C’é un tempo ed un modo per tutte le cose.

C’é una misura nelle cose, vi sono precisi confini oltre i quali e prima dei quali,non può sussistere il giusto.

Orazio ( Le Satire )

L’ultimo articolo del blog ha raccolto un maggior consenso, rispetto alle ultime precedenti pubblicazioni.
È vero, non siamo al record di lettura del 24 giugno 2015, nell’immediata vigilia dell’assemblea ( 538 letture in un solo giorno), ma il segnale é confortante.
I soci hanno vissuto in silenzio gli ultimi sei mesi, sperando di vedere definita la manovra per via giudiziaria: il tempo é passato ed ancora niente!
Eppure il Presidente, nell’ultima assemblea, ci aveva chiesto  di prorogare in carica l’esecutivo per soli sei mesi, il tempo necessario per ottenere asseverazione ed omologazione della manovra.
Per fortuna intervenne tempestivamente l’avv. Gianni che precisò la necessità tecnica di una nomina almeno per un anno.
Così, un passo per volta, da luglio a dicembre si é consumato un’altro termine di bilancio, quello dell’esercizio 2015, ed a luglio 2016, ancora una volta alla vigilia del periodo feriale, saremo chiamati ad approvare un nuovo rendiconto.

Questo bilancio presenterà le stesse carenze dei tre precedenti esercizi, vedrà aumentare l’esposizione con il ceto bancario, perdurando la sospensione dei pagamenti, e vedrà crescere i costi finanziari e quelli di consulenza.

Così a luglio 2016 ci ritroveremo già impegnati per oltre la metà dell’esercizio in corso, il quinto dall’inizio della sospensione dei versamenti del CIS al ceto bancario relativamente alle rate di sub mutuo incassare dai soci adempienti  e non riversate a riduzione del debito e relativa ipoteca.

La solita solfa che si riproduce da anni, come una pianta malata che produce solo vegetazione appassita, mai nulla di nuovo.
“Si, ma allora, non avete capito niente: c’é la manovra in corso e tutto si sistemerà!”
A parte il fatto che in questi sei mesi, nessuno ci ha detto niente, vorremmo almeno capire come restituiremo alle Banche i 123 milioni di euro che saranno apportati al patrimonio, praticamente il nuovo prestito.
Cosa faremo?
Non li restituiremo più e saremo costretti a cedere, in cambio, 100.000 mq di capannoni, da acquisire fra i soci utilizzatori dell’area inadempiente?
Chi e come sarà gestita la ricollocazione?
Quale sarà la finalità della ricollocazione in un quadro strategico di interesse generale della società?
Come saranno regolati i rapporti con i soci inadempienti per gli effetti derivanti dalla differente valorizzazione del contratto di leasing in corrispondenza con il debito residuo da mutuo?
Come saranno regolati i rapporti con Interporto considerato che é stato previsto solo il rimborso di circa 20 milioni di euro, circa la metà dell’importo impropriamente finanziato, mentre il consistente importo residuo sarebbe destinato ad aumentare la partecipazione del CIS al capitale di Interporto.
Un vero e proprio esproprio forzato, privo di ogni autorizzazione formale e sostanziale dell’assemblea.
É possibile immaginare di poter continuare a gestire da un unico ponte di comando CIS, Cisfi e Interporto?
Le attuali e drammatiche circostanze societarie dimostrano l’evidente conflitto d’interesse nella gestione fra società che hanno una composizione  sociale completamente diversa ed una missione politica molto simile.
Questo non significa che non possa coesistere una politica convergente con un sistema di governo dualistico e ben distinto.
Sono poche e semplici domande che richiederebbero un confronto chiaro tra base e vertice, collaborazione massima, unità d’intenti.
Purtroppo niente, sono cose delicate delle quali non é opportuno parlare, se non vuoi rischiare di passare per terrorista.
Che ci resta da fare?
Prendere coscienza che solo un’azione compatta delle base sociale può produrre il necessario cambiamento di governance nelle sedi e nei momenti previsti, con senso di responsabilità  e reciproco rispetto.
Credo proprio che potrete pure chiamarlo diversamente, ma un Patto d’onore ci servirà proprio se vogliamo sperare in una Lunga vita del CIS.

Emilio D’Angelo

CIS o BAD BANK: quale sarà la cassaforte delle ” sofferenze ” dei soci ?

Non ho paura dei cattivi, ma del silenzio degli onesti.

Martin Luther King

La storia del CIS rappresenta certamente il fenomeno associativo di imprenditoria consortile di più ampia portata nello scenario economico italiano dell’ultimo trentennio.
Questo é un merito che appartiene a tutte le aziende socie, non solo a chi ha creduto in questo progetto ed ha guidato, senza interruzione, la compagine sociale.
Senza CIS non sarebbe mai nato il tanto reclamato ” distretto ” perché proprio nel CIS e dal CIS ha trovato ed ha prelevato le energie economiche e l’impulso progettuale per svilupparsi.
Oggi la nostra storia vive un periodo drammatico perché abbiamo smarrito la strada maestra e non riusciamo a ritrovare quella unità di intenti e di progetto che ci ha distinto per oltre un ventennio.
Perché?
La risposta la troverete solo nella Vostra coscienza.
Ognuno di Voi, nessuno escluso, ha consapevolezza fondata che la storia del CIS, nell’ultimo decennio, ha cambiato direzione con la svolta in area finanziaria.
Quello che veniva propagandata, con enfasi, come una straordinaria operazione di finanziamento ad un sistema commerciale, si é rivelato, poi, solo un drammatico errore
 che, in dieci anni, ha messo in ginocchio una compagine consortile di provata solidità.

Nessuno ci ha regalato niente, ogni euro finanziato é stato garantito da un patto di ferro: o paghi o perdi capannone e qualifica imprenditoriale.

L’impostazione stessa dell’operazione strutturata come contratto di mutuo fra il CIS, concedente di garanzie ipotecarie sui capannoni finanziati ed il ceto bancario da un lato, e , dall’altro, un sottostante contratto di sub mutuo fra il CIS e le aziende socie finanziate, ha escluso un rapporto diretto fra l’effettivo creditore ed i soci finanziati.
Questo complicato intreccio di interessi e diritti ha sottratto ai soci adempienti ogni possibilità di liberarsi del debito in maniera autonoma e legittima o, in via subordinata, in caso di necessità, di rinegoziare direttamente il mutuo secondo le norme vigenti.
La gestione del rimborso del debito, garantito da ipoteca immobiliare, doveva essere amministrata con la tutela ed il controllo del circuito bancario, trattandosi di mera operazione finanziaria di considerevole consistenza.
Fu richiesto ai soci di modificare lo statuto proprio per consentire al CIS di iscriversi al previsto albo delle società finanziarie, soggetto alle regole ed ai controlli regolati dal T.U.B. ( Testo unico bancario).
Condizione indispensabile per poter sottoscrivere il contratto di sub mutuo con le aziende socie, il CIS, prima si é iscritto, come prescritto, e poi si é cancellato dall’albo degli operatori finanziari, sottraendosi alle rigorose norme previste.
Questo ha consentito la prolungata sospensione del pagamento delle rate di mutuo, utilizzando per scopi, definiti sociali, le quote di sub mutuo incassate e non riversate.
Tra questi scopi sociali sono rientrati anche i finanziamenti alla partecipata Interporto per circa 40 milioni di euro, con il consenso tacito del ceto bancario che, forte della garanzia ipotecaria sugli immobili del Cis, ha “tollerato”,  riducendo il proprio rischio d’esposizione verso Interporto.

La dignità e la valenza del contratto di leasing, ormai largamente compiuto per la maggioranza dei soci finanziati, nella situazione di fatto che si é determinata, risulta vistosamente violata.
Il socio adempiente non può ottenere la riduzione della garanzia ipotecaria in corrispondenza degli importi pagati.
Il socio inadempiente, coinvolto nell’azione fallimentare, perde il possesso del capannone, l’azienda fallisce ed il valore del contratto di leasing, spesso superiore alla consistenza del debito, finisce, naturalmente, in contestazione con la curatela fallimentare.
L’alternativa é la rinuncia al contratto di leasing e un accordo che preveda la restituzione del capannoni per ottenere a transazione la cancellazione del residuo debito.

Solo una manovra finanziaria di alleggerimento degli adempimenti imposti, capace di prevedere la rinegoziazione non solo del contratto di mutuo, ma, soprattutto, di quelli di sub mutuo, poteva restituire equilibrio ad un rapporto negoziale che evidenzia uno stato di soccombenza degli interessi legittimi degli effettivi proprietari degli immobili ipotecati.
Doveva essere approfondita, inoltre, l’ipotesi di un accordo transattivo con il ceto bancario sugli interessi e sui derivati, per il disastroso effetto sui bilanci della società.
Questo obiettivo, pur prospettato in assemblea dall’organo amministrativo, é stato abbandonato, lasciando prevedere che anche nell’esercizio 2015 si confermeranno le perdite per interessi ed oneri per derivati, ben integrate dalle esorbitanti spese di consulenza che gravano sull’intera operazione, già da tempo.

