Festa della Liberazione.

Finalmente è finita, in un modo o in un altro, questa terribile storia si è chiusa: questo è il senso del cosiddetto ” closing ” dell’accordo di ristrutturazione del debito del CIS.

Non si torna più indietro, le Banche del pool hanno firmato, hanno trasformato 157 milioni di crediti incagliati da mutuo in strumenti finanziari partecipativi.
Il residuo debito, 123 milioni sul totale di 280, troverà adeguata copertura dalle risorse disponibili, dal residuo importo delle rate di sub mutuo da incassare e dalla ricollocazione degli immobili provenienti dall’area inadempiente.

Vediamo adesso cosa succede.
Tutto quello che era stato previsto dall’Accordo.
L’accordo omologato dalla sezione fallimentare del tribunale di Nola ha trovato piena legittimazione con l’approvazione delle modifiche statutarie nell’assemblea di fine dicembre.
L’assemblea ha rinunciato ad importanti diritti amministrativi e patrimoniali, cedendo di fatto al ceto bancario la governance della società con particolare riferimento al piano industriale ed a quello finanziario.

Qual’è il vantaggio della stragrande maggioranza dei soci in bonis?
Il frazionamento della garanzia ipotecaria.
In parole semplici, chi ha pagato può finalmente esercitare il diritto di riscatto del contratto di leasing ed intestarsi l’immobile senza alcun vincolo ipotecario, naturalmente se salderà l’eventuale debito residuo e l’ultima rata di riscatto.

Con un semplice ragionamento deduttivo, chi guarda dall’esterno potrebbe domandarsi: ma ci volevano cinque anni, un accordo così complesso, migliaia di pagine, decine di consulenti, milioni e milioni di parcelle, per far rispettare un sacrosanto diritto?
C’è qualcosa che non quadra, misteri della finanza creativa e del nuovo che avanza

E, quindi, prendetevi questo vantaggio, esercitate il Vostro diritto di riscatto, almeno Voi che potete farlo, io già lo feci nel 2004, prima del maledetto mutuo, ora partecipo solo alla spesa, insieme a Voi, ma che importa, siamo o non siamo una società consortile?

Vedete avverto una sensazione strana, tanto strana…
Da un lato sono euforico per la notizia dell’ormai famoso “closing”, che fino a qualche mese fa nessuno sapeva cosa fosse, dall’altro sono preoccupato per il futuro del nostro CIS.

È un po’ la condizione che ci riporta alla memoria la ricorrenza della Liberazione.
Dopo una guerra drammatica che ha lasciato sul campo tante vittime e nel corpo sociale tante ferite, dopo tanti anni di lotta, dopo tante ingiustizie, si ascolta con gioia l’annuncio della fine e si accoglie l’esercito alleato di liberazione con grande entusiasmo.
Subito dopo, in un momento di intima riflessione, ti accorgi che stai applaudendo chi ti ha liberato ma anche il vincitore, quello che ti governerà in futuro.
E allora un pizzico di malinconia ti prende e si smorza il primo sorriso per lasciare posto all’amarezza del ricordo.
Noi eravamo il CIS, domani chissà.

Sapete quel processo di riqualificazione del CIS che è stato annunciato con la definizione dell’Accordo, ah scusate il closing, non mi lascia molto tranquillo.

Che faremo, anzi che faranno? Dimenticavo non compete a noi il piano industriale.

E poi questa storia della riqualificazione un po’ mi offende ed offende pure Voi, miei soci, ma quello che è successo al CIS non è molto diverso, anzi molto meno di quello che è successo alle più grandi aziende italiane ed europee.
Una profonda crisi di sistema, un’ inadeguata gestione finanziaria, l’asfissiante pressione degli interessi e dei derivati sui sub mutui, il blocco dei ricambi delle utenze, il peso di eccessivi costi di consulenza: tutto questo ha prodotto le morosità, non un ambiente sociale squalificato.
È la cultura dello “scarto” la nuova frontiera, oggi vige il mito dell’efficienza finanziaria, ciò che è inadeguato deve essere riqualificato, vedremo.
Io continuo a credere che il CIS è una realtà di grande valore che ha dovuto supportare, oltre una ragionevole misura, la creazione del Distretto e non ce  la poteva fare!
Questo è il passato, incide molto sul futuro ma lo abbiamo negoziato insieme all’Accordo e quindi è CLOSING.

Buona Festa della Liberazione e….
Lunga Vita al CIS ?

Ne riparleremo,  serve un Patto, ma Voi ci siete o preferite restare a guardare come vanno le cose?

Closing : chiusura dell’Accordo di ristrutturazione del debito .

Una parolina magica che, come al solito, importiamo dai distretti finananziari anglosassoni… Closing!
Letteralmente, per noi semplici imprenditori: chiusura, fine, conclusione, basta, punto….
Ieri è stato siglato dal pool di banche creditrici il closing dell’Accordo di ristrutturazione del debito per CIS ed Interporto Campano.
Per CIS sono stati convertiti in Strumenti Finanziari Partecipativi 157 milioni dei 280 del debito complessivo.
Da questo momento i soci in bonis possono riscattare gli immobili ed ottenere la cancellazione dell’ipoteca nei tempi previsti.
È prevista la riqualificazione di un’area di circa 100.000mq di capannoni, liberati dai soci morosi.
Questo è quanto riporta oggi ” Il Mattino”.

Complimenti al dr. Iasi per l’impegno profuso, nella certezza che svolgerà il prestigioso incarico  con equilibrio e responsabilità.

Si chiude un’epoca e se ne apre un’altra.

