La festa per il trentennale del CIS e il cavallo di Troia.

Cari soci,

Siete tutti invitati alla grande festa per questo prestigioso traguardo.

C’è un solo problema!

Ci hanno preparato un bellissimo regalo, incartato con cura ed avvolto con colorati fiocchetti.
È un po’ ingombrante, é impossibile non riconoscerlo: è un gigantesco cavallo come quello di Troia.
Quando apriremo il prezioso regalo ci accorgeremo che, con elaborata strategia, nella sua pancia sono stati nascosti i nuovi poteri sul territorio….
Benvenuto, è entrato il ceto bancario, quello che vince sempre quando si siede al tavolo delle imprese e, quando perde, non paga nemmeno, ci pensa lo Stato, quindi noi.
Da quel pancione arriva un Profumo di finanza creativa, lo stesso che finanziò ” con coraggio”‘, un sistema ma, sul valore delle pietre dei soci del CIS.
Ci propinò un bel regalo, abbinando al pacchetto mutuo, una forte dose di derivati, così da non poter mai perdere.
Già allora, circa dieci anni fa, il cavallo di Troia fu introdotto nel nostro CIS.
Mani amiche aprirono il cancello d’ingresso, è quasi tutto il popolo esultò, accogliendo questo straordinario dono degli dei.
Fu ipotecato quasi tutto il CIS, in cambio di un finanziamento di 500.000 euro per ogni 500 mq di capannone posseduto.
Il titolo di possesso?
Un contratto di leasing completamente compiuto, rinviato solo nella facoltà unilaterale a favore del socio : il diritto di riscatto.
Carta straccia, in caso di inadempimento del contratto di mutuo, benché fosse autonomo e separato da quello di leasing.
Solo carta straccia, l’impegno d’onore che consacrò il preliminare di vendita in contratto di leasing.
L’onore rimane in testa solo a quel grande giurista e straordinario galantuomo che fu il notaio Canio Restaino.
Pensateci bene, cari soci, e Voi amici carissimi del Patto di Sindacato.
Pensateci bene, non dovremo mai essere noi a far fallire il Cis, lasciate che siano le Banche a farlo fallire.
Si trascineranno dentro il puzzo nauseabondo dei milioni di derivati marciti che ci hanno propinato, distruggendo la più bella impresa consortile che il mondo abbia mai conosciuto.
Questo è, ancora oggi il nostro CIS, e il mondo dovrà sapere chi lo ha ucciso.
Se avete gli attributi necessari, battetevi per il CIS ma in assemblea, perché in assemblea devono venire.
Grazie a Dio, la formula Restaino ci tutela ancora, noi siamo i padroni del nostro destino, nessun’altro, nemmeno il Presidente.
Sono stufo di passare per quello troppo buono che perdona tutti.
Il mio ragionamento è preciso.
Tantissime aziende sono morte per effetto di interessi anatocistici ed imposizione scriteriata di prodotti derivati.
Poi, dopo la morte il riconoscimento della violazione per via giudiziaria, una magra consolazione.
Noi dobbiamo reagire da vivi perché non meritiamo di morire e loro, i signori del regno delle carte e dei prodotti derivati devono avere il coraggio di farci fallire.
Non lo faranno mai, perché se potevano farlo, lo avrebbero già fatto.
Non credete alla storiella dei buoni rapporti del Presidente con le banche.
È una bufala enorme, le banche obbediscono solo ad una logica di interesse ed hanno retto la presidenza Punzo solo per mettere le mani sul CIS.
E allora, gridano gli arrabbiati : perché non andiamo in Procura?
Ingenui, Voi pensate che due Procure della Repubblica che indagano sul caso CIS Interporto, non sappiano nulla e stanno aspettando quattro scalmanati che vanno a denunciare?
La nostra magistratura è una grande garanzia di legalità e non solo. 
In questo momento, così difficile per la società italiana, la magistratura ha l’obbligo di prudenza, non può intervenire con rigore in un problema molto delicato che investe un settore così importante ed esteso del tessuto sociale del territorio.
Deve aspettare l’evoluzione dei fatti e favorire un compromesso delle rispettive ragioni.
Quello che sto tentando di dirvi da tre anni.
Non mi interessa niente che qualcuno paghi per i propri errori , in buona o cattiva fede.
A me interessa che non paghi il CIS.
In assemblea che facciamo?
La rivoluzione politica!
Se ci lasciano vivere liberi ed autonomi di fare impresa, noi paghiamo, ringraziamo ed accogliamo con rispetto chi vorrà sedere nel nostro consiglio d’amministrazione in rappresentanza delle banche creditrici sino a soddisfazione del debito.
Se ci impongono di accettare la manovra così come appare strutturata nelle ipotesi dell’ultimo bilancio approvato a maggioranza, ebbene allora non approveremo il bilancio con tutte le conseguenze previste.
Sono stato chiaro?
Io per la Lunga Vita del CIS mi batto in assemblea, quella è la sede del confronto e delle decisioni dei soci.
Questi, è vero, sono ideali ma confortati da fatti, proposte e considerazioni che mi inducono ad andare avanti in questa direzione.
Cari soci, qualsiasi opinione Voi abbiate, consultate i vostri legali di fiducia, i vostri commercialisti, i vostri notai di famiglia.
Proponete loro la questione e questa mia modesta proposta.
Vi convincerete che solo l’assemblea dei soci può salvare il CIS da una morte sicura, sarà per fallimento o per appropriazione del sistema finanziario, ma sempre morte sarà. Quando il nostro valore azionario sarà annullato da una manovra finanziaria o dalla sezione fallimentare del tribunale, non avremo più    alcuna voce. 

Noi, solo noi, possiamo salvare il CIS, il nostro ideale di impresa consortile, un luminoso ideale che ci ha visto lottare giorno dopo giorno per un trentennio.
Credetemi :
È solo questione di governance!
Spero che sarete in tanti a lottare con me e con tutti i miei amici del Patto di Sindacato, i migliori che potevo incontrare.
Le diverse opinioni, il confronto continuo, anche serrato, fra noi sono una forza straordinaria, quella che è mancata per troppo tempo nella vita sociale, orientata in maniera massiva in direzione opposta ai nostri interessi d’impresa nel nome di una malintesa solidarietà di distretto.
Ne riparleremo ancora.
Lunga vita al CIS.
Emilio D’Angelo
Fondatore del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS.
(Quello dei comunisti che mangiano i bambini a colazione)

