Si ricomincia dal CIS: il ruolo fondamentale del socio.

Cari soci,

La breve pausa di riposo estivo è già un dolce ricordo: si ritorna a casa e al nostro abituale lavoro, ma, purtroppo, non tutti.
Questo è motivo di profonda amarezza, Vi prego di riflettere!

Non conosco il Vostro indirizzo di casa ma, certamente, conosco quello del Vostro sito di lavoro : è in Località Boscofangone al CIS di Nola.

E’ proprio al CIS che torniamo tutti, soci, famiglie, collaboratori, addetti ai servizi e alle imprese socie.

Ci pensate, solo per un momento, se un giorno Vi venisse impedito di entrare nella Vostra ”Ergopoli” o se la Vostra “Città del lavoro” non esistesse più, distrutta da un terremoto finanziario.

Non perderebbe valore solo la Vostra partecipazione azionaria, né subireste solo una riduzione del Vostro patrimonio immobiliare.

No! Assolutamente No!

Perdereste la dignità della Vostra vita, questa è la vera sciagura.

Senza dignità nel lavoro non esiste rispetto, considerazione, serenità, forse anche famiglia.
Ecco perché ognuno di Noi, anche quelli che, sul piano personale, sembra che abbiano poco da perdere, deve lottare per difendere il proprio sito di lavoro con passione e coraggio, perché potrebbe essere proprio uno di noi il prossimo disperato esule della nostra “Ergopoli”.

Non girate la testa da un’altra parte, questa è la Vostra Casa!

Un personale pensiero mi riporta sempre a ricordare con vivo rammarico quei soci che hanno provato l’umiliazione della perdita del proprio lavoro.
Un saggio maestro mi ha insegnato che il modo più efficace per mostrare affetto e solidarietà è quello di dire, semplicemente, “ti voglio bene”.

Faccio proprio così…

Chi e cosa insidia il nostro CIS?

Il subdolo male finanziario, il cancro del nuovo secolo.

Siamo stati capaci di costruire con tanti sacrifici il nostro sito di lavoro, abbiamo investito tutte le nostre energie, fisiche e finanziarie per qualificare le nostre imprese.
Alcune aziende sono bellissime, ben arredate e studiate per accogliere clienti da tutto il mondo.

Purtroppo oggi questo non è più determinante per il successo di una impresa.

Dobbiamo pensare ad altro  e subito!
Senza tentennamenti dobbiamo avviare da settembre un gruppo di lavoro tra soci per sviluppare il commercio internazionale con poche e semplici iniziative sostenute dalle aziende socie interessate.
In un prossimo articolo Vi presenterò un progetto di massima.

Abbiamo impiegato circa un trentennio per fare e disfare.

Sciagurato il momento nel quale molti fra noi hanno deciso di sottoscrivere un mutuo sul nostro sito per ottenere un prestito.
Errore fatale perché quell’immobile, senza di noi, non vale niente, ma anche noi, senza quell’immobile, non valiamo molto, perché quel capannone è la “casa” del nostro lavoro, inviolabile!
Il valore immobiliare del CIS doveva rimanere chiuso in una cassaforte e restare funzionale solo al patrimonio aziendale, attribuendo capacità di credito in relazione alle specifiche condizioni della singola azienda.
La capacità di credito fondata solo sul valore immobiliare ha sottoposto molti soci ad un terribile giogo, dal quale ci possiamo liberare solo attraverso il lavoro.
“Ogni cosa ha un posto, ogni cosa al suo posto”.

Noi dobbiamo assolutamente proporci di programmare un graduale disimpegno dall’operazione di mutuo e sub mutuo, assolutamente inadeguata alla nostra situazione generale contingente.

La struttura dell’operazione, come è stato confermato da UNICREDIT area sud, non consente ai singoli soci di intervenire direttamente per ottenere un frazionamento individuale della propria quota di sub mutuo.
Allo stesso modo la situazione e la gestione del piano di rimborso individuale rientra in un rapporto esclusivo tra il CIS ed i propri soci ed il Pool di banche non esercita alcun controllo sulle posizioni individuali.
Il contratto di mutuo non prevede che le banche interagiscono direttamente con le aziende socie.
Allo stato, quindi, deve risultare chiaro a tutti che è in corso una fase istruttoria nella quale il ceto bancario sta esaminando le proposte dei consulenti del CIS per pervenire ad una ristrutturazione del mutuo.
In questa fase noi soci possiamo intervenire solo attraverso l’organo amministrativo per ottenere una ristrutturazione che preveda la facoltà di frazionamento individuale e, ove necessario, un rimodulazione del piano di rimborso della quota residua del debito.
Qualsiasi iniziativa individuale avrebbe scarse possibilità di rapida soluzione e solo attraverso una complessa attività legale che minaccerebbero quel residuo spirito consortile, fondamento della nostra struttura sociale.

Su quest’argomento il Patto di Sindacato ha fatto precise proposte e le ha pubblicate su questo blog in diverse occasioni e saranno riproposte con fiducia ai consulenti della società.
Queste proposte tendono ad alleggerire gli oneri di gestione dell’operazione che, così come è stata strutturata, alla luce delle difficoltà emerse, si è rivelata estremamente gravosa per la comunità sociale.

La gestione della complessa operazione di rifinanziamento, infatti, ha prodotto notevoli complicazioni, determinate da due elementi fondamentali.

Il primo, quello apparente, è l’incaglio di alcune aziende socie che hanno manifestato un grave ritardo nell’adempimento delle rate di sub mutuo e degli oneri condominiali, determinato in parte dalla crisi contingente, ma soprattutto dalla mancanza di adeguamento della propria struttura commerciale all’evoluzione dei mercati. In questi caso si evidenzia una responsabilità individuale del socio che non deve essere taciuta.

Risulta, però, altrettanto vero che è risultata carente una funzione centrale di coordinamento che ha determinato il clamoroso fallimento di ogni iniziativa di politica di sviluppo commerciale, pur disponendo di una apposita struttura.
Abissale è il distacco tra base e vertice; risulta assente la presenza nel CIS di qualsiasi elemento di collegamento con gli organi direzionali, attratti, prevalentemente, in una politica di interesse generale del “gruppo”.
Questo profilo è stato accennato nell’ultima assemblea, con apprezzata sensibilità, dal Prof. Viganò, che ha individuato, con il consueto straordinario intuito, la mancanza di una sede adeguata che favorisse l’incontro delle opinioni dei soci.

Il secondo e determinante elemento di crisi deve essere sicuramente individuato dalla politica generale di gestione del piano di rimborso.

Dalle evidenze contabili, riscontrate in due successivi bilanci, relativi agli esercizi 2012 e 2013, ed in proiezione anche per l’esercizio in corso, si rileva che la nostra società, già penalizzata dal mancato adempimento di alcune aziende socie, ha ulteriormente aggravato la propria posizione disponendo consistenti finanziamenti a favore di Interporto Campano.
Tale circostanza ha orientato la ricerca di soluzioni in una visione complessiva dell’intero distretto, penalizzando gli interessi specifici della nostra società e ritardando, ulteriormente, la delibera da parte del ceto bancario di una rimodulazione della posizione CIS.

La contemporanea assenza di una qualsiasi politica di ricollocazione degli immobili liberi e di quelli dei soci incagliati non ha garantito un pacifico ricambio nel contesto sociale.
Abbiamo inseguito per circa due anni il sogno di realizzare una ‘zona Franca’ in area CIS disperdendo energie finanziarie ed alimentando un pericoloso equivoco nella destinazione dei lotti liberi.

Ancora peggio ha fatto il ricorso all’azione fallimentare, dichiarando uno stato di crisi, forse anche superiore alla situazione reale.
L’impatto sociale di tale azione nelle sedi giudiziarie coinvolte ha accelerato il processo di sfaldamento del nostro prestigio sociale, con una immediata conseguenza negativa sul valore immobiliare.

Infine il peso ossessivo del gravame da interessi ed oneri accessori, compreso l’andamento negativo dei derivati, strutturati a protezione(!) dalla crescita dei tassi, il famoso “collar” ha inciso in maniera determinante sulle singole aziende e sul risultato di bilancio societario, coinvolgendo gli interessi di tutti soci, anche di quelli che non hanno utilizzato l’opportunità del finanziamento.

Questa valutazione non intende rappresentare una inutile o tardiva critica per piangerci addosso o ricercare i colpevoli, ma è, invece, una espressione forte di un modello negativo che deve essere assolutamente abbandonato.

