Un anno é volato……

Cari soci,

un anno é volato via ed ha lasciato indietro tante preoccupazioni.

Ora il CIS é in sicurezza, molti di noi hanno potuto  riscattare il contratto di leasing e, finalmente , sono proprietari dell’immobile aziendale.

Il CIS ha dato una bella risposta alle Banche creditrici, superando con largo anticipo le previsioni di rimborso.

Non  ancora conclusa  la nostra opera, ma siamo a buon punto, il peggio è passato, possiamo guardare al futuro con rinnovata speranza.

Il prossimo anno sarà determinante per il perfezionamento del piano di rientro, ma soprattutto per realizzare il piano industriale

Dovremo dedicare impegno, energie e pazienza per portare avanti con deteminazione la ricollocazione dei capannoni liberi e realizzare, in questa fase, un forte balzo in avanti per il rilancio del CIS.

Non possiamo tentennare, dobbiamo affiancare con spirito propositivo  l’attività del nuovo A.D., dr. Claudio Ricci e dell’intero consiglio per riaffermare il primato del socio, protagonista della Vita del CIS.

Il prossimo sarà un anno speciale e allora Vi offro uno stralcio dell’articolo pubblicato il 31 dicembre dello scorso anno per buon augurio: la memoria del passato rappresenti una forte spinta verso il futuro!

 

Buon Anno CIS,

amico di tante battaglie, Casa comune di tanti soci, simbolo vivo dell’operosità della gente del Sud, punto d’onore per le nostre imprese.

Buon Anno CIS,

hai proprio bisogno dei nostri auguri perché non potresti sopravvivere senza il respiro della nostra vita, senza la passione dei nostri cuori, senza la pazienza della Tua gente.

Quello che si sta concludendo è stato un anno difficile, forse il più triste della nostra Storia gloriosa.
Abbiamo perso un po’ tutti, nessuno ha vinto, forse solo Tu, la Tua idea di essere simbolo di unione consortile, il Tuo messaggio che guarda al futuro come nessuno più di Te.

Non esiste speranza nella società contemporanea senza un’idea convinta di vivere insieme, di sostenersi a vicenda, di sincera solidarietà e vivissimo senso di umanità.

Tu, CIS, sei ancora capace di mettere al centro l’uomo e quell’uomo in un’impresa e tante imprese legate fra loro.

Fu questo il messaggio del notaio Canio Restaino, quando scrisse le regole del CIS.
Siamo rimasti stretti insieme, in una garanzia solidale ed indivisa e, oggi, con l’Accordo ne veniamo fuori, con le ossa rotte ma siamo ancora vivi.
La maggioranza ha deciso di accettare l’Accordo e le dolorose modifiche statutarie, ha scelto di restare insieme e lottare per la Lunga Vita del CIS.

Nessuno di noi, anche con idee diverse, ha il diritto di ostacolare questo Accordo.

Oggi, per una drammatica nemesi storica, l’efficacia dell’Accordo dipende dal passaggio in giudicato del decreto di omologazione, opposto da alcuni soci falliti su istanza del CIS.

Quando ripartirà il CIS, quando potranno riscattare i propri capannoni i soci adempienti che con enormi sacrifici hanno pagato capitale, interessi e derivati?

È vero, Voi avete le vostre ragioni, ma esse sono più forti e più giuste di quelle di chi  ha pagato regolarmente con tanti sacrifici ?

Perché impedire al CIS di ricostruire quello che è andato distrutto e danneggiare tanti incolpevoli colleghi?

Oggi abbiamo un’occasione che non capita spesso.

Per fortuna le Banche hanno nominato un amministratore delegato di grande spessore morale e professionale, la persona giusta per portare fuori dalle sabbie mobili tutto il Distretto.

Da solo non ce la farà mai, non esistono i miti. Esistono solo gli uomini di buona volontà

Buon 2018,  vecchio amico CIS, Ti accompagni sempre  l’amore sincero dei tuoi soci e un po’ di fortuna.

Abbiamo cambiato  solo data al calendario…

Buon Natale ed un meraviglioso Anno Nuovo.

Lunga vita al CIS.

 

 

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Ma non era stato tutto stabilito nei Patti?

L’imprevedibile crisi di gestione al vertice di Interporto, come riferisce “Il   Mattino” nell’articolo pubblicato  venerdì Primo dicembre , si é conclusa con l’esclusione del Cav. Giovanni Punzo dalla carica di Presidente, preceduta dalle dimissioni del dr. Sergio Iasi da quella di amministratore delegato.

L’assetto amministrativo, recentemente modificato, era stato ratificato nei rispettivi Accordi di Ristrutturazione dell’indebitamento di Cis ed Interporto per assicurare, da un lato, la continuità con l’ambiente sociale, attribuendo  al Presidente, Cav.  Giovanni Punzo, solo la rappresentanza delle società senza poteri, e per garantire, dall’altro, la puntuale applicazione della manovra, delegando i poteri amministrativi al dr. Sergio Iasi.

