La città dei mercanti.

Grazie, Pasquale

Pubblicata il 19 giugno 2018 da Pasquale D’Anna

Direttore del : www. Ildomenicalenews.it

Sia un momento di riflessione per tutti coloro che amano il CIS.

Talvolta un piccolo passo indietro non è segno di debolezza, ma di grande senso di responsabilità

La città dei mestieri.

L’altra sera, in assemblea, ho incontrato un caro collega, del mio stesso settore, un imprenditore molto capace, che vende stoffe da mezzo secolo.

Mi ha confessato: ma come è possibile che qui da noi non viene più nessuno?
Forse non siamo più bravi a fare questo lavoro?
Amico mio, il mondo intorno a noi è cambiato velocemente e noi non siamo stati sufficientemente pronti a cavalcare l’onda…
Ora siamo in risacca, ma la prossima onda non ce la faremo sfuggire.
Molti di noi vivono ancora nel ricordo di quelle domeniche piene di lavoro; non c’era un posto per il parcheggio e si tornava a casa in pomeriggio inoltrato per il pranzo domenicale, quasi ad ora di cena; oppure quando i bus dei clienti russi, che arrivavano a centinaia ogni settimana, ti svuotavano i depositi e pagavano in dollari, freschi di conio che profumavano di stampa.
No, quel tempo è finito e non tornerà mai più, come l’acqua di un fiume che scorre sempre ma non è mai la stessa.
Non è che il CIS non attrae più , o noi non siamo più buoni a commerciare.
No, assolutamente No!
Il fatto è che il sistema di transazione commerciale all’ingrosso è cambiato tanto radicalmente nell’ultimo decennio, da farci apparire inutili ed obsoleti.
Chi non ha visto in tempo il cambiamento, distratto dal nuovo mondo della finanza che prometteva l’Eldorado facile, facile, ha dichiarato che il commercio all’ingrosso è finito, morto e sepolto.
E allora Voi volete credere ad un cieco che non riesce più vedere oppure volete provare a guardare Voi stessi con i vostri occhi, dentro le cose di Casa Nostra?
Scusatemi, ma che siete venuti a fare nella Terra di Giordano Bruno trent’anni fa, lasciando dopo quasi un millennio Piazza Mercato, il Porto, la città più bella e viva del mondo oppure quel Mercato brulicante di San Giuseppe Vesuviano, dove non c’era spazio nemmeno per camminare a piedi?
Siete forse venuti a Nola per costruire capannoni e ricollocarli?
Siete venuti per fare impresa insieme e non mi pare che lo stiamo facendo più da un po’ di anni.
Seguitemi un momento in questo percorso, venite a vedere, ragioniamoci un po’ insieme, non lo facciamo più da tanto tempo, quasi non ci conosciamo più!
Da sempre la nostra forza è stata l’offerta commerciale dal pronto, l’assortimento, la qualità ed il gusto delle scorte, la capacità di finanziare il cliente.
Queste esigenze della clientela sono mutate?
No! Anzi sono aumentate; mentre la distribuzione al dettaglio è mutata profondamente.
Le piccole aziende di famiglia, che costituivano l’ossatura portante del commercio al dettaglio, sono state decimate dal proliferare dei centri commerciali, che però, dopo un’esplosione di consenso, cominciano ad avvertire i primi segnali di rigetto.
La gente cambia, cede al moderno ma poi riscopre il valore dell’umanità dei rapporti, e ricerca quello che aveva abbandonato.
Si riscoprono i centri commerciali naturali, quelli delle nostre città, del centro storico, dei paesi, dei borghi e ritorna la cultura del ricordo, delle tradizioni, dei mestieri.

Noi siamo stati veramente bravi a creare, quanto sciagurati a distruggere tutto in un baleno: strutture industriali, distretti, artigianato e piccolo commercio, un’intera filiera economica e produttiva, e poi siamo pronti a lamentarci di tutto e di tutti, escludendo sempre la nostra responsabilità personale.

Con l’emigrazione in oriente della maggior parte della produzione tessile, non si può parlare più di Made in Italy, ma di Stile in Italy, perché tutto ci possono togliere, tranne la capacità di pensare con gusto italiano, coltivato nelle tradizioni secolari che stanno in ogni angolo, anche il più remoto, delle nostre fabbriche, delle nostre botteghe, nelle officine sartoriali, nei laboratori dei pellettieri o in quelli delle calzature, nei piccoli opifici di produzione per conto terzi.
Sapete quante centinaia di piccoli confezionisti ho visto chiudere, gente in gamba, creativa.
Non esistono più migliaia di sarte e di sarti che nel nostro territorio hanno fatto la storia della sartoria italiana nel mondo.

Ecco perché questo è il nostro tempo, proprio questo è il nostro tempo, quello del grossista che diventa converter, organizzatore della produzione, creatore di stile italiano, depositario di gusto italiano, erede povero di un mondo che fu grande ed ebbe un primato nel mondo.
Questo dobbiamo organizzare noi, gli ultimi della filiera della moda, noi mercanti e figli di mercanti.
Questo è il nostro tempo, la nuova occasione dell’onda di ritorno.
Abbiamo il CIS che l’idea geniale di un uomo della nostra terra, un’idea che ci ha consegnato, fra mille errori, una realtà innegabile; dite quello che volete, ma il Cis e l’Interporto stanno là e sono due occasioni straordinarie per il nostro territorio
Ora tocca a noi cogliere l’onda, non ci sono scuse.

Ma il mercato dov’é?

I nostri clienti non ci sono più!

Errore grave, i nostri clienti stanno in giro per il mondo, sono migliaia e migliaia, bisogna scovarli ed esiste un solo mezzo, una sola magia, che può far questo, quella che ha spostato i limiti della conoscenza: Internet.
Internet è lo strumento, il veicolo; la lingua inglese è l’autista, noi vecchi, il navigatore, la nostra merce è il prezioso bagaglio e poi tanta, tanta determinazione da parte dei giovani, come quella che mettevano i nostri padri per andare a fare le fiere, partendo di casa alle quattro del mattino, oppure emigrando nelle Americhe per vendere stoffe.
Lo fece mio padre, dopo la guerra, partí con la nave per il Venezuela.
Mio padre Umberto, con il fratello Damiano, si trasferirono a Caracas per vendere stoffe che i fratelli spedivano dall’Italia al loro zio d’America, Giovanni Caiazzo, un fratello della nonna, che aveva fondato una ditta grossista di tessuti in capo al mondo, Giocatex.
Oggi si va per fiere in tutto il mondo e quando mio figlio Alfredo e mio nipote Domenico sono andati a Dubai a vendere velluti nel deserto, io ho pensato a mio padre, alla continuità del lavoro e dell’impegno che solo i giovani possono garantire.
Ecco perché Vi ricordo spesso che per costruire il futuro ci vogliono i giovani, che siano addestrati al mestiere, istruiti e volitivi.
Voglio condividere con Voi la mia esperienza nell’ultimo tratto della mia vita professionale.
Quando scomparve mio fratello Renato, aveva appena 48 anni, mio figlio Alfredo, fresco di laurea con lode in economia, venne a farmi compagnia in azienda a Nola per sostenermi in un momento difficile.
Non sapeva distinguere un satin da uno chiffon, né una flanella da un fresco di lana, mischiava la lana con la seta, eppure mi rompeva l’anima con mille domande, voleva capire con l’umiltà di un apprendista.
E poi venne mio nipote Alfredo, un bel ragazzo che poteva fare l’attore, con un paio di occhiali da sole inforcati sulla chioma corvina.Un pezzo di pane, ne ha avuto ” cazziate”, ora potrebbe dirigere un’azienda, tanto è completo e preparato.
E poi è venuto mio nipote Domenico, da bambino lo chiamavo il barzellettiere, ed è talmente bravo nei rapporti con i clienti di tutta Italia che lo chiamano dal Veneto alla Calabria, Sicilia esclusa perché quello é il regno di Alfredo.
E poi è venuto mio nipote Vincenzo, il dottore in economia, ma quando è arrivato ha dovuto riprendere gli studi perché era richiesta pure la laurea del marciapiedi e in quel caso aveva qualche difficoltà.
Ci voleva un insegnante di sostegno e ci ha pensato Peppe, uno della vecchia guardia che aveva cominciato tanti anni fa nei vicoli del mercato, il nostro sergente istruttore della Marina!
E poi abbiamo preso un ragazzo di 18 anni, Silvio, che avevo conosciuto su F.B. mentre vagavo tra i siti delle sartorie e degli stilisti per vedere come si muove il mio mondo.
Lo presentava la madre, sotto mentite spoglie, ma parlava tanto bene di questo ragazzo, che poteva essere solo lei, ma diceva la verità: è un ragazzo d’oro.
Sapete di questi giovani preziosi ce ne sono tanti, magari portano l’orecchino e noi vecchi non li riconosciamo.
Ma che direste di me se andassi in giro ancora con quei ridicoli pantaloni alla zuava che immancabilmente bucavo alle ginocchia, giocando a pallone a Piazza Mercato, quando scappavamo, inseguiti dalla camionetta del vicino Commissariato, di lato alla Basilica del Carmine.