La funzione del Patto di Sindacato di Voto dei soci del CIS SPA

Da circa un anno stiamo tentando di portare avanti una politica di informazione per ottenere una maggiore consapevolezza.
Numerosi incontri con i soci aderenti hanno offerto l’occasione di confrontarci sui problemi e sulle soluzioni.
Questo blog, il Vostro blog, ha esposto sempre in maniera chiara, senza allarmismi, ma con serietà tutti gli aspetti del problema.
Non esiste un solo argomento di pertinenza ai nostri problemi che non sia stato affrontato.
La nostra proposta di collaborazione con l’organo amministrativo fu prima accettata e, poi “accantonata”, probabilmente per una incomprensione iniziale.
La nostra azione, infatti, ha subito un contrasto molto forte, nel tentativo di far tacere la Vostra voce, per un malinteso pregiudizio verso una legittima espressione di organizzazione parasociale.
Abbiamo ricostruito con pazienza un rapporto che sembrava compromesso nella ferma convinzione che il dialogo è l’unica opzione praticabile.
Parlare dei propri disagi non produce mai danno, il silenzio, invece, uccide la coscienza degli uomini e, senza coscienza, l’uomo non esiste: può diventare ricco e potente ma solo di valori numerici mai di valori “reali”.

Abbiamo tentato ogni strada per la conciliazione sino a quella percorsa nell’ultima assemblea, consentendo la nomina a tempo di un nuovo consiglio d’amministrazione.
Questo consiglio ha una grande responsabilità perché deve esercitare il potere attribuito con particolare diligenza in maniera collegiale, tenendo in gran conto solo l’interesse prevalente della nostra continuità aziendale, compromessa da alcune scelte di sistema inopportune.

Il popolo del CIS guarda a Voi con speranza e fiducia, a Voi è stato affidato il nostro futuro, non cedete mai alla debolezza del cuore, meglio tirarsi indietro che “tirare avanti” senza convinzione.
Questa è l’ora del cambiamento, bisogna aver coraggio per poter dire con orgoglio:
“Io sono un consigliere del CIS “.

Ci siamo astenuti dal voto di approvazione di un bilancio che avrebbe meritato, invece, un giudizio nettamente negativo.
Abbiamo cercato di trovare una linea unitaria per pervenire, finalmente, ad una manovra finanziaria di ripianamento condivisa, che un forte contrasto assembleare avrebbe impedito.

Nell’assemblea del 16 luglio il Patto di Sindacato ha fatto una “dichiarazione di pace” smentendo qualsiasi infausta previsione. In questa dichiarazione si annunciava il vivo senso di responsabilità dei soci che, preso atto della delicatezza della situazione, si proponevano di collaborare all’individuazione di una soluzione fattibile e condivisa.

Abbiamo ottenuto, infatti, in un successivo incontro con il Presidente dopo l’assemblea, l’assicurazione che il Patto di Sindacato, riconosciuto nella sua funzione strategica di collegamento fra base sociale e vertice, avrebbe partecipato ad  un incontro tecnico dai consulenti della società che sarebbe stato fissato fra fine agosto ed i primi giorni di settembre.

Oggi siamo ad una svolta, abbiamo dato fiducia e dobbiamo ottenere ascolto.

Non sono più possibili inutili bizantinismi, questa è l’ora di affrontare i problemi nell’esclusivo interesse della nostra società, mai  in contrapposizione con altre società del distretto, ma con netta distinzione delle singole specificità.
Questa è l’azione che il Patto continuerà a svolgere nell’interesse esclusivo del CIS, della sua gente e della nostra vocazione imprenditoriale.
Ecco perché nei prossimi giorni convocheremo l’assemblea dei soci aderenti per confermare il nostro reciproco impegno e valutare l’opportunità di allargare il consenso e strutturare in maniera più efficace il nostro modello operativo.
Non esiste altra strada se non quella del consenso informato e responsabile e della partecipazione attiva alla vita sociale.

Nessuno, e proprio nessuno, anche fra noi, confonda la sensibilità di un comportamento responsabile con il trasformismo di cui sono spesso capaci gli arrampicatori sociali e politici che perseguono solo il proprio personale interesse.

Noi, soci aderenti al Patto, siamo fermamente convinti che la situazione finanziaria del CIS, se opportunamente affrontata con provvedimenti mirati all’integrità del contesto sociale, può essere avviata a soluzione in tempi ragionevolmente brevi.
Se, invece, si tenta di inserire la soluzione del problema CIS, in un più ampio discorso di sistema nell’ottica dell’intero distretto, ebbene, in questo caso, la soluzione si allontanerebbe nei tempi, nell’efficacia e nell’interesse dei soci.
Questo è il motivo che ha determinato questa lunga fase di stallo ed il continuo rinvio del ceto bancario, poco convinta dalla ricerca di una soluzione complessiva, in evidente contrasto con ogni principio di equità, perché potrebbe sottoporre la nostra società ad una ingiustificata ed ingiustificabile mutilazione.

Questo principio di equità può essere difeso solo con un’azione responsabile di tutto il contesto sociale, senza pregiudizi, ma con un sentimento altissimo di solidarietà.

Ci proponiamo di collaborare con fiducia, lealtà e responsabilità con l’organo amministrativo, appena nominato, in continuità con il precedente direttivo, per pervenire in tempi brevi alla definizione della manovra finanziaria.

Subito dopo tale definizione si dovrà puntare con decisione ad un rilancio della nostra funzione strategica prevedendo un profondo rinnovamento dell’organo amministrativo.

Questo è il nostro Patto, non lasciatevi dividere inseguendo solo il vostro interesse personale.

Che senso ha salvare la propria posizione individuale in un contesto sociale che tradisce la sua vocazione costitutiva?
Siamo venuti in questa campagna di Nola, Boscofangone, per fare impresa insieme non per costruire capannoni.

Abbiamo portato con noi l’esperienza, i sacrifici, i principi del nostro passato di imprenditori per realizzare una cosa nuova, la prima in Italia: trecento soci insieme per un vero mercato integrato della distribuzione all’ingrosso.

Insieme siamo una forza straordinaria, dobbiamo difendere i nostri ideali, i sogni che abbiamo realizzato e quelli che possiamo ancora realizzare.

Vi prego, non tradite il CIS , seguite la strada del cuore e potrete dire ai Vostri figli:
“Vi consegno un’azienda, una parte importante della mia vita, non un capannone in una campagna”.
Ne saranno fieri!
Sono loro, proprio loro e nessun altro i garanti della “continuità aziendale”!

Il CIS non è un prodotto finanziario ma un corpo vivo di aziende con al centro l’uomo!

Non lo dimentichi nessuno e, soprattutto, chi è chiamato a decidere.

Rispetto ed onore a chi guiderà il CIS nella battaglia per difendere la Sua Storia e per far rinascere la speranza nel futuro, ma soprattutto a quelli tra Voi che avranno il coraggio, la forza e la volontà di impegnarsi in prima persona.
Occorre la Vostra testa ed il Vostro cuore, in pochi valiamo “poco”.

Domandatevi, ognuno di Voi: ma io sono pronto a fare la mia parte?

Con questa pubblicazione concludo il mio lavoro in un periodo di”riposo”.

Mi auguro ed auguro a tutti coloro che amano il CIS che le mie speranze si realizzino e la serenità ritorni nei nostri cuori.

Lunga vita al CIS

Emilio D’Angelo

in nome e per conto del Patto di Sindacato di Voto dei soci della CIS SpA

Quando l’economia diventa finanza.