Pensieri che ritornano

Proviamo a riprendere il discorso, con calma e serenità, nel punto in cui l’avevamo lasciato.
Due fatti significativi hanno alterato il nostro già precario equilibrio sociale:
la mancata convocazione dell’assemblea ordinaria e
la cooptazione di un consigliere di amministrazione, su indicazione del ceto bancario, al quale sono stati delegati importanti poteri di gestione.
Sono due episodi che non hanno modificato lo stato dei fatti, ma hanno introdotto un elemento nuovo e significativo nella valutazione del progetto di gestione per il futuro del CIS:
la forte presenza del ceto bancario nell’area di controllo dei poteri.
In altre parole con questa delibera di consiglio e la mancata convocazione dell’assemblea ordinaria, la comunità sociale è stata esautorata dai propri poteri.
È una violazione gravissima, una vera prepotenza del ceto bancario che ha trovato sponda in un consiglio indebolito dal pericolo incombente del fallimento?
Perché attribuisco a questi due fatti, la radice comune del controllo dominante del ceto bancario?
È semplice: la mancata convocazione dell’assemblea ordinaria è stata determinata dall’esito ancora incerto dell’accordo di ristrutturazione perché il ceto bancario ha sfiduciato di fatto il Presidente, riducendone le deleghe, ed ha preteso che l’accordo per essere approvato doveva rispettare due prescrizioni  fondamentali.
La prima condizionava la ratifica all’accettazione supina di tutti gli accordi convenuti per qualsiasi società del distretto che in qualche modo potevano interferire nei rapporti intra-societari, per esempio i finanziamenti da CIS a Interporto.
La seconda prevedeva che l’accordo poteva essere perfezionato solo con la guida di un menager, nominato dal ceto bancario, al quale sarebbero stati attribuiti i poteri necessari per completare l’opera di “risanamento” con la vendita dei capannoni della famosa area inadempiente.
Questo è il motivo che ha provocato il clamoroso ritardo nell’asseverazione della manovra : l’ostacolo posto dalle banche ad una definizione individuale del piano di ristrutturazione per ottenere i poteri di comando e di controllo.
Se non abbiamo chiara questa situazione, corriamo il rischio di lottare contro i mulini a vento.
Per tutelare il nostro valore associativo, è necessario spostare il nostro obiettivo sugli effettivi ostacoli che impediscono una Lunga Vita del CIS, così come per anni abbiamo realizzato.
Inseguire ancora il circolo dell’ accertamento delle responsabilità sarebbe opera giusta ma forse vana, certamente non prioritaria.
Oggi la priorità è assumere il controllo della governance, fare quadrato ed imporre un esecutivo di alto spessore sociale.
Bisogna andare otre il Patto di Sindacato di voto e stringere un nuovo Patto sociale che investa tutti coloro che amano il CIS.
Il problema è che noi non abbiamo più consulenti autonomi del CIS ma siamo stati affidati, integralmente, a consulenti finanziari, scelti dal ceto bancario e pagati da noi, nel quadro di una manovra complessiva di risanamento per l’intero distretti.
In parole semplici, siamo stati colonizzati.
Questo spiega la chiusura del varco CIS -Interporto, il trasferimento degli uffici nel Vulcano, l’assenza di ogni dialettica societaria fra vertice e base.
Il sacrificio del Cis, impresa autonoma e consortile , madre di tutte le attività, rappresenta il prezzo iniquo che siamo costretti a pagare per mantenere in sella tutto il Distretto.

Ecco perché si é accesa, per fortuna, una disputa, anche all’interno del Patto, sull’opportunità di promuovere un’azione forte per richiedere la convocazione dell’assemblea, con il rischio calcolato che in mancanza dei requisiti previsti di continuità, si possa determinare il fallimento del CIS.
Esiste l’ipotesi che solo il fallimento potrebbe sottrarre il CIS al controllo del ceto bancario, salvando i contratti di leasing dei soci adempienti che sarebbero tutelati dalla legge fallimentare.
La mia tesi è più complessa e richiede massimo impegno, grande coraggio e uno spirito solidale di altissimo valore morale.
Non possiamo tentennare, né continuare ad argomentare a favore o contro Punzo, dividendoci in inutili fazioni.
Avremmo già perso prima di cominciare.
È mai possibile che il ceto bancario possa imporci una subordinazione programmatica a tutte le questioni che riguardano altre e diverse società del distretto?
È mai possibile che l’ area inadempiente non abbia potuto realizzare un progetto di risanamento autonomo, prevedendo la ristrutturazione del piano di rimborso ?
È mai possibile che una partecipazione con strumenti finanziari per 100 milioni di euro debba prevedere il controllo di una società che vale almeno dieci volte tanto in termini finanziari e cento volte tanto per il valore sociale di trecento imprese operanti nel Territorio?
Potrei aggiungere tante altre ragioni: i derivati, l’effetto anatocistico, il patto commissorio, l’ipotesi di nullità del contratto di mutuo e di sub mutuo, e quant’altro vorrete.
Lo farete voi nei commenti, a me basta aggiungere solo che la triste catena dei fallimenti dei nostri soci è stato il nostro primo punto debole, la nostra prima sconfitta.
Abbiamo ceduto alla prepotenza del ceto bancario e lo faremo di nuovo se non eserciteremo la nostra facoltà di soci.
Il fallimento priverebbe il ceto bancario del controllo diretto della governance, ma priverebbe anche noi del valore sociale, l’unica forza che ci ha consentito di essere orgogliosamente il CIS.
Questo è il motivo per cui non accetterò mai questa strategia.
L’assemblea, solo l’assemblea, è la nostra ultima speranza, quello sarà lo scontro finale e noi abbiamo i numeri, le qualità e le ragioni per vincere.
Dovranno venire in assemblea per ratificare gli accordi imposti al consiglio d’amministrazione e lì vorrei ritrovare trecento leoni, tutti uniti, una falange macedone.
Il torto non diventerà diritto.
Questo è il mio sogno per la lunga vita del CIS.
Credeteci pure Voi.

Si può fare, si può fare!

La prima parte di questo articolo riporta uno stralcio di quello già pubblicato a giugno:

Il decalogo.

Questo documento è stato elaborato tenendo conto delle principali criticità emerse in questi ultimi cinque anni.
Aggiungo, pure, che tiene conto dei risultati contabili emersi negli ultimi bilanci della società, dell’inesistente azione di rilancio commerciale del sistema e della progressiva subordinazione della nostra vocazione costitutiva all’Interporto Campano.
Esistono fondati motivi per sostenere che il CIS non ha esaurito il suo progetto d’impresa e vive solo un fondamentale equivoco di gestione che ha determinato una profonda crisi finanziaria.

Vorrei proporre ai soci una sintesi del progetto di risanamento e rilancio della nostra casa comune, sostenuto da diverse aziende socie.

