Il giorno dopo l’Assemblea ti assalgano tanti dubbi e metti in discussione tutte le scelte che hai fatto ed anche quelle che potevi fare.

Al mattino, prima dell’Assemblea,  avevo pubblicato un articolo dal titolo:
” Va’ dove ti porta il cuore ” .

Molti soci in assemblea si giravano a guardarmi in attesa di indicazioni, qualcuno era seccato per la richiesta del voto nominale che, alla fine, ha preso meno tempo di quello che si pensava, dissipando ogni dubbio sulla certezza del risultato.

Proprio la richiesta del voto nominale, approvata con larga maggioranza dall’Assemblea, la prima volta in un trentennio di vita sociale, ha dato un segnale forte.
Mi è parso di cogliere nel popolo del CIS una richiesta di ordine e di certezza, la precisa volontà di cambiare, di lasciare alle spalle mutui,  manovre e tribunali, di scongiurare il pericolo del fallimento, di ripartire con le proprie aziende per fare impresa e cercare un confronto leale fra la gente del CIS.

Quella richiesta non è stato un atto arrogante ed ancor meno provocatorio, ma un orgoglioso grido di dolore per una condizione che non ci dava scampo.

Questa è stata la nostra unica vittoria, tre anni di impegno e mortificazioni, centinaia di pagine scritte ogni settimana, ma ne è valsa la pena.

Quando la gente del CIS ha potuto scegliere senza rischiare il fallimento, allora ha scelto assecondando le ragioni del cuore, ascoltando la voce della coscienza.

Allora siamo  riusciti a fare una scelta consapevole?

Era l’unica possibile, ed è stato un grande successo il modo in cui si è stata espressa la volontà assembleare.
Se qualcuno avesse potuto scegliere un finale a questa storia, l’avrebbe scritto proprio così!

Una grande lezione di dignità della quale sono stati protagonisti tutti i soci, uno per uno, a partire dai nostri colleghi di consiglio che in questi mesi sono stati schiacciati in una morsa violenta che li lasciava ondeggiare tra i sentimenti e le ansie di ogni socio, il dovere di lealtà per la carica e l’enorme complessità strutturale della manovra.

“Non occorre essere diplomati in arte della navigazione per gonfiare le vele del “bene comune” con il vento alimentato dalla paura” non è difficile trascinare coloro che soffrono per la mancanza di una guida sicura al servizio del compromesso preparato con cura da menti esperte.

Era stato detto,  a bilancio approvato, che in alternativa alle richieste modifiche statutarie, c’erano solo due strade : la ricapitalizzazione per ripianare la perdita, 150 milioni di euro, quasi mezzo milione a testa, oppure il fallimento.

L’ipoteca indivisa che aveva contrassegnato l’affidamento del finanziamento, senza merito creditorio individuale, ci schiacciava con il suo ingiusto peso, pur nella sicurezza del diritto di riscatto del contratto di leasing in un eventuale fallimento del CIS. Lo aveva chiarito, poco prima del voto per le richieste modifiche statutarie, l’avv.Gianni, in un suo raro intervento.  

Un socio si voltava  spesso a guardarmi con aria un po’ infastidita e quando si doveva votare la richiesta delle modifiche dello Statuto, si rivolse, finalmente, a tutti con piglio sicuro e disse, con una logica essenziale: ” ma, allora, se il Presidente con questa manovra ha salvato il CIS, tutto è risolto, perché dovremmo opporci?”

Le trottole del Sistema continuavano a girare in sala per incoraggiare gli indecisi e fu proprio allora che ho scelto di non votare perché quel voto sarebbe stato un voto inutile, tecnicamente inutile, solo un insanabile lesione sociale ancora più grave di quella prodotta con l’azione fallimentare verso tanti colleghi.

Che potevo rispondere a quel socio?

Forse sarebbe bastato domandargli perché ci trovavamo in quella sala e come erano stati accumulati 780 milioni di debiti nel distretto?

Non sarebbe bastato! La logica dell’effetto riparatore della manovra, della scaltrezza, del risultato che allontanava lo spettro di un fallimento è il frutto di una prudenza indispensabile e la prudenza è una dote, una grandissima dote.

Il coraggio è cosa diversa, non è una dote, ma un sentimento ed i sentimenti esaltano il cuore ma fanno pure soffrire. Non appartiene a tutti.

Alla fine abbiamo svoltato in una direzione nuova, ancora piena di dubbi e di incertezze, abbiamo ancora tanta strada da fare, ma finalmente abbiamo svoltato.

Vedete questo CIS, resta sempre la madre di tutto il Distretto, perché è una società fatta solo da imprese ( Benedetto Articolo 6 ) e nelle imprese ci sono donne e uomini, generazioni diverse, produzione di pensiero, di lavoro e di iniziative.

