Intervento Gaetano Casillo

Desidero sottoporre alla Vostra attenzione l’intervento di Gaetano Casillo, componente del direttivo del Patto di Sindacato di Voto dei soci del CIS S.p.A. che troverete in commento all’ultimo articolo pubblicato ieri ” Assemblea dei soci : sovranità violata.”

Questa è la Vostra AGORA’ l’unica piazza nella quale potete ancora esprimere la Vostra opinione, anche se diversa dalla mia.

Pare che stia andando di moda attaccare il PATTO e me personalmente per la prudenza adoperata nel maneggiare materiale infiammabile.Non mi sembra molto generoso ed anche inutile, perché ci allontana da ogni soluzione auspicabile.

Ringrazio Gaetano, mio fraterno amico, per avere offerto un interessante spunto di riflessione.

TESTO:

Caro Emilio,
Non ti voglio disilludere, ma vedi, in assemblea saremo come l’Italia in questo momento.

Avremo sempre un grosso debito che ci ricatta.

In queste condizioni, come il nostro Paese a livello nazionale o internazionale, purtroppo, questo sarà il nostro potere contro i grandi sistemi finanziari: nessuno.

In assemblea ci sarà solo il “salvatore della Patria” che decanterà tutti i suoi meriti per aver fatto digerire una manovra alle banche bloccando l’azione per 100milioni di euro su 100.000 mq.

Dall’altra parte il nostro diritto di replica sarà assolutamente nullo, perché l’unica alternativa sarà quella del fallimento del Cis, anzi di tutto il “Sistema”.

Il “Creatore del Cis” rimarrà così impunemente dietro alla sua scrivania dorata, ed il nuovo AD, l’uomo delle banche, sarà il vero gestore della manovra, cioè colui che deciderà la sorte dei capannoni chiusi, e che metterà mano alle spese condominiali, unica fonte di entrate reali per la società Cis spa (io penso raddoppiandole in un breve periodo). E lo farà intascando una bella cifra ogni anno, mezzo milione di euro circa!!

E noi rimarremo zitti, o in pochi ad opporsi, perché dall’altra parte ci sarà sempre il fallimento del Cis.

Ecco a cosa serviva il “Sistema”, quello che è stato sempre decantato come la carrozza che avrebbe dovuto portare il Cis in Europa, o nel Mondo, ed in realtà è stata solo una carrozza nera con il tiro di cavalli per ben altra destinazione.

Vedi Emilio, io non voglio essere sempre il solito pessimista ed in questo modo smorzare il tuo entusiasmo; il fatto è che dall’altra parte i 300 soci del Cis (eran trecento, eran giovani e forti…) avrebbero dovuto fare sin dall’inizio un corpo unico contro questo sistema, solo così si sarebbero trovate le soluzioni, tutte, anche quelle per chi oggi purtroppo risulta fallito.

È stata gettata merda sul nostro Patto di Sindacato (gli scalmanati, i pazzi, nel migliore dei casi, o anche “chill quatt strunz…”) e la gente ha preferito guardare il dito e non la luna, lasciandosi travolgere da quello che considerava un amico, uno di noi, o semplicemente uno troppo potente che chissà cosa gli avrebbe fatto, o chi gli avrebbe mandato.

Sono molto amareggiato Emilio, mio Padre è stato socio dalla prima ora, la mia Azienda, sempre la stessa da trent’anni, ha sempre onorato ogni fattura emessa dal Cis, ed ora, dopo tutte queste fatture, dopo tutti questi anni, dover restare inerme a guardare questa ignobile fine mi rattrista molto. Mi sento, socio del Cis, un pesce fuor d’acqua, boccheggiante, tenuto in vita da quella poca acqua della bacinella nel quale mi ha relegato il cosiddetto “Sistema”. Il “Sistema” delle banche e degli affari di Punzo.

Scusami, scusatemi tutti, ma io stesso scrivo e piango e non era mia intenzione tediarvi con tanta crudele realtà.

Gaetano Casillo

Assemblea dei soci: sovranità violata.

Credo che il problema più grande che saremo chiamati ad affrontare è la mancanza di un progetto preciso per il giorno dopo il terremoto finanziario che si sta abbattendo sul nostro CIS.
Avverto la sensazione che la comunità sociale sia troppo rassegnata al nostro ineludibile destino: essere fagocitati dal potere finanziario.
Questa sensazione si è consolidata, giorno dopo giorno, diffondendo  un senso di sconforto e una consapevolezza della propria debolezza
 quando il Presidente ha, prima autorizzato l’azione fallimentare contro i soci inadempienti e, poi ha concordato una manovra di stralcio di 100.000 mq di capannoni da affidare al ceto bancario.
Con queste due mosse, il Cavaliere ha rinunciato all’arma più efficace della sua strategia d’impresa, non solo per gli effetti sul consenso interno, ma anche sull’impatto sociale nell’opinione pubblica: il consorzio associativo, trecento cavalli da tiro che hanno trainato lo sviluppo dell’intero distretto.
È stato un grave errore di sottovalutazione della funzione e dl ruolo del CIS nel territorio, un autentico miracolo dell’industria consortile che ha affascinato gente di tutto il mondo.
Il cavaliere non avrebbe mai fatto questo fatale errore se non vi fosse stato costretto da un potere finanziario fuori controllo.
La stessa manovra è stata imposta con vincoli durissimi di relazione fra le diverse società del distretto.
Oggi si prepara a trasferire i poteri d’amministrazione alle banche per condurre in porto la manovra.
Non gli costa poco, conosco l’uomo ed il suo orgoglio per la nostra terra, forse è stato costretto ad accettare una ristrutturazione complessiva del debito del distretto, nella quale la componente associativa consortile paga il prezzo più alto.
Ora siamo incudine e dobbiamo subire!
Verrà un tempo, però, e non è molto lontano, nel quale l’assemblea ritornerà sovrana ed i torti, diventati diritti, potranno essere rivalutati.
La legge esiste e non solo quella delle pandette e dei giudici, ma anche quella morale.
Noi siamo trecento, con altrettante imprese, migliaia di famiglie ed addetti, gente di valore, imprenditori da generazioni,
Signori della Finanza di relazione, illustri consulenti delle più affermate agenzie finanziarie,
Noi siamo il CIS, una realtà che non troverete da nessuna parte del mondo, una città del lavoro, che ha trasformato un campo di patate in una impresa consortile di livello mondiale, con il sudore della fronte, lavorando anche di domenica per trent’anni.
Giù le mani dal CIS,
Se venite per curare l’incasso del residuo debito e degli interessi, accomodatevi pure insieme a noi, siamo gente onesta e paghiamo sempre, e Voi lo sapete;
Se, invece, venite per prendere il CIS e rottamarlo per fare finanza creativa e tappare altri buchi che non ci riguardano, e, allora, sarà lotta dura senza quartiere.
Noi un progetto lo abbiamo, dovete darci il tempo di realizzarlo.
Non ci servono i cinque anni durante i quali avete tollerato tutto e di più, forti di un’ipoteca solidale che ci ha tenuto in ostaggio, per portarci in queste condizioni.
Ci servono solo due anni ed una ragionevole politica di rifinanziamento dei lotti disponibili per favorirne la ricollocazione a nuova utenza.
Al resto pensiamo noi, con una politica tesa a ricostruire la solidarietà consortile.
La ricchezza del CIS è straordinaria, il suo valore immobiliare è strettamente vincolato al valore delle imprese e la politica impiegata ci ha spietatamente danneggiato, in particolare nei valori immobiliari e nella serenità delle aziende adempienti, ancora oggi a grave rischio nel veder realizzato un contratto di leasing con la legittima assegnazione dell’immobile, libero da vincoli ed ipoteche.

