Buone vacanze, CIS

Buone vacanze.

Questo é un bel momento per tutti noi, un breve periodo di pausa dal quotidiano impegno nella vita di lavoro.
Vorrei salutare i miei lettori con un messaggio di grande serenità.
Esiste un solo CIS, quello che oggi chiude con il cuore felice per andare in vacanza e non ci sarà mai posto, fra noi soci, per chi potrebbe dividerlo.
Esiste solo un differente pensiero sul modo di uscire dalla profonda crisi di gestione che stiamo ancora vivendo.
Sono incontestabili i fatti, le circostanze, gli errori e le responsabilità che hanno prodotto amare conseguenze per il nostro impianto sociale.
Nessuno può negare che la spiccata natura consortile che ha distinto un lungo periodo di benessere e di successo del nostro CIS  sia stata profondamente tradita dalle regole amministrative introdotte dall’Accordo di Ristrutturazione del debito.
La trasformazione di una parte consistente del debito (154 m.) in partecipazione al patrimonio delle banche creditrici attraverso gli S.F.P. rappresenta il nodo fondamentale della questione che dovremo affrontare nell’immediato futuro.
Io auspico che questo futuro sia affrontato dalla comunità sociale con uno spirito più unitario e meno polemico.
Vorrei che potesse emergere un confronto costruttivo perché, di fatto, andiamo tutti nella stessa direzione.
Vorrei che il passato non fosse più motivo di scontro ma ragione di riflessione per non commettere più gli stessi errori ma, soprattutto, per rivalutare l’eccezionalità di quello che abbiamo costruito.
Per fare questo e farlo insieme, dobbiamo rinunciare alla nostra individualità per favorire la rinascita del collettivo.
Vi dico con chiarezza che le azioni legali intraprese non tendono a destabilizzare il CIS ma ad introdurre nuovi criteri di gestione amministrativa per interrompere due pericolose tendenze.
La prima é la consolidata soccombenza amministrativa e strategica del CIS ad Interporto Campano.
La seconda é la crescita esponenziale dei costi e delle spese di gestione che non afferiscono in maniera specifica alle effettive esigenze del condominio CIS, ma solo alla natura finanziaria della società, ormai prossima alla stabilizzazione.
Le cause introdotte da una minoranza qualificata e la prossima che introdurremo in opposizione al bilancio 2017 sono elementi vitali di confronto innanzi ad un organo sovrano, non sono dichiarazioni di guerra alla società.
Sono atti legittimi proposti nell’interesse della società che non impediscono un confronto extra giudiziario per dirimere o risolvere alcune delle questioni proposte, con particolare riferimento alle due questioni fondamentali che ho indicato sopra.
Sono tranquillo e sicuro che alla fine prevarrà il nostro sentimento comune di appartenenza e rimarremo noi soci a decidere il nostro futuro.
Guardo con particolare interesse ai giovani e alle donne che ho incontrato in tante riunioni e confronti, guardo al nuovo spirito di colleganza che si sta sviluppando, al nuovo interesse per la Casa comune.
Ecco,  se riuscissimo a far convergere tutto questo verso un confronto scevro da inutili polemiche e tristi richiami del passato,sicuramente saremmo ad un buon punto.
Propongo di realizzare al ritorno dalle ferie un evento che chiamerei Casa CIS un incontro fra soci per un confronto leale ed aperto.
Intanto, buone e serene vacanze a tutti

 

Annunci

Video

Non si uccide così, anche la speranza!

Chi non conosce la verità può essere uno sciocco, ma chi  conoscendola, la chiama bugia, è un malfattore.      ( Bertold Brecht “Vita di Galileo”)

Ebbene un giorno, per  singolare coincidenza, due aziende socie scrivono due testi esattamente identici, in ogni espressione, persino nella punteggiatura, ma non basta..

Usano lo stesso criterio di diffusione, indirizzano le due lettere all’avvocato che tutela i diritti della minoranza in opposizione, ma, nello stesso momento , caso strano, la inviano per conoscenza al presidente del CIS ed la diffondono a tutte le aziende socie che hanno sottoscritto il ricorso contro il bilancio 2016.

Cosa comunicano?

Si dissociano dall’azione giudiziaria di opposizione al bilancio 2016  consapevolmente intrapresa.

Questo ripensamento rappresenta l’esercizio di  un diritto di rinuncia all’azione che non ne pregiudica la prosecuzione, considerata la vasta adesione di altre aziende socie, cinque volte superiore ai limiti di legge.

Il punto umiliante della questione, purtroppo, sta nel fatto che tali lettere rivelano  lo scopo manifesto di discreditare moralmente le aziende socie che hanno proposto il ricorso per fiaccarne la resistenza.

” Al di là della dubbia legittimità e correttezza delle persone che mi hanno contattato, nonché delle altre persone coinvolte nella vicenda”

Non è leale, è un attacco premeditato al vincolo consortile che dovrebbe unirci per cercare tutte le soluzioni più adeguate, nell’ambito della legge, allo scopo di recuperare una dignità sociale ripetutamente violata, e Voi tutti ne siete consapevoli.

A chi conviene tutta questa montatura?

La vicenda che coinvolge me per primo e con me una settantina di aziende socie, antiche ed onorate, non è altro che un ordinario ricorso alla Magistratura di questo Stato, un organo indipendente e sovrano.

La nostra è un’azione  legittima, nel senso più autentico del termine, perché rivolto alla tutela dei diritti del socio e nel rispetto della legge.

La nostra è  un’azione corretta perché contesta, nei modi e nei tempi previsti delle norme, alcune determinazioni di bilancio, consolidate nel tempo, che hanno prodotto danni persistenti alla comunità sociale, come dimostra l’evidenza della necessità di un Accordo di Ristrutturazione del debito  per liberare il CIS  dalle  sciagurate ipoteche e dal peso devastante  dei mutui, degli interessi e dei derivati.

Noi ci difendiamo, a nostre spese, con i mezzi che la Legge ci consente al solo scopo di esercitare  un legittimo controllo sulle determinazioni che incidono sulla regolarità della vita sociale.

Lascio a Voi lettori una valutazione sui testi e sulle circostanze riferite.

Noi sappiamo vivere in un solo modo la nostra responsabilità sociale: con dignità e rispetto delle regole e delle persone e non rinunciamo alla nostra azione per una squallida manovra di delegittimazione.

Andremo avanti per la nostra strada, quella del diritto, l’unica che conosciamo.

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo in proprio e per conto di ognuno dei ricorrenti.

 

 

 

 

Quando sarà libero il CIS?


Che cosa grande è stato il CIS!
Voi ci pensate, si mettono insieme 200 commercianti, guidati da Gianni Punzo, e costruiscono una città dell’ingrosso in sei magnifiche isole.
Queste isole, con il lavoro della gente, diventano presto isole del tesoro, e la richiesta aumenta, così ampliammo il CIS con altre due isole e diventammo trecento.
L’intuizione di un grande giurista, Canio Restaino, tradusse in diritto quello che avevamo creato: un impresa consortile, la più grande del mondo.
Inventò la formula del Socio- Utilizzatore  e vincolò in rigida proporzione i metri posseduti con la quantità delle azioni assegnate.
Inventò la Democrazia Assembleare, intuendo che alla lunga il valore del rapporto condominiale sarebbe stato di gran lunga superiore a quello individuale.
Esaltò il valore collettivo e creò le basi perché nascesse il Sistema CIS.
Questa era la Dignità dei soci CIS.