Qualcosa non ha funzionato nel rispetto dei ruoli  assegnati ed ancora una volta la comunità sociale ne paga, amaramente le conseguenze, per effetto  di una rinnovata incertezza, che ci ha  riportato al centro dell’attenzione mediatica.

Questa volta, però, una ferma sicurezza  c’è:

il CIS é vivo e solido, sta onorando con largo anticipo il suo debito e vuole andare avanti con determinazione.

Nulla turbi l’avviato processo di risanamento e di rilancio del nostro Distretto!

Andremo avanti, con profonda amarezza  perché una grande storia sociale , come la nostra, non può ridursi alla sterile competizione fra due sistemi di management, e tanto meno al confronto  fra due persone, sia pure di grande spessore.

Il CIS e l’Interporto, pur nelle rispettive autonomie gestionali, formano un unico Distretto che trova forza, valenza ed energia, proprio da un’azione concordata di sviluppo e rivalutazione delle straordinarie opzioni che si propongono in una realtà economica che si sta evolvendo proprio nella direzione della nostra missione costitutiva.

Questo, non possiamo evitare di ricordarlo, è grande merito della risoluta volontà imprenditoriale e del lungo impegno dedicato da Gianni Punzo nella trasformazione di un’idea in un fatto concreto, che ha prodotto una realtà per il commercio e la logistica senza eguali in Italia: una vera eccellenza che sta dimostrando di valere ampiamente la fiducia del sistema finanziario.

Onore al merito e questo sia conservato sempre nella memoria della gente del nostro territorio, ma  oggi occorre serenità e coesione sociale, non ci servono ulteriori competizioni.

Ciò posto, perché dovuto per scienza e coscienza, non possiamo permetterci di indugiare sulle incomprensioni personali o le ricostruzioni dialettiche di argomenti e principi che furono regolati dagli Accordi omologati in sede fallimentare ed approvati dalle Assemblee sociali, dopo lungo travaglio.

Nessuno può negare che la necessità di una manovra finanziaria così estesa e consistente per le due società principali del Distretto,non è stata certamente motivata dall’inadempimento di una quarantina di aziende del CIS nel piano di rimborso del contratto di  sub mutuo, anzi proprie quelle aziende hanno pagato il prezzo più alto, perdendo immobile ed impresa.

E questo moralmente rappresenta una  grave lesione del nostro straordinario spirito consortile che pure dovrà essere rimarginata con equità.

Fu tutto scritto, giusto o sbagliato, in centinaia di pagine  e va osservato con chiarezza che  i Patti si mantengono, con reciproca lealtà, perché i Patti regolano una miriade di rapporti sottostanti che rappresentano lo scopo, le finalità e la vita di altrettante aziende.

Nel Distretto, con reciproco consenso delle società e delle banche venne chiamato il dr. Sergio Iasi e devo riconoscere che non poteva essere fatta scelta migliore, per competenza professionale e grande umanità.

Dedicò subito grande impegno alla conclusione degli Accordi, a tutto l’iter necessario per la prescritta omologazione presso la Sezione Fallimentare del Tribunale di Nola, e poi, immediatamente dopo, all’implementazione della Manovra.

Anche in questo caso i risultati sono evidenti, parlano i numeri, la consistente riduzione dell’indebitamento, il modificato rilievo mediatico sulle condizioni del Distretto, la riduzione del contenzioso e la ritrovata pacificazione sociale.

Siamo ripartiti ed abbiamo recuperato una grande credibilità nell’ambiente finanziario ed imprenditoriale.

Dobbiamo conservare questo vantaggio, senza improduttive discussioni, rinunciando ad ogni polemica  che ci divida su questioni  secondarie che non possono e non devono incidere sul nostro obiettivo primario: l’interesse generale.

Infatti da qualunque angolazione ci fermassimo a riflettere sulle circostanze emergenti, ci ritroveremmo a fare solo sterile “gossip” e risulteremmo solo noi gli unici perdenti, restando sospesi tra un passato che rispettiamo ed un futuro di sviluppo e serenità che abbiamo il dovere di consegnare alle nuove generazioni ed a tutto Territorio.

Lunga Vita a Te, mio caro CIS, pietra d’angolo del Distretto.

 

 

 

 

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Per una lunga vita al CIS ci vuole coraggio.

Cari soci,

ho pensato che fosse giusto aspettare l’evoluzione dell’incertezza societaria, innescata dalle imprevedibili dimissioni del dr. Sergio Iasi, ma ormai é tempo di affrontare il problema.

Per una volta parlerò solo di noi, della nostra responsabilità sociale, del nostro diritto all’autodeterminazione, della tutela della nostra dignità.

Inutile girarci intorno, noi, solo noi, possiamo fare un balzo definitivo verso il futuro e questo richiede una buona dose di coraggio.

Il 22 novembre ho partecipato al convegno organizzato dal CIS sul l’internazionalizzazione delle imprese perché ritengo, con salda convinzione, che l’apertura delle aziende del CIS verso il mercato estero, non sia solo un’opzione ma una necessità inderogabile che deve impegnare tutte le aziende socie.
Purtroppo dobbiamo rilevare con rammarico che il CIS, pur riconosciuto all’esterno come un gigante nell’asfittica economia regionale, presenta, invece,in un convegno così  importante, una partecipazione limitata e distratta.

