Cari soci,

Martedì pomeriggio ci incontreremo.

Sarà un momento importante ma anche molto difficile da gestire.

Vi confesso che molte volte mi prende un grande sconforto e mi sembra proprio di cercare un’isola che non c’è più.
Il CIS è stato per oltre un ventennio la Casa comune di trecento imprese, un fiore all’occhiello dell’imprenditoria italiana, il volano per la crescita di un comparto della logistica nazionale di primo livello.
Con la svolta finanziaria, dieci anni fa’, abbiamo smarrito la strada maestra, ci siamo improvvisati speculatori finanziari nel settore immobiliare di strutture industriali.
L’indebitamento è stato il volano dello sviluppo industriale del Distretto nell’ultimo decennio, un indebitamento crescente che, che alla fine, ha sfiancato le attività produttive.
La situazione drammatica nella quale versa il CIS e l’intero Distretto è lo specchio fedele del nostro Paese.
Siamo divisi in fazioni distinte, non tanto per differenza di idee, ma per differenza di interessi.
Non puntiamo più alla crescita, per cercare di ricostruire una solidarietà sociale che è ormai un lontano ricordo.
Andiamo avanti nel silenzio di regime, senza accorgerci che il regime è cambiato e dobbiamo rispondere a nuovi padroni, ai padroni del nostro debito sociale e dell’intero Distretto.
Negli ultimi tre anni il silenzio è stato rotto solo, dalla debole voce del nostro Patto di Sindacato di voto, bistrattato e boicottato e non solo dal regime gestionale, ma anche nel contesto associativo.
Quante distinzioni abbiamo subito e subiamo ancora oggi!
Tentare di ragionare, di individuare soluzioni equilibrate e condivise, di limitare il danno di immagine che deriva dalla nostra condizione oggettiva, é opera inutile, segno di debolezza per alcuni, fastidioso ingombro per il regime.
Il nostro Distretto è lo specchio del Paese: siamo nei guai e cerchiamo giustizia, urlando contro tutti, senza cercare mai una soluzione responsabile.
La soluzione italiana?
Abbiamo tutti ragione e questa ragione non dovrà essere riconosciuta dalla Legge, ma dalla Giustizia.
L’affare già complesso e difficile si complica terribilmente.
Cerchiamo di banalizzare la situazione.
Abbiamo un CIS con un contesto associativo autonomo e consortile, amministrato, invece, come tributario di un grande Interporto che sviluppa un investimento superiore alle sue possibilità nell’aspettativa di un rilancio industriale, purtroppo deluso, per svariati motivi.
Non si può escludere una grave responsabilità gestionale.
Questa è stata dichiarata, a chiare lettere, proprio nei vari Accordi di ristrutturazione del debito che escludono il precedente management da ogni incarico di gestione.
È un giudizio netto, inappellabile, velato da un incarico limitato di rappresentanza per agevolare il rapporto con i soci con antichi metodi clientelari.
Tanto noi siamo al Sud e questi artifizi resistono ancora!
Che tristezza, vedere un popolo di imprenditori trattato in questo modo!
Questo è il primo punto, ma non basta, per onestà intellettuale.
Ci sono pure gravi responsabilità dei soci inadempienti, non possiamo sottovalutarlo.
Dalla perizia di asseveramento dell’Accordo di ristrutturazione emerge un diffusa tendenza ad incagliare i rimborsi dei sub mutui, al limite di decadenza del beneficio del termine.
Un atteggiamento quasi strutturale, amministrato come strumento di potere durante il lungo periodo di inadempimento del CIS verso le Banche.
Questa evidente difficoltà  andava affrontata con una ristrutturazione del piano di rimborso, agevolata dalla favorevole coincidenza del mercato dei tassi ai minimi storici.
Una scelta strategica di questo tipo, più volte proposta avrebbe favorito anche il ricambio aziendale attraverso la cessione dei contratti di leasing.
Questo non è stato fatto per scelta del potere finanziario che ha individuato nel fragile e frastagliato tessuto sociale del CIS , il terreno ideale per una nuovo investimento immobiliare di sicuro rendimento speculativo: il progetto Zona Franca.
In questa ottica nasce il nuovo progetto industriale e la manovra che, attraverso gli Strumenti Finanziari Partecipativi, annulla qualsiasi valore associativo, chiudendo definitivamente la Storia del CIS, società consortile.
Noi possiamo scegliere solo come vogliamo morire.
Questo sarà l’argomento della nostra riunione.
Vi aspettiamo al fronte del No, alle modifiche dello Statuto.

Emilio D’Angelo
Il Patto di Sindacato dell’ultimo voto.
( comunque vada, sarà l’ultimo voto )

 

   Avviso di Riunione dei Soci CIS S.p.A.

Il direttivo del Patto di Sindacato di voto dei Soci CIS S.p.A.

invita

Tutti i soci a partecipare al Convegno organizzato per

Martedì 18 OTTOBRE 2016 alle ore 18:00

HOTEL HOLIDAY INN
NOLA – CENTRO SERVIZI VULCANO BUONO –


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Tema del Convegno :
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  • Modifiche dello Statuto CIS – Il fronte del No!
  • Il Piano Industriale e quello Finanziario.
  • Le svalutazione dei crediti.
  • La subordinazione dell’Accordo CIS a quello presentato da Interporto.
  • La Governance societaria a conduzione finanziaria.

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Saranno valutati gli effetti dell’Accordo di ristrutturazione del debito presentato al Tribunale di Nola per l’omologazione ai sensi dell’art.182 Bis della Legge Fallimentare.

A conclusione del dibattito, sarà votato un documento programmatico che impegnerà moralmente i sottoscrittori ad esprimere nella prossima assemblea ordinaria e straordinaria un voto coerente con il progetto approvato.

Considerata l’importanza e la complessità degli argomenti in discussione il convegno sarà, di volta in volta, aggiornato in successive sessioni.

Saranno resi disponibili in ogni sessione gli allegati all’Accordo, recentemente pubblicati negli Archivi camerali. 


Si procederà, infine, a nominare un direttivo che rappresenti le finalità e le intenzione dei soci aderenti al Patto di Sindacato di Voto e/o al Comitato del NO.

Sono invitati tutti i soci legittimati all’espressione di Voto.

É gradita la presenza dei consulenti delle aziende socie.

Patto di Sindacato di Voto dei soci CIS S.p.A.
Il Fondatore.
Emilio D’Angelo

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