Patto di sindacato: strumento di difesa.

Il 10 novembre il Patto di Sindacato compie il suo primo anno di vita ed è giusto compiere una ricognizione sull’attività svolta ma, soprattutto, è necessario capire se questo strumento di organizzazione parasociale si è integrato con la base societaria ed è ancora efficace.

Il Patto ha ottenuto l’adesione di 80 aziende socie che rappresentavano il 24,70% del capitale sociale.

Tenuto conto che le azioni proprie non hanno diritto al voto, si può ritenere con fondata approssimazione che il peso in assemblea delle azioni vincolate si sarebbe dovuto sostanziare in almeno un terzo degli aventi diritto.

Si può certamente dire che il Patto ha veicolato e rappresentato le proposte dei soci per la gestione della complessa situazione finanziaria ma non è stata capace di incidere profondamente per un effettivo cambiamento, come, invece, era necessario.

Molte cause hanno contribuito a limitare l’efficacia dell’azione del Patto.

Certamente io per primo e tutto il direttivo siamo stati fortemente condizionati da un rapporto intermittente con il Presidente, che non si è mai sviluppato in termini efficacemente costruttivi.

Inutile negare che la gestione amministrativa della nostra società, per effetto delle deleghe attribuite per consolidata abitudine, è affidata sostanzialmente alla sua visione strategica.

Abbiamo provato a proporre una linea più conservativa della struttura sociale con diverse soluzioni specifiche per la ristrutturazione del debito senza trascurare ipotesi di sviluppo nell’area commerciale.

Dobbiamo, però, osservare con vivo rammarico che è stata manifestata, con forme ed in occasioni diverse, una marcata insofferenza per ogni nostra iniziativa.

L’ascolto è stato sempre formale e non si è mai sviluppato un serio approfondimento delle nostre proposte.

Eppure, in occasione dell’ultima assemblea, il Patto di Sindacato, con atteggiamento responsabile e collaborativo, ha consentito, con motivata astensione, l’approvazione del bilancio e la nomina dell’esecutivo a termine per un solo anno, al fine di favorire la definizione imminente della manovra finanziaria.

Nei successivi incontri, tenuti in due occasioni in settembre, il Presidente ci ha assicurato che, entro e non oltre il prossimo mese di novembre, sarebbe stata finalmente definita la manovra finanziaria.

Intanto nessuna delle nostre proposte ha trovato accoglienza, quasi come se il destino della nostra società fosse già stato irrevocabilmente definito nella direzione annunciata.

Al momento, fedeli e coerenti con l’atteggiamento assunto in assemblea, aspettiamo fiduciosi la definizione della manovra, entro il mese di novembre, ma non possiamo evitare di osservare che persistono fondate perplessità per il futuro assetto del CIS.

Ne spieghiamo i motivi.

La manovra punta al frazionamento del mutuo in due grandi tronconi, quello dei soci adempienti, che proseguono regolarmente il piano di rimborso e quelli inadempienti che saranno costretti a restituire gli immobili da destinare nella disponibilità del ceto bancario.

Sia per il primo che per il secondo troncone esistono gravi inconvenienti nel rapporto contrattuale con il CIS.

Per i soci adempienti persiste il disagio di continuare a pagare senza ridurre la propria posizione debitoria nei confronti del ceto bancario che è garantita da ipoteca immobiliare.

Il rapporto di pagamento CIS / soci non incide direttamente sulla riduzione dell’esposizione ipotecaria di un singolo sub mutuo se il CIS non gira le somme incassate al ceto bancario per quella stessa posizione.

Ipotesi questa che già si è verificata durante il lungo periodo di moratoria, durato circa tre anni, con evidente pregiudizio per i soci adempienti.

Per la manovra, che ancora tarda a realizzarsi, il concetto di ” imminenza “ è veramente molto relativo, e ciò produce viva preoccupazione nel contesto sociale, anche perché impedisce qualsiasi progetto di sviluppo dell’attività consortile e di quella individuale.

Il problema dell’allineamento delle singole posizioni debitorie nel doppio rapporto mutuo/ sub mutuo è stato sicuramente accentuato dall’impiego di somme versate in conto mutuo per finanziamenti alla partecipata Interporto.

La manovra, infatti, si propone di recuperare le risorse finanziarie prestate ad Interporto Campano attraverso l’accollo del debito da parte del ceto bancario.

Questo aspetto è essenziale per consentire l’allineamento delle posizioni debitorie relative si soci adempienti.

La nostra richiesta di frazionamento individuale non trova accoglienza perché il ceto bancario non è disposto ad intrattenere un rapporto diretto con le singole aziende, considerando il CIS suo unico interlocutore, preferendo mantenere il vincolo di solidarietà che unisce il socio alla società rispetto alla garanzia ipotecaria.

Questo si rileva dalla corrispondenza intercorsa tra alcune aziende socie ed il ceto bancario.

In altri termini il Pool di banche mantiene l’ipoteca sul singolo cespite, ma non è disposta ad accettare pagamenti in riduzione del debito per quello stesso cespite dal singolo socio, ma solo attraverso il CIS.

Intanto autorizza una lunga moratoria, consapevole che la stessa non viene ribaltata sui soci debitori, né si assicura che le somme incassate dal Cis vengano appostate in conto vincolato con la specifica collocazione a riduzione delle relative posizioni debitorie.

La manovra dovrebbe risolvere questo sciagurato problema che pesa come un taglione sulle aziende solventi, sempre che venga accolta la proposta di accollo del debito Interporto verso il CIS.

Molte aziende socie hanno versato con puntualità al CIS rate destinate a riduzione del mutuo, importi che potevano essere liquidi e disponibili, ed, invece, allo stato, per essere utilizzati nell’ambito della loro legittima destinazione, sono sottoposti al vaglio discrezionale del ceto bancario.

Per quanto riguarda, invece, i soci inadempienti, appare troppo varia ed approssimativa l’identificazione di un’area di 100.000 mq che corrisponde ad un incaglio di 100 milioni di euro.

In questa area ci sono decine di aziende che, con una opportuna rimodulazione del piano di rimborso e la contemporanea rinegoziazione del tasso d’interesse, avrebbero potuto risanare la propria posizione debitoria e salvare immobile ed impresa.

La strada scelta è a senso unico, senza possibilità di scelta, e prevede solo la formazione del blocco da 100.000 mq da consegnare al ceto bancario per ridurre il residuo debito complessivo.

Nessuno si domanda quali aziende faranno parte di quel blocco, ma soprattutto nessuno si domanda a quale destino e a quale impiego è votato quel blocco.

Questo aspetto del problema riguarda non solo quel gruppo di soci coinvolti, ma tutto il CIS nella sua funzione strategica.

Nessuno si chiede cosa sarà il CIS con 100.000 mq vuoti.

Forse ne abbiamo una prima larvata immagine nelle tante aziende chiuse.

Il piano in atto sta producendo un marcato impoverimento della struttura sociale e della funzione commerciale delle singole imprese.

Il nostro bel CIS ha la sua testa pensante, il suo direttivo, lo stesso personale dirigente nell’Interporto, dal quale è rimasto isolato dopo la chiusura del varco interno, privo di ogni azione o prospettiva di sviluppo commerciale: una vera colonia alla ricerca di una soluzione finanziaria, fortemente condizionata dal quadro generale del cosiddetto “gruppo”.

La stampa ha dato ampio risalto all’indebitamento complessivo del gruppo e il CIS ha taciuto, evitando di smentire una stima approssimativa e confusa che non tiene conto dei diversi valori imputabili a ciascuna società.

Avevamo proposto la rimodulazione del mutuo, la rinegoziazione del tasso ma, soprattutto, il rilancio dell’attività di ricollocazione immobiliare anche attraverso la modifica della destinazione d’uso.

Esclusi dal progetto zona Franca, attribuito ad Interporto, si può ancora percorrere la strada di rilanciare una nuova funzione del centro attraverso la coesistenza coordinata della produzione e della distribuzione.

