Banca Popolare di Sviluppo, un’altra faccia della stessa medaglia.

Nei giorni scorsi molti soci sono stati invitati a sottoscrivere una petizione per proporre le dimissioni anticipate del consiglio d’amministrazione in carica per inefficacia del progetto di ripianamento imposto dagli organi di controllo della Banca d’Italia.

E’ sorprendente che l’iniziativa sia stata presa proprio per impulso del Presidente Punzo che faceva parte del precedente consiglio d’amministrazione, riformato su specifica prescrizione dell’organo di controllo.

La Banca d’Italia, con provvedimento del 26 febbraio 2013, ha chiesto le dimissioni del Presidente del c. d. a. in carica ( Luigi Gorga ) del Vice Presidente  ( Giovanni Punzo ), di altri due consiglieri, nonché del Presidente del Collegio Sindacale e di un altro Sindaco. Le stesse persone sono state oggetto anche di provvedimento sanzionatorio.

Il nuovo consiglio è stato nominato, all’unanimità, nell’assemblea di maggio 2013 con durata triennale.

Credo che qualsiasi socio della Banca è in grado di valutare l’importanza  di un provvedimento così netto e motivato assunto dalla  Banca d’Italia.

Chiunque  si rende conto che se la Banca d’Italia ha richiesto al Presidente del CIS e Interporto, Giovanni Punzo, ed a quello della Cisfi, Giovanni Cacace, di rinunciare all’ulteriore incarico nel direttivo della Banca Popolare di Sviluppo, esisteva un valido e giustificato motivo e non generiche argomentazioni.

Il motivo è intuibile: un evidente incompatibilità nella doppia carica per conflitto d’interesse tra il concedente di affidamenti (B.P.S.) e i beneficiari (CIS, Interporto e CISFI, in quanto maggiore azionista di Interporto).

Questo avveniva nel febbraio 2013, proprio quando si evidenziava il forte indebitamento di tutto il Distretto, che, per il CIS, si è manifestato con il perdurante incaglio del piano di rimborso del residuo debito del finanziamento sin dal 31.12.2011 e perdura a tutt’oggi.

Dopo oltre tre anni stiamo ancora attendendo l’annunciata approvazione, da parte del ceto bancario, della manovra di ripianamento, malinconicamente annunciata “imminente” dal c.d.a. del CIS  in due successive assemblee ordinarie.

Il C.d.a. in carica della B.P.S. ha proposto ai soci, lo scorso anno, un aumento di capitale per agevolare un riequilibrio delle risorse incagliate nei crediti in sofferenza.

Le difficili condizioni finanziarie che coinvolgono il nostro sistema hanno impedito il successo di tale proposta.

La mancata adesione alla proposta di rifinanziamento del capitale sociale ha costretto l’organo amministrativo a rivedere  classificazione e consistenza degli affidamenti, nel rispetto delle norme e delle regole previste dal sistema bancario.

Scelta obbligata, non strategica, che non asseconda, purtroppo, la vocazione costitutiva della Banca con profonde radici e significativo riferimento nel nostro CIS.

Per lo stesso motivo è stato necessario aumentare, circa quattro volte, la percentuale di accantonamento sul fondo previsto per le partite incagliate, rispetto alla precedente gestione amministrativa.

Questa operazione di estrema prudenza ha garantito una buona tenuta del margine di copertura sul rischio di perdite, ma, di converso, ha influenzato negativamente il risultato d’esercizio.

Orbene appare evidente che gli incagli attuali, motivo d’intervento della Banca d’Italia, non sono attribuibili a questa gestione amministrativa.

Questo per dovere di chiarezza.

Occorre evitare, comunque, che si crei un clima ostile o, ancor peggio, di sfiducia, nei confronti di un Banca che ha profonde radici nel CIS e molteplici rapporti con tante aziende socie.

Resta affidata, in ogni modo, alla scelta discrezionale dei soci la valutazione di intervenire con nuovo apporto di capitale o approvare un progetto di vendita della Banca nell’ambito del sistema bancario.

Non esistono alternative diverse.

Il resto sono solo argomentazioni strumentali, tese a ricostruire un livello di potere o di controllo che è stato già visibilmente censurato dalla Banca d’Italia.

Alla prossima assemblea ordinaria della B.P.S. nel  prossimo mese di maggio, prima di scegliere, sarebbe utile intervenire, ascoltare e, solo dopo, decidere consapevolmente.

La lettura di alcuni dati essenziali relativi ai bilanci, pubblicati per gli ultimi due esercizi, è molto significativa.

Fondo Svalutazione Crediti   ( Tutti gli importi sono  espressi in Euro )

Al 31.12. 2011. :  19.016.000

Al 31.12. 2013. :  43.447.000

Incremento……:  24.431.000

Dalla nascita della Banca Popolare di Sviluppo ( 2001) sino al 2011 sono stati distribuiti utili, complessivamente per circa 8.000.000 ed accantonati  al Fondo di svalutazione Crediti circa  19.000.000 per un totale di 27.000.000.

Nei due esercizi successivi sono stati accantonati al Fondo di Svalutazione Crediti 24.400.000 con una perdita complessiva di 12.400.000 per un importo netto di 12.000.000.

Nell’esercizio 2012,infatti, per l’attività svolta dal precedente consiglio, il nuovo organo amministrativo ha, prudenzialmente, rettificato i crediti già esistenti, chiudendo, di conseguenza, l’esercizio in perdita. La stessa tendenza è stata confermata nell’esercizio 2013:

Anno.              Rettifica crediti.    Perdita d’esercizio.   Delta

2012.              11.500.000.        – 5.052.000.    +6.448.000

2013.              13.200.000.        – 7.349.000     +5.851.000

Come si evidenzia la perdita è determinata dalla necessità di rettificare la consistenza dei crediti pregressi in misura superiore rispetto ai precedenti esercizi.

La pregressa gestione della Banca Popolare di Sviluppo, censurata dagli stessi organi di controllo, rappresenta un ulteriore elemento di conferma della preoccupazione che assale il nostro contesto consortile, duramente provato dai finanziamenti deliberati dal Cis a favore di Interporto Campano, impiegando fondi destinati alla riduzione dell’esposizione ipotecaria dei soci sub mutuati adempienti.

Un’altra faccia della stessa medaglia.

Assecondare la tendenza a ricercare nuove responsabilità, condividendo un’indicazione pretestuosa, non è utile né corretto e serve solo a distrarci dai nostri problemi vitali.

Seguiamo il CIS, solo il CIS, nient’altro che il CIS, non distraiamo la nostra attenzione dai problemi essenziali per la sopravvivenza del nostro progetto d’impresa con inutili polemiche strumentali sulla gestione della B.P.S. che risente in maniera evidente delle conseguenze di una impostazione strategica fortemente condizionata dall’incaglio degli impieghi deliberati nell’area gestionale del precedente consiglio.

L’intervento degli organi di controllo della Banca d’Italia ha, per fortuna, modificato i criteri di affidamento alla clientela.

Noi soci del CIS, purtroppo, non abbiamo le stesse tutele perché la nostra società, pur continuando ad operare come transitario finanziario nei contratti di mutuo e sub mutuo, non risulta più iscritta nell’albo degli intermediari finanziari e, quindi, non é più soggetta alle regole previste dal T.U.B.

