Lunga vita al CIS

Il direttivo del Patto di sindacato di voto della CIS S.p.A. ringrazia tutte le aziende socie che hanno partecipato alla riunione di venerdì 11 aprile nella quale è emersa l’unanime aspirazione di Continuare Insieme Sempre,
nello spirito della nostra vocazione costitutiva.

 

Non esistono spaccature nel nostro consorzio d’imprese; si riafferma, anzi, con univoca indicazione, la volontà di condividere con responsabilità un progetto di riassetto finanziario che affronti anche il tema del rinnovamento del modello gestionale ed organizzativo.

 

Questo ha tentato di rappresentare il direttivo del Patto nel corso dell’attività svolta.

 

Il rapporto di tale attività è stato consegnato alle aziende presenti alla riunione e sarà inoltrata a qualsiasi altra azienda ne faccia richiesta.

 

Tale rapporto non sarà pubblicato sul nostro Blog per evitare che gli argomenti trattati, nello spirito di una normale dialettica societaria, possano essere recepiti all’esterno in maniera distorta.

 

Questa scelta, sofferta ed a lungo ponderata, tende a riaffermare lo spirito costitutivo del Patto che  non si propone di raccogliere adesioni formali, ma vuole contribuire alla formazione di una coscienza assembleare responsabile e consapevole.

 

Questo ci viene richiesto e questo vogliamo realizzare.

 

Solo un dialogo leale e costruttivo potrà consentirci di costruire un futuro stabile e coerente con il nostro progetto costitutivo.

 

Le nostre proposte sono state esposte con chiarezza e tendono a salvaguardare la nostra vocazione imprenditoriale con ragionevole realismo.

 

Rivendichiamo il diritto e il dovere dei soci di esprimere un’opinione su un progetto che determinerà il nostro futuro.

Desideriamo solo che risulti chiaro e condiviso.

 

Siamo certi che la solidità del nostro impianto societario, che si esprime anche attraverso la valenza individuale della maggioranza delle aziende socie, ci consentirà di trovare soluzioni adeguate nel supremo interesse generale.

 

Il confronto, più volte proposto, non si può ridurre ad una prova di forza che si misura col conteggio delle azioni rappresentate, ma solo con un’ampia condivisione, sempre nell’ottica dell’interesse generale.

 

Chiunque creda che il consenso si ottiene con la conta dei voti in assemblea commette un errore fatale, perché privilegia il potere politico a quello della ragione.

 

Nessuno dovrà mai dire o con me o contro di me, né potrà dire o così o senza di me.

 

Non renderebbe onore alla nostra Storia, una storia costruita con passione e sacrificio.

 

La Santa Pasqua, ormai imminente, è un’occasione speciale che ci suggerisce una pausa di riflessione nello spirito autentico del Suo messaggio evangelico.

Ognuno di noi accolga questo messaggio, lo custodisca nella mente e nel cuore e si impegni a testimoniare con coraggio i valori essenziali della dignità umana.

 

A tutti noi, impegnati a costruire il futuro della nostra casa comune, l’augurio sincero di non scegliere mai la soluzione più semplice ma sempre quella più giusta ed equilibrata.

 

Lunga vita al CIS

Il direttivo del Patto di Sindacato

 

pattodisindacatocis@libero.it

Riunione dei soci aderenti al Patto di Sindacato

REPLICA DI PUBBLICAZIONE

Il direttivo del Patto di Sindacato invita tutti i soci del CIS a partecipare ad una riunione che si terrà

Venerdì 11 aprile 2014 alle ore 18:00

Nella sala meeting dell’albergo HOLIDAY INN nel Centro Servizi VULCANO BUONO.

Oggetto della riunione è la verifica dell’attività del direttivo del Patto di Sindacato in relazione al Progetto di Risanamento Finanziario.

Occorre individuare una scelta ampiamente condivisa da rappresentare nelle prossima assemblea societaria, da noi espressamente richiesta.

In quella sede dovremo dare un contributo determinante alle nostre proposte con responsabilità e convinzione.

Alla riunione sono invitati tutti i soci, anche quelli che non hanno sottoscritto la loro adesione.

Sarà una necessaria occasione di confronto.

E’ veramente gradita la presenza dei consulenti dei soci che potranno orientare meglio propri assistiti e contribuire al miglior risultato dell’iniziativa.

Il dito e la luna.

Spesso ci guardiamo intorno, cerchiamo di capire, ricerchiamo le cause della nostra condizione ma non troviamo la strada, restiamo confusi fra mille ipotesi e ci prende lo sconforto.
Poi un poco per volta il quadro ci appare più chiaro, non abbiamo certezze, ma molti dubbi convergenti in un’unica direzione.
Allora dobbiamo verificarli e con cautela chiediamo spiegazioni a chi ha la responsabilità di rispondere: cerchiamo la Luna!

Il nostro dito indica la direzione della Luna, ma chi è il protagonista:

Il dito o la Luna?

Il dito non conta niente, non incide nella buona o nella cattiva sorte, indica solo la direzione.

E’ la Luna che può illuminare o nascondersi fra le nuvole e lasciarci nel buio.

Cari soci

Questa è l’ultima pubblicazione personale.

Dopo il durissimo attacco subito, che ha umiliato profondamente l’impegno e la passione dedicata ad una nobile causa, ho deciso di sospendere le pubblicazioni personali, ad eccezione di quelle che saranno autorizzate dal direttivo del Patto di Sindacato, inerenti all’attività istituzionale.
Questo per dare maggior forza alla nostra azione.
Il Blog non è un capriccio di un socio, né una testimonianza di livore, né un esercizio di insinuazioni.
Non sono capace di produrre questi sentimenti e mi emoziono ancora, con grande passione, se vedo un uomo in difficoltà.
Molti hanno conosciuto questa mia debolezza.
Mi lascio guidare dal cuore ma penso con la testa.
Il Blog senza Il Patto non esisterebbe, è la sua espressione più viva, è il mezzo per sviluppare nelle Vostre coscienze la passione per il nostro CIS.
Per questo ho deciso di dedicarlo esclusivamente al Patto.
Se vive il Patto vivrà il Blog, se muore il Patto, anche il Blog morirà.
Per questo non commenterò la lettera del Presidente.
Nella prossima riunione indetta dal Patto di Sindacato per venerdì p.v. il direttivo presenterà un’ampia relazione dell’attività svolta e, se l’assemblea ne condividerà i contenuti, potrà autorizzare la pubblicazione sul Blog, che varrà come risposta collegiale e condivisa.
Non rinuncio alla speranza di ritrovare quello spirito unitario che ha sempre distinto la nostra società.

Ringrazio tutti coloro che hanno apprezzato il mio lavoro, quelli che hanno commentato, quelli che mi hanno criticato, ma, soprattutto, quelli che mi hanno voluto bene.

Un abbraccio fraterno
Emilio D’Angelo

Azione fallimentare: eccesso di potere?

Lettera aperta al Consiglio d’amministrazione della CIS S.p.A.

Siete tutti consapevoli che il 9 aprile p.v. si ripropone la discussione, presso il Tribunale di Nola, di una prima parte dei ricorsi di fallimento presentati dalla nostra società contro alcuni soci morosi.
Il direttivo del Patto di Sindacato si è adoperato con grande impegno per trovare una soluzione pacifica che abbiamo proposto al Presidente, ottenendo un consenso di massima.
Le condizioni sono state pubblicizzate in una riunione informale con i soci a cura del Patto di sindacato in collaborazione con il dr. Strazzullo alla presenza di alcuni consiglieri.
Abbiamo più volte pubblicato le modalità della proposta, che ha incontrato il vivo interesse delle aziende socie coinvolte e dei legali impegnati nella difesa.

Un breve dettaglio riassuntivo:

A) liquidazione immediata dei canoni scaduti delle quote condominiali in tre soluzioni;

B) nuovo piano di rimborso del residuo mutuo con allungamento di anni 5;

C) impegno al puntuale pagamento sia delle rate condominiali che quelle di mutuo, a pena di decadenza per effetto di una clausola risolutiva espressa che preveda la perdita del beneficio del nuovo termine in caso di reiterato inadempimento.