Lo stesso progetto di zona Franca, così come è stato presentato dal prof. Uckmar, guarda con attenzione, non solo alla movimentazione delle merci in area internazionale, ma soprattutto alla creazione di un modello di integrazione tra il mondo della produzione e quello della distribuzione per valorizzare la nostra vocazione creativa nel campo della moda: il famoso stile italiano.

Nulla si muove in questa direzione, aspettiamo, aspettiamo, aspettiamo ed intanto fermiamo tutto ed ammassiamo capannoni vuoti destinati alle banche, in prima collocazione, ma dopo, quando i capannoni non saranno più nostri, quale sarà la loro collocazione?

Voi soci sarete chiamati un’ultima volta in assemblea per decidere il nostro futuro e sarà più difficile esprimere il proprio parere.

Non ci saranno prove d’appello.

Molti soci non avranno più diritto di voce, altri parleranno poco perché preferiranno dividere i propri interessi personali da quelli consortili e, soprattutto, 100.000 mq di CIS peseranno molto nella scelta.

Non dimenticate che con il ricorso all’azione fallimentare tante figure giuridiche, estranee al nostro progetto, interverranno nella vita sociale.

Il Patto di Sindacato ha fatto tutto quello che poteva, ha sensibilizzato le coscienze, ha protestato, ha collaborato, ha presentato proposte, ma ora occorre uno sforzo superiore, un adeguamento strutturale di questo strumento di identità sociale che lo renda più efficace e riconoscibile.

Annibale è alle porte.

Non c’è più tempo per tentennare, bisogna decidere:

Continuiamo insieme in maniera organica ed organizzata oppure ognuno per proprio conto verso un destino segnato che non garantirà lunga vita al nostro Cis?

Dalla risposta di ognuno di Voi dipenderà il futuro.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di voto dei soci CIS S.p.A.

 

Hannibal ad portas

Annnibale alle porte: lo dice Tito Livio, narrando il terrore dei romani dopo la vittoria del generale cartaginese a Canne il 2 agosto del 216 a.C…

Una sconfitta che, nel linguaggio quotidiano, viene ricordata come simbolo di una grave umiliazione.

La straordinaria abilità strategica di Annibale determinò la sconfitta dell’imprudente console Varrone che si lasciò attrarre in un terreno favorevole al nemico, perdendo il vantaggio della preponderanza numerica della sua fanteria.

Da sud soffiava un forte vento, chiamato Volturnus, ed Annibale aveva disposto le sue truppe con la fronte rivolta verso nord, così il vento, con i suoi nugoli di polvere, accecò i romani, mentre i cartaginesi lo avevano alle spalle.

Si usa ripetere questo motto quando è in imminente pericolo una comunità.

Nella cronaca quotidiana affiora spesso un Hannibal: il terrorismo, l’inflazione, la depressione economica, la mafia, la droga, il malgoverno, la corruzione, la crisi finanziaria ed ogni altra condizione di disagio umano dei nostri tempi.

 

 

Quel muro che divide il CIS dall’Interporto.

Caro Presidente,

desidero giustificare la mia assenza nel prestigioso convegno che abbiamo avuto l’onore di ospitare nel nostro Distretto, perché non appaia una mancanza di riguardo né un atteggiamento pretestuoso.

Devo confessare con estrema sincerità che ho provato a superare quel muro con tutte le mie forze ed ogni volta che mi sembrava di riuscirvi, quel muro mi respingeva e scivolavo giù con grande delusione.

Tu mi dirai che esisteva un’altra strada per venire al Convegno ed anche quella ho provato a percorrere, ma mi sono smarrito. Troppo lunga quella strada e troppo distante dal CIS.

Oggi si parlerà di zona Franca con l’autorevole intervento dei maggiori esperti del settore.

Sarà sicuramente un successo, ma questo convegno non ci appartiene perché Tu hai escluso con dichiarazioni precise che il CIS partecipi al progetto zona Franca.

Lontano è il tempo di un’assemblea CIS dedicata unicamente al progetto zona Franca, l’unico in grado di consentire una ristrutturazione funzionale del Centro.

In quell’occasione trecento soci risposero con entusiasmo ma il progetto esecutivo non è stato mai presentato.

Forse è quello che stai realizzando con il consenso del ceto bancario in un’area CIS di circa 100.000 mq , ma anche in quel caso la festa non ci appartiene.

Il prof. Uckmar ha tracciato la strada con grande lucidità ed sottolineato che zona Franca non è solo un contenitore per il transito delle merci, ma, soprattutto, un forte elemento di coagulazione ed integrazione di potenzialità commerciali che spaziano dal mondo della produzione a quello della distribuzione.

Il prof. Uckmar ha individuato nella zona Franca una capacità creativa di risorse e sviluppo imprenditoriale che può solo portare benessere in un territorio.

Scusa, Gianni, ma cosa è stato il CIS nel primo ventennio?

Con sempre viva cordialità

Emilio

 

Convegno della Fondazione Antonio Uckmar nel Distretto CIS – Interporto – Vulcano.

Venerdì 24 ottobre si apre il convegno organizzato dalla Fondazione Uckmar nell’ambito del progetto di confronto sui temi di diritto e pratica tributaria che abitualmente si svolge nelle principali città ed università italiane con la partecipazione di illustri docenti, professionisti ed esperti del settore.

Il tema del convegno è ” IL MARE E IL FISCO “.

Nella prima giornata di lavoro verranno affrontati vari aspetti relativi alla tassazione relativa all’organizzazione dei servizi marittimi ed alla regolamentazione delle concessioni demaniali portuali.

Nella seconda giornata, sabato 25 ottobre, verrà approfondita l’opportunità delle “zone franche” nell’ambito dello sviluppo delle attività portuali, le prospettive dei territori interessati, il ruolo della dogana e tutti gli aspetti connessi all’applicazione dei dazi doganali.

Una splendida occasione per la nostra regione in un momento particolare nel quale si avverte con chiarezza un desiderio di riscatto da un periodo mai così buio della nostra vita economica.

Mi ha profondamente colpito la dedica che il prof. Uckmar ha riservato al territorio di Nola.

Nella sua presentazione ha detto:

Per una volta, vorrei iniziare la presentazione del convegno non dalla descrizione delle relazioni e dei temi che tratteremo, quanto,piuttosto dal luogo che ci ospita.

Questa scelta è dettata dal desiderio di rendere merito al Sud Italia, che qui oggi vi dimostra di poter competere con il Nord, non solo d’Italia: il distretto di Nola rappresenta un successo forse nemmeno sperabile quando i promotori lo hanno immaginato.

Gli investimenti nella logistica riescono ad attrarre oltre ai traffici delle merci, spesso sottovalutati perché considerati solo beni in transito, un enorme sviluppo per le attività “di terra” che vanno dalla trasformazione alla commercializzazione.

Il nostro territorio, grazie alla sua posizione geografica, alle antiche tradizioni mercantili, alla capacità di relazione umana e culturale, è l ‘ideale per sviluppare un progetto serio ed affidabile di impresa internazionale, nel segno dello stile italiano.

Noi, soci del CIS, abbiamo avuto l’onore di ospitare, circa due anni fa, in una nostra assemblea il prof. Uckmar ed abbiamo apprezzato non solo la Sua competenza ma, soprattutto, la Sua  grande umanità.

Ora che ritorna nel nostro distretto, vogliamo esprimere i sensi della profonda gratitudine per l’onore che ci attribuisce con la Sua scelta e le Sue nobili parole.

Il popolo del CIS non dimentica ma scolpisce nel cuore e nella memoria questo straordinario messaggio di stima e di affetto per la nostra Terra.

Benvenuto professore, a Lei ed a tutti gli illustri relatori del Convegno.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di voto dei soci della CIS S.p.A.

Il silenzio del CIS

Le recenti pubblicazioni di articoli dedicati alla situazione finanziaria del CIS e Interporto Campano, avrebbero meritato un intervento di chiarificazione da parte dell’organo amministrativo.