Testo parziale, ripreso dall’articolo “Caro Notaio”

 

 

L’altra sera in Assemblea c’era ancora un po’ di quel CIS, c’erano aziende che contavano anni di storia d’impresa ed antiche tradizioni di famiglia.

C’erano un centinaio di soci che amano il CIS come casa propria e lo hanno vissuto per trent’anni con onore e dignità.
Eppure sono stati accolti come gente qualunque, passati al vaglio da un anonimo banco di accettazione con accento del Nord, arrivato a Nola con il navigatore, giusto per una sera.
Una bella idea del precedente A.D. , quello che è andato via solo dopo un anno con un cospicuo risarcimento in seguito a dimissioni volontarie rassegnate per “cause e ragioni oggettive e soggettive” allo stato ancora non rivelate, pur dopo almeno quattro pareri pro veritate richiesti a famosi legali.

Dopo aver indossato il nostro collarino blu, grazie a Dio,avendo ancora diritto al voto, ci accorgiamo che ai primi banchi sono seduti tanti collarini ” Rossi “, l’esercito dei nostri consulenti, amministratori, rappresentanti degli S.F.P, insomma quelli che comandano.
A me questo collarino blu non mi convince proprio.
Allora ha inizio l’Assemblea si mettono subito in campo le regole d’intervento, a garanzia della democrazia: non più di quattro minuti.
Il Presidente Grimaldi ci aveva accolto con un cordiale “buonasera” e ha subito passato la parola al segretario-notaio di questo tempo.
Un gigantesco video scandisce i secondi che mancano, una via di mezzo fra “Lascia o raddoppia” e la notte di fine d’anno….ed arriva subito mezzanotte…tempo scaduto!
Il segretario-notaio dirige alla perfezione, sapete noi da queste parti conserviamo ancora una grande apprezzamento per il ruolo del notaio, avendo in memoria il nobile Canio Restaino.
Non sono ammesse deroghe, anche se rappresenti dieci aziende che ti hanno dato mandato non puoi sgarrare, devi dedicare quaranta secondi per socio per commentare un complicato bilancio redatto con l’intervento di decine e decine di amministratori e consulenti.
E va bene così, caro notaio, grazie lo stesso.

E allora via, il segretario notaio legge la relazione al bilancio del cda: altri tempi quando la relazione la leggeva il presidente, tempi che non ritorneranno più.
Ascolto attento dell’assemblea, nessun incidente, salvo una questione di stile.
Quando il presidente del collegio sindacale voleva riferire all’assemblea, come prescritto dalla legge, l’esito di due denunce presentate da una minoranza qualificata, il legale della società, con collarino rosso, ha suggerito al presidente di farlo a conclusione dell’assemblea e non prima del voto.
A nulla sono valse le insistenza dei ricorrenti, ritenendo che la cognizione delle denunce poteva influenzare il voto del bilancio.
Così fu che le denunce furono riferite, inutilmente, solo dopo la proclamazione del voto.
Eppure da noi, in tempi diversi, si dava spazio d’intervento all’opposizione motivata e si leggevano i reclami al collegio prima dalla votazione del bilancio.
La chiamavamo dittatura di autorità fondatrice, ne ho quasi nostalgia.

Voglio dire, però, con assoluta sicurezza e con ampio margine di prova, che mai, dico mai, in trent’anni ci fu assemblea più ordinata, corretta e puntuale nella storia delle opposizioni.
La mia gente è stata perfetta, puntuale, corretta, ordinata, capace di trasferire a verbale i validi motivi di opposizione senza alcuna sbavatura.
La replica dell’A.D. è stata lenta, incerta ed approssimativa, pur disponendo di un esercito di consulenti e collaboratori.

Sarebbe bello riascoltare la registrazione dell’assemblea, fornirebbe un esempio di scuola per la tutela di rappresentanza delle minoranze.
Una fila ordinata ha affollato il contestato banco di voto elettronico, confermato per alzata di mano, a seguito di ordinata protesta.

Il voto era scontato, cari lettori, ormai il CIS è spaccato in due : da una parte il gruppo delle piccole e medie aziende che operano quotidianamente nel settore della distribuzione all’ingrosso, sia pure nelle forme più evolute di organizzatori e creatori di una produzione originale, e dall’altra i grandi spazi di quelle aziende che fanno prevalentemente logistica o anche esposizione e vendita.
Ai grandi spazi corrispondono grandi numeri azionari e differenti interessi di modalità di gestione del sistema e dei servizi comuni.
Il meccanismo delle deleghe consente la concertazione di alte capacità di voto concentrate nelle mani di pochi soci.
Il resto della differenza lo produce la capacità d’intervento della struttura amministrativa, concentrata da oltre un decennio in Interporto, esercitando una notevole influenza, specialmente nei confronti dei soci più deboli o meno attenti.
É una storia vecchia che si è sempre più consolidata con il trasferimento di tutte le funzioni amministrative e strategiche fuori dal CIS, omologate nel sistema Interporto ed ormai fortemente influenzate dal potere finanziario che ha concentrato tulle le deleghe nelle mani dell’amministratore delegato, con il considerevole apporto dei rappresentanti degli S.F.P.
All’assemblea rimane solo il potere di approvazione del bilancio e della nomina dei consiglieri di estrazione sociale.
Sono questi gli atti che abbiamo impugnato, esercitando un diritto sacrosanto che non può essere svilito ad inutile protesta.

Noi auspichiamo un CIS che si liberi dall’asfissiante abbraccio di Interporto, la cui invadenza finanziaria è ampiamente dimostrata già negli atti regolati dall’Accordo di Ristrutturazione sino ai giorni nostri con la pretesa di un rimborso milionario senza alcun titolo e diritto.

Noi auspichiamo che il CIS completi in tempi rapidi il pagamento del debito senior , senza disperdere risorse in una organizzazione amministrativa aggravata da rimborsi non dovuti, costi eccessivi per onorari  e competenze di ogni tipo.

Noi auspichiamo che il contributo delle aziende socie per i costi di utenza comune  sia tarato sulle effettive necessità con calcolo preventivo e consuntivo, per sterilizzare i nuovi apporti, a tale titolo, dall’influenza dei diritti patrimoniali degli S.F.P.

Questi sono principi rigorosi ed ineludibili, gli unici che possono garantire una rapida conclusione della manovra per restituire all’organo amministrativo una capacità autonoma e non subordinata ad interessi estranei alle finalità sociali.

Non capisco perché la comunità sociale si divide su questi temi che dovrebbero risultare di interesse generale.

