Il nuovo Sito Web del CIS

Cari colleghi,

è stato presentato il nuovo Sito Web del CIS.

Per una volta, abbiamo l’occasione di  condividere una buona notizia.

E’ un bel sito, curato e ben raccordato con le singole aziende.

Dovremo imparare a viverlo come strumento comune di sviluppo della nostra immagine.

Questo è il segreto per il rilancio del CIS, separare il dibattito sociale dalle iniziative commerciali che devono vivere  e fiorire in un’area privilegiata del nostro interesse.

Sinceri complimenti agli autori e buon lavoro a Tutti.

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo

Ti basterà cliccare su questa bella immagine del CIS per entrare nel SITO WEB

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Mai servi di sistema ! Avanti, per difendere il nostro CIS.

Buongiorno,

Nella prossima settimana, a conclusione della sessione tecnica, Vi inviteremo ad una riflessione condivisa per fissare i termini dell’impugnativa del bilancio approvato nell’ultima assemblea ed in quella sede i soci interessati  potranno sottoscrivere il ricorso.

Sarà quella l’occasione per definire anche una linea programmatica del nostro movimento.

Non possiamo ignorare che ormai, da oltre due mesi, con la complicità del periodo feriale, abbiamo sospeso ogni attività, eccetto quella tesa a realizzare una coerente impugnativa all’opposizione manifestata in assemblea.

C’é in generale una disponibilità a condividere l’impugnativa, ma scarsa fiducia negli effetti che potrà produrre, soprattutto nel breve termine, per la nota lentezza delle procedure giudiziarie.

Questo alimenta sfiducia e delusione per la prospettiva politica del gruppo, ormai prepotentemente escluso dal circolo direzionale.

Personalmente ho coltivato con il presidente Grimaldi la prospettiva di un allargamento del consiglio da proporre all’Assemblea per consentire l’ingresso di una consistente minoranza sociale.

Il sistema di voto, con liste bloccate, é già stato oggetto di impugnativa giudiziaria, ma la soluzione prospettata avrebbe offerto la possibilità di dirimere la questione in ambito sociale, con un indubitabile beneficio del necessario equilibrio dialettico.

Purtroppo la prospettata soluzione politica è stata abbandonata dall’organo amministrativo, dopo l’ultima assemblea, nella quale la minoranza qualificata ha espresso voto contrario all’approvazione del bilancio.

È intuibile che la promessa convocazione dell’assemblea per l’allargamento del consiglio era fermamente condizionata ad una resa definitiva con adesione indiscutibile alla linea finanziaria di questo esecutivo.

Non è molto elegante proporre l’ingresso in consiglio a chi sostiene, legittimamente, una linea diversa a condizione che rinunci alle proprie convinzioni: é solo un’offerta opportunistica di cambio di casacca, arma abituale dei poteri finanziari.

Questo é il motivo che ha impedito ogni accordo nella direzione prospettata, che, peraltro, avrebbe evitato il ricorso alla via  giudiziaria.

Chiudo l’argomento con un annotazione personale.

Non mi sento un leader, ma solo un socio leale ed appassionato che ha dedicato una lunga parte della sua vita professionale ai problemi sociali.

Non ambisco ad alcuna carica sociale per limiti di età e di salute.

Ho curato con correttezza e lealtà i contatti con Nando Grimaldi per poter raggiungere una soluzione ragionevole che consentisse la presenza in consiglio di una voce in rappresentanza delle nostre ragioni, per evitare il ricorso ad una lacerante soluzione per via giudiziaria.

Abbiamo un grave problema da risolvere ed è il nostro rapporto con gli S.F.P a debito primario saldato, ma soprattutto la separazione degli oneri di gestione di utenza condominiale dalla gestione complessiva della società.

Non siamo più utenti di noi stessi, ma di una società che ha destinato i propri utili al pagamento del debito convertito negli S.F.P. , questo é un dato di fatto incontestabile.

Vorrei ricordare a quelli fra Voi che mi hanno accompagnato in questi anni in tante battaglie, che condivido la Vostra delusione ed un po’ anche la vostra stanchezza .

Sono sentimenti comprensibili, dopo cinque anni molto impegnativi , ma non dobbiamo dimenticare che la nostra azione ha prodotto importanti risultati.

Abbiamo frenato la tragica deriva dei trasferimenti di fondi e risorse da Cis ad Interporto, che ci ha costretto ad accettare una manovra finanziaria ingiusta e lacerante per la solidarietà ed il valore associativo.

Abbiamo interrotto il ricorso all’azione fallimentare, come azione di rappresaglia contro i soci inadempienti, proponendo questa infamia sociale all’opinione pubblica.

Abbiamo, momentaneamente, impedito che anche nel nuovo corso altre risorse venissero trasferite illegittimamente da CIS ad Interporto.

Certo, dobbiamo riconoscere che non riusciamo a fare di più per un difetto atavico dell’ambiente sociale, poco incline ad una revisione storica attenta e severa.

