Prendiamo il meglio del passato e portiamolo nel futuro.

Ritorno, ancora una volta su un tema a me molto caro: il valore immenso dello spirito consortile del CIS.

Prendo spunto dall’invito per lo scambio di auguri per il Santo Natale, che accolgo con piacere.
Non sarà certamente un incontro a risolvere le nostre difficoltà, ma sarà un’occasione per riconoscere la nostra identità consortile.
Una radice comune ci unisce da un terzo di secolo e ci ha visto realizzare un’opera unica nel panorama imprenditoriale del nostro Paese.

La realtà che viviamo non è solo espressione dell’ultimo sciagurato quinquennio, ma, anzi, è l’esempio pulsante di un consorzio d’imprese che non ha eguali per varietà di composizione ed offerta commerciale.

Sino a quando il valore del socio è stato centrale nella progettazione strategica del distretto, abbiamo vissuto una stagione irripetibile di successi ed un’affermazione delle nostre imprese superiore ad ogni aspettativa.

Dimenticare che l’evoluzione del commercio di Napoli e della sua provincia ha avuto una spinta fondamentale in questa terra di Nola, è un atto che rivelerebbe  una profonda disonestà intellettuale.

Stiamo uscendo lentamente dal cono di buio che ci ha investito, trascinandoci  sino alla sezione fallimentare del Tribunale di Nola. Questo Accordo di Ristrutturazione è stato votato a larga  maggioranza dalla nostra Assemblea e quel voto obbliga tutti, anche quelli che non lo ha condiviso.

Questa è la forza di una società consortile, la capacità di superare le divisioni e tendere insieme al bene sociale.

Oggi il nostro avversario non dobbiamo riconoscerlo nel contesto sociale, ma fuori da esso, dove esistono forti resistenze e molti interessi per assumere il controllo del più rappresentativo polo intermodale e commerciale italiano.

Noi rappresentiamo l’opposizione all’attuale sistema amministrativo ed auspichiamo che si ristabilisca in tempi brevissimi l’autonomia amministrativa del CIS, attraverso la restaurazione del valore del socio.

Il nostro progetto tende a realizzare obiettivi largamente condivisi da tutta la comunità sociale.

Chi di Voi soci, sarebbe stato favorevole  a trasferire ad Interporto la somma di 1.600.000 euro per un importo non dovuto, poiché il CIS è estraneo alla transazione conclusa da Interporto anche in nome e per conto del CIS? (Estraneità oggettiva e soggettiva rispetto a quanto convenuto.)

Chi di Voi non ha mai richiesto la netta separazione degli interessi, delle transazioni e delle risorse umane  fra CIS ed Interporto?

Chi di Voi non vorrebbe rendere autonoma e trasparente la gestione degli oneri condominiali per adeguare le quote alle effettive esigenze del Centro?

Chi di Voi non vorrebbe ritrattare la cessione dei nostri tetti e recuperare la compromessa fruibilità di una quota importante dei nostri immobili?

Chi di Voi non vorrebbe vedere utilizzati i tantissimi capannoni vuoti ed abbandonati che fanno tanto ” deserto “‘e desolazione?

Chi di Voi non vorrebbe che la sede amministrativa del CIS , coi suoi dipendenti,  risiedesse all’intero della nostro contesto sociale?

Il debito senior è quasi estinto ed ogni risorsa deve essere impiegata per chiudere la procedura amministrativa dell’A.d.R. ed affrontare, con serenità, il tema degli S.F.P. che proprio ” carta straccia” non sono.

Questi sono i nodi  fondamentali da sciogliere e noi rimaniamo fermi nei nostri propositi con tutte le azioni necessarie per fare valere le nostre ragioni.

Andiamo sereni a questo incontro per conquistare consensi non certamente per fare un passo indietro. Questo sia chiaro, nessuno pensi che una maggiore disponibilità al confronto rappresenti la rinuncia alle  nostre convinzioni per qualche malcelato accordo di potere.

Auspico, invece,  che una più approfondita valutazione possa produrre una revisione della linea strategica del direttivo nella direzione da noi proposta.

L’unico interesse che difendiamo è :

Lunga vita al CIS.

 

 

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Il pesone che viene del passato.

Nella più antica tradizione  napoletana, la saggezza popolare aveva coniato un termine molto efficace per definire il peso oppressivo della pigione dovuta al padrone di casa: o’ pesone! 

Forse è la traduzione in dialetto proprio del termine italiano che indica il pigiare sulle teste dei malcapitati della maledetta “pigione” che non finisce mai !

Oggi è la prima Festa importante, dedicata alla Mamma Celeste : l’Immacolata Concezione e fra due settimane ci ritroveremo  a celebrare il Santo Natale, ma, poi, a distanza di pochi giorni saremo arrivati  a fine d’anno, tempo di bilanci e verifiche, di delusioni e nuove speranze.

Come passa veloce il tempo…

É passato un anno, ma sembra ieri quando prese il via un confronto importante nel nostro contesto sociale perché si era chiusa un’epoca, mentre  lasciavano la scena i due protagonisti del tribolato Accordo di Ristrutturazione dei debiti di CIS ed Interporto.

Il nostro consiglio d’amministrazione era tanto  impegnato a trovare il modo di sistemare una singolare transazione per trasferire ad Interporto la bella sommetta di 1.600.000 euro, quale rimborso per quanto anticipato, bontà sua, per nostro ordine e conto al dr.Sergio Iasi.

Il bravo dottore aveva lasciato Interporto, dopo un anno di duro lavoro, per cause oggettive e soggettive di incompatibilità con lo storico Presidente di Interporto, Cav. Giovanni Punzo.
Per questo motivo, per dirla facile facile, al valoroso amministratore competeva anche il totale degli emolumenti previsti dai rispettivi contratti, sia quelli in quota fissa che quelli premiali, vincolati al raggiungimento di determinati risultati, per i due anni residuali.

Com’è finita la storia?

Conoscete tutti la fine che hanno fatto i quattro consiglieri CIS che si opposero alla restituzione deliberata, in conflitto d’interessi, dai cinque consiglieri in doppia carica CIS ed Interporto.

Il dr. Ricci, fidato collaboratore del dr.Iasi, ha fatto carriera e lo ha sostituito nella carica di amministratore delegato delle due società , non rinvenendo le stesse cause oggettive e soggettive di incompatibilità nella gestione di Interporto, anzi, a distanza di pochi giorni dalle dimissioni del suo mentore, è stato tanto fortunato da aver campo libero nella gestione per l’uscita dalla scena anche dello storico Presidente.

E il CIS?

Tranquilli, nulla è  cambiato, tutto a posto nella plancia di comando, come prima e più di prima, qui da noi  non cambierà mai niente, salvo il nome dei gestori del potere.

L’assemblea ha scelto, giustamente, di punire i dissidenti che avevano osato opporsi al potere costituito dall’ A.d.R. ed ha ristabilito a maggioranza il vecchio regime finanziario.
Quando si è incudine, hai voglia a battere il martello!
Ormai comandano le Banche, con gli SFP hanno sottratto ogni facoltà ai soci, altro che carta straccia, come annunciavano falsi profeti del rilancio del Distretto.

