Verbale dell’assemblea dei soci del CIS: un ponte verso il futuro.

Vorrei accompagnarvi fino all’ormai prossima assemblea che concluderà, con la nomina del nuovo direttivo, tutti gli adempimenti previsti dall’Accordo di ristrutturazione del debito del nostro CIS.
Come ricorderete nell’assemblea del 22 dicembre u.s.è stato approvato a maggioranza il bilancio dell’esercizio 2015 ed anche tutte le modiche statutarie necessarie per applicare le formalità previste dall’Accordo di ristrutturazione del debito.
Tali modifiche statutarie consentiranno, infatti, di chiudere il percorso previsto per l’emissione degli SFP.
Voi tutti siete consapevoli che, approvando il bilancio che riportava una consistente perdita d’esercizio, conseguente alla svalutazione dei crediti, di fatto avete approvato il piano di ristrutturazione.
Un bilancio, approvato con una perdita d’esercizio di 145 milioni, presupponeva la necessaria accettazione della manovra, per evitare l’impraticabile ripianamento della perdita da parte dei soci.
Ecco perché noi soci, aderenti al Patto di Sindacato di voto, abbiamo espresso voto contrario all’approvazione del bilancio, così come veniva presentato, e ci siamo, invece, astenuti dal voto per l’approvazione delle modifiche dello Statuto.
Questo per due motivi.
Il primo è un motivo tecnico, infatti le modifiche dello Statuto in prima convocazione dovevano essere approvate con una maggioranza del 50% + 1 e, quindi il nostro voto contrario sarebbe stato ininfluente.
Il secondo è un motivo strategico che conserveremo come principio generale sino alla definitiva conclusione della nostra tormentata vicenda sociale.
Il nostro voto contrario alle modifiche dello Statuto, a bilancio approvato, avrebbe provocato solo una ulteriore frattura nel nostro contesto consortile, già così duramente provato dall’azione fallimentare e dal lungo periodo di incertezza.
La scelta votata dall’Assemblea è stata accettata  come scelta vincolante per tutti i soci e merita rispetto.
Siamo tutti consapevoli, e lo abbiamo spiegato fino alla noia, che l’approvazione dell’Accordo avrebbe fortemente mutilato la nostra sovranità assembleare.
Abbiamo rinunciato ai nostri diritti amministrativi e a quelli patrimoniali.
In parole semplici non avremo più facoltà patrimoniali su eventuali utili d’esercizio, se non in misura irrisoria.
Le nostre scelte strategiche saranno sottoposte al vaglio dei rappresentanti degli SFP che potranno opporre diritto di veto motivato.
Il prossimo consiglio d’amministrazione, nominato dall’Assemblea, dovrà prevedere, anche per il futuro,  la presenza di due rappresentati degli SFP e di un amministratore delegato, indicati dal ceto bancario creditore.
Il Presidente non avrà più poteri amministrativi, ma solo la rappresentanza legale.
L’Assemblea potrà liberamente nominare i consiglieri d’amministrazione di rappresentanza sociale che completeranno la lista di quelli indicati dal ceto bancario.
È chiaro che la limitazione dei poteri amministrativi, determinata dall’opzione del diritto di veto esercitabile dai rappresentanti degli SFP, potrà essere compensata solo con una fattiva e leale collaborazione fra i rappresentanti della base sociale e quelli del ceto bancario.
Non sono ragionevoli ulteriori polemiche poiché il complesso Accordo approvato ha previsto dettagliatamente tutte le condizioni e i vincoli da rispettare.
Il margine di manovra nel quale può operare la discrezionalità del consiglio d’amministrazione è limitato all’implementazione del piano industriale e, quindi, alla fase di ricollocazione degli immobili disponibili, nonché a tutti gli organizzativi e strategici per un miglior funzionamento del sistema di imprese.
Vi unisco il link del verbale dell’assemblea del 22 dicembre, dal quale potrete rilevare la verità documentale.
Sarà necessario  abbandonare ogni risentimento e proporre un comportamento collaborativo, lavorando per unire e non per dividere, nell’interesse prevalente del CIS.
Nella prossima assemblea non troverà spazio alcuna  ipotesi di liste alternative, il CIS è uno e presenterà un’unica lista, espressione univoca della volontà assembleare, nel rispetto dei ruoli e delle tradizioni
e dell’impegno profuso per una vita intera dai protagonisti della nostra storia. Troveremo nel tempo, modo, equilibrio e ragione per sanare ogni lesione e riprendere con serenità il nostro cammino.

Il nostro sogno?
Lunga Vita al CIS…..

L’unica verità?

Il verbale di Assemblea dei soci del CIS S.p.A del 22.12.2016

Il coraggio di un popolo di mercanti che si carica sulle spalle il passato, riprende il cammino e costruisce, passo dopo passo, il suo futuro.

 

Verbale di Assemblea dei Soci del CIS del 22.12.2016
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La memoria del passato è maestra di futuro.

Sabato 18 Febbraio a pagina 8 Il Sole 24 ore ha pubblicato un’informazione pubblicitaria a firma Gianni Punzo.

Il lungo e apprezzato testo esordisce così :
“Avendo verificato l’ampia disponibilità degli azionisti di andare avanti sulla strada intrapresa negli ultimi 30 anni, il CIS e l’Interporto sono pronti a ripartire.”

L’intervento prende spunto dal rigetto dell’opposizione al decreto di omologa dell’Accordo di ristrutturazione del debito presentato dai rappresentanti di cinque aziende, già socie del CIS, sottoposte a procedura fallimentare.

Continua, dichiarando:

“Ci siamo guadagnato il diritto di sopravvivere, nonostante che circa 100 aziende del CIS abbiano minato il sistema con il loro comportamento, rischiando di metterne in pericolo l’esistenza.”

Di seguito un approfondito profilo storico sin dalla fondazione del CIS, attraverso la nascita di Interporto e l’identificazione del Distretto come entità geografica di attività complementari con differente e separata struttura societaria.
Tale evidenza, correttamente espressa in questa sede, non ha trovato efficace rilievo,invece, nell’evoluzione storica che ha segnato il lungo periodo di crisi del Distretto.
Infatti grave e determinante è stato per il CIS supportare con partecipazioni e prestiti lNTERPORTO e CISFI impegnando complessivamente circa 70 milioni di euro.
Importo sottoposto  ad una consistente svalutazione nei subordinati Accordi di ristrutturazione dei debiti sia di CIS che di Interporto.

Ed ancora: non è generosa l’attribuzione di responsabilità a cento aziende socie su trecento, che avrebbero  “minato con il proprio comportamento la sopravvivenza del Sistema”.
Dagli atti amministrativi risulta che l’incaglio relativo a questi inadempimenti scaduti valeva un importo inferiore  ai finanziamenti effettuati da CIS ad Interporto e, pur considerando l’importo a scadere ed ulteriori incagli, il complessivo onere per 100.000 mq di capannoni poteva essere recuperato, come sarà recuperato, attraverso la vendita degli immobili destinati alla ricollocazione.

