Questa è un’intervista immaginaria con una delegazione proveniente dall’antica Roma, vecchia di almeno duemila anni.

Cerchiamo di capire come ci vedono, forse scopriremo che il tempo passa, ma il mondo è sempre uguale, eppure noi speriamo sempre di cambiarlo.

Cominciamo dalla prima domanda:

Chi sono i  Clientes ?

Clienti. Erano uomini d’umile condizione che si mettevano sotto la protezione d’un patrònus, personaggio di rango elevato il cui prestigio sociale aumentava col numero dei clientes, sempre pronti per qualsiasi servigio.

Il patrònus aveva obblighi precisi verso i clientes: soccorrerli nelle necessità, assisterli in tribunale.
Patroni e clientes erano legati da un patto di solidarietà per cui non potevano intentarsi causa in tribunale o testimoniare a sfavore dell’altro, alle elezioni votare contro l’altro o a favore dell’avversario .
Ci sono già in nuce i principi dell’omertà e della mafia.
I clientes rivivono oggi nella politica clientelare, nei portaborse, nei galoppini dei potenti e dei personaggi famosi. Sono persone che vegetano nell’ombra del patrònus, sperando, spesso invano, che da un momento all’altro arrivi anche per loro un raggio di sole.

Seconda domanda: come organizzate i meccanismi di controllo della gestione? 

Quis custodit  custodes?

Chi custodirà i custodi?
Platone dice nella ” Repubblica” che i custodi dello Stato devono guardarsi dal vizio dell’ubriachezza, perché ” sarebbe ridicolo se il custode avesse bisogno di un custode”.
Ridicolo, ma abbastanza frequente.
Spesso i custodi del bilancio e dell’austerità respingono per se ogni custodia, ogni freno ed aumentano il proprio potere individuale.
Esiste la figura del controllato-controllore, un Giano bifronte, incaricato di controllare e denunciare se stesso.
Una figura grottesca che sopravvive con il consenso dei clientes.

 

Terza domanda: in quale modo viene dato conto della gestione?

Redde Rationem

Rendi il conto, dammi una spiegazione .
Redde é imperativo del verbo rèddere, rendere, dare.
Siccome gli esami nella vita non finiscono mai, a tutti capita di dover rendere ragione del proprio operato.
Più si sale in alto, tanto più frequentemente il redde rationem si risolve in una pura formalità.
Bravi avvocati e stuoli di consulenti vengono pagati profumatamente per trasformare in “Gloria e Pater Nostrum” le peggiori esercitazioni di egoismo e prepotenza.
Si racconta nelle “Facezie ” di Poggio Bracciolini che un tale Daccono degli Ardighelli, cittadino di Firenze, chiamato ad essere tutore d’un pupillo, né amministrò a lungo i beni, e tutti li consumò a mangiare e bere. Quando finalmente gli venne chiesto conto della suo operato, il magistrato gli impose di portare i libri di entrata e di uscita ed egli mostrò la bocca ed il sedere, dicendo che non aveva altri libri di entrata e di uscita, fuor di quelli mostrati.

Quarta domanda: con quale frequenza ricorrete alla giustizia ?

Summum ius summa iniuria

Estrema giustizia, estrema ingiustizia.
La formale e cavillosa interpretazione delle leggi produce risultati di palese iniquità e ciò accade quando la giurisprudenza guarda più alla lettera che allo spirito del testo.
Cicerone prospetta l’ipotesi di un uomo, che nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, consegna in deposito una spada.
Dopo qualche tempo impazzisce e viene a chiedere la restituzione di quella spada.
Dobbiamo dargliela?
Da un punto di vista del puro diritto quella spada gli appartiene , ma sarebbe molto rischioso consegnargliela.
Per rispettare un astratto ius ( diritto ) recheremmo “inuria” ( in ius: contro diritto) al diritto alla vita di coloro che il pazzo potrebbe infilzare con la sua spada.

 

Quinta domanda: Voi rispettate il principio di legittimità del possesso?

Uniquoque Suum.

A ciascuno il suo.
Nelle ‘ Istituzioni” di Giustiniano si legge una bella definizione del giureconsulto Ulpiano:
” I precetti del diritto sono i seguenti: vivere onestamente, non danneggiare il prossimo, dare a ciascuno il suo ” ovvero
NON PRAEVALEBUNT,
Non essere prepotente!

Sesta ed ultima domanda : cosa ne pensate della guerra?

Ultima Ratio,
riferito alla guerra, quale strumento di potere.

Ultima ratio rebus : l’ultima ragione dei re
Lo incise Luigi XIV sui suoi cannoni. Federico II di Prussia aggiunse: io penso a fare la guerra. Ci penseranno i filosofi a dimostrare che era giusta.

Tutto quello che Vi ho raccontato è stato liberamente tratto da un’arguta opera di Cesare Macchi ” Siamo tutti latinisti”
Ed è vero, ognuno di noi spesso avverte il desiderio di avvicinarsi alle origini antichi, a quei valori eterni di giustizia che ci fanno sperare in un mondo migliore.
Queste osservazioni nascono dalle riflessioni di vita, vecchie di duemila anni ma, oggi, ancora attualissime.
Perché ?
È semplice, gli uomini e le generazioni cambiano aspetto, sistema di vita, abitudini, abbigliamento, linguaggio, ma il motore dell’uomo è la sua passione, la forza della testa e quella del cuore.
I sentimenti non cambiano mai, e, purtroppo, non ci libereremo mai dei prepotenti, degli opportunisti, dei voltagabbana, dei servi del potere, ma noi dobbiamo provarci, 

 perché ………..

NEC SPE NEC METU, né con speranza né con paura.

E’ il motto del settimo reggimento Alpini .Fu adottato per la prima volta da Isabella d’Este, ma lo possono adottare tutti, non occorre avere sangue blu nelle vene. Basta aver sangue per affrontare con serenità anche la sorte avversa.

 Ho  giocato un po’, ma forse non proprio tanto, forse non ci riconosceremo in questa intervista ma una riflessione andrebbe fatta se vogliamo una lunga, lunga vita per il nostro CIS, diversamente rassegniamoci siamo nati per essere ” clientes ” ma proprio clientes, clientes.

Il Patto di Sindacato ha provato ad offrirvi una consapevolezza sociale ed alcune proposte di soluzione, ma l’autoritarismo della gestione, la sottesa convenienza di restare all’ombra dello stesso, il grave rischio della mancanza di continuità aziendale condizionata dal piano di ristrutturazione del debito, le azioni fallimentari intraprese, sono tutte condizioni che impediscono la formazione di una coscienza critica libera e forte.

Ci proveremo ancora.

Lunga vita al CIS.

 

 

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