Le Idi di Marzo.

Cari soci,
avverto la precisa sensazione, quasi la consapevolezza che il mese di marzo sarà decisivo per il nostro futuro sociale.
Questo ci impone una scelta precisa che proibisce qualsiasi tentennamento, perché il tempo della riflessione é ampiamente scaduto.
Il 13 luglio 2014, nell’ultima assemblea ordinaria, dalla relazione del collegio sindacale emerse drammaticamente, per il secondo anno successivo, il rischio della continuità aziendale.
Perché ?
La nostra società, da oltre tre anni, ha sospeso il pagamento delle rate semestrali di mutuo nei confronti del ceto bancario e porta avanti una trattativa di ripianamento, essenziale per garantire la continuità aziendale.
Proprio per questo i soci aderenti al Patto Di Sindacato di voto si sono astenuti dall’approvazione dell’ultimo bilancio ma hanno condiviso la proposta di nominare un nuovo consiglio per un solo anno, al fine di interrompere l’imbarazzante situazione di prorogatio del precedente organo amministrativo.
Il Presidente Punzo ha più volte definita imminente l’approvazione della manovra di ripianamento, ma evidentemente non attribuiamo al concetto di imminenza la stessa valenza e, sta di fatto, che dopo otto mesi, la manovra non é stata ancora approvata dal ceto bancario.
Intanto prosegue l’applicazione della linea strategica di gestione amministrativa, fondata su una manifesta llegittimità: la società continua ad incassare le quote di sub mutuo dai soci adempienti, nonché quelle recuperate attraverso l’attività giudiziaria e non destina da tre anni i relativi e consistenti importi  alla riduzione dell’esposizione ipotecaria di ciascun singolo socio.
Questo indirizzo amministrativo risulta fortemente influenzato  dalla necessità di destinare, indebitamente, ingenti risorse a favore di Interporto Campano, con decisioni assunte in  evidente conflitto d’interesse ed in danno dell’interesse sociale, fortemente impegnato in una delicata fase di ripianamento.

La manovra, inoltre, così come é stata strutturata,  non tiene in alcun conto le effettive esigenze societarie.
Non asseconda, in alcun modo, l’improrogabile ed urgente necessità di una rimodulazione del contratto di mutuo, che avrebbe dovuto mirare ad una richiesta di allungamento del piano di rimborso, alla rinegoziazione del tasso d’interesse, alla definizione del contenzioso per la controversia sugli interessi anatocistico ed, infine, al rilancio immediato dell’attività di ricollocazione dei lotti disponibili, favorendo il sollecito ricambio d’utenza per quei soci, in evidente difficoltà strutturale.
L’obiettivo della manovra va proprio in direzione  opposta  e si propone di realizzare un blocco di 100.000 mq da consegnare al ceto bancario per ottenere una riduzione del debito di 100 milioni, a qualunque costo, pur esasperando l’attività di spossessamento dei lotti con il pericoloso esercizio dell’azione fallimentare, assolutamente inappropriata alle circostanze di fatto e di diritto nel  nostro contesto sociale.
Un altro punto fondamentale di crisi deve essere individuato nelle pretesa che il ceto bancario si accolli l’importo di circa 39 milioni di euro finanziati inopportunamente ad Interporto Campano.
Il ceto bancario, fortemente esposto con il Gruppo Cisfi-Interporto Campano-Vulcano Buono, non accetta questa richiesta, e tale rifiuto  profila un grave rischio per la congruità del debito dei soci adempienti, perché quell’importo é indispensabile per allineare i conti della debitoria residua dei soci adempienti agli effettivi pagamenti effettuati nelle casse del CIS.
Il Presidente, unica voce in un taciturno consiglio, raccoglie i soci in incontri mirati e riservatii ad una ristretta cupola, continua a negare il confronto leale, rifiuta qualsiasi proposta di compromesso, e continua a ripetere, come un disco incantato su un solco ormai rotto :”  la definizione è imminente, l’accordo c’è, manca solo la firma,” ma quale accordo ?

“Un accordo ostile”, come pubblicato sulla stampa specializzata, prevede la nomina, entro marzo, di un amministratore delegato, indicato dal ceto bancario, in Interporto  Campano e questo, in termini semplici, significa che il Presidente Punzo potrebbe perdere il controllo amministrativo di quella società, con il consenso del Presidente della Cisfi, azionista di maggioranza.

Nell’ambito di un complesso disegno di ripianamento delle diverse posizioni incagliate, il ceto bancario ha varato un progetto di costituzione di una struttura finanziaria nella quale collocare tutte le posizioni da monitorare.

In questa direzione ha anche provveduto a nominare un nuovo amministratore delegato anche per NTV, società partecipata dallo stesso Presidente Punzo in misura del 10% in compagnia con il dr. Luca Cordero di Montezemolo, v.presidente UNICREDIT ed il dr. Diego Della Valle, imprenditore di fama internazionale .

Grandi manovra nell’alta Finanza , ma, scusate, noi mica ci entriamo?

Forse siamo solo l’Agnello da immolare all’altare del dio Finanza per salvare Interporto.

L’occhio lungo della Finanza vede il Gruppo indebitato per 700 milioni di euro, dei quali solo  198 in capo al CIS per un residuo mutuo ripartito fra circa trecento aziende socie con una garanzia ipotecaria di oltre 700 milioni di euro, ci mette poco a capire dove fondare la pretesa di un ragionevole recupero dell’esposizione creditoria.

La resistenza l’avrebbe dovuta esercitare il nostro organo amministrativo, ma la contemporanea presenza al vertice di Cis ed Interporto dello stesso Presidente Punzo ha confuso i differenti interessi, amministrandoli come se rappresentassero un unico interesse comune con naturale inclinazione verso Interporto, il nuovo che avanzava prepotente.

Errore fatale per il nostro CIS!

Per la nostra societá, invece, grazie al vincolo consortile socio-utilizzatore, non si potrà mai verificare la stessa ipotesi di nomina coatta di un amministratore imposto dal ceto bancario. Va, però, considerato con grande cautela che la prevista assegnazione  di 100.000 mq al ceto bancario, un terzo del CIS, profila inquietanti interrogativi sulla sorte del sistema, sottoposto ad un duro attacco speculativo, in previsione della realizzazione di una zona Franca con ” marca ” Interporto- Punzo e bad company in area Cis con il consenso motivato della finanza di relazione.

Nel mese di marzo dovremo necessariamente individuare un intervento efficace sul consiglio d’amministrazione e sul collegio sindacale che dovrà avere forza e capacità di modificare l’attuale indirizzo amministrativo, individuando, se sarà necessario, anche le responsabilità della nostra attuale condizione.

Se non ne saremo capaci di imprimere una svolta consapevole all’attuale indirizzo amministrativo,  temo che non potremo più sperare in una Lunga Vita al CIS.

Noi lotteremo  fino in fondo ma solo se riusciremo ad esprimere una grande solidarietà sociale, potremo fare emergere  la verità ed assicurare una ….

Lunga Vita al CIS.

Le Idi di marzo, nel calendario Romano il 15 di Marzo, maggio, luglio ed ottobre ed il 13 degli altri mesi.

Un giorno funesto che ricorda la congiura ordita da giovani patrizi, nella quale fu pugnalato a tradimento, nelle aule del Senato, il grande Cesare il 15 di marzo  del 44 A.c.

Non vorrei che una nuova congiura di vecchi patrizi della nuova Nobiltà finanziaria possa pugnalare a tradimento il grande e nobile CIS.

Aspetteremo sino alle Idi di Marzo.

Mai  dire mai.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di Voto dei soci della Cis S.p.A.

Contratto di finanziamento

Riporto alcuni spunti rilevati dall’esame del contratto di finanziamento, quello che amo definire il contratto madre.

Considerata la consistenza e la complessità del Contratto mi limito ad evidenziare alcuni punti relativi al solo articolo  1) perché in tale articolo sono state stabilite le regole interpretative ed i principi fondanti dell’architettura finanziaria.

Dalla lettura di questo stralcio, anche al più sprovveduto socio, apparirà chiaro quanto segue.

A) La costituzione di un Gruppo era prevista nel Piano di Riorganizzazione, attraverso il meccanismo di scissione, successivamente disatteso.

Allo stato la definizione di Gruppo rimane quella identificata proprio in questo CONTRATTO, ovvero può considerarsi società del gruppo quella che detiene una quota di partecipazione pari o superiore al 51>%.

Circostanza questa che esclude in maniera definitiva l’ipotesi che Cis sia una società di un Gruppo CIS-INTERPORTO ed impedisce,quindi, ogni forma di finanziamento con la giustificazione che trattasi di operazioni infra-gruppo.