Come è possibile consentire che si affermi genericamente  l’idea che “ CIS e Vulcano debbano essere salvati da Punzo, impegnato ad affrontare una debitoria di 700 milioni”.

Questo è stato pubblicato sul Corriere della Sera il giorno 8 di ottobre e ribadito da ” il Mattino” il giorno successivo con maggiore accentuazione per la rinegoziazione del mutuo.

Continuo a domandarmi: dove nasce la notizia e perché è così confusa e generica?

CIS, Interporto Campano, Cisfi, Vulcano sono società autonome, collegate attraverso un sistema di partecipazione, di differente consistenza, con un radice comune, ma indipendenti.

CIS è una società per azioni di carattere consortile.

Ha raccolto il proprio capitale tra circa trecento aziende socie che partecipano pro quota in proporzione ai metri quadrati posseduti a qualsiasi titolo.

Quando nacque il CIS, inaugurato nel 1986, il titolo che attribuiva il possesso di un immobile commerciale era quello di ” promittente acquirente”.

Successivamente, per consentire l’utilizzazione comune dei benefici concessi dalla Legge 41, si trasformò tale condizione in quella di utilizzatore di un contratto di leasing immobiliare con diritto di riscatto.

Il compianto notaio Canio Restaino introdusse nel contratto una definizione di alto valore morale:

“i contraenti consacrano nel presente contratto tutti gli accordi preesistenti”.

Se le parole hanno un significato, quegli accordi, seppur consacrati, non si sono ancora realizzati.

La scadenza originaria del contratto di leasing per il vecchio CIS, circa duecento aziende, era fissata al 31.10.2002 e per quelle dell’ampliamento al 2008.

Oggi dopo dodici anni quante aziende hanno avuto la possibilità di esercitare il diritto di riscatto?

Quante manipolazioni, rinvii, eccezioni, variazioni ha subito il contratto di leasing consacrato.

Un complesso contratto di mutuo ha indebitato nel 2004 un CIS maturo, che aveva un indebitamento, in testa alle singole aziende, assolutamente marginale, considerato che il piano di ammortamento dell’ampliamento risultava concluso per il vecchio CIS e si sarebbe concluso nel 2008 per l’ampliamento.

Il finanziamento fu concesso da un Pool di banche, con capofila UNICREDIT, alla CIS S.p.a. per un importo di 270 milioni di euro e fu ripartito fra le aziende socie richiedenti in ragione di un massimo di 500.000 euro ogni 500 mq.

Il contratto di mutuo principale è stato sottoscritto da CIS e banche in Pool, mentre il rapporto a valle tra le singole aziende mutuate e CIS è stato regolato da un contratto di sub mutuo.

Al 31 dicembre 2012 CIS aveva rimborsato circa 179 milioni di euro, parte quota interessi e parte quota capitale ed ha sospeso, d’accordo con il ceto bancario, i versamenti per circa trenta mesi, a far data dal gennaio 2012,  al fine di pervenire ad un accordo transattivo. Tale accordo avrebbe dovuto prevedere la pianificazione dell’incaglio determinato dall’inadempimento di alcune aziende, circa il 30%, nonché la transazione sugli interessi per anatocismo, per un valore stimato di circa 30 milioni di euro.

CIS versa al ceto bancario le rate di mutuo, che si conclude fra cinque anni, con rate semestrali ed incassa le quote dalle singole aziende con rate mensili.

Il flusso di cassa dovrebbe rappresentare una partita passante; purtroppo la sospensione dei pagamenti ha avuto effetto solo nel rapporto CIS / Banche non in quello CIS / Soci sub mutuati.

Questo ha generato una evidente discrasia nel rapporto individuale di mutuo e sub mutuo poiché i soci adempienti, circa il 70%, hanno versato trenta rate mensili che non sono state riversate a riduzione della propria debitoria e quelli inadempienti hanno gravato sul sistema finanziario della società per le rate precedenti alla data di sospensione, nonché per gli oneri condominiali non corrisposti.

Il CIS ha dato in garanzia ipotecaria i singoli cespiti dei soci mutuati ed ha trattenuto in pegno il contratto di leasing immobiliare, differendo ulteriormente il termine di riscatto a completamento del piano di rimborso, ovvero fra cinque anni.

Una parte consistente delle somme incassate per le rate di sub mutuo, sono state destinate a finanziamenti ad Interporto Campano nell’esercizio 2012 in maniera prevalente ed in piccola parte nel 2013, come risulta dagli ultimi bilanci d’esercizio.

La società è rientrata in possesso di circa 20.000 mq ed ha attivato la procedura di ricorso di fallimento contro un congruo numero di aziende inadempienti.

Allo stato l’importo del credito per i finanziamenti ad Interporto Campano, compreso interessi, il prevedibile accordo sulla riduzione degli interessi determinati dall’anatocismo, le rate incassate dalla società in periodo di sospensione, avrebbero dovuto consentire una più agevole manovra sullo scaduto, se fosse stata prevista anche una rimodulazione del piano di rimborso residuo per le aziende in sofferenza.

Perché la manovra prende tanto tempo?

Tiene conto solo della debitoria del CIS?

Un chiarimento è necessario: a chi è attribuita la dichiarata debitoria di 700 milioni di euro? Certamente non alla CIS S.p.A.

Non si possono mettere insieme posizioni e problemi distinti senza danneggiare interessi differenti.

CIS è una società costituita da aziende operanti nel settore della distribuzione all’ingrosso e non si occupa di investimenti ma solo di servizi e, quando  CIS, perde, perdono le singole aziende e rischiano la sopravvivenza, se va in crisi il Sistema commerciale.

Il valore immobiliare è strettamente funzionale all’attività d’impresa per patto consacrato.

L’Interporto, invece, è una società controllata da Cisfi e da altri soci azionisti, in prevalenza banche.

Il capitale della Cisfi è stato raccolto prevalentemente nel nostro ambiente, ma è completamente autonomo, salvo che per una partecipazione attiva  del CIS al capitale stesso.

Se l’Interporto perde, perdono gli investitori della Cisfi, Banche ed altri soci finanziari non certamente le imprese che operano in quella sede.

Su questa manovra occorre fare chiarezza. Le Banche non possono continuare a guardare al CIS come parte di un tutto, e rinviare una soluzione autonoma che rispetti l’identità consortile della nostra società.

E’ giusto salvaguardare il proprio investimento, ampiamente garantito da ipoteca immobiliare, ma occorre lasciare un margine ai singoli soci per mettere in sicurezza l’investimento immobiliare, funzionale alla propria impresa.

La responsabilità individuale è un interesse comune ineludibile.

Non vogliamo risparmiare qualcosa, come è stato scritto, non chiediamo pietà, chiediamo equità ed ascolto né siamo disposti a sacrificare la nostra identità sociale sull’altare dei massimi sistemi.

Il muro di silenzio deve essere abbattuto, perché, tra incertezze e rinvii, non troveremo mai la strada per uscire da questo doloroso tunnel.

Il dialogo fra base e vertice è necessario ma deve produrre effetti, non può ridursi ad un aspetto formale di ascolto che non incide in alcun modo sull’impianto strategico della soluzione.

Abbiamo presentato una proposta completa che prevedeva non solo il frazionamento del mutuo e l’allineamento delle posizioni contabili dei singoli soci con gli importi effettivamente versati a riduzione del proprio debito garantito da iscrizione ipotecaria, ma anche una rimodulazione del piano di rimborso per quelle aziende socie che avessero avuto la necessità di differire il termine di scadenza.

Abbiamo suggerito di rilanciare l’attività di collocazione degli immobili disponibili per realizzare un graduale cambiamento di utenza che poteva essere favorito da una praticabile modifica della destinazione d’uso.

Nulla si muove in questa direzione, il progetto di sistemazione sembra  teso esclusivamente a realizzare un inventario di 100.000 mq da consegnare al ceto bancario e non sarà un’operazione indolore.

Questo è il prezzo da pagare al ceto bancario per ottenere la disponibilità del finanziamento effettuato a favore di Interporto, necessario per allineare le posizioni dei soci adempienti.

