La prima parte di questo articolo riporta uno stralcio di quello già pubblicato a giugno:

Il decalogo.

Questo documento è stato elaborato tenendo conto delle principali criticità emerse in questi ultimi cinque anni.
Aggiungo, pure, che tiene conto dei risultati contabili emersi negli ultimi bilanci della società, dell’inesistente azione di rilancio commerciale del sistema e della progressiva subordinazione della nostra vocazione costitutiva all’Interporto Campano.
Esistono fondati motivi per sostenere che il CIS non ha esaurito il suo progetto d’impresa e vive solo un fondamentale equivoco di gestione che ha determinato una profonda crisi finanziaria.

Vorrei proporre ai soci una sintesi del progetto di risanamento e rilancio della nostra casa comune, sostenuto da diverse aziende socie.

1. Stabilire una piena autonomia di gestione amministrativa e strategica; attraverso la nomina di un nuovo direttivo con assoluta trasparenza e fermo divieto di partecipazione ai componenti in conflitto d’interesse con altre società del distretto.
2. Riservare al ceto bancario almeno due posizioni in consiglio d’amministrazione per favorire sollecite ed efficaci risoluzioni di specifico interesse sociale.
3. Accogliere la risoluzione finanziaria stabilita nella manovra, proponendo nuovi strumenti di regolamento della quota accantonata con interventi sul patrimonio.
4. Recuperare integralmente i finanziamenti effettuati a favore di Interporto Campano, evitando l’accrescimento della quota di partecipazione.
5. Avviare subito la ricollocazione degli immobili disponibili, prevedendo, in tempi brevi, un progetto di finanziamento sugli immobili destinati alla nuova utenza in presenza di requisiti di merito creditorio.
6. Favorire il riscatto anticipato dei capannoni dei soci in bonis, in presenza di merito creditorio.
7. Trattare con le banche una soluzione transattiva per tutte le problematiche relative all’anatocismo e alle devastanti perdite sui derivati.
8. Definire tutto il contenzioso con le aziende socie, in qualsiasi stadio di giudizio per ottenere la liberazione degli immobili, riconoscendo un equo indennizzo a collocazione avvenuta.
9. Ridurre le spese condominiali, privilegiando solo le spese indispensabili per ottenere servizi efficienti.
10. Ricostruire la solidarietà sociale attraverso il rilancio di iniziative di sistema, finanziate dalle singole aziende, per recuperare quel grande patrimonio di sinergie ancora vive e vitali.

Su queste basi dobbiamo ricercare un ampio consenso con una politica che non si esprima contro qualcosa o qualcuno ma solo a favore dei nostri comuni interessi.

 

Cari colleghi, soci, amici del CIS,


per chiunque in esso si riconosca in qualsiasi ruolo, condizione, e con qualsiasi opinione, anche la più estrema,
Vi dico con certezza: Si può fare, state sereni, Si può fare.
Ci sono molti motivi di divisione, lo ho toccati con mano, li ho sentiti sulla mia pelle, ma c’é un motivo di fondo che ci unisce:
Noi, tutti, nessuno escluso, nemmeno i soci che hanno subito il fallimento, vogliono la morte del CIS.
Noi dobbiamo avere la forza, il coraggio, l’umiltà, la determinazione di fare tutti un passo indietro, riconoscere i nostri errori, le nostre debolezze e cercare con generosità una strada comune.
Amici miei, quelli di Voi che mi hanno manifestato affetto e stima e quelli che sono arrabbiati, delusi, state certi : noi ce la faremo.
C’è una forza nelle cose che emerge sempre, Vi prego abbiate fiducia: l’assemblea, Voi stessi, sarete arbitri del nostro destino.
Quella sarà la nostra aula di giustizia, una giustizia saggia, consapevole, costruttiva, ragionevole.
Il nostro è un Patto d’onore, un impegno di testa e di cuore, lo porteremo a termine.

Ieri era il mio settantunesimo compleanno, fra i tanti messaggi di auguri, tutti bellissimi, me ne arrivato uno, di un uomo di legge.

Diceva:
Caro Emilio, tantissimi affettuosi auguri.
Bisogna essere forti e maturi per sostenere con equilibrio le proprie idee sfidando tutti.
Continua così per altri mille anni.

Per qualche giorno non mi sentirete, mi dedicherò solo alla persona più importante della mia vita.
State sereni tutti, arriveremo in porto, con la vela a brandelli, ma arriveremo in porto.

Lunga vita e onore al CIS .

Emilio D’Angelo

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