1. Stabilire una piena autonomia di gestione amministrativa e strategica; attraverso la nomina di un nuovo direttivo con assoluta trasparenza e fermo divieto di partecipazione ai componenti in conflitto d’interesse con altre società del distretto.
2. Riservare al ceto bancario almeno due posizioni in consiglio d’amministrazione per favorire sollecite ed efficaci risoluzioni di specifico interesse sociale.
3. Accogliere la risoluzione finanziaria stabilita nella manovra, proponendo nuovi strumenti di regolamento della quota accantonata con interventi sul patrimonio.
4. Recuperare integralmente i finanziamenti effettuati a favore di Interporto Campano, evitando l’accrescimento della quota di partecipazione.
5. Avviare subito la ricollocazione degli immobili disponibili, prevedendo, in tempi brevi, un progetto di finanziamento sugli immobili destinati alla nuova utenza in presenza di requisiti di merito creditorio.
6. Favorire il riscatto anticipato dei capannoni dei soci in bonis, in presenza di merito creditorio.
7. Trattare con le banche una soluzione transattiva per tutte le problematiche relative all’anatocismo e alle devastanti perdite sui derivati.
8. Definire tutto il contenzioso con le aziende socie, in qualsiasi stadio di giudizio per ottenere la liberazione degli immobili, riconoscendo un equo indennizzo a collocazione avvenuta.
9. Ridurre le spese condominiali, privilegiando solo le spese indispensabili per ottenere servizi efficienti.
10. Ricostruire la solidarietà sociale attraverso il rilancio di iniziative di sistema, finanziate dalle singole aziende, per recuperare quel grande patrimonio di sinergie ancora vive e vitali.

Su queste basi dobbiamo ricercare un ampio consenso con una politica che non si esprima contro qualcosa o qualcuno ma solo a favore dei nostri comuni interessi.

 

Cari colleghi, soci, amici del CIS,


per chiunque in esso si riconosca in qualsiasi ruolo, condizione, e con qualsiasi opinione, anche la più estrema,
Vi dico con certezza: Si può fare, state sereni, Si può fare.
Ci sono molti motivi di divisione, lo ho toccati con mano, li ho sentiti sulla mia pelle, ma c’é un motivo di fondo che ci unisce:
Noi, tutti, nessuno escluso, nemmeno i soci che hanno subito il fallimento, vogliono la morte del CIS.
Noi dobbiamo avere la forza, il coraggio, l’umiltà, la determinazione di fare tutti un passo indietro, riconoscere i nostri errori, le nostre debolezze e cercare con generosità una strada comune.
Amici miei, quelli di Voi che mi hanno manifestato affetto e stima e quelli che sono arrabbiati, delusi, state certi : noi ce la faremo.
C’è una forza nelle cose che emerge sempre, Vi prego abbiate fiducia: l’assemblea, Voi stessi, sarete arbitri del nostro destino.
Quella sarà la nostra aula di giustizia, una giustizia saggia, consapevole, costruttiva, ragionevole.
Il nostro è un Patto d’onore, un impegno di testa e di cuore, lo porteremo a termine.

Ieri era il mio settantunesimo compleanno, fra i tanti messaggi di auguri, tutti bellissimi, me ne arrivato uno, di un uomo di legge.

Diceva:
Caro Emilio, tantissimi affettuosi auguri.
Bisogna essere forti e maturi per sostenere con equilibrio le proprie idee sfidando tutti.
Continua così per altri mille anni.

Per qualche giorno non mi sentirete, mi dedicherò solo alla persona più importante della mia vita.
State sereni tutti, arriveremo in porto, con la vela a brandelli, ma arriveremo in porto.

Lunga vita e onore al CIS .

Emilio D’Angelo

Il CIS, un’impresa consortile che produce valore.

Il mio ultimo articolo ha introdotto un tema a me molto caro: la straordinaria forza  del valore associativo del CIS.

Molti soci hanno rinunciato, da  tempo, ad  esercitare diritti e facoltà derivanti dalla qualifica di ” socio ” del CIS.

Non sia  mai che io scriva, più correttamente, ” della CIS “, darei un segno di debolezza che potrebbe far pensare che io, ormai, mi sto arrendendo e  sono ormai pronto ad accordarmi con quel volpone di Punzo!

Torniamo ai fatti, e perdonatemi questa divagazione per sorridere un po’ in tempi già molto tristi.

Una domanda, solo una domanda:

Ditemi quali delle tante società del distretto, coinvolte nel progetto di ristrutturazione finanziaria, conserva una  autonoma capacità della base sociale di nomina dell’organo amministrativo e di scelta strategica?

Solo, il CIS!

Società consortile costituita da un numero così alto di partecipazioni azionarie che per leggerle tutte bisogna prendere fiato almeno duecento volte….

Grande forza e grande debolezza, insieme, se le le scelte sociali non vengono indirizzate con saggezza, prudenza, equilibrio ma soprattutto, libere da conflitti d’interesse e condizionamenti ambientali. 

Cari colleghi, il vincolo proporzionale delle quote azionarie con i metri quadrati di capannone, a qualsiasi titolo posseduti, rappresenta una genialità giuridica che ci ha attribuito uno spirito sociale di altissimo profilo del quale dovremo essere eternamente grati a quel gran signore del notaio Canio  Restaino.

È questo  il cuore della questione, non inutili fantasie di un romantico sognatore.

Quello che è nato in questa bella campagna Nolana, terra fertile e gentile, e perciò vulnerabile in tempi oscuri, è una cosa straordinaria.

Come fate a non emozionarvi, pensando che 300 pionieri sono venuti qui, hanno impiantato le loro aziende e poi, dai e dai, tra mille errori e contraddizioni, abbiamo  cominciato a pensare, non più ad una città del commercio ma ad un distretto produttivo.

L’idea non è malvagia, il sogno è ambizioso ed i risultati sono straordinari, si toccano con le mani, li vedrebbe anche un cieco.

Quando prendete l’ultimo tratto della bretella, appena incontrate i primi capannoni Interporto, accostate con prudenza e provate a continuare a piedi sino all’ingresso del CIS o dell’Interporto.

Dopo un paio d’ore non sareste ancora arrivati nella vostra azienda, scusatemi , per una volta ancora,  voglio chiamarla ” poteca ” , è più elegante, perché richiama la nostra radice ellenica nella cultura meridionale.

Cosa voglio dire?

Lo preciso prima che, alcuni di Voi, mi accusino di alto tradimento.

La teoria che tutto è stato sbagliato e, quindi, la migliore soluzione è il fallimento, non trova nessuna, dico nessuna giustificazione né logica, né scientifica, né morale.

Questa teoria potete condirla con centinaia di “se, ma, forse, alla fine, con il cuore a pezzi, purtroppo, malgrado” ma il suo sapore sarà quello più amaro. 

Avreste tradito le vostre origini, il vostro passato ed il vostro futuro.

Cosa diventerebbe il CIS e l’intero Distretto, “purgato” dal fallimento?

Un’accozzaglia di capannoni in campagna Nolana.

Il fallimento è la morte civile di un’azienda, la fine di tutto, la perdita del valore prevalente delle nostre aziende: il sistema distributivo e logistico, più prestigioso in Italia, da noi, nel nostro amato Sud.

Il fallimento del Cis, poi, annullerebbe quel grande valore sociale che per trent’anni ha rappresentato la forza consortile della nostra impresa.

La “Lunga vita del CIS” che centinaia di volte, in tanti,  abbiamo invocato con sincera passione, non passa per la sezione fallimentare del Tribunale.

