La Festa dei gigli e la città dei mestieri.

La  festa dei gigli a Nola ha una tradizione antichissima che risale al ‘400 e si é tramandata negli anni in onore del Santo Paolino.

San Paolino fu fatto prigioniero dai turchi e liberatosi , arrivò in barca nell’antica Nola che una volta includeva il bellissimo mare di Torre Annunziata.

Ecco dove nasce l’Antico proverbio

“Si ricorda l’acqua a Nola”

per intendere di una cosa o un fatto molto antico che ci riporta  al tempo in cui il territorio di Nola partendo da Torre Annunziata, attraversava Napoli all’altezza della storica Porta Nolana ed arrivava anche oltre l’attuale territorio.

Torniamo a San Paolino.

Il popolo Nolano, per festeggiare la sua venuta, agitava in segno di esultanza il giglio, fiore simbolo della purezza che si presenta con un lungo stelo ed un largo fiore bianco in punta con un pistillo centrale di un tono di giallo intenso, ancora oggi portato in processione  dai bambini in occasione della Prima Comunione.

Da questa memoria storica deriva la successiva creazione dei famosi Gigli di Nola.

Questi obelischi sono in numero tassativo otto+ 1.

Cominciamo proprio dall’ uno che viene rappresentato da una barca di cinque o sei metri montata su di un piedistallo di circa tre metri, dal quale deborda.

Sul piedistallo é predisposto uno spazio musicale che ospita strumenti ed artisti per consentire la ballata del giglio che avviene tramite 120 persone che lo “collano ” .

Gli altri otto gigli rappresentano diverse corporazione di mestieri  ed artigianato e, a differenza della barca, sono uguali come struttura e rappresentano degli obelischi piramidali che misurano 26 metri .

Questi obelischi sono coperti da un rivestimento in cartapesta che può rappresentare un’opera in stile gotico, barocco, neoclassico, od altro, come per esempio il Duomo di Milano, il Colosseo, la Torre di Pisa, il Duomo di Siena, e tanti tanti altri che vengono rinnovati ogni anno.

Anche questi otto gigli dispongono di uno spazio per i suonatori e per i collatori.

La struttura del giglio ha un’area quadrata con una base di 3 x 3 ed un peso approssimativo di 40 quintali, compreso persone e strumenti.

Per favorire il trasporto dello stesso, che avviene rigorosamente a spalla, vengono montati degli assi di legno detti “varre” della lunghezza di sei metri che vengono sistemati attraverso la base del giglio e fuoriescono  di circa 1,5 metro, davanti e dietro, proprio per consentire il trasporto del giglio.

Questi assi sono in numero di otto per ogni giglio ed inoltre ci sono tredici assi laterali, detti “varritielli “di circa 2 metri che sono amovibili.

La Festa dei Gigli dura tutto l’anno, infatti inizia proprio quando finisce la festa dell’anno precedente, e questo giorno cade sempre nell’ ‘ultima domenica di giugno.

La mattina dell’ ultima domenica di giugno gli otto gigli più la barca partono da diversi punti della città per concentrarsi nella piazza del Duomo, intorno alle 13:00, dove incontrano il busto del Santo Paolino e ricevono la benedizione del Vescovo di Nola proprio per testimoniare una Fede popolare che si tramanda da centinaia di anni con intenso  sentimento religioso.

Nel pomeriggio, dalle 16:00 in avanti, con intervallo di mezz’ora l’uno dall’altro, si cominciano a muovere i gigli per la rituale sfilata per le strade del centro storico.

Sembra facile parlare di muoversi, di sfilate, di processioni, quanto si tratta di trascinare, senza ruote, 40 tonnellate e farle ballare a ritmo di musica, attraversando anche strade strette nelle quali non c’é spazio per un supporto fisico dei laterali.

Nasce qui la storia dei cullatori, ovvero coloro che collano il grigio.

Ogni giglio richiede 120 persone da impegnare nel trasporto ed almeno il triplo per consentire il ricambio.

Uomini facilmente riconoscibili, dal dorso cammellato, perché acquisiscono una gobba sulla spalla destra o sinistra, sotto la nuca , per lo sforzo sostenuto durante l’alzata del giglio.

Sono gruppi che si consolidano nel tempo e sono rappresentati dal capo paranza.

Torniamo alla sfilata del pomeriggio della domenica per segnalare che essa si protrae sino al lunedì mattina.

Durante tutta la serata e la notte i gigli ballano per la città con la partecipazione di migliaia di persone: donne, uomini, giovani, vecchi, bambini con musiche e suoni.

Una festa infinita nella quale si abbatte ogni barriera sociale per festeggiare un’identità comune ed antica.

Durante la festa, per confermare la continuità dell’evento, a mezzanotte vengono aperte le buste che contengono le documentazioni per l’assegnazione del giglio per il prossimo anno.

L’assegnazione avviene osservando un antico Statuto che prevede di essere nati e residenti a Nola, di avere svolto l’attività artigianale per lo specifico mestiere rappresentato dal giglio e, a parità, prevale chi ha maggiore anzianità contributiva.

Il tutto certificato con prove documentali.

Una volta nominati i nuovi maestri di festa ci sarà il rituale scambio della bandiera fra il vecchio ed il nuovo maestro.

Questo di solito avviene di domenica nella seconda metà di settembre per nove domeniche, tante quanti sono i gigli.

Dopo Natale iniziano le questue, ovvero la spontanea raccolta di fondi, che è anch’essa occasione di festa con banchetti ben forniti ad invito che si svolgono in una sala.

Per altre successive otto domeniche ci sarà la presentazione delle musiche e canzoni, fino ad arrivare a quindici giorni prima della festa, periodo nel quale si inchiodano i gigli.

Perché vi ho raccontato questa storia?

Nella mia premurosa  degenza  all’ospedale di Nola in Cardiologia ho incontrato un compagno di sventura, il gigantesco Carmine Rega.

Un gigante buono, appassionato cullatore dei gigli che in una serata insignificante di degenza in corsia mi ha raccontato tutto questo e molto di più.

Ho aperto un  libro, mi sono appassionato, e ho cominciato a leggere.

Perché, vedete dietro a questi gigli c’è la storia di una città operosa che per secoli ha sviluppato i commerci e l’artigianato, quello che viene riconosciuto ovunque come la piccola arte.

Oggi, nell’evoluzione del processo industriale che ha spostato in Oriente le sedi produttive, è indispensabile recuperare l’antico spirito corporativo degli artigiani per dare valore aggiunto alle lavorazioni con il nostro gusto italiano, primato nel mondo.

