Un timoniere di valore continua a navigare pure con la vela a brandelli.

Cari soci,

forse non c’è stato momento peggiore di questo, il nostro limbo dopo l”Assemblea, il nulla dopo tante speranze.

Abbiamo consegnato le armi e dopo aver sciolto le righe ci rimane solo questo contrastato  blog, ultimo testimone di una storia tutta da costruire.

La maggioranza dei soci pensa di aver vista  la conclusione della nostra dolorosa vicenda finanziaria, ma, purtroppo, non è proprio così, perché la realizzazione dell’Accordo non può avviarsi senza il passaggio in giudicato del decreto di omologazione, emesso dal Tribunale di Nola.

Il ricorso,  presentato alla Corte di appello di Napoli da alcuni soci che furono sottoposti all’azione fallimentare per inadempimento contrattuale, impedisce l’avveramento dell’Accordo.

Le carte parlano chiaro, e questo Ve lo avevo già detto!

Ho rappresentato da tempo il grave disagio prodotto a queste aziende socie esercitando l’azione fallimentare e trovo pienamente legittima la resistenza sul piano legale specifico.
Non è altrettanto giustificabile l’opposizione alla realizzazione di un nuovo progetto industriale che potrebbe rilanciare il CIS, ormai logorato da cinque anni veramente terribili.

È un’opposizione che impedisce la speranza, quella speranza che la comunità sociale ha votato in assemblea con grande spirito di sacrificio.

Questo Accordo, da me e da tanti colleghi criticato con forza, è stato approvato dall’assemblea sovrana e non è a costo zero, ma ha un prezzo altissimo : la rinuncia di importanti diritti patrimoniali ed amministrativi per tutti i soci, anche e, soprattutto, di quelli adempienti.

Perché, allora, la comunità sociale ha votato l’approvazione della manovra?

È semplice, perché in tanti hanno avuto paura di perdere il proprio capannone, non per il suo valore immobiliare, ma per il suo determinante valore funzionale rispetto alla vita e alla continuità dell’impresa.

La comunità sociale ha scelto il CIS, un piano industriale che prevede la ricollocazione degli immobili chiusi ed il rilancio del Centro ed io, non ho cambiato opinione, ma sto continuando a battermi per la vita del CIS.

Nel mare in tempesta qualcuno ci ha lanciato una fune, la nostra vela è squarciata, io mi aggrappo alla fune, non conosco bene chi me l’ha lanciata, ma penso solo che per il momento ci ha salvato, poi vediamo se arriviamo in porto in sicurezza per riparare le vele.

Ho tradito le mie scelte e i miei principi?

No! Sto lottando per portare la barca in acque più sicure, altrimenti affonda.

Vorrei attirare la Vostra attenzione su una questione di importanza vitale: il futuro del nostro sistema commerciale.
Stiamo vivendo da cinque anni una vicenda finanziaria che ha messo a duro rischio la continuità del CIS.

Considerate, inoltre, il drammatico effetto prodotto da questo prolungato stato di crisi finanziaria del sistema immobiliare sulla realtà commerciale del nostro CIS.

In questi ultimi anni ci siamo occupati, in maniera prevalente del contenitore e molto poco del contenuto, perdendo di vista che la progressiva perdita dell’efficacia del Sistema commerciale, ha prodotto un effetto devastante sul valore immobiliare.

I valori di un tempo sul mercato non esistono più ed è inutile continuare ad evocarli in una transazione sul debito.Solo il rilancio dell’azione commerciale può produrre effetti positivi sulla valutazione degli immobili.

Si potrebbe studiare un meccanismo concordato di rilascio degli immobili da parte dei soci morosi che preveda un ristorno di eventuali plusvalenze che potrebbero realizzarsi con l’implementazione del piano industriale.    


Stiamo rincorrendo la manovra, nel suo complesso iter amministrativo, e non riusciamo a convincerci che la sua omologazione non è un punto di arrivo, ma solo e semplicemente un punto da cui partire per ritornare ad essere il CIS.

Non riusciamo a cogliere il cuore del problema e continuiamo a correre, come pazzi, dietro ad unico obiettivo: il capannone.
Di questo continuiamo a parlare, di fallimenti, inadempienza contrattuale, mutuo, sub mutuo, tassi variabili, tassi fissi, tassi eccedenti la soglia di usura, patto commissorio, contratti di leasing, capannoni da collocare ed ignoriamo che il tempo è passato ed il CIS non è più quello di prima.

É scattato il meccanismo della ” finestra rotta “, ognuno cerca di trovare riparo e nessuno si preoccupa di ripararla ed intanto il vento, la pioggia e la tempesta invadono la casa.

Scusate ma quando parliamo di CIS?

Il cuore del CIS é il motore commerciale delle singole imprese, l’unico capace di garantire la vita dell’intero sistema.

Perché non parliamo della destinazione degli immobili disponibili, della ricollocazione, di una nuova destinazione d’uso, dell’apertura ad una convergenza nel sistema commerciale del polo artigianale e produttivo nel settore della moda?

Perché non parliamo di trading di sistema per sviluppare la produzione e la distribuzione di prodotti con marchio proprio e stile italiano?

Perché non affrontiamo, insieme, il problema della scarsa efficacia di una vetrina telematica multi settoriale del Cis?

Molti di noi questo lo stanno già facendo, di questo parliamo, ogni giorno, nelle nostre aziende e solo così riusciamo a trovare il nostro spazio in un mercato nuovo, completamente trasformato.
Attenzione, non è vero che il mercato all’ingrosso non esiste più, anzi esiste un mercato ancora più vasto di prima.

Non possiamo continuare ad aspettare i clienti nei nostri capannoni in un CIS ” deserto “: é come sperare di andare sulla luna con il furgoncino!

Quanto può durare ancora un’impresa che si regge solo sul lavoro di presenza?
Qual’è il vantaggio di stare al CIS se ognuno lavora per proprio conto?

Dobbiamo decidere se continuare” insieme” a fare impresa oppure abbandonare il CIS al ceto finanziario o al curatore fallimentare!