In questi mesi non si è potuto dare attuazione a quanto concordato in mancanza di un accordo definitivo con il ceto bancario e ciò ha prodotto di fatto l’inefficacia della nostra proposta.
L’organo amministrativo ha accordato alcuni rinvii alle procedure fallimentari in corso, ma perdurando questo clima d’incertezza, l’eventualità che qualche Tribunale non accolga ulteriori rinvii non è molto remota.
Ho il dovere di rappresentare il rischio che qualche azienda socia possa essere dichiarata fallita, pur in presenza di un unico ricorrente : la CIS S.p.A.
Questo è molto grave!
Il fallimento rappresenta la morte civile di un’impresa e mai, dico mai, dobbiamo augurarci che il nostro ricorso venga accolto: un vero suicidio sociale.
Potremmo vincere la nostra peggiore battaglia!
Proprio ora che abbiamo individuato una strada per risanare il contenzioso, in condizioni di sicurezza, rinunciamo ad un concreto piano di risanamento finanziario per inseguire il possesso di capannoni e metterli ‘ a deposito’ invenduti.

A chi giova ?

Abbiamo proposto di desistere definitivamente dall’azione fallimentare e ribadiamo con fermezza e passione la nostra richiesta.
E’ un atto semplice e poco costoso che non pregiudica la riproposizione del ricorso in caso di mancato accordo.
E’ un atto di responsabilità che compete all’organo amministrativo e spiana la strada per una composizione pacifica nel quadro generale del risanamento finanziario.
E’ un atto di grande dignità per tutti noi soci, che trasmette a tutto il consorzio di imprese un vero senso di solidarietà, fondamentale per recuperare ruolo e prestigio nel sistema distributivo.
E’ un atto che rappresenta con chiarezza la solidità del nostro impianto immobiliare e finanziario.
E’ un atto che restituisce all’ambito societario, e solo a quell’ambito, ogni spunto polemico, impedendo la degenerazione delle questioni di merito e di diritto che potrebbero essere oggetto di valutazione in altre sedi.

Nella qualità di rappresentante del Patto e a titolo personale ripropongo alla Vostra coscienza un caso non solo umano, ma di grande implicazione giuridica e morale che Vi obbliga a riconoscere che questi soci inadempienti non meritano la condanna a morte civile e tanto meno la perdita di ogni diritto su un ‘capannone’ che hanno pagato con sacrificio durante un interminabile contratto di leasing, rinviando solo il termine di riscatto per aderire al finanziamento proposto, autorizzando l’iscrizione della relativa ipoteca sull’immobile posseduto, per assecondare una scelta di sistema.
La facoltà del diritto di riscatto realizza un negozio giuridico unilaterale, in cui vi è, infatti, l’esercizio di un diritto potestativo da parte della conduttrice, che è l’unica tenuta ed ammessa ad esprimere la definitiva manifestazione di volontà nei termini fissati dal contratto di leasing.
La stipula del contratto di mutuo, che ha vita autonoma rispetto al contratto di leasing, ha solo rinviato l’esercizio di tale facoltà che rimane impregiudicata e capace di consentire l’effetto traslativo in presenza di regolare adempimento.
Ciò non esclude che all’azienda socia, in presenza di persistente
inadempimento, possa essere richiesta la restituzione del lotto, ma per effetto del contratto di mutuo e non per inadempimento contrattuale di quello di leasing.
La differenza dei due profili è sostanziale perché l’attivazione della procedura concorsuale è inadeguata alle circostanze di fatto e di diritto, realizzando un eccesso “di legittima difesa”, dal momento che sono previste altre opzioni esecutive per tutelare il prevalente interesse consortile.

A voi, signori consiglieri, mi rivolgo perché credo fermamente nel Vostro ruolo e nel potere collegiale che esercitate nell’esclusivo interesse sociale.

Nessuno potrà dire di non sapere e ciascuno di Voi potrà decidere secondo scienza e coscienza.

Mai avrei voluto ricorrere a Voi per rispetto personale, che conservo inalterato, ed ancor più per quello stesso rispetto del potere che rappresentate in questo delicato momento; purtroppo, però, quattro successivi rinvii, di settimana in settimana, hanno impedito un’intesa che sembrava ogni giorno raggiunta e di notte di allontanava, come la tela di Penelope.

Intendevamo concordare due punti essenziali per dare concretezza alla nostra azione:

1) La convocazione di un’assemblea specifica capace di rappresentare ai soci un quadro preciso della situazione finanziaria in ordine al mutuo e relativi sub mutui ed un progetto definitivo di risanamento finanziario.
Questo perché siamo fermamente convinti che esistono le risorse per pianificare un progressivo abbandono della politica finanziaria strutturata sul mutuo e garantita dalle ipoteche sugli immobili dei soci.

2) il momentaneo abbandono della politica esecutiva intrapresa attraverso la presentazione dei ricorsi di fallimento, in attesa delle determinazioni dell’assemblea.

Vedete il potere si autoalimenta attraverso l’esercizio discrezionale di se stesso; è come una pianta che dovrebbe proteggere con la sua ombra tutti, ma,invece, talora distribuisce i suoi frutti solo a quelli che sono disposti ad assoggettarsi ad esso.

Noi non crediamo in questo sistema di potere che toglie all’uomo la dignità di sentirsi tale ed abbiamo abbandonato da tempo la logica del compromesso, disponibili, invece al confronto leale ed equilibrato in qualsiasi momento.

Questa è l’unica strada strada che potevamo percorrere per contenere nell’ambito societario le nostre vicissitudini.

Abbiamo richiesto formalmente la convocazione dell’assemblea, della quale Voi fate parte a maggior titolo per il ruolo rappresentativo che Vi è stato attribuito, ed oggi in maniera informale affidiamo alla Vostra sensibilità questo appello.

Modificare con ragionevole riflessione l’azione intrapresa, non è segno di debolezza ma, anzi, di grande forza di una società che ha sempre fondato sulla solidarietà consortile i principi costitutivi della sua straordinaria impresa.

Noi abbiamo impiegato nell’impresa testa e cuore, abbiamo incontrato, più volte, soci e amministratori, legali della società e dei soci, ci siamo esposti con convinzione a viso scoperto e non ci arrenderemo mai perché non possiamo rischiare di compromettere l’immagine di un sistema commerciale che ha onorato l’imprenditoria meridionale nel corso di un trentennio luminoso.

Lunga, lunga, lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo
In proprio e nella qualità di rappresentante del Patto di Sindacato di voto CIS S.p.A.

Riunione dei soci aderenti al Patto di Sindacato

Riunione dei soci aderenti al Patto di Sindacato.

 

Il direttivo del Patto di Sindacato invita tutti i soci del CIS a partecipare ad una riunione che si terrà

 

Venerdì 11 aprile 2014 alle ore 18:00

 

Nella sala meeting dell’albergo HOLIDAY INN nel Centro Servizi VULCANO BUONO.

 

Oggetto della riunione è la verifica dell’attività del direttivo del Patto di Sindacato in relazione al Progetto di Risanamento Finanziario.

Occorre individuare una scelta ampiamente condivisa da rappresentare nelle prossima assemblea societaria, da noi espressamente richiesta.

In quella sede dovremo dare un contributo determinante alle nostre proposte con responsabilità e convinzione.

 

Alla riunione sono invitati tutti i soci, anche quelli che non hanno sottoscritto la loro adesione.

Sarà una necessaria occasione di confronto.

E’ veramente gradita la presenza dei consulenti dei soci che potranno orientare meglio propri assistiti e contribuire al miglior risultato dell’iniziativa.

 

Un doveroso richiamo alle necessità più impellenti che coinvolgono una trentina di aziende socie, contro le quali la società ha attivato la procedura fallimentare.

Abbiamo rappresentato con fermezza il nostro dissenso, auspicando di trovare adesione alla nostra richiesta di desistenza.

