Quale sarà la sorte dell’area di concentramento dei soci insolventi?

“ Egr. socio, in relazione all’imminente conclusione dell’accordo con gli Istituti bancari, resosi necessario per il mancato pagamento del finanziamento erogato alla sua azienda, la informiamo che le posizioni morose sono state trasmesse alle Banche.
Pertanto sulle attuali posizioni di debito non saranno più accettati pagamenti, né saranno emesse più fatture.”

Questa lettera é stata inviata alle aziende socie inadempienti, indipendentemente dalla consistenza e dalla durata della posizione contabile contestata.
Forse così, finalmente, l’organo amministrativo avrà realizzato l’area di 100.000 mq da consegnare al ceto bancario per giustificare l’impostazione della manovra.
Con questo atto amministrativo si compie il progetto annunciato nella drammatica assemblea del 29 maggio 2014, quando il Presidente per evitare di confrontarsi con le proposte del Patto di Sindacato, dopo il suo intervento introduttivo, abbandonò l’assemblea.
Chiamò a sostituirlo, in quell’ assemblea, il consigliere Stefano Cimmino( di Vincenzo ) che, per spirito di servizio, nell’occasione, assunse l’incarico ma, successivamente, si dimise da ogni carica nell’ambito del distretto.
Quell’abbandono dal confronto non é mai cessato, anzi la distanza fra vertice e base si é ulteriormente accentuata.
Unica, breve ed occasionale pausa l’ultima assemblea del 29 luglio 2015, quando il consiglio in scadenza, ormai ridotto da un’epidemia di ” dimissionite acuta” andava rinominato, confermando le cooptazioni effettuate in corso d’opera.
Oggi, dopo dieci mesi, alla vigilia di una importante e definitiva assemblea, nessuno conosce ancora la sorte ed il futuro di un terzo del CIS!
Quale sarà il destino di cento dei nostri soci, provvisoriamente “concentrati” in un campo di insolvenza?
Sono cento dei nostri soci, dei quali una trentina già furono sottoposti ad azione fallimentare.
Sono soci, utilizzatori di un contratto di leasing concluso ed autonomo, che hanno incontrato difficoltà ad adempiere il separato contratto di finanziamento.
Quali azioni sono state previste nella manovra, di concerto con il ceto bancario, per proporre la rinegoziazione del contratto di sub mutuo, rivedendo scadenza, tassi e derivati?
Nessuna!
Nella relazione del bilancio 2013 si legge che Il CIS rispetto alle banche é inadempiente dal 2011. A quella data lamentava mancati pagamenti per 26,4 milioni e la drammatica incidenza di oneri per derivati pari a 18,6 milioni
Si legge, altresì, che Il Presidente del CIS, pur consapevole delle pressanti esigenze finanziarie, dipendenti dalle morosità individuate, ravvisò l’opportunità di proporre in consiglio, in successive riprese, finanziamenti, per 37 milioni di euro, a favore della società Interporto Campano, da lui stesso presieduta.Nella relazione dell’organo di controllo, allegata allo stesso bilancio, si rileva che solo il consigliere Cacace, con un coraggioso intervento, aveva proposto reclamo al collegio sindacale per evitare che importanti risorse fossero dirottare da CIS a Interporto.
Considerato, per certo, che il CIS non aveva altre entrate se non quelle delle rate di sub mutuo e delle quote condominiali, si deduce che le somme destinate al finanziamento sono state prelevate dalle quote di sub mutuo versate dai soci adempienti a riduzione dell’esposizione ipotecaria.
Questa gravissima violazione del sacrosanto principio del buon governo ha generato una gravissima frattura a livello sociale ed ha prodotto la necessità di questo tipo di manovra, teso ad ottenere, necessariamente, solo il frazionamento del mutuo, con il consenso oneroso del ceto bancario che ha incrementato il peso, già gravoso, delle garanzie.
Questa è la causa che ha generato la frattura con il Presidente della Cisfi, società di maggioranza dell’Interporto Campano e tutti sapete come si é conclusa la disputa, col consenso del ceto bancario.
Questa è anche la motivazione della causa pendente presso il Tribunale civile di Napoli, incardinata da un gruppo di soci adempienti per dimostrare l’inadempimento del CIS nei confronti dei soci solventi e l’incerta posizione del ceto bancario che ha sempre rifiutato l’adempimento diretto da parte degli stessi soci, forte di una posizione di predominanza fondata su una consistente ipoteca indivisa che consente di bloccare quasi interamente una intera ” città del Commercio”, unica al mondo per consistenza immobiliare e valore imprenditoriale.
Questa manovra è viziata dal sospetto conflitto d’interesse posto in essere dal Presidente nella contemporanea conduzione della gestione di CIS ed Interporto, amaramente confermata proprio dai finanziamenti deliberati e non solo.
Si consideri che la struttura direttiva risiede per definizione nell’Interporto, in quell’area agisce la direzione amministrativa e commerciale che spicca per l’assoluta immobilità di ogni attività di ricollocazione per lunghi anni.
Anche il ceto bancario non é esente dal sospetto di conflitto d’interesse poiché con il presidente del CIS e Interporto esistono forti concentrazioni di partecipazioni azionarie nello stesso Interporto ma, soprattutto, in società di grande rilievo nazionale e fondi d’investimento internazionali, che investono anche nel campo delle ristrutturazioni aziendali.
Ribadisco che il conflitto d’interesse non é un reato, ma una condizione oggettiva che evidenzia una situazione nella quale un amministratore ha la facoltà di determinare, con una sua specifica scelta, il vantaggio di un interesse rispetto ad un altro fra quelli che rappresenta.
Solo il contesto societario che si ritiene discriminato ha la possibilità di far valere, nelle sedi competenti e nei modi previsti dalla legge, le ragioni della pretesa.
Il Cis, società privata a larga partecipazione consortile, é il vaso di goccio fra tanti barili di ferro ed i piccoli soci pagheranno il prezzo di una crisi che ha origini molto diverse.
Ecco perché é importante conoscere con largo anticipo la sorte di un terzo del CIS!
Se si aprisse una falla nella nostra struttura giuridica, il CIS sarebbe perso e finirebbe sotto il giogo del potere finanziario.
Venderemo per la seconda volta la primogenitura per un piatto di fagioli!
Questo é il rischio della prossima assemblea.
Vi ho sempre detto che i problemi del Cis si possono risolvere solo in assemblea e lo confermo: possiamo sperare solo in noi stessi.
A me pare di vivere in un contesto dove la gente va in giro con una grande benda nera davanti agli occhi perché non vuole vedere, per paura di riconoscere una realtà che non accetta.
Questa incertezza non può durare in eterno, ne va della nostra dignità di soci e di uomini.
L’alternativa é semplice, bisogna normalizzare la gestione, ispirandosi al rigoroso rispetto degli interessi sociali.
Il ceto bancario deve riconoscere al CIS la riduzione del debito per gli importi finanziati ad Interporto.É un principio elementare di responsabilità!
Deve essere ripartito, con criterio equitativo, il peso degli oneri delle spese della manovra e , soprattutto, di quello dei derivati.
Occorre rifinanziare a tassi correnti l’area da ricollocare per favorire l’ingresso di nuova utenza, anche con l’ampliamento della destinazione d’uso.
Occorre pianificare un criterio unitario per il riscatto anticipato con cancellazione dell’ipoteca a favore dei soci adempienti.
Si deve prevedere un criterio equitativo di rimborso per i valori di cessione del contratto di leasing che dovessero eccedere dal residuo debito da mutuo non rimborsato.
Occorre solo tempo, pazienza e buon governo amministrativo e, soprattutto, deve essere evitato ogni conflitto d’interesse nella conduzione amministrativa.
Tutto questo non confligge con la manovra concordata, rappresenta solo un criterio diverso di gestione nel rispetto dei legittimi interessi della comunità sociale.
I valori immobiliari e commerciali del patrimonio CIS hanno ampi margini di copertura per garantire un vero ripianamento del debito.
Chi non accetta il confronto, ha una sola ragione: vuole perseguire un progetto diverso!
Lunga Vita al CIS
Emilio D’Angelo
Fondatore del Patto di Sindacato di voto dei soci del CIS S.p.A.

Ps. Ho notato con stupore che la vistosa pubblicità che domina in Piazza Castello non parla più di CIS INTERPORTO , ma solo di INTERPORTO.
Bella decisione, coerente con la strategia industriale: il nuovo che avanza.

L’eccesso di garanzia del credito.

L’eccesso di garanzia del credito costituisce abuso del diritto.
Cassazione Civile, Sez. III, 5 aprile 2016, n. 6533 – Pres. Amendola – Rel. Carluccio
segnalato da: Prof. Avv. Aldo Angelo Dolmetta.

Nella pronuncia in esame, la Suprema Corte afferma che la funzione di generale garanzia per il creditore – assolta (exart. 2740 c.c.) dall’intero patrimonio, presente e futuro, del debitore – incontra il limite dell’abuso del diritto. Ciò avviene con particolare riferimento al diritto processuale, dove i diritti sono conferiti in ragione della strumentalità del mezzo rispetto al fine del soddisfacimento del diritto sostanziale tutelato.
Secondo la Cassazione, infatti, l’art. 2828 c.c. – che consente al creditore di iscrivere ipoteca su qualunque immobile, presente e futuro del debitore – non deve essere inteso come abilitazione a iscrivere ipoteca su tutti gli immobili del debitore; dovendo la strumentalità della garanzia reale rispetto a crediti determinati autorizzare a ipotizzare che, ferma la libertà del creditore di scelta tra quali immobili, il valore degli stessi debba rapportarsi alla cautela riconosciuta.
Ciò posto, il creditore che iscrive ipoteca giudiziale su beni del debitore il cui valore ecceda la cautela, discostandosi dai parametri ex artt. 2875 e 2876 c.c., pone in essere un comportamento di abuso dello strumento della cautela rispetto al fine per cui gli è stato conferito: e infatti questo, utilizzando lo strumento processuale oltre lo scopo previsto dal legislatore per assicurarsi la maggiore garanzia possibile, determina un effetto deviato in danno del debitore.