La sera stessa nella quale si svolse l’Assemblea ho pensato che bisognava trovare una strada per sanare la grave lesione sociale prodotta dall’azione fallimentare, ne ho parlato subito con il dr. Iasi, non gli ho dato nemmeno il tempo di salutarmi.

Quello dei soci falliti e di quelli morosi è un mio pensiero fisso!

Badate bene, a rischio di scontentare tutti, Vi dico che il torto non sta tutto da una stessa parte, perché l’azione fallimentare doveva essere evitata come strumento di recupero del credito, ma il debito c’era e non solo quello, ed il danno alla comunità sociale è tuttora evidente.

Per venerdì è previsto un primo incontro tra i legali del CIS e quelli della Confedercontribuenti che rappresentano alcuni soci ricorrenti.
Spero che il confronto si svolga con effettiva volontà di transigere, nella consapevolezza della grande responsabilità che ognuna delle parti si assume nei confronti di una comunità sociale che vuole solo ricominciare a sperare e credere nel futuro e ne avrebbe tutto il diritto.

Io non sarò presente, vorrei sia  chiaro che non è una mia scelta, ma forse è giusto così e allora vorrei ricordare  a tutti che 


Non c’è mai stata una buona guerra o una cattiva pace.

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo
Fondatore del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS.

Per i soci in difficoltà la mia porta, a titolo personale, resterà sempre aperta. 

Produrre valore: una strada da ritrovare.

Credo che il maggiore sforzo che debba produrre qualsiasi comunità sociale sia quello di produrre valore.
Una strada che la cultura contemporanea sta abbandonando !
Mi trovo a riflettere da un po’ di anni sull’emergenza sociale che ormai, in maniera endemica, investe non solo la vita delle imprese, il mondo del lavoro, ma lo stesso contesto quotidiano.

La crescita straordinaria dei veicoli d’informazione ha ormai globalizzato la “notizia” e questo produce un’elaborazione troppo veloce di fatti e circostanze che incidono sulla nostra vita sociale, tanto rapidamente che tutto viene assorbito e dimenticato in pochi giorni, lasciando uno strascico di incertezza, molto dannoso.

I giudizi sono sommari e nei tribunali del web sono ammessi anche giudici incompetenti,superficiali o troppo faziosi, ognuno può dire la sua.

Allora parliamo di noi, di CIS e Interporto, la realtà d’impresa più significativa del nostro profondo SUD d’Europa.

Da qualche giorno, appare un link postato da “Il Sole 24 ore” ed altri similari, in riferimento ai principali debitori del “Monte dei Paschi” , Banca storica fondata nel 1472.

Noi italiani siamo bravissimi a prendere il fango da terra e stropicciarlo sulla nostra faccia!Sembra quasi che godiamo nel riconoscere la debolezza del sistema bancario e il diffuso indebitamento di tante imprese.

Attenzione, non intendo giustificare l’invadenza del sistema finanziario e politico nella realtà imprenditoriale, né, tanto meno, assolvere chi sfrutta l’indebitamento delle imprese per fini egoistici.

NO, assolutamente NO!

Voglio solo proporre una riflessione sulla necessità di una Buona Banca e di una Sana Impresa.

Solo attraverso questi due strumenti, correttamente utilizzati, si può costruire valore e dare fiducia alla società civile.

Non esiste altra strada, se non quella che abbiamo abbandonato.

Ritorniamo a Noi, gente del CIS, pilastro portante di tutto il Distretto.

Si, è vero, ci siamo nella lista degli incagli Monte Paschi, ma per importi risibili, rispetto all’investimento di un gruppo sociale che ha creato dal nulla CIS, Interporto e Vulcano.

Siamo in crisi finanziaria, questo è vero, ma con grande senso di responsabilità il nostro contesto sociale si è abbracciata la Croce ed ha deciso di ricominciare.

Nell’ultima Assemblea del Cis, nella quale rappresentavo l’opposizione alle modifiche dello Statuto che ci hanno privato di diritti patrimoniali ed amministrativi, è stata approvato con ampia maggioranza l’Accordo di ristrutturazione.

La scelta dell’Assemblea, per chi ama il Cis, è sovrana, perché il confronto è stato leale e senza compromessi.

La strada da percorrere è ardua e difficile, ma almeno c’è una strada.

E’ vero l’alternativa, tecnicamente,  era il fallimento che pure avrebbe garantito il riscatto dei contratti di leasing ai soci adempienti, ma bisogna rispettare la volontà prevalente di salvaguardare il CIS dall’onta di questa umiliazione.

Ora basta con le polemiche, l’Accordo è chiaro ed è stato affidato, con pieni poteri al dr.Sergio Iasi, al quale molti noi, hanno riconosciuto lealtà e correttezza nel primo approccio con il nostro ambiente sociale.

Noi dobbiamo fare di necessità virtù, dobbiamo lanciare il cuore oltre l’ostacolo ed avviare una nuova stagione di vita sociale.

E’ un po’ come quegli atleti che, nel pieno della loro attività agonistica vengono colpiti da una malattia invalidante, eppure continuano a lottare.

Non dimentico i problemi, né li sottovaluto. Il primo fra tutti l’opposizione al decreto di omologa , presentato  dalla Confcontribuenti in nome e per conto di alcune aziende sottoposte ad azione fallimentare.

Auspico che in un prossimo incontro fra i legali della Società  e quelli della Confcontribuenti si possa trovare una soluzione di reciproca soddisfazione per poter avviare  il faticoso percorso che la comunità sociale ha deciso di intraprendere per garantire sicurezza e sviluppo a tutto il Distretto e

…… LUNGA VITA AL CIS.  

Emilio D’Angelo

 

La curva del caos: il grave rischio dell’indifferenza.

Francesco, alla vigilia dell’Epifania, ha incontrato una delegazione delle popolazioni vittime del terremoto che ha colpito l’Italia centrale.

Ancora una volta ha accentuato la necessità che la ricostruzione fisica di ciò che è andato distrutto, parta dalla ricostruzione del cuore.

In altra occasione, commentando un passo del Siracide, dedicato all’onore dei genitori, il Santo Padre ha allargato la riflessione sulla deriva culturale che tende ad affermare, sempre con maggiore insistenza, la cultura dello “scarto” di tutto ciò che invecchia.

