Strumenti finanziari Partecipativi: la nuova frontiera della democrazia assembleare.

Successivamente all’Accordo di moratoria il CIS ha finalizzato

con l’ausilio di Ernst&Young un piano industriale per il 2016-2021nella prospettiva della continuità aziendale, allegato  sub E Parte prima;

Con l’ausilio di CMC Capital un piano finanziario per il periodo 2016-2030 che tiene conto degli effetti del Piano Industriale e della connessa Manovra finanziaria avente per oggetto la ristrutturazione dell’indebitamento finanziario esistente  e la parziale conversione in strumenti finanziari partecipativi.

Una delle principali linee guida del Piano Industriale consiste nel portare a termine un processo di re-impossessamento, da parte del CIS, di una determinata quantità di unità immobiliari, facenti parte degli immobili ipotecati, condotti in leasing o in affitto da utenti morosi.

( ndr. Una volta definiti  soci  morosi!)

Questa fase viene definita FASE DI LIBERAZIONE.

Il processo tende a favorire l’accorpamento, entro il 31.12.2016, cioè subito, delle unità immobiliari vuote in un’unica area all’isola 2.

FASE DI COMPATTAMENTO

il processo di RIORGANIZZAZIONE CIS per procedere alla definitiva riqualificazione dell’area disponibile vuota ( isola 2) è finalizzato alla ri-collocazione.

in data 21 luglio, la nostra Caporetto, il consiglio d’amministrazione del CIS ha approvato il Piano e la Manovra Finannxiaria ed ha deliberato di proporre alle banche la sottoscrizione dell’Accordo di ristrutturazione, mediante il ricorso della procedura di omologazione previsto dall’art. 182 bis della Legge Fallimentare.

Cari soci,

sin qui, quanto riportato è stato stralciato dal documento originale depositato in Tribunale e negli archivi camerali.

Considerata la complessità dell’Accordo desidero offrirvi una lettura “da socio ” ed un commento analitico punto per punto.p, evitando per il momento l’impatto con le cifre e parlando solo di principi fondamentali.

Nel precedente articolo abbiamo affrontato il problema della governance, oggi affronteremo quello del Piano Industriale che conferma lo spossessamento del CIS nel suo attuale assetto sociale.

Come ho già osservato, l’introduzione degli strumenti finanziari partecipativi rappresentano la più grave limitazione delle facoltà normalmente esercitate dall’assemblea.

È uno strumento finanziario, subdolamente presentato ” senza diritto di voto”, ma sostanzialmente capace di attribuire un potere assoluto e sproporzionato al creditore.Il principale aspetto da considerare è la capacità di inibire alla platea sociale qualsiasi iniziativa autonoma.

È abominevole questa violenza, una vera e propria occupazione  forzata.

Questo aspetto si riscontra nuovamente e, con maggiore gravità, se è possibile, nel Piano industriale, tracciato in due fasi, con i più accreditati consulenti del mondo ( manco fosse la Brexit ) dal 2016 al 2030.

Fino al 2030 dei soci CIS non esiste traccia.p, nessuna incidenza nel aliano industriale,

È stata fatta a tavolino una dotta ricerca sulle qualificazioni del mondo della distribuzione e pare che il commercio all’ingrosso sia scomparso!

Non voglio entrare in polemica, ma è assurdo che una comunità sociale che occupa oltre trecentomila mq in un area da 500.000 mq , una città dell’ingrosso, debba essere smantellata perché non è capace di rinegoziare 100 milioni di incaglio per morosità.

Ci sono responsabilità gravi di gestione e del ceto bancario che ha tollerato per cinque anni questi stato d’insolvenza, il mancato versamento della nostra società delle quote incassate, consentendo che venissero impiegate con prestiti inammissibili ad Interporto, esagerate spese di consulenza con tendenza ad ulteriore aggravamento, e, soprattutto, nascondendo  il cadavere “dei derivati” in una cassa di zinco.

Questo tratterà il prossimo articolo: il patto diabolico  che copre reciprocamente il ceto bancario con l’organo amministrativo.

Con l’approvazione dell’Accordo, l’Assemblea, per l’ultima volta, delibera la modifica dello Statuto e quindi rinuncia all’azione di responsabilità contro gli amministratori ed insieme, rinuncia e transige sul devastante effetto dei derivati per un pugno di mosche. Riceve in cambio ( il cavallo di Troia ) il “generoso” stralcio della quota restante di oneri derivati e l’applicazione di un tasso del 1% maggiorato fi 2 punti in caso di morosità, quando il nostro tasso di riferimento risultava già variabile.

Naturalmente anche questo misero vantaggio non ha alcun impatto sui piani di rimborso dei sub mutui.

Ma siete pazzi,  Voi soci solventi, che volete di più?

Vi faranno riscattare subito, se pagate tutto, capitale, interessi e derivati e Vi cancelleranno l’ipoteca!

Ah, sta maledetta ipoteca!

Comincio a domandarmi, ma l’approfondiremo:

Mi pare che in caso di fallimento del CIS , in base alla Legge Fallimentare, i contratti di leasing sono salvi, non voglio citare l’articolo, lasciamolo fare agli avvocati, ne paghiamo tanti, almeno qualche altro sentiamolo fuori dal coro.

LUNGA VITA AL NOSTRO CIS , lo difenderemo sino alla fine.

Con testa e cuore

Emilio D’Angelo

del Patto di Sindacato per l’ultimo voto.

Si sarà l’ultimo perchè o il nostro voto ci consegnerà in mano alle Banche o falliremo.

Questo è il più atroce ricatto che una comunità sociale poteva subire,

Resisteremo………

e per favore non venite a chiedere informazioni o peggio a dare consigli, mantenendo la riservatezza, perché non volete schierarVi con il Patto.

Non ho più tempo da perdere con gente tentennante, a me servono uomini che amano il Cis ed rifiutano le prepotenze.

Cè un blog, ci lavoro la notte, per Vol, per il CIS, per fare informazione, senza blog non sapreste nulla della manovra; rischio tutti i giorni gli attacchi del potere, mi espongo, vengo criticato ed attaccato dal fuoco amico  perché non vado in Procura, lo faccio per il Cis, con l’appoggio di pochi.

È l’unica voce della nostra resistenza, come è possibile che l’ultimo articolo ha avuto trecento lettori ed un solo commento?

Che faccio lo chiudo?

 

 

 

Un delitto, quasi perfetto.

Cari soci,

speravo di poter custodire a lungo questa straordinaria qualità che ha distinto il periodo più bello della mia vita: la dignità del socio CIS.

No, cari amici, questa dignità sta morendo, fra enormi supplizi.
Verrà uccisa dal potere finanziario che stritolerà il suo valore, ormai inconciliabile con il disegno organizzato di comune “Accordo”, anzi su proposta del consiglio d’amministrazione del CIS.
Si, perché è disponibile presso gli archivi camerali la copia dell’Accordo di ristrutturazione, presentato per l’omologazione al Tribunale di Nola ai sensi e per gli effetti degli Articoli 182-bis e successivi della Legge Fallimentare.
Il corposo fascicolo viene integrato da numerosi Allegati, tra i quali in quello indicato alla lettera C viene dettagliato l’indebitamento finanziario esistente.
Un commento sintetico dei contenuti della manovra è praticamente impossibile ed in particolare fra noi soci, impreparati in materia giuridica e finanziaria per un prodotto che è stato elaborato dai più grandi scienziati del settore!
Eppure, nel silenzio di regime, saremo chiamati, solo alcuni di noi, a decidere in un’assemblea straordinaria di quale morte dovrà morire la dignità sociale.

Mi limiterò, per ora, ad osservare alcuni aspetti tecnici che qualificano il profilo dominante dell’Accordo: il controllo della governance e la clausola risolutiva espressa.
Anche questi sono concetti difficili, ma potrete farvi aiutare dai Vostri consulenti aziendali.

Le parti:
CIS SPA da una parte

e dall’altra
Unicredit SPA ; Banca Monte dei Paschi di Siena SPA ;Banco di Napoli SPA

e dall’altra parte ancora
Loan Agency Servise S.r.l. a socio unico, con capitale sociale di euro 100.000, più avanti definito Agente,

Convengono al punto 4) che
gli SFP ( Strumenti Finanziari Partecipativi ) saranno deliberati dall’Assemblea Sraordinaria dei Soci”…Tali Strumenti rappresentano il titolo di credito delle Banche per le somme che compenseranno il mancato introito delle quote di sub mutuo dei soci morosi.