Io già sopporto a stento che ci troviamo in area fallimentare con la famosa ” manovra ” e non ho mai giustificato l’azione fallimentare attivata dalla società contro i propri soci. Un imperdonabile errore, che deve essere rimediato!

Non ha prodotto effetti di recupero immediato ed ha bloccato i beni in una lunga procedura.

Un ultimo rilievo voglio sottoporre a chi sostiene che nel fallimento si salva l’efficacia dei contratti di leasing.

Ribatto, ma il fallimento assorbe tutti i beni primari del CIS, in parole semplici le strutture materiali che consentono al Sistema di vivere, quelle che il buon notaio  Restaino ci assegnò, attraverso le azioni.

‘O Condominio!

In effetti avreste le chiavi del capannone e perdereste quelle del sistema e che ve ne farete di un capannone in campagna?

Ecco perché, cari amici, non è da vili sopportare la mancata convocazione dell’assemblea; non è da stolti aspettare l’evoluzione della procedura per ottenere la ratifica dell’accordo di ristrutturazione, non è incoerente cedere su qualche punto, ora che siamo incudine,  e cercare, poi,  una mediazione fra gli interessi contrastanti dell’intera vicenda.

Ecco il solito sognatore che non si accorge che stiamo annaspando  nella melma e le banche ci tengono in pugno.

Altro grande luogo comune, buono per riempire le pagine di Face Book, ma inutile per chi vuole produrre valore per la propria azienda.

Si “deve” produrre valore, perché le benedette leggi dell’economia ci impongono di produrre valore, non chiacchiere.

Questi valori li abbiamo prodotti, poi abbiamo smarrito la via, ora ora dobbiamo  tornare a farlo.

Le banche producono valore impiegando capitali che dovrebbero rappresentare risorse per le imprese, non cappi per condannati.

Siamo in una situazione difficile, mai prima d’ora nel nostro Paese ed in tutta Europa, il sistema bancario è stato sottoposto a tanta tensione.

La Banca non è più un simbolo di protezione del risparmio e polmone delle imprese.

Il nostro sistema bancario è in cura, sotto osservazione perché la crisi delle aziende  (l’economia reale) ha sconvolto l’affidabilità dei crediti, producendo consistenti incagli.

È un po’ come se una mattina la maggioranza dei nostri clienti non ci pagasse più le nostre forniture, non per disonestà ma per impossibilità.

È una catena e noi ci stiamo dentro, siamo una maglia, una piccola maglia, ma dobbiamo spingere per non spezzarla.

Belle parole, ma intanto le Banche si prendono i poteri nel CIS e siglano l’accordo solo congiuntamente con quello di tutte le società del distretto.       Non è giusto!

Premesso che tutti gli accordi, se non sono equi e rispettosi delle regole di corretta amministrazione, possono essere rivisti, resta il profilo del potere di gestione.

Allo stato dei fatti, qualsiasi potere può essere attribuito, a titolo definitivo, solo dall’assemblea e non certamente dall’organo amministrativo, che riceve delega proprio dalla stessa assemblea.

Non è detto, poi, che, in linea di principio, la presenza di rappresentati del ceto bancario, nostro unico creditore, nel consiglio d’amministrazione, debba essere considerato necessariamente un danno.

Noi siamo un soggetto economico, formato da centinaia di imprese, con il mondo bancario dobbiamo dialogare per forza, non potremmo sopravvivere senza utilizzare il sistema bancario che, per converso, ha bisogno di noi.

È una questione di rapporto di forza e di equilibrio di interessi.

Certo non potremmo accettare che il CIS diventi la cavia dell’accordo del Distretto, oppure che il credito residuo del mutuo possa attribuire un potere di determinazione del futuro dell’intero sistema distributivo.

Il CIS e l’intero Distretto sono imprese  di valore, devono essere accompagnate, non guidate dal sistema bancario.

Benvenuto, quindi,  dr. Iasi, qui  troverà soci onesti e produttivi, disposti a lavorare fianco a fianco per costruire, mai per distruggere.

Le dico in un orecchio, tanto nessuno ci sente, sarebbe bello se anche Lei , da meridionale, dicesse insieme a noi:

Lunga Vita al CIS.

A voi , colleghi, buone vacanze, per qualche giorno non Vi annoierò con altri sermoni, ma avete ancora tanto, tanto da riflettere.

Arrivederci a presto.

Cordialmente

Emilio D’Angelo

Fondatore del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS SpA

L’ultima parola spetterà all’assemblea sovrana.

Cari soci,

Vi propongo, in fondo a questo nuovo articolo, quello pubblicato il  3 luglio 2015 :     ” Accordo di ristrutturazione ex art.182 bis Legge Fallimentare. ”       Ci aiuterà a capire meglio la situazione.

Eravamo alla vigilia dell’ultima assemblea ordinaria prevista per il 29 luglio 2015 e per la prima volta la manovra, questa sconosciuta che accompagnava le nostre speranze , ormai da quattro anni, assumeva una nuova veste.

La manovra diventava ” accordo di ristrutturazione del debito ex art. 182 della Legge Fallimentare!

Noi soci, pensavamo che la manovra fosse stato un buon accordo con le Banche che, a detta del Presidente, non ci avevano mai attaccato per i nostri ottimi rapporti, anzi, proprio in omaggio a questi rapporti, avremmo potuto ottenere anche uno storno di 30 milioni di euro, a titolo di  rimborso transattivo del danno da ” anatocismo .

Questi 30 milioni, aggiunti ai 40 milioni prestati ad Interporto, ed agli altri 30 che potevano derivare dalla ricollocazione dei capannoni ritornati in possesso della società, formavano i famosi 100 milioni che mancavano al conto.

Il nostro sogno!

Questo era il conto della serva, anzi ” dei servi” del Distretto, dei soci senza assemblea, dei portatori d’acqua del Distretto che non si accorgevano che per quanta acqua avrebbero portato, andava tutta dispersa nelle innumerevoli perdite di Interporto e di tutte le società satelliti e partecipate.

Sono dati di fatto, rilevabili con certezza dai bilanci degli ultimi tre esercizi, per tutte le società del distretto.

I nodi vengono sempre al pettine e alla fine emerge sempre la verità: ogni ottimistica previsione è venuta meno.

Ad oltre un anno dall’ultima assemblea, l’accordo di ristrutturazione è ancora al palo.

Siamo in area prefallimentare, noi, il CIS, il nostro Cis, coinvolto nel più generale accordo del distretto, perché il ceto bancario non definisce un accordo con il CIS, se non inquadrato in un generale accordo del distretto.

Questo è il senso della mancata convocazione dell’assemblea e della convocazione dl consiglio d’amministrazione per attribuire poteri al consigliere cooptato, su indicazione delle Banche, al quale sono stati attribuiti poteri che durante un trentennio  sono stati assegnati solo al Presidente.