Esiste di fatto una subordinazione al potere finanziario gestito da burocrati e vecchi servi di regime ed il CIS ci é sfuggito di mano.

Resta, però, questa grande battaglia da combattere ancora ed é quella degli oneri condominiali.

Io sono vecchio, anche deluso da imprevedibili tentennamenti tra la nostra gente, ma quest’ultima battaglia la voglio combattere, andiamo in tribunale e chiediamo ragione dei conti.

Non potranno fare sempre come vogliono loro!

Un forte abbraccio 

Emilio 

 

Ma vuoi vedere che non se ne accorgono proprio?

…ma vuoi vedere che questi non se ne accorgono nemmeno?


É cambiato tutto per non cambiare niente…

Il blog del Cis é nato a settembre del 2013, ha compiuto cinque anni ed  è  ora di andare a scuola…

Ha tante cose ancora da imparare, soprattutto a conoscere meglio la complessità dell’animo umano.

Qualcosa, in ogni modo, questo blog lo ha fatto e nel momento più drammatico della nostra vita sociale.

Esaminiamo qualche numero.

Articoli pubblicati: 447 

Visite complessive: ha superato 150.000

Il blog é intervenuto sempre con senso di responsabilità e correttezza per raccontare la realtà documentata, senza cedere mai alla tentazione di fare colpo con iniziative sensazionali.

Non abbiamo mai fatto proclami ambiziosi ma abbiamo sempre improntato la nostra azione per diffondere la  conoscenza dei fatti e delle vicende al fine di ottenere una forte risposta sociale.

Questo è il più grande rammarico, perché, pur avendo dimostrato l’illegittimità di tante scelte di vertice, la risposta sociale è stata insufficiente a produrre una reazione efficace e determinante.

Tanto profondo e prolungato é stato il devastante progetto di soggezione finanziaria,  da determinare una condizione sociale di ormai irreversibile subordinazione per una vasta area della nostra comunità.

Ora, se questo era iniquo ma comprensibile nella gestione Punzo, che, almeno, affondava radici profonde in un diffuso  sentimento di riconoscenza per il fondatore del distretto, invero, appare incomprensibile e perverso nella situazione contingente.

Perché assecondare la gestione finanziaria delle Banche che hanno, sin dall’inizio, caricato tutto il peso del debito di Interporto sulle spalle dei soci del CIS?

Le Banche hanno consentito a Punzo di trasferire dal CIS ad Interporto 40 milioni di euro, somme destinate a ridurre il debito da mutuo garantito da ipoteca solidale.

Hanno consentito e stabilizzato un criterio di gestione delle spese, governato da Interporto e sostenute dai soci del CIS.

Hanno consentito il blocco dei trasferimenti dei contratti di leasing, unica risorsa che consentiva il ricambio d’utenza ed il salvataggio di aziende in crisi.

Hanno consentito l’esercizio dell’azione fallimentare contro i soci del CIS morosi pur in presenza della previsione contrattuale di esercizio di pegno sul titolo.

Ora, con il debito primario saldato, inizierà l’ultimo atto, una nuova storia, quella degli S.F.P. che, per dichiarazioni esplicite dei vertici della manovra, sarebbero diventati “carta straccia”, ma  ora, invece, contano e come! 

Cosa sarebbero stato logico prevedere?

Una comunità sociale  coesa e protesa a saldare il debito primario per liberarsi della gestione finanziaria subordinata ad Interporto.

Siete proprio fuori strada, bastano pochi giocolieri di interessi individuali ad orientare il voto a favore di una gestione che promette regali…

Servi Vostri…io NO

Lunga vita al CIS dei soci.

La cittá rassegnata a vivere con le finestre rotte.

Nel 1969, il professor Philip Zimbardo dell’Università di Stanford, condusse un interessante esperimento di psicologia  per verificare l’influenza ambientale sui comportamenti sociali.

Furono scelte due auto identiche e vennero abbandonate per strada in due posti molto diversi: una nel Bronx, la zona degradata di New York e l’altra a Palo Alto, zona ricca della California.

In poche ore l’auto nel Bronx fu saccheggiata e distrutta. L’auto lasciata a Palo Alto, invece, rimase intatta.

E’ ragionevole attribuire il diverso comportamento  alla povertà di un quartiere rispetto all’altro e, tuttavia, l’esperimento continuò; infatti quando, dopo una settimana, l’auto di Palo Alto era ancora illesa, i ricercatori decisero di romperle un vetro.

Il risultato cambiò.

Furti e vandalismo ridussero il veicolo ad un rottame, in poco tempo, come nel Bronx.

Questo potrebbe indicare che il vetro rotto in un’auto abbandonata in un quartiere tranquillo è in grado di innescare un processo criminale.

Non è la povertà, ma qualcosa che ha a che fare con il comportamento umano. Un vetro rotto in un’auto abbandonata trasmette un senso di disinteresse e assenza di regole. E ogni nuovo attacco subito dall’auto ribadisce quell’idea.