Un intermediario finanziario non avrebbe mai potuto deliberare dei finanziamenti a società diverse, utilizzando fondi destinati al pagamento delle rate di sub mutuo, versati dai soci a riduzione della propria esposizione ipotecaria a favore delle Banche mutuanti.

La censura di questi inopportuni impieghi compete solo all’assemblea dei soci, se l’assemblea tace, condivide la responsabilità della scelta strategica e nessuno potrà modificare questa drammatica situazione di incertezza.

Lunga Vita al CIS?

Dipende solo da Voi soci!

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di voto dei soci CIS

Socio sin dalla fondazione della BPS.

 

Non lasciatevi rubare la speranza.

Quando la felicità non la vedi, cercala dentro di te.

Dovete credere nella sacralità del lavoro.

Nessuno, nessuno deve tornare a casa e leggere nel volto dei propri cari la disperazione per la perdita della dignità del proprio lavoro.

L’etica pubblica dilaga nel corpo sociale. Santo Padre ci indichi un percorso di speranza per tutti coloro che perseguono la ricerca della giustizia.

(Messaggio del Presidente della Corte di appello di Napoli a Papa Francesco.)

Non arrendetevi mai al male.
Questa é una bella città perché non si arrende mai.

Cari soci,
ho raccolto con cura alcune gemme preziose di umanità che il Santo Padre ci ha lasciato.
Suggerisco a tutti Voi di trasferire con un messaggio quello che avete provato ed i segnali forti che avete raccolto.

Vedete, sono convinto che Papa Francesco non è venuto a Napoli per caso, ma ha scelto Napoli, proprio Napoli, nel suo Apostolato itinerante fra le sofferenze umane.
Noi dobbiamo raccogliere questo messaggio appassionato di amore, di fiducia e di speranza e tenerlo stretto, stretto nei nostri cuori per trovare il coraggio di affrontare le mille difficoltà che ogni giorno incontriamo.
Francesco ha risposto a tante domande, ma ha riconosciuto che molte volte non ci sono risposte a quello che appare ingiusto e incomprensibile.
Nessuno può penetrare il silenzio di Dio.

Forte é stato il Suo accento sulla dignità del lavoro, sulle profonde piaghe che incidono il corpo vivo della società, ha usato parole severissime per condannare la corruzione, invitando i giovani a diffidare del pane di oggi in cambio della fame di domani.
Da fratello a fratello ha implorato la conversione di coloro che vivono nel male, ricordando la grande misericordia di Dio.

Il messaggio più incisivo é quello rivolto a coloro che soffrono il diffuso disagio della società contemporanea, un messaggio di speranza; ha detto con sofferta passione :” non lasciatevi rubare le vostre speranze “.

Non possiamo lasciare che anche questo straordinario dono d’amore vada disperso nella nostra vita frastornata.
Dobbiamo cogliere il segno di questa visita, dobbiamo impegnarci a cambiare la nostra storia, noi, proprio noi, siamo chiamati a decidere il nostro futuro.
Abbandoniamo ogni spunto polemico, cerchiamo con determinazione le soluzioni, recuperiamo la nostra umanità nel senso più autentico.

Inutile negarlo, siamo in grande difficoltà, molti errori, da una parte e dall’altra sono stati commessi, ma se non ritroviamo un percorso comune condiviso, non potremo mai farcela.

Allora, ecco, é venuto Francesco e Napoli ha onorato la Sua visita e l’immagine di un popolo straordinario, accompagnandolo in ogni metro del Suo cammino.

Noi, siamo parte viva di quel popolo e dobbiamo difendere la dignità del nostro lavoro, fondamentale elemento della vita sociale.

Restiamo uniti con rinnovato spirito consortile, aiutiamo i più deboli, abbandoniamo i tribunali, rilanciamo il nostro progetto d’impresa e troveremo, passo dopo passo, la strada giusta.

Il compito più impegnativo é il Tuo, Presidente, Tu hai le chiavi del potere amministrativo, Tu  hai la facoltà  e la responsabilità di scegliere la direzione.
Noi possiamo solo indicare la strada più sicura, ma Tu hai il dovere morale di ascoltarci, nemmeno Tu puoi farcela senza di noi.

Il CIS é l’origine di questa opera straordinaria, il CIS sta pagando il prezzo più alto di questa profonda crisi, il CIS ha la forza ed il coraggio per ritrovare l’antico splendore.

Io non chiedo soltanto, ma con grande umiltà offro, ancora una volta, il nostro contributo per sostenere un’azione comune, una rivoluzione copernicana che ricollochi al centro del sistema l’uomo, abbandonando il proposito sin qui perseguito per evitare il perpetuarsi dell’infelice condizione nella quale versiamo da troppo tempo.

Ho una speranza ambiziosa; vorrei cancellare dalla nostra storia il forte contrasto che ha contrassegnato gli ultimi due anni la vita sociale, vorrei ricostruire insieme quei valori di solidarietà sociale che abbiamo abbandonato, vorrei pianificare un equilibrato progetto di ristrutturazione finanziaria e di sviluppo delle imprese.

Non abbiamo altre speranze da coltivare, né possiamo immaginare scenari di forte e mortale contrasto, allora l’unica strada che conosciamo é quella che abbiamo percorso insieme, riprendiamola senza finzioni o retro pensieri.

É solo una speranza?
Non lo so, ma sono sicuro che é la mia speranza e, come suggerisce Francesco, non l’abbandonerò mai.

Questo messaggio non lo firmo solo a mio nome, né in rappresentanza del Patto, ma lo firmerà ogni socio che condivide i miei sentimenti e le mie speranze. Questo é il valore autentico di un Patto di onore.

Lunga vita al CIS

Benvenuto Francesco!

Sabato 21 marzo con la primavera arriva a Napoli Papa Francesco.

La città ha atteso con crescente speranza questo straordinario incontro.

Francesco è entrato subito nel cuore di tutti i fedeli per la sua essenziale semplicità che esalta il Suo straordinario carisma.

Ha la capacità di suggerire profonde ed impegnative riflessioni sui temi principali della vita e della fede con stupefacente semplicità.

Oggi il Cardinale Sepe, nel partecipare la gioia della nostra comunità per questo meraviglioso incontro, ha detto che la visita di Papa Francesco deve aiutarci a riflettere sul nostro impegno, come cristiani, nella società civile e nella famiglia.

Quante volte diciamo : ma io cosa conto? Cosa posso fare da solo?

Proprio questo atteggiamento intellettuale ci consente di girare gli occhi da un’altra parte, fingendo di non vedere. Questo è il disimpegno, la negazione del proprio pensiero, l’incapacità di esprimere un opinione e di incidere nella vita sociale.

Ecco, aspettiamo l’eroe sul cavallo bianco che cambierà quel mondo che ci appartiene solo per sfruttarlo e mai per costruirlo.

Ebbene oggi arriva il Papa, un grande Papa, Francesco.

Accogliamolo prima nel nostro cuore e poi come viandante nella nostra amara terra, per modificare questo senso di stanchezza, questa inclinazione alla rinuncia.

Una vera rivoluzione del cuore che ci regali il coraggio di osare, la fiducia nella speranza, la perseveranza nella ricerca di quello che é bello e giusto, il rifiuto dell’ingiustizia, il rigetto del compromesso.

