Una grande occasione per il Sud : Zone Economiche Speciali.

Nell’ultima seduta prima delle ferie e dopo tante tensioni all’interno del governo, il CIPE ha sbloccato 29,5 miliardi di euro per le infrastrutture.
Questo consentirà la realizzazione di molti lavori ed il riconoscimento dell’autonomia finanziaria di Anas, favorendo il processo di integrazione con Ferrovie dello Stato.

In dettaglio il programma di investimenti sino al 2020 prevede l’importo di 23,4 miliardi già finanziati e 6,1 da finanziare.
Il 56 % degli investimenti finanziati interesserà le regioni del Sud Italia e le isole per un totale di 12, 9 miliardi, mentre 5,7 miliardi sono stati assegnati al Centro Italia, 4,4 al Nord Italia e 1 miliardo alle emergenze.

Naturalmente questa distribuzione delle risorse destinate al Sud per recuperare lo storico ritardo infrastrutturale, fra Settentrione e Meridione d’Italia, ha provocato la ribellione del Nord.

É la solita storia che tenta di attribuire al Sud l’incapacità di impiegare le risorse europee che verrebbero restituite alle autorità intracomunitarie, con lo scopo di dirottarle verso un differente impiego.

Questa tesi è stata smentita anche da Confindustria che ha verificato presso la commissione Europea il puntuale impiego di tutti i fondi assegnati al Sud.

La politica di coesione della UE si fonda proprio sul meccanismo di ripartizione del vantaggio del maggior impiego delle risorse al Sud.
É ampiamente confermata la tesi che un impiego di 100 al Sud produce un ritorno di almeno 40 al Nord, proprio perché si recupera l’energia di un’area depressa favorendone lo sviluppo.

Questa tesi viene strumentalmente contestata da alcune forze politiche che stanno proponendo polemicamente una questione “settentrionale”, proprio in contrapposizione a quella meridionale, storicamente consolidata da un secolo e mezzo di aspre battaglie che continuano a privilegiare  gli interessi locali rispetto a quelli nazionali.

Stiamo assistendo, infatti, al tentativo di estendere le applicazioni sperimentali delle Zes ( Zone Economiche Speciali ) a tutto il territorio nazionale, vanificando il principale obiettivo del provvedimento che si propone di attrarre investimenti stranieri per sviluppare un’area del Paese in forte ritardo infrastrutturale con ampie prospettive strategiche per la sua collocazione geografica.

Un autentico ponte che dal Mediterraneo può collegare la nuova strada della Seta verso l’Oriente.

Pensate che l’istituzione delle Zes è stata prevista, su indicazione della Comunità europea, da uno specifivo decreto per il Mezzogiorno, che ha definito l’area di applicazione solo al Sud, individuando nella Campania e nella Calabria le prime due regioni d’insediamento. ( Decreto Sud  DL n.91 /2017).

Le Zes sono determinanti per l’affermazione di una centralità del Mediterraneo nei traffici marittimi e questo passa attraverso uno sviluppo della presenza industriale e commerciale nel Mezzogiorno che avvantaggerà tutto il sistema Paese, includendo necessariamente le risorse umane e professionali del Nord del Paese.

Questo discorso non riguarda solo uno schema di politica economica, ma un fondamentale risvolto storico e sociale che ci riguarda da vicino, molto da vicino.

Non perderei molto tempo in un’inutile polemica storica e revisionista che ci porterebbe ancora più lontano da risultati concreti, alimentando un separatismo fra Nord e Sud che ha fatto già molti danni.

Questa occasione deve essere colta come sistema Paese, infatti la collocazione al Sud delle Zes non è dettata da un criterio clientelare ma da un’esigenza strategica che deve essere accompagnata dall’impegno di imprese tanto del Sud quanto del Nord, anzi proprio dalla sinergia del sistema Italia nascerà crescita, sviluppo e lavoro per i nostri giovani.

Vorrei concentrare la Vostra attenzione su quello che possiamo fare, da ardenti meridionalisti, e quello che dobbiamo fare se vogliamo cogliere un’occasione, forse l’ultima, per recuperare quel ruolo che ci compete in un rinnovato equilibrio economico internazionale.

Noi siamo il CIS e con Interporto Campano, rappresentiamo un Distretto economico di interesse nazionale.
Abbiamo avuto la nostra crisi, ne stiamo uscendo fuori e dobbiamo costruire futuro.

La Zes è un’occasione straordinaria, irripetibile, non possiamo perderla e non dobbiamo ritardare, per nessuna ragione,  l’applicazione dell’iniziativa.

Possediamo tutti i requisiti tecnici per realizzare una Zes ideale, anzi dobbiamo proporci per coordinare anche la crescita e la partecipazione di tutte le aziende del territorio per creare un soggetto  ancora più ampio e sinergico che superi le banali rivalità di settore.

Dobbiamo essere pronti ad effettuare la prima sperimentazione di un distretto integrato che diventi filiera produttiva e distributiva di stile italiano, per proporci  come nuovo modello di sviluppo di commercio con l’estero.

Dobbiamo essere centrali e propositivi per tutte le modalità di trasporto, sia via mare che via terra, su ferro e su gomma, per sviluppare sinergie ed interessi con l’Oriente e tutti i Paesi Mediterranei.

É fondamentale il rilievo che  le Zes prevedono, quale requisito indispensabile, la fruibilità di una struttura portuale ed in questo senso sono stati individuati, per primi, i porti di Napoli, Salerno e Gioia Tauro.

Tracciamo un breve rilievo caratteristico delle Zes per conoscerle meglio, riferendoci ad alcune preziose pubblicazioni del ” Sole 24 ore”.

Zes è una sigla che indica le Zone economiche speciali che sono nate per perseguire l’obiettivo di attrarre investimenti dall’estero o da altre regioni più ricche proponendo incentivi, agevolazioni fiscali o deroghe amministrative.

Nel mondo esistono circa 2700 Zes e gli esempi più rappresentativi vengono individuati in Cina e a Dubai.