Senza rimodulazione del piano di rimborso e rilancio dell’attività di collocazione non esiste alcuna speranza di sfuggire a questo destino di frammentazione del CIS.

Spero di sbagliare ma non raccolgo alcun segnale nella direzione auspicata.

Il CIS tace , ma è un silenzio eloquente e non vorrei restare da solo a gridare:

Lunga vita al CIS

Patto di Sindacato di voto dei soci della CIS spa

Emilio D’Angelo

Comunicato Stampa: “Questo è il CIS”

“Punzo al tavolo con le banche per salvare CIS e Vulcano.”

Corriere della Sera  – Economia-  08.10.2014

“Tassi d’interesse, il CIS di Nola ricontratta i mutui”

Il Mattino –Economia- 09.10.2014

 

Sul “Corriere della Sera” è stato pubblicato un servizio sulla crisi finanziaria del nostro Gruppo che fornisce alcuni spunti di riflessione che possono indurre in errore l’occasionale lettore per la mancata specificazione del nostro complesso sistema societario.

Nel sottotitolo si legge: “Il sistema Interporto è gravato da 700 milioni di debiti”.

Nel testo dell’articolo viene citato Interporto Campano, il centro commerciale Vulcano e la sua controllante Cisfi, mai più viene citato Cis, citato solo nel titolo.

Chi vive dall’interno, sin dal 1986, questa straordinaria impresa, come socio del CIS S.p.a. questa rappresentazione poco rispondente alla realtà societaria non può essere accettata.

Apprezzo e condivido la dichiarata applicazione del Presidente, Giovanni Punzo, in un gravoso  e serio impegno nel tentativo di sbrogliare ” una matassa intricata”.

E’ vero, nasce negli anni 80 dalla geniale idea del Presidente tutto il complesso sistema logistico interportuale nell’area nolana.

Il Cis è il primo insediamento che si dedica specificatamente alla distribuzione all’ingrosso.

Il Centro, inaugurato nel 1986, raccoglie l’adesione iniziale di circa 200 aziende socie distribuite in sei isole.

Successivamente, in seguito ad un ampliamento di ulteriori due isole, il sodalizio sociale venne allargato di ulteriori 100 aziende socie.

La CIS S.p.a. è una società di tipo consortile dove la partecipazione sociale è strettamente collegata al possesso ed all’utilizzo di una struttura commerciale nel centro.

Il rapporto è regolato da un contratto di leasing con diritto di riscatto che è stato esercitato solo da un limitato numero di aziende socie.

La maggioranza delle aziende, per aderire alla proposta di finanziamento sull’immobile ha differito il termine dell’esercizio del diritto di riscatto sino alla scadenza del contratto di sub mutuo, prevista fra cinque anni.

La partecipazione azionaria è proporzionata ai metri quadrati posseduti.

Una formula organizzativa che custodisce il vincolo di appartenenza collegato all’attività delle singole imprese, impedendo ogni forzatura speculativa di tipo immobiliare.

Un vero bunker che protegge la natura di sviluppo commerciale delle varie imprese.

La forza del Cis risiede nella varietà dei soci, nell’intraprendenza commerciale, nella capacità di autogoverno che dipende da una formula societaria genuinamente consortile.

Il valore immobiliare dei capannoni è essenzialmente funzionale all’attività d’impresa.

Per oltre un ventennio abbiamo partecipato ad uno sviluppo continuo che ha contribuito alla crescita di tutto il complesso Sistema.

La posizione della CIS S.p.a. è comunque nettamente distinta rispetto ad Interporto Campano, che è solo indirettamente partecipata, attraverso Cisfi, società finanziaria del Gruppo, che ha impiegato tutte le risorse per sviluppare il Sistema di Logistica dell’Interporto Campano.

Non può essere negata una notevole affinità tra le due strutture per l’originaria matrice comune, ancora più accentuata dalla guida comune dell’organo amministrativo.

La problematica finanziaria del CIS è strettamente ed unicamente collegata all’ultima operazione di finanziamento che la società ha offerto alle aziende socie nel 2004.

Le aziende socie che hanno aderito alla proposta sono state finanziate in proporzione ai metri posseduti con un importo pari a circa un terzo del valore dell’epoca.

Un Pool di banche di importanza primaria, con capofila UNICREDIT, ha finanziato l’operazione di mutuo, gestita dal CIS che ha erogato in sub mutuo gli importi previsti ed ha curato la gestione amministrativa di incasso e pagamento.

Gli importi mutuati sono assistiti da garanzia ipotecaria sui cespiti immobiliari intestati al CIS e dal pegno sul contratto di leasing che regola il rapporto di possesso e di utilizzo tra il CIS  e le aziende socie, che hanno rinviato il termine di riscatto sino all’estinzione del mutuo.

L’andamento fisiologico del piano di rimborso avrebbe previsto la gestione di una partita passante dalle aziende socie al CIS e dal CIS al Pool di banche.

Purtroppo la difficile congiuntura economica e finanziaria, la profonda trasformazione del mondo della distribuzione, il gravame dei tassi d’interesse inadeguati all’attuale situazione e qualche incertezza di gestione hanno determinato l’incaglio di alcune posizioni stimate, dall’organo amministrativo intorno a 100.000 mq ovvero ad terzo dell’intero comparto.

L’importo complessivo erogato è stato restituito per oltre la metà del capitale e, se si considerano gli interessi corrisposti, il rimborso è corrispondente a quello finanziato.

Questi elementi sono rilevabili dagli ultimi due bilanci della CIS S.p.A. pubblicati secondo le regole prescritte, dai quali si rileva, altresì, la presenza in attivo di crediti finanziari certi, nei confronti di società partecipata, di consistente importo.

L’organo amministrativo è impegnato con il ceto bancario per raggiungere un accordo di sistemazione attraverso una manovra di rimodulazione del piano di rimborso ed una rinegoziazione del tasso d’interesse.

La manovra per il CIS vale circa 100 milioni di euro, riguarda solo 100.000 mq dell’intero complesso ed è assistita da ipoteca immobiliare per valori almeno quadrupli rispetto all’incaglio specifico, che riguarda solo una parte dei Soci.

Questa è la posizione autonoma del CIS S.p.a. e, considerata la varietà e la vastità del contesto sociale, non rappresenta un insormontabile ostacolo ad una sicura ripresa dell’intero Centro, pur conservando una consapevole preoccupazione per la complessiva evoluzione dell’intera vicenda finanziaria.

Questa distinzione non è una presa di distanza rispetto ad Interporto Campano, al quale siamo legati da un vincolo di appartenenza morale perché una consistente quota partecipativa di Interporto Campano, attraverso Cisfi, società finanziaria del sistema, è stata raccolta fra gli stessi soci del CIS, che hanno creduto in un prestigioso progetto.

Occorre, però, chiarire la diversa ed autonoma struttura sociale ed i termini circoscritti dell’indebitamento in capo al CIS, ampiamente garantito dall’ipoteca immobiliare e dalla complessiva tenuta del complesso associativo, per quantità e qualità dei soci.

Voci più autorevoli della mia integreranno queste osservazioni per quanto di competenza delle altre società del Gruppo.

Vorrei solo aggiungere che citare insieme l’indebitamento complessivo del Gruppo può indurre in errore l’opinione pubblica ed il mondo economico, rappresentando una realtà deformata di una struttura consortile di imprese distributive di assoluto valore morale e sostanziale con fondate radici nella tradizione mercantile meridionale.

Spero che l’organo amministrativo voglia richiedere una necessaria rettifica agli organi di stampa che, in perfetta buona fede, hanno pubblicato gli articoli in oggetto.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di voto della CIS S.p.A.

L’amaro prezzo della dignità.

Cari soci,

questo è l’articolo che non avrei mai voluto scrivere, ma non posso evitare di affrontare un tema che coinvolge l’onore e la dignità di un impegno svolto sempre con onestà, coraggio e correttezza nell’interesse di tutto il contesto sociale del nostro CIS.