B) Altra riflessione importante riguarda la cessione dei crediti a favore del ceto bancario ed il conto pignoratizio.

Ci si domanda perché il ceto bancario non abbia esercitato il diritto di cessione del credito per i soci adempienti, veicolando i pagamenti sul conto pignoratizio.

Questa circostanza, unitamente al negativo effetto dei prestiti deliberati a favore di Interporto, attingendo proprio da quelle risorse passanti e con vincolo di destinazione, ha provocato un gravissimo danno ai soci adempienti, che si trovano, ora, nella necessità di sperare in una incerta “manovra”per recuperare i propri diritti.

C) Effetti sostanzialmente pregiudizievoli.

Appare evidente che in oltre tre anni si sono verificati e ripetuti gravi effetti pregiudizievoli, così come sono stati definiti nel presente Contratto, con particolare riferimento alla gestione degli incassi e pagamenti proprio di questo Contratto di Finanziamento( pag.10) ed ai richiamati finanziamenti da CIS a INTERPORTO.

Non pare che il ceto bancario abbia vigilato scrupolosamente sulla negatività dell’evoluzione contabile.

Forse perché l’alta copertura ipotecaria sul residuo debito della nostra società ha consentito di sviluppare altre ipotesi di ripianamento tese a garantire prevalentemente la forte esposizione di Interporto, Cisfi e Vulcano, assecondando il disegno dell’organo amministrativo della nostra società.

Lascio a Voi soci le mie riflessioni e qui di seguito riporto quanto annunciato in premessa.

……………………………………………………………………………………………………………………………………………

CONTRATTO DI FINANZIAMENTO

Repertorio n.51362  Raccolta n.13932 in data 18.12.2004 innanzi al notaio, dott, Sabatino Santangelo dei distretti riuniti di Napoli, Torre Annunziata e Nola.

Si sono costituiti:

Da una parte:

UNICREDIT Banca MEDIOCREDITO S.p.A

UNICREDIT Banca d’impresa S.p.A.

SANPAOLO BANCO DI NAPOLI S.p.A.

MONTE DEI PASCHI DI SIENA S.p.A.

Dall’altra:

C.I.S. S.p.A. ( in qualità di beneficiaria, la Società), in persona di Giovanni Punzo.

Nonchè, quale terzo datore di pegno su crediti:

INTERPORTO CAMPANO S.p.A. Società soggetta all’attività di direzione e coordinamento di CISFI S.p.A.

In persona di Giovanni Cacace ( Interporto).

Premesso:

che  la Società ha chiesto alle Banche Finanziatrici un Finanziamento fino ad un massimo di…………  al fine di:

Estinguere integralmente i Mutui ipotecari; Fornire risorse finanziarie ai soci; Soddisfare le proprie esigenze di capitale circolante.

Art.1 Interpretazioni

Pagina 5 :

CESSIONE CREDITI indica i contratti stipulati dalla Società con le Banche Finanziatrici, con cui la società cede in garanzia  alle Banche Finanziatrici i crediti da essa vantati nei confronti dei soci e derivanti da Submutui…..

Pagina 6:

CONTO VINCOLATO indica  il conto corrente n… Intestato alla Società ed acceso presso UNICREDIT … Il cui saldo creditorio è oggetto del Pegno Conto.

CONTRATTI RELATIVI AGLI IMMOBILI indica i contratti di leasing immobiliare stipulati tra la  società e i propri soci e relativi agli immobili.

CONTRATTO SOCI indica ciascuno dei contratti sottoscritto dalla Società è da ciascun socio con cui:

I) la società concede al socio il relativo submutuo

II)viene prorogato il termine è per l’esercizio da parte dei soci del diritto di riscatto inerente ai Contratti relativi agli immobili ad una dat successiva alla data di scadenza e

III) i Soci accettano per iscritto la Cessione dei Crediti e rinunciano a far valere qualsiasi eccezione di compensazione nei confronti della Società.

Pagina 7

CREDITI indica tutti i crediti oggetto del Pegno Crediti, sino ad un massimo di 60 milioni derivanti o che possono derivare in capo ad Interporto.

CREDITORI GARANTITI  indica collettivamente le Banche Finanziatrici e l’Agente.

DATA di scadenza indica il 31 dicembre 2017

DEBITORI pignoratizi indica i debitori ai sensi dei contratti di locazione  meglio identificati nell’allegato 13)

Pagina 7/8

DOCUMENTI FINANZIARI:

Il presente contratto

Un certificato di trasferimento

La lettera delle commissioni

La cessione dei crediti

Il Pegno sui titoli di Sta

L’ipoteca relativa al secondo utilizzo

Le istruzioni irrevocabili

Qualsiasi altri contratto o documenti designato come tale e sottoscritto dalla Società e dall’Agente.

EFFETTO Sostanzialmente Pregiudizievole indica le conseguenze, dirette o indirette, di qualsiasi evento che possa influire negativamente in misura rilevante

a) sulla situazione patrimoniale, economica,finanziaria della Società o del Gruppo

b) sulla capacità della società di far fronte alle proprie obbligazioni di pagamento e di rispettare gli impegni di natura finanziaria.

EURIBOR indica, in relazione a qualsiasi importo dovuto dalla Società ai sensi dei documenti finanziari ed in relazione al quale, per un determinato periodo di tempo, maturano interessi.

Il tasso di riferimento risulta essere EURIBOR a 6 mesi.

GARANZIE, indica qualsiasi diritto reale di garanzia

Pagina 9

GRUPPO: indica la Società e ciascuna delle controllate di cui la Società detenga una partecipazione pari o superiore al 51%.

IMMOBILI RELATIVI AGLI ATTI DI IMPEGNO INIZIALE indica le proprietà immobiliari costituite dagli immobili facenti parte del complessi commerciale di Nola oggetto dell’ipoteca, insieme a tutti i diritti , azioni, servitù, pertinenze, aumenti…

IMMOBILI RELATIVI ALL’ATTO DI  IMPEGNO RESIDUALE indica le proprietà immobiliari, come descritto sopra, relative all’eventuale secondo utilizzo.

INDEBITAMENTO FINANZIARIO indica qualsiasi indebitamento relativo a :

FINANZIAMENTI  E PRESTITI.

Obbligazioni e titolo di crediti emessi in qualsiasi forma.

Contratti di locazione finanziaria Cessioni di beni o cessioni di crediti.

Pagamento differito del prezzi di acquisto di beni o servizi superiore a 180 giorni.

Operazioni in derivati.

QUALSIASI ALTRA OPERAZIONE CHE POSSA ESSERE ASSIMILATA AD UN FINANZIAMENTO O PRESTITO.

Qualsiasi garanzia, manleva o impegno simile.

Pagina 14

PIANO  di riorganizzazione indica il piano di riorganizzazione descritto nel documento di cui all’allegato 6 ; tutte,e attività ed operazioni ordinarie e straordinarie necessarie all’implementazione ed esecuzione del medesimo e per il raggiungimento della struttura del Gruppo……

Pagina 16

SOCI indica tutti i soci che hanno sottoscritto l’Atto di Impegno iniziale ovvero quello residuale….

SUBMUTUI indica i finanziamenti che saranno con essi dalla Società ai soci  fino ad un importo massimo di ….

T.U.B. Indica il Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (D.L.n.385 del 01.09.93).

…………………………………………………………………………………………………..

Abbiamo preferito non pubblicare integralmente il Contratto di Finanziamento che per la sua complessità si presta ad una attenzione professionale specializzata.

Eventuali professionisti che desiderano avere copia integrale del Contratto possono richiederla all’Archivio Notarile del Distretto di Napoli, Torre Annunziata e Nola.

Diversamente possono richiedere una copia informale  a noi via email:

pattodisindacatocis@gmail.com

Mi scuso per la lunghezza dell’articolo, ma la complessità degli argomenti richiedeva una precisa articolazione.

Emilio D’Angelo

Chi fermerá Cesare?

Breve profilo storico liberamente tratto dal dizionario enciclopedico Rizzoli Larousse.

Claudio Cesare Nerone, imperatore romano ( 54-68 d.C.) fu adottato dall’imperatore Claudio e gli succedette.

Regnò dapprima con moderazione, consigliato dal filosofo Seneca, suo precettore, ma più tardi si trasformò in un crudele tiranno.

Si invaghì di un disegno ambizioso; la costruzione della sontuosa residenza imperiale, la Domus Aurea.

Per perseguire il suo scopo non esitò ad incendiare Roma, l’urbe popolare, sacrificando decine di vite umane ed un patrimonio storico e culturale di antica tradizione,

Innamorato del suo ruolo, credeva di essere il divino Cesare, depositario di ogni potere.