Vorrei capire perché ?
C’è un difetto d’informazione?
Siamo, forse, troppo distratti dalle necessità del quotidiano?
Oppure, non ci crediamo e restiamo malinconicamente legati al passato?

Vedete quest’ultima ipotesi mi turba di più, perché il passato rappresenta le nostre radici e va rispettato, ma non può tenere in ostaggio il futuro, come continua a verificarsi con drammatica evidenza.

Al convegno era presente ICE, SACE e SIMEST, il Top istituzionale per chi intende sviluppare il commercio con l’Estero; presentavano progetti e servizi gratuiti, risorse finanziarie in una misura mai cosi impegnative, un Fondo extra per il Sud e noi, CIS ?
Quattro gatti!
Sará  dura, così non andiamo da nessuna parte.

Perché Vi dico questo?

Ho la sensazione che non riusciamo a cogliere il futuro perché non riusciamo a vederlo e procediamo a tentoni con gli occhi bendati e le mani protese in avanti per ripararci da una nuova caduta!

No, non è questo il modo di costruire un futuro per il CIS.

Non possiamo essere intermittenti ed infiammarci solo per un giorno in assemblea e poi abbandonarci alla rassegnazione.
“Adda passa’ a nuttata” rappresenta il peggior atteggiamento della volontà individuale e collettiva.

Siamo prigionieri del passato, impegnati ancora a  difendere le pietre e la nostra autonomia sociale e non riusciamo a ripartire per dare un definitivo impulso alla nostra stessa ragione di vita associativa.

Ci vuole uno scatto, uno scatto decisivo, dobbiamo recuperare la nostra forza consortile e fare squadra, dobbiamo levarci la benda dagli occhi ed osare il futuro con coraggio.
Spesso dietro un eccesso di prudenza si nascondono grandi incertezza e, forse, anche un po’ di paura, e così continuiamo ad avvitarci  nel regno dell’inutile.

Continuiamo a guardare il dito e non la luna!

Dobbiamo portare avanti i progetti annunciati, dobbiamo eseguire il restyling del CIS, dobbiamo puntare a realizzare una Z.E.S. nel CIS rivalutando le aree in ricollocazione, dobbiamo realizzare la definitiva pacificazione sociale, intervenendo con determinazione quando la disponibilità della ricollocazione è ostacolata dall’esistenza di un antico contenzioso.

Questa strada che è stata tracciata, con grande professionalità,  dal dr. Sergio Iasi ed è stata accolta con entusiasmo nel nostro ultimo incontro sociale.

Tutto questo si può realizzare nel rispetto della perfetta esecuzione del Piano finanziario, come è stato dimostrato in questo primo periodo di gestione finanziaria, condotta con eccezionale competenza, straordinaria passione e grande signorilità dal dr. Claudio Ricci, nella qualità di C.F.O del CIS e da tutto il c.d.a. che ha operato in stretta collaborazione e fattivo impegno con l’amministratore delegato.

Questi risultati ci hanno consentito di riaffermare piena credibilità nel mondo finanziario  e ci propongono come modello di serietà e correttezza in questa delicata fase congiunturale che vede tante Banche coinvolte in una crisi di sistema, generata, spesso, anche da consistenti incagli per crediti deteriorati.

Il CIS, appena ristrutturato finanziariamente, è un segnale forte di buon governo.

Abbiamo concluso un complesso Accordo di Ristrutturazione, rinunciando a molte facoltà sociali e ad una consistenza quota del nostro credito verso Interporto.

Abbiamo visto abbattersi, in maniera consistente, il valore di quote di partecipazione individuali e sociali tra CIS,  Cisfi e Banca di Sviluppo.

Ogni socio ha pagato il suo prezzo e quello più alto lo ha pagato il nostro ideale consortile, duramente mortificato nell’ultimo quinquennio.

Ora, dopo poco più di un anno, si è dimesso, con circa due anni d’anticipo sulla scadenza prevista, l’amministratore delegato di CIS ed Interporto, il dr.Sergio Iasi, che ricopriva,  nel CIS anche il ruolo di Presidente del c.d.a.

Con un solo colpo è stato decapitato il potere esecutivo del CIS, che pure aveva conseguito prestigiosi risultati nella realizzazione dell’Accordo di Ristrutturazione.

Eppure si era insediato con pieni poteri e totale fiducia delle banche creditrici; aveva lavorato bene, diffondendo fiducia e serenità, ma non è bastato.

Una sola domanda:

Perché?

Dobbiamo forse temere che si arresti il virtuoso processo di Risanamento così faticosamente avviato?

Il popolo del CIS c’è,  e lo ha dimostrato, ma deve guardare avanti con coraggio e determinazione.

Questo è il momento del fare non più del dire.

Vi sono pure momenti in cui gli uomini sono padroni del loro destino.

È questo lo é per il nostro CIS, fate sentire la Vostra voce, basterá scrivere quattro parole, nulla di più, ma per scriverle ci vuole coraggio.