La tendenza consumistica che contrassegna sin dal secolo scorso l’atteggiamento ormai diffuso nei popoli occidentali, ha avuto una evoluzione negativa, affermando anche il consumismo delle idee e dei valori, “lo scarto” di tutto quello che non serve più ad una società che riconosce un solo valore: l’efficienza finanziaria.

È efficiente dal punto di vista finanziario solo ciò che puntella un enorme castello di “carte”.

Questo diabolico ingranaggio stritola tutto in nome del diritto di “scarto”, un diritto primordiale quello che afferma il principio della prepotenza: homo homini lupus.

La teoria che l’uomo è lupo, non uomo, verso altri uomini fu anticipata da Plauto ma fu sviluppata dal filosofo inglese Thomas Hobbes e, nella società contemporanea, la sofisticata gestione del mondo finanziario, ha assoggettato le regole economiche a questi principi.
L’individuo segue solo le regole dell’egoismo utilitario che sono l’istinto di conservazione e quello di sopraffazione.
Per evitare una guerra di tutti contro tutti si è costituito un patto sociale: la società politica.
Al vertice dello Stato il potere sovrano, senza limiti né controlli e nello Stato, come nella natura, la forza crea il diritto.
È l’autorità, non la verità, la madre delle leggi.

Vedete non é per caso che Vi propongo una riflessione alla ripresa dell’attività sociale, dopo questo breve periodo festivo
La tendenza a scartare tutto ciò che non è più funzionale ai criteri di efficienza finanziaria e la scarsa propensione a ricostruire ciò che si è logorato, induce spesso un senso di sfiducia e di rassegnazione, quasi come se il mondo che ci circonda non dipendesse più da noi.

Il lavoro, l’impegno, i sacrifici di almeno due generazioni di soci si imbattono nella cultura dello ” scarto “.
Cosa sarà del Cis ancora sano, ricco di energie e di risorse, un vecchio e saggio Cis nel prossimo futuro?

Un Drago con sette teste divora risorse ed immola l’origine della genesi ad una divinità finanziaria che annaspa in un cumulo di carte cercando una nuova luce e si perde nel buio più intenso.
Alla vigilia del Santo Natale, la gente del CIS ha votato in Assemblea, dopo cinque anni di estenuanti trattative ha accettato un Accordo ingiusto per evitare il grave rischio del fallimento della società.
È un Accordo ingiusto perché è stato subordinato e vincolato a quello di Interporto, perché riduce la nostra autonomia sociale, perché affida governance e piano industriale al ceto bancario.
Eppure, anche noi, soci aderenti al Patto o al Comitato del No, pur avendo sostenuto con passione la nostra contrarietà alle modifiche dello Statuto, abbiamo accettato con responsabilità il peso di una decisione della maggioranza assembleare.
Ora la nostra voglia di ricominciare, di tagliare con il passato, subisce un brusco arresto.
Questa storia sembra non debba finire mai.
Le modifiche dello Statuto approvate dall’Assemblea con maggioranza qualificata non sono operative sino al passaggio in giudicato del decreto di omologa dell’Accordo.
Pende infatti ricordo in Corte d’Appello presentato da Confedercontribuenti, in nome e per conto di poche aziende , già socie del CIS, sottoposte ad azione fallimentare.
La prima udienza presso la Corte di appello di Napoli è stata fissata per il 22 febbraio 2017.
Tutti i conteggi di chiusura di interessi ed oneri derivati erano stati calcolati con data definita per il 31.12.2016 ma evidentemente il termine di avveramento è stato differito.

Ho provato, con ingenua aspettativa, di rappresentare il grave pregiudizio che deriva alla comunità sociale per questo ulteriore ritardo.
Non mi preoccupa tanto il danno degli ulteriori oneri finanziari, in ragione di circa 50.000 euro al giorno, per il quale si potrà individuare un’ulteriore transazione con il sistema bancario.
Sono molto preoccupato, invece, dal rischio del caos, dall’incerta partenza del piano industriale, dal vuoto di potere amministrativo che non consente rapide decisioni sui problemi più urgenti.
Insomma, l’anno zero non è ancora cominciato.
Sono preoccupato dalla sfiducia di chi ha lottato per trovare una strada che garantisse la continuità aziendale ed oggi stenta a riconoscersi in questo Accordo.
Credo che si stia formando l’illusione, per una parte della nostra comunità sociale, che l’ultima delibera assembleare abbia risolto tutto, così come aveva disegnato nei suoi progetti il Presidente.
La parte, invece, che resisteva, invocando ordine e trasparenza amministrativa, si sente delusa da questa soluzione che favorisce Interporto a spese del CIS.
C’è poi un’ulteriore frangia sociale contro la quale la società ha esercitato l’azione fallimentare per il recupero degli inadempimenti collegati al rapporto di sub mutuo e degli oneri condominiali.
L’inopportunità di questa azione, nelle circostanze di fatto e di diritto, ormai palesi, emerge in maniera drammatica.
È facile gonfiare le vele del risentimento e della vera giustizia nell’animo di chi è stato duramente colpito, dimenticando forse il peso delle rispettive responsabilità.

Siamo realisti, come pensiamo di ripartire, continuando ad agitare temi ormai scontati, che attribuiscono responsabilità, individuano errori, ma continuano ad impedirci di cogliere quel poco o quel tanto di buono che si prospetta nel futuro del CIS, con questo Accordo?
A che e a chi serve l’invocato intervento delle Procure?
A che e a chi serve attirare sul CIS e sul l’interporto il massimo dell’attenzione mediatica negativa?
E lasciatemelo dire, a chi e a cosa serve abbattere un mito, umiliare la nostra Casa comune, tradire un’ Idea, un principio, un impegno che ci ha reso capaci di costruire un’impresa che il mondo ci invidia.
Ecco, a questo punto mi fermo, perché non posso accettare di sentire il dubbio di chi mi è stato vicino.
Non sono un trasformista, non rinnego nulla di ciò che ho scritto in questi anni.
Ho contestato, in tutti i modi possibili, in quelli consentiti dalla legge e dalle regole morali, ma ho rispettato sempre i doveri di lealtà che chiunque di noi ha nei confronti di chi ci ha guidato per una vita intera per strade incerte ed inesplorate.
Nessuno di noi è infallibile ed è questo il limite della nostra umanità, che però ha un gran pregio, quello di riconoscere il passato, valutare con onestà il presente, ma, soprattutto, guardare con speranza e fiducia al futuro.