Un suo cenno decideva la vita o la morte.

Una corte plaudente lo osannava per accattivarsi la sua protezione.

Solo Petronio, suo amico sincero e stimato arbitro letterario, dopo aver tentato di recuperarlo con ogni sforzo, lo avversò con fierezza nel suo Satyricon.

Lo proteggeva una legione comandata da Tigellino, prefetto del pretorio e suo feroce consigliere.

Il divino Nerone, per nascondere il suo crimine, insinuò il sospetto che furono i Cristiani ad incendiare Roma.

La sua meschina menzogna produsse la prima persecuzione della storia del Cristianesimo e fece tante vittime innocenti.

Era convinto che la folla lo amava e, tra la gente che fuggiva inseguita dalle fiamme, alcuni piangevano, altri terrorizzati gridavano per cercare aiuto, la disperazione era dipinta sul volto di tutti, ma nessuno osava imprecare contro di lui.

Solo qualcuno che aveva riconosciuto la sua geniale follia gridava disperato:

Chi fermerà Cesare?  Chi fermerà Cesare?  Chi fermerà Cesare?

Una rivolta militare lo spinse al suicidio e intorno a se non trovò nessuno.

Anche la perfida Statilia Messalina, che Nerone aveva sposato dopo aver provocato la morte della seconda moglie Poppea, lo abbandonò al suo triste destino.

La sua corte plaudente trovò solo il coraggio di fuggire lontano.

Il malvagio Tigellino tradì Nerone per ingraziarsi i suoi successori, ma poi, preso dalla disperazione, si tolse la vita.

Roma, invece, risorse e, pur conoscendo ancora tanti altri tiranni, è ancora viva dopo 2000 anni.

E’ Storia, maestra di vita!

Eppure c’é chi, ancora oggi, insinua il sospetto che furono i Cristiani ad incendiare Roma.

Una risposta chiara.

Commento ricevuto.

Enzo ha detto:febbraio 21, 2015 alle 9:20 pm
A questo punto,in considerazione di alcune dimissioni di notevole peso dal cda,nonchè di probabili defezioni, dovute a cause di forza maggiore, mi sembrerebbe aumentato il peso del Patto. Il tentennamento di molti soci ad aderire forse puó essere superato, come consigliato da diversi frequentatori del blog, semplicemente sottoponendo a questi, il suo progetto in parole semplici. Con osservanza De Torres.

Risponde Gaetano Casillo:

Caro Enzo,
Per maggior chiarezza, il 27/1/2015 avevamo inviato la seguente email a tutti i soci del CIS (di cui disponiamo delle emails):

Cari Soci del Cis

è emersa nell’ultima riunione del Patto di giovedì 15 gennaio la richiesta di una esposizione sintetica della linea che si è tenuta fino ad oggi e delle effettive richieste rivolte all’organo amministrativo.

Qui di seguito riportiamo i punti salienti:

1) sospendere, dandone comunicazione formale ai soci, la riscossione delle rate di mutuo fino all’ottenimento dell’accordo con le banche e la rimodulazione del contratto di mutuo.

2) desistenza dai ricorsi per fallimento verso quelle aziende che hanno il CIS come unico creditore;

3) rimodulazione del piano di rimborso del mutuo mediante allungamento della durata, per chi ne fa richiesta, di almeno altri 5 anni (la rata si dovrebbe dimezzare) e allineamento ai tassi correnti; come ci hanno detto sin dall’inizio queste condizioni si baratterebbero alla pari con la desistenza dall’azione per anatocismo (che valeva 30 mln di euro a dire del Cavaliere);

4) frazionamento dell’ipoteca per ogni immobile per coloro che hanno merito creditizio; parimenti per essi bisogna prevedere il riscatto anche anticipato del bene previa cancellazione dell’ipoteca; per chi non ha merito creditizio, delegazione per il pagamento delle rate direttamente alla banca (che può decidere direttamente in caso di inadempienza, liberando anche il Cis da questa incombenza);

5) rilancio della collocazione degli immobili, mediante allentamento dei vincoli per i nuovi insediamenti; il controllo del Cis e l’espressione del gradimento deve avvenire nel tempo massimo di trenta giorni, essere limitato al controllo delle pregiudizievoli (solvibilità, esistenza di protesti o azioni fallimentari, controllo della fedina penale degli amministratori e dei soci); trascorsi i trenta giorni si consoliderà il silenzio/assenso e il socio avrà diritto di cedere l’immobile senza altri ostacoli;

6) rilancio della collocazione degli immobili anche mediante il cambio della destinazione d’uso dei capannoni; apertura a nuovi settori merceologici (food, artigianato, produzione ecc ecc)

7) referendum interlocutorio da sottoporre ai soci circa l’apertura del centro anche ad altre aziende non territoriali che abbiano determinate caratteristiche (più di due anni di attività, regolarità contributiva e fiscale accertata, solvibilità, garanzie fideiussorie)

8) sostituzione del CdA, elezione di nuovi consiglieri che eleggeranno a loro volta il proprio presidente (magari anche un professionista di alto livello). Il Cis dovrà provvedere alla manutenzione del Centro e alla gestione delle problematiche con le amministrazioni e, liberatosi della funzione finanziaria, potrà focalizzare i propri sforzi allo sviluppo dell’attività commerciale, promuovendo i vari settori con la canalizzazione dei piani di sviluppo regionali, nazionali ed europei.

Speriamo con questi punti di aver chiarito ancora meglio la nostra posizione, restando a disposizione per eventuali confronti e modifiche.

Tutti questi argomenti sono stati ampiamente trattati nel blog “Cis un Palazzo di Cristallo” in 120 articoli che hanno superato 32.000 visite nell’arco di 16 mesi.

Ricordiamo che il blog ha il seguente indirizzo: emiliodangelo.wordpress.com

Lunga Vita al CIS

Patto di Sindacato dei soci del CIS SpA

Pensi che non sia abbastanza sintetico?
Cari saluti.
Gaetano Casillo

Nota di redazione:

Tra i commenti raccolti all’articolo ” A testa alta per una Lunga Vita al CIS” é stato colto un desiderio di maggiore chiarezza sui propositi del Patto, da parte di Enzo.

Pubblico con piacere la risposta di Gaetano, sempre attento a rispondere in maniera essenziale e puntuale, anche per introdurre un modo nuovo di gestione del blog, perché diventi il Vostro blog e non solo il mio.

Chiunque voglia dare un contributo efficace potrà propormi una pubblicazione, mantenendo sempre uno stile di correttezza sostanziale e di rispetto per le verità acquisite.

i prossimi giorni saranno molti impegnativi e manifesto la mia ferma convinzione che una maggiore consapevolezza dei problemi che affliggono il nostro amato Cis può solo produrre un’onda positiva che deve coinvolgere ognuno di noi, nessuno escluso, anche gli stessi vertici societari.

Solo un nuovo indirizzo strategico, concordato con lealtà ed amore per la causa, può produrre una rivoluzione pacifica che assicurerà Lunga Vita al CIS.

Parola d’onore.

Emilio D’Angelo

Auguri di buon compleanno

Caro Ciro,

Questo per Te é un giorno speciale : 60 é un gran bel numero, un numero pieno, tondo, generoso.
Non nasconde insidie, é leale, insofferente della prepotenza.
Se guardi bene quel 60 e cerchi di adeguarlo ad una figura, ad un’immagine, Ti pare proprio un uomo sereno che guarda al futuro con sicurezza.
Un po’ come sei Tu, un uomo speciale, leale, generoso, puntiglioso, intelligente, combattivo, con un solo grande limite: l’incapacità di sopportare la prepotenza.
Ecco perché Dio ci ha fatto incontrare, nel Suo grande disegno noi siamo complementari ed insieme siamo una forza.
Sono veramente felice d’essere un Tuo vero amico ed auguro a Te e alla Tua bella famiglia di poter vivere tante, ma tante, occasioni di felicità come quella che in questo giorno festeggia il tuo compleanno.
Un forte abbraccio
Emilio

Inviato da iPad

CIS , cose di Casa nostra!

Vorrei per una volta parlare di tutte le iniziative che noi, soci del CIS, abbiamo sostenuto con il nostro determinante contributo.

Due in particolare hanno dato un impulso finanziario decisivo per la nascita di Interporto Campano, prima, e di Vulcano buono,più tardi.

La costituzione della Cisfi sin dalla prima ora, e, più tardi la fondazione della Banca Popolare di Sviluppo.