Con la carica più rappresentativa è stato premiato il più coerente dei consigliere, fedele a tutte le evoluzioni della gestione, prima e dopo l’Accordo, passando per la Sezione fallimentare del Tribunale di Nola, fino ad arrivare ai tempi nostri.
É lo stesso Grimaldi che con il suo voto determinante, come risulta dagli atti, ha deliberato in Interporto prima e nel CIS più tardi la restituzione di una somma transattiva determinata in assenza del direttivo della nostra società e l’assemblea ha apprezzato .
Il c.d.a. , pur in presenza di fondata opposizione, ha preferito adeguarsi con prudenza al regime finanziario ed  ha deliberato di accantonare la somma in un fondo di rischio impossibile, perché non esiste alcuna norma che può impegnare in un’obbligazione un terzo assente.
Vedremo, con il prossimo bilancio, che fine farà questo fondo, ma non mi meraviglierei se nuove e più illuminate consulenze potessero determinare la conclusione di questa storia, nella direzione desiderata dai potenti.

E mentre noi aspettiamo, intanto siamo arrivati proprio nel periodo natalizio e, poiché é tempo di strenne, al CIS sembra il momento più giusto per scrivere qualche letterina del CIS ed inviarla ai soci più deboli….
Anche perché le somme da versare ad Interporto in qualche modo si trovano, ma i soldi del ” pesone ” ai soci in ritardo bisogna chiederli, perché le Banche non vogliono aspettare più.

Quanti brutti ricordi, anzi bruttissimi…..

Le condizioni di alcune aziende socie non sono cambiate, anzi sono addirittura peggiorate per la grave crisi , anche di strategia commerciale, che ha colpito il CIS.
Ormai le rate di mutuo sono tutte scadute e l’eccessivo peso degli interessi e dei derivati si avverte tutto, tanti soci si sono svenati ed il lavoro non gira più come una volta e , allora, alcune  rate sono rimaste arretrate.

In alcuni casi anche il peso degli oneri condominiali, è diventato insopportabile e ripetitivo a fronte di servizi che non corrispondono più alle effettive esigenze del centro.
Andrebbe rivisto subito il budget di spesa dei servizi condominiali, secondo criteri di effettiva pertinenza.

Vorrei ricordare la grave anomalia che si trascina da anni nella gestione delle risorse umane che sono a carico del CIS , pur prestando servizio presso la palazzina Interporto, tanto che, dalle visure camerali, si rileva che Interporto impiega un solo dipendente in quella sede.

É veramente imbarazzante!

Il discorso, però, è molto più complesso e ci porterebbe lontano, ma non si può evitare di affrontare il problema della necessaria riorganizzazione dei servizi e degli oneri condominiali.
Esistono sicuramente responsabilità pregresse che non sono imputabili a questi amministratori, coesistono, pure, mutate condizioni di fruibilità e di efficienza del centro, ma questo non ci autorizza a mantenere a lungo la rassegnata determinazione di accettare tutto, perché  tanto che possiamo fare? Ormai comandano le Banche!

Sono convinto,invece, che la gestione condominiale resta nella discrezione assoluta degli amministratori di natura sociale, anzi andrebbe stornata contabilmente dal bilancio annuale, evitando qualsiasi influenza sull’andamento dell’AdR e sui diritti dei portatori degli SFP.

Questo criterio di trasparenza favorirebbe un autentico rinascimento della unità  sociale e la soluzione di complessi problemi di interferenza di gestione amministrativa.

Insomma sarebbe tempo di finirla di usare due pesi e due misure, sarebbe ora di finirla di impiegare risorse per pochi ricchi marinai e richiedere ulteriori sacrifici a tanti poveri pescatori.

Est modus in rebus, il CIS non c’è la farà mai a sostenere ancora il “pesone”

Lunga vita al CIS

Conseguenze ed effetti della vendita dei nostri tetti.

NOTE SU CONTRATTO ENEL GREEN POWER

( Ricerca a cura dei dr. Paolo Chiacchio ed Italo Carotenuto)

In data 04 agosto 2010, tra CIS ed Enel Green Power interveniva, per Notaio Atlante, atto di costituzione di superficie e risoluzione consensuale di locazione, a mezzo del quale CIS concedeva in superficie a Enel Green Power i tetti ed i lastrici dei capannoni della struttura sui quali Enel Green Power intendeva realizzare impianti fotovoltaici.

Riferimenti al contratto Enel Green Power (detto anche EGP) rinvenuti nei bilanci d’esercizio:

A) Bilancio anno 2010: non c’è riferimento alcuno al contratto dell’agosto 2010  sia nella nota integrativa, sia nella relazione sulla gestione.

B) Bilancio 2011: nella nota integrativa tra i risconti vengono indicati “Risconti per canoni anticipati sul contratto EGP” per Euro 3.500.000. Vengono descritti come canoni anticipati di competenza di esercizi futuri

C) Bilancio 2012: Nella relazione sulla gestione è presente un paragrafo intitolato “Contenzioso contro Enel Green Power” in riferimento ad un incendio avvenuto nell’aprile 2011 causato dalle lavorazioni a fiamma libera effettuate da EGP a seguito del quale il CIS ha richiesto ed ottenuto l’apertura di una procedura arbitrale avvenuta nel mese di novembre 2012.
Nella nota integrativa vengono indicati:
Tra le attività:
nei ratei e risconti, “Risconti per consulenze incendi” per Euro 97.631
Tra le passività:
“Risconti per canoni anticipati sul contratto EGP” per Euro 3.500.000 di competenza degli esercizi futuri in essere al 31 dicembre 2012

D) Bilancio 2013: Nella relazione sulla gestione è presente un paragrafo intitolato “Contenzioso contro Enel Green Power (EGP)” nel quale si descrive nuovamente l’incendio dell’aprile 2011 e le azioni poste in essere per la verifica e la quantificazione dei danni subiti, stimati da perizia in circa 3 milioni di Euro.
In data 26 marzo 2012, inoltre, come prosegue da relazione, si è sviluppato un secondo incendio su un altro dei capannoni di proprietà del CIS.

“In data 3 novembre 2012 il CIS ha avviato il procedimento arbitrale previsto dall’art. 21 del contratto di superficie stipulato con Enel Green Power” e la conseguente richiesta di risarcimento danni diretti, indiretti e d’immagine. Enel Green Power si è costituita nel procedimento proponendo domanda riconvenzionale.
Procedimenti cautelari: Il Cis ha iniziato un procedimento cautelare contro EGP in quanto l’installazione dell’impianto fotovoltaico sui lastrici solari impedisce il rilascio dei certificati di prevenzione incendi da parte dei Vigili del Fuoco.
Il CIS, inoltre, ha richiesto con ricorso cautelare ex art. 700 c.p.c. al Tribunale di Nola di ordinare ad EGP la restituzione immediata delle aree sui cui è installato l’impianto fotovoltaico.
Il CIS, infine, ha notificato il data 06 giugno 2014 ad EGP un atto introduttivo di arbitrato per la risoluzione del contratto di superficie.
Nella nota integrativa vengono indicati:
Tra le Attività
– nella composizione dei crediti verso terzi per natura – Enel Green Power per Euro 1.255.182;
– Ratei e Risconti: – “Risconti per consulenze incendi” per Euro 97.631
Tra le passività
– Ratei e Risconti: “Risconti per canoni anticipati sul contratto EGP” per Euro 3.500.000 di competenza degli esercizi futuri in essere al 31 dicembre 2013.

