Poteri di Vigilanza della Banca d’Italia.

Cari soci,

Oggi 25 aprile 2015 si compie il settantesimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.
Io vado di pari passo, nacqui solo qualche mese dopo, da uomo libero, come ho tentato di vivere sempre, nel rispetto dell’altrui libertà e della dignità di ogni uomo.
Ieri é stato un grande giorno perché, per la prima volta, in un Tribunale italiano, innanzi ad un giudice qualificato, si è parlato di Cis.
Si è parlato di Cis, non in una sezione fallimentare, dove, dolorosamente sono stati convocati tanti soci inadempienti, su istanza proprio del nostro CIS, ma innanzi ad un emerito magistrato civile per un’azione di accertamento.
Un gruppo di soci adempienti, perfettamente in regola con il rimborso delle rate di sub mutuo e quote condominiali, ha richiesto di accertare l’inadempimento del CIS che non ha trasferito, da oltre tre anni, al ceto bancario le quote versate dai soci adempienti a riduzione della garanzia ipotecaria per i propri capannoni, detenuti in ragione di un contratto di leasing, ormai concluso, per il quale è stato convenuto il rinvio del solo termine di riscatto, facoltà unilaterale nella disposizione del solo socio utilizzatore.
La quota di riscatto é stata approntata su un conto vincolato a disposizione della società.
Vi è stata la possibilità di denunciare tanti eccessi di potere nella gestione amministrativa nonché incomprensibili incongruenze, non escluso l’illegittimo impiego di quelle somme, derivate dall’incasso delle rate di mutuo, per cospicui finanziamenti, allo stato non recuperabili, a favore di Interporto Campano.
La prima discussione si è svolta alla presenza dei legali rappresentanti il ceto bancario, opportunamente convocati.
Non è corretto esprimere una previsione sull’esito di questa azione; non conta solo quale sarà la conclusione giudiziaria ma, soprattutto, il fatto che il problema è stato posto nella sua realtà documentale in una sede istituzionale.
Noi ieri abbiamo affrontato solo la prima battaglia, non per noi, per tutelare pur legittimi interessi individuali, ma per il Cis.
Solo la volontà assembleare può evitare il progressivo deterioramento della nostra vocazione sociale ed un ragionevole ripensamento resta sempre la strada più sicura per ripianare definitivamente il nostro destino.

Mercoledi 29 aprile,  all’assemblea della Banca Popolare di Sviluppo, non andremo a batterci solo per la Banca, ma, soprattutto, per il Cis.
Nella gestione precedente della Banca é stata proposta un’azione amministrativa e strategica, speculare con quella del CIS.
In Banca  é stata realizzata la stessa strategia aziendale che ancora oggi viviamo nel CIS, per la quale tanti soci lamentano le conseguenze.
Conseguenze vive e tangibili che si riscontrano nei bilanci degli ultimi tre anni per tutte le società del “gruppo” , nelle sezioni fallimentari e nel tessuto sociale della nostra comunità produttiva.
Non dimentichiamo che, sottraendo risorse  al CIS per destinarle ad Interporto, sono fallite molte aziende ed è stato impedito il regolare flusso di rimborso delle posizioni individuale dei soci adempienti, con grave rischio per la sicurezza dei loro pagamenti, effettuati con sudore e sacrifici.
Non intendo strumentalizzare le evidenze documentali che emergono nella nostra complessa vicenda e rifiuto fermamente ogni forma di gogna mediatica, come strumento di lotta.
Cosa diversa, però, è la ricerca di una consapevolezza sociale che si fonda sulla possibilità di acquisire un’informazione precisa e documentata.
Non saranno pubblicati testi, ma link di collegamento sul sito di Banca d’Italia, accessibili dal pubblico.
Chi vorrà, vedrà ed avrà la possibilità di conoscere il metodo ed i criteri di gestione della Banca.
Forse, attraverso quest’indagine, capirà pure perché il Presidente, con i poteri attribuiti dal consiglio di amministrazione del CIS, ha provveduto a richiedere la cancellazione del CIS dall’albo degli intermediari finanziari, effettuata dalla Banca d’Italia in data 01.12.2008 prot. 1278938/2008.

La Banca d’Italia non avrebbe mai consentito, esercitando la sua funzione istituzionale di controllo, che il pagamento delle rate di sub mutuo venisse destinato al finanziamento di una società partecipata.
Non dimentichiamo che gli intermediari finanziari sono sottoposte al rigoroso rispetto delle norme previste dal T.U.B.
Testo unico bancario.

Provvedimenti Banca d’Italia/ Banca Popolare di Sviluppo

I documenti allegati sono PUBBLICI e pubblicati sul sito istituzionale di BANCA d’ITALIA accessibile a chiunque, allego il link ufficiale ai documenti.

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-vigilanza/2010-12/Banca_Popolare_di_Sviluppo_Provv_945_del_3.12.2010.pdf

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-vigilanza/2013-11/Banca_Popolare_di_Sviluppo_provv_576_del_19.11.2013.pdf

Convocazione d’assemblea Banca Popolare di Sviluppo.

In data 10 aprile 2015 é stato pubblicato su Il Sole 24 ore l’avviso di convocazione di assemblea ordinaria e straordinaria della Banca Popolare di Sviluppo presso la Stazione Marittima del Porto di Napoli per le ore 18:00 del giorno 29 aprile 2015 in prima convocazione ed in seconda convocazione per le ore 08:00 del giorno 10 maggio 2015 per discutere e deliberare sul l’ordine del giorno più avanti specificato in dettaglio.

Nell’avviso è stata evidenziata in grassetto la data della prima convocazione :
29 Aprile 2015 ore 18:00.
Si intende la chiara intenzione di discutere e deliberare in prima convocazione.

Considerata l’importanza di questa assemblea per gli effetti che le deliberazioni possono avere per il futuro della Banca vorrei, ancora una volta, sollecitare la partecipazione dei soci.

La costituzione della Banca Popolare di Sviluppo ha avuto il primo e determinante impulso proprio nel nostro CIS.
Nel Cis la Banca ha raccolto le prime adesioni ed i primi clienti che, ancora oggi, mantengono rapporto di relazione.

Non possiamo nascondere che la Banca, a seguito dell’intervento degli organi di controllo della Banca d’Italia, è stata costretta a modificare la strategia aziendale.
È risultata prioritaria la necessità di rettificare l’impostazione di bilancio per garantire un’adeguata copertura agli affidamenti che risultarono incagliati.

Sarebbe da ipocriti nascondersi gli effetti della crisi finanziaria che attraversa il nostro comparto ed attribuire ad una volontà politica del nuovo organo amministrativo la responsabilità di una gestione di contenimento degli affidamenti.