Io lo faccio per primo: 

Lunga vita al Cis.

Su quel ramo del lago di Como…


Su quel ramo del Lago di Como, che volge a mezzogiorno tra due catene non interrotte di monti….

Lucia incontra don Rodrigo.

Lucia, con voce rotta dal pianto, raccontò, come pochi giorni prima, mentre tornava dalla filanda ed era rimasta indietro dalle sue compagne, le era passato innanzi don Rodrigo, un signorotto del luogo, in compagnia di un altro signore, ed aveva cercato di intrattenerla con chiacchiere non punto belle.
Essa allora aveva affrettato il passo, raggiungendo le compagne; ma aveva sentito l’altro signore ridere forte, mente don Rodrigo diceva, a voce alta,

 Scommettiamo? 

Le parole di Lucia furono interrotte da un violento scoppio di pianto mentre Il povero Renzo, suo promesso sposo, correva innanzi e indietro per la stanza, stringendo il manico del suo coltello e gridando:

 Questa è l’ultima che fa quel prepotente


Lucia, intimorita da quello che poteva accadere, tentò di calmare il suo amato, proponendo di andarsene per stabilirsi lontano in un posto sconosciuto e potersi sposare in segreto, ma Renzo obiettò che il curato, il pavido don Abbondio, già minacciato dai bravi, non avrebbe mai dato la fede di stato libero….

Il consiglio di Agnese e la visita dal dottor Azzecca-garbugli.

Agnese, la madre di Lucia, era una donna semplice, ma molto saggia, dotata della classica furbizia delle donne di paese che ne sanno una più del diavolo.
Essa propose a Renzo di recarsi a Lecco da un famoso dottore, soprannominato

Azzecca-garbugli,

ma ” per amor del cielo,  non lo chiamate così, ché questo è solo il soprannome!”


Renzo abbracciò volentieri questo parere che gli parve proprio giusto, perché quando si è disperati si ricorre spesso alla Legge.
Agnese prelevò dalla stia quattro maestosi capponi, quelli riservati al banchetto della domenica successiva per festeggiare la promessa di matrimonio, e li consegnò a Renzo.
Il povero giovane, con il cuore in tumulto, si avviò per le campagne con i quattro capponi, senza farsi vedere dagli ignari amici per evitare di essere  trattenuto per festeggiarlo e dare spiegazioni.

Giunto al borgo, Renzo si fece indicare la casa del dottor Azzecca-garbugli ed entrato in cucina, domandò alla serva se poteva vedere il dottore, ma la furba donnetta adocchiò i quattro capponi e fece di tutto per prenderseli:

      “date qui, date qui e venite avanti…. “


Fu così che Renzo si trovò nello studio, davanti ad un tavolo gremito di carte dietro al quale sedeva un ometto curioso con un naso aquilino che sembrava un misterioso stregone.
Il dottore ascoltò brevemente la storia, ma, abituato a difendere i potenti ed i propri sgherri, credendo che la minaccia l’avesse fatta Renzo, cominciò col dire che il caso era contemplato in centinaia di “grida”( le leggi di allora venivano rese pubbliche attraverso le grida dei messaggeri del governatore).
Cominciò subito a leggerne una che sembrava fatta proprio per quel caso, ma, accortosi che Renzo lo seguiva con meraviglia, mentre gli girava dietro in giro per la stanza, gli domandò perché mai si era tagliato il ciuffo, vezzo dei bravi di allora, come ancora oggi ci sono tanti simboli estetici di prepotenza.
Il dottore ricordava a Renzo che doveva solo raccontare le cose chiaramente, perché poi toccava all’avvocato imbrogliarle.
Allora Renzo spiegò che il caso era proprio al contrario e che un prepotente signorotto voleva impedire le giuste nozze fra lui e Lucia.
Il dottore ne chiese il nome e, quando sentì che stava parlando di Don Rodrigo, sbiancò in volto e cominciò a farfugliare altre grida in latino o, comunque, con termini difficili ed inconcludenti, in parole semplici ” azzeccava garbugli”.
Subito dopo, chiamò la serva e le ordinò di riconsegnare i capponi, congedando frettolosamente Renzo, stralunato e sorpreso da tanta inutile dottrina e lo spinse con decisione verso l’uscio.
Il povero giovane, costretto a riprendersi le vittime rifiutate, ritornò al paese più adirato di prima, con i suoi maestosi capponi, per raccontare alle donne il bel costrutto della spedizione.

In questo bell’affresco storico del 1600 potrete leggere anche tante vicende contemporanee, come se fossero accadute in quel tempo e raccontate solo oggi  dal TG, magari di quello regionale.

Vedete il mondo  cambia le sue fogge, muta le scene come fosse un grande teatro, ma gli attori sono sempre gli stessi:

i nostri sentimenti, nel bene e nel male, pregi e difetti della nostra umanità .

Possiamo sforzarci in tutti i modi, ma, gira e rigira, ciò che nasce quadrato non può mai diventare tondo, con nessuna magia.