E) Bilancio 2014: Nella relazione sulla gestione si dà notizia della conclusione dell’arbitrato relativo agli incendi degli anni precedenti con la condanna ad Enel Green Power al risarcimento in favore di CIS di Euro 2.500.000. Il CIS, insieme ad Interporto, nel giugno 2014 ha attivato un secondo procedimento arbitrale chiedendo la risoluzione contrattuale, la restituzione delle aree, il pagamento del dovuto ed il risarcimento dei danni per un totale di circa 32 milioni di Euro. EGP ha sollevato domanda riconvenzionale richiedendo al CIS, invece, 40 milioni di Euro.
Si comunica che a seguito procedimento cautelare del CIS per il mancato rilascio dei certificati di prevenzione incendi, da parte dei Vigili del Fuoco, è stato nominato CTU che ha individuato una serie di misure da eseguire nell’immediato per fronteggiare un eventuale incendio che ha consentito lo sblocco della procedura per l’ottenimento del CPI in favore degli utenti”.
Nella nota integrativa vengono indicati:
– nella composizione dei crediti verso terzi per natura – Enel Green Power per Euro 1.865.182;
– Tra le Attività – Ratei e Risconti: – “Risconti per costi incendi” per Euro 662.319
– Tra le Passività – Ratei e Risconti – Risconti per canoni anticipati sul contratto EGP” per Euro 3.500.000 di competenza degli esercizi futuri in essere al 31 dicembre 2014.

F) Bilancio 2015: Nella relazione sulla gestione si fa riferimento ad i contenziosi con Enel Green Power a seguito di alcuni incendi che si sono sviluppati durante la fase di realizzazione dell’impianto fotovoltaico. Il CIS ha promosso due arbitrati richiedendo, tra l’altro, “la risoluzione contrattuale, la restituzione delle aree, il pagamento del dovuto ed il risarcimento del danno” per un totale di Euro 32.000.000 di Euro.
Nella nota integrativa vengono indicati:
Nella composizione dei crediti verso terzi per natura – Enel Green Power per Euro 2.475.182;
– Tra le Passività – Ratei e Risconti – Risconti per canoni anticipati sul contratto EGP” per Euro 3.500.000 di competenza degli esercizi futuri in essere al 31 dicembre 2015.

G) Bilancio 2016: Sia nella relazione sulla gestione che nella nota integrativa si segnala che nel gennaio 2017 è stato definito un accordo transattivo con Enel Green Power spa “locataria del lastrici solari dei capannoni del CIS” nel quale, tra l’altro, è stata prevista la definizione di tutti i contenziosi pendenti con la società.
Nella nota integrativa vengono indicati:
Tra i crediti verso terzi per natura risulta “Enel Green Power” per Euro 2.653.932
Tra le Passività: Ratei e Risconti – Risconti passivi per canoni anticipati su contratto EGP di competenza di esercizi futuri per Euro 1.036.607.

H) Bilancio 2017: Nella nota integrativa a pagina E) Ratei e risconti passivi del conto Economico vengono indicati, tra gli altri, “risconti per canoni anticipati sul contratto EGP” per Euro 1.036,607.
In base a quanto risposto dall’Amministratore delegato nell’ultima assemblea,  i risconti indicati si riferiscono ai canoni di locazione riscossi anticipatamente da Enel Green Power per il periodo 2020-2030. Pertanto nel conto economico dovrebbero essere indicati i canoni di locazione del periodo di competenza 2017 (essendo stati installati almeno dal 2011). Tali canoni di locazione non risultano indicati nel conto economico.
L’importo, invece di Euro 351.347 indicato tra i “crediti verso terzi per natura” è stato incassato, a quanto riportato dall’Amministratore delegato Ricci, nel corso del 2018. Risultano ancora tra i crediti quelli per “rimborso assicurativi I e II incendio” per Euro 1.550.552 (pag. 38).

Ulteriori Rilievi:
1. Nell’attestazione ex art. 182 bis del dott.Deganello a pagina 42 nella tabella dei crediti vs. clienti con almeno 5 rate scadute viene indicato al secondo posto Enel Green power per Euro 2.215.097.
A pag.45 vengono riportati nella voce “altri crediti diversi” Euro 1.992.543 di cui circa 1 mln. circa si riferisce al credito vantato verso la compagnia assicurativa INA Assitalia per rimborso inerente un incendio risalente al 2011 per la restante parte si riferisce al credito vantato dalla società a seguito della conclusione favorevole con Enel Gren power del primo lodo arbitrale relativo al primo incendio del 2011.

Sin qui la relazione tecnica per quanto emerge dai documenti richiamati.

Aggiungo solo qualche riflessione: 

I consiglieri di amministrazione, pro tempore, avevano contezza che  le somme provenienti dalla sciagurata vendita dei nostri tetti venivano destinate a finanziare Interporto Campano?

In caso affermativo, si può individuare quale altro vantaggio poteva derivare alla comunità sociale da una rinuncia così gravosa  del legittimo esercizio del diritto di superficie dei capannoni?

Forse il Presidente Grimaldi, unico ad aver meritato il privilegio di amministrare il CIS prima e dopo l’Accordo di Ristrutturazione, potrebbe dare qualche esauriente risposta, anche a nome dei colleghi, per contribuire  coll’esperienza accumulata, negli ininterrotti incarichi amministrativi, a fare chiarezza in questa nebulosa vicenda.

Propongo all’organo amministrativo in carica di nominare una commissione d’inchiesta interna  per ricostruire lo sviluppo finanziario integrale della transazione, la formazione delle obbligazioni, i termini dell’Accordo transattivo  concluso dal precedente a.d. ed, infine, valuti le ipotesi percorribili per recuperare il possesso del diritto di superficie di un area così sensibile e funzionale degli immobili di proprietà individuale.

É un sacrosanto dovere morale verso la comunità sociale, ancora prima di riconoscere un chiaro obbligo giuridico.

Lunga vita al CIS dei soci.

 

 

La scomparsa di un uomo giusto.

Cari colleghi,

Ieri sera nella chat di Casa CIS si sono moltiplicati decine di messaggi di cordoglio per la scomparsa di Peppino Allocca.

Ci sono momenti nella nostra vita che non vorremmo mai affrontare, ma sono quelle le occasioni per una comunità di avvertire la grande importanza di vivere la nostra esperienza sociale con spirito solidale.

Il CIS é un po’ come la nostra seconda famiglia, il luogo nel quale viviamo la maggior parte del nostro tempo.

É veramente molta confortante questa testimonianza spontanea e sincera di decine di soci che rendono onore a Peppino Allocca e alla Sua splendida famiglia.

Cerco di interpretare un comune sentimento di profonda riconoscenza per un valoroso protagonista della nostra storia di lavoro.

Questo blog, espressione condivisa di appartenenza e solidarietà sociale, partecipa con affetto al dolore del famiglia Allocca per la perdita del carissimo Peppino.