La Banca d’Italia ha dato precise indicazioni ed in primo luogo ha richiesto le dimissioni di tutti gli amministratori che si trovavano in conflitto d’interesse.
Il nuovo consiglio, attualmente in carica, è stato nominato, con il pieno consenso dei soci, proprio per soccorrere ad una necessità imposta dagli organi di controllo.

Vi suggerisco che, prima di decidere, sarebbe saggio ascoltare e scegliere, senza pregiudizio, tenendo in gran conto che questa è solo la prima prova che ci attende.
Il destino della Banca è importante, ma, soprattutto, perché rappresenta il primo segnale di responsabilità e consapevolezza che un socio del CIS può dare, abbandonando un sistema referenziale di interessi incrociati che, purtroppo, ha generato la nostra attuale condizione, ormai incantata da oltre tre anni.

Nulla può tornare come prima: questa non è solo l’amara realtà, ma anche una forte denuncia per la nostra attuale situazione sociale.

Se la voce del CIS sarà ancora incerta, espressione di un’anima sociale che non privilegia la chiarezza ma il compromesso degli ideali e dei valori, ebbene, allora, la nostra sorte è segnata, non solo quella della Banca.
Ci meriteremo la nostra condizione e il Nostro CIS non avrà lunga vita, anzi sarà assorbito in un sistema di speculazione immobiliare e finanziario che non potrà mai appartenerci.

Decidete Voi, se Vi sta bene così, così sia.

Patto di Sindacato di voto dei soci del CIS spa.

clicca sul link sottostante per l’ordine del giorno

Banca Popolare di Sviluppo

29 maggio 2014 : Cosa é cambiato? Nulla

Questa è la relazione del Patto di Sindacato dei soci allegata al Verbale dell’assemblea del 29 maggio scorso.

in quell’assemblea il Presidente, dopo aver assicurato un ampio dibattito sulla situazione finanziaria della società, si limitò ad annunciare che la manovra era stata impostata per ottenere il frazionamento del mutuo in due tronconi.

Occorreva separare 100.000 mq di capannoni mutuati, da assegnare al ceto bancario, per ridurre di circa 100 milioni il residuo debito, separando così i soci morosi da quelli adempienti.

Alla conclusione del discorso, il Presidente non ascoltò alcun intervento ed abbandonò l’assemblea che proseguì, presieduta dal consigliere Stefano Cimmino (di Vincenzo).

Vi riporto questo documento ufficiale da me letto con viva emozione quando mi fu concessa la parola in quella assemblea.

È disponibile anche una versione registrata.

Punti di crisi del Piano di Ripianamento finanziario.

Modalità di rimborso del sub mutuo.

Immaginiamo un triangolo dove un vertice sono le aziende socie mutuatarie, l’altro la nostra società ed il terzo la Banca agente per conto del Pool.

Dal contratto generale del mutuo appare la seguente distinzione delle somme messe a disposizione

Soci conto submutui d 290.121 milioni di euro
CIS per estinzione residui mutui pregressi 33.713
CIS per liquidità di cassa 7.890
Interporto per liquidità di cassa. 50.906

Il contratto di mutuo richiamato è stato sottoscritto tra il Pool di Banche ed il CIS.

Interporto Campano interviene come terzo datore di pegno su crediti a garanzia della propria quota di prestito.

L’intera operazione è garantita da ipoteca di 372.631.473 per capitale ed altrettanti per interessi e spese . Il totale di 765.252.946 grave per la maggior parte sugli immobili dei singoli soci mutuati e per il residuo sui beni di proprietà della società CIS , i cosiddetti beni condominiali.

Da questi elementi appare incidentale l’intervento di Interporto in un contratto di mutuo con rilascio d’ipoteca, considerato il profilo del prestito garantito da un pegno su crediti.

Il contratto fu sottoscritto per il CIS dal Presidente Giovanni Punzo e per l’Interporto dal consigliere Giovanni Cacace con procura speciale del consiglio d’amministrazione per evitare la coincidenza della rappresentanza dei poteri nella stessa persona.

Le modalità di rimborso del prestito prevede un pagamento mensile dei soci verso CIS ed un pagamento semestrale del CIS verso banca agente.

Nel 2012 il CIS ha concordato con il Pool di banche la sospensione del pagamento del mutuo in conto capitale e parte in conto interessi.

Al 31 dicembre 2012 , da dati di bilancio, risulta che il residuo ammontare del debito complessivo, in conto capitale, era di circa 179 milioni di euro.
Se questo importo include anche quelli finanziati direttamente alla società per l’estinzione dei mutui pregressi ( 33713) e fluidità di cassa (7790) si dedurrebbe che il residuo debito in conto capitale da sub mutui risulterebbe di 137 milioni di euro.

La sospensione dei pagamenti del CIS non ha inciso su quello dei soci sub mutuati verso CIS che hanno continuato a pagare regolarmente, stimati intorno al 70% .
Evidentemente le somme riscosse per conto sub mutuo, trattandosi di una partita passante, dovrebbero essere state canalizzate verso la banca agente nella misura nella quale sono state ricevute per rispettare due principi fondamentali di trasparenza finanziaria
Il primo e fondamentale principio é quello della coincidenza del singolo piano di rimborso sia in area CIS che in quella ‘banca’, considerata il frazionamento della iscrizione ipotecaria per singolo lotto.
Nulla giustifica un uso o una destinazione diversa all’impiego di somme destinate a ridurre il peso ipotecario autorizzato dal socio proprio sul suo capannone.

Il secondo principio é quello del buon governo delle risorse finanziarie che vanno immediatamente impiegate a riduzione del debito e dei maggiori costi d’interesse gravanti sullo stesso in caso di inadempimento.
Fisiologicamente noi, società, in questo caso ci saremmo trovati nella condizione di dover sopportare solo il peso dell’inadempimento dei soci cosiddetti morosi.

Ebbene il perdurare dello stato di sospensione che dura sino ad oggi per un totale di cinque rate semestrali, ha indubbiamente prodotto un mancanza di allineamento tra le singole posizioni nel rapporto speculare : soci submutuati e CIS da un lato e dall’altro CIS e Banca.
Mentre per i soci morosi questa condizione è fisiologica, per quelli in bonis é patologica nel rapporto soci e società.

Si potrebbe dire che se l’organo amministrativo ha legittimato l’esercizio dell’azione fallimentare contro i soci morosi per il mancato pagamento, allo stesso modo i soci in bonis potrebbero legittimamente agire nei confronti della società per il mancato versamento delle somme riscosse a deconto della singola debitoria garantita da ipoteca individuale.

Questa situazione, dopo la relazione di questa sera, a me ignota in fase di estensione del presente documento, tende a peggiorare in presenza di un ulteriore slittamento della fase di sospensione se non vengono preventivamente allineati i conti bifrontali.

