Buona Assemblea a tutti: speriamo che vinca il CIS .

” Vi sono pure dei momenti in cui gli uomini sono padroni del loro destino. ” Shakespeare dal Giulio Cesare.

Non sono tanti questi momenti decisivi nella nostra vita, tante volte, invece, condizionata dalla necessità, dal calcolo, dalla convenienza o, ancora peggio, dalle lusinghe degli imbonitori.
Martedì 20 torniamo in Assemblea per nominare un nuovo consiglio di amministrazione per la decadenza, con due anni di anticipo, di quello che si era insediato subito dopo la tormentata approvazione di un bilancio d’esercizio con 150 milioni di perdite e il necessario ricorso ad un Accordo di Ristrutturazione regolato dalle Legge Fallimentare.
Non ci domandiamo nemmeno perché?
Cosa non ha funzionato?
Io non giro per il CIS, entro al mattino presto ed esco la sera; al massimo mi sposto dall’isola 4 alla 2 per andare in banca, sempre la stessa banca da 32 anni.
Invece c’é chi gira per raccogliere deleghe o suggerire schieramenti, nessuno spiega i fatti e nessuno Ve li spiegherà nemmeno in Assemblea.
Voi avete solo il voto per esprimere il Vostro consenso ad un’autentica rivalutazione del ruolo del socio che possa arrestare il processo involutivo della nostra missione sociale.
Avete sotto i Vostri occhi, tutti i giorni, da almeno un decennio, cosa è diventato il CIS.
Non è necessario ricordare tutta la delusione e l’amarezza per la nostra condizione, la conoscete troppo bene e nessun imbonitore Vi potrà convincere del contrario, ancor meno quelli che hanno servito più padroni.
E allora che fate?
Rilasciate le deleghe sul Vostro futuro a chi ha già determinato il Vostro passato?
Noi siamo in Accordo di Ristrutturazione e lo stiamo rispettando oltre ogni più rosea previsione.
È merito solo nostro, perché siamo gente d’onore e rispettiamo gli impegni.
Fino a prova contraria non siamo stati convocati in Assemblea per un nostro inadempimento ma per una profonda crisi di gestione avviata da un Presidente ed amministratore delegato, designato dalle Banche creditrici, che si è dimesso da Interporto ed ha concordato con il Presidente di quella società, nell’ambito di un c.d.a., un Accordo di Risoluzione a titolo oneroso per il riconoscimento di un impedimento, oggettivo e soggettivo, a proseguire il suo mandato per la crescente divergenza reciproca con lo stesso per ragioni e motivi di interferenza nella gestione di Interporto Campano.
Ragioni rese pubbliche attraverso frequenti servizi pubblicati sulla Stampa nazionale
Tanto ciò é vero e palese che il dr. Iasi non ha mai fatto richiesta alcuna al Cis per l’insussistenza di cause oggettive e soggettive di impedimento con la nostra società, ma, a noi ha semplicemente comunicato le sue dimissioni, solo dopo aver definito ed incassato da Interporto il compenso concordato.
Il problema nasce nel rapporto CIS – Interporto quando quel l’intesa, a noi completamente estranea, viene opposta come titolo di rimborso per una consistente somma di pretesa competenza CIS.
Qui emerge un contrasto netto nella rappresentanza consiliare fra i cinque amministratori in doppia carica, in conflitto d’interesse, ed i quattro amministratori in quota solo CIS che vede soccombere nella delibera assunta le ragioni che negavano il pagamento dell’indebito, anche, e soprattutto,in mancanza di adeguato consenso dei creditori nel corso dell’attuale procedura.
La delibera di restituzione dell’ingente somma ha provocato le dimissioni motivate di tre amministratori e la decadenza del consiglio, poiché eventuali sostituzioni avrebbero superato la metà dei nominati dall’assemblea.
Allo stato, a seguito di ricorso motivato al collegio sindacale, l’efficacia della delibera é stata sospesa e l’intera questione sarà affrontata dal prossimo c.d.a., salvo impugnativa per via giudiziaria.
I fatti non cambiano: il Cis ancora una volta viene chiamato a pagare il conto per Interporto, così come é stato chiamato a finanziarlo in passato con consistenti interventi, documentati e definiti proprio nell’Accordo di Ristrutturazione.
Non è immaginabile perseverare, nelle attuali condizioni, con questa politica che demolisce alla radice ogni possibilità di ripresa del Cis.
Interporto e CIS sono due autonome società con una profonda differenza partecipativa.
Hanno in comune l’appartenenza strategica allo stesso Distretto con profili diversi che talvolta risultano in concorrenza.
Solo le utenze logistiche CIS ed Interporto talvolta coincidono, quasi mai le partecipazioni azionarie che nel caso di Cis sono collegate e funzionali al possesso degli immobili, mentre in Interporto gli azionisti sono investitori, istituzionali e privati.
La recente vendita di Italo ad un investitore americano per un importo miliardario ( 2,5 miliardi di euro ) ci insegna che un grande asset industriale, prima o poi, può essere collocato sul mercato con notevole beneficio degli azionisti.
Questo potrebbe succedere anche per Interporto ed é questa l”origine del conflitto direzionale fra le Banche e la proprietà che si contendono la gestione di un importante sistema interportuale, un vero gioiello della logistica e della movimentazione in un’area di straordinario interesse strategico.
Ora domando a Voi, soci CIS, volete essere attratti da Interporto, disperdendo il vostro valore consortile o volete difendere l’individualità del vostro ruolo in un’economia globale che ci vede fortemente in ritardo per la politica condotta nell’ultimo decennio che ha privilegiato gli interessi di Interporto?
Non si tratta di essere contro Interporto, che apprezzo con sincera ammirazione, ma di salvaguardare la nostra autonoma vocazione industriale.
Noi abbiamo un progetto diverso da quello di Interporto.
Interporto troverà un partner internazionale che rilancerà la sua funzione in un mercato sempre più proteso a ricercare strutture in aree doganali di trasformazione del prodotto.
Risolverà così tutti i suoi problemi finanziari, determinati dal consistente investimento, con grande soddisfazione degli azionisti.
Noi ,no, cari soci, noi abbiamo un percorso molto più impegnativo.
Dobbiamo liberarci del debito previsto, al massimo entro due anni, come appare da previsioni attendibili.
Dobbiamo recuperare la nostra autonomia gestionale, trattando con le Banche creditrici per riscattare gli S.F.P.
Dobbiamo rilanciare la funzionalità del Centro, ricollocando a nuove imprese, favorendo, in particolare, l’introduzione di aziende del settore manifatturiero e di trasformazione, per arricchire la nostra presenza sul mercato come Polo creativo e distributivo
Il maggior danno per il CIS sono i lotti vuoti!
Bisogna puntare a chiudere tutto il contenzioso giudiziario, rendendo disponibili i lotti in disuso.
Ora mi direte che, fino all’estinzione del debito, la gestione del piano industriale e quello finanziario competono all’amministratore delegato.
E chi ve lo nega, anzi ai rappresentanti degli SFP compete il diritto di veto in determinate materie sottratte all’autonomia assembleare, ed allora, noi soci, non contiamo niente?
Noi abbiamo il diritto e dovere di formare un consiglio di amministrazione che preveda tra membri di gradimento delle banche creditrici ed un numero di consiglieri, determinato dall’Assemblea, che eserciti attività di controllo sul piano finanziario e di implementazione sul piano industriale.
Noi dobbiamo pensare al futuro ed inserire forze giovani, gente preparata che potrà governare il CIS quando si esaurirà la fase legata all’Accordo di ristrutturazione.
Non dimenticate che l’obiettivo dell’Accordo è il pagamento del debito, e noi questo obiettivo lo stiamo rispettando rigorosamente, ma quando il debito sarà estinto dovremo avere la forza di camminare con le nostre gambe.
I nostri problemi non dipendono da noi, ma trovano origine proprio nei vertici di gestione che avrebbero dovuto accompagnarci in questo difficile percorso.
Ecco perché io non sono assolutamente disposto a partecipare ad un consiglio che preveda la presenza di amministratori in doppia carica, ad eccezione di quelli indicati dal ceto bancario.
Non è una questione personale, é un dato di fatto, un conflitto d’interesse che è già emerso e si é realizzato con l’espressione di un voto a maggioranza, dove l’elemento determinante è stato un amministratore con doppia carica.
Il consiglio dimissionario é decaduto con due anni di anticipo per le dimissioni del dr. Iasi e per le decisioni conseguenti, non per altri motivi.
C’é poco da fare dietrologia, questa è l’unica verità, chi dice il contrario afferma il falso e questo non é onesto.
Siamo fermi da sei mesi, i soci pagano ma il progetto industriale non procede perché ci soffermiamo a pretendere che sia il CIS a pagare per un Accordo risolutivo dal quale è stato categoricamente escluso, subendone solo gli effetti più negativi.
E vuoi vedere che adesso la colpa è di chi si oppone all’ingiustificato pagamento di un impegno contratto da altri in nome e per conto del CIS,  senza titolo né procura.
Questo è un mondo strano dove il torto ed il diritto si attribuiscono secondo le convenienze e chi reclama è un attaccabrighe, mentre chi pretende é un angioletto.
E va bene, in assemblea conteranno  le deleghe, andranno pure registrate a verbale, e vedremo quanti soci hanno a cuore la sorte del CIS.
Io non assumerò deleghe, salvo quella di un mio fraterno amico che quel giorno si troverà a Milano per un delicato intervento chirurgico.
Non assumerò deleghe perché rispetto il vostro sacrosanto diritto di scegliere il Vostro futuro, qualunque sia la Vostra scelta.
Buona Assemblea a tutti.

