Un’assemblea veramente ordinaria.

Trovo veramente inconcepibile che per avere un confronto su argomenti vitali per la continuità sociale, bisogna ridursi all’unica opportunità imposta dalla legge: l’assemblea ordinaria.
L’unica, dopo un intero anno.
La più grande beffa : un’assemblea ordinaria!
Scusate ma cosa c’è di ” ordinario ” in questa assemblea?
Una sola cosa : lo stile di gestione.
Vi pare ordinaria la gestione di una società che presenta una raffica di ricorsi di fallimento contro i propri soci, mettendo in ginocchio decine di aziende?
Vi pare ordinaria la vasta risonanza nei Tribunali del Territorio di una società che agisce contro i suoi soci, senza tentare alcuna soluzione commerciale per evitare l’onta del fallimento?
Vi pare ordinaria la destinazione di prestiti ad Interporto per circa 38 milioni di euro, sottraendo risorse destinate alla riduzione del mutuo, in un momento di profonda crisi di finanziaria?
Vi pare ordinaria la gestione commerciale di ricollocazione dei capannoni ritornati nella disponibilità della società, evitando di favorire ogni transazione di cessione dei contratti di leasing per alleggerire il debito con ricambio di utenza?
Vi pare ordinaria la gestione di un conto economico che, solo per l’attività specifica del Centro, si trova in perfetto equilibrio, anzi presenta un risultato positivo, ma chiude l’esercizio con la perdita più alta nei tre ultimi esercizi?
Vi pare ordinaria la gestione di una società che riduce il patrimonio sociale con perdite complessive negli ultimi tre esercizi di circa 16 milioni di euro?
Vi pare ordinaria la gestione strategica di una società che punta ad accumulare 100.000 mq di capannoni per destinarli ad una profonda trasformazione della vocazione costitutiva, attribuendone il controllo ai poteri finanziari?
Vi pare ordinaria la gestione di un piano finanziario che conferma la spaventosa incidenza degli oneri finanziari, aggravandola con faraoniche spese straordinarie di consulenza?
Vi pare ordinaria la gestione di un progetto di ripianamento che, per mettere in sicurezza i versamenti effettuati dai soci adempienti, li costringe ad accettare l’ingresso delle Banche nel capitale della società?
Vi pare ordinaria l’interruzione, sin dal dicembre 2011, dei versamenti alle banche per il mutuo principale, assolutamente ingiustificata dalle morosità dei sub mutuatari, come si evidenzia dal riscontro documentale per l’ampia differenza della consistenza dei debiti e dei crediti della stessa natura?
Eppure proprio su tale circostanza la società ha strutturato un piano di ripianamento della debitoria aziendale ex art. 182 bis della Legge Fallimentare, ammettendo formalmente lo stato di crisi, senza prevedere nel progetto alcun intervento a favore delle aziende in difficoltà per salvaguardare i consolidati diritti acquisiti con il contratto di leasing, formalmente concluso con il pagamento di tutti i canoni.
Nella manovra non c’è nessun provvedimento che consenta ai soci anche la più remota possibilità di rinegoziare il mutuo, di allungare la scadenza, di adeguare il tasso d’interesse alle attuali favorevoli condizioni del mercato.
L’unica possibilità per evitare il fallimento é quella di consegnare le chiavi ed andare via, in modo da consentire l’ammasso di capannoni da destinare ad altre invenzioni finanziarie.
Per contro il credito verso Interporto per finanziamenti equivale a circa 38 milioni ai quali vanno aggiunte le partecipazioni per 21 milioni per un totale di circa 59 milioni, importo pressoché equivalente ai crediti scaduti da sub mutuo.
Infatti i soci morosi hanno procurato al CIS lo stesso danno dell’Interporto con una differenza fondamentale.
Mentre i soci morosi sono falliti o dovranno arrendersi, perdendo tutto, anche il maggior valore dei contratto di leasing rispetto al debito, per Interporto è stata strutturata una manovra che prevede il ripianamento del debito in dieci anni per 20 milioni, con il maggior rimborso nei primi cinque anni, e la trasformazione del debito residuo, circa 16 milioni, in strumenti partecipativi che si aggiungeranno alla già consistente partecipazione.

Benvenute Banche nel capitale del CIS, in un’assemblea decisamente ordinaria, la comunità sociale, ormai avvilita da tre anni di incertezza, confermerà la svendita a prezzi stracciati della più bella realtà consortile d’Europa, modello della capacità imprenditoriale di questo Sud sempre più profondo che muore strozzato dall’ingordigia di un futuro che ci esclude.

il ceto bancario, già forte per un’iscrizione ipotecaria solidale di 749 milioni di euro su un residuo credito da mutuo di 251 milioni di euro, fra capitale ed interessi, dopo aver incassato 185 milioni di euro, dei quali 92 in conto capitale, rinforzerà la sua posizione dominante, con l’ingresso nel capitale sociale, senza lasciare nessuno spazio di ripianamento ai legittimi proprietari degli immobili.

