La teoria delle finestre rotte vale pure per la “munezza”?

Nel 1969, il professor Philip Zimbardo dell’Università di Stanford, condusse un singolare esperimento di psicologia sociale.

Prese due auto identiche e le abbandonò per la strada in due posti molto diversi: una nel Bronx, la zona degradata di New York e l’altra a Palo Alto, zona ricca della California.

In poche ore l’auto nel Bronx fu saccheggiata e distrutta. L’auto lasciata a Palo Alto, invece, rimase intatta.

E’ facile attribuire le cause del crimine alla povertà del quartiere ma, tuttavia, l’esperimento continuò.

Quando, dopo una settimana, l’auto di Palo Alto era ancora illesa, i ricercatori decisero di romperle un vetro. Il risultato cambiò. Furti e vandalismo ridussero il veicolo ad un rottame. Come nel Bronx.

Perché  il vetro rotto in un’auto abbandonata in un quartiere tranquillo è in grado di innescare un processo criminale?

Non è la povertà, ma qualcosa che ha a che fare con il comportamento umano.

Un vetro rotto in un’auto abbandonata trasmette un senso di disinteresse e assenza di regole. E ogni nuovo attacco subito dall’auto ribadisce quell’idea.

Successivi esperimenti hanno dimostrato che, se dopo aver rotto il vetro di una finestra di un edificio, non viene riparato, verranno presto rotti tutti gli altri. Se una comunità presenta segni di deterioramento e questo sembra non interessare a nessuno, presto si svilupperà la criminalità.

Questa “teoria delle finestre rotte” è solo un’ipotesi valida a comprendere la degradazione della società e la mancanza di rispetto per i valori della convivenza civile. La mancanza di istruzione e di formazione della cultura sociale, generano un paese con “finestre rotte”.

Un paese dove nessuno è disposto a ripararle. Ti ricorda qualcosa?

[artwork: Jordan Griska]
#italia #scuola #educazione

Cari soci,

da un po’ di tempo stiamo faticosamente cercando di ripristinare condizioni di utenza del Centro più dignitose.

Non voglio dire che si sia fatto molto, ma le nostre aree sono molto vaste ed il corso del tempo ha usurato molte strutture e, soprattutto, mancano fondi sufficienti in questa ultima fase  del Piano di ristrutturazione che non ci attribuisce troppe opzioni sul piano sociale.

Oggi, però, non vorrei abbandonarmi ad una valutazione critica sotto questo profilo, ma vorrei capire se noi, aziende socie, individualmente e sinergicamente, possiamo dare l’esempio e cominciare a riparare  qualche finestra rotta…..

Mi riferisco ad un tema fondamentale, quello della pulizia del Centro e della raccolta dei rifiuti.Problema mai risolto per la composita popolazione che vive nel CIS ed anche perché non abbiamo mai avviato una raccolta differenziata.

Eppure il riciclo degli imballaggi potrebbe diventare una fonte di ricchezza.

Ora il presidente con una comunicazione ad hoc ha richiesto la nostra collaborazione per introdurre la differenziata.

Non dovrebbe essere difficile perché umido ed indifferenziato nel nostro centro dovrebbero rappresentare non più del 5% del materiale di raccolta, il resto è tutto riciclabile, compreso i residui di scarto dei materiali in fibra.

La vera piaga é lo sciacallaggio dei portatori di rifiuti dall’esterno, gente che si carica i rifiuti, di ogni tipo, in auto e li scarica nel CIS.

Altro problema è lo svuotamento dei contenitori nelle aree esterne, senza provvedere a ripulire quanto è stato sballato.

Ora non facciamo la caccia alle streghe, ma applichiamo il principio delle finestre riparate, quello della premura del buon padre di famiglia.

Alla mie nipotine che mi chiedevano un esempio, ho raccontato:

vedete quanto è bella la nostra città, ma, anche nelle strade più famose, ci sono residui di escrementi di animali da compagnia, peccato che ad accompagnarli siano proprio dei signori o delle signore!

La stessa cosa succede se butti una cartaccia per terra se vedi che é già sporco, addirittura qualcuno spazza davanti al proprio uscio e sporca quello del vicino, o gli operai, dopo una lavorazione, lasciano le tracce di cemento impastato sull’esterno, per non parlare dei cartoni squarciati, abbandonati a far vela fra le isole….

Ecco proviamo ad avere un comportamento positivo, rispettando il CIS, noi per primi, perchè questa è casa nostra!

Lunga vita al CIS 

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Il limbo delle coscienze assopite.

Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare.

(A.Einstein)

Cari soci,

credo che occorra una scossa nel nostro CIS , un nuovo movimento di pensiero che sia capace di distinguere tra ciò che è utile e ciò che è necessario.

Ieri sera si é svolto un convegno di alto profilo sociale sul tema della sicurezza in un’area ad alto rischio.

Il tema é stato svolto da illustri relatori, il Distretto CIS   Interporto rappresentava l’aspetto positivo del problema: la soluzione.

Eppure i soci presenti erano poche decine….

Vi parlo da collega anziano, che ha visto in un trentennio tante cose belle e qualche disastro, però, un valore non si é mai estinto: quello del socio!

Solo il socio può dare una spinta ad un “necessario” rilancio, senza il socio il CIS muore ed ogni riunione sarà un’inutile parata che dopo qualche ora sarà dimenticata.

Ora Voi penserete che tutto quello che abbiamo fatto é stato inutile, abbiamo sbagliato, dobbiamo fare un passo indietro……

No, assolutamente, no!

Noi dobbiamo scegliere tra ciò che è utile e ciò che è necessario.