Al successivo punto 7 GOVERNANCE

7.1.1) Così come riflesso nel Nuovo Statuto CIS e nel Regolamento SFP, gli SFP non daranno diritto d’interventi, né diritto di voto nell ‘Assemblea ordinaria e straordinaria dei soci della Società, salvo quanto previsto ai successivi paragrafi da 7.1.2 a 7.1.5 ovvero

Il diritto di designare 1 Sindaco effettivo ed 1 supplente

Il diritto di designare e revocare 1 amministratore della società per ciascuna categoria di SVP e cioè 2 ( una per finanziamento CIS e l’altra per il finanziamento delle Torri)


Il diritto di veto su una serie di delibere dell’assemblea ordinaria e straordinaria che impediscono, fra l’altro:
L’emissione di obbligazioni convertibili e non;
L’emissione di strumenti finanziari partecipativi e non;
Approvazione di progetti di fusione e/o di scissione;
Aumenti di capitale, salvo quanto previsto dagli articoli 2446 e 2447 del C.C.
Scioglimento,messa in liquidazione o trasformazione della società.


Hanno,inoltre, il diritto di richiedere ed ottenere la convocazione dell’assemblea ordinaria e straordinaria.
Quanto sopra è stato richiamato solo a titolo esemplificativo e non esaustivo.

Di seguito al Punto 2 Consiglio di amministrazione della Società.
Come previsto il C.d.a. dovrà comprendere almeno 2 amministratori designati dai titolari di SVP.
Il C.d.a. Delibera validamente con le maggioranze di legge, fatta eccezione per determinate materie che dovranno essere approvate con il voto favorevole degli amministratori nominati dalle Assemblee di categoria SFP:
Operazioni di natura straordinaria;
Ogni decisione che può arrecare danni ai diritti dei titolari di SFP;



Qualsiasi decisione attinente l’Accordo di Ristrutturazione di Interporto!!!
Revoca o modifica sostanziale delle deleghe attribuite all’amministratore delegato.

Al successivo punto 7.2 la società dà atto alle Banche che il dott. Sergio Iasi ( il Manager ) è stato nominato per cooptazione amministratore delegato della società e allo stesso sono state attribuite nell’allegato 7.2.2 le DELEGHE STRATEGICHE unitamente con le DELEGHE OPERATIVE.
Tale indicazione indicazione resta valida sino all’approvazione del Bilancio dell’esercizio 2021.
Nota di redazione, il dott. Sergio Iasi ha assunto analoga carica in Interporto.

Al punto 7.2.3 la società dà atto alle banche, che ne prendono atto, che il Cav.Giovanni Punzo è stato nominato Presidente, con legale rappresentanza di CIS ed Interporto, per un periodo di due anni al fine di supportare, pur senza deleghe, l’operato del Manager per favorire la migliore transazione possibile, soprattutto nei rapporti con i soci.Allo stesso non verrà riconosciuto alcun compenso, salvo il gettone di presenza.

Infine, cari soci, a questo punto dovremmo dire ex-soci,

Vi sottopongo il punto 10.3 CLAUSOLA RISOLUTIVA ESPRESSA.


Salvo e impregiudicato ogni altro rimedio ai sensi di legge, le Banche avranno facoltà di risolvere l’Accordo e i documenti Finanziari ai sensi dell’articolo 1456 del C.C. in determinate circostanze, dettagliatamente indicate, tra le quali figura la circostanza che l’assemblea della società non confermi nel Nuovo Statuto quanto sopra previsto per il progetto finanziario e l’assetto amministrativo.

In parole semplici, e sarei lieto d’essere smentito, se non rinunciamo alla nostra libera vocazione sociale, l’Accordo decade e si aprirà, irrimediabilmente, la procedura concorsuale.

Cari colleghi,
Abbiamo una scelta, una sola ci è rimasta:
Possiamo decidere per mano di chi vogliamo morire come soci del CIS.
Chi ha il coraggio di negarlo, mente spudoratamente!

Benedetto notaio Canio Restaino, grande onore a Te che ci avevi donato la dignità di soci del CIS che oggi ci abbandona!
Dio Ti abbia in gloria, fosti un Uomo Giusto.

Con voce strozzata dall’emozione, grido un malinconico …

Lunga Vita al CIS

Il vostro “collega”
Emilio D’Angelo

Ci risentiremo, se non mi impediranno di farlo.

 

Diritti dei soci sospesi o valori fondanti traditi?

Assistiamo impotenti al tradimento dei valori fondanti che hanno contribuito a costruire la nostra straordinaria impresa.

Si, perché Noi siamo il CIS, una società consortile con un vasto azionariato di imprese commerciali, in un rapporto inscindibile con i lotti a qualsiasi titolo posseduti per l’esercizio dell’attività commerciale.

Noi siamo il CIS, non è uno slogan pubblicitario, ma un atto di fede e di ferma protesta per una condizione di silente sottomissione al potere finanziario nella quale siamo stati costretti da una politica amministrativa, ormai priva di rispetto del nostro passato, della nostra vocazione e dei nostri valori fondanti.
Gli unici valori che contano sono quelli finanziari, amministrati con il consenso interessato del ceto bancario in conflitto d’interesse in molteplici aspetti di questa complessa e delicata vicenda, e lo dimostrano fatti e situazioni inconfutabili.
Mai una volta una scelta, anche una sola scelta, che sia stata capace di produrre un vantaggio diretto per i soci del CIS. 
Sempre scelte che hanno contribuito a concentrare potere ed interessi in una gestione monocratica del CIS; una continua riduzione del valore del socio, inteso solo come espressione di voto in assemblea, nulla di più, un terribile fastidio da affrontare una volta all’anno.

Vogliamo abbozzare un elenco?

Proviamovi, ma sarà riduttivo!

– La cessione della proprietà di superficie dei nostri tetti di copertura a favore di Enel, senza nemmeno un minimo vantaggio in termini di risparmio di spese di energia per le singole aziende.
La storia è nota, per le aziende socie solo lo svantaggio di tenere sulla propria testa un centro di produzione di energia, l’amplificazione del rischio d’incendio e la soggezione all’attività di un terzo che condiziona il rilascio o il rinnovo del prescritto certificato rilasciato dai VV.FF.

– La trasformazione della struttura del nostro oggetto sociale per attivare una vocazione finanziaria, miseramente fallita come dimostra l’incapacità di gestire anche solo gli incassi e i pagamenti del sub mutuo.
Siamo finiti in area protetta dalla Legge fallimentare ed oggi dobbiamo assorbire una manovra iniqua per una gestione clientelare e subordinata alla crisi e alle necessità di Interporto.
Sono fatti, testimoniati dai dati di bilancio di tutte le società del distretto, dalla difficoltà di omologazione della manovra, dalla sudditanza psicologica delle aziende socie.

– La Banca Popolare di Sviluppo è un vero capolavoro di sistema di gestione clientelare.
Ci ha messo le mani la Banca d’Italia, come si rileva dai verbali d’ispezione, ed ha dimissionato tutto l’organo amministrativo, infliggendo pesanti sanzioni ai suoi componenti.
Ora ci lamentiamo di aver perso il nostro valore azionario, la nostra leadership, la banca del territorio e gridiamo ” al ladro, al ladro”, ma chi ha prodotto le condizioni per un intervento così determinato delle autorità preposte al controllo?
Perché abbiamo rinunciato all’iscrizione del CIS nel registro delle società finanziarie?
Forse per sfuggire al severo controllo della Banca d’Italia già allertata dall’esperienza BPS?
E perché l’organo amministrativo prosegue una battaglia personale contro la Banca Regionale di Sviluppo impedendo, a livello condominiale, di esporre le nuove insegne nella sede del CIS, di proprietà della Banca?
Perché se un ‘ordinanza del Tribunale di Nola prescrive di ripristinare le condizioni di legittimo esercizio del diritto alle insegne sociali, il CIS si oppone, strumentalmente, rischiando una grave sanzione giornaliera che inciderà, purtroppo come sempre, solo sulla, già immiserita, nostra cassa sociale?

