Qual’è il destino del CIS ?

Il nostro cammino riprende dopo un breve periodo di pausa.

Nel precedente articolo ho rappresentato con chiarezza la necessità di consentire una definitiva e pacifica conclusione dell’annunciata manovra finanziaria.

Non esiste, allo stato dei fatti, una soluzione diversa.

Questa manovra ha un unico pregio e molte carenze nella pianificazione del rapporto sociale e nella prospettiva della funzione del centro nel rispetto della consolidata vocazione imprenditoriale che l’ ha contrassegnata sin dalle origini.

Consente, infatti, il frazionamento del mutuo, mettendo al sicuro l’investimento strutturale dei soci adempienti che finalmente potranno ottenere la riduzione dell’ipoteca in proporzione ai versamenti effettuati, con la facoltà di saldare il residuo debito e riscattare l’immobile, libero da vincoli.

E’ un buon risultato che apre molte prospettive per chi ha regolarmente adempiuto ed ha capacità  individuale di merito creditorio.

Su questa strada dovrà essere incrementata l’attività amministrativa tesa ad  ottenere il riscatto definitivo degli immobili anche attraverso un progetto coordinato di accollo individuale del residuo mutuo, prevedendo un percorso chiaro, snello ed univoco.

Purtroppo, però, la manovra è stata sviluppata solo in questa direzione e non apre alcuna prospettiva sulla richiesta rinegoziazione delle condizioni e della scadenza del mutuo che avrebbero dato maggior respiro alle restanti imprese socie nel segno di un’effettiva continuità della vocazione sociale.

Rimane aperto, pertanto, un vasto fronte di incertezza per circa un terzo delle aziende socie e forse più, che resta affidato solo alla strategia di gestione che sarà attribuita alla discrezionalità del consiglio d’amministrazione.

Le Banche, infatti, sono intervenute solo per sistemare il rapporto di debito del CIS, attraverso strumenti finanziari di partecipazione senza diritto di voto per coprire un’area prevedibile di insolvenza pari a circa 100.000 mq di capannoni.

Questo consentirà di portare a perdita nell’esercizio in corso il disavanzo determinato dal presunto incaglio corrispondente alla quota di mutuo degli insolventi.

La perdita prevista nell’esercizio 2015 di circa 80 milioni di euro, per svalutare i crediti incagliati, sarà bilanciata nel patrimonio societario dai citati strumenti finanziari di partecipazione delle banche.

Il rimborso del residuo debito da mutuo, al netto della quota finanziata, è stato tarato con puntualità sulla previsione di incasso alla scadenza delle quote dei soci adempienti e sul rimborso parziale dei prestiti deliberati a favore di Interporto Campano, limitatamente a 22 milioni sul totale di 38 milioni.

Questa è la differenza fondamentale che distingue la previsione iniziale del progetto di manovra, che prevedeva il totale accollo da parte delle Banche dell’intero importo finanziato e quella, invece, approvata che andrà poi asseverata ed omologata.

In sostanza il ceto bancario non si é accollato, come previsto, l’importo totale finanziato dal CIS ad Interporto ( 38 milioni); importo prelevato, nel lungo periodo di sospensione, dall’incasso delle quote di sub mutuo dei soci solventi.

Il nostro credito, quindi, sarà rimborsato nel prossimo decennio per circa 22 milioni, mentre la differenza, pari a 16 milioni verrà coperta da un titolo rappresentativo di credito convertendo, aumentando la nostra quota di partecipazione.

In effetti dal bilancio 2014 emerge con chiarezza che le insolvenze dei soci hanno prodotto un incaglio per circa 60 milioni, ma nella  stessa misura ha influito l’immobilizzo di risorse finanziarie liquide destinate a prestiti e partecipazioni, dirette ed indirette, ad Interporto.

Questo é il punto critico dal punto di vista finanziario e strategico, aggravato dagli oneri eccessivi  per interessi e perdite sulla quota dei derivati che hanno trovato  copertura solo sui sub mutui dei soci adempienti.

Anche sotto questo aspetto la manovra non ha prodotto alcun effetto sulla prevista transazione con il ceto bancario per anatocismo, stimata, nella relazione di bilancio dell’esercizio 2013, per circa 30 milioni.

Rimane, quindi, vivo l’interrogativo se era legittima, o almeno giustificata, la decisione di deliberare prestiti a favore di Interporto nella consapevolezza del grave stato di crisi finanziaria, senza avere la certezza della restituzione.

Questo interrogativo diventa drammatico se confrontato con la necessità di ricorrere all’azione fallimentare contro aziende socie per importi inferiori al complessivo prestito deliberato.

La questione non é marginale, né polemica, ma introduce un ben più vasto rilievo sulla politica di recupero che sarà posta in essere nei confronti dei soci individuati nell’area di inadempienza virtuale, senza poter utilizzare alcun strumento finanziario di rimodulazione del debito.

In poche parole, il socio in difficoltà o paga tutto e subito oppure deve lasciare libero il capannone, indipendentemente dal consistenza del debito e dall’efficacia del contratto di leasing.

E’ una scelta strategica netta che tende a privilegiare la posizione debitoria di Interporto e non prevede alcun varco negoziale per i soci in difficoltà, che saranno costretti a rilasciare l’immobile, rinunciando al contratto di leasing.

Si ripropone, quindi, un evidente conflitto d’interesse nella gestione di vertice delle due società e, non solo in questa prospettiva, ma anche in futuro nella fase di ricollocazione degli immobili liberati.

Non dimentichiamo che i crediti incagliati relativi agli immobili dei soci insolventi risulteranno svalutati per la prevista perdita, ma, proprio attraverso la ricollocazione di questi cespiti, si dovrà trovare la copertura per rimborsare gli strumenti finanziari anticipati dalle Banche.

L’azione fallimentare ha già prodotto una profonda lesione nel rapporto fiduciario fra socio e società, lasciando irrisolto un problema fondamentale, proprio quello del valore del contratto di leasing.

Ha prodotto, pure, un clima di profonda apprensione tra i soci coinvolti che favorirà il rilascio pacifico dei capannoni per evitare il rigore dell’azione fallimentare.

Dovrebbe essere previsto un protocollo unico di comportamento, non discrezionale, per risolvere le evidenti disparità, in presenza degli stessi diritti ed equivalenti obbligazioni.

Allo stesso modo nessun socio, che abbia interessi specifici in relazione al rapporto di sub mutuo, dovrebbe assumere incarichi amministrativi per evidente conflitto.

Questo rilievo ripropone in primo piano la necessità di una governance di grande equilibrio, priva di ogni condizionamento, anche per evitare il ricorso alla frequente nomina per cooptazione.

Circostanza questa che altera la volontà assembleare, come già  si è verificato nella precedente gestione ed è stato rilevato a verbale nell’ultima assemblea, richiamando l’ipotesi prevista dall’art. 2368 c.c.