 

 Ti sia lieve il cammino verso il Regno di Dio.

Solo in Dio riposa, anima mia;

da Lui viene la mia salvezza,

da Lui viene la mia speranza.

Un socio disperatamente solo in un mondo diverso.

Oggi vorrei provare a raccontarvi la sensazione di profondo smarrimento  che ho avvertito lunedì nell’incontro organizzato dal distretto CIS Interporto con UNICREDIT.
Non intendo manifestare una critica all’evento e, tanto meno, sottovalutare l’importanza degli argomenti trattati.

Il discorso va un po’ oltre il tema sviluppato e riguarda la disperata ricerca del valore centrale del socio in quel poco che rimane del nostro collaudato sistema consortile.

Vorrei capire se é veramente obsoleto il tanto decantato sistema CIS e quali prospettive di crescita esistono per quelle imprese socie che operano nel tradizionale sistema distributivo all’ingrosso.

Ne parleremo ancora.

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Brutta giornata lunedì, grigia, umida e piovigginosa: arrivo al cosiddetto Panettone, ben coperto ed armato di ombrello per evitare imprudenze, accompagnato dal mio amico Ciro, con una sgargiante macchina gialla che fa a cazzotti un po’ con tutto.
Volevo tenere fede ad un impegno assunto con Nando Grimaldi, anche nella convinzione che potesse tornare utile alla nostra comunità sociale la partecipazione a queste iniziative.
Lo avevo raccomandato a tanti colleghi e speravo di incontrare una buona rappresentanza di soci, ritornando con la memoria a tante animate assemblee di qualche anno prima.

Sulla porta d’ingresso ho incontrato il Presidente Grimaldi e, dopo un breve, ma cordiale saluto, sono salito nella sala di convegno.
Anche qui,  ho subito incontrato i rapprentanti del potere costituito, l’A.D. del CIS e Interporto, Claudio Ricci, che conversava con un consigliere, rappresentante degli SFP, e ci siamo scambiati un formale saluto di convenzionale cortesia.
É un primo segnale di evidente disagio nel distaccato rapporto tra soci ed amministrazione.

La sala era molto affollata, tanto da richiedere la necessità di aggiungere nuove sedie.
Io continuavo a cercare fra quella folla il volto amico di qualche socio del CIS, ma per quanto mi sforzassi non riuscivo ad individuarli, eccetto qualche  componente del c.d.a.
Eppure la sala era affollata, gli argomenti trattati erano interessanti e non riuscivo a spiegarmi questa imbarazzante solitudine.
Forse la gente si é rassegnata alla scomparsa del ruolo del socio e solo io continuo a cercarlo, dove non posso più trovarlo.

Infatti, basta spostarsi di qualche metro, al di là della barriera del nobile Interporto, per incontrare tanti soci del CIS, una categoria destinata all’ estinzione, come al tempo dei ” Pellerossa” confinati in riserva per far posto al progresso con l’arrivo della Ferrovia.

Ogni tanto il Presidente Grimaldi arriva da un socio e poi dall’altro per mantenere quella che lui chiama ” la pace sociale” , un’altra inutile illusione  che serve solo per confermare  l’abissale distanza che si manifesta  fra la rilevanza del socio dell’assemblea e quello reale, quello  che si addormenta la sera con la testa piena di preoccupazioni e si sveglia al mattino, ogni giorno con qualche problema in più, perché stenta a sopravvivere in un CIS, ormai privato da simboli, tradizioni ed insegne.

Chi ci pensa più al socio del CIS?

Chi si preoccupa di quell’appassionato testardo che ha investito tutta la sua vita in un progetto di sistema d’impresa consortile?

Chi assiste quell’incantato sognatore che ha seguito il suo autentico Presidente sino alla disfatta di un CIS, che ha finanziato Cisfi e la Banca Popolare,  che ha pagato milioni in interessi, derivati e consulenze per consegnare le chiavi del Distretto  ai signori degli S.F.P.?

Eccoci, oggi, nel CIS, tra i viali deserti, tracimati dal vento che trasporta  rifiuti e cartoni, a cercare soluzioni per il futuro fra una chiacchiera e l’altra mentre il nuovo ci sopravanza, e non si profila, però,  alcuna iniziativa concreta per recuperare un’utenza, ormai perduta.

Chi ci deve venire in quei capannoni chiusi con tanta violenza dall’azione fallimentare?

É forse meno violenta l’azione amministrativa di un governo che, a debito primario saldato, non tenta ancora di avviare una politica concreta di ricollocazione mirata degli immobili vuoti?

Come può riconquistare interesse sul mercato il CIS se i capannoni continuano a restare vuoti, magari coperti da artistiche coperture, senza una nuova destinazione d’uso?

Occorre subito un cambio energico di passo, non ci serve una pace sociale che rappresenti solo la sottomissione delle nostra coscienza ad un sistema di potere che ci ha reso stumento di una gestione finanziaria subordinata agli investimenti delle Banche nel Distretto.

A noi serve una politica specifica che incentivi l’insediamento di nuove imprese, serve un CIS ripopolato che si riproponga sul mercato con il suo volto vincente: l’offerta dal pronto più competitiva d’Europa per dimensioni e qualità.

Occorre tradurre nei fatti i propositi di partecipazione alle più prestigiose Fiere di settore con le aziende del CIS.

Occorre realizzare subito un Centro Espositivo nel CIS, senza inseguire costosi voli pindarici. Basta attrezzare uno dei tanti capannoni disponibili.

Questa politica non é stata mai avviata e, forse mai lo sarà più, da un governo che si preoccupa, soprattutto, di mantenere gli immobili liberi in parcheggio, per destinarli ad un’operazione finanziaria a stralcio degli S.F.P.

Questo é il compito che é stato assegnato agli amministratori di una società sottoposta ad Accordo di Ristrutturazione di un debito che non aveva e che si è prodotto, in gran parte, per finanziare la nascita ed il mantenimento di Interporto.

Ecco perché il socio CIS si sente ormai estraneo in un mondo che una volta gli apparteneva, perché lo aveva creato, ma che, ora,  é solo una riserva “finanziaria” al servizio del sistema.

E allora, sapete dirmi se esiste ancora un socio Cis oppure viviamo , come utenti, in un banale condominio gestito dal potere ammistrativo delle Banche?

 

L’aquila non perse mai tanto tempo come quando si sottomise alla scuola del corvo..

Soluzioni e proposte per il rilancio del CIS.

Convegno:

SOLUZIONI DI FINANZA A SUPPORTO DELLA CRESCITA” organizzato da UNICREDIT in collaborazione con il Cis e l’Interporto Campano.

L’evento si terrà il 19 novembre p.v. alle ore 14.30, presso la Palazzina Convegni dell’Interporto di Nola.

In occasione del convegno Vi propongo uno stralcio di un mio articolo che ha trattato questo importante tema:

L’internazionalizzazione delle imprese del CIS.