– Le somme prestate da CIS ad Interporto hanno avuto un valore strategico determinante ai fini della qualità della manovra in atto.
Con 40 milioni di euro avremmo potuto impostare diversamente la manovra, puntando a conservare la proprietà e la disponibilità dell’area di 100.000 mq, favorendo il reimpiego e la ricollocazione.
È un vero tradimento aver fatto transitare una somma così importante da CIS ad Interporto, nella consapevolezza che non sarebbe stata restituita, almeno in tempo utile, e che avrebbe compromesso la situazione finanziaria del CIS, sino a condurci in area fallimentare ed, ancora peggio, a rinunciare ad un terzo del Cis a favore delle Banche.

– La rinuncia ad ogni trattativa tesa ad ottenere il riconoscimento di uno sgravio dei gravosi oneri finanziari, derivanti dall’anatocismo e dai prodotti derivati collegati al mutuo e sub mutuo.Ipotesi annunciata nella relazione del Presidente presentata in occasione dell’assemblea ordinaria prevista per l’approvazione del bilancio dell’esercizio 2013.

– La rinuncia ad ogni, anche minimo, tentativo di ottenere una rinegoziazione del mutuo per la parte incagliata, offrendo alle aziende socie in difficoltà una facoltà essenziale per salvaguardare la propria attività ed il valore sacrosanto dell’immobile costituito con tanti sacrifici ed un eterno contratto di leasing.

– L’azione fallimentare intentata contro le aziende socie inadempienti è stato il più grave errore strategico che si poteva compiere ed ha provocato un danno enorme alla credibilità del CIS, dimezzando valori immobiliari ed interesse ad investire nel Centro.Un danno incalcolabile per trenta aziende che spesso figurano socie da circa trent’anni.
Un’azione che non ha alcun senso né strategico, nè umano, né giuridico, avendo il CIS  la disponibilità tecnica, prevista nel contratto di sub mutuo, di esercitare il pegno sul titolo del contratto di leasing!
A che serviva fare fallire i propri soci per rientrare in possesso del capannone?

Per non parlare dei conflitti d’interesse, presenti in vasta scala nella complessa amministrazione commerciale del distretto.

– Il presidente di CIS e Interporto, insofferente del controllo di potere esercitato dal socio di maggioranza di Interporto, la Cisfi, ha ottenuto, con il consenso del ceto bancario, anche la presidenza di questa società , disarcionando, senza alcun riguardo e riconoscenza un antico e prestigioso compagno di cordata, Gianni Cacace.
Perché ?
Perché il consigliere del CIS, Giovanni Cacace, si era opposto ai finanziamenti da CIS ad Interporto con appropriato, quanto inefficace esposto, al collegio sindacale del CIS, apparso nella relazione dell’organo di controllo allegata al bilancio dell’esercizio 2013.
Posizione critica assunta e conservata in Cisfi, nel ruolo di Presidente, osservando, in pubblica assemblea, che il consiglio di Interporto, integrato da tre dirigenti del CIS, aveva raddoppiato i premi di collocazione al Presidente Punzo, pur in presenza di evidenti problemi finanziari.

Sarebbe utile tracciare l’impiego delle somme finanziate per verificare se parte dei finanziamenti autorizzati da Cis ad Interporto, siano stati utilizzati per liquidare compensi agli amministratori o a consulenti.

Occorre notare che l’impiego illegittimo di somme destinate al pagamento di rate di mutuo scadute e pagate dai soci adempienti ha provocato la perdita del beneficio del termine ed il ricorso alla procedura in area fallimentare, esponendo a serio rischio la garanzia ipotecaria dei soci solventi.

– La gestione commerciale del Cis ha rappresento il danno più grave è strisciante per la comunità sociale, soggiogata e sottomessa al potere gestionale.

Per dieci anni non abbiamo avuto più una struttura centrale autonoma, con dipendenti e dirigenti incorporati di fatto in Interporto, nella più naturale normalità, anche a livelli di vertice.
La collocazione di Interporto ha assorbito ogni interesse ed il CIS è stato sempre più trascurato, ormai obsoleto.
I servizi di manutenzione del CIS sono diventati sempre più scadenti, mentre le spese aumentavano a dismisura per le molteplici consulenze professionali che a vario titolo venivano e vengono ancora richieste.
Se facessimo un bilancio separato delle spese di consulenza degli ultimi dieci anni e poi, sommassimo ad esse i 40 milioni dei prestiti deliberati da CIS ad Interporto, probabilmente ci accorgeremo che non avremmo avuto bisogno di fare una manovra finanziaria ma solo un piccolo aggiustamento per l’eccessivo  gravame degli oneri finanziari, con particolare riferimento all’impiego di prodotti derivati.

Ma chissà perché si è dovuta fare questo tipo di manovra?

Magari questi 100.000 mq servono a sistemare i rapporti di conto fra  Interporto e le banche?

Forse paghiamo un difetto d’origine che confonde la concentrazione dei poteri d’amministrazione nel distretto in una sola persona con la omologazione delle diverse società di appartenenza, fra le quali CIS S.p.a. si distingue nettamente per l’autonoma e vasta partecipazione consortile.

– Intanto a proposito di conflitto d’interessi, sarebbe utile  sapere perché il ceto bancario, consapevole che il CIS incassava regolarmente il 70% delle quote di sub mutuo, pur non risultando più iscritto al previsto registro degli intermediari finanziari, consentiva che le somme riscosse  non venissero riversate ed imputate a riduzione dell’esposizione ipotecaria delle singole aziende socie solventi, per circa cinque anni?

Quando è in gioco la vita di alcune aziende e si incide in maniera traumatica nel destino delle imprese e delle persone, occorre avere un grande senso di responsabilità che deve indurre a trovare soluzioni equilibrate, spiegare bene scelte e progetti ed  evitare ogni conflitto d’interesse che possa danneggiare una parte a favore di un’altra.

Non si possono mescolare diritti autonomi ed aspettative differenti, ma vanno tenuti distinti nella loro legittima acquisizione.Non mi pare questa la circostanza nel merito.

Cari soci,

non avremo alcuna occasione di confronto, prima dell’assemblea, ogni tentativo risulta inutile; il progetto è stato ormai definito di concerto con il ceto bancario.
Sono state concordate nomine e poteri.
Noi conteremo solo per poche ore, la durata di un’assemblea.
Poi torneremo nel ghetto del silenzio.
Pensateci bene quando sarete chiamati a votare.
Solo allora avrete il potere di controllo delle Vostre azioni, mai più!

Noi con il Patto di Sindacato proveremo a rappresentare una base sociale coesa e determinata a far rispettare il nostro diritto autonomo ad esistere.

Lunga Vita e Onore al CIS.

Emilio D’Angelo
Fondatore e componente del direttivo del Patto di Sindacato di voto dei soci della Cis S.p.A.

Risposta da Patto di Sindacato di voto dei soci CIS a Presidente Confedercontribuenti.

