Nuovo Statuto, ma avete capito bene?

Vi viene in mente un episodio raccontato da Alessandro Manzoni nel più bel romanzo italiano: “I promessi sposi”.

La trama del romanzo è ambientata in quel ramo del lago di Como nel 1630.

Renzo e Lucia, due semplici popolani, si innamorano e vogliono coronare il proprio sogno convolando a giuste nozze.Un signorotto del luogo, Don Rodrigo, ha messo gli occhi sulla dolce fanciulla ed impedisce in tutti i modi  il matrimonio, senza farsene alcuno scrupolo.

Renzo viene consigliato da tutti i parenti di rivolgersi ad un importante avvocato a Milano per chiedere protezione e parte dal suo paesello con due bei capponi da regalare al dottore Azzeccagarbugli.

Giunto a Milano dopo un lungo viaggio, aspetta il suo turno per essere ricevuto ed una volta entrato nello studio del “dottore” , tappezzato di libri e pergamene, comincia a raccontare la sua storia.

Il dottore ascolta e rivela una grande partecipazione per questa grave prepotenza subita dai giovani, individuando subito gli strumenti di legge, allora si chiamavano “grida” ,per punire il responsabile.

Renzo sorrideva, ormai sicuro di aver trovato giustizia, ma improvvisamente la situazione mutò, quando il dottor Azzeccagarbugli  domandò il nome del prepotente.Renzo rispose: Don Rodrigo, e il gelo scese nello studio.

Il dottore, sbiancato in volto con la sua palandrana nera, assunse un aspetto spettrale e cominciò a farfugliare leggi e “grida” in latino antico, non si capiva niente se non la volontà esplicita di non farsi capire.

Renzo perse la pazienza e gridò con rabbia: ma che è questo parlare in “latinorum”?

Afferrò i capponi e ritornò al paesello sconfortato, consapevole che non poteva fronteggiare questa prepotenza.

Vedete, questa mattina, all’alba sono entrato nel mio studiolo e ho messo mano al confronto fra i due statuti del Cis, quello vigente e quello da approvare, aulicamente chiamato Allegato 3.1 (v) PARTE SECONDA -NUOVO STATUTO con tanto di sigillo del notaro Andrea De Costa di Novate Milanese.

Comincio dall’articolo 6, la mia fissazione, quello che rappresenta le fondamenta della nostra società consortile, quello nato alla costituzione per mano del notaro Canio Restaino, di casa nostra, nel 1977:

Le azioni possono appartenere solo a persone fisiche o giuridiche che divengano contestualmente promissari acquirenti o acquirenti di lotti del CIS.

La partecipazione azionaria deve essere  proporzionale alla entità dei lotti posseduti.

In nessun caso poteva esistere un socio senza capannone o un capannone che non fosse posseduto da un socio.

Ora, nel nuovo statuto sottoposto all’approvazione nella prossima assemblea ,è stato aggiunto il comma 6.13 che dice:

Non trovano applicazione le disposizioni contenute nell’intero articolo 6 nel caso di operazioni di qualsiasi tipo, aventi oggetto azioni e/o capannoni, detenuti a qualsiasi titolo dal CIS,  effettuate o da effettuarsi al fine di implementare piani industriali a servizio di operazioni di ristrutturazione dell’indebitamento finanziario della società.

In parole semplici, non solo perdiamo 100.000 mq di capannoni, un terzo del CIS, non solo rinunciamo a qualsiasi diritto o vantaggio sul differente impiego di questa vasta area immobiliare, ma perdiamo pure ogni diritto d’intervento sul piano industriale, circa la conformità dell’impiego alla nostra strategia societaria.

Se ciò non bastasse a convincervi dell’assoluta necessità di resistere, Vi prego di riflettere su due aspetti di tipo finanziario.

In caso di inadempimento dei soci in conto mutuo, secondo un criterio di equità, ognuno dovrebbe rispondere in garanzia con il proprio capannone, ora noi consentiamo la disponibilità e l’impiego degli immobili corrispondenti alle posizioni morose e dovremmo chiudere i conti, ma non è così, perché ci ritroveremo a vita i vincoli imposti dai diritti degli Strumenti Finanziari Partecipativi che attribuiscono  la governance ai possessori degli stessi ed introducono un diritto di veto che di fatto espropria l’assemblea da ogni facoltà.

Questo è solo la modifica dell’articolo 6……

Se leggete l’ordine del giorno della parte straordinaria, Vi accorgerete che viene proposta all’approvazione  la modifica degli articoli:

6 (capitale, azioni, partecipazioni) 12 (assemblee) 13 (modalità di convocazione) 14 (intervento in assemblea) 18 (quorum assembleari) 20 (sistema di amministrazione) 21 (norme di funzionamento del consiglio d’amministrazione) 22 (poteri dell’organo amministrativo)25 (Controllo della società) 28 (utili) 29 (Foro) 30 (scioglimento e liquidazione).

Inoltre vengono introdotti gli articoli 11 Bis (Strumenti finanziari partecipativi) e 19 Bis ( Assemblea generale SFP e Assemblea Speciale di Categoria)

Io sinceramente non lo so se i nostri consiglieri e il Presidente  hanno capito bene quello che hanno deliberato oppure se sono stati pure loro a Milano da qualche erede del dottor Azzeccagarbugli e questo  ha chiarito loro tanto bene il progetto, al punto da convincerli.

Quello che so, però, con certezza, che se mi trovassi a Milano e sentissi parlare il nuovo latinorum, il linguaggio algoritmico della finanza creativa, mi riprenderei di corsa i miei due capponi e tornerei al paesello…

Guagliù, a Napule ricimme: ” ca’ nisciune è fess”

ma è o’ver’?

Lunga Vita al Cis.

Emilio

statuto-cis-16-07-2008

nuovo-statuto-cis-proposto

no-alle-modifiche-dello-statuto-del-cis

 

Clicca qui per commentare

 

 

 

 

CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA ORDINARIA E STRAORDINARIA DEI SOCI.

Finalmente, dopo 18 mesi di ingiustificabile attesa, l’Assemblea ritornerà in possesso, per una sola sera, dei poteri delegati al consiglio d’amministrazione.Potrebbe essere l’ultima sera, dopo trent’anni di storia, di sacrifici, di fedeltà e di onore.

SI, potrebbe essere l’ultima volta che voteremo senza le catene di un potere finanziario che ci vuole sottrarre tutti i nostri diritti sociali in cambio di un adempimento dovuto, legittimo e sacrosanto:

il rispetto del contratto di leasing che i soci adempienti, la maggioranza, hanno regolarmente pagato, pur gravato di oneri finanziari, interessi e derivati fuori ogni misura.

Stanotte Vi scrivo col cuore, dopo mille notti insonni, per gridare con convinzione :

No, No, No, alle modifiche dello Statuto.

Voglio 300 leoni, trecento appassionati mercanti, un popolo che va da Piazza Mercato a San Giuseppe Vesuviano, attraverso le pendici del nostro Vero Vulcano, un popolo che si ribelli a questa pletora di consulenti e professori della finanza creativa, un popolo che riconosca il martirio finanziario al quale viene sottoposto il CIS per salvare Interporto Campano.Sono 740 milioni di debiti accumulati dal Distretto oltre i 140 di Vulcano ovvero 880 milioni di debiti!

Tutto il progetto industriale si fonda sul recupero di una vasta area di 100.000 mq di capannoni, un terzo del CIS, che sarà destinata al COMPATTAMENTO ed alla RICONVERSIONE INDUSTRIALE  IN AREA INTERPORTO.

DAL PIANO INDUSTRIALE NOI SOCI SIAMO ESCLUSI.NON AVREMO PIÙ ALCUN TITOLO PER INTERVENIRE E CI VIENE RICHIESTO IL CONSENSO PREVENTIVO A DEROGARE PER QUEST’AREA L’ARTICOLO 6 DELLO STATUTO:

L’ARCHITRAVE DELLA NOSTRA STRUTTURA SOCIALE.