Noi, gente del CIS, nel ricordo della precedente visita, proprio da noi a Nola, del Papa Santo, salutiamo con uguale affetto e profondo rispetto Papa Francesco e raccomandiamo alla Sua premurosa preghiera il nostro consorzio di lavoro, le nostre famiglie e quelle di migliaia di collaboratori che vivono nel CIS con tanto impegno.

Benvenuto, ancora una vola, benvenuto Francesco.

La comunità dei soci del CIS.

Messaggio di famiglia.

Cari soci,
Stamane avevo nel cuore il sapore dolcissimo del bellissimo messaggio pubblicato da Donato per la festa del papà, quando mi é stata comunicata da un carissimo amico la triste notizia della improvvisa e repentina scomparsa di uno di noi.
Amedeo D’Alelio, titolare della ditta Adamis, non è più tra noi.
Mi ha preso una profonda tristezza perché si è allontanato un giovane amico, un uomo buono ed un socio da antica data.
Stimavo molto Amedeo, un persona seria e riservata che si è sempre distinto per la sua correttezza ed onestà che non gli impedivano di essere un ottimo imprenditore.
Alla famiglia, in questo terribile momento, sia di conforto la stima e l’affetto dei suoi colleghi e soci del CIS per l’impegno profuso nel nostro consorzio e le straordinarie qualità umane.

Anche le critiche servono al CIS.

Nei giorni scorsi sono apparsi due commenti critici sull’azione del Patto che offrono l’occasione di una riflessione attenta sui rilievi presentati.

“L’unica strada.” Primo commento.
Fortuna dice :
“se non ho capito male il soldato Ryan si è salvato pagando? allora pagare il proprio debito è l’unica soluzione per salvarsi, e tutte queste chiacchiere sono solo supposizioni per perdere e far perdere un po’ di tempo, vedrete che il soldato Ryan adesso che è salvo pretenderà che tutti gli altri paghino, chi non paga è diventato suo nemico e i soldati fanno la guerra mica le chiacchiere.”

Osservo, preliminarmente, che il soldato Ryan é un simbolo che rappresenta l’inutile protervia dell’azione fallimentare avviata con superficialità dalla società contro i suoi stessi soci.
Quella del soldato Ryan é una guerra di difesa non di attacco.
Nel merito, convengo che la premessa del ragionamento é corretto sino al punto in cui individua che l’unica soluzione per salvarsi é quella di pagare il proprio debito, ma la conclusione che tutte ” queste chiacchiere ” sono solo inutili supposizioni é sicuramente sbagliata.
Nessuno su questo blog o nelle riunioni dei soci aderenti al Patto di Sindacato ha mai sostenuto che non si doveva pagare, anzi ne ha fatto una questione di “onore”.
Quelle “chiacchiere” sono argomentazioni fondate, rappresentate in tutte le sedi competenti ed attengono alla gestione strategica ed amministrativa dell’indebitamento.
Pur riconoscendo che una causa primaria della crisi finanziaria deve essere individuata nell’inadempimento di un terzo dei soci che hanno sottoscritto il contratto di sub mutuo, non si può liquidare la complessa vicenda con il sillogismo : “chi non paga, deve morire!”
Noi del Patto con le nostre “chiacchiere” abbiamo ampiamente dimostrato che il prolungato inadempimento della società é di gran lunga superiore, in ordine di tempo e di valori, rispetto a quello dei soci inadempienti.
Abbiamo dimostrato che la manovra di frazionamento del sistema Cis punta ad individuare 100.000 mq di capannoni da consegnare al ceto bancario per ottenere una riduzione del debito di 100 milioni di euro.
Il progetto risulta, nei fatti, irrealizzabile per il semplice fatto che questi 100.000 mq non sono nella disponibilità della società.
Abbiamo, altresì, dimostrato, che il Cis, in piena crisi finanziaria, perdurando da oltre tre anni la fase di sospensione, ha deliberato inopportuni finanziamenti a favore di Interporto per 39 milioni di euro, senza nessuna speranza di rimborso a breve.
La disponibilità di tale importo avrebbe rappresentato la certezza che i pagamenti effettuati dai soci solventi sarebbero stati destinati alla riduzione della propria esposizione debitoria garantita da ipoteca a favore delle banche effettive creditrici.
Abbiamo osservato, con l’evidente supporto dei numeri, che il dichiarato presunto credito per anatocismo di circa 30 milioni, dichiarato dalla stessa società, sommato all’importo degli improvvidi finanziamenti effettuati ad Interporto avrebbe ridotto il valore della manovra a soli 30 milioni di euro.
Guarda caso tale importo di 30 milioni corrisponde all’incirca al valore dei capannoni disponibili ritornati in possesso del CIS.
Una semplice operazione di ricollocazione dei lotti disponibili avrebbe consentito un ragionevole riequilibrio della gestione finanziaria.
Abbiamo proposto, sin dall’inizio, un progetto di ripianamento fondato sul frazionamento individuale, del mutuo e relativa ipoteca, per mettere in sicurezza gli immobili dei soci adempienti, come sarebbe stato dovere dell’organo amministrativo.
Abbiamo proposto di applicare immediatamente una delegazione di pagamento per canalizzare verso il ceto bancario, effettivo creditore e titolare della garanzia ipotecaria, tutti i versamenti in conto mutuo.
Abbiamo proposto una rimodulazione del piano di rimborso e del tasso d’interesse applicato, per favorire una pacifica soluzione del contenzioso.
Queste non sono chiacchiere, sono fatti evidenti e documentati che trovano unico ostacolo nella testarda ostinazione a perseverare nel disegno finanziario che offre, in buona sostanza, il Cis in garanzia dell’indebitamento del gruppo ” Interporto-Cisfi-Vulcano”.
Altre osservazioni di merito o di diritto non sono state introdotte da noi, ma sono figli naturali di una politica aggressiva che ha introdotto nel nostro contesto un contraddittorio di natura legale.
Esiste un’unica strada per uscire dalla drammatica situazione che minaccia la nostra continuità aziendale.
Occorre ricomporre l’unità sociale e rimettere al centro solo le necessità del CIS e dei suoi soci.
Non conta tanto chi guiderà questo progetto, nessuno è migliore di un altro, la differenza la fa solo la volontà politica di garantire una lunga vita al CIS.
É essenziale il consenso del ceto bancario per mettere in sicurezza il CIS e rilanciare una politica di collaborazione a nuova utenza, sviluppando l’integrazione dell’attività produttiva con quella di distribuzione.
Noi valutiamo i fatti, suggeriamo proposte e soluzioni in un rinnovato clima di solidarietà sociale, non giudichiamo gli uomini, lo lasciamo fare a coloro che hanno pochi argomenti da proporre.

Di seguito il secondo commento di Fortuna :
“Più che lottare per il fantomatico “cis” credo che lei abbia bisogno di sentirsi qualcuno o qualcosa credendosi paladino di una causa senza avere l’equilibrio necessario ad esercitare azioni consociative, facendosi prestare la faccia di volta in volta e rovistando nei ricordi scolastici della scuola secondaria. non si creda migliore degli altri solo perché ha una buona memoria per essere imprenditore di se stesso e degli altri i requisiti sono altri.”

