CIS, il sacrosanto diritto di esistere.

Questo è il quinto anno di attività del nostro blog, il punto d’incontro della vita sociale, certificato da 116.000 visite e 382 articoli.
Qui, sfogliando queste pagine, 36.000 visitatori hanno vissuto, insieme a me, la terribile crisi del CIS.

Abbiamo analizzato ogni dettaglio, senza nascondere nulla, conservando sempre il rispetto delle persone e  delle opinioni diverse, mai rinunciando  alla speranza.

Lo faremo ancora!

La crisi del CIS é stata determinata da un gravissimo errore strategico: il progetto di finanziamento solidale fra tutte le aziende aderenti.
Quella scelta infelice fu approvata da tutti, con rare eccezioni; fu una scelta di quel tempo, di quelle circostanze, di quelle necessità: una responsabilità comune, perché sarebbe facile condividere solo i successi, ma rifiutare le sconfitte.

L’inadempimento di un terzo dei soci, la gestione amministrativa che dirottò consistenti risorse finanziarie al contiguo Interporto, la progressiva crisi strutturale del  sistema distributivo e finanziario, a livello globale, hanno determinato la drammatica crisi del CIS.

Nessuno può negare, però, che da tempo é stata finalmente abbandonata l’azione fallimentare, come strumento di recupero dei crediti del CIs. I soci in difficoltà, vengono assistiti con pazienza per trovare una composizione pacifica del contenzioso.
Questo è merito di una gestione amministrativa equilibrata e responsabile che ha dato serenità ad una comunità delusa ed amareggiata.
Non abbiamo conquistato la luna, ma é stato avviato un dialogo costruttivo fondato finalmente sulle prime certezze, sui primi riscatti, dopo trent’anni di CIS.

Questo significa sicurezza della gente, di migliaia di addetti che vivono di CIS, nel CIS, con il CIS.

L’incertezza del diritto, la precarietà della situazione, l’incombente rischio del fallimento del CIS, la debolezza amministrativa della gestione, sono state le cause che determinarono una scelta dolorosa dell’assemblea che, approvando il progetto di ristrutturazione del debito, ottenne la garanzia del riscatto dell’immobile, bene strumentale indispensabile per la vita di ogni azienda,  liberandosi finalmente dal peso schiacciante dell’ipoteca solidale.

A quale prezzo?
La rinuncia alla nostra autonomia amministrativa che incide in maniera determinante nel nostro valore associativo.

Ognuno di noi ha pagato il suo prezzo, ognuno ha fatto le sue rinunce, tutti avevano il sacrosanto diritto di tutelare la propria azienda e il futuro delle giovani generazioni.

La volontà dell’assemblea è stata vincolante per tutti , questa è la strada che è stata scelta e la percorreremo sino in fondo, a qualsiasi costo, senza cedere mai alla prepotenza o all’arroganza, da qualsiasi parte provenga.

Non cerchiamo inutili polemiche o rancorose rivincite, noi vogliamo affermare solo il nostro diritto di vivere in un’impresa consortile risanata e propositiva.

Il lavoro svolto in questo primo anno di attività ha avviato una fase di risanamento e di pacificazione che potrebbe consentirci di liberarci dal residuo indebitamento, con largo anticipo, confermando la qualità del nostro ambiente sociale ed una corretta applicazione degli accordi.

Tante cose dobbiamo ancora realizzare, tanti errori dobbiamo ancora correggere,  e ci riusciremo solo se saremo capaci di costruire insieme il nostro futuro, con chiarezza e lealtà.

Nessuno ha il diritto di ostacolare il nostro cammino teso a realizzare un progetto condiviso  da tutta la comunità sociale per un pieno recupero del ruolo primario che abbiamo smarrito in questo lungo periodo di crisi.

Nei giorni scorsi è stato presentato ai soci in un ambizioso progetto di rilancio del CIS, una proposta di ripartizione delle spese, un ponte verso il futuro.

Tutti lo abbiamo accolto con rinnovata speranza, non dobbiamo abbandonare il proposito, magari applicando qualche correttivo, ma non possiamo rinunciarvi per nessun motivo.

Dobbiamo continuare a procedere con serenitá nel solco amministrativo già  tracciato, passo dopo passo, senza lasciarci turbare da improvvise folate di vento: passeranno! Abbiamo un consiglio d’amministrazione nella legittima pienezza dei poteri con un’ampia rappresentanza sociale, correttamente sinergico con i rappresentanti del ceto bancario, l’Accordo procede con largo anticipo, non abbiamo alcun motivo di tensione endosocietaria.

Noi siamo il CIS, ci siamo stati nella buona e nella cattiva sorte e ci saremo sempre a fronte alta.

Lunga vita al CIS. 

 

 

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Caro notaio

Proprio un anno fa’ pubblicai quest’articolo dedicato alla nostra profonda radice consortile, dipinta per noi dal notaio Canio Restaino.
Cos’è cambiato?
Il socio dov’è ?
In fondo alla Piramide finanziaria!
Quale sarà la sorte dell’isola 6 ?
Una pedina nello scacchiere finanziario, si vedrà?
Non è giusto, in quell’isola vivono aziende che non conoscono ancora il loro futuro.
Quando finirà per loro questa terribile incertezza?
Rileggete questo articolo a me molto caro.

CIS : UN PALAZZO DI CRISTALLO

Caro notaio,
Sento forte la mancanza della Sua saggezza, del senso vivo del diritto, della passione civile per una bella impresa del Sud.
Che cosa grande è stato il CIS!
Voi ci pensate, si mettono insieme 200 commercianti e costruiscono una città dell’ingrosso in sei isole.
Queste isole, con il lavoro della gente, diventano presto isole del tesoro, e la richiesta aumenta e ampliamo il CIS con altre due isole e diventiamo trecento.
Si trecento, giovani e forti e non siamo ancora morti.
L’intuizione di un grande giurista, Canio Restaino, tradusse in diritto quello che avevamo creato: un impresa consortile, la più grande del mondo.
Un sogno, l’orgoglio della nostra generazione.
Centinaia di tesi sono state prodotte su questo fenomeno dell’imprenditoria meridionale, la nuova frontiera dell’Economia, la città dell’ingrosso.
Canio era un uomo schivo e riservato, ma nascondeva dietro a quella riservatezza un animo nobile ed un cuore generoso.
Sono…

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È finita l’epoca del socio possessore: diritti e … rovesci.

Nell’ultima riunione dei soci ci è stata presentato un progetto di ammodernamento del CIS che prevede un impegno finanziario da ripartire fra le aziende socie.