Lunga vita al Cis  non è uno slogan pubblicitario ma il grido di dolore di un popolo di imprenditori che ama il proprio lavoro e difende l’integrità del CIS con ostinata determinazione.

Abbiamo affrontato con trasparenza tutti i problemi che affliggono il nostro consorzio, nulla è stato taciuto, ricercando la strada del confronto, anche aspro, ma sempre corretto.

La nostra attività è testimoniata da 93 articoli pubblicati su questo blog e molteplici interventi in assemblea, registrati a verbale nei modi e nei tempi consentiti dalle norme.

Questa voce è stata ascoltata con interesse da circa ventimila utenti del blog ed è l’unico riferimento di ricerca di chi su interroga sulla sorte del CIS.

La responsabilità è grande, non si può trasferire all’esterno una sensazione di sfascio che vive solo nella mente di coloro che alimentano la propria convinzione alla fonte del risentimento personale e della rabbia.

Ho espresso più volte e con forza, il mio parere contrario all’azione fallimentare, che trovo inadeguata alle circostanze per la specificità del rapporto solidale che lega il socio alla società.

Confermo con chiarezza la mia opinione, ma non posso tacere, né mai l’ho fatto, che questo non esclude le precise responsabilità dei soci inadempienti che con il loro comportamento hanno messo a dura prova quello stesso vincolo solidale che li univa alla società.

Questo elemento non è secondario ma essenziale perché tutta la manovra, così come è stata esposta, tende a rimettere in equilibrio le differenti posizioni di tutti i soci per mettere in sicurezza i legittimi diritti e le aspettative dei soci che hanno rispettato gli impegni assunti con regolarità.

Il piano prevede l’accollo da parte del ceto bancario dei finanziamenti che il CIS ha erogato ad Interporto Campano e queste somme saranno  utilizzate proprio per mettere in equilibrio le posizioni dei soci adempienti che risultano sfasate per la perdurante sospensione delle rate di mutuo scadute nel rapporto CIS- Banche.

In parole semplici quelle somme vengono destinate nella stessa direzione dalla quale provengono.

Tutta la controversa polemica che si articola sulla questione, in relazione alla legittimità e all’opportunità di deliberare quei finanziamenti, non riguarda certamente i soci inadempienti, ma esclusivamente quelli adempienti che si ritrovano nella condizione di non vedere imputati i propri versamenti a riduzione del proprio debito, garantito da ipoteca sul proprio capannone.

Ecco perché il Patto di sindacato ha proposto il frazionamento individuale del mutuo secondo un criterio di responsabilità diretta che superi un vincolo di solidarietà troppo asfissiante.

Allo stesso modo, nell’interesse generale, ha proposto una rimodulazione del piano di rimborso con allungamento di almeno cinque annualità, per tutte quelle aziende socie che, a causa della perdurante congiuntura critica dell’economia a livello globale, hanno interesse a recuperare una condizione di regolarità.

Abbiamo, altresì, proposto di sospendere l’attività giudiziaria sino alla definizione della manovra per consentire un recupero anche delle situazioni più delicate.

Nell’ambito del complesso problema dell’anatocismo, abbiamo proposto un intervento immediato per la rinegoziazione dei tassi d’interesse per agevolare il rientro dalla condizione di inadempienza del maggior numero di soci.

Infine, abbiamo proposto di pervenire ad una soluzione concordata per il rilascio dei capannoni da parte dei soci che non si trovano in nessuna delle condizioni esposte innanzi ed evitare il ricorso all’azione fallimentare.

Questo principio potrebbe essere applicato, ove possibile, anche per quelle aziende socie già sottoposte all’azione fallimentare.

Questa la nostra azione politica con risultati affatto modesti.

Nel CIS per la prima volta in circa un trentennio, si è costituita un’assemblea consapevole e partecipe che conosce i problemi e li affronta. Nessuna frammentazione o manipolazione è praticabile senza il consenso dell’assemblea.

Il dialogo è attivo ma il confronto risulta ancora troppo lento e scarsamente partecipativo.

La previsione per la chiusura della manovra, come ha dichiarato il Presidente, non supera fine novembre e le nostre proposte sono al vaglio dei tecnici.

Abbiamo richiesto la convocazione di un’assemblea informale per una risposta più puntuale ai numerosi interrogativi.

Non  possiamo e non vogliamo  impedire a nessuno qualsiasi azione di tutela di interessi legittimi, ma non possiamo assecondare un tentativo di destabilizzazione che si fonda sul risentimento personale.

Negli ultimi giorni sono stato oggetto di un attacco personale da soci anonimi che mi accusano di ” omertà ” di mancanza di coraggio, o ancor peggio di interesse personale per non aver posto in essere una denuncia in Procura.

Sono gli stessi soci che appena qualche giorno addietro mi esaltavano per il mio impegno appassionato.

Hanno parlato nell’unico contesto che ha dato spazio alla loro protesta, pur non condivisa nei modi e nelle forme e mi accusano di omertà , quando se si parla di CIS, nessuno ha pubblicato tanto e con chiarezza quanto questo blog.

Non ho mai manifestato, in nessuna sede, nemmeno la larvata minaccia di ricorrere in Procura, anzi ho sempre dichiarato: Fuori dai Tribunali e valeva per tutti senza distinzione.

Il coraggio ho dimostrato d’averlo quando ho affrontato i problemi in assemblea con chiarezza, quando, pur non avendo alcun interesse diretto alla vicenda finanziaria, mi sono impegnato con enorme sacrificio personale in centinaia di riunioni con la società ma soprattutto con i soci.

Ho ricevuto decine di professionisti, ho mediato e continuo a farlo per tantissimi soci. Nessuno ha trovata la mia porta chiusa, per ognuno ho trovato il tempo di abbandonare il mio lavoro e dare udienza alle loro preoccupazioni.

La verità è un valore relativo, ciascuno si costruisce la propria secondo il suo punto di vista e,talora, secondo il suo interesse.

Voi vi siete costruiti la Vostra verità , tocca a Voi correre in Procura a rappresentarla dopo aver sentito il Vostro avvocato.

Io, con coraggio, continuo a battermi per una Lunga Vita al CIS  e spero che questo augurio valga anche per Voi.

Con grande rammarico e profonda amarezza

Emilio D’Angelo

 

 

 

 

 

 

 

L’eterno sabato del villaggio.

Subito dopo l’assemblea del 16 luglio siamo andati in vacanza con il cuore gonfio di speranza.
Le assicurazioni del Presidente che prevedevano una rapida soluzione della manovra finanziaria, la posizione responsabile assunta dai soci rappresentati dal Patto di Sindacato, la voglia di liberarsi da un incubo che ci aveva perseguitato per un intero anno, hanno creato le condizioni per vivere uno straordinario, lunghissimo ” sabato ” nel nostro ” villaggio”.
E’ cosa buona creare una pausa alla tensione dialettica, allo scontro di diverse opinioni, alla ricerca di responsabilità , ma resta utile solo se lo scontro diventa confronto , se il dialogo non rappresenta una ripetitiva cantilena intessuta di ” forse” , “domani”, “vedremo”, “scusa ma non posso”.
La forma del dialogo deve essere rispettosa e pacifica, ma la sostanza deve rimanere materia viva e penetrabile, deve contenere fatti concreti non solo dichiarazioni di buona volontà.
Io sono un fedele sostenitore della politica dell’incontro e dell’accoglienza, non lo faccio per forma ma inseguo la sostanza che si realizza solo con atti modificativi del precedente percorso programmatico.
Il discorso è : si vuole cambiare direzione programmatica oppure no?
Esiste un’altra ipotesi : si può cambiare direzione programmatica oppure ciò non dipende più dalla nostra autonoma decisione sociale?
Questi interrogativi vanno risolti al più presto attraverso un confronto leale, aperto, anche informale tra i soci ed il direttivo ed in particolare il Presidente.
Sino ad oggi, dopo l’assemblea, una delegazione del Patto ha incontrato due volte il Presidente e, nella scorsa settimana, ha incontrato anche  i consulenti giuridici della società per confrontarsi sulle proposte presentate, a tutti ormai note per l’ampia diffusione attraverso questo blog.
E’ stato programmato un nuovo incontro, entro due settimane, per una verifica più approfondita.
Noi abbiamo ringraziato il Presidente per la cordiale accoglienza  ma, come abbiamo rappresentato, riproponiamo di realizzare, in breve tempo, una riunione informale ma franca e leale nella quale si ricomponga quello spirito consortile che ci ha visto superare tante difficoltà nel corso di un trentennio e si affronti il problema con il contributo dei soci.

