Banca Regionale di Sviluppo contro CIS.
Procedimento d’urgenza r.g. n. 3649/2016,Tribunale di Nola, 2a sezione civile.
Ordinanza del 23 giugno 2016.

Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di Nola ha ordinato al CIS l’immediata rimozione dei cartelloni posti davanti alle vetrine dei locali della filiale della Banca Regionale di Sviluppo disponendo il pagamento dell’importo di € 1.000,00 per ogni giorno di eventuale e futura violazione di tale ordine; inibito ogni comportamento volto a limitare il diritto di proprietà della banca disponendo il pagamento dell’importo di € 10.000,00 per ogni giorno di eventuale e futura violazione di tale disposizione e condannato la parte resistente al pagamento in favore della Banca delle spese di lite e dei compensi per complessivi 4.754,00 oltre I.V.A e C.p.a.

Vi sottopongo questo provvedimento d’urgenza emesso dal Tribunale di Nola per richiamare la Vostra attenzione su un discutibile episodio di intolleranza nei confronti di un soggetto che ha acquisito il diritto di proprietà dell’immobile per esercitare l’ attività di intermediazione finanziaria: aveva il diritto di fare la Banca.
Secondo voi è possibile che questo diritto venga ostacolato con un intervento di gestione condominiale?

Noi soci del CIS e della Banca in questa vicenda così conflittuale fra i vertici delle due società, perdiamo due volte.
Come soci del Banca aderimmo ad un’iniziativa di sistema ed abbiamo sostenuto con larga partecipazione la nascita della Popolare di Sviluppo ed oggi ci ritroviamo senza una Banca di riferimento e con un valore azionario quasi azzerato.
Come soci del CIS, assistiamo ad una stucchevole polemica, anche per le vie legali, nella quale vediamo impegnati gli stessi protagonisti della vecchia governance, che furono revocati a seguito di un intervento ispettivo della Banca d’Italia con evidente danno nella funzione di assistenza finanziaria ai soci del CIS.
Al danno aggiungeremo la beffa perché siamo stati condannati a pagare le spese del giudizio ed eventuali penali se perdurasse l’abuso.

Tutto questo mentre la comunità sociale continua ad aspettare con apprensione l’omologazione della manovra finanziaria, ancora pendente presso la sezione fallimentare del Tribunale di Napoli.

Intanto, a primi di luglio, non è stata ancora fissata la convocazione dell’assemblea ordinaria del CIS e la conseguente presentazione del bilancio sociale.
Per completare il quadro della dolorosa vicenda, l’organo amministrativo, senza nessun preventivo avviso, ha trasferito la sede operativa , gli uffici del CIS ed il personale della società nel Vulcano, con ulteriore disagio nei rapporti tra i soci e la società.
Non abbiamo nemmeno la dignità di un ufficio di riferimento all’interno del CIS ormai da dieci anni.

Non esiste un solo segnale di attenzione per i soci, in particolare per quelli più deboli , destinati, con espressa comunicazione alla gestione delle banche creditrici.

La Banca di Sviluppo non è una struttura anonima, né  una fabbrica di profitti o di opportunità clientelari.
In quella Banca lavorano uomini e donne del nostro territorio e di quella Banca si servono centinaia di aziende socie, che  hanno un rapporto abituale di conto, di corrispondenza e di affidamento, e non possiamo pensare di abbandonare tutto per capriccio o per ripicca.Qualunque sia il motivo o la causa di tale controversia.

È vero la Popolare di Sviluppo a seguito dell’ispezione della Banca d ‘Italia ha avviato un difficile e laborioso percorso per garantire la copertura dei crediti incagliati ed è stata costretta ad adeguarsi alle indicazioni della Vigilanza dell’Istituto Centrale, riducendo gli affidamenti in questa fase transitoria.
È una condizione di sofferenza comune in tutto il sistema bancario che, per alcuni aspetti, somiglia molto alla nostra situazione finanziaria nel CIS; eppure i soci adempienti da noi sopportano con pazienza l’inadempimento del CIS dal 31 dicembre 2011, splendido esempio di solidarietà consortile.
Il progetto di trasformazione si è reso necessario perché la precedente richiesta di aumento di capitale non ha avuto successo.
Solo la trasformazione avrebbe consentito l’ingresso di nuovi investitori, senza ostacolare il consolidamento della compagine societaria costitutiva.
La formula usata per richiedere l’aumento di capitale contiene ampie garanzie, poiché l’intervento nel capitale di nuovi investitori istituzionali è subordinato alla mancato esercizio dell’opzione riservata ai soci tradizionali.
In parole semplici dal primo al 31 di luglio i soci hanno la possibilità di acquistare nuove azioni, al prezzo di 80,00 euro cadauna, in misura di una per ogni 4 possedute ed acquisire diritto di prelazione su eventuali quote inoptate ad esito dell’offerta, purché ne facciano contestuale richiesta al momento dell’adesione.

Ciascun socio è libero di decidere se intende confermare il proprio contributo ad una banca radicata nel territorio o sopportare la diluizione della propria quota per il necessario intervento di nuovi soci istituzionali.

Io penso solo al nostro Cis, ai miei colleghi soci che sono clienti della Banca, penso a tante donne ed uomini che lavorano in quell’istituto e credo, in coscienza, che ho il dovere di aderire all’iniziativa per sostenere la nostra presenza consortile nel capitale.
Non è un investimento speculativo, ma un segnale di vitalità e di orgoglio, di appartenenza del nostro CIS.
Valuteremo più avanti, insieme, la necessità di rappresentare in maniera organica la forza dell’azionariato di natura CIS per collaborare con la governance della banca, anche attraverso la costituzione di un Patto di sindacato.
Sarebbe bello se a guidarlo fosse proprio il CIS con spirito aperto e costruttivo.
Una bella sfida, ma Uniti si vince e questo vale sempre, in ogni condizione umana.
Lunga vita al Cis
Emilio D’Angelo
Fondatore del Patto di Sindacato di voto dei soci del CIS s.p.a

 

 

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