Ebbene, Voi amministratori pro tempore , avete potuto annunciare di aver vinto ma la lotta continua senza sosta e alla fine la gente del CIS capirà da quale parte sta il torto e da quale sta il diritto, quello di garantire ..una lunga vita ad un CIS che torni ad appartenere ai soci.

EMILIO D’ANGELO

Evviva la democratura.

 

Riporto testualmente la seguente pubblicazione.

CIS NEWS N. 12 – 26 LUGLIO 2018

IL CIS “RIPARTE” CON IL PROGETTO DI RILANCIO

L’Assemblea dei soci del CIS spa ha approvato il bilancio di esercizio 2017 con circa il 70 per cento dei consensi.

NdR. Per converso un terzo ha votato contro.

IL CIS VERSO LA TRASFORMAZIONE. CLAUDIO RICCI, AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA SOCIETA’, RINGRAZIA I SOCI

Voglio ringraziare tutti i Soci. L’Assemblea di ieri ha registrato la partecipazione, personale o tramite propri delegati, di quasi la totalità dei Soci (ca. 34 milioni di azioni su ca. 40 milioni di azioni che avrebbero potuto votare). A larga maggioranza è stato approvato un bilancio che certifica il pieno riequilibrio finanziario della Società e la trasparenza della sua gestione, gettando le basi per una nuova fase di crescita, sviluppo e trasformazione di tutto il CIS.

Il voto rappresenta anche l’apprezzamento da parte di aziende sane e serie per il lavoro quotidiano e l’approccio concreto della Società e l’impegno di tutti noi manager, dipendenti e consiglieri di amministrazione che ci lavoriamo.

Questo segno di apprezzamento ci fa ovviamente piacere, ma soprattutto ci impegna a proseguire sul sentiero del lavoro quotidiano silente, fattivo, professionale e trasparente, non condizionato da polemiche e discussioni generiche – molto spesso ispirate da “agende” non coerenti con i veri interessi della vostra società – con l’unica nostra attenzione agli interessi di tutti gli utenti e Soci del CIS.
E’ l’impegno mio e di tutta la Società.
Ormai siamo vicini alla meta!!

Una necessaria replica al dr. Ricci.

 

Una bella lezione di democratura, la peggiore risposta che poteva dare ad un terzo della società, a cento aziende socie che in maniera composta e civile hanno rappresentato un’opposizione seria e documentata su fatti e circostanze che sono e saranno oggetto di attenzione per via giudiziaria.

Noi siamo quelle cento aziende socie che non hanno approvato il bilancio con coscienza e responsabilità, non siamo, purtroppo per sua definizione, tra quelle sane e serie che Lei ha ringraziato.

Noi siamo quelle che, secondo il suo concetto di lealtà e correttezza, agiscono per assecondare un’agenda preordinata che ostacola il bene della società.Non si capisce a quale fine, forse per gestire il potere al suo posto, dimettendosi.

Per fortuna c’é Lei a pensarci, firmando una richiesta a se stesso da amministratore delegato di Interporto all’ amministratore delegato di CIS per richiedere un rimborso illegittimo per il consistente importo di 1.600.000 Euro.

Per fortuna c’é Lei, con la sua agenda ideale, ad approvare a maggioranza ed in conflitto d’interesse la debenza e la liquidazione del consistente importo, salvo poi a sospenderne il pagamento, con successiva delibera, per il forte contrasto di quattro consiglieri del CIS, rappresentanti una parte di quelle aziende meno serie e sane, che si dimettono con atto motivato.

Per fortuna c’é Lei che non riesce proprio a trasferire questa somma da CIS ad Interporto, per oggettive motivazioni di carenza assoluta del titolo, e, non rinunciando all’aspettativa, ordina una quarta perizia tecnica nel nuovo consiglio, appositamente nominato in seguito alla decadenza del precedente, e colloca l’importo in un Fondo Rischi perché non ha il coraggio di eseguire il rimborso in questa fase.

Mi spiega perché non ha avuto il coraggio di eseguire il pagamento, se riteneva legittima la pretesa?

Lei, signore, ha fatto una scelta arrogante ed irritante, tipica di chi vuole provocare una rappresentanza significativa della base associativa perchè non accetta le osservazioni nella pretesa che non abbiano dignità e le squalifica al rango di polemica ed osservazione generica.

Le risparmio altre osservazioni e reclami che verranno rivelate dopo la pubblicazione del verbale d’assemblea.

Nella storia del CIS, che pure é stata gloriosa anche per nostro merito, mai abbiamo avuto un segnale così becero di dittatura finanziaria.

Lei ci é riuscito, certamente ha frequentato una buona scuola di prepotenza.

dr. Emilio D’Angelo

socio CIS dal 1986

25 luglio, il coraggio di cambiare.

Carissimi soci,

nella nostra riunione tenuta all’HOLIDAY INN, organizzata dal comitato di trasparenza e controllo dei soci CIS,  é intervenuto, da noi invitato, anche il Presidente Grimaldi che ha partecipato, con grande disponibilità, alla discussione dei temi svolti.

Ho molto apprezzato il suo intervento ed abbiamo condiviso la reciproca volontà di superare la perdurante fase di stallo, introdotta dalle improvvise dimissioni del dr. Sergio Iasi, incaricato di governare CIS ed Interporto per tre anni, come previsto  nell’Accordo di Ristrutturazione delle due società.

Questo é un punto essenziale della vicenda che introduce una doverosa riflessione sulle cause ed i motivi che produssero la decadenza del c.d.a. nominato dopo l’approvazione della manovra dallo stesso dr. Iasi che ne assunse pure la presidenza.

Alla base di ogni riflessione  c’é una considerazione incontestabile, la subordinazione strategica e finanziaria di CIS ad Interporto, consolidata in un decennio amministrato dal cav. Punzo e proseguita, poi, fino alla presente congiuntura, dal sistema finanziario del ceto bancario creditore.

Questo é il tema fondamentale che emerge, con palese evidenza, in tutto l’articolato dibattito introdotto da quella consistente minoranza di soci CIS, fedeli ai principi consortili che hanno fondato, formato e costruito tutto il distretto.

La questione del rimborso preteso da Interporto sono solo l’effetto detonatore di un malessere oggettivo che sopportiamo da tempo:  la soppressione progressiva del contenuto associativo del CIS, ormai ridotto a colonia finanziaria dell’intero distretto.

Questo è il cuore della vicenda e qualsiasi lettura, astratta dalle condizioni che l’hanno generata, rimane parziale ed infedele.

Sono veramente deluso dalla mancanza di un’univoca volontà sociale che spinga con tutte le sue forze per definire il pagamento del debito e chiudere la parte finanziaria dell’A.d.R., liberando finalmente il CIS dal governo finanziario che tende, oggettivamente, ad allungare i tempi di definizione per continuare a collegare i due Accordi, almeno nella gestione unitaria.

