La differenza fra il buono ed il buonismo.

Trascinare ancora la discussione sulle responsabilità della nostra attuale condizione è un opera inutile e dannosa.

Non porta da nessuna parte ed impedisce di cogliere un segnale importante, emerso in maniera forte nell’ultima affollata assemblea del 16 luglio.

La gente del CIS ha chiesto in maniera chiara di dare una svolta definitiva al torpore che avvolge la nostra società.

La gente è stanca di subire l ‘invadenza asfissiante del giogo finanziario.

La gente vuole fare impresa e mettere in un cassetto il suo contratto di utenza immobiliare.

La gente vuole una guida sicura, vuole proposte non commenti.

Di chi è la colpa?

Di tutti noi che abbiamo abbandonato per anni la cura dei nostri interessi comuni d’impresa, vivendo in maniera disimpegnata il ruolo sociale di natura consortile.

I conti, i numeri stanno scritti, chiunque può leggerli.

I numeri non si interpretano, la matematica non è un’opinione.

Quei numeri ci dicono che dobbiamo cambiare, ma per cambiare bisogna vivere con intensità il nostro tempo, non morire solo per il gusto di difendere un principio di giustizialismo.

Non vorrei mai dire: avevo ragione, ve l’avevo detto.

Preferisco dire: ricomincio da qui, comunque sia.

Ho in gran conto il passato, ma guardo con fiducia al futuro.

I miti non si abbattono, la bandiera non si sporca di fango.

La gente giusta se la bandiera cade, la raccoglie ed a qualsiasi costo la solleva perché sventoli di nuovo.

La bandiera rappresenta un popolo con i suoi ideali, non ha mai rappresentato un uomo.

Domani, si, proprio domani si ricomincia.

Da dove?

Dalla manovra finanziaria per mettere in sicurezza il CIS.

Quella proposta dall’organo amministrativo è giusta?

Contiene molti elementi condivisibili, nell’attuale situazione di fatto e di diritto.

Si può correggere?

Nella sua linea generale andrà rispettata, ma potrà essere migliorata nella sua applicazione.

E’ il punto di partenza non la meta di arrivo.

Ve ne daremo conto.

 

Il ruolo del Patto di Sindacato.

 

Quando lanciai la proposta fui chiaro, non promisi la guerra.

Rileggete il testo che avete sottoscritto al momento dell’adesione.

I sottoscritti azionisti e/o usufruttuari delle azioni della CIS S.p.A., di seguito denominati ” Partecipanti”,

- riconosciuta l’utilità di rafforzare la propria posizione nella società al fine di contribuire, con una unità di indirizzo al migliore raggiungimento degli obbiettivi della società stessa, in un momento particolarmente impegnativo per le scelte strategiche che gli azionisti dovranno effettuare

- convengono di costituire un sindacato per l’esercizio del voto, concernente azioni CIS SpA

Ricordate la prima riunione?

Non era una sfida, ma un movimento di idee a viso aperto, nato tra i soci per ricostruire quello spirito consortile che si stava smarrendo.

Avete nominato il Vostro direttivo ed avete fatto la scelta giusta.

Un anno di lavoro intenso in condizioni difficili, sul blog sono stati pubblicati circa 80 articoli.

Nessuno, nessuno dei nostri problemi è stato trascurato.

La voce è stata sempre chiara e rigorosa.

Molti rilievi sono stati annotati in maniera formale nelle sedi competenti.

Unico l’obiettivo, dichiarato decine di volte, sin dall’assemblea del luglio 2013:

Ridare voce ad una assemblea responsabile.

Cosa pensate possa realizzare un piccolo gruppo di soci ed, ancor meno io da solo?

Nulla!

Penso che sia utile continuare a ripetere quello che abbiamo detto e ridetto, senza fare sconti a nessuno.

Se proprio Vi piace rileggete il blog, ci troverete di tutto ma non servirà a niente se non sarete capaci di ripartire da zero per ricostruire il nostro Cis.

Volete un miracolo?

Rivolgetevi altrove.

Noi non ne siamo capaci.

Volete abbattere Cesare?

Siete proprio sicuri che questo cambierà il nostro destino?

Di fronte a Voi si aprirebbe un precipizio tanto profondo nel quale si perderebbe la memoria del nostro CIS.

Non abbiamo tante opzioni, ma una sola: restare insieme e ricostruire un passo per volta la fiducia, non solo fra noi ma, soprattutto intorno a noi.

Mi piacerebbe passare per un buonista, se attribuite a questa definizione la ricerca del ‘buono‘, ma se pensate al buonismo come segno di debolezza o, ancor peggio, di accomodante condiscendenza, Vi sbagliate di grosso.

Non mi sono mai arreso e mi batto con maggior vigore se la corsa è in salita.

Emilio ” ciacca e medica ” e sia!

Dice quello che pensa senza offendere nessuno, propone un confronto sui fatti, e se è necessario, ha l’umiltà di chiedere con insistenza l’ascolto di chi ha il potere ed il dovere di ascoltare.

Non mollo mai, credo nell’uomo e rispetto la dignità di ognuno.

Ne sanno qualcosa i soci più deboli!

Conservo tra le parole più belle quelle che mi hanno dedicato, con le lacrime agli occhi, alcuni soci colpiti dall’azione fallimentare.

Ho assunto sulle mie spalle e su quelle dei miei splendidi colleghi del direttivo tutto il peso di una posizione impopolare che alimentava la divisione sociale.

Quello che è successo pesa ancora sulla mia coscienza e continuo a sperare che dal nuovo che nasce possa germogliare anche per quella gente una soluzione.

Continuo a mantenere i contatti con tutti, soci e legali, spero di creare un incontro con i curatori, cerco una soluzione; non la conosco, ma sento che la troverò.

In ultimo Vi testimonio sul mio onore che un patto forte di intesa fra gentiluomini è stato consacrato fra il Presidente e l’assemblea il 16 luglio, ma solo in quella sede, non un momento prima!

Onore al CIS!

Il Patto ha solo il merito di averla cercata quella intesa e la gioia di averla trovata.

Chi violerà quella tregua, da qualsiasi parte stia, si assumerà una grande responsabilità e metterà a rischio la vita stessa del CIS.

Guardate con fiducia al Patto di Sindacato, siamo fortemente compromessi ma solo in affari di cuore.

Proponiamo di incontrare, almeno una volta, prima del periodo feriale per consolidare l’intesa.

Invito il Presidente a dare una disponibilità in tal senso.

Sarebbe utile sottoporre le nostre proposte e i nostri progetti per impostare subito un programma e una intesa di lavoro.

In un momento così delicato, alla vigilia di altre assemblee di società del gruppo, il ritrovato impegno consortile del CIS potrà rappresentare, come in passato, un forte elemento di aggregazione sul quale fondare una ripresa complessiva del nostro distretto.

Portate con Voi testa e cuore, la testa da sola non basta!

Insieme, solo insieme, senza difendere interessi di parte, abbandonando la polemica e la logica del compromesso e del sospetto, c’è la faremo ad assicurare

Lunga Vita al CIS.

Prendete coraggio e rispondete, fate Vostro questo blog che non ospita ingiurie o colorate calunnie, ma solo gente d’onore.

E’ facile colpire nel buio, lanciare irresponsabili fendenti in maniera anonima.

