Il 27 gennaio celebriamo il giorno della memoria per ricordare l’olocausto di un popolo nell’atroce disegno della follia nazista.
Troppo grande è il dolore, anche solo del ricordo della malvagità che umiliò l’intera umanità con un delitto di massa efferato.
Eppure da allora sono passati 72 anni, tutta la mia vita, ed ancora l’umanità consente la ripetizione di quei delitti su altri popoli, su altri bambini, su altri vecchi, su altre donne ed altri uomini.
Sono immagini che scorrono in televisione, sui giornali, su internet con una frequenza continua.
Appartengono ormai alla nostra vita quotidiana come qualsiasi altra abitudine: fare la spesa, andare a lavoro, vedere la partita, seguire la fiction del momento…
Si, forse questa è la lettura, tutto appare proprio come una fiction, un mondo lontano, forse inesistente.Sappiamo che non è vero, sappiamo che quel sangue, quel dolore, quel martirio é reale, ma preferiamo ignorarlo perché ” tanto che ci possiamo fare?”…
Ecco perché il giorno della memoria ed una vita da smemorati, appare come un rito scontato che giustifica la nostra indifferenza, tanto da soli ” che possiamo fare?”.

Spesso mi fermo a riflettere e noto una grande similitudine fra i problemi dell’era contemporanea e la nostra vita sociale, qui da noi al Cis! E non potrebbe essere diversamente, siamo genitori e figli del nostro tempo, assimiliamo rari pregi e molti difetti.
L’indifferenza è il difetto più grave, l’incapacità di vivere con pienezza e responsabilità il momento più difficile della nostra storia sociale, un senso di abbandono, come a pensare che non dipende più da noi…
Allora Vi dico: se non da noi, da chi?
Abbiamo fatto la nostra assemblea, dopo 18 mesi dalla precedente, noi del Patto siamo andati per opporci alle modifiche dello Statuto, una reazione logica e naturale che tentava di difendere la nostra autonomia sociale.
Questa era la nostra convinzione ed ancora oggi ne siamo convinti.
C’era, però, il rischio che l’Accordo sarebbe saltato, aprendo una strada   ineluttabile verso il fallimento non solo del CIS ma dell’intero distretto.
La riflessione, l’amore per il nostro lavoro, per la casa comune, ma, soprattutto la fiducia nell’uomo nuovo chiamato a guidare la nostra impresa, ci hanno indotto ad assecondare la volontà della maggioranza.
Quel voto, espresso e convalidato, alla vigilia di Natale del 2016 ha segnato un confine fra il vecchio ed il nuovo.
Del vecchio rispettiamo l’impegno, il coraggio e l’intraprendenza che ci ha guidato per tanti anni ed accantoniamo, invece, gli errori in un angolo della nostra memoria per farne tesoro ed esperienza per il futuro.
Del nuovo, non abbiamo niente di concreto, ma solo tanti progetti, i nostri ideali e la nostra volontà di incidere nel futuro.
Da qualche mese nessuno scrive più al nostro blog, da me arrivano solo i soci più deboli, ed è naturale, non hanno nessuno a cui rivolgersi, sono preoccupati, avviliti, li accolgo con affetto, ma mi sento solo mi manca il determinante sostegno di tanti di Voi.
In assemblea abbiamo scritto solo la prima pagina della nostra nuova storia, la strada è lunga e siamo appena partiti.
Non lasciatevi prendere dall’indifferenza, dal nostro quotidiano, dalla tendenza a delegare.
Non ci sarà nessuno che può fare il nostro lavoro, solo noi.
L’incendio di mercoledì sera all’isola 1 è un nuovo segnale di allarme, un altro duro colpo alla nostra fiducia.
Dobbiamo accertarne le cause con grande serenità, ma altrettanta determinazione perché dobbiamo vivere in sicurezza ed abbiamo già conosciuto l’amarezza di altri incendi ed il prezzo che abbiamo pagato, come comunità sociale, è stato altissimo.
Il nostro obiettivo immediato, il compito più urgente, è quello che si attui la manovra, prenda vita l’Accordo e , finalmente prenda avvio il piano industriale di rilancio del CIS.
Quello è il punto focale del nostro problema, la sfida della nostra sopravvivenza come Polo industriale e commerciale del Sud.
Noi, del CIS, dobbiamo costituire un nuovo soggetto giuridico capace di promuovere e finanziare il piano industriale,
e se non noi chi?
La questione dei soci falliti e di quelli morosi deve, deve, deve,
trovare una soluzione pacifica.
Nessuno pensi che può prendersi qualche vantaggio, né da una parte né dall’altra, sarebbe inammissibile ed ingiustificabile.
Qualsiasi socio in difficoltà troverà nel Patto sempre una mano tesa per accompagnarlo con coscienza e responsabilità, ma deve altrettanto sapere che non troverà sponda per irrealizzabili pretese.
Ho presentato al dr. Iasi alcune proposte di mediazione che prevedono anche la continuità dell’impresa, laddove esistano le condizioni indispensabili.
Date tempo al tempo, si possono fare cose grandiose con un po’ di fiducia e tanto coraggio.
Remiamo insieme nella stessa direzione…..
Lunga Vita al CIS.

Patto d’onore per il CIS
Emilio

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