In Europa le Zes arrivano più tardi ed al momento sono solo una settantina, fra i quali emergono quelli istituiti in Polonia, 14 in totale.

La misura più importante assunta in Polonia è la Corporate income tax exemption, un’esenzione fiscale che oscilla fra il 25 ed  il 55% a seconda di una serie di condizioni che possono riguardare: la quantità degli investimenti programmati, il numero dei posti di lavoro che si progetta di creare, le dimensioni dell’impresa e il luogo dell’investimento.

Questo è un modello che potrebbe essere perseguito con successo in Sud Italia, ma per farlo dovremmo essere pronti a metterci nuovamente in gioco, come facemmo trent’anni fa.

Non posso tacere, però,  un’insidia concreta che potrebbe minacciare l’esito positivo di un grande progetto: il nostro recente passato!.

Il nostro ambiente potrebbe creare resistenza alla Zes, immaginando un diabolico disegno della grande finanza per perseguire grandi interessi.

Ho ascoltato troppe volte una frase drammatica e negli ambienti più disparati: ” Muoia Sansone con tutti i Filistei”.

È una bestemmia gravissima, nulla giustifica la distruzione di una prospettiva di benessere generale, nessuna ulteriore ingiustizia può rendere giustizia.

Io penso anche alle aziende del CIS inadempienti che sono fallite anche  per impulso giudiziario della nostra società.

Io penso a quelle che sono ancora in difficoltà, per le quali, oggettivamente si sta tentando ogni soluzione per evitare il peggio.

Cari amministratori, non possiamo  pensare di affrontare un progetto così ambizioso, lasciandoci indietro una scia di soci falliti.

Dobbiamo assolutamente mettere al centro della nostra azione il problema del risanamento del passato per poter costruire con successo il nostro futuro.

Siatene certi, solo affrontando  con saggezza ed equilibrio il passato, potremmo garantirci un grandioso futuro degno del CIS, della sua storia e del suo Fondatore.

Avremo tempo e modo di rivedere con maggiore serenità la nostra storia, anche quella più recente e dolorosa, perché da essa noi siamo nati e ci siamo costituiti come una realtà d’impresa consortile, viva e pulsante che rappresenta, ancora oggi, dopo tanti anni,  la più concreta speranza per le nuove generazioni del Territorio. 

Lunga Vita al CIS.

Emilio D’Angelo

Buona vita dal vecchio al nuovo CIS 

Carissimo CIS,

Con queste ultime righe vorrei consegnarti il lavoro di questi ultimi cinque anni con una nota di speranza per il nuovo che avanza ed un pizzico di amarezza per tutti quei sogni che sono rimasti nel cassetto.

Comincio subito dalla parte più bella, una prospettiva nuova e realistica di un rinnovato primato che il CIS potrà realizzare con l’innovazione del suo ruolo da pioniere nel territorio per la nascita e lo sviluppo di una solida filiera che realizzi la produzione e la distribuzione di idee, prodotti e servizi.

Non possiamo sottovalutare la straordinaria portata della modifica della convenzione con l’Asi che renderà possibile l’apertura a nuovi settori merceologici.

La precedente convenzione che risaliva al 5 aprile 1979 prevedeva che i lotti del centro potevano essere destinati, esclusivamente, al commercio all’ingrosso.

Quello fu il nostro primato, il primato di quella generazione di imprenditori, guidati da Gianni Punzo, con passione, impegno e capacità.

Fu il nostro tempo e di quel tempo lascio nel cassetto la gioia e l’orgoglio di esserci stato, ma pure la profonda amarezza per i fallimenti di tante aziende, la sofferenza di tanti colleghi che non meritavano di chiudere in questo modo la loro carriera nel CIS, dopo aver contribuito con grande merito alla creazione del Distretto.

Torniamo al futuro, perché il passato non deve imprigionarci in un malinconico, quanto inutile ricordo, di un periodo glorioso, ormai lontano.

Il CIS deve affrontare il nodo cruciale della ricollocazione delle aree disponibili ed oggi può farlo con un progetto preciso perché la modifica della convenzione Asi consente ” di insediare nel CIS funzioni produttive così come indicate dalla normativa vigente”.

Questo consente la modifica delle destinazioni d’uso delle aree.

Deve partire subito una campagna di ricollocazione dei lotti disponibili favorendo l’ingresso di piccole e medie imprese produttive che facciano filiera con le aziende già presenti nel CIS con marchi propri nei più svariati settori d’impresa.

Deve essere concessa priorità alle aziende socie che intendono proporre un nuovo modello produttivo sinergico con l’attività tradizionale per favorire un effetto di richiamo in tutta l’area.

Non dobbiamo sottovalutare l’opportunità di poter collocare in area CIS-Interporto una probabile Zes ( Zona Economica Speciale).

Corriamo il rischio di perdere un’occasione straordinaria di rilancio per il nostro tormentato territorio solo per continuare ad inseguire risentimenti, più o meno giustificati, o antichi sospetti.

Tutto questo sarà possibile solo in un contesto sociale molto coeso e pacificato, ma, soprattutto, da una nuova volontà sociale che impegni le nuove generazioni in uno sforzo comune di rinnovamento.

Aprire alle nuove attività produttive prelude ad un’idea di filiera e questo richiede che nessuno di noi rimanga chiuso in se stesso ma apri agli altri la propria esperienza cercando convergenze.

Faccio un esempio semplice che mi appartiene.

Noi creiamo tessuti per alta moda sartoriale, artigianato e piccola o media industria manifatturiera ; ci siamo relazionati, in Italia ed all’estero, con la nostra filiera offrendo prodotti e servizi che siano utili, direi di più, indispensabili,  per la produzione artigianale e anche industriale dei nostri corrispondenti.

Vi faccio osservare, che, salvo rare eccezioni, proprio nel CIS non sono nate sinergie sufficienti per fare filiera e questo ha provocato  lo spostamento di molte aziende in altri territori.

Ora si sono create le condizioni per attribuire al CIS un nuovo primato, un ruolo di eccellenza nel sistema produttivo, abbiamo aziende esperte e preparate, capaci di creare filiera, ma occorre un coraggio diverso per affrontare il futuro.