Provate a cambiare scena e personaggi: forse fra un sorriso e una smorfia, non Vi meraviglierete di riconoscervi, in giro per la campagna, con un paio di capponi fra le mani, alla ricerca del dottore Azzecca-garbugli. 

 

L’internazionalizzazione delle imprese del CIS.

Cari colleghi,

quante volte ci siamo fermati a ricordare momenti di straordinario fermento del nostro CIS che ci videro primeggiare nel commercio con i Paesi dell’ Est, con la Russia in particolare, e poi avviare i primi contatti, attraverso il corpo consolare, con  i Paesi del Mediterraneo.
Sono passati vent’anni e conservo una vasta documentazione della nostra attività in quel periodo.
Non sono solo ricordi, ma testimonianze di un impegno imprenditoriale che deve rivivere una nuova stagione perché oggi quella opzione internazionale per le nostre aziende socie è diventata una necessità ineludibile se vogliamo mantenere e sviluppare la nostra quota di mercato.
Siamo venuti al CIS, grazie ad una grande intuizione del nostro fondatore ma, soprattutto, per  lo straordinario impegno di centinaia di aziende socie che hanno creato e sostenuto con passione un nuovo sistema consortile di fare impresa.
Il mondo è cambiato radicalmente; in questi ultimi vent’anni la tecnologia ha rivoluzionato i rapporti di comunicazione, imponendo una mutazione profonda ai sistemi di scambio e di relazione, soprattutto nel mondo della produzione e del commercio.
La produzione si è allontanata sempre di più dalle aree di consumo per cercare condizioni sociali ed economiche  più vantaggiose per il suo sviluppo, mentre il movimento delle merci è diventato la nuova frontiera del business.
Al centro di questo processo di distribuzione c’è l’organizzazione della produzione per la successiva collocazione su un mercato globale.
Quello che una volta si chiamava grossista ed oggi “converter” ha ritrovato un ruolo essenziale nel quale può esprimere competenze professionali che, spesso, il mondo ci invidia.
Credo che questo processo dovrebbe rivederci protagonisti per secolare tradizione mercantile.
In un momento di grande crisi dei consumi interni, pur avvertendo i primi timidi segnali di ripresa, dobbiamo recuperare fatturato e produttività attraverso lo sviluppo delle esportazioni.
Non è facile, occorre un impegno straordinario e l’impiego di rinnovate risorse tecnologiche.
É un percorso che alcune aziende del CIS hanno già avviato con buoni risultati.
Siamo già presenti in molte Fiere specialistiche internazionali con tante aziende, in particolare nel settore tessile, dove lo ” stile ” italiano è particolarmente apprezzato.
Il CIS ha raccolto i segnali e le richieste di rinnovamento che venivano da tante aziende socie per un maggiore impegno istituzionale teso a sviluppare le relazioni internazionali e ci propone oggi un incontro qualificato con le organizzazioni preposte.
Suggerisco a tutti di cogliere questa opportunità di confronto perché solo un impegno comune può favorire un rinnovato profilo per le nostre aziende con incoraggianti prospettive di stabilizzazione e di crescita.

Vi ricordo che l’incontro è fissato per mercoledì prossimo 22 novembre alle 09:30 come da avviso allegato.


Credo che sia questo il modo giusto di fare sistema, perché  al di sopra di ogni inutile polemica conta solo la realtà fattuale e l’impegno sociale.
Il CIS ha riequilibrato i conti ed avviato una fase di risanamento strutturale con largo anticipo sui tempi previsti dall’ Accordo di Ristrutturazione.
Questo è un segnale forte che il sistema sociale ha dato alle Banche, un segnale di vitalità e di impegno serio e responsabile, molto apprezzato.
Ora inizia veramente una fase nuova che deve coinvolgere la parte produttiva delle nostre aziende, la crescita del sistema di imprese e la nuova collocazione del CIS nel commercio globale.
Questa è la nostra unica sfida e per questo servono i giovani, energie nuove e motivate, giovani capaci di guardare con rispetto il passato ma anche di puntare decisamente ad un Futuro che è già arrivato.

Lunga vita al CIS.

INCONTRO CON ICE E SACE

CIS, un ideale che non muore mai.

CIS : UN PALAZZO DI CRISTALLO ~ Lunga vita al CIS

Dialogo fra vivi: gli ideali non muoiono mai.
Pubblicato 30 domenica Ott 2016…..

Una realtà indistruttibile: noi siamo il CIS.

Modestia, dignità ed onore sono i colori della nostra bandiera.

Mi piace riproporvi questo articolo che rimane più che mai di grande attualità.