E’ sempre il bisogno a spingere l’uomo nella ricerca di una relazione economica.
Il lavoro é una necessità fondamentale di ogni uomo.
Questa aspirazione non nasce per produrre ricchezza ma per soddisfare necessità.
L’organizzazione di una impresa richiede sempre un capitale.
Nel precedente articolo ho accennato al capitalismo di relazione e vorrei approfondire l’argomento perché mi sembra molto pertinente nella nostra attuale condizione.
Una definizione semplice, semplice, potrebbe sintetizzare  il fenomeno come un intreccio di partecipazioni azionarie secondo la quale” tu fai un piacere a me ed io ne faccio uno a te”.
Secondo Keynes il capitalismo é “la stupefacente credenza secondo la quale i peggiori uomini fanno le peggiori cose per il bene di tutti”.
Edmund Phepls, economista statunitense capostipite dei neo-keinesiani, premio Nobel nel 2006, ha scritto un libro sul sistema di relazioni tra gruppi di attori che riescono ad ottenere potere e ricchezza attraverso il consolidamento di interessi convergenti piuttosto che attraverso la competizione e l’innovazione dei rapporti economici.
Si realizza,cioè, una subordinazione del processo economico ad un sistema di interessi di parte, prevalentemente di natura finanziaria.
Contrariamente andrebbe sviluppata la crescita di valori “moderni”: individualismo, vitalismo, innovazione, merito scientifico, capacità di ricerca, auto-espressione.
In parole semplici al centro l’uomo con i suoi valori personali.
Con frequenza nelle società civili nelle quali si avverte una maggiore prevalenza di questi valori”moderni”, si avverte un maggiore senso di soddisfazione del proprio lavoro.
Il capitalismo di relazione soffoca il naturale sviluppo delle imprese a vantaggio solo dei soggetti intrecciati in corporazione.
Occorre ritrovare l’identità smarrita della persona, come valore positivo,non in antagonismo alla coesione sociale,anzi sviluppando le forme associative con spirito di solidarietà e di integrazione.
Non Vi pare un po’ che stiamo vivendo un intreccio veramente singolare noi soci del CIS ?
Siamo partiti per realizzare un sistema unico,almeno in Europa, di distribuzione all’ingrosso di prodotti multi settoriali, con prevalenza del tessile-abbigliamento.
Da circa 200 aziende socie siamo aumentati,dopo l’ampliamento, a 300.
Sistema di imprese individuali che restavano collegati da due interessi prevalenti :
La gestione immobiliare comune, sul piano sociale, e la libera espressione di sviluppo delle attività individuali, sul piano aziendale.
Nati nel 1986, abbiamo vissuto un ventennio di grande successo imprenditoriale, affermando molte delle aziende socie, fra i primi marchi,nel mondo della distribuzione e non solo nazionale.
Dal CIS è nato, come previsto nel Piano di sviluppo regionale, Interporto Campano.
La maggioranza del capitale Interporto é controllato dal Cisfi.
Come recita la radice della sigla : CIS Finanziaria.
Il capitale del Cisfi é stato interamente investito in Interporto e, poi, successivamente in Vulcano Buono.
Tale capitale é stato raccolto, nei momenti d’oro, prevalentemente in area CIS.
La grande credibilità che il Presidente, cav. Giovanni Punzo, ha acquisito negli anni di prezioso e qualificato lavoro sin dall’inizio, ha favorito il successo della raccolta.
Non si é mai costituito formalmente un gruppo con una testa unica, ma il sistema si é retto prevalentemente sul meccanismo delle partecipazioni,dal punto di vista finanziario, e su quello della concentrazione delle cariche rappresentative e funzionali nelle mani del Presidente Punzo per le due società.
L’eccezionale sviluppo dell’area interportuale ha indirizzato l’attenzione direzionale in quella missione d’impresa e la contemporanea crisi epocale del sistema di distribuzione ha sacrificato la vocazione costitutiva del CIS.
L’operazione di rifinanziamento dei soci del CIS, fondato sul valore immobiliare dei capannoni, non ha funzionato da volano per il rilancio delle singole imprese, anzi in alcuni casi, l’eccessivo onere degli interessi ed i costi di gestione condominiali, hanno schiacciato le imprese più deboli.
Complessivamente, però, il sistema ha tenuto ed esistono grandi margini di recupero.
Un elemento significativo di valutazione deve essere rilevato nel fatto che il CIS é stato in grado di concedere finanziamenti temporanei ad Interporto, utilizzando risorse destinate dai soci virtuosi in pagamento delle quote di mutuo scadute.
Questo rileva due cose fondamentali.
La negativa influenza dell’indirizzo di politica generale nei confronti del CIS e la capacità sostanziale dei soci del Cis ad adempiere nella gran maggioranza delle parti impegnate.
In definitiva appare indispensabile dare corso ad una manovra articolata che punti a disimpegnare il CIS dal giogo finanziario e a riacquistare una politica di sviluppo specifico ed individuale, anche attraverso il recupero e l’impiego delle risorse a riduzione del debito derivante dal mutuo.
Deve, allo stesso tempo, ripartire un rapido recupero dei valori immobiliari, attraverso una variazione della destinazione d’uso degli immobili.
Tale indicazione ha anche un alto valore di rinnovamento della vocazione imprenditoriale perché consentirebbe una  sinergia tra produzione e distribuzione, essenziale nei settori della moda ed in particolare per i ricercati prodotti italiani.
Non é un progetto ambizioso o impossibile, ma, certamente, impegnativo.
L’esperienza di circa un trentennio d’impresa consortile, ai più alti livello, ci soccorrerà.
La ferma volontà di ritrovare quella spinta iniziale, attraverso un rinnovato vincolo solidale, é determinante per la riuscita del progetto.
Ecco perché, noi del Patto di Sindacato, continuiamo a chiedere all’organo amministrativo ed al ceto bancario, di accogliere le nostre richieste, tante volte formalizzate.
Un progetto semplice che pone al centro l’uomo e del quale si gioverà molto anche lo stesso Interporto, che rimane per noi il fiore all’occhiello del nostro “gruppo”.
Forza CIS, Ti prego di crederci come nel 1986.

Lunga e nuova vita al CIS

Emilio D’Angelo
Patto di Sindacato di voto dei soci della CIS SPA

Capitalismo di relazione : ma cosa c’entra con il nostro CIS ?

In questi giorni di vacanza ho assecondato due grandi passioni : il ruolo di nonno e la lettura.
Sembrano due cose incompatibili , invece sono complementari.
Ho provato a proporre ai miei due nipoti più ” grandi “, Emilio , vecchio di circa otto anni e la bellissima Susanna di cinque, di inventare una favola.
Ho annotato e corretto la forma, senza modificare la sostanza ed il messaggio della favola.
Sono venute fuori le splendide qualità morali che in ogni bambino si nascondono ed aspettano solo che qualcuno le faccia emergere.
In qualche occasione le pubblicherò , per ora voglio dirVi solo che Emilio é riuscito a fare incontrare due montagne e Susanna ha concluso la sua avventurosa passeggiata nel bosco, con il fortunato intervento del suo principe che, al momento, sono io .
Nelle due favole emergono due valori importanti: la forza della volontà che consente cose impossibili e la fiducia incrollabile nella protezione di chi ci ama: la vittoria del bene sul male.
Pensate che questi valori non possono essere importanti anche per noi adulti?
Forse possiamo ripartire proprio da qui!

La lettura dei quotidiani della scorsa settimana mi ha proposto una profonda riflessione sulle attuali condizioni del mondo, dilaniato da un incremento spaventoso di guerre, sciagure, terrorismo : una strage immane senza soluzione di continuità.
Qual’é la causa?
Gira e rigira la causa fondamentale é la miseria, la crisi economica, l’egoismo finanziario, la mancanza di comprensione e solidarietà.
Ricordate che la tunica di Cristo fu messa in gioco ai dadi tra i soldati che avevano eseguito la sentenza di crocifissione?
Dopo 2000 anni nulla é cambiato, l’uomo uccide ancora per egoismo, per il piacere del predatore, per prendere in nome del diritto alla propria vita, dimenticando i diritti dell’altro e nascondendo, spesso,i veri motivi dietro pregiudizi morali o religiosi.

Migliaia e migliaia di uomini, donne e bambini rischiano di “vivere” imbarcandosi sulle carrette del mare e arrivano da noi, lasciando nella loro scia una sterminata lista di morti.

E noi cosa facciamo?
Se va bene guardiamo con compassione, ma un minuto dopo siamo pronti a dire: non é un problema nostro, ci deve pensare l’Europa.
Quale Europa?
Quella dei burocrati che dettano leggi finanziarie per salvare il capitalismo di relazione.
L’uomo, la sua dignità non contano niente.
Valgono solo le regole di gestione del mondo finanziario.
Meccanismi complessi che producono stabilità dei dati fondamentali sui quali si fonda la credibilità di una economia rigidamente subordinata al sistema finanziario.
La tradizione napoletana individuava tre categorie di potenti.
“Tre song e putienti: o Pape o Re e chi nun tene niente”
Oggi non vale più.
Francesco, un grande Papa, si batte con coraggio ma non riesce a incidere sulla coscienza dei nuovi potenti.
Renzi, ci sta provando, ma incontra grandi resistenze nel potere oscuro del capitalismo di relazione che ha un’influenza trasversale ed internazionale.
Chi non ha niente, non sta meglio, conserva solo il privilegio che non può morire due volte.
Ma dove vive il capitalismo di relazione?
E’ il nuovo Dio, si trova in cielo, in terra ed in ogni luogo.
Ha spesso sembianze ammalianti, sembra quasi un vero Dio, viene venerato ed onorato, decide il destino di tutti, qualche volta si veste anche da gran benefattore.
Senza di Lui non si muove foglia.