La manovra in corso di asseverazione, allo stato unica possibilità di soluzione, risolve il problema dei soci adempienti, ma definisce, pure, una vasta area previsionale di insolvenza sino a 100.000mq di capannoni, da destinare al ceto bancario.
Probabilmente i tempi di accertamento sono risultati più lunghi dei sei mesi previsti, proprio per consentire di verificare la sussistenza dell’area d’insolvenza e noi sappiamo bene che l’insolvenza non ha un’unica faccia.
Non sempre é facile distinguere il bianco dal nero e anzi spesso appare più chiara una vasta area di grigio, di diverse tonalità.
Non credo che la scelta di aggredire i soci inadempienti con l’azione fallimentare abbia prodotto gli effetti sperati, anzi ha reso più torbido ed incerto il recupero del credito, ha danneggiato in misura sproporzionata il socio ed ha introdotto nuove figure giuridiche nel nostro contesto, alterando l’equilibrio e l’interesse sociale.
Credo che anche l’organo amministrativo, frequentemente variato nell’ultimo triennio, abbia avuto, finalmente, contezza di questo errore strategico e forse, proprio per questo, sembra aver abbandonato questa linea.
Le nuove azioni di recupero fondano la pretesa sul contratto di locazione finanziaria, collegando ad esso il contratto di sub mutuo, considerandola un’unica struttura contrattuale.
L’inadempimento rappresenterebbe la causa di risoluzione contrattuale ed avendo il contratto natura locativa, legittimerebbe la richiesta di rilascio degli immobili.
L’azione, pur risultando meno invasiva e meglio strutturata, conserva le stesse incognite in riferimento alla contestata autonomia contrattuale dei due negozi giuridici ( contratto di leasing e contratto di sub mutuo ).
Solo una soluzione transattiva può dirimere questa vicenda per determinare una valutazione oggettiva e più equa della differenza tra il residuo debito ed il valore ” immobiliare” del contratto di leasing.
La ripresa della collocazione degli immobili disponibili potrebbe prevedere, per l’area inadempiente, il rilascio di un mandato a vendere ad un equo prezzo che consentirebbe il pacifico recupero del residuo debito da mutuo ed il ristorno della eventuale differenza al socio cedente, restituendo vitalità al mercato ed funzione del Centro.
Per realizzare questo progetto occorre una compagine sociale coesa, disposta ad operare con effettivo spirito di solidarietà ed un direttivo che ritorni a mettere il Cis ed il socio al centro dell’interesse associativo, riprendendo quel benedetto carattere
consortile che ci aveva distinto.

Diversamente continueremo a domandarci:

Quale sarà la sorte di quei 100.000 mq?

Finiranno in un Bad Bank?

Quale sarà la sorte di almeno 1000 addetti e delle loro famiglie?

Se volete ne riparliamo o forse é meglio fingere di non sapere e pensare che con la manovra ci saremo salvati dal vuoto del niente che, purtroppo, ci avvolge.

Se ci credete ancora, ” Lunga Vita al CIS ” .

Io continuerò a ripeterlo e Voi, rimarrete in silenzio?

Emilio D’Angelo.

Legale rappresentante di azienda, titolare del diritto di proprietà di immobile riscattato nel 2004 in esecuzione del contratto di leasing, scaduto il 31.10.2002, ininterrottamente unica utilizzatrice dell’immobile strumentale dal 1986 ad oggi ed, orgogliosamente, socia CIS da un trentennio.

Tra manovra e Bad Bank, le sofferenze dei soci.

Il tratto introduttivo é stato liberamente riportato da :

“Il caffè sospeso ” di Luciano De Crescenzo.
Vi consiglio di leggerlo, una perla di piacevole saggezza.

Tutto cominciò con Pitagora nel VI secolo a.C.
Un giorno l’illustre filosofo disse ai suoi discepoli:”Ragazzi, qua gli uomini si dividono in due categorie : i matematici, che poi saremmo noi, e gli acusmatici, che sarebbero tutti gli altri.
I primi posseggono la conoscenza ( dal greco= màthema ) e sono per questo sempre rispettati, gli altri, invece, non contano nulla: devono solo sentire e basta.
Ciò premesso, é bene che voi da oggi in poi, non vi facciate più capire:ogni volta che siete in presenza di un estraneo, ovvero di un acusmatico, parlate di codici, usando parole incomprensibili se non addirittura dei numeri.
Solo così riuscirete a conservare il potere.
L’incomprensibilità conferisce potere.

Così nascono i neologismi, spesso tratti dalla lingua inglese.É sufficiente aggiungere ” are ” per creare nuovi termini, quanti ne volete.
Si inventano nuovi termini per mascherare in bella veste situazioni drammatiche per gli effetti che determinano nella vita degli acusmatici, gli altri, quelli che non appartengono al cerchio dei padroni della conoscenza.
Una volta per esprimere la sicurezza di un credito, di un progetto, di un affidamento, si diceva: Stai tranquillo, hai messo i soldi in Banca!
Hanno inventato il ” bail in”!
Il termine ” manovra ” all’inizio veniva comunemente usato per indicare l’attività di parcheggio di un auto, di un mezzo di lavoro, di un natante in fase di approdo. Talvolta, invece, in senso traslato, il termine veniva usato per indicare la subdola azione di soggetti molto furbi che tentavano di raggirarti.
In epoca più recente il termine é stato acquisito dalla finanza pubblica, per indicare un progetto di riequilibrio del bilancio dello Stato.
Quando al CIS le cose non sono andate più nel verso giusto, i numerosi tecnici chiamati all’azione di salvataggio hanno adottato il termine di “manovra ” per mettere in pari tutto quello che era diventato dispari.Un vero miracolo della scienza finanziaria!
Nella manovra c’é tutto, dal pareggio di bilancio al generoso intervento delle banche in conto ” patrimonio “, passando per la costituzione ideale di 100.000 mq di immobili da destinare ad una ” Bad Bank” per creare un nuovo soggetto che abbia il Know-how del CIS ma un respiro internazionale.
Piano..piano, fermati un momento,  in poche righe mi hai rovesciato addosso tante parole che non capisco
Cos’é il Know-how ? Non capisco l’inglese!
Ma dai, lo usano tutti i managers più pagati ed oggi anche quelli che vengono pagati per dire solo quello: significa vendere conoscenze.
Perché abbiamo venduto le nostre conoscenze, la nostra esperienza?
É strano, non me ne sono proprio accorto di aver venduto questo benedetto Know-how, me l’hanno venduto senza dirmi niente e forse mi é costato più venderlo che tenermelo, magari in soffitta.
Ma, poi, cos’é questa Bad Bank? Mi sono informato è letteralmente significa ” banca cattiva” e mi sono meravigliato non sapevo che esistesse una differenza fra banche buone e cattive, ma, mi domando ancora: cattiva per chi?
Secondo i matematici viene definita cattiva perché dovrebbe essere usata per metterci dentro tutte le sofferenze, ormai irrecuperabili, per provare a ricavarci qualcosa.
Si chiama rottamazione di quello che non serve più, una specie di cannibalismo finanziario per generare dai presunti cadaveri una nuova vita.
Quello che Papa Francesco chiama la cultura dello “scarto”.
Hanno ragione, nella banca cattiva del CIS, ci finiranno tutte le sofferenze del CIS, le vere sofferenze, non quelle ideali, ma ci andranno accompagnate da un considerevole valore immobiliare che garantiva il prestito.
Così il CIS sarà eternizzato, vi ricordate quando andava di moda questa propaganda per giustificare il continuo rinvio del termine di riscatto. La proprietà immobiliare intestata ai soci sarebbe stata la morte del Sistema CIS.
E dagli, continua a coniare termini incomprensibili, che cavolo é un sistema?
Ignorante é un modo per realizzare la convergenza di interessi di vari soggetti che mirano a realizzare un modello progettuale virtuoso comune.
Troppo complicato, noi, in trecento, ci siamo messi insieme per fare commercio ed offrire una proposta valida ed attraente, una specie di vetrina gigantesca nella quale abbiamo esposto tutta la nostra merce.
É stato un successo, un grande successo, ma é ormai solo un ricordo.Le cose sono cambiate, il nostro progetto si è appiattito e chi non ha rinnovato la sua rete commerciale, sta in grande difficoltà.
Avevamo cominciato con un solo cancello di entrata ed uno di uscita, una cantilena che intendeva affermare che nulla doveva uscire dal CIS, sino a quando non abbiamo inventato un nuovo cancello per fonderci con Interporto, la nuova frontiera del futuro.
Sapete com’é finita, i matematici hanno chiuso il cancello quando d
al CIS sono scappati tutti i buoi e non c’era più niente da trasferire.
Si, ma vuoi mettere ” il Distretto” con una banale città del Commercio quando il commercio non esiste più, ma va di moda solo la logistica e la movimentazione?
Ma, scusa, questa benedetta merce prima di depositarla e movimentarla, nascerà da qualche parte e, dopo, dovrà essere pur utilizzata da qualcuno?
A me sembra demenziale considerare prevalente la funzione di un’ attività di servizio, rispetto alla creazione ed alla distribuzione di un prodotto.
Vedrete che prima o poi verranno altri matematici a spiegarci che la ” new economy” si alimenta solo con nuove idee e la ricchezza sono solo le idee, anche se sei pieno di debiti.
Ma allora abbiamo qualche speranza, anche noi abbiamo qualche debituccio e le idee non ci mancano.
Si, ma voi non siete dei matematici e poi non avete idee nuove, continuate a pensare di poter fare il Vostro mestiere di famiglia e non volete proprio cambiare, parlate di tradizioni, di valori, di Piazza Mercato o di San Giuseppe Vesuviano e non Vi accorgete che il mondo é cambiato e l’unico valore rimasto é quello bollato.
Vi hanno proposto la città dell’acqua, il canale navigabile, i treni veloci, addirittura una licenza per guidare il taxi ma Voi no, non ne volete proprio sapere.
Amici miei, non ci capisco più niente, dovrei aggiornare il mio lessico, ma non ci riesco. Preferisco continuare ad usare, di tanto in tanto, una lingua immortale che in due parole espone un progetto di vita: ” mutatis mutandis ” che non significa : cambiate le vostre mutande, come sembrerebbe, ma, piuttosto : ” dovete avere il coraggio di cambiare le cose che vanno cambiate, se volete sopravvivere”.