Questo  modello di Fede, di cultura popolare e religiosa, di tradizioni antichissime si sviliuppa da secoli in un territorio che da 32 anni ospita CIS ed Interporto ormai integrati nel tessuto sociale della Città forse più di quanto appare.

Quante volte, ogni giorno, parlando delle nostre aziende, citandone il nome aggiungiamo : CIS Nola.

Forse proprio da questo possiamo prendere spunto per realizzare qui, nel territorio dei Gigli, la nuova  Città dei mestieri.

Lunga vita al CIS nella Città dei Gigli.

San Paolino, 22 giugno 2017

Si ricorda che nel 2016 la Festa dei Gigli é stata riconosciuta come Patrimonio immateriale dell’Unesco.

Nota a margine.

Esprimo il mio vivo e riconoscente apprezzamento al Pronto Soccorso ed all’Unità di Terapia Intensiva Coronarica dell’Ospedale di Nola, la mia città di giorno, per la premura e la competenza impiegata.Un vero modello di Buona Sanità.

Emilio D’angelo

 

Associazionismo, un valore dimenticato nell’organizzazione dell’impresa.

Certe volte mi sono domandato se mai fosse potuto nascere il CIS in questo tempo, credo proprio di no!

E allora Vi domando, miei soci, ed ancora una volta non mi darete risposta, ma senza CIS quante delle nostre imprese sarebbero come sono?

Non voglio avvilirvi, ma se continuiamo così, quante delle nostre aziende sopravviveranno nel prossimo decennio?

È vero, l’ultimo decennio è stato contrassegnato da una svolta finanziaria che ha avuto un’evoluzione negativa, frenando il passo di crescita dei valori fondanti del nostro antico successo d’impresa.

CIS é un marchio che ha attirato l’attenzione mondiale per un fenomeno associativo di straordinario valore, un modello d’impresa che ha unito trecento aziende in una Città del Commercio, una ” ergopoli ” meravigliosa.

La rivoluzione nel mondo della distribuzione, lo spostamento ad oriente del mondo delle attività produttive, il mercato globale, le nuove tecnologie e, soprattutto, internet hanno trasformato la nostra funzione e molte aziende sono andate in crisi.

Oggi non esiste più il grossista tradizionale, ma l’organizzatore di produzione, il converter, colui che mette al servizio del mercato delle scorte di prodotti, preparati ed ideati da lui ma prodotti su suo incarico dovunque nel mondo.

Il punto è: ma perché in Italia?

La domanda di prodotto “italiano” , soprattutto nel campo della moda della persona e della casa, è enorme.

Il Made in Italy è garanzia di gusto, di raffineria e di qualità.

E allora come combinare la grande capacità produttiva orientale con la richiesta di Italia?

Il valore aggiunto della creazione, delle lavorazioni e delle trasformazioni del prodotto dovrebbe essere rigorosamente italiano.

Questo richiede il recupero delle attività artigianali, purtroppo dimenticate in fondo alla spietata piramide economica del nostro amato Paese.

Torniamo al tema principale: il valore dell’Associazionismo.

Voi pensate che veramente da soli potrete affrontare il rinnovamento del ruolo, le difficoltà di un mercato globale con un confine invisibile spostato nell’etere?

Sarebbe follia, come quella di Icaro che sicuro della sua straordinaria bellezza volò vicino al sole con ali di cera!

Vi assicuro che il nostro mercato si è allargato a dismisura e noi ne cogliamo solo una parte marginale, molto marginale.

Il nostro futuro sta a pochi centimetri da una tastiera, dietro ad un video spento, un futuro che non riusciamo a riconoscere perché siamo presi dal quotidiano.

Amici, il CIS immobiliare ha chiuso la sua era, ma l’idea del CIS come forza consortile ha davanti a se una prateria sterminata, grazie ad una geniale intuizione del suo fondatore.

Noi, si, proprio noi, siamo aziende fortissime nella gestione delle scorte, nella creazione dei prodotti, nella disponibilità naturale al servizio della clientela.

Questi valori ci appartengono come comunità sociale e devono riemergere, abbandonando i vincoli e le paure di un recente passato.

Noi stiamo insieme per fare impresa, non per costruire immobili.

Un ruolo importante del successo delle nostre imprese dipende, infatti dalla capacità di presentarci con efficacia sul mercato mondiale, dimentichiamoci del valore del capannone, quello è solo il contenitore e il suo valore conta solo in fase di liquidazione.

È fondamentale la creazione di un sito funzionale per ogni impresa che dovrebbe essere ricollegato ad un’offerta distinta e specializzata di marchio CIS.

Come la gente, una volta veniva al CIS, affollando i nostri viali e bloccando tutte le aree di parcheggio, ora deve affollare il sito per ammirare le vetrine del CIS.

Questo mi fa pensare che occorre creare anche un sito fisico di accoglienza, nel quale le aziende presentano una sintesi delle proprie caratteristiche con una postazione fieristica a supporto dell’azione mediatica.

Ed infine, almeno per oggi, voglio parlarvi della distribuzione all’estero, quello che tecnicamente viene definita internazionalizzazione delle imprese,

Ho verificato con esperienza diretta che le possibilità di accoglienza del nostro prodotto all’estero sono enormi.

Voi sapete, che la mia aziende vende tessuti da almeno quattro generazioni, proviene dal centro storico napoletano, dedicando la nostra vita alla ricerca del bello, ai tessuti che vestono prima il cuore e poi il corpo.

Offriamo un servizio impeccabile, curando ogni particolare nella qualità della consegna, siamo solutori di problemi.

All’estero questo viene apprezzato molto di più che in Italia perché la clientela non è abituata a ricevere tanta attenzione ed un servizio così efficiente dal pronto.

All’estero, però, bisogna arrivarci e per arrivarci bisogna organizzarsi.

Ecco la notizia, ho scoperto l’acqua calda!

Ieri mattina ho conosciuto AICE nella persona di una garbata signora torinese. 

Il CIS aveva preparato questo incontro con i vertici della Confcommercio.

Chi è la Signora AICE?

L’Associazione Italiana Commercio Estero, nata da un’iniziativa della nostra organizzazione sindacale, la Confcommercio.

So già che molti diranno: va be’ le solite cose, per far pagare una quota e mantenere un carrozzone istituzionale.

Niente affatto, il valore e le possibilità che offre l’associazionismo sono enormi.

É un potenziale elemento di crescita che dipende solo dalla nostra capacità di accoglimento e d’implemenazione.

Ieri non abbiamo disegnato sogni per riempire di speranze l’anima della gente, ieri abbiamo costruito un primo progetto, la base di qualunque rapporto: l’incontro!