Questi figuri sono messaggeri di morte, tendono allo sfascio perché non hanno idee ma coltivano solo il proprio livore.

Questa è la voce ufficiale del Patto di Sindacato, non solo quella del direttivo ma quella corale di decine di soci di alte qualità morali che non ci hanno mai, mai, mai, fatto mancare stima, fiducia e, soprattutto, affetto amicale.

E’ l’ennesimo capitolo del libro ‘ Cuore ‘?

Cosa c’è di più bello della consapevolezza che il CIS ha un cuore per difendere la sua vita.

Nei prossimi giorni Vi illustreremo i nostri progetti per rilanciare il CIS in un disegno equilibrato e realistico all’altezza delle nostre possibilità.

Cordialmente

Il direttivo del Patto di Sindacato di voto dei soci della CIS S.p.A

 

 

Depositi doganali: Sentenza della Corte di giustizia europea.

REVERS CHARGE: IVA non dovuta all’importazione.

Sentenza_C_272_2013_reverse_charge

In data 17 luglio 2014 la Sesta Sezione della corte nella causa C-272/13 nel procedimento Equoland  Soc.coop, arl contro Agenzia delle Dogane – ufficio delle Dogane di Livorno ha pronunciato una illuminante sentenza nella quale si conferma che ad uno stato membro non è consentito di chiedere il pagamento dell’IVA all’importazione qualora tale imposta risulti già regolarizzata con l’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile, attraverso l’auto fatturazione ed una registrazione nel registro degli acquisì e delle vendite del soggetto passivo.

La domanda verteva sulla richiesta di interpretazione dell’art.16 della sesta direttiva 77/388/CEE del Consiglio, del 27 maggio 1977 in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sugli affari.

La sentenza conferma che la non applicabilità dell’imposta all’introduzione fisica delle merci in un deposito doganale non è in contrasto con la normativa comunitaria.

Allego il testo integrale della sentenza per le opportune valutazioni di merito a tanti imprenditori che operano nel Distretto CIS INTERPORTO.

Ringrazio vivamente il mio fraterno amico dr. Giovanni Gargano, che segue da anni con passione, competenza e professionalità questo delicato settore fiscale, perché mi ha dato l’occasione di diffondere con tempestività una corretta informazione fiscale su un tema così delicato ed interessante per il nostro consorzio di imprese.

Cordialmente

Emilio D’ Angelo

Patto di Sindacato dei soci della CIS S.p.A.

Approfondimenti e commenti pubblicati su Il sole 24 ore sezione Norme e Tributi del 18 luglio 2014 a cura di Alessandro Fruscione e Benedetto Santacroce.

Chi ha interesse ad ulteriori approfondimenti si può collegare al link sottostante:

http://www.giannigargano.it/

Onore al CIS

L’assemblea di ieri ha segnato una svolta decisiva nella nostra aspettativa di Lunga Vita al CIS.

Vi ricordate in un mio articolo scrissi che il buio non esiste.

Qualcuno è capace di spegnere o accendere il buio?

Ieri in assemblea è tornata la luce: la forza della consapevolezza, il peso della responsabilità, l’equilibrio della ragione, la passione sociale.

La gente forte si riconosce nei momenti difficili.

Ieri la gente ha capito che doveva dare una risposta, una risposta forte all’esterno e quella risposta l’ha data: netta, convinta, generosa.

Hanno detto: Onore al CIS

 

Questa è casa mia e la difendo con tutte le mie forze.

E’ casa mia, lo sarà dei miei figli e dei miei nipoti.

Abbiamo stretto un Patto, un Patto di onore, con l’organo amministrativo che dovrà traghettare il passaggio al nuovo corso.

Il ripianamento finanziario è il fiume che dobbiamo attraversare.

L’obiettivo, ieri sembrava impossibile, oggi non è molto lontano.

Si apre un tavolo di confronto fra vertice e base.

La funzione del Patto di Sindacato risulta determinante, perché consente una rappresentazione unitaria e responsabile delle aspettative della base societaria.

Nell’assemblea queste qualità sono emerse, non come espressione di un singolo, ma come un faticoso lavoro di gruppo.

Noi continueremo a portare avanti le nostre proposte in un costruttivo confronto.

Oggi è un giorno di festa, perché il CIS ha ritrovato forza nella sua unità.

E’ anche giorno di riflessione perché ognuno consideri con attenzione quanto è cambiato il destino del CIS da un giorno all’altro.

Ed io sono onorato d’aver contribuito al lavoro del Patto per questo miracolo.

I miracoli li fa Dio ma si serve degli uomini.

Ieri ne ha trovato duecento.

Lunga vita al CIS

Il Patto di Sindacato di voto dei soci della CIS S.p.A.

 

Buongiorno CIS

Ti auguro un giorno straordinario nel quale ritrovi l’antica passione e realizzi tutte le tue speranze.
Non guardare indietro con malinconia ma con orgoglio per quello che sei stato capace di fare.
Guarda avanti con la speranza e la fiducia di un vecchio leone ferito che vuole vivere per proteggere i suoi figli.
Non ascoltare le urla scomposte che cercano di stordirti agitando gli spettri della morte.
Non ti curare dei falsi profeti della verità, vigliaccamente anonimi: schizzi di fango che il vento riporta da dove sono venuti.
Impara a riconoscere chi ti vuole veramente bene anche quando quello che dice non ti piace.
Ti è più fedele chi con dolore cura le tue pene o chi le nasconde?
Accetta la mano amica e respingi le insidie che tesse la falsa grandezza e la cupidigia.
Chi cade e si rialza vale molto di più di chi vince senza cadere mai.
Oggi è il giorno più importante della tua vita, sei caduto ma puoi rialzarti.
Dipende solo da quante braccia ti solleveranno.
Le mie ci sono e le muovono un cuore generoso ed una mente lucida.

Una lunga vita a Te

Con affetto

Il Patto

Mercoledì 16 luglio 2014 giorno dedicato alla Madonna del Carmelo venerata nella Storica Basilica di Piazza Mercato a Napoli, radice e memoria del nostro CIS.

Cari soci,

Vi prego di intervenire questa sera con l’animo disposto all’ascolto ed il cuore aperto alla speranza.
Nessuno, nessuno, nessuno porti in assemblea livore, risentimenti, invidie, voglie di protagonismo.
Tutti portino in assemblea la disponibilità a costruire, proposte e non critiche, correzioni non sentenze.
Il nostro piccolo mondo ci guarda, diamo prova con onore di essere soci CIS.
Ricordate sempre che quando immaginate qualsiasi azione di rivalsa nei confronti del CIS, state segando il ramo sul quale avete costruito faticosamente il Vostro nido.
Prudenza, pazienza, fermezza, rigore, impegno, disponibilità al confronto , ma, soprattutto, il cuore, ci daranno la forza di rialzarci e riprendere a correre.
Rispetto, correttezza, memoria del passato per chi ci rappresenta, non manchino mai.

Una società senza memoria non ha futuro.

La memoria serve per correggere gli errori non per oltraggiare il nostro passato.

Onore al CIS.

Buona assemblea e non dimenticate mai
Lunga vita al CIS
Emilio D’Angelo

Ecco i responsabili di una città finita in rovina.