 

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Articolo 401 : La verità storica.

Questa pubblicazione é dedicata a chi crede che il CIS rappresenta un patrimonio dell’imprenditoria meridionale, un punto d’incontro fra tradizioni mercantili antiche e il futuro del mercato globale.

Rappresenta, pure, una risposta severa a chi crede di poter governare il CIS ricorrendo ad abusati metodi clientelari che umiliano la nostra comunità ed ancor più chi si permette di proporre il rilascio di deleghe in bianco.
Voglio ricordare a tutti che tale pratica rappresenta una grave violazione della Legge e dello Statuto.
Allo stesso modo nessun dipendente della società può ritirare o sollecitare il rilascio di deleghe, neanche a favore di un determinato socio, perché tale ipotesi, se realizzata, costituirebbe un grave episodio di infedeltà aziendale da perseguire nei modi previsti dalla legge.
Ricordo a chi avesse rilasciato delega a rappresentarlo in assemblea che la delega é sempre revocabile con una semplice richiesta del soggetto titolato sino alla costituzione in Assemblea.
Preciso, inoltre, che la presenza del soggetto titolare del diritto di voto al banco di registrazione, esclude di fatto qualsiasi delega rilasciata preventivamente.
Credo che sia ormai tempo di interrompere una soggezione ambientale che limita la nostra legittima facoltà di incidere su scelte irrinunciabili per il nostro futuro e quello delle giovani generazioni.
Non siamo mica burattini!

Ora, pur rimanendo in tema, cambiamo prospettiva di osservazione.
Qualche giorno fa, in preparazione della prossima Assemblea, una voce interessata mi ha chiesto :

” ma il Patto di Sindacato del Cis, esiste ancora?”

Ho risposto:

Scusa, ma cosa c’entra il Patto?

Ho mentito oppure ho detto la verità?

Vedete, per me il Patto di Sindacato di voto fra i Soci, ha avuto una funzione essenziale nella crescita della responsabilità comune ed ha contribuito alla formazione di una coscienza sociale, attraverso la conoscenza e l’informazione.

Oggi il socio non è più solo; é ancora distratto perché pensa alla sua azienda, ai problemi del quotidiano, ma in Assemblea ritrova la forza, il coraggio e la volontà di incidere nel processo associativo.

Ecco perché il Patto oggi vive ancora nelle coscienze di molti soci, non come organizzazione amministrata, ma come segno distintivo della dignità sociale che si riconosce all’occorrenza nella volontà comune di garantire, con lealtà e determinazione, una Lunga vita al nostro CIS ed esige rispetto per la propria sovranità, ancora oggi violata e sottomessa ad interessi a noi estranei.

Ecco perché sono profondamente grato a Rosita, Ciro, Gaetano, Gianni e Luigi che cominciarono con me nel 2012 questa lotta e poi ci affiancarono oltre cento aziende socie con grande passione, ed abbiamo l’orgoglio di poter dire che noi, insieme, con grande senso di responsabilità interrompemmo la deriva dei finanziamenti da CIS ad Interporto che tanto hanno inciso nella nostra storia sociale.

Questo solo grazie alla conoscenza, alla consapevolezza dei fatti che emersero in tante Assemblee, senza che mai venisse meno il rispetto dei ruoli e la solidarietà sociale, pur fortemente turbata dall’esercizio dell’azione fallimentare: una sconfitta per tutti, che ancora oggi richiede un necessario intervento determinato per chiudere una pagina molto triste della nostra comunità.

Ecco perché ancora una volta Vi racconto i fatti che ci hanno portato in Assemblea per nominare un nuovo consiglio di amministrazione, così che  Voi soci possiate conferire  con consapevolezza il Vostro contributo associativo.

Al rientro dalle vacanze estive, esplode un vibrante confronto fra il Presidente di Interporto, cav.d.l.Giovanni Punzo e l’amministratore delegato, dr. Sergio Iasi, per un insanabile conflitto di strategie ed interessi nella gestione di quella società, apparso sin dall’inizio, anche attraverso la stampa nazionale, con particolare vigore.
Si noti che essi furono insediati nel ruolo con il consenso esplicito delle banche creditrici sin nella fase di avvio dell’Accordo di Ristrutturazione.
A seguito di tale episodio il dr. Iasi il 6 ottobre concluse con Interporto e solo con Interporto, un Accordo di Risoluzione dell’incarico.

La società Interporto era rappresentata dall’intero consiglio d’amministrazione, presieduto dallo stesso cav. D.l. Giovanni Punzo.
Tale accordo prevedeva il riconoscimento del pagamento dei compensi, fissi e variabili, previsti per le due annualità successive sia per il rapporto risolto con Interporto che per quello che il dr. Iasi avrebbe successivamente interrotto con il CIS.
L’importo venne contestualmente liquidato ed il dr.Iasi si impegnò rinunciare alla querela presentata.

Non intendo minimamente entrare nel merito della vicenda e, tanto meno esprimo giudizi morali sulle circostanze di fatto che hanno determinato tale risoluzione, ma non posso evitare di valutare l’interferenza di quella situazione nella nostra autonoma vita sociale.

Le condizioni oggettive e soggettive, capaci di determinare l’impossibilità della prosecuzione dell’incarico da parte del dr. Sergio Iasi, sono state riconosciute solo in sede extra sociale rispetto alla relazione fra lo stesso ed il CIS S.p.A.

Da questo scaturisce che l’applicazione della clausola 4.3 del contratto di incarico che prevedeva la corresponsione dell’importo del compenso previsto sino alla data di scadenza naturale del contratto, in caso di condizioni oggettive e soggettive tali da impedire la prosecuzione dell’incarico, spiega applicazione solo nei confronti fra le parti che hanno concluso l’Accordo transattivo.

Nell’Accordo di risoluzione redatto fra Interporto ed il dr. Sergio Iasi si prevede, fra l’altro, che Interporto in nome e per conto del CIS, ai sensi e per gli effetti dell’art.1381 cod.civ. ha risolto consensualmente anche il mandato di CIS ed ha pattuito e accettato una serie di obblighi e rinunce a carico anche di CIS.