La manovra, infine, incide solo nel rapporto di mutuo CIS – Banche, ed è assolutamente indispensabile allo stato dell’opera, ma lascia un ampio spazio amministrativo al CIS nella gestione del residuo debito che, si ricorda, non è stato ridotto, ma ha solo cambiato titolo.

La situazione debitoria verso le banche è stata stimata in circa 259 milioni.

Risulta rimodulata nel piano predisposto ( 2015-2020 ) per 123,40 sulla base di una corretta previsione d’incasso delle quote di sub mutuo, relative si soci solventi, ad al parziale rimborso del credito Interporto per 22 milioni.

La differenza di 136 milioni verrà coperta da con due tranche di strumenti partecipativi, contabilizzati nel patrimonio netto.

Gli strumenti finanziari, entro il 2020, in qualche modo dovranno essere sistemati.

Come?

Questo è il grande interrogativo sul quale si gioca il destino del CIS.

Nei prossimi articoli approfondiremo questo tema, rinnovando il nostro impegno nel Patto di Sindacato con nuovi progetti di azione per una Lunga Vita del nostro CIS.

Nell’occasione ringrazio, con viva cordialità, a titolo personale ed  a nome del direttivo, tutti i soci aderenti al Patto di Sindacato per la grande prova di maturità che hanno dato nell’ultima assemblea.

Emilio D’Angelo

Componente del direttivo del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS S.p.A.

Bisogna fare di necessità virtù .

Ripenso spesso, in questi giorni di vacanza, all’ultima assemblea, sapientemente collocata alla fine di luglio.
Quanto sono bravi i nostri consulenti, riescono a suggerire tutte le soluzioni per viaggiare sotto costa a vele basse.
Non lo dico con ironia, ma pensate Voi alle conseguenze che avrebbe potuto avere quest’assemblea seguita da uno strascico inesauribile di polemiche in un periodo normale di lavoro?
Bravi, molto bravi, quest’assemblea si doveva fare a fine luglio e doveva andare come é andata.
Non esisteva soluzione diversa!
La medicina é amara, ma lasciatevelo dire proprio da me, era l’unica soluzione a questo punto.
Voi pensate che mi sia sfuggita l’adozione del sistema di conta dei voti a favore per l’approvazione del bilancio?
Voi pensate che non sia possibile richiedere la conta nominativa, in presenza di un elevato numero di voti contrari?
Voi pensate che non sia possibile richiedere esattamente l’inverso di quello che é stato ammesso, e cioè di rilevare i voti a favore, per avere certezza assoluta della percentuale di approvazione; rilevare,poi, gli astenuti e calcolare, infine per differenza i contrari?
Una rivoluzione copernicana che avrebbe trovato la stessa legittimazione, ma un risultato diverso.
Lo stesso discorso vale per la nomina del consiglio d’amministrazione, argomento che affronterò in un prossimo articolo per un necessario approfondimento.
Il bilancio, quindi, andava approvato e alla stessa maniera non dovrà essere proposta alcuna opposizione dagli aventi diritto perché l’eventuale contestazione per via giudiziaria potrebbe pregiudicare la necessaria asseverazione, assolutamente indispensabile per l’omologazione della manovra.
Presumo che l’asseverazione non sarà depositata prima della scadenza dei termini per l’opposizione, quindi, all’incirca, entro novembre.
Così doveva andare e così è andata.

Queste considerazioni ci inducono a ritenere che la prossima azione del Patto di Sindacato debba essere sviluppata per realizzare il quorum necessario per la convocazione di un’assemblea straordinaria per modifiche statutarie atte ad istituire un regolamento che normalizzi l’acquisizione del voto in maniera scientifica.
Allo stesso modo dovrà essere rivista e regolata l’attribuzione dei poteri al consiglio d’amministrazione, con particolare riferimento alle deleghe, ai divieti di concorrenza ed ai conflitti d’interesse, oggettivi e soggettivi.
Questo é un punto fondamentale per il futuro del CIS e dovrà essere affrontato confrontandosi correttamente ed in piena libertà, condizioni che, oggettivamente sono mancate sino ad ora per una condizione di sudditanza psicologica di ogni categoria di soci: ” buoni o cattivi”.
Proprio questa distinzione ha determinato questa scelta obbligata, poiché la manovra è stata orientata solo nella direzione di rifinanziare 100.000 mq di capannoni da destinare ad altra impresa con diverso assetto sociale.
Non c’entrano nulla quei cartelloni che pubblicizzano una zona franca Interporto Campano di 100.000 mq.?
Per scegliere il nostro futuro dobbiamo avere una direzione aziendale autonoma e priva di condizionamenti relazionali.
Il Distretto conta molto, è importante salvaguardare un importante investimento, ma conta, ancora di più, conservare quello spirito identificativo del CIS che ha dato fiato e vigore a tutto il distretto, ed, ancora oggi, ha sacrificato 60 milioni tra prestiti ed investimenti in Interporto, eppure é costretta a sopportare una manovra con forte tendenza all’enucleazione di un terzo delle sue strutture.
Solo attraverso una revisione delle regole statutarie possiamo arginare questa tendenza.
Non troveremo certamente collaborazione nel proposito da parte dell’attuale organo amministrativo che ha un obiettivo palesemente contrario.
Speriamo, invece, come Patto di Sindacato, di maturare nel contesto sociale una maggiore maturazione dei soci nel ruolo e nell’impegno.
Questa sarà la proposta che Vi sottoporremo nella seconda metà di settembre con il rinnovo delle iscrizioni e delle cariche.
Ve ne parlerò più avanti.

Un’ultima considerazione la dedico ai soci dichiarati falliti su ricorso del CIS ed a quelli che sono in apprensione per la scadenza del termine di rinvio previsto in ottobre.
State tranquilli, noi non Vi dimentichiamo.
Il problema è complesso e non riguarda solo Voi, ma molti di Voi, circa un terzo dei soci.
Lo affronteremo, lasciamo passare la manovra.

É l’unica strada, tortuosa, insidiosa, sconosciuta, ma é l’unica, dobbiamo percorrerla.
Teniamoci per mano.

Emilio D’Angelo
Patto di Sindacato di voto dei soci CIS S.p.A.

Profumo di ricchezza.

Leggo con piacere su” Il Mattino” del 9 agosto :
“Italo sempre più alla napoletana. Punzo rileva le quote Ntv dei francesi”
Cresce il peso azionario dell’imprenditore napoletano tra i fondatori di Ntv con Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle, attraverso Mdp, la holding, in cui é presente con quote paritetiche il presidente del CIS e Interporto di Nola, detiene il 33,50% di Ntv.
Con l’aumento di capitale questa quota é destinata a crescere ulteriormente rafforzando il ruolo dei fondatori che aderiranno all’aumento di capitale deliberato dall’assemblea per complessivi 100 milioni di euro, impegnandosi a rilevare le quote inoptate dal socio SNCF, le ferrovie francesi che hanno deciso di fare un passo indietro.
Ancora un bel risultato per il distretto CIS Interporto che in un momento così difficile riesce a dare, ancora una volta, un bel segnale di forza finanziaria, sia pure a titolo personale, del suo leader massimo.
Talvolta ci si può saziare anche annusando solo il profumo della ricchezza che non ci appartiene.
Basta girare un poco fra le stradine ed i vicoli della grande finanza e qualche spiffero di benessere, se hai un buon fiuto, riesci a coglierlo.
Solo così, accettando con charme il tuo presente, puoi guardare il futuro che avanza!
Vi ricordate quel classico piagnisteo del dopoguerra:

“Balocchi e profumi”?