Ora, per quanto sia necessario disporsi a favorire  una necessaria ricomposizione dell’unità  sociale, non è possibile prevedere  di superare ogni tema di contrasto, soprattutto quelli imprescindibili che attengono alla rigorosa riformulazione di un modello amministrativo che sottragga gli apporti dei soci, in termini di contributi di gestione dell’utenza comune, alla sfera di influenza degli S.F.P., alla costosa organizzazione della struttura ed  alla confusione  nell’impiego delle risorse.

Sono stato accusato di parlare ” il legalese” , quasi fosse un torto o un narcisismo utilizzare un pizzico di conoscenze acquisite dallo studio e dall’esperienza maturata in tanti anni  e questo, inoltre, in un ambiente che ha riconosciuto e riconosce fior di compensi a professionisti di ogni scienza.

Allora, affermo a denti stretti, che se dovessimo sopportare per l’ultima volta un danno emergente dalla conduzione di Interporto, come il caso del compenso liquidato al dr.Iasi, potremmo anche favorire un’intesa negoziata di quell’evento, ma solo allo scopo di consolidare un’unità di intenti e di progetto della base sociale, che, purtroppo, stenta ad emergere.

Questo, però, prevederebbe  la condivisione convinta di un progetto complessivo che privilegi la chiusura anticipata del rimborso del debito, l’organizzazione di una struttura trasparente per la gestione dei servizi comuni, improntata a principi di bilancio preventivo e consuntivo, il trasferimento della sede amministrativa del CIS all’interno del Centro.

Solo se esistesse una condivisione di progetto si potrebbe cominciare a parlare di modalità di revisione rappresentativa dell’organo amministrativo.

Ribadisco  che si devono fissare prima i progetti e gli incarichi e poi si assegnano le cariche. Non avrebbe senso qualsiasi richiesta o prospettiva di organizzazione amministrativa fuori da uno schema riformatore del sistema amministrativo.

Allo stato dei fatti, pur prendendo atto di una disponibilità formale, non mi pare che esistono le condizioni per un’assemblea ampiamente condivisa e, pertanto, permanendo tali condizioni di bilancio, ampiamente contestate, esprimo e Vi esorto ad esprimere voto contrario.

Questo sarebbe un atto dovuto da tutti i soci, per abbattere un sistema amministrativo che nell’ultimo decennio ha assoggettato il CIS ad una condizione subordinata e minoritaria, come possiamo  riconoscere  tutti con senso di lealtà dialettica ed in piena coscienza 

Vi esorto, con tutto le mie forze, a non tradire i nostri valori fondativi, pur custodendo viva speranza che, qualunque sia l’esito dell’assemblea, non smetteremo di cercare una soluzione unitaria.  

Lunga vita al CIS

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appello finale alla coscienza dei soci: Tu conti!

A questo punto appare in tutta evidenza l’interesse del ceto bancario di mantenere il più a lungo possibile il collegamento tra CIS ed Interporto e la subordinazione dei due Accordi di ristrutturazione.

Era imprevedibile, per le Banche creditrici, un’ evoluzione così rapida e positiva del piano di rimborso del CIS, mentre non si può verificare la stessa efficacia in quello di Interporto.

La motivazione é semplice, quasi banale: la differente struttura della platea sociale ed il forte consolidamento dell’impianto immobiliare del CIS, opera prima, ampiamente ammortizzata dal vasto, antico e costante supporto associativo.

Per il CIS sarebbe drammatico permanere in questa condizione di subordinazione, dopo aver rimborsato 100 milioni di euro su 128 in diciotto mesi.

Chi ha interesse a procrastinare al 2020 il rimborso della quota residua?

Il sistema finanziario rappresentato da questo Giano bifronte che da un lato guarda al CIS e dall’altro ad Interporto.

Forse a questo punto Vi spiegherete meglio le dimissioni dorate dell’A.D. delle due società, dr. Sergio Iasi, la crisi che ne é derivata, il doppio incarico al suo alter ego, ufficiale finanziario, promosso sul campo nel ruolo di generale comandante delle due società.

La successiva uscita ” forzata ” del cavaliere dimostra ampiamente che non esisteva alcuna ragione oggettiva e soggettiva che giustificasse le dimissioni di Iasi per debolezza ambientale, ma solo la necessità di congelare l’A.d.R. del CIS per adeguarlo al passo forzato imposto da quello di Interporto.

E ci sono riusciuti, se é vero che da un anno non si muove una foglia: una condanna a vita, l’ergastolo dei nostri legittimi diritti sociali.

Ormai balza in tutta evidenza che il punto di rottura fra gli interessi della base sociale e quelli del sistema finanziario é la struttura condominiale del CIS, costituita da circa trecento aziende socie, e, soprattutto, la sua gestione amministrativa.
Questo é il tallone di Achille del potentato finanziario e della tecnostruttura che presiede all’esercizio del potere, grazie al silenzio colpevole di una parte della stessa struttura sociale.

Solo se riusciremo a liberare queste energie che ogni anno, mese, dopo mese, disperdiamo in un calderone assurdo dal quale attinge, a mani basse, tutta la pletora di una struttura amministrativa, dedicata a scopi e funzioni diverse.

A questo punto non capisco l’atteggiamento e la posizione di molte aziende socie che si schierano per mantenere questo stato di fatto, non capisco la posizione del presidente Grimaldi e dei consiglieri di espressione sociale.

Che senso ha, assecondare un progetto che tende a procrastinare di almeno due anni, il definitivo rimborso del debito, invece che accelerarne il processo per liberarci definitivamente dal peso opprimente della tecnostruttura?

Il CIS per ripartire, come struttura consortile dedicata alla distribuzione all’ingrosso, deve essere ripopolato, deve presentare nuove aziende attive, privilegiando i settori creativi e produttivi di stile italiano.
Si deve creare un nuovo fermento e rinnovare i modelli rappresentativi del CIS.

La ricollocazione é elemento fondamentale di ripresa e nulla conta se può produrre plusvalenze destinate agli SFP, come é previsto dall’A.d.R.
A chi dobbiamo conservarle?

Noi dobbiamo difendere solo la nostra autonomia di impiego delle risorse condominiali che rappresentano un contributo specifico, vincolato nell’impiego e sottratto dall’influenza dell’A.d.R.

Dobbiamo riportare la struttura amministrativa ed il governo del CIS all’interno del Centro, sottraendola all’influenza costante di Interporto.

Ribadisco che solo un’opposizione forte e determinata all’impostazione del bilancio può produrre la nascita di un nuovo CIS libero da questa ostinata subordinazione amministrativa.

Non vorrete approvare la collocazione in un fondo di riserva delle ingiustificabili pretese di rimborso di Interporto di importi milionari liquidati, senza merito e titolo, al dr. Sergio Iasi che, a sua insindacabile discrezione, ha pensato di abbandonare la guida del CIS?

E’ arrivato il momento di finirla con queste prepotenze.

Daremmo veramente un brutto segnale alle nuove generazioni, un segnale di cedimento alla furbizia, all’opportunismo, al trasformismo, alla connivenza.

Questa è la nostra ultima battaglia, la vinceremo solo se saremo onesti di cuore.

Non Vi proponiamo nulla che non sia corretto e leale, nel rigoroso rispetto degli Accordi, anzi vogliamo anticipare al massimo l’estinzione del debito.