QUEL VINICOLO CONSORTILE CHE CONSENTE IL POSSESSO IMMOBILIARE NEL CIS SOLO A CHI È SOCIO CON QUOTE  PROPORZIONALI AI METRI POSSEDUTI.

Quel vincolo fu introdotto sin dalla fondazione del CIS nel 1977, ancora prima della costruzione, da un cultore del diritto, un uomo giusto, il mai tanto compianto Notaio CANIO RESTAINO.

IL POPOLO DEL CIS, FONDATORE DEL DISTRETTO, ASSE PORTANTE DI OGNI INIZIATIVA DEL TERRITORIO, NON CEDERA” MAI IL VINCOLO CONSORTILE AL POTERE FINANZIARIO CHE OGGI, CON PREPOTENZA INGIUSTIFICABILE CHIEDE DI SACRIFICARE LA NOSTRA STORIA  ALL’ALTARE DI INTERPORTO.

EMILIO D’ANGELO.

PATTO D’ONORE PER IL CIS.IL COMITATO DEL NO!

ADERITE COMPATTI ALLA PROSSIMA ASSEMBLEA!

NON DATE DELEGHE IN BIANCO A NESSUNO.

PRESSO IL PALAZZO DEI SERVIZI DELL’INTERPORTO DI NOLA 

IN PRIMA CONVOCAZIONE il 22 DICEMBRE 2016 ore 18:00 ed occorrendo 

IN SECONDA CONVOCAZIONE il 23 DICEMBRE 2016 ore 23:00

SI RACCOMANDA LA PRESENZA IN PRIMA CONVOCAZIONE.

SEGUIRANNO ULTERIORI INFORMAZIONI E COMMENTI.

BUONA SECONDA DOMENICA D’ AVVENTO.

 assemblea-cis

Sembra scritta ieri , ha più di dieci anni.

Ai consiglieri d’amministrazione del CIS SPA

Cari colleghi,
prima d’indirizzare questo mio lavoro ai soci del CIS, trovo utile e coerente con i miei principi di lealtà, sottoporre a Voi queste considerazioni, anche perché ho sempre riconosciuto in Voi onestà, intelligenza ed amore per il CIS.
Talvolta alcune scelte non sono state condivise, ma sempre ha regnato il rispetto per le reciproche opinioni.
Spesso abbiamo condiviso opinioni per amore di unità e concordia, sacrificando i nostri principi.
Nessuno è migliore dell’altro, ciascuno è a modo suo un appassionato sostenitore del nostro CIS.
Con passione e lealtà ho servito il CIS per nove lunghi anni, nella qualità di componente del consiglio d’amministrazione.
Servo e mai servile, ho deciso di rinunciare alla carica il 24 giugno 2004 quando il CIS ha imboccato una strada diversa, che non ho mai condiviso durante l’esercizio della carica nel precedente triennio.
Ed è proprio la mia modesta opinione che tento di rappresentare con questo lavoro per fornirVi l’occasione di elaborare delle semplici riflessioni che possono tornare utili per affrontare i prossimi anni con qualche convinzione in più e qualche dubbio in meno.
Voglio sgombrare subito il campo da un primo dubbio che potrebbe insinuarsi sull’opportunità o sulla tempestività di queste osservazioni.
Mi sembra necessario per creare un clima di fiducia e chiarezza; anche perché questo lavoro non è “contro” qualcuno ma solo a “favore” del CIS , delle aziende socie e del suo organo amministrativo; non rappresenta un’azione d’attacco ma un’azione di difesa di quel patrimonio culturale e genetico che appartiene a tutti noi nella sua specificità e si propone, come unico fine, di stimolare un confronto sicuramente necessario.
Per quanto attiene alla tempestività della contestazione, Vi ricordo che, nell’assemblea straordinaria del 24 giugno 2004, dalla modifica dell’oggetto sociale dipendeva l’applicazione del mutuo richiesto e deliberato a favore delle aziende socie: un’occasione importante per la crescita del Sistema Cis, che non intendevo assolutamente mettere a rischio con una malintesa rappresentazione della mia opinione.
In quell’assemblea mi limitai ad esprimere voto contrario alla modifica dell’oggetto sociale che abrogava quello vigente sin dalla costituzione e riduceva l’attività prevalente della società solo al ramo finanziario.
Sia chiaro, non ero affatto contrario alla proposta del finanziamento che il CIS, se rimarrà tale ,sono certo ha piena capacità di restituzione, pur nella sua notevole consistenza.
Il fatto che alcune aziende socie, e la mia fra queste, non erano interessate ad utilizzare questo finanziamento, non limitava assolutamente il mio interesse sociale al conseguimento dello stesso, per quello principio di solidarietà consortile che ho sempre espresso con ferma convinzione.
Il punto di forte dissenso, già manifestato ampiamente in seno al consiglio d’amministrazione, deve essere individuato sulle modalità di accesso al finanziamento e sullo scopo che si prefigge di conseguire.
L’esame delle modalità contestate potrebbe generare inutile polemica e devierebbe il discorso dalla sua essenzialità, che riguarda, invece, lo scopo reale che si prefigge l’intera operazione.
Questo mutuo viene definito mutuo di scopo, perché fu richiesto ed ottenuto per le imprese socie del CIS, dando in ipoteca i singoli capannoni, per lo sviluppo delle proprie imprese ma con la finalità
di realizzare un Gruppo CIS – INTERPORTO, controllato da una società capogruppo nella quale confluiranno tutti i valori che si sono sviluppati nel distretto: CIS, CISFI, INTERPORTO, VULCANO elencati in rigoroso ordine cronologico di “nascita”.
Sino ad oggi il nostro era un gruppo di fatto, attraverso una consistente partecipazione azionaria del CIS al capitale azionario della CISFI ( 15.30% = euro 4.359.743) e dell’Interporto Campano direttamente in maniera irrisoria (0,19% = euro 51.646).
Considerato che il capitale sociale del CIS ammonta a euro 26.008.819,20 la percentuale d’incidenza della partecipazione al gruppo di fatto risulta essere pari al 16,76%
L’operazione in corso, definita di riassetto del gruppo, tende a far confluire i valori accumulati in venti lunghi anni di attività del CIS, in un centro decisionale di impieghi che riunisce tutte le attività esistenti nel distretto: Cis, Interporto e Vulcano e svilupperà nuove iniziative con la meritoria finalità di veder ben remunerate le nostre singole partecipazioni azionarie, a condizione che le stesse possano essere liberamente immesse sul mercato.
Per realizzare questo scopo è stato proposto ed approvato un progetto di scissione della CIS SPA.
Il capitale sociale della CIS è suddiviso in 50.016.960 di azioni del valore nominale di euro 0,52 cadauna.
Tali azioni per ferrea disposizione dello Statuto vigente, prima della scissione, potevano essere intestate solo ad Aziende socie in rigida proporzione ai metri quadrati a qualsiasi titolo posseduti, quali conduttrici di contratto di leasing immobiliare o proprietarie a seguito dell’esercizio del diritto di riscatto.
La prima considerazione spontanea è quella relativa alla ragione che allora ci indusse a disegnare quel vincolo così forte fra le aziende socie ed i rispettivi immobili utilizzati per l’impresa commerciale, mediante il possesso della partecipazione societaria.
Tale principio è ancora una volta ribadito nei contratti di leasing ed addirittura nei contratti traslativi della proprietà in caso del previsto riscatto, al punto di prevedere una clausola risolutiva espressa, ex art.1456 c.c., in caso di inadempimento per la separata cessione delle azioni rispetto a quella degli immobili.
In parole semplici queste azioni in quel regime statutario e contrattuale non risultavano commerciabili separatamente, pena la perdita degli immobili, che la società avrebbe potuto vendere in danno delle aziende socie nel caso di inadempimento.
Ebbene questo principio per un ventennio ha avuto una funzione di tutela straordinaria, assicurando sviluppo alle nostre imprese e garantendo la qualità degli imprenditori associati.
Ha, inoltre, reso possibile realizzare con una corretta gestione amministrativa un notevole patrimonio sociale che rappresenta una piattaforma comune indispensabile per sviluppare iniziative specifiche al servizio della nostra vocazione imprenditoriale.
Per effetto della scissione il capitale sociale risulterà così ripartito :