Non possiamo aspettare i tempi della giustizia, dobbiamo vivere il nostro tempo e questo è il tempo di recuperare uno spazio commerciale al sistema CIS. Quel sistema che ci ha dato tanto, ma ora è desolatamente obsoleto, parliamoci chiaro, inutile piangerci sopra.

Le nostre ragioni, i nostri propositi non si possono fermare alla riduzione delle spese di condomino, ad una spesa più equa e meglio ripartita.Con i risparmi non si produce impresa, con una politica oculata di spesa si difende l’impresa.

Noi dobbiamo andare all’attacco, seguire nuove strade per trasformare il CIS, perché é un’opera necessaria che può realizzare solo l’unità sociale.

Domani 15 maggio alle ore 18:00 c’è un nuovo convegno sul tema dello sviluppo del commercio e delle relazioni.

Non so se sarà utile a tutti, ma vale la pena di tentare, almeno ci ritroveremo una volta insieme a parlare di commercio.

Io proverò ad esserci, anche per poco, se starò un po’ meglio, altrimenti sicuramente ci saranno tanti di noi, perché, sono certo, siete gente di cuore.

E poi, cosa faremo?

Un passo per volta, il primo é quello necessario per restare in piedi ed è un peccato che l’energia di un gruppo così attivo ed appassionato, tenga in frigo le proprie capacità.

Lunga vita al CIS

 

 

La sicurezza nel distretto CIS Interporto.

Importante convegno per la sicurezza nel Distretto Cis Interporto.

Un tema di particolare interesse sociale che da sempre è stato un segno distintivo dell’attenzione che il nostro sistema ha dedicato alla sicurezza nell’applicazione di un comportamento virtuoso e collaborativo.

Questo convegno conferma il nostro impegno ed ancora più quello delle Istituzioni per difendere il nostro territorio di lavoro.

Saluto con gratitudine tutti i relatori per la grande disponibilità dimostrata.

Buon lavoro a tutti.

Il Blog 

Lunga vita al CIS 

Io sogno un CIS finalmente libero.

La Libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.
(Pietro Calamandrei)

Mi fermo spesso a riflettere se abbiamo mai avuto la libertà di scegliere il destino del nostro CIS e metto in discussione la nostra stessa esistenza come società consortile, ma il dubbio dura poco perché l’evidenza e la storia del nostro passato ci ricordano che siamo stati un popolo di mercanti, capace di trascinare  a Nola tradizioni antiche da Napoli e da tutta l’area  vesuviana.

Vedete io penso che senza Gianni Punzo, tutto quello che é, non ci sarebbe mai stato e penso pure che la sua grande autorevolezza nella conduzione della storia trovava un unico limite nell’assemblea dei soci.

Questa era la nostra libertà, il contraddittorio in quella sede,  e Gianni viveva quel giorno con religioso  impegno e grande fatica, perché in Assemblea non si tirava mai indietro, eccetto una volta, una volta sola….

Quando divise il popolo del CIS ed avviò con quell’atto l’ingiusto Accordo di Ristrutturazione che legò per sempre il nostro destino a quello di Interporto.

Certamente non pensava che sarebbe finito così!

Ora, venendo ai tempi nostri, io Vi domando:

Esiste ancora un’Assemblea dei soci libera di decidere il nostro futuro?

Esiste ancora un contraddittorio libero nel quale si possano esporre le ragioni del dissenso da una politica finanziaria  subordinata al potere delle banche?

Secondo Voi, esiste un solo motivo logico per cui un’assemblea libera avrebbe potuto approvare una perdita di bilancio determinato da una feroce svalutazione degli immobili disponibili?

Ed ancora:

Vi sembrano soci liberi, quelli che decidono di approvare una manovra che determina la totale subordinazione di tutti i diritti patrimoniali ed amministrativi nella gestione della società?

E sono soci liberi quelli che sopportano lo scippo della proprietà superficiaria dei capannoni?

Forse sono imprenditori liberi quelli che sono costretti a pagare a vita con la gestione degli oneri condominiali tutti gli sprechi imposti da una società partecipata?

Sono forse utenti liberi quelli che sono costretti a partecipare alle spese di una gestione finanziaria senza avere conto e ragione delle spese effettivamente di pertinenza?

Io credo che l’unica libertà residua é quella che sto esercitando ora:

quella della verità.

Non esiste alcuna possibilità di compromesso, solo la comunità sociale può difendere il nostro diritto di ottenere una separazione netta fra la gestione finanziaria, che non ci appartiene più, e quella degli oneri di gestione che incide, come un macigno, sulla vita delle aziende.

Per evitare di ripetermi, Vi propongo la lettura di un articolo pubblicato nel giugno scorso: é cambiato poco.

https://emiliodangelo.wordpress.com/2018/06/07/la-base-di-ogni-eccellenza-e-la-verita/

Buona Pasqua CIS, amico mio.

Amico é chi si fida di te, chi ti vuole bene in silenzio, chi soffre con te, chi gioisce con te.
Amico é tuo fratello che ti accompagna con le sue speranze e le unisce alle tue in un sentimento unico che si chiama amore.

Tu sei l’amico mio.

Buona Pasqua CIS!

Dedicata a tanti soci, amici speciali, che mi hanno accompagnato con impegno e passione in questi ultimi cinque anni.

Lunga vita al CIS

Ma il CIS è ancora una comunità sociale?

Il tema del valore della comunità sociale nella storia del nostro Cis, mi ha affascinato sin dall’inizio.

Ho sempre riconosciuto  al Presidente Giovanni Punzo il grande merito di aver trasformato un esercito di mercanti in una straordinaria comunità di imprenditori.