Questo coraggio non viene richiesto solo a noi soci, ma anche a Sergio Iasi, perché non può pensare di affrontare il futuro portandosi indietro, all’infinito, i problemi del contenzioso e dei fallimenti dei soci più deboli.

É stato dimostrato che della famosa area 100.000 mq solo il 30% si può ricollocare subito, il resto è incagliato nelle procedure amministrative di vario livello.

Dobbiamo affrontare questo nodo con determinazione, per riportare pacificazione nell’ambiente sociale e creare le condizioni per il rilancio.

Proprio in questi giorni il dr. Iasi ha compiuto un anno di vita CIS!

Buon compleanno anche al nuovo CIS..

Bisogna dare atto che in un anno ha iniziato e concluso la fase procedurale dell’Accordo di Ristrutturazione ed ha avviato la fase di normalizzazione amministrativa di CIS ed Interporto.

Vi rivelo un piccolo aneddoto che ha distinto il primo incontro con il dr. Iasi alla presenza di Gianni Punzo nel settembre scorso.

Vi ricorderete che il CIS promosse un incontro con i soci per gruppi ben distinti.

A me toccò il gruppo dei dissidenti, quello del Patto di Sindacato, un po’ come la storia dei comunisti che mangiano i (demo)cristiani!

Ci ospitarono nella sala di Presidenza ed io fui invitato a sedere di fianco al dr.Iasi.

Il Presidente Punzo prese la parola per illustrare i vantaggi dell’Accordo e la scelta molto accurata del nuovo amministratore delegato designato dal ceto bancario.

Io lo ascoltai, come sempre, con molto rispetto, pur rimanendo fermo nelle mie convinzioni, e Lui apprezzò molto e mi dedicò un messaggio personale di grande spessore umano che custodisco fra i ricordi più significativi del nostro percorso sociale.

Devo dire che tutti i soci presenti furono molto corretti con il Presidente, confermando che il nostro ambiente sociale è il migliore del mondo per le alte qualità morali e professionali di tutti i soci.

Il dr.Iasi si soffermò a lungo a spiegare in dettaglio tutte le fasi dell’Accordo di ristrutturazione e, soprattutto, la valenza della trasformazione del debito in apporto partecipativo attraverso gli SFP, a suo parere, un vero regalo da parte delle banche. 

Per amore di verità questa opinione non veniva affatto condivisa da molti di noi che ci sentiamo ancora oggi, ingiustamente, defraudati nella nostra dignità sociale. 

Quando fu dato spazio agli interventi, il dr. Iasi, con straordinaria abilità, pose un limite temporale alle sue risposte non consentendo di indagare sulla genesi e sugli effetti della tremenda crisi che ci aveva condotto in area fallimentare.

Talvolta, infastidito dalla riproposizione di certe domande, ha ripetuto, più volte, che, se non risultava gradito alla comunità sociale, poteva tranquillamente andare via, ricordando a tutti che aveva portato con se solo tre camicie in valigia, non più di tre.

Un collega, molto arguto, una volta riferendosi a Lui, disse :

Tanto il dottor Tre Camicie non resterà a lungo qui da noi….

Evidentemente si sbagliava perché il CIS non è un posto che si abbandona per mancanza di emozioni, anzi è forse il contrario, non c’è un posto uguale al mondo dove si possono realizzare imprese straordinarie.

Non é vero, forse?

Bene, é ormai sera per me, é tempo di andar via, Vi lascio ancora per un po’ il blog aperto, magari qualcuno vuole continuarlo…..forse potrei consegnarlo proprio al CIS?

Nell’ultimo mese di luglio solo tre soci sono intervenuti, molti continuano a leggerlo, tanto che, fino ad oggi, sono state registrate 112.000 visite, ma devo amaramente ammettere che  sono diventate rare le partecipazioni al dibattito.

Ora che il CIS é diventata un’autentica casa di vetro non serve più un blog per raccontare gioie e dolori dei soci, basteranno le newsletter CIS  ed a me rimane solo di augurarvi tutto il bene del mondo.

Lunga Vita al CIS.




Innovazione, il CIS volta pagina. Il Mattino Economia 28 luglio 2017

Innovazione, il CIS cambia pagina.

Innovazione, il CIS cambia pagina.Da: Il Mattino Economia 28 luglio 2017

—– Original Message —–
From: newsletter Cis
To: ‘Info Cis’
Sent: Wednesday, July 26, 2017 5:10 PM
Subject: CIS Informa – alla c.a. del titolari delle Aziende

CIS Informa – 26 luglio 2017

IL RILANCIO DEL CIS PROCEDE SECONDO PROGRAMMA. IL CDA APPROVA IL RISULTATO DEI PRIMI 6 MESI DEL 2017, MIGLIORE RISPETTO ALLE PREVISIONI DEL PIANO INDUSTRIALE

Per la prima volta nella sua storia, in una logica di trasparenza verso i soci, il CIS presenta un bilancio di metà anno

Nola – Garantire ai soci la massima trasparenza delle attività di gestione amministrativa e finanziaria. E’ questo il presupposto in base al quale, con una importante decisione per il CIS spa, essendo la prima volta in assoluto che accade, su proposta del presidente ed amministratore delegato Sergio Iasi è stato presentato al CdA, che lo ha approvato, il risultato di­­ esercizio dei primi 6 mesi del 2017 che presenta indicatori migliori delle previsioni del Piano industriale.

Il CIS diventa una autentica casa di vetro per tutti i soci che, in tal modo, sono messi in condizione direttamente di poter valutare lo stato di avanzamento del progetto di rilancio portato avanti dalla nuova governance.

I numeri della semestrale confermano, infatti, il trend di recupero ed una ritrovata solidità patrimoniale, a seguito del “closing”, avvenuto lo scorso mese di aprile, previsto dall’Accordo di ristrutturazione del debito sottoscritto con il ceto bancario.

