Sh. Agnon : Il torto diventerà diritto.

Premio Nobel. Edito in Italia da Bompiani nel 1966

Questo romanzo è veramente una breve e intensa odissea del ghetto galiziano.

Agnon, è uno degli ultimi se non l’ultimo narratore che riesce a fondere nelle proprie pagine l’autobiografia, la favola e il ricordo di un paesaggio unico, ormai estinto, di piccole sinagoghe, di mercati e di vagabondi.
Questo testo rappresenta, con malinconica rassegnazione la parabola morale del suo nobile e tormentato popolo.

Conservo da circa cinquanta anni questo testo ingiallito dal tempo trascorso, ma sempre vivo nella mia coscienza.
Ogni volta che lo rileggo mi appare sempre più nuovo perché ritrovo l’attualità del suo messaggio.
Ho dovuto, purtroppo, osservare che la tendenza a codificare ‘il diritto del torto’, anno dopo anno, si è confermata sempre con maggior chiarezza.
Provate a riflettere quante volte anche Voi avete visto un brutto torto, travestirsi lentamente in un elegante diritto.

Dice la Scrittura: ” E’ coperto d’oro e d’argento e non ha un pochino di spirito”

“Chi non ha occhi, cioè gli occhi dell’intelligenza, guarda al vestito”.

Di anno in anno si sono moltiplicati gli specialisti più raffinati nella trasformazione del torto in un perfetto diritto.

Il più grande problema di chi realizza un grave torto non é tanto la propria coscienza, semmai esista, ma come egli stesso appare all’esterno.

Un grande torto, travestito in bella foggia, da abili artigiani, in un sofisticato diritto rappresenta la perfezione per eccellenza.

Povero diritto, nasceva per difendere i deboli ed, invece, lentamente diventa legittimo strumento di protezione del potere.

Il ricordo di questo splendido libro lo dedico a quanti con affetto fraterno e grande fiducia mi hanno seguito durante tre anni di impegno civile per il nostro CIS .

L’Assemblea ha deciso e la scelta ha premiato l’Accordo.

Non voglio aggiungere altre parole, non servono più, sarebbero inutile suono in un mare sconfinato di indifferenza. Ogni altro tentativo richiederebbe l’esercizio di doti che non posseggo per grandi limiti personale alla cultura dell’adattamento.

A coloro che credono nella giustizia sia di debole conforto la certezza che un giorno “il diritto ” si accorgerà del “torto” che ha fatto.

Ora mi impongo il silenzio, ho bisogno di pace.

La mia piccola porta sarà sempre aperta per coloro che mi hanno sostenuto con stima e sincero affetto.

Questo, però, é il mio saluto:

Lunga vita al CIS 

Emilio

Rielaborata il 29 dicembre 2016.

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