Cari soci,
siamo alla vigilia dell’assemblea, convocata per la nomina del c.d.a e del collegio sindacale, secondo le prescrizioni previste dall’Accordo di ristrutturazione del debito.

Cosa è cambiato per il socio con l’approvazione dell’Accordo?

Tutto.

Per i soci adempienti si conclude un interminabile periodo di incertezza e viene consentito il riscatto immediato  dei capannoni e la successiva restrizione dell’ipoteca.Finalmente il socio che ha pagato potrà vedere riconosciuti i propri diritti.

Si, ma a quale prezzo? 

I soci sono stati costretti a cedere, al ceto bancario creditore, importanti diritti amministrativi ed a rinunciare definitivamente agli utili dei futuri esercizi, che risulteranno certamente influenzati dalla massiccia svalutazione dei valori immobiliari da ricollocare, iscritti a bilancio.

Cambia niente, purtroppo, per i soci morosi e per quelli  falliti, perchè non è stato previsto alcun rimedio per i soci più deboli, abbandonati al proprio destino.

Questo, credetemi,  rappresenta per me un grave motivo di preoccupazione.

Nuove storie, altre battaglie sono state intraprese, battaglie di dignità, di valori, di patrimonio sociale: non c’è dubbio, ma quanto valgono rispetto ad un solo socio fallito?

Quanto vale un patrimonio immobiliare, pari ad un terzo del CIS, affidato alle Banche?

Quanto vale la sofferenza di un socio che si sente avvisato che il suo contenzioso sarà di competenza esclusiva delle Banche?

A nessuno può sfuggire la pena di un CIS mutilato, privato della sua forza maggiore, quella che ha reso possibile la realizzazione di un sogno straordinario.

Quella forza si chiamava “organizzazione consortile”, dal latino”cum sorte”, con la stessa sorte.

Capisco tutto: il valore dell’ Interporto, la logistica, la movimentazione, i grandi sistemi internazionali, i progetti, le buone intenzioni, le necessità, i sacrifici, ma non posso capire perché bisognava mutilare il valore del socio, consolidato in trent’anni di storia e di onore.

La subordinazione dell’Accordo del CIS a quello di Interporto è stato il nostro cappio al collo ed oggi ne paghiamo le tristi conseguenze in termini di dignità sociale.

Questo è il terreno della sfida, dove si dimostra il valore della propria fede nella centralità dell’uomo.
Il resto è fuoco di paglia che produce solo fumo, confonde le idee e ci allontana dall’obiettivo, l’unico che merita di essere perseguito:

Lunga vita al CIS.

La congeniale arroganza del potere si ripropone, anche in questa assemblea, con rinnovata efficacia nell’assordante silenzio dei giusti.

Cari lettori, chiunque Voi siate, ma soprattutto Voi, amici del Patto, sapete bene che quel silenzio ci appartiene, è il nostro silenzio.

Mi guardo intorno, e trovo solo una cortina di filo spinato, formato da un catena interminabile di opportunismo, che ha un sapore ormai stantio di antico,  mascherato e protetto da patti, ragioni  e regole distanti mille miglia da una realtà che andrebbe affrontata con la determinazione ed il coraggio di una autentica rivoluzione dei valori di riferimento.

Dov’è il socio?

Quello sarà il grande assente domani sera, il socio non ci sarà.

Quanto sarebbe bello non sapere, cercare di non capire.

Quanto è stato estenuante rinviare all’infinito la resa dei conti per sfuggire alla proprie responsabilità.

Quanto è stato ingiusto parlare di futuro, vivendo di passato.

Quanto è stato ingrato girarsi dall’altra parte per non vedere quello che succedeva  proprio a due passi dalla nostra vita.

Quanto sarebbe bello poter avere una coscienza di ricambio per riuscire distinguere il buono ed il cattivo.

Io proprio non ci riesco e per questo domani non ci sarò  in mezzo a Voi.

Non riesco a partecipare ad un’assemblea che nomina sterilmente i liquidatori dell’Accordo. 

A Voi, amici del Patto, amici del comitato del No, amici del CIS, e ancor prima a Voi, colleghi in difficoltà, devo confessare , purtroppo, che la nostra speranza di rifondare un CIS, libero e nostro, si sta infrangendo contro il muro del potere costituito dal ceto bancario.

Abbiamo perso…

Gli accordi sono Accordi e vedrete alla fine andrà tutto secondo copione e noi saremo solo spettatori paganti, trascinandoci senza diritti verso l’uscita.

Non riesco a sopportare l’idea di un CIS dove i soci non contano , non riuscirei a giustificare alla mia coscienza atteggiamenti di comodo, non potrei condividere idee che ho combattuto con dignità ed onore, non potrei ascoltare, insensibile, il pianto di chi soffre, da una posizione di inutile potere.

Sarà il solito spettacolo di convenienze e opportunismo e si girerà intorno al problema, parlando di un passato molto lontano senza affrontare mai la discussione su  quello che abbiamo ereditato attraverso il lascito concordato presso la sezione fallimentare del Tribunale di Nola.

Sapete bene che le guerre si fanno solo per interesse e quando cade lo scettro dalle mani di un re, non sarà mai il popolo a raccoglierlo, ma solo un altro re, ancora più potente e per altri interessi.

È la storia del mondo che si ripete nei secoli.

Vorrei che a nominare i rappresentanti del CIS, ancorché deboli e subordinati al potere bancario, fossero i soci.

Vorrei che fossero i soci a poter liberamente esprimere da chi farsi rappresentare, in chi credono.

Non è giusto, caro Sergio, che queste indicazioni vengano dal potere costituito, da un Accordo che la comunità sociale ha subito per evitare il fallimento e sarà rispettato perché noi siamo gente d’onore.

Ti confido la mia preoccupazione perché sono certo  che Tu sei in grado di apprezzarla.

Buona Fortuna, vecchio CIS, Dio ti aiuti.

Emilio D’Angelo

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