Mia cara Grecia.

Mia cara Grecia,

Culla di civiltà, mito della mia giovinezza, quando mi educavi ai valori antichi dell’onore e della dignità umana.
Patria della filosofia, della matematica, della letteratura, del teatro.
Tu fosti la prima a cogliere la riflessione sulla tragedia umana e trasferirla sulla scena.
Tu antica terra di mitici eroi, tu oggi sei chiamata a scegliere di quale morte morire per mano di incompetenti sciacalli della finanza.
Ecco la nuova scienza, la finanza creativa che assicura certezze solo ad un ristretto numero di eletti, protetti dal nuovo Dio, il denaro onnipotente.
Dove stai Cristo, mio Signore, dove stai?
Ancora sulla Croce, crocifisso ogni giorno da una nomenclatura di cortigiani del nuovo Dio.
Da lassù, guarda alla Grecia, a questo popolo che oggi rappresenta la sconfitta di un’Europa forte nei muscoli e debole di cuore.
Un popolo chiamato a decidere di quale morte morire appartiene ad un mondo senza speranza.
Un governo che chiama il suo popolo a decidere é un padre snaturato che non offre la sua vita per i propri figli.
Un’Europa che non ascolta e riduce il popolo in fila per prelevare qualche euro rappresenta la vergogna di un ceto di burocrati e banchieri.
Cristo li avrebbe scacciati tutti Tempio che é il nostro mondo popolato da tanta gente che soffre e da pochi fantasmi di gente senza cuore.
La nostra Grecia la incontriamo ogni giorno proprio vicino, vicino a noi.
Dio ci aiuti.

Emilio D’Angelo

Accordo di ristrutturazione ex art.182 bis L.F.

 

A norma dell’art. 182-bis (Accordi di ristrutturazione dei debiti) l’imprenditore in stato di crisi può domandare, depositando la  stessa  documentazione  prevista per il concordato preventivo, l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, unitamente ad una relazione redatta da un professionista,sulla fattibilità dell’accordo stesso, con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare il regolare pagamento dei creditori estranei.

Dunque la procedura dell’art.  182 bis si sta sempre più avvicinando a una sorta di concordato fatto fuori dalle mura del tribunale senza la fastidiosa presenza dei giudici e dei commissari.

I vantaggi legati alla possibilità di evitare la presenza del tribunale sono però limitate da alcune condizioni che devono fra riflettere chi vuole approcciare questa procedura.

Innanzitutto è impervio approcciare questa procedura in presenza di questi fattori:

1) la presenza di una eccessiva frammentazione di creditori, in sostanza questa procedura funziona se con il 15% del numero dei creditori si riesce a coprire almeno l’80 % del debito

2) la presenza prevalente di banche fra i creditori perché all’interno delle banche occorre individuare chi si assume il rischio di accettare una proposta ex art 182 bis

3) l’insolvenza non deve aver privato la liquidità necessaria ad arginare i pagamenti di coloro che potrebbero non gradire discutere ad un tavolo delle trattative in condizioni d’inferiorità.

In sostanza si tratta di accedere al concordato preventivo in bianco per poi cercare di fare il 182 bis protetti dal tribunale e depositare un concordato già di fatto omologabile

Non spaventatevi.

II vantaggio vincente è quello di assicurarsi il concordato, ovvero un 182 bis prodromico al concordato che assicuri un piano già di fatto accettato dai principali creditori che, opportunamente selezionati in classi omogenee, possono assicurare il successo del concordato.

Tra le ultime novità vi è la possibilità da parte del debitore di ottenere dagli istituti di credito “nuova finanza in prededuzione” ex art. 111, per il pagamento dei debiti da ristrutturare.

In applicazione alla nostra specifica situazione occorre considerare che il piano dovrebbe comprendere fra i creditori anche i soci leasingatari, tenuto conto che, indipendentemente dall’eventuale contratto di sub mutuo, avrebbero il diritto ad ottenere il bene libero da gravami di sorta, dopo aver esercitato il diritto di riscatto.

Ripropongo un tema, ormai ripetuto da due anni.

E’ impensabile relegare una discussione così importante per la vita del CIS in un’assemblea ordinaria alla fine di luglio.

Vi ripeto non intendo agitare le acque in un mare già in tempesta ma prego, con umiltà e convinzione, chi ha l’onere di decidere di fare chiarezza mettendo a disposizione di tutti i  soci i numerosi consulenti interessati in un pubblico confronto prima dell’assemblea.