Solo il CIS può far ripartire il Distretto.

Non guardiamo più indietro, guardiamo avanti.

Sarà difficile ma c’è la faremo.

A chi, invece, mi guardava con tanta fiducia, prima di esprimere il voto, è bastato uno sguardo ed è stato bellissimo quel momento nel quale le modifiche dello Statuto, necessarie per definire il piano di ristrutturazione, sono passate solo con il voto favorevole della maggioranza necessaria.

Sapete che senso ha quel verbale d’Assemblea quando arriverà sulle scrivanie delle Banche e nei Tribunali?

Quando sarà registrato negli archivi camerali?

Abbiamo scritto, insieme, una pagina nuova della nostra storia ed il merito sarà di ognuno di noi.

Quella pagina dirà che la nostra gente è gente d’onore, soffre, si batte, contesta, ma alla fine si abbraccia la Croce e riparte.

Mentre Vi scrivo le lacrime mi rigano il volto e il mio primo pensiero torna solo a quei soci che non hanno potuto esprimere il voto.

Sono gli unici esclusi da un momento di aggregazione.
Non possiamo lasciarli soli.

Per loro, l’altra sera, ” il torto è diventato diritto”.

Tutta la notte ho pensato a quei 50.000 euro al giorno che pagheremo di interessi ed oneri derivati alle banche dopo il 31.12. 2016.

Questa, infatti,  era la scadenza originale del  termine di avveramento.
A questa data erano stati calcolati gli interessi e la chiusura dei derivati.

E, allora ho pensato al ricorso presentato in Corte d’Appello dai soci falliti contro il decreto di omologa dell’Accordo.
L’udienza è stata fissata per il 22 febbraio e poi ci saranno altri giorni per la decisione.

Ci costeranno, almeno, tre milioni di euro in due mesi, perchè questo era il ritmo di indebitamento per interessi ed oneri derivati nel lungo periodo di moratoria: circa 20 milioni all’anno!

 Ancora carte e tribunali e non ne usciamo più, ripicche, rivincite, ricorsi, ma chi paga è il CIS , il nostro fraterno amico CIS.

Perché sprecare preziose risorse in un momento così drammatico?

Propongo ufficialmente da questa tribuna, al Presidente, Giovanni Punzo, all’amministratore delegato, dr.Sergio Iasi, e a tutto il consiglio di amministrazione di affidarmi ad horas un incarico di mediazione.

Cerco il miracolo, voglio il sogno, pretendo l ‘impossibile, ma per farlo, ho bisogno della Vostra fiducia, mi servono dei pazzi come me, pazzi d’amore per una causa che è la nostra vita, ma soprattutto quella delle generazioni future.

Mi servono donne ed uomini di valore, gente disposta a credermi.

Proverò a chiedere ai falliti, a quelli che hanno patito la sorte peggiore in questa sciagurata vicenda, chiederò a loro se sono disposti a fare un passo indietro per il CIS.

Siatene certi, loro amano il CIS, come noi e forse più di noi, questa è gente di valore, non è gente qualunque.

Forse loro mi ascolteranno più facilmente di quanto non abbia fatto la nostra Società, forse saranno capaci di rinunciare alla loro ultima carta per amore del Cis, forse non tentenneranno.

Si può e si deve trovare una strada, con i legali del CIS e quelli della Confedercontribuenti.
Questa strada non la conosco, mi sto informando, arriverò preparato all’incontro, fidatemi di me, troverò la strada ed in tempi brevi.

Vorrei sperare in un altro miracolo, se mi aiuterete.

Sarà l’ultima volta che Vi chiedo qualcosa, non ce ne sarà un’altra.

L’improbabile non si verifica quasi mai, l’impossibile qualche volta.

L’introduzione nello Statuto della  clausola di prelazione per i soci dell’area destinata alla ricollocazione offre stimolanti prospettive per un piano industriale conforme alla volontà assembleare.
La strada è lunga non possiamo permetterci nessun errore.

Io sarò con Voi solo se il CIS abbandonerà i tribunali e riparerà la grave lesione sociale, altrimenti mi dedicherò solo ai soci falliti.

Lo avevo promesso ed  ho una sola parola.

Voi non perderete molto, avete recuperato, all’ultimo momento, uno spiraglio, grazie alla sensibilità del dr.Iasi ed al generoso intervento del Presidente Cacace, che mi ha onorato con la sua delega.

Abbiamo incontrato sulla  nostra strada, Sergio Iasi, una bella persona, seria e preparata, con una grande dote: l’umanità.

Fidatevi di Lui.

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo
Patto d’onore del CIS.

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