A cosa è servita, dunque, questa Assemblea?

A dare una speranza per una Lunga Vita del CIS.

Ci riusciremo?

Dipende solo da Noi.

Questo è il senso di un Patto per il CIS, solo questo.

Emilio.

 

Buon Anno, CIS.

Buon Anno CIS, amico di tante battaglie, Casa comune di tanti soci, simbolo vivo dell’operosità della gente del Sud, punto d’onore per le nostre imprese.
Buon Anno CIS, hai proprio bisogno dei nostri auguri perché non potresti sopravvivere senza il respiro della nostra vita, senza la passione dei nostri cuori, senza la pazienza della Tua gente.
Quello che si sta concludendo è stato un anno difficile, forse il più triste della nostra Storia gloriosa.
Abbiamo perso un po’ tutti, nessuno ha vinto, forse solo Tu, la Tua idea di essere simbolo di unione consortile, il Tuo messaggio che guarda al futuro come nessuno più di Te.
Non esiste speranza nella società contemporanea senza un’idea convinta di vivere insieme, di sostenersi a vicenda, di sincera solidarietà e vivissimo senso di umanità.
Tu, CIS, sei ancora capace di mettere al centro l’uomo e quell’uomo in un’impresa e tante imprese legate fra loro.
Fu questo il messaggio del notaio Canio Restaino, quando scrisse le regole del CIS.
Siamo rimasti stretti insieme, in una garanzia solidale ed indivisa e, oggi, con l’Accordo ne veniamo fuori, con le ossa rotte ma siamo ancora vivi.
La maggioranza ha deciso di accettare l’Accordo e le dolorose modifiche statutarie, ha scelto di restare insieme e lottare per la Lunga Vita del CIS.
Nessuno di noi, anche con idee diverse, ha il diritto di ostacolare questo Accordo.
Oggi, per una drammatica nemesi storica, l’efficacia dell’Accordo dipende dal passaggio in giudicato del decreto di omologazione, opposto da alcuni soci falliti su istanza del CIS.
Cari colleghi, sapete quanto costerà al giorno, in termini di interessi e derivati la Vostra opposizione?
Circa 50.000 euro, ossia , solo per i primi due mesi, ben tre milioni di euro.
La data fissata per la prima udienza in Corte d’Appello è stata fissata per il 22 febbraio 2017.
Ci sarà, poi, un ulteriore termine per la decisione ed ancora un altro per il ricorso in Cassazione.
Quando ripartirà il CIS, quando potranno riscattare i propri capannoni i soci adempienti che con enormi sacrifici hanno pagato capitale, interessi e derivati?
È vero, Voi avete le vostre ragioni, ma esse sono più forti e più giuste di quelli che hanno pagato?
Perché impedire al CIS di ricostruire quello che è andato distrutto e danneggiare tanti incolpevoli colleghi?
Oggi abbiamo un’occasione che non capita spesso.
Per fortuna le Banche hanno nominato un amministratore delegato di grande spessore morale e professionale, la persona giusta per portare fuori dalle sabbie mobili tutto il Distretto.
Da solo non ce la farà mai, non esistono i miti. Esistono gli uomini di buona volontà.
Io mi schiero con il dr. Sergio Iasi ed invito Voi tutti a fare altrettanto.
Insieme saremo una forza ed il CIS sarà la testa di ponte per il rilancio del distretto.
Prego, a titolo personale, i soci resistenti, il dr. Carmelo Finocchiaro ed i legali della Confedercontribuenti di riflettere sullo stato dei fatti e considerare l’ipotesi di fare un gesto di grande solidarietà sociale.
Io mi impegno a portare avanti con determinazione tutti i tentativi, previsti dalla Legge, per ridurre gli effetti dell’azione fallimentare patita.
Non potrei concludere questo messaggio di auguri e di pace senza ricordare il Presidente Giovanni Punzo.
Nessuno può e deve dimenticare che se esiste il CIS, l’Interporto e l’intero Distretto, lo si deve al grande impulso, all’idea, alla genialità di Gianni.
È un’opera di straordinaria bellezza che nessuno di noi sarebbe stato capace di realizzare.
Il tempo passa e cancella le tracce del passato, ma un uomo di valore si riconosce anche dalle sue opere, non solo dai suoi errori.
Buon 2017 , vecchio amico CIS, Ti accompagni l’amore sincero dei tuoi soci e un po’ di fortuna.
Emilio

Quando il torto diventa diritto vince la paura.

Sh. Agnon : Il torto diventerà diritto.

Premio Nobel. Edito in Italia da Bompiani nel 1966

Questo romanzo è veramente una breve e intensa odissea del ghetto galiziano.

Agnon, è uno degli ultimi se non l’ultimo narratore che riesce a fondere nelle proprie pagine l’autobiografia, la favola e il ricordo di un paesaggio unico, ormai estinto, di piccole sinagoghe, di mercati e di vagabondi.
Questo testo rappresenta, con malinconica rassegnazione la parabola morale del suo nobile e tormentato popolo.

Conservo da circa cinquanta anni questo testo ingiallito dal tempo trascorso, ma sempre vivo nella mia coscienza.
Ogni volta che lo rileggo mi appare sempre più nuovo perché ritrovo l’attualità del suo messaggio.
Ho dovuto, purtroppo, osservare che la tendenza a codificare ‘il diritto del torto’, anno dopo anno, si è confermata sempre con maggior chiarezza.
Provate a riflettere quante volte anche Voi avete visto un brutto torto, travestirsi lentamente in un elegante diritto.

Dice la Scrittura: ” E’ coperto d’oro e d’argento e non ha un pochino di spirito”

“Chi non ha occhi, cioè gli occhi dell’intelligenza, guarda al vestito”.

