Credo che il problema più grande che saremo chiamati ad affrontare è la mancanza di un progetto preciso per il giorno dopo il terremoto finanziario che si sta abbattendo sul nostro CIS.
Avverto la sensazione che la comunità sociale sia troppo rassegnata al nostro ineludibile destino: essere fagocitati dal potere finanziario.
Questa sensazione si è consolidata, giorno dopo giorno, diffondendo  un senso di sconforto e una consapevolezza della propria debolezza
 quando il Presidente ha, prima autorizzato l’azione fallimentare contro i soci inadempienti e, poi ha concordato una manovra di stralcio di 100.000 mq di capannoni da affidare al ceto bancario.
Con queste due mosse, il Cavaliere ha rinunciato all’arma più efficace della sua strategia d’impresa, non solo per gli effetti sul consenso interno, ma anche sull’impatto sociale nell’opinione pubblica: il consorzio associativo, trecento cavalli da tiro che hanno trainato lo sviluppo dell’intero distretto.
È stato un grave errore di sottovalutazione della funzione e dl ruolo del CIS nel territorio, un autentico miracolo dell’industria consortile che ha affascinato gente di tutto il mondo.
Il cavaliere non avrebbe mai fatto questo fatale errore se non vi fosse stato costretto da un potere finanziario fuori controllo.
La stessa manovra è stata imposta con vincoli durissimi di relazione fra le diverse società del distretto.
Oggi si prepara a trasferire i poteri d’amministrazione alle banche per condurre in porto la manovra.
Non gli costa poco, conosco l’uomo ed il suo orgoglio per la nostra terra, forse è stato costretto ad accettare una ristrutturazione complessiva del debito del distretto, nella quale la componente associativa consortile paga il prezzo più alto.
Ora siamo incudine e dobbiamo subire!
Verrà un tempo, però, e non è molto lontano, nel quale l’assemblea ritornerà sovrana ed i torti, diventati diritti, potranno essere rivalutati.
La legge esiste e non solo quella delle pandette e dei giudici, ma anche quella morale.
Noi siamo trecento, con altrettante imprese, migliaia di famiglie ed addetti, gente di valore, imprenditori da generazioni,
Signori della Finanza di relazione, illustri consulenti delle più affermate agenzie finanziarie,
Noi siamo il CIS, una realtà che non troverete da nessuna parte del mondo, una città del lavoro, che ha trasformato un campo di patate in una impresa consortile di livello mondiale, con il sudore della fronte, lavorando anche di domenica per trent’anni.
Giù le mani dal CIS,
Se venite per curare l’incasso del residuo debito e degli interessi, accomodatevi pure insieme a noi, siamo gente onesta e paghiamo sempre, e Voi lo sapete;
Se, invece, venite per prendere il CIS e rottamarlo per fare finanza creativa e tappare altri buchi che non ci riguardano, e, allora, sarà lotta dura senza quartiere.
Noi un progetto lo abbiamo, dovete darci il tempo di realizzarlo.
Non ci servono i cinque anni durante i quali avete tollerato tutto e di più, forti di un’ipoteca solidale che ci ha tenuto in ostaggio, per portarci in queste condizioni.
Ci servono solo due anni ed una ragionevole politica di rifinanziamento dei lotti disponibili per favorirne la ricollocazione a nuova utenza.
Al resto pensiamo noi, con una politica tesa a ricostruire la solidarietà consortile.
La ricchezza del CIS è straordinaria, il suo valore immobiliare è strettamente vincolato al valore delle imprese e la politica impiegata ci ha spietatamente danneggiato, in particolare nei valori immobiliari e nella serenità delle aziende adempienti, ancora oggi a grave rischio nel veder realizzato un contratto di leasing con la legittima assegnazione dell’immobile, libero da vincoli ed ipoteche.

Il commercio all’ingrosso non è morto, si è solo trasformato.
Noi siamo diventati organizzatori di produzione e dobbiamo eliminare il vincolo di destinazione d’uso.
Dobbiamo aprire all’artigianato ed alla piccola industria di trasformazione.
Un nuovo modello d’impresa che metta a profitto la tradizione mercantile del territorio ed il marchio Cis, non per realizzare un miracolo, ma solo quello che siamo capaci di fare.
Noi proponiamo un nuovo Patto per il Cis, il Cis del fare, non quello delle polemiche che ci dividono, né quello dei tribunali.
Vorremmo uscire dal Tribunale, per l’ultima volta, con la manovra omologata, comunque sia.
Avremo tempo, coraggio, e capacità per cambiare ancora una volta il nostro destino.

Siatene certi non ci piegheremo.

Lunga vita al CIS

Gridatelo tutti a gran voce, anche Voi amministratori e soci storici, di ogni epoca e settore, siamo tutti nella stessa barca e dobbiamo portarla a riva.
Non abbiate paura di tradire qualche vincolo di amicizia o di fedeltà.
L’amicizia si rispetta anche con posizioni divergenti, perché
l’amicizia non si fonda sulla convenienza ma sulla lealtà.

Questa è RIMASTA L’UNICA VOCE DEL CIS.

Noi soci siamo considerati meno di niente : trasferimento degli uffici nel Vulcano, cooptazione di amministratore esterno, modifica dei poteri, mancata convocazione dell’assemblea ordinaria e presentazione del bilancio, esito della manovra, asseverazione ed omologazione.

Silenzio di regime.

Propongo un incontro di tutta la comunità sociale, prima del periodo feriale, per chiarirci le idee e risaldare i vincoli di solidarietà di tutto l’ambiente.
Non vorrei farlo come Patto di Sindacato, sembrerebbe una sfida che allo stato dei fatti non avrebbe senso.

Ancora una volta: Lunga Vita al CIS.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di  voto dei soci del CIS S.p.A.

P.S.Ho appena pubblicato la notizia della nomina del nuovo amministratore del CIS, SERGIO IASI. Vi ripropongo il link.

http://www.mark-up.it/iasi-rilancia-il-cis/

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