Il commercio all’ingrosso non è morto, si è solo trasformato.
Noi siamo diventati organizzatori di produzione e dobbiamo eliminare il vincolo di destinazione d’uso.
Dobbiamo aprire all’artigianato ed alla piccola industria di trasformazione.
Un nuovo modello d’impresa che metta a profitto la tradizione mercantile del territorio ed il marchio Cis, non per realizzare un miracolo, ma solo quello che siamo capaci di fare.
Noi proponiamo un nuovo Patto per il Cis, il Cis del fare, non quello delle polemiche che ci dividono, né quello dei tribunali.
Vorremmo uscire dal Tribunale, per l’ultima volta, con la manovra omologata, comunque sia.
Avremo tempo, coraggio, e capacità per cambiare ancora una volta il nostro destino.

Siatene certi non ci piegheremo.

Lunga vita al CIS

Gridatelo tutti a gran voce, anche Voi amministratori e soci storici, di ogni epoca e settore, siamo tutti nella stessa barca e dobbiamo portarla a riva.
Non abbiate paura di tradire qualche vincolo di amicizia o di fedeltà.
L’amicizia si rispetta anche con posizioni divergenti, perché
l’amicizia non si fonda sulla convenienza ma sulla lealtà.

Questa è RIMASTA L’UNICA VOCE DEL CIS.

Noi soci siamo considerati meno di niente : trasferimento degli uffici nel Vulcano, cooptazione di amministratore esterno, modifica dei poteri, mancata convocazione dell’assemblea ordinaria e presentazione del bilancio, esito della manovra, asseverazione ed omologazione.

Silenzio di regime.

Propongo un incontro di tutta la comunità sociale, prima del periodo feriale, per chiarirci le idee e risaldare i vincoli di solidarietà di tutto l’ambiente.
Non vorrei farlo come Patto di Sindacato, sembrerebbe una sfida che allo stato dei fatti non avrebbe senso.

Ancora una volta: Lunga Vita al CIS.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di  voto dei soci del CIS S.p.A.

P.S.Ho appena pubblicato la notizia della nomina del nuovo amministratore del CIS, SERGIO IASI. Vi ripropongo il link.

http://www.mark-up.it/iasi-rilancia-il-cis/

Iasi chiamato per rilanciare il Cis

Fonte dell’informazione:

http://www.mark-up.it/iasi-rilancia-il-cis/

 

Il Cis è il più grande centro commerciale all’ingrosso in Europa (nel non alimentare). Sergio Iasi guiderà il rilancio di questo polo che si trova all’interno dell’Interporto, una delle aree terziarie più importanti in Italia.

Il manager chiamato a pilotare il rilancio di Interporto Campano e di Cis a Nola è Sergio Iasi, ex vice direttore della Rai e, fino a marzo 2016, alla guida della ristrutturazione di Prelios, una delle più importanti società italiane nel settore della consulenza e dei servizi immobiliari.
Iasi sembra, ma non è ufficiale, abbia già ricevuto il placet delle banche (Unicredit, Intesa, Mps, Banco Popolare) che hanno ristrutturato 450 milioni di investimenti.
Il Cis di Nola, il polo per il commercio all’ingrosso più grande d’Europa, con una superficie di 1 milione di mq e più di 300 aziende, creato dall’imprenditore napoletano Gianni Punzo, che ne è presidente, e promosso da oltre 250 soci, ha un fatturato di oltre 6 miliardi di euro.
Il distretto Cis-Interoporto Campano-Vulcano Buono (il centro commerciale al dettaglio disegnato da Renzo Piano) è un motore di 1.000 aziende, 900 addetti, 40.000 lavoratori nell’indotto. Attrae 15 milioni di visitatori all’anno.

 

 

La debole voce della ragione.

Forse stasera il torto diventerà diritto e nulla potrà modificare questa triste realtà.

Rientra nelle facoltà e nei poteri che l’assemblea ha delegato al consiglio di amministrazione.

Questo consiglio è legittimamente in carica sino alla prossima assemblea ordinaria che prevede l’approvazione del bilancio e la nomina del direttivo.

Molti soci mi chiedono, sempre in via molto riservata, perché non è stata convocata l’assemblea ordinaria entro i termini previsti dalla legge.
Vorrei ricordare a tutti, ancora una volta, che per tre successivi esercizi il bilancio è stato approvato a maggioranza, pur emergendo il rischio della mancanza di continuità aziendale per effetto della prolungata sospensione dei pagamenti delle rate di mutuo al ceto bancario.
Condizione essenziale per garantire la continuità aziendale, a giudizio degli amministratori e dell’organo di controllo, era l’asseverazione e l’omologazione dell’accordo di ripianamento del debito raggiunto con il ceto bancario ex art. 182 bis della Legge Fallimentare, una sorta di concordato preventivo con ristretto numero di creditori.