Per Fortuna non ho l’equilibrio per azioni ” consociative “.
Riconosco questo mio limite, non mi adatto mai su posizioni di calcolo o di opportunismo.

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo . Patto di Sindacato di voto dei soci della CIS S.p.A.

Inviato da iPad

Ferito a morte.

Ferito a morte.       Raffaele La Capria Premio  Strega 19610

Le mani sulla città  Francesco Rosi Leon d’Oro Venezia 1963

Prendo spunto da una pubblicazione del ” Il mattino ” di domenica 8 maggio a firma di Ernesto Mazzetti: ” le ( troppe ) mani sulla città ” per una riflessione analogica sulla condizione del nostro CIS.

Il parallelo fra quella città di Napoli che provocò l’indignazione di La Capria e Francesco Rosi e il nostro CIS è adeguato perché, in entrambi i casi, ” le mani sulla città”  hanno provocato una “ferita mortale”.

Il modello di quella dirigenza politica ed imprenditoriale obbediva al principio dello sviluppo edilizio a qualsiasi costo.

L’attività di produzione edilizia produceva ricchezza, soprattutto per chi la gestiva, la organizzava e la realizzava.

Sappiamo tutti com’è finita: terribili ed inutili mostri deturpano ancora oggi la nostra città, severo ed inascoltato monito ed irreparabile disastro sociale.

Quando, nel 1986, nacque il Cis, abbiamo vissuto l’esperienza più bella dell’imprenditoria mercantile napoletana.

Abbiamo trascinato fuori città la storica Piazza Mercato ed in trecento abbiamo seguito il nostro leader : Giovanni Punzo, che, più tardi, per i meriti acquisiti proprio nella fondazione del CIS, fu nominato “cavaliere del lavoro”.

Per primi si insediarono i napoletani, poi, subito dopo, arrivarono i sangiuseppesi, apportando la grande esperienza mercantile di quel laborioso popolo.

Il CIS  attrasse, a mano a mano, tutti i migliori imprenditori di ogni provincia campana.

Vinceva un’idea straordinaria, un modello organizzativo di impresa consortile, capace di riunire in un unico insediamento logistico trecento imprese di distribuzione dei più diversi settori merceologici.

E via, col vento in poppa, conquistammo i mercati della distribuzione all’ingrosso in Italia e, poi anche all’estero, dove non pensavamo mai d’arrivare.

Il CIS era visitato da migliaia e migliaia di clienti, non c’era un posto per parcheggiare in un’area vastissima, grande quanto una vera città.

Ogni sera e la domenica alle 13,30 si creava una coda in uscita dal Cis per circa trenta minuti.

Intanto una sottile insidia minacciava la vita della nostra “città dell’ingrosso” : l’ambizione finanziaria ed imprenditoriale del nostro leader.

La teoria dell’attività edilizia che produce finanza e la reinveste nella costruzione per produrre nuova finanza, senza mai interrompere la catena produttiva.

Il manager assume il ruolo di guida strategica del sistema ed appare come il “patron” di tutto il complesso produttivo.

Il CIS, opera prima, è stato costruito solo con finanza consortile dei soci e grazie all’efficace contributo dello Stato, perché per noi lo Stato c’era ed è intervenuto con provvedimenti di grande valore sociale, attraverso la Legge 41.

Il CIS, oggi potrebbe essere distrutto solo dal potere finanziario, titolare di garanzia ipotecaria sui lotti finanziati  e dal potere amministrativo del CIS che, invece, ha l’incarico di riscuotere le rate di Submutuo dalle aziende finanziate e non le versa al ceto bancario da oltre tre anni.

Perché?

Per proteggere l’eccessivo indebitamento di Interporto e Vulcano, ormai noto e pubblicato dalla stampa nazionale e confermato dai bilanci degli ultimi tre anni.

Questa è la triste conseguenza dell’interruzione della catena produttiva edilizia, determinata dal mancato ampliamento dell’ Interporto che aveva attrezzato le proprie strutture logistiche per una ulteriore crescita, impedita, purtroppo, dalla inadeguatezza del Porto di Napoli.

Il CIS paga il prezzo più alto in termini sociali ed individuali proprio per la sua struttura consortile, nel CIS paga l’uomo e non una struttura finanziaria.

Di fatto viene consentito dal ceto bancario che l’organo amministrativo, lo stesso che ha sospeso il pagamento del mutuo per oltre tre anni, deliberi di finanziare, in diverse occasioni, Interporto Campano per 39 milioni,  importi prelevati dagli incassi in conto mutuo.

Dove sono gli organi di controllo? Dove sono i consiglieri d’amministrazione? Hanno cognizione del danno procurato con eccessiva tolleranza o benevola condiscendenza?

Non vale a nulla affermare che se il CIS avesse pagato, avrebbe pagato male.

É una risposta stupefacente, buona solo per gli ignoranti!

Il CIS avrebbe dovuto vincolare sino all’ultimo euro incassato su un conto dedicato a disposizione del ceto bancario, effettivo creditore.

Qualsiasi uso diverso è arbitrario ed ingiustificabile ed inutile esercitarsi con pretestuose argomentazioni.

É lecito questo?

Ci sono soci costretti a pagare per non fallire, altri pagano solo per timore di dover subire l’azione fallimentare.

Questa clava violenta che la società ha agitato contro i suoi stessi soci è il segnale più rappresentativo della strategia amministrativa e della realtà contabile documentale.

Noi, soci aderenti al Patto di Sindacato di voto del CIS, abbiamo fatto di tutto per richiamare l’attenzione sulla nostra infelice condizione, ma nessun segnale di intesa e nemmeno di confronto viene raccolto.

La storia è questa, sotto gli occhi di tutti.

La manovra finanziaria tende a realizzare 100.000 mq di capannoni, da consegnare al ceto bancario per ottenere uno stralcio di 100 milioni dal debito residuo, che risulterebbe così ridotto a soli 79 milioni di euro con 700 milioni di garanzia ipotecaria. Verrebbe richiesto, inoltre, al ceto bancario di accollarsi 39 milioni di euro finanziati ad Interporto, per poter allineare l’effettiva esposizione debitoria dei soci adempienti sulla base degli effettivi pagamenti in conto mutuo effettuati in cassa CIS.

Per ottenere questo irrealizzabile risultato, la società non ha esitato ad attivare l’azione fallimentare contro i soci inadempienti, circa il 30% del totale finanziato, incurante del fatto che quei soci avevano onorato integralmente il contratto di leasing, rinviando il termine per esercitare il diritto di riscatto ed avevano pagato, almeno, una parte delle rate di mutuo scadute.

La manovra, considerata eternamente imminente, non si sblocca per il semplice motivo che i 100.000 mq non sono disponibili e le azioni fallimentari non producono più l’effetto previsto perché le sezioni fallimentari di vari Tribunali sono orientate a valutare che l’inadempimento delle sole rate di mutuo non comporta necessariamente lo stato di insolvenza dell’impresa.

É sintomatico il fatto che molti soci dichiarati falliti risultavano regolarmente affidati dalle stesse banche presenti nel Pool che ha erogato il finanziamento e questo dimostra che quelle aziende non si trovavano in stato di insolvenza.

Nella maggioranza dei casi quelle aziende avevano solo bisogno di una rimodulazione del piano di rimborso e della rinegoziazione del tasso d’interesse.