Ci portiamo nel cuore tanta amarezza per la sorte di decine di soci antichi e fedeli che non sono stati aiutati in un momento di difficoltà.Per molti di noi il closing apre un’era nuova, per tanti altri si chiude un ciclo della vita d’impresa e di umanità in maniera molto, molto triste.

Oggi non è tempo di polemiche, ma di coscienza.

Coscienza individuale e collettiva: a ciascuno il suo torto, anche se il torto è diventato diritto.

Ai soci più deboli, dedico il mio pensiero  e confido il mio appassionato impegno perché  non smetterò mai di battermi con le  residue energie per ottenere per loro un destino più giusto.

Lunga Vita al CIS.

Emilio

48: il morto che parla….

Cari soci,

Il 48 è un numero magico che ci riporta alla memoria l’antica credenza popolare del dialogo con i morti, il miraggio che le persone più care, purtroppo scomparse, possono continuare a proteggerci nella nostra vita attraverso un percorso onirico.

Il 48 rappresenta pure il simbolo delle grandi rivoluzioni.
Nel 1848 prese avvio in Europa un diffuso movimento di ribellione popolare contro le prepotenze dei regimi costituiti.
Tanto che ancora oggi, quando si teme una sollevazione popolare per qualche palese ingiustizia, si dice spesso: mo’ succere o’ quarantotto…..

Scusatemi, non voglio indugiare ancora e preferisco affrontare subito con Voi il problema del morto che parla….

Veniamo al punto.
Il vecchio CIS sembrerebbe morto, anche i soci più audaci non parlano più; sul blog pochi commenti e allora ecco spuntare, fra un sogno e l’altro, il 48, il morto che parla…..

Nell’ultima assemblea, che pure doveva nominare il nuovo esecutivo e l’organo di controllo per il prossimo triennio, neppure una domanda sul futuro, poco più che una semplice formalità.

Si sta profilando un ambiente sociale un po’ rassegnato allo strapotere del ceto bancario: è una pericolosa tendenza che ci porterebbe progressivamente alla definitiva rinuncia dei valori fondanti del nostro CIS.

Sono molto preoccupato, ho visto già  dileguarsi, un poco per volta, quel nocciolo duro di resistenza, tante belle presenze che sembravano coagulate non solo dall’interesse comune di superare un momento difficile ma soprattutto, dal desiderio di conservare quello spirito consortile che ci aveva distinto per un trentennio.

Dobbiamo tentare di riprendere almeno il controllo dell’Assemblea, non tanto come luogo d’incontro e di confronto, dove comunque siamo perdenti rispetto al potere finanziario, ma come autentica fucina di solidarietà sociale per incidere nell’immaginario collettivo, sull’opinione pubblica, sul nostro ambiente di lavoro e sulla società civile, particolarmente sensibile alla deriva contemporanea che tende ad affermare una tirannide finanziaria.

Gli ultimi eventi ci hanno destabilizzato: la nomina del nuovo consiglio a trazione bancaria e la rinuncia alla carica del Presidente Punzo, solo nel CIS, come se le stesse ragioni fisiologiche che le hanno motivate, non trovassero analoga incidenza pure in Interporto.
Stranezze della vita, dipende da dove si guarda ed in quale direzione.

Volta e gira, tra accordi e disaccordi, non è cambiata la musica ma solo il direttore d’orchestra.

Così è, purtroppo; poco è cambiato per noi soci: nulla contavamo prima per nostra libera scelta e nulla contiamo ora per legge marziale imposta dal potere bancario.

Quel maledetto mutuo ci ha resi schiavi del potere finanziario ed abbiamo rinunciato alla nostra legittima primogenitura per un piatto di fagioli.

Non abbiamo mai scelto un consiglio in passato e non lo abbiamo fatto neppure adesso: si è sempre alzato un Carneade di turno, ha letto una lista ed un’assemblea, forse più rassegnata che distratta, ha approvato.

Credo che se il banditore avesse citato i nomi di Caio, Tizio e Sempronio ci potevamo trovare in consiglio i classici esempi di un manuale di diritto privato!

È andata allo stesso modo, anzi peggio questa volta.

Quattro erano i punti fissi, obbligatori, inderogabili : l’amministratore delegato, due rappresentanti per le diverse categorie degli S.F.P. ed il Presidente Punzo, senza poteri amministrativi ma con la prestigiosa rappresentanza legale della società per mantenere i contatti con la base sociale.

La maggioranza dei poteri è rimasta concentrata nella discrezionalità di un solo uomo e coincide, sia per CIS che per INTERPORTO, nella stessa persona.

Non sono in discussione le qualità della persona, ma la concentrazione di interessi in alcuni casi conflittuali.

È esattamente quello che lamentavamo prima, addirittura peggio se si considera il diritto di veto dei rappresentanti degli SFP su specifiche materie di competenza dell’Assemblea.

La presidenza del CIS, sia pure senza poteri, ma con tutte le responsabilità di rappresentanza, previste dalla carica, doveva rimanere ad un uomo del CIS per dare almeno un senso ed un valore istituzionale alla platea associativa, per riaffermare la nostra vocazione consortile, prezioso riferimento sin dalla fondazione.
Questo, l’Assemblea non lo ha intuito ed ha nominato, su proposta calata dall’alto, un consiglio di nove membri, dei quali sette tecnici e due imprenditori del CIS, delegando la nomina del Presidente allo stesso consiglio.