La Sua presenza é impalpabile, la Sua esistenza è il peggior incrocio di forze del bene e del male che producono uno strano prodotto, che lascia quasi l’effetto di un regalo incartato in maniera sontuosa e contiene una scatola vuota.

Può decidere pure la pace e la guerra in nome del diritto alla civiltà. Usa i dittatori sino a quando servono e,poi, li abbatte quando non servono più.
Si preferisce imporre una democrazia di morti piuttosto che mantenere un dittatore vivo.

Il conto economico é solo un impiccio, un particolare trascurabile del bilancio, serve solo alla gente “inferiore” che lavora fino a quando dura.

Il conto finanziario é quello conta, perché esprime le relazioni di forza e consente di combinare un accordo importante, dove spostando una partita da un conto all’altro si produce ricchezza, non reddito.
Il reddito é “lecito” ma é troppo colpito dalle tasse e poi si rischia; é un’area che viene generosamente lasciata libera a chi lavora.

Un recente ricerca, pubblicata giovedì da ” Repubblica ” ha dimostrato che dal 2008 ad oggi, in piena crisi finanziaria, il patrimonio netto del sistema bancario é sensibilmente cresciuto, quello del risparmio privato ha tenuto mostrando un leggero decremento, mentre,invece, quello delle aziende si é fortemente ridotto.
Il malessere diffuso si giustifica chiaramente in quest’analisi.
Le più belle imprese italiane aprono al capitale straniero, e questo non é male.
Il male é che le imprese italiane non producono più per inefficienza politica, per subordinazione finanziaria, per speculazione dei mercati e, talvolta, per incapacità della classe dirigente poco propensa al rinnovamento.
Le imprese italiane non investono all’estero per il semplice motivo che non hanno risorse da investire e se le hanno, preferiscono gli investimenti finanziari non quelli economici.
Fare impresa in Italia richiede una qualità particolare : capacità di galleggiamento.
Sempre giovedì scorso, ” Il Mattino” ha pubblicato un articolato servizio sul Porto di Napoli, la porta del Mediterraneo!
Non voglio annoiarvi con mille informazioni e cento commenti.
Solo alcuni dati.
La governance del Porto non é stata definitivamente attribuita per una infinita battaglia del potere politico che dura da anni.
La battaglia non é solo di parte, come potrebbe essere ” quasi” logico di questi tempi, ma anche istituzionale.
In parole povere, chi deve decidere?
Forse deciderà il Presidente del Consiglio, povero Renzi, fra poco gli toccherà pure di provvedere al rifornimento delle auto della Polizia!
Intanto, mentre noi parliamo, dissertiamo e precisiamo, i nostri fondali continuano ad aver la capacità di ospitare navi al massimo di 5 Teu mentre il traffico internazionale più rilevante viene convogliato su Porti nazionali,pochi, ed internazionali, in gran maggioranza, che hanno la possibilità di accogliere navi da 10 Teu e puntano già a migliorare questa soglia.
Scusate se a Napoli non arriva più traffico portuale significativo e il nostro Porto risulta di serie inferiore, come pensiamo di sviluppare le imprese, dove troviamo la famosa crescita, come facciamo sistema ?
Non sempre si riesce a vendere gelati al Polo Nord !
Possiamo dipingere il Sole ma, a furia di arrangiare, restiamo arrangiati a vita.
La Regione Campania ha finanziato un grande Interporto, uno dei più belli e moderni d’Europa e poi…
Comune e Regione si dimenticano di promuovere l’adeguamento del nostro Porto e cercano la soluzione accorpando Napoli e Salerno, aspettando cosa decide Roma.
Due debolezze non fanno una forza, ma restano sempre due debolezze.
Le sinergie vanno ricercate ma non bastano  a risolvere problemi strutturali.
Non creiamo altre cattedrali nel deserto, perché al Sud abbiamo i migliori specialisti nella rassegnazione e nell’autocommiserazione.
Chi ha voce, parli, chi ha coraggio, urli, chi può, ascolti e agisca.
Non si tratta di partiti ma di buona politica, il ramo principale dell’etica.
Cosa ne pensate: non Vi sembra di ascoltare la voce dei problemi di casa nostra ? Buon lavoro, ne riparliamo domani.

Lunga Vita al CIS
Emilio D’Angelo Patto di Sindacato di Voto dei soci del CIS SPA

Cercasi soluzioni semplici in tempi rapidi.

Cari colleghi,
In questi giorni di vacanza non sono riuscito a staccare il mio pensiero dalla nostra situazione.
‘E un po’ come quando parti per le vacanze, lasciando a casa una persona cara che non sta bene.
Aspetto con ansia il prossimo incontro con i consulenti della società per chiedere poche e semplici cose.
1) Allineamento delle posizioni individuali dei soci adempienti relative ai saldi contabili di frazione di mutuo e sub mutuo.
Tale obiettivo é realizzabile con il rimborso o l’accollo da parte del Pool di Banche del nostro credito nei confronti di Interporto.
2)La condizione esposta al punto 1) é indispensabile per poter prevedere un frazionamento del mutuo, che già esiste sul piano delle garanzie ipotecarie, con accollo individuale per tutte quelle aziende socie che si trovano nella condizione di “merito creditorio”.
3)La rimodulazione del piano di scadenza per tutte quelle aziende che avvertono la necessità di differire il termine originariamente previsto.
In questo caso la gestione del sub mutuo non subirebbe variazioni strutturali, ma solo di modalità di pagamento.
I pagamenti potrebbero esseri “delegati” direttamente al ceto bancario che potrebbero offrire anche un servizio aggiuntivo di gestione degli incassi.
4) Introduzione di un regolamento di fruizione del piano di rimodulazione con criteri molto severi che possano prevedere anche il rilascio del capannone senza eccessive formalità.
5) Variazione della destinazione d’uso.
Tutte le attività necessarie per ottenere tale variazione e rilanciare la funzione commerciale del cespite.
6)Immediato rilancio dell’attività di collocazione dei lotti liberi che, se incentivata da un nuovo piano di finanziamento ed una eventuale modifica della destinazione d’uso, avrebbe un buon successo, con ovvi benefici societari.
7) Azione di rilancio commerciale per le aziende socie con particolare riferimento ai mercati internazionali attraverso la partecipazione a fiere specialistiche.
Un modello operativo autonomo, a costo sociale Zero.
8)Destinazione di un’area a sede di riunione sociale per implementare la coesione sociale attraverso strumenti adeguati e normativamente protetti, come il Patto di Sindacato.
9)Soluzione pacifica e concordata con il ceto bancario del problema “anatocismo” che preveda la riduzione dei tassi d’interesse ed una revisione del meccanismo di copertura.
Poche e semplici cose.
Che ne pensate?

Il Vostro Patto di Sindacato di Voto

Lunga vita al CIS

Borsa CIS : finalmente si muove.

Aria nuova al CIS , c’é il cambio di stagione.
Quel lento torpore che aveva invaso i nostri cuori tende vistosamente a scomparire.
Il peggior nemico del nostro destino é la rassegnazione, quel senso di impotenza che ti prende quando non controlli la situazione.
Sembravamo dei pupazzi appesi ad un filo che si agitavano senza capirne il motivo.
Ora no!
La gente del CIS é consapevole, partecipa alla vita sociale, ritorna ad essere protagonista del proprio destino.

Ci aspetta un settembre ” rosso ” di passione dobbiamo essere pronti a fare la nostra parte, senza tentennamenti.

La passione é un sentimento bellissimo, prende il cuore ed accende la testa.

Chi é vecchio si sente giovane perché ritornano insieme fiducia e speranza, chi  é giovane accoglie la sfida di lottare in prima persona per la propria vita.

Noi abbiamo bisogno di tutti, non bastano trecento soci, ci vogliono tutti, anche le loro famiglie, soprattutto le donne e i giovani, la vera forza ancora inespressa del CIS, ed anche i collaboratori, gente che vive insieme a noi, giorno dopo giorno da anni ed anni.

Vedete i giovani e le donne cambiano il mondo, non hanno schemi precostituiti, non conservano scheletri nell’armadio, sono cento volte più veloci di noi  a cogliere il futuro.