Quante volte ci siamo fermati a ricordare momenti di straordinario fermento del nostro CIS che ci videro eccellere  nel commercio  con i Paesi dell’ Est Europeo, in particolare con la Russia  e poi via via, attraverso il corpo consolare, con altri Paesi, anche dell’area del Nord Africa.
Sono passati vent’anni e conservo una vasta documentazione della nostra attività di quel laborioso periodo.
Non sono solo ricordi, ma testimonianze di un impegno imprenditoriale che deve rivivere una nuova stagione perché oggi quella opzione internazionale delle nostre aziende socie é diventata una necessità ineludibile per mantenere e sviluppare la nostra quota di mercato.
Il mondo è cambiato, in questi ultimi vent’anni, la tecnologia ha rivoluzionato i rapporti di comunicazione, imponendo una mutazione profonda dei sistemi di scambio e di relazione, soprattutto nel mondo della produzione e del commercio.
La produzione si é allontanata sempre di più dalle aree di consumo per cercare condizioni  più vantaggiose e, di conseguenza, la logistica e la movimentazione  delle merci rappresentano  la nuova frontiera del business.

Al centro di questo processo c’é l’organizzazione della produzione per la successiva collocazione sul mercato.
Quello che una volta si chiamava grossista, oggi, per stare al passo del mercato, si é trasformato in “converter” , ovvero in organizzatore di una produzione originale, realizzata da terzi, in Italia e nel mondo, secondo le specifiche specialità produttive.

Questo processo dovrebbe rivederci protagonisti per secolare tradizione mercantile.
In un momento di grande crisi dei consumi interni, pur avvertendo i primi timidi segnali di ripresa, dobbiamo recuperare fatturato e produttività attraverso lo sviluppo delle esportazioni.

Non è facile, occorre un impegno straordinario, l’impiego di rinnovate risorse tecnologiche, il supporto di competenze doganali e, senza dubbio, l’individuazione di un canale finanziario efficiente, sia per l’importazione che per l’esportazione.

É un percorso che alcune aziende del CIS hanno già avviato con buoni risultati.
Siamo già presenti in molte Fiere specialistiche internazionali con tante aziende, in particolare nel settore tessile, dove lo stile italiano è particolarmente apprezzato.

Il CIS dovrà raccogliere i segnali e le richieste di rinnovamento che vengono da tante aziende socie che reclamano un maggiore impegno istituzionale per sviluppare le relazioni internazionali.

Suggerisco a tutti di cogliere questa nuova opportunità di confronto perché solo un impegno comune può favorire un rinnovato profilo per le nostre aziende con incoraggianti prospettive di stabilizzazione e di crescita.
Credo che sia questo il modo giusto di fare sistema, al di sopra di ogni confronto polemico conta, soprattutto, la realtà fattuale.

Il CIS ha riequilibrato i conti ed avviato una fase di risanamento strutturale che è in largo anticipo sui tempi previsti dall’ Accordo di Ristrutturazione.
Questo è un segnale forte che il sistema sociale ha dato alle Banche, un segnale di vitalità e di impegno serio e responsabile.

Ora inizia veramente una fase nuova che deve coinvolgere la parte produttiva delle nostre aziende, la crescita del sistema di imprese e la nuova collocazione del CIS nel commercio globale.

Carissimi colleghi,

le divergenze d’opinione sulle direttive strategiche della fase post manovra, rappresentano uno stimolo forte, talvolta aspro , di confronto, come é giusto che sia così in una società consortile che esprime tante eccellenze, ma anche frequenti punti di crisi, soprattutto per la variegata composizione del contesto associativo.

Il commercio globale ha imposto profonde trasformazioni al sistema distributivo e,spesso, quello che era valido appena qualche anno prima, risulta obsoleto ed in profonda crisi.

Non esiste una formula unica per rinnovare il sistema CIS, anche la stessa internazionalizzazione delle imprese non può interessare a tutti.

Convive, nel nostro Sistema, l’esigenza di attrarre il visitatore nel Centro per valorizzare l’imponente offerta commerciale dal pronto.Allo stesso modo sarebbe necessario organizzare un Centro Fieristico per ospitare eventi e mostre.

La specificità delle differenti esigenze impone la necessità di finanziare per gruppi d’imprese i singoli progetti.

Occorre uno sforzo organizzativo straordinario che solo il CIS può dare, ma a noi tocca partecipare e finanziare i singoli progetti creando uno strumento di partecipazione snello e trasparente, affidato alle singole imprese.

Sognare una mamma CIS che riporta nel Centro il traffico di clientela di una volta, significa vivere di nostalgici ricordi ed incorrere in cocenti delusioni.

Forte sia l’impegno di tutti per creare una nuova stagione sociale.

Lunga vita al CIS 

Una società con la coscienza assopita.

 

         L‘ epoca contemporanea sarà ricordata per l’era della globalizzazione, ancor di più, per lo sviluppo delle tecnologie o forse, per la rivoluzione nel modo di comunicare, ma, certamente, sarà ricordata per il devastante effetto  della cultura dell’apparire che ha sostituito la determinazione di realizzare la positività dell’essere.

 

Si é sviluppata ormai nella società contemporanea una tendenza a sopravvivere con la coscienza assopita, come se fosse stata ceduta in comodato gratuito, una coscienza abituata a condividere con superficiale approfondimento, solo le proposte ed i modelli degli “altri”.

É un fatto stranissimo perché non si può dire che la coscienza individuale risulti completamente avulsa dalla realtà immanente, ma certamente non riesce più ad incidere per trasformarla, probabilmente perché lo ritiene inutile.

Oggi é molto più facile, e forse più conveniente, impegnarsi per ottenere soluzioni negoziate, cercare un punto di equilibrio per le proprie esigenze, trattare una resa onorevole, anche se tutto questo ci costringe a negare una realtà che fino a qualche mese prima turbava la nostra coscienza.

Insomma é una società dove , in prevalenza, si tende solo ad apparire,  e molto raramente si incide nel processo di formazione delle volontà di interesse generale.

Nel nostro dialetto napoletano, si usa una locuzione molto efficace per definire questa tendenza di adattarsi al potere o alla prepotenza di chi è più forte : infatti, è molto frequente che il più debole “si appara” in qualche modo pur rinunciando ai propri diritti.

Nascono così i figuranti dell’arte di “apparare “, mediatori delle coscienze e veri specialisti per tutti i ruoli al servizio dei potenti, semi divinità invisibili.

Eccoci qui, al CIS nella terra fondata da trecento mercanti, con la forza della passione per il lavoro, nella traccia della più antica tradizione dei nostri paesi d’origine.

Noi venivamo da Piazza Mercato, la piazza dove uccisero il giovane Corradino di Svevia e più tardi Masaniello, e con loro la speranza della giustizia per i più deboli.
La nostra é stata una piazza di un popolo che sapeva opporsi alle prepotenze e non rinunciava mai a lottare.
Nella torre della Basilica della Madonna Bruna, perfino il Cristo in Croce fu costretto a scansare una palla di cannone sparata dalla flotta spagnola che assediava la città, tanto per cambiare…

Altri dei nostri soci venivano dalle generose terre vesuviane, una terra sempre viva, in continuo fermento, un popolo che ha inviato mercanti a centinaia in tutto il mondo, sempre in giro, sin dalle prime luci dell’alba, per mercati e fiere con tanta “roba bella” !
Le pezze sono state sempre la nostra passione, le abbiamo amate da sempre e giù a lavorare, senza sosta, con grande impegno : questo spirito e questo impegno ci hanno tramandato i nostri genitori che pure avevano vissuto la follia devastante di una guerra mondiale.