A questo proposito un utile e necessario contributo potrebbero ancora darlo le sedi locali di quelle banche, che conoscono bene il territorio e la qualità della clientela affidata.

L’organo amministrativo deve assolutamente prendere coscienza della situazione e modificare la manovra nell’interesse esclusivo della nostra società per garantire la continuità aziendale che risulterebbe fortemente compromessa da una ulteriore fase di stagnazione.

Molti nubi si addensano sul Cis, ferito a morte, da una politica troppo vincolata allo sviluppo dell’Interporto che ha mescolato diritti, pretese e aspettative individuali, principi costitutivi e necessità finanziarie di ogni singola società in un unico frullatore.

In questi mesi è stata alimentata una grande conflittualità tra i soci e l’organo amministrativo.

L’esercizio inappropriato dell’azione fallimentare ha provocato una reazione a catena con successivi coinvolgimenti in sede giudiziaria.

Chi è attaccato duramente, è costretto a difendersi sullo stesso piano, quello giudiziario.

La controversia investe principalmente la legittimità dei contratti di mutuo e submutuo, strettamente collegati e dipendenti.

Sulla questione dell’ipotesi di superamento della soglia del tasso d’interesse sino  a configurare il reato di usura, sono stati attivati due giudizi arbitrali, come previsto dalla clausola compromissoria dei contratti di leasing e di sub mutuo, con grande incertezza per una corretta individuazione della consistenza del debito.

Nei ricorsi presentati dai soci dichiarati falliti viene eccepita la nullità del contratto di mutuo per violazione  del divieto di patto commissorio che sarebbe dimostrata proprio dall’esercizio dell’azione fallimentare, tesa a riottenere la disponibilità dell’immobile finanziato con un’azione forte e destabilizzante per la vita dell’impresa.

Nei ricorsi presentati al Tribunale di Napoli da un gruppo di soci adempienti, che hanno chiamato in giudizio anche il ceto bancario, si eccepisce l’eccesso di garanzie che viene utilizzato per ottenere il pagamento senza corrispondente riduzione dell’esposizione ipotecaria.

Questo potrebbe determinare la richiesta di sequestro delle somme da pagare e già pagate per canalizzarle su apposito conto vincolato a riduzione delle singole esposizioni ipotecarie.

La perdurante sospensione dei pagamenti da parte del CIS, che dura da oltre tre anni, pone un pressante interrogativo sulla capacità della società di poter consentire il riscatto del bene, libero da ipoteche, a pagamento ultimato.

In sede fallimentare, le curatele, pur restituendo alla società i capannoni, anche per effetto del pegno sul contratto di leasing, sono orientate a sostenere che la proprietà sostanziale dell’immobile è attribuibile al socio fallito, in forza del contratto di leasing, ormai eseguito, avendo solo rinviato la facoltà di riscatto, facoltà unilaterale attribuita solo all’acquirente.

In parole semplici, da una parte c’è il debito per l’importo finanziato e dall’altra il credito di un contratto di leasing eseguito.

Come vedete le vicende e le ragioni rappresentate sono così controverse che richiederanno anni per trovare una certezza giuridica.

Non mi avventuro ad esprimere un parere su argomenti così complessi ma avverto il dovere di segnalare con fermezza che questo conflitto esiste ed è già risultano attivati alcuni percorsi giudiziari di accertamento con gravi rischi per la solidarietà sociale.

L’unica strada, sembra assurdo in questo clima così teso, è solo un ragionevole accordo fra base e vertice con il ceto bancario.

Se continueremo ad inseguire soluzioni estranee ai nostri interessi sociali, andremo a sbattere contro un muro invalicabile, senza nessuna speranza di superarlo.

Noi del Patto abbiamo espresso con chiarezza il nostro progetto, non può essere sottovalutato il nostro grido di allarme.

Nessuno potrà caricarsi sulle spalle le difficoltà e i rischi di una seria azione di ripianamento senza il consenso del ceto bancario.

In mancanza di un accordo entro giugno, l’unica ipotesi più probabile corrisponde a mettere in liquidazione la società o altro provvedimento analogo.

Giugno é vicino e la manovra, così come è prospettata, non risolve nessuno dei problemi giuridici evidenziati e non propone una solida aspettativa conservativa per la nostra società.

Occorre cambiare e subito e non solo programma ma anche approccio e metodo nei contatti e nei comportamenti, una vera rivoluzione copernicana.

Non possiamo fare di più se non remiamo tutti nella stessa direzione  e questo sia monito particolare per coloro che hanno un ruolo attivo nella conduzione e nel controllo della società.

Non si tratta di stabilire da che parte stare, perché esiste una sola parte nella quale collocarsi : nel Cis , solo nel Cis.

Ciascuno interroghi la propria coscienza.

LUNGA VITA al CIS

Emilio D’Angelo

Patto di sindacato di voto dei soci della Cis S.p.a.

La cultura dello ” scarto “.

Il 4 marzo ho avuto l’opportunità di essere presente all’udienza settimanale del Papa.

Francesco, commentando un passo del Siracide, dedicato all’onore dei genitori, ha allargato la riflessione sulla deriva culturale che tende ad affermare, sempre con maggiore insistenza, la cultura dello “scarto” di tutto ciò che invecchia.

La tendenza consumistica, che contrassegna sin dal secolo scorso l’atteggiamento ormai diffuso nei popoli occidentali, ha avuto una evoluzione negativa, affermando anche il consumismo delle idee e dei valori: ” lo scarto ” di tutto quello che non serve più ad una società che riconosce un solo valore: l’efficienza finanziaria.

È efficiente dal punto di vista finanziario solo ciò che puntella un enorme castello di “carte”.
Solo quelle carte valgono, come uno strano gioco che condivide le regole del        ” Risico” e quelle del “Monopoli”.
Un gioco che diventa tragico quando ti accorgi che dietro a quel mondo di carte si nasconde, impaurito, un uomo che soffre e, talvolta, muore.

Quel diabolico ingranaggio stritola tutto in nome del diritto di “scarto”, un diritto primordiale, quello che afferma il principio della prepotenza: homo homini lupus.
La teoria che l’uomo è lupo, non uomo, verso altri uomini fu anticipata da Plauto ma fu sviluppata dal filosofo inglese Thomas Hobbes ( 1588-1679) ed è alla base della sua concezione pessimistica e materialista della società umana.
Per Hobbes l’individuo segue solo le regole dell’egoismo utilitario che sono l’istinto di conservazione e quello di sopraffazione, un po’ quello che stiamo vivendo noi.

Per evitare una guerra di tutti contro tutti si è costituito un patto sociale: la società politica.
Al vertice dello Stato il potere sovrano, senza limiti né controlli.
Nello Stato, come nella natura, la forza crea il diritto.
È l’autorità, non la verità, la madre delle Leggi.

Vedete non é per caso che vi racconto questa straordinaria esperienza e non é un caso se mi si presenta l’occasione di rappresentare il mio dolore per quello che succede in casa nostra.