Un lungo applauso chiuderà questa assemblea veramente molto “ordinaria”.
Tutto continuerà come sempre perché i buoni separati dai cattivi guarderanno al futuro, ignorando passato e presente.
Servono altri 75.000 mq da consegnare alle Banche : è una realtà ineludibile!
Nessuno, allo stato dei fatti, potrebbe fare diversamente.

Solo noi, insieme, possiamo cambiare la storia del CIS.

Quest’articolo è dedicato, con passione ed affetto, al mio amico Eduardo Celentano nel trigesimo della Sua scomparsa.
Mi confessò più volte la Sua amarezza per la condizione del nostro CIS con grande fiducia e viva cordialità.
Nella prossima assemblea Dino, purtroppo, non avrà voce ma la Sua presenza sarà vivissima nei cuori di quei soci coraggiosi che si batteranno sino all’ultimo per un CIS più giusto e solidale.

Lunga Vita al CIS e alla Sua onorata memoria.

Emilio D’Angelo

Componente del direttivo del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS S.p.A.

Don Chisciotte, ai soci del Cis

Condivido e pubblico il commento postato questa mattina dal socio Gaetano Casillo

componente del direttivo del patto di sindacato di voto del CIS spa

———————————————————————————————-

Propongo e dedico questa parte di una famosa canzone di Francesco Guccini, intitolata Don Chisciotte, ai soci del Cis:

“Mio Signore io purtoppo sono un povero ignorante
e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente
ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia?
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre
dove regna il “capitale”, oggi più spietatamente
riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
al potere dare scacco e salvare il mondo intero?

Mi vuoi dire caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
perchè il male ed il potere hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità
farmi umile e accettare che sia questa la realtà?

Il potere è l’immondizia della storia degli umani
e anche se siamo soltanto due romantici rottami
sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte
siamo i grandi della Mancha
Sancho Panza e Don Chisciotte!”

Tutto il testo in realtà è molto bello, ed è possibile leggerlo ed ascoltarlo cliccando sul seguente link (copiatelo e incollatelo nella barra di navigazione di internet se non dovesse funzionare il link):

http://youtu.be/pUR2QxLJRE8

Buona Domenica e Buona Assemblea a tutti.

La forza straordinaria dei numeri.

Cari soci,

Vorrei invitare tutti a partecipare con animo sereno alla prossima assemblea.
Non lasciatevi prendere dall’ansia e decidete secondo coscienza.

La domanda non è: manovra sì o manovra no.
La domanda è: perché siamo arrivati a questo punto?

Perché la continuità del CIS deve dipendere da una manovra che dovrà essere asseverata e poi omologata da un magistrato ai sensi della Legge Fallimentare?

La risposta sta nei numeri, proprio in quei numeri che siete chiamati a valutare in una calda serata di fine luglio, quando andreste volentieri in vacanza.
Non sono i miei numeri, né quelli del Patto, sono i numeri esposti nel bilancio.
Quei numeri basta leggerli, parlano da soli e dicono cose certe, incancellabili, non sono malevoli insinuazioni di un gruppo di scalmanati, sono certezze contabili, il frutto troppo maturo di una precisa strategia finanziaria.
Voi Tutti avete il diritto e il dovere di averne contezza.
Questa è la nostra responsabilità.

Quei numeri tracciano un disegno preciso, non lasciano solo una scia luminosa ma indicano una direzione univoca, una specie di cometa che arriva da lontano e punta al futuro.

Siate certi che la forza della verità emerge con chiarezza, solo attraverso i numeri.

I numeri non sono opinioni, sono solo numeri, nient’altro che numeri, immutabili, insopprimibili numeri.
C’è solo un modo per fermare la verità che avanza attraverso i numeri: sopprimerne la conoscenza!

Avremo poco tempo in assemblea per parlare di numeri, si cercherà di parlare di altro, partendo da un lontano glorioso passato, delle nostre umili origini di mercanti, della fine del commercio all’ingrosso, grossolana menzogna, e poi, se non basterà, si parlerà di buona o cattiva fede.
Io vorrei parlare solo di numeri, nient’altro che numeri.
Riuscirò a farlo?
Dipende da Voi, solo da Voi.

In quei numeri sta scritto non solo il nostro passato ma anche il nostro futuro.
I numeri non perdonano, non giudicano, i numeri parlano e dicono sempre la verità.
Vi prego, se veramente amate il CIS, affidatevi ai numeri, non lasciatevi trascinare in inutili polemiche, alzereste solo polvere che vi impedirà di leggere i numeri, nascondendo il passato ed annullando il futuro.
Un’ultima domanda vi sarà proposta, la più importante:
Chi gestirà la manovra e con quale obiettivo?
Anche a questa domanda troverete la risposta nei numeri del passato che hanno preparato il futuro.
Solo nei numeri, il resto sono chiacchiere per giocolieri del destino.
Speriamo che possa aiutarvi a leggerli.
Sarà dura, ma ci proverò.

Lunga Vita al CIS.

