Accordo di ristrutturazione del debito CIS

Allegato 3.1 PARTE SECONDA- NUOVO STATUTO

È tutto pronto, con tanto di sigillo notarile, eccolo:

Art. 33 Norma transitoria
33.1 Questo Statuto entra in vigore nel giorno della sua approvazione da parte dell’Assemblea Straordinaria.

Capisco che è complicato affrontare un argomento tecnico così impegnativo nel nostro ambiente di lavoro.
A questo Nuovo Statuto hanno lavorato notai, avvocati, commercialisti, i migliori consulenti europei.
Quant’onore per noi semplici ed onesti imprenditori.
Mi viene in mente un vecchio proverbio dialettale che mi ricordava mio padre 
quando vedeva riuniti tanti “dottori”:

“CUNSIGLIE ‘E VOLP, RAMMAGGIE PE’ GALLINE”

(Consiglio di volpi, si temono danni per le galline)

Bene, cerchiamo di capire quali sono i rischi che corriamo.

Articolo 6
Troverete in coda a quest’articolo, un link del Nuovo Statuto da approvare, uno di quello vigente ed, infine, anche il primo Statuto quello elaborato alla nascita della società.
L’ Atto costitutivo e lo Statuto furono stipulati in data 21.3.77  con Repertorio n.24956 per magistero del Notaio Canio Restaino.

È una preziosa reliquia dattiloscritta che ci riporta allo spirito originario della nostra magnifica impresa.

Vi chiedo un piccolo sforzo, confrontate l’articolo 6 così come è stato scritto nel 1977, ancora prima che venisse avviata la costruzione nel CIS, con quello vigente e quello modificato, proposto all’approvazione della prossima assemblea straordinaria.

 Le azioni possono appartenere e sono trasferibili solo a persone fisiche o giuridiche che diventano contestualmente promissari acquirenti e acquirenti di  lotti del centro organizzato dalla società.

La partecipazione azionaria della società deve essere proporzionale alla entità dei lotti dei quali ci si rende promissari acquirenti e acquirenti, secondo i parametri prestabiliti dall’organo amministrativo.(Omissis)

Articolo 31- Disposizione Transitoria (è il 21 marzo 1977 Atto Costitutivo)Il requisito prescritto dall’art. 6 secondo comma non è richiesto fino a quando non sarà opzionato ovvero non sarà iniziata la procedura espropriativa relativa al suolo su cui verrà realizzato il Centro Sociale.”

 

L’articolo 6 è l’architrave della società consortile, quello che ha consentito di vincolare in maniera tassativa la partecipazione societaria proporzionale ai metri posseduti.
Per nessuna ragione può esistere un socio senza capannone o un possessore di capannone senza azioni.
L’introduzione dell’articolo 6 fu una trovata geniale di un raffinato giurista,  il compianto notaio Canio Restaino.
Aveva mente lucida e cuore saldo,  altri tempi, altri uomini.
Ci è mancato molto!

L’articolo 6 negli anni è stato lo scudo del socio-possessore, la chiave del cancello, il controllo della qualità del socio, il limite alla speculazione immobiliare e finanziaria, la facoltà di controllo amministrativo, ma, prima di tutto, la garanzia della vocazione costitutiva.

C’è voluta una devastante ipoteca solidale sul patrimonio immobiliare delle aziende socie, a garanzia di un finanziamento sui capannoni detenuti per effetto di un contratto di leasing, ormai a riscatto maturo, per mettere in crisi la solidità del nostro impianto costitutivo.
Questo doveva essere ed è stato sino ad oggi un Sistema di distribuzione commerciale all’ingrosso, leader in Europa, fondato su un principio autenticamente consortile.

La modifica dell’articolo 6 proposta all’approvazione nella prossima Assemblea Straordinaria è la negazione dei nostri valori fondanti.

Attraverso un sofisticato strumento finanziario viene disinvoltamente insinuato un principio devastante nella nostra costituzione consortile.

Osservate quanto viene introdotto , fra l’altro, nel Nuovo Statuto da approvare nel seguente comma aggiuntivo: 

Comma 6.13 … Non trovano applicazione le disposizioni dell’intero articolo 6 nel caso di operazioni di qualsiasi tipo, aventi oggetto azioni e/o capannoni o uffici detenuti a qualsiasi titolo dal Cis o di proprietà del CIS, effettuate o da effettuarsi al fine di implementare piani industriali a servizio di ristrutturazione dell’indebitamento finanziario della società. Questo significa che i titolari degli SFP, attraverso l’impossessamento di un quarto delle aree immobiliari, controllano il piano industriale, con ampia libertà di impiego, mentre la platea sociale prevalente viene esclusa dalla strategia e dagli eventuali vantaggi della fase di ristrutturazione.