Questa è una riflessione incontrovertibile, non una critica, una classificazione di valori, o una valutazione di merito.
Chi è tecnico è tecnico e chi è imprenditore nel CIS è un uomo di impresa del nostro consorzio associativo, nulla impedisce che un tecnico possa essere utile al sistema quanto e più di un imprenditore, ma resta sempre un tecnico, per sua natura e specificata ammissione, spesso rivendicata con vigore, quasi a voler segnare una supponente differenza con i soci imprenditori.

Il Cis doveva accogliere in consiglio i rappresentanti del ceto bancario, è successo il contrario, esattamente il contrario ed è preoccupante la rassegnazione dell’assemblea.

Così ha voluto il ceto bancario e così è stato fatto, forse, addirittura, il risultato è stato superiore alle aspettative e il popolo ha salutato il nuovo corso con grande speranza, tanto che, nelle alte sfere, si è ritenuto che una maggiore presenza di soci imprenditori in consiglio poteva risultare  dannosa e talvolta divisoria, come se nel CIS esistessero due categorie di soci, quelli del Patto, brutti e cattivi e quelli fedeli al regime di turno, educati e corretti.

Una pura invenzione che è servita e serve ancora per dividere e governare con il consenso di un’assemblea assoggettata ed assente.

È una regola antica, inventata ai tempi dell’impero romano!

Voi potreste chiedermi perché non c’ero in Assemblea e nel consiglio; la risposta è semplice: perché preferivo restare in mezzo a Voi, continuare a parlare liberamente, come faccio adesso.

Quello che conta ora è il progetto di gestione ed il dr. Iasi ha annunciato che nella prossima Assemblea prevista per il 4 maggio comunicherà il programma per i prossimi 12/18 mesi.

Bene, vediamo cosa cambia per i soci più deboli, per il sistema CIS e per la rinascita di una speranza duramente delusa.

Vorrei ricordare a tutti l’importanza di questa Assemblea, non tanto per gli argomenti sottoposti a delibera, ma perché da essa dovrebbe nascere un effettivo confronto sulle molteplici necessità della nostra società, fortemente mutilata da un Accordo subordinato a quello realizzato per Interporto.

Su questo punto vorrei chiarezza, perché non possiamo impostare con equità il futuro se non conosciamo il peso devastante di alcune scelte di gestione fatte in precedenza.

Non chiediamo un regolamento di conti, perché sarebbe impossibile, impedito dagli Accordi stipulati, ma un’analisi approfondita delle cause del deficit prodotto dalla gestione.

Abbiamo bisogno di sapere con certezza come e perché un popolo di imprenditori si è ridotto in queste condizioni, perdendo, in molti casi disperati, dignità ed imprese.

In particolare non possiamo ignorare che la crisi del CIS non si può circoscrivere agli inadempimenti di 70/80.000 mq di capannoni mutuati, ma a clamorosi errori di gestione finanziaria, all’incidenza di interessi ed oneri derivati, al blocco delle cessioni di contratto di leasing, all’azione fallimentare proposta contro i propri soci, alla subordinazione strategica di CIS ad Interporto.

Questo ha prodotto la progressiva svalutazione del patrimonio immobiliare per i singoli e per tutto il sistema.

Questo è il punto nevralgico della nostra crisi di sistema  che l’Accordo non ha regolato, perché non è stato previsto alcun progetto di recupero modulato per le morosità che pure sono presenti nel CIS, per dare tempo e fiato alle aziende in difficoltà.

Come agiremo con i soci morosi?

Quale sarà il nostro intervento nei confronti di quelli falliti?

Come gestiremo la fase di ricollocazione?

Riusciremo a riportare nel CIS un’autonomia gestionale del polo commerciale o continueremo a dipendere da una politica di gestione dipendente e subordinata ad Interporto?

Quali saranno i tempi e le modalità per cancellare le iscrizioni ipotecarie per i solventi?

Abbiamo già dato, ed in abbondanza; dobbiamo riprendere voce e presenza sociale.
Ora più che mai è necessario un forte Patto sociale, dovete provare a leggere, ma, soprattutto, a scrivere il futuro, non sono ammesse altre esitazioni.
Conto molto sui giovani, su tante belle presenze che, in passato, hanno già dato un generoso contributo alla nostra causa comune.
Abbiamo poco tempo per organizzarci, ma ci riusciremo solo se saremo capaci di seguire il cuore e la passione per il nostro CIS.

Questa è una realtà sociale molto diversa da prima, il nostro interlocutore ora è solo il ceto bancario creditore, al quale siamo stati consegnati, senza nessuno scrupolo; non esiste un Presidente di parte che ci rappresenti, possiamo contare solo sulle nostre forze.

Ecco perché vi ho detto, e Vi ripeto con forza: riscattate, riscattate, riscattate, fate qualsiasi sacrificio, ma riscattate, almeno libererete il valore immobiliare del Vostro capannone e lo porterete a patrimonio nel bilancio aziendale, accrescendo il merito creditorio.

Nella prossima Assemblea dovremo intenderci per naturale intuito, per interessi e valori comuni, per affinità elettive e passione condivisa; non saranno necessarie riunioni ed incontri preventivi.
Avete un blog, usatelo, dite ciò che pensate.
Aspetto segnali forti, venite fuori dall’incertezza, non mi deludete, sarebbe imperdonabile quanto l’assenza di chi è andato via.

Uniti si vince, altro che divisione!

Lunga Vita al CIS.

Emilio D’Angelo

Ogni giorno è Pasqua.