Emilio D’Angelo

Una bella riunione : protagonista il nostro CIS.

Cari lettori,
sono molto contento dell’esito della riunione di ieri sera: è stata perfetta.
Sono tornato indietro di tanti anni, quando il CIS ci appassionava perché, tra mille contrasti ed opinioni diverse, tutti ci impegnavamo a cercare una soluzione.
Mi avete fatto il più bel regalo che potevo sperare di ricevere,mi avete regalato la precisa sensazione di un corpo vivo che non si rassegna a morire, di un’idea straordinaria di impresa consortile che rappresenta la forza e il coraggio di un popolo di mercanti.
Quell’idea, Gianni, l’hai creata Tu, è Tua ti appartiene, come appartiene a noi.
Uno solo è il protagonista: il CIS.
Noi siamo uomini, destinati a passare, ma le idee, no, non passano, vivono in eterno e questa è un’idea bellissima.
A noi, però, è affidata la custodia di quest’idea, abbiamo un compito arduo, molto impegnativo, mai come in questo momento.
Ieri abbiamo ricevuto la gradita visita di Stefano e Franco.
Era stata concordata con me, con cuore aperto ed animo lieve.
Stefano, in apertura della riunione ci ha confidato di aver rassegnato le dimissioni dal consiglio d’amministrazione da circa un mese.
E’ una scelta personale che va rispettata, avrà avuto le sue ragioni.
Di seguito ha introdotto l’intervento di Franco con un appello alla coesione sociale che ci trova, da tempo, in perfetto accordo.
Franco ha subito distinto la sua posizione di non aderente al Patto di Sindacato, si è dichiarato impegnato a trovare una composizione fra gli opposti schieramenti ed ha annunciato che il Presidente gli aveva confidato la sottoscrizione della manovra da parte delle Banche. Ed infine ha rivolto un nuovo appello all’unità.
Ho dovuto subito osservare che non esistono due schieramenti,ma uno solo è il corpo sociale; esiste, invece, o almeno dovrebbe esistere, una dialettica vivace ma corretta, sulle vistose incongruenze della nostra gestione finanziaria, clamorosamente emerse con il ricorso alla manovra ed alla tutela della Legge.
La nostra non è una posizione di contrasto, ma di responsabilità, nel rispetto della legge, delle convenzioni e della dignità dei ruoli.
Avrei anche aggiunto, se non si fossero allontanati anzitempo, che l’approvazione della manovra per noi, aderenti al Patto, era un fatto scontato, perché in quel senso si era espresso il Presidente nella relazione della bozza di bilancio.
Per noi la parola del Presidente vale, più di quanto vale per le persone a Lui più vicine.
Infatti la riunione di ieri era incentrata proprio sulla bozza di bilancio e sulla specificità della manovra, rilevando, esclusivamente, i dati dalle relazioni depositate nella sede amministrativa della società.
Un confronto utile che tende a costruire un percorso condiviso con una migliore e più approfondita conoscenza dei fatti.
Vi garantisco sul mio onore che nessuno, dico nessuno, dei soci aderenti al Patto è animato da intenzioni ostili, ma Tutti, pochi o molti che siano, desiderano ardentemente portare avanti con dignità ed equilibrio il nostro CIS ideale.
Non esiste un Patto di Sindacato ostile, in nessuna forma può esistere.
E’ proprio della natura costitutiva dell’organo para sociale l’esclusiva funzione di collaborazione con l’organo amministrativo, la coesione sociale, l’attività di controllo puntuale sui fatti rilevanti della gestione, in nome e per conto dei soci aderenti.
Il nostro, poi, è un Patto particolare, un patto fra gente d’onore, che, proprio quando dovrebbe esprimere la sua efficacia, in assemblea, rinuncia all’utilizzo strumentale delle deleghe a favore di una maggiore partecipazione per stimolare la passione ed il coinvolgimento individuale.
E’ vero sarebbe utile e produttivo incontrare il Presidente.
Vi ricordo che per me il Presidente è Gianni, ci chiamiamo per nome da oltre mezzo secolo e mai, dico mai, mi è mancato il rispetto per l’uomo e il Presidente. Rispetto che non deve confondersi con allineamento su posizioni non condivise; che rispetto sarebbe, questo si chiama opportunismo e non mi appartiene.
Non ho nessuna difficoltà ad incontrare né Gianni e tanto meno il Presidente.
Questo desiderio l’ho già manifestato in altre occasioni.
Voglio chiudere questo intervento con un’immagine dolcissima.
Ieri sera, dopo la riunione, mi sono attardato a parlare con un gruppo di soci.
Si è fatto tardissimo, non ce siamo accorti, si parlava di CIS, solo per costruire, tanti ricordi tenerissimi di un glorioso passato.
Mi ha colpito molto la passione dei soci e la premura straordinaria di Donato che, vedendomi solo, ha chiesto a suo figlio, un giovane di straordinaria sensibilità, di seguirlo, perché preferiva viaggiare con me, data l’ora tarda.
Caro Donato, senza di Te, con la luce scarsa sarei finito ad Afragola…
Anche mia moglie Assunta Ti ringrazia e, quasi a mezzanotte, mi ha accolto con un sorriso ed un segno di sollievo e mi ha chiesto se volevo mangiare qualcosa.
Benedetto Dio per i suoi doni generosi.