L’acquisizione dei soci e relative quote di partecipazione si sviluppò,  in entrambi i casi, nel bacino di utenza dei soci del CIS, a titolo personale, nelle famiglie, tra gli amici, i simpatizzanti e i frequentatori del Centro.

Un investimento fiduciario in una iniziativa nostra, proprio nostra, che tendeva a far crescere i valori del Sistema attraverso l’applicazione di una formula magica: sviluppo e lavoro per le imprese meridionali.

Il nostro profeta é stato Giovanni Punzo, il cavaliere, riconosciuto leader di un sistema di imprese, oltre trecento, che si erano consorziate per sviluppare l’antica tradizione mercantile del popolo napoletano integrando tante altre splendide realtà della provincia di Napoli sotto un unica bandiera: noi siamo il CIS.

Senza Cis, Cisfi, asse finanziario portante di Interporto Campano, non sarebbe mai nata.

Senza Cis ci sarebbe un grandissimo ” nulla “.

Cis ha anche finanziato, negli anni, con partecipazioni dirette il capitale della Cisfi, investendo somme che avrebbe potuto destinare alla riduzione dell’indebitamento immobiliare.

Ritorniamo ai soci del CIS che hanno investito risorse personali nella Cisfi,  mettendo in cassaforte i risparmi di famiglia, e domandiamoci che ritorno ne hanno avuto dopo tanti anni.

La Cis , madre generosa, ha immolato tutte le sue risorse sul tavolo del progetto Interporto, ha seguito il suo profeta sino all’estremo, anche quando apparivano evidenti risultanze contabili di atti incongruenti ed inadeguati alla nostra condizione amministrativa ed al nostro specifico interesse sociale.

Chi avrebbe mai potuto immaginare che CIS S.p.a. avrebbe esercitato l’azione fallimentare contro i propri stessi soci?

Possibile che non esisteva alcuna possibilità di rinegoziare il residuo mutuo ed adeguare le condizioni dello stesso?

Solo una precisa volontà politica poteva condurci in questa direzione ed io, sinceramente, non riesco a comprenderne il motivo, se non lo inquadro in un concetto generale di gruppo che mi rifiuto di accettare per la sua palese ingiustizia e la mortificazione di tanti diritti violati.

Veniamo, ora, alla Banca Popolare di sviluppo, salutata con entusiasmo sin dalla nascita da centinaia di soci, tra i quali mi onoro di appartenere sin dalla prima ora.

Un pizzico di orgoglio animava ognuno di noi che avvertiva un forte senso di appartenenza ad “una banca”  che, nel senso comune, rappresenta un simbolo di sicurezza, un presidio sicuro.

Lo stesso profeta, il cavaliere Giovanni Punzo, aveva promosso con discrezione la fase di costituzione della Banca ed inizialmente, con apprezzabile prudenza, aveva evitato di interferire nella delicata attività propriamente bancaria.

Fu un successo e poco dopo fu proposto un primo aumento di capitale che, in quel caso fu ampiamente sottoscritto, ed io ero fra quei soci sottoscrittori, fiducioso nel progetto e nella giusta causa che animava il proposito.

Poi, improvvisamente, il Cavaliere, non contento di avere la presidenza del CIS ed Interporto Campano, ritenne di poter assumere anche l’incarico di Vice Presidente della Banca Popolare di Sviluppo, senza curarsi del grave conflitto d’interesse che, anche in quel caso, vedeva la stessa persona come concedente ed utilizzatore di fonti di finanziamento.

Questo imbarazzante assetto amministrativo è stato modificato solo da un intervento della Banca d’Italia.

Nei giorni scorsi mi è pervenuta una lettera della Banca a Popolare di Sviluppo a firma del nuovo Presidente, cav.dr. Carlo Pontecorvo.

È indirizzata ai soci e con tono molto garbato e senso realistico lamenta un po’ la mancata fiducia dei soci per il richiesto aumento di capitale ed il necessario ricorso a nuove soluzioni per rinforzare il capitale.

Dopo attenta e saggia esposizione del quadro generale e delle difficoltà nelle quali si muove il mondo bancario, colgo un segnale preciso di difficoltà specifica per una piccola banca per i seguenti motivi, testualmente riportati:

” Il quadro complessivo, che nel corso del 2014 ha visto acuirsi problematicità legate ad importanti posizioni creditizie concesse negli anni precedenti,ha imposto la ricerca di nuove soluzioni.”

Non Vi sembra che il destino della Banca Popolare di Sviluppo sia strettamente collegato alle cause che hanno determinato qui da noi al CIS , tante difficoltà?

Vorrei esprimere alla Banca Popolare di Sviluppo tutta la mia solidarietà e rinnovare, con animo sincero, l’auspicio che questa “banca” possa tornare ad essere la ” banca” dei soci, ritrovando quell’autentico spirito consortile che salutò con tanto entusiasmo la sua fondazione.

Questo è il mio augurio e se posso aggiungere un suggerimento partirei dalla base sociale attraverso la costituzione di un Patto di Sindacato di voto per stimolare la partecipazione sociale e far crescere un senso di appartenenza.

Non sono solo azioni, un pezzo di carta con scarso valore economico, ma il segno di una partecipazione ad un progetto che, purtroppo, sino ad ora ci ha deluso.

Vi invito a leggere la lettera della B.P.S. inviata ai soci, è il minimo che potete fare per una Banca che, almeno moralmente ci appartiene.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di voto dei soci della CIS S.p.a.

BPS

A testa alta: solo per una lunga vita al CIS.

Cari soci,
Vi parlo a cuore aperto, senza difesa, e Vi prego di ascoltarmi bene.
Non credo che avremo tante occasioni per riunire le nostre povere forze, forse una sola, una, non di più.
Questo blog ha iniziato la sua attività a settembre 2013, subito dopo l’assemblea ordinaria di luglio 2013, quando intervenni con decisione per tentare di svegliare ” il leone che dormiva” dal suo lungo letargo.
Questo blog, il mio blog, non é mai diventato il Vostro blog, la Vostra voce.
Non Vi siete mai fidati di me, avete sempre preferito restare alla finestra a guardare come se la storia che raccontavo riguardasse solo me e pochi altri protagonisti.
Avete continuato a guardare il dito senza scoprire mai la Luna.
Molti di Voi sono caduti sotto i colpi impietosi di un sistema di gestione del potere che ha profondamente invaso le Vostre coscienze, privandole di ogni forza di reazione.
Siete deboli, incapaci di reagire e sperate ancora che arrivi qualcuno a modificare la drammatica realtà.
Ho dosato la reazione al mio ultimo articolo: La Manovra!
Un articolo di svolta, un articolo sofferto che mi ha impegnato molto.
Quanti commenti ?
Pochissimi.
Mi manca la voce di persone a me molto vicine e questo mi addolora molto.
Mi manca la voce di soci che mi hanno seguito dalla prima ora con occasionali interventi.
Mi manca la voce di soci che mi hanno accompagnato nel Patto, da me voluto e fondato, che sono stati presenti alle nostre riunioni, che mi hanno telefonato decine di volte, che sono venuti da me in azienda a qualsiasi ora, che hanno trovato sempre udienza, assistenza e conforto.
Lo so, non sanno scrivere, non sanno usare questo mezzo, hanno difficoltà a comunicare, preferiscono fare una telefonata.
Troppo comodo ma anche molto inutile, come evitare di andare in guerra travestendosi da morto.
Ci vuole molto a scrivere: conta su di me per una Lunga Vita al CIS?
e firmarsi, nome e cognome?
Non è più tempo di nascondersi e parlare a vuoto: accuse precise e documentate.
Sapete che Vi dico: non é un caso, né solo sfortuna se ci troviamo a questo punto.
Ringrazio Ciro Cozzolino, Gianni Imparato e Pasquale Ambrosio per il loro appassionato intervento e, purtroppo, nessun altro, perché le ragioni della mente e del cuore si difendono a viso aperto, assumendosi tutta la responsabilità di ciò che si afferma ed in qualsiasi sede.
Sarò un idealista ma io sono convinto che ce la possiamo fare, ma da solo non ci riuscirei mai e Voi non ci siete…..
Lunga Vita al Cis
Emilio

La manovra.

Il CIS è stato da tempo sacrificato all’altare dell’Interporto, sin dal 2002, quando prese l’avvio un progetto di demolizione della qualifica di “socio”, introdotta con sapiente lungimiranza, sin dalla fondazione della nostra società, dall’indimenticabile notaio Canio Restaino.

Quella camicia è rimasta sempre molto stretta al cavaliere, quasi una camicia di forza che immobilizzava le sue sfrenate ambizioni di realizzare un impero finanziario, senza impiegare risorse personali.
Nel corso della nostra lunga storia sociale e contrattuale sono state realizzate, con il consenso fiduciario dell’assemblea dei soci, una serie di modificazioni all’impianto originario che confermano, in maniera inequivocabile, la marcata tendenza di attenuare la valenza della natura consortile della nostra società.