Cari soci,
Vorrei proporvi una riflessione molto semplice su questo principio sancito dalla Suprema Corte : il creditore che iscrive ipoteca sui beni del debitore superando i limiti di cautela previsti dalla legge, pone in essere un abuso dello strumento utilizzato rispetto al fine per cui é stato conferito.
Orbene, anche se il caso oggetto di disamina é riferito all’iscrizione di ipoteca giudiziale ed ai limiti della riduzione, previsti dall’art.2876, si rileva che le sentenze della Suprema Corte tendono sempre a stabilire dei principi generali di equità e di opportunità nell’utilizzo dei sistemi di tutela giuridica.
Guardiamo un attimo alla nostra situazione contingente, valutando non solo il profilo immobiliare e finanziario ma anche quello dell’equilibrio giuridico degli strumenti utilizzati.
Il CIS detiene la proprietà facciale della maggioranza dei capannoni, concessi in leasing con diritto di riscatto, mentre la proprietà sostanziale ed il possesso appartiene ai soci titolari del contratto di locazione finanziaria, nella maggioranza dei casi concluso e compiuto in tutti gli aspetti obbligatori, ad eccezione della fase di riscatto.
Il termine di riscatto, previsto dal contratto di leasing, rappresenta una facoltà unilaterale nella disponibilità dell’azienda socia ed é stato ripetutamente rinviato, rispetto alla scadenza concordata del contratto di locazione finanziaria.
Il CIS ha concluso  un contratto di mutuo con un pool di banche,  impegnandosi a finanziare le aziende socie in ragione di un massimo di 500.000 euro per ogni 500 mq.
Ha concesso in garanzia un’ipoteca indistinta su tutti i capannoni delle aziende socie che hanno sottoscritto il sub mutuo, accettando di rinviare ulteriormente il termine di riscatto sino alla scadenza del contratto di finanziamento.
Il rapporto di mutuo fra il CIS e le Banche é stato regolato a tasso variabile, mentre il rapporto di sub mutuo é stato regolato a tasso fisso per effetto di un complessa pattuizione che ha previsto l’impiego di strumenti finanziari derivati.
Il valore massimo di finanziamento, pari a 500.000 euro per ogni capannone di 516 mq soppalcato, rappresentava, alla stipula del contratto di sub mutuo, meno di un terzo del valore di mercato del cespite.
L’ipoteca indivisa ha amplificato il gravame della garanzia ed ha virtualmente impedito ai soci adempienti di poter ridurre, con il regolare pagamento delle rate previste, il valore ipotecato.
Il CIS ha assunto la funzione di intermediario finanziario, una funzione passante, e doveva limitarsi solo ad incassare le rate di sub mutuo dalle aziende socie, con scadenza mensile, per trasferirle, poi, con scadenza semestrale alle banche finanziatrici.
Questa funzione, purtroppo, non é stata assolta con regolarità e ciò ha consentito un abuso gravissimo nella gestione degli incassi, che per circa 40 milioni di euro sono stati destinati ad una società partecipata, pur nella consapevolezza che non esisteva possibilità di rientro in tempi brevi.
Questo ha determinato la necessità di questo ” tipo ” di manovra finanziaria, tesa ad ottenere il frazionamento dell’ipoteca per mettere in sicurezza i capannoni dei soci adempienti.
L’eccesso di garanzia é ampiamente dimostrato dall’ altissimo valore patrimoniale degli immobili ipotecati e dalla natura indistinta dell’ipoteca.
Praticamente con un credito residuo di 254 milioni di euro il ceto bancario tiene in ostaggio, con il consenso dell’organo amministrativo, ad un tasso d’interesse effettivo fuori da ogni regola di mercato, un patrimonio immobiliare che vale almeno tre volte il valore impegnato.
Se a questa valutazione si aggiunge che :
40 milioni sono stati dirottati verso Interporto,
30 milioni erano presenti in cassa alla chiusura dell’ultimo bilancio,
e circa 100 milioni rappresentano il residuo da riscuotere dai soci adempienti al 31.12.2014
si deduce, per semplice induzione,
che la manovra avrebbe dovuto tendere ad ottenere, per scienza e coscienza,la rinegoziazione della scadenza e del tasso per la quota residua di circa 80 milioni di euro, evitando di bloccare 100.000 mq di CIS, con gravissime conseguenze sulla funzionalità del Centro, sul valore commerciale degli immobili e, soprattutto, sulla struttura consortile del contesto sociale.
A questo proposito si ricordi che il ricorso all’azione fallimentare contro le stesse aziende socie, ha avuto un esito disastroso, riducendo ulteriormente la credibiltà del sistema.
La manovra, invece, avrebbe dovuto riproporre il problema della disastrosa incidenza dei derivati per trovare una soluzione transattiva con il ceto bancario, come era stato ragionevolmente previsto in ipotesi nella relazione del bilancio 2013.
Vorrei, inoltre, ricordare che al devastante effetto dei costi per interessi e derivati, si è aggiunto l’elevato dei costi di consulenza che hanno aumentato le perdite negli ultimi tre esercizi.
Queste sono responsabilità precise e dettagliate che si concretizzeranno proprio con la presentazione del prossimo bilancio che dovrebbe recepire gli effetti della manovra, se asseverata ed omologata in tempo utile
Proprio in quella sede dovranno essere valutate responsabilità e conseguenze di tutti i comportamenti e le scelte anche alla luce di eventuali conflitti d’interesse.
Nessuno potrà dire di non sapere, ed in particolare coloro che hanno responsabilità amministrative, hanno l’obbligo di chiarezza ricognitiva e progettuale.
Mantengo la speranza che la comunità sociale non vorrá tollerare una strategia aziendale tesa a rottamare un terzo del CIS, mortificando storia, diritti, contratti, uomini, e aziende che questo CIS lo hanno costruito.
Questo non significa che chi non ha pagato doveva essere tollerato, ma che la gestione dell’area inadempiente deve essere improntata al principio della ricollocazione e dell’equo indennizzo del valore eccedente il debito.
Non si può costruire un dignitoso futuro senza riconoscere il passato e rispettare il presente.
Il silenzio é l’arma preferita dai sistemi bloccati e dai centri d’interesse.
È inaccettabile che i soci non siano chiamati a confronto dall’organo amministrativo.

Lunga Vita al CIS, dipende da noi.

Emilio D’Angelo

 

Il caso di studio: il patto parasociale del CIS di Nola.

 Nella facoltà di Economia dell’Universita ‘ La Sapienza ‘ di Roma é stata assegnata e discussa, nel mese scorso, una tesi sull’efficacia di un patto parasociale in una società non quotata di tipo consortile.

Il caso di studio é stato individuato proprio nella nostra straordinaria realtà d’impresa: il CIS di Nola.

Ringrazio di cuore il prof. Salvatore De Falco, titolare della cattedra di Corporate e Governance,  per l’interesse mostrato con questa scelta coraggiosa che mi ha offerto l’occasione di spiegare ad un’attentissima tesista uno spaccato del nostro impegno sociale.

Voglio sottolineare con sentita riconoscenza la passione civile e l’approfondimento scientifico che la tesista Luisa Centro ha impiegato con costante impegno.

É una giovane della nostra terra, nata a San Giuseppe Vesuviano, ed ha elaborato il suo lavoro con l’esperienza vissuta, sin dall’infanzia, in un territorio che ha fatto dell’impresa nel tessile il filo conduttore della sua missione sociale.

Auguro a Luisa di conservare nella sua vita professionale la stessa passione e lo stesso impegno, scevro da ogni condizionamento o  pregiudizio.

Un bel segnale di speranza che ci arriva ancora una volta dalle giovani generazioni, più attente e più libere nel valutare un vissuto, talvolta tribolato e tortuoso, comunque sempre teso ad affermare imprescindibili principi di solidarietà umana e sociale che hanno reso grande la nostra opera.

“Lunga vita al CIS “, qualunque sia il destino della nostra impresa, rimarrà sempre una struggente invocazione alla dignità di quello che il CIS rappresenta nella nostra società meridionale: un modello luminoso di società consortile.

Nessuno potrà distruggere questo modello, né il silenzio di regime, né il potere finanziario, né l’illusione di un futuro che avanza, ma in direzione opposta alla nostra.

Vedete, cari soci, in questi tre anni il blog ed il Patto vi hanno accompagnato con coraggio e grande onestà intellettuale, oggi avverto intorno a me un senso diffuso di incertezza e delusione. Pare quasi che il destino sia stato deciso senza di noi, incapaci di incidere.

Ho visto , in questi tre anni, reazioni molto più violente della mia, anzi, spesso sono tacciato di debolezza nell’azione, forse perché sarei stato condizionato da una antica e sincera amicizia con il Presidente.

Eppure oggi di tante azioni, costosi arbitrati, indagini e minacce di furibondi ricorsi in Procura, non c’é nemmeno più un’ombra!

Il silenzio, un imbarazzante silenzio domina la scena, ed é un “silenzio amico”!

Rimangono solo le aziende socie che sono fallite e 100.000 mq di capannoni, un terzo del CIS, assegnato alle banche, in un incerto destino.

Saremo costretti a sottoscrivere un nuovo aumento della quota di partecipazione ad Interporto, per circa 20 milioni di euro, rinunciando a consistenti risorse che avrebbero potuto imprimere una forte spinta all’ammodernamento della  funzione del Sistema CIS.

Vuoi vedere che questo povero illuso che credeva nella forza dei fatti, nella necessità di un dialogo assembleare, non aveva tutti i torti?

Vuoi vedere che la forza di un’assemblea coesa e responsabile é più competente a decidere il nostro destino, di quanto possano esserlo, scienziati, economisti, giuristi di rango e costosi consulenti, provenienti dalla terra di Albione?

Questo è il Patto che Vi ho proposto.

Dal Presidente non é stato mai accettato, tranne qualche occasionale e forzata apertura nelle pubbliche assemblee, ma Voi l’avete mai accettato? E quale contributo, di solidarietà ed idee, siete disposti a dare?

Vi domandate almeno perchè?

Il nostro destino é stato già deciso a tavolino nei salotti finanziari londinesi, non c’é spazio per nessuna trattativa, salvo un clamoroso risultato assembleare, al momento imprevedibile.

Il CIS paga anche un conto che non é suo, un vecchio debito di famiglia.

Dovete decidere Voi se seguire quel destino o sceglierne un altro e potete farlo solo in assemblea.

Io, con l’aiuto di Dio, ci sarò;  lo devo solo alla mia coscienza, ma sarà  il mio ultimo contributo.

Lunga vita al CIS.

Emilio D’Angelo.

Pubblicazione del lavoro svolto dalla dr. Luisa Centro. Università di Roma ” La Sapienza.   Facoltá di Economia -cattedra di Corporate e Governace- Relatore Prof. Salvatore De Falco.            

Il caso di studio.

INTRODUZIONE

Il caso preso in esame è sicuramente stato scelto per la sua capacità emblematica di rappresentare con efficacia la ratio e la partecipazione emotiva che induce una comunità sociale a costituire un patto di sindacato.
Proverò a ripercorrere le tappe fondamentali del percorso costitutivo del Cis, esaminando con maggiore approfondimento la complessa congiuntura finanziaria che ha stimolato la ricerca di uno strumento di tutela delle minoranze.
Questo,infatti, rappresenta il cuore del problema.
La necessità di ricercare, in una vasta platea sociale di tipo consortile, un senso comune di tutela della vocazione costitutiva della società.
Spesso l’organizzazione amministrativa, la gestione stessa della società, le scelte strategiche tendono ad accentrarsi nel potere amministrativo, perdendo di vista l’interesse specifico della platea sociale.
In questi casi il Patto di Sindacato restituisce dignità e rilievo all’interesse sociale, attraverso un percorso informativo che genera una maggiore consapevolezza della condizione e delle necessità sociali.

Prima di procedere all’ illustrazione dei nodi fondamentali e della progressiva  evoluzione di una società, considerata per anni, “il fiore all’occhiello dell’ imprenditoria meridionale” , vorrei effettuare una sintetica rivisitazione del contesto socio-economico nel quale ha preso forma questa società.
Infatti, solo considerando questo aspetto è possibile comprendere bene le motivazioni che hanno determinato la nascita del patto, nel tentativo di salvaguardare un patrimonio straordinario della cultura consortile d’impresa.
Spesso si abusa nella definizione di sistema per indicare una complessa convergenza di interessi.
Nel caso del Cis, il complesso immobiliare rappresenta il contenitore di un effettivo “sistema “commerciale all’ingrosso che integra gli interessi e l’efficacia dell’offerta delle più svariate aziende con prevalenza nel settore della moda italiana, coniugando l’organizzazione della produzione con la disponibilità di un considerevole magazzino di scorte disponibili.
La società Cis spa fu costituita, negli anni ottanta, da un piccolo gruppo di imprenditori della storica Zona Mercato di Napoli, prevalentemente nel settore tessile.
Tra questi emergeva la figura di un giovane commerciante di biancheria, Giovanni Punzo, dotato di grande fiuto e capacità relazionali.
Fu individuata, a Nola, una vasta zona Asi nella quale collocare un nuovo insediamento industriale di commercio, logistica e movimentazione.
Il CIS fu la prima opera, inaugurata nel 1986.
Banalmente definito un centro commerciale all’ingrosso , che riunisce oggi circa 300 aziende operanti in diversi settori, risulta essere invece una vera città del Commercio, dotata di pregevoli infrastrutture e servizi.
Quello che é importante sottolineare è la natura “consortile” di questa società, nata per superare i limiti individuali delle aziende partecipanti attraverso un’offerta commerciale unitaria che ne ha amplificato a dismisura l’efficacia .
Un marcato sentimento di collaborazione , fortemente ispirato dalla spinta emotiva delle profonde e comuni radici commerciali, ha consolidato lo spirito di cooperazione e la voglia di riscatto di questa gente, perché ognuna di quelle aziende aveva una storia propria legata al sacrificio e all’ onore dei padri, quindi tutti i partecipanti erano motivati ad effettuare scelte consapevoli e a mantenere comportamenti onesti e produttivi.
Un vincolo fondamentale costituisce, dal punto di vista giuridico, il comune denominatore del rapporto tra il socio e la società immobiliare: il socio nasce promittente acquirente e poi diventa conduttore di una locazione finanziaria ( leasing) di un immobile di proprietà della società da lui stesso partecipata.
Ogni socio partecipa alla società con quote proporzionali ai metri quadrati di capannone, a qualsiasi titolo, posseduti per l’esercizio dell’attività del commercio all’ingrosso.
Questa regola fondamentale conferisce al sodalizio quello spirito consortile che ha reso possibile un vero miracolo dell’imprenditoria meridionale.
Si consideri, inoltre, che inizialmente, in assenza di contributi statali, arrivati solo più tardi, il CIS ha principiato la costruzione sulla fiducia di alcune Banche e con la garanzia personale dei soci, promittenti acquirenti dei lotti.
Queste sono state le premesse di una salda e duratura collaborazione fondata su presupposti che vanno oltre gli interessi economici, alimentati da uno spirito imprenditoriale lungimirante e orientato al progresso.
Nei fatti, spesso, risulta complicato agire in comune poiché è difficile considerare l’ altro oltre che sé stesso e ciò diventa ancora più complicato quando la situazione economica inizia a peggiorare sia a causa dell’ andamento economico generale, sia per alcune scelte di gestione, che hanno abbandonato i principi fondanti della società.
Il CIS é stato attratto da una forte spinta verso un progetto complessivo di distretto, dimenticando di perseguire l’interesse sociale del beneficio comune e si é lasciato sopraffare da altri interessi, inseguendo ciò che appariva più “conveniente ” , piuttosto che ciò che era più “giusto”.