Penso che non sia proprio in discussione l’opportunità di avviare un percorso di rilancio dell’immagine e, soprattutto, del ruolo del CIS.

È fuori da ogni dubbio che si debba procedere nella direzione tracciata, alle condizioni proposte, per avviare una fase nuova.

 

Questo non esclude che i termini della proposta introducono elementi di viva preoccupazione per l’autonomia ed il ruolo della volontà assembleare, che fino ad ieri ha rappresentato allo stesso modo anche l’orientamento della gestione condominiale.

Vorrei ricordare a tutti che l’Accordo di ristrutturazione del debito ha introdotto nuovi diritti partecipativi che modificano radicalmente la formazione della volontà assembleare costitutiva che prevedeva, con rigorosa prescrizione,  la libera espressione di voto del socio azionista con una partecipazione proporzionale ai metri posseduti.

Potevamo, con certezza, affermare la perfetta coincidenza nella volontà assembleare, sia del socio che dell’utente-condomino.
Oggi questa coincidenza é venuta meno e si propone, quindi, un problema di legittimità di qualsiasi determinazione nella gestione condominiale, non tanto, per quella ordinaria, in quanto necessaria ed ineludibile, ma soprattutto, per quella straordinaria.

Mi spiego meglio.

A mio parere l’amministrazione della società può anche coincidere con quella del condominio di fatto che si è costituito, sin dal primo riscatto e via via si sta allargando, ma non può, in alcun modo, eludere la necessità di  una gestione autonoma rispetto alla volontà dell’ assemblea sociale, in quanto essa non si può formare più liberamente.

Questo limite potrebbe rappresentare anche un ostacolo alle esigenze di rinnovamento del sistema che non possono essere più finanziate  attraverso l’investimento sociale.

A conferma di ciò, il Presidente, infatti, non ha convocato un’assemblea straordinaria, perchè questa avrebbe potuto deliberare solo un apporto dei soci, eventualità, comunque, negata dall’accordo di ristrutturazione, giammai, invece, una revisione di spese ordinarie e tanto meno di spese straordinarie.

Propongo, quindi, all’attenzione degli amministratori di considerare con priorità assoluta la costituzione di un assemblea condominiale, la nomina del rappresentante, la gestione separata delle spese di utenza sulla base di preventivi e consuntivi annuali.

In nessun modo possono più coincidere i rapporti di costi e ricavi della gestione societaria con quella condominiale, come testimonia l’indisponibilità delle banche a finanziare il progetto di ammodernamento che produrrà sicuramente una rivalutazione anche degli immobili in ricollocazione, con evidente incidenza positiva nel conto economico del CIS.

Tale vantaggio, come previsto dall’Accordo, andrebbe tutto a favore degli SFP, compresa la quota di eventuali apporti dei soci, in quanto, proprio perché considerati rimborsi per spese straordinarie, incidono direttamente nel conto economico per la determinazione dell’utile d’esercizio.

Un antico adagio latino recita: ubi commoda, ibi incommoda.

Non accetto di continuare a definire l’Accordo un generoso regalo delle Banche, così come, noi  soci, non continuiamo a reclamare fondati dubbi di legittimità del contratto di mutuo.
Un accordo è un accordo, si rinuncia a reciproche ragioni e pretese , accettando vantaggi e svantaggi.
E noi, soci paganti, abbiamo immolato all’altare della solidarietà sociale la nostra sovranitá assembleare.
Tant’è, senza alcun dubbio, ma, sia chiaro, l’Accordo non potrà mai regolare gli autonomi diritti e doveri dei soci-condomini che dovranno trovare adeguata tutela con una gestione separata, organizzata e predisposta secondo le regole ordinarie di diritto civile.É questa l’unica strada per limitare l’invadente influenza degli S.F.P. alla conclusione del rimborso del residuo debito, che si prevede possa realizzarsi con largo anticipo.

Questo a prescindere dell’accoglienza del progetto su base volontaristica della maggioranza delle aziende socie , da formalizzare con specifica adesione individuale. 

Vi riporto di seguito una sintesi del Regolamento degli Strumenti finanziari partecipativi che consolida i rilievi da me esposti.

La società ha deliberato l’emissione di n. 165.000.000 SFP del valore nominale di Euro 1 ( ovvero 165 milioni di Euro ).

Trattandosi di titoli aventi natura partecipativa, gli apporti e, complessivamente l’Apporto sono a fondo perduto e vengono contabilizzati in un’apposita Riserva di Patrimonio Netto.
L’annullamento degli SFP avrà luogo solo in caso di perdite della Società che abbiano dato luogo alla perdita dell’intero capitale sociale e conseguentemente all’annullamento di tutte le azioni emesse.
Salvo che si verifichi questo evento, i diritti patrimoniali ed amministrativi dei titolari non verranno in alcun caso meno.

DIRITTI PATRIMONIALI DEGLI SFP

Gli SFP attribuiscono ai rispettivi Titolari il diritto di percepire:

gli utili di esercizio nella misura del 99% degli utili complessivi distribuibili, con priorità rispetto alle azioni rappresentative del capitale sociale della Società di qualsiasi categoria;

Le riserve di utili distribuibili e/o a valere quale restituzione dell’apporto originario sempre con priorità sugli azionisti.

L’attribuzione del saldo di liquidazione in caso di scioglimento della società sempre con priorità sugli azionisti.

DIRITTI AMMINISTRATIVI degli SFP

Articolo 6.1
Gli SFP non hanno diritto d’intervento, né diritto di voto nell’Assemblea dei soci.
( il voto in Assemblea è tassativamente escluso dall’art.2346 comma 6 C. C.)

Articolo 6.2

I Titolari degli S.F.P. hanno, invece, il diritto di
designare 1 sindaco effettivo ed 1 sindaco supplente, al fine di tutelare l’investimento,
hanno, inoltre, il diritto di VETO su :

A)Approvazione delle delibere dell’assemblea dei soci che pregiudicano i diritti dei titolari;
B)Delibere dell’Assemblea dei soci aventi oggetto modificazioni delle disposizioni dello Statuto pregiudizievoli per i titolari (irreversibilità delle modifiche approvate!)
C)Transazioni e/o rinunce riguardanti l’azione di responsabilità verso amministratori e/o sindaci della Società;
D)emissioni di obbligazioni convertibili e non convertibili;
E)emissione di strumenti finanziari partecipativi;
F)approvazione di progetti fusione e/o scissione;
G)aumenti di capitale della società, salvo ove effettuati nei casi descritti dagli articoli 2446 e 2447 del codice civile.
H)riduzione del capitale sociale, salvi le ipotesi obbligatorie per legge.
I)scioglimento è messa in liquidazione della società.
J)trasformazione della Società;
K)distribuzione utile e/o riserve;
L)spostamenti del centro di interessi della Società in una giurisdizione diversa da quella italiana.