TOTALE CIS SPA CIS SERVICE CIS CAPOGRUPPO

VALORE AZIONE 0,52 0,40 0,11 0,01

CAPITALE 26.008.819 20.006.784 5.501.865 500.169
100% 77% 21% 2%
PATRIMONIO
59.593.594 47.211.880 11.349.905 1.031.310
100% 79% 19% 2%

Occorre considerare che le attribuzioni fatte alla CIS SERVICE sono aree comuni, beni primari destinati alla funzionalità del centro che per loro natura hanno un valore immobiliare non commerciabile: rete viaria, cabine multimediali, piazzali destinati a parcheggio, aree destinate al verde, servizi sportivi ed altro come da specificata distinta allegata al progetto di scissione. Anzi va considerato che tali beni sono soggetti all’usura nel tempo ed abbisognano di regolare manutenzione per garantire il necessario decoro del Centro.
Guardiamo, ora, lo Statuto della Cis Service, che appare allo stato la società deputata, come si legge in sigla sociale, a garantire i servizi per il Centro, essenziali per quella che viene definita e riconosciuta come “città dell’ingrosso”.
Osserviamo ora gli aspetti pregnanti dei rispettivi statuti allegati al progetto di scissione, approvato in assemblea .
CIS SERVICE
ARTICOLO 4 : OGGETTO SOCIALE
La società ha per oggetto la gestione,l’amministrazione e la manutenzione del CENTRO CIS.
ARTICOLO 6 : CAPITALE- AZIONI – CIRCOLAZIONE DELLE PARTECIPAZIONI
6.2 Le partecipazioni possono appartenere e sono trasferibili solo
solo a persone fisiche o giuridiche che siano proprietarie o intestatarie di contratti di locazione finanziaria di capannoni commerciali…….
6.3 non può sussistere l’ipotesi di un soggetto fisico o giuridico che non sia socio senza essere nel contempo proprietario o intestatario di contratto di leasing immobiliare di un lotto…
6.4 La partecipazione azionaria è proporzionale all’entità dei lotti.
Segue clausola di gradimento.
Confrontiamo in parallelo lo Statuto previsto per la CIS scissa, casa madre, origine e fine di tutti i nostri specifici interessi d’impresa :
ARTICOLO 4.1 : OGGETTO SOCIALE
La società ha ad oggetto, nei confronti dei propri Soci o di soci di controllanti,controllate o collegate,l’esercizio dell’attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma, escluso il rilascio di garanzie,nonché di locazione finanziaria.
ARTICOLO 9.1 : TRASFERIMENTO DELLE AZIONI
Il trasferimento delle azioni etc. sono sottoposti al gradimento motivato dell’organo amministrativo.. seguono norme di gradimento.

A questo punto si osserva che la società con il patrimonio meno consistente ( 19 % ) detiene le maggiori incombenze per la gestione Funzionale del Centro, motore di sviluppo per le singole attività d’impresa; quella, invece, con il patrimonio più consistente (79%) gestisce solo l’attività finanziaria, che si estrinseca quasi esclusivamente nella gestione dei mutui ai capannoni dei soci dati in garanzia.
Per effetto di tale impostazione finanziaria il patrimonio complessivo destinato a presidio delle imprese associate, in origine vincolato all’entità dei lotti attraverso l’intrasferibilità delle azioni separatamente dagli stessi, verrà liberato sul mercato nella misura del 79% , lasciando il vincolo metri-azioni solo in testa alla Cis Service, nella misura del 19% del patrimonio complessivo, tenuto conto del 2% delo stesso trasferito alla capogruppo.
Vi domando chi si preoccuperà di assistere il Cis Spa nella sua originaria e consolidata attività di sviluppo che risultava, invece, garantita dallo STATUTO SOCIALE, sin dalla fondazione, ed espressa con chiarezza allo stesso articolo 4 , malauguratamente abrogato quel famoso 24 giugno 2004 :
“La società ha per oggetto la realizzazione di un centro attrezzato per IL COMMERCIO ALL’INGROSSO …allo scopo di favorire una razionale distribuzione commerciale e l’adeguamento della rete di vendita…
ARTICOLO 6 : le azioni possono appartenere sono trasferibili soltanto a piccole e medie imprese commerciali che divengono contestualmente promissori acquirenti, anche a mezzo di locazione finanziaria…
La partecipazione azionaria deve essere proporzionale all’entità dei lotti….”

Vi ho proposto un semplice riesame del nostro DNA riportando rigorosamente i termini giuridici dell’intesa posta a fondamento della nostra impresa : la storia è maestra di vita .
Quella storia è stata costruita giorno dopo giorno, nelle nostre singole imprese, bene primario, fine ultimo dell’intero progetto e solo noi possiamo decidere di mutare un progetto che ci appartiene intimamente perché Vi abbiamo impegnato la nostra vita e quella dei nostri figli.
Nessuno, nemmeno i più titolati consulenti, con tutto il rispetto, possono scegliere al posto nostro quale missione intendiamo svolgere nei prossimi anni.
Non è in discussione la buona fede di chi ci propone di confonderci in un grande gruppo con esaltanti progetti in un’area oggettivamente diversa da quella che ci appartiene.
Il CIS è “ in atterraggio “ solo se perde la propria identità, se smarrisce la propria vocazione strutturale, se non implementa l’attività di sviluppo specifico con la ricerca di nuovi mercati e nuovi metodi di far mercato.
Se questa strada viene stata smarrita, non la ritroviamo continuando ad inseguire matrimoni incestuosi con imprese che sviluppano il disegno della grande distribuzione, in esatta contrapposizione con il nostro ruolo di imprenditori all’ingrosso al servizio della piccola e media distribuzione.
Ricerca dei mercati, organizzazione esterna di vendita, sviluppo della collaborazione con l’artigianato attraverso l’istituzione di scuole di formazione professionale, franchising, negozi diretti, fidelizzazione della clientela: questi sono obiettivi concreti alla nostra portata per sviluppare la funzione di servizio delle nostre imprese, senza smarrire la nostra funzione.
Noi oggi stiamo importando miseria ed esportiamo ricchezza e non è difficile immaginare che in mancanza di un progetto serio di sviluppo finiremo per essere aggrediti da quella miseria in maniera irreversibile, come è accaduto già per i maggiori distretti produttivi del Centro-Nord.
Ecco perché Vi propongo una seria riflessione sull’opportunità di trasferire il nostro patrimonio comune in un Gruppo che certamente ci remunererà lautamente la nostra partecipazione azionaria ma ci priverà delle risorse necessarie per sostenere il rilancio di un’azione specifica comune,e , soprattutto, ci allontanerà dalla centralità della gestione, subordinandola alle politiche di un gruppo nel quale ci riconosciamo nella condivisione del territorio e nella complementarietà delle attività di logistica interportuale.
Questi elementi comuni sono importanti per accogliere con benevolenza le nuove iniziative, ma sono insufficienti a garantire l’opportunità di rinunciare alla nostra identità , ai nostri progetti costitutivi ed alla nostra autonomia.
Il mio commento non affonda le radici in polemiche pretestuose ma nella ragione non solo della mente, ma anche del cuore e si propone con umiltà al Vostro giudizio.
Se condividete quello che Vi ho scritto, ma anche se avete un forte dubbio sulla strada che saremo indotti a percorrere, fermateVi un attimo a riflettere se è veramente opportuno e prudente modificare così profondamente ed in maniera irreversibile il nostro progetto CIS .
Vi propongo di richiedere che sia mantenuto fermo il vincolo azioni-capannone, sia nella CIS che nella CIS – SERVICE, con conseguente impossibilità di trasferimento separato : le azioni così come i capannoni sono beni strumentali ed è attraverso il possesso di quelle azioni che possiamo incidere sulla gestione e la missione del Centro.
Vi suggerisco, comunque, di non cedere né scambiare le nostre azioni CIS, perché attraverso quel trasferimento cedete o scambiate le chiavi del “cancello” Sistema, perdendone definitivamente il controllo e Vi rimarranno solo, attraverso le azioni della CIS Service, le chiavi del cancello Condominio, poca cosa per coloro che durante un ventennio hanno creduto nel Sistema integrato della distribuzione all’ingrosso.
Quel valore “Sistema” tante volte invocato, e con ragione, finirebbe col diluirsi in un grande ma differente Sistema che nel tempo sfuggirebbe al nostro controllo.
Ciò non significa che bisogna osteggiare il nuovo che nasce, anzi occorre guardarlo con simpatia e, laddove esiste la possibilità e la convenienza parteciparVi con entusiasmo, ma sempre tenendo fermo il principio dell’autonomia e della specificità del nostro comparto.