Dei “vecchi ragazzi” che hanno cominciato con me a Nola nel 1986, quando ogni mattina sembrava di affrontare un viaggio e mosche e zanzare ci affliggevano nei capannoni deserti, di quei “vecchi” vi ho già segnalato il sergente di ferro, quel rompiscatole di Peppe, poi c’è Nino, la memoria storica, il razionale, l’ordine, una colonna della ditta e poi Salvatore, un dono di famiglia, l’eterno giovane, buon gusto e grande soavità nei contatti con i clienti più esigenti, ed in ultimo il primo dei miei giovani, quasi adottato da ragazzino, Francesco, un jolly con grandi qualità umane e professionali.

Questi sono i miei ragazzi, questa è la mia squadra, in dieci anni si è raddoppiata, è cresciuta con l’azienda, non lavora più con la clientela di presenza, ma non ha un momento libero.
Telefono, fax, email, internet, WhatsApp; la mattina c’è un traffico enorme non si capisce niente.
Sai mi serve questo, mi serve quest’altro…
Consultate il sito, ci sono tutte le cartelle colori degli articoli di magazzino, i disegni stampati, i ricami, tutto quello che vi serve, non è una magia, é Internet: il nostro magazzino ha le ali e vola dove c’è qualcuno che aspetta quella stoffa per lavorarla perché diventi un pezzo di artigianato.

Sembriamo dei pazzi che giocano a lavorare e forse un poco è proprio vero!

Questo per dirvi che la formazione degli addetti, a qualsiasi livello, è essenziale, ma il messaggio sarebbe inefficace se non Vi convincerete che il commercio all’ingrosso non è mai finito, anzi è più vivo e vegeto di prima, bisogna smettere di cercarlo dove non c’è più.
Ha cambiato casa, oggi si traveste da organizzatore della produzione e distributore di merci e servizi.
Si, ma non vi date troppe arie, sempre mercanti siamo, ma non vendiamo solo stoffe o accessori, ma un modo di esistere, vestiamo il tempo che passa ed accompagniamo i ricordi più belli.

La prossima volta Vi farò qualche proposta, magari ci incontriamo, mangiamo un panino insieme e parliamo del nuovo CIS, quello dei nostri figli.
Mettiamo insieme stoffe, vestiti, maglie, scarpe, borse ed accessori e facciamo un unico canale di transazione della moda che passa da Nola.
Vuoi vedere che inventiamo la città dei mestieri?

Che ne dite se la nuova società si chiamasse
“La città dei mestieri”?
Ed il simbolo?
Solo un bel punto, chiatto, chiatto, ma solo, solo e tutto intorno uno spazio bianco enorme da colorare con la nostra fantasia.
È questa fantasia è autenticamente ” Made in Italy by CIS “

Lunga vita al CIS

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Dove stiamo andando?

Intervento di Sergio Gallone. Commento all’articolo:

“Facciamo la guerra o costruiamo la pace sociale ?

Il CIS dovrebbe essere gestito con onesta’ morigerando ogni spesa, i consiglieri non dovrebbero neanche essere pagati, cosí pure il presidente che dovrebbe accettare l’incarico a ricompensa della somma dignità che rappresenta, e poi una volta individuati e gestiti i veri costi per la manutenzione condominiale, potremo dare il via a consultazioni di settori diversi che operano nel centro.
Non credo sia possibile trovare una sola soluzione per tutti: ci sono i grossisti puri, quelli che lavorano con margini ridotti, ci sono i creatori di brand che fanno la distribuzione, ci sono quelli che hanno catene di negozi propri al dettaglio; pertanto la medicina giusta per un futuro di appartenenza non può essere la stessa.
Questa partecipazione che ultimamente stiamo riscontrando nei nostri frequenti incontri puo’generare preziose occasioni per sviluppare operazioni sinergiche di investimento strategico.
Faccio un esempio, potremmo promuovere delle fiere di settore per attrarre dall’estero visitatori, invitandoli gratuitamente per il viaggio ed alloggio, potremmo fare uno spaccio al dettaglio acquisendo qualche capannone libero dove vendere i prodotti di chi investe, potremmo acquisire uno spazio per offrirlo a pagamento per eventi, il Tarì  lo sta facendo, o potremmo sostenere semplicemente la vendita dei capannoni liberi a settori commerciali e produttivi diversi che possano dare piú vitalità al Centro.
Ed invece attualmente ho la sensazione che da parte degli uomini che governano oggi il CIS ci sia solo l’interesse ad una gestione finanziaria ricca di costi ed interventi inutili.

 

L’intervento di Sergio mi offre lo spunto per una importante riflessione sulla nostra funzione associativa.

In quale direzione vogliamo andare?

Siamo ancora un Centro commerciale all’ingrosso, anzi la Città del Commercio?

Tutto questo sta certamente scritto nel profondo del cuore di molti di noi, ma non di tutti. Anzi la disastrosa politica finanziaria impostata nell’ultimo decennio ha cancellato molti valori commerciali del nostro CIS.
Questi valori, però, riemergono con prepotenza in una larga rappresentanza sociale, la più attiva nel cercare di restituire al CIS un sogno abbandonato e deluso.
É fuori discussione che il ruolo tradizionale del grossista non corrisponde più alle esigenze di un mercato distributivo, ma anche produttivo, profondamente modificato.
In questo nuovo mercato globale, sensibile alle nuove tecnologie di comunicazione, la funzione del grossista, come coordinatore della produzione, é essenziale per la disponibilità di un servizio stilistico e di magazzino ormai raro e molto richiesto.
Ebbene nel CIS, di fatto nella realtà, esistono ancora centinaia di aziende che possono dare un contributo importante al processo distributivo, in particolare nel settore della moda per la persona e per la casa.

Ora, senza spirito polemico, ma per onestà intellettuale Vi domando in quale modo l’attuale governance recepisce questo vasto movimento sociale?

Quale risposta adeguata può dare una governance nominata proprio  perché non riconosce più questi antichi valori fondativi, anzi li ritiene  desueti?

Rimane ancora vivo un antico equivoco sulla funzione e sulla vitalità del CIS, ma soprattutto sulla subordinazione del CIS ad Interporto che determina ogni strategia finanziaria.
La questione del 1.600.000 di euro, che in tutti i modi si vogliono riconoscere ad Interporto, non é secondaria, ma un segnale preciso che Presidente, amministratore delegato e due consiglieri importanti che rappresentano gli S.F.P. vogliono mantenere saldo questo legame di subordinazione.

L’impiego delle risorse umane del CIS in Interporto, non é un fatto casuale, ma un sistema consolidato in un decennio che si mantiene con qualsiasi direzione amministrativa.
Dobbiamo ammetterlo senza ipocrisia!
Di cosa può parlarci chi, negli ultimi anni si è avvicinato alle nostre aziende solo in occasione delle assemblee?
Quali progetti di sviluppo commerciale per il commercio all’ingrosso può proporci chi può ricordare come ultimo successo la missione in Russia di 50 aziende del CIS?
Non è una questione di merito o di capacità personali , ma di modalità di impiego delle risorse che sono state destinate ad altri compiti.
Il problema è proprio questo.
Una vasta rappresentanza di aziende socie patisce una carenza assoluta di rappresentanza sociale, perché la gestione è affidata esclusivamente al potere finanziario che tende a mantenere subordinato il CIS all’Interporto per un preciso disegno strategico.