Per evitare la ripetizione di fatali errori, dei quali paga il conto la comunità sociale con spirito di solidale partecipazione, occorre dare corso alla nostra articolata proposta di frazionamento del mutuo ed accollo della singola ipoteca in via principale e,dove non ricorrono le condizioni necessarie, si può almeno applicare una semplice delegazione di pagamento, che alleggerirebbe la società da un pesante fardello finanziario.
Tale proposta è stata già presentata all’organo amministrativo e se ne allega copia.
D’altra parte va pure sottolineato che nel contratto madre viene prevista,all’art.15.5 la parziale liberazione anticipata dell’ipoteca ,a partire dal quinto anno di stipulazione,in caso di rimborso integrale del finanziamento e relativi interessi.
E’ appena il caso di ricordare che nel contratto madre la società si é impegnata a cedere in garanzia alle Banche Finanziatrici i crediti da essi vantati nei confronti dei soci, derivanti dai Submutui.

Posto questo primo punto di crisi, tratto brevemente il secondo che merita grande attenzione per una questione di principio morale, se può parlarsi di morale in campo finanziario, dove oggi più che mai vige il principio della convenienza e del trasformismo.
Il famoso prestito da CIS a Interporto di circa 30 milioni di euro in parte rinnovato ed in parte aumentato nell’esercizio 2012.

Quel famoso prestito provocò un reclamo al collegio sindacale del consigliere , signor Giovanni Cacace , ancorché Presidente del cda di Cisfi, socio di maggioranza di Interporto Campano.

Tralasciando le motivazioni che indussero un membro qualificato del nostro consiglio d’amministrazione a produrre tale reclamo, rimane il fatto che il Presidente del CIS deve spiegarci i motivi di opportunità di quel prestito, effettuato in un momento storico molto delicato della società, nel quale trasferiva consistenti risorse liquide dalla nostra società ad un’altra da lui stesso amministrata nel più alto incarico.
Tali risorse potevano essere destinate alla riduzione dell’esposizione bancaria in conto mutuo per attutire l’effetto negativo sull’intero impianto finanziario delle famose morosità.

Ecco che tornano i morosi, quelli falliti o destinati a fallire.
La proposta del Patto di Sindacato,prima avallata ufficiosamente e poi smentita con fermezza, appartiene ad uno stile tipico di corte bizantina.
Il fatto più grave è che le conseguenze di un’azione inadeguata le pagano i più deboli in prima analisi e tutta la società in termini di prestigio ed affidabilità.

Esaminiamo brevemente i fatti.
Noi avevamo proposto la sospensione dell’azione fallimentare alle seguenti condizioni:
Pagamento di tutti gli oneri condominiali pregressi in quattro rate mensili.
Sospensione del pagamento del residuo mutuo in attesa di definire con il ceto bancario un allungamento del termine di scadenza di cinque anni.
Avevamo,altresì, previsto la definizione delle morosità irrecuperabili con la restituzione del capannone a titolo definitivo, riservandoci di valutare un meccanismo di riequilibrio del valore di rilascio con quello di ricollocazione secondo criteri di equità.

Tanti falliti in meno e tanti capannoni disponibili al reimpiego in più.

Ecco il cuore del problema: il reimpiego dei capannoni liberi.
Il nostro drammatico Stock di magazzino, é diventato improvvisamente invendibile.

Come é possibile che negli ultimi anni é stato deciso di far rientrare,dopo ben dieci di assenza, un ufficio del CIS sul viale principale,all’altezza dell’isola 4, per destinarlo a Ufficio vendite e quel l’ufficio, non vende niente, neanche un chiodo!

Eppure il peso di un capannone da 500 mq nella disponibilità del CIS non vale più di 500.000 a prezzo di realizzo.
Perché stiamo conservando questo magazzino ?
E’ ovvio, mi risponderete, per ricavare un prezzo più adeguato, altrimenti sarebbe follia.
Mica vogliamo vederli al primo che arriva per liberarci del debito.
Quello si accolla il debito e ci mancherebbe, ma si porta pure il capannone.
Possibile che non possiamo autofinanziarci e portare avanti un progetto di ricollocazione qualificato in area CIS?
Che fine ha fatto il progetto zona Franca?

Ed infine il credito da anatocismo stimato dalla società circa 30 milioni di euro.
Oggi ci viene annunciato che, finalmente, dopo nove mesi, ci verrà fornita qualche notizia.
Non conosco ancora le novità, ma si prevede che dovremmo ottenere in via transattiva, per rinunciare alla nostra pretesa, una riduzione del Tasso intorno al 2,50%.
Bene, bravi, però vogliamo un momento valutare quanto vale la riduzione del tasso nell’incidenza complessiva sul residuo mutuo e comparare quest’importo con la nostra aspettativa ?
Ed inoltre, nell’intricata vicenda, una riduzione del debito, unitamente ad un rimborso del finanziamento erogato ad Interporto, non avrebbe avuto un valore più pregnante, accelerando un processo di ripianamento finanziario,indispensabile per programmare un rilancio delle attività primarie delle aziende socie?

Ed,in ultimo , la definizione del contenzioso con ‘ le banche ‘ non ci pone nella condizione di rischiare un eventuale contenzioso dei soci verso CIS senza la possibilità di ribaltare la pretesa sul ceto bancario?

Non dimenticate che con l’azione fallimentare abbiamo provocato una lesione profonda nel rapporto socio-società, smentendo quel vincolo di solidarietà che ci aveva lungamente disposto ad accettare ad occhi chiusi ogni proposta.

E’ possibile ricostruire tutto?

Nulla é impossibile, solo alla morte non v’é rimedio e noi non siamo morti ancora, anzi vogliamo vivere per noi, per i nostri figli, per le nostre famiglie,per i nostri collaboratori ed allora?
Se vogliamo andare avanti tutti insieme senza paura, facciamolo subito!

Lunga vita al CIS

Dopo circa un anno di attesa e di silenzio questa relazione Vi sembra ancora attuale?

Cis : il guerriero

In un momento di sconforto ho ricevuto questa mail da una persona molto cara.

Ho pensato di girarla a Voi e dedicarla al CIS, al nostro CIS per augurargli che riesca a battersi con tutte le sue forze.