Questo è stato il Cis per me: un popolo d’imprese in cammino, un punto d’incontro delle sinergie di centinaia di Imprese.

Ma cos’è una comunità, se non un’ aggregazione omogenea di più soggetti che condividono interessi e passioni comuni?

Negare che il CIS sia stata ed é una comunità viva ed ancora pulsante che coinvolge centinaia di aziende socie, migliaia di addetti e corrispondenti, è una sfacciata contraddizione della realtà fattuale.

Cosa diversa è ricercare in questa realtà, così complessa, una coesione costante nelle diverse fasi della vita sociale.

Molti eventi hanno inciso in maniera negativa sulla continuità della coesione sociale, intesa come forza propulsiva per il maggior successo delle imprese ed il raggiungimento di obiettivi condivisi.

Certamente la svolta finanziara introdotta nel sistema, dopo un primo illusorio segnale di sviluppo, si è rivelata un”insidiosa causa di  impoverimento di alcune imprese, con la complicità del profondo mutamento del sistema distributivo.

Cosi è iniziata la dolorosa  fase di spoliazione dei diritti sociali che ci ha costretto ad un ridimensionamento della fase propulsiva, impressa dal sistema consortile,  che, in passato rappresentava il nostro punto di forza.

L’appartenenza ad un sistema consortile  vincola i singoli a comportamenti di solidarietá, senza  escludere il principio di responsabilità individuale ed il rispetto rigoroso delle regole e  degli impegni assunti.

Non esiste un cono d’ombra nel quale si possono nascondere i soci più deboli  anzi é proprio vero il contrario, e questo lo dimostra dolorosamente  la  storia sociale dell’ultimo decennio.

A noi compete l’obbligo morale di favorire il recupero delle aziende più deboli, pianificando un piano di rientro che non sottragga risorse al rilancio dell’attività commerciale.In questa direzione spero si realizzi presto un confronto con gli amministratori.

Desidero affrontare, ora, un’altro tema che da tempo ostacola un riequilibrio degli interessi sociali, nell’attuale congiuntura della fase di risanamento.

Recentemente si assiste a vari tentativi di sottovalutazione dei motivi di contrasto, fondati, soprattutto, sull’elemento ” tempo ” , una condizione ineludibile che allontana dalla memoria dei fatti e relega in un ghetto vicende importanti di interesse strategico.

Questo può provocare qualche spostamento nella gerarchia delle opinioni e forse anche nello schieramento.

Resta, comunque , da rispettare un principio fondamentale di selezione; non è una questione di pochi  o di tanti che si spostano, ma dell’effettivo interesse sociale.

La questione del rimborso ad Interporto è stato un fatto molto grave che ha denunciato, in maniera incontrovertibile, la volontà gestoria di continuare a confondere la contabilità tra Cis ed Interporto, alterando di fatto un processo storico e naturale che fa nascere il CIS molto prima di Interporto e con una struttura partecipativa completamente autonoma e differente.

Tutto questo non è giusto, ma l’assemblea sovrana chiamata a decidere, tra chi si opponeva al pagamento e chi lo favoriva, addirittura in conflitto d’interesse, ha scelto… Barabba!

Ora è pure vero che Barabba fu il primo che Gesù portò con se in Paradiso, ma ciò non esclude il mal fatto.

Nel prossimo bilancio avremo contezza che ciò che appariva come una violenta forzatura in diritto e nel merito, é stato portato a termine, attraverso una compensazione tra debiti e crediti, cosa che non sminuisce, anzi rende più sfacciata questa scelta, perché vengono compensati crediti che già furono  oggetto di una ingiustificabile svalutazione.

Ora noi abbiamo il dovere di pensare al futuro ed assicurarci che almeno il socio utente riesca ad ottenere una separazione netta fra conto di utenza ed attività finanziaria, per salvaguardare almeno gli interessi individuali di ogni azienda nella vicenda condominio.

Questo per un motivo semplicissimo: con la cessione dei diritti amministrativi e patrimoniali i soci del Cis hanno ceduto il controllo totale della gestione finanziaria legata all’ A.d.R. e noi Non contiamo più niente!

Dobbiamo puntare ad ottenere il controllo delle spese di utenza: è un obiettivo alla nostra portata, perché é una richiesta legittima e giustificata.

Poi, con il tempo la folla capirà che la domanda non è se al dr. Iasi competevano quelle somme che furono liquidate, perché a quella ” domanda ” ha risposto il c.d.a. di Interporto, riconoscendo le condizioni oggettive e soggettive che determinarono le dimissioni, perché solo Interporto poteva riconoscerle, dal momento che esse dipendevano solo dalla sua gestione e non certo da quella del CIS.

Infatti anche la richiesta avanzata dai legali del dr.Iasi ( oggi anche consulenti legali del CIS , costituiti in giudizio nei ricorsi  da noi proposti) é correttamente rivolta solo ad Interporto. Al CIS, successivamente alla transazione Iasi/Interporto, sono state notificate solo le dimissioni dalle cariche del plenipotenziario, provocando un grave danno per l’interruzione dell’avviato  processo di risanamento finanziario.

Qui non c’entra niente la liceità della transazione e, tanto meno il giudizio morale, ma vale  solo il fatto che essa é estranea al CIS in diritto, nel merito e nella sostanza ed il reiterato tentativo di attribuire al CIS gli oneri diretti ed indiretti, in qualsiasi modo compensati, é un abuso amministrativo dei consiglieri in doppia carica che avevano interesse alla ripartizione della spesa per adeguare la disposizione assunta alle limitazioni previste dall’A.d.R.