Una volta sistemata, e spero presto, al massimo entro un mese, la questione finanziaria, non dobbiamo perdere tempo ….. Bisogna ripartire a fare impresa insieme!

Ho un sacco di idee ed una grande esperienza che mi piacerebbe trasferire ai giovani, formare dei gruppi di lavoro e volare…

Noi del CIS possiamo essere il volano per tutto il Distretto.

Dal CIS é nato tutto e vale molto, il più grande investimento privato nel Sud d’Italia, straordinario esempio di impresa consortile, unico in Europa.

Dal CIS può e deve ripartire il rilancio, soffocare quello spirito solidale e consortile che ha dato la spinta fondamentale alla creazione di un sistema economico innovativo, significa rinunciare, con il solito autolesionismo meridionale, alla più bella realtà imprenditoriale dell’ultimo trentennio.

La storia si ripete …

Corsi e ricorsi storici , chi lo diceva era un uomo saggio delle nostre terre e ha fatto scuola!

Vi aspetto a fine vacanza, mi raccomando più motivati di prima.

Vorrei sentire la voce di qualche giovane, qualche suggerimento per portare il blog più vicino alla gente.

Lunga Vita al CIS

il Vostro Patto di Sindacato

Cordialmente

Emilio D’Angelo

 

 

 

 

Agosto 2014: quel sottile confine fra vecchio e nuovo!

Cari soci, egregio Presidente, colleghi consiglieri,

Alla luce di quanto emerso dai bilanci delle società partecipate, espressione di una sofferenza complessiva dell’intero “distretto”, occorre definire in maniera più convinta un disegno di risanamento organico che deve prevedereuna necessaria azione di rilancio delle imprese.

Due i doni fondamentali che noi soci del ” CIS” possediamo e possiamo conferire a tale disegno.

La concretezza e l’unità dell’azione.

Questa occasione rappresenta la svolta definitiva della nostra vita sociale e chiedo con forza ad ognuno di Voi uno sforzo ed un impegno eccezionale per garantire lunga vita al nostro CIS.

Abbandoniamo la strada delle incomprensioni, del commento pretestuoso, dei percorsi legali, della logica dei numeri e tracciamo la strada, lunga, difficile, ma non impossibile, della ricostruzione.

Questo abbiamo cercato di rappresentare con il Patto di Sindacato in un clima di chiarezza e responsabilità.

Un obiettivo primario è stato raggiunto, quello della consapevolezza dei nostri problemi.

Questa occasione rappresenta l’alba di un nuovo giorno dove tutti mettono da parte il torto, la ragione e il diritto, per dare un contributo concreto alla causa comune.

Un piccolo mondo intorno a noi ci guarda ed aspetta di capire dove andiamo.

Forse non è ancora chiaro nemmeno a tutti noi, alcuni vivono ancora una memoria di “grandezza” che non esiste più e non solo per noi.

La politica finanziaria, a livello globale, ha fallito clamorosamente la prova della “concretezza” ed è sprofondata in un abisso con tutte le sue false illusioni.

Il conto economico, quello reale, vive di profitti, senza profitti si muore.

Il giusto profitto si ottiene con il lavoro, l’impegno, la creatività, e, soprattutto il servizio.

Si, proprio il servizio; oggi ciò che non serve è inutile, obsoleto ed ha solo una funzione parassitaria.

Gli affari si fanno in due, mai solo da una parte; non regge più la filosofia dell’indebitamento come ricchezza o la capacità di credito intesa solo come elemento rappresentativo di un potenzialità di ipotetico rimborso.

Noi distinguiamo la nostra condizione da quella del gruppo, non per rimarcare una presa di distanza da iniziative apprezzate e condivise, ma per rispettare un precetto di specificità.

Oggi se stai male, Ti rivolgi ad uno specialista che tiene conto del quadro generale ma concentra la sua attenzione sul problema specifico.

Il CIS nasce per primo e fonda la sua forza nell’affermazione del principio consortile.

Siamo in trecento e la capacità trainante della nostra società si è rilevata straordinaria.

Senza CIS, non sarebbe mai nato, CISFI e poi Interporto Campano.

Nel CISFI centinaia di soci, parenti, amici e frequentatori del CIS hanno investito i propri risparmi, il tesoro di famiglia.

Il CISFI ha investito tutto nell’Interporto e nel Vulcano.

Il disegno è geniale, ma qualcosa non ha funzionato e deve essere modificato.

Quando qualcosa non va nel verso giusto, non si distrugge tutto e si ricomincia da capo, ma si corregge con pazienza e responsabilità.

Oggi il nostro CIS ha bisogno di una politica autonoma, non ha più la forza di trascinamento di un tempo, deve recuperare energie attraverso un rilancio dell’azione commerciale ed il rinnovamento di una parte degli utenti del Centro.

In questa direzione deve ritrovare la sua natura consortile adeguando il progetto imprenditoriale.

Noi proponiamo di liberare gradualmente la società dall’infelice condizione attuale, determinata dal disastroso esito dell’operazione di finanziamento.

Conveniamo con la proposta dell’organo amministrativo di dividere in due tronconi l’indebitamento.

Da un lato la prevalente percentuale dei soci adempienti, punto di forza del sistema, dall’altro quello dei soci in difficoltà.

Il frazionamento del mutuo in questi due tronconi non risolve i problemi alla radice se tale articolazione non consente di acquisire fiducia nella gestione di un’attività amministrativa che ha denotato gravi incertezze.

Proponiamo il frazionamento individuale di tutti i sub mutui sottoscritti dai soci adempienti con accollo diretto del residuo importo debitorio e restrizione dell’ipoteca.

In tale modo di avvierebbe quella fase di riscatto dei cespiti, così a lungo rinviata.

Questa proposta troverebbe il consenso del ceto bancario che vedrebbe pianificato il piano di rimborso, in condizioni di sicurezza, per i due terzi dell’investimento.

Allo stesso tempo il CIS vedrebbe ridotto il suo impegno di gestione finanziaria ed eliminerebbe il rischio di differente impiego delle risorse destinate alla riduzione del mutuo.

Il secondo e più complesso problema del troncone dei soci in difficoltà, individuato con grande approssimazione intorno a 100.000 mq, rimarrebbe in capo al CIS e andrebbe affrontato con una duplice strategia, finanziaria e commerciale.

In una prima fase si chiederebbe una soluzione di sospensione, per circa un biennio dello scaduto.

Sospensione non incondizionata, ma con l’impegno di riversare al ceto bancario tutto quanto viene recuperato, anche attraverso un meccanismo di delegazione di pagamento.

Questo per dare modo ai soci in difficoltà di recuperare una condizione di parziale adempimento, collegata essenzialmente al pagamento degli oneri condominiali.

Nel corso di questo periodo di moratoria circostanziata, il singolo socio inadempiente dovrà valutare se è in grado di sopportare il peso del residuo mutuo, eventualmente anche attraverso una rimodulazione del piano di rimborso per l’incaglio pregresso, oppure tentare di cedere il contratto di leasing, trasferendo l’onere del relativo sub mutuo ad una nuova compagine sociale o rilasciare l’immobile nella disponibilità della società.

Due problemi rimarrebbero in capo del CIS.

Il primo ed essenziale problema è l’attivazione di una politica di ricollocazione efficace.

In tale ottica va chiarito se il progetto Zona Franca in area CIS è stato definitivamente abbandonato.

Nel caso in cui, nell’ambito di una strategia di gruppo, gli immobili liberi del CIS non dovessero essere più destinati alla realizzazione della logistica di Zona Franca, occorre subito promuove un nuovo progetto di ricollocazione.

Risulta fondamentale modificare la destinazione d’uso, ad oggi strettamente vincolata al commercio all’ingrosso non alimentare, per ampliare la platea dell’utenza, e quindi, l’aumento della domanda e l’integrazione di attività complementari e funzionali alla nostra attività d’origine.

Dopo tanti anni, i vincoli Asi potrebbero essere rivisitati, alla luce del profondo cambiamento delle modalità d’esercizio del commercio all’ingrosso.

La fase di distribuzione all’ingrosso, in un mercato globale, non ha più una funzione autonoma, ma risulta essenzialmente integrata dall’organizzazione creativa del prodotto.

In questa ottica mantenere la condizione di vincolo di impiego non corrisponde né all’interesse della società né alla logica dei mercati.

Aprire, invece, con moderazione all’artigianato creativo ed, eventualmente, anche all’industria leggera nel campo della moda, ancora vanto del “Made in Italy”, rilancerebbe il valore commerciale di tutto il Sistema.