Il simbolo più forte dei valori che rappresenta, per noi cristiani, la Santa Pasqua è certamente la vittoria della vita nella lotta interminabile con la morte.
Questo tema affascina da sempre l’intera umanità, di qualsiasi religione, compreso chi si riconosce nell’ateismo più completo.
Ecco perché ogni giorno è Pasqua.
Per noi cristiani la presenza di Dio nella storia dell’umanità ci dovrebbe portare a credere che ” dalla Pasqua in poi la morte non uccide più” ( Raoul Follerau ).
Dobbiamo amaramente ammettere, però, che la gioia della Pasqua non vive sempre nei nostri cuori, infatti la cultura della morte, seppure intesa come sacrificio disperato della miseria umana, schiaccia e distrugge ogni speranza.
I tratti della cultura dominante di un Occidente sazio e distante dal resto del mondo si riassumono nell’immagine di una nuova Umanità che individualmente e socialmente ha rinunciato a riconoscere la Pasqua nel proprio cuore.
Sul piano individuale si ritrovano, sempre con maggiore frequenza,  uomini “lagnosi”  ripiegati su di sé, incapsulati nella noia, lamentosi e senza speranza; oppure uomini “legnosi”, duri, aspri, superficiali, spietati, perché privi di ogni “pietas” verso Dio e verso gli altri.
Sul piano sociale ci riconosciamo in una società segnata dall’avidità ( concorrenza spietata, capitalismo, profitto smodato, accumulo, corruzione, arrivismo politico e sociale, opportunismo sfrenato) e dall’aridità ( vuoto interiore, rapporti interessati, deserto degli affetti e dei valori, incapacità di mantenere una parola di amore e di autentica solidarietà).
Questo, purtroppo, vedono i nostri occhi increduli, mentre assistiamo impotenti ad un continuo martirio, alla drammatica sconfitta  della vita, esattamente il contrario della nostra Pasqua.
Allora noi, ognuno nella propria insignificante individualità, ma pure nella rilevante incidenza della sfera sociale nella quale agisce, deve tendere a rintracciare il punto fondamentale della propria piccola storia per riannodarlo alla grande storia dell’Umanità.Solo se un uomo vince la morte nel proprio cuore, la vita non muore.
Con la Risurrezione il sogno dell’uomo diventa simbolo luminoso di vita e rappresenta la speranza che anche un deserto più rifiorire.
Per fare nuovo questo mondo invecchiato, che l’uomo con la guerra vuol ridurre a deserto rosso, bisogna ritrovare in ognuno di noi, a qualsiasi età, i segni ed i fremiti della nostra giovinezza.
L’annuncio cristiano è essenzialmente pasquale.
La Pasqua è gioia della vita che attraversa il tunnel della morte, che non è più un muro invalicabile, ma un corridoio da attraversare con coraggio.
La vita, tutta la nostra vita, è un continuo passaggio, una lotta incessante del sì contro il no, del positivo contro il negativo.
Non c’è mai sosta in questa lotta, solo così per noi ogni giorno sarà sempre Pasqua.

( Pensiero liberamente tratto dalle meditazioni di don Sabino Palumbieri, salesiano di Don Don Bosco )

Buona Pasqua a tutti.

Emilio

La bandiera del CIS è stata ammainata? Solo una folata di vento!

Cari soci,
È arrivato il momento di voltare pagina.
Per guardare al futuro con realismo e consapevolezza bisogna riconoscere gli errori del passato.
La valutazione dello stato dei fatti non può prescindere, in alcun modo, dalle scelte gestionali che ci hanno portato a subire un Accordo di ristrutturazione di un debito, notevolmente influenzato dal rapporto di subordinazione del CIS, rispetto ad Interporto.
Questa subordinazione ha rispecchiato una strategia precisa e preordinata che si è sviluppata sin dall’avvio della drammatica svolta finanziaria del CIS, impressa da un inopportuno e pericoloso contratto di mutuo solidale che ha messo a dura prova il controllo del valore sociale.
La strategia di organizzazione del Distretto, per amore di verità, ha un nome e un cognome preciso.
Questo non esclude responsabilità autonome ed individuali di una parte della complessa base sociale del CIS, ma allo stesso tempo la gestione finanziaria ed immobiliare del mutuo e relativi sub mutui ha accentuato la crisi del Sistema CIS e dell’intero Distretto.
Il Presidente Punzo, che aveva fortemente voluto questo Accordo, nella sua struttura complementare e subordinata ad Interporto, ha poi pensato di rinunciare al’incarico nel CIS, nell’immediata vigilia dell’assemblea convocata per la nomina del c.d.a. e del collegio sindacale.
La struttura dell’Accordo aveva attribuito la presidenza di CIS ed Interporto al cav. Punzo, senza poteri, in quanto questi dovevano essere delegati ad un amministratore di garanzia, scelto dal ceto bancario, il dr. Sergio Iasi.
Fatti questi noti ed acquisiti con certezza documentale e tanto più da chi ha sottoscritto quell’Accordo.
Non è comprensibile, quindi, la rinuncia solo alla Presidenza del CIS, che avvalora maggiormente la tesi che gli interessi del Presidente erano indirizzati allo sviluppo di Interporto, alle sinergie con NTV, al gruppo Charme ed alle società di riferimento, piuttosto che al Cis, società consortile.
Acquista, quindi, una luce speciale la triste vicenda dei prestiti transitati fra CIS ed Interporto, circa 40 milioni di euro.
Guarda caso ė proprio l’importo che avrebbe garantito al CIS il controllo del piano industriale, perché, pressapoco in quella misura, è stato stimato il valore della ricollocazione dell’area inadempiente, che fluttua fra 80.000 e 100.000 mq di capannoni.
E allora sorge spontanea una domanda: valeva la pena far fallire tante aziende socie per recuperare il capannone, e, soprattutto, non esisteva altro modo per ottenere la restituzione del capannone da parte dei soci inadempienti?
Ed ora, a conclusione dell’Accordo, che dovrà essere necessariamente implementato, noi CIS, fulgido esempio di autentica società consortile, ci ritroviamo privati di vitali diritti amministrativi e patrimoniali, con un patrimonio immobiliare svalutato da rilanciare e senza nemmeno la rappresentanza legale della società intestata, anche solo per orgoglio di gruppo, ad un socio storico.
Non credo che non si riesca ad individuare fra trecento soci, almeno uno che fosse stato degno dell’incarico.
Non credo che la nomina di uno fra noi poteva considerarsi “divisoria” perché fra noi non esistono fazioni, ma solo un popolo deluso dalla condizione umiliante che abbiamo subito, che ha reagito in maniera differente alle avversità .
Questa ulteriore spoliazione della nostra dignità identitaria rappresenta un grave vulnus perché accentua, nei rapporti con il mondo esterno, il disagio della perdita dei diritti amministrativi e dell’autonomia sociale ed ci allontana da quell’espressione più autentica di impresa consortile meridionale.
Non intendo muovere alcun rilievo nei confronti del nostro amministratore delegato, dott. Sergio Iasi, al quale confermo la mia più sincera stima per la persona e per l’incarico, nonché leale collaborazione nel perseguire il  miglior risultato di gestione, ma resta il fatto che al CIS manca una rappresentanza significativa che qualifichi il nostro trentennale impegno consortile.