DEDICATA a chi ama il Cis , alle donne e agli uomini del CIS che da circa trent’anni lottano per un ideale:

Lunga Vita al CIS

 

E levo questa spada
attraverso il cielo
giuro sarò roccia contro il fuoco e il gelo
solo sulla cima
tenderò i predoni
arriveranno in molti
e solcheranno i mari
oltre queste mura troverò la gioia
o forse la mia fine comunque sarà gloria
e non lotterò mai per un compenso
lotto per amore, lotterò per questo

Io sono un guerriero
veglio quando è notte
ti difenderò da incubi e tristezze
ti riparerò da inganni e maldicenze
e ti abbraccerò per darti forza sempre

Ti darò certezze contro le paure
per vedere il mondo oltre quelle alture
non temere nulla io sarò al tuo fianco
con il mantello asciugherò il tuo pianto

E amore il mio grande amore che mi credi
vinceremo contro tutti e resteremo in piedi
e resterò al tuo fianco fino a che vorrai
ti difenderò da tutto, non temere mai

E amore il mio grande amore che mi credi
vinceremo contro tutti e resteremo in piedi
e resterò al tuo fianco fino a che vorrai
ti difenderò da tutto, non temere mai

Non temere il drago
fermerò il suo fuoco
niente può colpirti dietro questo scudo
lotterò con forza contro tutto il male
e quando cadrò tu non disperare
per te io mi rialzerò

Io sono un guerriero e troverò le forze
lungo il tuo cammino
sarò al tuo fianco mentre
ti darò riparo contro le tempeste
e ti terrò per mano per scaldarti sempre

Attraverseremo insieme questo regno
e attenderò con te la fine dell’inverno
dalla notte al giorno, Da Occidente a Oriente
io sarò con te e sarò il tuo guerriero

E amore il mio grande amore che mi credi
vinceremo contro tutti e resteremo in piedi
e resterò al tuo fianco fino a che vorrai
ti difenderò da tutto, non temere mai

E amore il mio grande amore che mi credi
vinceremo contro tutti e resteremo in piedi
e resterò al tuo fianco fino a che vorrai
ti difenderò da tutto, non temere mai

Ci saranno luci accese di speranze
e ti abbraccerò per darti forza sempre

Giurò sarò roccia contro il fuoco e il gelo
veglio su di te, io sono il tuo guerriero

Commenti

La trasmissione di commenti non documentati produce un grave danno alla funzione di questo blog.

Ho dedicato un serio impegno per favorire la consapevolezza dei soci, affrontando ogni problema con un’esclusiva finalità: la trasparenza ed il riscontro documentale delle notizie.

Non posso ospitare commenti che diffondono notizie infondate, frutto di deduzioni, argomentazioni, opinioni personali.

Ho, pertanto, deciso, con decorrenza immediata che i commenti non saranno più liberi ma sottoposti , preventivamente, alla mia approvazione.

Questa decisione produce un grave danno alla vita del blog, ma é assolutamente necessaria perché non posso in alcun modo condividere opinioni o previsioni che non sono supportate da riscontro documentale.

Nessuno deve dimenticare che l’interesse prioritario da difendere é la solidarietà sociale, l’unica strada maestra che può garantire una pacifica soluzione di tutti i problemi che ci affliggono.

Lunga vita al CIS

Emilio D’angelo

La speranza si alimenta con l’azione.

Lettera aperta a chi ama il CIS.

Caro CIS ,

Sarà inutile parlarne, ma almeno ho il coraggio di provarci, sino in fondo, senza smettere mai di tentare di porre un rimedio, di cercare aiuto e convinto consenso fra i miei compagni di avventura.

Siamo troppo divisi in gruppi e fazioni, ognuno difende la sua posizione, con legittimo diritto, molti non si riconoscono più nel progetto di un leader che pure ci ha condotto con successo per un quarto di secolo, altri tentennano, incapaci di qualsiasi contributo.

Dove andiamo in queste condizioni?

Non riusciremo mai a trovare una strada e continueremo ad aspettare inutilmente una soluzione che nasca fuori dal nostro contesto.

Qualcuno, tra i soci più colpiti, invoca l’intervento della ‘procura’, come se esistesse la possibilità di risolvere tutto per opera della Legge.

Altri si sono affidati alla tutela legale, attaccando il CIS per inadempimento contrattuale, giustamente preoccupati dal mancato accantonamento delle proprie rate a riduzione della garanzia ipotecaria.

Altri, ancora, hanno attivato contestazioni arbitrali sugli interessi applicati, sospettando addirittura di riconoscere interessi a tasso usurario nella gestione del mutuo.

Tutti si cimentano in argomenti di diritto, discutendo di patto commissorio, contratto di leasing, interessi anatocistici, derivati, collar, contratto madre di mutuo, illegittimità del contratto di sub mutuo per eccesso di garanzia, azioni di responsabilità per gli amministratori e qualcos’altro dimentico….

Il Presidente continua a vivere nella sua Torre dorata, circondato da una inutile corte e continua a ripetere da tre anni, come un disco incantato, che la definizione della manovra é imminente.
Intanto i soci continuano a fallire per mano del CIS.
Resta chiuso ad ogni proposta, anche la più banale.

Spiegatemi che ci voleva per canalizzare verso il ceto bancario creditore le rate riscosse dai soci adempienti attraverso una semplice delegazione di pagamento?
Avremmo evitato un giudizio esecutivo con richiesta di sequestro delle rate versate e da versare.. e siamo ancora in tempo, al limite, ma in tempo!

Spiegatemi perché non é stata fermata prima l’azione fallimentare verso quei soci che sono stati dichiarati falliti solo su istanza del CIS?
Avremmo evitato l’intervento nel nostro contesto di curatori e giudici fallimentari, utilizzando la semplice strada del pegno sul titolo di contratto di leasing, con gli stessi effetti.
Infatti le curatele sono orientate, col consenso dei giudici, a restituire il possesso dei capannoni, nel rispetto dei diritti dei terzi utilizzatori, ma iscrivono nell’attivo il valore del contratto di leasing, ormai sostanzialmente concluso.

Siamo sempre allo stesso punto, complicato dal fatto che non si può più trovare un accordo transattivo con il socio, ormai dolorosamente fallito.

Spiegatemi perché il Presidente, pur consapevole che Interporto, da lui stesso presieduto, non era in grado di restituire a breve i diversi prestiti effettuati dalle casse del CIS, ha proceduto, con il consenso del consiglio e del collegio sindacale, ha disporre quei finanziamenti?
Oggi con quelle somme noi avremmo potuto affrontare una transazione con le Banche senza rischiare la ” continuità aziendale.

Eppure io voglio rispondere, soprattutto, a quei soci tentennanti che si domandano provocatoriamente:

Ma il Patto cosa ha fatto sinora?

E tu D’angelo, che parli tanto, cosa sei capace di fare?
Forse ambisci a fare il presidente del CIS?

Rispondo, subito, all’ultima domanda, così sgombro il campo da ogni sospetto o inutile aspettativa.
É pura follia pensare che io, alla mia “giovane” età, alla conclusione di una entusiasmante stagione di vita familiare ed imprenditoriale, possa ambire alla Presidenza del CIS.
Penso che il CIS debba essere governato da un consiglio di amministrazione e non solo da un Presidente.
Un consiglio formato da un ristretto numero di consiglieri e non di ” consigliati ” con un comitato esecutivo formato da tre componenti che amministra le deleghe di gestione.
Questo consiglio deve essere aperto ad almeno un rappresentante del ceto bancario, ad un esperto professionista, molto vicino da sempre al nostro contesto sociale, ed almeno quattro soci, non coinvolti in conflitto d’interesse con la società.
Questo consiglio deve realizzare un progetto di risanamento finanziario e di rilancio del sistema CIS, previo accordo con il ceto bancario, per garantire la continuità aziendale.
A queste condizioni, e solo a queste condizioni, sarei disposto a dedicare, senza alcun compenso, la mia attenzione appassionata al CIS, assumendomi l’impegno di partecipare personalmente ad un direttivo concordato ed approvato dall’assemblea.