Il filosofo Aldo Masullo nell’articolo pubblicato domenica 13 luglio interviene con consueta saggezza nel dibattito avviato nella società civile ” dinnanzi all’inquietante crisi della vita napoletana di cui vistosi simboli nell’immediato, sono il crollo di un centralissimo cornicione monumentale che uccide un ragazzino innocente e la polizia municipale che scaccia le bancarelle dallo storico mercatino dei libri d’occasione in una città sempre più impoverita di librerie”.

All’autore torna prepotentemente alla memoria uno dei “ricordi” di Francesco Guicciardini, scritto prima del 1528.

” è vero che le città sono mortali come gli uomini”.

La differenza è che gli uomini sono di carne e sangue e perciò sono destinati a corrompersi.

Le città non per questo possono perire ma ” o per mala fortuna o per malo reggimento, cioè per i partiti imprudenti presi da chi governa”.

In effetti, la mala sorte, gli effetti catastrofici sono relativamente rari.

Sono dunque gli errori di chi governa quasi sempre causa delle ruine delle città.

Il lucido pensiero di un uomo saggio si sviluppa sul disimpegno della società civile che non riesce a realizzare un intervento responsabile, pur avvertendo la necessità di dare una risposta costruttiva.

Esiste una divaricazione profonda tra borghesia e politica, ovvero fra una classe di intellettuali ed imprenditori ed una classe di decisori istituzionali.

” si potrebbe parlare di una scissione tra un pensiero senza potere decisionale ed un potere decisionale senza pensiero”.

La cosa peggiore è che ognuna delle due parti si è servita dell’altra per i propri particolari interessi.

Liberamente tratto dal citato articolo pubblicato su: IL MATTINO di Napoli

Cari soci,

Ho voluto sottoporre a Voi queste riflessioni che trovo di eccezionale efficacia.

Napoli è un po’ lo specchio della nostra situazione e non è un caso.

Noi siamo figli di questa terra meridionale, ricca di ingegni e professionalità, ma povera di coraggio per gestire un cambiamento.

Siamo rassegnati, come se la nostra condizione fosse inevitabile.

Abbiamo paura di cambiare, non guardiamo avanti, ma continuiamo a guardare indietro e preferiamo una lenta morte “sicura” piuttosto che una lunga vita ” insicura”.

Quasi che la morte potesse dare sicurezza e la vita solo rischio.

Cerchiamo continuamente un alibi per giustificare la nostra paura e trasformiamo in coraggio la scelta di non cambiare nulla per rotolarci nel nostro vissuto.

Io appartengo alla categoria di quelli che pensano di lottare per la vita sino all’ultimo respiro.

Se sapessi di dover morire domani, impiegherei oggi per lottare ancora.

Il nostro CIS non è un “centro commerciale” ma la vita di un popolo che ha dedicato tutte le sue energie per affermare un principio fondamentale dell’uomo: la dignità del proprio lavoro.

Il CIS non è rappresentato da un importo dichiarato nel capitale sociale, fortemente intaccato dagli ultimi risultati contabili.

Il CIS è rappresentato da un capitale umano costituito da trecento soci, dalle loro famiglie, dalle migliaia di collaboratori che ogni mattina escono di casa, salutano mogli, figli, nipoti per andare a realizzare la dignità del proprio lavoro.

Per quella gente, per la mia gente continuerò a lottare.

Le persone più care mi domandano: ma chi te lo fa fare?

La gente al momento opportuno sceglierà la soluzione più semplice: non fare!

Ho un grande limite, credo nella forza della verità e nel cuore della gente!

Ho vissuto un momento difficile dopo il 29 maggio, il mio cuore non ha retto la tensione e sono stato costretto ad una necessaria pausa.

In quei giorni ho avuto il conforto e la solidarietà della mia famiglia e dei miei amici.

Primi fra tutti i colleghi del direttivo del Patto, persone eccezionali che prima mi amano e poi mi stimano.

Ciro mi ha offerto il suo braccio per appoggiarmi quando stavo cadendo sotto i colpi feroci della delusione. E’ un uomo generoso ed un imprenditore di qualità, un pezzo di pane che non vuole essere tagliato con il coltello ma spezzato con le mani amiche.

Rosita è una donna intelligente, colta, sensibile e raccoglie in sé tante qualità che avrei difficoltà a rappresentarle in una breve sintesi.

Gianni è un giovane signore di altri tempi. Garbo, intelligenza e tolleranza sono il contrassegno di un dono di famiglia.

Gaetano è stata una sorpresa straordinaria; conoscevo le due doti umane e professionali ma non avrei mai potuto immaginarne l’eccellenza senza frequentarlo.

Infine Luigi, il più giovane, quando ricordo questo naturale privilegio, quasi me ne vuole.

Ha una preparazione scientifica di gran livello, quando riuscirà ad applicarla senza il rigore della logica ma con la moderazione del cuore, sarà il migliore di tutti noi.

Oggi Ciro restituisce a me la stola di servizio, poiché non sarà presente alla prossima assemblea.

Io porterò la sua delega come il segno più visibile della nostra amicizia.

Nella prossima assemblea il Patto sarà guidato da me, il vecchio del gruppo, un gruppo unito che ha realizzato già il suo sogno: esistere!

Per costruire, mai per distruggere, incantati sognatori di un CIS capace di scegliere il suo futuro.

Buona assemblea a tutti e non dimenticate mai:

Lunga Vita al CIS

Emilio

*****

Vi invitiamo tutti a casa del PATTO, nel nostro CIS, isola 4 n.432

lunedì 14 alle ore 18:00

 

I componenti del Direttivo:

Rosa Saggese, ed in ordine di età, Emilio D’Angelo, Ciro Cozzolino, Giovanni Imparato, Gaetano Casillo, Luigi Cacciapuoti.

Non c’é peggior cieco di chi non vuol vedere!

Cari soci,

L’attività del Patto di Sindacato di voto trova la sua conclusione nella prossima assemblea del 16 luglio.
Un anno intenso: riunioni con i soci, incontri quotidiani del direttivo, verifiche tecniche con i consulenti del Patto, confronto con qualsiasi socio, anche non aderente; questo é stato il nostro lavoro.
Decine di legali che assistevano i soci in difficoltà hanno trovato sempre la porta aperta, in un clima di collaborazione e disponibilità.
Abbiamo mantenuto un rapporto responsabile con tutti, senza mai eccedere nella difesa delle nostre ragioni.
La gente ha avuto fiducia e si é iscritta al Patto perché é stata l’unica luce accesa in un mondo buio, governato dall’incertezza, dalle promesse mancate e dall’arroganza della gestione del potere.
Un poco per volta siamo stati chiusi in un angolo con azioni di contrasto ingiustificate.
Abbiamo presentato le nostre proposte di risanamento finanziario, perseguendo un unico scopo: lunga vita al CIS.
Noi vogliamo il frazionamento dei mutui, con accollo diretto dei singoli soci, con la finalità di consentire finalmente il riscatto dei capannoni.

Vogliamo ridurre gradualmente la funzione finanziaria della società che sino ad oggi ha procurato la demolizione della nostra vocazione costitutiva.

Vogliamo la divisione netta degli interessi tra CIS ed Interporto.

Vogliamo la restituzione diretta da Interporto dei finanziamenti erogati, senza passare attraverso il ceto bancario.

Chiediamo una giustificazione ragionevole su due argomenti essenziali.

