Carissimi soci,

Siamo ormai alla chiusura della nostra tormentata vicenda finanziaria, tra due settimane si terrà l’assemblea per nominare il nuovo organo amministrativo ed il collegio sindacale, in conformità a quanto stabilito nell’Accordo di ristrutturazione del debito.

Sono ormai noti da tempo i limiti previsti nell’esercizio di potere  dei consiglieri nominati dall’assemblea, conseguenti all’indisponibilità dei diritti amministrativi e patrimoniali ceduti dai soci a favore dei rappresentanti degli Strumenti Finanziari e di quelli delegati all’amministratore delegato.

Il consiglio sarà formato da un numero di rappresentanti nominati nella prossima Assemblea, probabilmente sette, che prevede un Presidente, senza poteri amministrativi, individuato nel Cav. Giovanni Punzo, un amministratore delegato dotato di pieni poteri, il dr. Sergio Iasi, e due rappresentati delle rispettive  categorie di Strumenti Finanziari Amministrativi, su indicazione dal ceto bancario creditore.

Tali rappresentati formeranno pure consiglio autonomo e separato con diritto di veto, come previsto dal regolamento degli S.F.P. 

Di fatto l’Assemblea nominerà autonomamente solo tre consiglieri, subordinati al diritto di veto dei rappresentanti del ceto bancario.

Appare concretamente emarginato anche il ruolo del Presidente del c.d.a. rispetto a quello che siamo stati abituati a concepire nel nostro primo trentennio.

È una svolta epocale che consegna di fatto la gestione del Distretto nelle mani delle Banche creditrici con una significativa differenza fra CIS ed Interporto: la costituzione della platea associativa che, nel nostro caso, è ampia e consortile.

In pratica solo il CIS continuerà ad avere un’assemblea rappresentativa del suo spirito costitutivo, ma limitata nelle sue facoltà di indirizzo e di organizzazione del sistema distributivo.

Il CIS non sarà mai più lo stesso, risulterà certamente più razionale, rispetto al recente passato, consentendo, alle aziende socie adempienti, il riscatto dei contratti di leasing e la cancellazione delle ipoteche.

In questa direzione si sta già muovendo il nostro A.D. favorendo i contratti di riscatto a quelle aziende che hanno già completato il pagamento delle rate di sub-mutuo e proponendolo pure a quelle per le quali mancano poche mensilità per completare il pagamento delle rate residue.

Il contratto di riscatto  sarà efficace subordinatamente all’avveramento di tutte le clausole sospensive dell’Accordo ed al pagamento dell’ultima rata. Pertanto questi soci, alla vigilia della definitiva applicazione dell’Accordo, il cosiddetto ” closing ” , che si realizzerà prevedibilmente entro il prossimo mese di aprile, potranno beneficiare per primi della procedura di riduzione dell’ipoteca.

Ed io aggiungerei…..finalmente una buona notizia, dopo un periodo veramente buio.

Vorrei cogliere, per onesta intellettuale,uno degli aspetti positivi dell’Accordo, che riguarda la stabilizzazione dei contratti di leasing dei soci adempienti.

Posso assicurarvi che dalla bozza dei contratti di riscatto, è stato eliminato il comma 6.12 in cui era prevista la possibilità di spostamento da un capannone all’altro su richiesta della società al fine di raggiungere l’accorpamento delle isole.

Sono stati modificati i commi 3.1 e 3.6 che potranno assorbire gli effetti di eventuali modifiche statutarie sulla destinazione d’uso.

Come sapete l’articolo 3 regola l’obbligo di destinazione e la titolarità delle azioni CIS collegate al possesso degli immobili, prevedendo, in caso di violazione, una clausola risolutiva espressa, in caso d’inadempimento per tutelare l’interesse comune e prevalente nell’utilizzo degli immobili.

Come vedete, stiamo avanzando speditamente verso la normalizzazione dei rapporti sociali per i soci adempienti e noi, Patto di Sindacato, continuiamo a fornirvi indicazioni tecniche rilevanti, ignorando ogni ingrata critica che abbiamo incontrato nel nostro percorso dagli estremi più opposti.

Non c’è tregua per chi predica la pace e la solidarietà sociale in un ambiente avvelenato dal risentimento e dal livore, da chi valuta drammatici eventi gestionali senza porsi alcuno scrupolo della sorte di trecento aziende del CIS, di migliaia di addetti e delle loro famiglie.

Questo rischio con l’implementazione dell’Accordo è stato scongiurato, a caro prezzo per la comunità sociale del CIS,  ma è stato definitivamente scongiurato.

La nota più dolorosa, purtroppo, rimane la sorte dei soci inadempienti che corrono il rischio di perdere ogni possibilità di proseguire l’attività nel CIS ed ogni diritto patrimoniale sui capannoni detenuti in locazione finanziara.

Nulla, purtroppo, è stato previsto in tal direzione nell’Accordo.

La restituzione dei capannoni dell’area inadempiente diventa fondamentale per il recupero di risorse finanziarie che, altrimenti non sarebbero disponibili ed impedirebbero il saldo dell’ultima trance del debito, pari a 47 milioni di euro a dieci anni.Sono convinto che tale obiettivo è chiaramente compatibile con le enormi possibilità di ripresa di un sistema ancora vivo ed efficace.