Inizialmente tutto viene concepito come un disegno unitario ma, con mille sfaccettature al proprio interno, tutte le parti riescono a restare insieme perché tutte accomunate da un unico scopo , tutte assoggettate dall’ idea comune che “l’unione fa la forza”.
Così è stato, per i primi tempi, ma, col passar degli anni, chi amministrava l’impresa,ne aveva anche il controllo strategico, ed ha indirizzato la società in un ruolo diverso, ormai subordinato al nuovo, all’interporto, il moderno polo della logistica e della movimentazione.
Ecco che quel disegno unitario comincia a sfaldarsi, creando dei poli , che riescono ad avere maggiori o minori consensi a seconda di chi è a capo del gruppo , al suo carisma , alla sua capacità comunicativa, alle sue abilità di convincimento, alla seduttività delle proposte.
La situazione, gradualmente si evolve e si prospetta una dicotomia tra base e vertice societario, tra chi ha il potere e chi ne subisce le conseguenze e , alla fine, si perde l’ obiettività di giudizio, si dimentica ciò per cui si lotta, si rincorrono falsi miti e vane speranze alimentando un clima di depressione che irrompe e dilaga, creando un Cis sempre più obsoleto ed abbandondonato.
E’ proprio in questo contesto che il “patto parasociale “ si colloca, nasce dal desiderio di porre un argine a tutto questo, di risvegliare l’animo consortile della società , di dar voce a quella parte di soci che non vogliono arrendersi alla disfatta di una realtà costruita con impegno e sacrificio, di soddisfare la voglia di riscatto di ognuno di loro e soprattutto di infondere fiducia e speranza a coloro che vogliono guardare al futuro.
Questa breve presentazione del contesto sociale é propedeutica all’analisi del percorso dell’ultimo decennio che ha segnato una svolta determinante in area finanziaria, modificando l’oggetto sociale tradizionale della società Cis SPA .
Occorre focalizzare l’ attenzione, in particolare, sulle scelte fatte da gruppo di comando e sugli impatti generati a livello sociale che hanno avuto come conseguenza la crisi economica e finanziaria, la nascita del patto e i suoi principi ispiratori nel tentativo di ristabilire la tutela delle minoranze azionarie.

Statuto CIS.pdf\Statuto CIS.pdf
PARTE PRIMA

BENVENUTI AL CIS TERRA DI MERCANTI E CREATORI

Ho voluto iniziare questa prima parte illustrativa , intitolandola in questo modo , facendo riferimento ad un articolo redatto contenuto nel blog “un palazzo di cristallo: Lunga vita al CIS ” Word Press, poiché queste poche parole rappresentano in modo chiaro ed esplicito coloro che hanno dato vita ad un’ illustre realtà imprenditoriale, fatta di semplici mercanti ma di grandi creatori. . Il CIS fu inaugurato nel 1986, dal presidente del consiglio dei ministri pro tempore, Bettino Craxi.
Rappresentava il centro commerciale all’ingrosso di moderna concezione più grande d’Europa, distribuito nella prima ora in sei isole e successivamente ampliato ad otto.
Per la costruzione del Centro,ogni socio ha partecipato, con quote proporzionali ai metri quadrati di capannone posseduti a qualsiasi titolo per l’esercizio dell’attività del commercio all’ingrosso.
Per acquisire un preliminare di acquisto di un lotto CIS, il famoso “compromesso” di un tempo, bisognava passare dal notaio per acquisire dal CIS o da eventuali soci cedenti, la quota di azioni vincolate necessarie.
Così é stato per tutti i primi duecento soci sino a quando non sono arrivati i contributi previsti dalla Legge 41, da qui una geniale intuizione del compianto notaio Canio Restaino, suggerì di ” consacrare” tutte le pattuizioni previste nel preliminare di acquisto in un contratto di leasing della durata di 16 anni con scadenza, per il primo insediamento, al 31 ottobre 2002.
Il contratto di leasing per ogni singolo socio, trasferiva al CIS la gestione unitaria e complessiva del contributo statale e del finanziamento agevolato.
Ancora una prova di grande solidità consortile ed una concentrazione di fiducia nella gestione del leader, il Presidente a vita, Giovanni Punzo.
Attraverso questo strumento contrattuale, molto duttile, non soggetto a registrazione, estremamente libero nella forma, il socio aveva la possibilità di trasferire il contratto con grande agilità, e questo creava un continuo ricambio di imprese, laddove alcune non fossero risultate adeguate a svolgere l’attività di commercio all’ingrosso, per dimensioni o vocazione.
Il contratto di leasing, alla francese, viene recepito nel diritto italiano come una vendita a termine con pagamento rateizzato e prevede il pagamento di una piccola quota residua del prezzo alla scadenza, definita rata finale di riscatto. Si badi bene, la facoltà di riscatto é una facoltà unilaterale del possessore e solo dallo stesso può essere esercitata e, pertanto resta nella sua esclusiva facoltà la possibilità di differirla o prorogarla.
La logica avrebbe voluto che nel 2002, alla scadenza del contratto di leasing del primo insediamento, si sarebbe dovuta realizzare l’intestazione dei capannoni delle prime sei isole, circa 200.000 mq. Allo stesso modo anche l’intestazione delle altre due isole dell’ampliamento, la 7 e la 8, adiacenti all’Interporto, si sarebbe dovuta realizzare nel 2008.
Ciò non é avvenuto e risultano rari, dopo un trentennio, i cespiti riscattati ed intestati direttamente all’utente a definizione di un contratto ” consacrato” delle pattuizioni iniziali!
Fu proposta da parte della dirigenza un cospicuo finanziamento in alternativa all’esercizio dell’opzione di riscatto, riconosciuta ai soci sottoscrittori del contratto di leasing. La proposta ha distolto l’ attenzione dei più facendo si che questi focalizzassero l’ attenzione sulla possibilità del finanziamento piuttosto che sull’ importanza di avere intestata una proprietà immobiliare già pagata.
I rari riscatti hanno dovuto affrontare un iter tortuoso ed ostile.
La proposta di finanziamento prevedeva l’erogazione di massimo 500.000 euro per ogni unità immobiliare di 500 mq senza procedure istruttorie e senza iscrizione in centrale rischi per singola azienda. Il mutuo è stato intestato alla società che ha corrisposto a garanzia le unità immobiliari dei soci sottoscrittori.
Questa operazione ha avuto delle conseguenze notevoli in relazione anche alle modalità con cui è stata attuata.Infatti per operare nel senso descritto la società ha dovuto effettuare una modifica dell’ oggetto sociale infatti per poter sottoscrivere il mutuo e poi distribuirlo doveva trasformarsi in una società finanziaria.
Il meccanismo di erogazione del mutuo funzionava in questo modo: le banche erogavano il denaro al Cis che a sua volta distribuiva ai propri soci, dando vita ad un c.d “sub mutuo”. Anche il meccanismo dei tassi d’ interesse risulta differenziato, infatti il contratto tra Cis e ceto bancario prevede che il tasso d’interesse viene applicato in misura variabile, mentre, invece il sub mutuo, il CIS ed i soci, prevede un tasso fisso.
Per coprire il rischio dell’eccessiva oscillazione in aumento é stato previsto l’acquisto di prodotti finanziari derivati destinati a contenere il rialzo tasso entro un limite massimo, il cosiddetto collar, e questo ha consentito che il tasso d’ interesse alla base del contratto tra Cis e soci risultasse fisso, in misura corrispondente al costo dei derivati.
Quindi i soci, nella restituzione del proprio debito, non hanno potuto beneficiare delle oscillazioni in diminuzione dei tassi. Tutto questo si è tradotto nella difficoltà dei soci ad onorare il proprio debito, gravato da un tasso complessivo di interessi e derivato molto alto. Ciò ha avuto un riflesso negativo sulla società,globalmente considerata, perché il mancato rimborso delle rate di sub mutuo alla scadenza ha prodotto una notevole perdita di bilancio, per l’incidenza degli oneri finanziari dei derivati che non hanno trovato copertura nel sub mutuo.

L’ esercizio del 2012 si è chiuso, per la prima volta, con una perdita di 4.330 milioni di euro, negli esercizi successivi si è verificata una perdita complessiva , pari ad un terzo del capitale sociale .
Oltre alla mancata corresponsione della rata del mutuo , da parte di circa un terzo dei soci, si sono accumulati anche altri debiti per oneri di manutenzione condominiale,dalla gestione degli spazi comuni alla vigilanza, allo smaltimento dei rifiuti e alla manutenzione degli impianti e del verde.
La soluzione proposta dal Presidente e dall’ organo amministrativo è resa nota durante l’ assemblea del 24 luglio del 2013 è articolata in questo modo.
L ‘ importo totale del finanziamento concesso ai soci originariamente ammontava a 275,7 milioni di euro al 31/12/2012 ha rimborsato 179 milioni di euro di cui 90 milioni per capitale e 89 milioni per interessi di cui 23 milioni per contratti relativi all’aumento dei tassi d’ interesse , richiesti dagli istituti eroganti.
É stata avviata una trattativa con le banche che prevedeva la sospensione dei pagamenti delle rate in quota capitale e di parte degli interessi a partire da quella del 30 dicembre 2011 inclusa.
Durante la stessa assemblea è stata presentato un ulteriore progetto quello della “Zona Franca” ovvero un area da destinare contestualmente alla manipolazione , allo stoccaggio e alla movimentazione delle merci , ciò avrebbe portato , una riduzione di circa 100.000 mq del Cis corrispondente a 3 isole , giustificata dal tentativo di utilizzare spazi ormai vuoti e di adeguare le dimensioni del Cis alle nuove esigenze di mercato .
La logica di fondo della proposta è questa : il debito che gravava sui 100.000 mq( appartenenti ai soci morosi) , corrispondeva a circa 100 milioni di euro , sarebbe stato integralmente spostato sulla Zona franca , in seguito alla collocazione in questo spazio di nuovi utenti sarebbe stato ripagato il debito con le banche in circa 5 anni .
In seguito alla proposta é stata avviato il confronto con i soci ed é emerso il grave problema della difficoltà di individuare spazi omogenei da destinare all’ area perché i capannoni liberi risultavano distribuiti “a macchia di leopardo “.
É stato, inoltre, valutato che ogni capannone era strutturato in base all’ attività svolta , quindi effettuare un’ operazione di omogenizzazione richiedeva un elevato costo di ricollocazione per adeguare le attrezzature di ogni azienda trasferita.
Le perplessità espresse circa la fattibilità del piano, peraltro carente di un disegno organico, indussero ad accantonare il piano di realizzare la logistica della zona franca in area CIS.
Il progetto finanziario, relativo al frazionamento dell’ipoteca per circa 100.000 da stralciare dal debito del mutuo, rimase invariato.
Una tappa fondamentale della complessa vicenda finanziaria viene segnata dall’assemblea del 29 luglio 2014, della quale viene riportato l’allegato in seguito.
Il fulcro della discussione siconcentra sulla trattativa con il ceto bancario, la c.d , “Manovra”, che si articola in un Piano Finanziario di riduzione del debito residuo di circa 100 milioni, corrispondenti ad un area di 100.000 mq di capannoni destinati al ceto bancario.
Nel corso dell’ assemblea viene illustrato il contenuto della “Manovra” dal dott. Chiapparoli socio della CMC Capital che è questo: l’ esposizione debitoria del Cis in totale ammontava a 136 milioni di euro , più della metà del debito sarebbe stato convertito in strumenti finanziari che non attribuivano alcun diritto di voto alle banche , poiché quest’ ultime non erano interessate al governo ma solo al risanamento del Cis.
Era prevista inoltre la possibilità per i soci adempienti che avevano versato interamente la rata del leasing e del sub mutuo di riscattare il capannone, condizione che allo stato non era praticabile.
Attraverso l’ emissione di questi strumenti si intendeva operare sul patrimonio , con l’ intento di stabilizzare le perdite che la società avrebbe avuto per l’inadempimento in seguito dei soci .
Questi strumenti finanziari sono rappresentativi del credito che le banche vantano nei confronti della società ma non riconoscono ad esse alcun diritto di voto, perché secondo quanto stabilito dallo Statuto si può essere soci Cis solo se in possesso di un capannone in un rapporto partecipazione /mq.
Focalizzando, invece l’ attenzione sulla natura della “Manovra “ , come evince dal verbale , è una sorta di concordato , poiché ha intrinseche le caratteristiche di questo istituto giuridico , infatti affinchè la proposta sia esecutiva necessita dell’ asseverazione , cioè la ratificazione tecnica che il piano, così predisposto ed approvato dalle banche sulla base dell’aspettativa dei flussi finanziari,è sostenibile.
Dopo l’ asseverazione si procede all’ omologazione del Tribunale e solo percorrendo questo iter la proposta sarà esecutiva .Verbale\Verbale (60).pdf

Il Patto di sindacato : la genesi

Prima di illustrare l ‘azione del patto di sindacato è necessario soffermarsi a comprendere quali siano stati gli eventi , le situazioni e le circostanze che hanno spinto un gruppo di azionisti a coalizzarsi tra di loro.
Per individuare la spinta emotiva che ha determinato la nascita di un patto di Sindacato, bisogna partire dalle origini.
Il Cis è opera prima del Distretto di Nola formato da Cis SPA , CISFI e INTERPORTO Campano .
Per meglio comprendere il “legame” che intercorre tra queste e le differenze insite nella loro vocazione d’origine si procederà ad illustrare la composizione dell’ azionario .