Mamma, mormora la bambina, mentre ha di pianto gli occhi….

Per fortuna noi al CIS abbiamo la manovra in corso e tutto é a posto, come canta il ritornello di una cantilena contemporanea: avremo anche noi il nostro agognato balocco, magari non tutti, solo i più buoni.

Vi voglio lasciare con un pensiero ameno per le vacanze, ci rivediamo presto, se Dio vuole.

Eccolo:

La preghiera di un socio.

Il sette agosto 2015 é stato l’ultimo giorno di lavoro del mio settantesimo anno.
Mi sento ubriacato dall’amore della mia famiglia, dalle coccole dei miei quattro nipoti e dall’affetto sincero di decine di amici.
Sono a mille per il consolidato successo della mia azienda di tessuti, rilanciata dall’innesco di forze giovani, cominciando da mio figlio, dai miei tre nipoti e da tutti i miei mitici collaboratori.
Un gioiello di lavoro e umanità che voglio presentarvi con orgoglio, una squadra eccezionale che mi ha reso felice ogni giorno del mio lavoro al CIS, nel nostro CIS.
Mio nonno Giovanni ed il mio bisnonno Filippo sono partiti da Piazza mercato, nella zona dei “quattro palazzi”, mio padre, Umberto, signore con un cuore straordinario e pochi quattrini, mi ha portato per mano nei vicoli della zona con una tappa fissa alla Madonna del Carmine, della quale era talmente devoto da avere l’onore dell’affiliazione all’ordine carmelitano.
Io, dopo una bellissima esperienza alla scuola dei Salesiani, mi sono “preso”subito la laurea del marciapiede, proprio su quello di Via Duomo lato Marina, al n. 310.
La lectio magistralis fu tenuta da don Gennaro Natale, ambulante dei tessuti di Via Lavinaio, impeccabile ed elegante gentiluomo di un tempo che non c’è più.
Ho imparato tutto dai “mercatari” di San Giuseppe Vesuviano, preziosi maestri dell’arte del tessuto e poi dai più fidati collaboratori d’azienda, gente semplice e saggia che mi ha insegnato l’umiltà nel lavoro
Ho rubato il mestiere a tanta gente di valore che rispetterò sempre perché ci vuole molta generosità per essere capaci di trasmettere quello che si conosce.
Quello che ho rubato l’ho donato ad altri perché la scienza non si realizza solo con la conoscenza, ma proprio con la trasmissione.
Per me ogni metro di stoffa é vita che scorre e riproduce benessere e felicità, passando da una mano all’altra.
È una ricchezza inestimabile perché non vive solo per se stessa ma contagia chiunque la tocca.
A settembre porteremo in Fiera a Milano un campionario della passione meridionale per i tessuti, una tradizione mercantile antichissima.
Siamo partiti da Piazza Mercato o dalle zone vesuviane per arrivare a Nola e fondare il CIS, il simbolo più bello della laboriosità consortile del nostro popolo, e ora, con umiltà arriviamo a Milano, portando con noi la cultura al sacrificio, all’impegno e alla dedizione, che rappresentano il nostro primato.
Ecco perché grido con forte convinzione:

Lunga Vita a CIS e alle sue gloriose origini.

La mia storia é molto simile alla Vostra, perché non me la raccontate?
Chi vuole farlo, mi contatti attraversi il blog o via mail, Vi procurerò un’intervista con un ricercatore dell’Istituto Universitario Orientale che conduce un’inchiesta molto interessante sulla nostra storia mercantile dalle origini sino al CIS di Nola.
Bellissima iniziativa, può servire a sentirci più uniti in un momento di difficoltà.

Emilio

Ogni cosa ha un posto, ogni cosa al suo posto.

Cari soci,
vorrei ritornare per un momento, ma solo per un momento sull’esito dell’ultima assemblea per cercare di fare chiarezza.
Mi accorgo, da molti interventi, che c’è una diffusa tendenza a mettere in discussione sempre gli stessi argomenti, riproponendo, da una parte, vecchi problemi e dall’altra uno sterile riscontro dell’esito dell’assemblea.
Ho sempre sostenuto che i numeri non tradiscono mai, perché rappresentano in maniera schematica la realtà.
Quei numeri sono stati fotografati nel bilancio e confermano lo stato di crisi del nostro sistema, delineando in maniera precisa l’incidenza dei due fattori principali che l’hanno determinata: la morosità di una parte dei soci e l’azione di supporto finanziario ad Interporto Campano.
I numeri dicono questo, in maniera inequivocabile.
Le morosità al 31.12.2014, compreso il valore degli immobili ritornati in possesso della società, pesano per circa 59 milioni.
I finanziamenti ad Interporto, per circa 39 milioni, sommati alle partecipazioni strategiche già effettuate, fra CISFI ed Interporto per 21,4 milioni, pesano per circa 60 milioni.
La semplice somma di questi due elementi di calcolo produce il risultato di 120 milioni,  che rappresenta il delta differenziale fra il nostro residuo debito bancario ( 250 milioni ) ed il nostro residuo credito verso i soci ( 100 milioni ) al netto della disponibilità in cassa al 31.12 14 di circa 30 milioni.
É qui che é intervenuta la manovra, opportunamente modulata dal punto di vista finanziario.
É una manovra ragionevole che ci consentirà di ripartire.
Cosa vale continuare a girare intorno ai numeri?
I numeri hanno fatto con chiarezza la loro parte, ora tocca alle idee, alle proposte, al progetto di applicazione della manovra, al controllo rigoroso dei meccanismi di governance societaria.
Continuare a parlare di numeri, di bilancio approvato, di percentuale di voto non serve a niente, alimenta solo un’inutile polemica che ci divide, impedendo di guardare al futuro con l’esperienza del passato.
Occorrono nuove regole di governance, un progetto condiviso di ricollocazione dei capannoni disponibili e di quelli destinati ad essere liberati.
Sono convinto che la manovra sistema le esigenze finanziarie sino alla conclusione del mutuo, ma ci lascia un debito regolato con strumenti di partecipazione nei confronti del ceto bancario.
É proprio lì che il CIS , la nostra società consortile, si gioca la sua partita.
Dipenderà da due elementi fondamentali:
La capacità di ottenere il rilascio concordato e pacifico dei capannoni nella disponibilità dei morosi;
La destinazione dei capannoni liberi per la ricollocazione o altra impresa più conveniente.
Solo un progetto chiaro, indirizzato esclusivamente all’interesse specifico della nostra impresa, può creare le premesse per la restituzione del prestito partecipativo e garantire una Lunga Vita al CIS.
Tutto il resto sono chiacchiere inutili e polemiche pretestuose che non mi appartengono.
Il Patto di sindacato ha condiviso all’unanimità la mia proposta di opposizione al bilancio per dare un segnale di responsabilità sul passato.
É l’espressione di una consapevolezza dei numeri e di condizionamento delle future strategie aziendali, non un ostacolo alla manovra, necessità ineludibile.
Il bilancio é stato approvato a maggioranza: cosí  é stato e così doveva andare.
Rimangono da sistemare molti aspetti della nostra vicenda finanziaria e mi riferisco ai punti nevralgici della questione.
Il primo é stato da me già considerato e riguarda le modalità di rilascio e ricollocazione dei 100.000 mq di capannoni individuati nell’area della morosità.
Il secondo é quello della restrizione dell’ipoteca per i soci adempienti con la possibilità di riscattare definitivamente gli immobili e cancellare l’ipoteca in presenza di merito creditorio.
Il terzo, e non ultimo, é quello dei soci dichiarati falliti.
A questi dico che la manovra non nega ma dona speranza perché restituisce alla società l’equilibrio necessario per individuare un modello operativo compatibile con la loro condizione, che in mancanza non sarebbe stato praticabile.
La strada è ancora lunga, non dobbiamo dividerci su questioni marginali o, peggio ancora, polemiche inutili.
Dobbiamo puntare esclusivamente ad un progetto forte e coeso sugli obiettivi primari, con un profondo cambiamento delle regole di governance nel rispetto dei ruoli e del nostro vissuto.
Nei prossimi giorni, dopo un necessario periodo di pausa, approfondirò i temi trattati con proposte e progetti, anche nell’area commerciale, perché non dobbiamo dimenticare la ragione che ci ha tenuto insieme per trent’anni.
Lunga Vita al Cis.