Successivi esperimenti hanno dimostrato che, se dopo aver rotto il vetro di una finestra di un edificio, non viene riparato, verranno presto rotti tutti gli altri.

Quando una comunità presenta segni di deterioramento, e questo sembra non interessare a nessuno, presto si svilupperà la criminalità.

Questa “teoria delle finestre rotte” è solo un’ipotesi valida a comprendere la degradazione della società e la mancanza di rispetto per i valori della convivenza civile. La mancanza di una cultura sociale e il senso  di soccombenza  generano una società con le “finestre rotte”, dove nessuno è disposto a ripararle, forse perché è talmente abituato a vederle rotte, tanto da non riconoscere più il degrado nel quale vive.

Ti ricorda qualcosa?

A me ricorda:

Un ambiente sociale che ha subito, nell’indifferenza, ogni tipo di abuso e prepotenza da un regime di governo finanziario che si è venduto persino i nostri tetti e che ha utilizzato anche  i soldi delle rate di mutuo dei soci per destinarli ad Interporto nella consapevolezza dell’impossibilità della restituzione.

Una società che ha proposto l’azione fallimentare contro una cinquantina di aziende socie, frantumando la solidarietà sociale che aveva distinto la più bella iniziativa consortile del nostro Sud, senza che nessuno reagisse  con sdegno, nemmeno le stesse aziende dichiarate fallite.

Una società che é stata consegnato al potere finanziario in cambio di favolosi vantaggi solo per pochi eletti, subendo l’amputazione di tutte le facoltà sociali.

Una società che ha arricchito eserciti di consulenti al servizio del  potere amministrativo, alimentando un irreversibile assoggettamento ed una  definitiva subordinazione di ogni progetto sociale.

Un popolo incapace di riconoscere i propri diritti che sono stati negoziati in cambio di qualche piccolo vantaggio personale.

Un popolo che riesce ad eleggere al massimo livello rappresentativo chi aveva determinato con il suo voto il pagamento di una somma di un milione seicentomila euro ad Interporto per sanare un pasticcio di potere, a noi completamente estraneo.

Tutto in perfetta continuità con i sistemi del passato che ci hanno affondato.

Continuiamo a vegetare nell’impossibile illusione che quello stesso regime finanziario che ci ha condannato alla morte sociale possa salvarci con un po’ di trucco e maquillage.

Attraverso quella finestra rotta sono entrati a decine a prendere, sono passati e poi sono andati via, dopo tante chiacchiere, senza lasciare mai niente, nemmeno un brandello di pietà.

L’ultima speranza è solo il ricorso attraverso la Legge, se il popolo si accorgerá, finalmente, che quelle finestre rotte non le riparerà mai chi aveva interesse a romperle.

Lunga vita al CIS dei soci.

 

 

Ecco, perché dobbiamo opporci.

Vi spiego la vera forza della nostra opposizione.

Nell’ultima assemblea una minoranza qualificata ha votato contro l’approvazione del bilancio.
Per la prima volta nella storia trentennale della nostra società, i motivi dell’opposizione sono stati rappresentati a verbale da molti soci, in maniera chiara ed ordinata.
Ora é il momento di dare seguito, con coerenza, a quel voto contrario aderendo ad un’azione comune per presentare un formale ricorso al Tribunale delle Società.

Chi può farlo?

Tutti i rappresentanti legali delle aziende socie che hanno espresso voto contrario o si sono astenuti oppure erano assenti.

Occorre un quorum per presentare ricorso?

Non é previsto alcun limite.
Naturalmente é molto più efficace un’opposizione consistente ed articolata che confermi la volontà espressa in assemblea.

Perché farlo?

Potrei rispondervi tecnicamente, illustrando svariate motivazioni, potrei richiamare tante ingiustizie subite nella gestione del CIS, non lo farò!

Il ricorso sarà preparato dai nostri legali che lo illustreranno a tutti coloro che intendono aderire.

Le ingiustizie e le prepotenze, invece,  le conoscete bene :

dai 40 milioni prestati ad Interporto, dai nostri tetti ceduti proditoriamente ad Enel Green Power, sino alle istanze di fallimento della società contro i suoi stessi soci, per arrivare, infine, in tempi recenti, alla ciliegina offerta dalla  nuova governance,  a trazione finanziaria, che ha tentato, in tutti i modi, di trasferire 1.600.000 ad Interporto per liquidare un importo non dovuto e non documentato.
Vi risparmio il ricordo di spese, fuori da ogni ragionevole misura, per  derivati e consulenze di ogni ordine e tipo, per importi che sarebbero stati sufficienti per costruire altre due isole.

Tant’è grande e reale questa drammatica evidenza che solo un’opposizione seria e motivata ha potuto ridurre gli effetti, già devastanti, della gestione ante manovra.