Verbale\SOCI – INTERPORTO CAMPANO SPA.pdf
Verbale\SOCI – CISFI.pdf
Verbale\SOCI – CIS SPA -.pdf

Come è possibile osservare la composizione dell’ azionario del Cis è formata da tanti soci in possesso di una quota proporzionale ai metri quadrati di capannone posseduti e cio,rende evidente la natura consortile della società con un’azionariato molto omogeneo ed una specifica finalità nel settore della distribuzione all’ingrosso.
La CISFI , è la società finanziaria del Cis che detiene il direttamente il 6.52% attraverso questa partecipazione ma è collegata anche indirettamente poiché hanno partecipato alla sottoscrizione delle sue azioni molti soci del Cis a titolo personale , lo stesso presidente Punzo, il presidente Cacace con un buon seguito di banche e costruttori.
La CISFI è una societa”veicolo” che nasce con la sola finalità di raccogliere i fondi per la costituzione dell’Interporto.
Questo progetto è di notevole importanza poiché nasce nell’ intento di completare, con la realizzazione di Interporto Campano, il distretto , realizzando una piattaforma logistica operante in tutti e quatto i vettori di trasporto (aereo , ferroviario , stradale, marittimo ) , alla cui costituzione partecipa la CISFI per il 62.28% e il CIS con l’8.87% ma anche banche , costruttori e la stessa Regione Campania.
Altro fattore che determina l’ “intreccio “ di queste società oltre quello azionario è che sia CIS che INTERPORTO sono guidate dallo stesso Presidente Punzo, mentre il presidente della CISFI è stato a lungo Gianni Cacace che è anche membro dell’ organo amministrativo del CIS.
Questo sistema ben congegnato trova il suo limite nella sua natura stessa poiché sono state accorpate società per natura diversa ma complementare, che perseguono fini diversi e che soprattutto sono mosse da interessi non sempre convergenti e spesso alternativi.
Il CIS è stato gestito in uno con Interporto trasformando il suo ruolo da società madre a società satellite, lo dimostra lo stesso trasferimento degli uffici del presidente e dell’ intero organo amministrativo, della direzione amministrativa e commerciale, con tutto il personale all’ interno dell’ Interporto e questo per i soci del CIS, ha rappresentato un grave ridimensionamento di ruolo e di immagine.

La gestione finanziaria del mutuo è stata fortemente condizionata dalle necessità della società Interporto Campano che ha ottenuto consistenti finanziamenti, che hanno ulteriormente ridotto la disponibilità finanziaria del CIS e la stessa manovra è stata, in parte, una ineludibile conseguenza di questa scelta strategica.
Da qui nasce il bisogno di aggregazione , di confronto con un organo amministrativo sempre più lontano e sordo nei confronti di quei soci che cercano il “perché “ di tutto, e tentano di non vanificare i tutti i propri sacrifici.
Questo produce la necessità di costituire un patto di sindacato.

L’azione del Patto

ll Patto ha ottenuto l’adesione di 80 aziende socie che rappresentavano il 24,70% del capitale sociale.
Tenuto conto che le azioni proprie non hanno diritto al voto, si può ritenere con fondata approssimazione che il peso in assemblea delle azioni vincolate si avvicina ad un terzo degli aventi diritto. Attraverso la costituzione del Patto i soci si propongono di rafforzare la propria posizione , al fine di contribuire , con unità d’indirizzo al migliore raggiungimento degli obiettivi della società stessa , instaurando un dialogo costruttivo con l’Organo amministrativo sostenendo una politica di apertura e di trasparenza e cercando di rappresentare gli interessi dei soci e della stessa società in una difficile situazione.
Tale missione si traduce in un azione chiara e diretta volta a tentare un risanamento della condizione finanziaria , attraverso anche l’ elaborazione di proprie iniziative ispirate all’ interesse e al bene comune, assumendo talvolta un atteggiamento di rimprovero e di denuncia nei confronti di quelle azioni che hanno contribuito ad accentuare il dissesto finanziario oppure assumendo la tutela di quei soci che la situazione economica ha profondamente segnato. La manovra punta al frazionamento del mutuo in due grandi tronconi, quello dei soci adempienti, che proseguono regolarmente il piano di rimborso e quelli inadempienti che saranno costretti a restituire gli immobili da destinare nella disponibilità del ceto bancario. Sia per il primo che per il secondo troncone esistono gravi inconvenienti nel rapporto contrattuale con il CIS.
Per i soci adempienti esiste il rischio di continuare a pagare senza ridurre la propria posizione debitoria nei confronti del ceto bancario che è garantito da una ipoteca immobiliare indivisa e solidale.
In parole semplici il rapporto di pagamento CIS / soci non incide direttamente sulla riduzione di un singolo sub mutuo se il CIS non gira le somme incassate al ceto bancario per quella stessa posizione.
I soci inadempienti,invece, non onorando il debito rischiano il fallimento , per cui perderebbero non solo il capannone, quindi il proprio investimento, talvolta per una cifra irrisoria rispetto a quanto versato in circa 30 anni tra rate di leasing e mutuo, ma vedrebbero distrutta la propria capacità imprenditoriale.
Il patto, per evitare ulteriori ricorsi di fallimento in danno delle aziende morose, ha proposto un progetto di ripianamento con l’ obiettivo di ottenere il rimborso delle somme dovute per gli oneri condominiali pregressi e allo stesso tempo una rimodulazione del piano di rimborso delle rate del mutuo con un allungamento di cinque anni .
In tal modo si proponeva di interrompere le azioni giudiziarie della società nei confronti dei suoi soci stessi , che avrebbero portato esclusivamente ad accumulare capannoni liberi , trascinando con sé anche le imprese sane , perché il persistere di queste azioni avrebbe leso l’intera società.
Un ulteriore aspetto di tensione sociale é rappresentato dai prestiti deliberati dal Cis ad Interporto ?
Dal 2011, anno in cui viene sospeso il rimborso del finanziamento, al 2013 sono stati erogati prestiti per finanziamento a favore di Interporto per circa 40 milioni di euro, nonostante la difficile situazione finanziaria del Cis .
Va evidenziato il deciso intervento di denuncia del patto contro questo tipo di operato che evidenziava un conflitto di interessi che danneggiava il Cis , impedito a disporre di risorse che erano, invece, destinate a ridurre l’esposizione della garanzia ipotecaria.
La proposta del patto é articolata perché considera prioritaria la necessità di rinegoziare il mutuo a nuove condizioni, sia per il tasso,che per la scadenza, in particolare per l’area di inadempimento, ma considera essenziale recuperare una forte agilità nella ricollocazione dei capannoni disponibili.
Volendo schematizzare , l’ operato del patto , si può articolare la sua azione in quattro punti fondamentali.

Ristrutturazione finanziaria del mutuo e relativi sub mutui.

Il progetto presentato , prevedeva la soluzione attraverso l’uso di questi tre meccanismi ovvero DELEGAZIONE-FRAZIONAMENTO-ACCOLLO. Sostanzialmente sarebbe stato utile applicare un semplice meccanismo di DELEGAZIONE nel caso in cui l’inadempimento fosse stato diffuso ,con il quale l’ onere del pagamento ricadeva sul socio e non sul CIS , in questo modo ogni pagamento effettuato dal socio alle banche avrebbe contemporaneamente abbattuto il debito del socio nei confronti del CIS ed il debito nei confronti delle banche , senza contare che attraverso questo meccanismo non si sarebbe corso il rischio di destinare nelle casse del CIS denaro non utilizzato per abbattere il debito.
Più organica e generale è un operazione di FRAZIONAMENTO , attraverso la quale un unico mutuo preso dal Cis , garantito da un’unica ipoteca di n quote di mutuo ciascuna garantita dalla sua quota dell’ ipoteca originaria.
Nel caso in cui il socio si sarebbe trovato in difficoltà a restituire il debito e conseguire la restrizione , paga direttamente alle banche per effetto del meccanismi di delega , avrebbe la garanzia di vedere destinati i propri soldi destinati al miglioramento della condizione ipotecaria sul capannone.
Il socio avrebbe potuto assumere attraverso un ACCOLLO la quota del mutuo frazionato e procedere al regolare adempimento o attraverso la sostituzione della quota di mutuo con un nuovo mutuo oppure conseguendo l’ estinzione della quota di mutuo conseguendo la liberazione del bene in ipoteca.
Questa ipotesi così articolata ridurrebbe l’esposizione della società ,avrebbe il privilegio di attribuire alle aziende socie aderenti una responsabilità diretta nell’adempimento del piano di rimborso. Inoltre il previsto rimborso del finanziamento Interporto, attraverso la cessione del credito al ceto bancario, consentirebbe l’allineamento delle singole posizioni debitorie.

Per quanto riguarda invece i soci incagliati nel Piano di rimborso è necessario distinguere distinguere tra i soci che hanno una previsione di continuità aziendale da quelli che, purtroppo, non sarebbero in condizione di proseguire l’attività, almeno all’interno del Centro.
Nel primo caso si dovrebbe prevedere la rimodulazione del piano di rimborso con un allungamento della scadenza per consentire il puntuale adempimento delle rate di sub mutuo. In questo caso, sempre al fine di alleggerire la gestione finanziaria della società,si sarebbe potuto prevedere una delegazione di pagamento a favore della banca agente.
Nel caso, invece, che le aziende non fossero state in condizione di adempiere per mancanza di continuità aziendale, occorreva prevedere la restituzione dell’immobile per poterne favorire la ricollocazione.
Un meccanismo di riconciliazione equitativo tra il valore di rilascio e quello di ricollocazione potrebbe incentivare una soluzione pacifica del contenzioso.

Rilancio della funzione commerciale di ricollocazione degli immobili inattivi.

Una delle cause dell’attuale congiuntura negativa del sistema finanziario é strettamente collegato all’immobilizzo del magazzino ” capannoni”.
In una prima valutazione l ‘organo amministrativo aveva individuata la soluzione con la proposta di realizzare in un’area di 100.000 mq ,circa un terzo del CIS, la struttura logistica del progetto Zona Franca. Considerato che tale progetto non appare più realizzabile nel CIS , risulta assolutamente necessario modificare la strategia d’impiego degli immobili liberi.
Occorre incentivare la collocazione per favorire il ricambio di utenza, condizione indispensabile per recuperare risorse da nuovi soci che garantiscano puntuale adempimento nel pagamento delle rate residue di sub mutuo.
A tal fine, per allargare l ‘area d’utenza, sarebbe necessario modificare la destinazione d’uso, condizionata da un antico vincolo Asi al solo commercio all ‘ingrosso non alimentare.Tale vincolo, per effetto della notevole evoluzione del mercato del commercio all ‘ingrosso, rappresenta una delle cause che impediscono una riqualificazione immobiliare del Centro, comprime la richiesta e, di conseguenza il valore commerciale degli immobili.

Rilancio della funzione commerciale delle aziende socie.

Il commercio all’ingrosso, dopo circa un trentennio dalla costituzione del CIS, ha subito un profondo cambiamento.
Il CIS fu saggiamente pensato come “una città degli affari” che rispondeva alle esigenze di quel tempo. Una offerta variegata di prodotti, dei più diversi settori, pronti per essere immessi nel circuito distributivo al dettaglio. La forza del CIS era rappresentata dalla vendita di presenza. La capacità attrattiva di un insediamento al CIS é risultata straordinaria, offrendo l’occasione a centinaia di aziende di insediarsi in un contesto distributivo all ‘ingrosso, che contava migliaia di visitatori acquirenti.
Oggi il commercio all ‘ingrosso di presenza non esiste quasi più. Le aziende che non hanno rinnovato la strategia commerciale dono in grave crisi.
Il distributore all’ingrosso si misura oggi in un mercato globale, i confini dell’area d’interessi, si sono spostati fuori dal territorio nazionale.
Questo ha richiesto la creazione di una rete distributiva esterna attraverso meccanismi di rappresentanza e di rappresentazione. Agenti commerciali, campionari fisici e telematici,fiere internazionali : questi sono gli elementi di rappresentazione dell’azienda.
Il capannone al CIS rappresenta solo l ‘area logistica e l’influenza commerciale di tale insediamento non é più determinante nel successo dell ‘impresa.
La sinergia che sviluppa l’attività consortile deve essere sfruttata per utilizzare servizi comuni di rappresentanza esterna. Attività che é clamorosamente mancata in quest’ultimo decennio. Ed infine un accenno alla creazione del prodotto. La citata aspirazione di una variazione della destinazione d’uso degli immobili favorirebbe l’ingresso di aziende artigianali e di lavorazione dei prodotti che creerebbero una profonda sinergia con il mondo distributivo.
Un prodotto creato e distribuito ” Made in Italy ” di grande attrattiva sui mercati emergenti. Il valore immobiliare del CIS può essere rivalutato solo attraverso un rinnovato ruolo nel mondo della distribuzione.
Il disegno può apparire ambizioso, ma,invece, é realistico, quanto lo é stato quello di creare un Centro all ‘ingrosso, forse il primo in Europa.

Riassetto organizzativo della società.