Vi proponiamo, invece, un condivisibile progetto di autonomia amministrativa delle risorse destinate al mantenimento delle necessità comuni.

Vorrei incontrare uno solo di Voi che possa smentirmi!

Riprendiamo il controllo del Nostro CIS!

Vieni alla nostra Riunione, Tu conti molto per il CIS, non puoi mancare, non delegare il tuo voto, questa è la Tua storia e solo Tu puoi difenderla.  

Ti aspetto giovedì 19  p.v. ore 18:30 HOLIDAY Inn Vulcano buono.

Lunga Vita al CIS

Lettera del Presidente ai Soci

Risposta del Comitato dei soci CIS 

Carissimo CIS, amico mio da una vita….

Dalla lettera del cav. Punzo, fondatore del distretto, ai soci della Cisfi: 

I consigli di amministrazione di CIS ed Interporto sono totalmente gestiti da soggetti che non dimostrano di essere efficaci nella tutela degli interessi di business del distretto.

La capogruppo di tutto il sistema è la Cisfi SpA dove ciascuno di noi ha partecipato per costruire quello che vediamo che è la nostra vita e la nostra storia imprenditoriale.”

Scusate ma dove stavano i consigli d’amministrazione di CIS e  della Cisfi, quando 40 milioni, sudate rate di sub mutuo dei soci, volavano verso Interporto senza capacità di rimborso?

Dove stavano i massimi esponenti del distretto che oggi si contendono il controllo della Cisfi, dopo la ristrutturazione del debito delle due società di riferimento del distretto, che ha consolidato una consistente perdita dei valori prestati e partecipati da CIS a Interporto?

Erano ignari o consapevoli che il CIS era stato condannato a subire, senza riserve, questo tipo di Accordo che ha sottratto ai soci fondamentali diritti amministrativi e patrimoniali?

Cosa hanno fatto per evitare che il CIS, società a larga partecipazione consortile, fosse trascinata nella crisi più profonda dalla partecipazione sistemica a sostegno di Cisfi ed Interporto?

Quando ed in quale occasione  la capogruppo Cisfi ha mosso un dito a favore del CIS? Indicatemi anche una sola occasione!

Noi, per trent’anni, siamo stati sempre e solo donatori sani, mai predatori voraci!

E voi, cari soci, non lo sapevate che per trent’anni avevate lottato nel CIS, dodici ore al giorno, pure di domenica, ma poi la vostra storia imprenditoriale l’ha costruita solo la Cisfi, capogruppo del distretto?

Incredibile, l’ingratitudine di questa affermazione.

E allora, se è vero che il CIS ” ha perso ogni prospettiva di business” e vive un degrado estetico umiliante, fa veramente male al cuore vederlo ridotto così…..

Sono affermazioni inquietanti, quelle rese dal fondatore del distretto, che  propongono un drammatico interrogativo:

Da chi?

Saranno stati, forse,  quella trentina di soci che hanno pagato con  il fallimento delle proprie aziende l’inadempimento delle rate di mutuo?

Certo, quei capannoni svuotati e abbandonati, proprio da loro,  danno una pessima immagine del CIS, ancor più per l’abbandono totale di ogni politica di ricollocazione, disertata da una burocrazia incolore che passa le sue giornate nel regno dorato al servizio del nobile Interporto!

Ah, per onestà intellettuale si deve riconoscere che qualche volta qualcuno dei pezzi grossi ci viene pure nel CIS, capita spesso in vista delle assemblee.

Non esiste umiliazione più grande per chi ha dedicato una vita al CIS di quello che sta accadendo ancora in queste ore.

Lunedì 16 si celebrerà una nuova sfida, per riconoscere chi comanderà nella CISFI.

Non ci saranno i primi attori, ci saranno le maschere e i serventi finanziari, la scena è sempre la stessa, non é cambiato niente, anche se la cassa è vuota e centinaia di soci CIS hanno visto sfumare il valore azionario di milioni e milioni di vecchie lire investite da antica data nel progetto di sistema.

La Cisfi controlla il pacchetto di maggioranza di Interporto e quindi rappresenta una parte consistente della sua assemblea e può incidere molto nella nomina della sua governance.

Non appare chiaro, però, in quale maniera il controllo della Cisfi possa influenzare la vita del CIS.

Non esiste alcun collegamento strategico fra le due società, salvo che non si voglia immaginare qualche intricato disegno finanziario per il futuro.

Cari soci,

parliamo di noi, dei fatti di casa nostra…..

La ricordate la storiella dei ciucci che s’appiccicano e i barili che si scassano? Noi facciamo da sempre la parte dei barili, facciamo un po’ di rumore ma ci buttano dove vogliono, un po’ da una parte, un po’ dall’altra.

Arriva uno e ci dice che siamo fuori dalla crisi perché abbiamo pagato quasi tutto, manca pochissimo e allora pensiamo che siamo stati proprio bravi.

Poi i primi due ciucci si appiccicano ed uno se ne va da un lato ed il secondo se ve va da un’altro, carichi di meraviglie.

I poveri barili , allora, vengono caricati su un altro carretto e non si capisce dove li portano. Stanno ancora per strada da dieci mesi….

A noi di questa storia della CISFI non interessa punto, altro che chiacchiere.

Questa è solo una vicenda antica di interessi personali di natura finanziaria che ha per oggetto il controllo di Interporto.

Noi CIS dovremmo andare proprio in direzione opposta, perché la comunanza economica e finanziaria con Interporto non ci giova proprio; anzi ci ha rovinato la vita e dovremmo fare di tutto per renderci autonomi ed indifferenti a tutta questa vicenda.

Noi siamo un’altra cosa, una società consortile di imprese che ha in comune il patrimonio immobiliare d’utenza condominiale. La nostra quota azionaria serve per gestire ed utilizzare servizi di supporto, essenziali ed indispensabili per il funzionamento del Centro, non per fare profitto.

Noi facciamo un altro mestiere, i commercianti all’ingrosso, e non andiamo molto d’accordo con complicate storie finanziarie, infatti ogni volta ci è andata sempre male.

I soci CIS terranno la loro assemblea il 25 luglio e allora sarà importante opporsi all’approvazione del bilancio per riaffermare la nostra vocazione d’impresa ed favorire il riassetto societario per chiudere l’accordo di ristrutturazione, perché solo così  riusciremo a riprenderci l’ultimo brandello della nostra società.

Dobbiamo affermare il principio della separazione della gestione di spesa condominiale per avviare un processo di efficienza e trasparenza che ci liberi dagli oppressivi oneri amministrativi della gestione finanziaria.

Ci proponiamo  di riportare la sede amministrativa della nostra società all’interno del CIS per concentrare tutte le risorse umane per il rilancio del sistema che ne sopporta da decenni l’onere.

Puntiamo a realizzare una maggiore integrazione del modello consortile, favorendo la crescita di un’effettiva solidarietà sociale e un’azione sinergica nell’area dello sviluppo del business.