Le Banche potrebbero aver preteso che l’organo amministrativo accogliesse un proprio rappresentante e, sarebbe ancor più grave, se avesse richiesto ed ottenuto anche che gli effetti dell’accordo complessivo del Distretto venissero riconosciuti dal CIS.

In questo caso, oltre a dire addio al rimborso dei finanziamenti da CIS a Interporto, avremmo definitivamente abbandonato 100.000 mq.di capannoni, un terzo del CIS, e cento aziende nelle mani delle Banche, spaccando il Sistema consortile.

Ebbene, allora perché non facciamo qualcosa?

Vediamo cosa:

Possiamo chiedere, con ricorso motivato al Tribunale, la convocazione dell’assemblea con una piccola rappresentanza della minoranza, condizione che noi del Patto potremmo esercitare con pienezza di quorum.

Due ipotesi:

l’organo amministrativo, su richiesta del Tribunale  delle imprese, provvede e presenta il bilancio, che, purtroppo, risultando  privo di accordo di ristrutturazione omologato, non può essere approvato;

l’organo amministrativo non provvede ed il Presidente dl Tribunale nomina un amministratore provvisorio per predisporre il bilancio, che, in mancanza dell’ accordo di ristrutturazione omologato, non ha il requisito della continuità e, quindi, non può essere approvato.

Tutte e due le strade conducono solo in una direzione: alla Fallimentare.

Siamo in trappola ed abbiamo solo una via di uscita, quella che ci regalò il più grande galantuomo ed illuminato giurista che abbia mai conosciuto:

il mai troppo compianto notaio Canio Restaino.

Ci nominò SOCI, nel rispetto dello spirito consortile costitutivo, ed i SOCI si esprimono in Assemblea. Solo il fallimento ci può sottrarre questo segno distintivo della nostra libera ed autonoma dignità sociale rispetto all’intero Distretto.

Presidente, Consiglieri e Consigliati, Banche, consulenti con colletto e senza colletto bianco, alla fine, se non vogliono il fallimento del CIS, e non lo vogliono perché non conviene a nessuno , in ASSEMBLEA devono venire ed in ASSEMBLEA non sarà facile convincere i Soci, ormai a carte scoperte,  che l’accordo è giusto e persegue il preminente interesse sociale.

Si, ma il consiglio d’amministrazione avrebbe potuto impedire un accordo vessatorio, formulato nell’esclusivo interesse  del Distretto e del ceto bancario, fortemente coinvolto.

Perché non lo ha fatto?

Forse perché non ha percepito l’impatto dell’accordo nella vita del CIS oppure perché vi è stato costretto in uno stato di subordinazione psicologica, fortemente condizionato  dal rischio del fallimento. 

Un rischio concreto che annullerebbe la nostra ultima opzione: la forza del valore azionario ed il diritto sovrano dell’assemblea.

Non dobbiamo mai dimenticare che  l’accordo deve passare per l’assemblea e l’Assemblea è sovrana e dovrà nominare un nuovo direttivo.

Perché offrire il fianco ad un fallimento del CIS, quando possiamo aspettarli a casa nostra, nell’Assemblea dei soci; contestare tutti gli inadempimenti che, nel frattempo, saranno confermati proprio  dall’accordo ratificato; nominare un direttivo che  si impegni a rispettare l’accordo solo per quella parte che risulti autonoma rispetto alle altre società del Distretto?

Il CIS non è un prodotto finanziario, ma una realtà economica e sociale, creata da donne e uomini della nostra terra,  con il sudore della fronte, non giocando a fare finanza creativa, senza badare a spese ed investimenti, fondati sul principio dell’indebitamento.

Aspettare non costa niente, non prevede rischi e, poi, sempre da noi devono passare…

Abbiamo aspettato tanto, anche quando non ci conveniva, nel silenzio e nell’abbandono; è rimasta inascoltata ogni ragionevole proposta che mirava ad un piano conservativo e di rilancio dell’azione commerciale per una sollecita ricollocazione dei lotti disponibili, che avrebbe potuto evitare anche il ricorso all’azione fallimentare.

No!

Abbiamo accatastato spettri, capannoni vuoti con ridicole scritte ” in collocazione ” per esibire alle banche lo scalpo del socio sconfitto.

Ebbene, hanno voluto così, ce ne daranno conto in assemblea, aspettiamo ancora, non si tratta di molto.

Abbiamo tutte le ragioni del mondo, quella delle regole e delle leggi e sia di quelle morali che di quelle scritte sui codici.

Li aspetteremo a Filippi, state pronti,  solo noi soci possiamo garantire Lunga Vita al CIS.

Questa è la nostra ultima battaglia, possiamo anche perderla, ma solo noi possiamo perderla se non lotteremo con le nostre armi migliori: la solidarietà sociale, l’umiltà, l’impegno e l’onestà.

Uniti si vince.

Emilio D’Angelo

Fondatore del  Patto di sindacato di voto dei soci del CIS S.p.A.

Lunga vita al CIS.

CIS : UN PALAZZO DI CRISTALLO ~ Lunga vita al CIS

Accordo di ristrutturazione ex art.182 bis L.F.
03 venerdì Lug 2015
Posted by EmilioD’Angelo

https://emiliodangelo.wordpress.com/2015/07/03/accordo-di-ristrutturazione-ex-art-182-bis-l-f/

 

 

Attacco al Patto di Sindacato di voto : non c’è pace per il CIS.

 

Martedì 26 luglio Confedercontribuenti ha postato su Face Book il seguente comunicato,

Finocchiaro (Pres. Confedercontribuenti):

“Al CIS di Nola ad oggi i soci attendono che sia presentato il bilancio 2015. La società nessuno sa’ che perdite reali ha accumulato in questi anni. Dal 2014 la Procura di Nola indaga. Ma tutto tace. 30 imprese sono state fatte fallire. Unicredit e Intesa San Paolo da tre anni, ogni anno in prossimità dell’approvazione del bilancio, consentono comunicati in cui affermano di essere d’accordo nel volere ristrutturare il debito, salvo attendere l’asseveratore del piano. Il Patto di Sindacato, lancia sermoni fra il garantire lo status quo e la cristiana comprensione. Il Patto caro D’Angelo ha fallito e rischia di divenire complice inconsapevole. Intanto le imprese sono nelle mani di un CdA del Cis di Nola senza proposte, forse per garantire cosa? Gli interessi degli azionisti di Interporto e di altre cinque societa’. Di questo a discusso l’ultimo CdA . A che titolo?’ Il Presidente del Collegio Sindacale e i suoi componenti, che chiameremo alla responsabilità personale cosa dicono? E che dice il Patto di Sindacato diretto dal Signor Emilio D’Angelo? E che dicono le procure di Napoli e Nola? E che dicono la GdF di Nola e il Comando Generale? E che dicono i Consiglieri del CdA del Cis? E che dicono gli uomini delle banche coinvolte. Visto che non dicono è giunto il momento che li facciamo parlare in coro. Presso le sedi appropriate. In Italia sono le Procure della Repubblica. p.s. : Sui fallimenti, Signor D’Angelo i suoi sermoni li riservi ad altro. Visto che in maniera “notarile” il suo Patto di Sindacato ne prendeva atto.”