 

 


Mi sono trovato in un posto che non avevo mai visto prima; era bellissimo ma non riuscivo a definirlo.
Non so se esiste al mondo un posto così, forse nell’oblio, prima o dopo la vita.
C’era una luce intensa ma non abbagliante, era perfetta, una distesa infinita di verde alternato con il blu di qualche laghetto circondato da palme, appena sfiorate dal vento.
In un angolo ho intravisto, in momenti diversi, due persone a me molto care, per motivi diversi ma coincidenti nel vagare del mio pensiero.
Stavano in piedi a discutere, all’ombra di una quercia generosa, stranamente vestiti, tutti di bianco, con un viso sorridente e sereno.
Mi sono avvicinato a loro con gioia, salutandoli con grande emozione, come quando incontri una persona cara dopo tanto tempo.
Non mi hanno risposto ed hanno continuato a parlare…
D’impulso ci sono rimasto male, poi ho capito d’essere entrato in un mondo che non mi apparteneva ancora.
Ho deciso di rimanere in silenzio ad ascoltare, tanto non mi avrebbero sentito….
Ho riconosciuto il mio amico Dino Celentano con la sua indimenticabile affabilità, appena turbata da quel pizzico di amarezza che negli ultimi anni era affiorata con tanta frequenza.
Con Lui discuteva serenamente il notaio Canio Restaino con la consueta pacatezza e quella grande capacità di rendere semplici le cose più complesse.
Si conoscevano bene, Dino è stato uno dei fondatori del nostro Cis e Canio ne ha scolpito l’anima.
Nessuno più di Lui seppe trasformare un forte desiderio di stare insieme in un sistema giuridico che ne fu espressione fedelissima.
Dino, con quel tono “incazzato” di chi si sente tradito, sbuffò seccato: “notaio, ma Vui virite che stann combinann la’ basc”
” Celentano, Celentano , qui siamo in Paradiso, qui tutto è perfetto… vedete, laggiù niente è perfetto, ma io mi appassionai tanto a questa idea di un’impresa consortile, tutti insieme, cosa rara per un popolo di solisti, che mi sforzai d’inventare una regola quasi perfetta”
Replicò Dino, ancora più infervorato:
“ma che vulite ricere, allora o’ Cis nun o’ ponne sciogliere?”
“Celentano, Celentano, tinite semp a stessa capa! È certo che lo possono sciogliere, mica stanno in Paradiso, laggiù non esiste la perfezione, ma ci siamo avvicinati molto”
“E allora? “Aggiunse Dino con ansia.
“Vedete, nello Statuto, scrissi l’articolo 6 per sigillare la società consortile, presi i soci e li attaccai ai capannoni: tanti metri, tante azioni” disse con calma il grande notaio Restaino.
Dino assunse un tono più importante e, questa volta, in perfetto italiano, disse: “Notaio, allora che mi state dicendo che non se lo possono prendere il nostro CIS?”
Rispose, con paziente benevolenza il buon Canio:
“Beh, non è proprio così, perché tra i vivi si parla spesso di democrazia assembleare: significa che quando la metà più 1 decide di sciogliere un impegno, allora non c’è niente da fare.
Però è vero pure il contrario e questo significa che un torto non può diventare facilmente un diritto….”
Dicendo questo scomparve….
pare che abbia avuto incarico da San Pietro di proporre una regola che attribuisca alle buone azioni compiute in vita dai residenti, una quota proporzionale di Paradiso…..

Emilio.

Dedicata a Chi inventò il più bel campione di società consortile e a Chi mi ha trasmesso con fiducia e passione il desiderio di lottare per una Lunga Vita al CIS.

Si può essere maestri di diritto, ma Lui fu per noi il maestro del Diritto.

Questo è un dialogo fra vivi, perché gli ideali non muoiono mai.

 

 

 

So che è un segreto perché si sussurra dappertutto!

    Innovazione, il CIS cambia pagina.

E’ ancora attuale?

E le nostre News, le informative trasparenti come un cristallo, dove sono finite?

E i bei progetti, la città dei mestieri, l’internazionalizzazione delle imprese, l’innovazione tecnologica?

Siamo forse rimasti soli?

No!

Noi Siamo il CIS: gli uomini passano, ma il CIS riapre ogni mattina il suo cancello a migliaia di donne ed uomini della nostra Terra, con rinnovata speranza.

Questo é il nostro futuro prossimo ed anche quello remoto.

Credo che oggi, ancora più di prima, debba essere fissato un confine netto fra finalità, destino ed interessi di CIS ed Interporto, due società ben distinte e differenziate, soprattutto nella composizione della base associativa.

É un problema antico, mai risolto in maniera chiara e definitiva.

Rileggetevi la storia della nostra vita sociale e troverete ampie tracce dell’interferenza di Interporto nel nostro destino.

I distinti Accordi di ristrutturazione dei debiti delle due società, furono subordinati solo per la necessità di regolare, con una consistente svalutazione, i crediti del CIS verso Interporto per i finanziamenti disposti dalla pregressa gestione amministrativa.

Sarebbe ingiustificabile pretendere che il CIS debba ancora sopportare la negativa  influenza dell’incertezza amministrativa dei vertici di Interporto Campano, pur riconoscendo la naturale complementarietà delle due strutture sociali nell’ambito del nostro prestigioso Distretto.

Le imprevedibili dimissioni dell’amministratore delegato di Interporto Campano, dr. Sergio Iasi, nominato, con ampi poteri, su indicazione del ceto bancario, proprio per gestire il piano di rilancio previsto dall’Accordo di ristrutturazione, se confermate, proporrebbero una condizione di oggettivo disagio anche per CIS, dove lo stesso dr. Iasi, ricopre, con riconosciuto consenso, equivalente carica di nomina bancaria, nonché la Presidenza del c.d.a.