Il rilancio del CIS passa unicamente attraverso le nostre singole aziende, lo scambio di conoscenze e professionalità, l’interazione dei nostri modelli di marketing, la creazione di sistemi di servizio comuni in tutte le area strategiche di ogni impresa.

Noi abbiamo bisogno di un nuovo entusiasmo, di autentiche motivazioni, di sano orgoglio e voglia di riscatto, ma,  soprattutto, di abbandonare sistemi servili ed opportunistici che hanno caratterizzato la vita sociale dell’ultimo decennio.

Amici, colleghi, soci, ci vuole una rivoluzione dei nostri cuori, una rinnovata fiducia  nelle nostre qualità imprenditoriali, un senso vivo e leale di solidarietà sociale.

Sarà dura, ma, se stiamo uniti, ce la faremo!

Fino alla fine, starò sempre dalla stessa parte, dalla parte del CIS, con la mia gente, con tanti colleghi, donne uomini, giovani, con quelli che giorno dopo giorno hanno costruito il CIS.

Spero che la coscienza sociale, di ciascuno di Voi,  si risvegli e dia un contributo determinante al nostro progetto d’impresa con un voto responsabile nella prossima assemblea.

Un forte e cordiale abbraccio a quei cento fedelissimi che hanno realizzato il primo nucleo vivo e reale del nuovo modello del CIS, unendosi, con generosa partecipazione,  per la costituzione di un Comitato di controllo  e trasparenza che si propone di aggregare tutta la comunità sociale in un progetto condiviso di efficienza organizzativa.

Comunque vada, é stato bellissimo stare con Voi.

Lunga VITA al CIS

 

Riunione dei soci del CIS Spa

Il direttivo del Comitato di Controllo e Trasparenza Cis di Nola,

invita tutti i soci del CIS a partecipare ad una riunione che si terrà

Giovedì 19 luglio 2018 alle ore 18:15

nella sala conferenze dell’albergo HOLIDAY INN nel Centro Servizi VULCANO BUONO.

Argomenti in discussione:

  • Valutazione Bilancio Esercizio 2017 in prossimità dell’assemblea ordinaria prevista per il 25.07.2018
  • Proposta di modifica di gestione amministrativa delle spese di natura condominiale.
  • Proposta di sviluppo della rete commerciale.
  • Proposta di trasferimento della struttura commerciale ed amministrativa all’interno del CIS.
  • Eventuali e varie.

Saranno presenti e relatori i consulenti del comitato:

Prof. Renato Nigro, dott. Italo Carotenuto, dott. Paolo Chiacchio.

Il direttivo è costituito da:

Rosita Saggese, Emilio D’Angelo, Ciro Cozzolino, Donato Giliberti, Gaetano Casillo, Gianni Imparato, Francesco Tripodi, Armando Del Giudice, Enrico Solaro, Antonio Cozzolino.

Si raccomanda una vasta partecipazione collettiva per un confronto necessario teso a recuperare una maggiore efficienza organizzativa del nostro CIS e svilupparne la consolidata natura consortile .

Un cordiale saluto a tutti

Il direttivo

Impegno d’onore: tutti uniti per il nostro CIS.

Cari soci,

ci stiamo avvicinando lentamente al punto di incontro.
La prossima assemblea, prevista per il 25 luglio, ci propone una svolta definitiva nella storia del CIS.

Come sarà il CIS per le nuove generazioni?

Nessuno può dirlo, lo decideranno i soci se avranno il coraggio di dare una svolta definitiva alla nostra vocazione costitutiva.

Noi vogliamo abbandonare definitivamente ogni strategia finanziaria, ogni interesse collegato, vogliamo tornare all’antico, alle ragioni che ci hanno messo insieme.

Siamo stanchi, stanchi, stanchi di subire continue manipolazioni dei nostri diritti, frequenti violenze della nostra identità imprenditoriale che viene svilita, svalutata e vilipesa da falsi profeti del futuro.

Il commercio all’ingrosso esiste ancora ed esisterà sempre, e noi lo esercitiamo da generazioni con impegno ed onore.
Il mondo è cambiato, ma anche noi abbiamo cambiato pelle.
Una volta la nostra merce di vendeva nei mercatini, oggi si vende in giro per il mondo.

Una volta eravamo distributori di prodotti ideati da terzi, oggi siamo noi gli organizzatori, gli ideatori ed i finanziatori di una produzione originale, distribuita con criteri moderni di efficienza e di servizio.

Noi siamo il CIS, possiamo dirlo con orgoglio, a dispetto di uno stato di abbandono   nel quale è stata ridotto casa nostra, e questo ora cominciano a scoprirlo anche i burocrati della finanza, i funzionari, le banche, i consulenti.

Questa gente, la nostra gente, ha pagato cento milioni di euro in pochi mesi, altro che quattro straccioni senza futuro.
Altro che una rumorosa protesta di quattro bottegai, altro che dittatura delle minoranza, ma che cavolate andate dicendo?
Voi non avete capito niente!
Questo é un popolo di mercanti che vuole riappropriarsi della sua identità e non accetta più complicati discorsi finanziari.

Dietro al nostro movimento ci sono centinaia di soci che vogliono un CIS libero di svolgere un ruolo di sostegno delle aziende, un CIS che controlla la spesa comune, che non sciupa risorse per onorari, consulenze e stipendi per una struttura fantasma.

Vogliamo un CIS che viva nel CIS ed impieghi nel CIS ogni energia e risorsa.

Vogliamo pagare solo chi lavora per noi, vogliamo creare un team nuovo di giovani che partecipi con entusiasmo ad un progetto di  crescita delle aziende, vogliamo ricollocare gli immobili disponibili per incentivare la rinascita del CIS, ripopolando il nostro sistema con aziende adeguate allo sviluppo commerciale ed industriale.

E ora voglio confessarvi un segreto, un mio preciso pensiero,  una cosa che penso da tanto tempo e Vi confido  in piena coscienza e responsabilità, sin dall’inizio di questa amara vicenda che ci ha scippato la dignità sociale:
a me, e molti di noi, alla parte più attiva della nostra società, non importa un fico secco se dalla ricollocazione emergeranno  plusvalenze che andranno agli SFP, perché é giusto che ritorni al sistema bancario una parte di quei crediti che furono trasformati in partecipazione al patrimonio.

Questi furono  i Patti e noi i Patti li rispettiamo sempre, anche quando non ci conviene più.

Vuoi vedere che proprio  quelli che fino ad ora hanno sempre pagato, dovessero  cominciare proprio adesso ad eludere gli Accordi?

Amici, soci, colleghi, noi siamo il CIS, costituito con il lavoro di centinaia e centinaia di donne, giovani, uomini e vecchi, come me, che hanno impegnato ed impegnano ancora la propria vita per la legalità e l’onestà, che vivono la propria azienda con la stessa passione e la stessa tenerezza che dedicano alla propria famiglia.
Dalle banche non abbiamo nulla da temere perché noi siamo gente onesta e loro questo lo sanno bene, sin troppo bene.