Allo stato l’organo amministrativo della società, pur accogliendo, per via informale, le nostre proposte di mediazione, non ha ancora assunto un atteggiamento univoco e definitivo, ma ha accordato solo il rinvio alle prime udienze.

Consapevoli della grave preoccupazione che assilla tanti colleghi, assicuriamo tutti che continueremo ad esercitare con passione il nostro ruolo sino alla conclusione di questo doloroso aspetto dell’intera vicenda.

 

In considerazione del fatto che, dal giorno 9 aprile in avanti, si ripropongono ulteriori udienze, desideriamo far convergere e confrontare le opinioni dei legali che tutelano gli interessi dei soci per i quali è stato proposto riscorso di fallimento.

 

 

A questo scopo invitiamo tutti i legali incaricati ad una riunione di confronto con il direttivo del Patto di Sindacato per concordare una linea unitaria di comportamento, nei limiti della specificità di ciascun caso.

Proponiamo d’incontrarci martedì 8 aprile alle ore 15,00 presso la sede del Patto di Sindacato:

 

CIS Isola 4 n.432 c\o  Emilio D’Angelo.

 

Ci riserviamo di comunicare, in tempo utile, una sede diversa se si renderà disponibile.

Si prega di confermare via mail.

 

 

emiliodangelo@icloud.com

informazioni generali

Soci aderenti al Patto di Sindacato   n°73

Portatori di n° 10.431.576 di Azioni corrispondenti al 40,12% del capitale sociale

Comunicazione a cura del Direttivo del Patto di Sindacato

pattodisindacatocis@libero.it

Relazione presentata dal direttivo del Patto di Sindacato dei soci del CIS SPA

Relazione presentata dal direttivo del Patto di Sindacato dei soci del CIS SPA
Giovedì 30 gennaio 2014

Proposte di ristrutturazione del contratto di mutuo:
Delegazione – Frazionamento- Accollo.

La nostra proposta si fonda sugli elementi contabili rilevati dal bilancio della società relativo all’esercizio 2012.
Il cuore del problema è rappresentato dall’attuale stato di crisi del finanziamento di scopo sottoscritto dal CIS nel 2004 per l’importo di 275 milioni di euro.
Tale finanziamento è stato utilizzato dal Cis a favore dei soci per singoli finanziamenti (sub mutui) sulla base delle rispettive quote richieste.
Sono stati finanziati, senza valutazione di merito creditorio, 272.000 metri quadrati di capannoni.
Per il CIS il finanziamento rappresenta una partita passante nel senso che la società è considerata un semplice intermediario tra le banche finanziatrici ed i soci beneficiari, veri debitori nei confronti del sistema bancario.
Il mancato pagamento delle rate di sub mutuo ha prodotto un contenzioso pari a circa il 30% dell’importo del finanziamento corrispondente a 100.000 metri quadrati di capannoni di cui circa 20.000 già nella disponibilità del CIS.
Al 31 dicembre 2012 il CIS aveva rimborsato al Pool finanziatore 179 milioni di euro di cui 90 per quota capitale e 89 per interessi al tasso del 6,40%.
Nella quota interessi sono compresi 23 milioni di euro per il costo dei contratti relativi alla copertura dal rischio di aumento dei tassi d’interesse.
Il CIS, rispetto ai tassi correnti, ha una partita a credito di circa 30 milioni di euro.
Per evitare un contenzioso con il Pool di banche, il CIS ha concordato di sospendere i pagamenti delle rate in conto capitale e parte degli interessi al 31 dicembre 2011, preferendo rinegoziare il tasso d’interesse.
Questa scelta strategica fonda la sua ratio nel disegno di trasferire la quota debitoria dei soci morosi, circa 100 milioni di euro, ad una società, non ancora individuata, che si sarebbe assunto il debito ed avrebbe acquisito la disponibilità dei 100.000 metri quadrati di capannoni, circa tre isole dell’attuale CIS, per destinare tale area alla Zona Franca.
La sospensione dei versamenti delle rate di mutuo in conto capitale e parte degli interessi che ormai dura da oltre due anni, ha provocato una patologia nell’amministrazione della citata partita passante, generando il mancato allineamento delle singole posizioni di sub mutuo rispetto al Pool finanziatore.
In verità la sottoscrizione del contratto di mutuo e conseguente iscrizione ipotecaria sui singoli cespiti finanziati, pur contenendo in nuce un principio di frazionamento, celava il rischio di coinvolgere tutto il Sistema nel caso di inadempimento diffuso.
Sarebbe stato utile applicare un semplice meccanismo di delegazione, non di debito, ma solo di pagamento per evitare tale rischio.
Il CIS avrebbe potuto delegare il singolo socio a pagare nelle mani del Pool di banche, liberandosi anche di un ruolo amministrativo molto gravoso; in questo modo, ogni pagamento effettuato da socio a Pool avrebbe contemporaneamente abbattuto il debito del socio nei confronti del CIS ed il debito del CIS in confronto al Pool di banche: non si sarebbe corso il rischio di destinare nelle casse del CIS denaro non utilizzato per abbattere il debito da mutuo, ma per altri scopi.
Oggi questa soluzione è ancora possibile e rappresenterebbe, comunque un miglioramento rispetto allo status quo e potrebbe essere una soluzione soddisfacente per quei soci che, consapevoli del fatto che le morosità hanno creato difficoltà al CIS, hanno interesse non solo a vedere i propri soldi finire nella cassa del Pool di banche, ma anche a vedere gli stessi soldi in qualche modo “imputati” al miglioramento della condizione ipotecaria del proprio capannone.
Per quei soci, invece, per i quali è maturo il momento dell’acquisto della proprietà del capannone (e che non hanno la necessità di dilazionare ulteriormente il pagamento di quanto dovuto per saldare il totale) non serve neppure un frazionamento.
Al socio Alfa sarebbe sufficiente pagare quanto dovuto al CIS non nelle mani di quest’ultimo ma nelle mani del Pool di banche, su delegazione ed indicazione del CIS, contestualmente ricevendo dal Pool il consenso alla Restrizione della ipoteca: si avrebbe una riduzione della somma iscritta, cioè del mutuo totale del CIS, e una liberazione del singolo capannone dalla ipoteca.
L’ipoteca, così ristretta, continuerebbe a gravare su tutti gli altri capannoni per l’intera somma, decurtata da quanto pagato dal socio Alfa.
Questa è una operazione che può essere anche isolata e non prevedere un organico frazionamento di tutto il mutuo e, conseguentemente, di tutta l’ipoteca.
Essa presuppone, però, che vi sia corrispondenza tra la somma che Alfa deve ancora pagare e la somma che il Pool di banche pretende per liberare dall’ipoteca il bene che ad Alfa è destinato.
In condizioni fisiologiche questa corrispondenza dovrebbe esservi.
In condizioni di sofferenza potrebbe non esservi: se il socio Alfa ha sempre pagato regolarmente al CIS le rate di sub mutuo ma vi sono altri soci che non l’hanno fatto, così che il CIS non ha sempre puntualmente pagato le proprie rate di mutuo, oppure se il socio Alfa ha sempre pagato regolarmente al CIS le rate di sub mutuo ma non sempre il CIS ha utilizzato le somme percepite a titolo di sub mutuo per pagare il proprio debito da mutuo.
Per il singolo socio può essere difficile individuare l’interlocutore al quale chiedere che somma pretende il Pool per liberare il singolo capannone dall’ipoteca.
Il CIS dovrebbe farsi carico d’individuare, d’intesa con il Pool di banche, quale è la somma necessaria per liberare ciascun singolo capannone. A quel punto il socio sarebbe in condizione di fare una valutazione e potrebbe scegliere di pagare anche in un’unica soluzione per liberare definitivamente il capannone dall’ipoteca ed acquisirne la proprietà.
Più organica e generale è una operazione di frazionamento, attraverso la quale ripartire l’unico mutuo preso da CIS, garantito da unica ipoteca in ‘n quote di mutuo, ciascuna garantita dalla sua quota dell’ipoteca originaria.
A questo punto, il socio che, non trovandosi nelle condizioni di estinguere il debito e conseguire la restrizione, dovesse pagare direttamente al Pool di banche, per effetto di un meccanismo di delegazione di pagamento, avrebbe la garanzia di vedere i propri soldi destinati al miglioramento della condizione ipotecaria del bene al quale anela, perché vedrebbe abbattuta la quota di mutuo gravante sul capannone a lui destinato.
Il debito col Pool di banche, tuttavia, resterebbe del CIS, così come il capannone ed in caso di aggressione del patrimonio del CIS, il socio potrebbe vedere, comunque, aggredito il capannone a lui destinato, anche se non in forza di credito privilegiato perché non più garantito da ipoteca (se il pagamento della quota di mutuo ad esso corrispondente è stato completato).
Per evitare questa remota ipotesi, al socio non resta che estromettere il bene dal patrimonio del CIS, acquisendone la proprietà.
A queste condizione (cioè: acquisto della proprietà) il socio potrebbe anche assumere, attraverso un accollo, la quota del mutuo frazionato e procedere
1) al regolare ammortamento dello stesso, ovvero
2) alla sostituzione della quota di mutuo con un nuovo mutuo (con la stessa banca o con altra banca, oppure
3) alla estinzione della quota di mutuo conseguendo la liberazione del suo bene dalla ipoteca.
Se non acquisisce la proprietà del capannone, al socio comunque, non conviene assumere personalmente il debito nei confronti del Pool e, se effettua dei pagamenti, affidare alla mera delegazione di pagamento il compito di garantire che i propri versamenti in conto mutuo siano canalizzati direttamente al Pool di banche.
Il ricorso ad una ristrutturazione del contratto di mutuo appare necessario ed urgente perché allo stato, dopo oltre due anni di sospensione dei pagamenti in conto capitale da parte del CIS nei confronti del Pool, si manifestano con marcata evidenza gravi problemi che potrebbero provocare una crisi irreversibile, bloccando completamente il meccanismo di rimborso del finanziamento.
Molte aziende socie, considerate virtuose, perché hanno correttamente rispettato il piano di rimborso, allarmate dal fatto che il CIS ha sospeso i versamenti in conto capitale, sono orientate a sospendere a loro volta i versamenti o meglio a canalizzarli su un conto dedicato.
Alcune aziende sono state sensibilizzate in tal senso anche dai propri consulenti che, per eccesso di prudenza, suggeriscono di effettuare i versamenti per abbattere il proprio debito individuale in un conto dedicato a disposizione del Pool.
Tale orientamento non solo è allarmante ma anche diffuso, e potrebbe produrre, nel breve termine, il blocco dei rimborsi ed un interminabile contenzioso.
Suggeriamo di intervenire con tempestività e chiarezza per scongiurare questo rischio, utilizzando, a seconda delle posizioni individuali, gli strumenti tecnico-giuridici proposti innanzi.
Non possiamo tacere che l’impiego di risorse societarie concesse in prestito ad Interporto Campano, nel periodo di sospensione dei rimborsi in conto capitale, ha contribuito a diffondere un sentimento di incertezza che influenza pesantemente la coscienza fiduciaria che ha sempre contrassegnato il nostro consorzio. Occorre chiarire tempi e modalità del rientro delle somme concesse in prestito, non solo per disporre delle risorse liquide necessarie in questo particolare momento, ma anche per restituire fiducia e consenso a tutto l’ambiente.
Un altro problema che è stato evidenziato dai soci, in questo caso i morosi, è quello relativo al blocco di tutte le transazioni o trasferimenti, come se l’indirizzo societario non fosse quello di avviare a soluzione il contenzioso, ma quello di accelerare la fase esecutiva per ottenere i capannoni liberi.
In questo caso, se l’atteggiamento della società è informato al recupero delle posizioni morose e non tanto all’esproprio dei capannoni, sarebbe opportuno dare corso con priorità alla formulazione di una definitiva proposta di rinegoziazione del contratto di mutuo, al fine di stabilizzare il maggior numero di posizioni e di ridurre il contenzioso.
Potrebbero accedere a questa proposta solo le aziende socie in regola con il pagamento delle quote condominiali.
La scadenza del contratto di mutuo potrebbe essere spostata di almeno cinque anni, rispetto alla scadenza prevista ed il rimborso del debito residuo risulterebbe rimodulato con rate proporzionali.
Potrebbe essere inserita una clausola risolutiva espressa in caso di inadempimento nel pagamento del nuovo piano di rimborso.
Questa soluzione avrebbe il pregio di giustificare moralmente il ricorso alle vie giudiziarie per i soci morosi che rimarrebbero inadempienti e allo stesso modo ridurrebbe il contenzioso.
Naturalmente sarebbe necessario rinegoziare con il Pool il termine di scadenza del finanziamento per il gruppo dei soci morosi.