Abbiamo programmato di organizzare in settembre un evento per presentare a tutti la signora AICE, e sarà molto bello riprendere a parlare di reale associazionismo.

Mi aspetto almeno cento giovani imprenditori ai quali affidare il nostro futuro.

Lunga Vita al CIS

P.S.

Questo articolo lo avevo scritto mercoledì sera, dopo un bellissimo incontro in mattinata organizzato dal CIS con la Confcommercio e quella che scherzosamente ho definito la signora AICE, che é veramente una persona speciale.

Fulvio Guida vi dirà molto di più.

Qui non ho molti mezzi a disposizione, ma voglio solo dirvi che dovunque vado, anche in terapia intensiva, finisco a parlare di Cis e con gioia devo riconoscere che fuori siamo molto più grandi di quanto appariamo….E questo ci dovrebbe far riflettere sulla nostra responsabilità di essere soci CIS.

Un abbraccio fraterno a tutti.

 

 

Un piano per far diventare il CIS una colonia muta.

Eh… cari soci, credo proprio che il piano è stato ben articolato e difficilmente riusciremo ad impedirlo, salvo un eccezionale impegno sociale che, al momento, non riesco proprio a riconoscere.
Attenzione, niente di strano, ma di questi tempi la finanza sta assoggettando con le catene dell’indebitamento un po’ tutto il mondo: continenti, nazioni, paesi, istituzioni e società civile.
Tutto questo succede sempre con l’occasionale consenso del potere locale che, per interessi personali o per banale miopia, favorisce la formazione di un nuovo potere: il classico cavallo di Troia…. Timeo Danaos dona ferentes!
Temo i greci che portano doni, ancora di più le Banche che cancellano quote incerte di debito, in cambio di partecipazioni che sottraggono alle imprese vitali diritti patrimoniali ed amministrativi, riducendo a mera comparsa il potere sovrano dell’assemblea.
Nell’ antica tradizione del teatro greco la comparsa non aveva volto e il re ingoiava i propri figli per sopprimere eventuali aspiranti al trono.
É bastato poco, appena sei mesi, per dimenticare cinque anni di lotte e di dibattiti, tante incertezze normative e comportamentali , tante vittime sul campo e tanti feriti abbandonati alla clemenza del nuovo potere.
Ah, sì, perché l’antico potentato, spogliato dalle insegne del comando, é andato in esilio, ormai incapace di muovere anche solo un dito in favore del vecchio CIS.
Sì, ma ci hanno regalato il riscatto, anche se solo a quelli che hanno pagato fino all’ultimo euro; hanno regalato un riscatto a singhiozzi, con il contagocce perché deve passare attraverso ” le finestre” previste ogni semestre.
E dobbiamo ringraziare Dio con la faccia per terra!
É vero, stiamo un po’ meglio, esiste un ordine amministrativo che prima ce lo sognavamo, una prospettiva sicura di riscatto, sia pure entro il termine di scadenza del mutuo, ma il CIS, il nostro CIS dov’é?
Quella straordinaria forza consortile, unica in Italia, capace di creare una città del lavoro di tale grandezza, da camminarci dentro per un giorno intero, dov’é finita?
Quella capacità di investimento nelle nostre aziende, in Cisfi, nella Banca Popolare di Sviluppo, che fine ha fatto?
Il silenzio più profondo avvolge queste domande: ecco siamo diventati una colonia muta nelle mani del potere finanziario.
Con tutto il rispetto per l’autorità costituita, io Vi domando, e so che non mi risponderete, ma in quale società noi siamo ancora influenti e rappresentati?
In nessuna, contiamo meno di niente.
Eppure la maggioranza dei soci per un finanziamento di 1.000.000 di euro su 1000 mq di capannone ha restituito in circa dieci anni 1.500.000, ha rinunciato ai diritti di superficie dei propri immobili a favore della comunità, ha investito in Cisfi e Banca Popolare, rappresentando la base per la formazione di queste società, la spina dorsale dell’intero distretto.
Ebbene, quei soci oggi devono dire grazie perché ci fanno riscattare, passando attraverso le finestre, le antiche forche caudine!
Grazie di che?
C’è qualcosa che non funziona!
E allora parliamo del punto nevralgico del problema, ancora oggi, sempre lo stesso: la ricollocazione delle aree liberate dai soci inadempienti.
Stendiamo un pietoso velo sulle cause degli inadempimenti.
Evitiamo di considerare quanti soci sono falliti con consistenti quote di partecipazione Cisfi e Banca prive di valore transattivo.
Come, a quali condizioni e a chi, verranno ricollocati i capannoni liberi?
Non dipende solo dal c.d.a. ,ma dalle Banche che fanno pressione per recuperare l’ultima quota 40 milioni.
Nel progetto è previsto il recupero entro dieci anni, ma pare che non ci sia più tanto tempo, che l’area non è più di centomila mq, che bisognerà cominciare subito da questo autunno, non c’é più tempo.
La gente è preoccupata, si domanda quanto vale il proprio capannone, se lo potrà affittare e a chi, se il CIS ripartirà commercialmente, se questo incubo è veramente finito.
Questi sono gli argomenti del consiglio, non ci vuole la zingara per indovinare, né sarà mai un modestissimo blog ad anticipare le notizie.
È solo il pensiero dominante, un pensiero espresso da un popolo senza una sede sociale autonoma, senza una rappresentanza diretta, senza potere deliberante, senza capacità rappresentativa coordinata ed influente in Cisfi e Banca Regionale di Sviluppo.
Più sudditi di così non siamo mai stati!
Da testa siamo diventati coda e dobbiamo pure ringraziare!
Il CIS può ripartire solo con un progetto integrato tra produzione, artigianato e distribuzione che valorizzi il ruolo e le professionalità di centinaia di imprese che rappresentano il top della capacità creativa del popolo meridionale nel campo tessile.

Questa è la città dei mestieri, il Made in Sud, del quale  oggi si ricorda anche la politica, in prossimità delle elezioni.

Il grande riscatto italiano parte dal Sud, dalle imprese e dagli investimenti al Sud ed il settore della moda, con l’esplosione del turismo, è trainante in un Paese dove l’Arte e la Storia tracciano un percorso privilegiato.

Il Cis deve puntare a conquistare nuovi mercati all’estero, attraverso un rinnovamento strutturale dei metodi di approccio alla clientela potenziale e di presentazione delle offerte.Abbiamo un’opportunità unica di riscatto, altro che capannoni, noi possiamo riscrivere la nostra storia.

Per far questo occorre recuperare una rappresentanza sociale che non abbiamo, altrimenti resteremo solo degli amministrati in casa nostra, gestiti dal potere finanziario e potremo decidere esclusivamente nell’ambito della nostra autonomia aziendale, se siamo stati capaci  di adeguarci al nuovo corso dell’economia globale.