Chi non ha pagato, è sono pochissimi, non poteva farlo e non è stato aiutato a farlo, ha perso tutto: dignità e capannone, ma non l’onore che io non smetterò mai di reclamare per ognuno dei soci CIS di ogni tempo.

Questa è l’amara verità!

Ora però siamo in tanti, veramente in tanti, gente di valore, e se stiamo insieme ce la faremo a far ritornare il CIS la più bella realtà consortile del mondo.

Vorrei guardarvi  negli occhi, uno ad uno: donne, giovani, colleghi di ogni età, gente dignitosa ed onesta e leggere nei vostri cuori una grande voglia di fare il bene del CIS.

Ho letto sulla nostra chat commenti stupendi che mi hanno emozionano, al punto di inumidirmi le palpebre.
Mai avremmo scoperto tutta la nostra forza se non fossimo stati così duramente provati, una forza che  è diventata coesione e solidarietà sociale.

Abbiamo ritrovato un’unità di intenti e di valori che pensavamo abbandonati in un cassetto di ricordi, patrimonio smarrito in una rete infinita di inganni e cocenti delusioni.

Nessuno può immaginare sin a qual punto può essere motivato chi ha sofferto molto e soffre ancora tante prepotenze e manipolazioni della sua volontà, chi si ritrova un’azienda demotivata dopo averla curata per anni con ogni attenzione e sacrificio.

Il CIS non appartiene a chi lo ha fondato, né alle Banche, né è un ostaggio di altre opere e speculazioni di sistema, non dipende dai burocrati dell’Accordo o degli SFP.

Questa è tutta gente che passa, prende e va via.

Il CIS é dei soci, delle migliaia di addetti che ogni mattina si svegliano intorno alle sei per venire a lavorare n questa terra meravigliosa.

Il CIS é casa nostra, difendiamola con tutte le nostre forze e riprendiamo il cammino interrotto.

Vi prometto che se sarà possibile faremo la pace per lavorare tutti  insieme alla ricostruzione della dignità sociale, ma,  se sarà necessario,  faremo l’opposizione più determinata e intransigente,  secondo le regole del diritto  e della legalità, per restituire il CIS a chi ha lavorato per una vita intera per crearlo  viverlo e custodirlo per le nuove generazioni, più bello e più forte di prima.

E lo faremo insieme, ne sono sicuro, lo faremo insieme perché tutti sono consapevoli  che quei valori appartengono a ciascuno di noi.

Questo lo portate scritto nel cuore.

Lunga Vita al CIS

 

Perché io voto contro.

Perché voterò contro l’approvazione del bilancio?

Perché é l’unica strada che consente di oppormi alla continuità strategica ed amministrativa che ci ha portato in questa miserevole condizione!
Questa é la ragione fondamentale!
Il CIS é una società consortile, la più grande del mondo, e non é un’iperbole, ma ha perso ormai la sua precisa  connotazione, disperdendo lo storico patrimonio culturale di una professione antichissima: il commercio all’ingrosso.
L’attuale direzione amministrativa continua a trascinarsi fra gli scheletri di una triste commedia che é stata rappresentata sulle scene del teatro di Nola.
Noi soci siamo centinaia di comparse che hanno affollato la scena, per oltre trent’anni, provenienti da antiche generazioni di mercanti, attirati dal mito della città del commercio; ma chi sono i protagonisti, i primi attori, i costumisti ?

Chi é il grande regista?

Esiste ancora un grande regista ?

Fosse il cielo! Non esiste più quello che trasformava un sito in campagna nel più moderno centro commerciale d’Europa.

E allora Vi presento subito il grande regista: eccolo il dio Denaro, l’onnipotente ed invisibile potere finanziario che crea ricchezza sull’indebitamento degli altri.

I protagonisti sono quelli che riescono a vivere nella sfera d’influenza del dio Denaro e traggono da esso rispetto, vantaggio, potere e ricchezza numeraria.
Sono i clientes, quelli che difendono gli interessi di un invisibile  patrònus per stipulare un patto di sudditanza che non conosce limiti e confini.

Poi ci sono i costumisti e gli scenografi, i dottori, portatori di consulenze ed articolate espressioni del sapere, pronti a cambiare la scena ed i costumi per adattarli alle circostanze, secondo la  convenienza del grande regista.

Certamente per anni hanno governato insieme Punzo e Cacace, uno nel CIS , l’altro nella Cisfi e da questa unione é nato il nobile  Interporto prima ed il pretenzioso Vulcano dopo, impiegando milioni e milioni di euro raccolti fra la gente del CIS che, allora, pensava solo a lavorare.
Poi, come succede spesso nella vita, qualcosa non ha funzionato più nella gestione sociale ed da allora il rapporto binario è cambiato ed ognuno per la sua strada.

Lo sapevate Voi  che i prestiti da CIS a Interporto nel passato venivano traslati attraverso Cisfi?

Questo era abbastanza logico e naturale, considerato che CISFI era la società finanziaria del gruppo.

Lo sapevate però che un bel giorno, in una seduta di consiglio comune, fu deciso, attraverso un complesso giro di rimborsi e reimpieghi, che i finanziamenti da CIS ad Interporto diventassero diretti? Magari a questo riguardo qualche consigliere importante dell’epoca potrebbe darcene conferma, come segno di fedeltà al mandato svolto!

Lo sapevate che da quel momento Interporto ha assorbito circa 40 milioni di euro che non ha potuto più restituire , tanto da diventare causa determinante per un A.d.R. condizionato fra le due società?

Lo sapevate che le Banche creditrici non hanno mosso un dito contro il CIS che utilizzava somme destinate dai soci ad estinguere  il sub mutuo per finanziare Interporto, super indebitata con lo stesso sistema bancario?

È questo uno scheletro che il CIS si trascina ancora, anche in questa gestione, allo stesso modo, perché intende utilizzare per un indefinito progetto di restyling somme destinate al saldo del debito senior.

Il dio Denaro non vuole mollare, per nessuna ragione, questa gallina dalle uova d’oro e vuole mantenere il CIS indebitato il più a lungo possibile.

La capacità della comunità sociale di pagare in un anno circa 100 milioni di debito su 128 é stata una grande sorpresa per il ceto bancario….

Allora questi sono vivi?

Bisogna cambiare strategia, mettiamo a lavoro costumisti e scenografi e cambiamo scena, prima che la commedia finisca,

La relazione di subordinazione finanziaria, amministrativa e strategica di un CIS, spogliato da quasi tutti i diritti amministrativi e patrimoniali, é un punto vitale per il funzionamento di Interporto.

Pensate solo alla struttura amministrativa e rappresentativa di Interporto che si è sempre avvalsa del contributo determinante di risorse umane del CIS.

Pensate ai milioni, si, ai milioni di euro impiegati per consulenze di ogni tipo, in un impianto amministrativo che si regge su un’unica fonte di ricavi: gli oneri condominiali.
Un imperativo categorico é la separazione di oneri e ricavi della gestione condominiale dalla gestione finanziaria ed immobiliare.