Allungamento reiterato del contratto di leasing.
La scadenza naturale per i soci del primo insediamento era stata fissata al 31.10.2002 e per l’ampliamento al 2008.
In prossimità di ogni scadenza il termine per il riscatto è stato continuamente rinviato, sino a realizzare un leasing infinito che tradisce il contenuto del negozio giuridico utilizzato.
Basta porre una semplice domanda:
Quanti soci hanno avuto la possibilità di esercitare tale facoltà potestativa e con quanta difficoltà?

Progetto di scissione per frazionare il Cis in tre società.
Ho vissuto personalmente nell’anno 2003, nella qualità di consigliere d’amministrazione, la nascita di questa proposta, da me fortemente avversata con documentazione agli atti del consiglio.
Il progetto, approvato in assemblea, con il mio solo voto contrario, mirava a dividere il CIS in tre società, lasciando il vincolo costitutivo del socio azionista solo in una delle tre, con evidente limitazione del peso rappresentativo.
I poteri d’indirizzo politico sarebbero stati concentrati in una holding che avrebbe governato su tutte le società del gruppo.
Solo più tardi si ammise che il progetto non funzionava e si rese necessario proporre una operazione inversa di fusione.
Questo profilo è agli atti camerali, facilmente rilevabili con una semplice visura.

Progetto Enel Green Power.
Con questo accordo, realizzato con i poteri ordinari delegati dal consiglio d’amministrazione al Presidente, la società ha ceduto la proprietà dei lastrici solari di copertura dei singoli capannoni alla Enel Green Power che avrebbe realizzato un impianto fotovoltaico.
La proprietà dei lastrici di copertura è controversa.
Di regola sarebbe attribuibile ad ogni azienda socia, ma, pur ammettendo che alla società potrebbe riconoscersi una riserva di tale diritto di proprietà, nel rispetto di un principio d’interesse generale, non si comprende come la cessione di questo diritto, comportando un utilizzo pregiudizievole sulla ” testa “delle aziende, non dovesse essere autorizzato da ciascun singolo utente.
Il pregiudizio nei fatti si è realizzato, poiché le opere realizzate da Enel Green a Power hanno impedito per oltre due anni il rilascio da parte del Vigili del fuoco dei certificati di prevenzione incendio per numerose aziende che avevano regolarmente asseverato le opere interne.
Solo in data 28 gennaio 2015 il CIS ha comunicato che nel giro di qualche giorno il Comando dei Vigili del Fuoco, provvederà a sbloccare le procedure per il rinnovo e/o il rilascio del CPI.
È veramente singolare che ” il CIS, non potendo intervenire sui tetti ( per essere nella esclusiva disponibilità di Enel Green Power ) ” é stato costretto ad avviare un procedimento ex art.700 c.p.c. in seguito al quale il Tribunale di Nola ha ordinato a EGP di eseguire con urgenza le misure di mitigazione del rischio d’incendio, conseguente all’utilizzazione dell’impianto fotovoltaico sui tetti dei capannoni di proprietà dei singoli soci.
Appare evidente che la grave limitazione del libero esercizio del diritto di proprietà nella naturale funzione strumentale del singolo cespite di ogni azienda socia. Occorerá in futuro limitare i poteri dell’organo amministrativo nel compiere atti che comportino la riduzione dei diritti individuali.

Consideriamo ora le conseguenze del geniale disegno strategico che licenziò l’operazione di mutuo e sub mutuo con una grande ipoteca su tutto il vecchio sistema Cis.

Il profumo dei soldi, agitato come esca, e tutti a correre dietro al Presidente, che guadagnava grandi applausi, consenso oceanico ed una delega piena per fare quello che voleva.

Dal 2004 il Presidente trasferì la direzione amministrativa del CIS in Interporto, aprì il varco CIS-Interporto, poi chiuso solo lo scorso anno appena l’indebitamento del presunto Gruppo emerse in tutta la sua drammatica consistenza.
Tutta l’azione di sviluppo immobiliare del “gruppo” fu nettamente orientata nell’interesse di Interporto, anche perché il suo consiglio d’amministrazione, nel quale erano presenti tre dipendenti del CIS, aveva deliberato, in due occasioni un cospicuo premio di collocazione a favore del cav. Punzo , allo stesso tempo Presidente, con delega piena, delle due società.

Questo emerse in maniera inequivocabile nelle assemblee del CISFI, socia di maggioranza di Interporto Campano, quando il presidente, Giovanni Cacace, denunciò l’anomalo andamento della gestione amministrativa di Interporto, con un grande gesto di responsabilità che, poi, non ha avuto continuità.

Emerse analoga posizione critica in un reclamo presentato al collegio sindacale del CIS nell’esercizio 2012 , in ordine ai finanziamenti deliberati dal co- presidente Punzo a favore dell’Interporto.

Il reclamo, del quale c’è traccia nel bilancio dell’anno 2012, fu definito irrituale e non fondato, trattandosi di un comportamento abituale di solidarietà infra-gruppo.

Questo è il punto fondamentale della questione.

Può intendersi la nostra società, Cis SpA, con una larga partecipazione consortile, vincolata ad una strategia di un gruppo, al quale di fatto non appartiene, se non attraverso una partecipazione attiva.
Certamente Cisfi, Interporto e Vulcano, formano un gruppo, per unità di intenti, progetto imprenditoriale e consistenza azionaria.
Non esiste alcun motivo, che non sia una forzatura logica e giuridica, per concepire il CIS come società vincolata dalla strategia finanziaria di gruppo.
E, se così fosse, si potrebbe citare una sola occasione nella quale questa solidarietà finanziaria abbia avuto un senso inverso?

Il CIS era vittima predestinata, sin dalla stesura dei contratti di mutuo, quando il Presidente, responsabile amministrativo di vertice sia di Cis che di Interporto , si impegnò testualmente con il ceto bancario a definire, entro breve tempo, una legittimazione di gruppo, attraverso la scissione, poi mancata,
Per fortuna avevamo la tutela della Legge Restaino: socio azionista.
Quella Legge sembrava ormai desueta, sul punto di morire, ma poi in un modo o nell’altro tornava a rivivere.

Allora che fare?

Un lento ed inesorabile abbandono.

Il CIS, privato della sua capacità di ricollocazione dei lotti disponibili, restava abbandonato a se stesso, con un gruppo dirigente, utilizzato prevalentemente per le attività del “gruppo”. Questo ha determinato una profonda frattura fra base e vertice, che ha ostacolato  qualsiasi tentativo di transazione con i soci più deboli, i cosiddetti morosi.

Il Patto di Sindacato ha tentato di svolgere un ruolo di ricostruzione di quel vincolo solidale ed unitario che aveva caratterizzato il successo del progetto Cis, ha tentato in tutti i modi, ma non ha mai trovato né spazio né considerazione.

Quanti moniti, proposte, tentativi per uscire dall’incaglio dell’azione fallimentare che ora incombe minacciosa di gravi conseguenze per la stabilità dell’intero contesto sociale.

Abbiamo sempre temuto che gli effetti devastanti per i singoli soci di tale azione avrebbero potuto determinare una incerta qualificazione della pretesa del CIS, avventurandoci in una valutazione di merito della complessa natura del contratto di sub mutuo e del sottostante contratto di leasing traslativo. E non è questo l’unico profilo che preoccupa.

Non doveva essere sottovalutato il problema del gravoso onere degli interessi che potrebbe profilare nuovi scenari sulla determinazione del residuo debito effettivo.

Occorre intervenire subito, con rinnovato spirito amministrativo, per fermare questa deriva che potrebbe travolgere la nostra società, ancor più del peso del residuo debito con il ceto bancario.

Con alto senso di responsabilità e sincera passione per il nostro bene comune, proponiamo, ancora una volta, e sarà l’ultima, la formazione immediata di un tavolo di confronto con l’organo amministrativo ed il collegio sindacale per correggere la manovra in una direzione più adeguata alle effettive esigenze della nostra società, anche alla luce del recente orientamento dell’autorità giudiziaria della sezione fallimentare del Tribunale di Napoli.

Ignorare ancora una volta la tragica evoluzione della realtà processuale, sarebbe un atto irresponsabile che non troverebbe alcuna giustificazione morale.

Non é più tempo di gridare:

Dagli all’untore, ai propagatori della peste finanziaria.