E poi venne il CIS…..

e fu amore a prima vista con un grande mercante, il migliore fra noi, che fu capace d’inventarsi un mestiere mai conosciuto prima.
Senza di Lui, senza il Suo coraggio e la Sua intraprendenza, nulla sarebbe mai nato.

Nacque così la città del Commercio e noi, orgogliosi di averla fondata, ci siamo fatti trascinare, per stima e riconoscenza, nella storia della fondazione di un altro mondo, un sogno più grande di noi che non ci apparteneva.

Per noi la logistica, era la capacità di tenere la merce pronta per servire i nostri clienti, il grande assortimento, gli spazi espositivi e quelli di stoccaggio, per noi la logistica non era una caterva di capannoni per vendere spazi.
Era un mondo diverso che pure potevamo comprendere, ma non era il nostro mondo.
Per noi lo spazio e la logistica è stata ed é una funzione del commercio, non la ragione di una vita.

E così che l’amore diventò tiranno e ci rese succubi e sottomessi a una nuova passione: il nobile Interporto, la città dei Servizi.
A Napoli si dice : ” é fernut a carn a sott e e macccarun a copp”.
I soci del CIS un po’ per volta hanno perso “peso, misura e qualità”.

E poi vennero le Banche, ci dettero una pila di soldi in prestito e pretesero l’ipoteca di casa nostra, in buona parte questi soldi servirono per rilanciare le nuove passioni, e fu così che noi noi perdemmo carrozze e cavalli…..
Qualcuno, come se venisse da un altro mondo, mi domanda ancora, con mia grande sorpresa, che fine ha fatto ” o scurriate “…..( traduzione: la frusta del cocchiere)
ma che vuoi che conta, se me lo ridanno, ” mó ” che non ho più la carrozza e i cavalli non li governo più?

Va be’…..si é fatto tardi….

magari facciamo ancora in tempo a rivivere qualche farsa dei momenti di gloria con il politico di turno, che non manca mai, e qualche controfigura del potere finanziario, mentre dispensano nuove speranze, con l’aiuto delle ineffabili comparse di sempre e tanti nuovi figuranti, figli del nostro nuovo corso, che corrono ad arrampicarsi sull’albero della cuccagna, fresco di manovra in danno dei soci.

Venite, venite…

c’é ancora qualche posto in prima fila per applaudire con melanconia il vecchio CIS che se ne va e raccogliere qualche caramellina per calmare la tosse che nasce dall’imbarazzo di dover ingoiare un boccone tanto amaro:  il nuovo CIS che avanza a comando.

Ciao socio, ci vediamo in Paradiso, é stato bello sognare una società dove, una volta, contavamo qualcosa, anzi veniva

” primma o’ CIS, po nata vota o’ CIS , po semp o’CIS”

 

Sono stato testimone, insieme a Voi, della pagina più bella scritta dai mercanti napoletani.
Lo giuro sul mio onore.
Lunga vita al CIS

Emilio

Dedicata ai soci del CIS

Sono in molti a reclamare la mancanza di un leader, di chi guidi le persone, io, al contrario, sento la mancanza dei maestri, di chi insegni alle persone ad agire per il bene.


Dove sono finiti i maestri?

Quelle persone che con il loro comportamento etico, con la loro dirittura morale,con la loro saggezza erano esempio di vita.


Siamo diventati un popolo di servi sciocchi, e questo è avvenuto non solo in Italia, un popolo che si lascia governare da ignoranti,da mediocri, da persone che seminano odio.

E se prima quelli che governavano erano anch’essi incompetenti e incapaci, se non addirittura ladri e corrotti, io noto l’assenza di chi potrebbe aiutare il Paese a ripartire dando l’esempio, di chi si assuma la responsabilità di essere maestro, senza alcuna presunzione di possedere la verità.


I veri maestri ascoltano e coltivano il dubbio.

 

Diritti dimenticati? Pure il tetto ci hanno venduto!

In data 4 Agosto 2010, con atto del notaio Atlante,  CIS SPA ha ceduto a Enel Green Power la proprietà di superficie dei capannoni di proprietà delle singole aziende socie o comunque detenuti in locazione finanziaria con diritto di riscatto.

La proprietà di superficie é un diritto reale di godimento sottoposto ad una scadenza, questa é la differenza fondamentale che la distingue dalla piena proprietà.

Il CIS trasformò il contratto di locazione della superficie di copertura dei singoli capannoni nella cessione definitiva del diritto.

Poteva farlo?

Tecnicamente si, infatti lo fece, perché il diritto di superficie dei tetti era stato riservato, per scelta strategica, al Cis, società consortile partecipata esclusivamente da soci possessori, a qualsiasi titolo, di capannoni utilizzati per l’attività di commercio all’ingrosso.

Questa determinazione sociale, di valore fondamentale nel delicato equilibrio degli interessi individuali con quelli comuni, perseguiva il fine  di impedire un uso non conforme all’interesse sociale da parete delle singole aziende socie.

Nessuno ha mai pensato che avremmo dovuto tutelarci da un utilizzo infedele del diritto di proprietà che é stato realizzato con la cessione, a fini speculativi, per la gestione di un impianto di produzione di energia alternativa, affidato ad un terzo  estraneo alla riservata area sociale.

Tale impegno non corrisponde affatto all’interesse sociale prevalente, anzi ha realizzato esattamente lo scopo contrario, introducendo una prevedibile accentuazione del rischio d’incendio ed una limitazione delle facoltà d’intervento , nelle aree di superficie, per le necessità manutentive dell’utenza di impresa.

Questo é un punto nevralgico della questione che introduce il tema dell’impiego del corrispettivo ricavato e quello ancora più delicato della manutenzione dei solai di copertura, con evidenti risvolti sulla piena utilizzazione di una proprietà individuale, acquisita a costi di grandi sacrifici da parte delle aziende socie.

La scorsa settimana ho pubblicato un articolo nel quale ho riferito il grande disagio della comunità sociale nel godimento di diritti sacrosanti, acquisiti con sempre con crescente difficoltà, nel malinteso senso di dover privilegiare interessi comuni.

Questo è un caso emblematico dell’abuso che ha compiuto il potere di gestione per assecondare interessi diversi da quelli che dovrebbe perseguire la comunità sociale.

È un abuso di potere che non ha portato alcun vantaggio economico alla comunità sociale, visto che risorse, ben superiori a quelle derivanti da questa operazione speculativa, sono state dirottate, senza speranza di restituzione, verso Interporto.

É stato un abuso di potere che ha realizzato solo svantaggi e servitù nella legittima utilizzazione dei solai di copertura, violando, per un lungo periodo, le norme di sicurezza ai fini della previdenza antincendio, come ha certificato il comando provinciale dei Vigili del Fuoco.

E c’è di più, se si considera che non tutti i capannoni sono stati assoggettati a questa odiosa mutilazione, perché chi, si é legittimamente opposto, é riuscito ad impedire l’installazione dell’impianto di produzione fotovoltaico.