Non siamo nati sulla Luna, né per opera di uno spirito magico, siamo uomini normali con le nostre debolezze e la forza della volontà e dell’impegno. Le insidie sono sempre in agguato, ora come allora, gli errori non possiamo sopprimerli ma possiamo correggerli. La nostra umanità deve emergere con vigore, non possiamo farci abbattere dal sospetto, dalla paura, dal giustizialismo o ancor peggio non possiamo chiuderci per difendere posizioni ormai inattuali.

Da oltre un anno, noi soci del Patto, attraverso questo blog, tentiamo di introdurre un dialogo, un confronto serio e costruttivo, non un balletto delle vanità, un continuo rimbalzo di responsabilità che non porta a niente, ma, con sommo rammarico, devo confessare, non riusciamo a penetrare profondamente nel cuore e nella mente di ognuno di noi.

Mentre continuiamo a riflettere, a minacciare azioni di tutela, a rinviare un nostro definitivo incontro sulla strada della progettualità, nuovi dolorosi eventi giudiziari riducono ulteriormente la nostra coesione sociale, nuove famiglie pagano un prezzo troppo alto alla crisi generale ed a quella del nostro sistema.

Mentre i singoli continuano a ricercare la strada più sicura per la tutela degli interessi individuali, la società annaspa in una palude che si chiama immobilismo con il solo miraggio della”manovra finanziaria”.

Non abbiamo più tempo per rinviare un confronto leale sulle concrete possibilità di rinascita, non abbiamo più tempo per lotte intestine e reciproche accuse, abbiamo solo il tempo di fare, di unirci, di stare insieme.

Siamo,una società per azioni con un’anima consortile, se continuiamo ad aspettare il miracolo o l’uomo del destino, potremmo rimanere narcotizzati in una nuvola di speranze deluse, di aspettative infondate, di ..” forse, ma, domani”, legacci burocratici, cavilli giuridici, avvocati, giudici, curatori.

Ognuno dirà la sua opinione, giusta, corretta, illuminata, logica, perfetta sulla carta, ma, mentre i medici studiano, l’ammalato muore. Citata in napoletano avrebbe più effetto!

Cum sorte , abbiamo la stessa sorte, lo stesso destino, lo stesso passato e lo stesso futuro.

Una tregua, anche una tregua armata, solo una tregua,  può introdurre un elemento concreto di speranza.

Tacciano le armi legali, parli il cuore con mente lucida, fermiamo questa spirale perversa che non vede vinti e vincitori, ma un solo perdente, il nostro CIS.

Voi tutti conoscete la stima, l’affetto e la devozione che non ho mai taciuto per un uomo nobile ed un giurista raffinato ed onesto: il compianto notaio Canio Restaino, e tutti sapete quanto manchi al Cis il Suo illuminato giudizio, ebbene confido molto di aver riconosciuto alcuni tratti di grande umanità e competenza nell’avv. Gianni che ho recentemente incontrato.

Non ci siamo limitati a richiedere di integrare la manovra con le nostre proposte, ma abbiamo sottolineato la necessità di rilanciare il nostro progetto commerciale.

Il nostro “progettino” è semplice ma completo, non gioca con le speranze ma non ammette la disperazione, non dipende solo dal ceto bancario, ma, soprattutto da noi.

Il frazionamento individuale dell’ipoteca con accollo del mutuo, introduce un principio di responsabilità diretto e consente un miglioramento della tutela del legittimo diritto dei creditori.

Riduce l’onere di gestione finanziaria del CIS,  impedisce qualsiasi diversa destinazione delle quote di rimborso mutuo, garantendo debitore e creditore. L’attuale stato dei fatti mantiene solo una iniqua solidarietà tra i soci adempienti, la gran maggioranza, e quelli incagliati, rappresentando l’ostacolo più serio al rilancio del sistema ed al riequilibrio dei valori immobiliari.

Il ceto bancario non può ignorare l’esistenza di un corpo vivo che ha qualità e possibilità di ripresa per continuare a conservare la centralità della gestione che ha già rivelato tanti inconvenienti.

Allo stesso modo che senso ha proseguire una politica di recupero degli inadempimenti attraverso l ‘azione fallimentare, quando si dispone del pegno sul contratto di leasing.

Due ipotesi: il socio inadempiente o paga o deve andar via e lasciare libero il proprio capannone.

Nessuno resisterebbe, correndo il rischio di fallire. Al CIS non serve a nulla il successo dell’azione fallimentare, al Cis serve il ricambio di utenza, quando la posizione debitoria dell’azienda socia è irrecuperabile.

La manovra andrebbe integrata con un’ulteriore proposta di rimodulazione del piano di rimborso che potrebbe prevedere un allungamento di cinque anni del termine di scadenza per quelle aziende socie che ne avranno interesse.

La rimodulazione del piano di rimborso dovrebbe essere assistita da una delegazione di pagamento a favore delle banche creditrici, con la perdita del beneficio del termine in caso di inadempimento.

Nell’ambito della manovra già trova collocazione la prevista rinegoziazione del tasso d’interesse.In un momento di mercato molto favorevole, nel quale Istituti bancari di primaria importanza, pubblicizzano uno Spread sulle operazioni di mutuo del 2%, si dovrebbe cogliere l’occasione di ristrutturare subito il contratto di mutuo.

Il rilancio della politica commerciale di collocazione dei lotti liberi potrebbe trovare una grande spinta nella prevedibile possibilità di modificare la destinazione d’uso, aprendo ad altri comparti integrativi al nostro, e questo va realizzato “ieri” non domani.

Il rilancio commerciale delle singole imprese potrebbe essere lasciato alla libere iniziative consortile delle aziende socie.

Il quesito principale da dirimere è :

se per il CIS dobbiamo definire una manovra per l’incaglio che potrebbe durare anni o una manovra ricostruttiva che potrebbe partire subito con la ripresa dei pagamenti ?

Il ceto bancario dove si colloca?

Cosa rischia se crede ad un progetto di riequilibrio? Gli immobili non potrebbero mai valere di meno di quanto valgono oggi in un mercato bloccato o peggio in gestione di curatela fallimentare.

Non esercitiamoci in dietrologia, ma, in tutta coscienza, non si capisce bene dove stiamo andando.

Fermiamoci almeno a riflettere, se, con noi, Vi augurate ” Lunga vita al Cis”.

Emilio D’Angelo

PATTO DI SINDACATO DI VOTO CIS S.p.A.

 NOTA DELL’AUTORE:

VI PESA MOLTO QUALCHE INTERVENTO?

NON OCCORRE ESSERE LAUREATI PER SCRIVERE :

SONO D’ACCORDO! 

La crisi: un imperdonabile ritardo di idee non seguite da fatti.