Ebbene, cari colleghi, cosa  può fare o ottenere una nostra rappresentanza sociale in un consiglio d’amministrazione, strettamente vincolato dagli obiettivi dei rappresentanti degli SFP e dal nuovo A.D.?

Questo è il punto centrale del problema!

Ecco perché credo che si possano realizzare, più esternamente che internamente al consiglio, attività ed iniziative tese a riprendere il controllo del piano industriale che, in tutta onestà, a qualsiasi costo, doveva rimanere nella disponibilità dell’Assemblea.

Questo volevamo difendere con il Comitato del No alle modifiche dello Statuto.

Una vera pacificazione sociale, in particolare modo con i soci più deboli, è condizione indispensabile per avviare un nuovo percorso, non più legato alle pietre ma ai valori delle imprese. Per realizzare questo sarebbe servito reciproco rispetto, tolleranza e comprensione, che non significa debolezza, condiscendenza o ancor peggio interesse subdolo a posizioni di potere o di controllo.

In un mondo abituato a dare un prezzo a tutto, chi sogna un mondo migliore e solidale è un folle e questo è stato l’unico torto che sinceramente mi riconosco.

Io credo, ancora più di prima, nel nostro  Patto di Sindacato che può rappresentare un motore esterno al consiglio, non necessariamente critico, ma anche propositivo.

È quello che è mancato nella gestione della crisi, l’ascolto della voce dei soci ed è più importante quello che noi possiamo continuare a fare all’esterno che una qualsiasi  carica in consiglio che non aggiungerebbe alcuna autorità alla nostra azione.

Ancora oggi incontro soci che mi chiedono consiglio per orientarsi in questo nuovo mondo, quando siamo ancora turbati dall’irrimediabile perdita del nostra piena dignità sociale.

Non voglio creare problemi al dr. Iasi, al quale raccomando i valori sociali del CIS, che diventino per Lui un Patto d’onore da uomo del Sud.

Dovrà gestire una difficile fase di cambiamento e la mia presenza o quella di altri componenti del Patto  potrebbe turbare un sereno sviluppo all’attività del nuovo consiglio, per questo non intendo assumere alcun incarico nel nuovo consiglio, pur confermando il mio amore per il CIS.

Ho mantenuto con il dr. Iasi un corretto rapporto di corrispondenza, in particolare per tentare una composizione con un gruppo di soci sottoposti ad azione fallimentare, purtroppo questa è una mia personale debolezza!

Infatti lo accompagnai  nella sede di un’azienda socia per un incontro ricognitivo con tanta speranza nel cuore, purtroppo amaramente delusa.

Fu l’ultima volta che incontrai fisicamente il dr. Iasi e i successivi contatti per via email documentano solo la mia attività di postulatore, un fastidioso postulatore che chiede tempo, o complicate mediazioni per i soci più deboli.

Sono sicuro che non soffrirà molto del mio allontanamento. 

Mi allontano dalla prossima Assemblea, in questo turno elettorale,  anche per questo, ma, soprattutto, per coerenza con la nostra lotta perché, pur avendo accettata, in coscienza e responsabilità, la decisione della maggioranza, non abbiamo mai condiviso la subordinazione del nostro Accordo a quello di Interporto, la manipolazione del nostro assetto consortile a favore del sistema bancario ed infine, la rinuncia a tutti i diritti di rivalsa nella controversa gestione amministrativa dei contratti di sub-mutuo.

Da questa vicenda traggo, purtroppo, un triste insegnamento: nessuno è disposto a riconoscere le proprie responsabilità e i propri errori, ognuno ribalta su altri il proprio inadempimento o le proprie scelte, ignorando che la responsabilità di una situazione così complessa non è stata generata da un solo errore, ma da molteplici componenti. 

Ora è tempo di rimettersi in cammino, ognuno faccia con umiltà la sua parte, accetti il ruolo che è stato concordato e rispetti l’Accordo.

Noi soci lo abbiamo  subito, abbiamo pagato ed ora ci rimane solo il diritto di vedere i nostri capannoni in sicurezza.

Saluto con affetto decine di soci che mi hanno sostenuto, con il loro consenso e ringrazio di cuore tutti quegli eroi quotidiani che hanno tenuta accesa la fiaccola del Patto di Sindacato, una novità assoluta per una società consortile del Sud d’Italia, abituata a concepire un leader assoluto, nel bene e nel male, come condizione immodificabile della nostra gloriosa impresa.

Auguro al dr. Iasi  ed ai nuovi rappresentanti degli  S.F.P. buon  lavoro ed un sereno inserimento nella nostra gloriosa comunità sociale.

Ora per me cala il sipario, troppe delusioni, da più parti, e non esistono più le condizioni per proseguire nell’impegno.

Il mio tempo e quello  del mio CIS sono definitivamente tramontati.

Buona vita al nuovo CIS.

Con viva cordialità.

Emilio D’Angelo.

Fondatore del Patto di Sindacato di voto dei soci CIS.

C’è una misura nelle cose, vi sono precisi confini oltre i quali è prima dei quali, non può sussistere il giusto.

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