Cari soci,
Se Vi capita di cercare gli uffici del nostro CIS , non li troverete più nella palazzina direzionale di Interporto Campano.
All’ingresso é stato esposto in vetrina un bel cartello, con i nostri eleganti colori, che avverte:
GLI UFFICI CIS
SONO STATI TRASFERITI

AL VULCANO BUONO
INGRESSO SORRENTO PIANO SECONDO

 

Desidero ringraziare il Presidente e tutti i consiglieri di amministrazione per la grande sensibilità dimostrata.
Finalmente siamo fuori dall’influenza di Interporto, avremo i nostri uffici in autonomia nel Vulcano Buono!
Il mito del Dio Vulcano rappresenta il simbolo del fuoco purificatore che brucia tutto e dalle ceneri genera una nuova vita.
Mio amato e povero CIS, quando eri giovane e forte Ti sei prestato con impegno e coraggio e venivi per primo in ogni scelta, oggi che sei vecchio e desolato, a soli trent’anni, devi fare spazio al nuovo che avanza.
Giù nel Vulcano!
Non meriti nemmeno l’onore delle insegne a casa tua!

Grazie colleghi consiglieri, quando vorrete, se ne avete contezza, ci spiegherete perché Vi è parso opportuno trasferire gli uffici del glorioso Cis, madre ed origine di ogni iniziativa del distretto, in un’anonima palazzina al secondo piano del Vulcano?

Speriamo che ne avrete una ragione.

Emilio D’Angelo

 

uffici cis

Vi riporto l’articolo pubblicato a maggio del 2014, quando fu chiuso, con decreto presidenziale, il varco CIS- Interporto.

La comunicazione sintetica della chiusura del varco CIS Interporto a partire dal 19 maggio 2014 appare con macroscopica evidenza una provocazione gravissima nei confronti di tutte le aziende socie del CIS.
Questo provvedimento, preso nell’immediata vigilia di una assemblea dei soci di particolare importanza ricognitiva per il futuro assetto sociale, è una dichiarazione arrogante di supremazia, assolutamente imprevedibile.

Vedete, già nel corso di questo mese il Presidente aveva mostrato, in diverse occasioni, grande intolleranza all’azione responsabile del Patto di Sindacato.

Ci è stata impedita la distribuzione ai soci di materiale informativo della nostra azione nei confronti dell’organo amministrativo, qualificando tale attività, svolta personalmente dai soci del direttivo, come mero volantinaggio, quindi vietata dal regolamento di condominio.

Alla nostra richiesta di assemblea con un dettagliato ordine del giorno riferito con particolare attenzione ad una precisa ricognizione della situazione mutui e sub mutui al fine di pervenire ad una proposta condivisa di ripianamento finanziario, ci viene risposto, come potrete leggere dalla copia pubblicata, con un rifiuto e una diffida a pubblicare sul blog dati sensibili con l’avviso di una eventuale azione giudiziaria nei confronti del responsabile.

Questo rilievo è assolutamente infondato perché tutti i dati pubblicati sono stati desunti da atti registrati presso gli archivi camerali.

Il rifiuto, invece, è motivato dalla preesistente convocazione d’assemblea del febbraio scorso che prevede genericamente, in seconda convocazione per il 29 maggio p.v., al secondo punto dell’ordine del giorno: Aggiornamento del rapporto con le banche.

Nella dolorosa vicenda delle procedure fallimentari proposte in differenti fori competenti occorre distinguere il criterio di legittimità all’azione da quello di opportunità di quella azione.
Il Patto di sindacato, come si evidenzia in numerose pubblicazioni in argomento, non ha mai contestato il principio di legittimità, ma ha suggerito soluzioni meno traumatiche per i soci e per il nostro sistema, al fine di pervenire ad una soluzione pacifica del contenzioso.
La nostra iniziativa è stata condivisa sino ad un certo punto, anche pubblicamente e nei rapporti fra i legali della società e quelli dei soci interessati ; quando, invece, abbiamo rappresentato la necessità di una assemblea ricognitiva e specifica per progettare una sistemazione complessiva, siamo stati seccamente smentiti.

Queste manifestazioni d’intolleranza al confronto sino ad ora erano rivolte solo ai soci aderenti al Patto ed in particolare modo  al direttivo ed al responsabile del blog, mai erano state rivolte a tutti i soci.

Oggi, con la chiusura del varco CIS Interporto, si grida forte l’urlo di comando.

Si dice Voi volete un rapporto definito CIS Interporto, ebbene io chiudo il varco di frontiera.

Signor Presidente quel varco è rimasto aperto per dieci anni, quando il CIS era ricco e florido, quando i capannoni valevano il triplo di quello che valgono oggi, stima di banca e di mercato, quando Lei ha trasferito la direzione del CIS in area Interporto con tutto il personale dipendente, ebbene, poteva restare aperto ancora qualche giorno, almeno sino alla prossima risicata assemblea?

Era proprio necessario fare questa prova di forza?

Signor Presidente, quel varco non doveva essere mai aperto, perché da quel varco è transitato tutto il cuore del marchio CIS , da quel varco sono entrate in Interporto le migliori aziende del CIS per trasferirsi, attraverso quel varco sono transitate ingenti risorse finanziarie di soci CIS che hanno sottoscritto il sub mutuo per investire in Interporto.

Chiuderlo adesso è azione tardiva ed inopportuna.

I confini che vanno segnati fra CIS ed Interporto sono di ben altra natura e Lei lo sa bene.

Non esiste una posizione preconcetta che impedisca una convergenza di interessi fra CIS ed INTERPORTO CAMPANO, ma solo la necessità di strutturare un modello operativo preciso e puntuale che risponda alle reciproche aspettative.

Siamo ancora in tempo per ritrovare quello spirito unitario e solidale che ha distinto un lungo periodo della nostra vita sociale, quello spirito che solo Lei, oggi, non riconosce più.

Ancora una volta una mano tesa, non ci costa poco, ma il buon proposito merita qualche sacrificio sino a scalfire l’orgoglio, mai la dignità.

 

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