Mi ritrovo spesso a riflettere sulla strana condizione del nostro Paese e divago lontano nel tempo per ricercare le idee realizzate.
Cerco, cerco, cerco e non ne trovo molte; me ne domando la ragione e riesco ad intuire che forse dipende dal fatto che quelle idee erano prive di ideali.
Sottraendo alle idee gli ide-ali, rimangono solo le ali e le idee volano lontano, lontano, qualche volta ritornano da dove sono partite ma non ritrovano più l’uomo, ormai privo di vita.
Oggi si parla, si grida, si insiste : la crescita, occorrono investimenti per la crescita, senza la crescita non c’è futuro!
E’ diventato un ritornello ossessivo, patrimonio trasversale del governo e dell’opposizione.
Tutti cavalcano l’onda della necessità della crescita con le ricette più sofisticate.
Per la crescita ci vogliono gli investimenti, ma da parte di chi?
Vi racconto un aneddoto di famiglia.
Mio padre, spirito arguto e cuore dolcissimo, inseguiva sempre il sogno di un benessere generale.
Aveva una visione semplicistica della vita e degli affari.
Un giorno mi raccontò che aveva conosciuto due famiglie, ritenute ricche ed agiate: i Marfella ed i Paolone.
I nomi, attribuiti da Lui sono immaginari, ma la storia è vera.
Queste famiglie, in verità avevano dissipato le loro ricchezze ma nascondevano accuratamente questa nuova misera condizione.
Ognuna per proprio conto, ignorando la condizione dell’altra, decise di rinforzare la propria posizione con un buon matrimonio nell’ambito delle due famiglie.
Si usava anche fra Case reali e si usa ancora oggi.
Triste illusione, perché a matrimonio avvenuto, si resero conto d’aver realizzato un matrimonio fra poveri.
Voglio dire che gli investimenti non verrà nessuno a farli per solidarietà sociale o per spirito di apparentamento politico.
Tutto il mondo occidentale sta messo maluccio ed ognuno difende, come è naturale, il proprio interesse nazionale. Finiremmo col fare la fine dei ” Marfella e Paolone”

Gli investimenti possono venire solo da economie emergenti, in grande espansione, gli ex – paesi poveri.
C’è un rischio, però, che non dobbiamo sottovalutare.
Il nostro Paese ha un patrimonio culturale, artistico, ambientale di inestimabile valore, ma, purtroppo, non ha gestori molto capaci di questo patrimonio.
Temo che chi arriva in Italia per investire, nasconda sempre l’ambizione di impadronirsi di questo patrimonio.Ci saranno bravi custodi della nostra italianità ?

Allora, non può risultare più utile, dedicarsi a progetti mirati  frutto di idee sostenute da ideali certi e intramontabili.
Siamo lenti, troppo lenti, creiamo mille gabbie per le nostre idee, troppi interessi personali e di categoria.
Dove sono gli imprenditori che ambiscono ad un posto nella storia di un’impresa e non al conto in banca, magari all’estero?
Ci sono, ma pochi, pochi….
Ci sono quelli che si arrendono, quelli che sono stanchi, quelli che non hanno continuità, quelli che lo vogliono dallo Stato, quelli che lo vogliono dalle Banche.
Dove stanno quelli che dicono, come negli anni 50, fuori gli attributi e corriamo insieme.
Si può fare, senza troppe chiacchiere!
Non é vero CIS ?
Tu da quale parte stai?
Io Ti sogno ” incazzato” come quelli che hanno lavorato per centinaia  di domeniche, pranzando alle 4 del pomeriggio in famiglia con i bambini che ti domandavano perché così tardi?
E Tu rispondevi: Per faticare, per creare un futuro per Voi, per orgoglio meridionale, per rispetto della dignità umana, per le nostre donne che hanno dedicato alla famiglia ed al lavoro una vita intera.

Ci ha guidato una passione enorme per il lavoro che ha rappresentato il  simbolo di una rivincita sociale straordinaria.
I simboli non si abbattono, nessuno ha il diritto di abbatterli, nemmeno chi li rappresenta.
La nostra storia è ad una svolta cruciale, dobbiamo fermare la spirale negativa e riprendere a  correre con il viso rivolto al sole.
Ci brucerà il volto, ci offuscherà la vista, ma sarà bellissimo ritrovarsi tutti insieme a lottare per gli stessi ideali.
Un CIS così vale una fortuna perché non è un insieme di capannoni desolati ma un fiume in piena di donne, giovani e tanti saggi vecchietti che hanno voglia di lottare per i propri ideali.

La manovra finanziaria è importante ma si deve chiudere subito, ogni giorno che passa torniamo indietro di mesi, la speranza si allontana e la rassegnazione prende il suo posto.

Questo è, per assurdo, un momento favorevole. I tassi d’interesse sono in grande calo, la depressione economica generale giustifica lo stato individuale di crisi, il valore immobiliare del sistema CIS é decisamente superiore allo stato d’indebitamento.

Quando ascolto in televisione la pubblicità di una grande Banca ” UNICREDIT ” che annuncia finanziamenti a mutuo con uno Spread del 2% Euribor, mi domando come è possibile non poter rinegoziare un mutuo che sta affossando la più bella realtà di impresa consortile nata nel Mezzogiorno?

Possibile che una soluzione semplice ad problema di ordinaria crisi congiunturale, assistita da ampie garanzie immobiliari, non possa trovare immediato ascolto in un ceto bancario così attento e responsabile?

Poche e semplici regole :

Frazionamento individuale del mutuo, nella maggior parte dei casi, assistito anche da merito creditorio specifico.

Rimodulazione del Piano di Rimborso con allungamento della scadenza originata di anni cinque.

Rinegoziazione del tasso d’interesse a tasso variabile sulla base delle migliori offerte sul mercato.

Chiudere subito e ripartire subito con una nuova società di servizi che garantisca l’effettivo sviluppo delle aziende consociate in una più ampia visione del profondo cambiamento del mondo della distribuzione in un mercato globale.

Non possiamo continuare ad andare al mercato con il carrettino quando il mondo gira via etere. Dobbiamo realizzare l’integrazione del creazione del prodotto con la distribuzione, abbattendo i vincoli di destinazione del Centro, ormai obsoleti ed inconcludenti.

Non possiamo fare dettaglio, non possiamo fare trasformazione, non possiamo fare artigianato creativo, non abbiamo un’organizzazione di sviluppo commerciale adeguato ai tempi, scusate che ci resta da fare se non cambiamo?

Morire lentamente aspettando un cliente di presenza che non esiste più.

il cliente c’è ma va raggiunto con una proposta efficace, costruita per lui con l’intraprendenza che il mercante napoletano possiede come unica arma di difesa.

Guardate in giro, sulle maglie sponsorizzate, ci sono decine di marchi del CIS, esposti con orgoglio da imprenditori della nostra famiglia sociale.

Bisogna ripartire e subito proprio con le nostre forze, liberarci della vicenda finanziaria con pochi e semplici accorgimenti.

Questo ci aspettiamo dal CIS societá.

Buona Fortuna  Uomini del CIS , riprendete a correre e non fermatevi più , impegnate tutte le Vostre forze ma liberatevi della malasorte.

Buon Compleanno Blog

Il 13 settembre 2013 il nostro blog ha compiuto un anno dalla sua prima pubblicazione.

Il 16 settembre 2013 è stato pubblicato il verbale dell’assemblea ordinaria che prevedeva l’approvazione del bilancio dell’esercizio 2012.

Il 16 settembre 2014 è stato pubblicato il verbale dell’assemblea ordinaria per l’esercizio successivo.

Sono stati pubblicati 90 articoli, che hanno interessato circa 18.000 visite, spesso anche dall’estero.

Questo dato è in forte contrasto con la scarsa utilizzazione dei commenti.

Un fenomeno che dimostra la diffusa tendenza al disimpegno.

La gestione di un blog che ha l’ambizione di essere un “palazzo di cristallo” richiede un accurato controllo della diffusione di dati, notizie e commenti.

Nel corso di un anno ho selezionato con cura ossessiva ogni parola, ho parlato con chiarezza, comunicando solo dati certi e documentati.

Non ho mai insinuato, ma ho sempre affermato, non ho emesso mai “sentenze” ma ho dato solo suggerimenti secondo coscienza.

Ho anteposto gli interessi dei soci più deboli, raccogliendo, tante volte, uno scarso consenso generale.

Ho trattato argomenti delicati senza mai offendere nessuno.

Ho tenuto in gran conto la dignità di ogni uomo, rispettando tutti nella stesa misura.

L’unico obiettivo del blog è stato, sin dall’inizio, la diffusione di un senso di responsabilità sociale per rivalutare quello spirito consortile che aveva distinto il CIS nella prima ora.

