Lo stato  senza diritto é una banda di briganti.
Sant’Agostino.

Vorrei proporvi qualche riflessione sull’esercizio del potere rappresentativo, in qualunque espressione della vita sociale.

Tutta l’organizzazione sociale, a qualsiasi livello, si fonda su un Patto fra donne, uomini, categorie e soggetti diversi.

Questo Patto rappresenta l’atto costitutivo di ogni organizzazione e stabilisce i vincoli entro i quali chi amministra il potere ha l’obbligo morale e giuridico di muoversi.
Questo vincolo rappresenta il testo sacro dei diritti e dei doveri.
Quando Sant’Agostino, con questa espressione così forte, dichiarava che uno stato senza diritto é una banda di briganti, intendeva affermare il principio del buon governo che può essere realizzato solo rispettando il diritto e le regole della pattuizione sociale.
La funzione del buon governo, é affidata ad un organo politico ed amministrativo e deve tendere all’equilibrio rispettoso e fedele dei principi costitutivi.

Questa fondamentale esigenza del buon governo dovrebbe essere applicata a tutte le manifestazioni sociali, anche alle società di impresa, in particolare a quelle, come la nostra, nelle quali é forte lo spirito associativo di tipo consortile.

In questa ottica vorrei osservare che la direzione strategica intrapresa dalla nostra società, nell’ultimo decennio, non appare assolutamente adeguata a sostenere la conservazione dei principi costitutivi dell’impresa ed a tutelarne l’interesse primario e conservativo del suo valore.

In parole semplici, abbiamo smarrito la strada maestra e stiamo avanzando a tentoni, senza capire dove stiamo andando.

Questo non vuole essere uno spunto per inutile polemica, ma uno stimolo ad una nuova riflessione su una situazione che appare, in tutta evidenza, nella sua triste realtà.

L’aspetto più preoccupante della vicenda é che il nostro leader storico, il Cav. Giovanni Punzo, apprezzato fondatore del nostro CIS , da tre lunghi anni, coincidenti con la fase più acuta della nostra crisi finanziaria e strutturale, ha praticamente rifiutato ogni forma di dialogo sociale.

C’é un pregiudizio di fondo che colloca in un’area di disprezzo intellettuale chiunque contesti atti, scelte o decisioni non conformi al disegno globale del leader.Viene riconosciuta la dignità di socio solo a chi aderisce alla linea tracciata dalla governance societaria.

Ogni assemblea ordinaria, negli ultimi tre anni, é stata fortemente condizionata dalla necessità primaria di garantire ” la continuità ” sociale.
Questo é vero, ed é pure vero che solo una manovra finanziaria, con il consenso del ceto bancario, poteva rappresentare l’estremo rimedio alla sopravvivenza del CIS, fortemente messa a rischio per il prolungato inadempimento delle rate di mutuo.

Queste verità non escludono la necessità di una consapevolezza collegiale che consenta di recuperare il nostro progetto d’impresa per garantirne  la continuità nel suo spirito costitutivo.

La stessa scelta di nominare annualmente il consiglio d’amministrazione rappresenta la vaghezza del progetto industriale del CIS, perché con la sostituzione, anno dopo anno, dei consiglieri più incerti con altri più affidabili per convergenza alla linea del leader, non si apre mai un dialogo collegiale affidabile e propositivo.
Qual’é la funzione dei consiglieri, come si esplicita nella stessa definizione del ruolo?
Consigliare, come soggetti attivi produttivi di proposte e progetti, non quello di ricevere consigli per adeguarsi ad un unico profilo di opinione.

Nessuno spazio politico viene riservato alle opinioni divergenti dal regime amministrativo in corso, pur in presenza di evidenti segni di incongruenza della sua azione e non solo sul piano strategico.

Purtroppo proprio il progetto complessivo e l’obiettivo finale della linea amministrativa in atto non viene rappresentata con chiarezza, anzi, talvolta appare convergere verso obiettivi esterni al nostro esclusivo interesse societario.
Come spiegare, infatti, alcuni rilevanti dati contabili emersi negli ultimi tre bilanci:

1. Il mancato accantonamento in un conto dedicato delle rate incassate dai soci sub mutuatari durante quattro anni di sospensione del pagamento delle rate di mutuo.Ipotesi questa prevista anche nel contratto preliminare di mutuo.

2. Il finanziamento alla società partecipata Interporto Campano di circa 40 milioni di euro, pur in presenza di un acclarato stato di crisi finanziaria. Finanziamento che sarà restituito, con la programmata manovra, solo per circa il 50%, mentre il restante e consistente importo andrà ad incrementare la già cospicua partecipazione al capitale.

3. Il blocco totale delle ricollocazioni dei capannoni disponibili, accantonati per la formazione di una quota di 100.000 mq di capannoni di presunti soci motori, da destinare al ceto bancario.

4. L’elevata incidenza negativa nei conti economici della società per l’eccessivo onere finanziario, derivante dall’impiego dei derivati.Anche in questo caso, non vi é più alcuna traccia della trattativa, annunciata nella relazione dell’esercizio 2012, con il ceto bancario per una transazione di circa 30 milioni di euro.

5. L’eccessivo costo per spese di consulenza che gravano esclusivamente sul CIS, contrariamente a quanto previsto e più volte annunciato con sicumera: ” pagano tutto le Banche”,

6. La dolorosa ipotesi che, a manovra omologata, l’intervento delle banche sul patrimonio societario, per circa 123 milioni di euro, non rappresenta altro che un finanziamento da garantire con la vendita di circa 100.000 mq di capannoni, ovvero un terzo del patrimonio immobiliare.

Nessuno ci impedisce di predisporre un piano di ristrutturazione della nostra identità societaria, di approfondire le scelte di gestione del dopo manovra, il rilancio di un’azione consortile per conservare la nostra autonomia finanziaria, l’individuazione di una nuova governance, caratterizzata da una gestione collegiale più equilibrata nella distinzione degli interessi sociali.

Di una cosa, però, sono certo e lo ripeto:

Senza un intervento dei soci sul capitale non ritroveremo mai il nostro CIS e continueremo a perdere valore d’impresa ed in conseguenza valore immobiliare.

Un patto d’onore ed un prestito d’onore!

Caro Presidente, vantarsi di non aver chiesto ai soci nemmeno un euro per recuperare agilità finanziaria non può rappresentare un titolo di merito , se poi siamo costretti a cedere al ceto bancario un patrimonio immobiliare, ricco di storia e di onore, per un piatto di fagioli, dopo aver visto fallire decine di aziende socie.

Non vorremmo arrivare ancora una volta al 29 di luglio per prendere, in una sola assemblea, decisioni vitali per il nostro futuro.

É giusto aspettare con pazienza il completamento dell’iter giuridico, imposto dalla Legge, ma non credo di rappresentare idee rivoluzionarie se chiedo un confronto sul futuro del CIS.

A meno che non vogliamo tornare all’epoca nella quale si diceva che i comunisti mangiavano i bambini, per nascondere che l’orco stava proprio da un’altra parte.

Propongo di convocare entro Febbraio  una ” giornata del socio ” nella quale si apra un confronto approfondito e cordiale sul futuro del CIS.

Voglio evitare termini tecnici e lo chiamerei semplicemente un laboratorio artigianale di lavoro per la causa comune.

Chi condivide questa proposta, lo manifesti senza perplessità : é l’unica strada che può garantire una…

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo

Annunci