ESERCIZIO DEL DIRITTO DI RISCATTO O PROROGA DEL TERMINE.

L’argomento nella sua natura essenziale è molto semplice, ma, purtroppo, avverto una forte tendenza a creare una contrapposizione che non esiste nei fatti, né in diritto ed appare pericoloso turbare la coscienza dei soci su una distinzione inesistente.
Non esistono differenti categorie di soci, né l’esercizio di un diritto sacrosanto può pregiudicare la dignità di un socio.
Il socio che aderisce alla proposta di finanziamento deve prorogare il termine dell’esercizio del diritto di riscatto sino alla scadenza finale dello stesso, ma proroga e non rinuncia al diritto di riscatto, obiettivo essenziale di tutta l’attività contrattuale posta in essere sin dall’origine.
Il socio che non aderisce alla proposta di finanziamento non deve prorogare il termine dell’esercizio del diritto di riscatto perché non esiste la necessità tecnica in tal senso: ogni soluzione diversa sarebbe incomprensibile ed ingiustificata.
Devo aggiungere che il socio che riscatta ed acquista l’immobile realizza il contratto così come era stato stipulato, anzi spesso in enorme ritardo rispetto alla previsione originaria.
Con l’esercizio di tale facoltà potestativa non riduce minimamente l’efficacia del Sistema, anzi ad esso rimane più saldamente vincolato per una scelta definitiva, quasi irreversibile, perché chi riscatta certamente non ha l’intenzione di speculare sull’acquisizione immobiliare, altrimenti avrebbe preferito mantenere il regime di gestione contrattuale, certamente più duttile per successivi trasferimenti.
Il termine per l’esercizio del diritto di riscatto, già prorogato due volte, risulta scaduto per alcune aziende socie il 31.10.2002, per altre, che hanno concesso la proroga, il 31.12.2004.
Ebbene, purtroppo, ho personalmente sperimentato che solo ai primi di febbraio del 2006 sono riuscito ad ottenere l’adempimento contrattuale, incontrando non poche difficoltà anche in ordine alle modalità dell’atto di riscatto, come già Vi ho comunicato.
Sono stati necessari 14 mesi e numerosi incontri con i consulenti legali della società per ottenere il riconoscimento di un diritto essenziale nella natura del contratto, eticamente corretto e giuridicamente fondato.
Vi domando se una società,fondata con spirito consortile per realizzare la costruzione e curare la promozione di un Centro commerciale all’ingrosso, poi diventato Sistema, abbia il diritto di ostacolare in maniera evidente, la finalità che si era proposta e per la quale tutti ci siamo impegnati.
L’osservazione non si fonda su pretestuosa polemica, ma su considerazioni di fatto e di diritto incontestabili, agli atti d’ufficio : è sufficiente verificare quante richieste di riscatto sono state adempiute dal 31.10.2002 ad oggi.
Tanto si verifica nell’attuale gestione societaria, con soci azionisti e possessori.
Cosa accadrà nel 2019 quando la gestione societaria non sarà più condizionata da soci azionisti e possessori, ma sarà determinata in una diversa centrale di controllo?
A Voi affido questi interrogativi, come ultimo atto di amore fedele per la nostra casa comune.
Con Stima Ai consiglieri d’amministrazione del CIS SPA

 

Fu scritta nel 2015 quando si profilava la proposta di scissione che fu poi approvata.

Durò poco  e dopo quasi due anni si realizzò nuovamente  la fusione.

I problemi e gli obiettivi sembrano sempre gli stessi….

Vi unisco una visura storica dalla quale potrete rilevare dati ufficiali sulla mia presenza in consiglio cessata a giugno 2004 nell’immediata vigilia dell’Assemblea che approvò la svolta finanziaria, approvata a maggioranza con il mio unico voto contrario.

 

visura-cis

 

Articolo 6 dello Statuto, l’ultima trincea.

Accordo di ristrutturazione del debito CIS

Allegato 3.1 PARTE SECONDA- NUOVO STATUTO

È tutto pronto, con tanto di sigillo notarile, eccolo:

Art. 33 Norma transitoria
33.1 Questo Statuto entra in vigore nel giorno della sua approvazione da parte dell’Assemblea Straordinaria.

Capisco che è complicato affrontare un argomento tecnico così impegnativo nel nostro ambiente di lavoro.
A questo Nuovo Statuto hanno lavorato notai, avvocati, commercialisti, i migliori consulenti europei.
Quant’onore per noi semplici ed onesti imprenditori.
Mi viene in mente un vecchio proverbio dialettale che mi ricordava mio padre 
quando vedeva riuniti tanti “dottori”:

“CUNSIGLIE ‘E VOLP, RAMMAGGIE PE’ GALLINE”

(Consiglio di volpi, si temono danni per le galline)

Bene, cerchiamo di capire quali sono i rischi che corriamo.

Articolo 6
Troverete in coda a quest’articolo, un link del Nuovo Statuto da approvare, uno di quello vigente ed, infine, anche il primo Statuto quello elaborato alla nascita della società.
L’ Atto costitutivo e lo Statuto furono stipulati in data 21.3.77  con Repertorio n.24956 per magistero del Notaio Canio Restaino.

È una preziosa reliquia dattiloscritta che ci riporta allo spirito originario della nostra magnifica impresa.

Vi chiedo un piccolo sforzo, confrontate l’articolo 6 così come è stato scritto nel 1977, ancora prima che venisse avviata la costruzione nel CIS, con quello vigente e quello modificato, proposto all’approvazione della prossima assemblea straordinaria.

 Le azioni possono appartenere e sono trasferibili solo a persone fisiche o giuridiche che diventano contestualmente promissari acquirenti e acquirenti di  lotti del centro organizzato dalla società.

La partecipazione azionaria della società deve essere proporzionale alla entità dei lotti dei quali ci si rende promissari acquirenti e acquirenti, secondo i parametri prestabiliti dall’organo amministrativo.(Omissis)

Articolo 31- Disposizione Transitoria (è il 21 marzo 1977 Atto Costitutivo)Il requisito prescritto dall’art. 6 secondo comma non è richiesto fino a quando non sarà opzionato ovvero non sarà iniziata la procedura espropriativa relativa al suolo su cui verrà realizzato il Centro Sociale.”

 

L’articolo 6 è l’architrave della società consortile, quello che ha consentito di vincolare in maniera tassativa la partecipazione societaria proporzionale ai metri posseduti.
Per nessuna ragione può esistere un socio senza capannone o un possessore di capannone senza azioni.
L’introduzione dell’articolo 6 fu una trovata geniale di un raffinato giurista,  il compianto notaio Canio Restaino.
Aveva mente lucida e cuore saldo,  altri tempi, altri uomini.
Ci è mancato molto!

L’articolo 6 negli anni è stato lo scudo del socio-possessore, la chiave del cancello, il controllo della qualità del socio, il limite alla speculazione immobiliare e finanziaria, la facoltà di controllo amministrativo, ma, prima di tutto, la garanzia della vocazione costitutiva.

C’è voluta una devastante ipoteca solidale sul patrimonio immobiliare delle aziende socie, a garanzia di un finanziamento sui capannoni detenuti per effetto di un contratto di leasing, ormai a riscatto maturo, per mettere in crisi la solidità del nostro impianto costitutivo.
Questo doveva essere ed è stato sino ad oggi un Sistema di distribuzione commerciale all’ingrosso, leader in Europa, fondato su un principio autenticamente consortile.