Perché il progetto zona Franca é stato trasferito integralmente ad Interporto Campano in regime di concorrenza con il CIS?
Perché il Presidente, nella duplice carica nel CIS e nell’Interporto, ha autorizzato, in conflitto d’interessi, un finanziamento cospicuo all’Interporto Campano, utilizzando risorse incassate dai sub mutui e destinate a ridurre il debito con le Banche per il mutuo principale?

Due cifre semplici semplici.

Il credito verso Interporto al 31.12.2013 assomma a euro 37.153.696.
Le disponibilità liquide alla stessa data assommano a euro 11.207.628
Il debito verso le banche al 31.12.2013 assomma a euro 46.057.066

Questo quadro contabile dimostra che esisteva la possibilità di contenere lo scoperto con le Banche da mutuo, se le risorse incassate venivano destinate correttamente.

Dimostra, pure, che la gestione monocratica di CIS ed Interporto produce una commistione di interessi, allo stato disastrosa per il CIS.

Dimostra che non c’é rischio di continuità aziendale se le risorse vengono correttamente destinate e se si contengono i costi, in particolare quelli da interessi e derivati.

Stiamo parlando da oltre un anno di un costosissimo progetto di risanamento, impiegando i migliori consulenti, ma il progetto non arriva mai.
Perché ?
Dimenticavo, é colpa del Patto che parlando,parlando ha fatto luce sulla gestione!

Badate bene, oggi sul CIS sono puntati gli occhi dell’opinione pubblica.
La società con l’azione fallimentare ha determinato l’attenzione di giudici, avvocati, curatori, introducendo nel nostro contesto consortile, nuove figure che non condividono i nostri stessi interessi e le nostre finalità.

Questo ha fatto il Patto: ha implorato il Presidente per evitare questa soluzione e cercare la strada della mediazione, dell’accordo commerciale, nell’interesse di tutti.
Siamo diventati il Patto dei falliti, e qualche socio ci ha creduto e si é tirato indietro.

Tutto quello che abbiamo prodotto, un anno di impegno e sacrificio personale, penso che valgano qualcosa.
Nessuno Vi ha mai chiesto nulla, siete venuti spontaneamente ad iscrivervi al Patto.
Ora é il momento che conta, potete decidere come volete.
La Vostra firma di sottoscrizione vale molto ma noi non Vi chiediamo di rispettare l’impegno.
Vogliamo solo sapere chi rappresentiamo!

Non abbiamo avuto la disponibilità del nostro consueto luogo d’incontro

Vi invito tutti a casa del PATTO, nel nostro CIS, isola 4 n.432 lunedì 14 alle ore 18:00

Speriamo che la vigilanza non Vi blocchi per motivi di regolamento condominiale, siate puntuali perché dopo una certa ora ci potrebbero chiedere di uscire dal CIS.
Sono invitati all’incontro solo i soci.
Lunga vita al CIS

Emilio D’Angelo in proprio ed in nome e per conto del Direttivo del Patto di sindacato di voto dei soci della CIS SPA

Fatti e contratti. Facoltà di riscatto: un percorso infinito.

Quando nacque il CIS fu definito, con esemplare equilibrio, un duplice profilo di partecipazione dei soci all’impresa.

Da un lato  il socio azionista aveva  la facoltà di partecipare alla vita sociale ed indirizzarne la politica attraverso l ‘esercizio del voto in assemblea.

Dall’altro il socio utilizzatore del lotto assegnato, attraverso  le convenzioni contrattuali, regolava il proprio rapporto con la società per il possesso e l’utilizzo del cespite.

La prima convenzione contrattuale prevedeva che il socio utilizzatore fosse un promittente acquirente e si sarebbe dovuta concludere con l’acquisto a titolo definitivo del lotto posseduto.

Solo successivamente, per cogliere i vantaggi di un’unica richiesta di sistema per usufruire del contributo a fondo perduto e del finanziamento agevolato concesso dall’Isveimer,  le parti sciolsero per mutuo consenso la convenzione intercorsa  e trasformarono il rapporto contrattuale.

Venne proposto ai soci di rinunciare all’acquisto definitivo del lotto pur conservandone la piena utilizzazione attraverso un contratto di leasing con diritto di riscatto.

Ho già ricordato in altre occasioni la genialità , l’equilibrio giuridico  ed il profondo senso di equità che appartenevano al compianto notaio Canio Restaino.

Ho un vivo ricordo della proposta che elaborò, su indicazione dell’organo amministrativo, con originale intuizione e presentò personalmente in assemblea.

Egli espose con chiarezza le modalità della modifica contrattuale ed illustrando la proposta, ci disse che il contratto di leasing consentiva tutte le facoltà normalmente attribuite al diritto di proprietà : il possesso, la libera utilizzazione, il titolo e, quindi, la capacità di credito attraverso il pegno.

La soluzione presentava,inoltre, notevoli vantaggi fiscali , consentendo un piano di ammortamento del costo molto più veloce e conveniente.

Nel predisporre il contratto di leasing, un vero capolavoro di equità, ebbe cura di usare una terminologia chiara che non lasciava spazio ad equivoci o incomprensioni.

Riuscì ad interpretare la condizione contrattuale di quel momento storico e nella parte introduttiva disegnò la solennità di quel patto, scrivendo con esemplare senso del diritto:

le parti ‘ consacrano ‘ nel presente documento  le norme contrattuali di una locazione finanziaria relativa allo stesso lotto che era oggetto della convenzione revocata.

SIAMO NELL’ANNO 1988 ! 

Il termine per il riscatto definitivo fu fissato per il 31 ottobre 2002 per il primo insediamento del CIS, che comprendeva sei isole.

Ebbene quante manipolazioni ha subito quella consacrazione.

Siamo a circa dodici anni di distanza da quel termine ed una percentuale irrisoria di soci ha ottenuto il riscatto.

A quali condizioni?

Parlo per esperienza diretta e documentata.

Dopo reiterate richieste nel 2004 mi fu sottoposto il contratto di acquisto per il riscatto definitivo del mio lotto, avendo puntualmente adempiuto a tutte le obbligazioni .

Tale contratto introduceva nuovi vincoli, non previsti nel contatto di leasing, che non avrebbero potuto modificarne l’impianto normativo.

Non esisteva la possibilità di resistere se non in sede giudiziaria.

Rinunciai all’azione, preferendo privilegiare l’interesse generale e lo spirito consortile  della società.

E continuo a farlo dopo tanti anni!

Ancora oggi a quei soci che hanno titolo e legittimità per chiedere il riscatto, facoltà unilaterale maturata da ben 12 anni, viene sottoposto alla firma un contratto che prevede questi vincoli  innovativi.

Pare quasi che la società, nell’adempimento di un impegno contrattuale , conceda un favore al socio che esercita il suo diritto dopo tanti anni.

Nel corso del tempo, sono tantissime le manipolazioni che hanno impedito l’esercizio del diritto di riscatto, differito in varie occasioni per motivazioni diverse.

Sembrava la tela di Penelope, ogni volta che di giorno si avvicinava la scadenza, di notte si allontanava.

Un traguardo mobile.

Il colpo definitivo al diritto di riscatto è stato inferto dalla proposta di rifinanziamento attraverso il sub mutuo.

Quella operazione che proprio in questi ultimi dieci anni ha messo in crisi il sistema immobiliare e commerciale del CIS.