Questa è la situazione di fatto, anche se non giustifica il ritardo nella convocazione dell’assemblea, almeno ne spiega il motivo.
Voglio confidare a Voi, lettori abituali di questo blog, tutta la mia amarezza nel verificare, ancora una volta, che i miei interventi non vengono accolti con la necessaria attenzione.
Siamo troppo abituati a personalizzare le questioni per arrivare a conclusioni assurde, spesso alimentate da una polemica interessata solo a confondere le idee.
Non si tratta di essere contro o a favore della gestione del Presidente, ma occorre esaminare i fatti, cogliere gli inadempimenti, valutare i rischi e scegliere la situazione più conveniente nell’interesse generale.
Spesso, anzi quasi mai, la soluzione più conveniente non è quella più ” giusta “.
Occorre rendersi conto che l’alternativa all’accordo con le banche creditrici, opportunamente omologato, è il concreto rischio che si apra una procedura fallimentare contro il CIS.
Non è una questione di torto o di ragione, perché da tempo la voce della ragione è debole ed inascoltata.
Non è una questione di coraggio, perché, credetemi, è più difficile parlare contro corrente che gridare la propria giustificata rabbia.
È solo una questione di convenienza, perché è in gioco il destino del CIS, della sua storia, ma, soprattutto, della vita di centinaia di aziende e migliaia di addetti che qui hanno fondato la sede e la ” ragione” del loro destino.
Non possiamo cedere al desiderio di rivincita, dobbiamo far prevalere la ragione della necessità: è triste, è amaro, ma è così!
Dobbiamo portare a casa l’accordo, pur subendo una profonda mortificazione del nostro valore sociale.
Queste sono le nostre ” forche caudine” e questa sera il torto diventerà diritto.
Non è la prima volta che succede, né sarà l’ultima, ma alla fine il diritto riesce sempre a far emergere la dignità della ragione.
Ci saranno tempi e condizioni diverse che ci consentiranno un intervento severo e le nostre ragioni si incontreranno con quelle della giustizia. 
Questa è una certezza non un’ipotesi.
Oggi siamo incudine e dobbiamo subire.
Il Patto, il nostro Patto, può esprimersi solo in assemblea; non ha altre opzioni, solo il consenso assembleare, oggi impedito.
Abbiamo avuto l’occasione in questi tre anni per cambiare governance, non ci siamo riusciti.
Mi assumo tutta la responsabilità per questo insuccesso, ma io sono abituato a lottare rispettando due principi fondamentali: il rispetto delle opinioni diverse e il prevalente interesse generale.
Continuerò a farlo.

Emilio D’Angelo
Fondatore del Patto di Sindacato di voto dei soci del Cis S.p.A.

e chi si riconosce in esso e nelle sue ragioni,abbia la sensibilità di manifestarlo.

Lettera aperta al Consiglio d’amministrazione del CIS S.p.A.

Art. 2364 c.c. Assemblea ordinaria.
L’assemblea ordinaria approva il bilancio, nomina gli amministratori , i sindaci ed il presidente del collegio sindacale.
Deve essere convocata almeno una vita all’anno, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio sociale. L’atto costitutivo può stabilire un termine maggiore, non superiore, in ogni caso a sei mesi, quando particolari esigenze lo richiedono.
Nel nostro caso il temine é spirato il 30 giugno 2016 per la richiesta approvazione del bilancio .

Consiglio d’amministrazione in carica sino all’approvazione del bilancio 2015.
Presidente : cav.d.l. Giovanni Punzo
Consiglieri in carica :
signori Casolaro Paolo, Scognamiglio Giovanni, Vignola Lorenzo, Sorbino Giuseppe, Carillo Michele, Genovese Francesco, Grimaldi Ferdinando.

Organo di controllo: Collegio sindacale
Presidente : dott. Salvatore Marone
Sindaci: dott. Lucio Mele e dott. Achille Giordano.

Lettera aperta al Consiglio di amministrazione.

Signor Presidente, signori consiglieri, cari colleghi,

Vi rappresento la mia viva preoccupazione per la mancata convocazione dell’assemblea ordinaria che avrebbe dovuto consentire ai soci di prendere conoscenza dello stato dei fatti.
Dopo un anno di silenzio, interrotto da un’unica comunicazione del signor coordinatore della società, non abbiamo notizia alcuna da Voi, che, per obbligo di legge e dovere morale, avreste dovuto convocarci.
Non Vi nascondo che da più parti mi è stato rappresentata la necessità di un intervento per via giudiziaria, ampiamente previsto nella fattispecie, per ottenere la convocazione dell’assemblea.
Ho fondati motivi per ritenere che un intervento di tale profilo potrebbe pregiudicare il laborioso esito dell’accordo di ristrutturazione del debito ex art. 182 bis della Legge Fallimentare”
Tale accordo doveva essere asseverato ed omologato dal Tribunale competente per poter concludere la fase deliberativa.

Egregi amministratori,

Vi ricordo che foste nominati su precisa richiesta del Presidente per poter concludere in pochi mesi l’attività avviata, successivamente, e comunque non oltre i termini previsti per l’approvazione del bilancio 2015, sarebbe stato nominato un nuovo esecutivo per gestire gli effetti della manovra.
Non intendo valutare quale contezza Voi abbiate della complessa ristrutturazione avviata, ma intendo fermamente raccomandare alla Vostra coscienza e alla Vostra personale responsabilità alcuni punti molto delicati della vicenda che state gestendo in nome e per conto dell’assemblea sociale.
Qualsiasi decisione sarete chiamate a prendere, non dimenticate mai che siete amministratori del CIS e niente potrà giustificare qualsiasi delibera assunta in conflitto d’interesse con altre società partecipate.
Il doloroso esempio dei finanziamenti deliberati a favore di Interporto Campano, in piena crisi finanziaria, non trova ancora, ad oggi, una giustificazione, né tecnica, né morale.
Il piano di ristrutturazione del CIS, non dovrà mai trovare punti di connessione o di riferimento ad analoghi piani riguardanti società appartenenti al Distretto.
Portate a conclusione il Vostro delicato compito, evitando l’abituale ricorso al metodo delle ” cooptazioni ” che consente la nomina di nuovi amministratori sino alla ratifica della prima assemblea.
Sarebbe veramente scorretto utilizzare tale espediente nella consapevolezza che l’assemblea non è stata tempestivamente convocata.
Equivarrebbe a stabilire una ” dittatura amministrativa”.
Valga sempre il principio della responsabilità individuale, ognuno decida sempre secondo scienza e coscienza ed in mancanza di una posizione convinta, esiste sempre il più corretto metodo dell’astensione.
Vedete la nostra società ha visto fallire circa 30 aziende, altrove sarebbe successo il finimondo, da noi questa grave lesione, anche se sanguina ancora, è stata assorbita con grande dignità; allo stesso modo i soci solventi, che hanno continuato a pagare regolarmente, pur in presenza di un accordo in area fallimentare, sono stati un eccezionale esempio di solidarietà consortile.
Questa è gente speciale, soci di valore, disposta a qualsiasi sacrificio pur di salvare il CIS e la propria azienda.
A Voi, colleghi consiglieri, raccomando il nostro CIS, il nostro destino è vincolato alle Vostre decisioni, riflettete bene perché non dobbiate mai dire: non lo sapevo!
Mi impegno, con tutte le mie forze, a mantenere la questione nell’ambito della dialettica sociale, se riceverò da Voi una risposta adeguata alla dignità del Vostro ruolo.
Vi prego vivamente di mantenere inalterate cariche, ruoli e responsabilità almeno fino alla prossima assemblea.