Di anno in anno si sono moltiplicati gli specialisti più raffinati nella trasformazione del torto in un perfetto diritto.

Il più grande problema di chi realizza un grave torto non é tanto la propria coscienza, semmai esista, ma come egli stesso appare all’esterno.

Un grande torto, travestito in bella foggia, da abili artigiani, in un sofisticato diritto rappresenta la perfezione per eccellenza.

Povero diritto, nasceva per difendere i deboli ed, invece, lentamente diventa legittimo strumento di protezione del potere.

Il ricordo di questo splendido libro lo dedico a quanti con affetto fraterno e grande fiducia mi hanno seguito durante tre anni di impegno civile per il nostro CIS .

L’Assemblea ha deciso e la scelta ha premiato l’Accordo.

Non voglio aggiungere altre parole, non servono più, sarebbero inutile suono in un mare sconfinato di indifferenza. Ogni altro tentativo richiederebbe l’esercizio di doti che non posseggo per grandi limiti personale alla cultura dell’adattamento.

A coloro che credono nella giustizia sia di debole conforto la certezza che un giorno “il diritto ” si accorgerà del “torto” che ha fatto.

Ora mi impongo il silenzio, ho bisogno di pace.

La mia piccola porta sarà sempre aperta per coloro che mi hanno sostenuto con stima e sincero affetto.

Questo, però, é il mio saluto:

Lunga vita al CIS 

Emilio

Rielaborata il 29 dicembre 2016.

Il valore di una sconfitta.

Il giorno dopo l’Assemblea ti assalgano tanti dubbi e metti in discussione tutte le scelte che hai fatto ed anche quelle che potevi fare.

Al mattino, prima dell’Assemblea,  avevo pubblicato un articolo dal titolo:
” Va’ dove ti porta il cuore ” .

Molti soci in assemblea si giravano a guardarmi in attesa di indicazioni, qualcuno era seccato per la richiesta del voto nominale che, alla fine, ha preso meno tempo di quello che si pensava, dissipando ogni dubbio sulla certezza del risultato.

Proprio la richiesta del voto nominale, approvata con larga maggioranza dall’Assemblea, la prima volta in un trentennio di vita sociale, ha dato un segnale forte.
Mi è parso di cogliere nel popolo del CIS una richiesta di ordine e di certezza, la precisa volontà di cambiare, di lasciare alle spalle mutui,  manovre e tribunali, di scongiurare il pericolo del fallimento, di ripartire con le proprie aziende per fare impresa e cercare un confronto leale fra la gente del CIS.

Quella richiesta non è stato un atto arrogante ed ancor meno provocatorio, ma un orgoglioso grido di dolore per una condizione che non ci dava scampo.

Questa è stata la nostra unica vittoria, tre anni di impegno e mortificazioni, centinaia di pagine scritte ogni settimana, ma ne è valsa la pena.

Quando la gente del CIS ha potuto scegliere senza rischiare il fallimento, allora ha scelto assecondando le ragioni del cuore, ascoltando la voce della coscienza.

Allora siamo  riusciti a fare una scelta consapevole?

Era l’unica possibile, ed è stato un grande successo il modo in cui si è stata espressa la volontà assembleare.
Se qualcuno avesse potuto scegliere un finale a questa storia, l’avrebbe scritto proprio così!

Una grande lezione di dignità della quale sono stati protagonisti tutti i soci, uno per uno, a partire dai nostri colleghi di consiglio che in questi mesi sono stati schiacciati in una morsa violenta che li lasciava ondeggiare tra i sentimenti e le ansie di ogni socio, il dovere di lealtà per la carica e l’enorme complessità strutturale della manovra.

“Non occorre essere diplomati in arte della navigazione per gonfiare le vele del “bene comune” con il vento alimentato dalla paura” non è difficile trascinare coloro che soffrono per la mancanza di una guida sicura al servizio del compromesso preparato con cura da menti esperte.

Era stato detto,  a bilancio approvato, che in alternativa alle richieste modifiche statutarie, c’erano solo due strade : la ricapitalizzazione per ripianare la perdita, 150 milioni di euro, quasi mezzo milione a testa, oppure il fallimento.

L’ipoteca indivisa che aveva contrassegnato l’affidamento del finanziamento, senza merito creditorio individuale, ci schiacciava con il suo ingiusto peso, pur nella sicurezza del diritto di riscatto del contratto di leasing in un eventuale fallimento del CIS. Lo aveva chiarito, poco prima del voto per le richieste modifiche statutarie, l’avv.Gianni, in un suo raro intervento.  

Un socio si voltava  spesso a guardarmi con aria un po’ infastidita e quando si doveva votare la richiesta delle modifiche dello Statuto, si rivolse, finalmente, a tutti con piglio sicuro e disse, con una logica essenziale: ” ma, allora, se il Presidente con questa manovra ha salvato il CIS, tutto è risolto, perché dovremmo opporci?”

Le trottole del Sistema continuavano a girare in sala per incoraggiare gli indecisi e fu proprio allora che ho scelto di non votare perché quel voto sarebbe stato un voto inutile, tecnicamente inutile, solo un insanabile lesione sociale ancora più grave di quella prodotta con l’azione fallimentare verso tanti colleghi.

Che potevo rispondere a quel socio?

Forse sarebbe bastato domandargli perché ci trovavamo in quella sala e come erano stati accumulati 780 milioni di debiti nel distretto?

Non sarebbe bastato! La logica dell’effetto riparatore della manovra, della scaltrezza, del risultato che allontanava lo spettro di un fallimento è il frutto di una prudenza indispensabile e la prudenza è una dote, una grandissima dote.

Il coraggio è cosa diversa, non è una dote, ma un sentimento ed i sentimenti esaltano il cuore ma fanno pure soffrire. Non appartiene a tutti.

Alla fine abbiamo svoltato in una direzione nuova, ancora piena di dubbi e di incertezze, abbiamo ancora tanta strada da fare, ma finalmente abbiamo svoltato.

Vedete questo CIS, resta sempre la madre di tutto il Distretto, perché è una società fatta solo da imprese ( Benedetto Articolo 6 ) e nelle imprese ci sono donne e uomini, generazioni diverse, produzione di pensiero, di lavoro e di iniziative.