Egregio Presidente,
non credo che abbiamo lo stesso concetto del rispetto delle persone e della lealtà che si deve rispettare in qualsiasi forma di confronto, anche da posizioni distinte e differenziate.
Io non mi sono mai rivolto a Lei con tanta arroganza.
Lei ritiene di essere depositario dell’unica soluzione per la delicata situazione del nostro, sottolineo, nostro CIS.
Lei ritiene che sarei persona degna solo se trovassi il coraggio di accompagnarla alla DIrezione antimafia.
La vicenda del Cis non coinvolge solo trenta aziende socie fallite, ma trecento aziende e migliaia di addetti.
Ci vuole più coraggio a condurre una battaglia onesta, giusta, determinata contro le evidenti Irregolarità di gestione, convalidate dal ricorso alla Legge fallimentare, piuttosto che consegnare alla Magistratura una richiesta d’indagine.
Lei è consapevole che la Magistratura è ben informata su fatti e circostanze e se non è intervenuta,evidentemente non ne ha ravvisato gli estremi, l’opportunità e le circostanze.
Le ricordo che l’azione penale è obbligatoria e non richiede necessariamente un ricorso di parte.
Le ricordo pure che il mio “filosofeggiare” ha rappresentato l’unica forma concreta di protesta e d’informazione e non solo per la comunità sociale.
I bilanci non sono mai stati approvati dal Patto di Sindacato di voto negli ultimi tre esercizi e la nostra protesta è ampiamente documentata a verbale come si evince dagli archivi camerali.
Non abbiamo mai condiviso la politica aziendale ed ancora oggi la contrastiamo con impegno serio e determinato.
Noi abbiamo scelto l’assemblea come naturale e legittimo terreno di confronto.
Perseguiamo questa strada con piena dignità, ferma convinzione e viva speranza di realizzare per il CIS la soluzione più equilibrata per tutti.
Non abbiamo amici da difendere, tanto meno interessi diretti o trasversali, noi difendiamo il CIS, quello che abbiamo costruito insieme in trenta lunghi anni, lavorando anche di domenica.
Abbia rispetto del nostro lavoro, di questo Patto che si è battuto, con onore e questo me lo hanno attestato centinaia di soci, anche gli stessi falliti.
Con questo intervento non ha reso un buon servizio al CIS.
Le dico con certezza che il Patto,ed io per primo, non abbiamo fallito la nostra missione, stiamo combattendo per perseguire un risultato utile a tutti e sarebbe una grave sciagura se dovessimo fallire, perché se esiste una possibilità di salvezza, questa di chiama solo ” solidarietà sociale”.
Questo Lei, sindacalista appassionato ed impegnato, me lo insegna.
Lunga Vita al Cis.
Con tutto rispetto.
Emilio D’Angelo

Dal Presidente nazionale di Confedercontribuenti Al Patto di Sindacato di Voto dei soci Cis.

D’Angelo e il patto di Nola

Al Dottore D’Angelo presidente del patto di sindacato del CIS di Nola, uomo di cui bisogna avere grande rispetto, dico senza se e senza ma che ha fallito e dunque deve mettersi da parte, salvo che invece di filosofeggiare, decida di difendere l’azionariato diffuso. Il fallimento del CIS spa e’ un fatto acclarato. I bilanci, che non descrivono la situazione fallimentare della gestione Punzo, e su cui il patto stesso non ha mai avuto il coraggio di promuovere alcuna azione di responsabilità, da anni nascondono la decozione della società. Ma da anni il Patto vota bilanci, che al di la’ dei lunghi sermoni del Dottor D’Angelo in Assemblea soci, sono stati sempre approvati dallo stesso e dagli uomini del Patto da lui rappresentati. Anni in cui Punzo ha fatto ciò che ha voluto. A preso in ostaggio i soci e i beni. Ma il Patto al massimo lanciava i sermoni sul blog per poi votare i bilanci. Dottor D’Angelo lei quando fallivano ingiustamente i soci del CIS, invocava filosoficamente la equa salvezza del CIS e del Cavaliere. Io a Lei che filosofeggia e approvava, le dico che il suo atteggiamento mi ha indignato. Grazie anche al modo di operare e del suo ” patto”, ci sono uomini e donne e le loro imprese, che ci hanno lasciato la pelle e l’ avvenire. Lei ha votato sempre i bilanci di Punzo. Ma i bilanci rispondevano alla verita’ economico finanziaria della società ?. Quando Punzo con i soldi dei soci del CIS, finanziava le sue società, indebitando il CIS, lei ha mai proposto azioni di responsabilità? Non mi pare. Allora non mi resta che augurarle Buona fortuna Dottor D’Angelo. La responsabilità di ogni uno la lasceremo a chi ha il compito di accettarla. Noi non ci fermiamo e fin quando avremo forza, mai nulla consetiremo alle banche assassine che vogliono togliere ai soci del Cis ciò che hanno pagato con immensi sacrifici. .Per quanto mi riguarda è ci riguarda di lei è del suo patto ne possiamo fare a meno. Tranne che lei sia disponibile anche domani a venire con me alla Direzione Nazionale Antimafia, al Csm e alla Commissione Nazionale Antimafia a dire le cose come stanno davvero. Noi andiamo e siamo andati a prescindere da lei. Ma sarebbe straordinario che una persona perbene come Lei fosse insieme a noi. Lunga vita al CIS della legalità. Con affetto.
Carmelo Finocchiaro (Presidente nazionale di Confedercontribuenti)

Che fine faranno i 100,000 mq ? Questo é il punto!

Mi domandò con insistenza:
Com’è possibile che la base sociale sia completamente ignorata e destituita di ogni facoltà di scelta e d’intervento?
Nuovi poteri amministrativi sono stati  assegnati in consiglio attraverso il meccanismo della cooptazione.
É stato nominato un amministratore delegato, su indicazione del ceto bancario: il dr. Sergio Iasi.
Viene, cosi, replicata la duplicazione dei poteri, Cis-Interporto, nella stessa persona.
Quanti danni ha prodotto al Cis, la convivenza amministrativa e gestionale con Interporto nell’ultimo decennio!
Avete sotto i Vostri occhi, quante risorse finanziarie, umane e commerciali sono state canalizzate da Cis ad Interporto, in nome del “distretto”.
Ebbene, in prospettiva si replica, anzi si raddoppia.
L’area speculativa d’interesse prevalente è quella dei 100,000 mq , un terzo del CIS: chi la collocherà e con quali tutele dei contratti di leasing?
Nulla trapela del progetto finanziario, né alcuna giustificazione viene data per il ritardo nella richiesta di omologazione della manovra, prevista per novembre2015, né per la mancata convocazione dell’assemblea ordinaria che appariva  imminente.
La cosa più grave è che né il consiglio d’amministrazione nominato dall’assemblea, né il nuovo amministratore, imposto dal ceto bancario, ritengono necessario proporre o, almeno, spiegare alla base sociale il piano industriale collegato alla manovra.
Siamo in piena dittatura finanziaria.
Di questi tempi non ci resta che continuare a confrontarci fra noi per capire quale resistenza possiamo opporre a questa prepotenza.
Intanto vorrei ricordare quello che abbiamo appreso dalle notizie più “fresche” , il verbale d’assemblea del 29 luglio 2015,
La manovra prevede che le banche in cambio dei 100,000 mq di capannoni, un terzo del CIS, apporteranno nel patrimonio della nostra società 130 milioni di strumenti partecipativi senza diritto di voto. Questo per consentire di portare una perdita nel bilancio 2015 di circa 80 milioni di euro, conseguenza dell’estromissione dal patrimonio immobiliare dei 100.000 mq di capannoni.
Chi ci garantirà che un gruppo esterno non acquisisca dalle banche questo pacchetto immobiliare ad un  prezzo svalutato?
Ormai gli immobili non sono più nella disponibilità del CIS e a manovra omologata, saranno nella disponibilità delle banche.
Vi allego nuovamente il link del verbale d’assemblea dal quale potrete rilevare la consistenza di questa terribile ipotesi.
Vi allego , pure, la certificazione camerale dei nuovi poteri attribuiti dal CIS, che è preceduta dall’elenco dei soci.
Forse scorrendolo, sono una trentina  di pagine, faremo un buon ripasso per ricordare la consistenza consortile e la qualificazione della base sociale del CIS e, quanto è  diversa, direi addirittura opposta, a quella dell’Interporto.
Questa è una società consortile con vocazione economica e non speculativa.
Questa è una società di imprese economiche, non di investimento.

Evitiamo nuovi conflitti d’interesse.

Cis non è Interporto, né CISFI, né Vulcano ed ancora meno una società d’investimento lussemburghese.
Se non è chiaro, proviamo  a chiarire, altrimenti sarà difficile trovare soluzioni condivise e costruttive.
A mali estremi, estremi rimedi.

Buona Lettura.

Emilio D’Angelo.Fondatore del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS s.p.a.

visura-cis

Verbale Assemblea CIS Spa 29.07.2015

E allora, tra un po’, finalmente c’incontreremo.

Sarà bello rivedersi dopo un anno e tre mesi di assenza, di vuoto della voce sociale; finalmente torneremo a parlare di CIS: molto del passato, della sua storia, che purtroppo, secondo il Regime, si è fermata per colpa dei soci  e poi un accenno veloce al presente, ormai già definito con le banche e……niente, niente, niente futuro.
Almeno di quello che intendiamo noi, imprenditori economici e creatori di prodotti, di moda e di lavoro; noi che non viviamo di manovre e derivati, ma lottiamo tutto il giorno portando in giro le nostre aziende per fare mercato.
Grazie a quello che abbiamo creato insieme dal 1986, la maggioranza delle aziende non sono ancora boccheggianti, pur aspettando da quattro anni come si possono sistemare i conti del Distretto.