Occorre notare che CIS non ha conferito alcun mandato con rappresentanza a Interporto ai fini della stipula dell’Accordo di Risoluzione e pertanto, ai sensi del richiamato art.1381 c.c., la promessa da parte di Interporto dell’obbligazione di CIS non è idonea a vincolare CIS rispetto a quanto pattuito.

In conclusione gli effetti risolutivi pattuiti tra il dr.Iasi e Interporto non appaiono opponibili al CIS e ciò , indipendentemente, da qualsiasi relazione di contiguità territoriale o di “gemellaggio” dei rispettivi A.di R.che vivono, purtroppo per noi, solo alcuni punti di reciprocità nella svalutazione dei crediti del CIS verso Interporto ma conservano piena autonomia e sovranità di gestione.

Dalle successive dimissioni del dr. Iasi dalle cariche di vertice assunte nella nostra società, a  noi, CIS, sono derivate,  incolpevolmente, solo effetti negativi e molto dannosi.
Effetti che stiamo subendo ancora oggi, con l’attuale crisi di gestione che si protrae ormai da cinque mesi con il perdurante stallo di ogni iniziativa di rilancio dell’attività di ricollocazione e di implementazione del piano industriale.
Al danno non vorremmo aggiungere pure la beffa!

Nella riunione di consiglio di venerdì 22 dicembre è stato discusso un punto dell’o.d.g. relativo alle dimissioni del dr. Iasi ed in quell’occasione i CINQUE amministratori con doppia carica, CIS e Interporto, deliberarono a maggioranza la debitoria di un consistente importo, da restituire a Interporto, per la quota versata in base ad un’intesa nella quale la nostra società risultava completamente estranea di fatto, di merito e di diritto.

Nella stessa riunione il socio Ferdinando Grimaldi, consigliere in doppia carica CIS ed Interporto, sin dalla precedente gestione amministrativa che ci condusse all’Accordo di Ristrutturazione omologato dalla sezione fallimentare del Tribunale di Nola, fu nominato Presidente del c.d.a. sino alla prossima Assemblea

In seguito alla delibera di riconoscimento del debito verso Interporto, assunta a maggioranza con nostro voto contrario, tre amministratori di nomina esclusiva CIS, Cozzolino, De Masi e Tripodi hanno presentato dimissioni motivate, determinando la decadenza del consiglio a norma di legge e di statuto.

Il sottoscritto, consigliere cooptato in data 14 dicembre, in sostituzione del carissimo collega Gerardo Imparato, pur avendo espresso voto contrario, è rimasto in carica ed ha presentato reclamo al collegio sindacale.
A seguito di tale reclamo, per evitare l’impugnativa della delibera in via giudiziaria per conflitto d’interesse, la delibera è stata privata dei suoi effetti dispositivi e l’intera questione sarà valutata dal nuovo direttivo.
Voglio ricordare che siamo vincolati dal rispetto tassativo delle norme che regolano l’A.d.R. e senza il preventivo consenso delle banche creditrici, gli amministratori non possono liberamente disporre il pagamento di somme non dovute, nemmeno per motivi strategici.

Ciò posto, la questione ripropone un tema antico che ci ha tormentato nell’ultimo decennio: la mancanza di equilibrio nei rapporti tra CIS ed Interporto che ci vede statisticamente sempre perdenti e tributari.
Voi tutti sapete che tra prestiti e partecipazioni deliberate dalla precedente gestione amministrativa, l’intero ammontare, circa 70 milioni di euro, rappresenta la metà della nostra manovra.
La centralità amministrativa anche, in questa nuova fase di gestione vincolata, rimane fortemente condizionata nei vertici comuni nominati con il consenso dei creditori.

Vengo subito al punto.

Noi possiamo solo pagare puntualmente il debito e lo stiamo facendo con risultati eccellenti.
Non avevo alcun dubbio!
Dobbiamo liberarci del debito prima del termine previsto per riacquisire la nostra autonomia gestionale, duramente provata dalla soggezione ad un piano industriale che la volontà sociale non gestisce più.
È un grande limite che ci impedisce di sviluppare qualsiasi iniziativa di rilancio della nostra splendida vocazione d’impresa consortile, modello di riconosciuto rilievo internazionale.

E allora cosa possiamo fare?

Atteso che l’amministratore delegato detiene ampi poteri di gestione e che i due consiglieri, rappresentanti degli S.F.P., detengono diritto di veto limitando le facoltà di deliberazioni assembleari, a noi rimane solo il controllo e lo stimolo delle attività amministrative.
Tale ruolo può essere correttamente realizzato solo con un direttivo sociale che coltivi un interesse esclusivo CIS nella quota di libera e legittima nomina dell’Assemblea.
Pertanto in un consiglio formato da nove componenti, come quello dimissionario, la presenza dei tre amministratori di nomina concordata con il ceto bancario creditore, andrebbe integrata da sei componenti di esclusivo interesse sociale.

Andiamo al voto, non in battaglia, nel rigoroso rispetto delle regole e dei Patti, assicurando al ceto bancario creditore lealtà e fedeltà agli impegni nell’interesse comune di costruire per il Distretto un luminoso futuro, pur difendendo la nostra autentica autonomia individuale.
Nessuno di noi ha voglia o tempo di creare problemi nel sereno sviluppo del Piano di Ristrutturazione che cercheremo di integrare con un contributo leale e responsabile.
Cerchiamo solo la legittima tutela delle poche facoltà di autonomia e di controllo che ci competono per diritto e per la nostra storia nella formazione di questo magnifico Distretto che tanto deve al determinante contributo della vocazione associativa del CIS.

Lunga e serena Vita al CIS

Emilio D’ Angelo

consigliere in carica e socio dal 1986

 

Assemblea del 20 febbraio : la questua delle deleghe!

Da qualche giorno si muovono fra i soci i “cercatori” di deleghe per la prossima Assemblea che dovrà nominare il nuovo consiglio di amministrazione, in seguito alla decadenza di quello dimissionario che doveva restare in carica per altri due anni.

Voi soci, sapete perché siete chiamati ad esprimere il Vostro voto su questo unico argomento?

Siete stati chiamati al voto in seguito alle dimissioni del Presidente ed Amministratore delegato, dr. Sergio Iasi  che ha concordato con il consiglio d’Amministrazione di Interporto Campano, e solo con loro, un’intesa di risoluzione anticipata del rapporto per motivi oggettivi e soggettivi, riferiti a quella società.

In tale intesa sono state riconosciute e liquidate competenze relative alle due annualità successive di contratto, sia per la parte fissa che quella variabile, anche in nome e per conto di CIS.

Successivamente a tale intesa, dalla quale CIS è stato completamente escluso, il dr.Iasi ha presentato, tramite il suo legale, le dimissioni al CIS.

La società Interporto, rappresentato dal  Presidente pro tempore ed amministratore delegato, dr.Claudio Ricci, in carica ancor da prima  nel nostro c.d.a. come A.D., ha richiesto al Cis, scrivendo a se stesso,  il rimborso di un consistente importo per le competenze liquidate, senza alcun titolo, merito e potere, in evidente violazione dell’autonoma sovranità societaria.

Ciò posto, il consiglio di amministrazione ha deliberato a maggioranza la debenza di quell’importo,  con cinque voti favorevoli su nove, ovvero con il voto unanime dei cinque consiglieri in doppia carica, CIS ed Interporto,   dr.Ricci, dr.Campagnola, dr. Boiardi, dr. Mannato ed il socio Grimaldi.

Il  voto contrario è stato espresso a verbale dai quattro consiglieri di nomina unica CIS: dr.Francesco Tripodi, Ciro Cozzolino, Francesco De Masi ed il mio.

In seguito a questa delibera, nella quale si evidenziava il conflitto di interessi fra le due società, nel quale conflitto prevalevano gli interessi maggiormente rappresentati in consiglio, i consiglieri Tripodi, Cozzolino e De Masi presentarono dimissioni motivate che hanno prodotto, a norma di Legge e di Statuto, la decadenza del consiglio.

