La responsabilità più grave di chi gestisce il potere è quella di negare il futuro alle giovani generazioni.

Stiamo vivendo la crisi più profonda del sistema politico occidentale perché siamo diventati incapaci di progettare un futuro fondato sui principi della produttività e  della solidarietà.

L’economia è la scienza che studia i processi di produttività per diffondere benessere e ricchezza.L’energia che muove il mondo economico è il lavoro.

La finanza, invece, è una scienza complementare che attribuisce un valore di riferimento alle attività produttive.

Un sistema finanziario autonomo rispetto al processo produttivo è un assurdo “bastardo” destinato a distribuire solo miseria economica per consentire di accumulare ricchezza solo ai suoi temporanei gestori : una nuova specie parassitaria che sopravvive proprio sull’organizzazione scientifica della crisi “da indebitamento “, attraverso una fitta rete di relazioni personali ed abili servitori.

Questo è quello che sta accadendo in Europa, producendo una grave crisi del sistema finanziario con inevitabili ricadute nell’economia reale.

Noi soci del CIS, siamo il più luminoso esempio di impresa produttiva consortile emersa nell’ultimo trentennio.

Nasciamo già in un distretto produttivo di antica tradizione, in particolare nel settore tessile, a Napoli e nelle terre vesuviane.

Nasciamo mercanti, dai nostri padri, dai nostri nonni e ci trasferimmo a Nola portando con noi impegno, capacità, spirito di sacrificio, competenza, ambizione e risorse finanziarie.

Qui a Nola abbiamo portato i nostri figli e le nostre famiglie, impegnando per loro il futuro delle nostre aziende.

Così è nato il CIS, il nostro CIS.

È nato da un progetto economico non da quello finanziario.

Un giorno, il nostro patron si innamora dell’ intermodalità e spinge con forza per la creazione di un polo ambizioso; investe tutto quanto ha raccolto nella Cisfi, trasferisce fondi e risorse dal CIS ad Interporto.

S’inventa la storia che il commercio all’ingrosso è finito e bisogna rottamare questo vecchio CIS, ormai senza futuro.

È un po’ come dire che non si trovano più carrozze e cavalli per cui non possiamo più viaggiare.

È una visione miope della realtà sociale che distrugge in pochi anni tutto il lavoro di una vita di trecento aziende.

Il commercio all’ingrosso tradizionale non esiste più, così come non si viaggia più con carrozze e cavalli, ma la funzione del grossista si è fortemente evoluta o, addirittura, si é espansa.

Il mercato globale ha prodotto una rivoluzione industriale dell’era moderna, trasferendo i distretti produttivi in oriente, dove il costo del lavoro è più basso, mentre quelli nazionali sopravvivono con difficoltà.

La grande tradizione tessile del Made in Italy si trasforma in” stile italiano”, affermando un primato creativo a livello mondiale.

Il vecchio grossista è diventato ” converter ” organizzatore della produzione.

La partita, ormai, si gioca tutto sulla capacità di creare prodotto, inventare valore aggiunto attraverso le trasformazioni, organizzare un servizio di distribuzione che obbedisca ad un rigoroso criterio di “utilità ” che viene richiesta, in via prioritaria, dai destinatari dell’offerta.

Il campo di impiego dell’offerta? il Mondo.

Avevamo un mercato provinciale, ora il nostro mercato è il mondo.

La mia impresa nell’ultimo decennio ha avuto una progressiva espansione tecnica, territoriale, come mai prima.

La crescita delle vendite intra comunitarie è aumentata in maniera significativa  a seguito di un appropriato impiego di strumenti tradizionali       ( fiere, agenti diretti, rappresentanti) o innovativi ( internet, campionari telematici, siti ).

Il numero dei collaboratori, interni ed esterni, nell’ultimo decennio è raddoppiato, ringiovanendo le risorse umane con inserimenti mirati per avviare un necessario cambio generazionale anche a livello di vertice.

È il nostro CIS dove stava, che faceva?

Tutti in Interporto, il CIS veniva evacuato, come se fosse afflitto da un male contagioso: la miseria commerciale.

Il nostro direttore commerciale, un dirigente amministrativo e il coordinatore generale venivano impegnati nei consigli di amministrazione di Interporto per varare nuove strategie di collocazione e nuove formule su premi e compensi.

I consigli d’amministrazione del CIS, invece, venivano impegnati per approvare consistenti finanziamenti a favore di Interporto, pur consapevoli che nello stesso periodo la nostra società aveva sospeso il pagamento delle rate di mutuo.

