra interessi, aspettative e speranze di tanti differenti attori della complessa vicenda finanziaria.

Occorre pazienza, fiducia e partecipazione vigile e responsabile.

La posizione assunta in assemblea dai rappresentanti del Patto non è una estemporanea ed occasionale dichiarazione di disponibilità al dialogo, ma una convinta affermazione dello spirito solidale che ha sempre distinto il nostro contesto sociale.

Su questo punto non dobbiamo transigere.

Questa strada l’abbiamo intrapresa insieme e con successo, dobbiamo riprenderla insieme, senza tentennamenti.

Nessuno sarà dimenticato, questo è l’impegno del Patto, condiviso dal Presidente e da tutto il gruppo dirigente.

Costruiamo insieme una Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di Voto CIS S.P.A.

Cliccando sul link sottostante potrete scaricare il verbale dell’assemblea :

verbale assemblea CIS spa 16.07.14

Per motivi di riservatezza, i soci interessati a concordare un incontro con la collaborazione del Patto, possono richiederlo via mail ad uno dei seguenti indirizzi:

pattodisindacatocis@gmail.com; emiliodangelo@icloud.com

Il saluto del CIS ad un amico che se ne va!

Ieri é volato nella Valle della Vita il nostro socio e amico Nello Destino.

La sua vita terrena di socio della nostra famiglia é stata un esempio di correttezza e grandi capacità imprenditoriali.

La sua opera lascia un segno importante alla famiglia, all’azienda ed alla nostra comunità consortile, alla quale ha partecipato con onore sin dalla sua fondazione.

Rappresento alla famiglia il sincero cordoglio di tutti i soci e mio personale per la grave perdita.

Emilio D’Angelo

dal ” Primo libro dei Re”

Sentendo avvicinarsi il giorno della sua morte, Davide fece  queste raccomandazioni al figlio Salomone: ” Io me ne vado per la strada di ogni uomo della terra. Tu sii forte e mostrati uomo. Osserva la legge del Signore tuo Dio, procedendo nelle sue Vie ed eseguendo i suoi Statuti…”

Basilica del Carmine. Ore 10,00

Piazza Mercato . Napoli.

 

Anatocismo: un aspetto del problema.

Cari soci,

Nella scorsa settimana scorsi alcuni soci, attraverso il Blog, mi hanno proposto di fare qualche considerazione sul problema dell’anatocismo, con riferimento a due sentenze, in argomento, del 16.10.2007 e 15.01.2009.

Trovo giusta l’osservazione, anche se, personalmente, ritengo che sia più utile una visione più ampia del complesso problema dell’operazione di finanziamento, del quale l’anatocismo è solo un aspetto marginale determinato, in gran parte, proprio dall’incaglio della nostra posizione.

Resta, quindi, fondamentale la ristrutturazione del mutuo, nell’ambito della quale vanno ricercate anche le soluzioni al problema dell’ anatocismo.

Questa è  l’indicazione emersa nell’ultima assemblea, sulla quale contiamo di confrontarci con l’organo amministrativo nei prossimi giorni.

Tanto premesso, ho visitato i due procedimenti in argomento incardinate presso il Tribunale di Nola.

L’argomento è sicuramente compatibile con alcune posizioni di aziende socie della CIS S.p.a. sottoposte ad azione fallimentare.

Non desidero avventurarmi in valutazioni tecniche che appartengono agli specialisti del diritto, ma propongo solo qualche rilievo da imprenditore attento e responsabile.

Le sentenze in oggetto sono piuttosto datate e, pur conservando un preciso valore orientativo, restano influenzate dalla successiva evoluzione della giurisprudenza.

Ciò non di meno un principio fondamentale rimane inalterato.

L’efficacia della dichiarazione di fallimento è convalidata esclusivamente dal presupposto oggettivo dello stato d’insolvenza e rappresenta una ” cautela ” della legge che tende ad equilibrare la legittima aspettativa di tutti i creditori.

Questo presupposto oggettivo il giudice è tenuto a ricercarlo in tutta la documentazione acquisita e lo stato d’insolvenza deve risultare chiaro al momento della dichiarazione di fallimento.

La sentenza riporta una considerazione determinante ai fini dell’accoglimento della domanda di revoca della dichiarazione di fallimento.

Tra i sintomi della capacità dell’impresa di adempiere ai propri impegni finanziari, il giudice include anche la concreta aspettativa di una riduzione della propria esposizione con il ceto bancario per effetto delle azioni proposte per il risarcimento da danni finanziari determinati dall’applicazione di interessi oltre la soglia del tasso consentito, tenendo conto anche delle maggiorazioni derivanti dall’applicazione dell’anatocismo.

Nel caso trattato l’attività di accertamento giudiziario risultava già avviata e non conclusa prima della dichiarazione di fallimento.

Circostanza questa che non si è verificata nei casi che riguardano le azioni proposte dalla nostra società e, di conseguenza, allo stato dei fatti, solo la curatela fallimentare potrebbe valutare se la fattispecie ipotizzata rientra nei casi per i quali è prevista l’azione di risarcimento.