La modifica dell’articolo 6 proposta all’approvazione nella prossima Assemblea Straordinaria è la negazione dei nostri valori fondanti.

Attraverso un sofisticato strumento finanziario viene disinvoltamente insinuato un principio devastante nella nostra costituzione consortile.

Osservate quanto viene introdotto , fra l’altro, nel Nuovo Statuto da approvare nel seguente comma aggiuntivo: 

Comma 6.13 … Non trovano applicazione le disposizioni dell’intero articolo 6 nel caso di operazioni di qualsiasi tipo, aventi oggetto azioni e/o capannoni o uffici detenuti a qualsiasi titolo dal Cis o di proprietà del CIS, effettuate o da effettuarsi al fine di implementare piani industriali a servizio di ristrutturazione dell’indebitamento finanziario della società. Questo significa che i titolari degli SFP, attraverso l’impossessamento di un quarto delle aree immobiliari, controllano il piano industriale, con ampia libertà di impiego, mentre la platea sociale prevalente viene esclusa dalla strategia e dagli eventuali vantaggi della fase di ristrutturazione.

Tutto quello che vale per noi, tutte le restrizioni, i vincoli, i gradimenti in caso di possesso o di cessione degli immobili, tesi alla protezione del sistema, non valgono per i possessori di SFP.
Possono fare quello che vogliono, cedere a chi vogliono, al prezzo che vogliono, senza nessun vincolo.
Possono, addirittura cedere a terzi strumenti e diritti, anche a società di intermediazione finanziaria, come è espressamente convenuto nell’Accordo.

Se approverete questa variazione dello Statuto rinuncerete per sempre al “nostro” progetto industriale, da padroni diventerete servi e non conterete più niente come Assemblea sociale. 

Le altre variazioni prevedono, inoltre, l’esercizio dei diritti di veto dei titolari degli Strumenti Finanziari Partecipativi, che tratterò in un prossimo articolo.
Per ora Vi basti sapere che nessuna iniziativa potrà prendere l’Assemblea senza il consenso dei titolari degli SFP, dopo l’approvazione del Nuovo Statuto.

Solo un’Assemblea cosciente, consapevole e fedele ai valori  fondamentali della dignità sociale potrà garantire la nostra legittima autonomia.
L’approvazione delle modifiche dello Statuto consegnerà irrimediabilmente il CIS alle Banche e lo diluirà in Interporto, annullando il nostro valore sociale.
Finalmente il torto diventerà diritto ed il socio- possessore sarà solo un inutile vincolo per chi ha costruito il CIS con impegno, serietà e sacrificio.

Egregio Presidente, non c’è da essere molto fieri di questo risultato.

Lei ci dirà, ma che volete di più?Ho ottenuto per Voi che 140 milioni di debito vengono convertiti, attraverso gli SFP, in capitale a rischio.

Faccio fatica a giustificare 70 milioni, tra prestiti e partecipazioni, dirottati da CIS ad Interporto, i mancati versamenti delle rate incassate, il blocco dei trasferimenti dei contratti di leasing, la mancata richiesta di risarcimento per anatocismo ed oneri derivati…

E’ dura… ma potrei pure provarci, per amore di pace.
Quello che non riesco a capire è perché fare fallire  alcuni soci.
Non lo giustifico, soprattutto perché non ha prodotto alcun effetto sul recupero delle morosità, tanto che oggi ci viene, comunque, proposto, come fosse un successo, questo Accordo che sottrae ai soci adempienti la loro autonomia sociale e la facoltà di determinare il proprio futuro.

Questi valori che rappresentano la nostra dignità, sono stati sottratti a quelli che hanno pagato di tutto e di più, a quelli che hanno perso soldi e valori produttivi in tutte le iniziative da Lei proposte: la CISFI e la Banca Popolare.

Cosa racconteremo alle nuove generazioni, che ci siamo sbagliati o che il commercio all’ingrosso non esiste più?
Non ci crederanno, perchè, intanto, i treni filano solo per Lei e per i suoi soci.
Voi ricevete con grande onore ministri e banchieri, incassate promesse di sviluppo ed infrastrutture e guardate il CIS dall’alto senza notare le profonde ferite inferte da anni di abbandono.
Noi restiamo a terra, ma ricominceremo con l’aiuto di Dio.

Il nostro è un NO urlato con disperazione, è un atto di amore profondo per il nostro sogno, quello che ora ci viene sottratto.

Vorremmo approvare la deroga all’articolo 6 solo in presenza di una proposta concreta e condivisa, ne abbiamo pieno diritto.

Questo sarebbe avere rispetto per la nostra storia che Lei conosce bene perché ne è stato protagonista insieme a noi.

Protagonista è un termine che amo molto nella sua etimologia dal greco antico : protos= primo; agonè=battaglia, lotta.   

Respingiamo la modifica dell’articolo 6, e vedremo se le a Banche per questo avranno il coraggio e l’interesse di farci fallire.

Questo dipende solo da Noi e dal Nostro senso dell’onore.

Io sono sempre pronto a sedermi al tavolo della pace, ma con la dignità di chi ha mille ragioni di verità e l’umiltà di riconoscere le ragioni che vengono contrapposte.

Lunga Vita al CIS.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di voto dei soci CIS

Comitato del NO alle variazioni dello Statuto.

 

statuto-e-atto-costituzione-del-cis-spa

statuto-cis-16-07-2008

nuovo-statuto-cis-da-approvare

 

 La verità in bilico tra Giuda e Barabba.

Quante volte ci lamentiamo perché nessuno ha il coraggio di cambiare, perché la Giustizia è lenta, perché i colpevoli non pagano mai, perché i giovani da noi non hanno speranza, perché il Sud non è autonomo e dipende sempre da qualcuno, il potente di turno, la politica, le banche o da un potentato di un Nord che si sposta continuamente.

Le stesse persone, proprio le stesse, che si lamentano e vorrebbero fuggire dall’Italia, sono le prime ad accettare qualsiasi soluzione purché ciò che avviene non danneggi il proprio orticello.
Se rubano a fianco  a noi, il furto è più lieve, quasi una sciocchezza.
Se il vicino subisce una violenza, è triste… ma di questi tempi bisogna fare più attenzione…
Addirittura la morte è un normale evento naturale se non tocca gli affetti più cari;  per non parlare delle tragedie immani che vengono vissute attraverso il video,  all’ora di cena sul telegiornale, come fosse un film!
C’è poi, Facebook, il giudizio mediatico, la Cassazione delle coscienze: non serve la toga, il giudizio è rapido e la pena capitale è sancita dalla cancellazione dell’amicizia!
Questo avviene nella vita reale, nella società, nella politica e giù nel tritacarne buttiamoci tutto, il buono e il cattivo, tanto sempre polpette sono, magari avvelenate.
E i giorni passano, pure i mesi e gli anni e tutto muta nei nostri giudizi: i buoni diventano cattivi e fastidiosi, i cattivi diventano passabili, i torti diventano diritti e le violazioni dei diritti appaiono come lievi trasgressioni per interessi superiori…..La gente è stanca, vuole staccare la spina, arriva il Santo Natale e tutti saremo più buoni, almeno salviamo il cenone della vigilia.