Non intendo entrare nel merito della questione, almeno sino a quando non sarà data pubblicità alla notizia, con la stessa rilevanza che ne registrò l’insediamento.

Credo che la comunità sociale meriti una rispettosa informazione sullo stato del governo del CIS, ancorché sia convinto che la conferma della previsione di una modifica dei poteri della società Interporto Campano ci dovrebbe lasciare completamente indifferenti, se non per eventuali effetti di trascinamento nel nostro assetto amministrativo.

Un principio inderogabile deve essere ribadito con fermezza nella gestione del CIS: la continuità amministrativa e l’assoluta estraneità a qualsiasi determinazione assunta nell’ambito di altre società del Distretto.

Noi, CIS, abbiamo dimostrato al ceto bancario, con inequivocabili risultati contabili, di avere forza, capacità e determinazione sufficiente per adempiere, con largo anticipo sui tempi previsti, agli impegni assunti.

L’unico nostro interesse è la continuità amministrativa, in piena autonomia, per completare in tempi brevissimi la cancellazione di tutte le ipoteche che gravano sui soci adempienti e consentire il riscatto di tutto il patrimonio immobiliare individuale, come stipula l’Accordo.

Abbiamo, inoltre, legittimo interesse ad eseguire il programma di restyling presentato, con convinto entusiasmo, dal Dr. Iasi, appena il mese scorso, diabolica ironia della sorte, proprio per favorire il rilancio del progetto industriale di centinaia di aziende socie e completare la riqualificazione della nostra società, CIS SPA.

Noi, comunità sociale, sosterremo con serenità e rigore, il nostro progetto in continuità  amministrativa, evitando ogni coinvolgimento che ci allontani dal nostro obiettivo di effettivo risanamento.

Il nostro organo amministrativo ha capacità ed autorità necessaria per governare nel segno della continuità e dello sviluppo, con il richiesto consenso del ceto bancario, come previsto dalle condizioni statuite nell’Accordo, senza lasciarsi influenzare da altri scenari che non ci appartengono.

Esiste, nel diritto e nella vita, un principio sacro e inviolabile, quello della responsabilità oggettiva e personale.

A ciascuno la sua!

 Lunga vita al Cis.

Io mi chiamo Cis e vengo da lontano….

William Shakespeare diceva:

Bisogna essere forti e sollevarsi dalle cadute che ci pone la vita, per ricordarci che dopo il tunnel oscuro e pieno di solitudine, arrivano cose molto buone.

La relazione migliore non è quella con una persona perfetta, ma quella nella quale ciascun individuo impara a vivere, con i difetti dell’altro e ammirando le sue qualità.

Se vuoi essere felice, rendi felice qualcuno, se desideri ricevere, dona un poco di te, circondati di brave persone e sii una di quelle.

Non rovinare mai il tuo presente per un passato che non ha futuro.

Io mi chiamo CIS,

sono un po’ invecchiato,  più nell’aspetto che nel cuore.

Sai, ho vissuto una storia veramente esaltante, partendo da molto lontano.

Sono arrivato dalle terre di casa mia con una valigia piena di vecchi attrezzi di famiglia e tanti sogni, per approdare qui, in questa bella terra, Campania Felix.

Ero un mercante e per strada ho ascoltato tante storie sui mercanti, alcune belle ed altre brutte, come avviene per tutte le cose della vita: si devono far bene, ma si possono far male.

Ho avuto la fortuna di non rimanere mai solo, ho trovato tanti compagni, quasi dei soci, che mi hanno sostenuto nella buona e nella cattiva sorte.

Un giorno il vento ha cominciato a soffiarmi contro, stavo invecchiando e cominciavo ad avere qualche acciacco. Allora mi ha preso un po’ di sconforto ed ho pensato che forse era  tempo di andare via per dare spazio al nuovo che avanzava,  come continuavano ad urlarmi i profeti del nulla.

Mi hanno quasi convinto che pure io non valevo più nulla! E da allora, tutto è cominciato ad andare al contrario!

Vedi,  le sofferenze e le delusioni distruggono anche le tempre più forti, ma dopo cinque anni di lacrime e sacrifici, ho incontrato un passante che veniva da lontano ed ho provato a raccontargli la mia storia, veramente con poche speranze, forse proprio le ultime.

Che vuoi che possa fare per me uno straniero?

Vedrai pure Lui mi deluderà, e se ne andrà lasciandomi peggio di prima. La disperazione mi ha indotto a provare a seguirlo, non avevo altra strada!

Oggi, dopo poco più di un anno, sicuramente sono ancora più  vecchio, ma il cuore, almeno ha ripreso a vibrare con nuova forza e posso guardare con fiducia al futuro, perché quello che andava fatto è stato fatto, un vero trapianto di speranze  e rinnovata energia.

Sono ritornato ad essere CIS e voglio voltarmi indietro solo per vedere se ho dimenticato di aiutare qualcuno che ne aveva bisogno.Per null’altro!