Un corretto richiamo del passato può essere utile per costruire il futuro, e non si può ignorare la crisi profonda di gestione dell’intero distretto che ha coinvolto Interporto e trascinato CIS sino a determinare la necessità di intervenire in area fallimentare con una manovra di ristrutturazione del debito per un valore complessivo di circa 450 milioni di euro.

Eppure, ancora oggi si afferma:

“Quindi in definitiva la logistica è in grande sviluppo ed è il motore del distretto e sarebbe possibile anche un ampliamento dell’Interporto.
Mentre, la distribuzione commerciale ha esaurito la sua missione e occorre individuare per parte del Cis; per il Vulcano l’obiettivo ora è renderlo vivo e dare centralità alla Piazza.”

Se queste sono le premesse, mi sembra di tornare a vivere l’incubo di un CIS, commerciale, senza futuro.Un agghiacciante restaurazione di un passato che tutti vogliamo allontanare.
Sarebbe un errore gravissimo e assolutamente contro ogni logica ed attualità.
CIS, impresa consortile di creazione e distribuzione di prodotti di stile italiano, è parte essenziale e qualificata della nuova frontiera del commercio che organizza e crea la produzione destinata ad un mondo globalizzato che richiede prodotti e servizi collegati.
I servizi di logistica sono essenziali, ma sono sempre servizi e, quindi, dipendenti dallo sviluppo dell’area commerciale, senza un’area commerciale efficiente, questi servizi a chi vengono dedicati?

È  quello che è già successo: le strutture immobiliari e tecniche sono cresciute in proporzione superiore allo sviluppo commerciale e produttivo, creando un deficit nella struttura finanziaria impegnata a sostenere uno sforzo superiore alle necessità dell’utenza.

Questa è la differenza fondamentale  tra una vocazione di produzione immobiliare ed una vocazione d’impresa di distribuzione.

Voi, Soci del Cis dove Vi collocate?

Volete continuare a finanziare  pietre e sistemi o finalmente volete tornare a creare e distribuire prodotti e fare impresa, la Nostra impresa?

Questo sarete chiamati a decidere tra poco in Assemblea:

il ritorno all’antico, ad un sistema di gestione che non crede in noi, ma chiede a noi ed impiega nella logistica integrata,

oppure

un progetto serio per il futuro, promosso da tecnici preparati,  per fare nuovamente C. I.S. senza dover inseguire più sogni di gloria per ritrovarsi impelagati, alla fine, fra mutui, interessi, derivati, avvocati, tribunali.

Nelle ultime assemblee, per cinque anni, non si è parlato di altro, cercando solo i colpevoli, senza mai guardare un momento dentro alle proprie carte.

Chi non ha potuto rimborsare il debito ha pagato il prezzo più alto perdendo impresa e dignità, i soci in bonis hanno pagato con la perdita dei diritti patrimoniali ed amministrativi attribuiti al ceto bancario che hanno finanziato il debito con gli Strumenti Finanziari Partecipativi, e chi ha amministrato quale prezzo ha pagato?

L’Assemblea ha scelto di subire la manovra per evitare il rischio del fallimento, non ha approvato l’Accordo ma lo ha accettato perché non aveva scelta.

Queste, però, rimarranno chiacchiere fra noi, chiacchiere che non costruiscono futuro, se non scegliamo di cambiare.

Il nostro futuro resta fortemente condizionato dal potere bancario che ha vincolato la validità dell’Accordo ad alcune ineludibili condizioni.

Quella più determinante è la formazione della governance societaria per garantire il rispetto del piano finanziario e di quello industriale.

Attraverso lo strumento del diritto di veto, i rappresentanti degli Strumenti Finanziari Partecipativi possono esercitare sul consiglio d’amministrazione una notevole influenza nell’indirizzo strategico.

In sostanza l’amministratore delegato, designato nel’Accordo, diventa l’elemento di convergenza di ogni decisione, sia pure intrapresa in un clima di cordiale e fattiva collaborazione.
La figura del Presidente, che prima risultava centrale, è stata invece, ridimensionata ad un ruolo di rappresentanza legale, conservando il prestigio della carica ma non il potere,  che,  anzi, è stato espressamente escluso e penalizzato con una clausola risolutiva espressa.

Nel prossimo futuro, per implementare l’Accordo e realizzare la costituzione degli SFP previsti, sarà necessario nominare un nuovo consiglio d’amministrazione ed un nuovo collegio sindacale.

Il ceto bancario avrà il diritto  di nominare i suoi rappresentati, almeno due tecnici e l’amministratore delegato, l’Assemblea, invece, nominerà i suoi rappresentati a completamento del numero complessivo previsto, ferme restando le limitazioni d’esercizio della carica previste dall’Accordo.

Una prima integrazione dell’amministratore nella vita sociale, ha già prodotto un confortante avvio e qualche risultato di rilievo che ha ridotto, con importanti accordi, il notevole contenzioso in atto da antica data.

Sarà necessario consolidare la collaborazione con il nuovo organo amministrativo per immaginare un percorso condiviso al fine di realizzare il piano finanziario e, soprattutto, quello industriale.
Non è determinante il ruolo o l’incarico di chiunque di noi, ma la condivisione dei progetti e la pacificazione del contesto sociale, dopo un interminabile periodo di incertezza.

É inconciliabile, però, un nuovo progetto di sviluppo del Cis con i criteri amministrativi sperimentati nell’ultimo quinquennio.

Questo sia ben chiaro sin dall’inizio.

Non lasciamoci sorprendere dal futuro.

Lunga Vita al CIS.

Emilio D’Angelo
Patto di Sindacato di voto dei soci CIS.

Un decreto che restituisce valore al diritto alla vita del Cis.

CORTE D’APPELLO DI NAPOLI

DECRETO DI RIGETTO n. Cronol. 142/2017 DEL 16/02/2017 RG n.2319/2016

Un breve stralcio dell’aspetto più significativo del decreto di rigetto dell’opposizione in appello presentato dall’Associazione Confedercontribuenti a tutela dei singoli soci delle imprese socie del CIS, dichiarate fallite.

Chi vuole può prendere cognizione del testo integrale del Decreto. A me interessa sottolineare due aspetti principali che emergono con vigore.

Il primo riguarda il caso specifico dei ricorrenti, per la condizione di aziende fallite:

“Ancora più rilevante, tuttavia è il difetto d’interesse ad agire dell’opponente.

l’art.182 BIS non legittima qualunque soggetto a proporre opposizione, ma solo chi abbia un interesse giuridico protetto ex art.100 c.p.c, consistente in un concreto pregiudizio che possa derivare dall’accordo di ristrutturazione.”

Ancora più importante è il secondo aspetto che attiene alla mancanza di legittimazione di tutti i soci ad opporsi all’accordo di ristrutturazione.

“La giurisprudenza di merito ha poi escluso anche la legittimazione dei soci ad opporsi all’accordo di ristrutturazione: il socio di società di capitali non ha alcun interesse, né legittimazione ad opporsi all’accordo di ristrutturazione dei debiti proposto dalla società ai sensi dell’art.182 bis L.F.