Emilio D’Angelo

Ho pubblicato l’articolo n. 200.

Grazie a Voi che mi avete seguito sino ad ora con 54.000 visite.

Il CIS non è malato di vecchiaia ma di gestione.

Cari soci,

Siamo tutti reduci da un’assemblea importante che ricorderemo a lungo.

Quest’assemblea non è un punto di arrivo, ma di partenza.

E’ il primo, timido ed incerto passo verso un effettivo rinnovamento del nostro CIS, ma un passo significativo.

Solo uno sprovveduto poteva pensare di risolvere tutto in una calda serata di luglio, una situazione complessa che investe molteplici e differenti interessi e necessità.

L’altra sera abbiamo realizzato obiettivi importanti.

La manovra, nel bene e nel male, ha definitivamente allontanato il rischio imminente della mancanza di continuità sociale. Ora occorre attendere con serenità i tempi tecnici per l’asseverazione e l’omologazione, circa 90 giorni.

Solo dopo, si potrà riproporre un confronto sulla gestione societaria, individuare metodo ed obiettivi, senza pregiudizi.

La manovra è la medicina amara, ma necessaria, è un farmaco salvavita, una soluzione ineludibile.

Ci sono momenti nei quali non hai scelta, come un naufrago che si aggrappa all’ultima scialuppa per salvarsi. Quel naufrago non si domanda perché la nave stava affondando, ma lotta solo per la sua vita.

Quando arriverà a terra e si sentirà al sicuro, allora comincerà a domandarsi perché ed eviterà di trovarsi nelle stesse condizioni.

Noi soci, aderenti al Patto, abbiamo onorato il nostro impegno sociale con un comportamento esemplare.

Siamo stati determinati, responsabili ed equilibrati.

Abbiamo rappresentato le nostre ragioni, senza mai alzare la voce, abbiamo evitato ogni provocazione ed abbiamo realizzato il nostro legittimo obiettivo:

Lunga vita al CIS.

Volevamo che la manovra fosse accolta da tutti per ciò che è: l’ unico rimedio allo stato dei fatti.

Abbiamo posto la questione di un immediato confronto, dopo l’omologazione dell’accordo, per una verifica delle cause che ne hanno determinato la necessità, una ricerca  tesa ad individuare un nuovo progetto di gestione, in un clima di ritrovata condivisione, non una ricerca di responsabilità sterile e pretestuosa.

Per coerenza con i rilievi contabili puntualmente indicati nella relazione, abbiamo votato contro il bilancio, perché rappresenta l’esito di una gestione che ha richiesto un intervento veramente eccezionale.

Eravamo consapevoli che il bilancio sarebbe stato, comunque approvato, ed abbiamo voluto dare una prova di forte coesione ed impegno sociale per favorire un necessario rinnovamento.

Quella lunga coda di soci che, sia pure con passo incerto, ha avuto il coraggio di sfidare convenzioni e abitudini consolidate  per dichiarare il proprio impegno sociale, è stato un grido appassionato  per le nostre radici consortili:

 LUNGA VITA al CIS.

Sono fiero di Voi, non Vi curate delle critiche faziose, Voi siete il cuore del CIS.

Noi non abbiamo sfidato nessuno, abbiamo sfidato il presente perché crediamo nel futuro.

Nessuno di noi, dico nessuno, ha mai usato parole o atteggiamenti lesivi dell’onorabilità dell’organo amministrativo ed è veramente doloroso ascoltare accuse lanciate nel mucchio e di questo sono profondamente deluso.

Sono certo che dipende dalla tensione e dall’affaticamento sopportato in questo lungo e difficile periodo.Ho grande comprensione per questo sforzo che apprezzo con lealtà.

A noi non appartiene la cultura delle accuse anonime che, purtroppo, circolano nel nostro ambiente.

Vigliacchi sono quelli che lanciano accuse anonime e rancorose che affondano radici in un terreno che non abbiamo mai coltivato.

Noi siamo quelli del Patto, che mi onoro, di rappresentare con tutto il direttivo in parità di ruolo.

Noi siamo quelli che in due anni hanno pubblicato 200 articoli firmati, affrontando i temi più difficili nel rispetto della legge e della dignità umana.

Noi siamo quelli che continueranno a battersi per affermare i principi della correttezza, dei reciproci diritti e soprattutto dei doveri che ognuno deve assumersi, nel proprio ruolo, per conseguire un obiettivo di effettiva solidarietà sociale.

Noi non diciamo ” grazie Presidente ” per poi allontanarci dalle responsabilità, quando il quadro generale appare incerto. Quello era il senso della contestazione sulle cooptazioni.

Noi pensiamo che il Presidente abbia il dovere di intervenire quando la barca imbarca acqua e deve farlo con equilibrio, senza far cadere in mare nessuno dei naviganti.

Siamo severi, forse scontrosi, ma leali e parliamo chiaro.

Qualcuno si domanda:

“ma cosa credete di aver ottenuto con la vostra azione in assemblea?

Tutto è tornato come prima.

Bilancio approvato e consiglio nominato, come voleva il Presidente che, così, ha rafforzato il suo potere.”