Questa è la verità incontrovertibile della quale sono consapevoli i consiglieri pro tempore in doppia carica e i componenti dell’organo collegiale, presenti alla transazione che non avevano alcun titolo per realizzare una transazione in nome e per conto del CIS.

Mi dispiace molto dover ricordare, ancora una volta, la verità, ma bisogna trovare il coraggio di riconoscere gli errori,  se si vuole ristabilire un equilibrio sociale fondato sul rispetto delle regole e sulla tolleranza reciproca.

Speriamo che questa pausa Pasquale possa rappresentare un momento di riflessione comune sulla necessità di trovare un riequilibrio dei rapporti sociali.

Cordiali Auguri a tutta la comunità sociale.

 

Non toccate Abele!

 

Riscatto degli immobili oggetti del contratto di leasing stipulato nel 1988.

Da un’analisi dei contratti in essere risulta che alcune aziende socie hanno maturato il diritto di riscatto , previsto dall’articolo 14 del leasing, al 31 dicembre 2018.

Ricordiamo che, a mente dell’art.2 comma 2 del contratto di leasing,
in caso del mancato esercizio del diritto di riscatto nei termini e
con le modalità previste, il bene deve essere restituito al CIS.

Per altro, le motivazioni che in passato consentivano di superare i termini previsti (armonizzazione in un unico,arco temporale dei riscatti e cancellazione dell’ipoteca indivisa) sono venute meno……..

Nonostante l’intervenuta scadenza, stante l’esigenza di definire tutti i rapporti in essere, onde evitare le conseguenze di cui al citato articolo 2, il consiglio d’amministrazione ha deciso di prevedere, in favore di coloro che non l’abbiano già fatto, una “finestra temporale” per consentire comunque il riscatto oltre i termini, purché in regola con i pagamenti.
In particolare per le società che non hanno ancora esercitato il diritto di riscatto, ferma ogni altra previsione dell’art.14 del contratto e sul presupposto di essere in regola con i pagamenti, Vi esortiamo a provvedervi al più presto e comunque nell’arco temporale compreso tra il mese di Aprile ed il termine ultimo di Novembre 2019, comunicando in maniera formale la volontà di avvalervi del diritto di riscatto.

Pertanto solo coloro che eserciteranno il diritto di riscatto, entro il termine temporale indicato, potranno evitare le conseguenze previste dall’articolo 2 comma 2’° del contratto, ovvero la restituzione dell’immobile detenuto al CIS.

Questa, nei termini essenziali, è la Pec, a firma dell’amministratore delegato, notificata alle aziende socie che non hanno ancora esercitato il diritto di riscatto.

Tanto tuonò che piovve….

Scribi e farisei hanno mostrato il vero volto della manovra, lo stesso che impresse la svolta all’azione fallimentare contro i morosi mentre i soci paganti venivano costretti a cedere alla subordinazione dell’ Accordo CIS/INTERPORTO, con la cassa svuotata di 40 milioni, più altrettanto di partecipazioni.

Eppure, con una grande faccia di bronzo, dopo 31 anni di prigionia dei diritti,  si afferma che sono venute meno le motivazioni che in passato “consentivano” di superare i termini previsti….

Andatelo a dire a quei soci che hanno pagato capitale, interessi e derivati e non potevano riscattare perché il loro diritto era in ostaggio delle Banche per una malefica  ipoteca indivisa e solidale e i loro versamenti volavano verso Interporto nel silenzio dei creditori.

Ebbene, ora il  nuovo consiglio, quello che avete eletto per sostenere il pagamento illegittimo di un chiaro indebito nei confronti di Interporto, proprio quel consiglio ha aperto ” una finestra” per i soci più deboli, con grande sensibilità sociale!

Quella finestra resterà aperta fino a novembre, poi si chiuderà ed i soci più deboli, con le buone maniere e fra tanti svolazzi dialettici, dovrebbero restituire gli immobili in uso. In parole semplici, terra, terra, dovrebbero andare in mezzo ad una strada con una mano indietro e l’altra davanti , per coprire le loro nudità, spogliati di ogni diritto.

Questa è la stessa logica dello spossessamento dei diritti di utilizzo dei soci che animò la vergogna dell’utilizzo dell’azione fallimentare.

Puro cinismo finanziario!

Non intendo approfondire in questa rubrica gli elementi di valutazione giuridica sul valore potestativo unilaterale del diritto di riscatto, così ripetutamente violato, ma non posso tacere il mio più vivo risentimento per il rinnovarsi di un’ingiustificabile violenza morale nei confronti dei nostri soci più deboli.

Voi, colleghi consiglieri, come la chiamate la minaccia di un’azione legale per ottenere la restituzione dell’immobile nel quale i vostri colleghi soci esercitano  l’attività dal 1986?

Vi suggerisco di far disegnare dai vostri bravi artisti, qualche festosa bancarella sulle pareti dei capannoni,  magari a Natale i nostri colleghi più sfortunati, potranno allestire un mercatino all’aperto!

Quella è una funzione che sviluppate con successo.

Lunga vita al nostro CIS?

Solo se i soci riconosceranno una coscienza sociale!

Resistenza sull’ultima linea di difesa: autonomia del bilancio delle spese di gestione.

Mai, mai,mai più un socio del Cis sarà spogliato dei suoi sacrosanti diritti.

Parola d’onore di socio.

 

 

 

 

 

S.F.P. Strumenti finanziari di potere: missione in corso.