L’interesse del socio al potenziamento e alla conservazione della consistenza economica dell’ente, e quindi della propria quota, è, infatti tutelabile esclusivamente con strumenti interni di carattere societario e non implica la legittimazione a denunciare in giudizio atti esterni, quali il compimento di negozi giuridici stipulati dalla società la cui validità, anche qualora ne venga sostenuta la radicale nullità, resta contestabile solo dalla società stessa.”

Cari soci,

questo decreto qualifica in maniera inoppugnabile la linea strategica ed il comportamento del Patto di Sindacato di Voto dei soci del CIS.

Abbiamo mantenuto ferma la nostra azione critica nei confronti dell’organo amministrativo, manifestando nella sede assembleare il nostro dissenso nelle forme previste dalla legge, e ciò anche in occasione dell’ultima assemblea nel dicembre scorso.

La volontà assembleare merita rispetto ed in quella Sede la maggioranza ha approvato l’Accordo con consapevolezza e responsabilità.

Quella volontà deve trasformarsi in forza attiva e produrre valore per la nostra scelta ed il nostro contesto sociale.

Forse abbiamo perso una buona occasione per rimediare in maniera pacifica alla grave lesione sociale che hanno prodotto i fallimenti, ma sono certo che il CIS, con il suo nuovo organo amministrativo, saprà  individuare le migliori opportunità per chiudere dignitosamente questo doloroso evento della nostra vita sociale.

Io, ed i colleghi del Patto per il CIS,  ce ne faremo portavoce con grande passione.

Questo è un impegno d’onore.

Non affermo questo per invogliare ad evitare ulteriori ricorsi, anche perché l’accordo sarà, comunque, implementato, ma solo per manifestare la mia ferma convinzione che un percorso comune e condiviso può consentire a tutti di uscire definitivamente da questo incubo, l’incubo del fallimento del CIS e di tutto il DISTRETTO.

Con immutato vigore, gridiamo sempre : Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo

Fondatore del Patto di Sindacato di Voto dei Soci CIS 

Decreto di rigetto Corte d’Appello

Centomila contatti, un urlo di amore per il nostro CIS .

Centomila volte grazie per aver fatto vivere il blog del CIS.

Lunga Vita al CIS ci accompagna dal 13 settembre 2013.

È stato un urlo di amore per la nostra Casa comune nel periodo più buio della nostra vita sociale.
Non posso dimenticare lo sconforto di tanti colleghi che mi hanno confidato il terrore per la chiusura forzata delle proprie aziende.
Alcune lettere le conservo come memoria preziosa di un dono speciale: la riconoscenza reciproca.   

Quanta dignità ho apprezzato in tanti soci che hanno subito l’azione fallimentare, riconoscendo, con straordinaria lealtà, le proprie responsabilità!

Non mi darò pace sino a quando non avremo trovato riparo a questa profonda lesione sociale.

Per molti questo blog è stato un compagno fedele, per alcuni uno strumento di informazione, per altri un’occasione per esprimere il proprio malumore.

Ho sempre moderato con attenzione ogni  intervento e questo ha ridotto la partecipazione e i commenti, ma non volevo realizzare un covo del rancore ma una fonte di speranza ed una corretta informazione.Non ho mai accettato l’inutile polemica o la cultura del dileggio, anche a scapito del consenso.

Ringrazio tutti, chi mi ha osteggiato e chi mi ha deriso, chi mi ha usato e chi mi ha accompagnato in rigoroso silenzio per non esporsi, ma abbraccio con viva riconoscenza solo quei pochi che mi hanno sempre dimostrato affetto e stima.

Sono profondamente deluso dallo stato dei fatti, dominati ancora, dopo circa quattro anni,  da un’ingiustificabile incertezza.

Nell’assoluta indifferenza dell’interesse superiore della comunità sociale, resiste ancora una contesa giudiziaria fra una confederazione sindacale che rappresenta una decina di aziende fallite ed il nostro organo amministrativo che non può intervenire sulle posizioni contabili asseverate in area fallimentare  perché senza il passaggio in giudicato del decreto di omologa l’Accordo di ristrutturazione del debito non è efficace.

Questo, purtroppo,  è un circolo vizioso, un balletto interminabile di responsabilità che può essere interrotto solo da una reciproca consapevolezza della gravità della situazione e da un gesto di buona volontà.

Questi sono fatti,  non chiacchiere di bottega.

Vi domando chi ha il diritto morale, civile e, forse anche giuridico, di impedire ad una comunità di trecento aziende di accollarsi la croce di chi non ha pagato e anche di chi ha commesso errori amministrativi, pur di sopravvivere?

Tutte le ragioni delle aziende fallite possono e devono trovare ragione ed udienza nelle sedi opportune, prima fra tutte nelle procedure fallimentari amministrate dalla stessa Giustizia invocata con supponenza di ispirazione superiore.

Quale Giustizia si realizza opponendosi ad un decreto di omologazione di un Accordo di ristrutturazione di un debito che pesa come un macigno sulle aziende socie che hanno pagato, aggravando il peso di ulteriori interessi ?

Noi, Patto di Sindacato di voto, ci siamo lealmente confrontati in Assemblea, esprimendo  il nostro voto contrario all’Accordo ma ci siamo adeguati con responsabilità ad una scelta dolorosa ma ineluttabile.

Abbiamo palesemente criticato, per oltre tre anni, la gestione amministrativa ma non possiamo vivere in eterno un’inutile risentimento che provocherebbe solo un’ irreversibile disastro e la vanificazione dei sacrifici e dell’impegno di trent’anni di centinaia di aziende e migliaia di addetti.

Se questo è incoerenza e tradimento,  allora la Giustizia non esiste, perché consente che il risentimento di pochi, ancorché possa essere giustificato, penalizzi  la comunità sociale, estranea ad ogni responsabilità nel merito.

Questa è la verità che emerge con drammatica evidenza nell’indifferenza delle parti, affidate alla cura dei legali.

Il tempo passa e pregiudica sempre di più l’implementazione del piano industriale, l’unica concreta ipotesi di rilancio del Cis e dell’intero Distretto.

Fra qualche giorno la Corte di Appello di Napoli pubblicherà la decisione sul ricorso e, qualunque sia l’esito, si potrebbe avviare una nuova ed ultima fase di dibattito giudiziario.

Noi non possiamo più aspettare e continuare a dilaniarci in questa interminabile fase di stallo.

I tempi dell’impresa non si conciliano con quelli della giustizia.

Nell’interesse generale, superiore e prevalente, è necessario avviare al più presto il processo di ricollocazione degli immobili liberi ed assicurarsene il controllo, anche attraverso un’operazione di autofinanziamento per coprire il disavanzo di 47 milioni previsto nel Piano Finanziario.

Solo se avviamo l’attività di ricollocazione, possiamo rimettere in equilibrio il nostro sistema d’impresa.