In questa direzione va anche il sistema Paese e viene confermato dalle indicazioni dei più famosi analisti economici.

Il secondo problema è quello degli oneri condominiali che garantiscono la vita e la funzionalità della società.

Sarebbe facile rispondere che una maggiore attenzione ai costi ed alle spese produrrebbe un benefico effetto, ma non basterebbe.

Si potrebbe immaginare di intervenire con una quota straordinaria di conguaglio di tali oneri, esercizio per esercizio, sino alla stabilizzazione del sistema.

Tale ipotesi prefigurerebbe due vantaggi: il controllo della spesa da parte degli utenti del Centro e la stabilità dei servizi essenziali.

Per realizzare questo progetto occorre dare all’esterno la sensazione di un CIS vivo e vegeto che vuole tornare ad essere un riferimento nazionale della distribuzione all’ingrosso.

Occorre unità d’intenti, fiducia nell’organo amministrativo, diffuso consenso ed un confronto dialettico propositivo fra vertice e base.

Noi ci proponiamo di realizzare questa delicata fase di ricostruzione della solidarietà consortile, attraverso lo strumento del Patto di Sindacato.

Siamo consapevoli che queste riflessioni possono solo tracciare un confine fra oggi e domani.

Siamo stati responsabili avvertendo la necessità di nominare un consiglio d’amministrazione per gestire la fase di stabilizzazione della manovra finanziaria, consapevoli che una ulteriore fase di prorogatio avrebbe data l’errata sensazione di una società senza né testa né cuore.

Tale fase di stabilizzazione dovrà durare al massimo un anno.

Nel corso di quest’anno si dovrà realizzare un concerto di opinioni per pervenire alla formazione di un nuovo consiglio che rappresenti l’espressione delle eccellenze professionali che vivono nel CIS.

A queste condizioni si può ripartire con larghe possibilità di successo.

Nella fase di stabilizzazione occorre rivedere la politica di rilascio dei capannoni da parte delle aziende socie che non sono in condizioni di proseguire l’attività.

Queste aziende vanno accompagnate in un momento delicato della loro vita a scegliere, in maniera non traumatica, una soluzione pacifica di rilascio che non escluda un meccanismo di equità, fondamentale principio di ogni regola sociale.

Un richiamo forte è indirizzato alle aziende socie più solide che devono avvertire il dovere e la responsabilità di un maggior impegno nell’interesse generale.

Ecco perché in un quadro generale di maggiore chiarezza non ho escluso il ricorso ad un Prestito d’onore per disegnare il futuro.

Quando parlo di impegno non penso solo al contributo finanziario, se necessario, ma, soprattutto, alla partecipazione attiva alla vita sociale.

Sono rimasto profondamente colpito dal breve intervento del prof. Viganó  in assemblea.

Studioso attento ed apprezzato, da antica data vicino al CIS, con stile essenziale, come è suo costume, ha individuato subito che le fortune della nostra società dipendono dalla capacità dei soci di recuperare quella coesione propulsiva che nacque dalla necessità di stare insieme.

Una saggia indicazione da seguire con determinazione, favorendo frequenti occasioni di incontro nell’ambito societario.

Dal CIS è principiato tutto, dal CIS, grazie alla sua struttura sociale consortile e cooperativa, può e deve ripartire tutto.

Soffocare il CIS e sacrificarlo ad interessi generali di gruppo, equivale a segare il tronco dal quale prende vita un intero comparto.

Questa riflessione sia tenuta in debito conto da coloro che hanno la responsabilità di decidere.

Lunga vita al Cis

Emilio D’Angelo

in rappresentanza del Patto di Sindacato di voto dei soci della CIS S.p.A.

Questo blog è casa Vostra.

Buongiorno soci,

Questo è un numero speciale, dedicato solo a Voi.

Il Vostro blog conclude il primo anno di lavoro, tra qualche giorno inizierà un breve periodo di riposo ma io continuerò a restare in contatto con Voi per approfondire le riflessioni e costruire insieme un futuro più sereno.

Ci sono giorni che non passano mai ed anni che passano in un baleno.

Quest’anno è volato e molti di Voi sono stati meravigliosi per l’affetto, la fiducia e la passione che mi avete dimostrato.

Il blog è Vostro perché senza di Voi sarebbe un fiume senza acqua, una bocca senza voce, una vita senza amore.

Non riesco ad immaginare un CIS senza voce, un popolo senza patria, un uomo senza famiglia né amici.

Dal report che potrete leggere in fondo, la notizia più bella è quella del numero delle visite.

In un anno abbiamo superato 15.000 visite Il record giornaliero è stato di 319 contatti.

Ci sono articoli, come quello sul l’azione fallimentare, che sono stati riletti centinaia di volte e anche al di fuori del nostro ambiente.

Il CIS è sempre stato rappresentato per quello che é: un fenomeno straordinario di imprenditoria consortile,  proprio qui , nel Sud del nostro martoriato Paese.

Questo è il vero sistema, la forza di stare insieme e promuovere imprese e lavoro.

La strada non è stata smarrita, è ancora aperta innanzi a noi, dobbiamo solo trovare la forza di ripartire, senza calcoli o pregiudizi.

Sapete il CIS è un come quell’asino da soma che ognuno di noi ha caricato di un piccolo fardello.

Sta lì pronto a partire, ma ognuno di noi si è avvicinato e gli ha chiesto di portare su un piccolo peso del proprio fardello.

“Tanto che Ti costa, aggiungi pure questo: è niente per Te, sei così forte e paziente.”

Il povero asino a furia di caricare un niente di uno ed un niente dell’altro non riesce più a camminare e rischia di schiantarsi sotto il peso di tanti “niente”.

Riprendiamoci ognuno un po’ di niente e facciamolo ripartire il nostro fedele e paziente asinello.

E mi raccomando non pensate mai di bastonarlo per farlo avanzare con tutto il carico, morirebbe subito!

Abbiatene cura Vi prego, fatelo non per Voi, ma per i Vostri figli.

Vi dedico un pensiero, fatene tesoro:

Ben oltre le idee

di giusto e di sbagliato

c’è un campo.

Ti aspetterò laggiù

Jalaluddin Rumi  XIII secolo.

Questo è lo spirito con il quale il Vostro Patto di Sindacato cerca di costruire la Pace.

Non è facile!

Molto più facile è costruire la guerra, ma porta solo morte e distruzione.

Non fateci mancare Il Vostro contributo e guardate avanti a Voi, pur senza dimenticare il passato.

Il CIS è forte, fortissimo se stiamo uniti.

Lunga Vita al CIS

Cordialmente

Emilio D’Angelo

CatturaARTICOLI

Dietro il caos non c’é nulla!

Il rischio maggiore che corre la nostra società non é tanto l’asfissia finanziaria, ma la perdita di fiducia nelle proprie qualità.

La ricerca esasperata di individuare uno o più colpevoli per scaricare dalla propria coscienza delle responsabilità comuni rappresenta il peggior antidoto del male.

Molti si domandano perché non si tenti di assestare un colpo definitivo al sistema di comando con un repentino cambiamento dell’esecutivo.

Abbiamo condiviso la scelta di un direttivo più snello in continuità per affrontare, al massimo entro un anno, la definizione della manovra finanziaria.

Occorre mantenere una visione di interesse generale ed un reale senso di responsabilità per avvertire la necessità di dare una risposta unitaria e consapevole al mondo finanziario.

Non può apparire incoerente il lavoro svolto dal Patto di Sindacato, anche attraverso questo blog, con l’indicazione di moderare la nostra aspettativa di cambiamento, alla luce della situazione contingente.

Non mi spaventa il sospetto di debolezza o ancor peggio di interessato accordo.

Mi spaventa, invece, la cecità di chi non vede che dietro il caos non c’é nulla.

 Nella nostra vita c’é sempre un momento in cui bisogna decidere di fermarsi, prima che sia troppo tardi.

Ricostruire pazientemente la fiducia é l’unica speranza solida sulla quale fondare il rilancio del CIS.

Volete che non sappia quante sono le azioni legali adeguate alla circostanza? Tantissime !

A chi servono ? A nessuno!

Oggi in tanti sono pronti ad esercitarsi ad individuare profili giuridici di illegittimità , incertezze legali, errori, invalidità contrattuali.

Bene, per un momento assecondiamo queste ipotesi e domandateVi se siete pronti ad attaccare il CIS.

Scusate ma chi é il CIS, un ente esterno e superiore a noi soci, oppure siamo noi stessi, ognuno per la sua parte?

