Centomila volte grazie per aver fatto vivere il blog del CIS.

Lunga Vita al CIS ci accompagna dal 13 settembre 2013.

È stato un urlo di amore per la nostra Casa comune nel periodo più buio della nostra vita sociale.
Non posso dimenticare lo sconforto di tanti colleghi che mi hanno confidato il terrore per la chiusura forzata delle proprie aziende.
Alcune lettere le conservo come memoria preziosa di un dono speciale: la riconoscenza reciproca.   

Quanta dignità ho apprezzato in tanti soci che hanno subito l’azione fallimentare, riconoscendo, con straordinaria lealtà, le proprie responsabilità!

Non mi darò pace sino a quando non avremo trovato riparo a questa profonda lesione sociale.

Per molti questo blog è stato un compagno fedele, per alcuni uno strumento di informazione, per altri un’occasione per esprimere il proprio malumore.

Ho sempre moderato con attenzione ogni  intervento e questo ha ridotto la partecipazione e i commenti, ma non volevo realizzare un covo del rancore ma una fonte di speranza ed una corretta informazione.Non ho mai accettato l’inutile polemica o la cultura del dileggio, anche a scapito del consenso.

Ringrazio tutti, chi mi ha osteggiato e chi mi ha deriso, chi mi ha usato e chi mi ha accompagnato in rigoroso silenzio per non esporsi, ma abbraccio con viva riconoscenza solo quei pochi che mi hanno sempre dimostrato affetto e stima.

Sono profondamente deluso dallo stato dei fatti, dominati ancora, dopo circa quattro anni,  da un’ingiustificabile incertezza.

Nell’assoluta indifferenza dell’interesse superiore della comunità sociale, resiste ancora una contesa giudiziaria fra una confederazione sindacale che rappresenta una decina di aziende fallite ed il nostro organo amministrativo che non può intervenire sulle posizioni contabili asseverate in area fallimentare  perché senza il passaggio in giudicato del decreto di omologa l’Accordo di ristrutturazione del debito non è efficace.

Questo, purtroppo,  è un circolo vizioso, un balletto interminabile di responsabilità che può essere interrotto solo da una reciproca consapevolezza della gravità della situazione e da un gesto di buona volontà.

Questi sono fatti,  non chiacchiere di bottega.

Vi domando chi ha il diritto morale, civile e, forse anche giuridico, di impedire ad una comunità di trecento aziende di accollarsi la croce di chi non ha pagato e anche di chi ha commesso errori amministrativi, pur di sopravvivere?

Tutte le ragioni delle aziende fallite possono e devono trovare ragione ed udienza nelle sedi opportune, prima fra tutte nelle procedure fallimentari amministrate dalla stessa Giustizia invocata con supponenza di ispirazione superiore.

Quale Giustizia si realizza opponendosi ad un decreto di omologazione di un Accordo di ristrutturazione di un debito che pesa come un macigno sulle aziende socie che hanno pagato, aggravando il peso di ulteriori interessi ?

Noi, Patto di Sindacato di voto, ci siamo lealmente confrontati in Assemblea, esprimendo  il nostro voto contrario all’Accordo ma ci siamo adeguati con responsabilità ad una scelta dolorosa ma ineluttabile.

Abbiamo palesemente criticato, per oltre tre anni, la gestione amministrativa ma non possiamo vivere in eterno un’inutile risentimento che provocherebbe solo un’ irreversibile disastro e la vanificazione dei sacrifici e dell’impegno di trent’anni di centinaia di aziende e migliaia di addetti.

Se questo è incoerenza e tradimento,  allora la Giustizia non esiste, perché consente che il risentimento di pochi, ancorché possa essere giustificato, penalizzi  la comunità sociale, estranea ad ogni responsabilità nel merito.

Questa è la verità che emerge con drammatica evidenza nell’indifferenza delle parti, affidate alla cura dei legali.

Il tempo passa e pregiudica sempre di più l’implementazione del piano industriale, l’unica concreta ipotesi di rilancio del Cis e dell’intero Distretto.

Fra qualche giorno la Corte di Appello di Napoli pubblicherà la decisione sul ricorso e, qualunque sia l’esito, si potrebbe avviare una nuova ed ultima fase di dibattito giudiziario.

Noi non possiamo più aspettare e continuare a dilaniarci in questa interminabile fase di stallo.

I tempi dell’impresa non si conciliano con quelli della giustizia.

Nell’interesse generale, superiore e prevalente, è necessario avviare al più presto il processo di ricollocazione degli immobili liberi ed assicurarsene il controllo, anche attraverso un’operazione di autofinanziamento per coprire il disavanzo di 47 milioni previsto nel Piano Finanziario.

Solo se avviamo l’attività di ricollocazione, possiamo rimettere in equilibrio il nostro sistema d’impresa.

Occorre proporre senza ulteriore indugio un progetto di finanziamento, aperto a tutti, e per far questo bisogna sistemare senza equivoci e fraintendimenti la nuova governance societaria, adeguandola alle prescrizioni dell’ACCORDO di Ristrutturazione del debito, approvato dal’Assemblea.

Auspico un rinnovato impegno per individuare un punto d’incontro nel conflitto giudiziario che impedisce l’attuazione dell’Accordo.

Lunga Vita al CIS.

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