Impostazione di gestione contabile.
Il principio fondamentale da rispettare è quello della corrispondenza dei flussi in entrata ed in uscita.
Bisogna allineare tutte le singole posizioni nel rapporto CIS -Pool e CIS -Soci.
Si potrebbero utilizzare, secondo le diverse esigenze individuali, gli strumenti già esposti.
È necessario disporre di un prospetto dettagliato, salvando le esigenze di riservatezza, dal quale sia possibile individuare le eventuali differenze da coprire con altri strumenti finanziari.

Impostazione commerciale.
La rinegoziazione del contratto di mutuo produrrebbe il benefico effetto di ridurre il contenzioso ed anche della disponibilità del magazzino “capannoni”.
Ad ogni buon conto quello che sarà il magazzino disponibile dovrà essere ricollocato in tempi brevi e sarà opportuno, quando esisteranno le condizioni di certezza, valutare con determinazione l’opportunità della Zona Franca.
In alternativa dovrebbero essere individuate soluzioni alternative per il rilancio commerciale della fase di collocazione del magazzino disponibile.

La posizione del Patto di Sindacato.
Il direttivo del Patto, in esecuzione al mandato ricevuto dai soci aderenti, dichiara ampia disponibilità a collaborare con l’organo amministrativo per la realizzazione di un definitivo piano di risanamento finanziario.
Auspica che la dichiarata disponibilità trovi adeguata accoglienza che si traduca in reciproci impegni concreti da concordare in tempi brevissimi.
Resta da scongiurare con determinazione qualsiasi diversa ipotesi che rappresenterebbe una dolorosa sconfitta di tutti i fondamentali principi di unità e solidarietà che hanno caratterizzato la vita del nostro consorzio.