Al CIS manca una bandiera.

Quando  il Presidente ha deciso di rinunciare alla carica doveva favorire la nomina di un uomo del CIS.
Questa è una responsabilità imperdonabile, per un Uomo che ha fondato e creato il CIS, la madre di tutte le guerre.
Lo dichiaro senza ipocrisia.

Paghiamo un prezzo troppo alto, in termini finanziari e morali, considerato che i due terzi dei soci hanno sempre puntualmente onorato ogni impegno e partecipato con entusiasmo ad ogni iniziativa del Distretto, Banca Popolare, Cisfi, CIS Futuro, ritrovandosi sempre delusi nelle aspettative e penalizzati nei valori.
Ecco perché noi soci del Patto abbiamo deciso  di proporre due rappresentanti in consiglio e continuare il nostro impegno sociale dall’esterno di esso per un lunga vita del CIS.

Tre sono i temi importati sui quali ci impegneremo.

A)Favorire ed accelerare la fase di riscatto e di cancellazione di ipoteca per i soci adempienti, anche attraverso la ricerca di strumenti di finanziamento del mutuo residuo.

B)Controllare ed impedire la nascita di una nuova fase di contestazione giudiziaria con i soci più deboli, preferendo ragionevoli mediazioni extra giudiziarie.
Mai più fallimenti di soci, anzi tentativi di riabilitazione ove esistono le condizioni tecniche.

C)Tentare di formare una società , nel nostro bacino originario,per acquisire il controllo del piano industriale nella delicata fase di ricollocazione.

Questo progetto può essere realizzato con maggiore libertà fuori dai vincoli di riservatezza che sono previsti per gli incaricati in consiglio.
Voglio confidare a Voi soci che non ho mai smesso di sognare che al nostro CIS venga restituito prestigio ed onore, come merita.
Consideratemi sempre al servizio della comunità con tanti colleghi che mi hanno accompagnato in questo terribile periodo.
Ad essi va il mio riconoscente  saluto
Guardate con fiducia al futuro, insieme ce la faremo.

Lunga Vita al CIS.
Emilio D’Angelo
Fondatore del Patto per il CIS.

 

Bianco o nero, anzi varie sfumature di grigio.

Cari soci,
L’ultima assemblea per la nomina del consiglio ha lasciato tutti un po’ interdetti, lo avverto da tanti commenti privati…
Ah sì, privati, perché a tutti Voi piace molto leggere ma non amate scrivere….
E allora, io Vi ho accontentati: per continuare a scrivere, l’altra sera non stavo con Voi , ma c’erano tanti amici miei, gente fidata, uomini del CIS da antica data.
Torniamo a noi.
Una cosa ci ha sorpreso molto: la rinuncia del Presidente al rinnovo della carica, senza poteri, come era previsto d’Accordo.
Non intendo entrare nel merito della scelta che rientra nelle piene facoltà di un uomo che tanto ha dato nella creazione del nostro Distretto, CIS -Interporto, ma un rilievo voglio farlo e riguarda l’attribuzione rappresentativa della carica.

Intendo dire che nel disegno complessivo dell’Accordo i poteri vengono attribuiti in maniera netta ed incontrovertibile ai rappresentanti del Ceto bancario ma la rappresentanza rimaneva intestata al Cis per rispettare una continuità storica della nostra società.

Sarebbe stato bello se il Presidente avesse preparato l’Assemblea a questo evento, consentendo alla stessa di esprimere un’indicazione di merito, dopo un periodo così buio e tante rinunce.

Ora, cari soci, voglio tranquilizzarVi, la scelta di un un Presidente con radice CIS non avrebbe mutato l’attribuzione e l’esercizio dei poteri, che rimane strettamente vincolato dai termini dell’Accordo, dal piano industriale ed ancor più da quello finanziario.

Fosse arrivato pure Napoleone, non sarebbe cambiato niente!

Sono stato chiaro?

Qualcuno è anche preoccupato dal fatto che ora, formalmente, il consiglio dovrà delegare i poteri all’amministratore, dr. Sergio Iasi.

Sembra un ritorno all’antico!

Lo è di fatto, nulla di nuovo, tutto previsto dall’Accordo che abbiamo approvato, diversamente l’Accordo sarebbe improcedibile.