Nei primi sei mesi la gestione della società – impegnata nel rilancio industriale – è stata caratterizzata da una particolare attenzione all’organizzazione e ai costi, per conseguire risparmi finanziari e aumento dell’efficienza operativa.

In particolare, i costi di struttura sono stati ridotti sensibilmente (-14%) , con una contemporanea e significativa crescita dei ricavi.

Pur con tutti i limiti di comparabilità, il risultato della semestrale consente quindi di ipotizzare un andamento a fine 2017 della posizione finanziaria netta con una differenza a favore di circa 10 mln di euro rispetto alla Posizione Finanziaria netta prevista dal Piano industriale.

Ma le notizie positive per i soci non finiscono qui. Il presidente ed amministratore delegato del CIS, Sergio Iasi , infatti, nel corso del Cda ha comunicato che le banche hanno deliberato favorevolmente sulla richiesta di waiver volto ad accelerare e semplificare il processo di riscatto dei capannoni da parte dei soci e le conseguenti restrizioni ipotecarie. Il processo sarà completato con la condivisione delle varie procedure.

Infine, va sottolineato che nell’ottica del rilancio industriale è stato confermato che si “aprirà” il CIS ad altri settori merceologici, anche diversi dal commercio, in modo da incentivare l’insediamento di pmi dell’ambito produttivo e artigianato.

 

Limitare i danni da inquinamento finanziario.

Nessuno di noi, dieci anni fa, poteva immaginare lo tsunami finanziario che si stava abbattendo su casa CIS.
L’idea di rifinanziare le pietre per sviluppare le imprese, apparve geniale e ci portò a sottovalutare il rischio del  forte indebitamento che avrebbe ipotecato il futuro delle nostre attività.

Tre i punti critici fondamentali:
-la trasformazione del CIS in una società finanziaria per la gestione del mutuo;

-l’iscrizione ipotecaria indistinta e solidale fra tutti i soci che avrebbero richiesto  il sub mutuo;

-Il differente profilo del trattamento del tasso d’interesse: variabile nel rapporto principale CIS-Banche e  fisso nel rapporto di sub mutuo tra CIS ed aziende socie, regolato da uno sciagurata copertura di strumenti derivati per arginare l’eventuale rischio di aumento dei tassi.

L’operazione, purtroppo, è miseramente fallita proprio su questi punti critici, con la complicità di una grave crisi generale che ha coinvolto il sistema finanziario a livello globale.

Ora noi, a manovra approvata, possiamo solo limitare i danni da inquinamento finanziario, ancora evidenti nel tessuto produttivo del nostro contesto sociale.

Questo è l’interesse prevalente: dobbiamo rivitalizzare ruolo e funzione del CIS, attraverso le attività delle imprese socie.
I valori immobiliari del CIS riprenderanno gradualmente quota solo attraverso una capillare ricostruzione commerciale.

Esistono, per fortuna, i primi confortanti segnali che il Paese sta riprendendo lentamente la strada della crescita ed un ruolo importante potrebbe assumerlo chi é in grado di esportare beni e servizi con marchio italiano.

Questo è il punto fondamentale: ricostruire un valore d’impresa consortile gravemente compromesso da una politica strabica in un lungo periodo di crisi.

Uno strabismo divergente che trasferiva risorse e capitali da CIS a Interporto con crescente intensità, impoverendo il valore e la funzione del Cis.

Purtroppo l’Accordo di ristrutturazione ha completamente ignorato l’aspetto prevalente della crisi del CIS che è stata caratterizzata proprio da questi vistosi errori di gestione.

Primo fra tutti il blocco dei trasferimenti dei contratti di leasing che ha impedito la sostituzione indolore delle aziende più deboli e quindi , il ricambio necessario in qualsiasi comunità sociale che deve rinnovarsi.

Questo maledetto blocco, che rispondeva  ad un’esigenza finanziaria per dimostrare la necessità di una manovra strutturale sul debito solidale, ha tradito lo spirito consortile del sistema che pure lo aveva retto per oltre un ventennio.

Drammatica è stata l’evoluzione di questo blocco immobiliare che ha generato la politica dell’azione di recupero in sede fallimentare.

Questa funesta strategia ha messo in ginocchio il sistema, generando numerosi punti bui nel tessuto produttivo ed immobilizzando il mercato immobiliare di ricambio d’utenza, volano fondamentale di sviluppo per un centro di imprese che devono e possono fare filiera in un mercato globale.

La mia non è una sterile polemica sui responsabili di tutto questo, pur avendo mille ed una ragione per animarla, ma una riflessione attenta per orientarci con consapevolezza sul nostro futuro prossimo.
Quel futuro che è già cominciato, ma stenta ad essere riconosciuto, così come è avvolto nelle incertezze di un Accordo che ci ha sottratto ogni iniziativa sociale e punta con determinazione ad una politica di ricollocazione del Cis, ancora una volta subordinata ad Interporto.

In questa direzione va il progetto di una Zes o quello di ricollocazione a prezzi privilegiati di un’intera isola.
Il punto di partenza è sempre lo stesso.
L’area di 100,000 mq è disponibile in ricollocazione solo per 28.500 mq , mentre per la parte restante deve essere recuperata nell’area del contenzioso.

Anche se la sola collocazione dei primi trentamila metri, ad un presunto prezzo di bilancio, coprirebbe già i due terzi del debito residuo, non possiamo evitare di affrontare il punto critico della questione: il recupero della prevalente area del contenzioso.
A che servono più  tanti fallimenti?
Hanno portato solo gravi danni all’immagine, disastri e distruzione per aziende e famiglie.
Oltre alle aziende socie fallite ce ne sono ancora tante che hanno sopportato con fatica questo drammatico decennio ed altre che avrebbero bisogno di cedere onorevolmente capannoni e contratti.
Purtroppo non sono stati previsti strumenti finanziari adeguati e tutto si sviluppa con straordinaria lentezza, per difficoltá  tecniche che imprigionano ogni buon proposito.