E adesso, continuate pure a domandarvi se sarà il caso di vendere o affittare ai cinesi, come ultima speranza di un popolo senza identità.
Io non ci sto a chiudere la discussione in uno spazio così angusto e lotterò sino in fondo per l’autonomia del CIS perché credo che mai come ora, la funzione del grossista, organizzatore di produzione con un servizio dal pronto, è richiesta in tutto il mondo e manca un’offerta adeguata.
Ve lo garantisco, ci vuole solo una parte di quel coraggio che vi ha fatto essere Soci CIS.
Pensateci la sera prima di addormentarvi, perché mi pare che abbiate già rinunciato ad essere CIS.

Lunga e nuova vita al CIS.
Emilio D’Angelo.
Fondatore di un Patto di Sindacato di voto ormai reso inefficace dall’attribuzione vincolata dei diritti amministrativi agli SFP.

Noi, eredi dei banchi napoletani, per ” The rise of modern banking in Naples “

Dal 15 al 17 giugno si svolgerà a Napoli un convegno internazionale su un tema di fondamentale importanza:
La nascita della banca moderna a Napoli. Una prospettiva comparativa.
Il Convegno organizzato dalla Fondazione Banco di Napoli, dall’Università degli Studi di Napoli Federico II e dalla Banca d’Italia, si terrà nella sede della Fondazione, nel cuore della città, in via dei Tribunali.

Perché a Napoli?

Nell’era contemporanea stiamo vivendo una profonda crisi del sistema finanziario internazionale e questo richiede uno sforzo straordinario per restituire alle Banche un ruolo fondamentale nel sistema economico.
Ecco, questo è il punto fondamentale: la finanza deve ritornare ad essere strumento di sviluppo al servizio dell’economia globale.
Ci stiamo smarrendo in una società finanziaria che ha perso i riferimenti fondamentali del suo ruolo, avvilita da una montagna di crediti deteriorati che ne insidiano la solvibilità.
È sempre più frequente il ricorso a strumenti straordinari per limitare il danno che può derivare per  Banche e clientela e viceversa.

Si, insisto, ma perché a Napoli?

Le istituzioni bancarie esistono da tempo antico, sin dalla civiltà greca e poi da quella romana, ma sono i Banchi pubblici napoletani” ad introdurre nel sistema bancario i segni distintivi di una Banca moderna.
Non dobbiamo meravigliarci che questo avveniva a Napoli già nel  1600 perché il Regno di Napoli ha tradizioni antichissime e pur alternando diverse dinastie, ha sempre rappresentato una florida economia, tra le prime in Europa, favorita dall’attività portuale e dagli scambi commerciali.
Il Regno di Napoli, come stato Sovrano, vide una grande fioritura intellettuale, economica e civile sotto varie dinastie angioine (1282- 1442) sia con la riconquista aragonese di Alfonso l ( 1442- 1458), sia sotto il governo di un ramo cadetto della casa di Aragona.
Nel 1504 la Spagna sconfisse  la Francia ed il Regno di Napoli fu unito dinasticamente alla monarchia ispanica, sicché i due Regni meridionali, il nostro e quello di Sicilia furono governati come due vicereami.
I due Regni furono nuovamente riuniti da Carlo di Borbone nel 1734 ma solo nel 1816 fu fondato lo stato sovrano del Regno delle due Sicilie.
Furono attivi i commerci con gli Stati  italiani ed europei, con i Paesi del Mediterraneo e l’Inghilterra.
Prodotti esportati: Grano, olio d’oliva,vino, seta, lana, carta, merletti, ceramiche artistiche, zafferano, lame
Importazioni: metalli preziosi e spezie.

 

Questa breve panoramica storica era necessaria per inquadrare quale humus abbia sedimentato la novità dei banchi napoletani.


Tre sono gli elementi innovativi introdotti:

La circolazione cartacea basata sulle fedi di credito, che creò le condizioni per introdurre l’uso degli assegni bancari.
Da qui nasce il concetto di deposito bancario circolante nel mondo.

La possibilità di accrescere l’uso virtuale della moneta circolante, attraverso lo strumento del credito.

L’introduzione del conto corrente e soprattutto dello scoperto di conto corrente.

Sarà importante considerare come nascono i banchi napoletani.
Sono il frutto della gemmazione di istituzioni filantropiche che canalizzano l’intervento statale per fini sociali e,almeno in origine, non hanno scopo di lucro.
Le istituzioni filantropiche che hanno fatto da madri ai banchi napoletani  sono 4 ospedali, due banchi dei pegni ed un istituto di ricovero di giovani donne a rischio.

Le fedi di credito venivano accettate come mezzo di pagamento dai venditori di beni e servizi.
La fiducia è l’elemento fondamentale che caratterizza queste transazioni commerciali.
Fiducia fondata anche sul notevole patrimonio attribuito a queste istituzioni da lasciti ed attribuzioni statali.
Ferdinando Galliani, geniale economista del ‘700, scrisse:
“É pregevolissimo il frutto della virtù che la sola fede dia valuta e tramuti in moneta preziosissima un foglio che non costa niente.”

L’utilizzo di questo strumento rappresentativo di valore e fiducia, introduce l’uso del credito, ovvero la certificazione di un pagamento che sarà eseguito ” allo scoperto”.
L’utilizzazione di questo credito in conto corrente introduceva l’uso di disporre di un determinato credito, prestabilito, all’occorrenza.
Ecco nascere ” in fasce” il concetto di merito creditorio, ovvero quanto vale la fiducia attribuita all’occorrenza.

Per quello che ho raccontato sin qui, Vi suggerisco di leggere un prezioso articolo pubblicato su ” Il Mattino” sabato 3 giugno a firma di Lilia Costabile, dal quale ho attinto molte riflessioni.

Ora a Voi, miei soci del CIS e coeredi di un patrimonio storico e culturale di grande valore, a Voi domando, come Vi appare oggi la banca moderna?
Io trovo che abbia smarrito alcuni connotati fondamentali della sua funzione e primo fra tutti, il rapporto fiduciario.
Questo ha generato una contrapposizione conflittuale, fondato su elementi speculativi e tutto si può concludere in due domande:
Quanto costa?  Quanto rende?
Non c’é più al centro l’interesse prevalente di produrre economia, ma quello di produrre ricchezza e le due cose non sempre vanno di pari passo.
Negli ultimi tempi le Banche per ridurre il rischio di perdite, aggravato dall’attuale regime molto basso dei tassi d’interesse, hanno strutturato una catena verticale di riferimento, allontanatosi molto di più dal cliente.
In poche parole hanno eretto un muro, dietro al quale c’è l’istituzione bancaria che é più incline a gestire patrimoni, piuttosto che imprese.
Direi, con una battuta infelice, ma molto efficace :
Peccato, le Banche hanno soppresso tutti i direttori!
Eppure io sono convinto che la ripresa dell’economia del nostro Paese passa attraverso la ricostruzione di un sistema bancario fiduciario che favorisca lo sviluppo delle piccole e medie imprese.
Per far questo il mondo bancario deve trovare il coraggio di ritornare indietro, con metodi moderni e principi antichi.
Le prime banche che lo faranno guadagneranno subito il favore del mercato e daranno un senso veramente pregnante alla propria funzione.