Il massimo della contaminazione della gestione subordinata è stato raggiunto in occasione delle dimissioni di un altro protagonista: l’Amministratore delegato, dr. Sergio Iasi.
Un nuovo atto della commedia nostrana che potrebbe replicarsi se non troviamo subito un rimedio.

Arrivato a Nola, come il messia inviato dal dio Denaro, fu nominato, con grande risalto mediatico, per tre anni, per la direzione strategica ed amministrativa delle due società.

Plenipotenziario, che di più non si poteva, il massimo imprescindibile; senza di Lui la manovra veniva dichiarata improcedibile.

Carta stampata, presentata in Tribunale.

L’onorario, per una parte vincolato ai risultati, era adeguato ai titoli professionali, all’esperienza e all’impegno che avrebbe dovuto impiegare per tre lunghi anni.
Strano gioco del destino, con la colpevole complicità dell’apparato organizzativo del dio Denaro, viene ” costretto ” ad andare via…

A questo povero CIS non ne va una giusta!

Il Presidente dell’Interporto, cav. Punzo, non va d’accordo con il suo e nostro amministratore delegato, il plenipotenziario Dr.Iasi e nemmeno tanto con il sistema bancario, per altre complesse vicende che arrivano in treno,  così, dopo le vacanza estive dello scorso anno, i due litigano a tal punto, per la gestione di Interporto, che noi perdiamo d’incanto il nostro magico A.D. e Presidente, in un colpo solo.

É risultata talmente insopportabile la convivenza in Interporto , tra i due attori protagonisti, tanto da determinare che non esistono più le ormai famose ” condizioni oggettive e soggettive” per il grande A.D. di concludere l’incarico.
Tali condizioni vengono riconosciute solo dal consiglio d’amministrazione di Interporto, al gran completo, compreso gli amministratori in doppia carica, e la seduta viene  presieduta dallo stesso cav. Punzo, alla presenza del collegio sindacale e numerosi consulenti.
Viene, quindi,  stipulato, con l’assistenza dei legali, un accordo risolutivo, ignoto per noi CIS, che riconosce, a transazione, il pagamento del residuo compenso contrattuale per i prossimi due anni di contratto delle due società.
Solo dopo aver incassato da Interporto la somma prevista, il plenipotenziario dr. Iasi presenta, tramite il suo legale , le dimissioni anche al CIS.
L’ accordo risolutivo, atto bilaterale endosocietario, per espresso riferimento normativo, non è opponibile alla società CIS , completamente estranea allo stesso e alle circostanze che lo hanno determinato.
Eppure il nuovo A.D. Interporto, erede del dr. Iasi, pur consapevole dei fatti e delle circostanze che aveva vissuto in prima persona come direttore finanziario, ha formalmente richiesto a se stesso, nella qualità di A.D. CIS, il pagamento di un importo non dovuto senza titolo.

Non esiste alcun dubbio né giuridico, né morale che il CIS non deve alcun rimborso ad Interporto, eppure l’attuale organo amministrativo continua a mantenere questo equivoco, con il silenzio consapevole del collegio sindacale, ed ha appostato la somma in un apposito fondo-rischi per un’eventualità inesistente.

Tralascio ogni considerazione morale sulla biasimevole conduzione di questa vicenda da parte di tutti gli attori, ma non posso omettere di considerare la pervicace tracotanza della pretesa che sarà oggetto di opportuni interventi nella prossima Assemblea.

Il punto è questo, cari soci:

quando finiremo di trascinarci gli scheletri di una gestione finanziaria che, giorno dopo giorno, ha distrutto la nostra vocazione d’impresa?

L’occasione c ‘é!

Liberiamoci del residuo debito ed affronteremo poi il problema della partecipazione al patrimonio degli SFP che non sono carta straccia, ma nemmeno una quota residua di debito.

Nessuno pensa di non riconoscere agli SFP i diritti amministrativi e patrimoniali codificati, ma noi abbiamo, pure,  il sacrosanto diritto di riorganizzare la nostra vita condominiale, funzionale al perseguimento degli scopi sociali,  secondo criteri di trasparenza ed efficacia, in maniera autonoma dal sistema finanziario.

Questo dovrete scegliere Voi soci:

se volete chiudere con il passato, saldando con anticipo il residuo debito,

oppure, se volete continuare convivere con i suoi scheletri.

Il rilancio del CIS non può prescindere dal recupero della sua funzione sociale.

Non inseguite illusioni, non si é mai visto che un restyling di facciata abbia rigenerato un’azienda così complessa come il CIS.

Noi non potremo mai vivere di dettaglio, in qualsiasi forma, anche la più moderna;  noi nasciamo come distributori all’ingrosso, organizzatori di produzione ed é in quell’area che dobbiamo sviluppare nuove strategie.

Il nostro obiettivo finanziario è la collocazione degli spazi disponibili per qualificare ulteriormente la nostra offerta consortile.
Era questa la strategia industriale individuata nell’AdR , il compattamento delle aree, un progetto mai eseguito che avrebbe aperto un discorso molto interessante su tante opportunità congeniali al nostro sistema, non esclusa quella di una Zes in area CIS.

In questa direzione sono ammissibili impieghi finanziari per la tutela del patrimonio immobiliare ed una politica efficace di ricollocazione che abbia una funzione strategica per il rilancio del sistema CIS.

Il nostro obiettivo individuale per il futuro è quello di migliorare la nostra funzione ed allargare i confini della nostra azione distributiva.
Cosa ha fatto, in questa direzione, la conduzione commerciale del CIS nell’ultimo decennio?
Nulla, esattamente Nulla, niente più di Nulla, pur in presenza di enormi risorse pubbliche impegnate per lo sviluppo del commercio estero.

Non è una questione di merito individuale, ma strategia di impiego delle risorse.
Si è dedicata totalmente ed unicamente ad Interporto.
Perché dovrebbe cominciare adesso?

Io non ci credo e voto contro gli scheletri del passato.
Chi ama il CIS vota per il cambiamento e non si accontenta di vivere sotto la tavola dei potenti.

Un voto di protesta non servirebbe a molto, se non viene accompagnato da una vera pacificazione sociale che rivaluti un senso profondo di orgoglio di essere CIS.

Solo da questo sentimento può nascere una governance nuova, tesa a realizzare, con determinazione ed umiltà, il rilancio di un CIS autonomo e consapevole che impiega le proprie risorse umane nel Centro ed al servizio del Centro.

Ecco perché chiedo un momento di riflessione ai colleghi dell’attuale direttivo, al Presidente ed a tutti coloro che dichiarano di amare il CIS, ed in questa lista mi iscrivo con onore tra i primi, con decine di colleghi che condividono la mia azione,  e Vi propongo di stipulare, prima dell’Assemblea, un Patto per un’intesa più solida che consenta di perseguire pacificamente i nostri effettivi scopi sociali.

Lunga vita al CIS.
Emilio D’Angelo

Dedicata con grande affetto a tutti quei colleghi che hanno sempre sostenuto le mie idee con sincera passione.Questa è un articolo scritto insieme a Voi.

Grazie di cuore.