Nel pianeta CIS abbiamo visto di tutto…

 

le cose più belle e anche quelle più brutte, tutto quello che ogni giorno  ascoltiamo nel telegiornale o leggiamo sulla stampa, quando si parla dell’involuziome della società contemporanea della funzione del sistema finanziario.

Proviamo a fare un realistico elenco?

Derivati? Si

Interessi ed anatocismo? Si

Azzeramento di valore azionario Cisfi? Si

Azzeramento di valore partecipativo Banca Popolare di Sviluppo? Si

Trasferimento illegittimo di fondi per circa 40 milioni a Interporto? Si

Manovra collegata e subordinata fra CIS ed Interporto?  Si

Controllo patrimoniale ed amministratrivo del CIs attraverso gli S.F.P. ?  Si

Fallimento dei soci insolventi e perdita del valore del contratto di leasing? Si

Costi di gestione, consulenza ed amministrativi esorbitanti? Si

Tutto questo sulla pelle dei soci, ma qualcuno  ha il coraggio di affermare che ora le spese le pagano le Banche….

Ebbé , certo , ormai sono diventati padroni in casa nostra!

In data 14 dicembre 2016 ho pubblicato:

Regolamento degli S.F.P. : soppressione dei diritti patrimoniali ed  amministrativi dei soci.

Strumenti finanziari partecipativi.
La società ha deliberato l’emissione di massimi n. 165.000.000 SFP del valore nominale di Euro 1 ciascuno( ovvero 165 milioni).

Alla luce di quanto si sta verificando, dopo oltre due anni di gestione,  credo che possiate valutare la rassegnata tendenza ad accettare un CIS che non é più nostro, amministrato dai burocrati del potere bancario, alimentato e sostenuto da un ambiente sociale debole, confuso e, purtroppo, piegato a logiche di mero opportunismo.

É una storia antica che si ripete, con frequenza, da noi al Sud.

Vi propongo di rivedere quello che venne definito, testualmente negli atti:

“il Criterio di estinzione del debito.”

S.F.P. ( categoria A )
Il debito del pagamento del prezzo di sottoscrizione dovrà essere estinto da (una banca creditrice, pro quota ) per pari importo, con la parte di credito    (in linea capitale e per interessi, anche di mora, maturati al dal tempo dal 31 dicembre 2015, oneri e accessori) precisandosi che a tal fine utilizzerà per la compensazione in primis i crediti derivanti da interessi, anche di mora, maturati al 31.12.2015.

Oppure  SFP ( categoria B)
ad estinzione di contratti di finanziamento o ad utilizzi delle linee di credito di breve termine, anticipo fatture, anticipi salvo buon fine, scoperto di conto corrente per gli importi relativi a capitale, interessi, anche di mora, oneri, accessori e commissioni fuori fido.

Oppure
Mediante compensazione con l’intero credito vantato nei confronti della società per il pagamento del valore mark to mark dei differenziali,delle commissioni degli interessi e di ogni altro onere accessorio maturati sui Contratti Derivati e non corrisposti dalla Società sino alla data della relativa chiusura ed estinzione.

Trattandosi di titoli aventi natura partecipativa, gli apporti e, complessivamente l’Apporto sono a fondo perduto e vengono contabilizzati in un’apposita Riserva di Patrimonio Netto.
L’annullamento degli SFP avrà luogo solo in caso di perdite della Società che abbiano dato luogo alla perdita dell’intero capitale sociale e conseguentemente all’annullamento di tutte le azioni emesse.
Salvo che si verifichi questo evento, i diritti patrimoniali ed amministrativi dei titolari non verranno in alcun caso meno.

DIRITTI PATRIMONIALI DEGLI SFP

Gli SFP attribuiscono ai rispettivi Titolari il diritto di percepire:

gli utili di esercizio nella misura del 99% degli utili complessivi distribuibili, con priorità rispetto alle azioni rappresentative del capitale sociale della Società di qualsiasi categoria;

Le riserve di utili distribuibili e/o a valere quale restituzione dell’apporto originario sempre con priorità sugli azionisti.

L’attribuzione del saldo di liquidazione in caso di scioglimento della società sempre con priorità sugli azionisti.

Sinteticamente, noi soci non possiamo impedire agli SFP il privilegio assoluto su utili e riserve, infatti, anche in caso di “morte” non ci compete alcun saldo di liquidazione.

DIRITTI AMMINISTRATIVI degli SFP

Articolo 6.1
Gli SFP non hanno diritto d’intervento, né diritto di voto nell’Assemblea dei soci.
( il voto in Assemblea è tassativamente escluso dall’art.2346 comma 6 C. C. non è una generosa concessione! ).

Articolo 6.2
I Titolari degli S.F.P. hanno, invece, il diritto di
designare 1 sindaco effettivo ed 1 sindaco supplente, al fine di tutelare l’investimento,

hanno, inoltre, il diritto di VETO su :

A)Approvazione delle delibere dell’assemblea dei soci che pregiudicano i diritti dei titolari;
B)Delibere dell’Assemblea dei soci aventi oggetto modificazioni delle disposizioni dello Statuto pregiudizievoli per i titolari (irreversibilità delle modifiche approvate!)
C)Transazioni e/o rinunce riguardanti l’azione di responsabilità verso amministratori e/o sindaci della Società;
D)emissioni di obbligazioni convertibili e non convertibili;
E)emissione di strumenti finanziari partecipativi;
F)approvazione di progetti fusione e/o scissione;
G)aumenti di capitale della società, salvo ove effettuati nei casi descritti dagli articoli 2446 e 2447 del codice civile.
H)riduzione del capitale sociale, salvi le ipotesi obbligatorie per legge.
I)scioglimento è messa in liquidazione della società.
J)trasformazione della Società;
K)distribuzione utile e/o riserve;
L)spostamenti del centro di interessi della Società in una giurisdizione diversa da quella italiana.