Attraverso la gestione della proprietà degli immobili l’organo amministrativo ha mantenuto un potere straordinario sui soci, come si evince in tutta questa vicenda.

Una soggezione dei legittimi diritti esercitata per dodici anni, oltre la naturale scadenza, ha consentito e favorito una gestione monocratica dell’intero sistema, assoggettandolo ad una politica generale di gruppo.

Tanto basta per collocare tra i diritti negati la qualificazione della politica amministrativa che ha improntato l’azione nell’ultimo decennio.

Il CIS ha abbandonato il progetto costitutivo per diventare una società immobiliare e finanziaria con evidente deprezzamento della sua vocazione costitutiva.

La sala di comando è stata concentrata nell’Interporto Campano attraverso la contemporanea presenza al vertice dell’organo amministrativo del Cav. Giovanni Punzo nelle due società.

La centrale operativa delle due società è, parimenti, coesistita per tutto il periodo in area Interporto.

Gli stessi dipendenti del Cis, ed in particolare quelli con compiti dirigenziali di alto profilo, sono stati impiegati, indipendentemente dal ruolo, anche nell’ambito della struttura interportuale.

Il CIS é rimasto privato dalla propria autonomia strategica e fortemente condizionato dalla strategia di gruppo.

Questo aspetto ha progressivamente influenzato la politica societaria ed  è risultato ancora più marcato, nel definitivo abbandono del progetto ‘zona Franca ‘ in area di competenza Cis, trasferito integralmente alla società Interporto Campano.

L’intera operazione di ristrutturazione finanziaria del mutuo e relativi sub mutui è stata impostata per realizzare  la zona  Franca in area CIS.

In questa direzione era stata impostata la politica di immobilizzo dei lotti liberi ed allo stesso modo anche la politica di acquisizione dei lotti utilizzati dai soci inadempienti.

Venuto meno il progetto zona Franca in area CIS , decade l’esigenza di mantenere i lotti liberi, che rappresentano  un peso insopportabile per la comunità sociale.

Manca un progetto di ricollocazione che consenta di recuperare, nell’ambito di una autonomia societaria, queste risorse, indispensabili per un rapido ripianamento del debito residuo.

Allo stato il progetto prevede ancora quanto illustrato nel luglio scorso, ovvero lo storno dalla debitoria complessiva di un importo pari al valore di circa 100.000 mq di lotti mutuati, prevedendo l’accollo del debito corrispondente ( circa 100 milioni di euro) da parte di una società non identificata che potrà utilizzare i cespiti per la realizzazione della logistica di Zona Franca.

Allo stesso modo la proposta contiene la richiesta  al ceto bancario di abbattere il debito CIS dell ‘importo di mutuo corrispondente agli importi  finanziati dal CIS ad Interporto Campano.

Anche questa indicazione progettuale conferma la strategia del gruppo in favore di Interporto Campano che modificherà solo il suo creditore con il vantaggio di disporre di un corrispondente lotto di capannoni in area CIS, in completa autonomia, per la realizzazione dell’area logistica di Zona Franca.

Quale è la convenienza sociale per il CIS di tale operazione ?

Questa domanda è rimasta senza risposta per circa sei mesi.

L’azione responsabile del Patto di Sindacato è stata non solo respinta  dall’organo amministrativo ma, anzi, ha prodotto una campagna denigratoria che, ancora oggi, a pochi giorni dall’assemblea, prosegue, purtroppo, con successo.

Si è cercato di contrassegnare l’azione del Patto esclusivamente tesa a tutelare la condizione dei soci inadempienti, omettendo di considerare la complessa articolazione di tutta la proposta di ripianamento.

Non è mai stata posta in discussione la legittimità dell’azione concorsuale, ma l’opportunità politica di pervenire ad una soluzione concordata per evitare il clamore che ha prodotto in sede giudiziaria l’azione di un società contro i suoi stessi soci.

I fatti, i numeri, le carte testimoniano il legittimo proposito dei soci aderenti al Patto di restituire al CIS la propria autonomia strategica.

Esistono le condizioni per superare l’attuale stato di crisi, attraverso un ripianamento finanziario strutturato con un meccanismo di frazionamento del mutuo e relativi sub mutui, che produca l’accollo diretto del debito da parte dei soci verso le banche in larga percentuale dei soci in bonis.

Allo stesso modo, recuperando, anche attraverso il ceto bancario, l’importo finanziato ad Interporto, si potrebbe ristrutturare il residuo mutuo CIS, ancorché ridotto dalle posizioni preventivamente frazionate individualmente.

L’importo residuo, relativo a quelle aziende che non hanno merito creditorio individuale, potrebbe essere gestito dalla società anche attraverso un meccanismo di  delegazione di pagamento, prevedendo, ove necessario, la possibilità di un allungamento della data di scadenza.

Resterebbe, poi, da affrontare, in sinergia d’intenti con il ceto bancario, il problema dell’anatocismo che potrebbe trovare sistemazione con una riduzione degli interessi di competenza o dello stesso debito.

Una ripresa della funzione commerciale, in area immobiliare, del CIS consentirebbe di  movimentare il magazzino “capannoni”, restituendo alla società risorse preziose.

Allo stesso modo una ristrutturazione del progetto commerciale delle singole aziende restituirebbe  l’antico valore immobiliare ed una crescita della domanda.

Progetti semplici, che possono essere realizzati con il consenso del ceto bancario ma, soprattutto con l’impegno dei soci.

Non abbiamo molto tempo per decidere, dobbiamo fare uno sforzo per guardare con coraggio al futuro.

Certo occorre un profondo cambiamento di mentalità, abbandonando la tutela assistita.

Nella prossima assemblea si dovrà, necessariamente, provvedere al rinnovo delle cariche in prorogatio, per evitare un ulteriore slittamento di una definizione concordata.

Qualsiasi tentativo di mediazione è stato, sino ad oggi, rifiutato.

Cosa potrà succedere il 16 luglio?

Si può  prevedere che il cav. Punzo sceglierà di presiedere solo una delle due società per evitare di incorrere in conflitto d’interessi e superare il divieto di concorrenza delle due società nella realizzazione di zona Franca.

In dipendenza di questa scelta, noi soci del CIS saremo chiamati a nominare un direttivo che dovrà governare nel prossimo triennio.

Quale progetto di ripianamento svilupperà ?

Riuscirà a mantenere l’autonomia strategica della società , indispensabile per il suo rilancio?

Esprimerà il rispetto della dialettica societaria, garantendo il libero confronto delle idee?

Garantirà l’esercizio del potere collegiale nella disponibilità del consiglio d’amministrazione oppure delegherà come d’abitudine tutti i poteri al Presidente, rinunciando alla determinazione della politica e della strategia societaria?

Queste sono le domande che Vi dovete porre.

Inutili commenti su quello che c’è oltre il cav. Giovanni Punzo, sono solo sintomo di debolezza e di dipendenza psicologica e non ci appartengono.

Se il Cavaliere decide di restare  in sella: viva il Re; se il cavaliere, invece, decide di rinunciare all’incarico di presidenza del CIS, allora bisognerà trovare necessariamente una soluzione interna, magari prevedendo anche di affidare l’incarico di vertice ad un  tecnico di prestigio e sicuro affidamento, conservando le deleghe di potere in seno ad un consiglio ridotto nel numero di componenti, ma, più incisivo e rappresentativo.