Resta chiaro che destinataria di tale azione, nel caso esistano i presupposti, sarebbe inequivocabilmente la nostra società nei rapporti con i singoli soci sottoscrittori del sub mutuo.

Separata indagine, per lo stesso profilo di legittimità, vedrebbe interessato il rapporto tra la CIS S.p.a. ed il ceto bancario ed è, allo stato, oggetto di valutazione pacifica del complessivo rapporto di finanziamento.

Confermo la mia personale opinione, condivisa dal direttivo del Patto di Sindacato, che una soluzione pacifica e concordata, nel rispetto del fondamentale principio di equità, risulta essere la soluzione più appropriata delle complesse vicende che ci vedono coinvolti come società ed in molti casi, come soci, in una posizione che può apparire anche conflittuale.

Le stesse motivazioni che ci indussero a suggerire la sospensione dell’attività giudiziaria in sede fallimentare, ci inducono, ora, a sollecitare ancora una volta un atteggiamento responsabile e conciliativo, da parte di tutti, per non innescare un serie di reazioni a catena da evitare nella maniera più assoluta.

A chi mi chiede quale incidenza può avere la questione “anatocismo” sul residuo debito, rispondo, ancora una volta, con la logica dell’imprenditore e non con la sapienza del giurista.

L’attività di accertamento, attraverso la formulazione di una contestazione per via giudiziaria, a mio avviso comporta notevoli rischi, legati soprattutto alla complessità di dimostrare l’evento ed alla lunghezza della procedura.

Questa valutazione mi induce a ritenere più adeguata una soluzione pacifica e transattiva, anche alla luce della necessità, per la nostra realtà consortile, di pervenire ad una rimodulazione del piano di rimborso che potrebbe avvantaggiarsi di una notevole riduzione del tasso, in particolare per le aziende socie più deboli.

Sicuramente il doppio effetto della rimodulazione del piano di rimborso e una sensibile riduzione del tasso d’interesse produrrebbe una forte riduzione della rata mensile.

Pertanto escludo, a mio sommesso avviso, che il residuo debito in conto capitale possa subire variazioni, ma, in un accordo generale, potrebbe includersi anche un ricalcolo della quota di interessi per le rate scadute.

Ho risposto con piacere su quest’argomento perché è strettamente inerente ai problemi del nostro amato CIS, altre questioni che mi vengono proposte, per le quali non esiste la stessa inerenza, non verranno trattate perché rappresentano una divagazione inutile e forse pure dannosa.

Nei prossimi giorni pubblicherò il Verbale dell’ultima assemblea, nella quale emerge la necessità di un comportamento responsabile da parte di tutti e le differenti posizioni, unite da un tratto comune:

LUNGA VITA AL CIS

 

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di Voto dei soci della CIS S.P.A.

Si ricomincia dal CIS: il ruolo fondamentale del socio.

Cari soci,

La breve pausa di riposo estivo è già un dolce ricordo: si ritorna a casa e al nostro abituale lavoro, ma, purtroppo, non tutti.
Questo è motivo di profonda amarezza, Vi prego di riflettere!

Non conosco il Vostro indirizzo di casa ma, certamente, conosco quello del Vostro sito di lavoro : è in Località Boscofangone al CIS di Nola.

E’ proprio al CIS che torniamo tutti, soci, famiglie, collaboratori, addetti ai servizi e alle imprese socie.

Ci pensate, solo per un momento, se un giorno Vi venisse impedito di entrare nella Vostra ”Ergopoli” o se la Vostra “Città del lavoro” non esistesse più, distrutta da un terremoto finanziario.

Non perderebbe valore solo la Vostra partecipazione azionaria, né subireste solo una riduzione del Vostro patrimonio immobiliare.

No! Assolutamente No!

Perdereste la dignità della Vostra vita, questa è la vera sciagura.

Senza dignità nel lavoro non esiste rispetto, considerazione, serenità, forse anche famiglia.
Ecco perché ognuno di Noi, anche quelli che, sul piano personale, sembra che abbiano poco da perdere, deve lottare per difendere il proprio sito di lavoro con passione e coraggio, perché potrebbe essere proprio uno di noi il prossimo disperato esule della nostra “Ergopoli”.

Non girate la testa da un’altra parte, questa è la Vostra Casa!

Un personale pensiero mi riporta sempre a ricordare con vivo rammarico quei soci che hanno provato l’umiliazione della perdita del proprio lavoro.
Un saggio maestro mi ha insegnato che il modo più efficace per mostrare affetto e solidarietà è quello di dire, semplicemente, “ti voglio bene”.

Faccio proprio così…

Chi e cosa insidia il nostro CIS?

Il subdolo male finanziario, il cancro del nuovo secolo.

Siamo stati capaci di costruire con tanti sacrifici il nostro sito di lavoro, abbiamo investito tutte le nostre energie, fisiche e finanziarie per qualificare le nostre imprese.
Alcune aziende sono bellissime, ben arredate e studiate per accogliere clienti da tutto il mondo.

Purtroppo oggi questo non è più determinante per il successo di una impresa.