Vi sbagliate.

Il potere si consolida con l’intreccio delle reciproche convenienze, con l’opportunismo, con il silenzio complice.

Una corretta gestione  del potere, inteso come autorità equilibrata e necessaria, deve essere supportata da una base sociale responsabile, capace di sviluppare una critica costruttiva ed una funzione di controllo, attraverso un confronto, talvolta duro, ma leale, a viso aperto, senza compromessi.

Credo che il 29 con molta fatica e qualche tensione, che andava evitata, abbiamo raggiunto un punto di equilibrio.

Dobbiamo aspettare con serenità l’omologazione della manovra, dando una prova di grande coesione sociale ma di intenso fermento rinnovatore.

E’ difficile, ma lo faccio da due anni.

Voglio concludere con una proposta al Presidente ed al nuovo consiglio, appena nominato.

Propongo di congelare sino a manovra omologata tutte le attività giudiziarie, nei limiti consentiti dalla legge, per avviare subito dopo un serio e sistematico progetto di ricomposizione delle vertenze, anche quelle che, purtroppo, si trovano in area fallimentare.

Questo è un punto che mi sta molto a cuore, per una questione d’immagine che non è forma ma sostanza del nostro essere il CIS.

A me non è passato inosservato un passaggio dell’intervento del consulente finanziario, dr. Chiapparoli.

Egli ha riconosciuto che mai aveva incontrato una realtà consortile così forte e numerosa e lo ringrazio a nome di tutti.

Non vorrei che solo noi, non fossimo capaci di riconoscere la nostra forza sociale, portandoci a confondere un serio e responsabile impegno sociale  con un po’ di ” casino ” di quattro scalmanati.

Speriamo che questi scalmanati d’amore per il CIS aumentino: a settembre riapriremo le iscrizioni e adegueremo la nostra linea ad una nuova progettualità.

Vorrei proporre una particolare attenzione del Patto ai seguenti argomenti da sviluppare a manovra omologata:

La formulazione di un modello operativo semplice ed efficace per pervenire rapidamente al riscatto ed alla portabilità del mutuo residuo per le aziende che hanno merito creditorio.

Un progetto organico di definizione del contenzioso giudiziario affidato ad un consigliere delegato all’incarico dal consiglio d’amministrazione.

Un quadro chiaro di riferimento per la ricollocazione dei capannoni disponibili su proposta del consiglio d’amministrazione ed approvato dall’assemblea.

Per fare questo occorre un clima di chiarezza e di fiducia che si può ricostruire solo con un nuovo assetto sociale ed organizzativo.

Rinnovamento non significa distruggere il passato ma valorizzarlo.

Avrete notato che  l’altra sera in assemblea c’erano tanti giovani, non facciamo invecchiarli, accompagniamoli, quello è il nuovo CIS ed è stato un po’ trascurato.

Auguro a tutti un sereno periodo di riposo e vedrete che, con maggiore serenità, riusciremo a trovare la strada giusta.

Emilio D’Angelo

Componente del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS S.p.a.

A nome e per conto di tutto il direttivo.

Voto contrario all’approvazione del bilancio.

Si riporta il testo integrale della motivazione di voto contrario all’approvazione del bilancio consegnata al signor notaio nel corso dell’assemblea del 29 luglio 2015.

Noi questa sera siamo chiamati ad esprimere il giudizio dei soci sui risultati di bilancio e solo di quello vorrei parlare.

I risultati del bilancio rappresentano in maniera chiara la strategia aziendale e il grave rischio per la continuità, ampiamente riconosciuto dall’organo amministrativo e dal collegio sindacale.

Nella relazione del Collegio Sindacale si legge che il bilancio è stato redatto nel “presupposto della continuità” aziendale e che i principi dello stesso, i relativi criteri di valutazione assunti e così ogni prescritto postulato di riferimento, ancorché apparentemente non del tutto consoni agli usuali e stereotipati dettami legislativi, trovano il concreto riscontro nella sostanza della citata manovra.

Conclude dicendo che il piano è finalizzato a riportare l’esposizione debitoria entro limiti sostenibili ed assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria ed economica del CIS.

L’accordo dovrà essere formalizzato secondo le procedure previste dall’art.182 bis L.F.

Il dichiarato stato di crisi ha determinato la necessità della manovra ed il ricorso alle prescrizioni della L.F.

Esaminare, in questa sede, solo gli effetti della manovra sarebbe fuorviante, perché il merito della questione non è se aderiamo alla manovra, ma perché facciamo una manovra nell’ambito della L.F.

Solo se determiniamo dall’analisi di questo bilancio qual’ è il nostro punto critico, potremo gestire in futuro la manovra con criteri rigorosi.

La manovra è un rimedio indispensabile, non la causa della crisi.

Non abbiamo scelta, se farla o non farla, anzi dobbiamo sperare che sia asseverata ed omologata, per poi ripartire. Questo è il punto: ripartire, ma in quale direzione?

Vi pare ordinaria la vasta risonanza nei Tribunali del Territorio di una società che agisce contro i suoi soci?

Vi pare ordinaria la destinazione di prestiti ad Interporto per € 38.609.000 sottraendo risorse destinate alla riduzione del mutuo, in un momento di profonda crisi di finanziaria?

Vi pare ordinaria la gestione di un conto economico che, solo per l’attività specifica del Centro, si trova in perfetto equilibrio, anzi presenta un risultato positivo di € 385.231, ma, denuncia una perdita d’esercizio di € 6.777.186 e di € 16.211.841 nei tre ultimi esercizi?

Vi pare ordinaria la gestione di una società che riduce il patrimonio sociale con perdite che derivano, in parte, anche da un’impostazione strategica che punta ad accumulare 100.000 per destinarli ad un nuovo investimento e non all’immediata ricollocazione dei capannoni disponibili?

Vi pare ordinaria la gestione finanziaria di una società che presenta una perdita d’esercizio costituita dall’incidenza determinante degli oneri finanziari per € 3.751.629 e spese di consulenza per € 3.198.219?

Vi pare ordinaria la gestione finanziaria di una società che per mettere in sicurezza i versamenti effettuati dai soci adempienti   li costringe ad accettare l’ingresso delle Banche nel capitale della società?

Vi pare ordinaria la gestione di una società che a bilancio presenta un residuo debito, fra capitale ed interessi, di 251 milioni di euro e, per lo stesso titolo, ha un credito verso i soci di 100 milioni, dei quali solo 22 scaduti ed il resto a scadere entro 5 anni?

Vi pare ordinaria la gestione di una società sulla quale già grava un’iscrizione ipotecaria per un importo complessivo di 749 milioni di euro sul patrimonio immobiliare mutuato e deve ricorrere anche all’ ingresso delle banche creditrici nel capitale?(rettifico “capitale in patrimonio sociale”)

Nella manovra non c’è alcun provvedimento che consenta ai soci anche la più remota possibilità di rinegoziare il mutuo, di allungare la scadenza, di dare respiro a quelli che si sono trovati in difficoltà, pur riconoscendo le responsabilità individuali delle aziende morose.