Questa è una responsabilità seria che non si può eludere, perché, purtroppo è l’unica strada che ci rimane, prima di finire in un vicolo cieco.

Non è più tempo di “buoni o cattivi” , di dimostrazioni di antica amicizia, di servi sciocchi ed incompetenti che raccolgono deleghe, né di riservatezza in una situazione che emerge con evidenza.

Questo è il tempo della gente seria, quella che mette mano alla tasca e difende il nostro CIS, il resto è tutto chiacchiere da bar che non mi appartengono.

Chiedo l’aiuto di tutti, soci, falliti, amministratori, gente che parla e tanta gente che tace perché aspetta di schierarsi alla fine.

NON c’è tempo, se ami il CIS devi schierarti oggi, il 29 luglio non servirà più.

Noi del PATTO abbiamo svolto con onore il nostro compito, abbiamo rappresentato a Voi una realtà che deve essere affrontato con testa e cuore.

Oggi dobbiamo andare oltre il Patto, dobbiamo ritrovare uno spirito solidale per affrontare il peggiore momento della nostra storia.

Io mi impegno ad accompagnare il nostro cammino, un cammino di tutti, nessuno escluso, non voglio una carica, mi sono assunto “un carico” enorme, ma non mi basta l’aiuto del direttivo e di una trentina di soci fedeli al CIS.

Servite Voi, quelli che non parlano, quelli che confidano nell’indubbia genialità del Presidente, quelli che stanno bene e quelli che stanno inguaiati, quelli che pensano solo ai fatti loro e quelli generosi.

Non vorrei più ascoltare chiacchiere, proteste, lamenti, invettive, voglio ascoltare proposte, solo proposte e progetti di effettivo risanamento.

Sono quattro anni che aspettiamo.

Emilio D’Angelo

Componente del Direttivo del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS S.p.A.

P.S. Mi scuso per aver erroneamente scritto in un precedente post ART.132 BIS in luogo di 182 Bis. E’ stato un errore materiale di digitazione.

 

I numeri di Pitagora.

Chi c’era il 29 Giugno alle 23:00 alla prima convocazione?

Non domandatevi quanti eravamo ma perché siamo andati.

Questa é la prima domanda che dovete farvi.

La proposta di andare é mia, unicamente mia, condivisa subito dai soci che mi stanno più vicino.

Non è stata una provocazione, ma un atto di profondo amore per un’opera che appartiene a noi, alla nostra storia, alle nostre famiglie, così come appartiene a tutti Voi, soci assenti.

Non ci siamo presentati quasi a mezzanotte in una calda notte d’estate per fare un colpo di mano con meno del 10% del capitale per costituire un’assemblea valida che richiedeva il 50% + 1.

Noi avevamo solo l’uno, il resto valeva le ragioni di tutti ma contava molto meno.

Noi ci siamo presentati con la nostra dignità di soci, quella dignità che abbiamo reclamato con coraggio in una notte deserta: Lunga vita al CIS.

Lunga vita ad un CIS che sta morendo perché é stata selezionato da illustri docenti come cavia finanziaria di un ambizioso progetto di logistica internazionale.

Vi sbagliate se pensate che al tavolo di comando ci sia  un uomo solo, c’é gente astuta e preparata, i migliori consulenti finanziari locali ed internazionali.

Gente che ha vivisezionato questo corpo, applicando la teoria dei derivati in una terra dove gli operatori conoscono bene solo le quattro operazioni principali:

Più, meno, per e diviso.

Mica sono stupidi, conoscono la verità dei numeri, non le ombre che nascondono sofisticate operazioni di finanza creativa.

Questa è la strada che abbiamo intrapreso con la svolta finanziaria del nostro CIS.

Ma i numeri sono un’entità troppo seria, la base più concreta della filosofia antica, non ti tradiscono mai.

Noi elaboriamo teorie finanziarie, istituiamo nuove cattedre, creiamo nuove divinità e nuovi miti, ma tutti partono sempre dalla più banale teoria filosofica:

la tabella pitagorica.

Ecco noi, sprovveduti cultori della nuova scienza, abbiamo un solo alleato: quei banali numerini incolonnati in una quarantina di pagine ben rilegate che ci saranno presentate in assemblea.

E noi, eredi del solo Pitagora, diventeremo geni e capiremo subito dalla lettura di quel complesso documento legale dove va il CIS.