Non ho alcuna preclusione per l’individuazione del Presidente, che sarà scelto dall’assemblea, purché non abbia mai più la concentrazione delle deleghe come é stato sino ad ora.

Solo queste scelte possono determinare la centralità dell’assemblea nella gestione strategica della società.

Torniamo alla prima domanda: cosa ha fatto il Patto?

Una breve premessa.

Il Patto é una mia creatura e rispecchia perfettamente il mio temperamento.
Non sono capace di imporre la mia opinione ( e per questo non sarei un buon presidente ) ma amo dialogare, convincere, negoziare.
Non punto mai solo sulla testa, ma anche sul cuore.
Quando é nato il Patto ho scelto una formula semplice che vincolasse le coscienza non gli interessi.
Non mi interessava condurre un Patto solo per realizzare un’attività di contrasto alla gestione amministrativa ma volevo fermamente favorire un punto di incontro fra vertice e base, in un periodo difficile che stava frantumando la coesione sociale con gravissime conseguenze per la continuità di una straordinaria impresa.

Questa infelice condizione é sotto i vostri occhi, la vivete giorno dopo giorno e nessuno, dico nessuno, se é onesto intellettualmente, può negarla.

Cosa abbiamo realizzato?

Per la prima volta nella nostra storia la gente del CIS si interroga, mantiene una posizione incerta ma é consapevole.
Non sceglie perché, pur convinta della necessità di cambiare, non trova la forza di abbandonare il passato.
Anche io, come tanti di Voi, sono legato da sentimenti di forte amicizia e sincera riconoscenza verso il Presidente, ma ciò non mi impedisce di riconoscere che il suo progetto non coincide con gli interessi e le aspettative del nostro contesto sociale.
Quando non esiste più una corrispondenza di sentimenti, di obiettivi, di speranze, si prova a ricostruire un’intesa delusa, oppure si scelgono strade diverse, senza dover necessariamente arrivare ad estreme conseguenze.

Senza la nostra azione, la pericolosa deriva che ha trasferito ingenti risorse da CIS ad Interporto non sarebbe mai stata interrotta, poiché corrispondeva ad un preciso disegno strategico di Sistema che prevedeva, e prevede ancora, il sacrificio del CIS all’altare dello “sviluppo logistico” anche in ottica di una zona franca in area CIS, ma senza soci.
Non é un disegno diabolico, né una speculazione finanziaria, é solo un disegno diverso dal nostro, che continua a credere nella valenza del nostro progetto costitutivo.

Cosa non abbiamo realizzato?

Tutto il nostro progetto di pianificazione finanziaria, pace sociale e rilancio dell’attività commerciale é stato immotivatamente respinto dal Presidente e da un consiglio troppo debole, incapace di sviluppare un necessario confronto collegiale, non per malafede, ma per un sentimento di dipendenza psicologica, ormai radicato.

Il nostro atto costitutivo prevedeva un’attività di collaborazione con l’organo amministrativo, ripetutamente offerta, ma sempre sdegnosamente rifiutata.
L’assemblea del 29 maggio 2014 rappresentò pubblicamente l’arroganza del potere e l’assoluto rifiuto di qualsiasi ragionevole proposta, come é stato tristemente confermato nei mesi successivi.
Proprio dopo quell’assemblea, avvertendo il forte disagio di un rifiuto così ingiustificato, lasciai la presidenza del Patto, pur conservando un ruolo attivo e determinato, come molti di Voi possono testimoniare.
A che serve un rappresentante del Patto se non può esprimere alcuna attività di mediazione per l’ostinato rifiuto di ogni contatto?
Ognuno di Voi é testimone dei miei continui, disperati tentativi che ancora oggi esercito nell’interesse generale.

Nell’ultimo incontro con il Presidente, nel settembre scorso, dopo la visita a Roma di una delegazione del Patto con l’avv. Gianni, chiedemmo un’assemblea informale dei soci per ricomporre la solidarietà sociale, presentare le nostre proposte ed avviare una fase di riconciliazione sociale.

Stiamo ancora aspettando una risposta!

Rilancio la stessa proposta, stavolta è una sfida drammatica, l’ultima occasione per evitare di arrivare alla prossima assemblea ordinaria senza idee o progetti realizzabili.
Purtroppo é questa la condizione nella quale si è presentato il consiglio negli ultimi tre anni.
La manovra é imminente…. ed intanto i soci chiudono, falliscono e soffrono la peggiore crisi del dopoguerra.

In ultimo le nostre proposte, un piano semplice e lineare, senza tanti fronzoli ma essenziale e realizzabile che ho rappresentato in 150 articoli negli ultimi due anni, ricevendo 40.000 visite sul Blog.

Tenterò, ancora una volta, di tratteggiare le linee principali sulla scorta dei dati emersi nel bilancio 2013.

Partiamo dal residuo debito del finanziamento : 179 milioni.
Abbiamo in attivo un credito Interporto di circa 39 milioni.
Una differenza al netto di circa 140 milioni fra rate scadute e quelle in scadenza sino al 2018.

Occorre rinegoziare il mutuo con un allungamento della data di scadenza sino a dieci anni a partire dal 2015.
Interporto sottoscrive per la sua quota di debito e CIS per la rimanente somma con una quota annua di circa 14 milioni.

É un progetto assolutamente alla nostra portata, ove si rifletta che negli ultimi esercizi abbiamo accumulato perdite sui derivati di somme che equivalgono a circa la metà dell’impegno.

Dovremmo proporre al ceto bancario di rinegoziare il tasso applicando le attuali offerte di mercato.
Un tasso variabile legato ad Euribor con uno spread, banalmente in uso attuale, intorno a 1.80 / 1,90 % che andrebbe girato senza oneri aggiuntivi direttamente ai soci, in sostituzione del precedente regime a tasso fisso, coperto dal collar e relativi derivati.

Dovremmo prevedere due ipotesi di definizione.

A) frazionamento individuale dell’ipoteca con accollo o riscatto del residuo debito per quei soci che hanno capacità finanziarie o merito creditorio. Ciò prevederebbe la facoltà di riscatto del contratto di leasing.

B) lasciare inalterato il rapporto di mutuo Banche/ CIS e sub mutuo Cis/aziende socie, fermo restando il rinvio della facoltà di riscatto sino alla conclusione del piano di rimborso.
A garanzia del corretto funzionamento del meccanismo di rimborso si dovrebbe applicare una delegazione di pagamento a favore del Ceto bancario che incasserebbe direttamente i rimborsi, garantendo la corretta canalizzazione dei rimborsi a riduzione della garanzia ipotecaria.