Solo il CIS può far ripartire il Distretto.

Non guardiamo più indietro, guardiamo avanti.

Sarà difficile ma c’è la faremo.

A chi, invece, mi guardava con tanta fiducia, prima di esprimere il voto, è bastato uno sguardo ed è stato bellissimo quel momento nel quale le modifiche dello Statuto, necessarie per definire il piano di ristrutturazione, sono passate solo con il voto favorevole della maggioranza necessaria.

Sapete che senso ha quel verbale d’Assemblea quando arriverà sulle scrivanie delle Banche e nei Tribunali?

Quando sarà registrato negli archivi camerali?

Abbiamo scritto, insieme, una pagina nuova della nostra storia ed il merito sarà di ognuno di noi.

Quella pagina dirà che la nostra gente è gente d’onore, soffre, si batte, contesta, ma alla fine si abbraccia la Croce e riparte.

Mentre Vi scrivo le lacrime mi rigano il volto e il mio primo pensiero torna solo a quei soci che non hanno potuto esprimere il voto.

Sono gli unici esclusi da un momento di aggregazione.
Non possiamo lasciarli soli.

Per loro, l’altra sera, ” il torto è diventato diritto”.

Tutta la notte ho pensato a quei 50.000 euro al giorno che pagheremo di interessi ed oneri derivati alle banche dopo il 31.12. 2016.

Questa, infatti,  era la scadenza originale del  termine di avveramento.
A questa data erano stati calcolati gli interessi e la chiusura dei derivati.

E, allora ho pensato al ricorso presentato in Corte d’Appello dai soci falliti contro il decreto di omologa dell’Accordo.
L’udienza è stata fissata per il 22 febbraio e poi ci saranno altri giorni per la decisione.

Ci costeranno, almeno, tre milioni di euro in due mesi, perchè questo era il ritmo di indebitamento per interessi ed oneri derivati nel lungo periodo di moratoria: circa 20 milioni all’anno!

 Ancora carte e tribunali e non ne usciamo più, ripicche, rivincite, ricorsi, ma chi paga è il CIS , il nostro fraterno amico CIS.

Perché sprecare preziose risorse in un momento così drammatico?

Propongo ufficialmente da questa tribuna, al Presidente, Giovanni Punzo, all’amministratore delegato, dr.Sergio Iasi, e a tutto il consiglio di amministrazione di affidarmi ad horas un incarico di mediazione.

Cerco il miracolo, voglio il sogno, pretendo l ‘impossibile, ma per farlo, ho bisogno della Vostra fiducia, mi servono dei pazzi come me, pazzi d’amore per una causa che è la nostra vita, ma soprattutto quella delle generazioni future.

Mi servono donne ed uomini di valore, gente disposta a credermi.

Proverò a chiedere ai falliti, a quelli che hanno patito la sorte peggiore in questa sciagurata vicenda, chiederò a loro se sono disposti a fare un passo indietro per il CIS.

Siatene certi, loro amano il CIS, come noi e forse più di noi, questa è gente di valore, non è gente qualunque.

Forse loro mi ascolteranno più facilmente di quanto non abbia fatto la nostra Società, forse saranno capaci di rinunciare alla loro ultima carta per amore del Cis, forse non tentenneranno.

Si può e si deve trovare una strada, con i legali del CIS e quelli della Confedercontribuenti.
Questa strada non la conosco, mi sto informando, arriverò preparato all’incontro, fidatemi di me, troverò la strada ed in tempi brevi.

Vorrei sperare in un altro miracolo, se mi aiuterete.

Sarà l’ultima volta che Vi chiedo qualcosa, non ce ne sarà un’altra.

L’improbabile non si verifica quasi mai, l’impossibile qualche volta.

L’introduzione nello Statuto della  clausola di prelazione per i soci dell’area destinata alla ricollocazione offre stimolanti prospettive per un piano industriale conforme alla volontà assembleare.
La strada è lunga non possiamo permetterci nessun errore.

Io sarò con Voi solo se il CIS abbandonerà i tribunali e riparerà la grave lesione sociale, altrimenti mi dedicherò solo ai soci falliti.

Lo avevo promesso ed  ho una sola parola.

Voi non perderete molto, avete recuperato, all’ultimo momento, uno spiraglio, grazie alla sensibilità del dr.Iasi ed al generoso intervento del Presidente Cacace, che mi ha onorato con la sua delega.

Abbiamo incontrato sulla  nostra strada, Sergio Iasi, una bella persona, seria e preparata, con una grande dote: l’umanità.

Fidatevi di Lui.

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo
Patto d’onore del CIS.

Buon Natale da Papa Francesco.

Buon Natale a tutti voi…. con l’augurio commovente di papa Francesco.

È il messaggio che il mio amico di tante battaglie, Gaetano Casillo,  ha dedicato a tutti noi, soci del CIS, in un momento difficile e delicato che stiamo affrontando con tanta dignità.

Siamo all’inizio del nostro cammino, le parole di Francesco ci siano di guida per il nostro Patto d’onore.

Lunga Vita al CIS.

“Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.
Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.
Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato.Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide, incomprensioni e periodi di crisi.Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.
Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia.È attraversare deserti fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima.
È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita. Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.
È saper parlare di sé.
È aver coraggio per ascoltare un “No”.
È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.
È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.
Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.
È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”.
È avere il coraggio di dire: “Perdonami”.
È avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”.
È avere la capacità di dire: “Ti amo”.
Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice …
Che nelle tue primavere sii amante della gioia.
Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.
E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.
Poiché così sarai più appassionato per la vita.
E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.
Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.
Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.
Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.
Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.
Non mollare mai ….
Non rinunciare mai alle persone che ami.
Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!”

Papa Francesco

Il compleanno

Come sai, sta arrivando di nuovo la data del mio compleanno.

Tutti gli anni fanno festa in mio onore e credo che quest’anno succederà la stessa cosa. In questi giorni le persone fanno molte spese. Radio e televisione danno un sacco di pubblicità. Ovunque non si parla d’altro se non dei preparativi per il grande giorno.