Ora, pur riconoscendo al nuovo direttivo una strategia molto più collaborativa, rispetto al recente passato,  dobbiamo ammettere dolorosamente che molte aziende socie restano appese ad un filo.
Questo non é utile né moralmente giustificabile per come sono andate le cose, ma, soprattutto, non giova al necessario riequilibrio del progetto industriale del sistema CIS.

Bisogna produrre uno sforzo comune per superare questa fase di stallo ed affrontare con coraggio il nodo del contenzioso, abbandonando ogni inutile polemica per privilegiare la capacità di ricostruire uno spirito solidale.

Vorrei ricordare a tutti che la scarsa partecipazione sociale, anche se giustificata dalla stanchezza e dallo sconforto, non può produrre alcun effetto, se non l’illusione che le cose si aggiustano da sole.

E devo ammettere, con vivo rammarico, che avverto un generico disimpegno generale, veramente inquietante, perché ho la sensazione che stiamo mancando di cogliere una buona occasione di rinascita.

Lunga Vita al Cìs.

Emilio D’Angelo

 

Condannati al rogo.

La storia si ripete: questo meraviglioso Sud appena riesce a sollevare un po’ la testa , giusto per ricominciare a guardare il futuro, ecco d’improvviso, una mano violenta lo trascina ancora più in basso fra le fiamme dell’Inferno.

Quanti sogni bruciati tra i roghi che attaccano la nostra madre Terra da un lato all’altro  della costa mediterranea.

Avevamo appena cominciato a gustare la gioia dei primi fermenti di un ritorno al nostro ruolo antico, le strade si affollavano di turisti da tutto il mondo, incantati dalla Terra del Sud, la vecchia Magna Grecia.
Ulisse, passando da qui, ne rimase talmente incantato, da costringere i suoi uomini ad incatenarlo per poter proseguire.
Enea arrivò da queste parti, esule dalla distruzione di Troia, che non fu una guerra d’amore ma una squallida guerra di potere.

Qui piantarono il cuore Virgilio, Leopardi, Goethe, e tantissimi amanti e cultori delle arti.
Proprio da qui cominciava la riscoperta dei valori fondanti dell’Umanesimo, la cultura della vita e del tempo, la malinconia di Totò nascosta dietro una risata, o quella di Massimo Troisi che spegneva il sorriso a mezz’aria per una gioia che non arrivava mai.

immacabile il ricordo della profonda amarezza e della fatale rassegnazione di Eduardo che confidava la sua debole speranza con la filosofia del vicolo:

Adda passá a nuttata! Ma quando?

Qui nacque dal popolo un Masaniello, diventato sinonimo di una rivoluzione da strapazzo, non perché mancava di ideali solidi, ma perché non poteva nulla contro i potenti che riuscivano a  comprarsi la fame della gente.
E la gente lo tradì , lo lasciò decapitare, preferendo il momentaneo, squallido  vantaggio offerto, con malevolo inganno dal potente.

Succede ancora oggi, forse peggio,di prima.

E quante volte, poteri oscuri hanno armato di fuoco la mano della malavita locale per incendiare, distruggere e diffondere miseria e disperazione.
Questo é il tradimento di occasionali signori del potere che decidono il destino dei popoli.

La causa dei roghi che bruciano migliaia di speranze é sempre la stessa : l’avidità sconfinata di pochi uomini che usano la disperazione come strumento di potere delle coscienze.

Che possiamo fare contro il fuoco?
Niente, se non esiste uno Stato capace di proteggerti.
E poi, se quel fuoco serve per allontanare l’attenzione per quello che è stato nascosto, per anni, nelle nostre Terre, nel silenzio di Stato, da destra a sinistra, ebbene, allora non esiste alcuna speranza!

Che puoi sperare più se un esercito di disperati, mercenari senza paga e futuro, attraversa il mare, rischiando la vita, per alimentare una debolissima speranza di sopravvivenza?

Esiste ormai un’organizzazione finanziaria internazionale che pianifica anche il business della disperazione, un diabolico disegno che ci condanna ad essere ponte e discarica di disperazione.

Attraverso la miseria vengono assoggettati i popoli, la miseria distrugge ogni forma di dignità ed il bisogno induce al compromesso, annullando ogni resistenza.

Questa è la storia dei roghi, il Vesuvio che brucia è il simbolo della sconfitta del nostro popolo, una nuova eruzione che cancella tutti il faticoso percorso di centinaia di anni di fatica e sacrifici per guadagnare credibilità nelle imprese, nelle tradizioni, nella famiglia.

Eppure io ci credo ancora, disperatamente ci credo perché non possiamo cedere.
Contro chi dobbiamo lottare?
Sfatiamo la storia del nemico invisibile, noi lo conosciamo bene e si trova dovunque ci sia un prepotente che vuole rubarci vita e dignità , solo per vivere il suo delirio di onnipotenza.Da solo o in pochi non c’è la faremo mai, e da un po’ di tempo avverto una certa rassegnazione.

Ci vuole coraggio e fiducia nelle propria forza d’animo per immaginare il futuro.

Lunga Vita a chi ha il coraggio di lottare.

Siamo stati capaci di incendiare un vulcano!

  • L’aquila non perse mai tanto tempo come quando si sottomise alla scuola del corvo..
    William Blake

Cosa contiamo noi al Sud?

Quando vedo le difficoltà, il tortuoso percorso ad ostacoli che il nostro popolo del Cis, ha incontrato, sin dai primi passi, mi assale un sentimento fortissimo di rabbia.

Da ieri sera  centinaia di roghi attaccavano il Vesuvio e tutti i paesi dell’area, rendendo irrespirabile l’aria per tutto il territorio.
Sono roghi provocati dalla speculazione edilizia o ancora peggio da quella sui rifiuti tossici arrivati anche dal Nord con la complicità del Territorio.
Niente può fare più male al Sud di quanto possono fare le mani dei suoi stessi figli, quando sono spietatamente protese a scippare ricchezza dalla miseria, sollevando una puzza pestifera di marcio, un odore intenso di morte dell’anima.
Un tradimento violento che sfregia tutte le regole della moralità.