Posso riprendere l’antico cammino con la forza delle mie gambe e la mente libera.Non voglio dipendere più da nessuno, solo dalla mia coscienza e dal sentimento vivo della mia responsabilità che non è mai venuto meno. 

Ora mi dovranno rispettare perché sono stato giù nell’Inferno e sono stato capace di uscirne. 

Grazie di cuore, amico del CIS, è stato bello incontrarti.

 

CIS, il sacrosanto diritto di esistere.

Questo è il quinto anno di attività del nostro blog, il punto d’incontro della vita sociale, certificato da 116.000 visite e 382 articoli.
Qui, sfogliando queste pagine, 36.000 visitatori hanno vissuto, insieme a me, la terribile crisi del CIS.

Abbiamo analizzato ogni dettaglio, senza nascondere nulla, conservando sempre il rispetto delle persone e  delle opinioni diverse, mai rinunciando  alla speranza.

Lo faremo ancora!

La crisi del CIS é stata determinata da un gravissimo errore strategico: il progetto di finanziamento solidale fra tutte le aziende aderenti.
Quella scelta infelice fu approvata da tutti, con rare eccezioni; fu una scelta di quel tempo, di quelle circostanze, di quelle necessità: una responsabilità comune, perché sarebbe facile condividere solo i successi, ma rifiutare le sconfitte.

L’inadempimento di un terzo dei soci, la gestione amministrativa che dirottò consistenti risorse finanziarie al contiguo Interporto, la progressiva crisi strutturale del  sistema distributivo e finanziario, a livello globale, hanno determinato la drammatica crisi del CIS.

Nessuno può negare, però, che da tempo é stata finalmente abbandonata l’azione fallimentare, come strumento di recupero dei crediti del CIs. I soci in difficoltà, vengono assistiti con pazienza per trovare una composizione pacifica del contenzioso.
Questo è merito di una gestione amministrativa equilibrata e responsabile che ha dato serenità ad una comunità delusa ed amareggiata.
Non abbiamo conquistato la luna, ma é stato avviato un dialogo costruttivo fondato finalmente sulle prime certezze, sui primi riscatti, dopo trent’anni di CIS.

Questo significa sicurezza della gente, di migliaia di addetti che vivono di CIS, nel CIS, con il CIS.

L’incertezza del diritto, la precarietà della situazione, l’incombente rischio del fallimento del CIS, la debolezza amministrativa della gestione, sono state le cause che determinarono una scelta dolorosa dell’assemblea che, approvando il progetto di ristrutturazione del debito, ottenne la garanzia del riscatto dell’immobile, bene strumentale indispensabile per la vita di ogni azienda,  liberandosi finalmente dal peso schiacciante dell’ipoteca solidale.

A quale prezzo?
La rinuncia alla nostra autonomia amministrativa che incide in maniera determinante nel nostro valore associativo.

Ognuno di noi ha pagato il suo prezzo, ognuno ha fatto le sue rinunce, tutti avevano il sacrosanto diritto di tutelare la propria azienda e il futuro delle giovani generazioni.

La volontà dell’assemblea è stata vincolante per tutti , questa è la strada che è stata scelta e la percorreremo sino in fondo, a qualsiasi costo, senza cedere mai alla prepotenza o all’arroganza, da qualsiasi parte provenga.

Non cerchiamo inutili polemiche o rancorose rivincite, noi vogliamo affermare solo il nostro diritto di vivere in un’impresa consortile risanata e propositiva.

Il lavoro svolto in questo primo anno di attività ha avviato una fase di risanamento e di pacificazione che potrebbe consentirci di liberarci dal residuo indebitamento, con largo anticipo, confermando la qualità del nostro ambiente sociale ed una corretta applicazione degli accordi.

Tante cose dobbiamo ancora realizzare, tanti errori dobbiamo ancora correggere,  e ci riusciremo solo se saremo capaci di costruire insieme il nostro futuro, con chiarezza e lealtà.

Nessuno ha il diritto di ostacolare il nostro cammino teso a realizzare un progetto condiviso  da tutta la comunità sociale per un pieno recupero del ruolo primario che abbiamo smarrito in questo lungo periodo di crisi.

Nei giorni scorsi è stato presentato ai soci in un ambizioso progetto di rilancio del CIS, una proposta di ripartizione delle spese, un ponte verso il futuro.

Tutti lo abbiamo accolto con rinnovata speranza, non dobbiamo abbandonare il proposito, magari applicando qualche correttivo, ma non possiamo rinunciarvi per nessun motivo.

Dobbiamo continuare a procedere con serenitá nel solco amministrativo già  tracciato, passo dopo passo, senza lasciarci turbare da improvvise folate di vento: passeranno! Abbiamo un consiglio d’amministrazione nella legittima pienezza dei poteri con un’ampia rappresentanza sociale, correttamente sinergico con i rappresentanti del ceto bancario, l’Accordo procede con largo anticipo, non abbiamo alcun motivo di tensione endosocietaria.

Noi siamo il CIS, ci siamo stati nella buona e nella cattiva sorte e ci saremo sempre a fronte alta.

Lunga vita al CIS.