È bello sapere che almeno un giorno all’anno alcune persone pensano un po’ a me.
Come sai, molti anni fa cominciarono a festeggiare il mio compleanno.

All’inizio sembravano capire e gradire ciò che ho fatto per loro, ma al giorno d’oggi nessuno sa più per quale ragione lo celebrano. Le persone si riuniscono e si divertono molto, ma non sanno il perché…
Sto ricordando l’anno scorso: all’arrivo del mio compleanno fecero una grande festa in mio onore. C’erano cose deliziose sulla tavola, tutto era decorato e c’erano molti regali…
Ma… Vuoi sapere una cosa? NON mi hanno invitato! Io ero l’invitato speciale e nessuno si è ricordato di invitarmi! La festa era per me e quando è arrivato il grande giorno, mi hanno chiuso la porta in faccia.

Avrei voluto mangiare a tavola con loro… Veramente la cosa non mi ha sorpreso perché, negli ultimi anni, molti mi hanno chiuso la porta. Dato che non mi invitarono, io sono entrato senza far rumore. Entrai e rimasi. Stavano tutti brindando, alcuni già ubriachi, raccontavano barzellette, ridevano, si divertivano.
Fu allora che arrivò un vecchietto grasso, vestito di rosso, e barba bianca e gridava: “OH OH OH”… Sembrava avesse bevuto un po’ troppo… Si lasciò cadere pesantemente su una sedia e tutti gli corsero incontro dicendo: “Babbo Natale, Babbo Natale!” come se la festa fosse per lui!
Quando arrivò mezzanotte, tutti cominciarono ad abbracciarsi.
Ho steso le mie braccia sperando che qualcuno mi abbracciasse… Vuoi sapere? Nessuno mi abbracciò!

Improvvisamente tutti cominciarono ad aprire regali. Uno ad uno i pacchi furono aperti. Mi avvicinai per vedere se, per caso, ci fosse qualcosa per me… NIENTE!
Come ti sentiresti se nel giorno del tuo compleanno arrivassero tutti ma nessuno avesse un regalo per te?
Ho capito allora che io ero in più in quella festa… Sono uscito senza far rumore, chiusi la porta e me ne andai…

Ogni anno che passa è peggio: le persone si ricordano solo della cena, dei regali, delle feste… Di me nessuno si ricorda.

Mi piacerebbe che, in questo Natale, tu mi permettessi di entrare nella tua vita, riconoscendo che duemila anni fa venni al mondo per darti la mia vita sulla croce e così poterti salvare. Oggi desidero solo che tu creda in questo con tutto il tuo cuore.

Ti voglio dire ancora una cosa: dato che molti non mi invitano alla festa che fanno, farò io una festa, grandiosa, splendida, speciale. Sto già spedendo gli inviti. Questo è un invito speciale per te. Desidero solo che tu mi dica se vuoi partecipare: riserverò un posto per te e metterò il tuo nome nella lista degli invitati che hanno già confermato la loro partecipazione… Quanti non accetteranno, rimarranno fuori.

Preparati perché quando tutto sarà pronto, quando meno te l’aspetti, darò una grande festa. Non dimenticarti di mandare questo invito anche ai tuoi amici… Così come tu sei speciale per me, certamente, ci sono molti amici che sono speciali per te. Così faremo una festa con gli amici SPECIALI!
Alla fine “molti saranno gli invitati ma pochi gli eletti”… sai perché? Perché pochi accetteranno l’invito!”. ‬


Io ci sono accetto il tuo invito.

Ai miei soci del CIS, in particolare ai più deboli, dedico questo invito.

Questo Santo Natale per noi rappresenta l’anno zero, ritorniamo a camminare insieme, siamo in buona compagnia.

Lunga Vita al CIS 

Emilio

L’assemblea ha deciso: lunga vita al CIS.

* L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Ieri l’Assemblea ha deciso.

La manovra è stata approvata, il CIS riparte per una nuova vita.
Ci siamo battuti a lungo, con onore ed impegno per evitare le modifiche dello Statuto, ma abbiamo perso.
La maggioranza ha scelto la manovra così come era stata strutturata, consapevole delle limitazioni alle nostre facoltà di soci.
È stata una scelta sofferta ma necessaria per dare tranquillità alla continuità del CIS.
Dobbiamo ripartire, sarà una strada lunga e difficile, ma ripartiamo insieme con il rispetto reciproco per le opinioni diverse.
Questo è un momento di riflessione nel quale ognuno di noi raccoglie nel proprio cuore la parte migliore di questa esperienza sociale.
Credo che mai come ieri la nostra sia stata un’assemblea consapevole e ricca di contenuti.

Si apre una nuova era che sarà affidata soprattutto alle generazioni più giovani con una prospettiva stimolante per il recupero delle aree disponibili che rimangono in prelazione ai soci.  

Il mio primo pensiero va ai soci che hanno sostenuto il nostro impegno.
A loro dedico il mio riconoscente saluto per la compostezza del loro comportamento.      

Ringrazio ed apprezzo il dr. Sergio Iasi per l’equilibrio, la competenza e l’impegno che ha impiegato in un ambiente difficile, ma fortemente appassionato.

Il pensiero più intenso, però, lo dedico ai miei soci falliti per i quali mi impegnerò sin dai prossimi giorni a trovare una strada per sanare questa dolorosa lesione della nostra famiglia sociale.Non so quale, ma la cercherò con determinazione ed impegno.

Questo pensiero lo affido al Presidente ed al dr. Iasi e a tutto il consiglio d’amministrazione perché la nostra società deve ripartire senza lasciare indietro nessuno.
È una questione di onore.

Vi prego di scusarmi, ma non riesco a dare di più.

Buon Natale a tutti, dal profondo del cuore e soprattutto al mio amico CIS.

Emilio

Caro socio, vota dove ti porta il cuore.

Eccoci nell’immediata vigilia della nostra Assemblea.

Siamo arrivati dalla calda estate al Santo Natale per decidere o subire, infine, il destino che è stato preparato per noi.

Sono migliaia di pagine, argomenti complessi sui quali, a furia di ragionare, molti si perdono. 