Ma non basta, se qualcuno ha il coraggio di esercitare il legittimo diritto di visionare la bozza del bilancio non può pubblicare dati prima della discussione.

Impieghiamo in tre,componenti del direttivo del Patto, sette ore e mezza, per copiare e pochi minuti per capire e poi.. ci fermiamo, non possiamo andare oltre.

Lì, in quel bilancio ci sono i numeri, quelli li puoi leggere in tanti modi, ma alla fine non puoi cambiarli.

Quei numeri dicono che la gestione finanziaria del CIS, dopo la clamorosa svolta votata in assemblea circa dieci anni fa, è stata un clamoroso fallimento.

Noi soci, tutti e non nella stessa misura, sopportiamo il peso di un’operazione che ci ha condannato a correre dietro al debito, incatenati in un mutuo solidale di fatto, accompagnato da un geniale impiego di derivati, la nostra corda al collo.

Il risultato è sotto i Vostri occhi e molti di Voi, la maggioranza assente, stanno accarezzando l’idea di tentare di salvarsi da soli perché si credono buoni o classificati tali dal sistema.

Mi sento ripetere spesso : ma come, uno come te, che ci fa in mezzo ai falliti o, ancor peggio, agli scalmanati.

Sai, gli rispondo, quei soci falliti, gente di qualità morali di prim’ordine, sono solo le prime cavie del progetto. Avranno pure le loro responsabilità, ma non era necessario farli morire.

Gli scalmanati, poi, sono i soci più onesti e generosi che il CIS possa esibire, quelli che continuano a pagare da circa quattro anni, mentre il CIS non ribalta i pagamenti delle rate di mutuo alle banche creditrici.

É gente che ha ragione e non riesce a trovare un arbitro al quale raccontare le sue ragioni.

Hai voglia a dire la manovra, ma dove stava scritto che si doveva fare una complicata manovra finanziaria  per ottenere la restituzione di un prestito che non”si poteva fare”.

La prova la troverete in questo bilancio 2014 quando rileverete che in cassa c’é una bella somma, tutto l’incasso delle rate di mutuo pagate dai soci solventi nell’esercizio o recuperate con le azioni legali.

Domandatevi dove starebbero allocati in bilancio quei fondi senza l’azione di quei quattro scalmanati del Patto.

I numeri parlano, raccontano storie straordinarie, ti dicono se è vero che il CIS sta in crisi per colpa dei soci morosi.

Ti raccontano quanto valgono gli immobili rientrati in possesso della società.

Non ci sono chiacchiere nei numeri, 28.000 sono 28.000 e

100.000 sono 100.000.

Nei numeri puoi leggere tutto.

Una gestione economica del Centro, sostanzialmente in pareggio, ormai da anni.

Costi e ricavi perfettamente adeguati.

Peccato che a determinare la perdita costante negli ultimi esercizi sia stata sempre la stessa ragione: l’eccessivo onere finanziario dei derivati e gli altissimi costi di consulenza finanziaria.

Questo si legge nei numeri, quelli semplici, semplici, quelli di Pitagora.

Allora se avessimo fatto solo il nostro mestiere non avremmo avuto problemi?

Forse i problemi ,pure, ci avrebbero afflitto, ma non questi problemi.

Il nostro tallone d’Achille è la gestione finanziaria.

Solo un’attenta  impostazione della gestione, fondata su un principio fondamentale, quella del buon padre di famiglia, può portarci fuori da questo pasticcio finanziario.

Ricette semplici, quelle che applichereste nella Vostra azienda:

1) liberarsi del peso dei derivati.

2) trattare con le banche per un piano di ristrutturazione della quota di mutuo dei soci insolventi.

3)rifinanziare la quota immobiliare rientrata in società per favorire una ricollocazione immediata del “magazzino”.

4)sbloccare subito la destinazione d’uso, prevedendo un’area industriale per la produzione del Made in Italy.

5)un piano fattibile di accorpamento delle aree libere, in parole semplici la mobilità delle aziende per creare una nuova area dedicata.

6)un prestito obbligazionario, che definirei, un prestito d’onore per ripianare almeno le perdite dell’ultimo esercizio.

Un gesto simbolico di alto valore morale.

7)una pacificazione sociale che preveda, nei limiti consentiti dalla legge e dalla  tutela dei creditori, un accordo giudiziario per la riabilitazione dei falliti.