Per coprire il valore degli immobili mutuati, rientrati definitivamente in possesso della società, si dovrebbe proporre ai soci un prestito obbligazionario, a tasso simbolico, di un importo pari al mutuo residuo che grava sugli immobili ‘ in magazzino ‘
Dal rilancio del mercato di collocazione sarebbero attinte le risorse per il rimborso del prestito.

Per i soci falliti, quando tale condizione non ha visto l’intervento di altri creditori, si potrebbe prevedere la rinuncia dell’inserimento al passivo ed una riabilitazione del rapporto sociale per chiudere il contenzioso e pervenire ad una soluzione concordata.

Due ipotesi:

La rinegoziazione del sub mutuo con specifiche garanzie personali.
Oppure, in mancanza delle condizioni per attuare tale percorso, il rilascio dell’immobile con un mandato definitivo a vendere il contratto di leasing a nuovo utente.

Infine il problema del peso degli interessi anatocistici e quello più complesso dei derivati che hanno pesantemente influenzato l’innalzamento del tasso.
Non è facile trovare una soluzione in un quadro conflittuale ma bisogna tenere in debito conto un principio fondamentale ineludibile:

Noi siamo il CIS e qualsiasi azione tesa a dimostrare la nullità del contratto di mutuo, in caso di successo, aggraverebbe la crisi sociale e potrebbe mettere a serio rischio la continuità sociale.
Dovremmo tentare un ragionevole accordo con il ceto bancario, fondando la pretesa anche sul devastante effetto dei derivati.

Sono questi argomenti difficili da affrontare senza avere contezza di una precisa indagine amministrativa.

Esposti i principi, bisogna ricostruire un percorso più efficace solo dopo ulteriore approfondimento.

Infine andrebbe rilanciata l’azione di collocazione immobiliare, con il conforto di una variazione della destinazione d’uso, per prevedere la ripopolazione del CIS con l’apertura anche alle attività produttive, essenziali per integrare il sistema di filiera anche in un’ottica di zona franca.

Concludo con una raccomandazione.

Solo una persona può avviare subito un nuovo percorso di effettivo rilancio del CIS senza effetti traumatici,
quella persona sei Tu, Presidente.
Sei Tu perché amministri il potere per delega nostra.
Noi abbiamo trasferito a Te il nostro potere e rispetteremo il patto vincolante sino alla prossima assemblea, ma solo sino ad allora.

Un pubblico, corretto e pacifico confronto può solo giovare al contesto sociale e rappresentare un primo importante passo per garantire una…..

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo

Nota di servizio.

Il Patto di Sindacato di voto non è un organo amministrativo che gestisce potere, ma un corpo vivo che rappresenta le ansie di una società consortile.
Non servono firme, né notai che le autenticano, è un impegno d’onore che conta più di cento firme.
Se volete rispettarlo abbiate il coraggio di aderire a questo progetto con chiarezza a nome della Vostra azienda, senza incertezze.
Bastano poche righe, mail, fax, blog, di presenza, come volete.
La sottoscrizione é aperta a tutti gli abitanti del CIS.

Su carta intestata:

Condivido il progetto e le proposte del Patto d’onore dei soci del Cis, come descritto in allegato.

Timbro e firma dell’azienda socia.

Data.

mail:pattodisindacatocis@gmail.com

 

Ognuno é arbitro del proprio destino.

 

Vorrei proporVi , ancora una volta, una riflessione sulla nostra difficile condizione sociale.

Cercherò, questa volta, di approfondire gli aspetti emotivi della vicenda, trascurando i rilievi contabili che hanno trovato già tanto spazio documentale.
Mi colpiscono molto alcuni elementi di valutazione emotiva:
la diffusa rassegnazione dei soci,
l’impenetrabile progetto del Presidente,
la totale incapacità del consiglio d’amministrazione di interpretare le effettive esigenze della base sociale.

Sono tutti aspetti di un diffuso malessere che si trascina da circa tre anni, senza soluzione di continuità.

La rassegnazione dei soci é l’aspetto emotivo più facile da spiegare:

Un contesto sociale che per circa un trentennio ha eletto il suo leader e ad esso si é riferito con incondizionata fiducia.

Gente semplice che ama lavorare, piuttosto che argomentare di diritti e doveri sociali, che ha sempre preferito delegare il potere amministrativo ed oggi é deluso dai risultati di gestione.
La delusione si trasforma in seria preoccupazione e, pur riconoscendo le diverse responsabilità, non ha il coraggio di affrontarle, continuando a rinviare una scelta di campo.

Una infinita incertezza che diventa rassegnazione, la rinuncia immotivata alla propria capacità di incidere sulla realtà sociale.

L’impenetrabilità del progetto del Presidente deriva dalla impossibilità di trovare una soluzione diversa nel quadro generale dell’intero comparto, al quale é fortemente vincolato.

Nei fatti, la crisi dell’intero sistema affonda le sue radici, molto, molto lontano…

Bisogna tornare ai tempi della proposta di scissione del CIS ed annesso progetto di rifinanziamento del Sistema.
Proprio allora il progetto del Presidente si proponeva una strategia di ribaltamento delle priorità sociali.
Veniva abbandonato il progetto commerciale del CIS, destinato ad una lenta frantumazione, per sviluppare un complesso modello dell’impianto logistico interportuale.
L’investimento é stato spostato tutto nell’Interporto, nel Centro servizi, Vulcano buono e tutte le società di servizi collegate.
Un impiego massiccio di capitali e un ricorso progressivo a nuove fonti di finanziamento.

Nell’Interporto é stato concentrato il potere strategico, l’interesse sociale del presunto ” gruppo” e quello individuale del manager, solo in ultimo contrastato dal Presidente della Cisfi, Giovanni Cacace, manifestato in pubblica assemblea.

Alla crescita dell’Interporto, esaltata dal Presidente, come tema fisso, in ogni assemblea, corrispondeva un abbandono di ogni politica di sviluppo del CIS.

La fusione pratica della direzione delle due società ha generato un drammatico equivoco, che ancora oggi sopravvive, sulla netta distinzione degli interessi sociali, spostati come birilli con grande disinvoltura.

Solo così si può spiegare l’ingiustificabile finanziamento del CIS a Interporto, impiegando somme destinate al pagamento delle rate passanti dei soci adempienti.

Proprio questo é un elemento di forte contrasto per la definizione della manovra di ripianamento, perché il ceto bancario, fortemente impegnato in Interporto, non accetta la richiesta di accollarsi questa partita finanziaria.