Per il direttivo del Patto di Sindacato

Emilio D’Angelo

RAPPORTO SULL’ATTIVITA’ DEL PATTO DI SINDACATO

Carissimi soci,

Siamo ormai arrivati alla conclusione della prima fase del percorso che si è proposto di compiere il Direttivo del Patto di Sindacato e posso, solo da oggi in avanti, pubblicare il consuntivo della nostra attività.
Nel corso del confronto avviato con il Presidente ed in rara occasione con tre consiglieri d’amministrazione abbiamo mantenuto un atteggiamento riservato per motivi di opportunità e sempre nell’interesse generale.
Nel corso delle trattative con il ceto bancario veniva osservato che la pubblicità di problematiche interne o divergenze d’orientamento fra la base sociale e l’attuale management, avrebbe potuto pregiudicare il buon esito del l’intera operazione.
Pur convinti che tale osservazione non era del tutto fondata ed in mancanza di un quadro generale della situazione, nonché di un progetto definitivo di risanamento finanziario, abbiamo deciso, all’unanimità, di acconsentire alla richiesta, limitandoci alla pubblicazione di aspetti generali, ma non per questo meno pregnanti.
In un’ampia relazione, che sarà pubblicata nei prossimi giorni, abbiamo rappresentato un progetto strutturato di risanamento, da realizzarsi attraverso un frazionamento del mutuo, con accollo diretto delle singole aziende socie, in presenza di requisiti di merito creditorio.
Laddove questa ipotesi non fosse percorribile per difficoltà soggettive, abbiamo proposto di mantenere il mutuo generale in capo al CIS che attraverso una semplice delegazione di pagamento dovrebbe canalizzare i versamenti dei singoli sub mutui a favore delle banche creditrici.
Lo scopo è quello di avviare la dismissione della funzione finanziaria del CIS, che alla luce dei risultati ha avuto effetti devastanti per il sistema commerciale ed immobiliare.
Altra questione affrontata con determinazione è quella relativa alle morosità.
Su questo argomento il direttivo del Patto ha espresso con chiarezza il proprio fermo dissenso dall’attività giudiziaria intrapresa, che ha attivato ricorsi il fallimento nei confronti di un congruo numero di aziende socie.
La nostra indicazione non è fondata solo su elementi di umana solidarietà, che pure da soli sarebbero determinanti, ma su valide argomentazioni tecniche.
La prima riguarda il quadro finanziario dei sub mutui che sono caduti in sofferenza.
Da notizie acquisite nel corso dei colloqui è emerso che i capannoni acquisiti dal CIS sino ad oggi sono pari a circa 20.000 mq, e valgono un impegno finanziario complessivo, alla scadenza del mutuo, di circa 26 milioni di euro compreso oneri condominiali.
Il contenzioso globale riguarda circa 66.000 mq che valgono un impegno finanziario di 16 milioni di euro, come scaduto fra canoni di leasing e rate muto, e 27 milioni di euro a scadenza.
Sarebbe stato opportuno richiedere il rimborso dei finanziamenti effettuati a INTERPORTO CAMPANO per annullare il deficit finanziario corrente e lavorare in prospettiva con il ceto bancario per ottenere il riconoscimento dello storno degli interessi corrisposti a seguito di anatocismo e dell’ingiustificabile gravame dei derivati che sono parte integrante del finanziamento stesso (valore approssimativo stimato nell’ultima relazione di bilancio circa 30milioni di euro).
C’è di fondo una gestione contabile fortemente orientata a favorire necessità e sviluppo di Interporto Campano e a mantenere la struttura debitoria e di garanzia in area CIS.
La stessa operazione di risanamento è fin qui orientata a proseguire per questa strada.

Abbiamo proposto di sospendere tutte le iniziative legali, richiedendo la desistenza per tutti i ricorsi di fallimento presentati in attesa di definire un progetto di sistemazione del contenzioso fondato sui seguenti principi.

1) liquidazione in un massimo di tre rate con un versamento immediato di un quarto dell’importo dovuto a titolo di oneri condominiali pregressi,
2) allungamento di anni 5 della scadenza del sub mutuo per quanto dovuto a tale titolo
3) impegno di un puntuale pagamento degli oneri condominiali e delle rate di sub mutuo, garantito da una clausola risolutiva espressa che determina la perdita del beneficio del termine in caso di inadempimento di un semestre.

Abbiamo anche considerato la condizione di quelle aziende socie che non sono più in condizione di mantenere la propria attività nel CIS.
In questo caso i soci che non vorranno o potranno aderire al piano di risanamento prospettato, dovrebbero restituire a titolo definitivo l’immobile al CIS che provvederà a collocarlo.
In questo caso il socio dovrebbe ottenere l’accredito della differenza fra il prezzo di rilascio e quello di collocazione.
Il prezzo di rilascio sarà calcolato sulla base della complessiva debitoria maggiorata dei relativi interessi sulla base del sub mutuo, calcolati sino al momento di collocazione dell’immobile rilasciato.
Tale prospettiva definirebbe in maniera equitativa il complesso profilo giuridico determinato dal duplice rapporto del socio possessore in virtù di un contratto di leasing, virtualmente compiuto e di un contratto di sub mutuo che impedisce il definitivo riscatto della proprietà dell’immobile sino alla scadenza dello stesso, per garantirne il pagamento.
Questa soluzione sarebbe apprezzabile, sia da un punto di vista giuridico che morale, perché non attribuisce un ingiustificato profitto né danneggia il contesto consortile della società.
L’intero progetto di risanamento dovrà essere approvato dall’assemblea da convocare nei tempi tecnici necessari a breve termine.
All’ordine del giorno dovrà essere posta in discussione una dettagliata relazione del consiglio d’amministrazione sull’intera vicenda mutuo e sub mutui, dalla quale emerga la situazione finanziaria relativa alla gestione del mutuo e sub mutui corrispondenti con particolare riferimento all’impiego delle somme riscosse a tale titolo nel perdurante periodo di sospensione del pagamento delle rate in conto capitale.

Tale richiesta è stata avanzata all’organo amministrativo dal Patto di sindacato.

Un ulteriore rilievo merita il rilancio commerciale e della struttura immobiliare e della struttura operativa del CIS, tenendo conto che il notevole calo del valore commerciale degli immobili e la caduta della domanda, dipendono solo in parte dalla attuale contingenza negativa del contesto economico, ma solo in parte, poiché la carenza di una efficace politica commerciale autonoma, nell’ultimo decennio, ha contribuito, con grave incidenza, a generare questa situazione di stallo.
Non possiamo fermare il mondo, aspettando che si consolidi un progetto ‘zona Franca’, compromettendo definitivamente ogni prospettiva di rilancio del CIS.
Zona Franca è un’idea magnifica che realizzerà chi avrà la forza e risorse autonome per sostenerla.
Il CIS ha una struttura societaria di tipo consortile, dove ciascun socio possiede a diverso titolo uno o più lotti per uso commerciale ed allo stesso tempo possiede in proporzione quote azionarie della società.
Questo punto di forza ci tutela molto contro qualsiasi attività speculativa a condizione che la compagine sociale sia compatta e consapevole ed abbia la capacità di indirizzare l’organo amministrativo in perfetta aderenza con la sua vocazione costitutiva.
Ci rende, però, deboli se costretti a scegliere soluzioni di necessità in un clima d’incertezza e, talora, di paura, come si è verificato nel caso delle procedure fallimentari.

Al prossimo incontro.

Lunga vita al CIS

Per il direttivo del Patto di Sindacato

Emilio D’Angelo.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: IL CORAGGIO DI UN SOCIO MASCHERATO

COMMENTO ANONIMO

Socio Mascherato
sociomascherato@gmail.com
79.8.156.28
Inviato il 18/03/2014 alle 8:00 pm
Carissimo Dott. D’Angelo,
Carissimi colleghi,
Leggendo sin dall’inizio questo blog avevo sperato in una ventata nuova, in nuova linfa per il nostro Cis.
Invece, con tanta delusione, noto che tutti gli intendimenti iniziali ,le visioni futuristiche e la consapevolezza dei problemi presenti all’interno del nostro sistema, vengono affrontati con gli stessi metodi opachi e massonici del passato.
Ho la sensazione che , questa non è altro che un affare tra due soggetti che fanno i propri interessi, da un lato la dirigenza,CDA e presidente e dall’altro i soci del Patto. Chi non si è schierato deve subire gli accordi.
Le proposte avanzate dal Patto risultano “segrete” agli altri soggetti come peraltro le proposte degli organi amministrativi. Vorrei ricordare che l’attuale CDA e Presidente “occupano” tale funzione nonostante la scadenza dei loro mandati. Gli impegni presi dal Presidente e dal CDA nei confronti della compagine sociale in tema Zona Franca si sono volatilizzati come peraltro tutte le idee proposte all’assemblea (Replica Cis in Cina,India,Brasile; Outlet; Parco Acquatico; Nave itinerante a marchio Cis; Costituzione Holding).
Il primo passo dei soci in una fase come questa è quella di ristabilire i ruoli e i poteri come da statuto; valutare l’operato del vecchio consiglio e del Presidente in tutte le scelte che adesso creano situazioni di difficile soluzione alla società ( Mutuo/Submutuo e Contratto Enel Green Power).
Tutte le azioni avviate nei confronti dei morosi servono solo a distogliere l’attenzione. I problemi veri che la dirigenza non vuole divulgare sono i derivati stipulati e mal gestiti, il drastico calo del valore immobiliare a garanzia dei mutui erogati dalle banche, i finanziamenti richiesti negli anni per tappare i vari buchi, le spese per servizi vari poco chiare, le trattative con le banche, l’avvio del progetto zona franca al posto del progetto ampliamento interporto
Il futuro? Praticamente non c’è.
Il Cda è composto da soggetti che delegano tutte le funzioni al Presidente, di età e visione solo al passato senza il minimo senso di responsabilità che il ruolo imporrebbe. Tutelano le banche creditrici con il fine di salvaguardare i loro rapporti con esse. Un Presidente interessato ai propri affari ed a distribuire i vantaggi del sistema solo al “cerchio magico” ( vedi le annotazioni della Banca d’Italia sulla ispezione alla Banca Popolare di Sviluppo). Si ha paura di affrontare le banche a viso aperto chiedendo un taglio netto al debito.
Il rilancio commerciale va espresso dalle singole aziende indipendentemente. Il sistema non esiste e non esisterà, dovremmo assorbire l’idea che siamo un condominio commerciale che viveva di sogni….
Socio Mascherato