8)un nuovo assetto dell’organismo amministrativo, con poteri delegati ad un comitato esecutivo. La scelta di consiglieri che non abbiano alcun motivo di conflitto d’interesse con la società, aprendo pure al ceto bancario a garanzia della puntuale applicazione di un progetto condiviso dall’assemblea.

Abbandoniamo ogni retaggio culturale di condizionamento ambientale, la storia muta e si deve leggere  con lucidità.

Nessuno, ed io per primo, nega il rispetto dovuto al principale protagonista della nostra opera, ma nessuno può permettersi di negare alla propria coscienza  una verità che emerge in maniera drammatica.

Io voglio bene a Gianni, sono un vero amico, non lo tradirei mai, ma non per questo posso tradire la mia coscienza.

Non possiamo costruire il futuro, alzando muri, ma abbattendo le barriere e costruendo ponti.

Noi del Patto siamo  pronti a farlo insieme sino al 28 luglio.

Il 29 luglio potrà essere il giorno della svolta o quello della verità dei numeri.

Emilio D’Angelo

Dedico quest’articolo al mio amico Dino Celentano, compagno di tante battaglie per una Lunga Vita al Cis.

Un forte abbraccio a quella trentina di soci che l’altra sera hanno reso un servizio al CIS con una compostezza che appartiene solo agli uomini saggi.

 

Politica ed economia in dialogo per la pienezza umana.

Laudato sí
Dalla prima enciclica di Papa Francesco.
IV ) Politica ed Economia in dialogo per la pienezza umana.

189) La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia.
Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana.
Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà generare nuove crisi dopo una lunga, costosa ed apparente cura.
La crisi finanziaria del 2007-2008 era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale.
Ma non c’è stata una reazione che abbia portato a ripensare i criteri obsoleti che governano il mondo. La produzione non è sempre razionale, e spesso é legata a variabili economiche che attribuisce ai prodotti un valore che non corrisponde al valore reale.
Questo determina molte volte una sovrapproduzione di alcune merci, con un impatto ambientale non necessario, che al tempo,stesso danneggia molte economie regionali.
La bolla finanziaria di solito é anche una bolla produttiva.
In definitiva, ciò che non si affronta con decisione é il problema dell’economia reale, la quale rende possibile che si diversifichi e si migliori la produzione, che le imprese funzionino adeguatamente, che le piccole e medie imprese si sviluppino e creino occupazione e così via.
Conviene evitare una concezione magica del mercato, che tende a pensare che i problemi si risolvano solo con la crescita dei profitti delle imprese e degli individui.

Vi suggerisco qualche riflessione sulla crisi del nostro sistema da applicare a questo luminoso passo dell’enciclica.

1) La clamorosa svolta verso una gestione finanziaria mentre alla nostra comunità occorreva solo una buona gestione dei servizi o lo sviluppo di una politica commerciale organica che potesse valorizzare il nostro forte spirito consortile. Un ritorno alle origini, al glorioso CIS dei primi vent’anni.

2) l’eccessiva produzione logistica che ha svalutato la natura essenziale del CIS.

3) la ricerca ossessiva della massimizzazione dei profitti e dei risultati , in una bolla mediatica di mercato globale.

4) un modello di organizzazione amministrativa tesa all’indebitamento senza un particolare controllo dei costi, delle risorse interne ed esterne.
5) il rifiuto ad una conversione del CIS in un più semplice modello integrativo della produzione e della commercializzazione che avrebbe esaltato la creatività, l’esperienza e la tradizione mercantile dei soci.

A mio modesto parere, il CIS non ha gravi ed insuperabili problemi per le morosità dei soci e lo dimostrerò appena saranno pubblici dati di bilancio.
Il CIS si trascina un antico deficit da precedenti esercizi, é stato appesantito dai continui finanziamenti o impieghi nell’Interporto, ed, infine, cosa più grave, ha completamente bloccato, da circa tre anni, ogni attività di ricollocazione.
Perché ?
Per favorire il “futuro che avanza”, un progetto ambizioso  che prepara il terreno alla Zona Franca per completare il Distretto.

Sono certo che il Presidente crede fermamente nel Distretto e che ogni sua mossa vada letta proprio in quella direzione. Ma é proprio in quel punto, a mio parere, che commette l’errore più grave: sottovaluta il peso del socio CIS, la forza trainante di un corpo afflitto che non vuole morire.