LUNGA VITA AL CIS

Emilio

Medicina amara, cura costosa e non appropriata.

Se nel 1986 quando venimmo al CIS trasferendo qui le nostre radici secolari, qualcuno mi avesse chiesto se pensavo mai che il futuro del nostro ideale d’impresa dovesse dipendere da una manovra approvata dalle Banche, avrei risposto :

È impossibile!

Avrei ricordato a chi me lo chiedeva che quei capannoni costruiti in una terra fertile erano stati destinati con impegno sacro allo sviluppo di un’impresa mercantile.

Avrei ricordato che nel preliminare di acquisto c’era scritto “promittente acquirente” e ognuno di noi aveva sottoscritto impegni e fideiussioni personali per confermare quella promessa.

Avrei ricordato che quando la genialità di uno straordinario giurista, Canio Restaino, inventò per noi la formula del leasing per trasferire in quel contratto tutte le promesse contenute nel preliminare d’acquisto, usò parole  molto impegnative: ” le parti consacrano nel presente documento le norme contrattuali di una locazione finanziaria relativa allo stesso LOTTO che era oggetto della convenzione revocata”. Era il 1988.

Avrei ricordato quanto ci è costato, in termini di impegno finanziario, attrezzare quelle quattro lastre di cemento che contenevano la nostra ” impresa”.

Avrei ricordato il sacrificio di famiglie e generazioni che si sono trasferite in una bella terra ma che non era la loro, che ogni giorno hanno percorso almeno quaranta chilometri per raggiungerla ed andare via, dove  hanno lavorato per migliaia di domeniche.

Avrei ricordato che tutto questo, del quale siamo fieri ed orgogliosi, nasce da un’idea geniale di uomo ma si realizza con il sudore, la fatica e l’impegno di centinaia di donne ed uomini che qui hanno dedicato mille vite non una sola per avere la dignità di sentirsi “imprenditori”.

Avrei ricordato che senza una politica speculativa e con un diverso impiego delle risorse quella gloriosa Manovra non ci sarebbe proprio servita.

Avrei ricordato che questa situazione è stata determinata da una follia finanziaria che, per quattro soldi, ha impegnato un patrimonio immobiliare e commerciale straordinario.

Avrei ricordato che il CIS da quando ha compiuto la svolta finanziaria non ha avuto mai più una testa propria , ma solo la testa di Interporto Campano.

Quello è il futuro che avanza, per il quale dobbiamo guardare avanti e cambiare passo!

Quel futuro che avanza non é il nostro futuro, ma il progetto finanziario di una ristretta oligarchia che gestisce la ” città degli affari”, in nome di un distretto che ha un senso, solo se rispetta gli ideali costitutivi di ciascuna società, senza sacrificare gli interessi legittimi di una sola parte.

Come si fa a non capire che il CIS non può sopportare il peso delle molteplici necessità finanziarie di Interporto, che le attività di CIS ed Interporto sono complementari ma ben distinte, che la struttura societaria è completamente diversa e portatrice di interessi diversi, spesso conflittuali?

Come si fa a non capire che nessuno difende i morosi legittimando il proprio comportamento, ma, cosa ben diversa, intende difendere l’integrità del CIS, evitando l’infamia del fallimento di aziende socie.

Caso unico in Italia!

Un’infamia che coinvolge chiunque appartiene al nostro mondo d’impresa e riduce il prestigio della società e il suo valore commerciale.

Chi deve pagare, paghi o vada via, ma che necessità c’è di farlo fallire per accatastare capannoni vuoti, sottrarli alla ricollocazione e consegnarli alle banche.

Questo è lo spirito della manovra!

Vorrei, infine, domandare se è legittimo sottrarre alle risorse finanziarie di una società costretta a proporre una manovra di ripianamento, da omologare con il ricorso alla Legge Fallimentare, per destinarle a finanziare una società partecipata?

Vorrei domandare se pesano nella stessa misura i 38,06 milioni finanziati ad Interporto dal CIS e regolati nella manovra a 10 anni con un tasso dell’1% e i 22.286.317 di debito scaduto dei soci al 31.12.2014 tra sub mutuo, leasing e condominio?

Vorrei domandare perché non si è mai prefigurata l’ipotesi di rimodulare il piano di scadenza dei morosi, richiedendo anche eventuali garanzie personali, usando lo stesso criterio di clemenza impiegato per l’immotivato prestito Interporto?

Queste domande hanno una sola risposta e dedicata solo ai soci allineati.

CAMBIARE PASSO E GUARDARE AVANTI

senza girarvi mai indietro,

un giorno Vi accorgerete che del CIS sarà rimasto solo il marchio sul più alto pennone dell’INTERPORTO CAMPANO

ed avrete l’orgoglio di dire ” una volta c’ero anche io ” ma ho preferito guardare al futuro!