RISPOSTA FIRMATA:

Il coraggio di un socio mascherato,

Ci vuole molto coraggio per affrontare con determinazione un problema, per leggere in una storia di trent’anni tutte le debolezze di un sistema di potere.
Ci vuole ancora più coraggio per denunciare un clima perverso di regime massonico nel quale si tende a perseguire solo scopi personali.
Sono ammirato da tanto coraggio, un giorno il socio mascherato potrà raccontare ai suoi figli di essere stato l’unico ad avere avuto il coraggio di ribellarsi ad un gioco diabolico, rischiando in prima persona con animo fiero e viso coperto.
Che bella ventata di aria nuova è finalmente entrata in casa nostra!
Ecco il modello da seguire: parlate, criticate, distruggete tutto, purché si trovi il colpevole.
Non conta quanti morti lasciamo sul campo di battaglia, ma andiamo fieri di aver trovato il capro espiatorio.
Questo è coraggio, passione civile, desiderio di ordine e pulizia.
Il valore morale di una denuncia anonima ha la forza di un grido disperato, strozzato in gola e finisce per suonare come una banale pernacchia!
Dove eri Tu, socio mascherato, quando si tramava il diabolico disegno di assoggettare il nostro CIS ad un ruolo subordinato nel quadro generale del Sistema?
Forse era tra quelli che applaudiva il Presidente quando distribuiva un po’ di denaro o fra quelli che votavano contro?
Non lo ricordo, nei verbali non risulta l’opposizione di un socio mascherato!
Ci vuole coraggio per colpire con il viso coperto da una maschera.
Io questo coraggio non lo possiedo, è un dono esclusivo solo di alcuni u-omìni.
Io ho paura di denunciare con la maschera, preferisco farlo a viso scoperto, così proteggo meglio i miei interessi personali e non rischio di restare impallinato dal cecchino di turno.
Mi espongo per compiacere il potere costituito, così traggo il vantaggio di sedere sotto la tavola del re.
Prendo qualche calcio in faccia da una parte e dall’altra ma almeno c’è più gusto.
Preferisco avere paura di colpire a vanvera, piuttosto che avere il coraggio di denunciare con la maschera al volto.
Sono fiero della mia paura, consapevole della mia debolezza, incapace di subire la prepotenza, dovunque si nasconda.
Può trovarsi al tavolo dei potenti, ma anche fra gli u-omìni mascherati.
‘E vero, sono caduto nel tranello, ho perso tempo a dedicarmi alla ‘Schindler’s List’ tanto un socio fallito in più o uno in meno che conta, basta puntare al risultato finale: bruciare tutto, il buono ed il cattivo, per purificare l’ambiente.
Un ritorno al passato tra uomini mascherati, caccia alle streghe, santa inquisizione, condanne al rogo e, perché no, buttiamo giù dalla rupe tutti quei soci che hanno problemi, come si faceva nell’antica Atene.
Ho un altro difetto sono tenace, non mollo mai e voto tutto me stesso alle cause perse.
Tanto il CIS è solo un condominio ma io, visionario, continuo a cercare il suo cuore e lo ritrovo in decine di soci, ai quali rispondo ogni giorno, che ricevo con disponibilità, anche più volte, a gente vera che soffre ma è viva e palpitante e aspetta con pazienza una soluzione che certamente verrà e sarà la migliore possibile.
Non mi interessa impiccare il colpevole, ma cerco le soluzioni.
Chi non ha individuato le proposte del Patto, probabilmente ha continuato a tenere la maschera anche quando leggeva il nostro Blog.
La maschera è un atteggiamento mentale che difficilmente si abbandona, ci vuole coraggio a portarla, perché quando ti guardi allo specchio corri il rischio di non riconoscere te stesso.
Quel coraggio io non l’ho mai avuto e prego il Signore di risparmiarmi questa dura prova, voglio conservare la mia paura di vedere distrutta una storia bellissima che continuerò a raccontare ai miei nipotini, perché il CIS sarà vecchio di anni ma ha la forza dei giovani ed è la cosa più bella che questo tormentato Sud abbia realizzato nelle campagne della Terra dei Fuochi.

Socio mascherato perché non togli la maschera e metti a disposizione della società la tua competenza?

Socio mascherato, è inutile che ti nascondi, anche dietro la maschera
si riconosce la tua indole, sei Foriero di Malaugurio.

Continuo a gridare:

Lunga vita al CIS

Emilio D’Angelo

CIS: vocazione d’impresa.

Spesso la sera sogniamo di realizzare tutti i nostri desideri, aspirazione legittima ma non sempre compatibile con la realtà contingente.

Capita con frequenza che di notte schieriamo una flotta agguerrita con centinaia di navi da guerra, ma, al mattino, appena svegli, ci accorgiamo che quelle corazzate sono solo delle barchette a vela.

Bisogna tenere sempre i piedi a terra e valutare le condizioni generali con realismo.

Ho apprezzato molto gli interventi dei soci sul precedente articolo e non posso tacere che si renderà necessario intervenire sulla ragione fondamentale che ci indotto a costituirci soci del CIS: la nostra vocazione d’impresa.

Noi stiamo ‘insieme’ da circa trent’anni per fare impresa nel campo della distribuzione all’ingrosso, non per fare business immobiliare ed ancor meno finanziario.

Sono sicuro, per esperienza diretta, che la nostra funzione di distributori all’ingrosso non si è mai esaurita, anzi si è valorizzata, anche se è profondamente modificato il sistema organizzativo del ‘grossista’.

Con la forte inclinazione a produrre fuori dai confini nazionali, si è accentuata la distanza fra produzione e distribuzione al dettaglio.

Il grossista deve offrire un servizio non solo la merce.

L’organizzazione della produzione è l’elemento distintivo del prodotto, che rimane sempre un fattore vincente.

Il prodotto, offerto al momento giusto, rappresenta il servizio, ulteriore elemento vincente in un momento storico nel quale nessuno può permettersi di rischiare.

Il canale commerciale rappresenta lo strumento indispensabile per la collocazione del prodotto.

La vendita di presenza è ormai un ricordo che sembra ancora più antico di quanto lo è di fatto.

Il CIS è rimasto fermo per circa dieci anni a fare commercio all’ingrosso, in prevalenza, di presenza.

Occorre spostarsi su altri mercati con tutti i mezzi necessari, anche quelli più banali.

Una rete commerciale che porti in giro centinaia di campionari, utilizzando agenti di vendita per contattare la clientela, zona per zona.

Altri canali si devono creare attraverso la partecipazione fieristica specializzata in tutto il mondo e quale occasione migliore sarebbe quella di sfruttare le sinergie del nostro consorzio commerciale.

L’organizzazione condominiale richiede certamente una revisione dei criteri di spesa ma non si può pensare di affrontare questo problema se non si mettono in equilibrio i conti.

In questo momento è imprescindibile una sistemazione definitiva dell’indebitamento conseguente al mutuo.

Per non rallentare la discussione su questo tema fondamentale, che già di per se ha un incedere lento ed articolato, mi sono imposto di evitare l’introduzione di nuovi argomenti, pur importanti ed essenziali. Proprio in questa direzione abbiamo affrontato con il Patto di Sindacato tutta la complessa problematica del mutuo e relativi sub mutui.