Ecco perché dobbiamo opporci in maniera formale e sostanziale, dobbiamo farlo insieme, per presentare innanzi ad un giudice, arbitro veramente terzo, le nostre ragioni.

Dobbiamo farlo perché é strategicamente determinante per il destino del CIS, mantenere alta l’attenzione e la sorveglianza per impedire che si realizzino progetti contrari ai nostri interessi sociali.

Dobbiamo farlo perché la nostra azione, con il Patto di Sindacato ed il blog, prima e, più tardi, con l’attuale Comitato di Trasparenza e di Controllo, in questi cinque anni ha costruito una salda coscienza sociale in molti soci, purtroppo però, ancora fortemente sottoposta e subordinata al potere finanziario, ma sufficiente almeno, a realizzare importanti obiettivi di alto valore sociale e consortile.

Pensate solo a dove saremmo arrivati con i prestiti ad Interporto, a ruota libera, senza il nostro intervento in assemblea!

Pensate quanti altri soci sarebbero stati sottoposti ad azione fallimentare senza il nostro deciso intervento di protesta.
Vi ricordate la pubblicazione sul blog di ” Azione fallimentare: eccesso di potere”?

Pensate, infine alla vicenda del 1.600.000 euro che l’attuale governance ha tentato, invano. di trasferire dal CIS all’Interporto….

corsi e ricorsi storici!

Nei prossimi mesi, a debito primario saldato, si comincerà a parlare dei nostri padroni, degli S.F.P, ritorneranno antichi interessi sulle spoglie del CIS e fioriranno nuovi benefattori, pronti a prelevare in blocco i capannoni, in eterna ricollocazione, per un pugno di euro, concedendo in cambio l’agognata liberazione!

Ecco perché dobbiamo confermare la nostra opposizione, abbiamo mille ed un motivo, quello più pregnante é l’onore e la dignità del nostro ruolo di soci.

É un’azione legittima e prevista dalle norme, un’azione dovuta per la tutela della nostra identità costitutiva.

Io mi oppongo, non contro questa governance, e ne avrei motivo, ma contro un sistema iniquo che non distingue la spesa di utenza dalle spese di sistema, che utilizza,  molteplici nostre risorse in Inteporto, che ha sempre favorito la sua espansione a danno del CIS.

Io mi oppongo per via giudiziaria perché non intendo più partecipare ad inutili assemblee influenzate dall’esercizio di deleghe di convenienza e pilotate da un esercito di consulenti di sistema.

Io mi oppongo e sino alla fine sosterrò gli ideali del nostro CIS , sperando di avervi, in tanti, al mio fianco, fedeli all’impegno ed ai sacrifici di tanti soci che hanno lottato per un CIS unito e solidale.

Non Vi chiederò altro, intanto interrogate la Vostra coscienza e state pronti!

Lunga vita al Nostro CIS.

Ecco come nascono le dittature.

Platone: la Repubblica capitolo ottavo
380 a.c.

Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria;

quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango;

quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio;

quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi da rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità;

quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato;

quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine;

c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?

In un ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri;

in cui tutto si mescola e si confonde;

in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga, per sfruttarli, tutti i vizi;

in cui i rapporti tra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche convenienze nelle reciproche tolleranze;

in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte;

in cui l’unico rimedio contro il favoritismo consiste nella molteplicità e moltiplicazione dei favori;

in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti ne diventino complici;

in un ambiente siffatto, quando raggiunge il culmine dell’anarchia e nessuno è più sicuro di nulla e nessuno è più padrone di qualcosa perché tutti lo sono, anche del suo letto e della sua madia a parità di diritti con lui e i rifiuti si ammonticchiano per le strade perché nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli;

in un ambiente siffatto, dico, pensi tu che il cittadino accorrerebbe a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo?

Ecco, secondo me, come nascono le dittature.

Esse hanno due madri.

Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia.

L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi.

Allora la gente si separa da coloro cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è pronuba e levatrice.

Così la democrazia muore: per abuso di se stessa.

E prima che nel sangue, nel ridicolo.

 

Analisi Condivisa da “CIS Un palazzo di cristallo”.

Anno 2018 d.C.

Quanto è moderna questa disamina, attuale e corrispondente al nostro tempo, nella vita politica e nella società civile.

Mi colpisce molto la nostra incapacità di riconoscere il senso del ridicolo. 

E… nel ridicolo siamo caduti noi, fondatori di un laborioso distretto,  liquidando un risarcimento milionario  ad un top manager, chiamato dal ceto bancario per rilanciare il Distretto e gestire l’ A.d.R e  che, invece,  alla luce dei successivi eventi, si è dimesso  dall’incarico, senza specificarne il motivo, mettendo a serio rischio l’esito della missione per la rilevanza dell’evento realizzato. 