Non può essere sottovalutato che il mancato ricambio d’utenza non ha consentito al socio azionista di salvare il valore – capannone che, sottoposto ad ipoteca per ottenere il Sub mutuo, è diventato un peso insopportabile per i soci più deboli.

Alcuni soci, infatti,  non riuscivano più a pagare le rate di mutuo e nemmeno le quote condominiali e i debiti sono terribili, ancora più terribili quando si accumulano e crescono per il peso degli interessi.
Ebbene all’inizio sono stati tollerati e, poi, quando il peso è diventato insopportabile per la consistenza dell’indebitamento, è stata attivata la procedura fallimentare per recuperare il capannone.

La manovra, così come é stata concepita, ha un vizio d’origine: divide non unisce il contesto sociale, frantumando quel vincolo di solidarietà, fondamentale per uscire lentamente da questa profonda crisi finanziaria.

Il problema è che 20.000 metri sono pochi, non servono a nulla, servono almeno 100.000 metri.

Sboccia un’altra idea geniale!

Questa è gente semplice, la mattina si sveglia e pensa a lavorare, ognuno ha i suoi problemi e, forse, l’unica cosa che resta da fare è quella di dividere i buoni dai ” cattivi”.

Molti soci adempienti e tanti altri di incerta collocazione, faranno di tutto per ingraziarsi preferenza e protezione del Presidente ed avranno anche una giusta causa per mettere in pace la propria coscienza.
Nessuno può essere costretto a rischiare la propria azienda per colpa di quattro sconsiderati che non sono stati capaci di affrontare i propri impegni.

e il 29 maggio venne il giorno del giudizio.

Il camaleonte parlò alle foche ammaestrate e disse:
Se non isoliamo i cattivi e li affidiamo alle banche per la giusta condanna, il CIS non si salva.
e poi scomparve ed affidò la presidenza al socio anziano….

Si era inventata, con rara maestria, una sospensione dal pagamento delle rate di mutuo per tre anni, d’accordo il ceto bancario che conosceva bene la valenza della garanzia ipotecaria!

Durante la sospensione  non si é mai tentato di rinegoziare il mutuo, di rivedere il tasso d’interesse, di correggere l’inclinazione del deficit finanziario, rilanciando l’azione di ricollocazione dei capannoni liberi, anzi ne sono stati accumulati sempre  di più per consegnarli in olocausto al ceto bancario.

Il senso della manovra è condizionato dal consistente indebitamento strutturale Interporto-Cisfi-Vulcano, ormai noto alla stampa.

Il socio del CIS paga il prezzo più alto, vedendo demolita la possibilità di partecipare alla nuova iniziativa ” zona franca” che resta assegnata unicamente ad Interporto Campano, anche se si conta di realizzarla in area Cis, nella famosa area 100.000 mq da consegnare al ceto bancario stralciando 100 milioni di debito da mutuo.
La presunta zona dei cattivi.

Intanto sembra giusto continuare ad incassare per tre anni le rate di mutuo dei soci solventi, senza accantonarle in un conto dedicato o riversarle alle banche con riserva di eccezione per l’anatocismo emerso, che pure valeva circa 30 milioni.

Ma come si può parlare alle banche di anatocismo con un indebitamento complessivo di 700 milioni dei quali solo 179 di residuo mutuo Cis, coperto da 700 milioni, guarda caso, di garanzia ipotecaria?

Allora che si pensa di fare?

Interporto non ha più fido bancario, ormai é incagliato, il CIS con i fondi incassati dai soci adempienti presta in diverse soluzioni circa 37 milioni ad Interporto.
In passato questi prestiti avvenivano tramite Cisfi ma ad un certo punto il presidente del Cisfi ha detto basta ed ha restituito al CIS 19 milioni di euro, poi, come consigliere del CIS, in apposito consiglio ha approvato la proposta del cav.Punzo, presidente del CIS di prestare al cav.Punzo, presidente dell’Interporto la stessa somma a cinque anni, con un buon rendimento!

Scusate ma non stavamo in una fase di moratoria con le banche e dove vanno a finire i legittimi interessi di quei soci che avevano pagato il sub mutuo per vedere ridotta la propria posizione debitoria?

Non preoccupatevi, faremo la manovra finanziaria e le banche si prenderanno 100.000 metri di CIS, un terzo dell’intera area logistica e ci abbatteranno 100 milioni di debito.

Ma che fine farà il CIS così frazionato?

Piccolo è bello, sarà più gestibile, il commercio all’ingrosso è finito , il futuro è solo nella logistica, nell’intermodalitá, nei treni.

Non vedete come fila veloce Interporto, per non parlare dei treni

Nei treni il cavaliere ha investito molto e detiene  una quota del 10% In NTV , entrando così nei piani alti della finanza e dell’impresa.

Che problemi ci saranno, l’Interporto vola ed i treni corrono veloci, il futuro è assicurato!

Perché Voi soci del Cis continuate a perdere tempo con i vostri stracci, forse è meglio pensare ad un Vulcano d’acqua ed entrare nel mondo del tempo libero, ne avrete tanto tra poco!

Intanto la dura realtà quotidiana imponeva nuovi prestiti dal povero Cis al rigoglioso Interporto, dove prenderli questi maledetti soldi?

Ci sono altri fondi riscossi per il sub mutuo dai soci adempienti, tanto quelli parlano, parlano, ma dove vuoi che vadano?

Sognano lunga vita al CIS, ma come si può pensare di fronteggiare la situazione che al 31.12.2013 presentava a bilancio 17.576.256 di incaglio dei soci morosi,dei quali circa tre milioni di oneri condominiali con soli 37 milioni di liquidità.

E allora se non si può salvare il CIS ( ? ) è meglio che questa somma la prestiamo ad Interporto, tanto poi con il ceto bancario  faremo un unico conto.

Ma chi paga?

Faremo la manovra e le Banche si accolleranno il debito Interporto.

Che buone le banche! Sono proprio generose, aspettano senza far niente, lasciano che i soci paghino e non riscuotono, tanto hanno la garanzia ipotecaria.

Quando si chiude la manovra?

È imminente, ci stanno lavorando a Londra i migliori consulenti del mondo.

Scusate ma per rimodulare un piano di rimborso di un residuo mutuo, a cinque anni dalla scadenza originaria, di 179 milioni di euro con 700 milioni di garanzie ipotecarie ed una platea di debitori frastagliata, con enorme riduzione del rischio, fior di imprese, dove meno di un terzo è in difficoltà, c’è proprio necessità di scomodare i migliori consulenti del mondo?

In un precedente articolo ho pubblicato una visura  camerale con l’esposizione della platea sociale, confrontatela con quella dell’Interporto.

Non ci vuole molto a capire dove sta la gente che lavora e dove sta la finanza creativa.

Forse non è chiaro che il gruppo Cis Interporto ha 700 milioni di debiti, da due esercizi accumula perdite in tutte le società di riferimento e che il cavaliere Punzo, presidente del CIS e dell’Interporto, non sta messo molto bene nemmeno in NTV che, guarda caso, sta tentando una manovra di ristrutturazione del debito di un importo quasi identico.

Che sfortuna, questo cavaliere Punzo, tutto gli gira contro.

È colpa delle istituzioni che non lo proteggono e del CIS, opera matura, dove le istituzioni hanno dato tanto, ma i poveri soci, ormai sfiniti, hanno smarrito la via del buon commercio, anzi il ruolo del grossista si è proprio esaurito.
Il commercio all’ingrosso é finito e bisogna fare una selezione razziale, una purificazione etnica, nel supremo interesse della società:
fuori i morosi, al fallimento!

Quanti?

Almeno cento, servono 100.000 metri per incentivare l’attività del rigoglioso Interporto, faremo la zona Franca ed andremo nel mondo a vendere i nostri stracci, la moda, il Made in Italy.

Ma, presidente, chi andrà?

Mi sembra che questi quattro falliti ormai hanno solo la possibilità di chiedere la licenza per guidare i taxi, così si occuperanno sempre di logistica e movimentazione.

E allora, Voi non credete nella finanza creativa?

Non avete visto che tutto quello che tocco, diventa finanza?

Io sono il Re Mida in Rosso.

Il grande stratega ha fatto anche disegnare nei suoi uffici in Interporto una grande ” mappa” dove disegna con colori diversi la pianta dei capannoni, quelli liberi ormai conquistati, quelli a rischio , in contestazione giudiziaria, quelli che non sono stati ancora attaccati perché appartengono ai fedelissimi.

Il generale muove le bandierine con l’aiuto dei migliori collaboratori, il direttore “commerciale”del CIS, dr. Fulvio Guida ed il coordinatore, dr. Antonio Strazzullo, che, poverino, affronta con difficoltà il lavoro più difficile: deve far apparire normale una gestione che della normalità ha perso il ricordo nel tempo.