Con il decisivo contributo di circa Cento aziende socie abbiamo dato vita ad un Patto di Sindacato di voto che ha dato finalmente voce alla base sociale, destando l’interesse e l’apprezzamento anche negli ambienti professionali.

Conservo tra i ricordi più preziosi le lettere personali di alcuni soci che nei momenti più disperati hanno apprezzato con sincera commozione l’umanità del nostro sostegno.

La sera, quando tutti si riposano, sottraggo tempo agli affetti più cari per dedicarmi alla stesura di un nuovo articolo, dosando ogni parola per costruire, mai per distruggere.

Il nostro Patto è un Patto di lealtà, il gruppo del direttivo è un corpo unico che lotta in una sola direzione: Lunga Vita al CIS.

Non esistono primi attori; l’affetto, la stima, la comprensione legano l’uno all’altro in uno straordinario equilibrio di energie.

La profonda convinzione di ricercare una soluzione condivisa non è mera illusione ma la necessaria prudenza e la grande responsabilità di gente coraggiosa.

Ci vuole più fatica e più coraggio a lavorare in silenzio per costruire, di quanto c’è ne voglia per gridare con rabbia le proprie ragioni con il rischio di distruggere.

Accetto tutte le critiche con umiltà ma non posso tollerare che una precisa strategia dialettica che si propone il delicato compito di contribuire a mettere in sicurezza la vita del CIS possa essere confusa con un atteggiamento omissivo ed inconcludente.

Ci battiamo ogni giorno per uscire dai tribunali, non per entrarvi.

Non c’è un solo socio che ha bussato alla nostra porta e non è stato accolto.

Tutti hanno avuto ascolto ed assistenza.

Chi vuole faccia la guerra a modo suo, noi lottiamo con le armi della ragione, le usiamo ogni giorno, sul campo, non molliamo mai.

Lunga Vita al CIS.

Ci riusciremo?

Un passo alla volta, sarà dura, ma certamente Si.

Onore al CIS.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di voto CIS S.p.A

Assemblea C.I.S. S.p.A. del 16 luglio 2014

Cari soci,

il delicato momento che sta vivendo la nostra società richiede equilibrio e moderazione.

Vi riporto il verbale dell’ultima assemblea, lo sottopongo alla Vostra attenzione per una riflessione più attenta e scevra dall’emotività che si avvertiva durante il suo svolgimento.

Un profilo di fondamentale importanza è emerso con chiarezza: la necessità di definire una manovra finanziaria per mettere in sicurezza la continuità aziendale.

Su questa irrinunciabile necessità i soci aderenti al Patto di Sindacato hanno concordato con l’organo direttivo di concentrare la massima attenzione.

La posizione assunta in assemblea dai rappresentanti dei soci non rappresenta una rinuncia alle ragioni più volte rappresentate, anzi le rafforza, con un gesto di responsabilità, ricercando una soluzione condivisa che abbia il pregio della fattibilità.

Proprio in questa direzione è stato avviato un confronto informale con il Presidente per verificare lo stato di avanzamento della manovra proposta dai consulenti della società e la fattibilità di alcune proposte del Patto per la sistemazione dell’intero progetto di ripianamento.

Ci è stato assicurato che, al massimo, entro novembre 2014 la manovra finanziaria sarà definita con il ceto bancario.

La connotazione più significativa della manovra è rappresentata da una netta distinzione tra i soci adempienti, la maggioranza, e quelli incagliati.

E’ stata individuata, con largo margine di attendibilità, un’area di 100.000 mq di posizioni corrispondenti ai soci incagliati.

L’importo finanziato a questa categoria di soci dovrebbe essere congelato ed estrapolato dal finanziamento complessivo ed i corrispondenti moduli andrebbero virtualmente consegnati al ceto bancario in attesa di una diversa collocazione.

Le posizioni dei soci adempienti risulteranno frazionate rispetto al mutuo complessivo ed allineate al regolare piano di rimborso con la precisa imputazione del residuo importo da rimborsare.

Resta da definire la possibilità dell’accollo individuale per quelle aziende che, avendone interesse, si troveranno nella condizione di merito creditorio .

In questo caso non esisterebbe più la necessità di differire il termine di riscatto del contratto di leasing, così come per tutte le aziende che saranno in grado di estinguere anticipatamente il residuo importo mutuato con il pagamento immediato a saldo.

In parole semplici, l’estinzione del residuo debito o l’accollo individuale, ove consentito, comporterebbe la opportunità di riscattare il contratto di leasing con conseguente intestazione del cespite.

Questo è emerso durante i primi incontri con la dirigenza della società: il preciso intento di salvaguardare la posizione dei soci adempienti e garantire la continuità aziendale.

Più complesso è il discorso che riguarda le posizioni incagliate.

Occorre distinguere quelle che sono già state sottoposte a procedura di recupero giudiziario per il prolungato inadempimento sia delle rate di mutuo che di quote condominiali, e quelle che vengono definite di inadempimento ricorrente ma non continuativo.

Nel primo caso sarà il ceto bancario a decidere la strategia di recupero in un’ottica di principio generale di tutela del credito nei modi e nelle forme consentite dalla legge, che non esclude, ove possibile, una soluzione transattiva.

Le posizioni incagliate ‘ board line ‘ potrebbero, invece, essere affidate alla discrezionalità della società nell’ambito di un progetto di rimodulazione del piano di rimborso.

Condizione indispensabile per accedere a tale rimodulazione sarà certamente il regolare adempimento delle rate mensili relative agli oneri condominiali.

Queste sono le linee guida della manovra finanziaria che andrà definita nei dettagli a brevissima scadenza.

Nell’ultimo incontro dell’undici settembre, il Presidente ci ha assicurato il massimo impegno nella ricerca della migliore soluzione nell’interesse generale e si è dichiarato profondamente rammaricato per il mancato riscontro ai numerosi e frequenti solleciti inviati, a sua firma personale, ai soci inadempienti.

A questo scopo i rappresentanti del patto hanno richiesto ed ottenuto di presenziare ad eventuali incontri ricognitivi con quei soci inadempienti che manifesteranno tale intenzione al fine di ricercare una soluzione extragiudiziale e desiderano ricevere la nostra assistenza.

Abbiamo, altresì, concordato che nella prossima settimana i rappresentanti del patto, incontreranno i consulenti della società per verificare la fattibilità delle proposte presentate, a Voi tutte note attraverso le numerose pubblicazioni su questo blog.

Vorrei che fosse chiaro a tutti la continuità dell’impegno di mediazione del direttivo del Patto e la disponibilità del Presidente che ha confermato, con la sua abituale passione, non solo quanto esposto ampiamente in assemblea, ma anche l’orgoglio di rappresentare la nostra società e l’amarezza per alcune incomprensioni che andranno chiarite.

La delicata trattativa con il ceto bancario, avviata ormai a definizione, richiede una certa riservatezza per non compromettere delicati equilibri fra interessi, aspettative e speranze di tanti differenti attori della complessa vicenda finanziaria.

Occorre pazienza, fiducia e partecipazione vigile e responsabile.

La posizione assunta in assemblea dai rappresentanti del Patto non è una estemporanea ed occasionale dichiarazione di disponibilità al dialogo, ma una convinta affermazione dello spirito solidale che ha sempre distinto il nostro contesto sociale.

Su questo punto non dobbiamo transigere.

Questa strada l’abbiamo intrapresa insieme e con successo, dobbiamo riprenderla insieme, senza tentennamenti.

Nessuno sarà dimenticato, questo è l’impegno del Patto, condiviso dal Presidente e da tutto il gruppo dirigente.

Costruiamo insieme una Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di Voto CIS S.P.A.

Cliccando sul link sottostante potrete scaricare il verbale dell’assemblea :

verbale assemblea CIS spa 16.07.14

Per motivi di riservatezza, i soci interessati a concordare un incontro con la collaborazione del Patto, possono richiederlo via mail ad uno dei seguenti indirizzi:

pattodisindacatocis@gmail.com; emiliodangelo@icloud.com

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