Allora noi dove contiamo?

Fuori dall’Assemblea, nel rapporto contrattuale.Non vale più tanto il socio, quanto il contraente, promittente acquirente, leasingatario.

In altre parole, a qualsiasi costo, dovete riscattare, riscattare, riscattare.

Chi può riscattare?

I soci in regola.

Quali sono?

Vedete il signor ” Accordo” ha diviso i soci con due tipi di maglie: quelle bianche e quelle nere. Per fortuna non ci sono maglie bianco-nere, proprio adesso qui da noi sanno un po’ di tradimento!

Le maglie bianche potranno riscattare ed ottenere, con un po’ di pazienza, la cancellazione dell’ipoteca, quelle nere, purtroppo, per farlo, si devono mettere in regola, altrimenti rischiano di perdere il beneficio del riscatto.

Io aggiungerei anche una terza categoria, quella delle maglie grigie diverse sfumature dal bianco al Nero….

Il punto essenziale del nostro problema è il rilancio della ricollocazione degli immobili disponibili.

Da quello dipende la ripresa dei valori commerciali ed anche la possibilità di rinnovare la platea di utenza.

Tenete conto che la variazione della destinazione d’uso, allargata anche all’utenza del settore alimentare, rappresenta una notevole spinta al rilancio commerciale del CIS.

E allora, ci vuole pazienza e fiducia, bisogna puntare a fare quello che dipende da noi per formare una forza nuova ed autonoma perchè l’era di ” mamma  CIS ” è finita da un pezzo e, purtroppo ce ne accorgiamo solo adesso.

Non Vi preoccupate, ne usciremo fuori alla grande.

Noi siamo il CIS !

Lunga vita al CIS…….

……E mille grazie a Ciro ed a Gerardo che siedono per noi in consiglio, con Nando e Francesco, in rappresentanza del CIS.

Siamo tutti con loro ed io per primo.

Cordialmente.

Emilio,

non mi dispiacerebbe ricevere qualche riscontro….

Buongiorno CIS , questa è l’alba di un nuovo giorno.

Buongiorno CIS

Ti auguro un giorno straordinario nel quale ritrovi l’antica passione e realizzi tutte le tue speranze.

Non guardare indietro con malinconia ma con orgoglio per quello che sei stato capace di fare.

Guarda avanti con la speranza e la fiducia di un vecchio leone ferito che vuole vivere per proteggere i suoi figli.

Non ascoltare la voce scomposta del risentimento che può solo stordirti gonfiando il tuo cuore di inutile dolore.

Impara a riconoscere chi ti vuole veramente bene anche quando quello che dice non ti piace.

Ti è più fedele chi con dolore cura le tue pene o chi le nasconde?

Accetta la mano amica e respingi le insidie tese dalla cupidigia e dalla vanità.

Chi cade e si rialza vale molto di più di chi vince senza cadere mai.

Oggi è il giorno più importante della tua vita, sei caduto ma puoi rialzarti.
Dipende solo da quante braccia ti solleveranno.
Le mie ci sono e le muovono un cuore generoso ed una mente lucida.

Una lunga vita a Te, mio caro CIS.

Questa pubblicazione risale al 16 luglio 2014 , sembra scritta oggi, il giorno dopo l’assemblea, invece la scrissi per incoraggiare i soci ad intervenire in assemblea, tre anni fa’, ma i valori sono immutabili.

Cari soci,

Vi prego di intervenire questa sera con l’animo disposto all’ascolto ed il cuore aperto alla speranza.
Nessuno, nessuno, nessuno porti in assemblea livore, risentimenti, invidie, voglie di protagonismo.
Tutti portino in assemblea la disponibilità a costruire, proposte e non critiche, correzioni non sentenze.
Il nostro piccolo mondo ci guarda, diamo prova con onore di essere soci CIS.
Ricordate sempre che quando immaginate qualsiasi azione di rivalsa nei confronti del CIS, state segando il ramo sul quale avete costruito faticosamente il Vostro nido.
Prudenza, pazienza, fermezza, rigore, impegno, disponibilità al confronto , ma, soprattutto, il cuore, ci daranno la forza di rialzarci e riprendere a correre.
Rispetto, correttezza, memoria del passato , non manchino mai.

Una società senza memoria non ha futuro.

La memoria serve per correggere gli errori non per oltraggiare il nostro passato.

Onore al CIS

La pubblico nuovamente dopo tre anni per dare, a Voi tutti, un segnale di fiducia ai soci che hanno assunto la carica in consiglio, per augurare al dr. Iasi ed ai nuovi consiglieri esterni un sereno lavoro in un ambiente che li sorprenderà per la straordinaria umanità e l’impegno sociale.

Ora è tempo di abbandonare le liti, risanare le ferite e costruire insieme il futuro.Ci aspetta un compito difficile, avremo un margine discrezionale molto ridotto dai termini dell’Accordo.

Due sono le direttrici sulle quali possiamo intervenire noi soci.

La prima è di anticipare al massimo la fase di riscatto delle aziende adempienti per ridurre il patrimonio del CIS  nel più breve tempo possibile.

La seconda è il rilancio dell’attività commerciale per tutto il Sistema.

La ripresa della ricollocazione degli immobili disponibili a nuova utenza è la chiave di volta per risolvere i problemi delle aziende in difficoltà e quelli della gestione condominiale.

E’ un quadro complesso, sul quale ritornerò, con proposte ed iniziative che andranno sostenute dalla comunità sociale, migliorando il contatto con gli organi di governo affinché tutto il CIS DIVENTI “UN PALAZZO DI CRISTALLO”.