Noi Cis, Interporto e Distretto, costituiamo ” un banco ” di prova importantissimo dal quale può nascere un modello nuovo di relazione fiduciaria con il mondo bancario.
Sia noi che le Banche, siamo duramente provati da una sfortunata operazione di finanziamento, strutturata sui valori immobiliari e non sul merito creditizio delle imprese.
Ognuno ha pagato il suo prezzo ed é veramente altissimo quello della comunità sociale del CIS,  che è ora impegnata a rispettare con dignità l’Accordo di ristrutturazione del debito, senza trascurare il rilancio della funzione sociale.
Molto del nostro futuro dipende solo dall’impegno e dalla determinazione dei soci, ma una parte importante è affidata al ceto bancario che dovrà sostenere con rinnovata fiducia le singole aziende.
Senza fiducia, il nostro cammino sarà molto più lungo e difficile.
Da Nola potrebbe venire un “banco nuovo” più vicino all’economia che cresce e si sviluppa in un territorio dove è vivo il senso dei commerci e delle produzioni.

Non  dimentichiamo il fondamentale contributo della comunità sociale nella fondazione della Banca Popolare di Sviluppo e alla profonda delusione dell’assenza dal territorio della Banca trasformata.Questo rapporto vitale andrà recuperato attraverso azioni idonee a restituire una rappresentatività che ci compete con piena legittimità, morale e patrimoniale.

Lunga e nuova Vita al CIS, laboratorio dei mestieri e delle imprese.

Il caffè in sospeso.

Stralcio del discorso tenuto da Zuckerberg, inventore di Facebook, all’Università di Harvard in occasione del conferimento della laurea che, da studente, non aveva conseguito.

“Vi svelerò un segreto : all’inizio nessuno sa come si fa.
Le idee non nascono già formate.
Diventano chiare solo lavorandoci. Dovete solo iniziare.
Se prima di iniziare avessi dovuto capire tutto sulla connessione tra le persone, non avrei mai creato Facebook.
I film e la cultura popolare danno un’immagine sbagliata.
L ‘ idea di un singolo momento di euforia rappresenta una bugia potenzialmente pericolosa. Ci fa sentire inadeguati, dal momento che non lo abbiamo mai vissuto.
Questo impedisce alle persone, con buone idee allo stato embrionale, di iniziare.
Essere idealisti è bello, ma preparatevi ad essere incompresi.
Chiunque lavori su una visione più ampia viene definito folle, anche se poi il tempo gli darà ragione.
Chiunque lavori su un progetto complesso sarà incolpato di non capire appieno la sfida, anche se è impossibile sapere tutto in anticipo.
Chiunque prende iniziative verrà criticato perché ha troppa fretta: c’è sempre qualcuno che vuole rallentarvi.
Nella nostra società non realizziamo grandi progetti perché abbiamo così tanta paura di sbagliare che ignoriamo tutte le cose sbagliate che rimarranno tali, se non facciamo nulla.
La realtà è che qualsiasi nostra azione avrà conseguenze sul futuro, ma questo non deve frenarci.
Avviare progetti straordinari è, quindi, la prima cosa che possiamo fare per creare un mondo dove tutti sentano di avere uno scopo.
Una cultura imprenditoriale prospera quando è facile testare tante nuove idee.
Tuttavia, al momento, il livello di diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza danneggia tutti, se non abbiamo la libertà di prendere un’idea e trasformarla in un’impresa storica, perdiamo tutti.
Al momento la nostra società assegna un valore elevato al riconoscimento del successo e non facciamo abbastanza per dare una possibilità a tutti.
Dal momento che la tecnologia continua a cambiare , le persone a radunarsi in numeri sempre più grandi, dobbiamo concentrarci di più sulla formazione continua nel corso delle nostre vite.
Il grande arco della storia umana ha portato le persone a radunarsi in numeri sempre più grandi, dalle tribù alle nazioni, passando per le città, per ottenere ciò che sarebbero riuscite a fare da sole.
Viviamo in un’epoca mutevole. Molte persone non sono al passo con la globalizzazione. E’ difficile occuparci degli altri se non si è contenti della nostra vita.

Cari colleghi,

ho pensato di proporvi queste riflessioni che condivido pienamente ed mi sembrano molto aderenti alla nostra condizione sociale.
Giovedì scorso ci siamo riuniti per la prima volta, dopo tanti in anni, in una sede del CIS, e, purtroppo, ho dovuto lasciare per Voi molti caffè in sospeso!
Vi aspettavo in tanti per parlare di Cis, ma non è stato così….
C’erano una trentina di soci, pochi ma buoni, gente motivata che ha voglia di avviare un progetto straordinario.
Bene, comunque da qualche parte bisogna pur cominciare e se avessi dovuto scrivere qualcosa venerdì mattina, beh, Vi confesso, avrei mandato proprio tutto a quel Paese.
Scherzo, naturalmente, ma vorrei capire……
Come si può fare?
Noi proviamo, da quattro anni, a dare un nuovo senso alla nostra vita sociale, al futuro delle nostre imprese, al riconoscimento di un illustre passato, ormai lontano, e la gente del CIS  non partecipa?
Ci è passato sulle spalle un carrarmato, un ciclone ci stava spazzando via, decine di aziende socie sono fallite, altre sono in difficoltà, la nostra missione sociale è uscita sconvolta da un Accordo di ristrutturazione del debito in sede fallimentare che ci ha sottratto la governance e vitali diritti amministrativi e patrimoniali, eppure occorrerebbe recuperare visibilità e mercato per l’intero sistema e noi, unica assemblea di larga presenza consortile, noi, unici autentici rappresentanti degli interessi di un martoriato territorio, che facciamo?

Che facciamo?

Continuiamo ad aspettare ancora che le cose si aggiustino da sole e tutto ritorni come una volta!

Ero molto “deluso” e con me tanti veri amici del CIS, gente che in questi ultimi anni ha dedicato tanto tempo all’interesse sociale, senza nessun tornaconto.

