Cari soci,
È arrivato il momento di voltare pagina.
Per guardare al futuro con realismo e consapevolezza bisogna riconoscere gli errori del passato.
La valutazione dello stato dei fatti non può prescindere, in alcun modo, dalle scelte gestionali che ci hanno portato a subire un Accordo di ristrutturazione di un debito, notevolmente influenzato dal rapporto di subordinazione del CIS, rispetto ad Interporto.
Questa subordinazione ha rispecchiato una strategia precisa e preordinata che si è sviluppata sin dall’avvio della drammatica svolta finanziaria del CIS, impressa da un inopportuno e pericoloso contratto di mutuo solidale che ha messo a dura prova il controllo del valore sociale.
La strategia di organizzazione del Distretto, per amore di verità, ha un nome e un cognome preciso.
Questo non esclude responsabilità autonome ed individuali di una parte della complessa base sociale del CIS, ma allo stesso tempo la gestione finanziaria ed immobiliare del mutuo e relativi sub mutui ha accentuato la crisi del Sistema CIS e dell’intero Distretto.
Il Presidente Punzo, che aveva fortemente voluto questo Accordo, nella sua struttura complementare e subordinata ad Interporto, ha poi pensato di rinunciare al’incarico nel CIS, nell’immediata vigilia dell’assemblea convocata per la nomina del c.d.a. e del collegio sindacale.
La struttura dell’Accordo aveva attribuito la presidenza di CIS ed Interporto al cav. Punzo, senza poteri, in quanto questi dovevano essere delegati ad un amministratore di garanzia, scelto dal ceto bancario, il dr. Sergio Iasi.
Fatti questi noti ed acquisiti con certezza documentale e tanto più da chi ha sottoscritto quell’Accordo.
Non è comprensibile, quindi, la rinuncia solo alla Presidenza del CIS, che avvalora maggiormente la tesi che gli interessi del Presidente erano indirizzati allo sviluppo di Interporto, alle sinergie con NTV, al gruppo Charme ed alle società di riferimento, piuttosto che al Cis, società consortile.
Acquista, quindi, una luce speciale la triste vicenda dei prestiti transitati fra CIS ed Interporto, circa 40 milioni di euro.
Guarda caso ė proprio l’importo che avrebbe garantito al CIS il controllo del piano industriale, perché, pressapoco in quella misura, è stato stimato il valore della ricollocazione dell’area inadempiente, che fluttua fra 80.000 e 100.000 mq di capannoni.
E allora sorge spontanea una domanda: valeva la pena far fallire tante aziende socie per recuperare il capannone, e, soprattutto, non esisteva altro modo per ottenere la restituzione del capannone da parte dei soci inadempienti?
Ed ora, a conclusione dell’Accordo, che dovrà essere necessariamente implementato, noi CIS, fulgido esempio di autentica società consortile, ci ritroviamo privati di vitali diritti amministrativi e patrimoniali, con un patrimonio immobiliare svalutato da rilanciare e senza nemmeno la rappresentanza legale della società intestata, anche solo per orgoglio di gruppo, ad un socio storico.
Non credo che non si riesca ad individuare fra trecento soci, almeno uno che fosse stato degno dell’incarico.
Non credo che la nomina di uno fra noi poteva considerarsi “divisoria” perché fra noi non esistono fazioni, ma solo un popolo deluso dalla condizione umiliante che abbiamo subito, che ha reagito in maniera differente alle avversità .
Questa ulteriore spoliazione della nostra dignità identitaria rappresenta un grave vulnus perché accentua, nei rapporti con il mondo esterno, il disagio della perdita dei diritti amministrativi e dell’autonomia sociale ed ci allontana da quell’espressione più autentica di impresa consortile meridionale.
Non intendo muovere alcun rilievo nei confronti del nostro amministratore delegato, dott. Sergio Iasi, al quale confermo la mia più sincera stima per la persona e per l’incarico, nonché leale collaborazione nel perseguire il  miglior risultato di gestione, ma resta il fatto che al CIS manca una rappresentanza significativa che qualifichi il nostro trentennale impegno consortile.

Al CIS manca una bandiera.

Quando  il Presidente ha deciso di rinunciare alla carica doveva favorire la nomina di un uomo del CIS.
Questa è una responsabilità imperdonabile, per un Uomo che ha fondato e creato il CIS, la madre di tutte le guerre.
Lo dichiaro senza ipocrisia.

Paghiamo un prezzo troppo alto, in termini finanziari e morali, considerato che i due terzi dei soci hanno sempre puntualmente onorato ogni impegno e partecipato con entusiasmo ad ogni iniziativa del Distretto, Banca Popolare, Cisfi, CIS Futuro, ritrovandosi sempre delusi nelle aspettative e penalizzati nei valori.
Ecco perché noi soci del Patto abbiamo deciso  di proporre due rappresentanti in consiglio e continuare il nostro impegno sociale dall’esterno di esso per un lunga vita del CIS.

Tre sono i temi importati sui quali ci impegneremo.

A)Favorire ed accelerare la fase di riscatto e di cancellazione di ipoteca per i soci adempienti, anche attraverso la ricerca di strumenti di finanziamento del mutuo residuo.

B)Controllare ed impedire la nascita di una nuova fase di contestazione giudiziaria con i soci più deboli, preferendo ragionevoli mediazioni extra giudiziarie.
Mai più fallimenti di soci, anzi tentativi di riabilitazione ove esistono le condizioni tecniche.

C)Tentare di formare una società , nel nostro bacino originario,per acquisire il controllo del piano industriale nella delicata fase di ricollocazione.

Questo progetto può essere realizzato con maggiore libertà fuori dai vincoli di riservatezza che sono previsti per gli incaricati in consiglio.
Voglio confidare a Voi soci che non ho mai smesso di sognare che al nostro CIS venga restituito prestigio ed onore, come merita.
Consideratemi sempre al servizio della comunità con tanti colleghi che mi hanno accompagnato in questo terribile periodo.
Ad essi va il mio riconoscente  saluto
Guardate con fiducia al futuro, insieme ce la faremo.

Lunga Vita al CIS.
Emilio D’Angelo
Fondatore del Patto per il CIS.

 

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