Scusate, perché Vi meravigliate se qui da noi al CIS si dirottano i soldi incassati per pagare i mutui verso Interporto, una società diversa nell’ambito dello stesso Territorio, e nessuno dice niente?
Basta cambiare nome al territorio, definirlo con enfasi “Distretto ” e questo attribuisce un potere superiore a chi governa, in deroga ad ogni regola codificata.
Conflitto d’interesse, divieto di concorrenza ?
E dove sta?
Cis ed Interporto sono ” una cosa ” direbbero a Napoli, questi quattro cafoni di sudisti, me compreso.
Sono stati collocati tutti i capannoni nell’Interporto , con relativi premi, mentre al CIS abbiamo accatastato capannoni per colpa dei soci morosi.
Le due operazioni, assolutamente libere da ogni vincolo di concorrenza, sono talmente chiare che sono state condotte dallo stesso dirigente commerciale del CIS, dr.Fulvio Guida,  talmente bravo da preparare anche un bel tabellone colorato, esposto negli uffici  nell’Interporto, con il quadro della situazione.
Ci sono tutte le posizioni dei capannoni dei soci del CIS, distinte con diversi colori: quelli dei falliti, quelli dei morosi incalliti, quelli dei morosi al limite di decadenza del beneficio del termine, quelli dei morosi occasionali e, senza colore, quelli degli utenti regolari.
Questo tabellone è importante per l’azione di Compattazione, prevista dall’Accordo che hanno preso le Banche con i nostri amministratori.
Nelle isole di concentramento dei capannoni, come se avessero le ruote, dopo apposita selezione, verrano accatastati tutti quelli delle aziende socie morose per essere destinate ad un diverso impiego.
Per quattro anni il CIS non ha pagato niente alle Banche, per colpa dei soci morosi e allora via con i fallimenti e, finalmente, ci siamo ripresi i capannoni.
A pagina 37 del documento di asseverazione, allegato all’Accordo, c’è la Tabella 9 Rimanenze, la situazione certificata al 30.06.2015.
I cespiti destinati alla vendita,  in parole semplici i capannoni vuoti, valgono 39.022.504 , saranno svalutati per 36.443.921 ed, a manovra approvata, risulteranno al netto 2.573.583.
La nota aggiunge:
” Questa voce, come detto, accoglie il costo storico dei capannoni non condotti in locazione e le eventuali spese sostenute per migliorie ……”
Questi dati si commentano da soli, i capannoni dei morosi valgono quanto il prestito fatto ad Interporto, però, sia chiaro,  sono i “cristiani” che hanno dato fuoco a Roma!
Cesare non c’entra niente, le cifre parlano chiaro!
Noi soci in bonis ( ma siamo certi che siamo buoni?) siamo invitati a tacere nel nostro interesse e Vi spiego perché.
Le signore Banche, dopo attento studio con i migliori consulenti del mondo, pagati da noi soci, hanno trovato l’Accordo con il “territorio del Sud” che chiamano “distretto” e in nome di un interesse superiore della collettività hanno deciso di mischiare tutto, ragioni e diritti delle diverse società per far nascere ” il nuovo che avanza “.
Il discorso è presentato con tanta sicurezza che, ad una lettura superficiale, non si capisce bene se hanno ragione loro o se è pazzo chi sostiene che, dalle carte appare che gli interessi, la platea sociale, il progetto industriale di CIS ed Interporto sono ben distinti e talvolta concorrenti e solo una gestione illegittima ha attribuito valenza a questa tesi giustificativa del Distretto, interesse superiore, autorizzando la violazione di ogni regola amministrativa e giuridica di buon governo.

Si, ma come sei pesante….
Non Ti rendi conto che i soci che hanno pagato con questo Accordo salvano il capannone?

Ma perché, diversamente chi se lo piglia?

Qualcuno non ci crede e allora è meglio approvare tutto.
Facciamo una bella transazione con le Banche per Anatocismo e derivati, un’altra per i crediti Interporto, buttiamoci dentro anche una giusta rinuncia ad ogni azione di responsabilità, anzi confermiamo le cariche abbinate in Cis ed Interporto, tanto tra poco saranno “una cosa” e poi questo abbinamento ha funzionato così bene.
Squadra che vince non si cambia!

I poteri dell’Assemblea CIS?
A che servono più?
Ormai è tutto deciso: c’è già un bel piano industriale, hanno mandato apposta un manager dal Nord, camuffato da uomo del Sud per i suoi natali.
Hanno già detto che noi del Cis non serviamo a niente in consiglio d’amministrazione, visti i risultati prodotti dal Cavaliere che potrà continuare a mantenere per due anni i contatti con gli ex soci, pur avendogli inibito i poteri d’amministrazione con espressa statuizione nell’Accordo.
E forse hanno pure ragione, siamo i soliti napoletani che pure in presenza di 740 milioni di debiti più 130 per Vulcano, ci fidiamo ancora di un Accordo, stilato dal cavaliere, destituito proprio da loro, nel nostro interesse per salvare il Distretto e i capannoni dei soci che hanno pagato.

E allora l’articolo 6 dello Statuto, resisteremo o no?

Qualche socio, una volta molto arrabbiato, mi ha confidato che, dopo un colloquio chiarificatore con il dr. Iasi, sarebbe orientato  a non venire proprio in Assemblea, tanto tutto è stato deciso senza di noi.
Vi consiglierei di parlare pure Voi con il dr. Iasi, vuoi vedere che il pazzo sono io e questi sono tutti bravi?
Pensateci, e se Dio vuole mi troverete in Assemblea, se ci verrete.
Un piacere però ve lo voglio chiedere: votate come volete, disertate l’assemblea, se Vi pare giusto, ma non date la delega in bianco a nessuno, sarebbe pure vietato dallo Statuto.

ma di questi tempi che stai a guardare?

Si, va bene, ma, visto che non possiamo aspettare di vedere un progetto di collocazione del campo di concentramento prima di modificare l’ articolo 6 dello Statuto, almeno possiamo capire quanti soci sono d’accordo e quanti sono liberamente contrari?

Un cordiale saluto
Emilio D’ANGELO

per il Comitato del NO alle modifiche preventive dello Statuto.

Ma il CIS è già morto e non me ne sono accorto?

Sabato 19 ho letto l’intervista rilasciata dal dr.Sergio Iasi, amministratore delegato di CIS e Interporto, cooptato e non eletto il 21 luglio.

Ad intervistarlo era il solito Sergio Governale del ‘Il Mattino”.
Il titolo?
” Merci di notte sulle linee TAV così rilanceremo il CIS”

Di spalla:
Le polemiche: “Turbolenze più di facciata che concrete: i dissenzienti forse pensano ad un futuro diverso dal nostro”

Domanda:
Conferma le cifre riportate ieri ( nell’articolo pubblicato )?

“Si. Il debito complessivo è 740 milioni, di cui la maggior parte verso le Banche.Diverso è il discorso per la ristrutturazione del debito del Vulcano Buono pari a 140 milioni.
Il concetto di fondo è che le banche hanno alleggerito il debito di oltre la metà.
Questa è la dimostrazione della capacità industriale del CIS.”

Domanda : Perché ?
“Perché di solito le società o si liquidano o si fanno a pezzi per recuperare solo le parti buone.
Nel caso del CIS le banche si sono rese conto della maggiore probabilità di recupero del debito con il rilancio industriale, perché dopo quattro anni di crisi la sua valenza è ancora forte, perché dentro ci sono molte aziende e molti lavoratori e perché il rilancio, senza spezzatino, è realistico.”

Domanda : Passiamo ad Interporto.
“Ha tempi di riconversione più lunghi.”

Risponde un dissenziente a nome e per conto di 80 aziende socie che hanno aderito al Patto di Sindacato di voto,
i soci senza voce, privati della loro dignità sociale perché impediti ad esprimersi nella sede naturale: l’assemblea.

Signor Governale, Lei ha mai ascoltato qualche socio del CIS di Nola? Quante volte ci è venuto, non nella palazzina del potere, ma fra la gente, nelle isole !

È Lei, dr. Iasi quante volte è entrato nel CIS dal 21 luglio?

Cosa conosce della nostra storia prima del 21 luglio 2016?

Lo sa che su 300 aziende socie, solo 30 sono fallite e potevano essere salvate se fosse stata consentita la cessione del capannone a nuova utenza.

Come vuole rilanciare il CIS ?
Forse vuole portare merce di notte sulla linea Tav nell’isola 2 dopo opportuno ” concentramento “?
Scusi, ma non sta confondendo CIS con Interporto!
Non è grave, ci cascano in tanti, anche illustri uomini di diritto!
Che ci possiamo fare, questa da noi è brava gente, sopporta tutto!
Siamo un po’ come i somari, veniamo caricati sino a scoppiare, tiriamo la carretta ma alla fine sempre somari rimaniamo!
Le dico questo ed avverto un senso di calore che mi riga il viso, sarà rabbia o delusione, non lo so.
Certamente so che questo Accordo ” marmellata di amarezze ” ci priva ingiustamente di una dignità sociale che non ci è stata regalata.

