Egregio Presidente,
non credo che abbiamo lo stesso concetto del rispetto delle persone e della lealtà che si deve rispettare in qualsiasi forma di confronto, anche da posizioni distinte e differenziate.
Io non mi sono mai rivolto a Lei con tanta arroganza.
Lei ritiene di essere depositario dell’unica soluzione per la delicata situazione del nostro, sottolineo, nostro CIS.
Lei ritiene che sarei persona degna solo se trovassi il coraggio di accompagnarla alla DIrezione antimafia.
La vicenda del Cis non coinvolge solo trenta aziende socie fallite, ma trecento aziende e migliaia di addetti.
Ci vuole più coraggio a condurre una battaglia onesta, giusta, determinata contro le evidenti Irregolarità di gestione, convalidate dal ricorso alla Legge fallimentare, piuttosto che consegnare alla Magistratura una richiesta d’indagine.
Lei è consapevole che la Magistratura è ben informata su fatti e circostanze e se non è intervenuta,evidentemente non ne ha ravvisato gli estremi, l’opportunità e le circostanze.
Le ricordo che l’azione penale è obbligatoria e non richiede necessariamente un ricorso di parte.
Le ricordo pure che il mio “filosofeggiare” ha rappresentato l’unica forma concreta di protesta e d’informazione e non solo per la comunità sociale.
I bilanci non sono mai stati approvati dal Patto di Sindacato di voto negli ultimi tre esercizi e la nostra protesta è ampiamente documentata a verbale come si evince dagli archivi camerali.
Non abbiamo mai condiviso la politica aziendale ed ancora oggi la contrastiamo con impegno serio e determinato.
Noi abbiamo scelto l’assemblea come naturale e legittimo terreno di confronto.
Perseguiamo questa strada con piena dignità, ferma convinzione e viva speranza di realizzare per il CIS la soluzione più equilibrata per tutti.
Non abbiamo amici da difendere, tanto meno interessi diretti o trasversali, noi difendiamo il CIS, quello che abbiamo costruito insieme in trenta lunghi anni, lavorando anche di domenica.
Abbia rispetto del nostro lavoro, di questo Patto che si è battuto, con onore e questo me lo hanno attestato centinaia di soci, anche gli stessi falliti.
Con questo intervento non ha reso un buon servizio al CIS.
Le dico con certezza che il Patto,ed io per primo, non abbiamo fallito la nostra missione, stiamo combattendo per perseguire un risultato utile a tutti e sarebbe una grave sciagura se dovessimo fallire, perché se esiste una possibilità di salvezza, questa di chiama solo ” solidarietà sociale”.
Questo Lei, sindacalista appassionato ed impegnato, me lo insegna.
Lunga Vita al Cis.
Con tutto rispetto.
Emilio D’Angelo

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