Poi, con calma, ho riflettuto, e mi sono domandato: che ti aspettavi?  Allora gliela vuoi dare vinta alla delusione, allo smarrimento, al risentimento, all’incuria, all’invidia, al calcolo, alla speculazione, alla stanchezza, al rimpianto, alla soccombenza passiva, all’opportunismo?

No, assolutamente No.

Bisogna provarci ancora, senza scoraggiarsi, un primo nucleo si sta formando.
E poi stavolta c’era qualche giovane, uno mi ha colpito più degli altri, era la prima volta che veniva: aveva un viso pulito e sorridente ed un atteggiamento molto interessato a capire, il nostro, ma soprattutto, il loro futuro.
E mi sono detto, sai quanti di questi giovani tradiremmo se mollassimo proprio ora.
Pensateci bene pure Voi, se amate il CIS.

Nell’incontro, comunque fattivo, è emerso il desiderio comune di allargare la discussione alla maggioranza dei soci su impulso del CIS.
Molti ritengono che l’azione di sviluppo commerciale dovrebbe essere implementata dalla struttura centrale, affidando l’incarico ai nostri dirigenti commerciali, pur non escludendo iniziative consortili di trading su specifici progetti.
Tutti, invece, proprio tutti, avvertono la necessità di lavorare molto sul recupero di immagine del CIS e dell’intero distretto, anche attraverso iniziative mediatiche ed una politica commerciale tesa a ripopolare il CIS, anche con imprese artigiane.
Motivo serio di preoccupazione è il piano di ricollocazione degli immobili disponibili, considerato l’impatto che potrebbe avere per il futuro del territorio.
A chi è a quali condizioni collocheremo?
Bene la discussione è aperta, il prossimo caffè resta in sospeso, magari la prossima volta ce lo offrirà il CIS, forse sarà più buono.

Che vuo’ fa, ce vo’ a sciorta pur a fa o’ café…..

Alla prossima occasione.

Emilio e gli amici del CIS…. guai a dire Patto, manco se quello che mancava lo avessimo portato via noi!

Nuova vita al CIS.

Per il CIS erano presenti il coordinatore Antonio Strazzullo, il direttore commerciale Fulvio Guida e l’incaricato delle relazioni esterne,Trosino. 

Fra gli amici del CIS, ricordo:

Paolo Casolaro, Camillo Salvati con suo figlio, Vincenzo e Ciro Cozzolino, Gaetano Casillo, Gianni Imparato, Sergio Gallone, Raffaele Casillo (Fantasy Bis), Enrico Solaro (Solgestim), Antonio Cimmino (Man. Foderami), Raffaele Costanzo(Punto Covin), Donato Giliberti, Michele e Dino Ammirati, Lello Cacace(RC18), Michele Pierro , Rocco Cimmino, Palma di Lettieri, Francesco Cammarota, Ciro e Salvatore Sommella, Brancaccio, Nicola Cimmino, Gianni Miranda, il giovane Allocca, Gesco, Ferdinando Russo, Tesis.
Hanno giustificato la propria assenza: Maurizio Carlino, Giuseppe Carillo, e Stefano Cimmino.

Ringrazio tutti con sincera riconoscenza.

Lunga vita al CIS.

Servizi,finanza e tutela dei diritti di partecipazione delle minoranze.Parte Terza.

Tutela dei diritti di partecipazione delle minoranze a società di relazione nel Distretto ( Cisfi – Banca Regionale di Sviluppo). Parte Terza.

Cari soci,

Vi ricordate la metafora della navigazione richiamata nell’ultima assemblea?
Ebbene la navigazione è ripresa, il CIS e l’intero Distretto si avviano a disegnare una nuova rotta, vanno verso l’era del mondo globale, verso nuovi mercati e nuove opportunità.
Lo spirito del mercante risiede in ognuno di noi, trecento e poi cinquecento e poi mille aziende nel Distretto, e deve venire fuori con la forza delle nuove generazioni.
Un rischio è forte, un pericolo che già ci ha colpito in passato:l’inerzia e l’indifferenza.

Ritorno alla metafora del ” vascello “:

Navigare
senza gettare l’ancora ( l’inerzia)
Navigare
Non andare alla deriva ( l’indifferenza )

Torniamo a riflettere su tutta la nostra ricchezza dispersa, quella che abbiamo abbandonato in fondo ad un cassetto per inerzia o per indifferenza.
Pensiamo per un momento ai valori abbandonati nelle azioni della Cisfi e della ex Banca Popolare di Sviluppo, recentemente trasformata in Regionale.
Vi ricordate con quanto entusiasmo, con quanta fiducia, con quante speranze, anche a titolo personale, la gente del CIS ha investito in queste imprese?
Ci credevamo ed abbiamo creato un valore aggiunto alle nostre imprese, creando le condizioni perché nascesse un Distretto.
Cari soci, parlo a Voi perché siete l’unica assemblea viva e vitale, siete l’anima del Distretto, e solo noi possiamo riprendere in mano il destino del CIS.
Quello che è stato costruito con il nostro coraggioso impegno e con intuizione geniale e determinazione tenace del Presidente Giovanni Punzo, è una realtà di straordinario valore umano ed imprenditoriale.
Dobbiamo riprendere dal fondo dei nostri cassetti quelle azioni che abbiamo dimenticato e abbandonato all’inerzia ed all’indifferenza.
Lo strumento è il controllo del potere di rappresentanza che deve essere amplificato attraverso il consorzio delle azioni possedute nel distretto.

Come?

Basta un semplice  Patto di Sindacato di voto, nell’immediato e, poi, più avanti, anche attraverso la costituzione di un Fondo fiduciario comune.
Cisfi è fortemente impegnata nel Vulcano Buono, dove è richiesto un intervento sul capitale per rilanciare una Struttura di grandissimo valore.
Non dimenticare che è un’opera straordinaria, progettata da un genio mondiale; porta una firma prestigiosa, quella la firma di Renzo Piano.
Non possiamo abbandonarla per inerzia o per indifferenza.
La Banca, invece, è stato il nostro sogno deluso, doveva dare fiato ed impulso alle nostre imprese consortili ed invece, nel tempo, è rimasta isolata dal nostro contesto associativo.
Varie ragioni hanno determinato questa situazione e non intendo rivangare nel passato, ma voglio solo considerare il presente.
Dobbiamo riprendere il valore della nostro apporto partecipativo attraverso una rappresentanza comune.
Ho lanciato ancora una volta una pietra nello stagno e con questa pubblicazione ho esaurito l’elenco dei concetti che dovevo trasferirvi, non dimenticando mai  che non possiamo lasciare indietro i nostri soci più deboli.Questo è un impegno d’onore per la nostra Storia sociale.