La sua forza è propria quella, la capacità aggregativa di trecento aziende dalle quali ha avuto origine tutto. Senza CIS , non esisterebbe Nulla.

Il CIS resta la vera risorsa, un CIS autonomo, un CIS che ritrova il suo spirito mortificato da eventi che non dovevano mai accadere, un CIS che si deve liberare dal cappio asfissiante dei derivati, un CIS con un criterio di governance più adeguato alle difficoltà contingenti con una struttura più collegiale.

Questa è la vera questione, la leggerebbe anche un bambino negli ultimi bilanci.

Perchè non affrontiamo questa questione da uomini veri, da uomini del CIS?

Perchè non ci proponiamo tutti, ciascuno per le proprie possibilità a fare una catena intorno al CIS?

Quanti ne ho visti ieri alla cerimonia religiosa del carissimo Dino. Tutta gente valorosa, gente di qualità, ma Vi domando: ma il CIS lo amate almeno quanto noi?

Ieri sera i rappresentanti di una quarantina di aziende, escluse da un precedente incontro personale con il Presidente, si sono presentate in assemblea in prima convocazione. Gente coraggiosa che si espone in prima linea alle ore 23:00 di una calda serata di giugno, consapevole della sicura inconsistenza dei numeri.

Non sono dei pazzi che speravano di raggiungere il 50% + 1 in prima convocazione.

Sono uomini e donne vere che urlano il loro amore per il CIS e chiedono ascolto, un ascolto negato proprio da chi ci donato l’occasione di avere una voce forte per parlare da imprenditori del CIS.

Noi ci siamo, ma il CIS é tutto qui ?

Vi ringrazio uno per uno, in particolare quelli che sono venuti, Vi stringo la mano, siete gente di cuore.

Il Presidente sul momento c’è rimasto male, ma è persona saggia, un pó testarda, ma saggia, capirà che quella gente se la troverà sempre di fronte, mai alle spalle.

Lunga vita al CIS

mi piacerebbe ascoltarlo da tanti ma tanti di noi.

 

 

 

 

 

Il valore del socio.

Il vincolo essenziale che ha contribuito a creare tutto la nostra straordinaria realtà consortile è il valore aggiunto del “socio”.

Questo il nostro amico Dino l’aveva intuito subito e si è tuffato senza esitazione in un’impresa entusiasmante per la sua Terra: il nostro CIS.

Dino, prima d’essere un imprenditore, era un tifoso entusiasta che si appassionava a tutto quello che poteva portare onore alla sua Terra.

Non dimenticate che, durante la gestione del Presidente Ferlaino, portò a Napoli il più grande giocatore di tutti i tempi, regalando onore e gloria ai nostri colori azzurri.

Così, nel CIS, sin dalla prima ora ha contribuito in maniera decisiva a formare quella famiglia sociale, a coltivare quel mito di lavoro, serietà, impegno con straordinaria generosità.

Un grande uomo che, negli ultimi anni, avvertiva un senso profondo disagio per la sorte del nostro cammino comune.

Un uomo che non ha mai usato prepotenza, né  ha cercato di acquisire vantaggi per il suo ruolo.

Un uomo vero che credeva nei valori dell’umanità e dell’amicizia, anche quando restava deluso dalle vicende umane.

Un vero amico che aveva compassione per la debolezza degli altri e non si arrendeva mai al destino avverso.

Un socio d’onore del CIS che oggi noi ricordiamo con grande affetto.

Dino Tu resti sempre con noi, gli uomini giusti non muoiono mai.

Il direttivo del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS.

Rosita Saggese, Ciro Cozzolino, Gaetano Casillo, Giovanni Imparato, Luigi Cacciapuoti, Emilio D’Angelo.

 

Comunicazione di servizio:

Il rito religioso in suffragio dell’amico Dino sarà officiato nella Chiesa di Sant’Antonio a Posillipo oggi alle ore 14:00.

 

La prevista riunione indetta per oggi alle 17:30 presso l’isola 4 al n.432 viene annullata per il grave lutto che ha colpito la nostra famiglia sociale.

 

La scomparsa di un uomo giusto.

Stamane alle 8:00 é scomparso Dino Celentano.

Parlare di Dino al passato é cosa impossibile.

Dino appartiene a quella categoria di uomini giusti che non scompare mai, perché si rinnova sempre nelle coscienze di altri uomini.