Lunga Vita al CIS

Dedicata al mio amico Dino.

Emilio

La giornata del socio per un nuovo Patto generazionale.

Lo stato  senza diritto é una banda di briganti.
Sant’Agostino.

Vorrei proporvi qualche riflessione sull’esercizio del potere rappresentativo, in qualunque espressione della vita sociale.

Tutta l’organizzazione sociale, a qualsiasi livello, si fonda su un Patto fra donne, uomini, categorie e soggetti diversi.

Questo Patto rappresenta l’atto costitutivo di ogni organizzazione e stabilisce i vincoli entro i quali chi amministra il potere ha l’obbligo morale e giuridico di muoversi.
Questo vincolo rappresenta il testo sacro dei diritti e dei doveri.
Quando Sant’Agostino, con questa espressione così forte, dichiarava che uno stato senza diritto é una banda di briganti, intendeva affermare il principio del buon governo che può essere realizzato solo rispettando il diritto e le regole della pattuizione sociale.
La funzione del buon governo, é affidata ad un organo politico ed amministrativo e deve tendere all’equilibrio rispettoso e fedele dei principi costitutivi.

Questa fondamentale esigenza del buon governo dovrebbe essere applicata a tutte le manifestazioni sociali, anche alle società di impresa, in particolare a quelle, come la nostra, nelle quali é forte lo spirito associativo di tipo consortile.

In questa ottica vorrei osservare che la direzione strategica intrapresa dalla nostra società, nell’ultimo decennio, non appare assolutamente adeguata a sostenere la conservazione dei principi costitutivi dell’impresa ed a tutelarne l’interesse primario e conservativo del suo valore.

In parole semplici, abbiamo smarrito la strada maestra e stiamo avanzando a tentoni, senza capire dove stiamo andando.

Questo non vuole essere uno spunto per inutile polemica, ma uno stimolo ad una nuova riflessione su una situazione che appare, in tutta evidenza, nella sua triste realtà.

L’aspetto più preoccupante della vicenda é che il nostro leader storico, il Cav. Giovanni Punzo, apprezzato fondatore del nostro CIS , da tre lunghi anni, coincidenti con la fase più acuta della nostra crisi finanziaria e strutturale, ha praticamente rifiutato ogni forma di dialogo sociale.

C’é un pregiudizio di fondo che colloca in un’area di disprezzo intellettuale chiunque contesti atti, scelte o decisioni non conformi al disegno globale del leader.Viene riconosciuta la dignità di socio solo a chi aderisce alla linea tracciata dalla governance societaria.

Ogni assemblea ordinaria, negli ultimi tre anni, é stata fortemente condizionata dalla necessità primaria di garantire ” la continuità ” sociale.
Questo é vero, ed é pure vero che solo una manovra finanziaria, con il consenso del ceto bancario, poteva rappresentare l’estremo rimedio alla sopravvivenza del CIS, fortemente messa a rischio per il prolungato inadempimento delle rate di mutuo.

Queste verità non escludono la necessità di una consapevolezza collegiale che consenta di recuperare il nostro progetto d’impresa per garantirne  la continuità nel suo spirito costitutivo.

La stessa scelta di nominare annualmente il consiglio d’amministrazione rappresenta la vaghezza del progetto industriale del CIS, perché con la sostituzione, anno dopo anno, dei consiglieri più incerti con altri più affidabili per convergenza alla linea del leader, non si apre mai un dialogo collegiale affidabile e propositivo.
Qual’é la funzione dei consiglieri, come si esplicita nella stessa definizione del ruolo?
Consigliare, come soggetti attivi produttivi di proposte e progetti, non quello di ricevere consigli per adeguarsi ad un unico profilo di opinione.

Nessuno spazio politico viene riservato alle opinioni divergenti dal regime amministrativo in corso, pur in presenza di evidenti segni di incongruenza della sua azione e non solo sul piano strategico.

Purtroppo proprio il progetto complessivo e l’obiettivo finale della linea amministrativa in atto non viene rappresentata con chiarezza, anzi, talvolta appare convergere verso obiettivi esterni al nostro esclusivo interesse societario.
Come spiegare, infatti, alcuni rilevanti dati contabili emersi negli ultimi tre bilanci:

1. Il mancato accantonamento in un conto dedicato delle rate incassate dai soci sub mutuatari durante quattro anni di sospensione del pagamento delle rate di mutuo.Ipotesi questa prevista anche nel contratto preliminare di mutuo.

2. Il finanziamento alla società partecipata Interporto Campano di circa 40 milioni di euro, pur in presenza di un acclarato stato di crisi finanziaria. Finanziamento che sarà restituito, con la programmata manovra, solo per circa il 50%, mentre il restante e consistente importo andrà ad incrementare la già cospicua partecipazione al capitale.

3. Il blocco totale delle ricollocazioni dei capannoni disponibili, accantonati per la formazione di una quota di 100.000 mq di capannoni di presunti soci motori, da destinare al ceto bancario.

4. L’elevata incidenza negativa nei conti economici della società per l’eccessivo onere finanziario, derivante dall’impiego dei derivati.Anche in questo caso, non vi é più alcuna traccia della trattativa, annunciata nella relazione dell’esercizio 2012, con il ceto bancario per una transazione di circa 30 milioni di euro.

5. L’eccessivo costo per spese di consulenza che gravano esclusivamente sul CIS, contrariamente a quanto previsto e più volte annunciato con sicumera: ” pagano tutto le Banche”,

6. La dolorosa ipotesi che, a manovra omologata, l’intervento delle banche sul patrimonio societario, per circa 123 milioni di euro, non rappresenta altro che un finanziamento da garantire con la vendita di circa 100.000 mq di capannoni, ovvero un terzo del patrimonio immobiliare.

Nessuno ci impedisce di predisporre un piano di ristrutturazione della nostra identità societaria, di approfondire le scelte di gestione del dopo manovra, il rilancio di un’azione consortile per conservare la nostra autonomia finanziaria, l’individuazione di una nuova governance, caratterizzata da una gestione collegiale più equilibrata nella distinzione degli interessi sociali.

Di una cosa, però, sono certo e lo ripeto:

Senza un intervento dei soci sul capitale non ritroveremo mai il nostro CIS e continueremo a perdere valore d’impresa ed in conseguenza valore immobiliare.

Un patto d’onore ed un prestito d’onore!

Caro Presidente, vantarsi di non aver chiesto ai soci nemmeno un euro per recuperare agilità finanziaria non può rappresentare un titolo di merito , se poi siamo costretti a cedere al ceto bancario un patrimonio immobiliare, ricco di storia e di onore, per un piatto di fagioli, dopo aver visto fallire decine di aziende socie.

Non vorremmo arrivare ancora una volta al 29 di luglio per prendere, in una sola assemblea, decisioni vitali per il nostro futuro.

É giusto aspettare con pazienza il completamento dell’iter giuridico, imposto dalla Legge, ma non credo di rappresentare idee rivoluzionarie se chiedo un confronto sul futuro del CIS.

A meno che non vogliamo tornare all’epoca nella quale si diceva che i comunisti mangiavano i bambini, per nascondere che l’orco stava proprio da un’altra parte.

Propongo di convocare entro Febbraio  una ” giornata del socio ” nella quale si apra un confronto approfondito e cordiale sul futuro del CIS.

Voglio evitare termini tecnici e lo chiamerei semplicemente un laboratorio artigianale di lavoro per la causa comune.

Chi condivide questa proposta, lo manifesti senza perplessità : é l’unica strada che può garantire una…

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo

Novità Fiscali

Cari soci,

di seguito il riepilogo delle principali novità fiscali portate dalla Legge di stabilità 2016 che si può anche leggere su http://www.normattiva.it

Dal 1 gennaio 2016 è in vigore la LEGGE 28 dicembre 2015, n. 208, ovvero Legge di Stabilità 2016, composta del solo articolo 1.

Queste alcune delle principali novità:

Comma 6 – clausola di salvaguardia con innalzamento IVA
Il comma 6 modifica il comma 718 della legge di stabilità 2015 (l. n. 190 del 2014) che aveva introdotto nel nostro sistema giuridico una nuova clausola di salvaguardia.
A seguito delle modifiche, l’incremento dell’aliquota IVA del 10 per cento di due punti percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2016 e di un ulteriore punto percentuale dal 1º gennaio 2017, previsto dal suddetto comma 718, è sostituito con l’incremento di tre punti percentuali dal 1° gennaio 2017; mentre l’incremento dell’aliquota IVA del 22 per cento di due punti percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2016, di un ulteriore punto percentuale dal 1º gennaio 2017 e di ulteriori 0,5 punti percentuali dal 1º gennaio 2018, di cui al comma 718, è sostituito con un incremento di due punti percentuali dal 1° gennaio 2017 e di un ulteriore punto percentuale dal 1° gennaio 2018.

Commi 10-16 – esenzione IMU e TASI per abitazione principale
I commi da 10 a 16 introducono una serie di modifiche, sia alla disciplina dell’Imu che della Tasi, finalizzate, tra l’altro, a rendere esenti dalla tassazione o ridurre la tassazione per quelle unità immobiliari, diverse dagli A/1, A/8, A/9, utilizzate come abitazioni principali o concesse, a tal fine, in comodato a parenti in linea retta entro il primo grado.