Dobbiamo pensare ad altro  e subito!
Senza tentennamenti dobbiamo avviare da settembre un gruppo di lavoro tra soci per sviluppare il commercio internazionale con poche e semplici iniziative sostenute dalle aziende socie interessate.
In un prossimo articolo Vi presenterò un progetto di massima.

Abbiamo impiegato circa un trentennio per fare e disfare.

Sciagurato il momento nel quale molti fra noi hanno deciso di sottoscrivere un mutuo sul nostro sito per ottenere un prestito.
Errore fatale perché quell’immobile, senza di noi, non vale niente, ma anche noi, senza quell’immobile, non valiamo molto, perché quel capannone è la “casa” del nostro lavoro, inviolabile!
Il valore immobiliare del CIS doveva rimanere chiuso in una cassaforte e restare funzionale solo al patrimonio aziendale, attribuendo capacità di credito in relazione alle specifiche condizioni della singola azienda.
La capacità di credito fondata solo sul valore immobiliare ha sottoposto molti soci ad un terribile giogo, dal quale ci possiamo liberare solo attraverso il lavoro.
“Ogni cosa ha un posto, ogni cosa al suo posto”.

Noi dobbiamo assolutamente proporci di programmare un graduale disimpegno dall’operazione di mutuo e sub mutuo, assolutamente inadeguata alla nostra situazione generale contingente.

La struttura dell’operazione, come è stato confermato da UNICREDIT area sud, non consente ai singoli soci di intervenire direttamente per ottenere un frazionamento individuale della propria quota di sub mutuo.
Allo stesso modo la situazione e la gestione del piano di rimborso individuale rientra in un rapporto esclusivo tra il CIS ed i propri soci ed il Pool di banche non esercita alcun controllo sulle posizioni individuali.
Il contratto di mutuo non prevede che le banche interagiscono direttamente con le aziende socie.
Allo stato, quindi, deve risultare chiaro a tutti che è in corso una fase istruttoria nella quale il ceto bancario sta esaminando le proposte dei consulenti del CIS per pervenire ad una ristrutturazione del mutuo.
In questa fase noi soci possiamo intervenire solo attraverso l’organo amministrativo per ottenere una ristrutturazione che preveda la facoltà di frazionamento individuale e, ove necessario, un rimodulazione del piano di rimborso della quota residua del debito.
Qualsiasi iniziativa individuale avrebbe scarse possibilità di rapida soluzione e solo attraverso una complessa attività legale che minaccerebbero quel residuo spirito consortile, fondamento della nostra struttura sociale.

Su quest’argomento il Patto di Sindacato ha fatto precise proposte e le ha pubblicate su questo blog in diverse occasioni e saranno riproposte con fiducia ai consulenti della società.
Queste proposte tendono ad alleggerire gli oneri di gestione dell’operazione che, così come è stata strutturata, alla luce delle difficoltà emerse, si è rivelata estremamente gravosa per la comunità sociale.

La gestione della complessa operazione di rifinanziamento, infatti, ha prodotto notevoli complicazioni, determinate da due elementi fondamentali.

Il primo, quello apparente, è l’incaglio di alcune aziende socie che hanno manifestato un grave ritardo nell’adempimento delle rate di sub mutuo e degli oneri condominiali, determinato in parte dalla crisi contingente, ma soprattutto dalla mancanza di adeguamento della propria struttura commerciale all’evoluzione dei mercati. In questi caso si evidenzia una responsabilità individuale del socio che non deve essere taciuta.

Risulta, però, altrettanto vero che è risultata carente una funzione centrale di coordinamento che ha determinato il clamoroso fallimento di ogni iniziativa di politica di sviluppo commerciale, pur disponendo di una apposita struttura.
Abissale è il distacco tra base e vertice; risulta assente la presenza nel CIS di qualsiasi elemento di collegamento con gli organi direzionali, attratti, prevalentemente, in una politica di interesse generale del “gruppo”.
Questo profilo è stato accennato nell’ultima assemblea, con apprezzata sensibilità, dal Prof. Viganò, che ha individuato, con il consueto straordinario intuito, la mancanza di una sede adeguata che favorisse l’incontro delle opinioni dei soci.

Il secondo e determinante elemento di crisi deve essere sicuramente individuato dalla politica generale di gestione del piano di rimborso.

Dalle evidenze contabili, riscontrate in due successivi bilanci, relativi agli esercizi 2012 e 2013, ed in proiezione anche per l’esercizio in corso, si rileva che la nostra società, già penalizzata dal mancato adempimento di alcune aziende socie, ha ulteriormente aggravato la propria posizione disponendo consistenti finanziamenti a favore di Interporto Campano.
Tale circostanza ha orientato la ricerca di soluzioni in una visione complessiva dell’intero distretto, penalizzando gli interessi specifici della nostra società e ritardando, ulteriormente, la delibera da parte del ceto bancario di una rimodulazione della posizione CIS.

La contemporanea assenza di una qualsiasi politica di ricollocazione degli immobili liberi e di quelli dei soci incagliati non ha garantito un pacifico ricambio nel contesto sociale.
Abbiamo inseguito per circa due anni il sogno di realizzare una ‘zona Franca’ in area CIS disperdendo energie finanziarie ed alimentando un pericoloso equivoco nella destinazione dei lotti liberi.