Ora Voi sapete perché siete chiamati a votare il nuovo consiglio che deciderà nuovamente della debenza, poiché successivamente, su mia richiesta, è stata resa inefficace la delibera di approvazione.

Ora Voi soci siete liberi di scegliere, senza condizionamenti, forse per la prima volta in un trentennio di CIS.

Siete liberi di dare la Vostra delega a chi volete.

Io non ve la cercherò mai, per rispetto della mia e della Vostra vita dedicata a questa società, alla Casa comune, alla nostra storia. 

Per dignità non darò e non assumerò deleghe e mi batterò di persona in Assemblea perché emerga la verità ed il migliore consiglio che possa rappresentare l’interesse del nostro CIS nel rispetto puntuale di tutti gli adempimenti previsti dalla Legge, dallo Statuto ed ancor più dall’Accordo di Ristrutturazione.

E’ una  vergogna che ci sia gente che pensa ancora  di governare il CIS  richiedendo  deleghe in una comunità sociale  che tanto ha subito negli ultimi anni e con grande dignità ha sopportato e sopporta ancora.

Non esiste limite all’impudenza!  

LUNGA VITA AL CIS

Emilio D’Angelo

Socio dal 1986 ed amministratore in carica.

Conflitto di interessi in famiglia? Patti chiari e amicizia lunga!

La storia  si ripete: questo meraviglioso CIS appena riesce a sollevare un po’ la testa , viene subito spinto un’altra volta in basso, come se ci portassimo addosso una persecuzione malefica.

Avevamo appena ricominciato a gustare la gioia dei primi fermenti di un ritorno al nostro ruolo antico e, dopo aver tanto sofferto, stavamo alimentando le prime speranze per realizzare un nuovo progetto che ci avrebbe consentito di ritornare sul mercato da protagonisti.

Quante idee….

Il contenitore delle giovani promesse nella ricerca e nella tecnologia e poi la città dei mestieri, il commercio con l’estero, un’area da liberare per destinarla alla Zes, il commercio elettronico….

E poi abbiamo rivisto le spese condominiali, abbiamo stipulato nuovi contratti…

Si pagherà di meno?  Forse domani…

come quel cartello sui banchetti nel mercatino della Pignasecca che non si cambia mai da cento anni:

Oggi si paga e domani no!

E poi, finalmente i primi riscatti per tutti quelli che hanno pagato di tutto e di più…
Finalmente abbiamo affermato l’elementare principio che chi ha pagato può intestarsi il capannone libero da ogni ipoteca! 

Quanti soci si sono indebitati per anticipare il riscatto del mutuo, pur di chiudere questa triste vicenda!

Risultati raggiunti?

Purtroppo no!

Questo CIS che paga sempre, mi sembra Pantalone: chiunque arriva, dice quattro parole difficili, difficili, ci riempie il cuore di speranza, incassa un bell’onorario e poi se ne va, lasciandoci peggio di prima.

Sono molto deluso e mi sento tradito: non si fa così !

Cari soci, Vi confesso che non so proprio da dove ricominciare, siamo punto e daccapo!

Comandano loro, i titolari degli S.F.P. e bisogna stare attenti a non infastidirli troppo perché potrebbero eccepire l’evento rilevante e finiamo “cornuti e mazziati”.

Sarebbe veramente singolare che una società ristrutturata che ha quasi estinto il suo debito con largo anticipo, possa rischiare la revisione dell’Accordo per responsabilità di gestione o per un’iniqua relazione con la sorte di Interporto.

Mettiamo le cose a posto e ricominciamo…

Veniamo alla prossima assemblea.

Già si muovono forze opposte, gli estremi che si toccano, per accaparrare deleghe, gente che pensa solo ai propri interessi e del CIS non se importa proprio niente.

Le deleghe al buio MAI, meglio non votare.

Chi va in giro a raccattare deleghe, Vi considera meno di niente.
È la più grande umiliazione che si possa infliggere ad un socio CIS, considerato come un misero portatore d’acqua, uno strumento di potere.

Noi, con l’Accordo di Ristrutturazione, abbiamo accettato una considerevole riduzione dei nostri crediti e delle nostre partecipazioni verso  Interporto, ma non ci siamo mai obbligati a continuare a sostenere costi e spese che non ci appartengono.
Dobbiamo separare nettamente la gestione amministrativa tra CIS ed Interporto e non possiamo sopportare la maggioranza degli amministratori in doppia carica.

Le Banche possono imporre il gradimento dell’amministratore delegato e di due rappresentanti degli S.F.P. che possono esercitare il diritto di veto in determinate materie strategiche nell’attività amministrativa.

La realizzazione del piano finanziario e di quello industriale sono di competenza dell’A.d. che ha ampi poteri, sottoposti solo al controllo collegiale del c.d.a.

Ecco il punto, l’organo amministrativo, di regola depositario delle deleghe conferite dall’assemblea, in una società sottoposta al regime di ristrutturazione previsto dalla L.F. detiene poteri molto limitati, soprattutto quelli di controllo della conformità all’Accordo e di legalità.

Proprio in questa direzione si è orientato il gruppo degli amministratori con unica nomina CIS in occasione di una delibera a favore di Interporto, poi revocata.

Cinque amministratori in doppia carica, CIS ed Interporto, su nove hanno deliberato a maggioranza, con un atto di prepotenza intollerabile  che testimonia la sicurezza di poter esercitare una posizione dominante su un CIS subordinato alla più complessa situazione finanziaria di Interporto.

Questo, da sempre, non è mai cambiato, né con i guelfi , né con i ghibellini.

Occorre ristabilire un equilibrio in consiglio che restituisca ai rappresentanti del Cis il diritto di esercitare una legittima attività di controllo e di affiancamento alle scelte strategiche per il rilancio del Centro.

Ora, se le Banche creditrici, preferiscono mantenere una rappresentanza comune, noi non possiamo opporci per la semplice regola che quando sei incudine devi subire e non possiamo, in alcun modo, interferire in una struttura amministrativa prevista nell’A.d.R.

Questo però non impedisce che possiamo, legittimamente, limitare il numero degli amministratori con doppia carica a tre, evitando così che si determinino probabili conflitti d’interesse nelle scelte strategiche che riguardano le due società.

Voglio chiarire che il conflitto d’interesse non è un reato, ma una condizione oggettiva di disagio che riguarda amministratori che hanno competenze discrezionali in due distinte società e possono alterare la determinazione equilibrata di una delibera.

Questi sono i fatti, vedremo se in Assemblea riusciremo ad affermare le nostre legittime aspirazioni.

Lunga Vita al CIS e a chi ha il coraggio di lottare.

Emilio D’Angelo

Prepariamoci all’ assemblea, separando i fatti dalle opinioni.

Proverò a dimostrare che tante volte identifichiamo il ruolo di comando con  l’eccellenza di una persona, per poi riconoscere che era banalmente solo uno strumento di un nuovo meccanismo di potere che sostituiva quello che intendeva abbattere.

Cambiava solo la forma non la sostanza.

L’assemblea è stata convocata per il 20 febbraio p.v. alle ore 18:30, come da avviso allegato in fondo pagina. All’ordine del giorno, la nomina dei componenti e del Presidente del nuovo consiglio  d’amministrazione.

Perché è stato necessario nominare un nuovo consiglio?