Occorre proporre senza ulteriore indugio un progetto di finanziamento, aperto a tutti, e per far questo bisogna sistemare senza equivoci e fraintendimenti la nuova governance societaria, adeguandola alle prescrizioni dell’ACCORDO di Ristrutturazione del debito, approvato dal’Assemblea.

Auspico un rinnovato impegno per individuare un punto d’incontro nel conflitto giudiziario che impedisce l’attuazione dell’Accordo.

Lunga Vita al CIS.

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Cos’è il CIS?

Cos’è il CIS?

Forse un cumulo di capannoni allineati in otto isole?
No!
Allora è il Centro commerciale all’ingrosso più grande del mondo?
No!
E va bene, come fai a non pensare al distretto d’impresa più grande del Sud?
No! Non mi basta per niente.

State parlando di cose, di numeri, di oggetti, non mi basta, in un posto così ci sarei rimasto solo qualche giorno,e poi sarei scappato via di corsa.
Sarei tornato nella mia Piazza Mercato, con il vociare dei vicoli, con il traffico, il posteggio con il “guardamacchine”, con il carretto che vende le limonate, e la mia bella Basilica del Carmine…

Invece no, sono rimasto a Nola e ho visto crescere un sito meraviglioso, dove trecento, fra donne e uomini coraggiosi, hanno trasformato una campagna in un giardino, hanno trasformato quattro lastre di cemento nei più eleganti magazzini della settima strada.

E Tu c’eri!

E quando il CIS, in pieno,ampliamento, stava per essere travolto dall ingiusto sospetto di mafia e si ribellò compatto,

Tu c’eri!

E quando abbiamo “fatto” la Banca Popolare,con tanto orgoglio,

Tu c’eri!

E quando in quaranta, Presidente in testa e Peppino di Capri al seguito, siamo andati in Fiera a Mosca,

Tu c’eri!

Si, Tu c’eri sempre e pure io c’ero, innamorati della nostra idea di Cis, un CIS con un volto umano, con testa e cuore.

Dov’é finito il mio CIS?

Dove ho portato mio figlio, la mia gente;  a chi ho dedicato tanti impegni?

Oggi arriva un uomo dal Sud e mi racconta un CIS che non riconosco, che non mi appartiene.
Vorrei fargli vedere il mio CIS.

Ve lo dico con grande umiltà, non dimenticate che il CIS siamo noi;  abbiamo fatto tanti errori, provocato e subito danni.
Abbiamo mille torti e una sola ragione comune: la nostra passione per il Cis.

Non disperdiamo il nostro valore comune, la nostra solidarietà sociale, non illudiamoci di trovare giustizia nella vendetta, né di trovare pace nella lotta senza quartiere.
Non dimenticatelo mai, noi siamo il CIS, tutti dal primo all’ultimo.

E infine scusatemi per qualche sfogo che avrei dovuto ignorare per amore di pace.

Domani potrebbe essere un grande giorno, il primo di una nuova era con un volto antico. 

Lo spero con tutto il cuore e se non sarà così ci riproveremo.

Lunga Vita al CIS.

Emilio 

Dedicata ad Antonio e alla sua famiglia, un socio che sta lasciando per sfortuna il CIS con grande dignità.

Con affetto.

 

La fiducia può esaurirsi, se si vuol troppo cimenterla.

Vi riporto qualche dichiarazione che la scorsa settimana è stata pubblicata su Face Book.

Per me, che ho impiegato gli ultimi quattro anni della mia vita per dedicarmi, senza sosta, ai problemi del CIS e della nostra comunità sociale, é veramente gratificante leggere questi apprezzamenti.

Guarda caso, vengono da alcune persone che durante questi anni sono passate da me in qualsiasi ora del giorno per cercare conforto, trovando sempre accoglienza.

Talvolta sono gli stessi per i quali ho mortificato la mia natura per chiedere, a chi ne aveva il potere, un rinvio, una sospensione, una soluzione, una risorsa.

In questo straordinario treno che é la vita è bello riconoscere i propri compagni di viaggio, almeno si può fare ancora in tempo a scendere.

 Non mi rimane che capire chi mi ha denunziato prima, comunque  non casco male, sempre un Presidente mi capiterà.

Vuoi vedere che, andando via, potrei individuare l’unico interesse comune?

Buon proseguimento a tutti, senza di me starete sicuramente meglio, magari mi convocherete in Tribunale, se sarete così cortesi da invitarmi, tanto uno più o uno meno che conta, basta che trionfi la  Giustizia.

Ah dimenticavo, a proposito di Giustizia, mercoledì 8 si discute il ricorso della Confedercontribuenti avverso al decreto di omologa del Piano di ristrutturazione del debito del CIS che non può essere implementato proprio perché manca il passaggio in giudicato.

Vi ricordo che siamo ancora in area fallimentare e la mancanza di un Accordo giuridicamente valido, a bilancio approvato con 140 milioni di perdite, apre due sole prospettive per i soci solventi:

la ricapitalizzazione o i libri contabili in Tribunale.

Questa è l’unica ragione, proprio l’unica, che mi ha tenuto legato al Cis, dopo il deliberato assembleare, nel quale il nostro gruppo sociale ha espresso, con lealtà, palese voto contrario soccombente.

Sarà ora responsabilità delle parti in disputa giudiziaria stabilire  se è giusto impedire a 290 aziende socie di realizzare, a proprie spese, un laborioso progetto di rinascita per difendere, proprio in quella sede, i legittimi interessi di otto soci esecutati con l’azione fallimentare.

Spero che esista una Giustizia pure per i soci “normali” , quelli che hanno pagato e  subito la manovra, quelli che hanno rinunciato a diritti amministrativi e patrimoniali e si preparano a mettere mano alla tasca, ancora una volta, dopo aver adempiuto per trenta, dico trent’anni, ad ogni obbligo contrattuale o iniziativa consortile.

47 milioni di euro, tanto sarà necessario raccogliere fra i soci solventi per realizzare il nuovo piano industriale.Questo è quanto occorre per far tornare a vivere il CIS e riqualificare il Distretto, dando vita e certezza a centinaia di imprese e migliaia di famiglie che occupano il territorio.

È questo, per colpa di chi?

Scegliete Voi, certamente non per colpa dei soci solventi, senza diritti!

In un Paese normale il Presidente di una società in dissesto finanziario avrebbe favorito la formazione di un nuovo gruppo dirigente, i soci falliti per inadempimento non avrebbero ostacolato la realizzazione di un Piano di salvataggio della stessa società danneggiata e la società, attraverso il suo nuovo organo amministrativo, avrebbe offerto ai soci falliti una dignitosa riabilitazione per il discriminante ed eccessivo ricorso all’esercizio dell’azione fallimentare.

Questo era il progetto  di un imbecille.

EccoVi, ora,  la mia più recente raccolta, leggetela, ho scelto le più tenere, Vi risparmio i commenti più generosi, dove vengo tacciato di essere un venduto o un codardo, da gente che pretende di dare lezioni di onore ad un popolo di mercanti che da generazioni vive con impegno  e umiltà la più bella storia d’impresa d’Italia….