Ancora peggio ha fatto il ricorso all’azione fallimentare, dichiarando uno stato di crisi, forse anche superiore alla situazione reale.
L’impatto sociale di tale azione nelle sedi giudiziarie coinvolte ha accelerato il processo di sfaldamento del nostro prestigio sociale, con una immediata conseguenza negativa sul valore immobiliare.

Infine il peso ossessivo del gravame da interessi ed oneri accessori, compreso l’andamento negativo dei derivati, strutturati a protezione(!) dalla crescita dei tassi, il famoso “collar” ha inciso in maniera determinante sulle singole aziende e sul risultato di bilancio societario, coinvolgendo gli interessi di tutti soci, anche di quelli che non hanno utilizzato l’opportunità del finanziamento.

Questa valutazione non intende rappresentare una inutile o tardiva critica per piangerci addosso o ricercare i colpevoli, ma è, invece, una espressione forte di un modello negativo che deve essere assolutamente abbandonato.

La funzione del Patto di Sindacato di Voto dei soci del CIS SPA

Da circa un anno stiamo tentando di portare avanti una politica di informazione per ottenere una maggiore consapevolezza.
Numerosi incontri con i soci aderenti hanno offerto l’occasione di confrontarci sui problemi e sulle soluzioni.
Questo blog, il Vostro blog, ha esposto sempre in maniera chiara, senza allarmismi, ma con serietà tutti gli aspetti del problema.
Non esiste un solo argomento di pertinenza ai nostri problemi che non sia stato affrontato.
La nostra proposta di collaborazione con l’organo amministrativo fu prima accettata e, poi “accantonata”, probabilmente per una incomprensione iniziale.
La nostra azione, infatti, ha subito un contrasto molto forte, nel tentativo di far tacere la Vostra voce, per un malinteso pregiudizio verso una legittima espressione di organizzazione parasociale.
Abbiamo ricostruito con pazienza un rapporto che sembrava compromesso nella ferma convinzione che il dialogo è l’unica opzione praticabile.
Parlare dei propri disagi non produce mai danno, il silenzio, invece, uccide la coscienza degli uomini e, senza coscienza, l’uomo non esiste: può diventare ricco e potente ma solo di valori numerici mai di valori “reali”.

Abbiamo tentato ogni strada per la conciliazione sino a quella percorsa nell’ultima assemblea, consentendo la nomina a tempo di un nuovo consiglio d’amministrazione.
Questo consiglio ha una grande responsabilità perché deve esercitare il potere attribuito con particolare diligenza in maniera collegiale, tenendo in gran conto solo l’interesse prevalente della nostra continuità aziendale, compromessa da alcune scelte di sistema inopportune.

Il popolo del CIS guarda a Voi con speranza e fiducia, a Voi è stato affidato il nostro futuro, non cedete mai alla debolezza del cuore, meglio tirarsi indietro che “tirare avanti” senza convinzione.
Questa è l’ora del cambiamento, bisogna aver coraggio per poter dire con orgoglio:
“Io sono un consigliere del CIS “.

Ci siamo astenuti dal voto di approvazione di un bilancio che avrebbe meritato, invece, un giudizio nettamente negativo.
Abbiamo cercato di trovare una linea unitaria per pervenire, finalmente, ad una manovra finanziaria di ripianamento condivisa, che un forte contrasto assembleare avrebbe impedito.

Nell’assemblea del 16 luglio il Patto di Sindacato ha fatto una “dichiarazione di pace” smentendo qualsiasi infausta previsione. In questa dichiarazione si annunciava il vivo senso di responsabilità dei soci che, preso atto della delicatezza della situazione, si proponevano di collaborare all’individuazione di una soluzione fattibile e condivisa.

Abbiamo ottenuto, infatti, in un successivo incontro con il Presidente dopo l’assemblea, l’assicurazione che il Patto di Sindacato, riconosciuto nella sua funzione strategica di collegamento fra base sociale e vertice, avrebbe partecipato ad  un incontro tecnico dai consulenti della società che sarebbe stato fissato fra fine agosto ed i primi giorni di settembre.

Oggi siamo ad una svolta, abbiamo dato fiducia e dobbiamo ottenere ascolto.

Non sono più possibili inutili bizantinismi, questa è l’ora di affrontare i problemi nell’esclusivo interesse della nostra società, mai  in contrapposizione con altre società del distretto, ma con netta distinzione delle singole specificità.
Questa è l’azione che il Patto continuerà a svolgere nell’interesse esclusivo del CIS, della sua gente e della nostra vocazione imprenditoriale.
Ecco perché nei prossimi giorni convocheremo l’assemblea dei soci aderenti per confermare il nostro reciproco impegno e valutare l’opportunità di allargare il consenso e strutturare in maniera più efficace il nostro modello operativo.
Non esiste altra strada se non quella del consenso informato e responsabile e della partecipazione attiva alla vita sociale.

