Tu sai quanto Ti voglio bene e quanto sto soffrendo per la infelice condizione nella quale ci siamo ridotti.

Stasera riuniremo i soci e ognuno si aspetta da me una parola, un incoraggiamento, una proposta, una guida da seguire.

Manca solo una settimana alla prova finale, all’Assemblea, quella vera, quella che conta, quella che decide tristemente il nostro futuro alla vigilia del Santo Natale.

Non sono bastati più di trecento articoli in tre anni, non vengono recepiti perché quello che dico nessuno è disposto ad accettarlo.

Com’è possibile che ci siamo ridotti così?

E allora si cerca il colpevole, ma nessuno è disposto a riconoscerlo tra le persone più vicine, ancora meno nella propria responsabilità individuale.
Ma dove stavamo noi quando lentamente, nell’ultimo decennio, il CIS veniva assorbito ed omologato nell’Interporto? Quando sede amministrativa, centro nevralgico e propulsivo, dirigenti, impiegati, commessi, niente più viveva nel Cis ma solo nelle stanze di Interporto? 
Questo lento processo di sfaldamento dei valori morali e costitutivi del CIS è arrivato ormai al capolinea.
Nessuno di noi, ed io ancora meno di tutti, può modificare un destino ineludibile: o passa questa iniqua manovra o si apre l’inquietante baratro del fallimento del CIS e forse dell’intero distretto.

Noi soci siamo fuori, salvo un miracolo, siamo fuori, non contiamo più niente.

Vi ho spiegato con cura tutti i documenti della manovra, circa mille pagine che tengo stampate nella tesa e nel cuore forse più di cento consulenti messi insieme.
Di notte dormo qualche ora e torno a studiare, se Voi mi chiedete dove è prevista la scadenza degli SFP o dove trovare la determinazione dei compensi agli amministratori, datemi un momento e Ve li trovo fra mille carte.
Ma, forse non è questo che volete sapere.

Torno a spiegare e Vi parlo della svalutazione dei crediti e dei valori immobiliari.
Le cifre sono spaventose.
Come si fa a spiegare che immobili tornati in possesso del CIS per un valore di bilancio di 39 milioni vengono svalutati, nel bilancio proposto all’approvazione, a 2,5 milioni con una perdita di 36,5 ( Asseverazione tabella 9 Rimanenze )
Come lo spieghiamo a chi è fallito o a chi ha pagato sempre?

Come si fa a spiegare che nella Tabella 14 vengono indicati i crediti verso clienti/ soci non interamente svalutati ed essi ammontano 24 milioni di cui 6,3 scaduti e 17,7 a scadere e tali crediti sommati ai precedenti 36,  riducono gli inadempimenti da mutuo a 60 milioni per capitale, interessi e derivati e noi stiamo facendo una manovra da 150 milioni di SFP?

Come si fa a spiegare il nostro rapporto di subordinazione ad Interporto sia dal punto di vista finanziario che industriale?

Tanto è certificato dalle Tabelle 18 ( Partecipazioni )
Partecipazioni Cisfi 9 milioni Interporto 12,4 totale 21,4
Svalutate di 1 Cisfi e 7 Interporto totale 8 milioni, valore residuo 13,4 milioni.

Tabella 26( Finanziamenti )
Interporto 36 milioni Svalutazione 16 milioni, valore residuo 20 milioni.

Questo ed altro troveremo nel bilancio 2015 da approvare con una perdita del periodo pari a 144 milioni di euro.

E’ un bilancio che azzera tutto il nostro capitale sociale.

E’ un bilancio che recepisce gli effetti dell’Accordo di ristrutturazione del debito, degli SFP, delle modifiche di Statuto, della cancellazione dei diritti dei soci, di tutti i soci. Li recepisce ancor prima che siano stati votati dall’Assemblea.

Non conta chi ha pagato e chi no, paghiamo tutti e tutto.

Vedete, è chiaro che la crisi finanziaria del CIS non dipende dai quei 38 milioni di capannoni immobilizzati per morosità dei soci, ma parte da molto, molto lontano e si chiama: Interporto.

Non dico che qualcuno ha preso la cassa ed è scappato via.
Sarebbe una valutazione superficiale ed inutile.
Questo è stato un progetto di sviluppo disorganico del distretto, sostenuto con risorse non appropriate.

Oggi è in discussione non solo il CIS ma tutto il distretto e, allora diciamolo con chiarezza.
Non si tratta di approvare un bilancio disastroso del CIS ma di sacrificare il CIS al distretto.

Vi scandalizzerò, ma Vi dico che, con i correttivi giusti, questo messaggio posso pure capirlo, potrebbe andare nella direzione della Lunga Vita del CIS, alla quale tengo quasi come alla mia, forse perché si identifica con i miei ideali.
Forse anche con i Vostri.

Ebbene, allora per uscirne, dobbiamo fare un grande passo in avanti, caricarci sulle spalle le assi della carretta e spingere tutti nella stessa direzione.

Le Banche devono capirlo, il carico ce lo possiamo prendere e non troveranno gente più onesta e più determinata di noi, ma non possono  toglierci l’onore del socio, ci ucciderebbero  e morirebbe così tutto il distretto e forse la più grande risorsa per il Sud.

Il Presidente deve capirlo, non può continuare a stare con un piede nel Cis e l’altro nell’Interporto, deve scegliere e distinguere una volta per tutte.
Non conta che non abbia più i poteri, deve scegliere, comunque, dove stare e se il cuore lo porta in Interporto, vada e ci lasci liberi di camminare con le nostre gambe, in questo angusto viale nel quale siamo stati costretti.

In assemblea se ci arriviamo senza un chiarimento, sarà un massacro, una strada senza ritorno, una battaglia che non vedrà nessun vincitore ma solo sconfitte.
Sarà la vittoria amara di tutti contro tutti, il giorno del giudizio, il peggiore della nostra vita sociale.

Se passa l’Accordo moriamo per mano delle Banche, vittime incolpevoli di una gestione pilotata verso Interporto.

Se non passa l’Accordo potremmo fallire senza il supporto di una manovra conservativa che avrebbe dovuto tutelare la maggioranza dei soci virtuosi.

Ripropongo, con fiducia, al dr. Iasi un messaggio inascoltato che inviai anche al Presidente.
Fermiamo un momento la giostra, altrimenti rischiamo di cadere.
Chiediamo un differimento entro luglio del termine di avveramento dell’Accordo che scade a fine mese.
Aggiorniamo l’Assemblea Straordinaria a data compatibile con il nuovo termine di avveramento.
Discutiamo nell’Assemblea ordinaria il Bilancio 2015, rinviando l’approvazione alla verifica di un nuovo modello di accordo.
Nominiamo una governance che recepisca le indicazioni del ceto bancario, affiancata da una forte componente sociale.
Con la nuova governance affrontiamo il nodo del piano industriale e delle modifiche dello Statuto per pervenire ad una soluzione più equilibrata.
Per ultimo, ma non da ultimo, affrontiamo il problema dei soci falliti e di quelli in difficoltà con un modello sempre efficace, l’unico infallibile: la mediazione responsabile.

Amici miei, Vi prego di fare una profonda riflessione su questo mio sfogo, stavolta sono io che chiedo il Vostro aiuto e mi rivolgo personalmente a tanti di Voi, soprattutto ai soci della vecchia guardia.

Venite stasera, venite numerosi perché solo insieme possiamo uscire da questo naufragio.

Spero di avere anche Lei, dr.Iasi, per mostrarle la qualità dei miei soci.

Lunga Vita al CIS. 

Emilio

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