LUNGA VITA AL CIS 

Buona lettura,

La prima:

Devo dire che questo blog da anni, ci regala false speranze e inutili illusioni. Ma non è per cattiveria o per interesse. Noi dobbiamo assolutamente essere grati al suo ideatore, che ci ha sempre consentito di avere uno spiraglio… Solo che noi, pur ringraziando, abbiamo comunque cercato e percorso strade alternative, non fidandoci della mediocritá che contraddistingue la maggioranza degli “umani”‘esseri. E comunque ringraziamo e avremo un occhio di riguardo per l’unico uomo che ha sempre cercato la via della giustizia e della legalità.

Nonostante le sue debolezze , emerge in un mondo di invertebrati…. E come si dice… “nel mondo dei ciechi, chi ha un occhio è il RE”.

28 gennaio 2017 Confedercontribuenti Campania ore 00,19

La seconda:

Ma ci sei o ci fai? Credo che tu veramente non abbia capito nulla. Prono e supino ad aspettar di altri il parer, rimarrai vittima del tuo inutile pensier…… Sei un perfetto imbecille! Saluti! Ahahahahah.

28 gennaio 2017 Confedercontribuenti Campania ore 00,00

La terza:

O il Dottor Iasi attuale amministratore del CIS è uno che ha la possibilità di trovare soluzioni per salvare le imprese punite e fatte fallire o è un soggetto che rivendica grandi operazioni e nei fatti è incapace di spostare anche le virgole.

Adesso basta. Nessun avvocato potrà risolvere nulla.

Ci sono stati chiesti incontri, ma ad oggi questo signore pensa di giocare.

O entro le prossime ore l’incontro si fà fra dirigenti o nessun nostro avvocato siederà in nessun tavolo.

Anzi nessun Avvocato si siederà piu’ a nessun tavolo senza i nostri dirigenti. Del resto quello della Corte d’appello del tribunale di Napoli per effetto della legge è il legittimo luogo di confronto giudiziario.

Noi crediamo nella Magistratura e in quella abbiamo fiducia sia essa civile che penale. Da Napoli a Strasburgo. La giustizia dovrà pronunciarsi.

Pubblicato sul profilo di Carmelo Finocchiaro il 31 gennaio 2017 ore 23:00

Il quarto:

La magistratura dovrà indagare sui soci del CIS che in meno di un’ora prima dell’assemblea dei soci per l’approvazione del bilancio e del piano di ristrutturazione di fronte a loro dichiarazioni pubbliche di dissenso motivate, hanno cambiato idea.Noi abbiamo chiesto una indagine.

Postato su Face Book Carmelo Finocchiaro 31 gennaio 2017 alle ore 23:51

Giudicate Voi…

La storia del tessuto passa per il Sud.

Dal CIS al Salone italiano del tessile.
Milano Unica XXIV Edizione
1-2-3 Febbraio 2017 Rho Fieramilano

http://www.milanounica.it/

Quante volte ci ritroviamo a guardare vecchie foto che ci ricordano i momenti più belli e le persone più care della nostra vita. Non lo avvertiamo, ma in ogni occasione ci sono tessuti, colori, disegni che ci accompagnano durante il nostro cammino.
Noi siamo i protagonisti della nostra storia ed il tessuto diventa  un compagno discreto che non ruba spazio ai valori umani, anzi li asseconda e ne diventa parte viva in un insieme straordinario.
Questa è la storia del tessuto che si ripete nei secoli e regala sempre un po’ di felicità, riportando alla nostra memoria i momenti più belli della vita.

Chi produce e distribuisce tessuti dedica sempre una particolare devozione al suo lavoro ed è proprio questa passione che caratterizza lo stile italiano.
E’una filiera che corre e si intreccia in maniera fantastica, un filo prezioso che unisce produttore e consumatore, passando per le abili mani di chi realizza con la stoffa un capo vivo da indossare.
E’ un piccolo miracolo di una catena umana che regala sempre un momento di gioia.
Niente viene lasciato al caso, i tessuti devono vivere insieme fra loro,  perché un semplice tessuto unito valorizza un pezzetto di ricamato o una seta stampata facendogli da sfondo, come la scena di un teatro.
Il colore è il protagonista : deve giocare a nascondino, tono su tono,  con centinaia di gradazioni complementari.
La cartella delle coloriture diventa così quasi una magia da prestigiatore, nelle mani di un bravo tessutaio, ogni colore deve trovare il suo abbinamento fra tessuti di struttura e qualità diversa.
Queste sono le collezioni che hanno presentato a Milano le aziende del CIS, offrendo un’ampia disponibilità dal pronto e  l’ossessione di servire il cliente nel migliore dei modi.

Quattro aziende storiche del CIS hanno presentato le loro collezioni nel salotto del tessile italiano dal 1^ al 3 febbraio alla Fiera di Milano.

Non ha importanza quali sono, conta invece che tutte le aziende tessili presenti nel nostro distretto, hanno uguale profilo imprenditoriale  ed antica tradizione.

La serietà nei rapporti commerciali, l’affidabilità nel rispetto degli impegni, ma, soprattutto, un culto vivissimo per il ” tessuto”, una vera passione trasmessa da una generazione all’altra sin dall’inizio del ‘900.
Questa è l’identità comune del comparto tessile napoletano, sviluppatosi a Napoli, in zona Mercato, e nelle province vesuviane.
La cultura del tessuto si è formata nel corso di tanti anni ed ha assorbito la straordinaria crescita del comparto tessile che ha caratterizzato il mito dello stile italiano.
Questa cultura è un importante patrimonio del nostro territorio.
Quando si parla di moda, il nostro Paese rappresenta un mito del buon gusto ed ha radici molto profonde.
La creazione del nostro stile si sviluppa attraverso un istintiva passione nella ricerca del ” bello” in ogni campo dell’arte , della cultura e dell’artigianato.
Il sarto, la sarta, lo stilista, quando creano un prodotto artigianale, ed anche industriale, impiegano la stessa cura di un artista e questo rende i nostri prodotti unici, eccezionali.
E cosa impiegano per le loro creazioni?
Il tessuto, il protagonista intorno al quale ruota tutto un mondo fantastico che trasmette emozioni.
Questo turbinio di attività dalla creazione del tessuto al capo finito ruota sempre intorno al cuore, sede naturale di ogni emozione.

L’era della globalizzazione avverte già qualche inversione di tendenza,ma, intanto, ha prodotto una profonda trasformazione del comparto tessile, accentuando la distanza fra la produzione e la distribuzione.
I più importanti distretti di produzione tessile italiana hanno subito una profonda crisi per la concorrenza dei mercati orientali.
Molte aziende non sono state più in grado di competere, non per incapacità produttiva ma per la forte concorrenza nei prezzi.
Inutile negarlo, la produzione orientale nel tessile ha ormai raggiunto livelli qualificati ed a noi è rimasta solo una strada, quella dell’eccellenza, della creatività e del servizio.
Chi ha colto questo profondo mutamento trasformando la propria azienda di distribuzione all’ingrosso in “converter”, diventando ” organizzatrice” di produzione, riesce a trovare un interessante spazio di mercato.
Il nostro polo tessile non si è  mai abbandonato la ricerca e la creatività, quello che rende un tessuto, oggetto del desiderio e sollecita l’interesse del destinatario finale del prodotto.
Non è forse questo che rappresenta la cultura dello stile italiano?