A stasera.

Emilio D’Angelo

Appello finale.

Cari soci,

Questo è l’appello finale che rivolgo a tutti indistintamente.
Nel corso di questi due anni ho cercato di rappresentare gli interessi della società con equilibrio e rispetto dei ruoli.
Uno solo é stato il mio obiettivo:
Lunga Vita al CIS.
Lunga vita ad un sogno straordinario che ci ha visto lottare insieme per il nostro ideale di vita nel mondo del lavoro.
Oggi, più che mai, é tempo di scelte prudenti ma coraggiose.
Queste scelte appartengono solo a Voi, ognuno di Voi le mediti nel proprio cuore.
Solo nel Vostro cuore potrete trovare la serenità di scegliere il Vostro futuro.
Il Patto d’onore che Vi ha accompagnato sino ad ora completerà la sua opera nella prossima assemblea, solo sino a quel punto.
Ho preparato per Voi, con il prezioso aiuto dei miei colleghi del direttivo, persone speciali, un modesto lavoro sulla bozza di bilancio.
Ve lo consegnerò nel prossimo ultimo incontro, martedì 21 luglio, insieme ad una relazione del direttivo, a conclusione del mandato.
Avrete modo di valutare con anticipo la bozza di bilancio ed il presumibile effetto della manovra finanziaria.
Vi chiedo, sul Vostro onore, di non utilizzare i dati riportati prima della discussione.
Sono dedicati solo a Voi, nella qualità di soci, per il diritto di visione della bozza, depositata nella sede amministrativa.
Non dedicherò nessuna attenzione alla ricerca di deleghe o di consenso perché non credo ai convincimenti convenzionali ed ancor peggio, a quelli sollecitati con squallide lusinghe.
Andrò in assemblea con i miei colleghi del direttivo con grande serenità e raccomando a Voi la stessa serenità.
Se seguirete la strada del cuore, troverete sicuramente quella più sicura.
Vi aspetto martedì per vivere un momento di fraterna solidarietà sociale.

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo

La riunione si terrà Martedì 21 luglio p.v. alle ore 18,00 presso la sala conferenze dell’albergo HOLIDAY INN nel centro servizi Vulcano Buono.

Il CASO CIS: un malato immaginario.

Non riesco proprio a capire come sia possibile assistere alla rottamazione del progetto di vita di un popolo d’imprenditori, senza provare alcuna emozione.

Questa é la sensazione che, giorno dopo giorno, diventa sempre più assillante.

La rassegnazione sta prevalendo, un senso acuto di impotenza per eventi che ingombrano la nostra mente di dubbi e paure.

E vedo il socio debole, che non combatte più, pensate anche i più disperati, ” i falliti ” , hanno abbandonato la speranza.

Io stesso, Vi confesso, sono molto provato ma ritrovo sempre la forza di riprendere la lotta per la vita del CIS, della nostra casa comune.

Le provo tutte, sperando di essere ascoltato, ma non c’è nessuna disposizione al confronto e il tempo passa inesorabile….

Martedì ci incontreremo, se Dio vuole, per l’ultima volta prima dell’assemblea.

Vi aiuterò a leggere nei numeri di questa bozza di bilancio il progetto del nostro futuro, quello che alcuni di noi, sciocchi scalmanati, non vogliono proprio vedere!

Quei numeri Vi aiuteranno a capire perché il nostro CIS deve essere sacrificato all’altare del Distretto, al nuovo che avanza, per mano di una manovra combinata nelle alte sfere del mondo finanziario, fra Londra e Zurigo.

Il CIS , capace di dare 750 milioni di euro di garanzie immobiliari, ebbene, proprio quel CIS é il pezzente che aspetta come un cane, sotto a un tavolo, un tozzo di pane per vivere: un pezzo di carta firmato che ci condanna a morire, ma almeno un pezzo alla volta.

Povero CIS, come Ti sei ridotto!

Non hai neppure la forza di parlare, di ribellarti, no! Anzi ti aggrappi all’unica speranza, a quel pacco di pasta che ” il Comandante” ti lancia per vivere ancora qualche giorno, almeno sino alla prossima elezione.

Allora voglio leggerti quei numeri e quella relazione del bilancio per farti capire dove stiamo andando.

Solo i numeri Ti possono convincere che il CIS non è morto di vecchiaia ma è stato consumato da una passione smodata per il nuovo che avanza ed ad esso sarà sacrificato.

Solo Tu, SOCIO,  puoi fermare la deriva di una società che rinuncia al commercio per fare finanza, nei salotti buoni, dove il mercante non viene ammesso.

Una società che in un solo anno ha riscosso e, finalmente appartato in cassa, una somma di 32 milioni che in altre circostanze avrebbero continuato a finanziare l’Interporto.