Articolo 6.3
in aggiunta a quanto previsto al 6.2 i Titolari di ciascuna categoria di SFP sono titolari dei seguenti diritti da esercitarsi in forma collegiale nell’Assemblea degli SFP:
Il diritto di nominare e revocare 1 un amministratore della società per ciascuna delle categorie e quindi complessivamente 2 amministratori della società.
Il diritto di veto sul l’approvazione delle delibere dei soci…..

ARTICOLO 8 : DURATA E RISCATTO
8.1 Gli SFP avranno durata sino alla data di scadenza della Società, e continueranno a godere dei diritti amministrativi sino ad ultimazione della liquidazione della società.

ARTICOLO 9 REGIME DI CIRCOLAZIONE ED EMISSIONE DEGLI SFP.

Tra l’altro sono cedibili a società per la cartolarizzazione di crediti ex Legge n.130/ 1999 oppure a investitori istituzionali e/o professionali o a società appartenenti al medesimo gruppo bancario del Titolare.

La memoria di un uomo di valore.

Ieri sera é scomparso Gennaro Brancaccio, un uomo che portava nel cuore grandi valori con straordinaria umanità.

Eravamo in riunione al CIS con tantissimi soci, si parlava di progetti e di futuro, e proprio in quei momenti ho avuto la triste notizia.

Mi sono profondamente turbato, avrei voluto comunicarla ai soci presenti, ma poi ho considerato che avrei alterato il corso e, forse , l’esito della riunione.

Voi tutti sapete che Gennaro é stato un socio della prima ora, un uomo saggio ed onesto che amava molto il CIS.

Era talmente delicato che avrebbe preferito il silenzio, non amava il clamore, ma i sentimenti autentici che viveva con sorprendente semplicità.

Ho avuto l’onore di conquistare uno spazio nel suo cuore e riconoscere in Lui i valori più belli, primo, fra tutti, la vera amicizia.

L’amicizia come concentrazione delle più belle espressioni della nostra umanità: fiducia reciproca, speranza condivisa, solidarietà incondizionata e rispetto, profondo rispetto per le opinioni.

Gennaro, nel CIS è stato questo e ci lascia una grande lezione di vita, di moralità e di impegno sociale.

Non ho mai ascoltato dalla sua voce una parola contrariata, ma sempre paziente tolleranza, anche nei momenti più difficili.

Due ricordi sono legati a tempi recentissimi.

Il primo al mio ricovero in terapia intensiva per un infarto.

Mi ha seguito ogni giorno, attraverso mio figlio, con una premura che solo una persona di grandi sentimenti può dedicare.

Non lo dimenticherò mai.

Pochi giorni fa, chiese d’incontrarmi ed io lo accolsi con grande gioia.

Volle venire Lui da me, per festeggiare la mia guarigione e nell’occasione, mi parlò di CIS, della sua bella azienda, dei suoi figli, dei suoi nipoti.

Erano le sue grandi passioni, mi consegnò con fiducia i suoi pensieri.

Ho riconosciuto una tenerezza straordinaria nei suoi contatti umani più intimi e delicati: il padre, il nonno, il maestro di lavoro.

Un grande uomo che ha realizzato con semplicità un meraviglioso progetto di vita.

Ti voglio bene assai, Gennaro.

Il CIS non poteva avere socio migliore.

Emilio

Chi siamo e dove andiamo, noi soci del CIS ?

Egregio Presidente,
Carissimi colleghi,

Spero di essere con Voi giovedì sera perché avverto che, ancora una volta, saremo chiamati a fare un nuovo passo verso  il nostro futuro.

Vi invito, intanto, a riflettere in anticipo, con maggiore calma, evitando quella naturale incertezza che ci assale nelle riunioni o ancora peggio un ascolto rassegnato e disattento quando non si condivide un progetto perché non corrisponde alle nostre aspettative.

É veramente difficile che qualsiasi progetto possa incontrare le esigenze di ognuno di noi, ma noi dobbiamo pensare al CIS, a quello che serve per ricostruire una missione comune, per dare senso ed efficacia al nostro stare insieme.

Dobbiamo,  però,  guardare anche la realtà nella sua concretezza, senza rincorrere illusioni o certezze, ormai tramontate da tempo.

Il nostro distretto é cresciuto a dismisura, prima Interporto,e poi Vulcano hanno bruciato ingenti risorse per affermarsi nella misura che oggi tutti possono apprezzare.

Questa é una realtà incontestabile!

Il CIS, i suoi soci, le sue aziende, hanno pagato il prezzo più alto per una crisi di sistema che non poteva essere più sconvolgente.
La crisi, che, a prima vista, poteva apparire  solo finanziaria, ha  affondato le sue radici nel radicale mutamento del sistema distributivo globale e nella rivoluzione dei distretti produttivi che si sono spostati ad oriente del mondo, dove hanno trovato condizioni sociali più favorevoli per gli investitori.

Il sistema CIS si fondava sul commercio all’ingrosso di presenza e trovava il suo principale punto di forza sul grande assortimento di magazzino, sempre pronto, destinato ai negozi al dettaglio o ai mercati settimanali di provincia.

Il nostro limite era il territorio e quando l’utenza veniva da noi , nessuno si preoccupava troppo di sviluppare nuovi sistemi di vendita per cercare una nuova clientela.E così il CIS cresceva e si sviluppava, sostenendo ogni iniziativa, la Cisfi, la Banca Popolare, il cambio d’utenza, favorito dalla continua valorizzazione degli immobili che, in certi casi, rappresentavano il salvagente delle aziende in crisi di gestione.

Da almeno cinque anni le vendite di presenza sono precipitate progressivamente, la distribuzione al dettaglio tradizionale è stata decimata per la diffusione selvaggia di centri commerciali, di catene di vendita, di negozi in franchising  e più recentemente anche questi nuovi sistemi sono andati in crisi per asfissia.

Almeno un terzo delle aziende del Cis non ha avuto più una missione commerciale ed ha cominciato ad arrancare.
Ecco perché non ha potuto più pagare le rate di quel maledetto finanziamento, stipulato, purtroppo, a condizioni solidali per la comunità sociale, che sarebbero inimmaginabili di questi tempi.

Così, per salvare i capannoni, abbiamo perso il CIS e , finalmente, solo da qualche mese abbiamo cominciato a riscattare, almeno, i capannoni.