3. La base imponibile dell’imposta municipale propria e’ costituita
dal valore dell’immobile determinato ai sensi dell’articolo 5, commi
1, 3, 5 e 6 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e dei
commi 4 e 5 del presente articolo. La base imponibile e’ ridotta del
50 per cento:
((0a) per le unita’ immobiliari, fatta eccezione per quelle
classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, concesse in
comodato dal soggetto passivo ai parenti in linea retta entro il
primo grado che le utilizzano come abitazione principale, a
condizione che il contratto sia registrato e che il comodante
possieda un solo immobile in Italia e risieda anagraficamente nonche’
dimori abitualmente nello stesso comune in cui e’ situato l’immobile
concesso in comodato; il beneficio si applica anche nel caso in cui
il comodante oltre all’immobile concesso in comodato possieda nello
stesso comune un altro immobile adibito a propria abitazione
principale, ad eccezione delle unita’ abitative classificate nelle
categorie catastali A/1, A/8 e A/9; ai fini dell’applicazione delle
disposizioni della presente lettera, il soggetto passivo attesta il
possesso dei suddetti requisiti nel modello di dichiarazione di cui
all’articolo 9, comma 6, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n.
23)).

Comma 55 – agevolazione prima casa per l’acquisto seguito dall’alienazione entro l’anno della precedente “prima casa”
Il comma 55 modifica la nota II-bis all’art. 1 della tariffa, parte prima, D.P.R. n. 131/1986, aggiungendo il comma 4-bis, ai sensi del quale l’aliquota del 2% è applicabile agli acquisti per i quali l’acquirente non soddisfa il requisito di cui alla lett. c) della medesima nota II-bis, essendo cioè ancora titolare di altra abitazione già acquistata con le agevolazioni ivi elencate, anche qualora questa sia nello stesso Comune in cui è situato il nuovo immobile (in tal senso, infatti, sembra possibile intendere il riferimento, contenuto nel nuovo comma 4-bis, alla lett. b della nota II-bis, mentre non risulta chiaro il riferimento alla lett. a).
La condizione per l’applicazione dell’aliquota del 2% è che il precedente immobile acquistato con le agevolazioni venga alienato entro un anno dal “nuovo” acquisto; in mancanza di tale alienazione al nuovo acquisto si applicano le disposizioni di cui al comma 4 della nota II-bis.
55. All’articolo 1, nota II-bis), della tariffa, parte prima,
allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di
registro, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile
1986, n. 131, e’ aggiunto, in fine, il seguente comma:
«4-bis. L’aliquota del 2 per cento si applica anche agli atti di
acquisto per i quali l’acquirente non soddisfa il requisito di cui
alla lettera c) del comma 1 e per i quali i requisiti di cui alle
lettere a) e b) del medesimo comma si verificano senza tener conto
dell’immobile acquistato con le agevolazioni elencate nella lettera
c), a condizione che quest’ultimo immobile sia alienato entro un anno
dalla data dell’atto. In mancanza di detta alienazione, all’atto di
cui al periodo precedente si applica quanto previsto dal comma 4».

Comma 56 – detrazione Irpef relativa ad IVA per acquisto immobili in classe energetica A o B
È prevista una detrazione Irpef, fino a concorrenza del suo ammontare, del 50% dell’importo dell’IVA corrisposta per l’acquisto, entro il 31 dicembre 2016, di unità immobiliari a destinazione residenziale di classe energetica A o B, ceduti dall’impresa costruttrice degli stessi.

Comma 57 – esenzione da imposte di registro, ipotecaria e catastale per gli atti di ricomposizione fondiaria
È prevista un’esenzione da imposte di registro, ipotecaria, catastale e di bollo per tutti gli atti e provvedimenti emanati in esecuzione dei piani di ricomposizione fondiaria e di riordino fondiario promossi da Regioni, Province, Comuni e Comunità montane.

Comma 74 – detrazioni Irpef per interventi di riqualificazione energetica e di ristrutturazione edilizia
Sono prorogate le detrazioni Irpef per interventi di efficienza energetica e di ristrutturazione edilizia di cui agli artt. 14, 15 e 16 del d.l. n. 63/2013 in relazione alle spese ivi indicate sostenute al 31 dicembre 2016
Commi 82-84 – disciplina fiscale del leasing finanziario avente ad oggetto immobili a destinazione abitativa
I commi da 76 a 81 disciplinano gli aspetti civilistici del leasing finanziario avente ad oggetto immobili a destinazione abitativa; gli aspetti fiscali sono disciplinati dai commi successivi.

Commi 95-96 – riallineamento dei valori fiscali per avviamento e altre attività immateriali
Alle operazioni di aggregazione aziendale poste in essere dall’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015 si applica la disciplina di riallineamento dell’avviamento, marchi d’impresa e altre attività immateriali mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva del 16%

Commi 115-120 – assegnazione e cessione ai soci, trasformazione in società semplice – imposta sostitutiva e riduzione imposte indirette
Le s.n.c., s.a.s., s.r.l., s.p.a., s.a.p.a., che assegnano o cedono ai soci degli immobili diversi da quelli strumentali o dei beni mobili iscritti in pubblici registri non utilizzati come beni strumentali possono versare un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito e dell’IRAP nella misura dell’8% (ovvero nel 10,5% nel caso di società non operative per almeno due periodi d’imposta precedenti a quello in corso a quello dell’assegnazione o cessione) entro il 30 novembre 2016 (60% e la restante parte entro il 2017).
Le assegnazioni e le cessioni di cui sopra sono soggette all’imposta di registro in misura proporzionale con l’aliquota ridotta alla metà. Si applicano le imposte ipotecaria e catastale in misura fissa.
Tale disciplina si applica a condizione che tutti i soci risultino iscritti nel libro soci alla data del 30 settembre 2015 o che siano iscritti entro trenta giorni dall’entrata in vigore della presente legge in forza di titoli di trasferimento avente data certa anteriore al 1° ottobre 2015. Le stesse agevolazioni si applicano alle società che hanno per oggetto esclusivo o principale la gestione degli stessi beni e che si trasformano in società semplice.
Comma 126 – modifiche in tema di variazioni IVA (art. 26 D.P.R. 633/1972)
È integralmente sostituito l’art. 26 del D.P.R. 633/1986 recante la disciplina della variazioni IVA. L’impianto della norma rimane in buona parte inalterato salvo alcune novità. In particolare si segnala il riconoscimento, in deroga alla disciplina ordinaria, della facoltà di operare la variazione in diminuzione per il venir meno dell’operazione o per la riduzione dell’ammontare imponibile rispetto agli originari accordi contrattuali anche dal cessionario/committente, se debitore d’imposta (reverse charge – espressamente disciplinate dagli articoli 17 e 74, D.P.R. n. 633/1972 per le operazioni interne e dall’art. 44 del D.L. n. 331/1993 per le operazioni intracomunitarie).

Commi 130 – 131 – modifiche ai termini di accertamento imposte sui redditi e IVA ed eliminazione del raddoppio dei termini
Gli artt. 43 del D.P.R. n. 600/1973 e 57 del D.P.R. n. 633/1972 relativi ai termini ordinariamente previsti rispettivamente per l’accertamento delle imposte sui redditi e dell’IVA sono stati integralmente sostituiti prevedendo l’innalzamento dei termini già previsti da 4 a 5 anni in caso di presentazione di dichiarazione e da 5 a 7 anni in caso di omessa dichiarazione o di dichiarazione considerata nulla. Per effetto della nuova formulazione è stato espunto il comma relativo alla disciplina del raddoppio dei termini.

Commi 887-888 – rivalutazione costo di acquisto di partecipazioni e terreni ai fini della determinazione delle plusvalenze di cui all’art. 67 D.P.R. n. 917/1986
Vengono riaperti i termini per la rivalutazione delle partecipazioni e dei terreni. La disposizione si applica per le partecipazioni e i terreni posseduti alla data del 1° gennaio 2016.
Per effetto delle modifiche introdotte, le aliquote dell’imposta sostitutiva, sia per la rivalutazione delle partecipazioni che dei terreni, sono portate all’8%. L’imposta dovuta per effetto delle rideterminazione può essere rateizzata fino ad un massimo di tre rate annuali di pari importo, a decorrere dalla data del 30 giugno 2016; sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi nella misura del 3 per cento annuo, da versarsi contestualmente. La redazione e il giuramento della perizia devono essere effettuati entro la data del 30 giugno 2016.

Commi 889-897 – rivalutazione beni di impresa
Alle società e agli enti commerciali di cui all’art. 73 lettere a) e b) del TUIR, è riconosciuta la possibilità di rivalutare i beni d’impresa e le partecipazioni, ad esclusione degli immobili alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività d’impresa, risultanti dal bilancio dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2014, con l’applicazione di una imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito, dell’Irap e di eventuali addizionali nella misura del 10%. Tale imposta deve essere versata in un’unica rata entro il termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo d’imposta con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita.

Comma 898 – Innalzamento soglia contante
Viene disposto l’innalzamento da mille euro a tremila euro della soglia di limitazione all’uso del contante e dei titoli al portatore.

Comma 905 – aumento dell’aliquota dell’imposta di registro per il trasferimento a titolo oneroso dei terreni agricoli dal 12% al 15%
L’aliquota prevista dall’art. 1 della tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. n. 131/1986 per i trasferimenti a titolo oneroso di terreni agricoli è aumentata al 15%.
Commi 906-907- applicazione delle agevolazioni per la proprietà contadina ai trasferimenti a titolo oneroso di terreni agricoli e pertinenze anche a favore del coniuge o dei parenti in linea retta, coltivatori diretti e conviventi con soggetti aventi i requisiti di legge e a favore dei proprietari di masi chiusi
Il comma 906 modifica l’art. 2, comma 4-bis, d.l. n. 194/2009 stabilendo che le agevolazioni ivi previste si applichino anche ai trasferimenti di terreni agricoli e relative pertinenze a favore di proprietari dei masi chiusi di cui alla legge della provincia autonoma di Bolzano n. 17/2001, da loro abitualmente coltivati.
Il comma 906 estende le agevolazioni di cui all’art. 2, comma 4-bis, d.l. n. 194/2009 anche a favore del coniuge o dei parenti in linea retta, purché coltivatori diretti e conviventi, di soggetti aventi i requisiti di cui al citato art. 2, comma 4-bis.

