Credo che il maggiore sforzo che debba produrre qualsiasi comunità sociale sia quello di produrre valore.
Una strada che la cultura contemporanea sta abbandonando !
Mi trovo a riflettere da un po’ di anni sull’emergenza sociale che ormai, in maniera endemica, investe non solo la vita delle imprese, il mondo del lavoro, ma lo stesso contesto quotidiano.

La crescita straordinaria dei veicoli d’informazione ha ormai globalizzato la “notizia” e questo produce un’elaborazione troppo veloce di fatti e circostanze che incidono sulla nostra vita sociale, tanto rapidamente che tutto viene assorbito e dimenticato in pochi giorni, lasciando uno strascico di incertezza, molto dannoso.

I giudizi sono sommari e nei tribunali del web sono ammessi anche giudici incompetenti,superficiali o troppo faziosi, ognuno può dire la sua.

Allora parliamo di noi, di CIS e Interporto, la realtà d’impresa più significativa del nostro profondo SUD d’Europa.

Da qualche giorno, appare un link postato da “Il Sole 24 ore” ed altri similari, in riferimento ai principali debitori del “Monte dei Paschi” , Banca storica fondata nel 1472.

Noi italiani siamo bravissimi a prendere il fango da terra e stropicciarlo sulla nostra faccia!Sembra quasi che godiamo nel riconoscere la debolezza del sistema bancario e il diffuso indebitamento di tante imprese.

Attenzione, non intendo giustificare l’invadenza del sistema finanziario e politico nella realtà imprenditoriale, né, tanto meno, assolvere chi sfrutta l’indebitamento delle imprese per fini egoistici.

NO, assolutamente NO!

Voglio solo proporre una riflessione sulla necessità di una Buona Banca e di una Sana Impresa.

Solo attraverso questi due strumenti, correttamente utilizzati, si può costruire valore e dare fiducia alla società civile.

Non esiste altra strada, se non quella che abbiamo abbandonato.

Ritorniamo a Noi, gente del CIS, pilastro portante di tutto il Distretto.

Si, è vero, ci siamo nella lista degli incagli Monte Paschi, ma per importi risibili, rispetto all’investimento di un gruppo sociale che ha creato dal nulla CIS, Interporto e Vulcano.

Siamo in crisi finanziaria, questo è vero, ma con grande senso di responsabilità il nostro contesto sociale si è abbracciata la Croce ed ha deciso di ricominciare.

Nell’ultima Assemblea del Cis, nella quale rappresentavo l’opposizione alle modifiche dello Statuto che ci hanno privato di diritti patrimoniali ed amministrativi, è stata approvato con ampia maggioranza l’Accordo di ristrutturazione.

La scelta dell’Assemblea, per chi ama il Cis, è sovrana, perché il confronto è stato leale e senza compromessi.

La strada da percorrere è ardua e difficile, ma almeno c’è una strada.

E’ vero l’alternativa, tecnicamente,  era il fallimento che pure avrebbe garantito il riscatto dei contratti di leasing ai soci adempienti, ma bisogna rispettare la volontà prevalente di salvaguardare il CIS dall’onta di questa umiliazione.

Ora basta con le polemiche, l’Accordo è chiaro ed è stato affidato, con pieni poteri al dr.Sergio Iasi, al quale molti noi, hanno riconosciuto lealtà e correttezza nel primo approccio con il nostro ambiente sociale.

Noi dobbiamo fare di necessità virtù, dobbiamo lanciare il cuore oltre l’ostacolo ed avviare una nuova stagione di vita sociale.

E’ un po’ come quegli atleti che, nel pieno della loro attività agonistica vengono colpiti da una malattia invalidante, eppure continuano a lottare.

Non dimentico i problemi, né li sottovaluto. Il primo fra tutti l’opposizione al decreto di omologa , presentato  dalla Confcontribuenti in nome e per conto di alcune aziende sottoposte ad azione fallimentare.

Auspico che in un prossimo incontro fra i legali della Società  e quelli della Confcontribuenti si possa trovare una soluzione di reciproca soddisfazione per poter avviare  il faticoso percorso che la comunità sociale ha deciso di intraprendere per garantire sicurezza e sviluppo a tutto il Distretto e

…… LUNGA VITA AL CIS.  

Emilio D’Angelo

 

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