Occorre rivedere il piano di spesa in base al rinnovato progetto commerciale.
Dall ‘analisi dei costi di gestione appare in maniera incontrovertibile che il peso degli oneri finanziari, in particolare dell’utilizzo di derivati a protezione del temuto aumento dei tassi, ha inciso profondamente sui risultati negativi degli ultimi due bilanci d’esercizio.
Occorre intervenire,nell ‘ambito della manovra finanziaria, per correggere tale grave anomalia attraverso una revisione che tenga conto del problema dell’anatocismo .
Il piano di gestione condominiale andrebbe rivisto secondo criteri di essenzialità e funzionalità. L’offerta di servizi di sviluppo commerciale andrebbe affidata all’esterno e finanziata a consumo d’utenza.

Quanto espresso è riportato nella seguente documentazione.

Invio per posta elettronica corrispondenza cis.pdf.zip

Quanto è stata efficace l’azione del patto ? Parla il Fondatore Emilio D’ Angelo

Un accordo tra le parti per coordinare un’ azione comune per il miglior risultato della gestione sociale questo è il profilo generico del patto .
Le azioni possedute da un unico socio vengono “sindacate” ovvero messe a disposizione dell’azione che verrà individuata per il raggiungimento più rapido dello scopo sociale individuato.

Quali sono le motivazioni determinanti di chi ha aderito al patto?

Lo scopo principale per cui un socio si è iscritto al patto è stato quello di approfondire e conoscere le problematiche di gestione che avevano contrassegnato la vita della società negli ultimi cinque anni.
Attraverso il patto i soci hanno avuto una conoscenza puntuale e dettagliata di una complessa situazione finanziaria di difficile accesso anche per i consulenti degli stessi soci che talvolta non posseggono tutti gli elementi per approfondire l’analisi del problema.
Questo è stato il primo punto di forza dell’ azione del patto di sindacato di una società consortile, com’ è di fatto il Cis.

Quali sono i risultati in termini concreti ?

Il primo risultato pratico di rilievo raggiunto dall’ azione del patto è sicuramente il fatto che attraverso la continua stigmatizzazione dell’ inopportuno finanziamento trasferito da Cis a Interporto si è finalmente interrotto il flusso finanziario, come si evidenzia dall’ ultimo bilancio d’ esercizio del 2014.
Infatti in tale bilancio per la prima volta viene esposta in attivo la consistente somma di 32 milioni in cassa relativa alle rate di sub mutuo riscosse e non versate al ceto bancario per effetto della sospensione in atto .

Altro dato importantissimo è l ‘incremento dei soci partecipanti, dalla fondazione del patto alla quale aderirono circa 50 soci si è passato in poco più un anno ad oltre 80 soci.
Un risultato significativo perché, al di là dell’ aspetto numerico , è un segnale importante di responsabilità individuale, di un “risveglio delle coscienze” a lungo silenziose, perché succubi di una direzione monocratica che aveva distolto lo sguardo da quel piccolo grande mondo imprenditoriale focalizzandolo su altri progetti più proficui ed ambiziosi, complementari, ma estranei all’interesse sociale.
L’ utilizzo copioso di mezzi di comunicazione di diversa forma ,a partire dall’ istituzione del blog “cis un palazzo di cristallo “ , fino alla distribuzione dell’ opuscolo contenente le informazioni base, comunicati stampa, riunioni di gruppo , ha contribuito a rendere noto il progetto e le finalità del patto.
Anche le iscrizioni al blog hanno avuto un grande incremento, segno di grande interesse per le vicende del Cis , a cui partecipano non solo i soci ma tutti coloro che ne hanno interesse , perché il Cis è una realtà che appartiene a tutti, frutto della laboriosità della nostra terra.
Obiettivi futuri?

Un efficace progetto d ricollocazione e di rilancio, favorito dal cambio della destinazione d’ uso immobiliare.
Creare un nuovo sistema di distribuzione integrato con la produzione , in particolare nel campo d’eccellenza del prodotto italiano, che ha ancora un forte richiamo nei mercati esteri .
Riprendere quelle iniziative imprenditoriali che hanno contribuito ad amalgare Il Cis con le altre istituzioni , prima di tutto con le università , fonti di ninfa vitale per il rinnovamento e l’ammodernamento delle strategie , fondate sulla produzione economica e non sui rimedi finanziari.
L’ obiettivo più significativo del grande cambiamento si avrà solo con il definitivo abbandono di vecchi criteri di governance, alimentati da incroci di interessi personali e protezioni trasversali, attraverso l’ inserimento delle minoranze azionarie sino ad ora relegate in un ruolo di assemblea silente.
Si apprezzerà allora il valore pregnante del voto e della partecipazione nei progetti e nella strategia.
Quest’ ultimo aspetto è davvero il più importante perché è simbolo di un cambiamento radicale e repentino ed è davvero il risultato complessivo, la concretizzazione dell’ efficacia del patto , quella di restituire la parola a chi per lungo tempo ha taciuto.

Conclusioni”

Quello preso in esame, è sicuramente un caso particolare  e rappresentativo di quelle realtà imprenditoriali che hanno fatto grande l’Italia nel mondo. Il Cis ha dato i natali a molte aziende meridionali di grande rilievo, come Yamamay, Carpisa, Original Marines e tante altre che hanno conseguito uno sviluppo sia a livello nazionale che internazionale , per questo va preso come esempio e va difeso!
Quella del patto è sicuramente un azione molto importante , ma il ricorso a questo strumento giuridico non è sufficiente, da solo, per determinare il successo di un ‘ azione parasociale.
Altri fattori entrano in gioco e le tutele e gli ambiti di legge previsti dall’ordinamento , fanno da contorno ad una situazione molto più ampia e articolata , dove le esigenze si sostituiscono alle disposizioni , e dove la realtà, talvolta, si sostituisce alla legge.
Emettere un giudizio a priori sull’ efficacia di un patto parasociale è improponibile ed affrettato , soprattutto perché ci sono dei fattori che possono evolvere nell’ impatto con la realtà in maniera diversa da quanto prospettato.
In riferimento al caso in esame è possibile individuare quali sono stati i fattori che hanno inciso positivamente sul raggiungimento degli obiettivi preposti e quindi sull’ efficacia del patto.
Prima di tutto, a parere di chi scrive, è fondamentale la presenza di uomini ispirati da una grande onestà e liceità, come il Fondatore D’Angelo, che si è incaricato di un impegno sociale molto gravoso e, con spirito d’ iniziativa e libertà intellettuale, ha saputo svincolarsi per primo da una situazione di accondiscendenza rispetto ad un sistema amministrativo bloccato che tendeva a privilegiare gli interessi di una società partecipata, aggravando di conseguenza la gestione di una già difficile situazione economica e finanziaria.
Il secondo fattore , è il costante tentativo di stabilire un dialogo “costruttivo” con l’ organo amministrativo, spesso deluso, ma mai abbandonato.
La semplice opposizione non porta ad alcuna risoluzione, anzi talvolta reca danni maggiori.
Proporre alternative in una prospettiva diversa rispetto a quella vigente , cercare di trovare un’intesa nell’interesse comune, rappresenta un comportamento responsabile e produttivo.
Nel caso in esame , questo si è esplicitato attraverso l’ elaborazione di un piano volto a ridurre l’ esposizione del debito nei confronti del ceto bancario , in un ottica differente volta a salvaguardare il socio, in qualità d’ imprenditore, di uomo, di padre di famiglia.
É stata privilegiata, quindi, l’arte della mediazione al fine di garantire ai soci in difficoltà un’uscita serena dalla società senza subire alcuna azione giudiziaria che avrebbe pregiudicato la possibilità di continuare ad esercitare la propria professione .
Questa considerazione ha in sé un altro fattore, meno esplicito rispetto agli altri, ma molto significativo in termini di motivazione e di spirito.
La società in questione è di natura consortile , nasce dalla voglia di superare i propri limiti attraverso l’ unione , e questo animo resta immutato nel tempo anche se con connatazioni diverse a seguito delle vicende, quindi intraprendere un ‘ azione fallimentare nei confronti di un socio significa un po’ tradire l’ etica di fondo della società , significa contrastare un principio portante, insito nella natura stessa di una società consortile.
Questo spirito d’ aggregazione ha giocato un ruolo duplice , perché è stato fondamentale al momento della costituzione , quando ogni socio ha messo da parte la propria individualità a favore della società .
Tale compattezza si è, poi, rivoltata contro nel momento del cambiamento , poiché ha rappresentato un ostacolo alla diffusione di un progetto “ diverso” da quello sempre perseguito.
Spesso si ha difficoltà ad essere dissenzienti soprattutto, quando si è assoggettati ad una leadership influente e carismatica, alimentata dal controllo del potere.
La comunicazione è stata, nel caso in esame, un elemento essenziale che si è manifestato sotto diverse sfaccettature, in primis nel continuo tentativo di dialogo “costruttivo” con l’ amministrazione , in secondo luogo come veicolo per la diffusione degli obiettivi del patto.
Potrei sostenere che la comunicazione è stato l’ elemento trainante del caso , ma quello che più risulta peculiare è senza dubbio, la varietà con cui questa è stata attuata dalle forme più tradizionali come la distribuzione degli opuscoli , oppure le riunioni , a quelle più tecnologiche come il blog , tutto per supportare le diverse esigenze conoscitive dei soci , cercando di attuare una forma di comunicazione più consona alla loro comprensione”
Questo è stato un altro fattore che ha influito molto sull’ efficacia dell’azione del Patto, perché rendere nota la propria azione in modo chiaro e trasparente e soprattutto attraverso terminologie semplici e dirette, ha contribuito in modo consistente ad un’ adesione spontanea e convinta.
Obiettivi chiari e soprattutto raggiungibili , è questo l’ ultimo fattore , che ha contornato poi , una situazione già in linea verso una prospettiva di efficacia poiché supportata da principi e intenzioni volte al beneficio comune .
Quindi ciò che è previsto per legge, soprattutto in termini di durata e pubblicità funge da contorno, prevalgono i principi generali di efficacia , ma ad influire profondamente su questa sono fattori “reali “ , come quelli rilevati dall’analisi effettuata , perché quello che viene stabilito dalla legge resta esclusivamente scritto , finchè non viene opportunamente realizzato dagli uomini .

I patti di sindacati, i contratti, le leggi e le intese da sole non contano molto, sono gli uomini che danno contenuto e spessore a questi modelli.
È come un buon arnese, uno strumento prezioso, se capita nelle mani di un buon artigiano.

La coincidenza temporale degli opposti, dove andrà il mondo?

Il Papa va a Lesbo e i potenti del mondo vanno a Panama.

Che strano, in un servizio il telegiornale ti mostra l’isola di Lesbo, con migliaia di profughi dietro le sbarre, in condizioni disumane e, in successione, un altro servizio nel quale la crema della società internazionale va a Panama per proteggere i risparmi di famiglia, il meritato premio per il proprio impegno nella ricerca del bene comune!
Non é finita, subito dopo, un bel servizio su una ministra che, per amore, finisce in un banale “trappolone”, vittima della preordinata fattucchieria di un brillante professionista in convergenza di interessi.
La vicenda di ” mafia capitale ” é già un pallido ricordo ed i protagonisti ci fanno una grande pernacchia.
Si, ma il fatto politico si presta a tante speculazioni perché si parla di petrolio in Basilicata, di inquinamento ambientale, di interessi internazionali, di mazzette varie, magari mettiamoci pure i servizi segreti.
Usciamo dal banale ed affrontiamo il cuore del problema.
Vi domando: ma c’é uno solo di Voi che non sapeva che esistevano i paradisi fiscali?
E chi ci va?
La meglio società, principi, re e politici di rango; i nuovi re dei circoli finanziari, gli indebitati in casa e ricchi fuori, la gente con la fascia dei benefattori, i manipolatori di valori e di futuro, gli inventori della ” stock option ” .
La categoria é varia e ben assortita, sparsa in tutto il mondo, grazie alla globalizzazione, perché il futuro sta lì nelle zone franche e nei paradisi fiscali, altro che !
Da quando Svizzera e Lussemburgo hanno aderito ai progetti europei sulla trasparenza dei depositi, é cambiata la moda, si usa il panama per proteggersi il capo.
Ma lo sapevate che ci sono società offshore  che operano, con successo, in tutto il mondo, anche qui da noi, nella rottamazione delle aziende decotte?

Smontano e rimontano i pezzi con grande abilità e producono succulenti dividendi, tutto normale: é un po’ come una donazione di organi che  vengono prelevati da un moribondo per dare una nuova speranza di vita.

Alla formazione del capitale di queste società partecipano anche grandi imprenditori italiani, assistiti e protetti dal sistema finanziario in maniera discreta.

Un bel circolo di gentiluomini col bernoccolo degli affari, la famosa finanza di relazione.

Ci sono protagonisti finanziari super indebitati nelle aziende amministrate e ricchissimi sul piano personale, grazie ai legittimati compensi di gestione.

Oggi bisogna guardare al futuro che avanza verso la linea di Panama; tutto legale si affrettano a chiarire, e noi tranquilli, tranquilli, ” vivi e lascia vivere”.