Vi saluto cordialmente.
Emilio D’Angelo, fondatore del Patto di Sindacato di voto dei soci del CIS S.p.a.

Lunga Vita al CIS.

14 luglio 1789: la rivoluzione di un popolo al quale è stato negato il futuro.

La responsabilità più grave di chi gestisce il potere è quella di negare il futuro alle giovani generazioni.

Stiamo vivendo la crisi più profonda del sistema politico occidentale perché siamo diventati incapaci di progettare un futuro fondato sui principi della produttività e  della solidarietà.

L’economia è la scienza che studia i processi di produttività per diffondere benessere e ricchezza.L’energia che muove il mondo economico è il lavoro.

La finanza, invece, è una scienza complementare che attribuisce un valore di riferimento alle attività produttive.

Un sistema finanziario autonomo rispetto al processo produttivo è un assurdo “bastardo” destinato a distribuire solo miseria economica per consentire di accumulare ricchezza solo ai suoi temporanei gestori : una nuova specie parassitaria che sopravvive proprio sull’organizzazione scientifica della crisi “da indebitamento “, attraverso una fitta rete di relazioni personali ed abili servitori.

Questo è quello che sta accadendo in Europa, producendo una grave crisi del sistema finanziario con inevitabili ricadute nell’economia reale.

Noi soci del CIS, siamo il più luminoso esempio di impresa produttiva consortile emersa nell’ultimo trentennio.

Nasciamo già in un distretto produttivo di antica tradizione, in particolare nel settore tessile, a Napoli e nelle terre vesuviane.

Nasciamo mercanti, dai nostri padri, dai nostri nonni e ci trasferimmo a Nola portando con noi impegno, capacità, spirito di sacrificio, competenza, ambizione e risorse finanziarie.

Qui a Nola abbiamo portato i nostri figli e le nostre famiglie, impegnando per loro il futuro delle nostre aziende.

Così è nato il CIS, il nostro CIS.

È nato da un progetto economico non da quello finanziario.

Un giorno, il nostro patron si innamora dell’ intermodalità e spinge con forza per la creazione di un polo ambizioso; investe tutto quanto ha raccolto nella Cisfi, trasferisce fondi e risorse dal CIS ad Interporto.

S’inventa la storia che il commercio all’ingrosso è finito e bisogna rottamare questo vecchio CIS, ormai senza futuro.

È un po’ come dire che non si trovano più carrozze e cavalli per cui non possiamo più viaggiare.

È una visione miope della realtà sociale che distrugge in pochi anni tutto il lavoro di una vita di trecento aziende.

Il commercio all’ingrosso tradizionale non esiste più, così come non si viaggia più con carrozze e cavalli, ma la funzione del grossista si è fortemente evoluta o, addirittura, si é espansa.

Il mercato globale ha prodotto una rivoluzione industriale dell’era moderna, trasferendo i distretti produttivi in oriente, dove il costo del lavoro è più basso, mentre quelli nazionali sopravvivono con difficoltà.

La grande tradizione tessile del Made in Italy si trasforma in” stile italiano”, affermando un primato creativo a livello mondiale.

Il vecchio grossista è diventato ” converter ” organizzatore della produzione.

La partita, ormai, si gioca tutto sulla capacità di creare prodotto, inventare valore aggiunto attraverso le trasformazioni, organizzare un servizio di distribuzione che obbedisca ad un rigoroso criterio di “utilità ” che viene richiesta, in via prioritaria, dai destinatari dell’offerta.

Il campo di impiego dell’offerta? il Mondo.

Avevamo un mercato provinciale, ora il nostro mercato è il mondo.

La mia impresa nell’ultimo decennio ha avuto una progressiva espansione tecnica, territoriale, come mai prima.

La crescita delle vendite intra comunitarie è aumentata in maniera significativa  a seguito di un appropriato impiego di strumenti tradizionali       ( fiere, agenti diretti, rappresentanti) o innovativi ( internet, campionari telematici, siti ).

Il numero dei collaboratori, interni ed esterni, nell’ultimo decennio è raddoppiato, ringiovanendo le risorse umane con inserimenti mirati per avviare un necessario cambio generazionale anche a livello di vertice.

È il nostro CIS dove stava, che faceva?

Tutti in Interporto, il CIS veniva evacuato, come se fosse afflitto da un male contagioso: la miseria commerciale.

Il nostro direttore commerciale, un dirigente amministrativo e il coordinatore generale venivano impegnati nei consigli di amministrazione di Interporto per varare nuove strategie di collocazione e nuove formule su premi e compensi.

I consigli d’amministrazione del CIS, invece, venivano impegnati per approvare consistenti finanziamenti a favore di Interporto, pur consapevoli che nello stesso periodo la nostra società aveva sospeso il pagamento delle rate di mutuo.

Di azioni di sostegno commerciale alle aziende socie,  sul piano generale e su quello immobliare, nessuna traccia.

I bilanci dell’ultimo quadriennio denunciano gravi perdite in tutti i settori e la crescita esponenziale delle spese di consulenza e degli oneri per interessi e derivati, mentre il mondo finanziario conosce il periodo più favorevole del mercato dei tassi d’interesse con un indice Euribor di segno negativo, grazie ad una politica monetaria fortemente voluta dal governatore della Banca Centrale, Mario Draghi.

Il collegio sindacale non può fare a meno di ripetere che in mancanza di un accordo con le banche, definito aulicamente “manovra”, non ci sarebbe ” continuità aziendale”

Con l’operazione di mutuo e sub mutuo abbiamo rinunciato ad ogni iniziativa di sviluppo commerciale, effettuando una drammatica svolta in direzione immobiliare e finanziaria.

L’incestuoso rapporto tra CIS ed Interporto è diventato insopportabile, proprio per la manifesta incapacità del CIS di supportare Interporto sia dal punto di vista finanziario sia da quello di profilo commerciale, per un’evidente  differenza della struttura sociale fra le due compagini.