Lascio a Voi le riflessioni e spero che darete un nuovo impulso alla nostra vita sociale.
Da soli non si fa niente ed io avverto la debolezza della mia azione in questo immenso mare nel quale navighiamo; vorrei che le generazioni più giovani prendessero coscienza della necessità di rivivere lo spirito consortile di un tempo, che fossero invasi da un nuovo entusiasmo perché dalle nostre parti, cose belle come il CIS non ce ne stanno.

Emilio

e tutti i suoi amici del CIS che ringrazio di cuore  per avermi sostenuto ed incoraggiato da sempre.

Vi propongo la lettura di un articolo pubblicato oggi su:

http://www.ildomenicalenews.it/la-citta-dei-mestieri/

Servizi, finanza e tutela dei diritti di partecipazione delle minoranze. Parte Seconda

Area immobiliare e Finanziaria : Riscatti e Ricollocazione.
Parte seconda.

Questo tema, così delicato e controverso, pur essendo centrale e determinante per il futuro assetto del CIS, risulta meno influenzabile dalla nostra volontà sociale.
La recente conclusione definitiva dell’Accordo di Ristrutturazione del debito ha fissato regole precise per la governance societaria con l’introduzione di nuovi diritti amministrativi e patrimoniali a favore dei rappresentanti degli Strumenti Finanziari Amministrativi.
È vero pure che gli S F P ci hanno consentito di trasformare una parte consistente del nostro debito ( 156 milioni su 280 ) in  quote di partecipazione al patrimonio della società senza obbligo di restituzione.
In parole semplici c’è una riduzione del debito per 156 milioni e la residua quota verrà pagata con le risorse societarie.
Infatti la prima quota di 45 milioni è stata versata alle Banche creditrici dalle risorse di cassa provenienti dalle rate di sub mutuo incassate e da un parziale rimborso del finanziamento erogato ad Interporto, così come regolato nella subordinazione dell’accordo di ristrutturazione.  
Il residuo debito di 78 milioni verrà regolato come segue:
per circa 35 milioni con l’incasso delle residue rate di sub mutuo da parte dei soci adempienti e dalle rate di riscatto dei contratti di leasing;
per  circa 43 milioni dalla ricollocazione degli immobili in possesso della società e di quelli da recuperare per l’inadempimento di alcune aziende socie.
Ecco perché risulta incerta la quota di 100.000 mq di capannoni, attribuita all’area inadempiente e tale incertezza è determinata dai tempi necessari per trovare una definizione pacifica del contenzioso.
Dall’esposizione di questo quadro amministrativo, si evidenziano enormi vantaggi, ma anche la conseguente perdita di diritti amministrativi e patrimoniali per tutti i soci.
Possiamo finalmente dire che abbiamo superato ogni momento di incertezza e siamo coperti dal grave rischio di fallimento, anche perché il residuo debito è largamente compatibile con le risorse della società.

Cosa cambia per noi soci?

Mentre prima l’Assemblea sociale poteva determinare la vita ed i progetti del CIS, oggi la cessione di alcuni diritti amministrativi ci impedisce di effettuare alcune importanti scelte strategiche, incompatibili con la tutela dei diritti acquisiti dai titolari degli S F P. 

Nello stesso tempo, abbiamo rinunciato anche ad alcuni diritti patrimoniali con particolare riferimento alla destinazione di eventuali futuri utili della società, che sono riservati in misura prevalente ( 95% ) agli S F P a riduzione della quota di partecipazione acquisita.
La durata degli S F P è illimitata e pertanto questi diritti non si estinguono mai e sono trasferibili.
Cambia,quindi, il nostro atteggiamento sociale, determinando l’opportunità di portare fuori dal CIS la nostra volontà consortile per progettare in autonomia tutte le attività necessarie allo sviluppo delle nostre imprese.
Il CIS, al completamento del pagamento del residuo debito verso le Banche, diventerà il contenitore dei beni primari e gestore di essi, praticamente il Condominio del CIS, che non avrà più tra i suoi dominus solo i soci ma anche i titolari dei diritti degli S F P.
Ecco perché ho distinto due fasi di definizione dell’area immobiliare e finanziaria:

A) Riscatti dei contratti di leasing dei soci adempienti.

B) Ricollocazione degli immobili disponibili e da recuperare.

Riscatti

Quest’attività è stata già felicemente avviata, infatti i primi 14.000 mq sono stati riscattati ed è in corso la riduzione dell’iscrizione ipotecaria per questa prima frazione di immobili.
Allo stato molte aziende adempienti si trovano nella condizione di avere un residuo debito da sub mutuo per circa 18 rate.
È prevista dall’Accordo l’estinzione anticipata del debito che consente il riscatto definitivo del contratto di leasing e la cancellazione della quota di iscrizione ipotecaria relativa.
Praticamente il singolo socio, al pagamento del saldo dovuto, può finalmente portare l’immobile nel proprio patrimonio societario, migliorando il profilo del credito meritorio aziendale.
Per favorire il riscatto anticipato, rispetto alla scadenza naturale del contratto di sub mutuo, sono state avviati contatti con alcune Banche del Distretto per specificare questa opportunità.
Il meccanismo è molto semplice e può essere avviato da qualsiasi socio presso la propria Banca, a condizione di possedere i requisiti di merito creditorio.
Il contratto di mutuo è regolato con il metodo, cosiddetto, alla francese, ossia ad ogni scadenza compare e corrisponde l’importo del residuo debito in termini di capitale.
Occorre procurarsi presso il CIS la certificazione della propria posizione ad una data ultima e richiedere alla propria Banca un finanziamento a breve ( 18/24 mesi) con impegno chirografario da estinguere con rate mensile costanti comprensive del tasso d’interesse concordato.
Il vantaggio dell’operazione è duplice, per il socio e per il CIS che anticipa la fase di restrizione ipotecaria.

Ricollocazione degli immobili dell’area inadempiente.

Il piano industriale prevede di ricavare la somma di circa 40 milioni di euro, entro dieci anni, dalla ricollocazione degli immobili ritornati in possesso del CIS per le note vicende collegate agli inadempimenti contrattuali di alcune aziende socie.
Esiste un progetto di accorpamento di un’area pari ad un’intera isola per la collocazione in blocco, al fine di favorire l’accoglienza di una determinata utenza, funzionale alle necessità del Centro.
Questa strategia richiede del tempo per raccogliere le adesioni al trasferimento di alcune aziende.
Nelle more si potrebbe formulare un progetto di ricollocazione “al dettaglio” proponendo, con diritto di prelazione alle aziende socie, eventuali immobili confinanti.
E’ evidente che la fase di ricollocazione esclude dal progetto strategico la competenza dell’assemblea.
Questo dovrebbe indurre la platea sociale a valutare l’opportunità e la fattibilità di costituire una società con radice CIS che possa assumersi l’impegno di ricollocare l’area disponibile, accollandosi l’onere di saldare l’ultima quota del debito verso le Banche.
Sono argomenti complessi che richiedono approfondimenti e grande coesione sociale.Torneremo a parlarne se esiste un interesse generale.