LETTERA APERTA al PRESIDENTE CONFEDERCONTRIBUENTI.

L’intervento è destinato a provocare una dura reazione per l’inqualificabile qualunquismo che attribuisce ingiustificate responsabilità omissive ad organi, istituzioni, ed anche al Patto di Sindacato di voto, in particolare alla mia persona.

Il “caro D’Angelo” lo attribuisca a chi conosce: le sue valutazioni sull’azione del Patto di Sindacato di voto rivelano l’ assoluta ignoranza della funzione e del ruolo di un’organizzazione para sociale, regolata e definita da precise norme di legge.

Un patto di sindacato di voto non ha alcuna rappresentanza giuridica fuori dall’ambito assembleare, nei limiti consentiti dalla legge e dallo statuto sociale. In quella sede, come è ampiamente documentato nei verbali d’assemblea, registrati negli archivi camerali, non è mai  mancato il nostro intervento di denuncia per l’irregolare andamento amministrativo che ci ha condotti nell’attuale condizione.

Nell’ultimo biennio, attraverso il blog, abbiamo pubblicato 260 articoli di denuncia sociale, raccogliendo 77.000 visite in un ambiente limitato, forte segnale di attenzione e fiducia per un comportamento sempre equilibrato, mai prono ad interessi personali o colpi ad effetto.

Abbiamo ricevuto centinaia di soci, sono intervenuto personalmente in molti casi difficili presso la struttura amministrativa, mi sono esposto  per chiunque abbia chiesto il mio aiuto o il mio consiglio.Ho sostenuto chiunque abbia bussato alla mia porta, senza distinzione di appartenenza.

Il Patto ha stimolato un giudizio di accertamento, pendente presso il Tribunale di Napoli, nel quale è coinvolto anche il pool di banche, con una puntuale richiesta di sequestro delle rate di sub mutuo che il CIS ha incassato e non ha riversato.Tale richiesta fu respinta solo  perché il ceto bancario ammise, in fase istruttoria, che esisteva un progetto di accordo con il Cis in fase di perfezionamento, rifiutando il sequestro cautelare.

Questo è un elemento fondamentale che introduce un principio di esclusione della solidarietà della garanzia ipotecaria, nell’area delle aziende adempienti.

Veniamo alla dolente situazione delle richieste di fallimento del CIS contro alcune aziende socie morse?

Lei mi attribuisce un ruolo notarile, non riesco a capire cosa avrei certificato.

La procedura concorsuale è assolutamente autonoma e prevede un primo impulso del creditore e poi un severo processo di accertamento giudiziale che dipende solo dai giudici delegati di concerto con il Presidente della sezione fallimentare del Tribunale adito.

Il giudice obbedisce solo alla Legge, dopo aver letto “le carte”.

Quale margine d’intervento ha un Patto di Sindacato di voto che non ha, per definizione di legge, alcuna rappresentanza legale dei soci aderenti?

Abbiamo urlato forte, molto più forte di quanto  faccia Lei, e solo ora.

Il risultato?

L’ attività giudiziaria in sede fallimentare, inutile ed inopportuna, è stata sospesa. Questo è un merito del Patto, non lo dimentichi.

Chi, inoltre,  ha denunciato pubblicamente, per primo, le incaute delibere dei   finanziamenti infra-gruppo da CIS  a Interporto?

Chi ha fatto cessare tale inopportuna consuetudine, consentendo che nell’ultimo bilancio ( 2014 ) venissero accantonate riserve liquide pari a 30 milioni di euro?

Potrei continuare per giorni, elencando innumerevoli contatti  con decine di legali e commercialisti delle aziende socie, che sono testimoni del nostro generoso impegno sociale e di tutte le innumerevoli attività informative a favore dei soci.

Egregio Presidente Finocchiaro,

Lei ha sparato contro la “Croce Rossa”, commettendo un atto ingiusto ed inopportuno che non giova al nostro progetto di una “Lunga Vita del CIS” e turba ulteriormente la nostra, già precaria, solidarietà sociale.

Lei vuole sapere cosa faremo?

Quello che, ragionevolmente, si aspettano tutte le aziende socie responsabili : cercheremo di evitare il fallimento, accettando, allo stato dei fatti, gli effetti negativi della manovra, così  come è stata concepita.

Cercheremo, poi, in un’assemblea ancora sovrana, appena sarà omologata la manovra, il consenso necessario per costituire un nuovo organo amministrativo, aperto ad una partecipazione del ceto bancario, ma non subordinata ad esso, per trattare condizioni ragionevoli di autonoma gestione dell’area inadempiente.

Questa è la funzione di un Patto di Sindacato di voto in un momento drammatico della vita sociale del più rappresentativo nucleo d’impresa consortile d’Europa.

Le vicende societarie che investono un così alto numero di imprese e di famiglie, vanno trattate con cautela perché non sempre le reazioni più virulente rappresentano  la soluzione più equa e conveniente per l’intera comunità sociale. 

Questa, almeno, è la mia opinione, secondo coscienza.

Lei, invece, cosa propone, oltre a sfidare mafia, camorra e colletti bianchi?

Sono curioso di saperlo, ma intanto la saluto con vivo rincrescimento.

dr. Emilio D’Angelo, socio Cis dal 1986, per passione civile Fondatore del Patto di Sindacato dei soci del CIS.

 

Intervento Gaetano Casillo

Desidero sottoporre alla Vostra attenzione l’intervento di Gaetano Casillo, componente del direttivo del Patto di Sindacato di Voto dei soci del CIS S.p.A. che troverete in commento all’ultimo articolo pubblicato ieri ” Assemblea dei soci : sovranità violata.”

Questa è la Vostra AGORA’ l’unica piazza nella quale potete ancora esprimere la Vostra opinione, anche se diversa dalla mia.

Pare che stia andando di moda attaccare il PATTO e me personalmente per la prudenza adoperata nel maneggiare materiale infiammabile.Non mi sembra molto generoso ed anche inutile, perché ci allontana da ogni soluzione auspicabile.

Ringrazio Gaetano, mio fraterno amico, per avere offerto un interessante spunto di riflessione.

TESTO:

Caro Emilio,
Non ti voglio disilludere, ma vedi, in assemblea saremo come l’Italia in questo momento.

Avremo sempre un grosso debito che ci ricatta.

In queste condizioni, come il nostro Paese a livello nazionale o internazionale, purtroppo, questo sarà il nostro potere contro i grandi sistemi finanziari: nessuno.

In assemblea ci sarà solo il “salvatore della Patria” che decanterà tutti i suoi meriti per aver fatto digerire una manovra alle banche bloccando l’azione per 100milioni di euro su 100.000 mq.