Cannibalismo finanziario.

Se un uomo non è disposto a rischiare per le sue idee, o non valgono nulla le sue idee o non vale nulla lui.

Ezra Pound

Siamo alla conclusione di un altro anno difficile per noi, popolo del CIS.

Abbiamo sperato di vedere la conclusione della nostra dolorosa vicenda finanziaria, ma, purtroppo, anche il 2015 risulta essere un anno interlocutorio.

Siamo costretti ad aspettare ancora l’asseverazione e l’omologazione della manovra, imprescindibile necessità allo stato dei fatti.

Vorrei attirare la Vostra attenzione su una questione di importanza vitale: il futuro del nostro sistema commerciale.

Stiamo vivendo da quattro anni una vicenda finanziaria che ha messo a duro rischio la continuità del CIS.

In tre successivi esercizi, nei quali abbiamo denunciato consistenti perdite di bilancio, il collegio sindacale é stato molto chiaro, ponendo in discussione la continuità aziendale, in mancanza di un adeguato intervento di risanamento della debitoria nei confronti del ceto bancario conseguente all’inadempimento prolungato delle rate di mutuo.

Questi sono i fatti ed emergono con chiarezza dai verbali di tre successive assemblee ordinarie.

Vorrei proporvi di verificare quale effetto ha prodotto questo prolungato stato di crisi finanziaria del sistema immobiliare sulla realtà commerciale del nostro CIS.

In questi ultimi quattro anni ci siamo occupati, in maniera prevalente del ” contenitore ” e molto poco del contenuto, perdendo di vista che la progressiva perdita dell’efficacia del Sistema commerciale, ha prodotto un effetto devastante sul valore immobiliare. Quasi come se quel capannone che, per due decenni, era stato un valore aggiunto per l’impresa socia, fosse diventato un elemento negativo e condizionante per il suo sviluppo.

Siamo rimasti talmente sbalorditi dalla nostra situazione da perdere ogni sicurezza, al punto da smarrire ogni riferimento.

Stiamo ancora rincorrendo la manovra, nel suo complesso iter amministrativo, e non riusciamo a capire che la sua omologazione non è un punto di arrivo, ma solo e semplicemente un punto da cui partire per ritornare ad essere il CIS.

Non riusciamo a cogliere il cuore del problema e continuiamo a correre, come pazzi, dietro ad unico obiettivo: il capannone.

Di questo parliamo: fallimenti, inadempienza contrattuale, mutuo, sub mutuo, tassi variabili, tassi fissi, tassi eccedenti la soglia di usura, patto commissorio, contratti di leasing adempiuti, capannoni da collocare, costi esorbitanti per interessi ed oneri eccessivi per l’incidenza dei derivati e delle spese di consulenza.

É scattato il meccanismo della ” finestra rotta “, ognuno cerca di trovare riparo e nessuno si preoccupa di ripararla ed intanto il vento, la pioggia e la tempesta investono la casa.

Scusate ma quando parliamo di CIS?

Il cuore del CIS é il motore commerciale delle singole imprese, l’unico capace di garantire la vita dell’intero sistema.

Senza dedicare a quel motore l’attenzione che merita, tutto rimane fermo e si continuerà a parlare a vuoto di schemi finanziari, mutui, interessi, capannoni e contratti, mentre il valore immobiliare precipita perché non trova riscontro nella sua destinazione strumentale.

Perché non parliamo della destinazione degli immobili disponibili, della ricollocazione, di una nuova destinazione d’uso, dell’abolizione del vincolo di destinazione, dell’apertura ad una convergenza nel sistema commerciale del polo artigianale e produttivo nel settore della moda?

Perché non parliamo di trading di sistema per sviluppare la produzione e la distribuzione di prodotti con marchio proprio e stile italiano?

Perché non sviluppiamo una partecipazione fieristica di sistema per aggredire i mercati esteri?

Perché non affrontiamo, insieme, il problema della scarsa efficacia di una vetrina telematica multi settoriale del Cis?

Molti di noi questo lo stanno già facendo, di questo parliamo, ogni giorno, nelle nostre aziende e solo così riusciamo a trovare il nostro spazio in un mercato nuovo, completamente trasformato.

Attenzione, non è vero che il mercato all’ingrosso non esiste più, anzi esiste un mercato ancora più vasto di prima.

Non possiamo continuare ad aspettare i clienti nei nostri capannoni in un CIS ” deserto “: é come sperare di andare sulla luna con il furgoncino!

Quanto può durare ancora un’impresa che si regge solo sul lavoro di presenza?

Qual’é il vantaggio di stare al CIS se ognuno lavora per proprio conto ?

Dobbiamo scegliere e decidere se continuare” insieme” a fare impresa oppure abbandonare il CIS al ceto finanziario per produrre dalle sue ceneri un nuovo soggetto che non ci appartiene.

Un bella Bad Bank dove si collocano tutti gli incagli, garantiti da ipoteca, e il cerchio di chiude.

Cannibalismo finanziario, oggi va di moda!

Buon Anno a Tutti e Lunga Vita al CIS.

Emilio D’Angelo
Nota tecnica.

Nella Legge di Stabilità é stata introdotta una norma che consente la rivalutazione degli immobili destinati all’esercizio d’impresa.L’imposta di rivalutazione é stata fissata al 12%.Si versa in unica rata entro il 16.06.2016.

Per quanto riguarda, invece,  le nuove assunzioni di personale dipendente a tempo determinato sono state introdotte modifiche da 01.01.2016.

Il beneficio dei contributi a carico dell’impresa viene ridotto In misura del 40% dell’imponibile e vale solo per due anni.

In  caso di interesse, contattate il Vostro consulente.

Nell’era della dittatura finanziaria si intreccia la nostra storia.

Cari soci,

l’assemblea di fine luglio, complice il periodo feriale del successivo mese di agosto, ha interrotto il dialogo fra questo blog e Voi, unici destinatari delle mie riflessioni.
É vero che molti di Voi non sono inclini ad usare questo strumento di comunicazione, ma é altrettanto vero che non posso ignorare una grande incertezza che Vi suggerisce di mantenere un profilo più riservato per evitare di esporVi.
Oggi Vi scrivo a titolo personale per manifestare questo mio disagio nel proseguire l’attività con lo stesso spirito che, per circa tre anni, ha contrassegnato i miei interventi.
Ho deciso, pertanto, di prendermi una pausa di riflessione, sino a quando non avvertirò una maggiore consapevolezza del Vostro interesse a partecipare all’attività  di questo blog ed a quella del Patto di Sindacato, che possono essere sostenute solo con un consenso esplicito e convinto.
Non è stata una decisione semplice, ho lottato molto per dare una voce al CIS, grazie al sostegno generoso di tanti colleghi, ma devo amaramente prendere atto che non ci sono riuscito.
Troppo forte é la resistenza di un sistema chiuso in se stesso che comprime ogni progetto di cambiamento, troppo diffusa é la divisione di interessi e tante sono le preoccupazioni individuali che impediscono un libero confronto, troppo compressa é la formazione di un libero pensiero, fortemente condizionata dalla gravità della situazione finanziaria.
Tutto questo inibisce qualsiasi tentativo di ricercare una strada comune che restituisca la centralità degli interessi sociali, ma, soprattutto,la sopravvivenza del nostro CIS nel suo spirito costitutivo.

Avete vissuto sulla Vostra pelle l’inutilità di tanti sacrifici.Solo per noi non é arrivato il Santo Natale, tante serrande chiuse, nessun segno della Festa, ed interminabili aperture domenicali in isole deserte.
Cosa succede? Dov’è il CIS, quel centro vivace ed affollato nel quale non si trovava posto nemmeno per parcheggiare?
Il discorso ci porterebbe lontano, almeno dieci anni, durante i quali abbiamo ceduto il passo alla grande distribuzione e alla logistica, in un disegno complessivo, partorito proprio nel nostro grembo, che ha compresso il nostro sviluppo e mortificato il nostro modello di distribuzione, considerato, ormai, definitivamente, obsoleto.

La conversione  del nostro progetto d’impresa è iniziata proprio quando é stata proposta una nuova strategia finanziaria che, per vari e complessi motivi, anche di responsabilità gestionale, ci hanno portato all’attuale stato dell’opera.