É come una pianta sempreverde, può essere attaccata dai parassiti ma risorge sempre, si rigenera.

É un amico mio, un uomo forte, leale e generoso.

Il migliore amico che Dio poteva donare a chi ha avuto l’onore della sua amicizia.

Lo ricordo con particolare affetto quando mi confidò con rassegnazione e senza paura la sua malattia.

Lui sapeva che mia sorella stava scomparendo con lo stesso male e, con una raffinatezza da gran signore, quale era, alleggeriva l’animo mio dal peso di un altro dolore.

Ti voglio bene, amico mio

Emilio

L’arroganza del potere.

Cari lettori, chiunque Voi siate,

É un socio che Vi parla con il cuore lacerato ma la mente che non riesce a spegnersi e fatica giorno e notte per capire, per trovare una soluzione diversa.
Il cuore, no, non mi segue più , é affaticato, chiede aiuto ma trova  intorno solo una cortina di filo spinato, un catena interminabile di opportunismo, mascherato da indifferenza.

Quanto é bello non sapere, non cercare di capire.

Quanto é bello rinviare all’infinito per sfuggire alla proprie responsabilità.

Quanto é bello girarsi dall’altra parte per non vedere quello che succede proprio a due passi dalla propria vita.

Quanto é bello poter usare anche una coscienza di ricambio per poter distinguere il buono ed il cattivo a proprio piacimento.

Io proprio non ci riesco e con me un gruppo di persone speciali.
Non voglio farla io la lista, fatela Voi.

Ieri alle 15:00 Ciro, Gianni ed io siamo andati in Interporto nella sede direzionale per visionare e prendere nota della bozza di bilancio, la nota integrativa e la relazione del collegio sindacale.
Un fascicolo di circa trenta pagine, fitto di numeri e dati.
Siamo stati cortesemente accolti dal dr. De Luca che ci ha assistito durante tutto il lungo incontro sino alle 17:30.
In tre abbiamo impiegato complessivamente sette ore e trenta minuti per copiare a mano una ventina di cartelle, alternandoci l’assegnazione delle pagine e, quindi, con una diversa grafia.

Mi domando, vista la complessità del bilancio, non sarebbe stato più semplice, alla vigilia della prima convocazione poter fornire un testo della bozza?

L’informazione ai soci, in un momento così delicato, non può essere né parziale, né faziosa, né generica.

Non si può dire solo ad alcuni soci, ben selezionati:
CAMBIARE PASSO E GUARDARE AVANTI.

Una frase piena di nulla!

Per cambiare passo bisogna avere forza nelle gambe e quando le gambe te le tagliano non puoi più camminare.

Per guardare avanti ci vuole la certezza che quello che lasciamo indietro non sia terra bruciata.

Veniamo al Bilancio.

Sfido il Signor Presidente ed i colleghi soci consiglieri a confrontarsi sul Bilancio, sul Progetto di Manovra, sul futuro assetto partecipativo del CIS, previsto nella relazione del collegio sindacale, condizione indispensabile, a loro giudizio, per la continuità aziendale.

Sfido a spiegarmi in parole semplici quello che é stato deliberato dal consiglio d’amministrazione, se ne hanno contezza.

Sfido ad interrogare le loro coscienze sulla consapevolezza di quello che stanno proponendo.

Sfido a spiegarmi come possono licenziare una bozza di bilancio così complessa, mantenendola di difficile accesso ai soci sino all’assemblea del 29 luglio.

Mi spiegate come é possibile che un socio, pur dotato di una normale preparazione, dovrebbe capire in pochi minuti quello che uno stuolo di consulenti, i migliori, quelli che costano oltre 4 milioni di euro in un anno, studiano per dodici mesi.

Io proverò a spiegarvelo, cercherò di rimettere ordine tra le carte e lo farò, un pezzo per volta, con umiltà e senza preconcetti.

Lo consegnerò al verbale dell’assemblea perché rimanga una traccia certa della nostra storia, come feci dieci anni fa quando rinunciai alla carica perché non credevo nel progetto finanziario e votai contro in assemblea.

Pure allora ostacolai il nuovo che avanzava!

Intanto se volete Vi aspetto lunedì 29 dalle ore 17,30 nel mio capannone all’isola 4 n. 432, proprio di fronte a quello che fu la sede istituzionale del CIS, prima si avviasse questo tormentato progetto finanziario.