Nessuno, e proprio nessuno, anche fra noi, confonda la sensibilità di un comportamento responsabile con il trasformismo di cui sono spesso capaci gli arrampicatori sociali e politici che perseguono solo il proprio personale interesse.

Noi, soci aderenti al Patto, siamo fermamente convinti che la situazione finanziaria del CIS, se opportunamente affrontata con provvedimenti mirati all’integrità del contesto sociale, può essere avviata a soluzione in tempi ragionevolmente brevi.
Se, invece, si tenta di inserire la soluzione del problema CIS, in un più ampio discorso di sistema nell’ottica dell’intero distretto, ebbene, in questo caso, la soluzione si allontanerebbe nei tempi, nell’efficacia e nell’interesse dei soci.
Questo è il motivo che ha determinato questa lunga fase di stallo ed il continuo rinvio del ceto bancario, poco convinta dalla ricerca di una soluzione complessiva, in evidente contrasto con ogni principio di equità, perché potrebbe sottoporre la nostra società ad una ingiustificata ed ingiustificabile mutilazione.

Questo principio di equità può essere difeso solo con un’azione responsabile di tutto il contesto sociale, senza pregiudizi, ma con un sentimento altissimo di solidarietà.

Ci proponiamo di collaborare con fiducia, lealtà e responsabilità con l’organo amministrativo, appena nominato, in continuità con il precedente direttivo, per pervenire in tempi brevi alla definizione della manovra finanziaria.

Subito dopo tale definizione si dovrà puntare con decisione ad un rilancio della nostra funzione strategica prevedendo un profondo rinnovamento dell’organo amministrativo.

Questo è il nostro Patto, non lasciatevi dividere inseguendo solo il vostro interesse personale.

Che senso ha salvare la propria posizione individuale in un contesto sociale che tradisce la sua vocazione costitutiva?
Siamo venuti in questa campagna di Nola, Boscofangone, per fare impresa insieme non per costruire capannoni.

Abbiamo portato con noi l’esperienza, i sacrifici, i principi del nostro passato di imprenditori per realizzare una cosa nuova, la prima in Italia: trecento soci insieme per un vero mercato integrato della distribuzione all’ingrosso.

Insieme siamo una forza straordinaria, dobbiamo difendere i nostri ideali, i sogni che abbiamo realizzato e quelli che possiamo ancora realizzare.

Vi prego, non tradite il CIS , seguite la strada del cuore e potrete dire ai Vostri figli:
“Vi consegno un’azienda, una parte importante della mia vita, non un capannone in una campagna”.
Ne saranno fieri!
Sono loro, proprio loro e nessun altro i garanti della “continuità aziendale”!

Il CIS non è un prodotto finanziario ma un corpo vivo di aziende con al centro l’uomo!

Non lo dimentichi nessuno e, soprattutto, chi è chiamato a decidere.

Rispetto ed onore a chi guiderà il CIS nella battaglia per difendere la Sua Storia e per far rinascere la speranza nel futuro, ma soprattutto a quelli tra Voi che avranno il coraggio, la forza e la volontà di impegnarsi in prima persona.
Occorre la Vostra testa ed il Vostro cuore, in pochi valiamo “poco”.

Domandatevi, ognuno di Voi: ma io sono pronto a fare la mia parte?

Con questa pubblicazione concludo il mio lavoro in un periodo di”riposo”.

Mi auguro ed auguro a tutti coloro che amano il CIS che le mie speranze si realizzino e la serenità ritorni nei nostri cuori.

Lunga vita al CIS

Emilio D’Angelo

in nome e per conto del Patto di Sindacato di Voto dei soci della CIS SpA

Quando l’economia diventa finanza.