Dov’é  finita la nostra bella favola dell’impresa consortile?

Il CIS, l’Interporto, il Vulcano, sono controllati dalle banche creditrici, attraverso gli Strumenti Finanziari Partecipativi, non ci sono soluzioni.

Così è, se vi pare!

Non si illuda nessuno che questo stato cambierà, possiamo solo convivere con il potere finanziario, cercando dei punti di interesse comune…..

in poche parole: ” Ti lascio fare perché conviene pure a me”.

Ora dobbiamo abituarci a sopravvivere in questa nuova realtà.

Punto !

Il dott. Iasi è stato nominato dalle banche per realizzare il progetto di ristrutturazione del debito di Cis ed Interporto, a quelle banche deve dare conto; questo è il suo limite, per il resto è la migliore persona che potevamo incontrare nel nostro tribolato cammino.

Quel limite é anche il nostro limite  e questo lo sapevano tutti, nessuno può tirarsi indietro pensando che in qualche modo quel limite si poteva superare.

La situazione del CIS andrà presto a regime, entro un anno tutte le aziende adempienti avranno l’opportunità di riscattare a conclusione del piano di rimborso, completando il ripianamento della prima quota del debito residuo.
Resterà da regolare solo l’ultima quota di debito : 40/45 milioni di euro che potrà essere recuperata dalla ricollocazione degli immobili ritornati in possesso della società.
Si stima che i 100.000 mq previsti in collocazione, potrebbero ridursi a circa 65.000 mq per effetto della composizione di una quota di contenzioso.

Ecco perché è importante il piano di ricollocazione, il progetto di una eventuale Zes e il prezzo di ricollocazione.
Andrebbe fatta chiarezza sulla sorte dei soci più deboli e su quelli ai quali viene proposto di spostarsi.

É un dovere morale, oltre che un vantaggio notevole di gestione.

Sono questi argomenti per i quali non abbiamo più voce in capitolo, perché il piano finanziario e quello industriale non sono influenzabili tecnicamente né dai singoli consiglieri d’amministrazione né dall’assemblea.
A noi, sul piano societario, compete solo l’approvazione dei bilanci, ma non possiamo intervenire nella politica di indirizzo e tanto meno nella destinazione di eventuali utili derivanti dalla ricollocazione.

Il tema per il futuro sarà sempre più contrassegnato da una inquietante domanda: chi siamo noi, come soci del CIS?

Forse solo degli utenti del Centro, nulla di più.

Allora, cari colleghi, non mi resta che augurare…Buon incontro a tutti! Questa non é un’assemblea nella quale si decide qualcosa, ma un incontro con il nostro amministratore che condivide con noi un progetto.

 Avviciniamoci  compatti, con animo sereno e disponibile all’ascolto, consapevoli, però, che, nel bene e nel male questa meraviglia l’abbiamo creata noi con il nostro impegno e le nostre fatiche di trent’anni, ma a noi rimarranno solo le aziende, se saremo capaci di proiettarle nel futuro, perché, ne sono certo, le occasioni non mancano per gente in gamba come noi.

Lunga, lunga, lunga vita al CIS e alla sua storia.

Emilio D’Angelo

La scomparsa di un amico del Cis.

Cosimo Riccio é stato un amico prezioso, una persona veramente speciale.

Lo conoscevo da tanti anni, dai tempi eroici di Piazza Mercato a Napoli.
Le nostre famiglie si stimavano molto e le nostre aziende, ai quattro palazzi, stavano a quattro passi, l’una dall’altra, nel cerchio magico che costituì le fondamenta del CIS.

É stato un imprenditore di grandi qualità che ha saputo creare con tenacia ed intelligenza una bellissima azienda che ora continuerà con la nuova generazione il percorso così sapientemente segnato.

Mi colpiva di Lui, la pacatezza, un desiderio sempre vivo di ricercare una mediazione anche nei rari momenti di contrasto.

Affabile, cordiale ha affrontato sempre la vita con coraggio, speranza ed un velo di ottimismo.

Tutto  il mondo del CIS lo ricorderà con affetto ed in particolare noi del Mercato che abbiamo condiviso con Lui un periodo bellissimo di valori, sogni, aspettative e speranze che oggi sono ancora patrimonio comune delle nostre famiglie.

Un forte abbraccio

Emilio

CIS , in assemblea per scegliere il futuro.

Credo che dovremmo prepararci alla prossima riunione del 21 settembre per affrontare con consapevolezza e responsabilità una serena valutazione delle proposte che saranno presentate.

Noi soci del CIS abbiamo vissuto un periodo drammatico che solo da pochi mesi si sta lentamente allontanando, pur lasciando, comunque, una serie irrisolta di difficoltà a carico di tante aziende socie.
Per questo esprimo sincera gratitudine e vivo apprezzamento per l’impegno profuso da tutto l’organo amministrativo in questa prima fase di lavoro.

In questi ultimi quattro anni , tra innumerevoli amarezze e grandi delusioni, abbiamo conosciuto anche significativi successi nella nostra azione sociale, solo quando siamo stati capaci di esprimere un autentico spirito consortile.
I principi associativi che ci unirono, resistono ancora oggi, dopo tanti anni e dovrebbero rappresentare un riferimento sicuro per ogni scelta sociale.

Ho avuto la gioia di lavorare con un gruppo appassionato di colleghi che si è formato prima nel Patto di Sindacato, in condizioni difficilissime e, più avanti, si è allargato, prima con il Comitato per il no alle modifiche dello Statuto ed ancora oggi conserva una confortevole compattezza fra tanti amici del CIS.

Credo che nella prossima riunione ci ritroveremo ancora una volta
insieme per costruire futuro per la nostra Casa comune, non certamente per distruggere o per interessi personali, come ingenerosamente ci dipinsero, per impedire una giusta protesta delle nostre ragioni.
Attraverso l’informazione puntuale e ragionevoli proposte abbiamo realizzato l’unica azione consortile e solidale che si è sviluppata nel momento più buio per la nostra comunità sociale.

Noi non avremmo mai consegnato al ceto bancario il nostro valore associativo, ma la maggioranza ha fatto una scelta più prudenziale, per molti versi, anche comprensibile e noi l’abbiamo condivisa con lealtà.
É una considerazione di fatto non sterile polemica.
Oggi, infatti, il CIS viene amministrato con il determinante indirizzo strategico delle banche che hanno sottoscritto l’Accordo di ristrutturazione, trasformando una parte consistente del loro credito in S.F.P.

Così è e nessuno può cambiarlo!