Quella stessa società che per tre anni ha sospeso i pagamenti delle rate di mutuo e li ha destinati per  39 milioni di euro in prestito ad Interporto, sottraendo una risorsa vitale alla gestione finanziaria del mutuo.

Una società che  ha bloccato per definizione strategica ogni tipo di transazione immobiliare, attraverso l’esercizio ostativo della clausola di gradimento, producendo un immobilizzo stimato, nello stesso bilancio, circa 36 milioni.

Un totale di risorse di 107 milioni, guarda caso il valore della manovra, quella che guarda al futuro.

Al futuro di chi?

I soci buoni, quelli adempienti che aspettano la manovra per salvare quello che hanno pagato e non è stato girato alle Banche a riduzione della propria esposizione ipotecaria.

Una manovra, non ancora firmata, che dovrà essere omologata dal Tribunale e che attribuirà alle Banche, già coperte da una garanzia ipotecaria, per  quattro volte il capitale residuo, titoli di partecipazione societaria.

Scusate Vi siete domandati perché?

Perché il CIS deve guardare al futuro!

Ma questo futuro appartiene ai soci che lo hanno creato, o  al potere finanziario?

Oggi così va il mondo!

A proposito se siamo a 25.000 mq di capannoni fermi e valgono  36 milioni per arrivare a 100.000 mq la lista di proscrizione dei buoni che diventeranno  ” cattivi ” sarà lunga….

Anche perché non valgono 100 milioni ma almeno 144 secondo la stima di bilancio.

Alla fine capisco perché i soci non parlano.

Questi sono discorsi complicati, chi ci capisce niente, meglio lasciar fare ai professori ed al consiglio d’amministrazione, loro sicuro “ne capiscono”, visto come stiamo messi.

Ci spiegheranno perché se siamo ricchi e valiamo almeno 750 milioni, solo come pietre, ed almeno tre volte come valore aziendale, come mai abbiamo bisogno di amputare un terzo del CIS per coprire 100 milioni che, con un minimo di prudenza avremmo potuto tenere in cassa .

Noi che ne capiamo di ” manovre ” ?

Sono cose che si imparano a Londra, a Zurigo, al massimo a Milano, qui da noi siamo al Sud, il nostro confine più vicino è l’Africa settentrionale, al massimo possiamo importare dolori e sofferenze di quei popoli e farli nostri perché ci appartengono. Siamo, come loro, terra di conquista per il nuovo che avanza.

Vi aspetto martedì, se volete e, se non ci sarete, me ne farò una ragione.

Lunga Vita al CIS.

Emilio D’Angelo

Pubblicazione a titolo personale.

Avviso di riunione : un’occasione di confronto.

Il direttivo del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS S.p.a.
Vi invita a partecipare ad una riunione informativa in prossimità dell’assemblea ordinaria della società.

La riunione si terrà Martedì 21 luglio p.v. alle ore 18,00 presso la sala conferenze dell’albergo HOLIDAY INN nel centro servizi Vulcano Buono.

Sono invitati ad intervenire tutti i soci interessati ad un confronto sulle evidenze contabili e strategiche emerse nella bozza di bilancio depositata, come per legge, presso la sede amministrativa della società.

Nella riunione non sarà raccolta alcuna delega, rinunciando espressamente al ricorso strumentale di tale opzione.
Il direttivo, all’unanimità, ha deciso di esonerare tutti i soci aderenti al Patto da ogni vincolo di voto.
La decisione si fonda sulla convinzione che solo un voto responsabile e consapevole può contribuire alla soluzione della nostra complessa situazione finanziaria.

Vi aspettiamo per un incontro sereno e costruttivo.
Patto di Sindacato dei soci del CIS SpA

Talvolta il meglio é il meno peggio.

Sin dalla nascita il CIS ha avvertito con orgoglio la sua primogenitura, quasi una sindrome da figlio unico.

Quel senso vivo di appartenenza di ogni socio all’impresa ha rappresentato una spinta straordinaria per un’aggregazione consortile che non ha eguali, almeno, in Italia.

Ho più volte ricordato che la genialità intuitiva di Gianni Punzo trovò una perfetta applicazione giuridica per opera di un magnifico cultore del diritto: il compianto notaio Canio Restaino.

Egli individuò una formula semplice ma geniale per assegnare al socio azionista e solo a lui, l’utilizzazione di un lotto proporzionale alle azioni possedute per sviluppare la propria attività d’impresa in maniera libera ed indipendente.

Il contratto di leasing rappresentava l’anello di congiunzione fra il socio azionista e quello utilizzatore.

Il ruolo di socio, che attribuiva la facoltà di esprimersi in assemblea, garantiva quello di utilizzatore.

Era quasi un ” contratto con se stesso” , un esempio straordinario dell’applicazione della legge al servizio della società, motore di sviluppo e di crescita.

E siamo cresciuti, arrivando dove nessuno poteva immaginare, sia in termini di impresa, sia nei valori immobiliari.

Purtroppo, anche per effetto della perdurante crisi finanziaria globale, questo valore immobiliare è stato impegnato in un piano di rifinanziamento come sistema.