Sarà dura, ma c’è la faremo, se resteremo uniti e coesi, c’è la faremo.

Lunga vita al CIS.

L’ultima notte del vecchio CIS.

Cari soci,
siamo alla vigilia dell’assemblea, convocata per la nomina del c.d.a e del collegio sindacale, secondo le prescrizioni previste dall’Accordo di ristrutturazione del debito.

Cosa è cambiato per il socio con l’approvazione dell’Accordo?

Tutto.

Per i soci adempienti si conclude un interminabile periodo di incertezza e viene consentito il riscatto immediato  dei capannoni e la successiva restrizione dell’ipoteca.Finalmente il socio che ha pagato potrà vedere riconosciuti i propri diritti.

Si, ma a quale prezzo? 

I soci sono stati costretti a cedere, al ceto bancario creditore, importanti diritti amministrativi ed a rinunciare definitivamente agli utili dei futuri esercizi, che risulteranno certamente influenzati dalla massiccia svalutazione dei valori immobiliari da ricollocare, iscritti a bilancio.

Cambia niente, purtroppo, per i soci morosi e per quelli  falliti, perchè non è stato previsto alcun rimedio per i soci più deboli, abbandonati al proprio destino.

Questo, credetemi,  rappresenta per me un grave motivo di preoccupazione.

Nuove storie, altre battaglie sono state intraprese, battaglie di dignità, di valori, di patrimonio sociale: non c’è dubbio, ma quanto valgono rispetto ad un solo socio fallito?

Quanto vale un patrimonio immobiliare, pari ad un terzo del CIS, affidato alle Banche?

Quanto vale la sofferenza di un socio che si sente avvisato che il suo contenzioso sarà di competenza esclusiva delle Banche?

A nessuno può sfuggire la pena di un CIS mutilato, privato della sua forza maggiore, quella che ha reso possibile la realizzazione di un sogno straordinario.

Quella forza si chiamava “organizzazione consortile”, dal latino”cum sorte”, con la stessa sorte.

Capisco tutto: il valore dell’ Interporto, la logistica, la movimentazione, i grandi sistemi internazionali, i progetti, le buone intenzioni, le necessità, i sacrifici, ma non posso capire perché bisognava mutilare il valore del socio, consolidato in trent’anni di storia e di onore.

La subordinazione dell’Accordo del CIS a quello di Interporto è stato il nostro cappio al collo ed oggi ne paghiamo le tristi conseguenze in termini di dignità sociale.

Questo è il terreno della sfida, dove si dimostra il valore della propria fede nella centralità dell’uomo.
Il resto è fuoco di paglia che produce solo fumo, confonde le idee e ci allontana dall’obiettivo, l’unico che merita di essere perseguito:

Lunga vita al CIS.

La congeniale arroganza del potere si ripropone, anche in questa assemblea, con rinnovata efficacia nell’assordante silenzio dei giusti.

Cari lettori, chiunque Voi siate, ma soprattutto Voi, amici del Patto, sapete bene che quel silenzio ci appartiene, è il nostro silenzio.

Mi guardo intorno, e trovo solo una cortina di filo spinato, formato da un catena interminabile di opportunismo, che ha un sapore ormai stantio di antico,  mascherato e protetto da patti, ragioni  e regole distanti mille miglia da una realtà che andrebbe affrontata con la determinazione ed il coraggio di una autentica rivoluzione dei valori di riferimento.

Dov’è il socio?

Quello sarà il grande assente domani sera, il socio non ci sarà.

Quanto sarebbe bello non sapere, cercare di non capire.

Quanto è stato estenuante rinviare all’infinito la resa dei conti per sfuggire alla proprie responsabilità.

Quanto è stato ingiusto parlare di futuro, vivendo di passato.

Quanto è stato ingrato girarsi dall’altra parte per non vedere quello che succedeva  proprio a due passi dalla nostra vita.

Quanto sarebbe bello poter avere una coscienza di ricambio per riuscire distinguere il buono ed il cattivo.

Io proprio non ci riesco e per questo domani non ci sarò  in mezzo a Voi.

Non riesco a partecipare ad un’assemblea che nomina sterilmente i liquidatori dell’Accordo. 

A Voi, amici del Patto, amici del comitato del No, amici del CIS, e ancor prima a Voi, colleghi in difficoltà, devo confessare , purtroppo, che la nostra speranza di rifondare un CIS, libero e nostro, si sta infrangendo contro il muro del potere costituito dal ceto bancario.

Abbiamo perso…

Gli accordi sono Accordi e vedrete alla fine andrà tutto secondo copione e noi saremo solo spettatori paganti, trascinandoci senza diritti verso l’uscita.

Non riesco a sopportare l’idea di un CIS dove i soci non contano , non riuscirei a giustificare alla mia coscienza atteggiamenti di comodo, non potrei condividere idee che ho combattuto con dignità ed onore, non potrei ascoltare, insensibile, il pianto di chi soffre, da una posizione di inutile potere.

Sarà il solito spettacolo di convenienze e opportunismo e si girerà intorno al problema, parlando di un passato molto lontano senza affrontare mai la discussione su  quello che abbiamo ereditato attraverso il lascito concordato presso la sezione fallimentare del Tribunale di Nola.

Sapete bene che le guerre si fanno solo per interesse e quando cade lo scettro dalle mani di un re, non sarà mai il popolo a raccoglierlo, ma solo un altro re, ancora più potente e per altri interessi.

È la storia del mondo che si ripete nei secoli.

Vorrei che a nominare i rappresentanti del CIS, ancorché deboli e subordinati al potere bancario, fossero i soci.

