Cari soci,

Il 48 è un numero magico che ci riporta alla memoria l’antica credenza popolare del dialogo con i morti, il miraggio che le persone più care, purtroppo scomparse, possono continuare a proteggerci nella nostra vita attraverso un percorso onirico.

Il 48 rappresenta pure il simbolo delle grandi rivoluzioni.
Nel 1848 prese avvio in Europa un diffuso movimento di ribellione popolare contro le prepotenze dei regimi costituiti.
Tanto che ancora oggi, quando si teme una sollevazione popolare per qualche palese ingiustizia, si dice spesso: mo’ succere o’ quarantotto…..

Scusatemi, non voglio indugiare ancora e preferisco affrontare subito con Voi il problema del morto che parla….

Veniamo al punto.
Il vecchio CIS sembrerebbe morto, anche i soci più audaci non parlano più; sul blog pochi commenti e allora ecco spuntare, fra un sogno e l’altro, il 48, il morto che parla…..

Nell’ultima assemblea, che pure doveva nominare il nuovo esecutivo e l’organo di controllo per il prossimo triennio, neppure una domanda sul futuro, poco più che una semplice formalità.

Si sta profilando un ambiente sociale un po’ rassegnato allo strapotere del ceto bancario: è una pericolosa tendenza che ci porterebbe progressivamente alla definitiva rinuncia dei valori fondanti del nostro CIS.

Sono molto preoccupato, ho visto già  dileguarsi, un poco per volta, quel nocciolo duro di resistenza, tante belle presenze che sembravano coagulate non solo dall’interesse comune di superare un momento difficile ma soprattutto, dal desiderio di conservare quello spirito consortile che ci aveva distinto per un trentennio.

Dobbiamo tentare di riprendere almeno il controllo dell’Assemblea, non tanto come luogo d’incontro e di confronto, dove comunque siamo perdenti rispetto al potere finanziario, ma come autentica fucina di solidarietà sociale per incidere nell’immaginario collettivo, sull’opinione pubblica, sul nostro ambiente di lavoro e sulla società civile, particolarmente sensibile alla deriva contemporanea che tende ad affermare una tirannide finanziaria.

Gli ultimi eventi ci hanno destabilizzato: la nomina del nuovo consiglio a trazione bancaria e la rinuncia alla carica del Presidente Punzo, solo nel CIS, come se le stesse ragioni fisiologiche che le hanno motivate, non trovassero analoga incidenza pure in Interporto.
Stranezze della vita, dipende da dove si guarda ed in quale direzione.

Volta e gira, tra accordi e disaccordi, non è cambiata la musica ma solo il direttore d’orchestra.

Così è, purtroppo; poco è cambiato per noi soci: nulla contavamo prima per nostra libera scelta e nulla contiamo ora per legge marziale imposta dal potere bancario.

Quel maledetto mutuo ci ha resi schiavi del potere finanziario ed abbiamo rinunciato alla nostra legittima primogenitura per un piatto di fagioli.

Non abbiamo mai scelto un consiglio in passato e non lo abbiamo fatto neppure adesso: si è sempre alzato un Carneade di turno, ha letto una lista ed un’assemblea, forse più rassegnata che distratta, ha approvato.

Credo che se il banditore avesse citato i nomi di Caio, Tizio e Sempronio ci potevamo trovare in consiglio i classici esempi di un manuale di diritto privato!

È andata allo stesso modo, anzi peggio questa volta.

Quattro erano i punti fissi, obbligatori, inderogabili : l’amministratore delegato, due rappresentanti per le diverse categorie degli S.F.P. ed il Presidente Punzo, senza poteri amministrativi ma con la prestigiosa rappresentanza legale della società per mantenere i contatti con la base sociale.

La maggioranza dei poteri è rimasta concentrata nella discrezionalità di un solo uomo e coincide, sia per CIS che per INTERPORTO, nella stessa persona.

Non sono in discussione le qualità della persona, ma la concentrazione di interessi in alcuni casi conflittuali.

È esattamente quello che lamentavamo prima, addirittura peggio se si considera il diritto di veto dei rappresentanti degli SFP su specifiche materie di competenza dell’Assemblea.

La presidenza del CIS, sia pure senza poteri, ma con tutte le responsabilità di rappresentanza, previste dalla carica, doveva rimanere ad un uomo del CIS per dare almeno un senso ed un valore istituzionale alla platea associativa, per riaffermare la nostra vocazione consortile, prezioso riferimento sin dalla fondazione.
Questo, l’Assemblea non lo ha intuito ed ha nominato, su proposta calata dall’alto, un consiglio di nove membri, dei quali sette tecnici e due imprenditori del CIS, delegando la nomina del Presidente allo stesso consiglio.

Questa è una riflessione incontrovertibile, non una critica, una classificazione di valori, o una valutazione di merito.
Chi è tecnico è tecnico e chi è imprenditore nel CIS è un uomo di impresa del nostro consorzio associativo, nulla impedisce che un tecnico possa essere utile al sistema quanto e più di un imprenditore, ma resta sempre un tecnico, per sua natura e specificata ammissione, spesso rivendicata con vigore, quasi a voler segnare una supponente differenza con i soci imprenditori.