Eppure la manovra finanziaria di correzione del disavanzo è stata delegata integralmente a consulenti esterni, ad altissimi livelli della finanza internazionale, che si sono colpevolmente relazionati solo ad un quadro globale di distretto, trascurando qualsiasi proposta di rifinanziamento dell’area inadempiente, in ambito CIS.

È una grande ingiustizia che favorisce solo il ceto bancario, già forte di una garanzia solidale sull’intero CIS, che cerca di spostare diabolicamente il valore di questa garanzia anche sull’esposizione, ben più consistente, di Interporto Campano.

Come?

È semplice, attraverso l’assorbimento di una prima parte del CIS che sarà gestito in funzione di una nuova iniziativa immobiliare che stritolerà la valenza dell’azionariato consortile, frazionato e diviso da una insinuante proposta: dividiamo i buoni dai cattivi, solo così Vi salverete!

Il frazionamento dell’ipoteca doveva essere garantito dal CIS, non dalla Manovra, se la gestione dei sub mutui avesse rispettato il principio della correttezza contabile, imputando gli incassi alla riduzione dell’esposizione debitoria dei singoli soci adempienti.

In sostanza tra partecipazioni e prestiti il CIS ha impiegato 60 milioni di euro ( 20+40 ) ed affronta una manovra per 100 milioni di euro, bloccando 100.000 mq di capannoni, pari a circa 100 aziende.

Ecco perché occorreva giustificare i mancati accantonamenti di risorse destinate alla riduzione del debito ed è stata avviata una strategia di individuazione delle posizioni morose, bloccando di fatto ogni politica di ricollocazione.

Le prove generali sono state avviate con l’azione fallimentare perché si comincia sempre dai più deboli, prendendo spunto da un grave e perdurante inadempimento che oggettivamente esisteva in una limitata area sociale.

Quale capacità di reazione ha chi è debitore?

Diceva Adam Smith, a mio parere il più illuminato economista di tutti i tempi: 

” I popoli si conquistano con due metodi, uno è la spada, ma appartiene ad altri tempi, l’altro è l’indebitamento.”

Non conta tanto stabilire chi è il vero debitore e qual’è la consistenza del debito.
Infatti, oggi, alla metà di luglio del 2016 non abbiamo ancora contezza del bilancio 2015, vale a dire che gli ultimi dati ufficiali risalgono ad una situazione contabile vecchia di 19 mesi, né abbiamo notizie precise sui criteri di applicazione e sulle modalità del piano di risanamento finanziario.
Il Silenzio di regime soffoca anche i legittimi diritti dei soci riconosciuti dalla Legge.

Sì, ma l’assemblea ?

Continua alla prossima puntata….

magari si sveglia la coscienza civile di qualche socio della prima ora e mi da una mano…

Questa è ormai la mia ultima speranza, se ne facciano una ragione soci ed amici che mi accusano di parlare soltanto, non posso far altro.

Molti di Voi non fanno nemmeno quello!

Una  Lunga vita del CIS dipende solo dalla coesione della comunità sociale.

Questa è una grande responsabilità individuale.

Emilio D’Angelo.

Fondatore del Patto di Sindacato di VOTO dei soci del CIS.

Nacque per quello il Patto, per fare coesione, non per fare contrasto. Contrasto o indifferenza sono armi che gestisce il potere, non noi modesti soci che subiamo le decisioni di altri circoli e ambienti finanziari.

 

 

Qual’ è il limite fra reciproci diritti e doveri? Il buonsenso.

Banca Regionale di Sviluppo contro CIS.
Procedimento d’urgenza r.g. n. 3649/2016,Tribunale di Nola, 2a sezione civile.
Ordinanza del 23 giugno 2016.

Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di Nola ha ordinato al CIS l’immediata rimozione dei cartelloni posti davanti alle vetrine dei locali della filiale della Banca Regionale di Sviluppo disponendo il pagamento dell’importo di € 1.000,00 per ogni giorno di eventuale e futura violazione di tale ordine; inibito ogni comportamento volto a limitare il diritto di proprietà della banca disponendo il pagamento dell’importo di € 10.000,00 per ogni giorno di eventuale e futura violazione di tale disposizione e condannato la parte resistente al pagamento in favore della Banca delle spese di lite e dei compensi per complessivi 4.754,00 oltre I.V.A e C.p.a.

Vi sottopongo questo provvedimento d’urgenza emesso dal Tribunale di Nola per richiamare la Vostra attenzione su un discutibile episodio di intolleranza nei confronti di un soggetto che ha acquisito il diritto di proprietà dell’immobile per esercitare l’ attività di intermediazione finanziaria: aveva il diritto di fare la Banca.
Secondo voi è possibile che questo diritto venga ostacolato con un intervento di gestione condominiale?

Noi soci del CIS e della Banca in questa vicenda così conflittuale fra i vertici delle due società, perdiamo due volte.
Come soci del Banca aderimmo ad un’iniziativa di sistema ed abbiamo sostenuto con larga partecipazione la nascita della Popolare di Sviluppo ed oggi ci ritroviamo senza una Banca di riferimento e con un valore azionario quasi azzerato.
Come soci del CIS, assistiamo ad una stucchevole polemica, anche per le vie legali, nella quale vediamo impegnati gli stessi protagonisti della vecchia governance, che furono revocati a seguito di un intervento ispettivo della Banca d’Italia con evidente danno nella funzione di assistenza finanziaria ai soci del CIS.
Al danno aggiungeremo la beffa perché siamo stati condannati a pagare le spese del giudizio ed eventuali penali se perdurasse l’abuso.

Tutto questo mentre la comunità sociale continua ad aspettare con apprensione l’omologazione della manovra finanziaria, ancora pendente presso la sezione fallimentare del Tribunale di Napoli.

Intanto, a primi di luglio, non è stata ancora fissata la convocazione dell’assemblea ordinaria del CIS e la conseguente presentazione del bilancio sociale.
Per completare il quadro della dolorosa vicenda, l’organo amministrativo, senza nessun preventivo avviso, ha trasferito la sede operativa , gli uffici del CIS ed il personale della società nel Vulcano, con ulteriore disagio nei rapporti tra i soci e la società.
Non abbiamo nemmeno la dignità di un ufficio di riferimento all’interno del CIS ormai da dieci anni.

Non esiste un solo segnale di attenzione per i soci, in particolare per quelli più deboli , destinati, con espressa comunicazione alla gestione delle banche creditrici.