L’unica possibilità per evitare il fallimento è quella di consegnare le chiavi ed andare via, per ammassare capannoni da destinare ad altre invenzioni finanziarie.

I soci morosi hanno fatto lo stesso danno dell’Interporto con una differenza fondamentale.

Mentre i soci morosi sono falliti ed hanno perso tutto, anche il maggior valore dei contratto di leasing, per Interporto Campano è stata strutturata una manovra che prevede il ripianamento del debito in dieci anni per 20 milioni e la cartolarizzazione della somma residua di 16 che si aggiungerà alla già consistente somma di partecipazione, tra Cisfi e Interporto.

Sono pochi i numeri da fissare bene in mente:

Al 31.12.2011 le morosità dei soci ammontavano a 26 milioni (compreso il valore di 8000 mq di capannoni) Al 31.12.2014 le morosità dei soci ammontano     a 58 milioni (compreso il valore di 25000mq di capannoni) con un incremento di 32 milioni in 3 anni e di 17.000 mq. di capannoni nei tre anni

A questo punto rileva il confronto con gli immobilizzi delle somme destinate in prestito ad Interporto: 38, 6 milioni; a tale importo se aggiungete le partecipazioni fra Cisfi ed Interporto per 21,4 milioni arriverete ad impiego totale di risorse di circa 60 milioni di euro.

Solo in questo modo si può spiegare lo stato di crisi e la necessità di questa manovra.

Il debito residuo verso le banche assomma a 251 milioni.

Risulterebbe ripartito in 121 milioni entro i 12 mesi, 91milioni entro 5 anni, e 39 oltre i cinque anni, ma per   effetto dell’interruzione per tre anni dei versamenti in conto mutuo, la nostra società ha perso il beneficio del termine per tutto il residuo debito che risulta immediatamente esigibile.

Per contro i crediti verso soci, per la stessa natura, sono 100 milioni dei quali solo i 22 richiamati prima sono scaduti mentre i residui 78 sono a scadere nei 5 anni, conservando il beneficio del termine nel rapporto di sub mutuo per i soci adempienti.

Questi pochi numeri dimostrano che il delta fra debiti per mutuo e crediti da sub mutuo è 150 milioni e che tale differenza non dipende solo dalle morosità dei soci, ma in eguale misura dalla inopportuna destinazione di risorse ad Interporto.

Dimostra, pure, che l’azione fallimentare intrapresa contro alcune aziende socie, ha creato una grave incertezza sulla capacità contrattuale della società, atta a garantire il definitivo riscatto dell’immobile concesso in locazione finanziaria, e non ha ottenuto risultati apprezzabili sotto il profilo patrimoniale.

Ora quegli immobili, sottratti prima ai soci inadempienti, e, sino ad ora, al mercato immobiliare per la ricollocazione, sono solo una posta virtuale di bilancio e non una risorsa.

Proprio questo è il punto critico della vicenda.

La strategia e la gestione amministrativa del CIS sono state indirizzate in maniera univoca.

Favorire le necessità finanziarie del contiguo Interporto e privilegiarne la ricollocazione immobiliare in regime di concorrenza.

Favorire una manovra, ormai indispensabile, per far finanziare dal ceto bancario uno stock di 100.000mq di capannoni da destinare ad altra impresa.

La manovra, in sostanza, copre e normalizza il flusso previsto dai rimborsi del sub mutuo, dal parziale rimborso dei prestiti Interporto (circa 20 milioni) e dai fondi liquidi (circa 32 milioni).

Copre, quindi, 123 milioni di debito verso le banche per ottenere il necessario frazionamento dell’ipoteca.

La manovra persegue e realizza questo risultato, ma non prospetta alcuna strategia di ricollocazione dei 100.000 mq di capannoni, un terzo del CIS, che dovrebbero rientrare in possesso della società.

L’ingresso delle Banche nel capitale della società è assolutamente ineludibile, allo stato dei fatti, per coprire, nello stato patrimoniale, la prevista svalutazione dei crediti nella misura di 96,7 milioni.

Il punto fondamentale è: esistono altri 75.000mq di capannoni nella disponibilità dei soci morosi e se esistono quale sarà la strategia di rilascio?

Altro inquietante quesito riguarda il valore del contratto di leasing nel suo rapporto con il debito residuo da sub mutuo.

Ed, infine, come sarà gestita la fase di ricollocazione, indispensabile per restituire al ceto bancario la somma finanziata a patrimonio con strumenti partecipativi.

Esprimo quindi, fermo voto contrario al bilancio presentato ed auspico un profondo rinnovamento della gestione amministrativa.

Emilio D’Angelo

Fine del testo consegnato.

Nota di redazione.

Nel merito  delle modalità di acquisizione del risultato della votazione si rileva quanto disposto dall’art. 2375 c.c. che prevede testualmente che il verbale “deve, altresì , indicare le modalità e il risultato delle votazioni e deve consentire, anche per allegato, l’identificazione dei soci favorevoli, astenuti e dissenzienti.”

L”identificazione dei soci favorevoli, pur richiesta dai soci contrari per chiamata diretta, è stata effettuata per differenza residuale, dopo quella relativa ai contrari ed agli astenuti, in ordine diverso da quello prescritto dalla norma.

“Nel verbale devono essere riassunte, su richiesta dei soci, le loro dichiarazioni  pertinenti all’ordine del giorno.” (art. 2375 c.c. ultimo capoverso comma 1)

Rilevo a proposito l’eccezione sollevata ai sensi dell’art.2386 del c.c. sulla consistenza della maggioranza degli amministratori nominati dall’assemblea nel decaduto consiglio che ha presentato la bozza di bilancio.

Un’assemblea veramente ordinaria.