Questi argomenti si discutono e non si affidano all’umore dell’assemblea, costretta a decidere in pochi minuti il futuro della sua storia.

Concludo assicurando gli scettici che non si  è  mai visto che una bandiera scelga il suo popolo. Avviene  sempre il contrario: il popolo sceglie la sua bandiera, fiero di seguirla se merita la fiducia.

Quando succede il contrario è brutto segno perché vincono gli interessi e soccombono gli ideali.

Riflettete!

Non potete venire in assemblea senza idee né ideali, avrete già perso il Vostro CIS.

Il direttivo del Patto di Sindacato, a conclusione dell’impegnativo lavoro svolto per ottenere una maggiore attenzione e responsabilità dell’assemblea dei soci, ha deciso all’unanimità di offrire la disponibilità a partecipare alla formazione di un nuovo consiglio d’amministrazione nello spirito unitario e garantista che dovrà informare l’azione del prossimo triennio per rilanciare la nostra vocazione costitutiva ed assicurare Lunga Vita al CIS.

Cordialmente

Emilio D’Angelo

Patto di sindacato di voto dei Soci della CIS S.p.a.

Incontro immaginario

Ho incontrato il signor Patto ed ho subito avvertito una intrigante sensazione di curiosità.

Aveva un atteggiamento un po’ strano, sembrava come quelli che cercano di nascondere un segreto, ma non vedono l ‘ora di rivelarlo!

In questi casi la curiosità ti spinge ad indagare e ci giri intorno, parlando del più e del meno per creare il clima giusto per ricevere una confidenza!

Nel corso della chiacchierata provo a stuzzicarlo, non aspettava altro!

Sai, mi dice, ho fatto un incontro speciale, sono molto contento, ma mi è rimasto un dubbio: forse stavo sognando.

Io, curioso, incalzavo:

Chi hai incontrato di tanto speciale?

Ho incontrato il Presidente.

Ebbene come è andata?

Aspetta ti racconto: Un incontro breve, ma molto cordiale, come ai vecchi tempi.

Ma di cosa avete parlato?

Che domanda! del nostro CIS!

Lui mi teneva un po’ di broncio e, dopo aver ricordato quanta strada avevamo fatto insieme, i sacrifici e l’impegno spesi per noi, alla fine, ha sbottato, a modo suo, in perfetto napoletano doc, ma molto efficace:

Te dicò a’ verìtà, io nun capìsc tu ca’ bbuo’ ra me?

Sono rimasto un po’ perplesso, certo la persona merita rispetto, ma una risposta sincera non potrà offenderlo.

Vale la pena di rischiare, prendo coraggio e rispondo senza esitazione:

Presidente, forse non mi sono spiegato bene, ma io voglio la stessa cosa che ci avete ripetuto per tanti anni:

Prima vienè o’ CIS, poi o’ CIS, poi un’’àltr vota o’ CIS

Mi risponde, questa volta in perfetto italiano:

ma questa non è una risposta!

Ed io di rimando, prendo ancora più coraggio e dico:

Presidente ma Voi rispondete sempre così!

nun pazziamm!

Spiegami in tre parole.

Eccole, non sono proprio tre parole, ma tre concetti.

Vogliamo un CIS unito che continua a fare la testa e non la coda.

Vogliamo un consiglio d’ amministrazione che Lei accompagna ma che decide insieme, si dice collegialmente, per dare un tono professionale, ma noi ci capiamo anche così.

Vogliamo un rilancio commerciale del CIS che parta dalla base, non calato dall’alto.

Vogliamo rimboccarci le maniche, pagare il debito, magari un po’ più comodamente per quelli che non stanno bene bene, ‘sparagnare ‘qualcosa sugli interessi, che sono un po’ salati e mettere la proprietà
in cassaforte , ma ,poi, finalmente ripartire a fare commercio.

Vogliamo partecipare a zona Franca, speramme che se fá !

Lui, perplesso, risponde: questo è tutto, ma che ci voleva….

Ma si nun ci facite parlàr e…… quann parlamm nun ci sentìt

presidentè, ma io ca’ vi avevò ritt primà?

Prima vienè o’ CIS, poi o’ CIS, poi un’’àltr vota o’ CIS

Era a’ verìtà

e poi mi sono svegliato.

Confidenze da un amico del signor Patto.

 

Traduzione del sogno.

Cari soci,

Il grande Eduardo, con filosofia sottile, ci ha insegnato ad interpretare i sogni.

C’è una cultura raffinata nell’esercizio di traduzione, ogni spunto ha un senso, niente viene lasciato al caso.

Ecco, a nome del signor Patto, Vi confessiamo le nostre speranze.

Vorremmo un CIS che ritrova il suo antico prestigio.

Vorremmo una società svincolata da una politica condizionata di gruppo, senza escludere convergenze d’interessi, anzi favorendole.
Una testa non una coda da trascinare con fatica.
Patti chiari ed amicizia lunga.

Vorremmo un organo amministrativo che viva con impegno quotidiano la propria collegialità senza delegare per definizione i propri poteri.

Vorremmo un Presidente che creda in noi e punti a vincere insieme ancore mille battaglie.

Vorremmo un rilancio dell’azione commerciale, sia in senso immobiliare che in quello specifico per le attività delle aziende socie.

Vorremmo programmare lo svincolo definitivo dall’impegno finanziario attraverso l’utilizzazione degli strumenti proposti:frazionamento del mutuo, accollo e delegazione di pagamento.

Vorremmo impegnarci a ricercare soluzioni per eliminare i vincoli di utenza, aprendo ad altri settori sinergici nel mondo della moda: artigianato ed industria manifatturiera specializzata.
Oggi il business si crea organizzando la produzione, questa è la nuova frontiera del vecchio grossista.

Vorremmo creare un sistema semplice di promozione commerciale, attraverso il pieno utilizzo di strumenti telematici e il programmato sviluppo di un progetto di partecipazione fieristica specializzata a livello internazionale.
Il tutto finanziato autonomamente a progetto per gruppi di aziende.

Questo per noi è Sistema.

Decidete Voi se il signor Patto continuerà a sognare o se realizzerà qualche sogno.

Questo proveremo a rappresentare nella prossima assemblea.

Un cordiale saluto collegiale dal direttivo

Rosita Saggese ed in ordine di età:

Emilio D’Angelo, Ciro Cozzolino, Gianni Imparato, Gaetano Casillo, Luigi Cacciapuoti.

___16 luglio 2014: assemblea del Cis.___ Il giorno del giudizio.

Questa parola ha nella sua radice un richiamo forte all’aspirazione di ogni uomo saggio: la giustizia; un valore irrinunciabile che trova forza solo nella coscienza individuale per affermare un principio d’interesse generale.

Quando parlo del giorno del giudizio, non penso a quello che comunemente si intende, come il giorno della resa dei conti.

Sarebbe una triste soddisfazione sperare che quel giorno arrivi solo per condannare o per assolvere, per separare il buono dal cattivo.

Io penso, al giorno del ” giudizio” come a quello nel quale ognuno di noi, senza esclusione alcuna, abbia sufficiente giudizio da scegliere non tanto la soluzione più conveniente, ma quella più giusta, nell’interesse generale per garantire “una lunga vita al CIS”.

Qualcuno pensa che sono un sognatore, troppo invaghito dal proposito di restituire al nostro CIS quella dignità sociale che appare un vago ricordo.

