La nostra sigla di bandiera fu coniata per descrivere la funzione della nostra societá:  C.I.S. Centro Ingrosso Sud.  

Questa sigla, all’inizio non piaceva molto, qualcuno la trovava riduttiva ed anche un po’ provinciale.

Non aveva tutti i torti, il CIS, della prima ora, nacque per realizzare una nuova collocazione logistica alle imprese commerciali all’ingrosso della nostra area.
Il progetto riuscì così bene che, per strada, abbiamo abbandonato la lettura ” puntata” del nostro acronimo e siamo diventati il CIS, solo il CIS.
Cos’è il CIS ?
In molti se lo domandando ancora oggi, dopo trent’anni,  e la risposta rimane sempre  molto complessa, perché è difficile credere che, proprio qui, al Sud d’Italia, sia  nata un’impresa consortile, formata da trecento aziende socie, autonome nella gestione individuale della propria attività, ma fortemente legate da una struttura logistica comune ed un forte senso di complementarietà.
Nacque così, un passo per volta, il sistema CIS, lontano anni luce dal concetto di centro commerciale.
Quello strano gomitolo che rappresenta il nostro marchio si è intrecciato nel cuore della gente del CIS.
Gente semplice, non imprenditori in giacca e cravatta, ma uomini forti e determinati che hanno creato le più belle aziende d’Italia.

Cosa ci rimane di quel CIS?

Credo che dobbiamo dare una risposta a questa domanda, perché il futuro si costruisce solo se si ha il coraggio di valutare il passato, misuralo con il presente ed avere il coraggio di guardare avanti.

Non parlo di finanza, né di pietre, noi siamo imprenditori dobbiamo parlare di impresa.
La collocazione immobiliare comune ha dato una forte spinta iniziale alla nascita del nostro distretto.
Erano altri tempi, il CIS offriva all’utenza un’offerta vastissima di merce da comprare dal pronto, in tanti settori merceologici con una eccellenza nel settore della moda.
La distribuzione al dettaglio era molto frastagliata, migliaia di piccole aziende trovavano molto interesse a venire al CIS, scegliere di presenza la merce da comprare sul pronto, evitando il grande rischio di acquisti anticipati e l’immobilizzo di capitale al buio.
Era il tempo che lunghe file di auto della clientela si incolonnavano all’entrata ed all’uscita del CIS.
Era il tempo del considerevole traffico con la clientela russa, tanto da ottenere dalla Banca di Roma uno sportello di cambio aperto di domenica.
Si, allora il sistema CIS ha fatto ” mercato ” il più grande mercato all’ingrosso che nessuno prima aveva realizzato.
Non voglio attardarmi nel ricordo romantico di un periodo storico straordinario, ma intendo evidenziare con forza che quella realtà di riferimento non esiste più.
La distribuzione al dettaglio si è fortemente evoluta.
Il forte sviluppo dei grandi centri commerciali al dettaglio, oggi in una fase involutiva, ha sviluppato la filiera dei negozi mono-marchio e sono scomparse, un poco per volta, le classiche botteghe indipendenti, sia in città che in provincia.
La funzione tradizionale del grossista si è progressivamente deteriorata e la carta vincente della logistica comune del CIS ha perso efficacia, venendo meno la richiesta dell’acquisto di presenza.
É stata una vera rivoluzione copernicana: non sono più i clienti a cercarci, ma siamo noi che cerchiamo i clienti con una nuova strategia commerciale.
Per dare un’immagine efficace di questa nuova realtà, spesso dico ai miei collaboratori che dobbiamo essere capaci di montare le ruote sotto al nostro capannone…
Molte aziende del CIS hanno creato marchi prestigiosi, collezioni interessanti, distribuendo il prodotto secondo le tecniche più moderne: affiliazione, franchising, negozi diretti.
Altre aziende hanno sviluppato la rete di vendita esterna, allargando la penetrazione nei territori, sia nazionali che esteri.
Questo attraverso gli strumenti tradizionali, selezionando una rete di agenti di commercio, ma sempre più spesso, partecipando alle fiere specializzate del proprio settore in giro per il mondo.
Questo percorso non é facile perché prevede una grande specializzazione nella creazione originale del prodotto.
Il grossista moderno non distribuisce più un prodotto industriale creato da altri, ma un prodotto originale con marchio proprio.
Questo è il punto fondamentale, il vecchio grossista é diventato converter, ovvero organizzatore della produzione.
Il prodotto che distribuisce é il suo prodotto, frutto della sua esperienza, miscelata con il coraggio di produrre anche allo scoperto, senza ordini preventivi.
Questa è la differenza fra una produzione industriale e quella del grossista converter.
È la storia che ha creato la fortuna della moda “Made in Italy” nei distretti di Como, di Prato, del Veneto, del Carpigiano.
Questa evoluzione non si completata da noi al CIS, perché non abbiamo custodito quei valori consortili che ci resero forti nella prima ora, quando si lavorava di presenza.
La prima conversione del CIS passa per la variazione della destinazione d’uso.
Pensate un po’ cosa potrebbe diventare il CIS aprendo alle aziende di artigianato ed alla piccola industria della moda.
La convergenza nel distretto della produzione e della distribuzione esalterebbe il valore del territorio, già forte di un’antica tradizione mercantile, fortemente creativa.
Mi piacerebbe sull’argomento aprire un dibattito fra noi soci.
Questa è la sfida che dobbiamo vincere.
Cosa rimane del CIS, oggi?
Io dico, con convinzione: noi, i soci, con la nostra esperienza, le nostre capacità imprenditoriali, la disponibilità all’impegno ed ai sacrifici.


E non é poco!

Vedete il piano di ristrutturazione, approvato a dicembre scorso,  ci priva di importanti facoltà amministrative e patrimoniali,  svuotando il nostro valore sociale, ma niente e nessuno può privarci della straordinaria forza consortile che ci deve tenere uniti.

Io parlo di unità di intenti per fare impresa,  di volontà comune di liberarci dall’incubo del fallimento del CIS.

Sono convinto che nessuna rappresentanza sociale in consiglio potrà produrre un effetto di rilancio del nostro sistema se non sarà sostenuta dalla base sociale.

Ieri sera sono rimasto molto commosso dalla telefonata di un collega fallito che con grande dignità mi ha confidato di aver riconsegnato al CIS tre capannoni con un leggero anticipo sulla data convenuta.

Aveva onorato la parola data a me che ero intervenuto per ottenere un breve rinvio dell’esecuzione del provvedimento di rilascio.Ci teneva a dirmi che aveva consegnato gli immobili in ottimo stato ed avrebbe voluto incontrare il dr. Iasi per giustificare il suo inadempimento.

Pensate questo nostro socio ha pagato sulla sua pelle, a caro prezzo, una debolezza commerciale che non è solo sua, ma appartiene un po’ a tutti noi.

Conosciamo bene la storia.Non avremo pace sino a quando non avremo sanato questa grave lesione della nostra dignità, per me è condizione imprescindibile per qualsiasi impegno sociale.

Emilio D’Angelo
Patto per una Lunga Vita del CIS.

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