La Banca di Sviluppo non è una struttura anonima, né  una fabbrica di profitti o di opportunità clientelari.
In quella Banca lavorano uomini e donne del nostro territorio e di quella Banca si servono centinaia di aziende socie, che  hanno un rapporto abituale di conto, di corrispondenza e di affidamento, e non possiamo pensare di abbandonare tutto per capriccio o per ripicca.Qualunque sia il motivo o la causa di tale controversia.

È vero la Popolare di Sviluppo a seguito dell’ispezione della Banca d ‘Italia ha avviato un difficile e laborioso percorso per garantire la copertura dei crediti incagliati ed è stata costretta ad adeguarsi alle indicazioni della Vigilanza dell’Istituto Centrale, riducendo gli affidamenti in questa fase transitoria.
È una condizione di sofferenza comune in tutto il sistema bancario che, per alcuni aspetti, somiglia molto alla nostra situazione finanziaria nel CIS; eppure i soci adempienti da noi sopportano con pazienza l’inadempimento del CIS dal 31 dicembre 2011, splendido esempio di solidarietà consortile.
Il progetto di trasformazione si è reso necessario perché la precedente richiesta di aumento di capitale non ha avuto successo.
Solo la trasformazione avrebbe consentito l’ingresso di nuovi investitori, senza ostacolare il consolidamento della compagine societaria costitutiva.
La formula usata per richiedere l’aumento di capitale contiene ampie garanzie, poiché l’intervento nel capitale di nuovi investitori istituzionali è subordinato alla mancato esercizio dell’opzione riservata ai soci tradizionali.
In parole semplici dal primo al 31 di luglio i soci hanno la possibilità di acquistare nuove azioni, al prezzo di 80,00 euro cadauna, in misura di una per ogni 4 possedute ed acquisire diritto di prelazione su eventuali quote inoptate ad esito dell’offerta, purché ne facciano contestuale richiesta al momento dell’adesione.

Ciascun socio è libero di decidere se intende confermare il proprio contributo ad una banca radicata nel territorio o sopportare la diluizione della propria quota per il necessario intervento di nuovi soci istituzionali.

Io penso solo al nostro Cis, ai miei colleghi soci che sono clienti della Banca, penso a tante donne ed uomini che lavorano in quell’istituto e credo, in coscienza, che ho il dovere di aderire all’iniziativa per sostenere la nostra presenza consortile nel capitale.
Non è un investimento speculativo, ma un segnale di vitalità e di orgoglio, di appartenenza del nostro CIS.
Valuteremo più avanti, insieme, la necessità di rappresentare in maniera organica la forza dell’azionariato di natura CIS per collaborare con la governance della banca, anche attraverso la costituzione di un Patto di sindacato.
Sarebbe bello se a guidarlo fosse proprio il CIS con spirito aperto e costruttivo.
Una bella sfida, ma Uniti si vince e questo vale sempre, in ogni condizione umana.
Lunga vita al Cis
Emilio D’Angelo
Fondatore del Patto di Sindacato di voto dei soci del CIS s.p.a

 

 

Al CIS , in visita, una delegazione dell’antica Roma…..

Questa è un’intervista immaginaria con una delegazione proveniente dall’antica Roma, vecchia di almeno duemila anni.

Cerchiamo di capire come ci vedono, forse scopriremo che il tempo passa, ma il mondo è sempre uguale, eppure noi speriamo sempre di cambiarlo.

Cominciamo dalla prima domanda:

Chi sono i  Clientes ?

Clienti. Erano uomini d’umile condizione che si mettevano sotto la protezione d’un patrònus, personaggio di rango elevato il cui prestigio sociale aumentava col numero dei clientes, sempre pronti per qualsiasi servigio.

Il patrònus aveva obblighi precisi verso i clientes: soccorrerli nelle necessità, assisterli in tribunale.
Patroni e clientes erano legati da un patto di solidarietà per cui non potevano intentarsi causa in tribunale o testimoniare a sfavore dell’altro, alle elezioni votare contro l’altro o a favore dell’avversario .
Ci sono già in nuce i principi dell’omertà e della mafia.
I clientes rivivono oggi nella politica clientelare, nei portaborse, nei galoppini dei potenti e dei personaggi famosi. Sono persone che vegetano nell’ombra del patrònus, sperando, spesso invano, che da un momento all’altro arrivi anche per loro un raggio di sole.

Seconda domanda: come organizzate i meccanismi di controllo della gestione? 

Quis custodit  custodes?

Chi custodirà i custodi?
Platone dice nella ” Repubblica” che i custodi dello Stato devono guardarsi dal vizio dell’ubriachezza, perché ” sarebbe ridicolo se il custode avesse bisogno di un custode”.
Ridicolo, ma abbastanza frequente.
Spesso i custodi del bilancio e dell’austerità respingono per se ogni custodia, ogni freno ed aumentano il proprio potere individuale.
Esiste la figura del controllato-controllore, un Giano bifronte, incaricato di controllare e denunciare se stesso.
Una figura grottesca che sopravvive con il consenso dei clientes.

 

Terza domanda: in quale modo viene dato conto della gestione?

Redde Rationem

Rendi il conto, dammi una spiegazione .
Redde é imperativo del verbo rèddere, rendere, dare.
Siccome gli esami nella vita non finiscono mai, a tutti capita di dover rendere ragione del proprio operato.
Più si sale in alto, tanto più frequentemente il redde rationem si risolve in una pura formalità.
Bravi avvocati e stuoli di consulenti vengono pagati profumatamente per trasformare in “Gloria e Pater Nostrum” le peggiori esercitazioni di egoismo e prepotenza.
Si racconta nelle “Facezie ” di Poggio Bracciolini che un tale Daccono degli Ardighelli, cittadino di Firenze, chiamato ad essere tutore d’un pupillo, né amministrò a lungo i beni, e tutti li consumò a mangiare e bere. Quando finalmente gli venne chiesto conto della suo operato, il magistrato gli impose di portare i libri di entrata e di uscita ed egli mostrò la bocca ed il sedere, dicendo che non aveva altri libri di entrata e di uscita, fuor di quelli mostrati.

Quarta domanda: con quale frequenza ricorrete alla giustizia ?