Senza accollo da parte delle Banche, Interporto non é in grado di restituire le somme finanziate, e senza restituzione non esiste la possibilità di frazionare la quota di mutuo dei soci adempienti per l’incongruità esistente fra il dovuto ed il versato.

Il progetto del Presidente é impenetrabile perché il secondo elemento fondamentale della proposta (la disponibilità di 100.000 mq di capannoni) non é concreto, ma solo ideale o prospettico.
La stessa azione fallimentare non ha risolto il problema, anzi lo ha aggravato, insinuando un clima conflittuale che ha dato spazio a molti rischi tecnici di natura legale, allo stato irrisolti, che emergeranno drammaticamente, mettendo, a serio rischio la continuità aziendale.
Pare quasi di assistere ad un disegno determinato nel quale é prevista una sola soluzione, purché sopravviva la speranza di mantenere il controllo di Interporto, il resta non conta.

Il fatto più grave e preoccupante é che il Presidente naviga a vista con grande testardaggine ma senza immaginare un piano di riserva.
Cosa ci dirà nella prossima assemblea?

Non continuo a trasferire alle banche i soldi delle rate incassate perché l’approvazione della manovra é imminente…..

Mi pare un po’ come quelle tabelle pubblicitarie che si vedono, tutti i giorni, nei mercatini rionali, sulle ceste degli ortolani e non si cambiano mai:

Oggi si paga, domani no.

Intanto se qualcuno propone qualche soluzione diversa, non viene nemmeno ascoltato, anzi accusato sdegnosamente di disfattismo. Questa é la condizione del Patto di Sindacato che, dopo avere favorito con lealtà e responsabilità, la formazione di un consiglio d’amministrazione d’emergenza, é stato ricevuto solo due volte in settembre e poi sempre, sempre, rifiutato con arroganza.

Intanto, però, il Presidente é stato costretto a rallentare l’azione fallimentare per i rovinosi effetti che stava determinando, non ha ancora canalizzato, attraverso una semplice delegazione di pagamento, le rate di sub mutuo incassate, non ha affrontato il problema dell’anatocismo e non ha concluso alcuna manovra.
E, tra poco, ci sarà una nuova assemblea ordinaria per l’approvazione del bilancio dell’esercizio 2014.

Il consiglio, infine, non ha esercitato alcuna funzione collegiale, salvo quella di delegare tutte le funzioni al Presidente.
Risulta fortemente rimaneggiato, rispetto alla sua composizione iniziale ed assolutamente incapace di qualsiasi contributo progettuale.
Questa condizione di assoluta sudditanza non consente che si sviluppi almeno un confronto con proposte alternative di soluzione finanziaria.
La responsabilità individuale nel ruolo non può essere evitata con dimissioni o mancato accettazione di carica, anzi questi atteggiamenti sono controproducenti.
Questo é un momento nel quale le responsabilità si assumono e si deve ricercare, anche rischiando in proprio, una soluzione diversa.
Dobbiamo impegnarci tutti a costruire le basi per formare, nei tempi previsti dal mandato, a formare un nuovo direttivo di unità sociale con un progetto praticabile di ripianamento e di rilancio del nostro CIS che trovi il consenso del ceto bancario.
Non esistono altre strade.

Noi, rappresentanti del Patto di Sindacato dei soci, non abbiamo alcuna possibilità di incidere sul piano societario per l’evidente e continuato contrasto del Presidente.
Ci restano solo le opzioni previste dalla legge che saranno esercitate, purtroppo, solo nella prossima assemblea, se sarà assolutamente necessario.

Solo una rinnovato senso di responsabilità, dal vertice alla base può alimentare la speranza di una soluzione che, sicuramente, si può individuare in un ritrovato spirito consortile.

In circa due anni di attività, questo blog ha esaurito tutti gli argomenti di discussione, ora la parola tocca a Voi soci.
Nei prossimi giorni pubblicherò gli interventi dei soci, principiando da quelli già ricevuti nei vari commenti.
Chiunque abbia una proposta, un suggerimento, un consiglio non esiti a scrivere al blog o al Patto.
Vi raccomando di rispettare lo spirito di solidarietà consortile che da tanti anni ha distinto la nostra vita sociale.

É ormai ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità, questa prolungata indecisione non produce alcun effetto.

Lunga Vita al CIS.

Il  direttivo del Patto di Sindacato di voto dei soci del CIS S.p.a.

Auguri per la Santa Pasqua.

Cari soci,

stiamo vivendo la Settimana Santa per prepararci ad accogliere la Pasqua, simbolo autentico per noi credenti della Resurrezione di Cristo.
Questa festa non solo rappresenta la sintesi della nostra Fede, ma, soprattutto un progetto di vita cristiana che esalta i valori più veri della nostra umanità.
Desidero fare a tutti Voi, gli auguri per la Santa Pasqua che torni a vivere nella nostra famiglia sociale, rimarginando grandi e piccole ferite che ci affliggono da un po’ di tempo.

Vi propongo solo una riflessione che ho raccolto nel messaggio di Papa Francesco, nel giorno del giovedì santo, rivolto a coloro che hanno l’onore e l’onere di guidare il popolo.

” i buoni Pastori non sono quelli che guardano da lontano o dall’alto il proprio gregge, ma quelli che odorano di ” pecora  ” e sorridono ai propri figli con il viso imperlato di sudore”.

Accogliamo, con rinnovata speranza, questo straordinario messaggio di vita che ci ripropone la strada da seguire.

Sarà difficile trovarla, ma continuiamo a cercarla, non esiste altra via.

Vi rinnovo gli auguri di pace, salute e serenità a nome di tutto il direttivo del Patto, che continua ad inseguire il sogno di una …
Lunga Vita al CIS.

Rosita Saggese, Ciro Cozzolino, Gaetano Casillo, Giovanni Imparato, Luigi Cacciapuoti ed Emilio D’Angelo

Banca Popolare di Sviluppo, un’altra faccia della stessa medaglia.

Nei giorni scorsi molti soci sono stati invitati a sottoscrivere una petizione per proporre le dimissioni anticipate del consiglio d’amministrazione in carica per inefficacia del progetto di ripianamento imposto dagli organi di controllo della Banca d’Italia.

E’ sorprendente che l’iniziativa sia stata presa proprio per impulso del Presidente Punzo che faceva parte del precedente consiglio d’amministrazione, riformato su specifica prescrizione dell’organo di controllo.

La Banca d’Italia, con provvedimento del 26 febbraio 2013, ha chiesto le dimissioni del Presidente del c. d. a. in carica ( Luigi Gorga ) del Vice Presidente  ( Giovanni Punzo ), di altri due consiglieri, nonché del Presidente del Collegio Sindacale e di un altro Sindaco. Le stesse persone sono state oggetto anche di provvedimento sanzionatorio.

Il nuovo consiglio è stato nominato, all’unanimità, nell’assemblea di maggio 2013 con durata triennale.