Trovo veramente inconcepibile che per avere un confronto su argomenti vitali per la continuità sociale, bisogna ridursi all’unica opportunità imposta dalla legge: l’assemblea ordinaria.
L’unica, dopo un intero anno.
La più grande beffa : un’assemblea ordinaria!
Scusate ma cosa c’è di ” ordinario ” in questa assemblea?
Una sola cosa : lo stile di gestione.
Vi pare ordinaria la gestione di una società che presenta una raffica di ricorsi di fallimento contro i propri soci, mettendo in ginocchio decine di aziende?
Vi pare ordinaria la vasta risonanza nei Tribunali del Territorio di una società che agisce contro i suoi soci, senza tentare alcuna soluzione commerciale per evitare l’onta del fallimento?
Vi pare ordinaria la destinazione di prestiti ad Interporto per circa 38 milioni di euro, sottraendo risorse destinate alla riduzione del mutuo, in un momento di profonda crisi di finanziaria?
Vi pare ordinaria la gestione commerciale di ricollocazione dei capannoni ritornati nella disponibilità della società, evitando di favorire ogni transazione di cessione dei contratti di leasing per alleggerire il debito con ricambio di utenza?
Vi pare ordinaria la gestione di un conto economico che, solo per l’attività specifica del Centro, si trova in perfetto equilibrio, anzi presenta un risultato positivo, ma chiude l’esercizio con la perdita più alta nei tre ultimi esercizi?
Vi pare ordinaria la gestione di una società che riduce il patrimonio sociale con perdite complessive negli ultimi tre esercizi di circa 16 milioni di euro?
Vi pare ordinaria la gestione strategica di una società che punta ad accumulare 100.000 mq di capannoni per destinarli ad una profonda trasformazione della vocazione costitutiva, attribuendone il controllo ai poteri finanziari?
Vi pare ordinaria la gestione di un piano finanziario che conferma la spaventosa incidenza degli oneri finanziari, aggravandola con faraoniche spese straordinarie di consulenza?
Vi pare ordinaria la gestione di un progetto di ripianamento che, per mettere in sicurezza i versamenti effettuati dai soci adempienti, li costringe ad accettare l’ingresso delle Banche nel capitale della società?
Vi pare ordinaria l’interruzione, sin dal dicembre 2011, dei versamenti alle banche per il mutuo principale, assolutamente ingiustificata dalle morosità dei sub mutuatari, come si evidenzia dal riscontro documentale per l’ampia differenza della consistenza dei debiti e dei crediti della stessa natura?
Eppure proprio su tale circostanza la società ha strutturato un piano di ripianamento della debitoria aziendale ex art. 182 bis della Legge Fallimentare, ammettendo formalmente lo stato di crisi, senza prevedere nel progetto alcun intervento a favore delle aziende in difficoltà per salvaguardare i consolidati diritti acquisiti con il contratto di leasing, formalmente concluso con il pagamento di tutti i canoni.
Nella manovra non c’è nessun provvedimento che consenta ai soci anche la più remota possibilità di rinegoziare il mutuo, di allungare la scadenza, di adeguare il tasso d’interesse alle attuali favorevoli condizioni del mercato.
L’unica possibilità per evitare il fallimento é quella di consegnare le chiavi ed andare via, in modo da consentire l’ammasso di capannoni da destinare ad altre invenzioni finanziarie.
Per contro il credito verso Interporto per finanziamenti equivale a circa 38 milioni ai quali vanno aggiunte le partecipazioni per 21 milioni per un totale di circa 59 milioni, importo pressoché equivalente ai crediti scaduti da sub mutuo.
Infatti i soci morosi hanno procurato al CIS lo stesso danno dell’Interporto con una differenza fondamentale.
Mentre i soci morosi sono falliti o dovranno arrendersi, perdendo tutto, anche il maggior valore dei contratto di leasing rispetto al debito, per Interporto è stata strutturata una manovra che prevede il ripianamento del debito in dieci anni per 20 milioni, con il maggior rimborso nei primi cinque anni, e la trasformazione del debito residuo, circa 16 milioni, in strumenti partecipativi che si aggiungeranno alla già consistente partecipazione.

Benvenute Banche nel capitale del CIS, in un’assemblea decisamente ordinaria, la comunità sociale, ormai avvilita da tre anni di incertezza, confermerà la svendita a prezzi stracciati della più bella realtà consortile d’Europa, modello della capacità imprenditoriale di questo Sud sempre più profondo che muore strozzato dall’ingordigia di un futuro che ci esclude.

il ceto bancario, già forte per un’iscrizione ipotecaria solidale di 749 milioni di euro su un residuo credito da mutuo di 251 milioni di euro, fra capitale ed interessi, dopo aver incassato 185 milioni di euro, dei quali 92 in conto capitale, rinforzerà la sua posizione dominante, con l’ingresso nel capitale sociale, senza lasciare nessuno spazio di ripianamento ai legittimi proprietari degli immobili.

Un lungo applauso chiuderà questa assemblea veramente molto “ordinaria”.
Tutto continuerà come sempre perché i buoni separati dai cattivi guarderanno al futuro, ignorando passato e presente.
Servono altri 75.000 mq da consegnare alle Banche : è una realtà ineludibile!
Nessuno, allo stato dei fatti, potrebbe fare diversamente.

Solo noi, insieme, possiamo cambiare la storia del CIS.

Quest’articolo è dedicato, con passione ed affetto, al mio amico Eduardo Celentano nel trigesimo della Sua scomparsa.
Mi confessò più volte la Sua amarezza per la condizione del nostro CIS con grande fiducia e viva cordialità.
Nella prossima assemblea Dino, purtroppo, non avrà voce ma la Sua presenza sarà vivissima nei cuori di quei soci coraggiosi che si batteranno sino all’ultimo per un CIS più giusto e solidale.

Lunga Vita al CIS e alla Sua onorata memoria.

Emilio D’Angelo

Componente del direttivo del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS S.p.A.

Don Chisciotte, ai soci del Cis

Condivido e pubblico il commento postato questa mattina dal socio Gaetano Casillo

componente del direttivo del patto di sindacato di voto del CIS spa

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Propongo e dedico questa parte di una famosa canzone di Francesco Guccini, intitolata Don Chisciotte, ai soci del Cis:

“Mio Signore io purtoppo sono un povero ignorante
e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente
ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia?
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre
dove regna il “capitale”, oggi più spietatamente
riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
al potere dare scacco e salvare il mondo intero?

Mi vuoi dire caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
perchè il male ed il potere hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità
farmi umile e accettare che sia questa la realtà?

Il potere è l’immondizia della storia degli umani
e anche se siamo soltanto due romantici rottami
sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte
siamo i grandi della Mancha
Sancho Panza e Don Chisciotte!”

Tutto il testo in realtà è molto bello, ed è possibile leggerlo ed ascoltarlo cliccando sul seguente link (copiatelo e incollatelo nella barra di navigazione di internet se non dovesse funzionare il link):

http://youtu.be/pUR2QxLJRE8

Buona Domenica e Buona Assemblea a tutti.

La forza straordinaria dei numeri.

Cari soci,

Vorrei invitare tutti a partecipare con animo sereno alla prossima assemblea.
Non lasciatevi prendere dall’ansia e decidete secondo coscienza.

La domanda non è: manovra sì o manovra no.
La domanda è: perché siamo arrivati a questo punto?

Perché la continuità del CIS deve dipendere da una manovra che dovrà essere asseverata e poi omologata da un magistrato ai sensi della Legge Fallimentare?

La risposta sta nei numeri, proprio in quei numeri che siete chiamati a valutare in una calda serata di fine luglio, quando andreste volentieri in vacanza.
Non sono i miei numeri, né quelli del Patto, sono i numeri esposti nel bilancio.
Quei numeri basta leggerli, parlano da soli e dicono cose certe, incancellabili, non sono malevoli insinuazioni di un gruppo di scalmanati, sono certezze contabili, il frutto troppo maturo di una precisa strategia finanziaria.
Voi Tutti avete il diritto e il dovere di averne contezza.
Questa è la nostra responsabilità.