Articolo 6.3
in aggiunta a quanto previsto al 6.2 i Titolari di ciascuna categoria di SFP sono titolari dei seguenti diritti da esercitarsi in forma collegiale nell’Assemblea degli SFP:
Il diritto di nominare e revocare 1 un amministratore della società per ciascuna delle categorie e quindi complessivamente 2 amministratori della società.
Il diritto di veto sul l’approvazione delle delibere dei soci…..

ARTICOLO 8 : DURATA E RISCATTO
8.1 Gli SFP avranno durata sino alla data di scadenza della Società, e continueranno a godere dei diritti amministrativi sino ad ultimazione della liquidazione della società.

Pena definitiva ed inappellabile:

ERGASTOLO A VITA DEI DIRITTI PATRIMONIALI ed AMMINISTRATIVI

ARTICOLO 9 REGIME DI CIRCOLAZIONE ED EMISSIONE DEGLI SFP.

Tra l’altro sono cedibili a società per la cartolarizzazione di crediti ex Legge n.130/ 1999 oppure a investitori istituzionali e/o professionali o a società appartenenti al medesimo gruppo bancario del Titolare.

Qualsiasi ulteriore commento risulterebbe inutile.
È fin troppo chiaro che gli SFP non sono affatto un dono.
Sistemano una gestione disastrosa, una massa debitoria incrementata dai finanziamenti da CIS ad Interporto (37 milioni) dalle partecipazioni Cisfi e Interporto per circa 30 milioni, la disastrosa incidenza dei contratti per Derivati.
Infatti mentre gli SFP regolano il debito derivante dal mancato pagamento delle rate di mutuo, gli SFP di categoria B regola il debito derivante dall’esposizione a breve termine, scoperto di conto, anticipi fatture, oneri, interessi,anche di mora, e regolamento della chiusura del contratto Derivati al 31.12.2015.

Cari soci,

di questi SFP non ci libereremo mai perché non avremo mai la forza di riacquistarli.
Subiremo a vita il governo sistematico degli SFP , destineremo a loro ogni utile della società al 99% e, bontà loro, ci lasceranno una mancia dell’uno per cento.                            ..  e  utili ce ne saranno perché hanno svalutato le immobilizzazioni derivanti dall’esproprio dei capannoni dei soci morosi, ed al successivo compattamento , ovvero 100.000mq , un terzo del CIS, è stato valutato 47 milioni, attraverso una perdita di bilancio dell’esercizio 2015 , sottoposto alla nostra approvazione, di 144.993.321, importo equivalente al valore approssimativo degli S.F.P.

Ricordate, inoltre, che la modifica dello Statuto relativo all’articolo 6 consente al potere finanziario qualsiasi impiego dell’area compattata, di avere  pieno controllo della governance e del piano industriale.

Desidero concludere il report di questo articolo con una nota di politica sociale.

Vorrei trasferire alla Vostra coscienza un messaggio preciso sull’irrinunciabile opposizione, a questo sistema iniquo di espropriazione della nostra dignità sociale.

Non potrò mai adeguarmi alla linea condivisa da questo direttivo, nella quale il Presidente rappresenta il riferimento preciso di una politica assoggettata al sistema finanziario, con il conseguente annullamento della specifica natura consortile della nostra società.

La prova più lampante é il suo voto derminante e determinato per autorizzare il pagamento ingiustificato ed illegittimo di un milione e seicentomila euro ad Interporto, attribuendo efficacia ad una transazione inopponibile al CIS, realizzata tra il c.d.a di Interporto ed il dr.Iasi, quando lo stesso era ancora in carica come A.D. e Presidente del CIS, tant’è che le sue dimissioni, da tutte le cariche, sono successive e non precedenti all’atto di transazione.

É una linea, esattamente opposta alla mia, che allontana irrimediabilmente il CIS dai valori fondativi e lo accompagna, giorno dopo giorno, verso lo smembramento del suo assetto sociale.

Il CIS non sarà mai più il condominio dei soci, ma quello del potere finanziario, controllato e governato con la nostra opaca presenza, una volta all’anno, in sede di approvazione del bilancio d’esercizio.Unica  residua facoltà di una sovranità ormai svilita al rango di utenza di un sistema che non ci appartiene più.

Questo é il tema di confronto, non mi sembra dignitoso ridurlo alla ricerca di un compromesso di gestione, mistificata finzione di ritrovata pace sociale o ancora peggio, mortificante contentino di un posticino da comparsa in un consiglio allargato.

Voi volete sopportare tutto questo per un biglietto al Luna Park?

Io non ci starò mai!

 

La storia dei fatti non é un’opinione.