Stamane quattro aziende del CIS sono partite per Rho per partecipare alla Fiera di Milano Unica, che inizia martedì 11 luglio. Campionari ed allestimenti, ieri sera alle 19:00 non erano stati ancora consegnati, per un banale incidente, eppure quelle Aziende questa mattina erano pronte ad onorare l’impegno.
Non so ancora come hanno fatto ma, certamente, hanno coraggio e fantasia fuori misura!

Il coraggio, la volontà e la dedizione sono doti che non ci sono mai mancate.

Vi ricordate quando la domenica si tornava a casa quasi per ora di cena?
Noi c’eravamo, non ci siamo mai tirati indietro, tutte le domeniche per trent’anni, mentre i nostri figli, allora bambini, aspettavano senza mangiare, per il pranzo conviviale della domenica.

Eravamo in 42, quando andammo in Fiera a Mosca nel mese di gennaio, al Consumexpo, e dalla finestra dell’albergo vedevamo il canale del fiume Moscova completamente ghiacciato ed un vento tagliente soffiava violento.

E quando ci chiesero di fare sistema, tutti pronti, non si riscattava mai e si rinviava all’infinito, mentre fioccavano finanziamenti e partecipazioni verso Interporto e tutto finiva nel calderone del Distretto.

E poi venne la maledetta svolta finanziaria, e fu la fine.
La storia la conoscete, da padroni a “servi vostri” e chi gridava con passione: ” vene primma o CIS, poi nata vota o CIS, e poi sempre o CIS” intanto spostava sede, comando e risorse nell’Interporto.

Alla fine, proprio alla fine, un CIS sfinito, accettò di misura la manovra, ormai spossato ed impoverito da ingenti spese di milioni e milioni di euro per consulenze, pagate ai migliori professionisti italiani ed anche stranieri, e dal martellante onere di interessi e derivati….
e, allora?
Tac, per miracolo, o con un colpo di bacchetta magica, ecco gli Strumenti Finanziari Partecipativi, propagandati come carta straccia che non conta niente, un vero regalo delle generosissime Banche….

E va bene, hanno detto i cafoni, chi ha pagato e chi non ha pagato, tutti insieme appassionatamente e sempre Servi vostri, ma almeno salviamo il principio consortile che ci vide uniti per fare impresa.

Intanto, il capo, ormai senza poteri, abbandona il CIS, quello che veniva prima di tutto, e si ritira sapientemente in Interporto a trattare le condizioni di resa, e così al CIS vengono sottratti il potere ed anche la rappresentanza. Non esiste nessuno che sia degno di rappresentare un popolo che ha creato, in un campo di patate, un Distretto produttivo.

Sabato scorso le Banche hanno annunciato su” Il sole 24 ore” di cercare un socio cinese per Interporto al fine di recuperare le somme finanziate.
E ci sta pure bene, però, noi, servi vostri del Sud, quanto recupereremo degli investimenti in Cisfi, Cis ed Interporto da questo miracoloso socio?
Oppure vuoi vedere, che gira e volta, e finirà col pagare sempre Pantalone?

E la Banca di Sviluppo, usata ed abusata per finanziare la gestione del Sistema, finita nelle mani della Fondazione del Banco di Napoli, diluendo il valore partecipativo dei soci fondatori della Popolare ed annullando l’interesse ad investimenti nel territorio, esiste ancora per questo popolo di mercanti che l’ha fondata?
Ci troveremo almeno una Banca di riferimento nel Territorio?
Che facciamo, protestiamo?
E con chi?
Con la Banca d’Italia che aveva dimissionato, per gravi inadempimenti, il nostro stesso consiglio d’amministrazione?

A noi, alla fine della Fiera, che ci resta?

Se farete i buoni ed avrete pagato sino all’ultimo euro, capitale, interessi e derivati, Vi infilano, con un colpo di fortuna, nella prossima “finestra” e Vi concederanno, finalmente, il Vostro legittimo riscatto, dopo trent’anni.
Pure l’ergastolo di questi tempi dura meno.

E va bene lo stesso, tiriamo avanti, tanto sempre servi vostri siamo,
ma, almeno, questi capannoni riscattati potremo usarli per le finalità costitutive della società o dovremo  fare spazio ai cinesi anche nell’isola 6 che si presta a meraviglia per la nuova Zes, Zona esclusiva Speciale, che di speciale non ha proprio niente, anzi mi pare proprio la solita, ordinaria, programmata prepotenza finanziaria, nell’indifferenza generale…

Bentornati al Sud.

E tutti vissero infelici e scontenti, salvo i gestori del vapore…..

Ciuf, ciuf, ciuf, ciuf , il treno riparte veloce, veloce per la via della Seta.

E noi?

E già…ma che vulite , nui simm ro Sud, anzi ro CIS, nun cuntamme nient….

Attaccatevi al treno!

Servi vostri, eccellenza.

e scusate la minuscola, ma la maiuscola, di questi tempi, l’attribuisco solo a Dio.

Emilio

Capitali cinesi su Interporto Nola

Bene, bene, finalmente una buona notizia!

Noi del CIS, fondatori del Distretto e portatori sani del primigenio impulso finanziario, non possiamo che esultare innanzi ad una prospettiva di interesse da parte della nuova potenza industriale del mondo: la Cina.

Facciamo molta attenzione, però, ai dettagli!

Il CIS ha già dato, ha dato in abbondanza e fuori da ogni logica imprenditoriale.

Abbiamo pagato un conto altissimo al divino Interporto ed a tutto il Sistema.

Questo nessuno può ignorarlo, nemmeno le Banche che con il 21% del capitale controllano, attraverso gli S.F.P. il pacchetto azionario di  Interporto e puntano ad individuare un partner industriale forte al quale cedere la quota di maggioranza della struttura Nolana.

Diamo il nostro ” Benvenuto” al capitale cinese,  se in Italia non esiste un gruppo imprenditoriale capace di esprimere interesse per questa Gemma dell’intermodalità’ costruita con il sudore ed i risparmi di una categoria di mercanti che qui a Nola hanno piantato le loro tende.