E Lei signor Governale ha mai dato uno sguardo all’assetto sociale del Cis?

Ha mai pensato a chi appartiene questa società?

A trecento soci che sono stati imprigionati in un mutuo solidale, assurdo, iniquo con garanzie ipotecarie per 740 milioni di valore immobiliare, con una copertura di oneri derivati che ha inciso per oltre 100 milioni di euro.

Lo sa Lei che fra CIS ed Interporto l’unica relazione amministrativa è la partecipazione di CIS al capitale di Interporto, ed un gravoso ed improvvido prestito di 37 milioni di euro concesso sempre da CIS ad Interporto?

Lo sa Lei che i separati Accordi di ristrutturazione del CIS e di Interporto, e non poteva essere diversamente, condizionano il CIS a sopportare una svalutazione dei crediti e della partecipazione?

Lo sa Lei che i soci del CIS, la maggioranza solvente, non mi piace virtuosa, ma solvente, sarà chiamata a rinunciare con modifica statutaria ad una governance autonoma, ad ogni attività di indirizzo sociale, ad ogni facoltà del socio?

Lo sa Lei che ci verrà richiesto la modifica fondamentale dell’art. 6 dello Statuto che rapportando i metri posseduti alle azioni ha creato il progetto della più bella consortile del mondo e che questa modifica sconvolgerà il progetto è la vocazione costitutiva del Cis, consegnando le chiavi del sistema Cis alle Banche?

E Le sembra ragionevole che il 70% dei soci solventi consegnino governance e progetto industriale al sistema finanziario?

E poi, non le sorge il dubbio che questo consistente indebitamento di 740 milioni oltre i 140 di Vulcano fanno tutti capo ad un’unica direzione amministrativa ed il CIS ha un debito inferiore ad un terzo, pari a 270 milioni dei quali oltre 100 di interessi e derivati.
Il tutto coperto da un’ipoteca pari al triplo del valore.

E non Le sembra strano che il vice presidente di Unicredit, Banca agente, Luca Cordero di Montezemolo sia socio d’impresa in NTV con il Presidente Punzo e che abbia interessi in Interporto e che tali interessi appaiono vistosamente favoriti da un Accordo CIS – Banche, subordinato e referente ad Interporto anche nel progetto industriale?

Potrei continuare ancora, ricordandole che quelli che Lei definisce ” affittuari ” , nel precedente articolo, tecnicamente sono locatori finanziari con diritto di riscatto per effetto di un contratto di leasing ormai compiuto da tempo.
Solo il termine di riscatto, facoltà unilaterale a favore del socio, fu rinviato da una parte dei soci per aderire alla proposta di finanziamento ( sub mutuo ).

Non esiste nulla nel CIS, nel patrimonio sociale ed immobiliare che non appartenga  alle aziende socie che hanno apportato al distretto risorse finanziarie, tradizione, cultura d’impresa e spirito di sacrificio con almeno due generazioni.

Questo deve essere chiaro, sino ad oggi non esiste un ” patron ” del Cis, ma con l’Accordo il CIS avrà nominato il suo padrone: il potere finanziario.
Altro che spezzatino, questo è un pasto completo!

Se vuole rendere un meritevole servizio d’informazione, mi consenta di suggerirle un’intervista in contraddittorio con gli amministratori, peraltro con mandato scaduto e non rinnovato per mancata convocazione dell’assemblea nei termini previsti dalla Legge.

Le confermo che non ci sono ” turbolenze di facciata” ma ” discriminazioni di fondo ” ai danni del Cis nella gestione della crisi ed ancor più nei termini della manovra.

Resisteremo come possono fare gli uomini d’onore, affronteremo l’Assemblea con la morte nel cuore e la determinazione di chi crede nella giustizia e nei valori morali.

Lunga Vita al CIS.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di voto dei soci del CIS.

Comitato del No alle modifiche dello Statuto.

+39 081 5108410

Decreto di omologa dell’Accordo di ristrutturazione del debito.

Oggi è un giorno speciale.

Il Mattino annuncia :

Il Tribunale di Nola dà l’ok all’accordo di ristrutturazione dei debiti del gruppo CIS Interporto Campano, pari nel complesso a 740 milioni di euro al 31 dicembre 2015 di cui 600 al sistema bancario.

Arriva, dopo cinque anni, il via libera alla riorganizzazione del distretto che conta mille aziende e novemila addetti.

A decretarlo è il giudice Eduardo Savarese  con due distinti provvedimenti che respingono contestualmente l’unica opposizione presentata da Confedercontribuenti.

Il CIS è un centro all’ingrosso di 360mila metri quadrati che ospita più di trecento imprese che versano alla società un canone di locazione.

Realizzato nel 1986 è utilizzato per lo più da piccole e medie imprese produttrici e distributrici di abbigliamento.

La crisi e i cambiamenti del modello industriale e distributivo del settore hanno messo in difficoltà  diversi ” affittuari” tra il 2010 e il 2011,  inficiando la regolarità dei pagamenti dei relativi flussi finanziari.

Alla fine del 2015 il CIS aveva un residuo debito di 272,4 milioni con il ceto bancario, capofila Unicredit.

La ristrutturazione del debito, che poggia su un piano industriale di rilancio messo a punto da Ernst&Young, prevede il riscadenziamento di 124 milioni e la trasformazione di 144 milioni in strumenti partecipativi finanziari, la nomina di un amministratore delegato indipendente, Sergio Iasi, (in comune con Interporto), l’attribuzione alle banche creditrici del diritto di nominare due consiglieri ed un sindaco.

Il piano prevede il re-impossessamento di una parte significativa dei locali occupati dalle aziende fallite ( 30 ) per successiva vendita o riaffitto e la ristrutturazione di un’altra parte già re-impossessata.il tutto allo scopo di   favorire, entro la fine dell’anno ( fra poche settimane!) l’accorpamento delle unità immobiliari vuote in un’unica area al fine di riqualificarla, per procedere, poi, alla ricollocazione.

 Interporto Campano, operativo dal 1999,( tredici anni dopo il CIS) è, invece, un centro intermodale e logistico, che ospita pure le officine di riparazione dei treni Italo ad alta velocità che fanno capo a NTV, di cui Punzo è uno dei soci fondatori, insieme a Luca Cordero di Montezemolo, vice presidente di Unicredit.

Alla fine del 2015 la società era esposta verso le banche per 340,7 milioni di euro.

La ristrutturazione del debito prevede il riscadenziamento di 228 milioni di euro, strumenti partecipativi finanziari per altri 73 e gli stessi diritti di governance previsti  per il CIS in capo alle banche.

Il piano industriale prevede una migliore gestione e la valorizzazione degli asset immobiliari.

Sin qui è stato riportato fedelmente un consistente stralcio dell’articolo pubblicato su ” Il Mattino ” a firma di Sergio Governale a pagina 23 il 18 novembre 2016.

Questo è quanto emerge dall’articolo che riporta in modo superficiale i termini dell’Accordo e le condizioni nelle quali è maturata questa situazione.

Mi limiterò ad alcune osservazioni fondamentali per offrire una chiave di lettura più corretta ed aderente alla realtà documentale.