Non posso tacere che qualche ambizioso tentativo di restaurare il potere d’influenza del precedente regime amministrativo è stato contrastato con chiarezza sin dall’inizio.
Questo ha provocato l’imprevedibile rinuncia del Presidente Giovanni Punzo a mantenere la carica, senza poteri, nel CIS.

La carica fu assegnata dall’Assemblea allo stesso amministratore delegato, dr. Sergio Iasi, privando di fatto la comunità sociale, fondatrice del distretto, di un importante ruolo rappresentativo nel territorio.
Anche questo rimane un rilievo incontestabile, fuori da ogni spunto polemico ed a prescindere da ogni valutazione di merito sulla conduzione amministrativa, per la quale ho già espresso sincero apprezzamento.
Vi ricordo, però, che questo è stato un nostro limite, una nostra debolezza perché non siamo stati capaci, avendone la facoltà, di esprimere un’indicazione unitaria diversa.

Oggi, però, non è più tempo di discutere l’assetto amministrativo del CIS, sarebbe pura follia e velleitaria aspirazione che genererebbe solo danni al progressivo riequilibrio del sistema.

Ora é il tempo della concretezza e dobbiamo offrire piena collaborazione all’organo amministrativo per sviluppare, insieme, un’azione capace di rilanciare il CIS, stabilizzare il processo di normalizzazione del piano finanziario e ricollocare il patrimonio immobiliare disponibile

Abbiamo raggiunto lusinghieri risultati nel primo e più difficile anno della nuova gestione, grazie ai numerosi riscatti che stanno confermando la solidità del comparto associativo, come ho sempre sostenuto, fermamente convinto della qualità del nostro ambiente sociale.

Non posso nascondere , però, che si procede , purtroppo, con troppa lentezza nel processo di ricollocazione ed ancora oggi non emergono indicazioni chiare ed incoraggianti sul progetto definitivo.

Credo che vadano affrontate, alla radice, le cause che, ormai da troppo tempo, ostacolano un reale rilancio della ricollocazione degli immobili inutilizzati ed un ricambio d’utenza più adeguato alla radicale trasformazione del mondo delle produzione e della distribuzione.

Il nodo del problema é la parziale disponibilità di molti lotti ed il frazionamento delle ubicazioni in un centro così esteso.
Molti immobili sono bloccati dal contenzioso giudiziario e quindi non sono effettivamente disponibili.
La disponibilità effettiva di immobili collocabili è molto frastagliata perché é distribuita a macchia di leopardo.

Questi sono i due problemi essenziali che vanno risolti subito attraverso una ragionevole ricomposizione del contenzioso ed una politica realistica di accorpamento, che proponga , alle aziende interessate, condizioni adeguate per favorire gli spostamenti.

Sono scelte strategiche imprescindibili e prioritarie e competono all’organo amministrativo, non all’assemblea e, quindi, vanno condivise dal sistema bancario che deve sostenerle se crede nel progetto.

Non possiamo permetterci altri tentennamenti.

A noi occorre almeno un’isola libera da destinare al progetto Zes, sarebbe meglio che fossero due, per poter sviluppare altri progetti nell’interesse di tutte le aziende socie.

È questa una necessità sociale ineludibile, oltre ad essere una concreta opportunità, formalizzata da un decreto legislativo già approvato, proprio per rilanciare gli investimenti nel Sud.

Tutto il sistema trarrebbe straordinari vantaggi industriali dall’insediamento di una Zes nel nostro territorio.

Spero vivamente che siano questi gli argomenti in discussione ed assicuro sin d’ora la mia piena condivisione per tutte le iniziative che avvieranno una convinta azione di sviluppo e pacificazione sociale, tenendo in gran conto il contenzioso giudiziario e le necessità dei soci più deboli.

Lunga vita al CIS.

Emilio D’Angelo

 

Non guardare indietro, ci sei già stato!

Dobbiamo ammettere che per quanto cerchiamo di guardare al futuro con rinnovata speranza, ci ritroviamo spesso a rimpiangere il passato, ricordando solo i momenti più belli e dimenticando quelli più tristi.
Questo nostro CIS lo abbiamo ritrovato, dopo una breve pausa estiva, ancora peggio di prima.
Sarà il caldo asfissiante, il periodo di fermo stagionale, la complicità del periodo feriale….. ma?
Non credo!
Il problema è molto più radicato nella struttura del nostro sistema e deve essere affrontato con chiarezza e determinazione.
Il CIS, così come fu concepito nel 1986, è obsoleto perché non corrisponde più alle esigenze del mercato, profondamente rivoluzionato dallo sviluppo della rete distributiva e dalla desertificazione dei distretti produttivi nazionali.
Noi siamo stati vincenti per un quarto di secolo perché abbiamo inventato un mercato del commercio all’ingrosso con l’acquisto di presenza dal pronto.
Un’offerta unica al mondo!
Un magazzino di un milione di metri, multi settoriale con prevalenza del tessile, presentato in orizzontale da trecento aziende autonome, unite in consorzio per la logistica ed i servizi.
La crescente distanza tra produzione e distribuzione, la progressiva diffusione della grande distribuzione, la disperata resistenza dei negozi al dettaglio tradizionale nei centri urbani e, soprattutto in provincia, aveva creato le condizioni per sviluppare la richiesta e la ricerca di un centro attrezzato dove i dettaglianti potevano trovare una risposta adeguata alle proprie necessità di approvvigionamento di prodotti assortiti, con prezzi interessanti e sempre pronti a magazzino, con evidente diminuzione del rischio d’impresa.
Ecco spiegate le lunghe colonne all’ingresso e all’uscita del CIS, il traffico sulle strade di accesso, le domeniche di apertura, la carenza di parcheggi, e via così…..
Il CIS rispondeva ad un’esigenza del mercato che oggi non esiste più con le stesse modalità.
Il mondo è cambiato e noi non ce ne siamo accorti in tempo, troppo impegnati a cercare soluzioni finanziarie o immobiliari, inadeguate a sostenere un cambiamento epocale nell’era della globalizzazione.
Questo è il passato, spogliato da ogni polemica.

Da questo punto dobbiamo ripartire, salvando tantissime qualità che sopravvivono nella nostra tradizione d’impresa.
Facciamo insieme una considerazione realistica su quello che dobbiamo salvare dal nostro passato per trasferirlo in un’ideale “Arca di Noè” che ci deve traghettare nel nuovo mondo globale del commercio internazionale.