La questione dei tre milioni destinati al rilancio del CIS sono una goccia ininfluente nel mare infinito di equivoci direzionali che condanna il CIS ad un’ineludibile omologazione nel mare magnum di Interporto.
La strada é segnata, passa per l’annullamento del valore associativo, il controllo delle assemblee, la colpevole indifferenza di settori non propriamente allineati alla vocazione commerciale del CIS.
Allora non c’é speranza ?
Dobbiamo inventarla, proviamo a trovare un punto d’incontro, cominciando col riconoscere  la legittimità della nostra vocazione.
Rimane fermo il mio invito ad un confronto produttivo, senza schemi preordinati, evitando offerte di inutili comitati di controllo.
Solo la gestione condivisa, dalla quale siamo stati deliberatamente esclusi, può essere base fondante di un’intesa che auspichiamo si realizzi prima della prossima Assemblea.

Emilio D’Angelo

Comitato di controllo e trasparenza della gestione del CIS

Lunga vita al CIS 

 

 

Facciamo la guerra o costruiamo la pace sociale?

Tutti i conflitti e le differenze provengono dalla molteplicità di idee ed opinioni che la nostra intelligenza ci offre, eppure l’intelligenza è il solo mezzo che ci permette di superare tutti i conflitti e le differenze.

Stavo pensando: ma dove ho sbagliato, se non riesco a trasferire il mio pensiero e rimaniamo sempre allo stesso punto?

Sai, la prima idea è che sei proprio tu che hai sbagliato, perché non riesci a trovare la strada, ma è troppo importante riuscire a trovare un’intesa, anche se ti costa sempre qualcosa.

E allora, quasi come un segno del destino, mi è arrivato un messaggio da un caro amico che mi suggeriva questa frase e non riesco a scacciarla dalla mente.

Ricominciamo da zero, facciamo conto che siamo ai primi di dicembre ed alcuni colleghi mi invitano ad entrare in consiglio per tentare di risolvere qualche problema che si è creato in seguito alle dimissioni di Sergio Iasi.

E’ una vicenda delicata che abbiamo ripetuto sino alla noia, nella quale il CIS non c’entra niente, anzi è vittima incolpevole.

Resta, comunque il fatto che questa storia ha avvelenato i rapporti sociali e ci allontana dal nostro vero obiettivo.

Credo che nessuno possa negare questa circostanza, che poi ha generato le condizioni per la decadenza del c.d.a. e, quindi,  la nuova nomina, gli schieramenti d’opinione e tutto quello che ci ingessa in un interminabile braccio di ferro, che fa emergere alcune differenze di fondo della nostra platea sociale, già così duramente provata.

Credo che sia il momento di fare “tubula rasa “e ripartire dal nostro interesse sociale.

Qual’è la prospettiva alternativa? Non oso immaginarlo, fatelo Voi!

L’avvocato del diavolo, l’altro giorno, mi ha chiesto:

ma noi, cosa andiamo a proporre in Assemblea?

Ho risposto, testualmente:

Credo che più volte ci siamo espressi per la scelta più difficile :quella delle persone oneste.

Non disperdiamo risorse per spese di dubbia necessità o esito incerto.

Puntiamo ad accelerare per la chiusura del debito senior e mettiamoci al sicuro da ogni evento rilevante e dagli effetti dell’Accordo.

Autonomia da Interporto con testa e corpo separato.

Risorse umane che lavorano presso chi le paga.

Finalmente riprendiamo a collocare per acquisire risorse per saldare il debito e generare ricambio e fermento di nuove imprese.

Trattiamo direttamente con i titolari degli S.F.P. una soluzione negoziata per definire la partecipazione.

Per fare questo ci vuole partecipazione alla gestione del potere, non mancano le idee e la buona fede, non è una scalata, ma un’assunzione solidale di responsabilità.

Ma il tipo è tosto e insiste: Quindi niente tre milioni da spendere nel CIS?

Ed io, pazientemente rispondo:

Spendere solo quanto occorre sulla base di un progetto condiviso per necessità impellenti per un dignitoso recupero del patrimonio immobiliare comune.

Sede per riunioni ed eventi: Recuperiamo aree comuni dai nostri immobili inattivi e rivalutiamoli per tutto quanto è necessario per renderli idonei all’uso destinato.

E commerce: Creiamo una buona struttura, affidiamola ad un gruppo di giovani soci, ed ho scoperto che nel CIS ce ne sono tanti, per un progetto a stadi progressivi nei quali la funzione istituzionale si limiti ai costi di avvio ed impianto iniziale, mentre, invece, l’implementazione sia a carico delle imprese aderenti.

Commercio Internazionale: Attingere alle notevoli opportunità offerte da varie categorie associative per aderire ai fondi messi a disposizione dalla Regione.

Da ultimo, ma rilevante per importanza, riprendere il discorso ZES in associazione d’impresa con Interporto.

Allora l’Assemblea è stata convocata per il 25 luglio ed abbiamo un po’ di tempo, non tanto, per decidere se facciamo la guerra o costruiamo la pace.

Attenzione, non è che, all’improvviso, sono stato unto dal Signore e sono diventato troppo buono, ma da qualche parte bisogna cominciare e allora io faccio la montagna che va da Maometto, ma se non lo trova veramente pronto ad accoglierla, allora sono guai…

Scherzavo, non faccio niente, Vi mando solo a quel paese e torno a fare solo il nonno, che forse i bambini fanno meno capricci.

Lunga Vita al CIS

Emilio 

Sono tornate le camicie nere.

Bella riunione, ieri sera, sono riusciti a spiegare con estrema chiarezza che il nostro impegno non è più saldare il debito, anche se manca veramente poco, anzi il contrario, bisogna portarlo avanti il più a lungo possibile.
Certo ci vuole un’abilità mostruosa per dimostrare, contro tutte le prescrizioni dell’A.d.R., che si possono effettuare investimenti, anche quelli non previsti dal Piano. (A.d.R. 9.3  xxi )

Ebbene il c.d.a. ha deliberato un piano di investimenti di 3,5 milioni di euro e forse pure il pagamento di 1,6 milione di euro destinati ad Interporto per un credito inesistente.
Cinque milioni di euro che non saranno certamente utilizzati per pagare un quinto del debito residuo.
Un film già visto, con un finale scontato.Questa storia non finirà mai, il CIS è stato occupato, ormai non ha più sede, né personale autonomo,  è solo una dipendenza di Interporto.

Scusate,  ma Vi domandate da  dove arrivano questi soldi?
Dalle banche? E dove sta scritto?
Mi pare strano che le Banche ci abbiano messo i soldi sotto al mattone.
Sarà un miracolo del silenzio-assenso!
Forse è più probabile che vengono dai ricavi degli oneri condominiali addebitati in eccesso senza specifica o conguaglio?
Oppure da incassi di riscatti anticipati o quote di mutuo estinte?
Credo che, se questi soldi, stanno in cassa CIS, solo da queste due fonti di introiti possono provenire, non ne conosco altre.
E allora, se sono differenze di quote condominiali, appartengono ai soci ; se, invece, sono quote di mutuo o riscatti anticipati, appartengono alle Banche.
Le responsabilità per questa delibera sono evidenti,  massima prudenza……

Mi ero imposto il silenzio e volevo ascoltare il parere dei soci.

Avrei voluto dirvelo, ma un autocratico consigliere, in mostra in prima fila, con modi scortesi, dispotici ed arroganti, intimò  il silenzio al povero Donato che aveva appena chiesto la parola.
Dopo aver ascoltato per circa due ore, il presidente, l’amministratore delegato e perfino il dr. Guida, che ci spiegava un progetto commerciale che lui stesso non conosce ancora, forse, un socio  che il suo capannone lo aveva acquisito quando il CIS era un campo di patate, dico forse, una domanda la poteva pure fare!
Con stile fascista, il consigliere gli ha concesso, con molto fastidio, non più di cinque minuti.
Una protervia intollerabile che mi ricorda tanto il regime fascista.