Il valore immobiliare che, sino ad allora emergeva solo nel caso di aziende in difficoltà e tante, proprio per quel valore, attraverso la cessione del contratto di leasing,  si sono salvate dal dissesto, invece con il complesso contratto di mutuo e sub mutuo, proprio quel valore è stato irrimediabilmente impegnato.

La funzione stessa di bene strumentale, essenziale per la vita stessa dell’impresa, risulta vistosamente violentata.

A prima vista pochi hanno intravisto i rischi di questa clamorosa svolta finanziaria del CIS e la maggioranza dei soci, spesso per motivazioni diverse, ha aderito al piano proposto.

L’operazione portava in nuce una serie di contraddizioni che emergono dalla lettura attenta del contratto madre, quello che finanziava i soci, attraverso il CIS, intermediario finanziario.

La principale insidia si é rivelata  l’iscrizione ipotecaria indistinta sull’intero patrimonio immobiliare del Centro, con rare esclusioni per quei pochi soci che non hanno sottoscritto il finanziamento.

Tale iscrizione ipotecaria per un valore di circa 740 milioni di euro pesa come una spada di Damocle sull’intero complesso immobiliare ed oggi garantisce un residuo debito , compreso interessi, almeno tre volte.

Molto complessa appare la struttura del rapporto che distingue un mutuo principale concesso al CIS, assistito da ipoteca ed un sub mutuo nel quale il CIS ha concesso ai soci possessori dell’immobile, detenuto in forza del un contratto di leasing, il finanziamento in misura massima di 1000 euro per ogni mq detenuto.

il socio che aveva completato il pagamento, nella maggioranza dei casi, del contratto di leasing, ha accettato di rinviare il diritto di riscatto, facoltà unilaterale a favore del socio che non prevede alcuna ulteriore attività negoziale, risultando concluso il contratto di leasing con il puntuale adempimento delle autonome obbligazioni assunte.

La struttura negoziale dei due contratti, quello di mutuo e quello di sub mutuo, strettamente collegati e dipendentii, evidenzia che il socio, effettivo datore di ipoteca, non ha nessuna possibilità di liberarsi dal vincolo, anche se adempie puntualmente a tutte le obbligazioni.

Si profila, di fatto, un patto commissorio che consente di sottrarre all’effettivo proprietario l’immobile strumentale, garantito da ipoteca,  producendo un eccesso di garanzie a favore del ceto bancario.

La prepotenza appare ancora più evidente nei confronti dei soci adempienti che non possono incidere con il proprio pagamento sulla riduzione dell’esposizione ipotecaria, un vero aborto delle norme più elementari della certezza del diritto

E le Banche stanno a guardare, senza richiedere nemmeno la più semplice cautela di una delegazione di pagamento a proprio favore per garantire la certezza del pagamento dei soci adempienti.

Il cappio diventa ancora più stretto se si considera che le banche hanno concesso il mutuo al CIS a tasso variabile, mentre il CIS lo ha girato, a titolo di sub mutuo, a tasso fisso, utilizzando, su indicazione del ceto bancario, lo strumento dei derivati, che hanno pesantemente inciso sul costo complessivo degli interessi.

In altre sedi saranno valutati gli aspetti di legittimità appena accennati, resta comunque da valutare in quale misura abbia inciso sull’aggravamento della crisi finanziaria, la strategia amministrativa e la gestione della funzione di intermediario finanziario del CIS.

Senza dubbio l’aver sospeso i pagamenti, solo da parte del CIS, al ceto bancario per circa quattro anni, ha accelerato l’evoluzione della crisi, accentuando la già marcata subordinazione della società al ceto bancario.

La motivazione, emersa in due successive assemblee ordinarie, é la persistente morosità di circa un terzo delle aziende socie finanziate.

Su questa strada é stata impostata la manovra per ridurre il debito del valore corrispondente a  100.000 mq di capannoni, ovvero circa 100 milioni.

Il problema è che questo quantitativo di immobili non si trova attualmente nella libera disponibilità della società.

Il motivo è semplice ed emerge dall’ultimo bilancio: non ci sono morosità accertate per 100.000 mq.

Il totale dei crediti verso soci vale circa 100 milioni dei quali solo 22 risultano scaduti, la differenza ha una scadenza entro cinque anni.

Il debito residuo verso il ceto bancario, per capitale ed interessi vale, invece, circa 251 milioni di euro di cui 121 entro 12 mesi, 91 entro 5 anni e 39 oltre 5 anni ma, per effetto del prolungato inadempimento, il CIS potrebbe perdere il beneficio del termine, in caso di mancata approvazione della manovra.

I capannoni in possesso del CIS al 31.12.14 sono mq 25092  per un valore di bilancio di 36.140

La differenza fra crediti e debiti poteva essere ridotta, nel corso degli ultimi tre esercizi, con l’impiego di 32 milioni in cassa, 39 milioni finanziati ad Interporto e la ricollocazione dei capannoni in possesso della società.