Forse il problema sta proprio nel sistema che legittima ogni scelta ed ignora il clamoroso conflitto d’interesse di banchieri imprenditori, impegnati su più fronti, che sdoppiano le proprie funzioni e passano, da un lato all’altro dello sportello: sono contemporaneamente clienti e banchieri, affidanti ed affidatari.

Insomma se la suonano e se la cantano da soli, la scena é tutta per loro!

E il mondo, impotente e confuso, resta a guardare!

Intanto, però, arriva una clamorosa notizia.

In Islanda, un paese europeo, lontano, lontano, famoso per il freddo ed gli straordinari paesaggi quasi lunari, ebbene, proprio lì, fuori dal mondo, in un posto che sembra un deserto, vuoi vedere che cosa ti organizzano in quattro e quattr’otto ?
Scoprono da indiscrezioni di stampa che il premier del loro governo potrebbe essere nella lista degli investitori di Panama e che fanno?
Scendono in piazza ed in due giorni lo costringono alle dimissioni!

Che bella gente!

Vedete una ministra si dimette per una telefonata allusiva, un premier si dà vergognosamente alla fuga per una forte reazione popolare, non é molto, ma almeno c’è ancora una speranza per quella gente disperata,  che sta segregata nell’isola di Lesbo per fuggire dalla guerra e, forse,  c’é pure una speranza per tanti altri segregati nel silenzio e nell’oblio di casa nostra.

Alimentiamola questa speranza con un po’ di coraggio, proviamo a cambiare la logica del sistema, ne vale la pena, non tanto per noi, ma per i nostri figli e i nostri nipoti.

Buon viaggio Francesco, portaci con Te, indicaci nuovamente la strada, facci capire il senso della vita.

Il futuro c’è lo giochiamo a Lesbo, non a Panama.

Coraggio! Meglio un giorno da leoni che cento da pecora.

Un abbraccio.

Emilio

Abolizione del Divieto di Patto commissorio, il CIS anticipa tutti.

Il divieto del Patto Commissorio, presto archeologia giuridica grazie al Governo Renzi del Partito (fu Democratico) (fu di Sinistra) pronto a pagare l’ennesimo conto ai poteri forti ed alle Banche che l’hanno messo dove sta.

L’Articolo 2744 Codice Civile prevede che:
È nullo il patto col quale si conviene che, in mancanza del pagamento del credito nel termine fissato, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore. Il patto è nullo anche se posteriore alla costituzione dell’ipoteca o del pegno.

Perchè il legislatore nazionale del 1942 introdusse nel codice il divieto del patto commissorio ?

1) Secondo l’interpretazione dei più, il divieto è posto a tutela dell’interesse della parte debole del rapporto obbligatorio, il debitore, e serve per impedire che questo soggetto, in condizione di inferiorità nei confronti del creditore, subisca gli effetti della altrui coazione ed accetti di soggiacere all’altrui volontà, acconsentendo al trasferimento in proprietà al creditore del bene concesso in garanzia, in caso di mancato adempimento del debito.

2) Poichè però il patto Commissorio è nullo non solo se coevo alla conclusione del contratto (momento di massima vulnerabilità del debitore) ma anche se perfezionato successivamente, altri ritiene che la ratio di fondo dellart. 2744 c.c. riposi nel principio della par condicio creditorum, che sarebbe violentata dalla definitiva ed esclusiva attribuzione del bene oggetto di garanzia ad uno solo dei creditori.

3) Altri legge nel patto commissorio una forma di “giustizia sommaria fatta da sè” ed ogni forma di soddisfazione dei crediti in via autonoma contrasterebbe con le prerogative statali

Ma le Banche hanno un mare di crediti incagliati e mal sopportano:
1) di non poter far valere il proprio ruolo di contraente forte
2) di poter soggiacere eventualmente alla par condicio creditorun
3) una giustizia amministrata da altri, con tempi di altri e non da sè con tempi propri

E cosa c’è di strano nella pretesa di superare l’azione dello Stato nella amministrazione della Giustizia da parte di chi ha già superato la legittimazione dell’elettorato a scegliere chi governa ?

Ecco allora che al Parlamento viene richiesto dal governo Renzi un parere sullo “Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2014/17/UE in merito ai contratti di credito ai consumatori relativi a beni immobili residenziali nonché modifiche e integrazioni del titolo VI-bis del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, sulla disciplina degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi e del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141 (256)
il quale prevede di fatto, all’articolo 120 quinquiesdecies, il superamento del patto commissorio

http://www.camera.it/leg17/682?atto=256&tipoAtto=Atto&leg=17&tab=2#inizio

Lo chiede l’Europa …
(bella ‘mbrusatùra st’Europa !)
Stiamo agendo per dare attuazione ad una Direttiva
Sono disposizioni a favore del credito !
Servono per uscire dalla Crisi e per portare le Banche fuori dalle difficoltà !
Lo chiede l’Europa …

Lo chiedono, cioè, le stesse Banche, che si sono servite dello strumento dell’Euro per eliminare le politiche monetarie nazionali e per superare il vecchio concetto di Stato con il nascere del quale l’Europa si avviò ad uscire dal Medio Evo, per consegnarci ad un nuovo Medio Evo, con una pletora di servi della gleba e pochi padroni.

Quale il ruolo di Renzi in tutto questo ?
E’ lo Sceriffo di Nottingham nel cartone di Robin Hood
E’ lo strumento che le Banche usano per imporre i propri voleri e risolvere crisi e problemi che esse stesse hanno (incautamente ???) creato.

Ho raccolto questo arguto commento e lo riporto a Voi, soci rassegnati al silenzio di regime e Vi pongo una sola domanda.

Ma trovate giusto che 100.000 mq di capannoni del nostro glorioso CIS vengano assegnati alle Banche, con il contributo determinante  del nostro organo amministrativo, facendo carta straccia del divieto di Patto commissorio, dei contratti di leasing, degli interminabili rinvii della facoltà di riscatto, degli anatocismi subiti, dell’ imposizione  di strumenti derivati che hanno determinato tassi fuori mercato?

Grazie… per questa splendida manovra che non prevede nemmeno uno straccio d’intervento a favore dei soci morosi, alla faccia del sistema consortile, della portabilità dei mutui, dei diritti acquisiti sulla proprietà per effetto del contratto di leasing, di qualsiasi somma versata per capitale ed interessi.

Facciamo tutto un conto, signori soci  morosi, il CIS  vi saluta, con tutto il rispetto per quello che avete prodotto, ma… Ve la vedrete con le Banche!

Si, ma il sistema? 

Il Sistema deve difendere gli interessi superiori del distretto?

Come? Non ho capito!

il Ristretto!

ah, mò si: il Ristretto , quel ristretto circolo finanziario che lavora solo con i numeri, rottama aziende, crea dai rottami nuove frontiere, taglia da una parte ed aggiunge da un’altra, presta consistenti fondi agli amici, inventa società veicolo, BAD BANK e nuovi strumenti finanziari.

Il nuovo che avanza, silenziosamente avanza….

Nuove etichette per antiche e pessime  abitudini che vedono sempre gli stessi tristi attori sulla scena della vita!

e noi?  ormai ci adattiamo a tutto, non avvertiamo più alcun disagio nel vedere che qualcosa della nostra vita muore, a poco a poco, intorno a noi, trascinandosi dietro la nostra dignità.

Lunga vita al CIS, peccato per che siamo rimasti in pochi a crederci ed ancora meno ad avere il coraggio di dirlo.

Io resto al mio posto, ho visto troppa gente piangere e non cambio idea, il socio va accompagnato nel momento difficile, non abbandonato alle Banche per pagare il prezzo della smania del nuovo.

Buona ottava di Pasqua.

Emilio D’Angelo

 

 

 

La vittoria della Vita sulla morte.

Oggi si celebra la Santa Pasqua, il messaggio fondamentale della nostra Fede religiosa : la vittoria della Vita.

Questo è un messaggio universale che appartiene a tutta l’umanità, indipendentemente da ogni credenza religiosa.

Per noi cristiani rappresenta il sacrificio dell’Uomo- Dio sulla Croce, simbolo di tutte le sofferenze, le ingiustizie, le guerre, le persecuzioni, gli egoismi dell’umanità.

Solo l’amore, consente la vittoria della Vita sulla morte.

Quante volte evitiamo di guardare a quella Croce, ignorando le sofferenze dei nostri fratelli.

Quante volte crediamo di possedere il senso della giustizia, pensando solo ai nostri interessi di parte.

Quante volte il disimpegno é giustificato dalle circostanze, dall’opportunità, dai doveri di famiglia.

Cari amici,

noi al CIS abbiamo formato una comunità consortile che rappresenta la più bella esperienza del mondo.

Difendiamola la nostra comunità, con coraggio e, se perderemo, avremo l’onore della sconfitta.

A Voi tutti, oggi in Chiesa, porgerò idealmente la mano in segno di Pace, insieme ce la possiamo fare.

Lunga, Lunga  Vita al CIS.

Auguri a tutti.

 

Chi vince e chi perde?

Cari amici,
da un po’ di tempo sto riflettendo sull’ efficacia della nostra azione, su quello che é rimasto dell’attività del Patto e sulle prospettive per il futuro.
Devo ammettere, con sincero sconforto, che c’è un vuoto, un enorme vuoto nel quale mi dibatto senza soluzione.
Il mio ultimo articolo, forte nella forma e nei contenuti, in sei giorni é stato letto da circa 300 utenti, ma ha avuto solo tre commenti.Uno di Ciro, un’altro, molto sintetico, di Luigi e il terzo, più significativo,di Nicola Cimmino. Vi segnalo, pure, due  adesioni personali, una del signor Salvati e l’altra di Mariano Di Candia, persone di grandi qualità umane e professionali, ma poco inclini a scrivere. E poi, le Vostre, Gaetano e Gianni, sul W.S. del Patto.              

Mi sembra veramente poco per abbattere un muro di potere che utilizza i migliori consulenti italiani, un esercito di avvocati,  un collaudato personale amministrativo  e, soprattutto, l’interessato appoggio dell’ ambiente bancario favorevole al progetto di rottamazione del CIS.

Dall’ultima assemblea di luglio scorso il Patto non si é mai più riunito, rispettando la tregua richiesta, in attesa dell’asseverazione e successiva omologazione  dell’accordo previsto nella manovra, ultima speranza per i soci “virtuosi”.
La mossa strategica del Presidente, emersa nella assemblea abbandonata il 29 maggio scorso, ha funzionato.
Il CIS é brutto e diviso, gli interessi dei soci non coincidono più ed é scattato un meccanismo di difesa degli interessi individuali, che annulla ogni tentativo di proporre la centralitá dell’interesse sociale.
Il resto lo ha fatto il tempo, la stanchezza, gli impegni personali, il desiderio  di evadere e di fuggire dai problemi. Insomma c’é una voglia di dimenticare e lasciar correre come se ciò che sta succedendo non ci appartenesse.

Il presidente appare sempre più potente,  capace di disarcionare dalla presidenza della Cisfi  finanche il suo storico fondatore, Gianni Cacace. É evidente che senza l’appoggio delle banche non sarebbe mai stato possibile!
La gente é impaurita e, addirittura chi rischia il capannone, fra i soci inadempienti, preferisce la protezione di Punzo a  quella di un Patto che non offre sufficienti garanzie di alternativa all’attuale governance.
Non voglio svilire la nostra azione, che é stata intensa ed appassionata, ma il problema sta nel circolo vizioso della soggezione.
Siamo stati capaci di attirare attenzione, di fare coscienza, di bloccare il flusso di fondi verso Interporto, di far abbandonare l’azione fallimentare, ma poi, non riusciamo a conquistare la fiducia dei soci per un cambiamento radicale di governance.
Non dipende solo  da noi, da me per primo, se non siamo capaci di coinvolgere il consenso dei soci, non dipende solo dalla stanchezza, ma, forse, saremo costretti a cedere per mancanza di consenso espresso,  perché delusi dal silenzio imbarazzante dell’ambiente.
Eppure la situazione é ormai chiara.

L’accordo della manovra ha un unico pregio: il frazionamento dell’ipoteca che garantirebbe il riconoscimento delle somme versate  dai soci adempienti.

Il prezzo per l’unità del CIS é altissimo.La somma di 40 milioni dei finanziamenti che il Presidentissimo ha dirottato da CIS ad Interporto, sarà restituita, in comode rate, solo per la metà.L’altra metá incrementerà la già consistente quota di partecipazione al capitale di rischio, in maniera forzata.

La strategia di recupero e ricollocazione di circa 100.000  mq di capannoni non é stata chiarita in nessun aspetto.

L’evidente conflitto d’interesse nella direzione di CIS  ed Interporto non é stato nemmeno affrontato, né sono stati affrontati tutti i problemi di legittimità dei contratti di leasing, dei tassi d’interesse e del devastante effetto dei derivati.

