Siglata l’intesa con il pool di banche

Oggi su ” Il Mattino” nella pagina economica viene dato ampio risalto all’intesa per la ristrutturazione del debito del nostro distretto.
Il titolo recita: CIS e Interporto, addio conti in rosso.
Vi suggerisco di leggere l’articolo integrale che ha grande rilievo per la nostra comunità sociale.
Dopo una sintetica descrizione della crisi finanziaria del CIS, avviata nel 2011, l’articolo a firma di Sergio Governale, annuncia i termini dell’accordo.
Mi limito a riferire quanto riportato e solo per il nostro CIS.
La ristrutturazione prevede il riscadenziamento di 124 milioni, la trasformazione di 144 milioni in strumenti partecipativi finanziari, la nomina di un amministratore ” indipendente” e l’attribuzione alle banche creditrici del diritto di nominare due consiglieri ed un sindaco “indipendenti”. Punzo resterà alla presidenza.

Il piano prevede il ripossesso in un anno di una parte significativa dei locali occupati da aziende fallite per una successiva vendita o riaffitto, nonché lo sgombero di un’altra parte già ripossessata da rimettere a reddito.

Cari colleghi, 

 

Mi colpisce la definizione iniziale del nostro CIS:
” il CIS é un centro all’ingrosso di oltre 360mila metri quadrati che ospita più di 300 imprese che versano alla società una “sorta di canone di locazione”.

Sono avvilito!

Scusate ma non eravamo la città del commercio?

E dove é finito il socio?

Quel dignitoso socio possessore di un contratto di leasing, ampiamente onorato, che aveva disegnato con tanta sapienza il mai troppo compianto notaio Canio Restaino.

Quel contratto ” consacrò” un impegno che non é stato ancora rispettato perché il CIS, dopo trent’anni, viene descritto come un centro commerciale abitato da 300 soci che versano alla società una sorta di contratto li locazione.

Molto di più é il CIS.

É stato l’origine di ogni sviluppo nell’area del distretto, é stato il polmone finanziario di Cisfi e della Banca Popolare di Sviluppo.
È ancora oggi il contenitore di aziende primarie sul mercato nazionale e comunitario.
Il CIS è casa nostra, costruita con sudore e sacrificio, lavorando anche di domenica, in circa 1500 domeniche della nostra vita.
Il CIS è l’orgoglio della nostra Terra, la sconfitta dell’inutile e dell’intrigo, la produttività di un popolo tenace e volitivo.
Questo CIS, il nostro CIS lo difenderemo in assemblea, nei modi e nelle forme previste dalla legge.
Siamo aperti a qualsiasi soluzione mediata, ma non consentiremo la rottamazione del CIS nella sua forma sociale e costitutiva.

È un impegno d’onore!

Lunga vita al CIS.

Emilio D’Angelo
Fondatore del Patto di Sindacato dei soci del CIS SPA.

Scusatemi qualche errore, ma mi sento troppo umiliato, come socio e come uomo d’impresa.

Annunci