Siamo ad una svolta definitiva ed abbiamo presentato al consiglio di amministrazione una precisa richiesta di convocazione assembleare per affrontare e definire in maniera organica il problema mutuo.

Abbiamo presentato alcune proposte di carattere generale che puntano a svincolare la società dalla funzione finanziaria, proprio per dare spazio, in una fase di stabilità, a dedicare, con spirito unitario, tutte le nostre energie ad un progetto di riqualificazione della nostra struttura organizzativa e commerciale.

 

Particolare attenzione è stata riservata alle posizioni dei soci in contenzioso giudiziario.

Abbiamo proposto di sospendere i ricorsi di fallimento in presenza di comportamenti fattivi, che manifestino la volontà di regolare gli oneri condominiali pregressi.

Non crediamo che la soluzione dei problemi possa essere individuata nelle aule della sezione fallimentare di un tribunale.

Esistono grandi rischi che il fallimento, su istanza del CIS, anche di una sola azienda, possa innescare un meccanismo perverso che potrebbe produrre un grave danno a tutto il sistema.

Non possiamo permetterlo.

Durante una tregua si depositano le armi e si tratta, c’è sempre tempo per riprenderle.

Il deposito delle armi, in tema fallimentare, si chiama ‘desistenza’, costa poco e non impedisce la riproposizione in mancanza di risposte adeguate.

Questo è il momento più difficile, dobbiamo superarlo insieme.

Questa è stata la nostra priorità.

Ogni cosa ha il suo posto ed il suo tempo, diamo il tempo ed il posto giusto ad ogni cosa.

Vorrei, nell’occasione, ringraziare di cuore quei pochi soci e tanti professionisti che hanno mostrato sincero apprezzamento per l’attività svolta dal Patto.

Ho rinunciato alla pubblicazione, peraltro concordata, della richiesta presentata al c. d. a. del CIS per evitare di creare un clima di contrapposizione che non giova a nessuno.

Me ne assumo la responsabilità, consapevole che la lealtà ha un prezzo personale, spesso molto alto.

Desidero, però, informarVi che l’incontro previsto con il Presidente per lunedì 10 marzo è stato differito al successivo lunedì 17.

Solo in seguito a tale incontro potremo presentare ai soci aderenti al Patto le conclusioni che il direttivo ha tratto dalla discussione, che spero possa produrre un risultato definitivo dopo un così intenso confronto.

 

Cordialmente

Emilio D’Angelo 

Il Patto

Vorrei verificare con Voi soci, aderenti al Patto di Sindacato, se siete soddisfatti dall’azione sin qui svolta o se, invece ritenete che sia stata poco efficace.
Abbiamo affrontato temi delicati, sempre con grande rispetto della dignità di ognuno dei protagonisti.
Qualche risultato l’abbiamo ottenuto ma, con rammarico, avvertiamo qualche segnale di malcontento.
La sospensione dell’attività giudiziaria nei confronti di alcune aziende socie in difficoltà rappresenta sicuramente un momento di grande solidarietà e non può che giovare ad una pacifica composizione di ogni vertenza.
Dentro ogni storia ci sono talvolta errori, leggerezze, inadempimenti, ma c’è sempre la vita di un imprenditore del CIS ed ogni storia si deve concludere salvandone la dignità.
Ci proponiamo di richiedere la definitiva rimozione delle azioni proposte in considerazione del fatto che la formalizzazione di un accordo richiede un ragionevole approfondimento tecnico.
Occorre, come in ogni cosa, pazienza e prudenza.
D’altra parte i soci interessati alla rimodulazione del piano di rimborso devono dimostrare in maniera concreta la volontà di sistemare gli oneri condominiali pregressi, condizione essenziale per un definitivo ripianamento. La richiesta di desistenza potrà essere accolta solo in presenza di comportamenti fattivi.

 La questione “contenzioso”, per l’urgenza determinata dalla scadenza dei termini, ha certamente assorbito buona parte dell’impegno prodotto dai rappresentanti del Patto.

E’ giusto che sia andata così, le urgenze vengono prima, ma non impediscono di pensare all’ordinario.
Abbiamo presentato altre proposte di gestione della complessiva vicenda finanziaria, relativa al mutuo e sub mutuo.
Sono state accolte con interesse e contiamo di portarle avanti.
Alcune soluzioni di natura contabile potranno trovare una rapida applicazione, altri richiedono un approfondimento tecnico ed il consenso delle banche.
Il progetto zona Franca in area CIS ha subito un rallentamento, necessario per quantificare le aree disponibili a quell’impiego, con una realistica approssimazione.
Non viene accantonato il progetto, che contiene tanti elementi positivi, viene solo spostato, con realismo, una definiva valutazione di fattibilità in area CIS, dopo le opportune verifiche di disponibilità logistica.
In questa direzione attribuiamo alla definizione del contenzioso una valenza fondamentale.
C’è un punto fondamentale che non emerge ancora con adeguato rigore scientifico.
Ci manca un quadro di riferimento globale dello stato dell’opera.
Varie ragioni contribuiscono ad impedire un rapporto ricognitivo coerente.
La prima è l’errata convinzione che chiedere di conto sia un atto di sfiducia.
In un ambiente così fortemente improntato alla personalizzazione ed al prestigio del  ruolo di vertice, appena  si accenna a parlare di numeri, si viola  il principio di sovranità .
Altro fattore di impedimento è rappresentato dall’obbligo di riservatezza, come se fosse necessario ricercare due verità : una sostanziale, da tenere riservata ed una apparente da pubblicizzare.
Pare quasi che abbiamo acquisito, anche fra noi, il linguaggio della “politica“ che, amaramente, ben conosciamo.
Infine, e non da ultimo, devo lamentare atteggiamenti sociali troppo radicali che tendono, a privilegiare la critica aspra ed inutile o il disimpegno individuale, nella convinzione che il singolo non può incidere nella costruzione della realtà.
La creazione di un Patto di Sindacato aveva ed ha lo scopo di creare un clima responsabile nell’assemblea dei soci e di collaborare con l’organo amministrativo con proposte e progetti.
Si dice sempre che l’assemblea è sovrana , ebbene noi dobbiamo far valere questa sovranità che rappresenti e realizzi esclusivamente l’interesse sociale.
Proprio per questo pensiamo che sia ora di porre al centro del dibattito  assembleare una questione che riguarda intimamente la vita del nostro CIS.
Per valutare soluzioni e proposte occorre un quadro di riferimento dettagliato dello stato della situazione. Nei prossimi giorni  proporremo, sempre con spirito collaborativo, la convocazione di una assemblea straordinaria , da tenersi entro aprile, o comunque prima dell’assemblea ordinaria, che abbia all’ordine del giorno la relazione del c.d.a. sul piano di rimborso del mutuo e relativi sub mutui . Proposte e progetti.
La collocazione dell’assemblea in un momento diverso da quello dell’assemblea ordinaria consentirebbe maggiore concentrazione sulle significative scelte che siamo chiamati a fare, stabilendo un dialogo responsabile e propositivo.

Il socio
Voglio distinguere le successive considerazioni personali per rispettare il lavoro e l’autonomia dei miei colleghi del direttivo, che stimo profondamente per serietà ed impegno.
Nel corso di questo difficile periodo avverto l’amara sensazione che c’è chi attribuisce al metodo dialettico propositivo una finalità personale o ancor peggio combinata.
Non posso accettarlo, non accetto mai, a nessun prezzo, di derogare i principi fondamentali della dignità, sia per me ed ancora prima per gli altri.
Continuerò a parlare chiaro senza equivoci, ma, per una volta con un tono duro che non mi appartiene.

Ci sono soci che in circa trent’anni hanno approvato di tutto, altri che sono stati pronti a prendere tutti i vantaggi di stare nel Cis, ci sono quelli che hanno applaudito con la stessa convinzione che riesce ad esprimere una claque, quelli che al Bar parlano di CIS, come se non fosse la propria casa ma quella del vicino, quelli che sorridono o ammiccano se qualcuno cerca una strada, che non può che essere combinata.