Summum ius summa iniuria

Estrema giustizia, estrema ingiustizia.
La formale e cavillosa interpretazione delle leggi produce risultati di palese iniquità e ciò accade quando la giurisprudenza guarda più alla lettera che allo spirito del testo.
Cicerone prospetta l’ipotesi di un uomo, che nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, consegna in deposito una spada.
Dopo qualche tempo impazzisce e viene a chiedere la restituzione di quella spada.
Dobbiamo dargliela?
Da un punto di vista del puro diritto quella spada gli appartiene , ma sarebbe molto rischioso consegnargliela.
Per rispettare un astratto ius ( diritto ) recheremmo “inuria” ( in ius: contro diritto) al diritto alla vita di coloro che il pazzo potrebbe infilzare con la sua spada.

 

Quinta domanda: Voi rispettate il principio di legittimità del possesso?

Uniquoque Suum.

A ciascuno il suo.
Nelle ‘ Istituzioni” di Giustiniano si legge una bella definizione del giureconsulto Ulpiano:
” I precetti del diritto sono i seguenti: vivere onestamente, non danneggiare il prossimo, dare a ciascuno il suo ” ovvero
NON PRAEVALEBUNT,
Non essere prepotente!

Sesta ed ultima domanda : cosa ne pensate della guerra?

Ultima Ratio,
riferito alla guerra, quale strumento di potere.

Ultima ratio rebus : l’ultima ragione dei re
Lo incise Luigi XIV sui suoi cannoni. Federico II di Prussia aggiunse: io penso a fare la guerra. Ci penseranno i filosofi a dimostrare che era giusta.

Tutto quello che Vi ho raccontato è stato liberamente tratto da un’arguta opera di Cesare Macchi ” Siamo tutti latinisti”
Ed è vero, ognuno di noi spesso avverte il desiderio di avvicinarsi alle origini antichi, a quei valori eterni di giustizia che ci fanno sperare in un mondo migliore.
Queste osservazioni nascono dalle riflessioni di vita, vecchie di duemila anni ma, oggi, ancora attualissime.
Perché ?
È semplice, gli uomini e le generazioni cambiano aspetto, sistema di vita, abitudini, abbigliamento, linguaggio, ma il motore dell’uomo è la sua passione, la forza della testa e quella del cuore.
I sentimenti non cambiano mai, e, purtroppo, non ci libereremo mai dei prepotenti, degli opportunisti, dei voltagabbana, dei servi del potere, ma noi dobbiamo provarci, 

 perché ………..

NEC SPE NEC METU, né con speranza né con paura.

E’ il motto del settimo reggimento Alpini .Fu adottato per la prima volta da Isabella d’Este, ma lo possono adottare tutti, non occorre avere sangue blu nelle vene. Basta aver sangue per affrontare con serenità anche la sorte avversa.

 Ho  giocato un po’, ma forse non proprio tanto, forse non ci riconosceremo in questa intervista ma una riflessione andrebbe fatta se vogliamo una lunga, lunga vita per il nostro CIS, diversamente rassegniamoci siamo nati per essere ” clientes ” ma proprio clientes, clientes.

Il Patto di Sindacato ha provato ad offrirvi una consapevolezza sociale ed alcune proposte di soluzione, ma l’autoritarismo della gestione, la sottesa convenienza di restare all’ombra dello stesso, il grave rischio della mancanza di continuità aziendale condizionata dal piano di ristrutturazione del debito, le azioni fallimentari intraprese, sono tutte condizioni che impediscono la formazione di una coscienza critica libera e forte.

Ci proveremo ancora.

Lunga vita al CIS.

 

 

Il decalogo.

Questo documento è stato elaborato tenendo conto delle principali criticità emerse in questi ultimi cinque anni.
Aggiungo, pure, che tiene conto dei risultati contabili emersi negli ultimi bilanci della società, dell’inesistente azione di rilancio commerciale del sistema e della progressiva subordinazione della nostra vocazione costitutiva all’Interporto Campano.

Esistono fondati motivi per sostenere che il CIS non ha esaurito il suo progetto d’impresa e vive solo un fondamentale equivoco di gestione che ha determinato una profonda crisi finanziaria.

Vorrei proporre ai soci una sintesi del progetto di risanamento e rilancio della nostra casa comune, sostenuto da diverse aziende socie.

1. Stabilire una piena autonomia di gestione amministrativa e strategica; attraverso la nomina di un nuovo direttivo con assoluta trasparenza e fermo divieto di partecipazione ai componenti in conflitto d’interesse con altre società del distretto.

2. Riservare al ceto bancario almeno due posizioni in consiglio d’amministrazione per favorire sollecite ed efficaci risoluzioni di specifico interesse sociale.

3. Accogliere la risoluzione finanziaria stabilita nella manovra, proponendo nuovi strumenti di regolamento della quota accantonata con interventi sul patrimonio.

4. Recuperare integralmente i finanziamenti effettuati a favore di Interporto Campano, evitando l’accrescimento della quota di partecipazione.

5. Avviare subito la ricollocazione degli immobili disponibili, prevedendo, in tempi brevi, un progetto di finanziamento sugli immobili destinati alla nuova utenza in presenza di requisiti di merito creditorio.

6. Favorire il riscatto anticipato dei capannoni dei soci in bonis, in presenza di merito creditorio.

7. Trattare con le banche una soluzione transattiva per tutte le problematiche relative all’anatocismo e alle devastanti perdite sui derivati.

8. Definire tutto il contenzioso con le aziende socie, in qualsiasi stadio di giudizio per ottenere la liberazione degli immobili, riconoscendo un equo indennizzo a collocazione avvenuta.

9. Ridurre le spese condominiali, privilegiando solo le spese indispensabili per ottenere servizi efficienti.

10. Ricostruire la solidarietà sociale attraverso il rilancio di iniziative di sistema, finanziate dalle singole aziende, per recuperare quel grande patrimonio di sinergie ancora vive e vitali.

Su queste basi dobbiamo ricercare un ampio consenso con una politica che non si esprima contro qualcosa o qualcuno ma solo a favore dei nostri comuni interessi d’impresa.

Solo un percorso sereno e condiviso può garantire una

lunga, lunga vita al CIS .


Nella prossima assemblea rappresenterò formalmente il progetto con tutti i colleghi che vorranno condividerlo.


Emilio D’Angelo

Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere. ( Madre Teresa )

Cari Soci,

Martedì 21 APRILE si è tenuto il Convegno di Confedercontribuenti sulla situazione del nostro CIS.

Era stato annunciato un intervento presso le autorità competenti per accertare le cause che hanno determinato il fallimento di 30 aziende socie ed il coinvolgimento imminente di altre 70 aziende, previsto nel progetto di ristrutturazione finanziaria.