Oggi ho ripreso la pubblicazione di alcuni articoli che ci hanno accompagnato sino ai giorni nostri, quando fra un convenevole e l’altro si sta realizzando l’ennesimo abuso della nostra dignità sociale.
Uno stuolo di burocrati, in assenza di una omogenea resistenza sociale, con pervicace tenacia 
sostiene la volontà di pagare ad Interporto una somma non dovuta, nel merito ed in diritto.
Non sarà la fine del mondo distrarre dal CIS questa somma, sia pure cospicua, ma é violento il significato di tanta determinazione.
Il CIS non tornerà mai più nella disponibilità gestione sociale, resterà soffocato dall’abbraccio mortale di Interporto, al quale resterà vincolato per sempre.
Non esiste alcuna volontà politica di restituire ai soci anche un solo diritto sulla gestione dei beni comuni ed ancor meno sull’autonomia di gestione delle spese comuni.
Nessuno dei componenti dell’organo amministrativo persegue un disegno di autonomia di gestione del CIS rispetto ad Interporto e, tanto meno, ha una visione di impianto di spesa autonomo per le necessità di gestione.
Assistiamo solo ad un macchinoso impegno per lasciare apparire un risveglio delle attività sociali, attribuendone il costo e le spese a risorse distratte dall’impianto della manovra.
Questa corsa ad apparire non durerà a lungo, perché il prossimo bilancio presenterà le stesse anomalie dei precedenti, smarrendo progressivamente ogni traccia di un criterio fondamentale che dovrebbe ispirare la gestione condominiale: il principio di inerenza della spesa al funzionamento del centro.
Basta con inutili spese amministrative, di consulenza, di governo, di commissioni e sottocommissioni.
Sarebbe ora di finirla!

Soci in scadenza e valori traditi. ( settembre 2016)

Assistiamo impotenti al tradimento di tutti i valori fondanti che hanno contribuito a costruire la nostra straordinaria impresa.

Si, perché Noi siamo il CIS, una società consortile con un vasto azionariato di imprese commerciali, in un rapporto inscindibile con i lotti a qualsiasi titolo posseduti per l’esercizio dell’attività commerciale.

Noi siamo il CIS, non è uno slogan pubblicitario, ma un atto di fede e di ferma protesta per una condizione di bieca sottomissione al potere finanziario nella quale siamo stati costretti da una politica amministrativa, priva di ogni rispetto del nostro passato, della nostra vocazione e dei nostri valori.

Gli unici valori che contano sono quelli finanziari, amministrati con il consenso interessato del ceto bancario in pieno conflitto d’interesse in tutti gli aspetti di questa complessa e delicata vicenda, e lo dimostrano fatti e situazioni inconfutabili.

Mai una volta che una scelta, anche una sola scelta, capace di produrre un privilegio per i soci, fondatori del CIS prima e del distretto poi.

Sempre scelte che hanno concentrato potere ed interessi nella gestione monocratica del CIS; una continua riduzione del valore del socio, inteso solo come espressione di voto in assemblea, nulla di più, un terribile fastidio da affrontare una volta all’anno.
Vogliamo abbozzare un elenco? 
Proviamovi, ma sarà riduttivo!

– La cessione della proprietà di superficie dei nostri tetti di copertura a favore di Enel, senza nemmeno un minimo vantaggio in termini di risparmio di spese di energia per le singole aziende.

La storia è nota, per le aziende socie solo lo svantaggio di tenere sulla propria testa un centro di produzione di energia, l’amplificazione del rischio d’incendio e la soggezione all’attività di un terzo che condiziona il rilascio o il rinnovo del prescritto certificato rilasciato dai VV.FF.

– La trasformazione della struttura del nostro oggetto sociale per attivare una vocazione finanziaria, miseramente fallita come dimostra l’incapacità di gestire anche solo gli incassi e i pagamenti del sub mutuo.

Siamo finiti in area protetta dalla Legge fallimentare ed oggi dobbiamo assorbire una manovra iniqua per una gestione clientelare e subordinata alla crisi e alle necessità di Interporto.

Sono fatti, testimoniati dai dati di bilancio di tutte le società del distretto, dalla difficoltà di omologazione della manovra, dalla sudditanza psicologica delle aziende socie.

– La Banca Popolare di Sviluppo è un vero capolavoro di sistema di gestione clientelare.

Ci ha messo le mani la Banca d’Italia, come si rileva dai verbali d’ispezione, ed ha dimissionato tutto l’organo amministrativo, infliggendo pesanti sanzioni.

Ora ci lamentiamo di aver perso il nostro valore azionario, la nostra leadership, la banca del territorio e gridiamo ” al ladro, al ladro”, ma chi ha prodotto le condizioni per un intervento così determinato delle autorità preposte al controllo?

Perché abbiamo rinunciato all’iscrizione del CIS nel registro delle società finanziarie? 

Forse per sfuggire al severo controllo della Banca d’Italia già allertata dall’esperienza BPS?

E perché l’organo amministrativo prosegue una battaglia personale contro la Banca Regionale di Sviluppo impedendo, a livello condominiale, di esporre le nuove insegne nella sede del CIS, di proprietà della Banca?

Perché se un ‘ordinanza del Tribunale di Nola ordina di ripristinare le condizioni di legittimo esercizio del diritto alle insegne sociali, il CIS si oppone, strumentalmente, rischiando una grave sanzione giornaliera che inciderà, purtroppo come sempre, solo sulla, già immiserita, nostra cassa sociale?

– Le somme prestate da CIS ad Interporto hanno avuto un valore strategico determinante ai fini della qualità della manovra in atto.

Con 40 milioni di euro avremmo potuto impostare diversamente la manovra, puntando a conservare la proprietà e la disponibilità dell’area di 100.000 mq, favorendo il reimpiego e la ricollocazione.

È un vero tradimento aver fatto transitare una somma così importante da CIS ad Interporto, nella consapevolezza che non sarebbe stata mai restituita e che avrebbe compromesso la situazione finanziaria del CIS, sino a condurci in area fallimentare ed, ancora peggio, a rinunciare ad un terzo del Cis a favore delle Banche.

– La rinuncia ad ogni trattativa tesa ad ottenere il riconoscimento di uno sgravio dei gravosi oneri finanziari, derivanti dall’anatocismo e dai profitti derivati collegati al mutuo e sub mutuo.Ipotesi annunciata nella relazione del Presidente presentata in occasione dell’assemblea ordinaria prevista per l’approvazione del bilancio dell’esercizio 2013.