In quel ridicolo ci siamo abbandonati, nominando un direttivo che presentava come leader colui che, in rappresentanza della base sociale,  aveva determinato, con il suo voto decisivo, una delibera talmente iniqua e contraria agli interessi sociali  da essere oggetto di successiva revoca per evitare il contenzioso giudiziario con gli amministratori dissenzienti e dimissionari.

E proprio quel ridicolo ci rimarrà attaccato sulla pelle perché siamo tutti consapevoli  di aver realizzato una grande ingiustizia per difendere una pretesa infondata, con il determinante contributo di opachi cortigiani, ruffiani del potere finanziario.

Ridicolo è l’ aver rinunciato alla nostra primogenitura, ad un CIS finalmente libero dall’oppressione del sistema finanziario e dei suoi miserevoli strumenti, per un misero piatto di fagioli.

Ridicolo è l’aver pagato capitale, interessi e derivati per continuare a  mantenere l’umiliante soggezione dei debitori.

Ridicolo è l’aver consegnato il CIS all’Interporto, abdicando ad ogni facoltà di autonomia gestionale, dopo aver subito un’iniqua svalutazione del consistente credito per finanziamenti imposti fuori da ogni regola logica ed amministrativa.

Talmente ridicolo, da rappresentare un caso emblematico di ingiustizia perfetta nel quale il debitore sottrae al creditore non solo valori e risorse, ma la sua stessa autorità.

Forse nemmeno Platone, nella sua magistrale visione dell’abuso del potere, poteva immaginarlo! 

 

 

Ingiustizia é fatta!

Nell’ultima assemblea si é stabilizzata la tendenza maggioritaria ad accettare il disegno imposto dal regime finanziario sul destino, la funzione e l’autonomia della base associativa del CIS.
Riconosco questo importante dato di fatto con grande delusione, perché, avevo creduto con convinzione, in una rinnovata solidarietà che poteva restituire al CIS quel ruolo sovrano e primigenio, sottratto lungamente ai soci dalla cupidigia del potere direzionale e finanziario.
Noi siamo figli del nostro tempo, vittime di un globale disegno di predominio della finanza internazionale che si spinge fino alle fasce imprenditoriali intermedie, come il nostro CIS.
Per realizzare questo progetto  occorre assoggettare le imprese attraverso la concessione e la gestione del credito con i più svariati prodotti e le più funamboliche architetture finanziarie, tese a sottrarre autonomia e facoltà di gestione.

Un contratto di mutuo capestro, con inaudita prepotenza progettuale, ha imposto un regime finanziario autoritario ed illegittimo, attraverso l’uso e l’abuso di garanzie reali sull’intero patrimonio immobiliare sociale ed individuale
É quello che si è drammaticamente verificato qui da noi, tradendo la radice consortile e costitutiva della nostra meravigliosa impresa.

Un diabolico disegno ha utilizzato il mutuo ipotecario come un vero e proprio ” cavallo di Troia ” per insinuarsi, con disastrosi effetti, nella parte più sensibile e delicata della nostra società: lo scopo e la funzione d’impresa.
Ciò è avvenuto con la sciagurata connivenza di interessi individuali convergenti, manipolati da una vasta corte di consulenti ed uomini del sistema, gente di diverso profilo, a seconda del ruolo occupato, che avevano in comune un unico scopo preciso : la gestione completa del destino della nostra comunità sociale per annullare il valore della partecipazione azionaria, funzionale e proporzionale alla dimensione del lotto posseduto.

Noi, tutto questo l’abbiamo vissuto, in prima persona, giorno dopo giorno, per circa un decennio, quando da protagonisti e finanziatori di una grande impresa consortile siamo diventati, per mano amica, sudditi, succubi e sottomessi ad un più vasto disegno di sistema che non ci apparteneva, anzi era contrario e concorrente con la nostra radice costitutiva.

Abbiamo impiegato tutte le nostre risorse ed anche le nostre opzioni di sviluppo per favorire la creazione di un polo immobiliare di logistica in Interporto e,  successivamente, la nascita di un ambizioso Centro Servizi. Abbiamo impiegato ingenti ricorse, attinte dal distretto, per  un Vulcano Buono, solo per chi lo ha realizzato, ma terribile e cattivo per tutte le imprese del primo CIS, sottoposte, nel frattempo, alle più gravi violazioni dei diritti acquisiti.
Si pensi alla sottrazione della proprietà dei lastrici di copertura, oggetto della più nefasta speculazione immobiliare, un vero e proprio furto di sistema!

Abbiamo arricchito i soliti noti, il treno é passato solo per pochi, forse per un paio di persone, mentre la radice sociale e consortile del CIS veniva stravolta da un Accordo di Ristrutturazione di un debito costruito ad arte attraverso il sistema delle svalutazioni del patrimonio immobiliare individuale, ingabbiato in una morsa micidiale che impediva il libero scambio, risorsa fondamentale per le aziende in crisi ed il necessario ricambio d’utenza.