Dall’altra parte il nostro diritto di replica sarà assolutamente nullo, perché l’unica alternativa sarà quella del fallimento del Cis, anzi di tutto il “Sistema”.

Il “Creatore del Cis” rimarrà così impunemente dietro alla sua scrivania dorata, ed il nuovo AD, l’uomo delle banche, sarà il vero gestore della manovra, cioè colui che deciderà la sorte dei capannoni chiusi, e che metterà mano alle spese condominiali, unica fonte di entrate reali per la società Cis spa (io penso raddoppiandole in un breve periodo). E lo farà intascando una bella cifra ogni anno, mezzo milione di euro circa!!

E noi rimarremo zitti, o in pochi ad opporsi, perché dall’altra parte ci sarà sempre il fallimento del Cis.

Ecco a cosa serviva il “Sistema”, quello che è stato sempre decantato come la carrozza che avrebbe dovuto portare il Cis in Europa, o nel Mondo, ed in realtà è stata solo una carrozza nera con il tiro di cavalli per ben altra destinazione.

Vedi Emilio, io non voglio essere sempre il solito pessimista ed in questo modo smorzare il tuo entusiasmo; il fatto è che dall’altra parte i 300 soci del Cis (eran trecento, eran giovani e forti…) avrebbero dovuto fare sin dall’inizio un corpo unico contro questo sistema, solo così si sarebbero trovate le soluzioni, tutte, anche quelle per chi oggi purtroppo risulta fallito.

È stata gettata merda sul nostro Patto di Sindacato (gli scalmanati, i pazzi, nel migliore dei casi, o anche “chill quatt strunz…”) e la gente ha preferito guardare il dito e non la luna, lasciandosi travolgere da quello che considerava un amico, uno di noi, o semplicemente uno troppo potente che chissà cosa gli avrebbe fatto, o chi gli avrebbe mandato.

Sono molto amareggiato Emilio, mio Padre è stato socio dalla prima ora, la mia Azienda, sempre la stessa da trent’anni, ha sempre onorato ogni fattura emessa dal Cis, ed ora, dopo tutte queste fatture, dopo tutti questi anni, dover restare inerme a guardare questa ignobile fine mi rattrista molto. Mi sento, socio del Cis, un pesce fuor d’acqua, boccheggiante, tenuto in vita da quella poca acqua della bacinella nel quale mi ha relegato il cosiddetto “Sistema”. Il “Sistema” delle banche e degli affari di Punzo.

Scusami, scusatemi tutti, ma io stesso scrivo e piango e non era mia intenzione tediarvi con tanta crudele realtà.

Gaetano Casillo

Assemblea dei soci: sovranità violata.

Credo che il problema più grande che saremo chiamati ad affrontare è la mancanza di un progetto preciso per il giorno dopo il terremoto finanziario che si sta abbattendo sul nostro CIS.
Avverto la sensazione che la comunità sociale sia troppo rassegnata al nostro ineludibile destino: essere fagocitati dal potere finanziario.
Questa sensazione si è consolidata, giorno dopo giorno, diffondendo  un senso di sconforto e una consapevolezza della propria debolezza
 quando il Presidente ha, prima autorizzato l’azione fallimentare contro i soci inadempienti e, poi ha concordato una manovra di stralcio di 100.000 mq di capannoni da affidare al ceto bancario.
Con queste due mosse, il Cavaliere ha rinunciato all’arma più efficace della sua strategia d’impresa, non solo per gli effetti sul consenso interno, ma anche sull’impatto sociale nell’opinione pubblica: il consorzio associativo, trecento cavalli da tiro che hanno trainato lo sviluppo dell’intero distretto.
È stato un grave errore di sottovalutazione della funzione e dl ruolo del CIS nel territorio, un autentico miracolo dell’industria consortile che ha affascinato gente di tutto il mondo.
Il cavaliere non avrebbe mai fatto questo fatale errore se non vi fosse stato costretto da un potere finanziario fuori controllo.
La stessa manovra è stata imposta con vincoli durissimi di relazione fra le diverse società del distretto.
Oggi si prepara a trasferire i poteri d’amministrazione alle banche per condurre in porto la manovra.
Non gli costa poco, conosco l’uomo ed il suo orgoglio per la nostra terra, forse è stato costretto ad accettare una ristrutturazione complessiva del debito del distretto, nella quale la componente associativa consortile paga il prezzo più alto.
Ora siamo incudine e dobbiamo subire!
Verrà un tempo, però, e non è molto lontano, nel quale l’assemblea ritornerà sovrana ed i torti, diventati diritti, potranno essere rivalutati.
La legge esiste e non solo quella delle pandette e dei giudici, ma anche quella morale.
Noi siamo trecento, con altrettante imprese, migliaia di famiglie ed addetti, gente di valore, imprenditori da generazioni,
Signori della Finanza di relazione, illustri consulenti delle più affermate agenzie finanziarie,
Noi siamo il CIS, una realtà che non troverete da nessuna parte del mondo, una città del lavoro, che ha trasformato un campo di patate in una impresa consortile di livello mondiale, con il sudore della fronte, lavorando anche di domenica per trent’anni.
Giù le mani dal CIS,
Se venite per curare l’incasso del residuo debito e degli interessi, accomodatevi pure insieme a noi, siamo gente onesta e paghiamo sempre, e Voi lo sapete;
Se, invece, venite per prendere il CIS e rottamarlo per fare finanza creativa e tappare altri buchi che non ci riguardano, e, allora, sarà lotta dura senza quartiere.
Noi un progetto lo abbiamo, dovete darci il tempo di realizzarlo.
Non ci servono i cinque anni durante i quali avete tollerato tutto e di più, forti di un’ipoteca solidale che ci ha tenuto in ostaggio, per portarci in queste condizioni.
Ci servono solo due anni ed una ragionevole politica di rifinanziamento dei lotti disponibili per favorirne la ricollocazione a nuova utenza.
Al resto pensiamo noi, con una politica tesa a ricostruire la solidarietà consortile.
La ricchezza del CIS è straordinaria, il suo valore immobiliare è strettamente vincolato al valore delle imprese e la politica impiegata ci ha spietatamente danneggiato, in particolare nei valori immobiliari e nella serenità delle aziende adempienti, ancora oggi a grave rischio nel veder realizzato un contratto di leasing con la legittima assegnazione dell’immobile, libero da vincoli ed ipoteche.

Il commercio all’ingrosso non è morto, si è solo trasformato.
Noi siamo diventati organizzatori di produzione e dobbiamo eliminare il vincolo di destinazione d’uso.
Dobbiamo aprire all’artigianato ed alla piccola industria di trasformazione.
Un nuovo modello d’impresa che metta a profitto la tradizione mercantile del territorio ed il marchio Cis, non per realizzare un miracolo, ma solo quello che siamo capaci di fare.
Noi proponiamo un nuovo Patto per il Cis, il Cis del fare, non quello delle polemiche che ci dividono, né quello dei tribunali.
Vorremmo uscire dal Tribunale, per l’ultima volta, con la manovra omologata, comunque sia.
Avremo tempo, coraggio, e capacità per cambiare ancora una volta il nostro destino.