Credo che qualsiasi socio della Banca è in grado di valutare l’importanza  di un provvedimento così netto e motivato assunto dalla  Banca d’Italia.

Chiunque  si rende conto che se la Banca d’Italia ha richiesto al Presidente del CIS e Interporto, Giovanni Punzo, ed a quello della Cisfi, Giovanni Cacace, di rinunciare all’ulteriore incarico nel direttivo della Banca Popolare di Sviluppo, esisteva un valido e giustificato motivo e non generiche argomentazioni.

Il motivo è intuibile: un evidente incompatibilità nella doppia carica per conflitto d’interesse tra il concedente di affidamenti (B.P.S.) e i beneficiari (CIS, Interporto e CISFI, in quanto maggiore azionista di Interporto).

Questo avveniva nel febbraio 2013, proprio quando si evidenziava il forte indebitamento di tutto il Distretto, che, per il CIS, si è manifestato con il perdurante incaglio del piano di rimborso del residuo debito del finanziamento sin dal 31.12.2011 e perdura a tutt’oggi.

Dopo oltre tre anni stiamo ancora attendendo l’annunciata approvazione, da parte del ceto bancario, della manovra di ripianamento, malinconicamente annunciata “imminente” dal c.d.a. del CIS  in due successive assemblee ordinarie.

Il C.d.a. in carica della B.P.S. ha proposto ai soci, lo scorso anno, un aumento di capitale per agevolare un riequilibrio delle risorse incagliate nei crediti in sofferenza.

Le difficili condizioni finanziarie che coinvolgono il nostro sistema hanno impedito il successo di tale proposta.

La mancata adesione alla proposta di rifinanziamento del capitale sociale ha costretto l’organo amministrativo a rivedere  classificazione e consistenza degli affidamenti, nel rispetto delle norme e delle regole previste dal sistema bancario.

Scelta obbligata, non strategica, che non asseconda, purtroppo, la vocazione costitutiva della Banca con profonde radici e significativo riferimento nel nostro CIS.

Per lo stesso motivo è stato necessario aumentare, circa quattro volte, la percentuale di accantonamento sul fondo previsto per le partite incagliate, rispetto alla precedente gestione amministrativa.

Questa operazione di estrema prudenza ha garantito una buona tenuta del margine di copertura sul rischio di perdite, ma, di converso, ha influenzato negativamente il risultato d’esercizio.

Orbene appare evidente che gli incagli attuali, motivo d’intervento della Banca d’Italia, non sono attribuibili a questa gestione amministrativa.

Questo per dovere di chiarezza.

Occorre evitare, comunque, che si crei un clima ostile o, ancor peggio, di sfiducia, nei confronti di un Banca che ha profonde radici nel CIS e molteplici rapporti con tante aziende socie.

Resta affidata, in ogni modo, alla scelta discrezionale dei soci la valutazione di intervenire con nuovo apporto di capitale o approvare un progetto di vendita della Banca nell’ambito del sistema bancario.

Non esistono alternative diverse.

Il resto sono solo argomentazioni strumentali, tese a ricostruire un livello di potere o di controllo che è stato già visibilmente censurato dalla Banca d’Italia.

Alla prossima assemblea ordinaria della B.P.S. nel  prossimo mese di maggio, prima di scegliere, sarebbe utile intervenire, ascoltare e, solo dopo, decidere consapevolmente.

La lettura di alcuni dati essenziali relativi ai bilanci, pubblicati per gli ultimi due esercizi, è molto significativa.

Fondo Svalutazione Crediti   ( Tutti gli importi sono  espressi in Euro )

Al 31.12. 2011. :  19.016.000

Al 31.12. 2013. :  43.447.000

Incremento……:  24.431.000

Dalla nascita della Banca Popolare di Sviluppo ( 2001) sino al 2011 sono stati distribuiti utili, complessivamente per circa 8.000.000 ed accantonati  al Fondo di svalutazione Crediti circa  19.000.000 per un totale di 27.000.000.

Nei due esercizi successivi sono stati accantonati al Fondo di Svalutazione Crediti 24.400.000 con una perdita complessiva di 12.400.000 per un importo netto di 12.000.000.

Nell’esercizio 2012,infatti, per l’attività svolta dal precedente consiglio, il nuovo organo amministrativo ha, prudenzialmente, rettificato i crediti già esistenti, chiudendo, di conseguenza, l’esercizio in perdita. La stessa tendenza è stata confermata nell’esercizio 2013:

Anno.              Rettifica crediti.    Perdita d’esercizio.   Delta

2012.              11.500.000.        – 5.052.000.    +6.448.000

2013.              13.200.000.        – 7.349.000     +5.851.000

Come si evidenzia la perdita è determinata dalla necessità di rettificare la consistenza dei crediti pregressi in misura superiore rispetto ai precedenti esercizi.

La pregressa gestione della Banca Popolare di Sviluppo, censurata dagli stessi organi di controllo, rappresenta un ulteriore elemento di conferma della preoccupazione che assale il nostro contesto consortile, duramente provato dai finanziamenti deliberati dal Cis a favore di Interporto Campano, impiegando fondi destinati alla riduzione dell’esposizione ipotecaria dei soci sub mutuati adempienti.

Un’altra faccia della stessa medaglia.

Assecondare la tendenza a ricercare nuove responsabilità, condividendo un’indicazione pretestuosa, non è utile né corretto e serve solo a distrarci dai nostri problemi vitali.

Seguiamo il CIS, solo il CIS, nient’altro che il CIS, non distraiamo la nostra attenzione dai problemi essenziali per la sopravvivenza del nostro progetto d’impresa con inutili polemiche strumentali sulla gestione della B.P.S. che risente in maniera evidente delle conseguenze di una impostazione strategica fortemente condizionata dall’incaglio degli impieghi deliberati nell’area gestionale del precedente consiglio.

L’intervento degli organi di controllo della Banca d’Italia ha, per fortuna, modificato i criteri di affidamento alla clientela.

Noi soci del CIS, purtroppo, non abbiamo le stesse tutele perché la nostra società, pur continuando ad operare come transitario finanziario nei contratti di mutuo e sub mutuo, non risulta più iscritta nell’albo degli intermediari finanziari e, quindi, non é più soggetta alle regole previste dal T.U.B.

Un intermediario finanziario non avrebbe mai potuto deliberare dei finanziamenti a società diverse, utilizzando fondi destinati al pagamento delle rate di sub mutuo, versati dai soci a riduzione della propria esposizione ipotecaria a favore delle Banche mutuanti.

La censura di questi inopportuni impieghi compete solo all’assemblea dei soci, se l’assemblea tace, condivide la responsabilità della scelta strategica e nessuno potrà modificare questa drammatica situazione di incertezza.

Lunga Vita al CIS?

Dipende solo da Voi soci!

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di voto dei soci CIS

Socio sin dalla fondazione della BPS.

 

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