Nella prossima pubblicazione, tratterò la terza parte:Tutela dei diritti di partecipazione delle minoranze a società di relazione. (CISFI -BANCA REGIONALE DI SVILUPPO).

Emilio D’Angelo

Comitato Promotore Amici del Cis 

 

 

Servizi, finanza e tutela dei diritti di partecipazione delle minoranze.

 

Cari soci,

In preparazione al nostro prossimo incontro, Vi sottopongo alcuni spunti di riflessione.

Parte Prima.

La conclusione dell’Accordo di ristrutturazione ci consente di uscire da una profonda crisi finanziaria che ha fortemente inciso nella nostra vita sociale.

Ora siamo impegnati a ricostruire la nostra organizzazione sociale per avviare una nuova era del CIS e dell’intero distretto.

Nell’ultima assemblea sono stati individuati i principali punti d’intervento che provo a sintetizzare per introdurre qualche elemento di discussione.

Tre sono le branche di intervento.
1. Servizi alle imprese.
2. Area immobiliare e finanziaria : Riscatti e Ricollocazione.
3. Partecipazioni dirette e indirette a società strategiche: Cisfi e Banca       Regionale di Sviluppo.Tutela dei diritti delle minoranze.

Cominciamo subito dal punto 1)

Riorganizzazione dei servizi e delle spese condominiali.

Manutenzione generale:
Sono stati assegnati con una gara i servizi ad un’unica società per Cis ed Interporto per ottenere un’economia di scala.
Dobbiamo riconoscere che ad oggi non si rileva ancora un miglioramento, né in termini di presenza, né di qualità dei servizi.

Esiste un progetto di intervento globale sull’ impianto idrico e su quello elettrico.Richiede un notevole investimento iniziale che sarà recuperato con le economie di gestione in due o tre esercizi successivi.

Andrà riformato il servizio di raccolta dei rifiuti, introducendo, finalmente il principio della “differenziata”.
Il nostro Centro produce, prevalentemente, rifiuti “preziosi” : carta, cartoni e plastica per imballaggi.Tutto materiale da riciclare.
Minima e rintracciabile è la presenza di umido e indifferenziata, in maggioranza  modesti residui alimentari.
Una quarta categoria è il pezzame che pure potrebbe essere riutilizzabile. 

È indispensabile ottenere una grande collaborazione degli utenti del Centro per “difendere” la vivibilità del CIS.
Ognuno di noi dovrà contribuire a migliorare i servizi, rispettando le regole e sorvegliando che tutti le rispettino.

Vorrei infine suggerire un progetto di adozione delle aree a verde da parte delle singole aziende di ogni isola su base volontaria.

Area commerciale

Sviluppo di un progetto di informatizzazione della presentazione delle aziende operanti nel CIS.
Per ottenere un buon risultato commerciale è necessario coordinare l’attività informatica delle singole aziende per convogliarle in una piattaforma comune,in modo da ottenere l’effetto telematico di “Città del Commercio e dei mestieri”.

Sviluppo di un progetto per incrementare il commercio con l’Estero con particolare riferimento all’area comunitaria.
Partecipazione a fiere di settore, ricerca di rappresentati e motori di ricerca, individuazione di un’area da dedicare a fiere e sfilate.
Questi progetti andrebbero in parte finanziati attraverso fondi pubblici: Confcommercio, Regione , Fondi europei, Crowdfunding; oppure da iniziative consortili nell’ambiente sociale.

Corsi di formazione professionale, con particolare riferimento, alla sinergia con le attività artigianali e produttive, funzionali allo sviluppo del modello operativo delle aziende socie. Si pensi ad un contenitore che sviluppi l’idea di una piccola città dei mestieri da fondare a Nola ed esportare a Napoli nel Centro storico nella zona del Mercato. 

Individuazione di un’area in ricollocazione da destinare ad uno spaccio aziendale comune per risolvere finalmente la richiesta di sbloccare in maniera razionale la vendita al pubblico senza modificare le finalità del Centro.Allo stesso modo potrebbe essere organizzato uno spazio comune per realizzare una piattaforma per l’e-commerce.

Il CIS può dare un forte impulso istituzionale a questi progetti, ma se vogliamo ottenere risultati significativi sui singoli progetti e costruire futuro, dovremmo sostenerli in maniera diretta su base volontaria e consortile, con una società di trading costituita all’interno del CIS.

L’argomento verrà sviluppato nei due successivi articoli per i punti contrassegnati ai numeri

2) Area finanziaria ed immobiliare e

3) Tutela delle partecipazioni.

Lunga Vita al CIS.

E.D.

 

Venite, Vi aspetto giovedì 25 p.v. alle 18:00

Torre dell’isola 1 edificio centrale ingresso lato tabacchi e giornali.

 

Vieni a prendere un caffè a casa CIS?

Ho sempre pensato che a Napoli il caffè viene offerto in tutte le occasioni.
È un modo per dimostrare un cuore aperto all’accoglienza, una dimostrazione di amicizia, una forma di cordialità, ma, molto spesso è solo una scusa per incontrarsi.
Questo è l’incontro che Vi propongo, un modo per dirvi che mi piacerebbe scambiare quattro chiacchiere in amicizia.
Di cosa parleremo?
Del CIS, del nostro CIS, della nostra Casa comune, dell’amico ritrovato dopo tanto silenzio, di noi, di quello che potremmo fare insieme per noi e per le future generazioni.
Si, soprattutto dei giovani perché il Cis non finisce con noi, è un Idea bellissima che dura per sempre.
Bene, finalmente abbiamo un punto d’incontro all’isola 1 nell’edificio centrale alle spalle del Bar.
Una bella saletta con una cinquantina di seggiole azzurre, allestita velocemente, grazie al prezioso intervento di Antonio Strazzullo e Fulvio Guida.
Spero proprio che verrete in tanti, sarà bello incontrarsi in amicizia.

Venite, Vi aspetto giovedì 25 p.v. alle 18:00

Torre dell’isola 1 edificio centrale ingresso lato tabacchi e giornali.

Il vostro blogger
Emilio