Il nostro cammino riprende dopo un breve periodo di pausa.

Nel precedente articolo ho rappresentato con chiarezza la necessità di consentire una definitiva e pacifica conclusione dell’annunciata manovra finanziaria.

Non esiste, allo stato dei fatti, una soluzione diversa.

Questa manovra ha un unico pregio e molte carenze nella pianificazione del rapporto sociale e nella prospettiva della funzione del centro nel rispetto della consolidata vocazione imprenditoriale che l’ ha contrassegnata sin dalle origini.

Consente, infatti, il frazionamento del mutuo, mettendo al sicuro l’investimento strutturale dei soci adempienti che finalmente potranno ottenere la riduzione dell’ipoteca in proporzione ai versamenti effettuati, con la facoltà di saldare il residuo debito e riscattare l’immobile, libero da vincoli.

E’ un buon risultato che apre molte prospettive per chi ha regolarmente adempiuto ed ha capacità  individuale di merito creditorio.

Su questa strada dovrà essere incrementata l’attività amministrativa tesa ad  ottenere il riscatto definitivo degli immobili anche attraverso un progetto coordinato di accollo individuale del residuo mutuo, prevedendo un percorso chiaro, snello ed univoco.

Purtroppo, però, la manovra è stata sviluppata solo in questa direzione e non apre alcuna prospettiva sulla richiesta rinegoziazione delle condizioni e della scadenza del mutuo che avrebbero dato maggior respiro alle restanti imprese socie nel segno di un’effettiva continuità della vocazione sociale.

Rimane aperto, pertanto, un vasto fronte di incertezza per circa un terzo delle aziende socie e forse più, che resta affidato solo alla strategia di gestione che sarà attribuita alla discrezionalità del consiglio d’amministrazione.

Le Banche, infatti, sono intervenute solo per sistemare il rapporto di debito del CIS, attraverso strumenti finanziari di partecipazione senza diritto di voto per coprire un’area prevedibile di insolvenza pari a circa 100.000 mq di capannoni.

Questo consentirà di portare a perdita nell’esercizio in corso il disavanzo determinato dal presunto incaglio corrispondente alla quota di mutuo degli insolventi.

La perdita prevista nell’esercizio 2015 di circa 80 milioni di euro, per svalutare i crediti incagliati, sarà bilanciata nel patrimonio societario dai citati strumenti finanziari di partecipazione delle banche.

Il rimborso del residuo debito da mutuo, al netto della quota finanziata, è stato tarato con puntualità sulla previsione di incasso alla scadenza delle quote dei soci adempienti e sul rimborso parziale dei prestiti deliberati a favore di Interporto Campano, limitatamente a 22 milioni sul totale di 38 milioni.

Questa è la differenza fondamentale che distingue la previsione iniziale del progetto di manovra, che prevedeva il totale accollo da parte delle Banche dell’intero importo finanziato e quella, invece, approvata che andrà poi asseverata ed omologata.

In sostanza il ceto bancario non si é accollato, come previsto, l’importo totale finanziato dal CIS ad Interporto ( 38 milioni); importo prelevato, nel lungo periodo di sospensione, dall’incasso delle quote di sub mutuo dei soci solventi.

Il nostro credito, quindi, sarà rimborsato nel prossimo decennio per circa 22 milioni, mentre la differenza, pari a 16 milioni verrà coperta da un titolo rappresentativo di credito convertendo, aumentando la nostra quota di partecipazione.

In effetti dal bilancio 2014 emerge con chiarezza che le insolvenze dei soci hanno prodotto un incaglio per circa 60 milioni, ma nella  stessa misura ha influito l’immobilizzo di risorse finanziarie liquide destinate a prestiti e partecipazioni, dirette ed indirette, ad Interporto.

Questo é il punto critico dal punto di vista finanziario e strategico, aggravato dagli oneri eccessivi  per interessi e perdite sulla quota dei derivati che hanno trovato  copertura solo sui sub mutui dei soci adempienti.

Anche sotto questo aspetto la manovra non ha prodotto alcun effetto sulla prevista transazione con il ceto bancario per anatocismo, stimata, nella relazione di bilancio dell’esercizio 2013, per circa 30 milioni.