Impiegheremo un po’ di tempo in attesa dell’adunanza per la prima convocazione dell’assemblea prevista nello stesso giorno alle ore 23:00 nella sala convegni dell’Interporto che gentilmente ci ospita.

Cercheremo di capire quello che si prospetta per il futuro in tempo utile per poter decidere con consapevolezza.
Non posso ricevere i soci che me lo richiedono, uno per uno, sarebbe impresa impossibile.

Spero che non venga ostacolato ai soci l’utilizzo delle strutture fuori orario di apertura, per dichiarati motivi di interesse sociale.
Allo stesso modo, spero che venga favorito il legittimo esercizio della facoltà di partecipazione all’assemblea in prima convocazione.

Chiedo a tutti i lettori del blog di aiutarmi, ciascuno per il proprio ruolo, a svolgere con serenità tutte le legittime azioni di tutela per garantire una Lunga Vita al CIS, guardando avanti ma facendo tesoro delle amare esperienze che ci hanno condotto sino a questo punto.

Credo sia utile sottoporVi una prima sintesi del progetto di manovra, così come viene commentato nella relazione del collegio sindacale, depositata in società.

A pagina 4 di 6, a proposito del piano di ristrutturazione previsto dalla manovra, si legge.

Il credito verso Interporto pari a 38,060 milioni di euro risulta trasformato in un finanziamento a lungo termine ( decennale )di euro 21,994 al tasso dell’ 1% mentre la differenza di 16,066 milioni di euro viene coperta da un titolo rappresentativo di uno strumento di conversione.

Per le poste dell’attività non liquide rappresentate principalmente da:

I) valore residuo cespiti coperti da riserva milioni di euro 25,50
II) azioni proprie. 1,20 milioni di euro
III)Partecipazione Interporto. 12,40 milioni di euro
IV)Partecipazione Cisfi 9,00 milioni di euro.

non é prevista alcuna variazione in quanto la conversione dell’indebitamento verso le banche in strumenti partecipativi ( riserva di capitale) determina un patrimonio netto della società ampiamente capiente a sostenere non solo la perdita in formazione nel 2015, prevista in 80,4 milioni di euro,ma anche l’eventuale significativa svalutazione delle predette poste in attivo.

Alla luce delle predette considerazioni il c.d.a. ha predisposto il bilancio, ritenendo corretto adottare il principio della continuità e che vi sia una ragionevole probabilità che le operazioni progettate nel Piano vadano a buon fine, compreso l’asseverazione e l’omologazione del Tribunale ai sensi dell’art.182 bis della Legge Fallimentare.

Il direttivo del Patto di Sindacato ritiene che sia indispensabile approfondire un orientamento strategico, così radicale, nell’assetto della nostra società.
É veramente inquietante pensare che tutta la discussione debba essere compressa in un’assemblea ordinaria dove, formalmente si approva un bilancio, ma sostanzialmente si decide il futuro del CIS.
Ecco qual’è il senso della riunione indetta personalmente dal signor Presidente, escludendo deliberatamente ogni voce di confronto su un progetto strategico che é in perfetta continuità sulla trasformazione finanziaria del CIS, dolorosamente avviata con l’operazione di finanziamento, garantito da iscrizione ipotecaria per un importo complessivo di euro 749.190.130 come evidenziato nei conti d’ordine.
Mi riservo nei prossimi giorni di illustrare le poste di bilancio e scoprirete che il socio del CIS non é affatto morto.

Lunga vita al CIS

Emilio D’Angelo.
Componente del direttivo del Patto di Sindacato.

Assemblea ordinaria Prima convocazione 29 giugno 2015

Ci viene segnalato che i soci non hanno ricevuto il biglietto di ammissione all’assemblea prevista in prima convocazione per lunedì 29 giugno 2015 alle ore 23:00.
Vi rinnoviamo l’invito ad intervenire per verificare se esistono le condizioni previste dalla legge per la valida costituzione dell’assemblea.
La presenza dei soci che hanno diritto al voto é indispensabile per il buon esito dell’iniziativa.
Ad ogni buon conto, su richiesta di alcuni soci, Vi confermo che è ammessa la delega nominativa ad altro socio, pur non disponendo del biglietto di ammissione all’assemblea, formalmente convocata, a tutti gli effetti di legge, con la pubblicazione su ” Il Mattino ” del 14.06.2015.
Vi ricordo che la delega deve essere nominativa , può essere rilasciata solo ad altro socio e non possono essere assunte più di dieci deleghe per ciascun socio.