Ognuno di Voi, però,  è persona informata sui fatti, sapete tutto, lo avete vissuto giorno dopo giorno e molti di Voi, come me da oltre un trentennio.

Non esiste uno, uno solo di noi che non conosca la verità, che non è fatta solo di spine, ma anche da tanti momenti esaltanti.

Da cinque anni viviamo il periodo più buio della nostra storia, conosciamo i fatti, gli errori e le responsabilità, e non stanno tutte da una stessa parte.
Eppure non abbiamo il coraggio di affrontare questa realtà e preferiamo nascondere circa 740 milioni di debiti, fra CIS, Interporto e Vulcano, sotto una spessa coltre di ipocrisia.

Il bilancio deve essere approvato perché rischiamo il fallimento!
Questa è il nuovo verbo, quello che i messaggeri del potere amministrativo propagandano nelle nostre isole desolate.

Che tristezza per un CIS che ha trainato la nascita di tutto il Distretto.

In una società appena più normale, gli amministratori di questo dissesto avrebbero  favorito un processo di riequilibrio del rapporto  inter sociale che aveva coinvolto rovinosamente il CIS nelle difficoltà di Interporto.
Da noi no!
Da noi è più comodo individuare i veri colpevoli in quei trenta soci che non hanno pagato, e rimanere al proprio posto senza alcun disagio, perpetuando anche nel nuovo che avanza il contemporaneo controllo di CIS, CISFI ed Interporto.

Non è una questione personale, né una discussione sui meriti o sul valore della Persona, è una riflessione sui fatti e sulle circostanza che ci hanno portato in queste condizioni.

Nell’assemblea di oggi non è in discussione solo l’approvazione del bilancio, ma il nostro futuro assetto sociale, la funzione ed il ruolo del socio.

Sul bilancio decidete come volete, se non capite molto, astenetevi dal voto, ma fate molta attenzione sulla parte straordinaria.

Sono molti i punti critici di questo bilancio e se cominciamo a discuterli non ne usciamo più.  

Uno per tutti, il criterio di svalutazione degli immobili liberi.
Da noi al CIS prendiamo 39 milioni di capannoni sottratti ai morosi, e li svalutiamo di 36,5 milioni.
Abbiamo chiuso aziende e distrutto lavoro di nostri soci  per recuperare appena 2,5 milioni?
Prendiamo poi un’altra lista di soci che chiameremo i piccoli morosi, e prevediamo un’altra svalutazione.
Questa lista la chiameremo Schindler list , sono soci più fortunati, più docili e servizievoli, magari qualcuno ha ricevuto pure la fascia di comando.
La provocazione più grave, però, è la svalutazione dei crediti e delle partecipazioni v/Interporto, ma devo ammettere 
che in questo caso è proprio giusto: non valevano più quello che abbiamo generosamente impiegato.

A furia di svalutare, di incrementare spese di consulenza  per maestri e professori di ogni scienza, di complicati calcoli per interessi, di oneri per derivati, con tono trionfale per lo scampato pericolo, ci viene proposta l’approvazione del bilancio 2015 che presenta una perdita di 145 milioni.

Tre volte il capitale sociale.

Sareste dei pazzi a non approvarlo, rischiereste di fallire!
Che vergogna, avremmo gridato in altri tempi, che vergogna, rischiamo il fallimento!
In un paese normale saremmo già falliti da tempo perché non paghiamo le banche da cinque anni, incassiamo e non paghiamo; perché invece di ricollocare i capannoni a valori di bilancio, li accatastiamo per svalutarli e rivederli a prezzi stracciati: 47 milioni al 2027  per 100.000 mq.

IL PUNTO FONDAMENTALE è che per aggiustare tutto dovrete  votare pure le modifiche dello Statuto, autorizzare 156 milioni di strumenti finanziari amministrativi, che servono per equilibrare il patrimonio netto, devastato da una gestione che si commenta da sola e da laceranti svalutazioni.

Rinunceremo a tutti i poteri patrimoniali ed amministrativi.

Diventeremo soci fantasma, destinati a vagare come ombre di soci in quello che fu il grande CIS, la madre di tutte le guerre.

Consegneremo, almeno fino al 2030, gli utili dei prossimi esercizi agli SFP, utili stimati dal collegio sindacale per i prossimi cinque anni intorno ai 40 milioni, per effetto  della ricollocazione dei capannoni liberi.
E poi nemmeno sarà finita,  perché il valore residuo sarà convertito in azioni svincolate dal rapporto con i metri posseduti.
Ecco perché bisogna assolutamente impedire l’ approvazione della modifica dell’articolo 6 che libera i titolari degli SFP da ogni vincolo di possesso proporzionale.
Questa scelta ci consegnerebbe, definitivamente, al potere finanziario, incartati in mille pagine tra accordi, allegati, perizie, stime, asseverazione, bilanci, nota integrativa, relazioni del c.d.a. e del collegio sindacale, regolamento degli SFP.

Ed ogni socio, Pico della Mirandola, avrà ben cinque minuti per intervenire in Assemblea.

A me basteranno pochi secondi, devo dire solo:

Se credete ancora in una  Lunga Vita del nostro CIS, votale NO alle modifiche dello Statuto.

C’è ancora  tempo per riflettere e negoziare condizioni che conservino ai nostri soci di esercitare i nostri diritti, o, almeno limitino gli effetti degli SFP nel periodo strettamente necessario per ripianare l’ultima trance di debito di 47 milioni, entro e molto prima del 2027.

Non esiste un rischio concreto di fallimento del CIS perché ” l’Interporto ha tempi più lunghi di riconversione di quelli del CIS”.

Questa è un’affermazione del dr.Sergio Iasi, al quale rivolgo il benvenuto nella nostra comunità sociale e gli auguri di buon lavoro, perché differenti opinioni e orientamenti diversi rappresentano una ricchezza nel processo di ristrutturazione non solo del debito ma del ruolo del nostro amato CIS.

Buona Assemblea a tutti.

Il CIS e la ragione della sua esistenza ci devono unire, mai dividere.

Lunga vita al CIS.

Emilio D’Angelo