Oggi Vi racconto le sensazioni che ho riportato dall’ultimo incontro di giovedì 27.
Una bella partecipazione, un uditorio attento ma leggermente smarrito, un’accoglienza finalmente partecipata dal Presidente, una presentazione dell’Accordo da parte del dr. Sergio Iasi strettamente fedele al progetto e all’incarico, con scarsa propensione al confronto.
Ho avuto difficoltà ad esprimere un ragionamento completo per mancanza di spazio nel dibattito, teso solo a dimostrare l’efficacia e la convenienza dell’Accordo allo stato dei fatti.

Nella discussione il dr.Iasi ha posto due limiti invalicabili:

1. Evitare ogni domanda o riferimento alla gestione pregressa, rispetto all’assunzione della carica ( fine luglio 2016 );
2. Attenersi esclusivamente alla valutazione della “Bibbia”, quel complesso elaborato di un migliaio di pagine che rappresenta il quadro generale dei due Accordi CIS ed Interporto, collegati e condizionati fra loro.

Credo che con queste premesse la nostra capacità di riflessione risulta troppo circoscritta, perché esclude la genesi della crisi che, invece, riflette precise scelte gestionali e propone una sola prospettiva di soluzione nell’ambito di un Accordo bloccato su un presupposto illegittimo: la subordinazione del CIS ad Interporto.

Non avverto alcuna preclusione a discutere di CIS con il dr. Iasi, anzi auspico ulteriori occasioni di confronto in un clima efficace e costruttivo, laddove esista la possibilità di rivedere l’equilibrio gestionale, in una visione più ampia della crisi.
Il nostro confronto è ormai incentrato unicamente sul rapporto con il sistema bancario, creditore per una quota residua di mutuo e relativi interessi.
Il Presidente poco può fare per modificare questo stato di fatto, che egli stesso ha favorito con precise scelte strategiche, sin dall’inizio.
L’Accordo per il CIS è figlio di un dio minore che ha subordinato la nostra società ad Interporto Campano, nella fallace convinzione che il Cis ha esaurito la propria missione sociale , mentre l’Interporto, “il ricco Interporto” ha ampi margini di “sviluppo”.
Questo dato è emerso, testualmente, nella presentazione del dr. Iasi e sinceramente, da uomo del CIS, ho avvertito un’ingiustificata mortificazione del nostro valore aziendale.
La drammatica conferma della previsto ridimensionamento del CIS, sia nello spazio fisico che nelle funzioni d’impresa, si legge chiaramente nel piano industriale e nelle richieste modifiche statutarie .

D’altra parte, sin dall’inizio, la manovra non è stata  mai impostata per proporre una soluzione autonoma per il CIS, che prevedesse di recuperare l’area morosa, sia dal punto di vista fisico che finanziario, attraverso il ricambio aziendale, come efficacemente in uso per oltre vent’anni.
Comunque, nel bene e nel male, l’Accordo c’è e dobbiamo affrontarlo con coraggio e determinazione.

Sabato ho seguito dalla Svezia lo storico incontro tra Papa Francesco e la chiesa Luterana.
Quante guerre, quante vittime, quante divisioni hanno preceduto questo evento storico di riconciliazione tra due culture religiose che pure hanno la stessa radice.

Ho ascoltato ad un certo punto questa frase:

” La storia è un profeta che guarda indietro.”
( Eduardo Galeano)

Qualunque riflessione che mira a ricostruire un vincolo comune, ormai compromesso, non può prescindere dalla storia che ha generato quelle condizioni di crisi.
Non basta dire ho sbagliato e chiedere scusa per liquidare il passato come un destino ineluttabile.
Con tutto il rispetto per la carica, per il ruolo e per il passato non è accettabile un compromesso che fonda la sua convenienza su un solo punto:

la messa in sicurezza dei contratti di leasing dei soci adempienti ai quali si riconosce un sacrosanto diritto che è stato compromesso solo dalla gestione di tutta la vicenda sub mutuo.
Sin dall’inizio la solidarietà sociale dell’iscrizione ipotecaria non frazionata ha realizzato un vistoso vizio d’origine per eccesso di garanzia.

