Dal n.1 del 24 settembre 2013 al n. 290, tanti sono gli articoli del codice di onore che ho dedicato a Te, mio caro CIS.

Prova a rileggerli, scoprirai che il Patto di Sindacato ha mantenuto sempre fede al Patto d’onore: Lunga Vita al CIS, Lunga vita al CIS, Lunga Vita al CIS.

Dopo tre anni siamo al bivio, da un lato c’è una strada dura e difficile che ci consente di salvare la nostra vocazione consortile, dall’altro un progetto disegnato per noi da una “manovra iniqua” che ci consegna alle banche.
Potrei starmene seduto comodo, comodo, per i fatti miei, o correre al tavolo con le banche, come qualche saltimbanco che non nasconde la sua conversione al nuovo modello sociale, pronto a balzare in un futuro consiglio di mezzi busti di soci. Non ci riesco, non sopporto di vedere spegnersi il più bel progetto d’impresa del Sud, un progetto che mi appartiene da più di trent’anni.
Qualcuno mi domanda ” hai settant’anni, una famiglia felice, un’azienda primaria nel suo settore, un capannone riscattato da più di dieci anni, ma chi te lo fa fare?
Beh, tra i più arrabbiati, c’è pure chi ha detto che ho riscattato a fine contratto solo perché ero amico di Gianni e non perché avevo pagato con puntualità ogni obbligazione!
Qualche altro mi tira per la giacchetta e dice che non ho coraggio, anzi sono un codardo, che è anche peggio, perché non vado in Procura.
Questo maledetto vizio tutto italiano, di cercare sempre il ” deus ex machina” fuori dal contesto sociale, il giustiziere sul cavallo alato con la spada della giustizia sguainata.
Una figura grottesca che fa il paio con quella del Presidente salvatore, padre e padrone, al quale si ricorre per qualsiasi domanda di grazia, almeno sino a quando appare ricco e potente.
Darei un calcio nel sedere a queste due immagini distorte della giustizia e del potere.
Quanti soci in privato mi danno ragione e mi elogiano e poi non hanno il coraggio di scrivere nemmeno un commento per dire anche solo ” grazie”.
Eppure alcuni li capisco, addirittura li giustifico.

Basta guardare la lunga lista della Tabella 14
“Crediti non interamente svalutati” pagine : 42 e 43.
Leggete queste pagine insieme alla Tabella 23
“Fondi per rischi ed oneri” 7 pagine da 51 a 57.

Capirete perché questi soci correvano a proteggersi sotto il manto, allora potente, del potere amministrativo.

Questa è la storia vera del popolo del CIS, quello che vive nell’incertezza, che non capisce cosa deve fare perché è complicato, maledettamente complicato.
Deve scegliere tra sopravvivere, abbassando la testa, quasi con vergogna, o tentare di vivere con coraggio e guardare al futuro con la dignità di chi non si sottomette al nuovo potere finanziario.
Si, a loro, solo a loro, perché nessuno di Voi, dopo le modifiche dello Statuto, troverà più un protettore, ma solo loro, ineffabili esecutori di un progetto di liquefazione del CIS in Interporto.

Il Consiglio d’amministrazione del CIS con la cooptazione di un consigliere, nominato nella stessa riunione, amministratore delegato, ha ceduto il controllo della nostra amata società, scavalcando la volontà assembleare.
Un prezzo molto alto lo ha pagato anche il Presidente, costretto a cedere i poteri amministrativi delle sue Creature, CIS ed Interporto, sotto la pressione asfissiante di un forte indebitamento delle due società e di quelle collegate.
È una vera mortificazione della democrazia assembleare, dover osservare l’assoluto dispregio della volontà dei soci in un cambiamento così radicale nella conduzione e nella strategia della società.
Pensate che le banche creditrici per un importo corrispondente ad un’area di 100,000 mq di capannoni morosi, un terzo del Cis, pur coperti da un ipoteca di primo grado per 750 milioni di euro, assumono la governance ed il controllo dell’assemblea attraverso il diritto di VOCE degli S.F.P. ( Strumenti finanziari partecipativi ).
Sostanzialmente con la facoltà di veto possono bloccare qualsiasi iniziativa assembleare, ingessano il piano finanziario e quello industriale in un’unica direzione : la costituzione di un’unica area inadempiente da collocare al migliore offerente.
E noi, soci CIS, siamo fuori da ogni competizione, ingessati dalle modifiche dello Statuto.

Una cosa ancora voglio dirvi.

Avete notato che il capitale Interporto è formato da due terzi di CISFI , anima finanziaria alimentata dal seno generoso del CIS, e che solo per un terzo è partecipato da altre componenti, fra le quali è prevalente il ceto bancario, super esposto con finanziamenti incagliati?
Ebbene un’opera di straordinario valore industriale, un fiore all’occhiello per la Campania e per l’Italia, diventa ostaggio del potere finanziario.
Questo enorme Polo internazionale della Logistica e delle inter modalità si è appoggiato al CIS come farebbe un Gigante sulle spalle di un vecchiariello, magari ancora arzillo, ma, comunque, incapace di sopportarne tutto il peso.
Alla fine, il vecchietto, spossato crolla, e il Gigante che fa?
Per non crollare, vende la sua anima agli stregoni della nuova finanza creativa che con un colpo da maestri incartano tutto in un unico pacco regalo.
Ancora una volta, con un credito su un terzo di CIS si prendono carrozza, cocchiere e cavalli.

Leggetevi qualcuno dei primi articoli, dopo più di tre anni, vedrete che non è cambiato nulla, il tempo è passato per cambiare solo le finalità della Manovra.Per i soci in difficoltà niente!
Altro che….Lunga Vita al CIS.

Sino alla fine il Patto per il Comitato del No alle modifiche dello Statuto.

Emilio D’Angelo

https://emiliodangelo.wordpress.com/2013/09/

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