Io Vi consiglierei di portare con Voi :

– la Base logistica
– l’impostazione consortile
– l’esperienza tecnica, specifica per il Vostro settore
– la capacità di organizzare la creazione di una produzione originale
– l’organizzazione del magazzino.

Carissimi colleghi,

pensare di rifondare il CIS attraverso una trasformazione di facciata è un’opera inutile e disperata perché il CIS non tornerà mai più come prima.
Noi dobbiamo puntare ad un processo di trasformazione delle nostre aziende per proiettare in un mercato vastissimo che richiede prodotti e servizi di stile italiano.
Questo non si inventa da un giorno all’altro ma si costruisce, però, giorno dopo giorno con costanza e coerenza di progetto.
Occorre un rinnovato impegno, soprattutto dei giovani,
Insisto su questo punto, perché i giovani sono più aperti alle innovazioni, sono nati con un computer nella culla, sono più inclini a parlare in inglese e possono volare in giro per il mondo.
Nel nostro guscio nolano , non produciamo più niente, almeno per ora, forse in futuro cambierà , ma per ora bisogna farne di strada!
Bisogna andare fuori, organizzare strutture di vendita esterne per portare in giro per il mondo la nostra offerta.
Come?
Nei modi più semplici e banali, al tempo d’oggi.
Innanzitutto via rete, mettendo in atto un campionario telematico amplificato dalla partecipazione consortile per settore.
Poi, come nella notte dei tempi, torniamo ad essere mercanti in fiera itinerante.
Immaginate il CIS come un grandissimo Tir che si sposta in giro per il mondo con le sue aziende.
Fiere specializzate nel mondo, agenti e rappresentanti, campionari e ricerche di mercato dettagliate.
Il nostro prodotto, se viene adeguatamente organizzato, serve al mercato globale.
La progressiva tendenza di localizzare la produzione mondiale soprattutto nell’Oriente del mondo, ha prodotto sempre crescenti difficoltà per programmare forniture frazionate ed articolate.
Si sviluppa la figura ed il ruolo dell’importatore, tradizionalmente considerato un mero collocatore di beni prodotti all’estero, allo stesso modo il ruolo del grossista, che pure appariva svalutato dall’avanzata della grande distribuzione, acquisisce una nuova e più impegnativa missione.
Il grossista moderno diventa organizzatore di produzione, creatore di linee di prodotti di stile italiano ed infine distributore di quantità di prodotti assortiti ed articolati.
La richiesta del mercato globale non si articola solo sul prodotto, ma, soprattutto, sui servizi accessori che rendono disponibile quel prodotto in quantità e tempi ragionevoli, anche in capo al mondo.
Questo è il nostro territorio, il mondo.
Le centinaia di mercanti che ogni giorno venivano al CIS chiedevano un servizio: merce di buona qualità, ad un prezzo conveniente, da scegliere dal pronto e da portare via.
Il commercio all’ingrosso globale risponde alle stesse esigenze, cambiano solo le modalità di approccio e di consegna.
Questi sono i temi che vorrei affrontare nella prossima riunione convocata dal Cis.
Su questi temi dobbiamo confrontarci, sul futuro, sulla Zes ,
sulla collocazione delle aree, sull’ inderogabile pacificazione sociale.
Il resto sono chiacchiere da bar, nostalgie di un passato che non ritornerà mai più, prepotenze, calcoli o convenienze personali.
Il futuro è già cominciato, i conti sono in sicurezza, l’impianto amministrativo é solido, la guida è seria ed affidabile, ci vuole solo il coraggio di guardare avanti senza rimpianti, né sospetti.

Lunga vita al CIS 

Emilio D’Angelo

 

Una grande occasione per il Sud : Zone Economiche Speciali.

Nell’ultima seduta prima delle ferie e dopo tante tensioni all’interno del governo, il CIPE ha sbloccato 29,5 miliardi di euro per le infrastrutture.
Questo consentirà la realizzazione di molti lavori ed il riconoscimento dell’autonomia finanziaria di Anas, favorendo il processo di integrazione con Ferrovie dello Stato.

In dettaglio il programma di investimenti sino al 2020 prevede l’importo di 23,4 miliardi già finanziati e 6,1 da finanziare.
Il 56 % degli investimenti finanziati interesserà le regioni del Sud Italia e le isole per un totale di 12, 9 miliardi, mentre 5,7 miliardi sono stati assegnati al Centro Italia, 4,4 al Nord Italia e 1 miliardo alle emergenze.

Naturalmente questa distribuzione delle risorse destinate al Sud per recuperare lo storico ritardo infrastrutturale, fra Settentrione e Meridione d’Italia, ha provocato la ribellione del Nord.

É la solita storia che tenta di attribuire al Sud l’incapacità di impiegare le risorse europee che verrebbero restituite alle autorità intracomunitarie, con lo scopo di dirottarle verso un differente impiego.

Questa tesi è stata smentita anche da Confindustria che ha verificato presso la commissione Europea il puntuale impiego di tutti i fondi assegnati al Sud.

La politica di coesione della UE si fonda proprio sul meccanismo di ripartizione del vantaggio del maggior impiego delle risorse al Sud.
É ampiamente confermata la tesi che un impiego di 100 al Sud produce un ritorno di almeno 40 al Nord, proprio perché si recupera l’energia di un’area depressa favorendone lo sviluppo.

Questa tesi viene strumentalmente contestata da alcune forze politiche che stanno proponendo polemicamente una questione “settentrionale”, proprio in contrapposizione a quella meridionale, storicamente consolidata da un secolo e mezzo di aspre battaglie che continuano a privilegiare  gli interessi locali rispetto a quelli nazionali.

Stiamo assistendo, infatti, al tentativo di estendere le applicazioni sperimentali delle Zes ( Zone Economiche Speciali ) a tutto il territorio nazionale, vanificando il principale obiettivo del provvedimento che si propone di attrarre investimenti stranieri per sviluppare un’area del Paese in forte ritardo infrastrutturale con ampie prospettive strategiche per la sua collocazione geografica.

Un autentico ponte che dal Mediterraneo può collegare la nuova strada della Seta verso l’Oriente.

Pensate che l’istituzione delle Zes è stata prevista, su indicazione della Comunità europea, da uno specifivo decreto per il Mezzogiorno, che ha definito l’area di applicazione solo al Sud, individuando nella Campania e nella Calabria le prime due regioni d’insediamento. ( Decreto Sud  DL n.91 /2017).

Le Zes sono determinanti per l’affermazione di una centralità del Mediterraneo nei traffici marittimi e questo passa attraverso uno sviluppo della presenza industriale e commerciale nel Mezzogiorno che avvantaggerà tutto il sistema Paese, includendo necessariamente le risorse umane e professionali del Nord del Paese.