Signori, noi siamo il CIS anche se qualcuno comincia a dimenticarlo o non ci crede più.

Dobbiamo rimarginare ferite profonde nella coesione sociale, rimediare ad errori strategici clamorosi.

Ne abbiamo i mezzi, testa e cuore ci assisteranno!

Voi soci non inseguite il risentimento personale, la logica dei numeri, la ragione del diritto.

Cerchiamo, invece, con pazienza la ragione del bene comune.

Voi da che parte state?

Io da quella del CIS

Questo é un Patto di onore:  chi lo rompe non conosce l’onore.

Lunga vita al CIS

Un ponte verso il futuro.

Un progetto di ristrutturazione finanziaria che non preveda anche una convinta azione di rilancio del CIS avrebbe un respiro troppo corto per il futuro assetto del nostro sistema commerciale.
Questo è emerso anche nell’ultima assemblea in un clima di fiducia responsabile.
Il Patto di Sindacato ha favorito la nomina di un nuovo direttivo con un mandato a termine proprio per creare le condizioni migliori per affrontare speditamente la manovra finanziaria al fine di avviare una fase di immediato rilancio della politica commerciale della società.

La nostra proposta è articolata perché considera prioritaria la soluzione finanziaria dell’attuale stato di incaglio relativo all’operazione di mutuo e sub mutuo, ma propone di realizzare simultaneamente un progetto per la crescita del Sistema e un nuovo assetto organizzativo della società.

Tre sono i cardini della nostra proposta.
1) Ristrutturazione finanziaria del mutuo e relativi sub mutui.
2) Rilancio dell’attività commerciale sia nella fase di ricollocazione degli immobili liberi che in quella di sostegno allo sviluppo delle aziende socie.
3) Riassetto organizzativo della società

Ristrutturazione finanziaria.
Il progetto presentato in assemblea presenta molti aspetti apprezzabili che vanno approfonditi in fase di applicazione.

a) frazionamento del mutuo in due tronconi.

Soci in regola con il piano di rimborso (in larga maggioranza).

Abbiamo presentato una dettagliata proposta che prevede la possibilità del frazionamento individuale con accollo del mutuo.
Questa ipotesi ridurrebbe l’esposizione della società ed avrebbe il privilegio di attribuire alle aziende socie aderenti una responsabilità diretta nell’adempimento del piano di rimborso.
Il previsto rimborso del finanziamento Interporto, attraverso la cessione del credito al ceto bancario, consentirebbe l’allineamento delle singole posizioni debitorie.

Soci incagliati nel Piano di rimborso.

Occorre distinguere i soci che hanno una previsione di continuità aziendale da quelli che, purtroppo, non sono in condizione di proseguire l’attività, almeno all’interno del Centro.
Nel primo caso si dovrebbe prevedere la rimodulazione del piano di rimborso con un allungamento della scadenza per consentire il puntuale adempimento delle rate di sub mutuo.
In questo caso, sempre al fine di alleggerire la gestione finanziaria della società, si potrebbe prevedere una delegazione di pagamento a favore della banca agente.
Nel caso, invece, che le aziende non siano in condizione di adempiere per mancanza di continuità aziendale, occorre prevedere la restituzione dell’immobile per poterne favorire la ricollocazione.
Un meccanismo di riconciliazione equitativo tra il valore di rilascio e quello di ricollocazione potrebbe incentivare una soluzione pacifica del contenzioso.

Rilancio della funzione commerciale di ricollocazione degli immobili inattivi.

Una delle cause dell’attuale congiuntura negativa del sistema finanziario è strettamente collegato all’immobilizzo del magazzino ” capannoni”.
In una prima valutazione l ‘organo amministrativo aveva individuata la soluzione con la proposta di realizzare in un’area di 100.000 mq, circa un terzo del CIS, la struttura logistica del progetto Zona Franca.
Considerato che tale progetto, al momento, non appare più realizzabile nel CIS,diventa assolutamente necessario modificare la strategia d’impiego degli immobili liberi.

Occorre incentivare la collocazione per favorire il ricambio di utenza.

Condizione indispensabile per recuperare risorse da nuovi soci che garantiscano puntuale adempimento nel pagamento delle rate residue di sub mutuo ed oneri condominiali.

A tal fine, per allargare l ‘area d’utenza, sarebbe necessario modificare la destinazione d’uso, allo stato limitata, da un antico vincolo Asi, al solo commercio all’ingrosso non alimentare.
Tale vincolo, per effetto della notevole evoluzione del mercato del commercio all’ingrosso, rappresenta una delle cause che impediscono una riqualificazione immobiliare del Centro, comprime la richiesta e, di conseguenza, il valore commerciale degli immobili.
In quest’ottica mantenere la condizione di vincolo di destinazione non corrisponde né all’interesse della società né alla logica dei mercati.

Rilancio della funzione commerciale delle aziende socie.

Il commercio all’ingrosso, dopo circa un trentennio dalla costituzione del CIS, ha subito un profondo cambiamento.
Il CIS fu saggiamente pensato come “una città degli affari” che rispondeva alle esigenze di quel tempo.
Una offerta variegata di prodotti, dei più diversi settori, pronti per essere immessi nel circuito distributivo al dettaglio.

La forza del CIS era rappresentata dalla vendita di presenza.

La capacità attrattiva di un insediamento al CIS per un ventennio è risultata straordinaria, perché offriva l’occasione a centinaia di aziende di insediarsi in un contesto distributivo all’ingrosso di grande prestigio ed efficienza e che poteva contare migliaia di visitatori acquirenti.

Oggi il commercio all’ingrosso di presenza non esiste quasi più.

Le aziende che non hanno rinnovato la strategia commerciale sono in grave crisi e non solo al CIS, ma in tutto il Paese.

Il distributore all’ingrosso oggi si misura in un mercato globale; i confini dell’area d’interesse commerciale si sono spostati fuori dal territorio nazionale.
Questo ha richiesto la creazione di una rete distributiva esterna attraverso meccanismi di rappresentanza e di rappresentazione.
Agenti commerciali, campionari fisici e telematici, fiere internazionali: questi sono gli elementi di rappresentazione dell’azienda.
Il capannone al CIS rappresenta solo l ‘area logistica e l’influenza commerciale di tale insediamento non è più determinante per il successo dell’impresa.
La sinergia che sviluppa l’attività consortile deve essere, ormai, sfruttata per utilizzare servizi comuni di rappresentanza esterna.
Attività che è, purtroppo, mancata in quest’ultimo decennio.

Ed infine un accenno alla creazione del prodotto.
La citata aspirazione di una variazione della destinazione d’uso degli immobili favorirebbe l’ingresso di aziende artigianali e di lavorazione dei prodotti che creerebbero una profonda sinergia con il mondo distributivo.
Un prodotto creato e distribuito ” Made in Italy ” di grande attrattiva sui mercati emergenti.
Il valore immobiliare del CIS può essere rivalutato solo attraverso un rinnovato ruolo nel mondo della distribuzione.
Il disegno può apparire ambizioso, ma, invece, è realistico, quanto lo è stato creare un Centro all’ingrosso, di prestigio internazionale nel 1986.
Un sogno realizzato per la genialità dell’idea e la sinergia di centinaia di aziende socie di alto profilo.

Riassetto organizzativo della società.

Occorre rivedere il piano di spesa in base al rinnovato progetto commerciale.

Dall’analisi dei costi di gestione appare in maniera incontrovertibile che il peso degli oneri finanziari, in particolare quello dei derivati utilizzati a protezione del temuto aumento dei tassi, ha inciso profondamente sui risultati negativi degli ultimi due bilanci d’esercizio.
Occorre intervenire, nell’ambito della manovra finanziaria, per correggere tale grave anomalia attraverso una revisione che tenga conto del problema dell’anatocismo.

Il piano di gestione condominiale andrebbe rivisto secondo criteri di essenzialità e funzionalità.

L’offerta di servizi di sviluppo commerciale andrebbe affidata all’esterno e finanziata a consumo d’utenza.

Un così profondo cambiamento può essere solo radicato nel contesto sociale, attraverso una partecipazione diretta.
Il Patto di Sindacato può rappresentare il volano dell’impresa, assumendo quel ruolo parasociale, universalmente riconosciuto dalla dottrina e dalle norme.
In questa direzione proponiamo di istituire una “conferenza di servizi” permanente che sia capace di elaborare, in concerto con l’organo amministrativo, un progetto completo e definitivo di rilancio.
Non è questo il momento di usare la clava per demolire, ma la pazienza infaticabile per costruire.
In questa direzione è necessario rivedere “cum grano salis” anche quelle posizioni che sono state affrontate in sede giudiziaria, ravvisando, ove possibile, soluzioni conciliative.