Proverò a spiegarvelo, riportando solo fatti e qualche conclusione. Cominciamo da qui:

CIS Informa – Pubblicazione del 26 luglio 2017

IL RILANCIO DEL CIS PROCEDE SECONDO PROGRAMMA. IL CDA APPROVA IL RISULTATO DEI PRIMI 6 MESI DEL 2017, MIGLIORE RISPETTO ALLE PREVISIONI DEL PIANO INDUSTRIALE

Per la prima volta nella sua storia, in una logica di trasparenza verso i soci, il CIS presenta un bilancio di metà anno

Nola – Garantire ai soci la massima trasparenza delle attività di gestione amministrativa e finanziaria. E’ questo il presupposto in base al quale, con una importante decisione per il CIS spa, essendo la prima volta in assoluto che accade, su proposta del presidente ed amministratore delegato Sergio Iasi è stato presentato al CdA, che lo ha approvato, il risultato di­­ esercizio dei primi 6 mesi del 2017 che presenta indicatori migliori delle previsioni del Piano industriale.

Il CIS diventa una autentica casa di vetro per tutti i soci che, in tal modo, sono messi in condizione direttamente di poter valutare lo stato di avanzamento del progetto di rilancio portato avanti dalla nuova governance.

I numeri della semestrale confermano, infatti, il trend di recupero ed una ritrovata solidità patrimoniale, a seguito del “closing”, avvenuto lo scorso mese di aprile, previsto dall’Accordo di ristrutturazione del debito sottoscritto con il ceto bancario.

Nei primi sei mesi la gestione della società – impegnata nel rilancio industriale – è stata caratterizzata da una particolare attenzione all’organizzazione e ai costi, per conseguire risparmi finanziari e aumento dell’efficienza operativa.

In particolare, i costi di struttura sono stati ridotti sensibilmente (-14%) , con una contemporanea e significativa crescita dei ricavi.

Pur con tutti i limiti di comparabilità, il risultato della semestrale consente quindi di ipotizzare un andamento a fine 2017 della posizione finanziaria netta con una differenza a favore di circa 10 mln di euro rispetto alla Posizione Finanziaria netta prevista dal Piano industriale.

Ma le notizie positive per i soci non finiscono qui. Il presidente ed amministratore delegato del CIS, Sergio Iasi , infatti, nel corso del Cda ha comunicato che le banche hanno deliberato favorevolmente sulla richiesta di waiver volto ad accelerare e semplificare il processo di riscatto dei capannoni da parte dei soci e le conseguenti restrizioni ipotecarie. Il processo sarà completato con la condivisione delle varie procedure.

Infine, va sottolineato che nell’ottica del rilancio industriale è stato confermato che si “aprirà” il CIS ad altri settori merceologici, anche diversi dal commercio, in modo da incentivare l’insediamento di pmi dell’ambito produttivo e artigianato.

Fin qui le dichiarazioni dell’ex amministratore delegato , dichiarazioni ambiziose confermate nella riunione informale del 21 settembre che segna un confine preciso con il passato:

il rilancio del CIS che, con le sue News diventa finalmente un’azienda trasparente!

Tutti, da quel momento in avanti, potranno condividere  progetti, speranze ambizioni, ma anche eventuali problemi di gestione, riconoscendo  con certezza chi ha la responsabilità ed il privilegio di guidare la compagine sociale.

Una bella sicurezza!

Invece…

solo pochi giorni dopo quell’incontro, il presidente ed amministratore delegato si dimise imprevedibilmente dalla carica con una comunicazione del suo legale in data 6 ottobre 2017, lasciando il CIS privo del rappresentante legale e di quello esecutivo.

Cosa é successo di così grave da motivare l’abbandono della nave in piena navigazione?

In una società normale queste motivazioni emergono con chiarezza, da noi si disperdono in una sintetica richiesta di rimborso senza nessuna giustificazione.

E allora, tutti in assemblea a nominare un nuovo consiglio, senza sapere come e perché.

Alla faccia del palazzo di vetro, complimenti, si nota il cambiamento!

 

 

Dal 21 settembre al 5 ottobre passano pochi giorni dalla nostro ultimo incontro sociale, che pure aveva alimentato tante speranze,  ma sono sufficienti per maturare un’intesa fra il Presidente dell’Interporto, con l’intero c.d.a. ed il dr. Iasi.

In quella sede fu siglato un Accordo di risoluzione tra il dr. Iasi ed Interporto, nel quale furono riconosciute le motivazioni delle dimissioni e furono liquidate le competenze fisse e variabili sino alla prevista scadenza dei distinti contratti di Interporto e di Cis, ovvero due annualità.

CIS rimase completamente escluso da tale intesa transattiva, sia, come presenza rappresentativa, sia per mancanza assoluta di informazione preventiva, proprio perché estraneo al rapporto di causa che aveva determinato quelle dimissioni nella genesi e nello sviluppo della vicenda.

È veramente incomprensibile come possano essere estesi, invece, alla società CIS  gli effetti concordati in un’intesa alla quale non ha partecipato, nè ha delegato in nessun modo qualcuno a rappresentarla, risultando, quindi, assolutamente estranea ai fatti e alle circostanze che hanno determinato le dimissioni del dr.Iasi.

Tanto ciò é vero che, ai primi di dicembre, il dr Iasi dichiarava, fra l’altro, in una lettera aperta  al direttore de” Il Mattino” 

Confermo, con un certo dispiacere, che i contrasti con la cultura imprenditoriale e manageriale del Cav. Punzo sono stati tali da rendere evidente che il Cis e Interporto Campano avrebbero tratto maggior vantaggio da un clima meno conflittuale, e per questo ho preferito fare un passo indietro.

 

Evidentemente i contrasti culturali con il cav.Punzo non hanno impedito di trovare una vantaggiosa soluzione transattiva  per concludere, con due anni di anticipo, quella che venne  definita ” una bella avventura” con i dimenticati imprenditori del CIS, chiamati solo a condividere il conto.

Ecco, cari soci, perché ho preferito separare i fatti dalle opinioni per raccontarvi gli ultimi eventi che ci accompagneranno ad una nuova Assemblea per nominare un nuovo consiglio d’amministrazione ed un nuovo Presidente.

Ho fatto parlare i protagonisti di questa imprevedibile evoluzione del nostro assetto gestionale che ci doveva garantire altri due anni di continuità.
Periodo, questo, che sarebbe stato sufficiente a definire il pagamento del debito ed uscire definitivamente dallo stato di insolvenza.
Invece, dopo appena un anno, siamo punto e daccapo, fortemente danneggiati, senza alcuna responsabilità soggettiva ed oggettiva, dalla perdita del vertice aziendale, scelto dalle Banche per concludere e perfezionare l’Accordo, per almeno tre anni.

Continuiamo a subire la colpa di un apparentamento genetico di distretto e  di territorio con Interporto, che già sopportammo amaramente con forzate partecipazioni ed inopportuni finanziamenti che pregiudicarono la nostra posizione debitoria, nella precedente gestione amministrativa.

É lecito  riconoscere che la causa primigenia della decadenza dell’organo amministrativo è individuabile con certezza nelle dimissioni del dr. Iasi, anche per gli effetti economici conseguenti che Interporto ha preteso di ribaltare, per una consistente quota, superiore alla metà, sul CIS senza alcun titolo.

Su quest’argomento si è creata una forte divergenza in consiglio fra i cinque amministratori con doppia carica, CIS ed Interporto e i quattro amministratori in carica esclusivamente al CIS.

Da questo stato di fatto conseguono le dimissioni motivate di Cozzolino, De Masi e Tripodi e la decadenza dell’intero consiglio che aveva giá effettuato due sostituzioni e non poteva sopportarne altre tre, perchè superiori alla metà dei nominati dall’assemblea.

Alla delibera di rimborso, votata a maggioranza, cinque a quattro, non é stata data esecuzione e l’intera questione è stata rimandata al nuovo consiglio d’amministrazione.

Vorrei ricordare che la materia non è di competenza dell’assemblea, salvo che nella fase di approvazione del bilancio, mentre, invece, gli amministratori sono obbligati  da un vincolo di lealtà verso le Banche creditrici, nel rigoroso rispetto dell’Accordo di Ristrutturazione, definito ai sensi dell’art. 182 bis della Legge Fallimentare.

