Cari soci,

ho poca voce, sarà un anticipo di quella che perderemo tutti tra poco.

Domani userò quel poco di voce che mi rimane per piangere la fine del nostro sistema consortile.

È troppo debole la resistenza sociale, ormai fiaccata da quattro lunghi anni di demolizione di tutti i principi fondanti della nostra storia.

Il piano industriale e quello finanziario sono coerenti con la politica di diluizione del Cis nel “grande” Interporto che ci consegna inesorabilmente al potere finanziario.

Ormai il trattato di Resa è stato consegnato per l’omologa al Tribunale di Nola.Le condizioni sono durissime : accettiamo una governance bloccata sino al 2027 e rinunciamo all’esercizio delle principali facoltà del socio.

Per rappresentare lo stato d’animo dei soci Vi riporto un commento ricevuto sulla pubblicazione di Articolo 290 del codice d’onore.

Gentile Emilio, ( questo gentile é un po’ sospetto )

apprezzo con quanto amore segue questa vicenda, e la ringrazio per averci aperto gli occhi, io sono tra quelli menzionati in quelle pagine, ma mai ho chiesto favori, tuttavia sono d’accordo con lei quando dice che in quegli elenchi ci sono molti consiglieri, e gente che piaceri ne ha chiesti e ne chiede.

Tuttavia volevo descrivere il mio animo combattuto tra l’onore e la ragione, dopo aver parlato con i miei consulenti finanziari e legali i quali mi hanno detto che mai le banche si risiederanno al nostro tavolo per trattare nuovamente, poi se il CIS fallisse quanti potrebbero riscattare, e quanti dovrebbero lasciar perdere, ed in che condizioni dovremmo operare?
Siamo addivenuti alla conclusione che l’accettare la manovra può essere il male minore: è vero che i nostri poteri di soci vengono eliminati, tuttavia mi chiedo quando li abbiamo mai esercitati in questi 30 anni;  abbiamo sempre alzato la mano ed ubbidito al presidente, solo negli ultimi 3 anni siamo rinvenuti ormai troppo tardi, ancora non so che posizione assumerò ,però penso che alla fine la ragione e l’ interesse prevarranno.

La mia risposta:

Le Sue considerazioni riportano fedelmente uno stato d’animo diffuso che si dibatte tra il naturale desiderio di respingere un’ennesima e definitiva prepotenza e l’incertezza del futuro della propria azienda in caso di fallimento del CIS.
È proprio questa la strategia della ” manovra” e dell’intera vicenda, sin dalle origini.
Il Presidente, anche attraverso la gestione della BPS, prima di essere rimosso dalla Banca d’Italia, ha governato finanza e coscienze delle aziende socie, cavalcando l’incertezza e la debolezza di alcune per garantirsi il governo del CIS e dell’intero Distretto.
Noi non siamo mai stati capaci di rappresentare la coscienza critica del Distretto, lasciando carta bianca alla tipica figura del dittatore, amato per quello che ha creato ed segretamente criticato     per come gestisce le sue opere.
Ora, però, Lei trascura due evidenze importanti che sono emerse dall’Accordo.
Il Presidente, travolto dal suo stesso regime amministrativo e dalla voragine creata, è stato estromesso da ogni compito amministrativo, anzi un eventuale suo intervento è impedito dalla statuizione di una clausola di recesso immediato delle banche dall’Accordo.
Le Banche fanno le Banche e si rendono conto che la politica di potere binario fra CIS ed Interporto è l’unica che può portare risorse ad Interporto.
Sono consapevoli dell’abissale differenza della base associativa ed intuiscono che proprio quello è l’unico campo fertile per produrre nuove risorse.
Ecco ricomparire con il nuovo amministratore delegato la stessa funzione binaria, che replica il regime amministrativo del Presidente, riproponendo la grave subordinazione di CIS ad Interporto che, nella precedente gestione, ci ha travolti.
Questo succederà ancora, a manovra omologata, approvando le modifiche statutarie .
Non ci libereremo mai del debito e il CIS non sarà mai più nostro.
Con tutti i limiti della gestione del Presidente, il CIS ha svoltato in negativo solo dieci anni fa, votando la modifica dello Statuto che ha consentito la gestione finanziaria del nostro gioiello di famiglia.
Le Banche non accetteranno mai nuove trattative?
Certo se troveranno sempre una pancia molle sulla quale fondare la loro politica di recupero.
È normale le Banche vendono e comprano soldi, non sono un ente morale!
Anche per loro, però, l’alternativa del fallimento del CIS non è una bella prospettiva, altrimenti in cinque anni ci avrebbero già fatto fallire.
E allora qual’ è il perché che due separati Accordi, CIS e Interporto, devono restare condizionati dall’ obbligo che il CIS è costretto a recepire le determinazioni di quanto convenuto in Interporto?
Se cade CIS, cade pure Interporto e le Banche si trovano un pugno di mosche in mano,
Perdono la gestione del vapore che passa alle curatele fallimentari.
Tutto va in pari, questo è il principio sul quale si fonda una Legge antichissima, quella Fallimentare.
I contratti di leasing sono privilegiati ed i titolari dei contratti, indipendentemente dai debiti da sub mutuo, hanno piena facoltà di riscatto completando il pagamento.
Riscattano senza pegni o ipoteche da una procedura fallimentare, il massimo della sterilizzazione in questa Babele.
È specificatamente previsto dall’art. 72 quater della L.F.
Rimane il grave problema dei beni primari, il cuore del CIS ,i servizi .
Quante volte questo problema mi ha assillato, sono anni che ondeggio in un mare tempestoso, alternando bastone e carota, Non ho voluto mai rompere ed ancora oggi confido nel ragionevole interesse della Banche a rivedere l’Accordo.
Anche per questo problema del sistema condominiale, si può prevedere una soluzione.
Le nostre casse non sono più vuote perché, grazie alle denunce del Patto sono state impedite nuove trasmigrazioni di fondi da CIS ad Interporto che sarebbero finiti in un pozzo nero.
Non avremo problemi in fase di avvio della procedura fallimentare.
Dovremmo però costituire subito una nuova società consortile di servizi fra gli ex soci, utenti effettivi del CIS e proporre al Tribunale, con adeguate garanzie, di assumere la gestione dei servizi.
Non sarà difficile fare un po’ meglio ed a condizioni più convenienti del Sultanato.
Ci ripensi e rifletta con i Suoi consulenti.
Io resto fermamente arroccato sul fronte del No, disposto a giocarmi almeno alla pari la partita con le Banche, da suddito No.
Mi ritenga a Sua disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento.
Lunga Vita al CIS

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