Ciascuno di Voi, in qualsiasi condizione si trovi, uomo o lupo, riuscirà a riconoscere nella cultura dello “scarto” la nostra storia: la storia del CIS.
Il lavoro, l’impegno i sacrifici di almeno due generazioni di soci si imbattono nella cultura dello ” scarto ” e viene rottamato un Cis ancora sano, ricco di energie e di risorse, un vecchio e saggio Cis per dare vita ad uno strano soggetto imprenditoriale.
Un Drago con sette teste che divora risorse ed immola l’origine della genesi ad una divinità finanziaria che annaspa in un cumulo di carte cercando una nuova luce e si perde nel buio più intenso.
Per oggi Vi lascio solo questa riflessione.
Basterebbe guardare indietro, cercare l’uomo, rimetterlo al centro del sistema e ripartire….

Sarà difficile?

Basta volerlo.

Vi ricordate del soldato Ryan?

Una buona notizia : il soldato Ryan ha saldato il suo debito ed ha ottenuto, come era suo diritto, la desistenza dall’azione fallimentare.

Ha dovuto pagare un contributo per le spese legali, solo quelle richieste dalla società, che potevano essere evitate, insieme al grande travaglio per aver subito un’azione così violenta e demolitoria.

Grazie a Dio, almeno  questa amara storia si è chiusa e speriamo dia un nuovo segnale al contesto sociale.

il Patto c’è.

Un cordiale saluto a tutti e un particolare augurio a tutte le Donne del Blog e del CIS.

Emilio D’Angelo

 

 

 

 

L’unica strada.

Una proposta largamente condivisa è l’unica strada percorribile per imprimere una svolta conclusiva alla complessa vicenda finanziaria che affligge il nostro CIS.

Cercherò di esporla con semplicità.

1) Revoca e nomina del consiglio d’amministrazione.

2) Criteri di formazione del nuovo consiglio.

Il nuovo consiglio dovrà essere ispirato ad un principio di ampia solidarietà sociale.

Dovrà prevedere la nomina da un minimo di sette ad un massimo di undici componenti.

I componenti potranno essere soci in condizioni di assoluta neutralità rispetto all’incaglio finanziario, professionisti di alto profilo e consolidata esperienza nel nostro contesto sociale, eventuali fiduciari del ceto bancario.

Il presidente sarà scelto dallo stesso consiglio, che potrà nominare un amministratore delegato o, ancora meglio, un comitato esecutivo.

Quanto esposto innanzi è condizione essenziale e prioritaria per realizzare un ragionevole piano di ripianamento finanziario.

3) Progetto sintetico di pianificazione finanziaria.

Concordare con il ceto bancario una definitiva moratoria di almeno sei mesi per la riorganizzazione amministrativa, salvo quanto precisato al punto successivo.

Il principio fondamentale da ripristinare è l’immediata ripresa dei versamenti da parte del CIS delle rate incassate a qualsiasi titolo, sia quelle correnti che quelle recuperate da debito scaduto, su un conto vincolato a disposizione del ceto bancario.

Il ceto bancario si impegnerà a riconoscere l’adempimento del singolo socio come eseguito a suo favore.

Sistemare le posizioni dei soci adempienti riconoscendo le somme versate al CIS per consentire l’effettiva emersione della quota di indebitamento a rischio.

Strutturare un rientro modulato, al massimo entro cinque anni, del credito per i finanziamenti da CIS ad Interporto.

Si potrebbe girare il credito pro solvendo al ceto bancario con gli interessi a carico di Interporto ed utilizzare il ricavato per la sistemazione della posizioni dei soci adempienti.

Immediata revoca di tutte le azioni fallimentari in corso.

Sostituire tale azione con l’esercizio di pegno del contratto di leasing per i soci morosi, lasciando un termine massimo di sei mesi per definire la propria posizione.

Istituire una efficace struttura di ricollocazione degli immobili disponibili, utilizzando, con il consenso dei soci inadempienti, un eventuale mandato a vendere del contratto di leasing ad una tariffa predeterminata da una commissione tecnica.

Concordare con il ceto bancario una ristrutturazione del contratto di mutuo che consenta di mantenere la naturale scadenza per i soci adempienti e preveda la possibilità di rifinanziare il residuo debito per quelli in difficoltà.

Questa ipotesi avrebbe un immediato impatto positivo sul valore di mercato immobiliare.

Definire un compromesso per l’abbattimento del tasso d’interesse e riportarlo ai valori di mercato.

Tentare una riduzione del contenzioso con i soci, intervenendo anche in sede fallimentare, nei limiti consentiti, per riabilitare i soci falliti.

Delegare un consigliere al contatto con le curatele per pianificare una sistemazione concordata delle singole posizioni incagliate.

Pianificare con attenzione le spese di funzionamento del Centro, verificare la consistenza e l’adeguatezza delle rate di condominio e provvedere, se necessario, ad istituire un fondo di solidarietà sociale dal quale attingere le risorse necessarie.

Questo è solo il quadro riepilogativo delle proposte che andranno implementate con il contributo dei tecnici.

Ci sarebbe tanto, tanto altro ancora da dire, soprattutto nell’ottica di rilancio ed ammodernamento dell’attività d’impresa delle aziende socie, con particolare riferimento al concetto di filiera, prevedendo la modifica della destinazione d’uso delle strutture immobiliari.

Lo farò un’altra volta, oggi sacrifico la mia naturale passione per ottenere una maggiore efficacia del messaggio.

Questa é la strada, in un modo o nell’altro é l’unica strada, e dovremo percorrerla.

Lunga Vita del CIS.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di voto dei soci della CIS S.p.A.

Le Idi di Marzo.

Cari soci,
avverto la precisa sensazione, quasi la consapevolezza che il mese di marzo sarà decisivo per il nostro futuro sociale.
Questo ci impone una scelta precisa che proibisce qualsiasi tentennamento, perché il tempo della riflessione é ampiamente scaduto.
Il 13 luglio 2014, nell’ultima assemblea ordinaria, dalla relazione del collegio sindacale emerse drammaticamente, per il secondo anno successivo, il rischio della continuità aziendale.
Perché ?
La nostra società, da oltre tre anni, ha sospeso il pagamento delle rate semestrali di mutuo nei confronti del ceto bancario e porta avanti una trattativa di ripianamento, essenziale per garantire la continuità aziendale.
Proprio per questo i soci aderenti al Patto Di Sindacato di voto si sono astenuti dall’approvazione dell’ultimo bilancio ma hanno condiviso la proposta di nominare un nuovo consiglio per un solo anno, al fine di interrompere l’imbarazzante situazione di prorogatio del precedente organo amministrativo.
Il Presidente Punzo ha più volte definita imminente l’approvazione della manovra di ripianamento, ma evidentemente non attribuiamo al concetto di imminenza la stessa valenza e, sta di fatto, che dopo otto mesi, la manovra non é stata ancora approvata dal ceto bancario.
Intanto prosegue l’applicazione della linea strategica di gestione amministrativa, fondata su una manifesta llegittimità: la società continua ad incassare le quote di sub mutuo dai soci adempienti, nonché quelle recuperate attraverso l’attività giudiziaria e non destina da tre anni i relativi e consistenti importi  alla riduzione dell’esposizione ipotecaria di ciascun singolo socio.
Questo indirizzo amministrativo risulta fortemente influenzato  dalla necessità di destinare, indebitamente, ingenti risorse a favore di Interporto Campano, con decisioni assunte in  evidente conflitto d’interesse ed in danno dell’interesse sociale, fortemente impegnato in una delicata fase di ripianamento.