Siatene certi non ci piegheremo.

Lunga vita al CIS

Gridatelo tutti a gran voce, anche Voi amministratori e soci storici, di ogni epoca e settore, siamo tutti nella stessa barca e dobbiamo portarla a riva.
Non abbiate paura di tradire qualche vincolo di amicizia o di fedeltà.
L’amicizia si rispetta anche con posizioni divergenti, perché
l’amicizia non si fonda sulla convenienza ma sulla lealtà.

Questa è RIMASTA L’UNICA VOCE DEL CIS.

Noi soci siamo considerati meno di niente : trasferimento degli uffici nel Vulcano, cooptazione di amministratore esterno, modifica dei poteri, mancata convocazione dell’assemblea ordinaria e presentazione del bilancio, esito della manovra, asseverazione ed omologazione.

Silenzio di regime.

Propongo un incontro di tutta la comunità sociale, prima del periodo feriale, per chiarirci le idee e risaldare i vincoli di solidarietà di tutto l’ambiente.
Non vorrei farlo come Patto di Sindacato, sembrerebbe una sfida che allo stato dei fatti non avrebbe senso.

Ancora una volta: Lunga Vita al CIS.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di  voto dei soci del CIS S.p.A.

P.S.Ho appena pubblicato la notizia della nomina del nuovo amministratore del CIS, SERGIO IASI. Vi ripropongo il link.

http://www.mark-up.it/iasi-rilancia-il-cis/

Iasi chiamato per rilanciare il Cis

Fonte dell’informazione:

http://www.mark-up.it/iasi-rilancia-il-cis/

 

Il Cis è il più grande centro commerciale all’ingrosso in Europa (nel non alimentare). Sergio Iasi guiderà il rilancio di questo polo che si trova all’interno dell’Interporto, una delle aree terziarie più importanti in Italia.

Il manager chiamato a pilotare il rilancio di Interporto Campano e di Cis a Nola è Sergio Iasi, ex vice direttore della Rai e, fino a marzo 2016, alla guida della ristrutturazione di Prelios, una delle più importanti società italiane nel settore della consulenza e dei servizi immobiliari.
Iasi sembra, ma non è ufficiale, abbia già ricevuto il placet delle banche (Unicredit, Intesa, Mps, Banco Popolare) che hanno ristrutturato 450 milioni di investimenti.
Il Cis di Nola, il polo per il commercio all’ingrosso più grande d’Europa, con una superficie di 1 milione di mq e più di 300 aziende, creato dall’imprenditore napoletano Gianni Punzo, che ne è presidente, e promosso da oltre 250 soci, ha un fatturato di oltre 6 miliardi di euro.
Il distretto Cis-Interoporto Campano-Vulcano Buono (il centro commerciale al dettaglio disegnato da Renzo Piano) è un motore di 1.000 aziende, 900 addetti, 40.000 lavoratori nell’indotto. Attrae 15 milioni di visitatori all’anno.

 

 

La debole voce della ragione.

Forse stasera il torto diventerà diritto e nulla potrà modificare questa triste realtà.

Rientra nelle facoltà e nei poteri che l’assemblea ha delegato al consiglio di amministrazione.

Questo consiglio è legittimamente in carica sino alla prossima assemblea ordinaria che prevede l’approvazione del bilancio e la nomina del direttivo.

Molti soci mi chiedono, sempre in via molto riservata, perché non è stata convocata l’assemblea ordinaria entro i termini previsti dalla legge.
Vorrei ricordare a tutti, ancora una volta, che per tre successivi esercizi il bilancio è stato approvato a maggioranza, pur emergendo il rischio della mancanza di continuità aziendale per effetto della prolungata sospensione dei pagamenti delle rate di mutuo al ceto bancario.
Condizione essenziale per garantire la continuità aziendale, a giudizio degli amministratori e dell’organo di controllo, era l’asseverazione e l’omologazione dell’accordo di ripianamento del debito raggiunto con il ceto bancario ex art. 182 bis della Legge Fallimentare, una sorta di concordato preventivo con ristretto numero di creditori.

Questa è la situazione di fatto, anche se non giustifica il ritardo nella convocazione dell’assemblea, almeno ne spiega il motivo.
Voglio confidare a Voi, lettori abituali di questo blog, tutta la mia amarezza nel verificare, ancora una volta, che i miei interventi non vengono accolti con la necessaria attenzione.
Siamo troppo abituati a personalizzare le questioni per arrivare a conclusioni assurde, spesso alimentate da una polemica interessata solo a confondere le idee.
Non si tratta di essere contro o a favore della gestione del Presidente, ma occorre esaminare i fatti, cogliere gli inadempimenti, valutare i rischi e scegliere la situazione più conveniente nell’interesse generale.
Spesso, anzi quasi mai, la soluzione più conveniente non è quella più ” giusta “.
Occorre rendersi conto che l’alternativa all’accordo con le banche creditrici, opportunamente omologato, è il concreto rischio che si apra una procedura fallimentare contro il CIS.
Non è una questione di torto o di ragione, perché da tempo la voce della ragione è debole ed inascoltata.
Non è una questione di coraggio, perché, credetemi, è più difficile parlare contro corrente che gridare la propria giustificata rabbia.
È solo una questione di convenienza, perché è in gioco il destino del CIS, della sua storia, ma, soprattutto, della vita di centinaia di aziende e migliaia di addetti che qui hanno fondato la sede e la ” ragione” del loro destino.
Non possiamo cedere al desiderio di rivincita, dobbiamo far prevalere la ragione della necessità: è triste, è amaro, ma è così!
Dobbiamo portare a casa l’accordo, pur subendo una profonda mortificazione del nostro valore sociale.
Queste sono le nostre ” forche caudine” e questa sera il torto diventerà diritto.
Non è la prima volta che succede, né sarà l’ultima, ma alla fine il diritto riesce sempre a far emergere la dignità della ragione.
Ci saranno tempi e condizioni diverse che ci consentiranno un intervento severo e le nostre ragioni si incontreranno con quelle della giustizia. 
Questa è una certezza non un’ipotesi.
Oggi siamo incudine e dobbiamo subire.
Il Patto, il nostro Patto, può esprimersi solo in assemblea; non ha altre opzioni, solo il consenso assembleare, oggi impedito.
Abbiamo avuto l’occasione in questi tre anni per cambiare governance, non ci siamo riusciti.
Mi assumo tutta la responsabilità per questo insuccesso, ma io sono abituato a lottare rispettando due principi fondamentali: il rispetto delle opinioni diverse e il prevalente interesse generale.
Continuerò a farlo.

Emilio D’Angelo
Fondatore del Patto di Sindacato di voto dei soci del Cis S.p.A.

e chi si riconosce in esso e nelle sue ragioni,abbia la sensibilità di manifestarlo.

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