Questo discorso non riguarda solo uno schema di politica economica, ma un fondamentale risvolto storico e sociale che ci riguarda da vicino, molto da vicino.

Non perderei molto tempo in un’inutile polemica storica e revisionista che ci porterebbe ancora più lontano da risultati concreti, alimentando un separatismo fra Nord e Sud che ha fatto già molti danni.

Questa occasione deve essere colta come sistema Paese, infatti la collocazione al Sud delle Zes non è dettata da un criterio clientelare ma da un’esigenza strategica che deve essere accompagnata dall’impegno di imprese tanto del Sud quanto del Nord, anzi proprio dalla sinergia del sistema Italia nascerà crescita, sviluppo e lavoro per i nostri giovani.

Vorrei concentrare la Vostra attenzione su quello che possiamo fare, da ardenti meridionalisti, e quello che dobbiamo fare se vogliamo cogliere un’occasione, forse l’ultima, per recuperare quel ruolo che ci compete in un rinnovato equilibrio economico internazionale.

Noi siamo il CIS e con Interporto Campano, rappresentiamo un Distretto economico di interesse nazionale.
Abbiamo avuto la nostra crisi, ne stiamo uscendo fuori e dobbiamo costruire futuro.

La Zes è un’occasione straordinaria, irripetibile, non possiamo perderla e non dobbiamo ritardare, per nessuna ragione,  l’applicazione dell’iniziativa.

Possediamo tutti i requisiti tecnici per realizzare una Zes ideale, anzi dobbiamo proporci per coordinare anche la crescita e la partecipazione di tutte le aziende del territorio per creare un soggetto  ancora più ampio e sinergico che superi le banali rivalità di settore.

Dobbiamo essere pronti ad effettuare la prima sperimentazione di un distretto integrato che diventi filiera produttiva e distributiva di stile italiano, per proporci  come nuovo modello di sviluppo di commercio con l’estero.

Dobbiamo essere centrali e propositivi per tutte le modalità di trasporto, sia via mare che via terra, su ferro e su gomma, per sviluppare sinergie ed interessi con l’Oriente e tutti i Paesi Mediterranei.

É fondamentale il rilievo che  le Zes prevedono, quale requisito indispensabile, la fruibilità di una struttura portuale ed in questo senso sono stati individuati, per primi, i porti di Napoli, Salerno e Gioia Tauro.

Tracciamo un breve rilievo caratteristico delle Zes per conoscerle meglio, riferendoci ad alcune preziose pubblicazioni del ” Sole 24 ore”.

Zes è una sigla che indica le Zone economiche speciali che sono nate per perseguire l’obiettivo di attrarre investimenti dall’estero o da altre regioni più ricche proponendo incentivi, agevolazioni fiscali o deroghe amministrative.

Nel mondo esistono circa 2700 Zes e gli esempi più rappresentativi vengono individuati in Cina e a Dubai.

In Europa le Zes arrivano più tardi ed al momento sono solo una settantina, fra i quali emergono quelli istituiti in Polonia, 14 in totale.

La misura più importante assunta in Polonia è la Corporate income tax exemption, un’esenzione fiscale che oscilla fra il 25 ed  il 55% a seconda di una serie di condizioni che possono riguardare: la quantità degli investimenti programmati, il numero dei posti di lavoro che si progetta di creare, le dimensioni dell’impresa e il luogo dell’investimento.

Questo è un modello che potrebbe essere perseguito con successo in Sud Italia, ma per farlo dovremmo essere pronti a metterci nuovamente in gioco, come facemmo trent’anni fa.

Non posso tacere, però,  un’insidia concreta che potrebbe minacciare l’esito positivo di un grande progetto: il nostro recente passato!.

Il nostro ambiente potrebbe creare resistenza alla Zes, immaginando un diabolico disegno della grande finanza per perseguire grandi interessi.

Ho ascoltato troppe volte una frase drammatica e negli ambienti più disparati: ” Muoia Sansone con tutti i Filistei”.

È una bestemmia gravissima, nulla giustifica la distruzione di una prospettiva di benessere generale, nessuna ulteriore ingiustizia può rendere giustizia.

Io penso anche alle aziende del CIS inadempienti che sono fallite anche  per impulso giudiziario della nostra società.

Io penso a quelle che sono ancora in difficoltà, per le quali, oggettivamente si sta tentando ogni soluzione per evitare il peggio.

Cari amministratori, non possiamo  pensare di affrontare un progetto così ambizioso, lasciandoci indietro una scia di soci falliti.

Dobbiamo assolutamente mettere al centro della nostra azione il problema del risanamento del passato per poter costruire con successo il nostro futuro.

Siatene certi, solo affrontando  con saggezza ed equilibrio il passato, potremmo garantirci un grandioso futuro degno del CIS, della sua storia e del suo Fondatore.

Avremo tempo e modo di rivedere con maggiore serenità la nostra storia, anche quella più recente e dolorosa, perché da essa noi siamo nati e ci siamo costituiti come una realtà d’impresa consortile, viva e pulsante che rappresenta, ancora oggi, dopo tanti anni,  la più concreta speranza per le nuove generazioni del Territorio. 

Lunga Vita al CIS.

Emilio D’Angelo

Buona vita dal vecchio al nuovo CIS 

Carissimo CIS,

Con queste ultime righe vorrei consegnarti il lavoro di questi ultimi cinque anni con una nota di speranza per il nuovo che avanza ed un pizzico di amarezza per tutti quei sogni che sono rimasti nel cassetto.

Comincio subito dalla parte più bella, una prospettiva nuova e realistica di un rinnovato primato che il CIS potrà realizzare con l’innovazione del suo ruolo da pioniere nel territorio per la nascita e lo sviluppo di una solida filiera che realizzi la produzione e la distribuzione di idee, prodotti e servizi.

Non possiamo sottovalutare la straordinaria portata della modifica della convenzione con l’Asi che renderà possibile l’apertura a nuovi settori merceologici.

La precedente convenzione che risaliva al 5 aprile 1979 prevedeva che i lotti del centro potevano essere destinati, esclusivamente, al commercio all’ingrosso.

Quello fu il nostro primato, il primato di quella generazione di imprenditori, guidati da Gianni Punzo, con passione, impegno e capacità.

Fu il nostro tempo e di quel tempo lascio nel cassetto la gioia e l’orgoglio di esserci stato, ma pure la profonda amarezza per i fallimenti di tante aziende, la sofferenza di tanti colleghi che non meritavano di chiudere in questo modo la loro carriera nel CIS, dopo aver contribuito con grande merito alla creazione del Distretto.

