Cari soci,
vorrei ritornare per un momento, ma solo per un momento sull’esito dell’ultima assemblea per cercare di fare chiarezza.
Mi accorgo, da molti interventi, che c’è una diffusa tendenza a mettere in discussione sempre gli stessi argomenti, riproponendo, da una parte, vecchi problemi e dall’altra uno sterile riscontro dell’esito dell’assemblea.
Ho sempre sostenuto che i numeri non tradiscono mai, perché rappresentano in maniera schematica la realtà.
Quei numeri sono stati fotografati nel bilancio e confermano lo stato di crisi del nostro sistema, delineando in maniera precisa l’incidenza dei due fattori principali che l’hanno determinata: la morosità di una parte dei soci e l’azione di supporto finanziario ad Interporto Campano.
I numeri dicono questo, in maniera inequivocabile.
Le morosità al 31.12.2014, compreso il valore degli immobili ritornati in possesso della società, pesano per circa 59 milioni.
I finanziamenti ad Interporto, per circa 39 milioni, sommati alle partecipazioni strategiche già effettuate, fra CISFI ed Interporto per 21,4 milioni, pesano per circa 60 milioni.
La semplice somma di questi due elementi di calcolo produce il risultato di 120 milioni,  che rappresenta il delta differenziale fra il nostro residuo debito bancario ( 250 milioni ) ed il nostro residuo credito verso i soci ( 100 milioni ) al netto della disponibilità in cassa al 31.12 14 di circa 30 milioni.
É qui che é intervenuta la manovra, opportunamente modulata dal punto di vista finanziario.
É una manovra ragionevole che ci consentirà di ripartire.
Cosa vale continuare a girare intorno ai numeri?
I numeri hanno fatto con chiarezza la loro parte, ora tocca alle idee, alle proposte, al progetto di applicazione della manovra, al controllo rigoroso dei meccanismi di governance societaria.
Continuare a parlare di numeri, di bilancio approvato, di percentuale di voto non serve a niente, alimenta solo un’inutile polemica che ci divide, impedendo di guardare al futuro con l’esperienza del passato.
Occorrono nuove regole di governance, un progetto condiviso di ricollocazione dei capannoni disponibili e di quelli destinati ad essere liberati.
Sono convinto che la manovra sistema le esigenze finanziarie sino alla conclusione del mutuo, ma ci lascia un debito regolato con strumenti di partecipazione nei confronti del ceto bancario.
É proprio lì che il CIS , la nostra società consortile, si gioca la sua partita.
Dipenderà da due elementi fondamentali:
La capacità di ottenere il rilascio concordato e pacifico dei capannoni nella disponibilità dei morosi;
La destinazione dei capannoni liberi per la ricollocazione o altra impresa più conveniente.
Solo un progetto chiaro, indirizzato esclusivamente all’interesse specifico della nostra impresa, può creare le premesse per la restituzione del prestito partecipativo e garantire una Lunga Vita al CIS.
Tutto il resto sono chiacchiere inutili e polemiche pretestuose che non mi appartengono.
Il Patto di sindacato ha condiviso all’unanimità la mia proposta di opposizione al bilancio per dare un segnale di responsabilità sul passato.
É l’espressione di una consapevolezza dei numeri e di condizionamento delle future strategie aziendali, non un ostacolo alla manovra, necessità ineludibile.
Il bilancio é stato approvato a maggioranza: cosí  é stato e così doveva andare.
Rimangono da sistemare molti aspetti della nostra vicenda finanziaria e mi riferisco ai punti nevralgici della questione.
Il primo é stato da me già considerato e riguarda le modalità di rilascio e ricollocazione dei 100.000 mq di capannoni individuati nell’area della morosità.
Il secondo é quello della restrizione dell’ipoteca per i soci adempienti con la possibilità di riscattare definitivamente gli immobili e cancellare l’ipoteca in presenza di merito creditorio.
Il terzo, e non ultimo, é quello dei soci dichiarati falliti.
A questi dico che la manovra non nega ma dona speranza perché restituisce alla società l’equilibrio necessario per individuare un modello operativo compatibile con la loro condizione, che in mancanza non sarebbe stato praticabile.
La strada è ancora lunga, non dobbiamo dividerci su questioni marginali o, peggio ancora, polemiche inutili.
Dobbiamo puntare esclusivamente ad un progetto forte e coeso sugli obiettivi primari, con un profondo cambiamento delle regole di governance nel rispetto dei ruoli e del nostro vissuto.
Nei prossimi giorni, dopo un necessario periodo di pausa, approfondirò i temi trattati con proposte e progetti, anche nell’area commerciale, perché non dobbiamo dimenticare la ragione che ci ha tenuto insieme per trent’anni.
Lunga Vita al Cis.

Emilio D’Angelo

Ho pubblicato l’articolo n. 200.

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