La teoria dello shock economico è drammatica, ma molto semplice :
Bisogna creare nella popolazione un senso continuo di insicurezza e di stress psicologico, tale che diventi accettabile qualsiasi decisione politica ed economica.
( Milton Friedman)

Cari colleghi,
Oggi c’è una nuova categoria di persone che utilizza questa banale riflessione per creare potere e ricchezza.
Questa gente opera con i guanti di velluto, si veste in maniera elegante, ostenta sicurezza e, talvolta, si presenta anche da gran benefattore ed unto di grazia.
Insomma è gente che conta e decide quel che vuole nelle stanze nei consigli d’amministrazione delle società e delle banche.
E’ gente che non ascolta nessuno, non vive in mezzo a noi, la loro presenza fisica è impalpabile, sfugge ad ogni contatto.
Si potrebbe dire che non vive, ma appare e scompare, all’occorrenza,  ed interviene solo per modificare dall’alto fatti e situazioni.
I progetti di questa gente sono sempre raffinati elaborati, inaccessibili e complessi; non esiste nulla di semplice ed intuitivo.
La regola è la complicazione e l’implicazione di interessi divergenti in un’unica direzione.
Il patron è la ” summa” che distribuisce vantaggi ed occasionali interessi, come una divinità delle tenebre.
I consigli dovrebbero essere formati da consiglieri , ma spesso sarebbe più appropriato definirli ” consigliati”.
Le leggi economiche, sottese a produrre benessere e lavoro, sono prepotentemente assoggettate al ” regime ” finanziario.
Stuoli di consulenti difendono con cura gli interessi del “patron” e non ci sono scappatoie per gli infelici destinatari dell’azione propulsiva del potere: bisogna cedere, cedere, cedere.

Ieri ho seguito con passione il film sulla vita del commissario Boris Giuliano e mi è rimasta impressa nella mente una frase del Procuratore Scaglione:
“Veda, Giuliano, questa gente ci vuole togliere tutto, anche la nostra dignità “

Oggi cambiano i personaggi ma la nostra società civile è uno specchio nel quale si riflettono le immagini di un popolo che accetta ogni soluzione, sperando di sopravvivere.
Il nostro CIS è un drammatico spaccato di questa società che avanza al ritmo di assemblee annuali verso l’ineludibile  rottamazione del più glorioso esempio di imprenditoria consortile italiano.
Da un decennio non abbiamo più una sede amministrativa ed un organo amministrativo residente nel CIS, siamo esuli in Interporto, dove si confondono interessi e strategie.
Forse tra poco ci trasferiremo ancora perché l’accoppiata amministrativa CIS Interporto denuncia, lontano mille miglia, un evidente conflitto d’interesse ed il prossimo bilancio non potrebbe essere pubblicato in sede Interporto senza imbarazzo.
Torneremo nel nostro CIS all’isola 1 dove da tempo era stata individuata una nuova sede in allestimento?
Non credo proprio che personale e dirigenti si troverebbero a proprio agio nel CIS, dopo averlo frequentato così poco nell’ultimo decennio.
La porta del CIS si apre e si chiude a discrezione del ” Patron”.
Così come i pannelli pubblicitari che recitavano in ordine di nascita CIS Interporto ed oggi hanno visto cancellare il CIS.
Cari colleghi, noi siamo dei cancellati, degli esiliati, dei soci di scarso profilo, tranne i benedetti dal Patron.
Correte a farvi benedire, magari siete ancora in tempo.
Oggi avverto in giro, sul web, rumori di guerra, mi sembra proprio un grido disperato di aiuto, ma il nostro povero CIS non ha più forza per reagire.
La mia lotta si concluderà in assemblea, non sono avvezzo a confrontarmi in sedi diverse.
Lo farò da solo, come garbatamente da solo sono stato lasciato negli ultimi tempi.
Non ho paura per me, ma per il nostro CIS.
Se mi cercherete mi troverete, ma io non Vi cercherò .
Il mio blog resterà aperto per mantenere viva una fiammella di speranza.
LUNGA VITA AL CIS
Emilio D’Angelo

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