Rimane, quindi, vivo l’interrogativo se era legittima, o almeno giustificata, la decisione di deliberare prestiti a favore di Interporto nella consapevolezza del grave stato di crisi finanziaria, senza avere la certezza della restituzione.

Questo interrogativo diventa drammatico se confrontato con la necessità di ricorrere all’azione fallimentare contro aziende socie per importi inferiori al complessivo prestito deliberato.

La questione non é marginale, né polemica, ma introduce un ben più vasto rilievo sulla politica di recupero che sarà posta in essere nei confronti dei soci individuati nell’area di inadempienza virtuale, senza poter utilizzare alcun strumento finanziario di rimodulazione del debito.

In poche parole, il socio in difficoltà o paga tutto e subito oppure deve lasciare libero il capannone, indipendentemente dal consistenza del debito e dall’efficacia del contratto di leasing.

E’ una scelta strategica netta che tende a privilegiare la posizione debitoria di Interporto e non prevede alcun varco negoziale per i soci in difficoltà, che saranno costretti a rilasciare l’immobile, rinunciando al contratto di leasing.

Si ripropone, quindi, un evidente conflitto d’interesse nella gestione di vertice delle due società e, non solo in questa prospettiva, ma anche in futuro nella fase di ricollocazione degli immobili liberati.

Non dimentichiamo che i crediti incagliati relativi agli immobili dei soci insolventi risulteranno svalutati per la prevista perdita, ma, proprio attraverso la ricollocazione di questi cespiti, si dovrà trovare la copertura per rimborsare gli strumenti finanziari anticipati dalle Banche.

L’azione fallimentare ha già prodotto una profonda lesione nel rapporto fiduciario fra socio e società, lasciando irrisolto un problema fondamentale, proprio quello del valore del contratto di leasing.

Ha prodotto, pure, un clima di profonda apprensione tra i soci coinvolti che favorirà il rilascio pacifico dei capannoni per evitare il rigore dell’azione fallimentare.

Dovrebbe essere previsto un protocollo unico di comportamento, non discrezionale, per risolvere le evidenti disparità, in presenza degli stessi diritti ed equivalenti obbligazioni.

Allo stesso modo nessun socio, che abbia interessi specifici in relazione al rapporto di sub mutuo, dovrebbe assumere incarichi amministrativi per evidente conflitto.

Questo rilievo ripropone in primo piano la necessità di una governance di grande equilibrio, priva di ogni condizionamento, anche per evitare il ricorso alla frequente nomina per cooptazione.

Circostanza questa che altera la volontà assembleare, come già  si è verificato nella precedente gestione ed è stato rilevato a verbale nell’ultima assemblea, richiamando l’ipotesi prevista dall’art. 2368 c.c.

La manovra, infine, incide solo nel rapporto di mutuo CIS – Banche, ed è assolutamente indispensabile allo stato dell’opera, ma lascia un ampio spazio amministrativo al CIS nella gestione del residuo debito che, si ricorda, non è stato ridotto, ma ha solo cambiato titolo.

La situazione debitoria verso le banche è stata stimata in circa 259 milioni.

Risulta rimodulata nel piano predisposto ( 2015-2020 ) per 123,40 sulla base di una corretta previsione d’incasso delle quote di sub mutuo, relative si soci solventi, ad al parziale rimborso del credito Interporto per 22 milioni.

La differenza di 136 milioni verrà coperta da con due tranche di strumenti partecipativi, contabilizzati nel patrimonio netto.

Gli strumenti finanziari, entro il 2020, in qualche modo dovranno essere sistemati.

Come?

Questo è il grande interrogativo sul quale si gioca il destino del CIS.

Nei prossimi articoli approfondiremo questo tema, rinnovando il nostro impegno nel Patto di Sindacato con nuovi progetti di azione per una Lunga Vita del nostro CIS.

Nell’occasione ringrazio, con viva cordialità, a titolo personale ed  a nome del direttivo, tutti i soci aderenti al Patto di Sindacato per la grande prova di maturità che hanno dato nell’ultima assemblea.

Emilio D’Angelo

Componente del direttivo del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS S.p.A.

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