Tutto ritorna sempre nel punto in cui é cominciato, poiché nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma e le eccessive svalutazioni del patrimonio immobiliare da ricollocare, diventeranno, presto, generose plusvalenze per il ceto bancario, che certamente non sfuggiranno alle attenzioni e agli interessi della pletora di amministratori di ogni tipo e genere e dimensione.

Questa é la rilevanza del peso oppressivo degli SFP, qui contano i gestori del potere: amministratore delegato, rappresentanti degli SFP e tutti i nostri rappresentanti di nomina assembleare, che dovrebbero difendere gli interessi costitutivi, un’ incerta specie di espressione sociale che è, invece, allineata è subordinata al potere finanziario dominante.

Eppure noi soci abbiamo pagato interessi astronomici sui mutui, abbiamo sciupato milioni e milioni in derivati, consulenze e spese di gestione finanziaria, una vera follia!

Abbiamo visto dirottare circa 40 milioni di prestiti da CIS ad Interporto, superando con colpevole indifferenza la funzione e la garanzia naturale e logica che avrebbe dovuto esercitare la CISFI, che, invece di essere la fonte finanziaria del CIS, ha sottratto ai soci del CIS, in termini individuali e sociali, per investire in Interporto prima e Vulcano dopo.
I risultati di gestione delle nostre partecipate parlano da soli, e per diversi esercizi, non occorrono molti commenti, tanto sono stati disastrosi.

Abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere costi di gestione e mantenimento del personale di struttura, anche ai livelli più alti, in servizio ed al servizio, non solo logistico, di Interporto, con il risultato di aver creato una burocrazia amministrativa che viene nel CIS solo per raccogliere deleghe ed orientare il voto in assemblea: un’ intollerabile vergogna!

Abbiamo visto fallire od espellere dal CIS una cinquantina di aziende socie, definite cattive, per sacrificare i loro capannoni e le loro imprese al ben congegnato e costoso disegno dell’Accordo di ristrutturazione parallelo e condizionato per CIS ed Interporto.

Abbiamo polverizzato circa 30 milioni in partecipazioni dirette Cisfi ed Interporto.

Abbiamo sciupato milioni di euro in partecipazioni azionarie indirette dei soci in Cisfi e Banca Popolare di Sviluppo, che oggi non trovano alcun mercato.

Abbiamo accettato che l’Accordo di ristrutturazione introducesse una partecipazione al patrimonio dei creditori attraverso strumenti finanziari partecipativi, i cosiddetti SFP, concedendo agli stessi importanti diritti amministrativi e patrimoniali, tanto da ridurre la nostra sovranità sociale ad una soglia molto vicina allo zero.

Tutto questo avrebbe convinto un morto, ma a noi non è bastato e questo sistema, una vera e propria tecnostruttura che manipola il destino di una società consortile, governa ancora con le seconde linee del potere e allora?

Continuiamo pure….

Abbiamo dovuto accettare la nomina di un manager per almeno tre anni, con un compenso di profilo tanto alto da prevedere, pena la decadenza dell’AdR, che sarebbe dovuto rimanere in carica, alla guida di CIS e di Interporto sino al 2021.
Tanto importante era il ruolo dell’amministratore delegato che, nella sua persona, venivano concentrate tutte le deleghe per la realizzazione del piano industriale e di quello finanziario.
Ebbene, dopo un anno, l’A.D. si é dimesso da Interporto per non meglio specificate cause oggettive e soggettive, come recita la formula ed il copione del contratto ed ha concluso, solo con Interporto, un accordo risolutivo che ha riconosciuto il pagamento contestuale di 2,9 milioni per le dimissioni anticipate.
In parole semplici, in un anno di gestione, il manager, imposto dalle Banche, fra CIS ed Interporto, é costato al cosiddetto distretto, circa 5 milioni di euro!

Eppure, solo in seguito alla conclusione di questa transazione, a noi estranea di fatto e di diritto, l’A.d., con calcolata decisione, ai primi di ottobre dello scorso anno, si dimise anche dal CIS che, per evitare il rischio di decadenza dell’AdR per l’eccezione di evento rilevante, fu costretto a nominare nella carica e nel ruolo il primo collaboratore del dr. Iasi, il dr.Claudio Ricci, realizzando di fatto una perfetta continuità direzionale, con il consenso del ceto bancario.

In effetti cambiano i musicanti, ma la musica è la sempre la stessa.

É tristemente nota tutta la vicenda amministrativa che ha prodotto la decadenza del precedente c. d.a. che aveva provato ad opporsi , con dimissioni motivate, ad una delibera illegittima e prepotente, assunta a maggioranza da cinque consiglieri su nove per disporre il rimborso ad Interporto della quota liquidata in nome e per conto del CIS , senza né titolo né merito.