In mancanza della necessaria legittimazione della richiesta di rimborso da parte di Interporto, risultando non opponibile al Cis l’intesa raggiunta fra terzi senza alcuna procura, si può concludere che solo una scelta politica potrebbe modificare  lo stato dei fatti.

Tale unica ipotesi di soluzione prevede il consenso esplicito dei creditori ed il beneplacito dei soci.

In conclusione, Vi prego di ripercorrere la cronologia di questi eventi,Vi tornerà utile per riconoscere l’assoluta estraneità del CIS alle vicende che ci hanno colpito.

Luglio 2017 :

su proposta dell’A.D. viene approvata la semestrale di bilancio 2017. Pubblicazione su CIS News il 27 luglio, alla vigilia del periodo feriale.

21 settembre 2017:

Su invito del dr. Iasi, allegato in link, in data 1 agosto, è stata convocata la riunione dei soci per presentare il progetto dl rilancio del CIS, alla luce dell’ottima performance finanziaria.

5 ottobre 2017

Il dr. Iasi conclude con Interporto, e solo con Interporto, quando deteneva ancora le cariche in CIS,  un accordo di risoluzione del suo incarico di amministratore delegato per ragioni oggettive e soggettive che gli impedivano di proseguire nell’incarico.
Ragioni che vengono riconosciute e liquidate solo in quella sede, in assenza del CIS, pur prevedendo, senza alcuna procura, che gli effetti sarebbero stati estesi anche al CIS. 

Una grave violazione dell’autonoma sovranità sociale del CIS.

6 ottobre 2017
Il legale del dr. Iasi presenta le dimissioni dello stesso dalla carica di amministratore delegato e Presidente del C.d.a.

Tutto questo é moralmente accettabile e giuridicamente legittimo?

Questa è la domanda che non Vi sarà proposta in Assemblea,  ma alla quale potrete provare a rispondere, nominando un direttivo di autentica fedeltà ai valori associativi che, nel rigoroso rispetto dei limiti previsti dall’A.d.R., noi soci avremmo il dovere di difendere.

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo
Consigliere di amministrazione cooptato in data 13 dicembre 2017.

IL RILANCIO DEL CIS PROCEDE SECONDO PROGRAMMA.

Circolare

L’ASSEMBLEA DEI SOCI APPROVA IL BILANlCIO CIS2016

Convocazione CIS spa

CIS, diritti e doveri, ognuno al suo posto.

Il Mattino Economia: CIS-Interporto, il dopo Punzo all’insegna delle tensioni.

L’articolo pubblicato oggi, 23 gennaio a pagina 12, anticipa  dichiarazioni ed atti di consiglio riservati che avrebbero dovuto trovare adeguata trattazione, nelle forme e nei modi previsti dalla legge, nell’annunciata Assemblea dei soci che dovrà essere convocata per le dimissioni di oltre la metà degli amministratori nominati dall’assemblea.

Occorre precisare, per amore di verità, che nel  consiglio, costituito da nove amministratori, si è prima dimesso, imprevedibilmente, in data 9 ottobre il dr.Sergio Iasi, amministratore delegato e presidente, sostituito, poi, nell’incarico di A.D. dal dr.Claudio Ricci.

Successivamente nel dicembre scorso il collega e carissimo amico Gerardo Imparato ha presentato le dimissioni per motivi personali e mi è stato proposto di sostituirlo.Per spirito di servizio ho accettato la carica in data 13 dicembre 2017.

Nella riunione di consiglio del 22 dicembre sono emerse opinioni contrastati tra i consiglieri con unico mandato di rappresentanza CIS (quattro) e quelli con doppio mandato di rappresentanza CIS e  INTERPORTO (cinque).

Era in discussione un argomento rilevante che prevedeva una delibera su competenze conflittuali fra le due società che vide prevalere a maggioranza la tesi favorevole ad INTERPORTO.

Da questo è derivata l’esigenza di chiarire in assemblea la necessità di ottenere una composizione più equilibrata dell’organo amministrativo, in maniera da consentire una più efficace tutela della nostra consolidata vocazione consortile

Alla luce di quanto dichiarato, con coscienza responsabile, i consiglieri Cozzolino Ciro, Tripodi Francesco, De Masi Francesco, hanno rassegnato dimissioni motivate.

Tali dimissioni, aggiunte a quelle precedentemente citate, raggiungono una quantità superiore alla metà e, come previsto dalla Legge e dallo Statuto, comportano la decadenza del consiglio che rimane in carica in prorogatio sino alla prossima assemblea.

Nel merito dichiaro che non esiste pregiudizio alcuno per la serena continuità dell’Accordo di Ristrutturazione, che, peraltro, è stato rigorosamente rispettato dalla comunità sociale, pervenendo, brillantemente, ai risultati finanziari previsti con largo anticipo sui tempi fissati.

Questa è una verità incontestabile che nessuno può turbare con dichiarazioni allarmanti  e incompatibili con un ruolo ormai  abbandonato per libera scelta.

Noi, CIS, manterremo fede agli impegni e rispetteremo , con assoluta conformità, i vincoli amministrativi previsti dall’ A.d.R. ma intendiamo esercitare quella legittima attività di controllo che ci riserva la legge, lo statuto e l’Accordo.

Il nostro obiettivo è uscire dalla crisi a testa alta e condividere con Interporto tutte le opportunità di sviluppo nel Distretto con piena autonomia  ed autentica sovranità e dignità sociale.

Altre questioni, conflitti al vertice della gestione di Interporto fra il cav. Punzo ed il dr. Iasi, a noi, CIS, non riguardano affatto, perché  afferiscono ad   interessi completamente  estranei alla nostra realtà sociale, di natura essenzialmente consortile.

Questo non deve essere mai dimenticato!  

Ciò posto, trovo veramente fuori luogo le dichiarazioni rilasciate dal dimissionario A.D. e Presidente Sergio Iasi, in riferimento alle sue spettanze, che Egli ha preferito definire con un’intesa siglata “esclusivamente” con Interporto in data 6 ottobre, quando era ancora in carica al Cis, definendo con tale società l’importo che avrebbe incassato.

Solo dopo, in data 9 ottobre, attraverso il suo legale, ha comunicato le dimissioni dal CIS, che ha solo subito, e subisce ancora allo stato dei fatti, l’incolpevole perdita del vertice amministrativo, indicato dalle Banche creditrici.

La questione, pertanto,  non è più di sua competenza, e riguarda il complessivo rapporto di relazione fra CIS ed Interporto, che troverà una ragionevole soluzione, ferme restando le ragioni di merito e di diritto.

Cari soci, nei prossimi giorni, in preparazione dell’assemblea, torneremo in argomento con pacatezza e responsabilità, perché il ricorso al voto non rappresenta mai un atto di sfida, ma solo un responsabile esercizio di facoltà previste dalla Legge, dallo Statuto e, soprattutto, dalla coscienza sociale.

 

Emilio D’Angelo

consigliere d’amministrazione cooptato in data 13 dicembre 2017       

Statuto sociale: questo illustre sconosciuto.

 Spesso ci infervoriamo nel dibattito di opposte tesi, talvolta scivoliamo in una dannosa polemica, dimenticando di consultare le regole che noi stessi abbiamo accettato per armonizzare la nostra vita sociale.

Ecco, questo é lo Statuto Sociale, un illustre sconosciuto, molte volte dimenticato in fondo alla piramide che ricopre le complesse vicende del frenetico mutamento, imposto dalla crisi di gestione che ci ha costretto a cedere la nostra autonomia amministrativa.

Continuiamo ad accatastare dubbi ed incertezze, disegni con contorni sfuocati, le più svariate fantasie, talvolta pittoresche esercitazioni dialettiche che meriterebbero il successo di una bella fiction.

Allora voglio suggerire a Voi, miei soci da anni  in questa splendida impresa comune, di mettere al centro di ogni confronto il nostro amico sconosciuto: lo Statuto Sociale.

