Vi viene in mente un episodio raccontato da Alessandro Manzoni nel più bel romanzo italiano: “I promessi sposi”.

La trama del romanzo è ambientata in quel ramo del lago di Como nel 1630.

Renzo e Lucia, due semplici popolani, si innamorano e vogliono coronare il proprio sogno convolando a giuste nozze.Un signorotto del luogo, Don Rodrigo, ha messo gli occhi sulla dolce fanciulla ed impedisce in tutti i modi  il matrimonio, senza farsene alcuno scrupolo.

Renzo viene consigliato da tutti i parenti di rivolgersi ad un importante avvocato a Milano per chiedere protezione e parte dal suo paesello con due bei capponi da regalare al dottore Azzeccagarbugli.

Giunto a Milano dopo un lungo viaggio, aspetta il suo turno per essere ricevuto ed una volta entrato nello studio del “dottore” , tappezzato di libri e pergamene, comincia a raccontare la sua storia.

Il dottore ascolta e rivela una grande partecipazione per questa grave prepotenza subita dai giovani, individuando subito gli strumenti di legge, allora si chiamavano “grida” ,per punire il responsabile.

Renzo sorrideva, ormai sicuro di aver trovato giustizia, ma improvvisamente la situazione mutò, quando il dottor Azzeccagarbugli  domandò il nome del prepotente.Renzo rispose: Don Rodrigo, e il gelo scese nello studio.

Il dottore, sbiancato in volto con la sua palandrana nera, assunse un aspetto spettrale e cominciò a farfugliare leggi e “grida” in latino antico, non si capiva niente se non la volontà esplicita di non farsi capire.

Renzo perse la pazienza e gridò con rabbia: ma che è questo parlare in “latinorum”?

Afferrò i capponi e ritornò al paesello sconfortato, consapevole che non poteva fronteggiare questa prepotenza.

Vedete, questa mattina, all’alba sono entrato nel mio studiolo e ho messo mano al confronto fra i due statuti del Cis, quello vigente e quello da approvare, aulicamente chiamato Allegato 3.1 (v) PARTE SECONDA -NUOVO STATUTO con tanto di sigillo del notaro Andrea De Costa di Novate Milanese.

Comincio dall’articolo 6, la mia fissazione, quello che rappresenta le fondamenta della nostra società consortile, quello nato alla costituzione per mano del notaro Canio Restaino, di casa nostra, nel 1977:

Le azioni possono appartenere solo a persone fisiche o giuridiche che divengano contestualmente promissari acquirenti o acquirenti di lotti del CIS.

La partecipazione azionaria deve essere  proporzionale alla entità dei lotti posseduti.

In nessun caso poteva esistere un socio senza capannone o un capannone che non fosse posseduto da un socio.

Ora, nel nuovo statuto sottoposto all’approvazione nella prossima assemblea ,è stato aggiunto il comma 6.13 che dice:

Non trovano applicazione le disposizioni contenute nell’intero articolo 6 nel caso di operazioni di qualsiasi tipo, aventi oggetto azioni e/o capannoni, detenuti a qualsiasi titolo dal CIS,  effettuate o da effettuarsi al fine di implementare piani industriali a servizio di operazioni di ristrutturazione dell’indebitamento finanziario della società.

In parole semplici, non solo perdiamo 100.000 mq di capannoni, un terzo del CIS, non solo rinunciamo a qualsiasi diritto o vantaggio sul differente impiego di questa vasta area immobiliare, ma perdiamo pure ogni diritto d’intervento sul piano industriale, circa la conformità dell’impiego alla nostra strategia societaria.

Se ciò non bastasse a convincervi dell’assoluta necessità di resistere, Vi prego di riflettere su due aspetti di tipo finanziario.

In caso di inadempimento dei soci in conto mutuo, secondo un criterio di equità, ognuno dovrebbe rispondere in garanzia con il proprio capannone, ora noi consentiamo la disponibilità e l’impiego degli immobili corrispondenti alle posizioni morose e dovremmo chiudere i conti, ma non è così, perché ci ritroveremo a vita i vincoli imposti dai diritti degli Strumenti Finanziari Partecipativi che attribuiscono  la governance ai possessori degli stessi ed introducono un diritto di veto che di fatto espropria l’assemblea da ogni facoltà.

Questo è solo la modifica dell’articolo 6……

Se leggete l’ordine del giorno della parte straordinaria, Vi accorgerete che viene proposta all’approvazione  la modifica degli articoli:

6 (capitale, azioni, partecipazioni) 12 (assemblee) 13 (modalità di convocazione) 14 (intervento in assemblea) 18 (quorum assembleari) 20 (sistema di amministrazione) 21 (norme di funzionamento del consiglio d’amministrazione) 22 (poteri dell’organo amministrativo)25 (Controllo della società) 28 (utili) 29 (Foro) 30 (scioglimento e liquidazione).

Inoltre vengono introdotti gli articoli 11 Bis (Strumenti finanziari partecipativi) e 19 Bis ( Assemblea generale SFP e Assemblea Speciale di Categoria)

Io sinceramente non lo so se i nostri consiglieri e il Presidente  hanno capito bene quello che hanno deliberato oppure se sono stati pure loro a Milano da qualche erede del dottor Azzeccagarbugli e questo  ha chiarito loro tanto bene il progetto, al punto da convincerli.

Quello che so, però, con certezza, che se mi trovassi a Milano e sentissi parlare il nuovo latinorum, il linguaggio algoritmico della finanza creativa, mi riprenderei di corsa i miei due capponi e tornerei al paesello…

Guagliù, a Napule ricimme: ” ca’ nisciune è fess”

ma è o’ver’?

Lunga Vita al Cis.

Emilio

statuto-cis-16-07-2008

nuovo-statuto-cis-proposto

no-alle-modifiche-dello-statuto-del-cis

 

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