Vi domando: perché ci avete invitato? Per ascoltare in silenzio o per parlare?

Andate avanti così, potete fare tranquillamente da soli!

LUNGA VITA AL CIS

Vietato fumare.

Vietato fumare!

Il fumo nuoce alla salute e può anche provocare la morte.
Questo si legge sui pacchetti di sigarette…
Spesso il fumo non é solo quello delle sigarette, ma una cortina impenetrabile che ci impedisce di vedere e ci prende alla gola, soffocandoci come un cappio.

Ho il fumo negli occhi e non riesco a capire dove vuole andare il CIS, stento a comprendere cosa vogliamo realizzare, quale futuro si presenta per noi.

Stiamo uscendo da una crisi gravissima ed abbiamo lasciato sul campo decine di aziende distrutte da una strategia societaria asservita e soccombente al potere speculativo e finanziario, eppure non ci basta!

Una politica che ha spinto a lungo sull’indebitamento individuale e societario al fine di rastrellare ingenti risorse nel CIS per finanziare progetti faraonici, assolutamente estranei alla nostra vocazione industriale.

Abbiamo visto sfumare, in un terribile decennio, tutto il nostro valore azionario e qualunque rilevanza amministrativa in CIS, CISFI e Banca Popolare.

Tutto é volato via in una nuvola di fumo…
E non ci basta ancora!

Il CIS é stato un pozzo senza fondo, ormai  prosciugato, dal quale si tenta ancora di attingere le ultime risorse, per sostenere il contiguo Interporto.

Ora che siamo a due passi, solo a due passi, dalla possibilità di affrancarci dall’oppressione, finalmente potremmo seppellire il nostro debito residuo sotto un cumulo di lacrime e sangue…..e che facciamo?

Allontaniamo il nostro obiettivo, quasi fosse una vergogna l’averlo realizzato con tanto anticipo.
Proprio senza debito non possiamo resistere ed anche senza padrone, ce ne serve, per forza qualcuno!
Magari, se è proprio necessario, ne inventiamo uno, purché abbia le stesse caratteristiche di quello precedente.

Parliamoci chiaro, a dicembre 2017 in assemblea è stato annunciato che abbiamo pagato quasi cento milioni  e mancavano solo 28 milioni per saldare il debito senior, poi saremmo stati liberi dall’A.d.R.

Si, é vero, resteremo vincolati dagli obblighi amministrativi imposti dagli Strumenti finanziari Partecipativi, ma nulla di più.
Questi, proprio per loro natura, hanno trasformato una quota consistente del debito in partecipazione, quindi il debito non c’è più, anche questo deve essere chiaro a tutti!

Si obietta: ma gli S.F.P. hanno diritto al 90% degli utili che produrrà il CIS.
Meglio spendere, tanto pagano le Banche….
Una fandonia che si smentisce da sola, basti pensare da dove si prelevano i fondi: dall’unica cassa del CIS!
E poi, quali utili può produrre il CIS , una società di servizi condominiali, se non quelli che potrebbero derivare dalla ricollocazione degli immobili disponibili?
Questa é l’unica partita da affrontare con i titolari degli SFP e ci sarà tempo, a debito saldato.

Ecco perché qualsiasi risorsa deve essere utilizzata solo per chiudere il debito e l’A.d.R. nel più breve tempo possibile e non va sciupata in nessun modo.

Allora vengo al punto fondamentale della questione.

Per gestire ed organizzare con grande senso di responsabilità una manovra così delicata occorre possedere doti di grande equilibrio, competenza professionale, assoluto disinteresse ma, soprattutto, sicura discontinuità dal regime che ci ha portato in queste condizioni.

É solo una questione di fiducia ed io questa fiducia in Grimaldi non la ripongo per il suo sicuro coinvolgimento nel passato regime.

É uomo introdotto nella Cisfi dal presidente Cacace, che lo volle nel c.d.a. di Vulcano, gradito a Punzo che lo volle nel consiglio del CIS, segnalato da Iasi come unico superstite della vecchia gestione nel primo consiglio nominato dopo l’approvazione dell’A.d.R. ma non basta, alle dimissioni volontarie di Iasi dal CIS, diventò paladino della squadra dei consiglieri in doppia carica che deliberò , in conflitto d’interessi il pagamento ad Interporto di un importo non dovuto di un milione e seicentomila euro, rappresentando il quinto voto determinante.

Io non mi fido perché non appartiene alla storia del CIS, perché si dichiara consulente e non imprenditore, perché si mostra mite, ma é tenace e determinato ad ottenere quello che vuole e lo dimostra il fatto che continua a tentare in tutti i modi di far passare il trasferimento di una somma consistente ad Interporto.

Io non mi fido perché ho visto il modo in cui ha  preparato e gestito l’ultima Assemblea, l’uso e l’abuso delle deleghe, l’impiego del personale elettorale, l’organizzazione delle società esterne per la conta delle presenze e del voto, la deliberata esclusione dal direttivo di ogni voce di contrasto.

Io non mi fido perché non ha ancora convocata l’Assemblea per l’approvazione del bilancio, perché non sa dove infilare questo maledetto importo che vuole trasferire ad Interporto per sanare una grave violazione dei limiti di competenza suoi e degli altri consiglieri in doppia carica.

Io non mi fido perché continua a mantenere la tendopoli del potere saldamente ancorata in Interporto con uomini e mezzi pagati dal CIS ed utilizzati in Interporto, come se il terremoto patito dal CIS non ci avesse insegnato niente.

Niente di molto diverso dal regime che ci ha portato dove siamo.

La separazione della gestione condominiale é l’unica strada che può garantire il rilancio di una nuovo CIS, più moderno e adeguato alle nuove condizioni del mercato.

Colgo una strana tendenza a giustificare  nuovamente l’impiego  di risorse, destinate al saldo del debito, che, allo stato, vengono sottratte, di fatto, solo alla  disponibilità del CIS.
Non facciamoci attrarre dalle sirene di turno, restiamo saldamente ancorati alla realtà documentale e chiediamo conto di ogni impiego e della provenienza delle risorse necessarie.

Il nostro unico e prevalente interesse é liberarci del debito e concludere l’A.d.R. entro l’anno, magari accelerando le ricollocazioni degli immobili disponibili e mi pare che si vada proprio in direzione diversa.

Torniamo alle origini, cari colleghi, ai motivi che ci unirono sin dalla fondazione, buttiamo dalla finestra tutta la zavorra che ci ha affondato e ripartiamo con progetti chiari e realizzabili, in piena autonomia.

Trasparenza, chiarezza e risorse ben individuate.

Vietato fumare…. ma ancora peggio farsi sfumare!
Vi raccomando il nostro CIS, occhi aperti e non delegate mai il Vostro diritto di voto.
È l’unico diritto che Vi é rimasto e lo difenderemo in Assemblea, ormai siamo in tanti, molti giovani, donne ed uomini nati e vissuti nel CIS, veramente belle persone.

In occasione di questi pretestuosi  incontri programmati, proveranno a contarci, perché già hanno deciso tutto, senza il nostro consenso, liberandosi di ogni voce contraria e responsabile.

Noi  non dobbiamo perdere  di vista i nostri veri  interessi ed un forte richiamo al buon senso che non ci manca se siamo stati capaci di sopportare tante prepotenze e rimanere vivi ed  uniti nei nostri propositi e nei nostri ideali.

Ricordate che nessuno Vi regala niente di più di ciò che é già Vostro e che i milioni non sono virtuali, ma sono solo soldi vostri, costati lacrime e sangue. Questa è l’avveduta gestione finanziaria, in vetrina sin dal primo incontro, soldi nostri, solo nostri, quote di condominio mai conguagliate per costi non sostenuti e servizi non resi, o ancora peggio male impiegati per sostenere risorse umane , consulenze o compensi professionali milionari, utilizzati   solo per mantenere una tecnostruttura che ci sovrasta e ci trascina, con predeterminato disegno, in un destino vincolato ad Interporto.