Vedete, non é un caso che l’Accordo di Ristrutturazione, nel quale siamo così seriamente impegnati, ha richiesto alcune modifiche statutarie.
Le più rilevanti riguardano la formazione dell’organo amministrativo ed il suo funzionamento per consentire l’introduzione nel Patrimonio sociale degli SFP, Strumenti Finanziari Partecipativi.

Di questo ne abbiamo parlato a lungo su questo blog alla vigilia dell’ Assemblea dedicata all’approvazione dell’AdR, argomentando sulla riduzione della sovranità assembleare che derivava dalle nomine vincolanti in consiglio di due rappresentanti del ceto bancario creditore, con diritto di veto in determinate materie, e della nomina di un amministratore delegato con pieni poteri.
Tale nomina avviene di concerto tra il ceto bancario e la società, rappresentata pro tempore dall’organo amministrativo.

Nella prima fase di applicazione dell’AdR la scelta dell’A.D. é stata predeterminata sin dalla presentazione del complesso progetto per la prescritta omologazione presso la sezione Fallimentare del Tribunale di Nola.

Il dr. Sergio Iasi fu indicato quale Amministratore Delegato sia in CIS che in Interporto, non perché la duplice carica fosse prescritta dall’Accordo, ma per motivi di competenza e di convenienza, considerando la comune appartenenza delle due distinte società ad un unico Distretto Territoriale.

In seguito, a dicembre del 2016, fu convocata l’Assemblea del CIS per nominare il nuovo C.d.a., nonché l’organo di controllo, che sarebbero rimasti in carica per un triennio.

Fu presentata una lista, concordata fra le parti, di nove consiglieri, tra i quali sarebbe stato scelto il Presidente dallo stesso organo amministrativo.
Questo fu possibile perché il Presidente, senza poteri, designato nell’AdR, cav.Giovanni Punzo, con un suo messaggio rinunciò ad assumere la carica in CIS, conservando, invece la Presidenza in Interporto e CISFI.

 Il dr. Sergio Iasi assunse la carica di amministratore delegato e fu nominato Presidente nella prima riunione di consiglio.
Il consiglio risultava formato da cinque amministratori in doppia carica fra CIS ed Interporto, fra i quali lo stesso dr. Iasi e quattro amministratori esclusivamente in carica al CIS.

Questo è un dato di fatto noto ed inconfutabile , non una mera congettura e configurava, sin dall’inizio, un’ipotesi di conflitto per decisioni che potessero impegnare pregiudizialmente gli interessi delle due società .

Circostanza questa che si verificata in maniera traumatica con le dimissioni del dr. Iasi dalle cariche e dalle funzioni assunte in un primo momento in Interporto e , successivamente, anche da quelle assunte in CIS, motivando la sussistenza di condizioni oggettive e soggettive che gli impedivano la prosecuzione dell’incarico nel Distretto.

Il riconoscimento di queste condizioni, motivanti le dimissioni, è avvenuto con un Atto bilaterale fra l’organo amministrativo di Interporto ed il dr. Iasi, in quel momento ancora Presidente ed A.D. di CIS, cariche dalle quali immediatamente dopo si dimise con separata comunicazione.

CIS con questo provvedimento, assunto fra le parti in assenza di qualsiasi partecipazione attiva, delega o procura, ha perso, in un colpo solo, tutto il vertice societario: l’amministratore delegato ed il Presidente

In seguito alle dimissioni del dr. Iasi, CIS per dare continuità alla corretta applicazione del AdR ha sostituito l’Amministratore delegato con la nuova nomina del dr. Claudio Ricci, già a capo della struttura finanziaria ( CFO).

Allo stesso modo, dopo circa un mese,  Interporto ha affidato al dr. Ricci l’incarico di amministratore delegato e la Presidenza della società.

Sul piano sostanziale occorre osservare che la comunità sociale ha risposto con grande responsabilità agli impegni assunti nel progetto di Ristrutturazione finanziaria, superando largamente le previsioni dei tempi di rimborso, riducendo in maniera consistente il debito.

Questo è un dato contabile di grande rilievo che avrebbe dovuto produrre, a breve, effetti positivi , sia sul piano finanziario che su quello industriale, consentendo una più agevole e mirata ricollocazione dei lotti disponibili, condizione indispensabile per un effettivo recupero del valore del CIS.

Verrebbe spontanea la domanda: Allora, qual’é il problema?

Sempre lo stesso, cari colleghi, la sorte del CIS é stata legata a doppio filo a quella di Interporto!

Ci troviamo in questa condizione perché proprio nella gestione precedente sono state dirottate consistenti risorse per sostenere Interporto tra finanziamenti e partecipazioni, circa 70 milioni di euro, sono stati drenate altre risorse personali dei soci per finanziare Cisfi e mantenere il controllo di Interporto, sono state spese somme faraoniche per consulenze e gestione dell’impianto finanziario, prima, durante e dopo la crisi.

Il problema non si è mai risolto, nemmeno ora, dopo aver approvato l’Accordo di Ristrutturazione, come dimostrano gli ultimi eventi.

Noi, comunità sociale, abbiamo rispettato in maniera eccellente gli impegni, aspettando una politica societaria maggiormente tesa al rilancio commerciale del Cis, invece è esploso un forte contrasto ai vertici di Interporto fra Presidente ed Amministratore Delegato per interessi completamente estranei al CIS, alla sua comunità sociale, alle centinaia di famiglie che nel CIS traggono una ragione di vita e sul CIS fondano speranze ed aspettative, ebbene salta al vertice l’impianto amministrativo che doveva reggere le sorti del nostro sistema per almeno un triennio.

Vi domando se a questo punto é moralmente ammissibile accettare passivamente tutto questo.

É una domanda forte che pongo a Voi, miei soci  e Vi prego di non girare la testa dall’altra parte, perchè questa volta, anzi per la prima volta in un trentennio, il CIS può finalmente rialzare la testa con orgoglio.

Spero che nei prossimi giorni si possa ritornare in Assemblea per ristabilire la sovranità che ci compete, nel pieno rispetto degli Accordi e degli impegni conseguenti, perché é utile sottolineare che non esiste alcun problema sulle intese raggiunte con il ceto bancario creditore.

Dal riequilibrio della rappresentanza degli autonomi interessi sociali potrà derivare la ripresa ed il rilancio dell’attività commerciale del CIS con enormi benefici nella realizzazione del piano finanziario.

La questione non si riduce alla nomina di un Presidente di rappresentanza sociale, ma è necessario realizzare finalmente un’effettiva autonomia del CIS rispetto ad Interporto, circostanza ancora negata come evidenzia l’imbarazzante vicenda dell’incolpevole perdita del vertice aziendale, con tutte le conseguenze del caso.

Lunga Vita al Cis

E.D.

 

 

 

 

 

 

 

 

Usque tandem.. Fino a quando abuserai della mia pazienza?

Auguri, auguri, buon Anno a tutti !

Tra il Santo Natale e Capodanno, ci scambiamo centinaia di auguri e diventiamo tutti più buoni, e poi d’incanto il giorno dopo dimentichiamo tutto, la tregua è finita, mettiamo gli auguri in un cassetto, pronti ad essere rispolverati l’anno successivo per un’altra settimana.

E allora, questa volta voglio farti, caro CIS, un solo augurio per il 2018:

che sia un Anno, banalmente, normale , un Anno nel quale la comunità sociale veda, finalmente, il riconoscimento della sua dignità più volte violata e riesca a determinare il proprio destino.

Usque tandem…. Fino a quando abuserai della mia pazienza,Catilina?

Così Cicerone, il più grande oratore di tutti i tempi,  apostrofò duramente Catilina che lo perseguitava con le sue  provocazioni.

Allo stesso modo anche noi, uomini del CIS, fondatori autentici di una Città del Lavoro, opera straordinaria di impegno e sacrificio, siamo stanchi di sopportare la posizione dominante di Interporto che continua ad invadere la nostra autonoma vita sociale.