A fine luglio, nell’ultima assemblea, il Patto di Sindacato non poteva che puntare a perdere, perché il bilancio, ostaggio della manovra proposta, andava assolutamente approvato.
Non esisteva alternativa percorribile.
La manovra, sottoposta ad asseverazione ed omologazione, non rappresenta solo un semplice accordo fra le Banche creditrici e l’organo amministrativo, ma si colloca sotto la tutela della legge fallimentare per una specifica necessità tecnica.
La perdurante fase di inadempimento, che durava, e dura tuttora, dal dicembre 2011, ha reso immediatamente esigibile il nostro debito complessivo e solo la tutela della legge fallimentare poteva garantirci di evitare una eventuale azione di recupero da parte del ceto bancario con disastrosi effetti sulla continuità aziendale.
La direzione aziendale ha teso sempre nella stessa, unica direzione: rendere disponibile circa un terzo del patrimonio immobiliare ipotecato, per attribuirlo al ceto bancario e destinarlo a successive operazioni immobiliari.
Questo indirizzo strategico si è reso ancora più necessario per l’ingiustificato finanziamento di circa 40 milioni di euro a favore di Interporto Campano, sottraendo risorse che potevano essere accantonate per affrontare la manovra su un piano strategico diverso.
Quelle erano risorse appostate dalla maggioranza dei soci virtuosi che continuano a pagare le rate di sub mutuo, senza ottenere la riduzione dell’esposizione ipotecaria.
La manovra non restituirà mai al CIS l’intero importo finanziato perché la parte più consistente é stato destinato, per preciso accordo con il ceto bancario, ad incrementare la partecipazione del CIS ad Interporto Campano.
Anche le consistenti spese di consulenza legale e finanziaria incidono esclusivamente sul CIS, così come sono state appostate nell’ultimo bilancio, e non sul ceto bancario, a titolo di indennizzo per il lamentato anatocismo nel calcolo degli interessi,

Questo orientamento strategico  emerse chiaramente già nell’assemblea di maggio 2014, quando il Presidente, dopo aver annunciato il progetto di frazionamento dell’ipoteca, abbandonò la riunione rinunciando a qualsiasi confronto, proprio nella sede istituzionalmente prevista.
Questo progetto rimane e rimarrà l’unico, anche dopo l’omologazione della manovra, perché non é stato mai avviato un confronto con la base sociale per individuare soluzioni alternative, alla luce della diffusa aspirazione di rilanciare la nostra vocazione costitutiva.
Cosa impedisce di ricercare strumenti finanziari all’interno della compagine sociale?
Cosa impedisce il rilancio della gestione commerciale degli immobili disponibili?
Cosa impedisce un progetto di conversione industriale del sistema CIS, attraverso il realizzabile mutamento della destinazione d’uso?
Solo una scelta precisa e preordinata di smantellare l’attuale assetto sociale per diluire il CIS in un nuovo soggetto con forte connotazione finanziaria.
Per ottenere questo obiettivo il c.d.a. ha esercitato l’azione fallimentare contro i soci inadempienti, fiaccando la resistenza delle aziende più deboli, ma lacerando il vincolo di solidarietà sociale che aveva distinto il CIS per un ventennio.

Quel vincolo aveva consentito la nascita della Cisfi prima e della Banca Popolare di Sviluppo più tardi.

La storia di quest’ultimo anno ci consegna una Cisfi decapitata dal suo leader fondativo, Giovanni Cacace, perché aveva osato opporsi alle delibere di finanziamento a favore di Interporto.
Il Presidente Punzo ha assunto la prima carica anche nella Cisfi, accettando il controllo di una parte del ceto bancario che ha assecondato l’operazione per evidenti interessi convergenti, considerata l’esposizione finanziaria in Interporto Campano e la partecipazione diretta al capitale sociale.

La Banca Popolare di Sviluppo ha subito una profonda crisi finanziaria, dopo l’intervento della Banca d’Italia che ha rimosso l’organo amministrativo per grave incompatibilità nel ruolo, proprio in ordine alle delibere degli affidamenti.
Sono emerse molte posizioni di crediti in sofferenza e la necessità del nuovo consiglio d’amministrazione di intraprendere una politica di accantonamento forzato sul fondo ” perdite su crediti” con conseguente riduzione del capitale sociale.
Questo non é un fenomeno che riguarda la singola Banca, ma un problema generale molto diffuso che occupa la cronaca drammatica di questi ultimi giorni ed ha prodotto un severo intervento normativo a livello comunitario.
Molte cose cambieranno nel rapporto fra Banca e cliente.

É cronaca recente la posizione assunta dal Presidente Punzo per impedire la ricapitalizzazione della Banca attraverso la proposta trasformazione per consentire l’ apertura al mercato azionario esterno al Distretto.
Ipotesi questa percorribile, ma solo se sostenuta con concreta manifestazione di disponibilità all’apporto di capitale fresco.
Diversamente resta solo un’azione ostativa alla continuità della Banca che non produce effetti di risanamento e tanto meno un vantaggio ai correntisti della Banca, in area CIS, che vedrebbero compromessa la continuità del rapporto.

Questi sono i fatti e, con modulazioni diverse, li ho già raccontati senza ricevere mai ascolto dal Presidente che ha preferito arroccarsi nel Suo Interporto, circondato dai sui fedeli collaboratori e da un consiglio condiscendente che, di volta in volta, ha sostituito ed integrato secondo le circostanze e le necessità.

Sino a quando non verrà restituita al CIS la sua centralità, la sua indipendenza finanziaria dal distretto e la sua autonoma strategia commerciale, non avremo alcuna speranza di garantire una “Lunga Vita al CIS” ma nascerà un nuovo soggetto, succube del sistema finanziario, che continuerà ad essere subordinato in un sistema di relazione di interessi non sempre coincidenti coi nostri.

Questo ci insegna la storia di quest’ultimo decennio.

Solo un Patto di Sindacato di voto, convinto e coeso, poteva garantire questo cambiamento, nessuno di noi da solo può realizzarlo.

Se sarete pronti, io ci sarò, diversamente me ne farò una ragione.

Emilio D’Angelo

Nel segno del rispetto del contratto sociale.

“È facile parlare cambiando parere e opinioni secondo l’interlocutore fingendo di difendere tutti pensando a k propri, per togliere il cappio devi saper ascoltare non sentire le persone che sfogandosi con quelli che a te sembrano piagnistei, ti ritengono (sbagliando) in quel momento speciale.”

Questo commento, postato su Facebook qualche giorno fa, mi ha profondamente turbato e mi offre l’occasione per proporre una serena riflessione sull’attuale stato dei fatti.
Quando proposi ad alcuni colleghi ed amici di costituire un Patto di Sindacato di voto, fui molto chiaro.
Desideravo proporre ai soci un metodo di partecipazione alla vita sociale in un momento di straordinaria criticità per avviare un profondo e consapevole cambiamento dei criteri di governance.

Il mio obiettivo non era, e non è, il conflitto personale ma il confronto delle idee, la verifica dei fatti, il rispetto dei patti fondanti del nostro sistema consortile, un governo autonomo della strategia societaria.

Riconoscere che  il CIS è stato guidato sin dalla fondazione dal Presidente con indiscusso successo e che con il Cis viene identificato nel comune intendere della gente l’intero distretto, non è un atto di sudditanza psicologica o ancora peggio di interessata condiscendenza, e tanto meno rappresenta una condivisione della strategia politica ed amministrativa realizzata nell’ultimo decennio.

Vi ricordo che proprio nell’immediata vigilia di quel periodo che prevedeva la profonda trasformazione del nostro contratto sociale, dichiarai, in consiglio ed in assemblea,  la mia ferma opposizione alla proposta di modifica dello statuto che si rendeva necessaria ed essenziale per intraprendere l’attività finanziaria.
Senza quella modifica la nostra società non avrebbe potuto mai assumere il rischio dell’operazione di finanziamento, né sottoscrivere il contratto di mutuo, autorizzando l’iscrizione ipotecaria su tutti gli immobili strumentali ceduti in leasing delle aziende socie sub mutuatarie.

Si trattava di una profonda rivoluzione del nostro contratto sociale che prevedeva, sin dalla prima ora, la costruzione e l’organizzazione di un sistema commerciale destinato alla distribuzione all’ingrosso.
Il contratto di leasing, con diritto di riscatto, è stato lo strumento tecnico, giuridico, fiscale e finanziario, per realizzare la costruzione di immobili destinati all’attività delle imprese.

Questo era il contratto sociale che ci indusse ad aderire all’impresa con entusiasmo e lealtà e, se tale contratto per la parte immobiliare risultava realizzato, rimaneva solo da proseguire la corretta gestione organizzativa ed amministrativa del centro, quella che, con colpevole approssimazione, definiamo gestione condominiale.

Il ricambio di utenza, attraverso la cessione del contratto di leasing aveva, sino ad allora, funzionato come ammortizzatore per consentire alle aziende in crisi di concludere l’esperienza nel CIS, senza gravi conseguenze individuali e senza danno per la comunità consortile.
La crisi finanziaria è stata sicuramente accelerata dal mancato ricambio di utenza che ha determinato un gravoso accumulo del “magazzino” capannoni ed un notevole deterioramento del  suo valore commerciale.

Quale è l’obiettivo strategico di questa impostazione di politica commerciale?

Resta un interrogativo drammatico, perché coinvolge il futuro della società e resterà vivo anche dopo l’omologazione della manovra.

A metà percorso della vita del contratto di mutuo, la nostra società ha cominciato ad avvertire i primi segnali di sofferenza nell’esecuzione del contratto di finanziamento per vari motivi, sia di natura strutturale che d’ordine generale, per il peggioramento del sistema economico e finanziario a livello globale.
La criticità della nostra condizione è emersa, con maggiore evidenza contabile, nell’assemblea ordinaria prevista per l’approvazione del bilancio dell’esercizio 2011.
Non intendo ripetere la discussione su vari profili critici,  più volte espressi e registrati a verbale in tre successive assemblee.
Resta, comunque, il fatto che la strategia del direttivo è risultata univoca e determinata ed ha teso, unicamente, a trovare un accordo con il ceto bancario per pianificare una manovra di rientro, mettendo a disposizione delle banche creditrici un’area immobiliare di  centomila metri quadrati, corrispondente  alle presunte aziende inadempienti.