Non abbiamo imparato  niente, proprio niente, dal massacro di 70 milioni, distrutti con impieghi diversi in Interporto, svalutati alla metà nella manovra collegata imposta dal ceto bancario.

Una somma che vale una metà del regalo degli S.F.P.

Pensateci, pensateci bene, non dovete andare molto indietro nel tempo per riconoscere l’odore acre della morte di decine di aziende del CIS che questo progetto industriale ha seminato fra quelle isole che sono stata casa nostra.

Io sto con il CIS da trentadue anni, non devo dimostrare più niente, per me parla la mia vita, non ho portato via dal CIS  un solo euro e posso gridare con quelle poche forze che mi sono rimaste….

Lunga vita al CIS.

Io sto con Te sino alla fine del mio tempo.

Emilio D’Angelo

La base di ogni eccellenza é la verità.

Nessuno può pensare di sostituire la verità con la convenienza: é un’opera che talvolta riesce, ma a prima vista, solo fino a quando dura la convenienza, poi….
Non penserete mica che noi possiamo andare contro un progetto serio di rilancio del CIS solo per sostenere una polemica dialettica contro il potere costituito dall’ultima assemblea.
Io vivo nel CIS da 32 anni, non ho mai cambiato azienda.
Sono venuto a Nola da giovane e me ne andrò da vecchio, senza mai prendere nulla che non mi spettasse.
Volete rilanciare il CIS?
Fatelo! A chi aspettate?
Volete il nostro consenso?
A cosa vi serve?
Noi ci siamo opposti ad un deliberato sperpero di risorse, nulla di più!
Non volevamo versare ad Interporto un importo non dovuto, privo di ogni legittimità di merito e di titolo.
La questione rimane viva ed attuale negli stessi termini e non è subordinata né collegata al progetto di sviluppo.
Quindi, se intendete rispettare le regole del buon governo, abbandonate la pretesa ed operate nell’interesse esclusivo del CIS.
Diversamente, noi, Assemblea, proporremo tutte le azioni di tutela previste dalla legge, con animo sgombro da ogni preconcetto.
La pace sociale si realizza con comportamenti coerenti ed inclusivi, non certamente escludendo tutti coloro che esprimono pareri discordanti.
Il mio parere resta favorevole ad un ragionevole impiego di somme destinate al rilancio del CIS con un progetto condiviso ed essenziale.
Resto assolutamente contrario a spostare somme non dovute ad Interporto.
Auspico chiarezza ed impegno per il saldo del debito e la definizione di un accordo diretto per liberarci degli SFP.
Sono molti e complessi i problemi che affliggono la comunità e richiedono risposte serie e fondate, ma soprattutto regole trasparenti e progetti condivisi.
Si faccia chiarezza sui rapporti tra CIS ed Interporto, in particolare accantonando definitivamente il preteso rimborso di 1 milione e seicentomila euro e regolando in maniera equa e corrispondente alla realtà fattuale l’impiego delle risorse umane che ruotano in ambito interportuale.
Si presenti un bilancio consuntivo degli oneri condominiali in corrispondenza delle specifiche poste di spesa.
Si realizzi un preciso progetto di rilancio del CIS che indichi con trasparenza obiettivi, costi e provenienza delle risorse.
Si spinga, con determinazione, per restituire, con priorità assoluta, il residuo debito senior , in modo da costruire una base solida per trattare con il ceto bancario condizioni eque ed autonome per la liberazione dagli SFP.
Tutto si può realizzare, anche le cose impossibili, ma occorre pace e concordia sociale e per crearla tutti devono fare un passo indietro.
Le modalità di nomina dell’attuale governance hanno spaccato in due il CIS.
Questo é un dato di fatto, l’espressione di un malcontento diffuso che può sfociare solo in un continuo contenzioso.
Non sarebbe più ragionevole, senza togliere merito a nessuno, costituire una governance più equilibrata e rappresentativa delle realtà sociale?
E qui Vi lascio ad una riflessione personale, assicurando che sono pronto a sostenere ogni tentativo di realizzare una sincera e duratura pace sociale.
Lunga vita al CIS
Emilio D’Angelo

La lotta infinita di un popolo di mercanti.

“La svolta- che al Cis non esitano di definire storica – è stata annunciata dal presidente e amministratore delegato Sergio Iasi, in occasione della presentazione della semestrale…”

“Il cambiamento prelude a scenari inediti per il polo commerciale nolano, attualmente impegnato nel piano di rilancio sulla base dell’accordo di ristrutturazione del debito.

La modifica della convenzione con ASI renderà possibile l’insediamento nel CIS di nuove funzioni produttive precedentemente escluse.”

Quindi non solo commercio all’ingrosso, ma un polo integrato di produzione  e diffusione che consentirà  la trasformazione, la creazione e la diffusione di prodotti di stile italiano.

A che punto é questo bella prospettiva, caro Sergio?

Ah, dimenticavo, é solo un sogno!

Tu, dopo aver annunciato con tanto entusiasmo che il CIS aveva rispettato,  con largo anticipo il piano di rientro ed era pronto a varare il piano di rilancio, sei stato costretto, da forze oscure, ad andare via e ci hai lasciato in un mare di guai.

Da allora sono passati otto mesi e qui tutto é  fermo, per colpa di tre   consiglieri che si sono dimessi, insieme a Te, almeno così va dicendo il signor Grimaldi.

Ho saputo che Tu hai avuto  un altro prestigioso incarico, noi, invece, da quando hai concluso con i tuoi legali, una transazione risolutiva con il c.d.a di Interporto il sette ottobre dello scorso anno, non c’é stata pace.

Da allora sei tornato a Nola una sola volta ed ci hai dimenticato, ma scusa io una domanda provo a fartela,  anzi credo di averne il diritto per il rispetto e la stima che Ti ho dedicato.

Sai qui eri venuto da nemico, quasi il liquidatore delle banche e poi, un poco per volta, sei diventato la nostra speranza per garantire l’applicazione delle regole ed il rispetto dei accordi.

La nostra gente  Ti ha creduto ma Tu sei andato via in silenzio, confuso in un fumetto dove si ripeteva all’infinito,  come un mantra, che eri stato costretto a lasciarci ” per condizioni soggettive ed oggettive che Ti impedivano di proseguire l’attività”.

Quali condizioni?

É lecito conoscere i motivi che hanno impedito all’amministratore delegato, indicato dal ceto bancario nell’A.d.R. , di preseguire per altri due anni il prestigioso incarico? 

Allora solo Tu puoi convincere gli amministratori del Distretto che quella risoluzione l’avevi concordata con Interporto e non con il CIS e che noi siamo solo vittime incolpevoli di cause, contrasti e ragioni che hai risolto consensualmente con Loro e solo con Loro.

Noi CIS, siamo stati costretti a rispettare quell’Accordo Risolutivo, dimostrando ancora una volta che siamo gente paziente e leale, ma nessuno può  impedirci di avvertire una profonda delusione per tante belle promesse non realizzate ed un sincero rimpianto per aver perso un valido amministratore.

É incomprensibile  che questi fatti e queste circostanze, pur realizzate nella piena consapevolezza del c.d.a. e del collegio sindacale di Interporto, ancorché di amministratori e sindaci con doppio incarico CIS ed Interporto, non abbiano indotto questi ultimi ad una piena consapevolezza dell’illegittimità della pretesa.

Addiritittura l’attuale Presidente osa insinuare che la responsabilità dell’attuale fase di stallo, dipenda dalle dimissioni di tre consiglieri di minoranza che si sono opposti nei modi previsti dalla legge alla realizzazione di una delibera illegittima ed in conflitto d’interesse.

Chi ha potere di impedire all’attuale GOVERNANCE, che ha deliberatamente escluso ogni voce di dissenso, di replicare quella stessa delibera resa inefficace dall’opposizione degli amministratori  di minoranza del precedente consiglio?

Chi o cosa impedisce di realizzare un piano di impiego di risorse per rilanciare il CIS?

Cari colleghi soci e consiglieri in carica,

solo Voi con la Vostra coscienza sociale potete assumervi la responsabilità di una scelta che prosegue il disastroso assoggettamento di CIS ad Interporto, che accantona una vicenda gravissima fra le convenienze da subire e le opportunità da cogliere, che soggiace ad un incestuoso intreccio di interessi divergenti.