– La rinuncia ad ogni, anche minimo, tentativo di ottenere una rinegoziazione del mutuo per la parte incagliata, offrendo alle aziende socie in difficoltà una facoltà essenziale per salvaguardare la propria attività ed il valore sacrosanto dell’immobile costituito con tanti sacrifici ed un eterno contratto di leasing.

– L’azione fallimentare intentata contro le aziende socie inadempienti è stato il più grave errore strategico che si poteva compiere ed ha provocato un danno enorme alla credibilità del CIS, dimezzando valori immobiliari ed interesse ad investire nel Centro.

Un’azione che non ha alcun senso né strategico, né giuridico, avendo la disponibilità, prevista nel contratto di sub mutuo, di esercitare il pegno sul titolo del contratto di leasing!

A che serviva fare fallire i propri soci?
Per non parlare dei conflitti d’interesse, presenti in vasta scala nella complessa amministrazione commerciale del distretto.

– Il presidente di CIS e Interporto, indifferente del controllo di potere esercitato dal socio di maggioranza di Interporto, la Cisfi, ha ottenuto, con il consenso del ceto bancario, anche la presidenza di questa società , disarcionando, senza alcun rispetto e riconoscenza un antico e prestigioso compagno di cordata, Gianni Cacace.

Perché ?

Perché il consigliere del CIS, Giovanni Cacace, si era opposto ai finanziamenti da CIS ad Interporto con appropriato, quanto inefficace esposto, al collegio sindacale del CIS, apparso nella relazione dell’organo di controllo allegata al bilancio dell’esercizio 2013.

Posizione critica assunta e conservata in Cisfi, nel ruolo di Presidente, osservando, in pubblica assemblea, che il consiglio di Interporto, integrato da tre dirigenti del CIS, aveva raddoppiato i premi di collocazione al Presidente Punzo, pur in presenza d evidenti problemi finanziari.

Sarebbe utile tracciare l’impiego delle somme finanziate per verificare se parte dei finanziamenti autorizzati da Cis ad Interporto, siano stati utilizzati per liquidare compensi agli amministratori e consulenti.

Occorre notare che l’impiego illegittimo di somme destinate al pagamento di rate di mutuo scadute e pagate dai soci adempienti ha provocato la perdita del beneficio del termine ed il ricorso alla procedura in area fallimentare, esponendo a duro rischio la garanzia ipotecaria dei soci solventi.

– La gestione commerciale del Cis ha rappresento il danno più grave è strisciante per la comunità sociale, soggiogata e sottomessa al potere gestionale.

– Per dieci anni non abbiamo avuto più una struttura centrale autonoma, con dipendenti e dirigenti incorporati di fatto in Interporto, nella più naturale normalità, anche a livelli di vertice.

La collocazione di Interporto ha assorbito ogni interesse ed il CIS è stato sempre più trascurato, ormai obsoleto.

I servizi di manutenzione del CIS sono diventati sempre più scadenti, mentre le spese aumentavano a dismisura per le molteplici consulenze professionali che a vario titolo venivano e vengono ancora richieste.

Se facessimo un bilancio separato delle spese di consulenza degli ultimi dieci anni e poi, sommassimo ad esse i 40 milioni dei prestiti deliberati da CIS ad Interporto, probabilmente ci accorgeremo che non avremmo avuto bisogno di fare una manovra finanziaria ma solo un piccolo aggiustamento sull’eccessivo gravame degli oneri finanziari.
Ma chissà perché si è dovuta fare questo tipo di manovra?
Magari questi 100.000 mq servono a sistemare i conti di Interporto con le banche?
Tutto può essere e, poi, comunque si vedrà, sarà tardi ma si vedrà.

– Intanto a proposito di conflitto d’interesse sarebbe utile accertare anche quale ruolo e funzione ha avuto nel progetto di ristrutturazione finanziaria del distretto, il vice presidente di Unicredit, capofila del pool di banche, ancorché lo stesso risultasse pure socio del Presidente Punzo, non solo, in NTV, ma anche nel Fondo lussemburghese Charme, amministrato e partecipato dalla stessa Unicredit.

– Tale Fondo d’investimento si è recentemente occupato della ristrutturazione finanziaria di un importante società italiana, con un significativo margine operativo.

–  Sarebbe interessante sapere perché il ceto bancario, consapevole che il CIS incassava regolarmente il 70% delle quote di sub mutuo, consentiva che le stesse non venivano riversate ed imputate a riduzione dell’esposizione ipotecaria delle singole aziende socie solventi, per circa cinque anni?

Quando è in gioco la vita di alcune aziende, si incide in maniera traumatica nel destino della società e delle persone, occorre, quindi, un grande senso di responsabilità che deve indurre a trovare soluzioni equilibrate, spiegare bene scelte e progetti, evitare ogni conflitto d’interesse.

Cari soci,

non avremo alcuna occasione di confronto, prima dell’assemblea, ogni tentativo risulta inutile; il progetto è stato ormai definito di concerto con il ceto bancario.

Sono state concordate nomine e poteri.

Noi conteremo solo per poche ore, la durata di un’assemblea.

Poi torneremo nel ghetto del silenzio.

Pensateci bene quando sarete chiamati a votare. 

Solo allora avrete il potere di controllo delle Vostre azioni, mai più!

Emilio D’Angelo

Fondatore e componente del direttivo del Patto di Sindacato di voto dei soci della Cis S.p.A.