Cari Soci,

Martedì 21 APRILE si è tenuto il Convegno di Confedercontribuenti sulla situazione del nostro CIS.

Era stato annunciato un intervento presso le autorità competenti per accertare le cause che hanno determinato il fallimento di 30 aziende socie ed il coinvolgimento imminente di altre 70 aziende, previsto nel progetto di ristrutturazione finanziaria.

In rappresentanza del CIS era presente una delegazione che ha concordato la formazione di un tavolo di lavoro.

Apprezzo molto che siano state evitate digressioni dialettiche, assolutamente estranee al nostro contesto, ma devo concludere che si è fatto tanto rumore per nulla. 

“Azione Fallimentare: eccesso di potere”

Vorrei segnalare che il Patto di Sindacato aveva pubblicato questa petizione all’organo amministrativo in data 6 aprile 2014, alla vigilia delle udienze presso le sezioni fallimentari dei Tribunali di Nola e di Napoli.
Ogni precedente confronto in sede sociale risultò inutile ed infruttuoso.

Dopo oltre due anni, nulla è cambiato nella strategia aziendale.

La formazione di un nuovo tavolo di lavoro, allo stato dei fatti, non appare idoneo a risolvere le numerose controversie in atto, in mancanza di una precisa strategia tesa a recuperare la nostra vocazione sociale costitutiva.

L’azione fallimentare è solo l’aspetto più drammatico di un problema globale di gestione e di strategia aziendale che investe tutto il contesto sociale.
La manovra non ha predisposto alcun intervento conservativo dell’impianto e del contesto sociale che ha una profonda ispirazione consortile.
Sarebbe stato necessario ed elementare richiedere al ceto bancario tre semplici cose:
la rinegoziazione del mutuo per la quota morosa;
l’applicazione dei tassi di mercato per la quota rinegoziata;
un compromesso equitativo sul devastante peso dei derivati.

La manovra prevede solo un intervento finanziario delle banche sul patrimonio del CIS ricevendo in cambio l’autonomia della gestione immobiliare di un terzo del CIS.

In sintesi, senza tanti giri di parole, il debito resta debito, viene solo stralciato dal conto mutuo ed il credito delle banche aziona la garanzia ipotecaria sulla quota insolvente. 
Una rottamazione di fatto dell’intero Sistema commerciale, costretto ad aprire un interminabile cantiere per realizzare ad un nuovo progetto immobiliare.

I dati contabili, emersi dai bilanci, dal 31.12.2011 ad oggi dimostrano,in maniera inequivocabile che la strategia amministrativa ha avuto una direzione univoca, sempre subordinata alle necessità di Interporto Campano sia in termini finanziari che di sviluppo d’impresa.

Questo processo è stato favorito dalla concentrazione del potere amministrativo a livello di vertice, e dalla struttura logistica del centro di controllo, per dieci lunghi anni, insediato in Interporto Campano.

La manovra congela 100 milioni di euro di quota mutuo , mentre il CIS, tra finanziamento e partecipazioni, ha trasferito ad Interporto 60  milioni di euro.

Sin da dicembre 2011 la società ha bloccato i pagamenti delle rate ma ha continuato ad incassare le rate di sub mutuo, senza accantonarle specificatamente per la riduzione della garanzia ipotecaria, anzi ha fatto di più.

Ha trasferito 40 milioni di euro ad Inteporto ed ha chiesto la cancellazione della società dal registro degli intermediari finanziari per sottrarsi ai controlli della vigilanza di Banca d’Italia.

Ha, inoltre, bloccato di fatto, con una discutibile scelta strategica,  il reimpiego dei capannoni disponibili e le cessioni dei contratti di leasing  per accantonare la quota prevista di 100.000 mq da offrire alla banche in garanzia del prestito patrimoniale.

Era necessario assumere il corollario che il CIS non pagava perché i soci non pagano e per dimostrarlo i capannoni dovevano essere accatastati in un limbo virtuale.

Intanto l’impossibilità del riscatto dei capannoni liberi da ipoteca, l’incertezza finanziaria che ci ha costretto ad una manovra si sensi della legge fallimentare, l’assenza di qualsiasi politica commerciale di rilancio e di reimpiego, ha notevolmente mortificato il valore del Centro e dei singoli capannoni.

Per non parlare dell’ingiustificata e progressiva emarginazione del CIS.

Abbiamo cominciato con la chiusura del varco CIS Interporto, per proseguire con la scomparsa del logo CIS dalla vistosa pubblicità in piazza Municipio e a Capodichino, per concludere con il trasferimento della sede CIS, senza nessun avviso,  in un buco del Vulcano.
E non è ancora finita: molti soci hanno avuto l’avviso di sfratto e la segnalazione che la corrispondente debitoria è stata trasferita nella gestione delle banche.
Come potranno evitare lo sfratto le aziende coinvolte, se, in cinque anni di trattative, non è stato previsto alcun strumento di rinegoziazione e ancor meno di solidarietà sociale?

Un piccolo cenno meriterebbe l’ incerta  gestione della Banca Popolare di Sviluppo che ha azzerato l’investimento azionario di centinaia di soci CIS, sottraendo al sistema una significativa spinta finanziaria, solo per una visione padronale della conduzione amministrativa.
Vogliamo mettere in discussione pure l’intervento della Banca D’Italia?

E allora in questo tavolo  di quali fallimenti parlerete?

E dove si farà quest’incontro? Al CIS ? NO, noi non contiamo niente!

Siatene certi non saremo nemmeno chiamati ad ascoltare!

In assemblea, solo nella prossima assemblea, avremo l’unica  facoltà d’intervento, fra mille difficoltà e decine di professori al capezzale del CIS, per decidere il nostro destino.

Il Cis non è finito, ha solo sciupato, giorno dopo giorno, energie vitali per sostenere il sogno dell’Interporto, della logistica, dei mercati internazionali, dei treni veloci, dei circoli di alta finanza.

Il Patto di Sindacato ha reso il suo servizio sociale, oggi non basta più.

Occorre un’intesa più forte, un Patto sociale per un cambiamento radicale di passo.

Questo passo ci conduce alla fine del nostro Cis e non avremo giustificazioni con i nostri figli: noi lo abbiamo creato e noi l’abbiamo distrutto.

Il miglior modo per controllare la gente e controllarla totalmente, è portare loro via, poco a poco, la libertà, erodere i loro diritti con migliaia di piccole, impercettibili riduzioni. In questo modo la gente non vedrà che quei diritti e quelle libertà, sono state tolte.
Questo fino ad arrivare al punto in cui questi cambiamenti diventano irreversibili.

Adolf Hitler, Mein Kampf

LUNGA VITA AL CIS



http://videonola.tv/nola-fallimenti-al-cis-confercontribuenti-chiede-chiarezza/

https://emiliodangelo.wordpress.com/2014/04/06/azione-fallimentare-eccesso-di-potere/

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