Cari soci,

forse non c’è stato momento peggiore di questo, il nostro limbo dopo l”Assemblea, il nulla dopo tante speranze.

Abbiamo consegnato le armi e dopo aver sciolto le righe ci rimane solo questo contrastato  blog, ultimo testimone di una storia tutta da costruire.

La maggioranza dei soci pensa di aver vista  la conclusione della nostra dolorosa vicenda finanziaria, ma, purtroppo, non è proprio così, perché la realizzazione dell’Accordo non può avviarsi senza il passaggio in giudicato del decreto di omologazione, emesso dal Tribunale di Nola.

Il ricorso,  presentato alla Corte di appello di Napoli da alcuni soci che furono sottoposti all’azione fallimentare per inadempimento contrattuale, impedisce l’avveramento dell’Accordo.

Le carte parlano chiaro, e questo Ve lo avevo già detto!

Ho rappresentato da tempo il grave disagio prodotto a queste aziende socie esercitando l’azione fallimentare e trovo pienamente legittima la resistenza sul piano legale specifico.
Non è altrettanto giustificabile l’opposizione alla realizzazione di un nuovo progetto industriale che potrebbe rilanciare il CIS, ormai logorato da cinque anni veramente terribili.

È un’opposizione che impedisce la speranza, quella speranza che la comunità sociale ha votato in assemblea con grande spirito di sacrificio.

Questo Accordo, da me e da tanti colleghi criticato con forza, è stato approvato dall’assemblea sovrana e non è a costo zero, ma ha un prezzo altissimo : la rinuncia di importanti diritti patrimoniali ed amministrativi per tutti i soci, anche e, soprattutto, di quelli adempienti.

Perché, allora, la comunità sociale ha votato l’approvazione della manovra?

È semplice, perché in tanti hanno avuto paura di perdere il proprio capannone, non per il suo valore immobiliare, ma per il suo determinante valore funzionale rispetto alla vita e alla continuità dell’impresa.

La comunità sociale ha scelto il CIS, un piano industriale che prevede la ricollocazione degli immobili chiusi ed il rilancio del Centro ed io, non ho cambiato opinione, ma sto continuando a battermi per la vita del CIS.

Nel mare in tempesta qualcuno ci ha lanciato una fune, la nostra vela è squarciata, io mi aggrappo alla fune, non conosco bene chi me l’ha lanciata, ma penso solo che per il momento ci ha salvato, poi vediamo se arriviamo in porto in sicurezza per riparare le vele.

Ho tradito le mie scelte e i miei principi?

No! Sto lottando per portare la barca in acque più sicure, altrimenti affonda.

Vorrei attirare la Vostra attenzione su una questione di importanza vitale: il futuro del nostro sistema commerciale.
Stiamo vivendo da cinque anni una vicenda finanziaria che ha messo a duro rischio la continuità del CIS.

Considerate, inoltre, il drammatico effetto prodotto da questo prolungato stato di crisi finanziaria del sistema immobiliare sulla realtà commerciale del nostro CIS.

In questi ultimi anni ci siamo occupati, in maniera prevalente del contenitore e molto poco del contenuto, perdendo di vista che la progressiva perdita dell’efficacia del Sistema commerciale, ha prodotto un effetto devastante sul valore immobiliare.

I valori di un tempo sul mercato non esistono più ed è inutile continuare ad evocarli in una transazione sul debito.Solo il rilancio dell’azione commerciale può produrre effetti positivi sulla valutazione degli immobili.

Si potrebbe studiare un meccanismo concordato di rilascio degli immobili da parte dei soci morosi che preveda un ristorno di eventuali plusvalenze che potrebbero realizzarsi con l’implementazione del piano industriale.    


Stiamo rincorrendo la manovra, nel suo complesso iter amministrativo, e non riusciamo a convincerci che la sua omologazione non è un punto di arrivo, ma solo e semplicemente un punto da cui partire per ritornare ad essere il CIS.

Non riusciamo a cogliere il cuore del problema e continuiamo a correre, come pazzi, dietro ad unico obiettivo: il capannone.
Di questo continuiamo a parlare, di fallimenti, inadempienza contrattuale, mutuo, sub mutuo, tassi variabili, tassi fissi, tassi eccedenti la soglia di usura, patto commissorio, contratti di leasing, capannoni da collocare ed ignoriamo che il tempo è passato ed il CIS non è più quello di prima.

É scattato il meccanismo della ” finestra rotta “, ognuno cerca di trovare riparo e nessuno si preoccupa di ripararla ed intanto il vento, la pioggia e la tempesta invadono la casa.

Scusate ma quando parliamo di CIS?

Il cuore del CIS é il motore commerciale delle singole imprese, l’unico capace di garantire la vita dell’intero sistema.

Perché non parliamo della destinazione degli immobili disponibili, della ricollocazione, di una nuova destinazione d’uso, dell’apertura ad una convergenza nel sistema commerciale del polo artigianale e produttivo nel settore della moda?

Perché non parliamo di trading di sistema per sviluppare la produzione e la distribuzione di prodotti con marchio proprio e stile italiano?

Perché non affrontiamo, insieme, il problema della scarsa efficacia di una vetrina telematica multi settoriale del Cis?

Molti di noi questo lo stanno già facendo, di questo parliamo, ogni giorno, nelle nostre aziende e solo così riusciamo a trovare il nostro spazio in un mercato nuovo, completamente trasformato.
Attenzione, non è vero che il mercato all’ingrosso non esiste più, anzi esiste un mercato ancora più vasto di prima.

Non possiamo continuare ad aspettare i clienti nei nostri capannoni in un CIS ” deserto “: é come sperare di andare sulla luna con il furgoncino!

Quanto può durare ancora un’impresa che si regge solo sul lavoro di presenza?
Qual’è il vantaggio di stare al CIS se ognuno lavora per proprio conto?

Dobbiamo decidere se continuare” insieme” a fare impresa oppure abbandonare il CIS al ceto finanziario o al curatore fallimentare!

La sera stessa nella quale si svolse l’Assemblea ho pensato che bisognava trovare una strada per sanare la grave lesione sociale prodotta dall’azione fallimentare, ne ho parlato subito con il dr. Iasi, non gli ho dato nemmeno il tempo di salutarmi.

Quello dei soci falliti e di quelli morosi è un mio pensiero fisso!

Badate bene, a rischio di scontentare tutti, Vi dico che il torto non sta tutto da una stessa parte, perché l’azione fallimentare doveva essere evitata come strumento di recupero del credito, ma il debito c’era e non solo quello, ed il danno alla comunità sociale è tuttora evidente.

Per venerdì è previsto un primo incontro tra i legali del CIS e quelli della Confedercontribuenti che rappresentano alcuni soci ricorrenti.
Spero che il confronto si svolga con effettiva volontà di transigere, nella consapevolezza della grande responsabilità che ognuna delle parti si assume nei confronti di una comunità sociale che vuole solo ricominciare a sperare e credere nel futuro e ne avrebbe tutto il diritto.

Io non sarò presente, vorrei sia  chiaro che non è una mia scelta, ma forse è giusto così e allora vorrei ricordare  a tutti che 


Non c’è mai stata una buona guerra o una cattiva pace.

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo
Fondatore del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS.

Per i soci in difficoltà la mia porta, a titolo personale, resterà sempre aperta. 

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