Molti di quei conti non ci appartengono, non li abbiamo creati noi del CIS. Noi abbiamo solo dato, non abbiamo mai preso niente dall’Interporto, eccetto il comodato gratuito della Sala di Convegno  per l’Assemblea.

In assemblea si parlerà di un’altra Cosa, del ” nuovo che avanza” , di mercati internazionali, di un nuovo manager per il rilancio di quello che fu il CIS, ora solo un marchio.
Un marchio?
Ma di che?
Forse della gente, a migliaia, che qui ci ha lavorato, delle centinaia di aziende con le vetrine aperte, del più grande stock di merce pronta del Mondo, di 1560 domeniche di apertura, quattro anni e più, di 5O aziende presenti al Consumexpo di Mosca, delle delegazioni di agenzie di viaggio per lo shopping tour, dei viali pieni di clienti, italiani e stranieri, senza più un posto per il parcheggio.

Il CIS è l’esempio più bello di quello che si può realizzare con lo spirito consortile di trecento aziende!

Romanticherie di un vecchio sognatore, buono solo per raccontare favole!
E allora? Ecco pronto, chi ci insegnerà il nuovo mestiere!
Prendiamo un grande dirigente dal mondo bancario, lo insediamo nel CIS, nell’Interporto e nel Vulcano e in tutte le società satelliti con un lauto compenso e vedrete che tutto tornerà a posto, le perdite di quattro esercizi consecutivi , in tutte le società del distretto, saranno assorbite con un colpo di bacchetta magica.
Era solo sfortuna!
Guarda caso, però, al Forum Ambrosetti, nella magnifica sede di Cernobbio, su quel ramo del lago di Como, proprio a fine settimana scorsa,  davanti alla comunità finanziaria internazionale, il premier Renzi ha ripetuto una battuta di Davide Serra, resa famosa dal Financial Times:

” in Italia ci sono più Banche che Pizzerie” .

L’allarme è rimbalzato anche dal G20 in Cina, dove è stato affermato con convinzione che la classe media, l’anima produttiva di ogni attività economica, non ha più fiducia nell’area finanziaria.

Questo significa che il peso della struttura finanziaria è diventato altissimo per l’economia reale.

Siamo il paese con il più alto numero di dirigenti ( 3500 ) dei quali solo 138 hanno ruoli apicali. Lo stipendio medio si aggira intorno agli 850.000 euro ad eccezione dei ruoli apicali che superano notevolmente questa dimensione.

Siamo il paese con il più alto numero di componenti di consiglio di amministrazione nel mondo bancario, una pletora di soggetti che si aggira nelle stanze del potere, spesso solo espressione incolore di maggioranze e controlli incrociati.

L’ipertrofia del mondo finanziario è ormai oggetto di attenzione mondiale in un ambiente che denuncia un gravissimo stato di crisi, proprio a livello direzionale, per totale mancanza di idee produttive.
Rarissimi sono i casi di equilibrio di governance nei maggiori istituti; mentre, invece, sono molto frequenti i coinvolgimenti giudiziari di grandi nomi, veri totem della finanza, in particolare sul criterio degli affidamenti, sull’abuso di strumenti derivati, collegati ai mutui, o propinati agli investitori.
È previsto un ridimensionamento del settore e queste “eminenze ” finanziarie dovranno pur essere ricollocate e dove?
Come l’araba fenicia li ritroveremo riciclati proprio nelle aziende commerciali, che già sono state “occupate” dal potere bancario, con la complicità di una governance interna compiacente e subordinata.

Questo ci hanno preparato e, pure a caro prezzo.
Pagheremo con la cessione di 100.000 mq di capannoni, un terzo del Cis, ci aggiungeremo il saldo del mutuo residuo, compreso di interessi anatocistici ed oneri dei derivati, non mancheremo di attribuire generosi compensi per varie superconsulenze, perderemo ogni speranza di autonomia gestionale, attribuiremo nuovi compensi a nuovi amministratori e dovremo accettare nuove spese di condominio.

Esattamente il contrario di quello che ci serve per rilanciare il ruolo di molte aziende in difficoltà.

Qualche socio sarà “costretto” a trasferirsi per favorire un progetto di una nuova area omologata e compatta, non chiamiamola “zona Franca” perché per adesso non si può!

Domandate in giro a quei pochi soci che hanno riscattato, senza la liberatoria dall’ipoteca, se, nel modello proposto dal notaio, non compare una arbitraria clausola di impegno a trasferirsi in altro lotto su richiesta della società.

L’occupazione finanziaria è stata già avviata ufficialmente , con la cooptazione del consigliere Sergio Iasi e la contemporanea nomina di amministratore delegato. Nella nuova funzione al consigliere cooptato sono stati assegnati molteplici poteri che fino a quel momento erano rimasti  affidati al Presidente per decenni.

Il dettaglio analitico della complessa delibera è reperibile presso l’archivio camerale, per obbligo di legge, al fine di garantire la pubblicità dei poteri.

Questo costo così alto in cambio di che?

Nessuno, proprio nessuno ha pensato di rinegoziare scadenza e condizioni della quota di mutuo incagliata, come appariva naturale e ragionevole in una situazione super garantita da un’ipoteca che vale dieci volte il valore del debito residuo ed ha bloccato l’intero patrimonio immobiliare e commerciale del sistema, provocando una perdita di valore superiore al 50%.
Ebbene in cambio riceveremo lo storno dal debito di circa 100 milioni di euro, forse 120, si vedrà col bilancio.
Questo quando avevamo in cassa 30 milioni, 40 li abbiamo prestati ad Interporto, 30 era la stima presidenziale del valore dell’anatocismo ed almeno altri 40 potevano essere recuperati da una ricollocazione ragionevole dei capannoni tornati in possesso della società.
Con questo quadro contabile, pochi ed incontestabili numeri, abbiamo varato una complessa manovra, con i più quotati consulenti della finanza europea, inquadrata e subordinata al super indebitamento di tutte le società del distretto.

Per assecondare questo progetto abbiamo chiesto il fallimento di decine di aziende socie, invece di escutere, molto più semplicemente, il pegno sul titolo ( contratto di leasing ) così come era previsto nei contratti di mutuo.

Eppure fra qualche mese saremo chiamati in assemblea, l’unico posto dove valiamo ancora qualcosa, per decidere progetti e governance.
Tutto è stato già definito tra il Presidente e le Banche.

Ci chiederanno di ratificarlo  in assemblea, perché si devono mettere a posto le carte!

Non c’era più spazio per nessuna trattativa :
o si accettava l’amministratore delegato imposto dalle Banche o saltava la manovra;
o si accettava di fare una manovra di distretto, con il CIS, agnello sacrificale, oppure saltava tutto.
Il consiglio, impotente per il rischio del fallimento,  ha accettato;  ha nominato l’amministratore delegato, ha attribuito i poteri.
Le Banche si sono acquietate, ormai la manovra sarà omologata.
Finalmente!

Fra poco sarà convocata l’assemblea, è proprio necessaria, non si può evitare, non si può concludere tutto in consiglio.

Saranno portate le carte nel nuovo Ufficio, al secondo piano nel Vulcano o nella sede sociale e qualche “temerario” si presenterà lì e troverà un trattato di scienza finanziaria, redatto da decine di professori, e dovrà copiare tutto mano per essere pronti in assemblea ad esprimere un opinione!

Comunque sia,

Ora la palla tocca a noi soci in assemblea.

Ve lo avevo detto e ripetuto, non vi agitate inutilmente, giudici, Tribunali, Procure; i protagonisti dell’opera, alla fine, qui devono venire!

Ora si vedrà di quale colore è il sangue nelle vene di un imprenditore del CIS, ora dovrete tirare fuori la grinta e l’orgoglio dei vostri avi, ora si vedrà se siete gente di valore o qualunquisti che si trascinano dietro al carro del potere, elemosinando protezione.
Ho sempre mostrato sicurezza, ma oggi non sono più tanto sicuro, troppi di Voi si sono nascosti dietro i propri impegni aziendali, la convenienza di non inimicarsi il Presidente, la scusa che non sanno usare il blog, le calunnie sugli scalmanati del Patto, inseguiti dalla Vigilanza perché non è ammesso il volantinaggio nel Regolamento di Condominio!