E’ sempre il bisogno a spingere l’uomo nella ricerca di una relazione economica.
Il lavoro é una necessità fondamentale di ogni uomo.
Questa aspirazione non nasce per produrre ricchezza ma per soddisfare necessità.
L’organizzazione di una impresa richiede sempre un capitale.
Nel precedente articolo ho accennato al capitalismo di relazione e vorrei approfondire l’argomento perché mi sembra molto pertinente nella nostra attuale condizione.
Una definizione semplice, semplice, potrebbe sintetizzare  il fenomeno come un intreccio di partecipazioni azionarie secondo la quale” tu fai un piacere a me ed io ne faccio uno a te”.
Secondo Keynes il capitalismo é “la stupefacente credenza secondo la quale i peggiori uomini fanno le peggiori cose per il bene di tutti”.
Edmund Phepls, economista statunitense capostipite dei neo-keinesiani, premio Nobel nel 2006, ha scritto un libro sul sistema di relazioni tra gruppi di attori che riescono ad ottenere potere e ricchezza attraverso il consolidamento di interessi convergenti piuttosto che attraverso la competizione e l’innovazione dei rapporti economici.
Si realizza,cioè, una subordinazione del processo economico ad un sistema di interessi di parte, prevalentemente di natura finanziaria.
Contrariamente andrebbe sviluppata la crescita di valori “moderni”: individualismo, vitalismo, innovazione, merito scientifico, capacità di ricerca, auto-espressione.
In parole semplici al centro l’uomo con i suoi valori personali.
Con frequenza nelle società civili nelle quali si avverte una maggiore prevalenza di questi valori”moderni”, si avverte un maggiore senso di soddisfazione del proprio lavoro.
Il capitalismo di relazione soffoca il naturale sviluppo delle imprese a vantaggio solo dei soggetti intrecciati in corporazione.
Occorre ritrovare l’identità smarrita della persona, come valore positivo,non in antagonismo alla coesione sociale,anzi sviluppando le forme associative con spirito di solidarietà e di integrazione.
Non Vi pare un po’ che stiamo vivendo un intreccio veramente singolare noi soci del CIS ?
Siamo partiti per realizzare un sistema unico,almeno in Europa, di distribuzione all’ingrosso di prodotti multi settoriali, con prevalenza del tessile-abbigliamento.
Da circa 200 aziende socie siamo aumentati,dopo l’ampliamento, a 300.
Sistema di imprese individuali che restavano collegati da due interessi prevalenti :
La gestione immobiliare comune, sul piano sociale, e la libera espressione di sviluppo delle attività individuali, sul piano aziendale.
Nati nel 1986, abbiamo vissuto un ventennio di grande successo imprenditoriale, affermando molte delle aziende socie, fra i primi marchi,nel mondo della distribuzione e non solo nazionale.
Dal CIS è nato, come previsto nel Piano di sviluppo regionale, Interporto Campano.
La maggioranza del capitale Interporto é controllato dal Cisfi.
Come recita la radice della sigla : CIS Finanziaria.
Il capitale del Cisfi é stato interamente investito in Interporto e, poi, successivamente in Vulcano Buono.
Tale capitale é stato raccolto, nei momenti d’oro, prevalentemente in area CIS.
La grande credibilità che il Presidente, cav. Giovanni Punzo, ha acquisito negli anni di prezioso e qualificato lavoro sin dall’inizio, ha favorito il successo della raccolta.
Non si é mai costituito formalmente un gruppo con una testa unica, ma il sistema si é retto prevalentemente sul meccanismo delle partecipazioni,dal punto di vista finanziario, e su quello della concentrazione delle cariche rappresentative e funzionali nelle mani del Presidente Punzo per le due società.
L’eccezionale sviluppo dell’area interportuale ha indirizzato l’attenzione direzionale in quella missione d’impresa e la contemporanea crisi epocale del sistema di distribuzione ha sacrificato la vocazione costitutiva del CIS.
L’operazione di rifinanziamento dei soci del CIS, fondato sul valore immobiliare dei capannoni, non ha funzionato da volano per il rilancio delle singole imprese, anzi in alcuni casi, l’eccessivo onere degli interessi ed i costi di gestione condominiali, hanno schiacciato le imprese più deboli.
Complessivamente, però, il sistema ha tenuto ed esistono grandi margini di recupero.
Un elemento significativo di valutazione deve essere rilevato nel fatto che il CIS é stato in grado di concedere finanziamenti temporanei ad Interporto, utilizzando risorse destinate dai soci virtuosi in pagamento delle quote di mutuo scadute.
Questo rileva due cose fondamentali.
La negativa influenza dell’indirizzo di politica generale nei confronti del CIS e la capacità sostanziale dei soci del Cis ad adempiere nella gran maggioranza delle parti impegnate.
In definitiva appare indispensabile dare corso ad una manovra articolata che punti a disimpegnare il CIS dal giogo finanziario e a riacquistare una politica di sviluppo specifico ed individuale, anche attraverso il recupero e l’impiego delle risorse a riduzione del debito derivante dal mutuo.
Deve, allo stesso tempo, ripartire un rapido recupero dei valori immobiliari, attraverso una variazione della destinazione d’uso degli immobili.
Tale indicazione ha anche un alto valore di rinnovamento della vocazione imprenditoriale perché consentirebbe una  sinergia tra produzione e distribuzione, essenziale nei settori della moda ed in particolare per i ricercati prodotti italiani.
Non é un progetto ambizioso o impossibile, ma, certamente, impegnativo.
L’esperienza di circa un trentennio d’impresa consortile, ai più alti livello, ci soccorrerà.
La ferma volontà di ritrovare quella spinta iniziale, attraverso un rinnovato vincolo solidale, é determinante per la riuscita del progetto.
Ecco perché, noi del Patto di Sindacato, continuiamo a chiedere all’organo amministrativo ed al ceto bancario, di accogliere le nostre richieste, tante volte formalizzate.
Un progetto semplice che pone al centro l’uomo e del quale si gioverà molto anche lo stesso Interporto, che rimane per noi il fiore all’occhiello del nostro “gruppo”.
Forza CIS, Ti prego di crederci come nel 1986.

Lunga e nuova vita al CIS

Emilio D’Angelo
Patto di Sindacato di voto dei soci della CIS SPA

Capitalismo di relazione : ma cosa c’entra con il nostro CIS ?