Noi abbiamo già dato!

Nell’Accordo di Ristrutturazione abbiamo pesantemente svalutato i nostri crediti e le nostre partecipazioni che valevano circa la metà della manovra.

Ora basta, non c’è più spazio per ulteriori interventi, dobbiamo recidere il cordone ombelicale dal quale Interporto é nato per vivere autonomamente la nostra realtà sociale, così duramente provata.

Autonomia non significa mantenere posizioni contrarie o divergenti, ma solo che ogni società ha la propria sovranità che non può e non deve essere violata mai, da nessuno e per nessuna ragione.

Noi, CIS, abbiamo dato una risposta di grande dignità alle Banche creditrici.
Nel primo anno di applicazione dell’Accordo abbiamo raccolto risorse sufficienti quasi a dimezzare il debito, con una previsione di saldo entro i prossimi due esercizi invece che di quattro.

Noi dobbiamo dare conto solo alle Banche Creditrici, perché  siamo in regime di 182 Bis L.F. e siamo uomini di parola: gli impegni li manteniamo con lealtà, senza ripensamenti e articolate elaborazioni.

Non risulta che l’impianto amministrativo e rappresentativo di CIS ed Interporto,  disegnato nell’Accordo di Ristrutturazione, sia durato molto ed abbia dato una risposta coerente alla comunità sociale.

É un dato di fatto che in poco più di un anno sono cambiati due Presidenti al CIS ed uno ad Interporto e, nello stesso periodo, si è dimesso l’amministratore delegato, con pieni poteri,  delle due società per motivi oggettivi e soggettivi che gli impedivano di proseguire il suo compito in Interporto.

Questi sono fatti noti e talmente rilevanti che richiedono una corretta informazione , in particolare in una realtà consortile, come la nostra, che ha patito decine di fallimenti di aziende socie, prima di definire, con rassegnato rammarico, una manovra di ristrutturazione del debito e consistenti svalutazioni dei crediti, compreso quelli verso Interporto.

Non esistono motivi oggettivi e soggettivi che ci impongono di sopportare oneri diversi da quelli stabiliti nell’A.d.R. nel nostro rapporto con altre società del Distretto.

CIS in un solo colpo ha perso Presidente ed amministratore delegato per fatti e circostanze indipendenti dal nostro contesto sociale, un danno gravissimo alla regolarità della nostra gestione che, ancora una volta, sopportiamo  senza alcuna responsabilità.

Noi, consiglieri di area esclusiva CIS, siamo solo 4 su 9, una minoranza:

Ciro Cozzolino, Francesco Tripodi, Francesco De Masi ed io, che ho recentemente sostituito il mio fraterno amico Gerardo Imparato.

Altri 5 amministratori mantengono doppia carica in CIS ed Interporto, determinando una posizione dominante di Interporto, in caso di conflitto degli interessi fra le due società.

Sono: il Presidente, recentemente nominato sino alla prossima assemblea, sig. Ferdinando Grimaldi, l’A. D. dr.Claudio Ricci, nominato in sostituzione di quello dimissionario, i due amministratori indicati dalle Banche, dr. Pietro Boiardi e dr. Aldo Campagnola, ed infine il dr. Fabrizio Mannato, con funzioni di segretario.
L’A.d.R. prevede due amministratori, in rappresentanza degli S.F.P. con diritto di veto, e l’A.D., tutti indicati dal ceto bancario creditore.
L’Assemblea, alle scadenze previste dalla Legge e dallo Statuto, indica il numero dei consiglieri e li nomina, avendo facoltà di nominare anche il Presidente, fermo restando l’obbligo, nel nostro caso, di recepire le indicazioni delle Banche per almeno 3 membri.
Il C.d.a. ha funzioni di responsabilità e di controllo della gestione mentre la realizzazione del Piano industriale, collegato a quello finanziario, compete all’Amministratore delegato.

Ecco, questo è il nostro organo amministrativo e mi pare giusto che Voi soci possiate sapere, almeno, chi Vi governa per evitare in futuro di ripetere gli stessi errori che sottraggono all’Assemblea quella residua parte di sovranità, già mutilata dai diritti acquisiti dai titolari degli S.F.P.

Buon Anno, cari soci e Lunga Vita al CIS

Buon Natale, amico CIS.

da un po’ di tempo penso a Te come un caro amico che invecchia insieme a me.

Questo non mi porta rimpianti e tanto meno tristezza, anzi mi trasferisce serenità ed orgoglio per quello che abbiamo fatto insieme con tanta fatica.

Tu sei uno di noi, nel tuo cuore ci sono i nostri sogni e le nostre speranza, in un angolo, proprio in fondo, in fondo anche qualche delusione.

E le incertezze dove stanno ?

mi chiederai, aggiungendo :

Ma forse questa é la letterina di Babbo Natale?


Ci sono, ci sono…

Ti risponderò,

ma queste appartengono alla nostra coscienza che vive in un posto separato dal cuore, quello che oggi si riposa per riprendere a correre con quella forza straordinaria che gli viene solo dal cuore e, non per caso, si chiama passione.

Oggi festeggia sereno il Tuo Santo Natale, vecchio amico mio , senza pensare a niente, perché questo è stato un anno difficile, ma Tu hai dimostrato, ancora una volta  quanto vali e…..vali molto di testa e di cuore.

Nei giorni scorsi sono stato cooptato in consiglio in sostituzione del mio fraterno amico Gerardo Imparato.

In questo incrocio di responsabilità ci sono cento anni di storia dell’amicizia dei nostri genitori e tra le nostre famiglie, la provenienza comune dai “quattro palazzi”, simbolo della rinascita di Napoli  nel dopoguerra con Nicola Amore.

Un giorno, quando c’incontreremo Vi racconterò un’altra bella pagina che abbiamo scritto insieme noi rappresentanti del CIS.

A nome di tutti i migliori auguri di una Lunga Vita al CIS.

Emilio

 

 

Non ho ancora capito perché quello che è storto deve passare per diritto.

Quando ero bambino, molti anni fa, pur vivendo da generazioni fra le pezze, rimasi intrigato da una serie televisiva molto fortunata: Perry Mason, l’avvocato per eccellenza, il difensore dei diritti e dei più deboli.

Fu così grande questa passione che appena conseguita la maturità classica, mi iscrissi a giurisprudenza.
Superai da studente solo i primi tre esami, poi le difficoltà della vita mi chiamarono a magazzino.
Lavoravo di giorno e studiavo di notte.
Dopo i primi tre esami, papà già mi chiamava avvocato.
A quei tempi la laurea si assegnava almeno dopo i primi esami, oggi è più facile.
È così, studiando diritto e svolgendo pezze, mi laureai perché avevo preso l’impegno.
Il diritto è una scienza onesta, non si può dare senza togliere e nulla si inventa.
E allora, perché tante opinioni diverse?
Perché ognuno riscrive la leggi secondo le proprie ragioni e pochi rispettano i diritti degli altri.
Pochi si emozionano davanti ad un ingiustizia, è più facile girarsi dall’altra parte.

E poi, da noi al Sud, abbiamo una ragione in più : sai, non è giusto, ma io tengo famiglia….”

Così, fra una storia e l’altra, non riusciamo più a riconoscere quello che è storto e quello che è Diritto e ci arrampichiamo sugli specchi per giustificare un torto e mortificare un diritto secondo le regole della convenienza.

Qualche volta arriviamo pure a trovare pace nella nostra coscienza, riuscendo a scoprire, ben nascosto fra le ombre del dubbio, un ” supremo interesse generale” da salvaguardare.

Scriveva il Manzoni…..

A giudicare per induzione e senza  la necessaria cognizione dei fatti,  si fa a volte gran torto anche ai briganti.

Si, Alessandro, io ho capito, ma così non ne usciamo più, e allora ?