Questa ” mappa ” della lista di proscrizione resterà nella storia del CIS come ricordo indelebile del momento più buio della nostra vita sociale, la rappresentazione del grafico della vergogna.

Sembra proprio il grafico del cimitero di famiglia, la nostra famiglia : il CIS.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di voto dei soci della CIS S.p.A.

NOTA DOCUMENTALE INTEGRATIVA.

Sotto Vi offro un breve riassunto delle relazioni di bilancio dall’anno 2003  al 2006 dalle quali potrete notare che, grazie all’operazione di rifinanziamento, strutturata sul mutuo ipotecario, l’esposizione del CIS per debiti verso enti creditizi è passata da 50.016.519 al 31.12.2004 a 251.668.473 al 31.12.2005.

Vorrei far pure notare che nell’anno 2003 fu lanciata l’operazione di scissione, poi clamorosamente retrocessa e che in quello stesso anno, l’ultimo nel quale partecipai al consiglio di amministrazione, rilevai con interventi documentati, il mio fermo dissenso sia per il progetto di scissione che per l’operazione di rifinanziamento, profilando il grave rischio di frantumazione del nostro contesto societario.

esercizio 2003-2004

progetto di scissione

esercizio 2005

esercizio 2006

Il Patto : Parola d’onore.

Cos’è per Voi il CIS?

Per noi del Patto il CIS è la nostra storia, quella che abbiamo costruito giorno dopo giorno per circa un trentennio, sfidando tutto quello che ci andava contro.
Ma Voi davvero pensate che anche uno solo di noi lotta per vincere contro qualcuno, per abbattere un avversario, per affermare il proprio egoismo o ricercare un velleitario protagonismo?
Come potete avere ancora dei dubbi?
Cosa pensate che possa ancora accadere per sentirvi salvati dal Presidente?
Non avete occhi, non avete testa, non avete cuore?

Il meglio che può succederci è il frazionamento del CIS, quella condanna del 29 maggio 2014, quando il camaleonte parlò alle foche e disse: “è venuto il giorno del giudizio, da una parte i buoni e dall’altra i cattivi” e poi scomparve.
Un vero agguato ai soci aderenti al Patto ed io per primo rimasi traumatizzato.
Affrontai l’assemblea, guidata da un clone del potere, provai a spiegare l’iniqua manovra, ma, mentre parlavo, le grida delle oche disturbavano la mia voce e gli amici degli amici gridavano:
“Non si capisce, parli troppo difficile, non ci fai capire, basta questo supplizio”
Campioni di cortigiani pronti a difendere il capo a qualunque costo.

Intanto la manovra andava avanti nella mente geniale del Presidente.

La disastrosa gestione degli incassi e pagamenti dei mutui doveva trovare una giustificazione e, contro ogni logica aritmetica, un contenzioso iscritto a bilancio di 17.576.256 al 31.12.2013, diventava la causa del disastro finanziario ed andava duramente colpito con l’azione fallimentare.
Perché?

Per giustificare alle Banche: non Vi pago perché i soci non pagano più.

Tre anni di sospensione di fatto, durante i quali non si è mai tentato uno straccio di soluzione per i soci mutuati in difficoltà.
E …la gente ha pianto, ha pianto lacrime amare, gente buona che si vergogna della propria condizione e chiede aiuto, prova a mettere insieme le risorse di famiglia per sfuggire alla mannaia del fallimento, non pensava mai che il CIS, unico istante, avrebbe richiesto il fallimento dei propri soci.

A cosa serve? Cosa risolve?

Lo abbiamo detto da un anno, in tutti i modi, sempre corretti e rispettosi e forse questo è stato il nostro errore.

Tre anni, nei quali è stato lecito incassare dai soci adempienti e non riversare un euro a riduzione della esposizione ipotecaria.

Appena, abbiamo iniziato l’attività del Patto, subito abbiamo proposto il frazionamento individuale dei mutui per evitare ai soci questa grave iniquità : “tu devi pagare ma nessuno ti garantisce che stai pagando”.
Per amore di pace, abbiamo proposto di applicare da subito almeno una delegazione di pagamento a favore delle Banche.
“Non è possibile, ci spiegano i sapientoni, non paghereste bene, soldi buttati, perché paghereste anche per quelli che non pagano”.

Ridicolo!

Come se il CIS non avesse potuto e dovuto accantonare tutte le somme incassate per strutturare con il ceto bancario un serio progetto di rimodulazione del mutuo, autonomo ed indipendente dalla debitoria di Interporto, Cisfi e Vulcano, come sarebbe apparso necessario alla più banale riflessione, ispirata dal buon senso, non da articolate argomentazioni di scienza finanziaria.
Ma Voi ci credete ancora che la manovra sistema tutto o non Vi interessa, tanto se a pagare saranno i morosi, Voi sarete salvi? E poi  i morosi se lo sono meritato, così ha detto il Presidente, mentre trasferiva, in diverse riprese, 37 milioni all’Interporto per incassare anche i suoi compensi per il premio di collocazione deliberato dal c.d.a. di Interporto Campano.

Il Presidente della Cisfi, sig. Giovanni Cacace, denunciò tutto in pubblica assemblea il 27/28 maggio 2013. Ma poi, questo atto di grande coraggio e responsabilità fu lentamente assorbito nella logica dell’accomodamento, quello tipico da circolo del potere, dove tutto ritorna al suo posto, anche in presenza di fatti rilevanti.

Che succederà adesso, al massimo entro giugno?

Il ceto bancario, forte di un’ipoteca sugli immobili dei soci che vale 700 milioni di euro, oltre il triplo del residuo importo mutuato, non ha alcuna fretta di chiudere.
Non accetta di accollarsi i finanziamenti del CIS ad Interporto perché appaiono per quello che sono: una forzatura del Presidente.
Potrà accettare un congelamento del debito di circa 100milioni, bloccando 100.000 mq di capannoni in una New-Co ed aspetta gli eventi. È l’unica concessione.

Il c.d.a. del CIS, ergo il Presidente con deleghe piene, incrementa l’azione fallimentare per accatastare capannoni vuoti, svincolati dalle azioni.

Questo socio utilizzatore immobiliare ed azionista lo soffre da sempre.

Benedetto notaio Canio Restaino, quanto Ti ammiro, sei stato un uomo giusto e un grande giurista : gli uomini giusti non muoiono mai, sei ancora fra noi e ci sostieni con il tuo saggio pensiero.

Altri uomini, altri tempi!

Purtroppo quest’azione indiscriminata, portata avanti da una società che non paga le Banche, non è per niente bella a vedersi.
Prima o poi avrebbe attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e degli ambienti giudiziari e poi, questo maledetto Patto dove vuole arrivare?

Lunga vita al CIS, il CIS siamo noi, ma chi si credono di essere?

Ma non lo sanno che le maggioranze le controllo io!

Certo, senza possedere neppure un’azione, con un intricato intreccio bizantino il Presidente ha il controllo dell’assemblea e del consiglio.
Questa è una società con un’intima natura consortile, comandano in tanti e non comanda nessuno.
In questo consiglio ci sono consiglieri, coinvolti nella vicenda “mutuo”, che  hanno autorizzato, attraverso le deleghe, il ricorso all’azione fallimentare contro i loro stessi colleghi, come se avessero autorizzato ad agire contro se stessi. Una tragica coincidenza di attore e convenuto nell’ambito delle stessa azione giudiziaria.

Cosa possiamo fare per salvare il CIS da questo evidente smarrimento?

Dobbiamo arrivare coesi e consapevoli alla prossima assemblea, dove ci giocheremo il nostro futuro.

Il Presidente Punzo dovrà cedere alle Banche la delega amministrativa dell’Interporto e cercherà di tornare in gioco attraverso la New-co che gestirà 100.000 mq di Cis.

Noi dobbiamo essere pronti a costituire subito una nuova società fra i soci Cis adempienti, quelli che hanno riscattato il contratto di leasing o quelli che non hanno utilizzato il sub mutuo.
Tutti quelli che amano il CIS, quelli che hanno dato soldi a iosa, nella Cisfi, nella Banca Popolare di sviluppo, in ogni iniziativa proposta.
Non c’è alcun impedimento ad ammettere alcun socio che abbia conservato la disponibilità delle azioni Cis.

Qual’é lo scopo di questa società?

Deve costituire uno zoccolo duro di gente seria che lavora e si impegna a lottare per ricostruire il CIS.
Questa società deve essere preparata per affrontare il problema “banche” in maniera dignitosa se non riusciremo a ristabilire un equilibrio di gestione nel nostro stesso Cis, come sarebbe auspicabile.