In questi giorni di vacanza ho assecondato due grandi passioni : il ruolo di nonno e la lettura.
Sembrano due cose incompatibili , invece sono complementari.
Ho provato a proporre ai miei due nipoti più ” grandi “, Emilio , vecchio di circa otto anni e la bellissima Susanna di cinque, di inventare una favola.
Ho annotato e corretto la forma, senza modificare la sostanza ed il messaggio della favola.
Sono venute fuori le splendide qualità morali che in ogni bambino si nascondono ed aspettano solo che qualcuno le faccia emergere.
In qualche occasione le pubblicherò , per ora voglio dirVi solo che Emilio é riuscito a fare incontrare due montagne e Susanna ha concluso la sua avventurosa passeggiata nel bosco, con il fortunato intervento del suo principe che, al momento, sono io .
Nelle due favole emergono due valori importanti: la forza della volontà che consente cose impossibili e la fiducia incrollabile nella protezione di chi ci ama: la vittoria del bene sul male.
Pensate che questi valori non possono essere importanti anche per noi adulti?
Forse possiamo ripartire proprio da qui!

La lettura dei quotidiani della scorsa settimana mi ha proposto una profonda riflessione sulle attuali condizioni del mondo, dilaniato da un incremento spaventoso di guerre, sciagure, terrorismo : una strage immane senza soluzione di continuità.
Qual’é la causa?
Gira e rigira la causa fondamentale é la miseria, la crisi economica, l’egoismo finanziario, la mancanza di comprensione e solidarietà.
Ricordate che la tunica di Cristo fu messa in gioco ai dadi tra i soldati che avevano eseguito la sentenza di crocifissione?
Dopo 2000 anni nulla é cambiato, l’uomo uccide ancora per egoismo, per il piacere del predatore, per prendere in nome del diritto alla propria vita, dimenticando i diritti dell’altro e nascondendo, spesso,i veri motivi dietro pregiudizi morali o religiosi.

Migliaia e migliaia di uomini, donne e bambini rischiano di “vivere” imbarcandosi sulle carrette del mare e arrivano da noi, lasciando nella loro scia una sterminata lista di morti.

E noi cosa facciamo?
Se va bene guardiamo con compassione, ma un minuto dopo siamo pronti a dire: non é un problema nostro, ci deve pensare l’Europa.
Quale Europa?
Quella dei burocrati che dettano leggi finanziarie per salvare il capitalismo di relazione.
L’uomo, la sua dignità non contano niente.
Valgono solo le regole di gestione del mondo finanziario.
Meccanismi complessi che producono stabilità dei dati fondamentali sui quali si fonda la credibilità di una economia rigidamente subordinata al sistema finanziario.
La tradizione napoletana individuava tre categorie di potenti.
“Tre song e putienti: o Pape o Re e chi nun tene niente”
Oggi non vale più.
Francesco, un grande Papa, si batte con coraggio ma non riesce a incidere sulla coscienza dei nuovi potenti.
Renzi, ci sta provando, ma incontra grandi resistenze nel potere oscuro del capitalismo di relazione che ha un’influenza trasversale ed internazionale.
Chi non ha niente, non sta meglio, conserva solo il privilegio che non può morire due volte.
Ma dove vive il capitalismo di relazione?
E’ il nuovo Dio, si trova in cielo, in terra ed in ogni luogo.
Ha spesso sembianze ammalianti, sembra quasi un vero Dio, viene venerato ed onorato, decide il destino di tutti, qualche volta si veste anche da gran benefattore.
Senza di Lui non si muove foglia.

La Sua presenza é impalpabile, la Sua esistenza è il peggior incrocio di forze del bene e del male che producono uno strano prodotto, che lascia quasi l’effetto di un regalo incartato in maniera sontuosa e contiene una scatola vuota.

Può decidere pure la pace e la guerra in nome del diritto alla civiltà. Usa i dittatori sino a quando servono e,poi, li abbatte quando non servono più.
Si preferisce imporre una democrazia di morti piuttosto che mantenere un dittatore vivo.

Il conto economico é solo un impiccio, un particolare trascurabile del bilancio, serve solo alla gente “inferiore” che lavora fino a quando dura.

Il conto finanziario é quello conta, perché esprime le relazioni di forza e consente di combinare un accordo importante, dove spostando una partita da un conto all’altro si produce ricchezza, non reddito.
Il reddito é “lecito” ma é troppo colpito dalle tasse e poi si rischia; é un’area che viene generosamente lasciata libera a chi lavora.