Troppi sono rimasti non distanti, ma ben distinti, nemmeno che, se solo parlando, potessimo contagiare loro  la lebbra. 

“Dagli all’untore” si gridava durante l’epidemia della peste a Milano, contro quei poveri vagabondi che si aggiravano in città alla ricerca di aiuto.Non erano loro gli untori, ma venivano dal Nord, erano le truppe mercenarie, i Lanzichenecchi assoldati dal potere costituito per mantenere il controllo della città.

Era il 1630, sono passati 4 secoli, ma niente è cambiato!

Troppi vorrebbero vederti prima vincere per poi seguirti.

Quante delusioni!
Non c’è più un commento ai miei numerosi articoli, nemmeno delle persone più vicine a me. Mi hanno detto che sarebbero ripetitivi.
Dobbiamo allargare il consenso? E come, se nessuno si espone?

Proviamo con i giovani, sono il nostro futuro.

Forse sarà più facile per loro ricordare che chi ci chiede nuovamente consenso e potere, diretto o indiretto, è la stessa governance che, in una situazione di dissesto, ha preso 40 milioni dal CIS e li ha trasferiti ad Interporto, dalle somme riscosse per pagare il mutuo.
Quello è stato l’inizio, il primo passo, verso questa manovra nel CIS!
È la stessa governance che ha chiuso il varco CIS Interporto, dopo averlo tenuto aperto a senso unico.
È la stessa governance che si è trasferita dieci anni fa’ con dirigenti e personale nel regno Interporto, senza mai tornare nel CIS.
È la stessa governance che, per non rischiare, ha trasferito gli uffici da Interporto a Vulcano, come se nel CIS non ci fosse spazio.
È la stessa governance che dal 29 luglio 2015 non dice una parola di chiarezza o di conforto ai soci, ma parla solo con chi la sostiene.
È la stessa Persona che il 29 maggio 2014 ha annunciato, la divisione fra buoni e cattivi e poi ha abbandonato l’assemblea, ritenendo di non dover dare alcuna risposta alle nostre domande.
Eravamo troppo ….. cattivi !
È la stessa governance che ha abolito il nome del CIS da tutta la pubblicità presente in città.

Non è in discussione chi è buono o cattivo, ma chi ci deve governare nei prossimi tre anni e come ci deve governare.

Dobbiamo decidere dove vogliamo andare e con quale progetto.

Noi soci, in assemblea, pur in tanti, saremo ridotti a minoranza, per ogni intervento ci saranno decine di consulenti a contrastarci, ogni votazione sarà organizzata con criteri di calcolo “differenziale” e solo il notaio garantirà la legittimità della votazione, raccomandando, però, di ridurre la durata degli interventi!

Sarebbe pericoloso parlare troppo, dopo tanto silenzio.

Troppo forte è il potere finanziario.
Troppi elementi contrastano la libera formazione di opinione.
Troppi interessi sono legati al carro del doppio potere che si sta affermando.

Non abbiamo alleati, nè tutele speciali, non abbiamo l’attenzione dell’opinione pubblica, siamo bloccati da clausole compromissorie, ipoteche e rischi di fallimento.

Non possiamo portare in Tribunale nemmeno le cose più evidenti come il fatto che una governance incassa per quattro anni le rate del sub mutuo e non le riversa, che si cancella dall’Albo delle società finanziarie per sottrarsi al rigoroso controllo della Banca d’Italia che mai avrebbe potuto consentire questo clamoroso abuso. La manovra in corso, con il consenso delle Banche, ha bloccato tutto, ponendo le varie società del Distretto sotto la tutela della Legge Fallimentare. Le cause avviate sono tutte pendenti e non entrano nel merito.

Riusciremo a vincere questa battaglia tra Davide e Golia?
Riusciremo a tener fede al nostro Patto sociale di imprese consortili per una Lunga Vita del CIS?

In coscienza non lo so, perché non dipende da me, ma solo da Voi.
Io posso garantirvi solo che ci sarò, fino alla fine, qualunque sia.

Spero che gli uomini di buona volontà, quelli che hanno fondato il Cis, i consiglieri di oggi e di ieri, i più vecchi, le donne, i giovani , tutti siano capaci di esprimere un atto di orgoglio, un risveglio della coscienza, un momento di emozione per questo nostro CIS. 

Non affidate  deleghe a nessuno,  venite in assemblea di persona,  ascoltate e decidete. Almeno questo lo dovete al Cis.
Se questo non succederà, il CIS sarà perso e noi non potremo mai perdonarcelo.

Lunga Vita al CIS .
Emilio D’Angelo.

Fondatore del Patto di Sindacato Sociale del CIS 

 

Possibili scenari imminenti per il nostro CIS.

Sono proprio sicuro che, al massimo, entro ottobre saremo convocati in Assemblea perché questa benedetta quota di partecipazione azionaria, proporzionata e vincolata al possesso del capannone, è veramente la cosa più dura da abbattere.Vedrete che avevo ragione a raccomandare calma e pazienza.
La nostra ” finale ” l’avremo, potrebbe essere l’ultima o la prima di una nuova sfida verso il futuro.
In palio c’é la ” Coppa ” per una Lunga Vita del CIS.
Non posso prevedere il risultato, quello dipende dal coraggio che avrete, dalla voglia di battervi, della passione per il vostro passato, dalla fede nel vostro futuro, dall’insofferenza verso un prevalente senso di opportunismo, dal disprezzo per tutte le forme di clientelismo, dal netto rifiuto delle prepotenze.
La risposta la troverete nella Vostra coscienza.
Proverò a contattarvi uno ad uno, cerco alleati, chiedo l’aiuto di tanti colleghi che da trent’anni mi hanno accompagnato in questa straordinaria impresa.
Amici miei, con tanti di Voi abbiamo convissuto esaltanti esperienze di consiglio, momenti nei quali si costruiva il CIS, vorrei chiedere a Voi se non siete preoccupati, se trovate giusto che il Cis debba pagare il conto più alto degli errori del Distretto.
Vorrei andare oltre al Patto, vorrei una grande convergenza d’interesse per un confronto chiaro, reale, senza fingimenti.
Qui non ci sono esaltati che tirano a distruggere, ma c’è un popolo che resiste ad una gravissima prepotenza.
Verranno in assemblea, ci convocheranno, ma non solo per approvare il bilancio, ormai asseverato e forse pure omologato, verranno pure per proporre una nuova governance con un amministratore delegato, con ampi poteri, nominato dalle Banche.
Devono venire per forza, per dare una veste legale ad una serie interminabile di ingiustizie ai danni del CIS.
Verranno e chiederanno, nella parte straordinaria, di approvare tutti gli effetti della manovra, anche quelli riflessi e riferibili ad altre società del distretto.
Così per un pugno di euro sono fallite almeno 30 aziende socie, mentre affidavamo 40 milioni in prestito ad Interporto.
Di questi 40, almeno la metà non sarà più restituita, ma andrà ad incrementare la quota di partecipazione di CIS ad Interporto.
Vi chiederanno di autorizzare la partecipazione al patrimonio del CIS da parte delle banche per 123 milioni di euro per consentire di portare a perdita altri 7O/80 milioni di euro, per azzerare il valore dei capannoni dismessi.
In cambio attribuiremo alle Banche circa 100.000 mq di capannoni, un terzo del Cis, senza aver offerto a questi soci nessuna occasione di rinegoziare il mutuo.
Chi e come sarà gestita quest’area?
Quali saranno le tutele per il contratto di leasing di queste aziende?
Che fine ha fatto la questione interessi anatocistici e quella ancor più grave dei derivati?
Qual’è il progetto industriale del CIS ?
Chi vi ha mai detto una parola dal 29 luglio 2015?
Chi ha chiuso il varco Cis Interporto?
Chi ha spostato gli uffici dal CIS dieci anni fa’ per portarli in Interporto e, solo, da qualche mese, in Vulcano…buono.
Chi ha modificato la pubblicità a Napoli, escludendo il CIS?
Scusate, ma non veniva”
primma ‘o CIS , po’ nata vota o’ CIS e po’ ancora o’ CIS ?
E, invece, con tutto il rispetto per le banche creditrici, vi pare giusto che ci venga imposto un’amministratore delegato, a costo nostro, senza avere nemmeno il garbo di proporlo all’assemblea?
Ma che soci siamo?
Non contiamo proprio niente, tanto così dobbiamo fare perché ci conviene.
I soci adempienti solo così potranno salvare il capannone che hanno pagato due volte.
Anche a chi dondola un po’ conviene acquisire l’ombra di protezione dei potenti, per non finire nella lista dei 100.000, quella dei deportati dal CIS per effetto del brillante accordo con le Banche.
Agli altri, come me che ho riscattato dieci anni fa’ , comunque conviene perché ” chi me lo fa fare?”
Il problema è che ad una certa età si dorme poco la notte e ti interroghi su come hai speso la maggior parte della tua vita.
Allora fai un bilancio, ti accorgi che qualcosa hai sbagliato, ma non hai fatto mai piangere nessuno per i tuoi errori.
Non vorrei cominciare adesso.
Mi vengono in mente i volti dei miei quattro nipoti, intravedo il loro sorriso incantato e non posso tradirli:  loro mi credono un principe….
E, quando qualcuno Ti ritiene degno di stima, non puoi deluderlo.