In questa bellezza c’é tutto l’impegno di quell’altro 79% che ha alimentato la sua creazione e che oggi non conta più niente.

Qui c’è tutto l’impegno di centinaia di soci che hanno  supportato Cisfi e la Banca di Sviluppo, ci sono i capitali ingenti che CIS ha trasferito ad Interporto fra prestiti e conferimenti in partecipazione, circa 70 milioni.

È vero, hanno ragione le Banche, quando osservano che i finanziatori tradizionali non apportano più un centesimo, ma loro hanno memoria corta perchè non ricordano le risorse che sono state trasferite da CIS ad Interporto sino a qualche anno fa.

Risorse non solo finanziarie, ma soprattutto strategiche e di sistema che hanno coinvolto il Cis in un terribile TestaCoda.

Bene, armiamoci di pazienza, quella tipica dei cafoni del Sud, e gridiamo : Evviva i cinesi, ne abbiamo sopportate tante di invasioni dalla notte dei tempi.

Però, attenzione….

Attenti al lupo!

C’é un confine invalicabile, si chiama linea CIS, nel CIS non si passa, né si fanno nuove Zone Franche o Zes ( Zona esclusiva speciale) senza il consenso dei soci.

Poco contiamo, perché l’Accordo ci ha reso ” servi vostri” ma quel poco lo venderemo caro, a qualunque costo.

Fate tutte le cineserie del mondo tra vecchi e nuovi padroni ma non toccate il CIS che ha già pagato troppo.

Troppi fallimenti, troppa gente che soffre ancora, troppi soci che non hanno più futuro d’impresa.Questo é il risultato di una politica finanziaria che non ci apparteneva.

Noi torneremo ad essere i migliori mercanti del mondo , i più bravi a creare prodotti, se c’è lo lascerete fare, ma se ci sarà impedito, allora lotteremo fino a morire, senza guardare in faccia a nessuno.

Lunga vita al CIS,

non è un augurio, ma un impegno inderogabile.

Emilio D’Angelo e i suoi Amici del CIS.

 

 

 

 

 

 

 

Benvenuti al CIS.

Cari colleghi,
Vi confesso che questa vicenda mi ha duramente provato, ma è stata pure un’occasione di crescita nella mia umanità.
Spesso crediamo che essere umani significa partecipare in qualche modo alle difficoltà degli altri, ma, forse, questo non basta, perché per essere umani, bisogna penetrare nel dolore e nella sofferenza e viverlo come esperienza propria, intima, personale.

Bisogna perdere di vista lo schema convenzionale che ci porta a dividere il mondo fra ciò che può tornare utile e quello che non ci serve, dividendo il buono dal cattivo secondo le nostre convenienze.
Quando Ti trovi a due passi dal tramonto, allora Ti accorgi che intorno a Te gira un mondo che si muove assecondando ragioni inesistenti, eppure continua, follemente a girare.

Ho raccolto in questi giorni straordinarie dimostrazioni di affetto e di sincera amicizia nel nostro ambiente sociale.
É il più bel dono che potevo ricevere da Voi.

Io amo il CIS, che rappresenta la parte più bella della mia attività professionale, una crescita costante in un ambiente che ha esaltato le capacità individuali in una sinergia sociale che non vedrà mai nessuno far meglio.
CIS é stata un’idea geniale che ha trasformato in realtà un antico adagio: l’unione fa la forza…..
Con tanto affetto, le persone più care mi invitano a prendere la vita con più filosofia…..
E questo è il guaio, la filosofia , filos è amore e se prendi le cose con amore, cerchi di farle bene, le provi tutte per riuscirci.
Ecco perché la Storia Ti ricorda gli errori del passato e Ti aiuta a riconoscere il futuro: é maestra di vita.
La filosofia, invece, ci porta ad amare le cose che facciamo, e ci dona la fiducia in ciò che crediamo.

Penso che il nostro CIS, dopo tante traversie, riuscirà a tornare protagonista nel variegato mondo delle imprese: Protos, ovvero Primo.
Questa è gente semplice, ma molto motivata.
Abbiamo perso qualche battuta in tema di modernizzazione, e sappiamo bene che oggi basta poco, anche pochi mesi, per diventare dei dinosauri nel mondo della tecnologia.
Abbiamo bisogno di giovani per rinnovare le nostre energie e fonderle insieme.
Dobbiamo capire che il commercio di un tempo é finito, ora il mondo viaggia alla velocità delle luce, anzi, ancora di più.
Un clic apre una finestra sul mondo, ma dobbiamo essere preparati ad affrontare un mercato globale che risponde a regole nuove.
Non esiste più il mercante all’ingrosso, ma l’organizzatore di produzione che colloca i prodotti che richiede il mercato.

Il CIS non sarà mai più un a Centro Ingrosso Sud , una lettura ormai fuori dal tempo, ma una Cantiere Inventa Servizi.
Bisogna aprire con convinzione alle attività produttive nel campo creativo al servizio della persona e della casa.
Occorre ricostruire una sinergia con le attività artigianali per creare un prodotto che sia espressione originale della fantasia della nostra terra.
Noi siamo un network del commercio all’ingrosso, ora dobbiamo diventare filiera di un sistema diverso che inventa prodotti.
Il mondo vuole italiano e noi dobbiamo assecondare questo desiderio.

Se il nuovo CIS riuscirà a veicolare l’aspirazione di coordinare una produzione Made in Naples, all’interno di un cantiere già attivo per l’esperienza secolare dei mercanti del Sud, allora non ci fermerà nessuno.
Dobbiamo crederci!
Ne ho parlato con Sergio Iasi, mi ha assicurato che già si sta muovendo in questa direzione, speriamo che non l’abbia detto solo per compiacermi, considerata la mia salute cagionevole.
Non credo, é uomo di parola.
Bene, vedrete che, se cominciamo a muoverci, entro l’anno ci sarà la fila per acquisire un capannone al CIS, l’ombelico del mondo delle imprese.
Tutti vorranno venire al CIS e allora …

Benvenuti al CIS!