Accostare e subordinare la restituzione ad Interporto di una somma non dovuta con la delibera del finanziamento del piano di rilancio é un’azione mortificante che qualunque socio dovrebbe respingere con sdegno.

Vi confido che sono molto stanco e deluso e, per questo, ho deciso di lasciare alle giovani generazioni la cura dei nostri diritti e la tutela della nostra dignità sociale.

Auspico la formazione di una larga e partecipata concordia sociale, fondata sul rispetto dei reciproci diritti.

 Lunga, lunga vita al CIS

 

 

 

 

 

Risposta del dott.Francesco Tripodi alla lettera aperta del Presidente del CIS, Ferdinando Grimaldi.

Caro Nando,

Innanzi tutto mi consentirai di continuare a chiamarTi così anche pubblicamente, vista la nostra conoscenza e principalmente lo spirito con cui affronto questa doverosa replica.

Mi sono permesso di chiedere ospitalità al blog di Emilio D’Angelo, in quanto unico strumento che mi consente di raggiungere almeno una parte delle persone da Te coinvolte nella corrispondenza inviata.

Questa replica è divenuta ancor più necessaria in seguito a quanto scritto dal giovane socio del Cis Antonio Cozzolino, e per un senso di doverosa informazione nei confronti di tutti, mi induco a replicare alla Tua lettera aperta anche perché in essa affermi di credere profondamente nella legittimità di tutte le opinioni nella convinzione che esse siano espresse nell’interesse superiore del CIS.

E’ con questo giusto spirito che ritengo opportuno svolgere alcune considerazioni atte a definire i contorni della vicenda.

Anche io, infatti, sono convinto che la Tua lettera inviata a tutti i soci sia stata scritta nel solo interesse del CIS. In definitiva ambedue siamo animati dalla volontà di trasmettere ai soci, sempre nell’interesse del CIS, informazioni chiare, complete e soprattutto veritiere.

In tale prospettiva devo apprezzare la schiettezza con cui hai voluto rammentare che, dopo il pagamento dei 26 milioni a saldo dei 123 milioni del debito ristrutturato, residueranno ancora circa i 157 milioni degli SFP che, come precisi, generano ulteriori legittime attese da parte delle banche.

Sul tema, a riguardo, condivido pienamente sull’assoluta necessità che ogni soluzione per la definizione degli SFP vada ricercata in sintonia con il ceto bancario, come da Te sottolineato.

Vorrei richiamare ora la Tua attenzione su due passaggi contenuti in apertura e in chiusura della Tua lettera. All’inizio rammenti l’insostenibilità della situazione in cui versava il CIS che presentava un patrimonio netto negativo.

E’ opportuno che i soci sappiano che il patrimonio era diventato negativo a seguito delle svalutazioni (in altre parole operazioni PRUDENZIALI su perdite previste e probabili ma non, tutte, già verificatesi) e di alcune voci di carattere straordinario riepilogate anche dal Collegio Sindacale dell’epoca.

Sono le seguenti:

Svalutazioni immobili​​​​​ 62.251.329

Svalutazione Interporto​(crediti e partecipazione) ​24.594.346

Svalutazione Crediti ​​​​​39.701.229

Svalutazione Partecipazioni diverse​ ​​ 973.006

Interessi di mora​​​​​  10.197.933

Perdite su Hedging – derivati​​​​ 3.899.321

Consulenze per ristrutturazione debiti​​​ 2.422.472

Ebbene la svalutazione sul valore degli immobili, a seguito dell’andamento verificato negli esercizi successivi si è rivelata essere stata eccessiva. Infatti, la valutazione di mq 28.506 di capannoni e mq 321 di uffici in € 2.816.896 è parsa eccessivamente bassa anche al Collegio Sindacale nella relazione al bilancio al 31.12.2015, specie perché in presenza di una perizia di stima realizzata da una società specializzata che aveva apprezzato il valore in circa euro 1.200/mq, valore che è stato poi confermato dall’andamento delle vendite.

Condivido la svalutazione dei crediti nei confronti dei soggetti sottoposti a procedura concorsuale, mentre resto perplesso della svalutazione dei crediti nei confronti dei soggetti morosi verso i quali non era stata avviata ancora alcuna azione giudiziaria, così come mi desta perplessità l’imponente svalutazione della posizione Interporto.

Non entro nel merito degli altri costi sostenuti che saranno stati certamente necessari (parliamo di oltre 16 milioni di euro), ma a questo punto siamo proprio sicuri della necessità di tali rettifiche di bilancio che hanno portato così pesantemente il netto patrimoniale in negativo?

A seguito delle premesse svolte concludi che “il CIS correva il rischio di scomparire trascinando con se anche tutte le realtà sane”. Non spieghi però perché la “scomparsa”, ma forse è meglio usare la parola giusta il fallimento, del CIS avrebbe trascinato con se le “realtà sane”. Se per “realtà sane” si devono intendere le aziende socie del CIS che hanno sempre adempiuto ai loro doveri, onestamente non vedo in che modo esse avrebbero potuto essere direttamente coinvolte.

Credo che, sempre per chiarezza, il tema, che rimarrebbe altrimenti un enigma, vada meglio esposto ai soci. Avete la fortuna di avere il professore Fimmanò, legale del Cis e massimo esperto in materia, Egli potrà ben chiarirTi come questa Tua affrettata quanto, passami il termine, paventata “tragica eventualità ”, rappresenti, per i soci sani, una mera ipotesi di impossibile percorribilità.Se invece per “realtà sane” dobbiamo intendere le banche creditrici, mi trovi perfettamente consenziente.

In caso di fallimento di CIS esse sarebbero state pesantemente penalizzate dalle sicure richieste della curatela per revocatorie di pagamenti, eventuale ricalcolo di interessi anatocistici, corresponsabilità nella stipula di contratti impropri quali i derivati e per finire, con una probabile ipotesi di concorso in bancarotta.

Credo possa parlarsi, per esse, di un rischio, nel migliore dei casi, di molte decine di milioni di euro. Ma non voglio entrare qui nel merito della decisione, presa a suo tempo, di seguire la strada dell’accordo di ristrutturazione. Sono certo che essa sia stata valutata e assunta in buona fede dai sottoscrittori l’accordo, onde perseguire una equilibrata definizione delle rispettive pretese.  

In questa direzione ho interpretato il mandato di consigliere al tempo ricevuto. Sempre allo scopo di dare ai soci una informazione veritiera e trasparente ritengo inoltre assolutamente necessario esaminare il ragionamento svolto nella parte finale della Tua lettera.

Premesso che, per quanto a mia conoscenza, i mezzi finanziari occorrenti a saldare il debito ristrutturato e chiudere la manovra, sono già da tempo disponibili e che non comprendo perché non si sia ancora effettuato il pagamento finale, rilevo che, invece di procedere a tanto, apri un nuovo fronte di spesa e dichiari “ciò che conta ora è far comprendere ai rappresentanti delle banche la necessità di dare impulso ad un piano di rilancio del CIS e in realtà ci eravamo riusciti”.

Come foste riusciti a far comprendere ai rappresentanti delle banche questa necessità di dare impulso a un piano di rilancio è un’altra affermazione contenuta nella Tua lettera che resta un enigma privo di spiegazione. Tale non può essere, infatti, la descrizione di come sia stato tentato di ottenere l’assenso di alcuni soci e del consiglio di amministrazione su un “Piano” che dichiari essere stato “presentato in una precedente assemblea” destinato a porre in essere “una intensa attività di restyling e sviluppo commerciale del costo di circa 3 milioni di euro …. senza oneri addizionali per gli utenti”. Poiché ho vissuto personalmente questa vicenda, intercorsa durante la mia permanenza nel Consiglio di Amministrazione, ritengo opportuno, sempre per dare ai soci un contributo di verità e di chiarezza, fornire qualche precisazione.