Tale manovra, tecnicamente autonoma, ma sostanzialmente subordinata da un criterio di gestione di gruppo, ha interessato, infatti, anche l’area finanziaria di Interporto Campano.
Questo è un dato di fatto e non si può ignorare la visione strategica complessiva del ” gruppo” anche se, nei suoi effetti giuridici, il collegamento tra le due società è rappresentato solo da una partecipazione non qualificata del CIS al capitale della Cisfi e di Interporto Campano, insufficiente per giustificare, sul piano strettamente legale, le anticipazioni finanziarie deliberate dal CIS a favore di Interporto, in un periodo  di sospensione dei pagamenti.

C’è un motivo di fondo che ha impedito una più efficace fusione delle due compagini sociali: la profonda differenza della composizione sociale.
Il CIS, pur essendo una società per azioni, ha una natura intimamente consortile con una notevole frammentazione delle quote di partecipazione, strettamente vincolate e proporzionate ai metri quadrati dei capannoni, a qualsiasi titolo detenuti per l’autonoma attività di impresa, nel settore del commercio all’ingrosso.

Uno stretto vincolo di relazione fra quote di partecipazione societaria e possesso degli immobili, condiziona l’assetto societario e qualifica il socio azionista, impedendo qualsiasi apporto di capitale esterno agli interessi costitutivi del CIS.

Questa è la natura consortile del CIS, così fu sapientemente individuata da un indimenticabile giurista, il notaio Canio Restaino, raro esempio di acuto ingegno professionale e grande umanità.

Cisfi è stato il polmone finanziario per sviluppare le imprese di Interporto, prima, e Vulcano, più tardi; nessun intervento è stato mai realizzato a favore del CIS che ha vissuto e si è sviluppato con grande impegno consortile.
Le quote di partecipazione della Cisfi, sono state liberamente raccolte nell’area CIS, ma anche all’esterno, non escludendo investitori istituzionali.
Cisfi , socio di maggioranza di Interporto, ne controlla l’attività, dandone conto, nei modi previsti dalla legge, ai soci di minoranza.

Questa premessa è necessaria per comprendere l’impostazione strategica della manovra finanziaria di ripianamento del CIS.
L’organo amministrativo ha sospeso il pagamento delle rate di mutuo al ceto bancario a dicembre 2011 lamentando la perdurante morosità di circa un terzo delle aziende socie, sub mutuatarie.
Tale insolvenza ha inciso profondamente sui costi finanziari, compreso quello dei derivati stipulati a garanzia della temuta oscillazione del tasso d’interesse, che fu convenuto variabile nel contratto madre.
Infatti, non trovando regolare copertura una consistente percentuale di rate di sub mutuo, comprensive di capitale, interessi ed accessori, la quota di interessi e derivati, che gravava su tali rate, ha finito con l’incidere direttamente sul conto economico della società, determinando, consistenti perdite in tre successivi esercizi e, con alta probabilità, anche in quello in corso.

Fu avviata una complessa trattativa con il ceto bancario per mettere in sicurezza i soci virtuosi che continuavano a pagare al CIS le rate di sub mutuo, pur consapevoli che le stesse non venivano riversate al ceto bancario a riduzione dell’esposizione ipotecaria sul singolo cespite.
Nessuno può negare che questa scelta era doverosa, considerata la solidarietà del debito in capo a tutti i soci del CIS e la corrispondente garanzia ipotecaria rilasciata sui cespiti di tutti i soci che hanno aderito al finanziamento.
Il punto più critico del problema era quello di ottenere il frazionamento dell’ipoteca fra i soci morosi e quelli adempienti.
Questo punto critico con la manovra, in corso di asseverazione ed omologazione, viene affrontato e risolto, a caro prezzo, ma viene risolto.
Non è questione di fare o non fare i fatti propri, dai quali, fra l’altro sono esclusi coloro che hanno riscattato il contratto di mutuo, alla sua naturale scadenza, nel rispetto dei patti contrattuali e le aziende che non hanno stipulato il contratto di  sub mutuo.

La questione, purtroppo, è che non esiste una diversa  soluzione da negoziare per mettere in sicurezza gli immobili strumentali della maggioranza delle aziende socie virtuose sub mutuatarie che hanno già rimborsato la maggior parte del finanziamento.

Attribuire, quindi, un atteggiamento incoerente o contraddittorio a chi propugna una sollecita omologazione della manovra, mi sembra profondamente ingiusto.

Non si dimentichi che la prolungata sospensione dei pagamenti ha confinato la manovra sotto la tutela della legge fallimentare.

Questo non esclude che il blog ed il Patto di Sindacato,  con il contributo determinante di tanti generosi colleghi, da circa tre anni, seguono l’evoluzione di questo prolungato stato di crisi, senza escludere una critica severa ma costruttiva , rappresentata con numerosi interventi, espressi con chiarezza fattuale e proposte risolutive.

Niente viene sconfessato o ridotto ad inezia discorsiva.

Tutto pesa nella misura nella quale è stata esposta, con dovizia di numeri e documenti, registrati agli atti  negli archivi camerali.

Sul piano personale aggiungo che sono profondamente rammaricato dal pregiudiziale rifiuto di ogni forma di collaborazione che è stato posto in essere dall’organo amministrativo, fondato sull’errato presupposto che l’azione del Patto di Sindacato realizzava un comportamento ostativo e contrario all’interesse comune.

Non potrò mai dimenticare alcuni episodi di intolleranza, registrati in atti formali, che hanno ostacolato un confronto fisiologico e non patologico tra rappresentati e rappresentante della comunità sociale.

In questo senso i miei ultimi interventi, attraverso il blog, hanno teso a rappresentare uno stimolo ad una maggiore unità d’intenti di tutta la compagine sociale, nel segno di quella grande solidarietà consortile che ci ha visti protagonisti sin dall’inizio.

Un invito a non dividerci su questioni importanti ma marginali, rispetto al cuore del problema che investe il futuro e la sopravvivenza del CIS.

Il confronto assembleare è stato opportunamente rinviato in un periodo che offra maggiori garanzie di stabilità, che solo la manovra, pur non priva di incongruenze e difficoltà, comunque ci offre.
Una volta affermai che la medicina è amara, ma necessaria.

Non nascondo, infine, che continuo ad avere una grande attenzione per i soci più deboli, che sono stato oggetto dell’azione fallimentare.
Ho sempre pensato che avremmo dovuto trovare, insieme, una soluzione più adeguata per risolvere un contenzioso che, comunque esiste e non, certamente, per responsabilità della comunità sociale che, legittimamente tende a favorire una soluzione della crisi per garantire serenità e continuità alla propria azienda.

Solo questo è l’aspetto individuale, quello che attiene ai ” fatti propri”!

Giustizia e verità sono valori ideali di  caratura universale e non si possono attribuire a categorie individuali perché non corrisponderebbero ad una valutazione oggettiva.
Con questo non nego il dramma di un socio fallito, né ho alcuna difficoltà a riconoscere che il ricorso all’azione fallimentare, come ho già esposto, è una misura di tutela sproporzionata ed inadeguata alle circostanze di fatto e di diritto.
Per questo noi del Patto ci siamo espressi con chiarezza, ottenendo, di fatto, una moderazione nell’utilizzo di questo strumento e sono fiducioso che, a manovra omologata, dovrà essere individuata una soluzione equilibrata anche per risolvere questo drammatico problema.

L’esperienza del Patto, rivivrà a lungo nella memoria del CIS, perché ha rappresentato un percorso di crescita e di consapevolezza che si perfezionerà a manovra conclusa.

Ci aspettano scelte importanti e decisioni vitali da prendere.

Dovrà crescere nei soci la volontà ed il desiderio di aggregarsi e restare uniti, non per travolgere il passato e, tanto meno, per distruggere quanto di bello abbiamo realizzato, ma per costruire il futuro con responsabilità e passione.

Nessuno di noi ha il dono dell’infallibilità, e tanto meno la supponenza di stare sempre nel giusto ed anche il Patto dovrà rinnovarsi per ricercare un consenso convinto e la partecipazione attiva della maggioranza dei soci, con tutto il rispetto e la riconoscenza per chi sino ad ora si è esposto e si è battuto, con onestà intellettuale,  nell’interesse di tutti.

La manovra non rappresenta la conclusione di un percorso di risanamento ma solo la prima, indispensabile tappa per dare corso al nostro progetto di una Lunga Vita al CIS, per quello che esso rappresenta nella Vita di ognuno di noi.

A nome di tutto il direttivo formulo a tutti i soci ed ai lettori del blog, i migliori auguri per il Santo Natale ed un nuovo anno, portatore di serenità e fiducia.

Emilio D’Angelo
Componente del direttivo del Patto di Sindacato di voto dei soci del CIS S.p.A.

Un ponte per uscire dal limbo.