Il Cis doveva accogliere in consiglio i rappresentanti del ceto bancario, è successo il contrario, esattamente il contrario ed è preoccupante la rassegnazione dell’assemblea.

Così ha voluto il ceto bancario e così è stato fatto, forse, addirittura, il risultato è stato superiore alle aspettative e il popolo ha salutato il nuovo corso con grande speranza, tanto che, nelle alte sfere, si è ritenuto che una maggiore presenza di soci imprenditori in consiglio poteva risultare  dannosa e talvolta divisoria, come se nel CIS esistessero due categorie di soci, quelli del Patto, brutti e cattivi e quelli fedeli al regime di turno, educati e corretti.

Una pura invenzione che è servita e serve ancora per dividere e governare con il consenso di un’assemblea assoggettata ed assente.

È una regola antica, inventata ai tempi dell’impero romano!

Voi potreste chiedermi perché non c’ero in Assemblea e nel consiglio; la risposta è semplice: perché preferivo restare in mezzo a Voi, continuare a parlare liberamente, come faccio adesso.

Quello che conta ora è il progetto di gestione ed il dr. Iasi ha annunciato che nella prossima Assemblea prevista per il 4 maggio comunicherà il programma per i prossimi 12/18 mesi.

Bene, vediamo cosa cambia per i soci più deboli, per il sistema CIS e per la rinascita di una speranza duramente delusa.

Vorrei ricordare a tutti l’importanza di questa Assemblea, non tanto per gli argomenti sottoposti a delibera, ma perché da essa dovrebbe nascere un effettivo confronto sulle molteplici necessità della nostra società, fortemente mutilata da un Accordo subordinato a quello realizzato per Interporto.

Su questo punto vorrei chiarezza, perché non possiamo impostare con equità il futuro se non conosciamo il peso devastante di alcune scelte di gestione fatte in precedenza.

Non chiediamo un regolamento di conti, perché sarebbe impossibile, impedito dagli Accordi stipulati, ma un’analisi approfondita delle cause del deficit prodotto dalla gestione.

Abbiamo bisogno di sapere con certezza come e perché un popolo di imprenditori si è ridotto in queste condizioni, perdendo, in molti casi disperati, dignità ed imprese.

In particolare non possiamo ignorare che la crisi del CIS non si può circoscrivere agli inadempimenti di 70/80.000 mq di capannoni mutuati, ma a clamorosi errori di gestione finanziaria, all’incidenza di interessi ed oneri derivati, al blocco delle cessioni di contratto di leasing, all’azione fallimentare proposta contro i propri soci, alla subordinazione strategica di CIS ad Interporto.

Questo ha prodotto la progressiva svalutazione del patrimonio immobiliare per i singoli e per tutto il sistema.

Questo è il punto nevralgico della nostra crisi di sistema  che l’Accordo non ha regolato, perché non è stato previsto alcun progetto di recupero modulato per le morosità che pure sono presenti nel CIS, per dare tempo e fiato alle aziende in difficoltà.

Come agiremo con i soci morosi?

Quale sarà il nostro intervento nei confronti di quelli falliti?

Come gestiremo la fase di ricollocazione?

Riusciremo a riportare nel CIS un’autonomia gestionale del polo commerciale o continueremo a dipendere da una politica di gestione dipendente e subordinata ad Interporto?

Quali saranno i tempi e le modalità per cancellare le iscrizioni ipotecarie per i solventi?

Abbiamo già dato, ed in abbondanza; dobbiamo riprendere voce e presenza sociale.
Ora più che mai è necessario un forte Patto sociale, dovete provare a leggere, ma, soprattutto, a scrivere il futuro, non sono ammesse altre esitazioni.
Conto molto sui giovani, su tante belle presenze che, in passato, hanno già dato un generoso contributo alla nostra causa comune.
Abbiamo poco tempo per organizzarci, ma ci riusciremo solo se saremo capaci di seguire il cuore e la passione per il nostro CIS.

Questa è una realtà sociale molto diversa da prima, il nostro interlocutore ora è solo il ceto bancario creditore, al quale siamo stati consegnati, senza nessuno scrupolo; non esiste un Presidente di parte che ci rappresenti, possiamo contare solo sulle nostre forze.

Ecco perché vi ho detto, e Vi ripeto con forza: riscattate, riscattate, riscattate, fate qualsiasi sacrificio, ma riscattate, almeno libererete il valore immobiliare del Vostro capannone e lo porterete a patrimonio nel bilancio aziendale, accrescendo il merito creditorio.

Nella prossima Assemblea dovremo intenderci per naturale intuito, per interessi e valori comuni, per affinità elettive e passione condivisa; non saranno necessarie riunioni ed incontri preventivi.
Avete un blog, usatelo, dite ciò che pensate.
Aspetto segnali forti, venite fuori dall’incertezza, non mi deludete, sarebbe imperdonabile quanto l’assenza di chi è andato via.

Uniti si vince, altro che divisione!

Lunga Vita al CIS.

Emilio D’Angelo

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