È il classico caso di figli e figliastri, instaurato da una gestione padronale del CIS, che resiste ancora, perché la gestione del potere amministrativo si regge e si alimenta con il consenso condizionato da molteplici casi di disparità.

Ne abbiamo avuto prova continua dai frequenti comodati d’uso gratuiti, dalla violazione perdurante del regolamento di condominio, dal differente impiego e disponibilità delle aree di parcheggio, dal variabile peso attribuito alla morosità e alle sue conseguenze.

Sono tutte espressioni di malgoverno che abbiamo verificato con numeri e cifre durante l’asseverazione della manovra ed ancora oggi non hanno trovato una definitiva sistemazione.

L’espressione più violenta dell’abuso del potere amministrativo fu l’esercizio dell’azione fallimentare contro i soci del CIS inadempienti, mentre si sarebbe potuto esercitare il pegno sul contratto di leasing.

Questa scelta, condivisa dal sistema finanziario, ha prodotto danni gravissimi alle singole aziende perseguite e nessun vantaggio alla società, considerato che ad oggi, quei capannoni, così violentemente sottratti ad aziende socie di antica militanza, restano ancora bloccati nelle procedure di rito e, con molta probabilità, sono stati destinati a coprire, con una futura vendita, una parte degli S.F.P.

Nessuna attività é stata sviluppata in tutta la fase successiva all’omologazione dell’AdR per recuperare e ricollocare gli immobili vuoti ed inutilizzati.

Non basterà coprirli con artistici disegni, per allontanare il ricordo di un discutibile passato ed il disappunto per l’inesistenza di una convinta politica di ricollocazione, anche in fase post-manovra, che avrebbe potuto e dovuto rilanciare il valore del sistema CIS.

Ho accennato a questi problemi che ho intenzione di sviluppare nei prossimi mesi anche per diversi aspetti che riguardano la gestione amministrativa più recente con riferimento agli elementi contabili emersi dai bilanci.

Vi lascio con qualche interrogativo:

Qual’é l’esito delle transazioni definite tra CIS ed Enel Green Power?

Qual’é il progetto di ricollocazione degli immobili liberi?

Quali sono le prospettive di individuare una soluzione per gli immobili bloccati nelle procedure fallimentari?

Quali difficoltà esistono per neutralizzare la gestione dei servizi rispetto alla gestione generale, assoggettando le quote di partecipazione a preventivo e consuntivo di spesa?

Questi sono i temi delicati ai quali dovrebbe dare una risposta il presidente Grimaldi e tutto l’organo amministrativo, se intendono ricercare, con i fatti, la pace sociale e non solo a chiacchiere, invece di continuare a preoccuparsi di trovare il modo di trasferire un milione seicentomila euro ad Interporto per evadere una pretesa illegittima.

Non credo sia questa la priorità strategica!

 

Diritti dei soci dimenticati….. e la storia continua.

Dopo cinque anni di progressiva demolizione del valore associativo, possiamo verificare che nulla é cambiato.

I nuovi padroni rinnovano la stessa politica di subordinazione strategica e finanziaria del CIS a Interporto.

Molti soci, pur di sopravvivere, sono costretti ad accettare un umiliante  baratto fra diritti sociali e convenienza individuale. 

Decine di tecnici e luminari delle finanza e del diritto, hanno risistemato le crepe, ripulita la scena, e propongono un volto nuovo ma la stessa musica.

Dopo poco più di un anno, è andato via il Grande Manager, che pure era venuto da Milano, in pompa magna,  per salvare il distretto dalle disastrose conseguenze della precedente gestione finanziaria.

Ha dispensato mille promesse e suscitato grandi sogni delusi, attirando  l’interesse della stampa locale e nazionale con titoli roboanti ed articoli a nove colonne per il rilancio del Distretto.

Poi, con il tacito consenso delle Banche, il Grande Manager ha abbandonato il distretto, all’improvviso, lasciando il ponte di comando nelle mani del suo fidato Secondo, naturalmente solo dopo aver concordato una modesta liquidazione di 2 milioni e novecentomila euro per  le sue dimissioni.

Per poco più di un anno, al modico costo di 4 milioni e trecentocinquantamila euro, abbiamo avuto il Top manager che ci ha salvato dal fallimento per il default finanziario provocato proprio dalla subordinazione del CIS ad Interporto, nostro principale debitore alla chiusura dell’A.d.R.

A distanza di pochi giorni, un nuovo miracolo a Milano: viene ceduto il pacchetto di controllo di Italo dai principali azionisti, una vendita milionaria, ben ripartita fra gli aventi diritto, e scoppia subito  la pace fra il cavaliere e le Banche e tutti i furbacchioni del clan dei potenti.

Ed é così che il temuto cavaliere, proprio quello  che aveva contrastato l’azione del Grande Manager, lasciava Interporto e lo consegnava alle Banche senza opporre resistenza.

….E tutti vissero felici e contenti….

salvo quei quattro straccioni dei soci del CIS che non contano più nulla e devono solo pagare il conto, come hanno sempre fatto, da una vita.

Cinque amministratori Interporto, ben collocati nel consiglio del CIS, le provano tutte per far passare il pagamento dell’indebito, ma non immaginavano una resistenza così tenace da parte dei tradizionali perdenti e sono costretti a deliberare a maggioranza la prepotente pretesa.

Grave errore?

Forse, in una società normale, lo sarebbe stato, ma state sottovalutando la straordinaria forza del potere finanziario che governa un CIS ridotto al lumicino con i soci senza diritti, in ostaggio degli S.F.P.

Questa è gente che serve,  anche se hai pagato capitale, interessi e folli spese per derivati e consulenze.

Vi offro un semplice spunto di riflessione sulla perdurante mortificazione dei diritti dimenticati dei perdenti, mi riferisco alla sacrosanta  facoltà di riscatto, da tempo dimenticata in un angolo buio, privo di ogni tutela.

Siamo nel 2018, il mutuo è scaduto, il pagamento è stato completato e gronda ancora lacrime  e sudore, ma se vai lassù nella direzione Interporto e cerchi i dirigenti del CIS per parlare di riscatto, Ti serve un amico.

Ti devi annunciare al videocitofono, provare  ad entrare nelle protette sale e, se Ti va bene, parli con il solito dottore di guardia e gli chiedi che fine ha fatto la richiesta di riscatto.

Tanto per chiarire stiamo parlando di una scadenza, inizialmente prevista, prima dell’avventura finanziaria del distretto, per il 31 ottobre 2002, una quindicina di anni fa, anzi sedici….

E sai che Ti risponde il dottore, con buone maniere ed una faccia d’angelo?

….Dobbiamo parlare con il notaio,

e come il buon dottore Azzeccagarbugli, di manzoniana memoria , comincia a farfugliare di leggi, ipoteche, ripartizioni, finestre di uscita, consenso delle banche….

…..Ma, dottò, io ho pagato tutto!

…..Si è vero, ma al CIS, siamo ancora in piena manovra, e l’Accordo prevede una liberazione graduale dall’ipoteca, sapete le finestre…

e inforca gli occhiali, per fingere di guardare meglio un mucchio di carte senza senso, la maledetta storia del nostro leasing, quella che avevamo “consacrato” con un contratto, totalmente tradito.