Dopo la manovra avremo problemi seri?

Il ceto bancario ha protetto il Cavaliere concedendo una lunga moratoria di oltre tre anni, durante i quali era consapevole che la maggioranza dei soci pagava regolarmente e non si è preoccupato di correggere il mal governo finanziario con una semplice delegazione di pagamento. Eppure il contratto di mutuo prevedeva la cessione del credito, perché non è stata esercitata?

Quali interessi difende il ceto bancario che tende a riprotegersi sul Cis per la grande esposizione di Interporto, Cisfi e Vulcano?

Queste sono scatole finanziarie, dentro non c’é l’uomo ma solo interessi personali manovrati secondo le necessità.

Cosa diversa è il CIS , ieri ho pubblicato la lista dei soci, centinaia di imprese che costituiscono il vero tessuto imprenditoriale del Mezzogiorno: donne, uomini, giovani, gente che ogni giorno alza la serranda per lavorare ed è estranea ai meccanismi finanziari nei quali è ingiustamente coinvolta.

Noi, soci del CIS, saremmo costretti ad affrontare problemi non sempre creati da noi.

L’allineamento delle posizioni dei soci adempienti agli effettivi versamenti, se, come pare, il ceto bancario non intende accollarsi le somme finanziate ad Interporto.

La chiusura dei fallimenti attraverso un meccanismo di rinuncia al passivo da concordare con le curatele ed i giudici delegati.

Il rilancio immediato del ricambio d’utenza per assicurare una immediata riduzione del debito da mutuo, attraverso l’accollo delle posizioni morose da parte di nuovi soci dopo un’ adeguata rimodulazione del piano di rimborso.

La riduzione degli oneri condominiali attraverso la soppressione di costi inutili e rappresentativi.

È necessario che questa nuova società sia largamente partecipata, perché dovrà essere l’ancora di salvezza del nostro CIS e dovrà imprimere un profondo cambiamento alla strategia commerciale della società, fortemente compromessa dalla concorrenza di Interporto.

Papa Francesco ha dichiarato con grande severità  che se l’economia continuerà ad essere iniqua non potremo mai realizzare una società giusta, dove la ricchezza non sia rappresentata dalla furbizia e dalla prepotenza di pochi, ma dalla capacità di rappresentare la dignità dell’uomo, protagonista e non strumento finanziario.

Questo è l’invito che Vi rivolge il Patto, non nascondetevi dietro un dito, perché quel dito Vi travolgerà.

Noi ci siamo, parola d’onore!

Tu, Presidente, perché non ci smentisci e, con un colpo da fuoriclasse, versi alle Banche i 37 milioni dei finanziamenti concessi ad Interporto, magari li chiedi in prestito ai tuoi soci dell’Alta Finanza, visto che con loro hai buoni rapporti, d’altra parte noi siamo solo quattro str…accioni!

Avremo i buchi alle scarpe, ma sappiamo dove devono portarci.

Noi paghiamo i nostri debiti sempre, non ci piacciono le manovre per non pagare e mischiare i conti.

Le Banche sappiano che anche questa volta pagheremo se non ci aggrediranno, l’opinione pubblica non lo capirebbe!

Scelgano da che parte stare, ne hanno contezza!

Parola d’onore.

Emilio D’Angelo

Componente del Patto di Sindacato di voto dei soci Cis S.p.a

CISFI Assemblea dei Soci del 27-28 Maggio 2013

Il soldato Ryan è vivo.

Giovedì 5 febbraio u.s. innnazi alla sezione fallimentare del Tribunale di Nola doveva essere discussa la posizione di M.F. il secondo dei due casi esemplificativi che avevo presentato.

Con grande emozione Vi informo che una fredda giornata invernale é stata riscaldata da una notizia bellissima.

I legali della società hanno proposto tre soluzioni per evitare il fallimento dell’azienda socia ed hanno accordato una proroga ulteriore sino al 15 giugno p.v. per consentire un sereno sviluppo della dialettica in corso. Il magistrato nolano, con grande senso di responsabilità ed apprezzabile equilibrio, ha approvato la proroga richiesta.

Il soldato Ryan è vivo!

Non intendo cedere ad un superficiale entusiasmo, ma accolgo questo primo gesto di apertura verso i  soci più deboli, con giustificata speranza.

Ad aprile 2014, pubblicai su questo blog un articolo ” Azione fallimentare: eccesso di potere”. Con coerenza e determinazione il Patto di Sindacato ed io per primo, abbiamo sostenuto l’inopportuno ricorso a questo strumento di recupero per il gravissimo impatto sociale ed un profilo di profonda ingiustizia nel sottrarre un bene aziendale essenziale ad un prezzo-valore di “necessità”.

Un clima di dolorosa divisione veniva introdotto per la prima volta il 29 maggio  scorso ed arrivó il giorno del giudizio: da una parte i buoni dall’altra i cattivi.

Povero Cis, dopo un trentennio di battaglie, meritavi di più.

Ho la registrazione audio di quell’assemblea dove il Patto, ed io per primo, abbiamo dovuto subire la violenza della contestazione ben veicolata e, benché fortemente turbati,  nella successiva assemblea di luglio, collaborammo alla formazione di un consiglio d’amministrazione  per evitare il rischio della mancanza di continuità aziendale, messa a dura prova proprio da 37 milioni di finanziamenti, sottratti alla disponibilità delle casse sociali.

ieri, per la prima volta, anche l’organo amministrativo é stato costretto a riconoscere che la strada intrapresa é molto pericolosa.

Cari soci , questo é solo l’inizio, la strada é lunghissima, noi lo sappiamo bene, ma  una sola direzione potrà dare una Lunga vita al CIS.

Non é più il tempo di incontri bizantini con gruppi di soci, incontri con dirigenti del CIS che hanno assunto cariche nel c.d.a. dell’Interporto ed hanno avallato con spirito servile scelte discutibili, accentuando quel naturale conflitto d’interesse che già coesisteva nella contemporanea carica di presidenza nelle due società per lo stesso soggetto.

Si deve affrontare subito il problema, domani é già tardi!

La manovra entro breve si concluderà e sarà drammatica perché sottrarrá all’autonomia aziendale un terzo dei lotti, a macchia di leopardo.

Saranno collocati in una New-Co.

Dobbiamo essere pronti a gestire questa tragedia, dobbiamo coprire le posizioni dei soci adempienti delle somme deviate nei finanziamenti Interporto, dobbiamo affrontare il problema dei soci falliti.Devono essere in qualche modo recuperati al contesto ordinario attraverso un complesso meccanismo che mi propongo di spiegare nelle sedi opportune.

Si deve rilanciare l’attività di collocazione dei lotti disponibili.

Dobbiamo costituire un fondo di solidarietà sociale per ripartire subito.

Cari soci, Voi non riuscite a vedere la strada nuova e continuate ad inseguire protezioni ed accomodamenti di parte.

Noi, da oltre un anno, abbiamo cominciato a vivere il nostro domani, un domani fatto di impegno, sacrificio, solidarietà, non di vecchi numeri, inquinati dalla commistione amministrativa Cis Interporto.

Chiediamo un vita sociale autonoma, una sede autonoma, in un sottoscala, ma casa nostra; un progetto di rilancio nostro, non una manovra vincolata ” a morte” da Interporto, e subito un nuovo c.d.a. che non sia più vincolato da superati principi referenziali che ci hanno portato sin qui, ad un passo dalla fine!

Questa é la nostra strada, l’abbiamo urlata in 140 articoli, ma molti non vogliono vederla. Oggi, per la seconda volta, un magistrato, con un provvedimento prudente e consapevole, ci concede ancora di lottare per una Lunga vita al CIS.

Proponiamo un convegno immediato con tutte le forze sociali e la collaborazione dei consulenti storici della società, per confrontare le proposte non le polemiche; tanto i fatti sono i fatti e le chiacchiere non li modificano.

Emilio D’angelo

Componente del direttivo del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS S.p.A.

P.S. Pubblichiamo una recente visura camerale dalla quale potrete rilevare il grande frazionamento azionario della nostra società che manifesta uno straordinario esempio consortile, forse il primo al mondo.

Noterete, pure un grande equivoco amministrativo che attribuiva la carica in consiglio al Sig. Giovanni Cacace, presidente della CISFI, il quale, invece, non ha mai accettato tale carica. Questo segnale politico del presidente Cacace, considerata la posizione riconosciuta in verbali di assemblea sin dal 2013, dovrebbe da solo giustificare la scelta di un nuovo direttivo.

Clicca qui di seguito

Visura Camerale

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