Qui da noi troppa gente ha pianto, troppe porte sono rimaste chiuse, troppe strade sono rimaste deserte, troppi silenzi non danno speranze.

Qui da noi il socio sta morendo, tra poco diventerà un prodotto, una macchina del Sistema Finanziario.

Voi che fate, siete con me o Vi sedete all’ombra del potere finanziario e lasciate fare?
E allora, non ci venite proprio in assemblea, date le deleghe al sistema e lasciate fare, almeno non vedrete come muore il CIS e, forse, ve ne farete una ragione, pensando che non è anche colpa nostra.

Non dobbiamo fare la guerra, ma almeno abbiamo il dovere di lottare per la nostra storia e di chiedere rispetto per quello che abbiamo dato e per quello che valiamo.
Si, perché , Tu , mio socio nel CIS, vali ed anche molto.
Fallo pesare, non avrai un’altra occasione.

Lunga Vita al CIS.

Noi ci guarderemo sempre negli occhi, senza abbassare mai la testa.

Emilio

Non rinunziamo alla vera forza del CIS : il valore associativo.

 

Quando fai qualcosa, sappi che avrai contro quelli che volevano fare la stessa cosa, quelli che volevano fare il contrario e la stragrande maggioranza di quelli che non volevano fare niente.
Confucio

 

Vi propongo una riflessione sui rischi collegati ad un’azione giudiziaria tesa ad ottenere la convocazione dell’assemblea prima che venga asseverato ed omologato il Piano di ristrutturazione del debito.
Ho sempre sostenuto la tesi che, pur non condividendo i criteri di impostazione della cosiddetta “manovra” per evidente inadeguatezza al contesto sociale del CIS e alla sua autonomia, è assolutamente necessario arrivare in assemblea con il Piano di ristrutturazione approvato.
Questa non è una posizione assunta con superficialità o per debolezza sentimentale, ma una scelta ragionata e motivata.
Sono fermamente convinto che la mancata convocazione dell’assemblea ordinaria nei termini previsti dalla legge, non è un capriccio amministrativo e tanto meno un espediente strategico per rinviare la durata della carica del direttivo, ma, purtroppo, una necessità ineludibile.
Non esistono i presupposti della continuità aziendale per poter approvare il bilancio dell’esercizio 2015 in mancanza di un Piano di Ristrutturazione del debito asseverato ed omologato dalla sezione fallimentare del Tribunale.
È inutile, in questa sede, ritornare sulle ben note cause della crisi.
Risulta, invece utile, cercare di capire perché la famosa manovra in 13 mesi non è stata ancora approvata.
Cosa è cambiato dall’assemblea del 29 luglio 2015?
Il rapporto di influenza del ceto bancario sul potere amministrativo nel distretto, rispetto alla gestione della crisi finanziaria in atto.
Le Banche hanno preteso un controllo diretto della gestione a tutti i livelli, esautorando, di fatto, la capacità d’iniziativa autonoma delle varie società del distretto.
Questo nuovo orientamento strategico se riferito ad Interporto e alle società collegate può anche essere compreso, se, invece, è riferito alla platea sociale e consortile del CIS rappresenta un gravissimo ed intollerabile vulnus alla nostra legittima autonomia.
La nostra condizione di debitori di una quota residuo di mutuo ipotecario non giustifica una tale pretesa, a nessun titolo.
Questo è il cuore del problema.
L’accordo sul Piano di ristrutturazione del debito è indispensabile per evitare il fallimento e, proprio in forza di questo grave e decisivo condizionamento , il ceto bancario ci impone di accollarci tutti gli accordi collaterali e coincidenti che investono altre società del distretto.
Una vera prepotenza che fa il paio con l’abuso di prodotti derivati imposti a garanzia, con l’evidente violazione del divieto di patto commissorio, con l’eccessivo peso delle garanzie ipotecarie.
La cosa più grave è l’assoluta mancanza nel Piano di Ristrutturazione di una proposta di rimodulazione dei termini e delle condizioni di rimborso dell’importo residuo del debito incagliato, che ci pone nella condizione di subire questo tipo di manovra.
In parole semplici, i consulenti, imposti dal ceto bancario,
hanno puntato esclusivamente alla rottamazione del CIS per ricavare dalla collocazione un plus valore fra il residuo debito individuale ed il valore dell’immobile, da ripartire nella complessiva operazione finanziaria senza distinzione di competenza.
A questo punto capisco, ma non condivido, chi si riconosce nella tesi che propende per un’azione giudiziaria severa, pur con il rischio di aprire la strada ad una procedura fallimentare.
Il punto che, a prima vista, appare più convincente di questa tesi, é quello relativo all’efficacia del valore traslativo del contratto di leasing nella procedura fallimentare, così come richiamato specificatamente dall’articolo della legge fallimentare che recita:

“Art. 72-quater
Locazione finanziaria (1)
Omissis.
In caso di fallimento delle società autorizzate alla concessione di finanziamenti sotto forma di locazione finanziaria, il contratto prosegue; l’utilizzatore conserva la facoltà di acquistare, alla scadenza del contratto, la proprietà del bene, previo pagamento dei canoni e del prezzo pattuito.”

Questa ipotesi nasconde, però, un’insidia gravissima, funesta, irrimediabile: la perdita del controllo dei beni primari, il cuore del sistema consortile
Chi intende percorrere questa strada deve assumersi la responsabilità di andare incontro al “caos ” annullando completamente il valore associativo del CIS.
E allora Vi domando :
Qual’è stato in questi trent’anni il valore immobiliare e commerciale dei nostri capannoni?
Un valore immobiliare che è dipeso solo dalla crescita del Sistema ed un valore commerciale strumentale per quelle aziende che hanno fatto sistema.
Quando è cominciata la nostra crisi ?
Con l’operazione di finanziamento, quando le aziende furono finanziate per metro e non per valore commerciale.
Un’operazione sciagurata che ha messo in ginocchio il CIS, assoggettandolo ad una gestione di distretto da un lato e subordinando la crescita al sistema finanziario.
Cosa otterreste dal fallimento?
L’intestazione di capannoni in una campagna in un centro affidato ad una complessa curatela fallimentare.

Per questo Vi ripeto, non esiste alternativa ad aspettare pazientemente la definizione dell’accordo di ristrutturazione che dovrà essere portato in assemblea, insieme al bilancio 2015 per l’approvazione.
In quella stessa sede dovrà essere nominato il nuovo organo amministrativo.
È quello il nostro terreno di confronto, il nostro campo di battaglia!
Perché scontrarsi in un terreno legale infido e complesso?
Per far prima, per ottenere un’assemblea a rischio, per vendetta, per rancore?
A che serve ?
A nessuno, nemmeno ai soci falliti che sarebbero i primi ad essere coinvolti in un doppio fallimento: un’aberrazione del diritto civile.