Vi suggerisco un modello di delega solo per la prima convocazione.

Prima di rilasciare la delega assicuratevi che il destinatario si trovi nella condizione di accettarla.

Modello di delega.

Il sottoscritto,

nella qualità di amministratore della…………………………………….

Socia della CIS S.p.a. N. Azioni………………

Nell’assemblea ordinaria prevista in prima convocazione per il giorno 29 giugno 2015 ore 23:00 presso il palazzo dei servizi – sala convegni, viale centrale Interporto Campano in Nola S.P. Nola-Cancello,

Delega a rappresentarlo il socio

…………………………………………

Tenendo per rato e confermato il suo operato.

Nola, …………………….

Timbro e firma del legale rappresentante

 

 

Lunedi in mattinata seguirà ulteriore comunicazione.

Il direttivo del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS S.p.A.

Educare le nuove generazioni al valore della sconfitta.

Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce. A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo
In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire, del diventare…. A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde. E’ un esercizio che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco.

“Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù…”

Pier Paolo Pasolini.

Questo è lo spirito del Patto.

Non conta contro chi ci battiamo, né se vinciamo o perdiamo, ma per cosa ci battiamo.

Lunga vita al Cis.

Testo inviato da Rosita Saggese componente del direttivo del Patto di Sindacato

A norma di legge.

L’assemblea dei soci, in prima convocazione, é validamente costituita se rappresenta almeno la metà del capitale sociale e delibera a maggioranza assoluta.
I soci, con diritto di voto, possono esercitare la facoltà di partecipare all’attività deliberativa della società nei limiti imposti dalla Legge e dallo Statuto.
É pienamente legittimo l’esercizio della facoltà di partecipazione all’assemblea in prima convocazione, qualsiasi sia l’ora fissata per l’adunanza.
Si ricorda che in assemblea é ammessa la presenza solo dei soci che hanno diritto al voto in proprio o per delega, secondo quanto previsto dallo statuto societario.
Solo la legge ed il preciso rispetto delle regole che essa impone rappresenta la nostra guida.
La partecipazione all’assemblea, in prima convocazione, fissata per lunedì 29 giugno 2015 alle ore 23:00, intende rappresentare la nostra ferma volontà per un profondo cambiamento dei criteri di gestione.
Anche questa é una facoltà che ci garantisce la legge.

Invitiamo tutti i soci a partecipare per dare un segnale fermo e corretto della determinazione sociale al cambiamento.

Noi ci incontreremo alle 22:00 alla sbarra di ingresso del varco Interporto, sede fissata per l’assemblea, per procedere insieme, in maniera ordinata, verso la Palazzina dei Servizi.
Mi raccomando di portare con Voi il biglietto di partecipazione all’assemblea ed eventuali deleghe conferite, nel numero massimo di dieci, e di accertarvi che intervenga il socio che abbia i poteri di rappresentanza.
Se l’assemblea non sarà validamente costituita, ci incontreremo in seconda convocazione il 29 luglio.

Lunga Vita al CIS

Il direttivo del Patto di Sindacato di voto dei soci del CIS S.p.a.

 

Intervento personale.

Ai soci che non hanno facoltà di intervento in assemblea.

Cari amici,

per me é molto triste chiederVi di non intervenire nella prossima assemblea, ma devo farlo.
Devo farlo per impedire che un’ingiustizia si nutra di se stessa e produca nuove ingiustizie.
Devo farlo per poter rappresentare con dignità ed onore le Vostre ragioni nella sede assembleare, della quale Voi siete ancora carne viva e lacerata.
Devo farlo per evitare che il Vostro esempio produca l’accelerazione verso quota 100.000 e siamo solo a 28.000.
Devo farlo perché oggi, più che mai, abbiamo bisogno di unire, non di dividere ” Buoni e Cattivi”, abbiamo bisogno della solidarietà sociale, di una mano tesa, di un cuore aperto e di una mente lucida.

Per Voi io porterò con me un cero bianco, quello che si usa al fonte battesimale, sarà rigorosamente spento, perché la sua miccia verrà tagliata.

Rappresenterà la luce del CIS che si é spenta il giorno nel quale la società ha deciso di esercitare l’azione fallimentare contro alcuni dei suoi stessi soci.

Sarà la fiaccolata delle candele spente, sperando che illumini le coscienze.

Buona Vita CIS

Emilio

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