La manovra, inoltre, così come é stata strutturata,  non tiene in alcun conto le effettive esigenze societarie.
Non asseconda, in alcun modo, l’improrogabile ed urgente necessità di una rimodulazione del contratto di mutuo, che avrebbe dovuto mirare ad una richiesta di allungamento del piano di rimborso, alla rinegoziazione del tasso d’interesse, alla definizione del contenzioso per la controversia sugli interessi anatocistico ed, infine, al rilancio immediato dell’attività di ricollocazione dei lotti disponibili, favorendo il sollecito ricambio d’utenza per quei soci, in evidente difficoltà strutturale.
L’obiettivo della manovra va proprio in direzione  opposta  e si propone di realizzare un blocco di 100.000 mq da consegnare al ceto bancario per ottenere una riduzione del debito di 100 milioni, a qualunque costo, pur esasperando l’attività di spossessamento dei lotti con il pericoloso esercizio dell’azione fallimentare, assolutamente inappropriata alle circostanze di fatto e di diritto nel  nostro contesto sociale.
Un altro punto fondamentale di crisi deve essere individuato nelle pretesa che il ceto bancario si accolli l’importo di circa 39 milioni di euro finanziati inopportunamente ad Interporto Campano.
Il ceto bancario, fortemente esposto con il Gruppo Cisfi-Interporto Campano-Vulcano Buono, non accetta questa richiesta, e tale rifiuto  profila un grave rischio per la congruità del debito dei soci adempienti, perché quell’importo é indispensabile per allineare i conti della debitoria residua dei soci adempienti agli effettivi pagamenti effettuati nelle casse del CIS.
Il Presidente, unica voce in un taciturno consiglio, raccoglie i soci in incontri mirati e riservatii ad una ristretta cupola, continua a negare il confronto leale, rifiuta qualsiasi proposta di compromesso, e continua a ripetere, come un disco incantato su un solco ormai rotto :”  la definizione è imminente, l’accordo c’è, manca solo la firma,” ma quale accordo ?

“Un accordo ostile”, come pubblicato sulla stampa specializzata, prevede la nomina, entro marzo, di un amministratore delegato, indicato dal ceto bancario, in Interporto  Campano e questo, in termini semplici, significa che il Presidente Punzo potrebbe perdere il controllo amministrativo di quella società, con il consenso del Presidente della Cisfi, azionista di maggioranza.

Nell’ambito di un complesso disegno di ripianamento delle diverse posizioni incagliate, il ceto bancario ha varato un progetto di costituzione di una struttura finanziaria nella quale collocare tutte le posizioni da monitorare.

In questa direzione ha anche provveduto a nominare un nuovo amministratore delegato anche per NTV, società partecipata dallo stesso Presidente Punzo in misura del 10% in compagnia con il dr. Luca Cordero di Montezemolo, v.presidente UNICREDIT ed il dr. Diego Della Valle, imprenditore di fama internazionale .

Grandi manovra nell’alta Finanza , ma, scusate, noi mica ci entriamo?

Forse siamo solo l’Agnello da immolare all’altare del dio Finanza per salvare Interporto.

L’occhio lungo della Finanza vede il Gruppo indebitato per 700 milioni di euro, dei quali solo  198 in capo al CIS per un residuo mutuo ripartito fra circa trecento aziende socie con una garanzia ipotecaria di oltre 700 milioni di euro, ci mette poco a capire dove fondare la pretesa di un ragionevole recupero dell’esposizione creditoria.

La resistenza l’avrebbe dovuta esercitare il nostro organo amministrativo, ma la contemporanea presenza al vertice di Cis ed Interporto dello stesso Presidente Punzo ha confuso i differenti interessi, amministrandoli come se rappresentassero un unico interesse comune con naturale inclinazione verso Interporto, il nuovo che avanzava prepotente.

Errore fatale per il nostro CIS!

Per la nostra societá, invece, grazie al vincolo consortile socio-utilizzatore, non si potrà mai verificare la stessa ipotesi di nomina coatta di un amministratore imposto dal ceto bancario. Va, però, considerato con grande cautela che la prevista assegnazione  di 100.000 mq al ceto bancario, un terzo del CIS, profila inquietanti interrogativi sulla sorte del sistema, sottoposto ad un duro attacco speculativo, in previsione della realizzazione di una zona Franca con ” marca ” Interporto- Punzo e bad company in area Cis con il consenso motivato della finanza di relazione.

Nel mese di marzo dovremo necessariamente individuare un intervento efficace sul consiglio d’amministrazione e sul collegio sindacale che dovrà avere forza e capacità di modificare l’attuale indirizzo amministrativo, individuando, se sarà necessario, anche le responsabilità della nostra attuale condizione.

Se non ne saremo capaci di imprimere una svolta consapevole all’attuale indirizzo amministrativo,  temo che non potremo più sperare in una Lunga Vita al CIS.

Noi lotteremo  fino in fondo ma solo se riusciremo ad esprimere una grande solidarietà sociale, potremo fare emergere  la verità ed assicurare una ….

Lunga Vita al CIS.

Le Idi di marzo, nel calendario Romano il 15 di Marzo, maggio, luglio ed ottobre ed il 13 degli altri mesi.

Un giorno funesto che ricorda la congiura ordita da giovani patrizi, nella quale fu pugnalato a tradimento, nelle aule del Senato, il grande Cesare il 15 di marzo  del 44 A.c.

Non vorrei che una nuova congiura di vecchi patrizi della nuova Nobiltà finanziaria possa pugnalare a tradimento il grande e nobile CIS.

Aspetteremo sino alle Idi di Marzo.

Mai  dire mai.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di Voto dei soci della Cis S.p.A.

Contratto di finanziamento

Riporto alcuni spunti rilevati dall’esame del contratto di finanziamento, quello che amo definire il contratto madre.

Considerata la consistenza e la complessità del Contratto mi limito ad evidenziare alcuni punti relativi al solo articolo  1) perché in tale articolo sono state stabilite le regole interpretative ed i principi fondanti dell’architettura finanziaria.

Dalla lettura di questo stralcio, anche al più sprovveduto socio, apparirà chiaro quanto segue.

A) La costituzione di un Gruppo era prevista nel Piano di Riorganizzazione, attraverso il meccanismo di scissione, successivamente disatteso.

Allo stato la definizione di Gruppo rimane quella identificata proprio in questo CONTRATTO, ovvero può considerarsi società del gruppo quella che detiene una quota di partecipazione pari o superiore al 51>%.

Circostanza questa che esclude in maniera definitiva l’ipotesi che Cis sia una società di un Gruppo CIS-INTERPORTO ed impedisce,quindi, ogni forma di finanziamento con la giustificazione che trattasi di operazioni infra-gruppo.

B) Altra riflessione importante riguarda la cessione dei crediti a favore del ceto bancario ed il conto pignoratizio.

Ci si domanda perché il ceto bancario non abbia esercitato il diritto di cessione del credito per i soci adempienti, veicolando i pagamenti sul conto pignoratizio.

Questa circostanza, unitamente al negativo effetto dei prestiti deliberati a favore di Interporto, attingendo proprio da quelle risorse passanti e con vincolo di destinazione, ha provocato un gravissimo danno ai soci adempienti, che si trovano, ora, nella necessità di sperare in una incerta “manovra”per recuperare i propri diritti.