Vorrei che fossero i soci a poter liberamente esprimere da chi farsi rappresentare, in chi credono.

Non è giusto, caro Sergio, che queste indicazioni vengano dal potere costituito, da un Accordo che la comunità sociale ha subito per evitare il fallimento e sarà rispettato perché noi siamo gente d’onore.

Ti confido la mia preoccupazione perché sono certo  che Tu sei in grado di apprezzarla.

Buona Fortuna, vecchio CIS, Dio ti aiuti.

Emilio D’Angelo

Sembra scritta ieri , ha più di dieci anni.

Come potrei partecipare alla nascita di un c.d.a. che nega la nostra storia consortile, i sacrifici ed i valori di una vita spesa per un ideale di impresa che non esiste più?
Mi piego alla ragion di stato, non posso fare nulla di più o di meno, ma nel mio cuore provo profonda amarezza perché si doveva e si poteva far meglio.
Non ne siamo stati capaci.
Lunga Vita al CIS.

CIS : UN PALAZZO DI CRISTALLO

Ai consiglieri d’amministrazione del CIS SPA

Cari colleghi,
prima d’indirizzare questo mio lavoro ai soci del CIS, trovo utile e coerente con i miei principi di lealtà, sottoporre a Voi queste considerazioni, anche perché ho sempre riconosciuto in Voi onestà, intelligenza ed amore per il CIS.
Talvolta alcune scelte non sono state condivise, ma sempre ha regnato il rispetto per le reciproche opinioni.
Spesso abbiamo condiviso opinioni per amore di unità e concordia, sacrificando i nostri principi.
Nessuno è migliore dell’altro, ciascuno è a modo suo un appassionato sostenitore del nostro CIS.
Con passione e lealtà ho servito il CIS per nove lunghi anni, nella qualità di componente del consiglio d’amministrazione.
Servo e mai servile, ho deciso di rinunciare alla carica il 24 giugno 2004 quando il CIS ha imboccato una strada diversa, che non ho mai condiviso durante l’esercizio della carica nel precedente triennio.
Ed è proprio la mia…

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Prima o seconda convocazione?

La norma prevede che ogni Assemblea venga convocata in prima e seconda convocazione e Vi confesso che tante volte i convocati vengono assaliti da grandi dubbi e si domandano: ” ma quando dobbiamo andare?”

Per consuetudine, ormai ampiamente convalidata, viene indicato  in prima convocazione una data compatibile  ma un orario desueto per la riunione; invece, in seconda convocazione viene indicato il giorno successivo in un orario compatibile.

Nel caso della prossima riunione dell’Assemblea del CIS, l’avviso di convocazione dell’Assemblea ordinaria e straordinaria riporta le date del 27 marzo ( Lunedì prossimo) in prima convocazione e del 28 marzo ( il martedi successivo) in seconda convocazione e indica come orario di convocazione, nei due casi, sempre  le ore 18:00.

Non appare quindi intuitiva l’indicazione più probabile di riunione, anche se, per amore di verità, potrebbe dedursi che l’Assemblea dovrebbe tenersi in seconda convocazione poiché sul biglietto di partecipazione, consegnato ai soci, la data della seconda convocazione viene indicata in grassetto.

Atteso che formalmente l’Assemblea è stata correttamente convocata, vorrei sottolineare che in prima convocazione la validità della costituzione dell’Assemblea dipende dalla presenza qualificata del 50% più uno ed invece in seconda convocazione non esiste tale vincolo e l’Assemblea, validamente costituita senza limite minimo di presenze, delibera a maggioranza su tutti gli argomenti in discussione, salvo differenti prescrizioni previste dallo Statuto.

Vi ricordo che nella precedente assemblea del 22 dicembre scorso, d’importanza fondamentale per il futuro della società, alcune modifiche statutarie proposte all’approvazione, prevedevano una maggioranza qualificata, e questo canalizzò le presenze in prima convocazione.

Nella prossima Assemblea, per la parte ordinaria è prevista il numero e la nomina dei componenti del c.d.a. ed  i relativi compensi .

Nel punto successivo è prevista la nomina dei componenti effettivi e supplenti e del Presidente del Collegio Sindacale ed i relativi compensi.

Vi ricordo che in base all’Accordo di ristrutturazione del debito, approvato nell’Assemblea del 22 dicembre scorso, la nomina del c.d.a. deve  recepire gli effetti previsti della presenza in consiglio di due rappresentati delle rispettive categorie degli S.F.P.che formeranno pure consiglio autonomo ed indipendente con facoltà di veto in eventuale conflitto con gli interessi prevalenti che rappresentano.

Inoltre l’Accordo ha previsto la presenza definita di un amministratore delegato, il dr.Sergio Iasi, che abbiamo già conosciuto ed apprezzato, sin da luglio scorso, dotato di pieni poteri amministrativi e del Presidente, designato  per due annualità, cav.Giovanni Punzo, senza poteri amministrativi, per dare continuità nei rapporti sociali.

All’Assemblea, quindi, compete d’individuare il numero complessivo dei componenti del c.d.a. , presumibilmente sette, e nel caso tre rappresentanti in consiglio della base sociale.

Nella parte straordinaria emerge la necessità di modificare le deliberazioni della precedente Assemblea relativamente alla condizione originariamente apposta.

È una formalità necessaria per convalidare  il differimento del termine di avveramento dell’Accordo e consentire l’ormai famoso ” closing ” dello stesso ed avviare la fase di restrizione dell’ipoteca.

Ho proposto questo breve articolo senza nessun commento per proporre un servizio di orientamento ai soci, e spero che sia gradito.

Buona Assemblea.