Devo, preliminarmente, chiederTi di voler spiegare ai soci il senso dell’affermazione secondo cui la spesa di tre milioni può essere sostenuta in assenza di “oneri addizionali per gli utenti”. Non è infatti quanto a mia conoscenza. Certamente Tu, meglio informato di me, potrai spiegare questo terzo enigma: quale sia la prevista provenienza dei mezzi finanziari.

Per quanto riguarda la mia conoscenza dei fatti posso precisare che l’argomento non è mai stato oggetto di trattazione assembleare. Se ne è parlato invero nel corso di una semplice riunione informale voluta dall’allora presidente Sergio Iasi con alcuni soci intervenuti su suo invito. Nel corso di essa , tenutasi nello stesso stabile dove avvengono le assemblee del Cis, l’amministratore delegato ha detto che il costo di tre milioni avrebbe dovuto essere posto, quanto a due milioni, a carico dei soci quali utenti del CIS. Quanto al milione residuo egli ha dichiarato: “ce lo mettiamo noi del Cis” (sic!!”).

Posso solo interpretare che ciò dovesse avvenire utilizzando fondi già precedentemente raccolti e destinati invece prioritariamente al rimborso della debitoria ristrutturata alle banche (quindi sempre a carico dei soci in quanto azionisti). I soci presenti, quasi all’unanimità, hanno bocciato la proposta, anzi per precisione non la hanno accolta favorevolmente perché la proposta non e’ stata mai portata al voto non essendosi neanche costituita la assemblea.

Molti di essi erano preoccupati dall’incremento degli oneri da versarsi al Cis per una proposta che vedeva : Alibaba quale fornitore di servizi web, un ente milanese quale fornitore e consulente del verde pubblico e altre società, sempre ubicate nel nord Italia, sia per i restanti lavori di restyling che per la consulenza di comunicazione, Totem compreso.

A mia memoria ricordo che il prospetto è stato portato anche al Consiglio di Amministrazione, ma senza alcuna esposizione di dettagli di costo, semplicemente quale idea di massima e comunque sotto forma di mera informativa dal costo totale di 3 milioni. Io personalmente ho partecipato in teleconferenza dall’estero e non ricordo che fosse stata presa alcuna delibera.

Come fai a dire che si era arrivati ad un accordo quando mai si era deliberato un accordo, per di più, privo di costi aggiuntivi per i soci quando in quella riunione con più di un centinaio di partecipanti (anche non soci) sono stati chiesti due milioni ai soci?. Fin qui il mio contributo di informativa sui fatti.

Sono costretto, ora, a rivolgermi a Te direttamente. Ricordo bene che sei sempre stato seduto di fianco a me in consiglio e mai abbiamo avuto screzi o diversità di opinioni fino al momento in cui hai deciso di votare, unitamente ad altri quattro consiglieri, tutti in conflitto di interessi, il riconoscimento di un debito la cui esistenza non era stata documentalmente provata dinanzi al consiglio di amministrazione ma la cui ammissione solo per bocca di 5 consiglieri contro 4, è stata da voi ritenuta costituire un atto dovuto.

E’ per questo che sono rimasto addolorato e sorpreso allorchè ho dovuto leggere che i “3 milioni di investimenti sono stati bloccati …. a causa delle note vicissitudini innescate dalle dimissioni di tre consiglieri (si tratta con me, di Cozzolino e De Masi) con conseguente decadenza del consiglio … e ciò si è tradotto, per certo, in un danno effettivo per tutti i soci-utenti”.

Si tratta di affermazioni lesive della mia onorabilità e immagine professionale di cui, se non adeguatamente chiarite, sarò costretto a chiederne conto in altra sede.

In questa sede, a beneficio di tutti, tengo a precisare:

1. non è vero che le dimissioni dei tre consiglieri hanno prodotto la “decadenza del consiglio”, in quanto esso si determina solo con le dimissioni di più della metà dei consiglieri (cinque almeno in un consiglio composto da nove elementi);

2. i tre milioni di investimenti non sono stati bloccati dai tre consiglieri che, in quanto minoranza, non avrebbero potuto farlo, né da altri, semplicemente non sono stati mai sottoposti all’assemblea degli azionisti, contrariamente a quanto da Te affermato (ne tantomeno sia il vecchio consiglio che il nuovo hanno assunto alcuna deliberazione in tal senso);

3. la decadenza del consiglio è stata determinata dalle inattese e ingiustificate dimissioni del presidente ed amministratore delegato dott. Sergio Iasi che ha determinato a cascata quelle del sig. Gerardo Imparato e successivamente dei tre consiglieri che si sono dimessi solo per non essere coinvolti in responsabilità personali per il pagamento di un ingente importo all’Interporto (tra l’altro vietato dall’accordo di ristrutturazione) , a loro modo di vedere legato a non dovute e documentate pretese dell’ex Presidente dott. Iasi.

In che modo ritieni di addebitare qualche danno effettivo, proprio a quei 3 consiglieri, non in conflitto di interessi, che in buona fede hanno inteso perseguire gli interessi della società e delle Banche creditrici nel completo rispetto dell’accordo di ristrutturazione e del mandato conferito dall’assemblea?

Sono certo che potrai chiarire e dimostrare che sono stato indotto in errore nell’interpretare le Tue dichiarazioni. In caso contrario Ti prego di illustrare, a beneficio dei soci, quale danno sia stato concretamente arrecato dai consiglieri dimissionari assumendo ogni responsabilità di quanto pubblicamente asserito. Qualora avessi interpretato male le Tue affermazioni sono pronto a scusarmi.

Tornando ai temi principali della lettera , non vedo perché, in luogo di pensare prioritariamente a chiudere il pagamento del debito ristrutturato per il quale sono già disponibili da tempo le risorse finanziarie, e di affrontare la questione degli SFP, si debba portare sul tavolo un programma di investimenti di tale dimensione e sulla base, tra l’altro, di preventivi fornitori e di computi metrici non ancora valutati dal consiglio e approvati dalla assemblea.

Ti ricordo che il pagamento del debito ristrutturato è sempre stato adempiuto con ANTICIPO nei confronti delle banche e, fino al 5 Gennaio 2018, data delle mie dimissioni, auspicavamo di chiudere il saldo entro pochi mesi avendo già di fatto, acquisito la maggior parte delle risorse in cassa. Era infatti previsto il saldo dell’intero debito ristrutturato prima della assemblea della approvazione del bilancio 2017, quindi fine aprile 2018.

Sono preoccupato per cosa sia potuto accadere visto che, a oggi, ancora non è stata convocata l’assemblea per l’approvazione del bilancio di esercizio né e’ stata data comunicazione ai soci che il debito ristrutturato sia stato pagato.

Credo anche io che sia il momento di restare compatti ed essere parte di una società che guarda al futuro senza “..dilaniarsi in inutili dannose e insostenibili divisioni..”.

Occorre iniziare però da un corretto dialogo basato sulla trasparenza per la gestione della casa comune.

Certo di una Tua condivisione resto a Tua completa disposizione per ogni chiarimento pronto, all’occorrenza, a intervenire, per quanto nelle mie possibilità, per affrontare e portare a soluzione le problematiche esistenti. Buon lavoro

Francesco Tripodi

Lettera aperta di un giovane socio.

Nola 25/05/2018

Oggetto: Lettera Aperta al Presidente Ferdinando Grimaldi  di un giovane socio.

Egregio Sig. Presidente

Innanzitutto la ringrazio per il tempo dedicatoci con la sua missiva del 22 maggio 2018 (prot.275/2018) .

Anche io, oggi sento la necessità o forse proprio un “bisogno morale” di scriverle una lettera aperta rivolta a Lei ed a tutti i carissimi colleghi soci giovani e meno giovani.

La mia posizione potrà certamente sembrarle di parte ed ovvio che così sarà in quanto dalla sua lettera vuole lasciar intendere a chi legge , che la macchina CIS sia stata rallentata o addirittura compromessa dalle dimissioni dei tre consiglieri e che i 3MLN previsti per il refitting del centro siano stati “bloccati” proprio a causa dei dimissionari discreditandoli palesemente.