Infine la questione della Banca ci vede di opinione diversa, anche fra noi, soci del CIS.
Io non ho accettato la proposta di rappresentare il CIS in consiglio per due motivi fondamentali.
Ho voluto evitare ogni speculazione dialettica su un obiettivo secondario, considerata la polemica in corso fra il Presidente Punzo e l’organo amministrativo in carica della Banca.

Il secondo motivo é che la diluizione della capacità partecipativa dei soci fondatori di area CIS é un dato di fatto e non si può escludere l’ipotesi che la consistente svalutazione dei crediti possa produrre un ingiustificato arricchimento per la nuova compagine azionaria, nel caso  di sopravvenienze attive che potrebbero derivare da un efficace azione di recupero.

Questa è un po’ la stessa perplessità che nutro per la svalutata area dei 100.000 mq di capannoni, sottratti ai soci inadempienti per quote di debito  inferiore ai valori di mercato. Lo dico con franchezza, e, in questo caso, non sono in gioco esigui valori partecipativi, ma la sopravvivenza di un centinaio di aziende che, attraverso una più adeguata valutazione immobiliare, potrebbero salvarsi.

Queste cose il Presidente le conosce bene, perché per anni ha sostenuto i soci in difficoltà, favorendo i ricambi di utenza.Perché abbandonare un principio di tutela consortile che rappresenta la cosa più bella che abbiamo fatto in questi trent’anni?

Ed aggiungerei, infine che una noce in un sacco non fa rumore ed alla prossima fusione con Promos e Banca del Sud, tutte le nomine saranno rinegoziate.
Io dalla Banca preferisco rimanere fuori, perché ormai la Banca per il CIS é persa e si badi bene non l’abbiamo persa noi ma proprio il precedente gruppo dirigente, costretto alle dimissioni dall’organo ispettivo della Banca d’Italia.
La polemica giudiziaria, più volte all’attenzione della stampa, riguarda i due presidenti,  Punzo e Pontecorvo, gli accordi presi quando militavano insieme nello stesso consiglio, prima dell’intervento della Banca d’Italia. Non si dimentichi che il dr.Pontecorvo divenne presidente della “popolare”‘proprio su indicazione del cavaliere.
Io penso solo al Cis, alla gente che potrebbe  subire una grande ingiustizia, a quello che si potrebbe ancora fare e che non si intravede. Non ho tempo da impiegare per le polemiche legate ad una semplice lotta di potere, perché la finanza é l’espressione più forte e virulenta dell’esercizio del potere.

La domanda che dovete porvi é semplice : In questa situazione chi vince e chi perde?

Provate a rispondere e forse capirete che uno solo perde: il Cis. 

Si, solo il CIS ed i suoi soci.

Propongo  di riunire la gente, di rifondare il Patto, di allargare il consenso, di nominare un nuovo direttivo con un unico scopo dichiarato: cambiare la governance, per superare, finalmente, il vistoso conflitto d’interessi nella gestione coordinata di CIS ed Interporto, soggiogata dal potere finanziario.Questo non significa che dobbiamo essere avversari, ma che dobbiamo vivere con interessi distinti due realtà complementari ma differenti nella loro natura costitutiva.

Vorrei proporvi una riflessione, sperando che ritroviate la voce, anche quella di mandarmi a … quel paese!

Cordiali auguri  a tutti per la Santa Pasqua di Resurrezione, ne abbiamo veramente bisogno.

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo

Lettera aperta al signor coordinatore del CIS S.p.A

Accolgo con stupore la lettera del 7 marzo u.s. che riporta un’informativa nei confronti dei soci sull’asseverazione della manovra.

Forse è questo il CIS che ci siamo meritati  per il nostro trentennale impegno sociale, contribuendo con passione e lealtà a tutte le iniziative del distretto.

Senza CIS non esisterebbe un distretto.

Eppure proprio noi non abbiamo una sede per riunirci, non abbiamo né uffici né direzione all’interno del CIS; il nostro personale dipendente, a tutti i livelli, gravita esclusivamente in area Interporto; ma, soprattutto, non abbiamo alcun ascolto.

Bentornato al CIS, qualcuno si accorge di noi,  grazie di cuore!

Oggi il cancello d’ingresso del CIS dovrebbe essere listato a lutto:          per 94 aziende socie é stata dichiarata la morte d’impresa; con loro si estingue quello spirito consortile che ci ha visto uniti in tante battaglie.
Mi domando con sconfortata insistenza:
Come può pensare Lei di comunicare ai soci una notizia così importante con questo stupefacente formalismo?
Dove prende tutta questa supponenza nel rapporto con i soci, visto che per trent’anni é stato gelosamente custodito dal Presidente?

Forse ho capito: questa convinzione  Lei la ha acquisita partecipando a quei consigli d’amministrazione di Interporto Campano, dove  sedeva con i colleghi dirigenti della direzione commerciale ed amministrativa.

Lei, in coscienza, trova conveniente che proprio tre funzionari del CIS abbiano avuto la facoltà di deliberare, in un consiglio Interporto, la discrezionale revisione dei compensi per i premi di collocazione degli immobili della società, ancorché da noi partecipata, mentre nel nostro CIS, molti capannoni, in questi tre anni di crisi profonda,  hanno esposto inutilmente un beffardo cartellone: ” capannone in collocazione”?

Veda non é una questione di liceità o illiceità , ma una questione di stile di gestione che non deve mai presentare profili conflittuali , in particolare nella nostra condizione sociale.

Non ha alcuna difficoltà a giustificare, inoltre,  l’opportunità del consistente prestito da Cis ad Interporto, di circa 40 milioni di euro, avuta consapevolezza che queste somme non sarebbero state restituite integralmente?

E non si é mai chiesto se la disponibilità di quelle somme, nell’autonomia del CIS, avesse potuto orientare in maniera diversa l’accordo con le Banche?

Avrei voluto proporre alla coscienza di ogni amministratore o dirigente le stesse domande che ho posto a Lei, per sapere se oggi, alla luce delle attuali circostanze, ognuno di loro ripeterebbe, con onore e responsabilità, le stesse scelte.

E, poi, cosa ci ha detto in questa lettera?

Nulla, un avvilente vuoto di risposte a precise domande ed interrogativi che ci tormentano da quattro lunghi anni.

Ci ha detto che i soci adempienti e quelli che avevano opportunamente riscattato, possono stare tranquilli, perché le generose Banche avrebbero riconosciuto il loro pagamento! E ci mancava pure, con una garanzia ipotecaria solidale che rende impossibile l’adempimento liberatorio del socio in regola con i pagamenti.

Eppure é stata necessaria una manovra per rispettare un sacrosanto dovere, un obbligo morale  ed amministrativo, che viene presentato quasi come un atto di favore!

In che mondo viviamo? Alle nostre ripetute richieste di incontrare l’organo amministrativo, per conoscere quale sarà la strategia di ricollocazione dei capannoni disponibili e come verrà gestito il rapporto con i soci in difficoltà, ci viene data in risposta questa lettera, un generico avviso che la proposta é stata asseverata.

Perché c’era il rischio che non lo fosse?

Una risposta melliflua ed inutile, inconcludente nella forma e nella sostanza, uno schiaffo violento alla dignità dei soci, che respingo con fermezza perché é una risposta sprezzante alla ripetuta offerta di disponibilità per un leale confronto.

Così é, se vi pare!

Possibile che Lei non si renda conto che l’asseverazione della proposta di manovra era ed é un rimedio ineludibile, allo stato dei fatti; niente di più che la conseguenza di una consapevole e determinata impostazione strategica?

Possibile che Lei, con la Sua lunga esperienza, non abbia pensato, nemmeno per un momento, che la contestuale e progressiva insolvenza di 94 aziende socie, avrebbe potuto e dovuto trovare una soluzione mediata, favorendo i trasferimenti dei contratti di leasing e, quindi, il ricambio delle aziende?

Possibile che Lei non abbia l’umiltà di riconoscere che altre strade potevano e dovrebbero  essere percorse, nel segno dell’integrità della nostra vocazione costitutiva?

Ed ancora:

Chi ha impostato un piano di finanziamento con garanzia ipotecaria solidale fra tutti i soci, indipendentemente dai diversi importi mutuati e dal differente esito del piano di rimborso?

Chi ha la responsabilità di aver concesso in garanzia tutto il CIS finanziato, con una ipoteca indivisa, portandoci in questa drammatica condizione?

Chi ha parlato, in pubbliche assemblee, di anatocismo e del disastroso effetto degli eccessivi oneri dei prodotti derivati utilizzati, senza portare a casa nessun risultato dalla trattativa con le banche?

Chi si è intestardito a percorrere una strada congiunta con Interporto, lasciando gravare sui bilanci della societá esorbitanti spese di consulenza?

Chi ha continuato ad incassare per quattro anni le rate di sub mutuo, pur avendo sospeso il pagamento alle Banche di somme passanti dal dicembre 2011, trascurando di accantonare almeno le somme riscosse, conto per conto, a tutela dei versamenti effettuati dai soci solventi?

Chi ha sospeso ogni progetto di ricollocazione per accatastare capannoni da destinare ad una improbabile operazione che si potrà realizzare solo ricompattando gli spazi , come Lei stesso ha confermato?

È vero i soci morosi hanno gravi responsabilità, ma quale prospettiva emerge dalla manovra per tentare di salvare almeno una parte di quelle 94 aziende?
Nessuna prospettiva!
Devono lasciare tutto, impresa ed immobile, ed andare via perché dalle loro ceneri nascerà un mondo nuovo:quale?
Forse quel mondo dorato nel quale vivete, lontano da un CIS,ormai isolato e negletto, da ricompattare.

Quante volte, a nome del Patto, abbiamo proposto di rinegoziare il contratto di mutuo, offrendo anche garanzie personali, ma siamo stati tacciati di essere dei rivoluzionari!
Abbiamo suggerito un prestito di solidarietà sociale, ma siamo stati derisi.
Abbiamo proposto un frazionamento individuale dell’ipoteca, la canalizzazione degli incassi delle rate, attraverso una delegazione a favore delle banche.
Tutte richieste irricevibili, la scelta fatta é irrevocabile.

Nessun tentativo é stato fatto per rivedere il contratto di mutuo, eppure la consolidata e favorevole condizione del mercato dei tassi, pressoché azzerato dalla Banca centrale europea, avrebbe agevolato la rinegoziazione del contratto di mutuo con un costo minimo.
I mutui a tasso fisso vengono offerti a 1,50/1,70%, e non abbiamo nemmeno provato di rivedere un contratto di mutuo sul quale grava un tasso superiore di almeno 4/5 volte.
Questa sarebbe stata la forza del sistema, se avessimo avuto a disposizione tutte le risorse e  se avessimo almeno tentato la ricollocazione dei capannoni disponibili con ragionevole impegno.

Ed ora, a manovra approvata, chi gestirà questa opportunità e con quale criterio?
Con quale criterio saranno gestiti i riscatti e la liberatoria dall’ipoteca?
Esisterà un modello unico e trasparente di rapporto con i soci, in relazione ai riscatti e alle cessioni di contratto ?
Con quale criterio discrezionale sarà applicata la clausola di gradimento?

Esistono strumenti precisi che consentono la rinegoziazione del contratto di mutuo, ed ancor più nel nostro caso, nel quale la complessa pattuizione manifesta diversi profili di illegittimità.
Ora dovremo sopportare l’esodo dei 94, nostri soci, e, magari essere pure grati alle Banche, al Presidente ed al consiglio tutto perché ci hanno” stralciato” 100 milioni!
Mi scusi, signor coordinatore, occasionale clone presidenziale, ma questi 100 milioni le Banche ce li regalano, oppure si prenderanno le mura di 94 aziende, figlie del CIS, stracciando contratti di leasing e diritti acquisiti?

A Lei ho risposto perché Lei mi ha scritto, non c’é nulla di personale, anzi su quel piano, Le confermo la mia stima per l’equilibio e la signorilità che ho sempre apprezzato.

Ad ogni buon conto, faccia le opportune riflessioni con l’organo amministrativo e, se non trova veritiere le mie affermazioni, mi consideri a  disposizione per darne conto e ragione in qualsiasi sede vorrete convocarmi. 

Io continuerò a gridare : Lunga vita al CIS, ma non penso proprio a quel CIS che si sta profilando.

Emilio D’Angelo.

Socio CIS dal 1986, in continuità mai interrotta d’impresa.

Nota di redazione:

Pur avendo ricevuto piena ed convinta adesione dal direttivo del Patto, che ringrazio di cuore,  ho preferito firmare a titolo personale  questo testo.

Questo é un momento di forte emozione ed appartiene alla  sfera della responsabilità individuale.

 

 

Appello finale : oltre il Patto c’è solo il CIS.

Cari soci aderenti al Patto,
Questo messaggio non è indirizzato solo a Voi che avete sostenuto con passione e fedeltà l’azione del Patto e la vita di questo blog.
Oggi il messaggio è indirizzato a tutti i protagonisti della storia del CIS, al Presidente, per primo, ai consiglieri, al collegio sindacale, ai dirigenti, a tutti i collaboratori della società, ai consulenti dei soci e della società , in particolare a quelli della prima ora, e, soprattutto, a tutti i soci, nessuno escluso, anche a quelli che hanno perso la dignità del titolo, con mio grande dolore.
Non è una provocazione, ma una nuova opportunità, forse l’ultima, per tendere una mano e cercare all’interno della nostra famiglia sociale, una soluzione che restituisca al CIS quella dignità più volte lacerata dagli eventi di questi ultimi tre anni.