Un recente ricerca, pubblicata giovedì da ” Repubblica ” ha dimostrato che dal 2008 ad oggi, in piena crisi finanziaria, il patrimonio netto del sistema bancario é sensibilmente cresciuto, quello del risparmio privato ha tenuto mostrando un leggero decremento, mentre,invece, quello delle aziende si é fortemente ridotto.
Il malessere diffuso si giustifica chiaramente in quest’analisi.
Le più belle imprese italiane aprono al capitale straniero, e questo non é male.
Il male é che le imprese italiane non producono più per inefficienza politica, per subordinazione finanziaria, per speculazione dei mercati e, talvolta, per incapacità della classe dirigente poco propensa al rinnovamento.
Le imprese italiane non investono all’estero per il semplice motivo che non hanno risorse da investire e se le hanno, preferiscono gli investimenti finanziari non quelli economici.
Fare impresa in Italia richiede una qualità particolare : capacità di galleggiamento.
Sempre giovedì scorso, ” Il Mattino” ha pubblicato un articolato servizio sul Porto di Napoli, la porta del Mediterraneo!
Non voglio annoiarvi con mille informazioni e cento commenti.
Solo alcuni dati.
La governance del Porto non é stata definitivamente attribuita per una infinita battaglia del potere politico che dura da anni.
La battaglia non é solo di parte, come potrebbe essere ” quasi” logico di questi tempi, ma anche istituzionale.
In parole povere, chi deve decidere?
Forse deciderà il Presidente del Consiglio, povero Renzi, fra poco gli toccherà pure di provvedere al rifornimento delle auto della Polizia!
Intanto, mentre noi parliamo, dissertiamo e precisiamo, i nostri fondali continuano ad aver la capacità di ospitare navi al massimo di 5 Teu mentre il traffico internazionale più rilevante viene convogliato su Porti nazionali,pochi, ed internazionali, in gran maggioranza, che hanno la possibilità di accogliere navi da 10 Teu e puntano già a migliorare questa soglia.
Scusate se a Napoli non arriva più traffico portuale significativo e il nostro Porto risulta di serie inferiore, come pensiamo di sviluppare le imprese, dove troviamo la famosa crescita, come facciamo sistema ?
Non sempre si riesce a vendere gelati al Polo Nord !
Possiamo dipingere il Sole ma, a furia di arrangiare, restiamo arrangiati a vita.
La Regione Campania ha finanziato un grande Interporto, uno dei più belli e moderni d’Europa e poi…
Comune e Regione si dimenticano di promuovere l’adeguamento del nostro Porto e cercano la soluzione accorpando Napoli e Salerno, aspettando cosa decide Roma.
Due debolezze non fanno una forza, ma restano sempre due debolezze.
Le sinergie vanno ricercate ma non bastano  a risolvere problemi strutturali.
Non creiamo altre cattedrali nel deserto, perché al Sud abbiamo i migliori specialisti nella rassegnazione e nell’autocommiserazione.
Chi ha voce, parli, chi ha coraggio, urli, chi può, ascolti e agisca.
Non si tratta di partiti ma di buona politica, il ramo principale dell’etica.
Cosa ne pensate: non Vi sembra di ascoltare la voce dei problemi di casa nostra ? Buon lavoro, ne riparliamo domani.

Lunga Vita al CIS
Emilio D’Angelo Patto di Sindacato di Voto dei soci del CIS SPA

Cercasi soluzioni semplici in tempi rapidi.

Cari colleghi,
In questi giorni di vacanza non sono riuscito a staccare il mio pensiero dalla nostra situazione.
‘E un po’ come quando parti per le vacanze, lasciando a casa una persona cara che non sta bene.
Aspetto con ansia il prossimo incontro con i consulenti della società per chiedere poche e semplici cose.
1) Allineamento delle posizioni individuali dei soci adempienti relative ai saldi contabili di frazione di mutuo e sub mutuo.
Tale obiettivo é realizzabile con il rimborso o l’accollo da parte del Pool di Banche del nostro credito nei confronti di Interporto.
2)La condizione esposta al punto 1) é indispensabile per poter prevedere un frazionamento del mutuo, che già esiste sul piano delle garanzie ipotecarie, con accollo individuale per tutte quelle aziende socie che si trovano nella condizione di “merito creditorio”.
3)La rimodulazione del piano di scadenza per tutte quelle aziende che avvertono la necessità di differire il termine originariamente previsto.
In questo caso la gestione del sub mutuo non subirebbe variazioni strutturali, ma solo di modalità di pagamento.
I pagamenti potrebbero esseri “delegati” direttamente al ceto bancario che potrebbero offrire anche un servizio aggiuntivo di gestione degli incassi.
4) Introduzione di un regolamento di fruizione del piano di rimodulazione con criteri molto severi che possano prevedere anche il rilascio del capannone senza eccessive formalità.
5) Variazione della destinazione d’uso.
Tutte le attività necessarie per ottenere tale variazione e rilanciare la funzione commerciale del cespite.
6)Immediato rilancio dell’attività di collocazione dei lotti liberi che, se incentivata da un nuovo piano di finanziamento ed una eventuale modifica della destinazione d’uso, avrebbe un buon successo, con ovvi benefici societari.
7) Azione di rilancio commerciale per le aziende socie con particolare riferimento ai mercati internazionali attraverso la partecipazione a fiere specialistiche.
Un modello operativo autonomo, a costo sociale Zero.
8)Destinazione di un’area a sede di riunione sociale per implementare la coesione sociale attraverso strumenti adeguati e normativamente protetti, come il Patto di Sindacato.
9)Soluzione pacifica e concordata con il ceto bancario del problema “anatocismo” che preveda la riduzione dei tassi d’interesse ed una revisione del meccanismo di copertura.
Poche e semplici cose.
Che ne pensate?

Il Vostro Patto di Sindacato di Voto

Lunga vita al CIS

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