La mortificazione di una società che persegue con l’azione fallimentare un consistente numero dei propri soci, non si cancella facilmente: è una lesione profonda!

Sono consapevole che questo argomento produce dolorose lacerazioni nel tessuto sociale, a maggior ragione perché si sta diffondendo un sentimento di egoistica autodifesa degli interessi personali, che trascura l’ideale della casa comune, una volta definito’ Sistema CIS, e tradisce quello spirito consortile, fondamentale elemento di duraturo successo.

Io rimango, però, fermamente contrario a qualsiasi criterio selettivo della qualità dei soci perché ha insinuato una pericolosa deriva demolitrice dell’asseto consortile della nostra società, avviando un processo di logoramento della vocazione costitutiva.

Non sto parlando di solidarietà umana verso i soci più deboli, ma di un interesse generale a mantenere la nostra integrità aziendale.

Questo è il punto fondamentale della questione: il problema è politico, un problema di politica aziendale.

Molti si affannano a cercare nelle bozze del bilancio, rese disponibili dalla società, elementi di contestazione contabile: lavoro inutile ed improduttivo!

State cercando un piccolo dettaglio, un accorgimento contabile ma non vedete “il problema” che è grande quanto una casa, perché, nella Vostra ricerca, Vi fate assistere solo dalla testa ed avete dimenticato il cuore.

Proprio lì è nascosta la chiave di ricerca.

Dobbiamo decidere se vogliamo rottamare il CIS con una sofisticata operazione di cannibalismo finanziario o se vogliamo rilanciare la centralità e l’autonomia del CIS, stringendoci la mano, l’uno a fianco dell’altro, con un solo ideale: Lunga Vita al Cis.

Ricordate il film “  Pretty Woman “ ?

Parla di donna straordinaria (Julia Roberts) che per amore e dignità rinuncia ai vantaggi di un compromesso morale, perché vuole vivere “la sua favola”.

In quel film il protagonista è un abile finanziere che ha costruito la sua fortuna smontando e rivendendo pezzo per pezzo le aziende in crisi.

Eppure quel freddo uomo d’affari (Richard Gere) rinuncia al suo proposito innanzi alla passione di un vecchio imprenditore che gli rappresenta la vita pulsante che contiene la sua azienda.

Ecco perché Vi dico che il nostro è essenzialmente un problema politico.

Occorre riconoscere che lo stato dell’opera  è una diretta conseguenza di scelte strategiche dell’organo amministrativo, che dura in carica da due mandati al quale si aggiunge un anno, in regime di prorogatio, per un totale di sette anni.

Dall’esame del bilancio 2012 già emergeva in maniera chiara e, dopo un anno, si conferma senza alcun dubbio che la politica societaria è da tempo orientata a frammentare il CIS per favorirne una lenta, naturale migrazione nella sfera dispositiva del contiguo Interporto.

Nel bilancio 2013 si confermano i dati contabili fondamentali che accentuano tale tendenza.

Il progetto iniziale di ripianamento non è mai mutato ed è privo di attuazione da circa due anni.

Basta rileggere il verbale dell’assemblea del luglio scorso, integralmente pubblicato dall’archivio camerale su questo blog, per rilevare che il presidente si scusa per la mancata convocazione dell’assemblea prevista per gennaio 2013, che avrebbe dovuto presentare   la definizione del progetto di ripianamento finanziario, che ad oggi, dopo 18 mesi, manca ancora!

Quale progetto?

Il primitivo disegno prevedeva la realizzazione di una zona Franca in area CIS per la logistica, mentre, invece, il contiguo Interporto avrebbe realizzato l’area relativa alla movimentazione.

Questo progetto iniziale era stato approvato all’unanimità in una specifica assemblea.

In quest’ottica avremmo dovuto individuare una società, con matrice preferenziale in area CIS, che avrebbe assunto la gestione dei capannoni disponibili sia dal punto di vista fisico che finanziario.

La consistenza di questi capannoni era stimata intorno a 100.000 mq.

Sarebbero stati prelevati dallo stock di magazzino, per circa 20.000 mq e da quello in formazione a causa degli inadempimenti di alcune aziende socie.

Il peso finanziario di questa operazione, per rate di mutuo alla scadenza ed oneri condominiali in contenzioso, veniva valutato intorno a 100 milioni di euro, alla scadenza del mutuo (2019).

La trattativa con il ceto bancario, che riguarda esclusivamente CIS, con particolare riferimento al contratto di mutuo fra la nostra società, concedente di ipoteca, ed il Pool di banche, prevede la presenza di Interporto Campano, solo quale terzo datore di pegno su crediti a fronte della propria quota individuale di finanziamento.

Il collegamento tra CIS ed Interporto è assicurata unicamente da una partecipazione diretta ed indiretta del CIS al capitale Interporto.

Il collegamento strategico delle due società è assicurato solidamente nelle mani del Presidente, Cav. Giovanni Punzo, che ricopre, con unanime consenso,la carica nelle due società con ampie deleghe.

Il collegamento fisico tra CIS ed Interporto, che durava da oltre dieci anni, è stato repentinamente interrotto, con decisione presidenziale, in data 19 Maggio u.s. alla vigilia dell’assemblea dei soci prevista per il giorno 29 dello stesso mese.

Quale è stata la linea politica dell’organo amministrativo?

Ha mantenuto inalterato il progetto iniziale, pur in presenza di radicale mutamento delle finalità e dei propositi.

Ha favorito in ogni scelta strategica una posizione privilegiata della società Interporto.

Veniamo ai fatti.

La situazione finanziaria della società avrebbe consentito una politica di conservazione dell’attuale assetto sociale senza alcuna necessità di ricorrere ad una scelta strategica assolutamente contraria al principio di continuità aziendale.

Infatti al 31 dicembre 2013 il credito per finanziamenti verso Interporto risulta di euro 37.153.696 e le disponibilità liquide risultano di euro 11.207.628 per un totale di 48.361.324.

Il sospeso a debito in conto mutuo in linea capitali scaduto è pari a  46.057.066

per interessi  10.155.802.

Tenuto conto che la quota interessi è  in discussione per i problemi conseguenti all’effetto dell’anatocismo, come è stato confermato nel verbale d’assemblea già citato, si può, con certezza contabile, affermare che un differente impiego delle risorse in ambito societario avrebbe impedito la formazione di un incaglio nelle attuali proporzioni, riducendolo ad una consistenza minimale.

Va, pure osservato, per completezza d’insieme, che non era assolutamente necessario creare un allarme sociale così grave con l’azione fallimentare, considerato che esistevano i presupposti, attraverso la mediazione del Patto, per pervenire ad una soluzione commerciale pacifica che prevedeva anche la restituzione dei lotti posseduti.

Occorre considerare, inoltre, che, nell’ambito di una gestione di politica conservativa, sarebbe stato opportuno favorire il ricambio di utenza, incentivando le proposte di trasferimento dei contratti da parte delle aziende socie che non avevano più interesse alla continuità dell’impresa.

Il vero problema è lo stato di ‘ stock ‘ del magazzino capannoni inutilizzati.

Questa tendenza all’immobilizzo immobiliare sembrava giustificata dalla necessità strategica di formare un’area di capannoni da destinare a zona Franca.