Tra i cinque votarono a favore proprio l’attuale A.d. , Claudio Ricci, l’attuale presidente del C.d.a, Ferdinando Grimaldi, unico reduce del governo Punzo, due consiglieri rappresentanti degli S.F.P. Boiardi e Campagnola ed un consulente segretario, Mannato, tutti in conflitto d’interesse per doppia carica in CIS ed Interporto.
Erano gli stessi che, insieme ad altri, in Interporto, con la presidenza del cav. Punzo, avevano accettato le dimissioni dell’a.d. Sergio Iasi, riconoscendo, non meglio identificate, cause oggettive e soggettive che avrebbero impedito la prosecuzione dell’incarico, e, pertanto deliberavano il contestuale pagamento della consistente somma di 2,9 milioni di euro, pur se la spesa eccedeva il massimale previsto dall’A.d.R. per le delibere nei poteri del Consiglio d’amministrazione.
La documentazione di tale transazione non é mai stata trasmessa al CIS, perché definita dal dr. Ricci un documento intra societario di Interporto che, veniva imposto al CIS solo per i suoi effetti economici.

Sostanzialmente gli unici che non avevano contezza del documento che giustificava la pretesa del CIS erano i consiglieri che si opponevano al rimborso.

Io Vi domando ancora, con rinnovata insistenza :

ma come si può pretendere di modificare uno stato dei fatti così chiaro a colpi di molteplici consulenze e costosi pareri legali che si affannano a dimostrare l’accertata presenza nel contratto di una clausola applicabile, ma solo al verificarsi di una condizione oggettiva e soggettiva che, almeno per CIS, non si è mai realizzata?

Sta di fatto che l’assurdità della pretesa é apparsa talmente incontestabile alla stessa maggioranza deliberante da ritenere opportuno revocare la decisione assunta al fine di evitare una contestazione per via giudiziaria dei consiglieri di opposizione.

Risultava molto più facile, eliminare politicamente la fronda contestatrice e rinviare al nuovo consiglio la decisione sulla questione e così é stato fatto! Solo, dopo circa un anno, il nuovo consiglio, pressato da numerosi reclami al collegio sindacale, non ha avuto il coraggio di deliberare nuovamente la debitoria ma ha accantonato la somma in un fondo di rischio per un’eventualità inesistente.

Acrobatica decisione, in attesa di tempi migliori, perché questa gente è abituata a comandare e non si aspettava una resistenza così determinata.

Ero convinto, e con me con tanti colleghi, che l’assemblea avrebbe riconosciuto da che parte stava il torto e da quale altra stava il diritto, ma , ancora una volta, mi sono sbagliato nel valutare il rigore morale del nostro contesto.
Tutto questo, infatti, non é bastato affatto a consolidare una resistenza sociale per esercitare l’unica facoltà residua, la nomina di un consiglio d’amministrazione rigoroso ed unitario che potesse bilanciare la prepotenza del potere finanziario che ha assoggettato completamente CIS ad Interporto, con il consenso dei soliti noti.

Il torto é diventato diritto e l’assemblea non ha confermato l’incarico ai consiglieri di opposizione ed ha premiato, invece, il Grimaldi, un non socio,  assegnandogli la carica più rappresentativa del CIS.

Si sono mossi nell’ombra, con abilità collaudata, i vecchi amministratori dell’epoca punziana, alleati , ora, con Gianni Cacace, ex presidente di una Cisfi, ormai svuotata da ogni risorsa e funzione con grande delusione di centinaia di investitori.

Sono gli stessi che consentirono al vecchio leader di realizzare tutto quel lungo processo di disgregazione del patto sociale che tante volte ho descritto sul mio blog.
Tra essi si sono distinti, grazie a Dio,  Stefano Cimmino (di Vincenzo ), lo stesso che sostituì il cav. Punzo nell’assemblea che separò i buoni dai cattivi e e dette il via all’esercizio della vergognosa azione fallimentare del Cis contro i suoi stessi soci; Paolo Casolaro, eterno consigliere punziano,  Raniero Coletta, per mano di suo figlio Valerio, presente al CIS solo in occasione delle assemblee, il vasto gruppo di sangiuseppesi legati allo studio del dr. Achille Giordano e figlio, ancorché inamovibile e prezioso  componente del collegio sindacale del CIS in ogni tempo, la categoria dei farmaceutici, da sempre indifferenti ed estranei ad ogni processo che riguardi la  funzione dell’oggetto sociale costitutivo del CIS, ed, infine, tutte le aziende che hanno dato delega, attraverso l’untuosa mediazione dei funzionari di struttura, per atavica subordinazione psicologica a chi gestisce il potere.

Troverete l’elenco dettagliato, in allegato al verbale di assemblea, non ho inventato nulla che non si possa desumere da quel verbale.
Lì ci sono nomi e cognomi dei salvatori del CIS!

Ormai, scomparsa la paura degli ex amministratori ed il ricordo di tante criticate decisioni , ha ripreso vita la tendenza opportunistica a ricercare nuove protezioni ed il sistema si é riassestato nella sua consolidata tecnostruttura per assecondare nuovi interessi, assolutamente estranei a quelli della comunità sociale.