Io sono quello che ha guidato con successo un patto di sindacato, nel primo CIS, per l’abolizione di un incremento del 40 % del canone di leasing in pieno ampliamento del CIS.

Sono quel socio che, con lealtà e responsabilità, ha pubblicato una manifestazione di stima e rispetto per il leader della nostra società, sottoposto ad una gogna mediatica per un errore giudiziario.

Sono lo stesso che, con il determinante aiuto di tanti colleghi carissimi, gente di prim’ordine, ha accompagnato 53 aziende in Russia, a spese proprie, per una fiera al Consumexpo di Mosca.
Fu il primo passo per l ‘internazionalizzazione e portò tanti frutti, purtroppo svaniti nel tempo.
I soci correvano dietro ai pulmini che accompagnavano la clientela russa, che a centinaia venivano al CIS e pagavano fior di dollari: erano in tanti e fu richiesto alla Banca di Roma di aprire uno sportello per il cambio la domenica.
E… il Presidente, in aereo con noi, portava con se il grande Peppino di Capri per vivere una serata indimenticabile, quando 53 commercianti napoletani venivano ricevuti dal ministro del commercio russo ed esponevano le insegne del CIS .
Non faccio alcun nome, unica eccezione per una persona speciale che non è più tra noi, il mio amico Bruno Michelutti, storico dirigente della società: aveva la capacità di tradurre le nostre intuizioni in progetti con l’entusiasmo di un ragazzino.
Oggi si legge sui giornali economici che Confindustria punta molto sui progetti d’area per sviluppare le sinergie delle imprese e favorirne l’internazionalizzazione.
Progetti finanziati dalla Comunità Europea e mi pare che, di questi tempi, sia un segnale molto forte d’indicazione strategica.
Scusate, ma non Vi somiglia molto a quello che hanno fatto per vent’anni questi modesti imprenditori del CIS?
Perché non riprendere quella strada con la forza e la visibilità che ci viene anche dal contiguo Interporto?

Ho ceduto un po’ al mio temperamento emotivo ma non ho finito..

Nel 2003/2004 mi sono opposto, in consiglio d’amministrazione, all’approvazione del progetto di scissione ed ancor più al quello di rifinanziamento attraverso il meccanismo di mutuo generale CIS e sub mutuo.
L’opposizione motivata è agli atti dei verbali di consiglio e non lo ricordo con tono polemico ma per amore di verità.
In seguito fui l ‘unico ad oppormi in assemblea alla conseguente proposta di variazione dell’oggetto sociale.
Non ho mai condiviso l’idea che nel CIS prevalesse l’anima finanziaria.
Rinunciai per coerenza ad accettare qualsiasi carica ma ho sempre conservato un profilo di rispetto e fiducia nei confronti dell’organo amministrativo.
Per circa dieci anni ho continuato a mantenere lo stesso spirito di servizio che aveva informato il mio comportamento nell’esercizio della carica.

Per venire ai tempi recenti, nel luglio scorso, con l’aiuto di un piccolo gruppo di soci, già pubblicato su questo blog, ci siamo opposti all’approvazione del bilancio per motivazioni strategiche ampiamente motivate.
Quattro gatti che in sei mesi si sono moltiplicati per venti, trasformando la protesta in proposta.
Abbiamo lavorato con impegno, sacrificio e responsabilità per restituire al CIS  la dignità di una voce assembleare.  
Abbiamo creato per Voi il patto di Sindacato, non è il mio Patto, ma il nostro ed io sono ultimo non primo, se non condividete la mia linea programmatica, sono pronto a farmi da parte.
Il Patto è un impegno d’onore, non una gabbia e si propone di collaborare con l’organo amministrativo con spirito sereno ma ferma determinazione nel ricercare chiarezza e soluzioni.
La nostra arena è l’assemblea non l’aula di tribunale.
Da quelle aule è opportuno che il CIS stia lontano; le vicende sociali trovano soluzione, solo attraverso  il confronto, duro, intenso, acceso, ma, soprattutto leale.
Non levatami la speranza di sognare un CIS come quello che abbiamo vissuto!
Possibile che vi sia qualcuno, così cieco di rabbia, da non riconoscersi nel mio CIS?
Se c’è, faccia da solo, non si aspetti il sostegno del Patto, confondendo torto e diritto in un diabolico balletto che può condurre solo alla distruzione di tutti i valori che il nostro CIS ha espresso in questo meraviglioso trentennio.

Ed ora l’argomento che mi sta più a cuore.
Il nostro Presidente, è amico mio ?
Se considerate  l’amicizia  come una buona relazione sociale per coltivare meglio gli interessi personali ,non necessariamente  poco virtuosi, ebbene Vi dico che il Presidente non è mai stato mio amico.
Se, invece, concepite l’amicizia come un nobile sentimento fondato sulla stima e la riconoscenza per i grandi meriti acquisiti, sulla solidarietà che nasce in tanti anni di militanza comune, ebbene, si , mi sento un amico sincero di Gianni Punzo.
Questo non mi mai impedito di manifestare con fermezza il mio disaccordo rispetto a scelte strategiche che non ho condiviso.
L’amicizia è anche confronto leale, dove le asprezze trovano confine nel rispetto della dignità e dei ruoli.
La difesa della propria opinione non può diventare l’offesa dei pareri contrari.
Nessun uomo possiede la dote dell’infallibilità e prima di concludere un giudizio sommario occorre avere la certezza della propria tesi.
Mai come in  questo momento il CIS ha bisogno del suo Leader:  ridurre la valutazione di una Storia ad una serie di congetture con conclusioni approssimative, è una responsabilità grave che si assume chi non ama il CIS e guarda solo al suo interesse individuale.

Chiedere chiarimenti, proporre soluzioni, nel rispetto dei valori fondamentali che hanno ispirato la nostra Storia, è l’azione responsabile che Vi propongo.

Un ulteriore argomento mi preme chiarire per me e per altri soci che si trovano nella mia condizione di socio che ha esercitato  il diritto di riscatto.
Questa scelta è stata sofferta e ponderata, non mi sono mai posto fuori dal consorzio  sociale, anzi ho vissuto la nuova condizione con maggior rigore e correttezza.
Alla tavola imbandita che offriva ambite” pietanze “di credito, la mia azienda non si è seduta, ma alla fine quando la cassa sociale paga il conto comune , partecipa al saldo  come se avesse gradito, e non si lamenta.
Questo è il prezzo della solidarietà consortile : è giusto pagarlo e, se necessario, ripetere il pagamento.
Non mi sento a credito, ma nemmeno un privilegiato perché se il CIS va male, io ho solo salvato il mio capannone in una bella campagna.

Ultima questione il necessario rinnovo del direttivo e del collegio sindacale.
Esprimo l’opinione che il CIS debba cominciare a guardare un po’ più avanti, preparando un ricambio degli uomini ed inserendo in maniera significativa due criteri di rinnovamento fondamentali: le risorse delle donne e dei giovani e l’esperienza di qualche tecnico di alto profilo morale e professionale.
Io sono naturalmente escluso dalle predette categorie e, quindi , è assolutamente fuori discussione la mia candidatura.
Smentisco fermamente qualsiasi proposito a riguardo ed in qualsiasi ruolo.
Al momento opportuno, se richiesto, il Patto esprimerà i propri suggerimenti.

La Presidenza, in questa fase dialettica, non è in discussione.
La responsabilità , il prestigio, l’impegno e la Storia del CIS prevedono un’unica scelta, che, se rifiutata, rappresenterebbe un  torto tanto grande che, in un momento così delicato, non sarebbe sopportabile e risulterebbe incomprensibile.
La responsabilità delle scelte più delicate dovrebbe essere conservata nella collegialità del consiglio, evitando meccanismi di deleghe di potere.
Ci aspettano scelte importanti, non intestardiamoci a giocare sul tempo, non serve a niente, tanto un mese prima o uno dopo non cambia la vita e la sorte del CIS e di nessun di noi.
Vorrei ascoltare cento volte:

 Lunga vita al CIS

Emilio D’Angelo

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