Ora alla luce delle ultime decisioni del signor Presidente del CIS che ha orientato la sua scelta per la realizzazione della zona Franca in favore di Interporto Campano, società partecipata, da Lui stesso presieduta, non appare più necessario mantenere la stessa linea politica.

Questa valutazione è confermata dalla repentina chiusura del varco CIS-Interporto, che  ha sancito definitivamente la separazione fisica delle due realtà.

Allo stesso modo è prevista la separazione fisica della centralità amministrativa delle due società che, per dieci lunghi anni, è rimasta concentrata in Interporto Campano con la contemporanea Presidenza del Cav. Giovanni Punzo, in un periodo storico che vedeva accentuarsi la fase di collocazione in area interportuale e, purtroppo, assisteva, invece, ad un lento deprezzamento del valore immobiliare del CIS.

Anche questi sono fatti non tendenziose illazioni.

Infine una considerazione in merito a quanto emerso nell’ultima assemblea del 29 maggio u.s. durante la quale il signor Presidente, dopo il suo discorso introduttivo, ha abbandonato l’assemblea in segno di evidente dispregio delle argomentazioni proposte da una minoranza qualificata.

In tale assemblea i consulenti incaricati di trattare con il ceto bancario ci hanno assicurato che la proposta contiene la richiesta del complessivo accollo del finanziamento del CIS verso Interporto da parte del Pool di Banche a deduzione della debitoria CIS.

Questa proposta non annulla la portata delle considerazioni emerse in questa relazione, anzi, a maggior ragione, conferma che l’intera operazione di ripianamento, allo stato, è improntata in favore di Interporto Campano, in ottica Zona Franca, senza nessun interesse conservativo del CIS.

Considerata l’importanza e la vastità degli argomenti collegati alla presente relazione, nei prossimi giorni approfondirò alcuni aspetti tecnici collegati ai rischi dell’azione fallimentare, al problema dell’anatocismo, alla ricostruzione dei rapporti contrattuali in essere fra le aziende socie e la società e all’organizzazione commerciale ed amministrativa.

Per oggi voglio sottoporre a Voi soci queste valutazioni politiche, sperando che risultino comprensibili e mi scuso sin  d’ora se non sono riuscito ad essere sufficientemente chiaro, ma comprendetemi, non è facile cercare la pace tentando di non fare la guerra.

Quello che voglio trasferire a Voi soci è la convinzione di una società sana che ha risorse sufficienti per affrontare il futuro e conservare la sua vocazione costitutiva.

Solo una scelta politica ci ha portato in questa condizione.

Evidentemente il signor Presidente, come ha spesso ripetuto, non crede più nel nostro CIS ed è affascinato dal mondo della movimentazione delle merci, tanto da girarlo tutto con i nostri funzionari commerciali  per individuare nuove aree d’intervento nell’attività interportuale.

Questa aspirazione è legittima e deve essere rispettata per un sentimento di infinita riconoscenza nei confronti dell’Uomo che con genialità ed impegno, ha creato “un sogno”.

Ebbene SI, noi siamo solo  un consorzio di piccole e medie  aziende, sane ed attive, che vive con orgoglio il proprio ruolo di distribuzione, nulla a vedere con le grandi imprese multinazionali.

Abbiamo un solo diritto, un’aspirazione profonda, quello di sopravvivere per noi, per i nostri figli e per la nostra storia.

Signor Presidente ci concedete questa facoltà?

E Voi, colleghi soci, volete conservare il Vostro CIS nella sua vocazione costitutiva o preferite accettare per indolenza o convenienza personale una soluzione di subordinazione ad altra società che impiegherà il nostro finanziamento per accollarsi il nostro debito ed acquisire in una fase successiva la disponibilità dei lotti interessati per sviluppare in autonomia l’impresa zona Franca?

Il 16 luglio Vi dovrà assistere il giudizio, mai come ora indispensabile per assicurare una lunga vita al CIS.

Questa è l ‘ultima occasione per evitare la frammentazione del CIS.

Dovrete scegliere Voi, si, proprio Voi se confermare la fiducia a questo direttivo e di conseguenza al suo progetto di ripianamento o recuperare quella energia necessaria per rilanciare l’attività della società nella direzione iniziale, nominando un direttivo rinnovato nel metodo di gestione, nelle finalità e nei componenti.

I direttivi non si formano in assemblea in un clima di antagonismo dialettico, ma si costruiscono con pazienza intorno ad un tavolo dove si confrontano con lealtà differenti opinioni, tenendo in gran conto la storia dei principali protagonisti del nostro composito gruppo “morale”, in un clima di ritrovata concordia.

Noi, rappresentanti del Patto di Sindacato, abbiamo svolto con cura e passione il compito assegnatoci da un gran numero di soci.

Ci siamo rapportati sempre lealmente con l’organo amministrativo e continueremo a farlo.

Sono personalmente convinto che la nostra funzione, almeno come è strutturata oggi, può contribuire ancora alla formazione di un progetto condiviso, ma solo sino alla prossima assemblea.

Per questo continueremo ad impegnarci con passione ed equilibrio nell’interesse generale.

Vi ricordo alcune nostre proposte.

La nostra proposta di frazionamento del mutuo con accollo individuale, per la maggioranza dei soci che ne hanno facoltà, ridurrebbe l’esposizione societaria entro limiti di controllo.

Un allungamento della scadenza per la quota relativa alle aziende inadempienti e il rilancio dell’azione commerciale di ricollocazione dei lotti inutilizzati.

Il sostegno finanziario di un prestito obbligazionario sottoscritto dai soci più solidi, consentirebbero, nel loro insieme, di superare agevolmente l’attuale stato di incaglio.

Un saluto speciale voglio dedicarlo a Voi Banche, con il rinnovato ringraziamento per la fiducia concessa, ma soprattutto perché con apprezzabile prudenza state riflettendo sulla Vostra decisione per capire quale è quella più giusta, non quella più conveniente, e questo Vi rende onore.

Lunga vita al CIS

Emilio D’Angelo

La Vita spezzata di Ciro Esposito.

Ciro Esposito é morto: portava un nome ed un cognome che più Napoli non ci può stare dentro a qualsiasi altro nome.
La sua fine é emblematica di quello che, dalla caduta dei Borbone, si consuma sulla pelle della nostra città :
Violenza e prevaricazione impunite ed imbonite da libri di storia ed organi di stampa.
Era andato a godere di una partita di calcio, come me… é incredibile!

Questo messaggio mi é stato inviato da una persona a me molto cara, lo sottopongo a Voi, miei abituali lettori, per una riflessione sul dolore che il nostro popolo é costretto a patire nell’indifferenza generale.

I soliti difensori di turno del ” torto “si affretteranno a giustificare anche un morto ammazzato, cercando nella vittima delle colpe o responsabilità che stanno solo nella mente diabolica che le ha inventate.
Di questa gente, vorrei lo sfizio di vederne il volto, nel giorno del ‘giudizio’, smarrito per l’inesistenza di una scorciatoia, di qualunque servo sciocco o colletto bianco, avidamente prono, che possa evitare la ineluttabile sentenza di condanna, pur nella misericordia di cui solo Dio può essere capace, verso tali farabutti.
Mi inchino, commosso, innanzi alla salma di un cittadino napoletano e prego il Signore che accolga fra le sue braccia un pezzo di questa Napoli martoriata.
Emilio D’Angelo

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