Potrei parlare ancora a lungo, incantato come sono del mio lavoro, voglio solo aggiungere che immagino un filo di tessuto che unisce tutta l’Italia, quella della nostra più genuina tradizione, e questo filo, sono sicuro, passa da tempo anche da noi.
Non dimentichiamolo mai, andiamo avanti e voltiamo pagina.
Il futuro è già iniziato, lo creiamo oggi e poi domani, giorno dopo giorno.
Il prossimo obiettivo è l’incremento della presenza sul mercato europeo.
Il modello produttivo e distributivo, così ben adattato al mercato nazionale, consente buone prospettive.

Cari soci,

credo che dobbiamo abbandonare la cultura della sconfitta congenita, della ricerca del capro espiatorio, di quello che è stato o di quello che poteva essere, ma dobbiamo coltivare, invece, la cultura della responsabilità individuale e quella della solidarietà sociale.

Siamo venuti a Nola per fare impresa e ci siamo pure riusciti bene….

Da qualche anno abbiamo smarrito la strada maestra?

Ripartiamo insieme, queste mura valgono per quanto valiamo noi “dentro” altrimenti valgono zero e ne abbiamo la prova .

La mia azienda ha riscattato il capannone da oltre un decennio, ma forse il mio capannone vale più del Vostro?

Vale zero e mille nello stesso momento, valesse anche un milione o ancora di più, ma a chi serve e a cosa serve?

Sempre alla stessa funzione: a fare impresa, a costruire “valore”.

Ripartiamo dal polo del “tessile” perché da quel punto nasce lo stile italiano e si muove tutto, artigianato, industria di trasformazione, settori correlati…

Riprendiamoci l’area disponibile con un progetto serio fatto nel CIS senza interessi speculativi, carichiamoci la croce e ripartiamo da qui.

Un primo pezzo di strada, quello più difficile, lo faremo insieme, poi ci vorranno i giovani, il futuro appartiene a loro!

Non tiratevi indietro, per rilanciare il Cis ci vuole l’orgoglio di tutti, anche dei soci più deboli.

Lunga Vita al Cis

Emilio 

La memoria di un giorno, nel l’indifferenza di una vita.

Il 27 gennaio celebriamo il giorno della memoria per ricordare l’olocausto di un popolo nell’atroce disegno della follia nazista.
Troppo grande è il dolore, anche solo del ricordo della malvagità che umiliò l’intera umanità con un delitto di massa efferato.
Eppure da allora sono passati 72 anni, tutta la mia vita, ed ancora l’umanità consente la ripetizione di quei delitti su altri popoli, su altri bambini, su altri vecchi, su altre donne ed altri uomini.
Sono immagini che scorrono in televisione, sui giornali, su internet con una frequenza continua.
Appartengono ormai alla nostra vita quotidiana come qualsiasi altra abitudine: fare la spesa, andare a lavoro, vedere la partita, seguire la fiction del momento…
Si, forse questa è la lettura, tutto appare proprio come una fiction, un mondo lontano, forse inesistente.Sappiamo che non è vero, sappiamo che quel sangue, quel dolore, quel martirio é reale, ma preferiamo ignorarlo perché ” tanto che ci possiamo fare?”…
Ecco perché il giorno della memoria ed una vita da smemorati, appare come un rito scontato che giustifica la nostra indifferenza, tanto da soli ” che possiamo fare?”.

Spesso mi fermo a riflettere e noto una grande similitudine fra i problemi dell’era contemporanea e la nostra vita sociale, qui da noi al Cis! E non potrebbe essere diversamente, siamo genitori e figli del nostro tempo, assimiliamo rari pregi e molti difetti.
L’indifferenza è il difetto più grave, l’incapacità di vivere con pienezza e responsabilità il momento più difficile della nostra storia sociale, un senso di abbandono, come a pensare che non dipende più da noi…
Allora Vi dico: se non da noi, da chi?
Abbiamo fatto la nostra assemblea, dopo 18 mesi dalla precedente, noi del Patto siamo andati per opporci alle modifiche dello Statuto, una reazione logica e naturale che tentava di difendere la nostra autonomia sociale.
Questa era la nostra convinzione ed ancora oggi ne siamo convinti.
C’era, però, il rischio che l’Accordo sarebbe saltato, aprendo una strada   ineluttabile verso il fallimento non solo del CIS ma dell’intero distretto.
La riflessione, l’amore per il nostro lavoro, per la casa comune, ma, soprattutto la fiducia nell’uomo nuovo chiamato a guidare la nostra impresa, ci hanno indotto ad assecondare la volontà della maggioranza.
Quel voto, espresso e convalidato, alla vigilia di Natale del 2016 ha segnato un confine fra il vecchio ed il nuovo.
Del vecchio rispettiamo l’impegno, il coraggio e l’intraprendenza che ci ha guidato per tanti anni ed accantoniamo, invece, gli errori in un angolo della nostra memoria per farne tesoro ed esperienza per il futuro.
Del nuovo, non abbiamo niente di concreto, ma solo tanti progetti, i nostri ideali e la nostra volontà di incidere nel futuro.
Da qualche mese nessuno scrive più al nostro blog, da me arrivano solo i soci più deboli, ed è naturale, non hanno nessuno a cui rivolgersi, sono preoccupati, avviliti, li accolgo con affetto, ma mi sento solo mi manca il determinante sostegno di tanti di Voi.
In assemblea abbiamo scritto solo la prima pagina della nostra nuova storia, la strada è lunga e siamo appena partiti.
Non lasciatevi prendere dall’indifferenza, dal nostro quotidiano, dalla tendenza a delegare.
Non ci sarà nessuno che può fare il nostro lavoro, solo noi.
L’incendio di mercoledì sera all’isola 1 è un nuovo segnale di allarme, un altro duro colpo alla nostra fiducia.
Dobbiamo accertarne le cause con grande serenità, ma altrettanta determinazione perché dobbiamo vivere in sicurezza ed abbiamo già conosciuto l’amarezza di altri incendi ed il prezzo che abbiamo pagato, come comunità sociale, è stato altissimo.
Il nostro obiettivo immediato, il compito più urgente, è quello che si attui la manovra, prenda vita l’Accordo e , finalmente prenda avvio il piano industriale di rilancio del CIS.
Quello è il punto focale del nostro problema, la sfida della nostra sopravvivenza come Polo industriale e commerciale del Sud.
Noi, del CIS, dobbiamo costituire un nuovo soggetto giuridico capace di promuovere e finanziare il piano industriale,
e se non noi chi?
La questione dei soci falliti e di quelli morosi deve, deve, deve,
trovare una soluzione pacifica.
Nessuno pensi che può prendersi qualche vantaggio, né da una parte né dall’altra, sarebbe inammissibile ed ingiustificabile.
Qualsiasi socio in difficoltà troverà nel Patto sempre una mano tesa per accompagnarlo con coscienza e responsabilità, ma deve altrettanto sapere che non troverà sponda per irrealizzabili pretese.
Ho presentato al dr. Iasi alcune proposte di mediazione che prevedono anche la continuità dell’impresa, laddove esistano le condizioni indispensabili.
Date tempo al tempo, si possono fare cose grandiose con un po’ di fiducia e tanto coraggio.
Remiamo insieme nella stessa direzione…..
Lunga Vita al CIS.