Intanto……..

Cerco soci per un progetto.

Lo chiamerò Focus CIS 

Voi tutti conoscete le difficoltà incontrate, in tutti questi anni, a rappresentare la complessità delle nostre offerte e, talvolta le nostre stesse aziende.

Se , dall’estero, arrivasse una delegazione per conoscere le offerte del Cis, l’unico modo per rappresentarlo, sarebbe quello di caricarli in un pulmino e portarli in giro per chilometri da un’azienda all’altra.
Se vuoi creare un punto d’incontro per i clienti ed anche per noi per sviluppare sinergie, non abbiamo un locale adatto all’interno del CIS.
Se un gruppo di aziende vuole organizzare un evento o una sfilata, può farlo solo nel proprio capannone.
E allora?
Ecco un progetto semplice: Focus CIS.
Un riflettore sempre acceso sul CIS….
Prendiamo un capannone di 1000 mq e lo allestiamo per ospitare degli stand come una fiera permanente di tutte le aziende del distretto che ne faranno richiesta.
Allestiamo una sala teatro per ospitare sfilate di moda ed eventi.
Organizziamo un punto d’incontro per conferenze.

E poi, se tutto questo, lo mettiamo in rete, non apriamo forse una vetrina nel mondo?

Costituiamo una società di servizi commerciali per il CIS e diamoci da fare…..
Perché noi?
Perché se lo facciamo noi é più bello e diamo un segnale forte all’esterno….
Venite al CIS, terra di mercati e costruttori di sogni.

Io ci sono, e Voi?

Emilio

 

Il grande tema della riqualificazione, nuova vita per il CIS.

Carissimo lettore,

Sai, anche una struttura solida, se rimedia un brutto colpo, deve ritrovare equilibrio con il tempo, la pazienza e la buona volontà.

Questo povero corpo sociale del CIS, da dieci anni a questa parte, ne ha patito di martiri, violazioni e ingiustizie.
Si é caricato tutto sulle spalle, con grande generosità, e dai, e dai, é andato avanti, come un mulo, caricato oltremisura, continuando a salire, a salire sino a sfinirsi.

Così mi appari, caro Amico CIS.

Tutto il peso del distretto non potevi mai sopportarlo e così sei stato costretto a cedere, un poco per volta, ed hai ceduto tutto, anche le insegne di comando.

La cultura popolare napoletana ci insegna che già dall’inizio del secondo millennio fiorirono varie corporazioni, in particolare nelle arti e nei mestieri.

Alcune di esse avevano nomi veramente curiosi:
degli Abbandonati, degli Ardenti, degli Avviliti, dei Discordanti, dei Dispersi, dei Dubbiosi, degli Inutili, degli Irrequieti, dei Risvegliati.
Non furono mai molto amate dal potere assoluto e furono condannate dal tribunale dell’Inquisizione con un editto contro le biblioteche e i libri emesso nel 1547 dal viceré Don Pedro Alvarez de Toledo.

Un po’ come é successo per il Patto e il Blog… Addirittura un blog!

Oggi, se volessi provare a dare un nome alla nostra Accademia, perché il CIS é una vera corporazione, forse quello più giusto sarebbe : l’Accademia dei Delusi, un popolo vagante che gira fra le mura di casa e non le riconosce più.

Infatti, sembriamo proprio un popolo dominato ed oppresso che non teme più di morire, ma non riesce nemmeno a riconoscere la strada della vita; un popolo al quale è stata strappata l’anima e la fiducia e vive solo di ricordi.

Questo è l’effetto di questo Accordo che ha liberato dal giogo dell’ipoteca individuale chi ha pagato tutto e di più, ma ha sottratto alla comunità sociale il prestigio di ciò che aveva creato e l’autorità consortile in casa propria.

Veramente un bel regalo, grande quasi quanto il cavallo di Troia!

Ora si parla tanto del salvataggio delle Banche Venete, dopo quello del Monte Paschi, cifre da manovra finanziaria, banche che cedono ad altre banche le attività al prezzo di un caffè, e noi vogliamo restare inchiodati da un piano industriale di ricollocazione che segue un principio finanziario e trascura la rilevanza economica della riqualificazione del sistema d’imprese.

Possibile che noi, comunità sociale, non possiamo intervenire per puntare ad una riqualificazione dell’intero distretto, partendo dal CIS?

Non dobbiamo avere fretta, cedendo alle lusinghe di chi può offrire soldi, e subito, per acquistare la nostra professionalità, perché non dobbiamo svendere il nostro valore.

Il CIS può riprendersi il suo  primato solo se riuscirà ad integrare la grande capacità organizzativa dell’ingrosso napoletano con una visione più ampia che spazia dalla creazione alla produzione.
Nessuno come noi!

E allora?

Aprire alle attività produttive ed artigianali, fare sistema e filiera nei settori della moda e della casa, incoraggiare l’investimento immobiliare con strumenti giusti.
Non possiamo pensare, di questi tempi, di ricollocare bene, integrando la produzione alla distribuzione, senza uno strumento finanziario di sostegno.

Questa è la scommessa, caro Sergio, ecco quello che la gente del CIS si aspetta da Te.
Non vogliamo solo una buona gestione dell’Accordo, vogliamo costruire futuro.
Questo vuole sentire la gente da Te.

Vedrai, se riuscirai ad impiegare il tuo valore con entusiasmo, il CIS Ti appassionerà.

Buona Assemblea a tutti, io sarò assente giustificato ma con il cuore sarò con Voi, intanto Vi raccomando il mio amico CIS, niente e nessuno lo distruggerá.

Lunga Vita al CIS.

Emilio

Grazie al tempestivo intervento dell’ Unità di Terapia Intensiva Coronarica ( UTIC ) dell’Ospedale di Nola sono tornato a casa con un cuore rimesso a nuovo.
É bello riconoscere un’eccellenza sanitaria a Nola, nella mia città ” di giorno”!
Per tutti Noi del CIS é una sicurezza impagabile.