Il 3 novembre Confedercontribuenti, a tutela delle imprese socie, già dichiarate fallite, ha proposto al Tribunale di Nola -Sezione Fallimentare- ricorso avverso l’Accordo di ristrutturazione dei debiti presentato da CIS S.p.a.

Vi propongo una sintesi del ricorso che ripropone molti interrogativi già emersi nei miei precedenti articoli.

“L’art. 182-bis della L.F. prevede la possibilità per l’imprenditore in stato di crisi di domandare, depositando la documentazione di cui all’articolo 161, l’omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, unitamente ad una relazione redatta da un professionista, designato dal debitore, in possesso dei requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d) sulla veridicità dei dati aziendali e sull’attuabilità dell’accordo stesso con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei nel rispetto dei termini in esso previsti.

Il ricorso proposto dal CIS, per l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione, appare inammissibile per violazione del sesto comma dell’art. 161 L.F il quale testualmente recita:”L’imprenditore può depositare il ricorso contenente la domanda di concordato unitamente ai bilanci relativi agli ultimi tre esercizi e all’elenco nominativo dei creditori con l’indicazione dei rispettivi crediti”
Nella documentazione depositata mancano proprio i bilanci degli ultimi tre esercizi, nello specifico il bilancio 2015 non solo non risulta approvato dall’assemblea dei soci ma non è possibile scorgere neppure una regolare convocazione dell’assemblea per gli incombenti di cui all’art. 2364 c.c. 1 comma cosicchè non si comprende l’asseverazione dei dati aziendali da parte del professionista sui quali dati si fondi.
Sulla asseverazione del professionista, in relazione alla veridicità dei dati aziendali è stato rilevato che il professionista chiamato a svolgere tale funzione, al fine di garantire un giudizio d’attestazione quanto più oggettivo e incondizionato, si deve trovare in una posizione di terzietà ed indipendenza sia rispetto all’impresa in crisi, sia rispetto a tutti coloro che a vario titolo siano interessati all’operazione di risanamento.

Il giudizio di affidabilità dei dati su cui è stato implementato il piano di risanamento appare condizionato da almeno due circostanze.

1) la situazione contabile al 31.12.2015 espressamente richiamata dal professionista incaricato e posta a fondamento dell’analisi della veridicità dei dati aziendali non risulta approvata dai soci.

2) Il professionista incaricato risulta, altresì, redattore della relazione ex art. 182 bis L.F. su incarico di Interporto Campano, società partecipata dal CIS che risulta debitrice del CIS per importi superiori a 30 milioni di euro, di cui € 16.7 milioni svalutati sulla scorta di una relazione di altro professionista incaricato da Interporto che ne ha dichiarato la mancata recuperabilità parziale.
E’ di tutta evidenza che la società Interporto Campano non sia estranea rispetto all’impresa in crisi e che sia interessata all’operazione di risanamento così come redatta e che il medesimo professionista sia stato incaricato dalle medesime imprese collegate.

Infine la premessa fondante dell’Accordo è che i soci sono inadempienti verso il ceto bancario per 272 milioni per capitale, interessi ed oneri derivati.
Il fatto determinante esposto nella manovra è lo stralcio di 149 milioni del debito verso il ceto bancario attraverso un intervento patrimoniale in SFP.
Questi strumenti consentono di trasformare un’obbligazione in una partecipazione finanziaria, con alea di rischio, che potrà essere rimborsata solo con gli utili futuri della società. A questi strumenti finanziari vengono però attribuiti dei diritti che blindano la governance ed il piano industriale, sottraendo ai soci la propria facoltà di incidere nel processo di formazione dell’indirizzo sociale.

Nell’approvare tale Accordo il C.d.A. del CIS ha di fatto trasferito anzitempo il potere alle Banche, accettando una resa incondizionata su alcune determinanti pretese del ceto bancario con particolare riferimento alla vincolante subordinazione del Piano di ripianamento a quello di Interporto Campano e di tutte le società ad esso collegate.

L’unica concessione del ceto bancario alla governance smobilitata è stata la blindatura da ogni azione di responsabilità prevista come clausola di risoluzione dell’Accordo nel nuovo Statuto che l’Assemblea sarà chiamata a votare.
Altro elemento di forte connotazione di questo Accordo è la blindatura da ogni azione di rivendicazione per anatocismo, ma specificatamente del devastante onere dei derivati.
Questo progetto é fortemente inquinato dal desiderio del ceto bancario di privilegiare l’Accordo Interporto, come si evince dal testo dell’Accordo, strettamente vincolato e subordinato, realizzando un evidente abuso di potere dominante.”

Mi sono limitato a riportare i rilievi di politica societaria che impattano sulle facoltà del socio, nell’ambito dell’attività di informazione del Patto parasociale che tende ad ottenere un indirizzo di voto consapevole in assemblea.

Ringrazio l’avvocatessa Concetta Italia per il prezioso contributo.

Il vostro blog oggi ha superato 90.000 presenze in questi tre anni di servizio.

Sono 90.000 impulsi emotivi di soci o di addetti, interessati ai problemi del CIS che hanno trovato qualche risposta, forse insufficiente, ma sempre onesta e responsabile.

Ringrazio di cuore tanti soci che hanno onorato il blog con i propri commenti.

Oggi è un’occasione speciale e vorrei offrire un momento di speranza a tutta la comunità sociale: mai dire mai.

Propongo al dr. Iasi ed al Presidente uno spunto di riflessione, in un momento molto delicato per tutto il distretto, spero lo accolgano non come punto di arrivo ma come spinta di partenza per una Lunga Vita del Cis nell’ambito di un autentico distretto di valore mondiale.

Gentili Amministratori,

Sarebbe ragionevole riflettere che appare improbabile la realizzazione del progetto di ristrutturazione dei debiti entro il termine di avveramento dell’Accordo.

D’altra parte una radicalizzazione del confronto, muro contro muro, rappresenterebbe la più sciagurata delle ipotesi.

Vorrei proporre, con grande lealtà,  una riflessione comune per avviare un percorso più agevole e condiviso dalla comunità sociale.
Si dovrebbe considerare di spostare il termine di avveramento per sistemare in tempi ragionevoli il contenzioso con le aziende fallite e quelle morose.
Entro l’anno, si potrebbe convocare l’assemblea ordinaria per l’approvazione del bilancio 2015 e la nomina di un nuovo direttivo che recepisca le richieste espresse dal ceto bancario da bilanciare con un equivalente peso rappresentativo della base sociale.
Le altre questioni andrebbero affrontate in consiglio per pervenire ad un accordo più equilibrato che non mortifichi la nostra consolidata vocazione d’impresa.
Si potrebbe arrivare entro giugno 2017 a concludere il percorso di risanamento in condizioni di sicurezza.
Queste non sono condizioni di resa, né di una parte né dell’altra, perché dovrebbe esistere una sola parte, il CIS, che sceglie la strada della ragionevolezza e non quella della polemica, pur rimanendo ferma la volontà di custodire quei valori fondanti che tanto impulso hanno dato alla creazione del distretto CIS INTERPORTO.

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo
Patto di Sindacato di Voto dei soci CIS S.p.A.
Comitato per il No, alle modifiche dello statuto.

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