Torniamo al futuro, perché il passato non deve imprigionarci in un malinconico, quanto inutile ricordo, di un periodo glorioso, ormai lontano.

Il CIS deve affrontare il nodo cruciale della ricollocazione delle aree disponibili ed oggi può farlo con un progetto preciso perché la modifica della convenzione Asi consente ” di insediare nel CIS funzioni produttive così come indicate dalla normativa vigente”.

Questo consente la modifica delle destinazioni d’uso delle aree.

Deve partire subito una campagna di ricollocazione dei lotti disponibili favorendo l’ingresso di piccole e medie imprese produttive che facciano filiera con le aziende già presenti nel CIS con marchi propri nei più svariati settori d’impresa.

Deve essere concessa priorità alle aziende socie che intendono proporre un nuovo modello produttivo sinergico con l’attività tradizionale per favorire un effetto di richiamo in tutta l’area.

Non dobbiamo sottovalutare l’opportunità di poter collocare in area CIS-Interporto una probabile Zes ( Zona Economica Speciale).

Corriamo il rischio di perdere un’occasione straordinaria di rilancio per il nostro tormentato territorio solo per continuare ad inseguire risentimenti, più o meno giustificati, o antichi sospetti.

Tutto questo sarà possibile solo in un contesto sociale molto coeso e pacificato, ma, soprattutto, da una nuova volontà sociale che impegni le nuove generazioni in uno sforzo comune di rinnovamento.

Aprire alle nuove attività produttive prelude ad un’idea di filiera e questo richiede che nessuno di noi rimanga chiuso in se stesso ma apri agli altri la propria esperienza cercando convergenze.

Faccio un esempio semplice che mi appartiene.

Noi creiamo tessuti per alta moda sartoriale, artigianato e piccola o media industria manifatturiera ; ci siamo relazionati, in Italia ed all’estero, con la nostra filiera offrendo prodotti e servizi che siano utili, direi di più, indispensabili,  per la produzione artigianale e anche industriale dei nostri corrispondenti.

Vi faccio osservare, che, salvo rare eccezioni, proprio nel CIS non sono nate sinergie sufficienti per fare filiera e questo ha provocato  lo spostamento di molte aziende in altri territori.

Ora si sono create le condizioni per attribuire al CIS un nuovo primato, un ruolo di eccellenza nel sistema produttivo, abbiamo aziende esperte e preparate, capaci di creare filiera, ma occorre un coraggio diverso per affrontare il futuro.

Questo coraggio non viene richiesto solo a noi soci, ma anche a Sergio Iasi, perché non può pensare di affrontare il futuro portandosi indietro, all’infinito, i problemi del contenzioso e dei fallimenti dei soci più deboli.

É stato dimostrato che della famosa area 100.000 mq solo il 30% si può ricollocare subito, il resto è incagliato nelle procedure amministrative di vario livello.

Dobbiamo affrontare questo nodo con determinazione, per riportare pacificazione nell’ambiente sociale e creare le condizioni per il rilancio.

Proprio in questi giorni il dr. Iasi ha compiuto un anno di vita CIS!

Buon compleanno anche al nuovo CIS..

Bisogna dare atto che in un anno ha iniziato e concluso la fase procedurale dell’Accordo di Ristrutturazione ed ha avviato la fase di normalizzazione amministrativa di CIS ed Interporto.

Vi rivelo un piccolo aneddoto che ha distinto il primo incontro con il dr. Iasi alla presenza di Gianni Punzo nel settembre scorso.

Vi ricorderete che il CIS promosse un incontro con i soci per gruppi ben distinti.

A me toccò il gruppo dei dissidenti, quello del Patto di Sindacato, un po’ come la storia dei comunisti che mangiano i (demo)cristiani!

Ci ospitarono nella sala di Presidenza ed io fui invitato a sedere di fianco al dr.Iasi.

Il Presidente Punzo prese la parola per illustrare i vantaggi dell’Accordo e la scelta molto accurata del nuovo amministratore delegato designato dal ceto bancario.

Io lo ascoltai, come sempre, con molto rispetto, pur rimanendo fermo nelle mie convinzioni, e Lui apprezzò molto e mi dedicò un messaggio personale di grande spessore umano che custodisco fra i ricordi più significativi del nostro percorso sociale.

Devo dire che tutti i soci presenti furono molto corretti con il Presidente, confermando che il nostro ambiente sociale è il migliore del mondo per le alte qualità morali e professionali di tutti i soci.

Il dr.Iasi si soffermò a lungo a spiegare in dettaglio tutte le fasi dell’Accordo di ristrutturazione e, soprattutto, la valenza della trasformazione del debito in apporto partecipativo attraverso gli SFP, a suo parere, un vero regalo da parte delle banche. 

Per amore di verità questa opinione non veniva affatto condivisa da molti di noi che ci sentiamo ancora oggi, ingiustamente, defraudati nella nostra dignità sociale. 

Quando fu dato spazio agli interventi, il dr. Iasi, con straordinaria abilità, pose un limite temporale alle sue risposte non consentendo di indagare sulla genesi e sugli effetti della tremenda crisi che ci aveva condotto in area fallimentare.

Talvolta, infastidito dalla riproposizione di certe domande, ha ripetuto, più volte, che, se non risultava gradito alla comunità sociale, poteva tranquillamente andare via, ricordando a tutti che aveva portato con se solo tre camicie in valigia, non più di tre.

Un collega, molto arguto, una volta riferendosi a Lui, disse :

Tanto il dottor Tre Camicie non resterà a lungo qui da noi….

Evidentemente si sbagliava perché il CIS non è un posto che si abbandona per mancanza di emozioni, anzi è forse il contrario, non c’è un posto uguale al mondo dove si possono realizzare imprese straordinarie.

Non é vero, forse?

Bene, é ormai sera per me, é tempo di andar via, Vi lascio ancora per un po’ il blog aperto, magari qualcuno vuole continuarlo…..forse potrei consegnarlo proprio al CIS?

Nell’ultimo mese di luglio solo tre soci sono intervenuti, molti continuano a leggerlo, tanto che, fino ad oggi, sono state registrate 112.000 visite, ma devo amaramente ammettere che  sono diventate rare le partecipazioni al dibattito.

Ora che il CIS é diventata un’autentica casa di vetro non serve più un blog per raccontare gioie e dolori dei soci, basteranno le newsletter CIS  ed a me rimane solo di augurarvi tutto il bene del mondo.

Lunga Vita al CIS.