In rappresentanza del CIS era presente una delegazione che ha concordato la formazione di un tavolo di lavoro.

Apprezzo molto che siano state evitate digressioni dialettiche, assolutamente estranee al nostro contesto, ma devo concludere che si è fatto tanto rumore per nulla. 

“Azione Fallimentare: eccesso di potere”

Vorrei segnalare che il Patto di Sindacato aveva pubblicato questa petizione all’organo amministrativo in data 6 aprile 2014, alla vigilia delle udienze presso le sezioni fallimentari dei Tribunali di Nola e di Napoli.
Ogni precedente confronto in sede sociale risultò inutile ed infruttuoso.

Dopo oltre due anni, nulla è cambiato nella strategia aziendale.

La formazione di un nuovo tavolo di lavoro, allo stato dei fatti, non appare idoneo a risolvere le numerose controversie in atto, in mancanza di una precisa strategia tesa a recuperare la nostra vocazione sociale costitutiva.

L’azione fallimentare è solo l’aspetto più drammatico di un problema globale di gestione e di strategia aziendale che investe tutto il contesto sociale.
La manovra non ha predisposto alcun intervento conservativo dell’impianto e del contesto sociale che ha una profonda ispirazione consortile.
Sarebbe stato necessario ed elementare richiedere al ceto bancario tre semplici cose:
la rinegoziazione del mutuo per la quota morosa;
l’applicazione dei tassi di mercato per la quota rinegoziata;
un compromesso equitativo sul devastante peso dei derivati.

La manovra prevede solo un intervento finanziario delle banche sul patrimonio del CIS ricevendo in cambio l’autonomia della gestione immobiliare di un terzo del CIS.

In sintesi, senza tanti giri di parole, il debito resta debito, viene solo stralciato dal conto mutuo ed il credito delle banche aziona la garanzia ipotecaria sulla quota insolvente. 
Una rottamazione di fatto dell’intero Sistema commerciale, costretto ad aprire un interminabile cantiere per realizzare ad un nuovo progetto immobiliare.

I dati contabili, emersi dai bilanci, dal 31.12.2011 ad oggi dimostrano,in maniera inequivocabile che la strategia amministrativa ha avuto una direzione univoca, sempre subordinata alle necessità di Interporto Campano sia in termini finanziari che di sviluppo d’impresa.

Questo processo è stato favorito dalla concentrazione del potere amministrativo a livello di vertice, e dalla struttura logistica del centro di controllo, per dieci lunghi anni, insediato in Interporto Campano.

La manovra congela 100 milioni di euro di quota mutuo , mentre il CIS, tra finanziamento e partecipazioni, ha trasferito ad Interporto 60  milioni di euro.

Sin da dicembre 2011 la società ha bloccato i pagamenti delle rate ma ha continuato ad incassare le rate di sub mutuo, senza accantonarle specificatamente per la riduzione della garanzia ipotecaria, anzi ha fatto di più.

Ha trasferito 40 milioni di euro ad Inteporto ed ha chiesto la cancellazione della società dal registro degli intermediari finanziari per sottrarsi ai controlli della vigilanza di Banca d’Italia.

Ha, inoltre, bloccato di fatto, con una discutibile scelta strategica,  il reimpiego dei capannoni disponibili e le cessioni dei contratti di leasing  per accantonare la quota prevista di 100.000 mq da offrire alla banche in garanzia del prestito patrimoniale.

Era necessario assumere il corollario che il CIS non pagava perché i soci non pagano e per dimostrarlo i capannoni dovevano essere accatastati in un limbo virtuale.

Intanto l’impossibilità del riscatto dei capannoni liberi da ipoteca, l’incertezza finanziaria che ci ha costretto ad una manovra si sensi della legge fallimentare, l’assenza di qualsiasi politica commerciale di rilancio e di reimpiego, ha notevolmente mortificato il valore del Centro e dei singoli capannoni.

Per non parlare dell’ingiustificata e progressiva emarginazione del CIS.

Abbiamo cominciato con la chiusura del varco CIS Interporto, per proseguire con la scomparsa del logo CIS dalla vistosa pubblicità in piazza Municipio e a Capodichino, per concludere con il trasferimento della sede CIS, senza nessun avviso,  in un buco del Vulcano.
E non è ancora finita: molti soci hanno avuto l’avviso di sfratto e la segnalazione che la corrispondente debitoria è stata trasferita nella gestione delle banche.
Come potranno evitare lo sfratto le aziende coinvolte, se, in cinque anni di trattative, non è stato previsto alcun strumento di rinegoziazione e ancor meno di solidarietà sociale?

Un piccolo cenno meriterebbe l’ incerta  gestione della Banca Popolare di Sviluppo che ha azzerato l’investimento azionario di centinaia di soci CIS, sottraendo al sistema una significativa spinta finanziaria, solo per una visione padronale della conduzione amministrativa.
Vogliamo mettere in discussione pure l’intervento della Banca D’Italia?

E allora in questo tavolo  di quali fallimenti parlerete?

E dove si farà quest’incontro? Al CIS ? NO, noi non contiamo niente!

Siatene certi non saremo nemmeno chiamati ad ascoltare!

In assemblea, solo nella prossima assemblea, avremo l’unica  facoltà d’intervento, fra mille difficoltà e decine di professori al capezzale del CIS, per decidere il nostro destino.

Il Cis non è finito, ha solo sciupato, giorno dopo giorno, energie vitali per sostenere il sogno dell’Interporto, della logistica, dei mercati internazionali, dei treni veloci, dei circoli di alta finanza.

Il Patto di Sindacato ha reso il suo servizio sociale, oggi non basta più.

Occorre un’intesa più forte, un Patto sociale per un cambiamento radicale di passo.

Questo passo ci conduce alla fine del nostro Cis e non avremo giustificazioni con i nostri figli: noi lo abbiamo creato e noi l’abbiamo distrutto.

Il miglior modo per controllare la gente e controllarla totalmente, è portare loro via, poco a poco, la libertà, erodere i loro diritti con migliaia di piccole, impercettibili riduzioni. In questo modo la gente non vedrà che quei diritti e quelle libertà, sono state tolte.
Questo fino ad arrivare al punto in cui questi cambiamenti diventano irreversibili.

Adolf Hitler, Mein Kampf

LUNGA VITA AL CIS



http://videonola.tv/nola-fallimenti-al-cis-confercontribuenti-chiede-chiarezza/

https://emiliodangelo.wordpress.com/2014/04/06/azione-fallimentare-eccesso-di-potere/

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