Questo è l’impegno del Patto di Sindacato, così come è stato presentato alle aziende socie.

Con viva cordialità.

Emilio D’Angelo, socio CIS dal 1986, in proprio ed in rappresentanza del Patto di Sindacato dei soci CIS.

La differenza fra il buono ed il buonismo.

Trascinare ancora la discussione sulle responsabilità della nostra attuale condizione è un opera inutile e dannosa.

Non porta da nessuna parte ed impedisce di cogliere un segnale importante, emerso in maniera forte nell’ultima affollata assemblea del 16 luglio.

La gente del CIS ha chiesto in maniera chiara di dare una svolta definitiva al torpore che avvolge la nostra società.

La gente è stanca di subire l ‘invadenza asfissiante del giogo finanziario.

La gente vuole fare impresa e mettere in un cassetto il suo contratto di utenza immobiliare.

La gente vuole una guida sicura, vuole proposte non commenti.

Di chi è la colpa?

Di tutti noi che abbiamo abbandonato per anni la cura dei nostri interessi comuni d’impresa, vivendo in maniera disimpegnata il ruolo sociale di natura consortile.

I conti, i numeri stanno scritti, chiunque può leggerli.

I numeri non si interpretano, la matematica non è un’opinione.

Quei numeri ci dicono che dobbiamo cambiare, ma per cambiare bisogna vivere con intensità il nostro tempo, non morire solo per il gusto di difendere un principio di giustizialismo.

Non vorrei mai dire: avevo ragione, ve l’avevo detto.

Preferisco dire: ricomincio da qui, comunque sia.

Ho in gran conto il passato, ma guardo con fiducia al futuro.

I miti non si abbattono, la bandiera non si sporca di fango.

La gente giusta se la bandiera cade, la raccoglie ed a qualsiasi costo la solleva perché sventoli di nuovo.

La bandiera rappresenta un popolo con i suoi ideali, non ha mai rappresentato un uomo.

Domani, si, proprio domani si ricomincia.

Da dove?

Dalla manovra finanziaria per mettere in sicurezza il CIS.

Quella proposta dall’organo amministrativo è giusta?

Contiene molti elementi condivisibili, nell’attuale situazione di fatto e di diritto.

Si può correggere?

Nella sua linea generale andrà rispettata, ma potrà essere migliorata nella sua applicazione.

E’ il punto di partenza non la meta di arrivo.

Ve ne daremo conto.

 

Il ruolo del Patto di Sindacato.

 

Quando lanciai la proposta fui chiaro, non promisi la guerra.

Rileggete il testo che avete sottoscritto al momento dell’adesione.

I sottoscritti azionisti e/o usufruttuari delle azioni della CIS S.p.A., di seguito denominati ” Partecipanti”,

- riconosciuta l’utilità di rafforzare la propria posizione nella società al fine di contribuire, con una unità di indirizzo al migliore raggiungimento degli obbiettivi della società stessa, in un momento particolarmente impegnativo per le scelte strategiche che gli azionisti dovranno effettuare

- convengono di costituire un sindacato per l’esercizio del voto, concernente azioni CIS SpA

Ricordate la prima riunione?

Non era una sfida, ma un movimento di idee a viso aperto, nato tra i soci per ricostruire quello spirito consortile che si stava smarrendo.

Avete nominato il Vostro direttivo ed avete fatto la scelta giusta.

Un anno di lavoro intenso in condizioni difficili, sul blog sono stati pubblicati circa 80 articoli.

Nessuno, nessuno dei nostri problemi è stato trascurato.

La voce è stata sempre chiara e rigorosa.

Molti rilievi sono stati annotati in maniera formale nelle sedi competenti.

Unico l’obiettivo, dichiarato decine di volte, sin dall’assemblea del luglio 2013:

Ridare voce ad una assemblea responsabile.

Cosa pensate possa realizzare un piccolo gruppo di soci ed, ancor meno io da solo?

Nulla!

Penso che sia utile continuare a ripetere quello che abbiamo detto e ridetto, senza fare sconti a nessuno.

Se proprio Vi piace rileggete il blog, ci troverete di tutto ma non servirà a niente se non sarete capaci di ripartire da zero per ricostruire il nostro Cis.

Volete un miracolo?

Rivolgetevi altrove.

Noi non ne siamo capaci.

Volete abbattere Cesare?

Siete proprio sicuri che questo cambierà il nostro destino?

Di fronte a Voi si aprirebbe un precipizio tanto profondo nel quale si perderebbe la memoria del nostro CIS.

Non abbiamo tante opzioni, ma una sola: restare insieme e ricostruire un passo per volta la fiducia, non solo fra noi ma, soprattutto intorno a noi.

Mi piacerebbe passare per un buonista, se attribuite a questa definizione la ricerca del ‘buono‘, ma se pensate al buonismo come segno di debolezza o, ancor peggio, di accomodante condiscendenza, Vi sbagliate di grosso.

Non mi sono mai arreso e mi batto con maggior vigore se la corsa è in salita.

Emilio ” ciacca e medica ” e sia!

Dice quello che pensa senza offendere nessuno, propone un confronto sui fatti, e se è necessario, ha l’umiltà di chiedere con insistenza l’ascolto di chi ha il potere ed il dovere di ascoltare.

Non mollo mai, credo nell’uomo e rispetto la dignità di ognuno.

Ne sanno qualcosa i soci più deboli!

Conservo tra le parole più belle quelle che mi hanno dedicato, con le lacrime agli occhi, alcuni soci colpiti dall’azione fallimentare.

Ho assunto sulle mie spalle e su quelle dei miei splendidi colleghi del direttivo tutto il peso di una posizione impopolare che alimentava la divisione sociale.

Quello che è successo pesa ancora sulla mia coscienza e continuo a sperare che dal nuovo che nasce possa germogliare anche per quella gente una soluzione.

Continuo a mantenere i contatti con tutti, soci e legali, spero di creare un incontro con i curatori, cerco una soluzione; non la conosco, ma sento che la troverò.

In ultimo Vi testimonio sul mio onore che un patto forte di intesa fra gentiluomini è stato consacrato fra il Presidente e l’assemblea il 16 luglio, ma solo in quella sede, non un momento prima!

Onore al CIS!

Il Patto ha solo il merito di averla cercata quella intesa e la gioia di averla trovata.

Chi violerà quella tregua, da qualsiasi parte stia, si assumerà una grande responsabilità e metterà a rischio la vita stessa del CIS.

Guardate con fiducia al Patto di Sindacato, siamo fortemente compromessi ma solo in affari di cuore.

Proponiamo di incontrare, almeno una volta, prima del periodo feriale per consolidare l’intesa.

Invito il Presidente a dare una disponibilità in tal senso.

Sarebbe utile sottoporre le nostre proposte e i nostri progetti per impostare subito un programma e una intesa di lavoro.

In un momento così delicato, alla vigilia di altre assemblee di società del gruppo, il ritrovato impegno consortile del CIS potrà rappresentare, come in passato, un forte elemento di aggregazione sul quale fondare una ripresa complessiva del nostro distretto.

Portate con Voi testa e cuore, la testa da sola non basta!

Insieme, solo insieme, senza difendere interessi di parte, abbandonando la polemica e la logica del compromesso e del sospetto, c’è la faremo ad assicurare

Lunga Vita al CIS.

Prendete coraggio e rispondete, fate Vostro questo blog che non ospita ingiurie o colorate calunnie, ma solo gente d’onore.

E’ facile colpire nel buio, lanciare irresponsabili fendenti in maniera anonima.

Questi figuri sono messaggeri di morte, tendono allo sfascio perché non hanno idee ma coltivano solo il proprio livore.

Questa è la voce ufficiale del Patto di Sindacato, non solo quella del direttivo ma quella corale di decine di soci di alte qualità morali che non ci hanno mai, mai, mai, fatto mancare stima, fiducia e, soprattutto, affetto amicale.

E’ l’ennesimo capitolo del libro ‘ Cuore ‘?

Cosa c’è di più bello della consapevolezza che il CIS ha un cuore per difendere la sua vita.

Nei prossimi giorni Vi illustreremo i nostri progetti per rilanciare il CIS in un disegno equilibrato e realistico all’altezza delle nostre possibilità.

Cordialmente

Il direttivo del Patto di Sindacato di voto dei soci della CIS S.p.A

 

 

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