Quei numeri tracciano un disegno preciso, non lasciano solo una scia luminosa ma indicano una direzione univoca, una specie di cometa che arriva da lontano e punta al futuro.

Siate certi che la forza della verità emerge con chiarezza, solo attraverso i numeri.

I numeri non sono opinioni, sono solo numeri, nient’altro che numeri, immutabili, insopprimibili numeri.
C’è solo un modo per fermare la verità che avanza attraverso i numeri: sopprimerne la conoscenza!

Avremo poco tempo in assemblea per parlare di numeri, si cercherà di parlare di altro, partendo da un lontano glorioso passato, delle nostre umili origini di mercanti, della fine del commercio all’ingrosso, grossolana menzogna, e poi, se non basterà, si parlerà di buona o cattiva fede.
Io vorrei parlare solo di numeri, nient’altro che numeri.
Riuscirò a farlo?
Dipende da Voi, solo da Voi.

In quei numeri sta scritto non solo il nostro passato ma anche il nostro futuro.
I numeri non perdonano, non giudicano, i numeri parlano e dicono sempre la verità.
Vi prego, se veramente amate il CIS, affidatevi ai numeri, non lasciatevi trascinare in inutili polemiche, alzereste solo polvere che vi impedirà di leggere i numeri, nascondendo il passato ed annullando il futuro.
Un’ultima domanda vi sarà proposta, la più importante:
Chi gestirà la manovra e con quale obiettivo?
Anche a questa domanda troverete la risposta nei numeri del passato che hanno preparato il futuro.
Solo nei numeri, il resto sono chiacchiere per giocolieri del destino.
Speriamo che possa aiutarvi a leggerli.
Sarà dura, ma ci proverò.

Lunga Vita al CIS.

Emilio D’Angelo

Una bella riunione : protagonista il nostro CIS.

Cari lettori,
sono molto contento dell’esito della riunione di ieri sera: è stata perfetta.
Sono tornato indietro di tanti anni, quando il CIS ci appassionava perché, tra mille contrasti ed opinioni diverse, tutti ci impegnavamo a cercare una soluzione.
Mi avete fatto il più bel regalo che potevo sperare di ricevere,mi avete regalato la precisa sensazione di un corpo vivo che non si rassegna a morire, di un’idea straordinaria di impresa consortile che rappresenta la forza e il coraggio di un popolo di mercanti.
Quell’idea, Gianni, l’hai creata Tu, è Tua ti appartiene, come appartiene a noi.
Uno solo è il protagonista: il CIS.
Noi siamo uomini, destinati a passare, ma le idee, no, non passano, vivono in eterno e questa è un’idea bellissima.
A noi, però, è affidata la custodia di quest’idea, abbiamo un compito arduo, molto impegnativo, mai come in questo momento.
Ieri abbiamo ricevuto la gradita visita di Stefano e Franco.
Era stata concordata con me, con cuore aperto ed animo lieve.
Stefano, in apertura della riunione ci ha confidato di aver rassegnato le dimissioni dal consiglio d’amministrazione da circa un mese.
E’ una scelta personale che va rispettata, avrà avuto le sue ragioni.
Di seguito ha introdotto l’intervento di Franco con un appello alla coesione sociale che ci trova, da tempo, in perfetto accordo.
Franco ha subito distinto la sua posizione di non aderente al Patto di Sindacato, si è dichiarato impegnato a trovare una composizione fra gli opposti schieramenti ed ha annunciato che il Presidente gli aveva confidato la sottoscrizione della manovra da parte delle Banche. Ed infine ha rivolto un nuovo appello all’unità.
Ho dovuto subito osservare che non esistono due schieramenti,ma uno solo è il corpo sociale; esiste, invece, o almeno dovrebbe esistere, una dialettica vivace ma corretta, sulle vistose incongruenze della nostra gestione finanziaria, clamorosamente emerse con il ricorso alla manovra ed alla tutela della Legge.
La nostra non è una posizione di contrasto, ma di responsabilità, nel rispetto della legge, delle convenzioni e della dignità dei ruoli.
Avrei anche aggiunto, se non si fossero allontanati anzitempo, che l’approvazione della manovra per noi, aderenti al Patto, era un fatto scontato, perché in quel senso si era espresso il Presidente nella relazione della bozza di bilancio.
Per noi la parola del Presidente vale, più di quanto vale per le persone a Lui più vicine.
Infatti la riunione di ieri era incentrata proprio sulla bozza di bilancio e sulla specificità della manovra, rilevando, esclusivamente, i dati dalle relazioni depositate nella sede amministrativa della società.
Un confronto utile che tende a costruire un percorso condiviso con una migliore e più approfondita conoscenza dei fatti.
Vi garantisco sul mio onore che nessuno, dico nessuno, dei soci aderenti al Patto è animato da intenzioni ostili, ma Tutti, pochi o molti che siano, desiderano ardentemente portare avanti con dignità ed equilibrio il nostro CIS ideale.
Non esiste un Patto di Sindacato ostile, in nessuna forma può esistere.
E’ proprio della natura costitutiva dell’organo para sociale l’esclusiva funzione di collaborazione con l’organo amministrativo, la coesione sociale, l’attività di controllo puntuale sui fatti rilevanti della gestione, in nome e per conto dei soci aderenti.
Il nostro, poi, è un Patto particolare, un patto fra gente d’onore, che, proprio quando dovrebbe esprimere la sua efficacia, in assemblea, rinuncia all’utilizzo strumentale delle deleghe a favore di una maggiore partecipazione per stimolare la passione ed il coinvolgimento individuale.
E’ vero sarebbe utile e produttivo incontrare il Presidente.
Vi ricordo che per me il Presidente è Gianni, ci chiamiamo per nome da oltre mezzo secolo e mai, dico mai, mi è mancato il rispetto per l’uomo e il Presidente. Rispetto che non deve confondersi con allineamento su posizioni non condivise; che rispetto sarebbe, questo si chiama opportunismo e non mi appartiene.
Non ho nessuna difficoltà ad incontrare né Gianni e tanto meno il Presidente.
Questo desiderio l’ho già manifestato in altre occasioni.
Voglio chiudere questo intervento con un’immagine dolcissima.
Ieri sera, dopo la riunione, mi sono attardato a parlare con un gruppo di soci.
Si è fatto tardissimo, non ce siamo accorti, si parlava di CIS, solo per costruire, tanti ricordi tenerissimi di un glorioso passato.
Mi ha colpito molto la passione dei soci e la premura straordinaria di Donato che, vedendomi solo, ha chiesto a suo figlio, un giovane di straordinaria sensibilità, di seguirlo, perché preferiva viaggiare con me, data l’ora tarda.
Caro Donato, senza di Te, con la luce scarsa sarei finito ad Afragola…
Anche mia moglie Assunta Ti ringrazia e, quasi a mezzanotte, mi ha accolto con un sorriso ed un segno di sollievo e mi ha chiesto se volevo mangiare qualcosa.
Benedetto Dio per i suoi doni generosi.

LUNGA VITA AL CIS

Emilio

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