La nostra storia è un profeta che se guarda indietro, trova una gestione della crisi che coinvolge la responsabilità degli amministratori perché non hanno tutelato in maniera adeguata la maggioranza dei soci adempienti accantonando le somme versate con specifica imputazione a riduzione della garanzia ipotecaria.
Hanno sospeso,invece, per quattro anni i versamenti in conto mutuo delle rate incassate e ne hanno destinato una quota consistente per finanziare Interporto, in evidente difficoltà finanziaria.
Hanno evitato di trattare qualsiasi soluzione di rinegoziazione della quota di mutuo morosa, attivando l’azione fallimentare, pur potendo esercitare il pegno sul titolo, previsto dal contratto di mutuo.
Hanno rinunciato a qualsiasi pretesa di risarcimento per anatocismo ed oneri derivati.
Hanno impiegato ingenti risorse in spese di consulenza per realizzare un progetto funzionale solo al distretto non al CIS, ignorando la nostra autonomia  strutturale.
Hanno puntato ad accumulare capannoni vuoti da destinare alla compattazione, evitando di favorire la ricollocazione fra soci.
Hanno azionato con criterio discrezionale le attività di recupero, favorendo amministratori che non avrebbero dovuto assumere l’incarico per evidente conflitto d’interesse.
Hanno mantenuto in servizio al CIS funzionari con ruoli strategici, quand’anche gli stessi fossero stati nominati amministratori nel consiglio d’amministrazione di Interporto ed abbiano deliberato la revisione del trattamento economico per i premi di collocazione di Interporto, in conflitto d’interesse con analogo compito in area CIS.

 

È questo l’effetto di una politica industriale tesa ad ottenere una definitiva riconversione del CIS, ormai compromesso ed indebolito che potrà trovare l’unico orgoglioso limite, solo nella forza dello Statuto.

Il dr. Iasi ha affermato che questo Accordo è molto conveniente perché noi siamo debitori di 270 milioni, tra interessi, derivati e capitale, e in questi casi le Banche si prendono tutto.
Quante volte lo ha ripetuto!
Solo nell’ultimo anno il debito da 250 milioni è aumentato a 270 per l’incidenza di oltre 20 milioni tra interessi e derivati.
Questo è un elemento distintivo della crescita esponenziale del debito nel corso del lungo periodo di moratoria.

Domando, ora, al dr. Iasi se questa storia, inconfutabile e documentata, non é un buon Profeta della triste realtà che siamo costretti a subire?
Lei non può rispondere a tutte queste domande, ma può documentarsi per onestà professionale, che certamente Le appartiene.

Torniamo ai numeri, perché i numeri impongono il Piano industriale, la governance e le modifiche dello Statuto.

Lei ha ragione dr. Iasi quando afferma che l’Accordo ha ampie possibilità di successo, ma quale sarà il futuro del Cis?
Quattro lastre di cemento nella Terra di Nessuno.

Non era questo il nostro sogno, non saremmo mai venuti a Nola per costruire un ricco Interporto, noi volevamo fare impresa insieme, costruire un modello distributivo di respiro mondiale , un’idea nuova che abbiamo accarezzata e sostenuta con grandi sacrifici, e ci siamo riusciti.

Noi abbiamo diritto alla nostra autonomia.

Quei debiti non sono tutti nostri, deve scalare una buona metà per risorse fagocitate, a vario titolo, da Interporto.
Se farà questa semplice operazione, vedrà che non era il caso di convocare tante eccellenze per redigere un piano di ristrutturazione del debito in area Autonoma CIS.

Chiarito questo, se Lo chiederà presenteremo le nostre proposte per evitare una lunga fase di stallo e saranno proposte alternative a quella prevista dal piano industriale per garantire la copertura della quota di 47 milioni a dieci anni che impone la modifica dello Statuto, un colpo mortale al nostro ideale di CIS.

Aspettiamo fiduciosi.

Per il momento non ci muoviamo di un centimetro dalla Trincea della difesa dello Statuto.
Per cambiarlo si dovrà convincere il 50% + 1, questa è la regola costitutiva del nostro progetto d’impresa consortile.
È una fede, il nostro ideale d’impresa.

Lunga vita al CIS.

Emilio D’Angelo

Comitato del NO alle modifiche dello Statuto.
Patto di Sindacato di voto dei soci CIS

Edoardo Galeano, giornalista e scrittore uruguaiano.
Scomparso il 15 aprile 2015.
Leggete, scoprirete una mente meravigliosa:
http://lamenteemeravigliosa.it/eduardo-galeano-in-20-celebri-frasi/

Eduardo Galeano in 20 celebri frasi

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