Non è una raccolta di firme per chiedere un’assemblea, ma la richiesta accorata di gente d’onore che ha fatto il CIS ed ha il diritto ed il dovere di confrontarsi.

Amici miei, ho avuto l’opportunità di seguire una giovane laureanda in Economia, figlia dell’amata terra di San Giuseppe Vesuvuano, incaricata di svolgere una tesi sul l’incidenza di un Patto di Sindacato di voto nella governance di una società consortile non quotata.
Il caso di riferimento indicato era quello del nostro amato CIS.
Grande é stato l’onore per noi, gente semplice, abituata più a competere con le pezze, i colori, il cliente o, come dice il Presidente, con le ” bollette”.
Forse in un trentennio, grazie al CIS, siamo cresciuti, abbiamo creato un’ Azienda, una grande Azienda, fatta di trecento altre Aziende, raggruppate in un unico contenitore.
Oggi il nostro contenitore presenta qualche falla, imbarchiamo acqua, decine di navi di soccorso si accostano per salvarci, ma il mare è in tempesta, più si avvicinano e più il rischio aumenta.
Forse ci salveranno, ma porteranno in rada solo la carcassa del nostro CIS.
Credo che sia finalmente l’ora di chiedere ai soci; a noi tocca il compito di scegliere, noi abbiamo il diritto di decidere, con tutto il rispetto, e lo dico col cuore, per Te, Gianni e per la Tua storia che nessuno potrà mai ignorare.
Accetta il confronto con i soci, non schernirti dietro un rifiuto preconcetto per il Patto.
Le sigle non significano niente da sole: patti, tribunali, ricorsi, memorie, denunce, assemblee sono solo contenitori di passioni umane, di desideri, di aspirazioni, di progetti, niente di più.
Sono gli uomini quelli che contano, sono gli uomini, con le loro qualità morali, con la disponibilità al confronto, con la tolleranza e la fermezza insieme, sono quegli uomini che creano un Patto, un’assemblea, un consiglio d’amministrazione.
Ho fondato il Patto nel CIS, per la seconda volta, mi é stata utile l’esperienza fatta tanti anni fa, ai tempi dell’ampliamento, quando emerse il problema extra leasing.
Era un momento difficile, tutto sembrava crollare, l’ampliamento non decollava, eppure il Patto indicò la strada, il Presidente intuì che era quella giusta, ci rimettemmo insieme, spalla a spalla, allora eravamo duecento, lanciammo un prestito obbligazionario, pressoché gratuito, un prestito d’onore e il CIS ripartì per arrivare in cima al mondo. Allora, come adesso, avevamo capannoni liberi da collocare, il problema è lo stesso, il rimedio é lo stesso.
È vero i miracoli non si ripetono, ma le storie d’amore, si.
Alla giovane laureanda che mi chiedeva con insistenza cosa aveva prodotto il Patto nel CIS e quale spazio abbia trovato nella coscienza dei soci, risponderete Voi con un grido unito:
Lunga, lunga vita al CIS.

Vi riporto il testo della lettera di saluto di Luisa a conclusione del nostro lavoro.
Credo sia illuminante capire come viene visto il CIS al di fuori delle nostre mura.
Io mi sono commosso, ma lo sapete sono debole di cuore.

Carissimo Dottore,
io devo ringraziare lei, perchè lezioni di vita così importanti sull’ impegno e sulla dedizione con cui si persegue un obiettivo non si possono avere tutti i giorni.
Alla fine dei nostri incontri quando varcavo l’uscio di quello stabile e mi guardavo intorno, mi risuonavano nella mente le sue parole cariche di entusiasmo e di orgoglio per quello che negli anni era stato costruito e tutto intorno a me assumeva un altro aspetto , quei cartelli pubblicitari , quelle strade, quei capannoni ,mutavano d’aspetto , raccontavano una storia ….. una grande e bella storia.
A questo stupore ,seguiva sempre una domanda: Perché ?
Perché un uomo che ha avuto tutto dalla vita, con una famiglia  bellissima, con dei nipotini spettacolari, ancora impegnato, con successo, in un’attività di antica  tradizione familiare, avrebbe intrapreso un percorso così duro e talvolta tortuoso, fatto di tante incomprensioni, di difficoltà radicale nell’ accettazione a difendersi anche se si è privati di qualcosa
Perché non chiudersi all’ interno del capannone 4.3.2 e lasciare che le vicende giudiziare e tutto il resto facessero il proprio corso producendo profonde lacerazioni in quel CIS che era stato un modello nazionale della preziosa attività consortile di 300 aziende del Sud.
La risposta l’ ho trovata osservando la premura con cui mi ha seguita in questi mesi , la precisione alla quale rispondeva alle mie domande, le continue conversazioni su quello che succedeva al CIS , un misto di prospettive passate e future che si intrecciavano nei nostri discorsi che alimentavano la mia curiosità.
Per lei il Cis non è un insieme di capannoni alle falde del Vesuvio, che rappresenta solo la sede alla sua attività commerciale.
Per lei il CIS è la concretizzazione di un sogno, la vittoria di una sfida con la vita, e soprattutto il riscatto della nostra Terra . Garantire la sopravvivenza a questa realtà è un grande impegno sociale , e non solo…significa dare a tutti i giovani come me la possibilità di credere nelle realizzazione dei sogni, di illuminare di fiducia il proprio futuro, e di credere ancora che nulla è perduto, qui nella nostra amata Napoli, capitale di tutto il Sud.
La ringrazio di cuore per tutto e ….Lunga vita al CIS. 

Dedicata alla luminosa memoria del notaio Canio Restaino  che profuse energie ed ingegno nella creazione del nostro CIS.

 

Demolizione del Patto commissorio: lavori in corso.

Nell’ultimo articolo pubblicato sabato, ho fatto cenno ad un provvedimento del governo in corso di attuazione che modifica il regime giuridico del patto commissorio.

Vi riporto uno stralcio della pubblicazione apparsa su ” Il Tempo “

< Il Governo é pronto a cambiare le norme per l’esproprio veloce della casa in caso di morosità, da parte del proprietario, delle rate del mutuo.

A proporre una rivoluzione nei pignoramenti è il ministro Maria Elena Boschi con un decreto legislativo sui finanziamenti ipotecari. Sono i suoi uffici ad aver trasmesso alla Camera l’atto del governo n. 256 che modifica alcuni punti salienti del testo unico della Finanza.

Nel recepire la direttiva europea 2014/17, volta ad aumentare le tutele per i consumatori nei contratti di credito, il provvedimento agevola le vendite forzose degli immobili da parte delle banche. Per accelerare al massimo il recupero dei crediti inesigibili da parte degli istituti di credito, il governo ha infatti cancellato l’articolo 2744 del codice civile, che vieta il cosiddetto «patto commissorio» e cioè «il patto col quale si conviene che, in mancanza del pagamento del credito nel termine fissato, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore».

Il superamento di questo divieto permette quindi alle banche di entrare direttamente in possesso dell’immobile e metterlo in vendita per soddisfare il proprio credito qualora il mutuatario sia in ritardo con il pagamento di 7 rate, anche non consecutive. Il decreto non si limita a cancellare il divieto di «patto commissorio», ma dà anche la possibilità alle banche di vendere gli immobili a qualsiasi prezzo pur di recuperare i propri crediti.>

Alla luce di questo nuovo orientamento legislativo,Vi sottopongo un profilo giuridico originario del Patto commissorio, consolidato nel nostro ordinamento da antica data.

La nuova disciplina potrebbe assumere  una grande rilevanza nel nostro contesto sociale per la definizione della complessa vicenda finanziaria che stiamo affrontando.
Si sta profilando lo smantellamento della dignità di un norma che affonda antichissime radici nel diritto romano e ha sempre tutelato le ragioni, la causa e la necessità della parte più debole: quella del debitore, limitando l’abuso di garanzia, talvolta opprimente e sproporzionato.
Stiamo rinunciando ad una norma fondamentale del nostro diritto civile, invertendo il principio di tutela a favore del prevalente interesse del potere finanziario.
Questa conferma la tendenza ad affermare una società nuova che sarà fondata solo sul potere finanziario, gestito attraverso un fitto rapporto  di relazioni con il quadro dirigente, elitario, del mondo imprenditoriale.
I piccoli pagheranno i danni e gli incagli che hanno prodotto le grandi aziende super indebitate, condotte e gestite dagli stessi amministratori presenti in una parte e nell’altra.
Le piccole imprese saranno le vittime ideali  della trappola della BAD BANK, dove si perderanno speranze, sacrifici e la vita stessa della gente.

Vi suggerisco di leggere questo testo tratto da :
Il Patto Commissorio: disciplina giuridica e caratteri. Pubblicato da Alessandra Concas il 2 aprile 2015 sul manuale di diritto civile e commerciale.

<La cosa data in pegno o sottoposta ad ipoteca potrebbe avere un valore superiore all’ammontare del credito che garantisce, e di questo maggior valore il creditore ( sulla scorta di una norma consolidata, adesso messo in discussione ) non può profittare, a danno del debitore e degli altri creditori.
È nullo, perciò, il patto commissorio, il patto (autonomo o aggiunto ad un’altra garanzia tipica) con il quale creditore e debitore convengano che, in caso di mancato pagamento, la cosa data in pegno o in ipoteca passi in proprietà del creditore (ex art. 2744 c.c.).
Questo divieto non può essere eluso con la vendita a scopo di garanzia, perché è un contratto in frode alla legge.
Sono state proposte varie tesi per giustificare il divieto del patto commissorio.
Ci si è rivolti all’interesse del debitore, che può essere pregiudicato sia dalla particolare coazione così esercitata dal creditore, sia dalla sproporzione tra valore del debito e valore del bene preteso dal creditore.
A questa tesi si obietta che contrasterebbe con la sanzione della nullità, la quale risulterebbe eccessiva in un contesto nel quale l’unico interesse da difendere è quello del debitore, a questo fine sarebbe sufficiente anche la semplice annullabilità.
Si è anche sostenuto che la ragione del divieto si troverebbe nella necessità di evitare i pregiudizi che potrebbero derivare da un simile accordo agli altri creditori, non garantiti allo stesso modo e penalizzati dai riflessi di quella che diventerebbe, altrimenti, una causa di prelazione atipica.
Sembra improprio parlare di nascita di una causa di prelazione atipica, almeno quando il patto commissorio sia relativo a un pegno o a una ipoteca, perché sono Istituti atti a creare la prelazione, che è tipica.
La tutela dei creditori viene di solito attuata con l’azione revocatoria, che porta all’inefficacia relativa dell’atto, mentre qui la legge ha optato per la più grave sanzione della nullità.
Così, proprio la presenza della nullità ha suggerito di ricercare la ragione del divieto del patto commissorio nella tutela di un interesse super individuale>

Alla luce di queste valutazioni, devo ritenere che, nel caso del mutuo del CIS, l’  abolizione  dell’articolo 2744 non dovrebbe avere efficacia alcuna. Infatti laddove venisse riconosciuta la violazione del patto commissorio, questa andrebbe collocata nel periodo di formazione del complessivo quadro contrattuale ed, in tal caso, dovrebbe valere il principio di nullità in nuce che renderebbe inefficace tutto il complesso atto negoziale.

L’antico brocardo recita :
Quod nullum est ,nullum produciti effectum.
Ciò che é nullo, non produce alcun effetto!
Non credo che il potere finanziario riuscirà a demolire anche questa architrave del diritto: il principio di nullità di qualsiasi norma o accordo assunto in violazione delle norme vigenti al momento della sua stesura.

Questa valutazione, relazionata al rifiuto del ceto bancario ad accettare l’estinzione del debito da parte del terzo ( il socio sub mutuatario ), secondo quanto previsto dall’art. 1180 c.c., assume particolare importanza per la  tutela del legittimo interesse dei soci adempienti.

Appare evidente la posizione di supremazia del ceto bancario nel complesso sistema contrattuale, tanto da poter impedire al socio adempiente la liberazione dal debito, mantenendo una garanzia ipotecaria solidale su tutto il vasto complesso immobiliare mutuato. 

Vorrei sollecitare, sull’argomento, il parere dei consulenti del CIS e quello di tanti legali che hanno affiancato l’azione del Patto con grande competenza e generosità.

Il debito del CIS deve essere onorato,e in questa direzione va la manovra in corso di asseverazione, che, peró non tutela l’integrità del sistema CIS, lasciando ampi margini d’intervento  al ceto bancario sulla parte del debito frazionata.

Cari soci,

dobbiamo vigilare per impedire qualsiasi operazione   di cannibalismo finanziario o ingiustificato arricchimento sulla pelle delle imprese associate.


Lunga Vita al Cis.
Emilio D’Angelo
Socio Fondatore del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS S.p.A.

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