Il suo eufemismo messo li tra le parentesi ( questo e’ la sostanza al di là delle formule bizantine ) mi è sembrato veramente fuori luogo , per un manager del suo calibro che riveste la carica di presidente e dovrebbe rappresentarci con la massima professionalità ed onarabilità e fare gli interessi di tutti come il “BUON PADRE DI FAMIGLIA “

Perchè invece di utilizzare false e diffamatoria informazioni , non si chiarisce il reale motivo delle dimissioni ?

Come mai lei che si fa portavoce di verità assoluta non ha comunicato ai soci che le dimissioni sono state  presentate dagli ex-consiglieri per altra causa?

Sarà forse perchè gli stessi hanno votato contro la delibera di un cospicuo importo a debito vs interporto , un debito assolutamente privo di fondatezza che il dott. D’Angelo ha più volte brillantemente chiarito ai lettori ed ai soci con diverse pubblicazioni sul nostro Blog ?

Per quanto concerne i 3MLN “bloccati” , sui quali tengo a soffermarmi per la giusta e dovuta causa vorrei ricordarle che in una riunione informale con il caro Dott. Iasi , fu prospettato che tale costo dovesse essere ripartito tra i soci con un metodo iniquo volto a generare altro peso sulla gestione degli utenti, e che furono gli stessi dimissionari a fare esplicita richiesta di far rientrare invece il budget previsto nel piano di lavori straordinari per il centro.

Con ciò mi viene solo da dirle che le scelte dei tre consiglieri dimissionari sono state condizionate solo per la esclusiva tutela degli interessi patrimoniali del CIS e dei suoi Utenti , tanto è che gli stessi hanno preferito discutere di tali questioni non in ” formula privata” ma nelle giuste sedi competenti per una SPA : l’ASSEMBLEA dei soci.

Non voglio proseguire troppo nello specifico della questione, ma, resta il fatto Sig. Presidente che probabilmente o forse volutamente lei ha messo in causa terzi per accaparrarsi consensi da parte di soci che per loro vicissitudini aziendali non sono a conoscenza delle dinamiche finanziarie che girano intorno al sistema CIS -Interporto, tutelando solo certe lobby e pochi eletti al potere.

Le rappresento, infine, l’evidente faziosità delle sue affermazioni, soprattutto, perchè niente Le impediva di realizzare il previsto piano di restyling, se non la subordinazione dell’impiego al contemporaneo accoglimento di trasferire ad Interporto una somma non dovuta di 1.600.000 euro.

Questa è la stessa condizione che hanno subito nel precedente consiglio gli amministratori dimissionari.

Questa scelta condizionata come la definirebbe Lei con il buon senso comune?

Le ricordo infine che il potere del CIS è dei suoi SOCI e non di chi siede alla poltrona della Governance.

Distinti Saluti

Un giovane SOCIO CIS

Antonio Cozzolino

Il grande valore dei soci e l’arroganza del potere.

Così  cominciava l”articolo…

È bastata una buona notizia per strapazzare le statistiche delle visualizzazioni del blog…
“Finalmente un fiocco rosa al CIS” ha avuto un effetto dirompente: il primo giorno, di domenica, ottocento visite!
Nel giorno successivo circa seicento.

Una Voglia pazza di scrollarsi dalle spalle il peso oppressivo di un sistema iniquo ed ingrato che ci ha schiacciato per un decennio e ci prova ancora!

Cari soci,

mi é piovuta addosso, all’improvviso, questa lettera aperta del signor Grimaldi, una vera provocazione e sono stato costretto a modificare il tono ed il contenuto di quest’articolo.

Ho colto un passaggio delicato e Ve lo sottopongo per rappresentarvi l’arroganza del potere costituito che non ha limiti. 

il CIS ha svoltato l’angolo più buio della sua storia e comincia a prevalere una voglia irrefrenabile  di cambiamento.
Noi, dopo l’ultima assemblea, non abbiamo mai mollato, svolgendo  un lavoro di comunicazione serio e costante, porta a porta, con argomenti semplici e molto chiari.
Stiamo vedendo che, giorno dopo giorno, cresce il consenso per il nostro progetto Cis, un progetto fondato sul principio della legalità e del rispetto dei diritti e dei doveri che ci siamo assunti.

Nessuno può permettersi di insinuare il ricorso a speculazioni o a scelte ispirate alla malafede.

Questi argomenti li avete usati Voi, gente di potere, noi li abbiamo subiti, siete Voi che andate via dal CIS portandovi una barca di soldi, noi paghiamo pietre e condominio e ci riscaldiamo con il nostro lavoro.

Vuoi vedere mo’ che arriva un Grimaldi qualunque e ci ricorda che non possiamo fare speculazioni sugli SFP.

Questo mi manda su tutte le furie e quello che ha detto é un’autentica vergogna che umilia trent’anni di storia e di onore.

Noi, soci paganti, abbiamo subito di tutto e queste domande se le ponga chi stava seduto in consiglio quando il CIS rischiava di fallire, mentre 40 milioni di euro volavano colpevolmente in Interporto.

E Lei Grimaldi, ha continuato a dragare da CIS ad Interporto, quando il Suo voto è stato determinante per deliberare un importo non dovuto per assoluta inconsistenza della pretesa.

E lo fa ancora adesso, ripetendo ai soci, l’oscena offerta dei tre milioni per il restyling, associati ad 1.600.000 da dirottare  ad Interporto!

Non è forse questo il progetto presentato dall’a.d. alle Banche?

Non Le sembra un prezzo troppo alto da pagare?

Non mi venga a parlare di riti bizantini, Lei è nato a Bisanzio, ed è così allenato a questi esercizi, tanto da eseguirli ad occhi chiusi.

Noi vogliamo tornare alle radici comuni che ci hanno consentito di realizzare la società consortile più bella del mondo.
Siamo più di  cento e  cresceremo ancora e non Vi parlo di percentuali, perché non contano niente.
Noi puntiamo ad unire tutti dalla stessa parte, l’unica possibile, la nostra, quella del Cis che lavora e produce.
Abbiamo avuto una grande spinta dai giovani e dalle donne del Cis, da loro ci arrivano indicazioni nuove ed una sensazione bellissima di aria pulita.

Basta con tutte queste storie di convenienze, calcoli, strumenti finanziari, deleghe di potere ai signori Nessuno.

Dopo nove mesi, state ancora parlando  per tentare di trovare il modo di sfilare 1600.000 euro dal CIS per sistemare un pasticcio che ha fatto Interporto!

Uomini nuovi e vecchi sistemi di potere che utilizzano occasionali convenienze per continuare ad imporre un sofisticato disegno finanziario ai danni di una comunità operosa.

Il presidente delle deleghe non si rassegna e con un gioco di prestigio vorrebbe ripresentare il ” pacco ” in consiglio, 

Tra poco verrà la resa dei conti, dovranno decidere come sistemare le carte nel bilancio e dovranno darcene ragione.
Non sarebbe meglio abbandonare l’infausto disegno e parlare di rilancio del Cis?
Noi siamo pronti per una tregua armata, nel senso che non abbandoniamo il contenzioso avviato, ma siamo pronti a trattare con il consiglio, con tutto il consiglio, per stipulare un Patto per il Cis.

Tra poco avremo saldato il debito e possiamo riprendere il controllo strategico del CIS.  

Nessuno può imporci di svendere il patrimonio del CIS, risorsa irrinunciabile per garantire il recupero della funzionalità del Centro, come motore trainante della ripresa di una comunità nata per produrre lavoro, non potentati finanziari.

Non cadiamo nella trappola degli SFP che ci sono arrivati addosso, come fosse un regalo, tanto che  il dott. Iasi, prima di andare via,  la chiamava carta straccia, ed oggi, invece,  ce li volete far pesare per intero come se fosse ancora un debito.

Ci sono delle regole e dei diritti amministrativi e patrimoniali da rispettare e li rispetteremo, ma non consentiremo manovre tese a completare la vivisezione del CIS.

C’è spazio per un recupero del patrimonio immobiliare del CIS, selvaggiamente violato con deliberato abbandono, per privilegiare la collocazione di Interporto.

Dove volete stare, Voi, soci del CIS?

Noi, fino alla fine, solo dalla parte del CIS.

E Tu?

IL COMITATO PER LA DIGNITÀ DEI SOCI CIS.