L’importo complessivo delle risorse elencate vale circa 107 milioni di euro, al quale andrebbe aggiunto un congruo importo, attraverso una transazione sugli interessi per anatocismo e per l’onerosità dei derivati imposti, stimato circa 30 milioni, come già emerso nei precedenti bilanci.

Da questo appare chiaramente che l’attuale stato di crisi non è addebitabile solo ai soci morosi, ma ad una impostazione strategica della gestione finanziaria.

Strategia e modalità di gestione dell’intermediario finanziario, funzione prudentemente cessata in corso d’opera, hanno profondamente inciso sull’attuale stato di crisi.

La manovra é stata impostata per ottenere che le Banche si accollassero il debito Interporto e lo stralcio di 100 milioni dal debito, corrispondente all’ipotesi di indebitamento complessivo, alla scadenza, di 100.000 mq. presunti morosi.

Questa richiesta e la contemporanea sospensione dei pagamenti, ha ulteriormente indebolito la posizione del CIS, che ha abbandonato ogni pretesa transattiva, ha rinunciato alla proposta di rimodulazione del piano di scadenza per la quota di previsione morosa e  non ha avviato la prevista rinegoziazione delle condizioni del contratto di mutuo.

Il socio Cis si trova stretto in una morsa diabolica e non può che accettare la manovra così come è stata  strutturata per evitare conseguenze mortali.

Questo spiega il ricorso alle procedure previste dall’art. 182 bis della Legge Fallimentare.

Tutto questo è in discussione nella prossima assemblea.

Vi ricordate le forche caudine?

La battaglia delle Forche Caudine ( 321 a. C.) fu un importante avvenimento della seconda guerra sannitica, in cui i Sanniti di Gaio Ponzio Telesino sconfissero i Romani, imponendo loro poi l’umiliazione di passare sotto i gioghi.

La società romana ne fu tanto scossa da ricordarlo per secoli come marchio negativo per la Repubblica.

Secondo la versione che ne dà Tito Livio, si trattò di una resa, non di un vero scontro: i due eserciti non scesero alle armi perché i Romani si accorsero subito di non avere speranza di vittoria.

Ecco, allo stato dei fatti, noi ci troviamo proprio nella stessa condizione.

Non possiamo fare a meno di accettare la manovra, così come é stata strutturata, per garantire la continuità aziendale, fortemente compromessa dai fattori già esposti.

Questa consapevolezza non è una dimostrazione di debolezza ma solo di prudenza.

Solo un preventivo accordo con il ceto bancario che riduca il rischio per la continuità aziendale può creare le condizioni per un piano di risanamento equilibrato, con o senza manovra approvata.

La gestione della manovra, laddove fosse confermata, non dovrà essere influenzata dagli stessi fatali errori che ne hanno generata la necessità.

Un consiglio, indebolito da molte defezioni, poco informato e non adeguato a risolvere problemi così complessi, ha consentito che la situazione arrivasse a questo punto.

Questa é l’unica facoltà che rimane alla prossima assemblea.

Scegliere un direttivo di alto profilo, partecipato dal ceto bancario,  individuare e condividere un programma di reciproca garanzia e richiedere un nuovo criterio d’amministrazione, evitando la concentrazione delle deleghe.

La strada é lunga e difficile ma non impossibile se ci poniamo tutti con responsabilità rispetto ai problemi emersi.

Un muro contro muro non serve a nessuno. Solo la moderazione, la consapevolezza dei fatti, la disponibilità al confronto, la rinuncia ad ogni rivendicazione di tipo giudiziario possono produrre la soluzione della crisi.

Ognuno faccia la sua parte perché non sono in gioco solo valori patrimoniali ma la dignità del ruolo di ognuno:  banche, amministratori e soci.

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di voto dei soci CISj

La città invisibile.

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio

Questa illuminata riflessione di Italo Calvino mi é stata suggerita da Rosita Saggese nei giorni scorsi con grande sensibilità per la tormentata vicenda che coinvolge il nostro amato CIS.

Vedete, cari soci, non é mai stata una questione fra Patto di Sindacato o consiglio d’amministrazione, né di chi vince o chi perde a livello personale, noi il 29 luglio decidiamo il destino del CIS, di casa nostra.

É facile accettare l’inferno, diventarne parte e non vederlo, altrettanto facile é coltivare astio e risentimento verso i responsabili di questo inferno, chiunque siano.

É molto rischioso, invece, calarsi in quel l’inferno e cercare di riconoscere quello che non vi appartiene e coltivarlo con pazienza ed umiltà per far risorgere a nuova vita quello che brucia irrimediabilmente.

Non provo alcuna soddisfazione nel riconoscere l’inferno, ma provo una gioia immensa se riesco a trovare una strada per evitarlo.

Questo é l’impegno che ho preso con Voi quando Vi invitai ad aderire al Patto, nessun altro.

e lo manterrò sino all’ultimo minuto.

Lunga Vita al CIS

Emilio

 

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 134 follower