  • nell’articolo si parla di 300 aziende che pagano un canone di locazione e si richiama la circostanza che fra il 2010 e il 2011 la crisi e il cambiamento del modello industriale e distributivo hanno messo in difficoltà molti “affittuari”.
  • Di che stiamo parlando? di un altro CIS?
  • Il CIS inaugurato nel 1986 è costituito da trecento aziende socie che partecipano al capitale sociale con quote proporzionali ai metri posseduti.
  • Ogni azienda socia convertì il preliminare di acquisto in un contratto di locazione finanziaria (leasing) con diritto di riscatto per le prime sei isole al 31.10.2002 e per le due successive, relative all’ampliamento, al 2008.
  • Questo significa che il termine per il riscatto, facoltà unilaterale, nell’esclusiva disponibilità dell’azienda socia-conduttrice, risulta ampiamente scaduto e, quindi, la proprietà dell’immobile di fatto appartiene alle aziende, se in regola con il pagamento delle rate di leasing.
  • Il debito al quale si riferisce l’articolo non deriva dalle rate del cosiddetto “affittuario” (meglio se definito proprietario dell’immobile)  ma da un successivo contratto di sub mutuo sottoscritto dai soci con il CIS in ragione di un valore massimo di 1000 euro a metro quadrato.
  • Il CIS ha contratto un mutuo con un pool di banche ed a distribuito alle aziende socie il finanziamento, nella misura massima richiesta, rilasciando un’ipoteca solidale sugli immobili dei richiedenti di circa 740 milioni di euro
  • Nel 2010/2011 è emerso dai bilanci del Cis una sofferenza dovuta al mancato pagamento delle rate di mutuo e dei canoni condominiali di circa un terzo delle aziende socie.La società, nel 2011, ha sospeso il pagamento delle rate di mutuo ed ha continuato ad incassare quelle di sub mutuo, senza accantonarle, posta per posta, a riduzione dell’esposizione ipotecaria dei soci solventi.
  • Ha impiegato ingenti risorse, circa 37 milioni di euro per finanziare Interporto Campano ed ha bloccato i trasferimenti di immobili fra soci per realizzare il progetto industriale di assembramento di una vasta area compattata da destinare ad altro progetto strategico, come nei fatti viene presentato.
  • Allo stato l’Accordo, pur necessario nella precaria condizione finanziaria determinata da vari fattori, non esclusi quelli di strategia di gestione, produce un effetto devastante sull’assetto societario del CIS, stravolgendone la natura consortile, la vocazione d’impresa, le facoltà d’indirizzo dei soci e la governance, sottoponendo e vincolando il nostro Accordo a quello di Interporto Campano.

Ora, salvo eventuali opposizioni in Corte d’Appello da parte di Confedercontribuenti, la parola toccherà a noi soci, nell’assemblea ordinaria per l’approvazione del bilancio 2015, per le nomine dell’organo amministrativo e di controllo , e, soprattutto, in quella straordinaria per le modifiche dello Statuto imposte dall’Accordo in maniera vincolante.

L’argomento è vasto e delicato, vorrei riprenderlo in un prossimo articolo per evitare fraintendimenti.

L’omologa dell’Accordo è un atto di natura amministrativa nell’ambito della speciale procedura prevista dall’art. 182 bis della Legge Fallimentare.

Il Tribunale, esaminata la congruenza del piano di ristrutturazione asseverato e considerato il parere favorevole dei creditori( il ceto bancario ) ha decretato l’omologa.

Un atto importante che richiede però l’approvazione determinante dell’assemblea per tutte le implicazioni di carattere societario che condizioneranno la nostra vita sociale nell’immediato futuro.

I problemi ci sono e sono tanti, bisognerà vedere nei prossimi giorni se esiste una volontà reciproca a superarli. Certo, se rimaniamo chiusi nelle nostre posizioni, non avremo nessuna speranza di superarli.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di Voto dei Soci della CIS S.P.A.

Comitato per il NO alle modifiche dello Statuto.

Non ti arrendere mai, neanche quando la fatica si fa sentire, neanche quando il tuo piede inciampa, neanche quando i tuoi occhi bruciano, neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati, neanche quando la delusione ti avvilisce, neanche quando l’errore ti scoraggia, neanche quando il tradimento ti ferisce, neanche quando il successo ti abbandona, neanche quando l’ingratitudine ti sgomenta, neanche quando l’incomprensione ti circonda, neanche quando la noia ti atterra, neanche quando tutto ha l’aria del niente.Invoca il tuo Dio, stringi i pugni, sorridi… e ricomincia. 

La teoria dello shock economico.

CIS : UN PALAZZO DI CRISTALLO

La teoria dello shock economico è drammatica, ma molto semplice :
Bisogna creare nella popolazione un senso continuo di insicurezza e di stress psicologico, tale che diventi accettabile qualsiasi decisione politica ed economica.
( Milton Friedman)

Cari colleghi,
Oggi c’è una nuova categoria di persone che utilizza questa banale riflessione per creare potere e ricchezza.
Questa gente opera con i guanti di velluto, si veste in maniera elegante, ostenta sicurezza e, talvolta, si presenta anche da gran benefattore ed unto di grazia.
Insomma è gente che conta e decide quel che vuole nelle stanze nei consigli d’amministrazione delle società e delle banche.
E’ gente che non ascolta nessuno, non vive in mezzo a noi, la loro presenza fisica è impalpabile, sfugge ad ogni contatto.
Si potrebbe dire che non vive, ma appare e scompare, all’occorrenza,  ed interviene solo per modificare dall’alto fatti e situazioni.
I progetti di questa gente sono…

View original post 450 altre parole

La verità non deve mai chiedere scusa.

Ho ripescato un articolo pubblicato il 7 novembre 2014:

” CIS : Cento articoli per centomila metri da salvare.”

Provate a rileggerlo, la situazione in due anni non è mutata.
Sono cambiati gli attori, ma il copione è sempre lo stesso.
È un film con un finale già fissato: Bere o affogare.
Ho provato di tutto, inserendomi fra i due estremi, tentando mediazioni impossibili.
Ho sopportato
 accuse di codardia da quelli stessi soci falliti che avevo accolto e protetto quando non c’erano ancora nuovi paladini della giustizia.
Ho rinunciato ad una comoda condizione di socio “riscattato” per affrontare una estenuante attività  informativa per ” una lunga vita al CIS “.

Finalmente i soci sono informati e potranno decidere secondo coscienza con la testa e con il cuore. 

La funzione del Patto di Sindacato di voto non è stata mai riconosciuta dal Presidente ed oggi incontra una contrarietà ancora più ostinata, pur nella grave difficoltà della congiuntura.
Non è cambiato niente!
Il progetto prevede la progressiva diluizione dell’assetto sociale del CIS in Interporto e questo passa per la sterilizzazione dei poteri dell’assemblea prevista in maniera precisa dall’Accordo di ristrutturazione del debito.
Sull’Accordo si pronuncerà il Tribunale di Nola, aspetteremo in silenzio.
A noi soci rimane solo l’Assemblea straordinaria.

Ho deciso, pertanto, di sospendere le pubblicazioni sino alla pronuncia del Tribunale di Nola e alla successiva convocazione dell’assemblea.

Troppe voci urlano più forte di me, sono molto turbato: questo non è il mio CIS, quello che ho amato per le sue origini umili e coraggiose, la società consortile più bella del mondo.
Il mio CIS è un sito d ‘onore, costruito da centinaia di donne, uomini e giovani di valore.

Questo Cis è stato condannato a morte, non serve più: il suo spazio fisico serve a Interporto, se lo piglieranno.

Il torto diventerà diritto per prevalenti interessi generali, così è deciso negli ambienti finanziari che contano.Per il bene della Regione il CIS non muore ma deve “trapassare” come amava dire il nostro fondatore.

Io resto con il mio CIS sino alla fine, non lo lascerò solo quando l’Assemblea firmerà la resa.

Non griderò, non invocherò la giustizia dei tribunali, non accuserò nessuno, ma almeno potrò piangere per la morte di un ideale d’impresa consortile che aveva coinvolto centinaia di soci di varie generazioni.

La verità non ha nulla da farsi perdonare, non deve chiedere scusa, può anche  perdere tutto, tranne l’onore.

Lunga vita al CIS.  

 

Vi ripropongo l’articolo n. 100 pubblicato il 7 novembre 2014

Quo Vadis CIS ?

 

Stiamo parlando a novembre 2014………..

Ci risiamo, cosa è cambiato?

Lunga Vita al CIS……

Emilio e i suoi fedeli soci del Patto d’onore.