Cari soci,

Siete tutti invitati alla grande festa per questo prestigioso traguardo.

C’è un solo problema!

Ci hanno preparato un bellissimo regalo, incartato con cura ed avvolto con colorati fiocchetti.
È un po’ ingombrante, é impossibile non riconoscerlo: è un gigantesco cavallo come quello di Troia.
Quando apriremo il prezioso regalo ci accorgeremo che, con elaborata strategia, nella sua pancia sono stati nascosti i nuovi poteri sul territorio….
Benvenuto, è entrato il ceto bancario, quello che vince sempre quando si siede al tavolo delle imprese e, quando perde, non paga nemmeno, ci pensa lo Stato, quindi noi.
Da quel pancione arriva un Profumo di finanza creativa, lo stesso che finanziò ” con coraggio”‘, un sistema ma, sul valore delle pietre dei soci del CIS.
Ci propinò un bel regalo, abbinando al pacchetto mutuo, una forte dose di derivati, così da non poter mai perdere.
Già allora, circa dieci anni fa, il cavallo di Troia fu introdotto nel nostro CIS.
Mani amiche aprirono il cancello d’ingresso, è quasi tutto il popolo esultò, accogliendo questo straordinario dono degli dei.
Fu ipotecato quasi tutto il CIS, in cambio di un finanziamento di 500.000 euro per ogni 500 mq di capannone posseduto.
Il titolo di possesso?
Un contratto di leasing completamente compiuto, rinviato solo nella facoltà unilaterale a favore del socio : il diritto di riscatto.
Carta straccia, in caso di inadempimento del contratto di mutuo, benché fosse autonomo e separato da quello di leasing.
Solo carta straccia, l’impegno d’onore che consacrò il preliminare di vendita in contratto di leasing.
L’onore rimane in testa solo a quel grande giurista e straordinario galantuomo che fu il notaio Canio Restaino.
Pensateci bene, cari soci, e Voi amici carissimi del Patto di Sindacato.
Pensateci bene, non dovremo mai essere noi a far fallire il Cis, lasciate che siano le Banche a farlo fallire.
Si trascineranno dentro il puzzo nauseabondo dei milioni di derivati marciti che ci hanno propinato, distruggendo la più bella impresa consortile che il mondo abbia mai conosciuto.
Questo è, ancora oggi il nostro CIS, e il mondo dovrà sapere chi lo ha ucciso.
Se avete gli attributi necessari, battetevi per il CIS ma in assemblea, perché in assemblea devono venire.
Grazie a Dio, la formula Restaino ci tutela ancora, noi siamo i padroni del nostro destino, nessun’altro, nemmeno il Presidente.
Sono stufo di passare per quello troppo buono che perdona tutti.
Il mio ragionamento è preciso.
Tantissime aziende sono morte per effetto di interessi anatocistici ed imposizione scriteriata di prodotti derivati.
Poi, dopo la morte il riconoscimento della violazione per via giudiziaria, una magra consolazione.
Noi dobbiamo reagire da vivi perché non meritiamo di morire e loro, i signori del regno delle carte e dei prodotti derivati devono avere il coraggio di farci fallire.
Non lo faranno mai, perché se potevano farlo, lo avrebbero già fatto.
Non credete alla storiella dei buoni rapporti del Presidente con le banche.
È una bufala enorme, le banche obbediscono solo ad una logica di interesse ed hanno retto la presidenza Punzo solo per mettere le mani sul CIS.
E allora, gridano gli arrabbiati : perché non andiamo in Procura?
Ingenui, Voi pensate che due Procure della Repubblica che indagano sul caso CIS Interporto, non sappiano nulla e stanno aspettando quattro scalmanati che vanno a denunciare?
La nostra magistratura è una grande garanzia di legalità e non solo. 
In questo momento, così difficile per la società italiana, la magistratura ha l’obbligo di prudenza, non può intervenire con rigore in un problema molto delicato che investe un settore così importante ed esteso del tessuto sociale del territorio.
Deve aspettare l’evoluzione dei fatti e favorire un compromesso delle rispettive ragioni.
Quello che sto tentando di dirvi da tre anni.
Non mi interessa niente che qualcuno paghi per i propri errori , in buona o cattiva fede.
A me interessa che non paghi il CIS.
In assemblea che facciamo?
La rivoluzione politica!
Se ci lasciano vivere liberi ed autonomi di fare impresa, noi paghiamo, ringraziamo ed accogliamo con rispetto chi vorrà sedere nel nostro consiglio d’amministrazione in rappresentanza delle banche creditrici sino a soddisfazione del debito.
Se ci impongono di accettare la manovra così come appare strutturata nelle ipotesi dell’ultimo bilancio approvato a maggioranza, ebbene allora non approveremo il bilancio con tutte le conseguenze previste.
Sono stato chiaro?
Io per la Lunga Vita del CIS mi batto in assemblea, quella è la sede del confronto e delle decisioni dei soci.
Questi, è vero, sono ideali ma confortati da fatti, proposte e considerazioni che mi inducono ad andare avanti in questa direzione.
Cari soci, qualsiasi opinione Voi abbiate, consultate i vostri legali di fiducia, i vostri commercialisti, i vostri notai di famiglia.
Proponete loro la questione e questa mia modesta proposta.
Vi convincerete che solo l’assemblea dei soci può salvare il CIS da una morte sicura, sarà per fallimento o per appropriazione del sistema finanziario, ma sempre morte sarà. Quando il nostro valore azionario sarà annullato da una manovra finanziaria o dalla sezione fallimentare del tribunale, non avremo più    alcuna voce. 

Noi, solo noi, possiamo salvare il CIS, il nostro ideale di impresa consortile, un luminoso ideale che ci ha visto lottare giorno dopo giorno per un trentennio.
Credetemi :
È solo questione di governance!
Spero che sarete in tanti a lottare con me e con tutti i miei amici del Patto di Sindacato, i migliori che potevo incontrare.
Le diverse opinioni, il confronto continuo, anche serrato, fra noi sono una forza straordinaria, quella che è mancata per troppo tempo nella vita sociale, orientata in maniera massiva in direzione opposta ai nostri interessi d’impresa nel nome di una malintesa solidarietà di distretto.
Ne riparleremo ancora.
Lunga vita al CIS.
Emilio D’Angelo
Fondatore del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS.
(Quello dei comunisti che mangiano i bambini a colazione)

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