Cari soci,
Quando avete sentito parlare di Patto di Sindacato di voto avete creduto o, meglio, Vi hanno voluto far credere che una banda di scalmanati mirava a destabilizzare il CIS.
Avete giustificato tutto: prestiti da CIS ad Interporto di ingenti somme destinate a ridurre l’esposizione debitoria, ricorsi di fallimento contro i soci morosi, chiusura di varco CIS Interporto per ghettizzarci, trasferimento di personale e risorse a costo CIS in area Interporto, trasferimenti degli uffici da Interporto nel Vulcano.

Cosa volete di più?

Non esiste nessun Santo in Paradiso che può modificare il nostro destino.
Non esiste manovra o accordo che non possa essere rinegoziato se evidentemente illegittimo, come nel caso.
Non c’è magistratura ordinaria che il CIS come società non possa interpellare con appropriati ricorsi.
Non c’è Procura della Repubblica che non possa essere adita da un formale direttivo amministrativo, costituito nei modi previsti dalla legge.
Non c’è ragionevole accordo che non possa essere raggiunto da un direttivo autonomo e svincolato da conflitti di interessi ed in libera concorrenza con altre società del Distretto.

Solo noi soci, con qualsiasi idea, origine ed orientamento, liberi da ogni condizionamento di interesse personale, possiamo raggiungere questo obiettivo.
Per questo abbiamo dato vita ad un Patto di Sindacato di voto, ho scritto per Voi 260 articoli, abbiamo portato avanti in 80 un’iniziativa che ha un valore fondamentale per il futuro del CIS.
Sarò chiaro: un Patto di Sindacato con adesioni rilevate con autentica di firma notarile, non vale né più né meno del nostro Patto.
Questa è una storia per gonzi, non per gente come Voi.
La parola è una sola e l’impegno uno solo, costi quel che costi.

Lunga vita al CIS, alle sue aziende ed alle migliaia di donne e uomini che lavorano qui.
Un posto consacrato al Lavoro e alla famiglia.

Emilio D’Angelo
Fondatore del Patto di Sindacato di voto del CIS
per creare non per distruggere.

La festa per il trentennale del CIS e il cavallo di Troia.

Cari soci,

Siete tutti invitati alla grande festa per questo prestigioso traguardo.

C’è un solo problema!

Ci hanno preparato un bellissimo regalo, incartato con cura ed avvolto con colorati fiocchetti.
È un po’ ingombrante, é impossibile non riconoscerlo: è un gigantesco cavallo come quello di Troia.
Quando apriremo il prezioso regalo ci accorgeremo che, con elaborata strategia, nella sua pancia sono stati nascosti i nuovi poteri sul territorio….
Benvenuto, è entrato il ceto bancario, quello che vince sempre quando si siede al tavolo delle imprese e, quando perde, non paga nemmeno, ci pensa lo Stato, quindi noi.
Da quel pancione arriva un Profumo di finanza creativa, lo stesso che finanziò ” con coraggio”‘, un sistema ma, sul valore delle pietre dei soci del CIS.
Ci propinò un bel regalo, abbinando al pacchetto mutuo, una forte dose di derivati, così da non poter mai perdere.
Già allora, circa dieci anni fa, il cavallo di Troia fu introdotto nel nostro CIS.
Mani amiche aprirono il cancello d’ingresso, è quasi tutto il popolo esultò, accogliendo questo straordinario dono degli dei.
Fu ipotecato quasi tutto il CIS, in cambio di un finanziamento di 500.000 euro per ogni 500 mq di capannone posseduto.
Il titolo di possesso?
Un contratto di leasing completamente compiuto, rinviato solo nella facoltà unilaterale a favore del socio : il diritto di riscatto.
Carta straccia, in caso di inadempimento del contratto di mutuo, benché fosse autonomo e separato da quello di leasing.
Solo carta straccia, l’impegno d’onore che consacrò il preliminare di vendita in contratto di leasing.
L’onore rimane in testa solo a quel grande giurista e straordinario galantuomo che fu il notaio Canio Restaino.
Pensateci bene, cari soci, e Voi amici carissimi del Patto di Sindacato.
Pensateci bene, non dovremo mai essere noi a far fallire il Cis, lasciate che siano le Banche a farlo fallire.
Si trascineranno dentro il puzzo nauseabondo dei milioni di derivati marciti che ci hanno propinato, distruggendo la più bella impresa consortile che il mondo abbia mai conosciuto.
Questo è, ancora oggi il nostro CIS, e il mondo dovrà sapere chi lo ha ucciso.
Se avete gli attributi necessari, battetevi per il CIS ma in assemblea, perché in assemblea devono venire.
Grazie a Dio, la formula Restaino ci tutela ancora, noi siamo i padroni del nostro destino, nessun’altro, nemmeno il Presidente.
Sono stufo di passare per quello troppo buono che perdona tutti.
Il mio ragionamento è preciso.
Tantissime aziende sono morte per effetto di interessi anatocistici ed imposizione scriteriata di prodotti derivati.
Poi, dopo la morte il riconoscimento della violazione per via giudiziaria, una magra consolazione.
Noi dobbiamo reagire da vivi perché non meritiamo di morire e loro, i signori del regno delle carte e dei prodotti derivati devono avere il coraggio di farci fallire.
Non lo faranno mai, perché se potevano farlo, lo avrebbero già fatto.
Non credete alla storiella dei buoni rapporti del Presidente con le banche.
È una bufala enorme, le banche obbediscono solo ad una logica di interesse ed hanno retto la presidenza Punzo solo per mettere le mani sul CIS.
E allora, gridano gli arrabbiati : perché non andiamo in Procura?
Ingenui, Voi pensate che due Procure della Repubblica che indagano sul caso CIS Interporto, non sappiano nulla e stanno aspettando quattro scalmanati che vanno a denunciare?
La nostra magistratura è una grande garanzia di legalità e non solo. 
In questo momento, così difficile per la società italiana, la magistratura ha l’obbligo di prudenza, non può intervenire con rigore in un problema molto delicato che investe un settore così importante ed esteso del tessuto sociale del territorio.
Deve aspettare l’evoluzione dei fatti e favorire un compromesso delle rispettive ragioni.
Quello che sto tentando di dirvi da tre anni.
Non mi interessa niente che qualcuno paghi per i propri errori , in buona o cattiva fede.
A me interessa che non paghi il CIS.
In assemblea che facciamo?
La rivoluzione politica!
Se ci lasciano vivere liberi ed autonomi di fare impresa, noi paghiamo, ringraziamo ed accogliamo con rispetto chi vorrà sedere nel nostro consiglio d’amministrazione in rappresentanza delle banche creditrici sino a soddisfazione del debito.
Se ci impongono di accettare la manovra così come appare strutturata nelle ipotesi dell’ultimo bilancio approvato a maggioranza, ebbene allora non approveremo il bilancio con tutte le conseguenze previste.
Sono stato chiaro?
Io per la Lunga Vita del CIS mi batto in assemblea, quella è la sede del confronto e delle decisioni dei soci.
Questi, è vero, sono ideali ma confortati da fatti, proposte e considerazioni che mi inducono ad andare avanti in questa direzione.
Cari soci, qualsiasi opinione Voi abbiate, consultate i vostri legali di fiducia, i vostri commercialisti, i vostri notai di famiglia.
Proponete loro la questione e questa mia modesta proposta.
Vi convincerete che solo l’assemblea dei soci può salvare il CIS da una morte sicura, sarà per fallimento o per appropriazione del sistema finanziario, ma sempre morte sarà. Quando il nostro valore azionario sarà annullato da una manovra finanziaria o dalla sezione fallimentare del tribunale, non avremo più    alcuna voce. 

Noi, solo noi, possiamo salvare il CIS, il nostro ideale di impresa consortile, un luminoso ideale che ci ha visto lottare giorno dopo giorno per un trentennio.
Credetemi :
È solo questione di governance!
Spero che sarete in tanti a lottare con me e con tutti i miei amici del Patto di Sindacato, i migliori che potevo incontrare.
Le diverse opinioni, il confronto continuo, anche serrato, fra noi sono una forza straordinaria, quella che è mancata per troppo tempo nella vita sociale, orientata in maniera massiva in direzione opposta ai nostri interessi d’impresa nel nome di una malintesa solidarietà di distretto.
Ne riparleremo ancora.
Lunga vita al CIS.
Emilio D’Angelo
Fondatore del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS.
(Quello dei comunisti che mangiano i bambini a colazione)