Patto d’onore per il CIS
Emilio

La coesione sociale è un valore irrinunciabile.

Questa appena trascorsa è stata una settimana molto triste per due grave sciagure che hanno colpito il nostro Paese.

Tante vite, alcune giovanissime, sono state strappate agli affetti più cari e, fra tanto dolore, abbiamo apprezzato anche molte manifestazioni di solidarietà e di eroismo quotidiano, di gente semplice che non risparmia impegno ed energia per aiutare gli altri.

In questo turbinio di sentimenti restiamo storditi dalla cronaca politica e sociale di casa nostra e di quella internazionale.

Il mondo sta girando troppo velocemente e la globalizzazione ci sta spingendo verso forme sempre più accentuate di egoismo e protezionismo nazionale che ci allontanano dai valori di solidarietà e coesione sociale.
La miseria, le guerre e le sopraffazioni spingono intere popolazioni all’esodo di massa e il mondo civile non riesce a raccogliere la drammatica richiesta di aiuto, sopraffatto dalle proprie debolezze.

Proliferano i censori, i soloni, i sapienti del qualunquismo, quelli che accettano e giustificano tutto, purché accada a qualche metro dalla propria porta di casa.

Noi in Italia abbiamo una naturale tendenza all’auto flagellazione, siamo i primi ad attaccare noi stessi, il nostro Paese ed i nostri concittadini,   a vedere il marcio dappertutto, a leggere ogni situazione come scontata ed irrimediabile.
Non si salva nessuno, bruciamo idee, movimenti, partiti, donne, uomini, opinioni, iniziative, tutto in poche ore.
L’etichetta ” da consumarsi preferibilmente entro…” porta una scadenza brevissima, peggio di quella del latte, almeno in quel caso c’è quello a lunga conservazione.
Da qualche giorno va di moda l’attacco al sistema bancario, fonte e causa di ogni sciagura.

Nella scorsa settimana, mi ha contattato un giornalista di una importante quotidiano per un’intervista al fine di conoscere la mia opinione sulla richiesta, avanzata da più parti,  di rendere pubblici i nomi dei grandi debitori del Monte dei Paschi di Siena.
Mi sono domandato, con un po’ di diffidenza: perché lo chiede proprio a me?
Lo scopo c’era, voleva confrontarsi sul fatto che il ministro Calenda si era espresso con parere diverso per mantenere una certa riservatezza al fine di non allarmare i mercati.
Vuoi vedere, avrà pensato, che il ministro vuole proteggere il nostro Interporto del quale qualche anno fa’ è stato apprezzato dirigente ai massimi vertici?
Una cantonata colossale!
Il ministro Calenda è un persona di altissimo profilo morale ed imprenditoriale ed è stato per noi motivo d’orgoglio averlo nel nostro distretto per qualche anno nella sua giovane e brillante carriera.
La posizione debitoria di Cisfi ed Interporto, nel quadro generale della crisi della più antica banca italiana, è di ridotta consistenza, ma, soprattutto, non si sostanzia  come un investimento sproporzionato o clientelare, né è riferibile ad un’iniziativa dell’attuale ministro.
L’investimento, nel nostro distretto, sta ancora tutto qui, in bella mostra, non è un fantasma nel deserto, ma un’opera importante per dimensioni ed organizzazione.
La nostra è stata una grave crisi di sistema che ha generato una crisi di gestione, aggravata dagli eccessivi oneri finanziari.
Un distretto come il nostro, CIS Interporto, può funzionare con efficacia e a pieno regime, solo se è compatibile con il sistema portuale e quello produttivo.
Noi spostiamo merci e prodotti, li trasformiamo e li distribuiamo, se non funziona bene il porto di Napoli, che spostiamo? Che trasformiamo? Che lavoriamo? Che distribuiamo?
Se non funziona il mercato interno, se le imprese annaspano, se i costi generali ci strangolano, come creiamo lavoro?
Oggi il mercato è il mondo, c’è una grande richiesta di prodotto di stile italiano, una domanda forte, molto più forte di quanto si possa pensare.

Noi siamo un popolo creativo, geniale, produttivo e tenace.
Perché continuare a piangerci addosso e non cercare, invece, di voltare pagina e ricominciare proprio dalle nostre positività.
Il distretto c’è e le imprese pure, il prodotto di stile italiano,in particolare nel settore della moda, è molto richiesto, e non è un caso, ma un merito riconosciuto: vi sarà pure una ragione!

Allora un po’ di fiducia e andiamo avanti.
Abbiamo una nuova occasione, ormai è passato un mese dall’ultima Assemblea, i soci hanno deciso, vogliono sfidare il futuro.
Abbiamo problemi?
Tanti, inutile nasconderlo, e non li risolveremo restando arroccati nelle stesse posizioni.
Dobbiamo risolvere con efficacia il problema dei soci più deboli, non solo di quelli falliti, e dobbiamo risolverlo fuori dai tribunali.
Questo è il nostro 
primo impegno, non mi stancherò mai di ripeterlo, bisogna uscire dai tribunali e risolvere ogni questione con equità, umanità ed un pizzico di autocritica, perché torto e ragione non sempre stanno solo da una parte.

A fine settimana si sono incontrati i legali del CIS con quelli della Confedercontribuenti.
Mi hanno riferito che c’è un moderato ottimismo e la reciproca disponibilità ad affrontare il problema.
Un primo segnale di buona volontà, un debole filo al quale dobbiamo aggrapparci per creare il futuro.Da solo non basta, occorre di più, soprattutto occorre essere concreti e realisti, misurando le proprie aspettative nella situazione contingente.

Non si tratta di vincere o di perdere, ma solo di gestire una sconfitta comune per superare un lungo periodo buio e poter finalmente ripartire.   

Buona settimana a tutti.

Un timoniere di valore continua a navigare pure con la vela a brandelli.

Cari soci,

forse non c’è stato momento peggiore di questo, il nostro limbo dopo l”Assemblea, il nulla dopo tante speranze.

Abbiamo consegnato le armi e dopo aver sciolto le righe ci rimane solo questo contrastato  blog, ultimo testimone di una storia tutta da costruire.