Perfino i tetti si sono venduti!

…….Ma quali finestre e finestre, io non Vi devo dare niente e ho il diritto di riscattare!

…….Allora ne parliamo con il dr. Ricci, quello che ha sostituito il dr.Iasi, lo stesso  che, quando arrivò, disse che ormai nel distretto comandava solo Lui, addirittura  al posto del cavaliere….

……Quella è gente potente, parla direttamente con le Banche!

……Vediamo per fine d’anno…ma Voi da che parte state?

CONCLUSIONE

Ecco perché noi  ci riproviamo, vorremmo portare la questione davanti ad un magistrato civile per capire

se é giusto rifiutare o ritardare il riscatto a chi ha pagato tutto e di più ,

se il consiglio d’amministrazione, con il consenso del collegio sindacale, poteva accantonare un fondo spese per un debito inesistente,

se é legittimo, l’utilizzo di costose consulenze per giustificare il pagamento di una pretesa fuori da ogni regola di logica e di diritto,

se é possibile una gestione di spese condominiali senza rendiconto preventivo e consuntivo,

se possono continuare ad utilizzare le nostre risorse umane e professionali in sede Interporto.

Proviamo disperatamente a cercare giustizia innanzi ad un giudice terzo.

É l’unica speranza che ci rimane  ed é quella che coltiveremo con determinazione e coraggio.

 

Lunga Vita al CIS libero

 

 

Sindrome di Stoccolma, patologia dei vinti.

Il soggetto affetto dalla sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, acquisisce una forte soggezione nei confronti del suo persecutore, fino al punto di maturare un legame affettivo ed un vincolo di forte solidarietà

A prima vista sembra  un  sentimento incomprensibile,  addirittura  assurdo, invece si verifica con grande frequenza e ci costringe a dare una lettura stravolgente della realtà contingente.

Vorrei dedicare qualche riflessione sul tema dei diritti violati, nella nostra “Stoccolma”  Nolana e su quello  del terribile tradimento dei valori fondanti della nostra vocazione costitutiva.

Ho sempre riconosciuto ai servitori del potere finanziario un’intrigante abilità nella raccolta di ignare deleghe di rappresentanza in assemblea che hanno impedito  ad un popolo senza Diritti, per molti anni sfruttato e sottomesso, di poter sollevare almeno una voce per tentare di difendere la propria dignità sociale.

Chi poteva immaginare che il popolo del CIS, in gran maggioranza, si sarebbe  accordato proprio con chi aveva deciso di continuare a trasferire, ingiustificatamente, fondi dal CIS ad Interporto, condannando,  invece, al silenzio quelli che si battevano per impedirlo?

Devo ammettere che sono  stati proprio bravi ad associare il loro voto al potere finanziario, a giustificare, con disinvoltura, ogni ingiustizia, a dimenticare tutte le sofferenze che questo Sistema ha inflitto a decine di famiglie di soci, trasformando in diritto i peggiori torti.

Siete veramente convinti che la vostra scelta restituirà al Cis la dignità sociale così ripetutamente violata?

Forse molti di Voi saranno fieri della grande scaltrezza per essere riusciti a stare, ancora una volta, dalla parte del più forte, ignorando ogni ragione e ogni sentimento di solidarietà sociale.

Ci pensate mai alle decine di soci e colleghi che hanno sofferto la perdita  del proprio capannone ed il fallimento  della propria azienda, alla quale avevwno dedicato la vita, mentre i protagonisti che Voi continuate a sostenere con le vostre deleghe servili,  sono lontani dal CIS, mille miglia, con una barca di milioni e se ne fregano di voi?

Ci pensate mai alle decine di capannoni deturpati dagli  incendi, abbandonati all’incuria di tutte le amministrazioni che si sono succedute?

Avete forse dimenticato che persino i tetti vi hanno venduto e Voi, oggi per andare a fare una banale manutenzione dei vostri i pianti climatici, dovete chiedere umilmente il permesso ad estranei?

Siete consapevoli che chi, arrivato come un messia, è andato via, appena dopo un anno, accordandosi proprio con il suo stesso ” nemico ” , definendo indennizzi milionari, eppure continua ad intervenire nella strategia societaria, attraverso i suoi uomini di fiducia?

Bastano le promesse di quattro spiccioli di probabili investimenti in un mare di necessità, per saziare la vostra fame di giustizia e di rispetto delle regole?

Se questo é quello che volete, ebbene mi sembra giusto lasciarvelo fare perché è quello che meritiamo di ottenere, strisciando sotto una tavola, che una volta ci apparteneva, per raccattare solo qualche miseria.

Vi propongo, invece, di opporci al bilancio e  credo che, ancora una volta, questo gravoso onere ricadrá sulle spalle solo su un gruppo di generosi soci e questo non mi sembra giusto.

Sto pensando alle responsabilità che ci assumiamo, anche nell’interesse di tanti ingrati colleghi che non hanno esitato a tradire il primitivo impegno con squallide motivazioni, violando, con colpevole consapevolezza, il più elementare obbligo di lealtà e rispetto della verità storica.

Sono convinto  che sará necessario metterci ancora una volta la faccia, perché senza opposizione il CIS sarebbe stato già ingoiato e distrutto da un piano finanziario devastante che lo ha assoggettato ad Interporto, come il più negletto dei servi.

Vi devo ricordare, con grande responsabilità,  che é necessario opporsi per via giudiziaria, in sede civile, per difendere quel poco che é rimasto dei nostri diritti condominiali nell’organizzazione  della spese di utenza e dei ricavi di gestione.
Sarebbe necessario per chiedere conto e ragione dei rapporti di conto fra CIS e la sua partecipata Interporto.

Ho pure considerato, che questo consiglio, nominato a liste bloccate, non consentirá mai l’allargamento ad una minoranza che fosse portatrice di queste istanze che vanno in direzione contraria al perverso disegno di soggezione finanziaria, avviato dieci anni fa con l’operazione mutuo/ipoteca e proseguito ora nella fase post-AdR dai nuovi padroni, i costosi burocrati della finanza.

Ogni dichiarazione in questo senso é stato solo un preordinato inganno, teso a sfaldare quella residua resistenza in una società che ha rinunciato ai suoi valori fondanti, scegliendo di assecondare il disegno demolitivo  del valore consortile.

Lumedì sarete chiamati a decidere se formalizzare l’impugnativa del bilancio o rinunciare, rimanendo in colpevole silenzio.

Spero di ottenere una risposta coerente e coraggiosa , in mancanza avrete scelto di negare ogni speranza di giustizia sociale.

Ed io non mi opporrò al destino che avrete scelto, ma certamente non sarà mai il mio.

Nota di redazione:

Ci riuniamo lunedì 22 ottobre alle ore 18:00 Isola 1 Torre Piano Terra con il prof. Renato Nigro per valutare il ricorso avverso alla delibera di approvazione del bilancio 2017.

La riunione é aperta a tutti i soci e possono sottoscrivere il ricorso  i rappresentanti legali delle aziende socie che hanno espresso voto contrario in assemblea, gli astenuti e gli assenti.

 

Lunga Vita al CIS dei soci.