Di azioni di sostegno commerciale alle aziende socie,  sul piano generale e su quello immobliare, nessuna traccia.

I bilanci dell’ultimo quadriennio denunciano gravi perdite in tutti i settori e la crescita esponenziale delle spese di consulenza e degli oneri per interessi e derivati, mentre il mondo finanziario conosce il periodo più favorevole del mercato dei tassi d’interesse con un indice Euribor di segno negativo, grazie ad una politica monetaria fortemente voluta dal governatore della Banca Centrale, Mario Draghi.

Il collegio sindacale non può fare a meno di ripetere che in mancanza di un accordo con le banche, definito aulicamente “manovra”, non ci sarebbe ” continuità aziendale”

Con l’operazione di mutuo e sub mutuo abbiamo rinunciato ad ogni iniziativa di sviluppo commerciale, effettuando una drammatica svolta in direzione immobiliare e finanziaria.

L’incestuoso rapporto tra CIS ed Interporto è diventato insopportabile, proprio per la manifesta incapacità del CIS di supportare Interporto sia dal punto di vista finanziario sia da quello di profilo commerciale, per un’evidente  differenza della struttura sociale fra le due compagini.

Eppure la manovra finanziaria di correzione del disavanzo è stata delegata integralmente a consulenti esterni, ad altissimi livelli della finanza internazionale, che si sono colpevolmente relazionati solo ad un quadro globale di distretto, trascurando qualsiasi proposta di rifinanziamento dell’area inadempiente, in ambito CIS.

È una grande ingiustizia che favorisce solo il ceto bancario, già forte di una garanzia solidale sull’intero CIS, che cerca di spostare diabolicamente il valore di questa garanzia anche sull’esposizione, ben più consistente, di Interporto Campano.

Come?

È semplice, attraverso l’assorbimento di una prima parte del CIS che sarà gestito in funzione di una nuova iniziativa immobiliare che stritolerà la valenza dell’azionariato consortile, frazionato e diviso da una insinuante proposta: dividiamo i buoni dai cattivi, solo così Vi salverete!

Il frazionamento dell’ipoteca doveva essere garantito dal CIS, non dalla Manovra, se la gestione dei sub mutui avesse rispettato il principio della correttezza contabile, imputando gli incassi alla riduzione dell’esposizione debitoria dei singoli soci adempienti.

In sostanza tra partecipazioni e prestiti il CIS ha impiegato 60 milioni di euro ( 20+40 ) ed affronta una manovra per 100 milioni di euro, bloccando 100.000 mq di capannoni, pari a circa 100 aziende.

Ecco perché occorreva giustificare i mancati accantonamenti di risorse destinate alla riduzione del debito ed è stata avviata una strategia di individuazione delle posizioni morose, bloccando di fatto ogni politica di ricollocazione.

Le prove generali sono state avviate con l’azione fallimentare perché si comincia sempre dai più deboli, prendendo spunto da un grave e perdurante inadempimento che oggettivamente esisteva in una limitata area sociale.

Quale capacità di reazione ha chi è debitore?

Diceva Adam Smith, a mio parere il più illuminato economista di tutti i tempi: 

” I popoli si conquistano con due metodi, uno è la spada, ma appartiene ad altri tempi, l’altro è l’indebitamento.”

Non conta tanto stabilire chi è il vero debitore e qual’è la consistenza del debito.
Infatti, oggi, alla metà di luglio del 2016 non abbiamo ancora contezza del bilancio 2015, vale a dire che gli ultimi dati ufficiali risalgono ad una situazione contabile vecchia di 19 mesi, né abbiamo notizie precise sui criteri di applicazione e sulle modalità del piano di risanamento finanziario.
Il Silenzio di regime soffoca anche i legittimi diritti dei soci riconosciuti dalla Legge.

Sì, ma l’assemblea ?

Continua alla prossima puntata….

magari si sveglia la coscienza civile di qualche socio della prima ora e mi da una mano…

Questa è ormai la mia ultima speranza, se ne facciano una ragione soci ed amici che mi accusano di parlare soltanto, non posso far altro.

Molti di Voi non fanno nemmeno quello!

Una  Lunga vita del CIS dipende solo dalla coesione della comunità sociale.

Questa è una grande responsabilità individuale.

Emilio D’Angelo.

Fondatore del Patto di Sindacato di VOTO dei soci del CIS.

Nacque per quello il Patto, per fare coesione, non per fare contrasto. Contrasto o indifferenza sono armi che gestisce il potere, non noi modesti soci che subiamo le decisioni di altri circoli e ambienti finanziari.

 

 

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