La maggioranza dei soci pensa di aver vista  la conclusione della nostra dolorosa vicenda finanziaria, ma, purtroppo, non è proprio così, perché la realizzazione dell’Accordo non può avviarsi senza il passaggio in giudicato del decreto di omologazione, emesso dal Tribunale di Nola.

Il ricorso,  presentato alla Corte di appello di Napoli da alcuni soci che furono sottoposti all’azione fallimentare per inadempimento contrattuale, impedisce l’avveramento dell’Accordo.

Le carte parlano chiaro, e questo Ve lo avevo già detto!

Ho rappresentato da tempo il grave disagio prodotto a queste aziende socie esercitando l’azione fallimentare e trovo pienamente legittima la resistenza sul piano legale specifico.
Non è altrettanto giustificabile l’opposizione alla realizzazione di un nuovo progetto industriale che potrebbe rilanciare il CIS, ormai logorato da cinque anni veramente terribili.

È un’opposizione che impedisce la speranza, quella speranza che la comunità sociale ha votato in assemblea con grande spirito di sacrificio.

Questo Accordo, da me e da tanti colleghi criticato con forza, è stato approvato dall’assemblea sovrana e non è a costo zero, ma ha un prezzo altissimo : la rinuncia di importanti diritti patrimoniali ed amministrativi per tutti i soci, anche e, soprattutto, di quelli adempienti.

Perché, allora, la comunità sociale ha votato l’approvazione della manovra?

È semplice, perché in tanti hanno avuto paura di perdere il proprio capannone, non per il suo valore immobiliare, ma per il suo determinante valore funzionale rispetto alla vita e alla continuità dell’impresa.

La comunità sociale ha scelto il CIS, un piano industriale che prevede la ricollocazione degli immobili chiusi ed il rilancio del Centro ed io, non ho cambiato opinione, ma sto continuando a battermi per la vita del CIS.

Nel mare in tempesta qualcuno ci ha lanciato una fune, la nostra vela è squarciata, io mi aggrappo alla fune, non conosco bene chi me l’ha lanciata, ma penso solo che per il momento ci ha salvato, poi vediamo se arriviamo in porto in sicurezza per riparare le vele.

Ho tradito le mie scelte e i miei principi?

No! Sto lottando per portare la barca in acque più sicure, altrimenti affonda.

Vorrei attirare la Vostra attenzione su una questione di importanza vitale: il futuro del nostro sistema commerciale.
Stiamo vivendo da cinque anni una vicenda finanziaria che ha messo a duro rischio la continuità del CIS.

Considerate, inoltre, il drammatico effetto prodotto da questo prolungato stato di crisi finanziaria del sistema immobiliare sulla realtà commerciale del nostro CIS.

In questi ultimi anni ci siamo occupati, in maniera prevalente del contenitore e molto poco del contenuto, perdendo di vista che la progressiva perdita dell’efficacia del Sistema commerciale, ha prodotto un effetto devastante sul valore immobiliare.

I valori di un tempo sul mercato non esistono più ed è inutile continuare ad evocarli in una transazione sul debito.Solo il rilancio dell’azione commerciale può produrre effetti positivi sulla valutazione degli immobili.

Si potrebbe studiare un meccanismo concordato di rilascio degli immobili da parte dei soci morosi che preveda un ristorno di eventuali plusvalenze che potrebbero realizzarsi con l’implementazione del piano industriale.    


Stiamo rincorrendo la manovra, nel suo complesso iter amministrativo, e non riusciamo a convincerci che la sua omologazione non è un punto di arrivo, ma solo e semplicemente un punto da cui partire per ritornare ad essere il CIS.

Non riusciamo a cogliere il cuore del problema e continuiamo a correre, come pazzi, dietro ad unico obiettivo: il capannone.
Di questo continuiamo a parlare, di fallimenti, inadempienza contrattuale, mutuo, sub mutuo, tassi variabili, tassi fissi, tassi eccedenti la soglia di usura, patto commissorio, contratti di leasing, capannoni da collocare ed ignoriamo che il tempo è passato ed il CIS non è più quello di prima.

É scattato il meccanismo della ” finestra rotta “, ognuno cerca di trovare riparo e nessuno si preoccupa di ripararla ed intanto il vento, la pioggia e la tempesta invadono la casa.

Scusate ma quando parliamo di CIS?

Il cuore del CIS é il motore commerciale delle singole imprese, l’unico capace di garantire la vita dell’intero sistema.

Perché non parliamo della destinazione degli immobili disponibili, della ricollocazione, di una nuova destinazione d’uso, dell’apertura ad una convergenza nel sistema commerciale del polo artigianale e produttivo nel settore della moda?

Perché non parliamo di trading di sistema per sviluppare la produzione e la distribuzione di prodotti con marchio proprio e stile italiano?

Perché non affrontiamo, insieme, il problema della scarsa efficacia di una vetrina telematica multi settoriale del Cis?

Molti di noi questo lo stanno già facendo, di questo parliamo, ogni giorno, nelle nostre aziende e solo così riusciamo a trovare il nostro spazio in un mercato nuovo, completamente trasformato.
Attenzione, non è vero che il mercato all’ingrosso non esiste più, anzi esiste un mercato ancora più vasto di prima.

Non possiamo continuare ad aspettare i clienti nei nostri capannoni in un CIS ” deserto “: é come sperare di andare sulla luna con il furgoncino!

Quanto può durare ancora un’impresa che si regge solo sul lavoro di presenza?
Qual’è il vantaggio di stare al CIS se ognuno lavora per proprio conto?

Dobbiamo decidere se continuare” insieme” a fare impresa oppure abbandonare il CIS al ceto finanziario o al curatore fallimentare!

La sera stessa nella quale si svolse l’Assemblea ho pensato che bisognava trovare una strada per sanare la grave lesione sociale prodotta dall’azione fallimentare, ne ho parlato subito con il dr. Iasi, non gli ho dato nemmeno il tempo di salutarmi.

Quello dei soci falliti e di quelli morosi è un mio pensiero fisso!

Badate bene, a rischio di scontentare tutti, Vi dico che il torto non sta tutto da una stessa parte, perché l’azione fallimentare doveva essere evitata come strumento di recupero del credito, ma il debito c’era e non solo quello, ed il danno alla comunità sociale è tuttora evidente.

Per venerdì è previsto un primo incontro tra i legali del CIS e quelli della Confedercontribuenti che rappresentano alcuni soci ricorrenti.
Spero che il confronto si svolga con effettiva volontà di transigere, nella consapevolezza della grande responsabilità che ognuna delle parti si assume nei confronti di una comunità sociale che vuole solo ricominciare a sperare e credere nel futuro e ne avrebbe tutto il diritto.

Io non sarò presente, vorrei sia  chiaro che non è una mia scelta, ma forse è giusto così e allora vorrei ricordare  a tutti che 


Non c’è mai stata una buona guerra o una cattiva pace.

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo
Fondatore del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS.

Per i soci in difficoltà la mia porta, a titolo personale, resterà sempre aperta.