Non importa se i nuovi padroni si chiamano “signor Nessuno” , tanto tra qualche anno, dopo aver realizzato il progetto di sistema, li avremo pure dimenticati, quello che conta ora è solo essere graditi al potere, come istituzione da blandire per ottenere protezione.
Questa è gente che non ha alcun interesse per il valore consortile del CIS ed il suo condominio, é gente che deve  solo consegnare il CIS nelle mani delle Banche, secondo progetto, per omologarlo definitivamente in Interporto, 
punto e basta!

Ecco perché si é messa in moto la collaudata catena delle deleghe, solo per stabilizzare la gestione della tecnostruttura e chi ostacola, anche attraverso il ricorso alle vie legali, questo nuovo processo di omologazione che annulla ogni valore sociale, viene definito un ribelle inopportuno da contrastare con tutti i mezzi, anche quelli meno leali.

Non é mai esistita una seria volontà di integrare il consiglio d’amministrazione con la partecipazione di rappresentanti di un terzo della comunità sociale, ma solo il tentativo di dividere il gruppo, manipolando gli interessi individuali di alcuni.
La decisione del c.d.a. di convocare l’assemblea per l’allargamento della rappresentanza consiliare é stata revocata perché era subordinata all’approvazione del bilancio da parte dell’opposizione ed alla rinuncia di ogni rendiconto sui diversi motivi di reclamo.

Bella democrazia assembleare!

Non esiste alcuna intenzione di accettare il confronto su proposte che non siano conformi al progetto complessivo.
Noi proponiamo, come fatto prioritario, un rigoroso controllo delle spese comuni, in particolare per quelle relative alla gestione condominiale e la chiusura, in tempi strettissimi, del debito senior per avviare a conclusione l’Accordo di Ristrutturazione,  come farebbe qualunque buon padre di famiglia o responsabile d’impresa!

Alla fine a chi giova fare diversamente?

A qualche consulente che trascina voti per ottenere il favore della struttura e nuovi incarichi, a qualche signorotto finanziario e alla sua squallida corte, che mira a lucrare sulla ricollocazione degli immobili, intervenendo sugli S.F.P., ma soprattutto al potere finanziario e a tutta la vasta pletora di funzionari e consulenti che amministrano questa lunga coda dell’A.d.R., una tela di Penelope che non dovrebbe finire mai.

Questo é il CIS oggi, ancora peggio dell’ultimo CIS che almeno aveva memoria illustre della sua fondazione e del geniale impulso associativo.

Tra poco pioveranno sulla nostra, ormai violata struttura una manciata di soldi per lavare il viso del nostro centro ed illudere i soci su un rilancio che non può dipendere assolutamente da una superficiale azione di restyling.

Sono soldi questi, che non piovono dal cielo, ma somme già previste, nel piano finanziario ed in quello industriale, per favorire l’accorpamento delle isole e rilanciare effettivamente la funzione del centro, attraverso un impianto organico del progetto di ricollocazione per riqualificare l’utenza commerciale.

Questi sono, invece, argomenti tabù, pur avendo speso milioni per consulenze di rilievo internazionale e progetti inutili,  perché i centomila metri da ricollocare non esistevano, al massimo ne esistevano20/25mila: era tutta un clamorosa montatura, ma che conta?

Non date ascolto a quel centinaio di soci ribelli, e mandateli al diavolo, non meritano di avere nemmeno una voce in consiglio, perché possono starci solo quelli allineati al grande progetto del potere finanziario che ha spodestato persino un uomo geniale e potente come il cavaliere.

Tra i nostri qualcuno comincia a tentennare, purtroppo é dura la vita di chi cerca giustizia e non vuole piegarsi: raccoglie solo delusioni e tradimenti, giustificati da una strana coscienza sociale, pronta a riconoscere un maggiore vantaggio in una nuova posizione più “equilibrata”!

Si dice così, non è vero ?

Non sono stanco e non mollo mai quando sono convinto delle mie idee, mi turba molto, però, l’opportunismo di alcuni, la doppia faccia di altri, la falsità, l’invidia e, soprattutto, il tradimento del valore associativo.

Ho deciso che continuerò la mia lotta solo per via giudiziaria e su questo blog, e sarò disponibile solo per quei soci che intendono seguire con me l’opposizione per via giudiziaria, in tutte le forme consentite dalla legge.

L’assemblea la lascio ai delegati, ai procuratori di deleghe, al presidente, all’amministratore delegato,ai consiglieri in carica, ai consulenti e perché no, al signor segretario che ha diretto così bene le ultime assemblee nel suo ruolo di manifesta imparzialità.
Ormai state a posto, il palchetto di comando dell’assemblea è proprio al completo ed io non ho più nulla da dire, soprattutto in quattro minuti…..

Ingiustizia é fatta, scusate il disturbo.

Emilio D’Angelo

Verbale CIS_07_2018