Il rapporto Censis, recentemente pubblicato, descrive un Paese che vive in letargo, quasi in un limbo, nel quale galleggia una società indecisa nella quale alcuni difendono ad ogni costo antichi privilegi ed altri cercano di sopravvivere.
Noi, gente del Sud, conosciamo da tempo l’arte di arrangiarsi ed aspettiamo malinconicamente che ” Adda passá ‘a nuttata “.
É una società ferma che non riesce più a riconoscere nuove prospettive e continua a ragionare secondo vecchi schemi di assoggettamento al potere, pur di realizzare la propria occasionale convenienza.
Il potere non è più rappresentato dalla politica, ma dall’intreccio delle relazioni finanziarie che dominano e ne subordinano qualsiasi espressione.
Il meccanismo é ancor più sofisticato se si considera che il potere finanziario non ha patria né confini, perché acquisisce proseliti ovunque, di alto e di basso profilo.
Questa è la nostra situazione, un limbo nel quale il silenzio di soggezione rappresenta l’espressione più significativa di una profonda impotenza che impedisce di riconoscere qualsiasi luce di speranza.
Noi, al CIS, stiamo vivendo da oltre tre anni questa condizione, un letargo profondo che ci impedisce ogni iniziativa, sopprimendo prospettive e speranze.
Pur riconoscendo che la profonda crisi del sistema CIS é dipesa dal forte indebitamento, conseguente al mancato rimborso di uno sciagurato contratto di mutuo che ha praticamente ipotecato la quasi totalità degli immobili destinati all’attività delle imprese, occorre osservare che molte altre cause hanno determinato il mancato rimborso.
Certamente, tra queste, c’è il mancato pagamento delle rate di sub mutuo di circa un 30% di aziende socie.
Allo stesso modo e nella stessa misura ci sono i finanziamenti destinati dal CIS ad Interporto.
Non va nemmeno trascurata l’incidenza di vistose perdite per l’impiego di derivati a copertura del rischio di fluttuazione dei tassi e il gravoso onere di spese di consulenza fiscale, finanziaria e legale.
Eppure se tutto questo avrebbe potuto abbattere anche un toro, il CIS, forte della sua solidarietà consortile, unico esempio in Italia, non sarebbe mai andato in letargo se non avesse rinunciato a qualsiasi attività di ricollocazione dei capannoni liberi e disponibili da oltre tre anni.
Il valore immobiliare dei cespiti, una volta sopravvalutato ma, ormai, ai minimi storici, ha ancora capienza per compensare il residuo debito delle aziende socie in difficoltà.
Questa oggettiva considerazione ci spinse a costituire un Patto di Sindacato, per stimolare e promuovere una maggiore consapevolezza fra le aziende socie e proporre una maggiore tutela dei contratti di leasing, vistosamente a rischio sia per i soci morosi, sottoposti ad azione fallimentare, che per quelli adempienti, costretti a pagare senza ottenere la riduzione del debito e della conseguente iscrizione ipotecaria.
L’azione fu accolta dall’organo amministrativo con pregiudiziale ostilità, rifiutando  ogni forma di collaborazione.
Il popolo del limbo si divise ed ognuno ricercò la strada individuale più conveniente, talvolta all’ombra della protezione del potere costituito.
Ora siamo nella fase di galleggiamento più accentuata, non si muove foglia, tutti, me compreso, aspettiamo prudentemente l’asseverazione e l’omologazione della manovra concordata con il potere finanziario.
Non esiste altra possibilità, bere o affogare.
Siamo già sotto tutela della legge fallimentare, é un dato di fatto e non abbiamo alternativa.
Solo dopo l’asseverazione e l’omologazione della manovra potremo avere una nuova prospettiva di risanamento e rilancio del CIS.
Solo allora conteranno le qualità degli uomini, la consapevolezza dei soci e la valutazione oggettiva delle cause che ci hanno portato ad un passo dalla fine.
A che serve ora dividerci su scelte ed orientamenti  relativi a fatti importanti, ma sicuramente marginali rispetto al cuore del nostro problema?
La Banca si è allontanata da CIS, ormai da tempo, quando l’intervento dell’organo ispettivo della Banca d’Italia ha esautorato consiglio d’amministrazione e collegio sindacale.
Perché dobbiamo scontrarci e dividervi per una causa che appartiene, ormai, solo al mondo finanziario, un intreccio di interessi e di potere, ormai estraneo al nostro progetto sociale?

Al cuore del problema dobbiamo puntare, al cuore, amici e colleghi, solo al cuore, aspettando con pazienza che si creino le condizioni di sicurezza per agire con determinazione.
Il resto è fuoco di paglia che produce solo molto fumo e ci confonde le idee.
Non occorrono prove muscolari, tantomeno provocazioni da ricercare fuori dal nostro contesto.
Non lasciamoci  trascinare dalla facile tendenza di inseguire la caccia disperata di cause e comportamenti esterni, dalla cronaca strumentale di fatti e circostanze che tendono a coinvolgere nomi famosi per rendere più torbido l’ambiente.
Non sono il difensore di nessuno, difendo solo la nostra Bandiera.
Noi siamo il CIS e nel CIS, nel nostro progetto consortile dobbiamo ritrovare unità e concentrazione.
Non siamo chiamati a salvare il mondo, dobbiamo salvare solo il nostro CIS, al resto ci pensino altri.
Per questo vorrei che ognuno di Voi si calasse giù nell’inferno per riconoscerlo ed evitare che bruci i nostri sogni, i nostri ideali e le nostre speranze .
A Voi soci, aderenti e non aderenti al Patto, dico con chiarezza che io sono con Voi e non dispero mai di poter sanare, insieme a Voi, questa dolorosa ferita, ma sappiate, tutti, che mai mi troverete alleato contro il CIS, per nessuna ragione, e mai mi presterò ad assecondare commenti ingiuriosi, da qualsiasi parte provengono, contro chiunque di noi.

Sono molto addolorato da un commento postato su Facebook da un socio, sottoposto all’azione fallimentare.

Descrive il CIS come una comunità incapace di cercare giustizia e verità per mancanza di coraggio. Uno stuolo di “cornacchie” fa solo inutile rumore ma, con colpevole connivenza, non dice la verità.

Qual’é la verità, qual’é la giustizia?

Buttare a mare tutto quello che si è fatto in circa un trentennio, sacrifici, imprese, famiglie, collaboratori, in una catarsi collettiva solo per abbattere un mito, per vederlo nella polvere, insieme a noi, mi sembra veramente insensato. Restiamo nel mondo della logica del confronto, accesso, polemico, rifiutato, ma sempre e solo in quel mondo.

La verità non è sempre assoluta, la giustizia si realizza nell’interesse della collettività, nella tutela dei valori più importanti che coinvolgono il futuro delle prossime generazioni.Abbiamo tempo e spazio per recuperare la nostra unità consortile, occorre solo buona volontà, rinunciando a posizioni pregiudiziali che ci portano inesorabilmente verso la fine della nostra storia.

Per principio, per scelta e per vocazione : Io sto con il CIS e Voi?

Emilio D’Angelo

Il CIS , prima di tutto!

Come é strana la vita!
Quante volte ci capita di vedere uomini che una volta stavano a braccetto e poi litigano e si affrontano come acerrimi nemici.
Altre volte vediamo tanta gente che trasforma, all’occorrenza, immagine, ideali, principi e , talvolta anche mestiere o professione.
Cosa spinge l’uomo a questo?
Il banale motivo risiede esclusivamente nel gioco degli interessi e nella ricerca del potere, come strumento indispensabile per assecondare la propria aspirazione.
Null’altro!
La terribile crisi di valori, tutti assoggettati alla sete di potere finanziario, produce danni irreparabili.
Noi stiamo vivendo il momento più drammatico di questa crisi, a livello globale.
Il mondo é in grave difficoltà e le guerre di religione, con migliaia di vittime e gravissimi delitti, sono solo l’aspetto esteriore che nasconde il profondo disagio sociale di categorie, razze, generazioni che non appartiene assolutamente alla sfera spirituale.
É l’umanità che soffre l’evidente squilibrio delle risorse necessarie per la sopravvivenza.
Un mondo dominato dai principi finanziari, dai signori del dio denaro, dagli interessi individuali, dallo spirito di sopraffazione non potrà mai trovare equilibrio e pace sociale.

Cari soci del Cis,
siamo stati chiamati a raccolta per reclamare la dignità delle origini di un coraggioso progetto: la nostra Banca Popolare.
Con orgoglio e fiducia sottoscrivemmo la nostra partecipazione per dare forza al nostro comparto sociale, così come nel CIS trovò sostegno e risorse fondamentali la CISFI, società trainante di Interporto Campano.
Quanti sogni e quanti progetti , sostenuti con sacrifici immani ed un impegno serissimo!
Vi guardo in volto ad uno ad uno e Vi vedo tristi, preoccupati, ma, soprattutto confusi.
Siamo chiamati a raccolta dal Presidente ed avremmo dovuto rispondere con unità, anche se non tutti condividiamo la linea politica ed amministrativa realizzata in questi ultimi anni.
Il Presidente rappresenta il CIS ed io avverto il dovere di seguire il CIS , pure all’inferno, lottando per uscirne fuori, perché qui sono le mie radici ed il senso della mia vita professionale.
Questo non mi impedisce di dire, con assoluta chiarezza, che la lunga lettera del nostro Presidente, pur richiamando legittimamente le radici fondanti della Banca, non propone una soluzione efficace per garantirne la continuità.
L’aumento di capitale é assolutamente necessario ed il problema non si risolve per via giudiziaria.
Non vorrei che anche la Banca rimanesse vittima di una lotta di potere, perché non é in gioco solo il capitale investito e la dignità delle origini ma la sua stessa vita e nella Banca Popolare ci lavorano donne e uomini della nostra terra e nella Banca confidano centinaia di aziende socie.
In questa delicata occasione il CIS non ha affrontato il problema con spirito unitario e consapevole.
Forte é stato il condizionamento esercitato, da una parte e dall’altra, un senso di naturale subordinazione verso chi esercita il potere di gestione finanziaria.
La divisione nella scelta dipende anche da altri fattori di giudizio che si riferiscono, in particolare, all’intervento dell’organo ispettivo della Banca d’Italia che determinò la necessità di nominare un nuovo organo amministrativo.
Non intendo alimentare nuove e dolorose polemiche, ma solo affermare il principio che una ragionevole e fattiva composizione della vertenza potrebbe ancora consentire di tutelare una risorsa importante per il territorio.
Abbiamo di nostro già tanti problemi e non ci serve proprio dividerci ancora, tra buoni e cattivi o analoghe categorie di pregiudizio.

Si tenga sempre in gran conto che uno solo é il nostro obiettivo:

Lunga Vita al Cis!

Emilio D’Angelo

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