C) Effetti sostanzialmente pregiudizievoli.

Appare evidente che in oltre tre anni si sono verificati e ripetuti gravi effetti pregiudizievoli, così come sono stati definiti nel presente Contratto, con particolare riferimento alla gestione degli incassi e pagamenti proprio di questo Contratto di Finanziamento( pag.10) ed ai richiamati finanziamenti da CIS a INTERPORTO.

Non pare che il ceto bancario abbia vigilato scrupolosamente sulla negatività dell’evoluzione contabile.

Forse perché l’alta copertura ipotecaria sul residuo debito della nostra società ha consentito di sviluppare altre ipotesi di ripianamento tese a garantire prevalentemente la forte esposizione di Interporto, Cisfi e Vulcano, assecondando il disegno dell’organo amministrativo della nostra società.

Lascio a Voi soci le mie riflessioni e qui di seguito riporto quanto annunciato in premessa.

……………………………………………………………………………………………………………………………………………

CONTRATTO DI FINANZIAMENTO

Repertorio n.51362  Raccolta n.13932 in data 18.12.2004 innanzi al notaio, dott, Sabatino Santangelo dei distretti riuniti di Napoli, Torre Annunziata e Nola.

Si sono costituiti:

Da una parte:

UNICREDIT Banca MEDIOCREDITO S.p.A

UNICREDIT Banca d’impresa S.p.A.

SANPAOLO BANCO DI NAPOLI S.p.A.

MONTE DEI PASCHI DI SIENA S.p.A.

Dall’altra:

C.I.S. S.p.A. ( in qualità di beneficiaria, la Società), in persona di Giovanni Punzo.

Nonchè, quale terzo datore di pegno su crediti:

INTERPORTO CAMPANO S.p.A. Società soggetta all’attività di direzione e coordinamento di CISFI S.p.A.

In persona di Giovanni Cacace ( Interporto).

Premesso:

che  la Società ha chiesto alle Banche Finanziatrici un Finanziamento fino ad un massimo di…………  al fine di:

Estinguere integralmente i Mutui ipotecari; Fornire risorse finanziarie ai soci; Soddisfare le proprie esigenze di capitale circolante.

Art.1 Interpretazioni

Pagina 5 :

CESSIONE CREDITI indica i contratti stipulati dalla Società con le Banche Finanziatrici, con cui la società cede in garanzia  alle Banche Finanziatrici i crediti da essa vantati nei confronti dei soci e derivanti da Submutui…..

Pagina 6:

CONTO VINCOLATO indica  il conto corrente n… Intestato alla Società ed acceso presso UNICREDIT … Il cui saldo creditorio è oggetto del Pegno Conto.

CONTRATTI RELATIVI AGLI IMMOBILI indica i contratti di leasing immobiliare stipulati tra la  società e i propri soci e relativi agli immobili.

CONTRATTO SOCI indica ciascuno dei contratti sottoscritto dalla Società è da ciascun socio con cui:

I) la società concede al socio il relativo submutuo

II)viene prorogato il termine è per l’esercizio da parte dei soci del diritto di riscatto inerente ai Contratti relativi agli immobili ad una dat successiva alla data di scadenza e

III) i Soci accettano per iscritto la Cessione dei Crediti e rinunciano a far valere qualsiasi eccezione di compensazione nei confronti della Società.

Pagina 7

CREDITI indica tutti i crediti oggetto del Pegno Crediti, sino ad un massimo di 60 milioni derivanti o che possono derivare in capo ad Interporto.

CREDITORI GARANTITI  indica collettivamente le Banche Finanziatrici e l’Agente.

DATA di scadenza indica il 31 dicembre 2017

DEBITORI pignoratizi indica i debitori ai sensi dei contratti di locazione  meglio identificati nell’allegato 13)

Pagina 7/8

DOCUMENTI FINANZIARI:

Il presente contratto

Un certificato di trasferimento

La lettera delle commissioni

La cessione dei crediti

Il Pegno sui titoli di Sta

L’ipoteca relativa al secondo utilizzo

Le istruzioni irrevocabili

Qualsiasi altri contratto o documenti designato come tale e sottoscritto dalla Società e dall’Agente.

EFFETTO Sostanzialmente Pregiudizievole indica le conseguenze, dirette o indirette, di qualsiasi evento che possa influire negativamente in misura rilevante

a) sulla situazione patrimoniale, economica,finanziaria della Società o del Gruppo

b) sulla capacità della società di far fronte alle proprie obbligazioni di pagamento e di rispettare gli impegni di natura finanziaria.

EURIBOR indica, in relazione a qualsiasi importo dovuto dalla Società ai sensi dei documenti finanziari ed in relazione al quale, per un determinato periodo di tempo, maturano interessi.

Il tasso di riferimento risulta essere EURIBOR a 6 mesi.

GARANZIE, indica qualsiasi diritto reale di garanzia

Pagina 9

GRUPPO: indica la Società e ciascuna delle controllate di cui la Società detenga una partecipazione pari o superiore al 51%.

IMMOBILI RELATIVI AGLI ATTI DI IMPEGNO INIZIALE indica le proprietà immobiliari costituite dagli immobili facenti parte del complessi commerciale di Nola oggetto dell’ipoteca, insieme a tutti i diritti , azioni, servitù, pertinenze, aumenti…

IMMOBILI RELATIVI ALL’ATTO DI  IMPEGNO RESIDUALE indica le proprietà immobiliari, come descritto sopra, relative all’eventuale secondo utilizzo.

INDEBITAMENTO FINANZIARIO indica qualsiasi indebitamento relativo a :

FINANZIAMENTI  E PRESTITI.

Obbligazioni e titolo di crediti emessi in qualsiasi forma.

Contratti di locazione finanziaria Cessioni di beni o cessioni di crediti.

Pagamento differito del prezzi di acquisto di beni o servizi superiore a 180 giorni.

Operazioni in derivati.

QUALSIASI ALTRA OPERAZIONE CHE POSSA ESSERE ASSIMILATA AD UN FINANZIAMENTO O PRESTITO.

Qualsiasi garanzia, manleva o impegno simile.

Pagina 14

PIANO  di riorganizzazione indica il piano di riorganizzazione descritto nel documento di cui all’allegato 6 ; tutte,e attività ed operazioni ordinarie e straordinarie necessarie all’implementazione ed esecuzione del medesimo e per il raggiungimento della struttura del Gruppo……

Pagina 16

SOCI indica tutti i soci che hanno sottoscritto l’Atto di Impegno iniziale ovvero quello residuale….

SUBMUTUI indica i finanziamenti che saranno con essi dalla Società ai soci  fino ad un importo massimo di ….

T.U.B. Indica il Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (D.L.n.385 del 01.09.93).

…………………………………………………………………………………………………..

Abbiamo preferito non pubblicare integralmente il Contratto di Finanziamento che per la sua complessità si presta ad una attenzione professionale specializzata.

Eventuali professionisti che desiderano avere copia integrale del Contratto possono richiederla all’Archivio Notarile del Distretto di Napoli, Torre Annunziata e Nola.

Diversamente possono richiedere una copia informale  a noi via email:

pattodisindacatocis@gmail.com

Mi scuso per la lunghezza dell’articolo, ma la complessità degli argomenti richiedeva una precisa articolazione.

Emilio D’Angelo

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