Tutto quello che vale per noi, tutte le restrizioni, i vincoli, i gradimenti in caso di possesso o di cessione degli immobili, tesi alla protezione del sistema, non valgono per i possessori di SFP.
Possono fare quello che vogliono, cedere a chi vogliono, al prezzo che vogliono, senza nessun vincolo.
Possono, addirittura cedere a terzi strumenti e diritti, anche a società di intermediazione finanziaria, come è espressamente convenuto nell’Accordo.

Se approverete questa variazione dello Statuto rinuncerete per sempre al “nostro” progetto industriale, da padroni diventerete servi e non conterete più niente come Assemblea sociale. 

Le altre variazioni prevedono, inoltre, l’esercizio dei diritti di veto dei titolari degli Strumenti Finanziari Partecipativi, che tratterò in un prossimo articolo.
Per ora Vi basti sapere che nessuna iniziativa potrà prendere l’Assemblea senza il consenso dei titolari degli SFP, dopo l’approvazione del Nuovo Statuto.

Solo un’Assemblea cosciente, consapevole e fedele ai valori  fondamentali della dignità sociale potrà garantire la nostra legittima autonomia.
L’approvazione delle modifiche dello Statuto consegnerà irrimediabilmente il CIS alle Banche e lo diluirà in Interporto, annullando il nostro valore sociale.
Finalmente il torto diventerà diritto ed il socio- possessore sarà solo un inutile vincolo per chi ha costruito il CIS con impegno, serietà e sacrificio.

Egregio Presidente, non c’è da essere molto fieri di questo risultato.

Lei ci dirà, ma che volete di più?Ho ottenuto per Voi che 140 milioni di debito vengono convertiti, attraverso gli SFP, in capitale a rischio.

Faccio fatica a giustificare 70 milioni, tra prestiti e partecipazioni, dirottati da CIS ad Interporto, i mancati versamenti delle rate incassate, il blocco dei trasferimenti dei contratti di leasing, la mancata richiesta di risarcimento per anatocismo ed oneri derivati…

E’ dura… ma potrei pure provarci, per amore di pace.
Quello che non riesco a capire è perché fare fallire  alcuni soci.
Non lo giustifico, soprattutto perché non ha prodotto alcun effetto sul recupero delle morosità, tanto che oggi ci viene, comunque, proposto, come fosse un successo, questo Accordo che sottrae ai soci adempienti la loro autonomia sociale e la facoltà di determinare il proprio futuro.

Questi valori che rappresentano la nostra dignità, sono stati sottratti a quelli che hanno pagato di tutto e di più, a quelli che hanno perso soldi e valori produttivi in tutte le iniziative da Lei proposte: la CISFI e la Banca Popolare.

Cosa racconteremo alle nuove generazioni, che ci siamo sbagliati o che il commercio all’ingrosso non esiste più?
Non ci crederanno, perchè, intanto, i treni filano solo per Lei e per i suoi soci.
Voi ricevete con grande onore ministri e banchieri, incassate promesse di sviluppo ed infrastrutture e guardate il CIS dall’alto senza notare le profonde ferite inferte da anni di abbandono.
Noi restiamo a terra, ma ricominceremo con l’aiuto di Dio.

Il nostro è un NO urlato con disperazione, è un atto di amore profondo per il nostro sogno, quello che ora ci viene sottratto.

Vorremmo approvare la deroga all’articolo 6 solo in presenza di una proposta concreta e condivisa, ne abbiamo pieno diritto.

Questo sarebbe avere rispetto per la nostra storia che Lei conosce bene perché ne è stato protagonista insieme a noi.

Protagonista è un termine che amo molto nella sua etimologia dal greco antico : protos= primo; agonè=battaglia, lotta.   

Respingiamo la modifica dell’articolo 6, e vedremo se le a Banche per questo avranno il coraggio e l’interesse di farci fallire.

Questo dipende solo da Noi e dal Nostro senso dell’onore.

Io sono sempre pronto a sedermi al tavolo della pace, ma con la dignità di chi ha mille ragioni di verità e l’umiltà di riconoscere le ragioni che vengono contrapposte.

Lunga Vita al CIS.

Emilio D’Angelo

Patto di Sindacato di voto dei soci CIS

Comitato del NO alle variazioni dello Statuto.

 

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