Dal 15 al 17 giugno si svolgerà a Napoli un convegno internazionale su un tema di fondamentale importanza:
La nascita della banca moderna a Napoli. Una prospettiva comparativa.
Il Convegno organizzato dalla Fondazione Banco di Napoli, dall’Università degli Studi di Napoli Federico II e dalla Banca d’Italia, si terrà nella sede della Fondazione, nel cuore della città, in via dei Tribunali.

Perché a Napoli?

Nell’era contemporanea stiamo vivendo una profonda crisi del sistema finanziario internazionale e questo richiede uno sforzo straordinario per restituire alle Banche un ruolo fondamentale nel sistema economico.
Ecco, questo è il punto fondamentale: la finanza deve ritornare ad essere strumento di sviluppo al servizio dell’economia globale.
Ci stiamo smarrendo in una società finanziaria che ha perso i riferimenti fondamentali del suo ruolo, avvilita da una montagna di crediti deteriorati che ne insidiano la solvibilità.
È sempre più frequente il ricorso a strumenti straordinari per limitare il danno che può derivare per  Banche e clientela e viceversa.

Si, insisto, ma perché a Napoli?

Le istituzioni bancarie esistono da tempo antico, sin dalla civiltà greca e poi da quella romana, ma sono i Banchi pubblici napoletani” ad introdurre nel sistema bancario i segni distintivi di una Banca moderna.
Non dobbiamo meravigliarci che questo avveniva a Napoli già nel  1600 perché il Regno di Napoli ha tradizioni antichissime e pur alternando diverse dinastie, ha sempre rappresentato una florida economia, tra le prime in Europa, favorita dall’attività portuale e dagli scambi commerciali.
Il Regno di Napoli, come stato Sovrano, vide una grande fioritura intellettuale, economica e civile sotto varie dinastie angioine (1282- 1442) sia con la riconquista aragonese di Alfonso l ( 1442- 1458), sia sotto il governo di un ramo cadetto della casa di Aragona.
Nel 1504 la Spagna sconfisse  la Francia ed il Regno di Napoli fu unito dinasticamente alla monarchia ispanica, sicché i due Regni meridionali, il nostro e quello di Sicilia furono governati come due vicereami.
I due Regni furono nuovamente riuniti da Carlo di Borbone nel 1734 ma solo nel 1816 fu fondato lo stato sovrano del Regno delle due Sicilie.
Furono attivi i commerci con gli Stati  italiani ed europei, con i Paesi del Mediterraneo e l’Inghilterra.
Prodotti esportati: Grano, olio d’oliva,vino, seta, lana, carta, merletti, ceramiche artistiche, zafferano, lame
Importazioni: metalli preziosi e spezie.

 

Questa breve panoramica storica era necessaria per inquadrare quale humus abbia sedimentato la novità dei banchi napoletani.


Tre sono gli elementi innovativi introdotti:

La circolazione cartacea basata sulle fedi di credito, che creò le condizioni per introdurre l’uso degli assegni bancari.
Da qui nasce il concetto di deposito bancario circolante nel mondo.

La possibilità di accrescere l’uso virtuale della moneta circolante, attraverso lo strumento del credito.

L’introduzione del conto corrente e soprattutto dello scoperto di conto corrente.

Sarà importante considerare come nascono i banchi napoletani.
Sono il frutto della gemmazione di istituzioni filantropiche che canalizzano l’intervento statale per fini sociali e,almeno in origine, non hanno scopo di lucro.
Le istituzioni filantropiche che hanno fatto da madri ai banchi napoletani  sono 4 ospedali, due banchi dei pegni ed un istituto di ricovero di giovani donne a rischio.

Le fedi di credito venivano accettate come mezzo di pagamento dai venditori di beni e servizi.
La fiducia è l’elemento fondamentale che caratterizza queste transazioni commerciali.
Fiducia fondata anche sul notevole patrimonio attribuito a queste istituzioni da lasciti ed attribuzioni statali.
Ferdinando Galliani, geniale economista del ‘700, scrisse:
“É pregevolissimo il frutto della virtù che la sola fede dia valuta e tramuti in moneta preziosissima un foglio che non costa niente.”

L’utilizzo di questo strumento rappresentativo di valore e fiducia, introduce l’uso del credito, ovvero la certificazione di un pagamento che sarà eseguito ” allo scoperto”.
L’utilizzazione di questo credito in conto corrente introduceva l’uso di disporre di un determinato credito, prestabilito, all’occorrenza.
Ecco nascere ” in fasce” il concetto di merito creditorio, ovvero quanto vale la fiducia attribuita all’occorrenza.

Per quello che ho raccontato sin qui, Vi suggerisco di leggere un prezioso articolo pubblicato su ” Il Mattino” sabato 3 giugno a firma di Lilia Costabile, dal quale ho attinto molte riflessioni.

Ora a Voi, miei soci del CIS e coeredi di un patrimonio storico e culturale di grande valore, a Voi domando, come Vi appare oggi la banca moderna?
Io trovo che abbia smarrito alcuni connotati fondamentali della sua funzione e primo fra tutti, il rapporto fiduciario.
Questo ha generato una contrapposizione conflittuale, fondato su elementi speculativi e tutto si può concludere in due domande:
Quanto costa?  Quanto rende?
Non c’é più al centro l’interesse prevalente di produrre economia, ma quello di produrre ricchezza e le due cose non sempre vanno di pari passo.
Negli ultimi tempi le Banche per ridurre il rischio di perdite, aggravato dall’attuale regime molto basso dei tassi d’interesse, hanno strutturato una catena verticale di riferimento, allontanatosi molto di più dal cliente.
In poche parole hanno eretto un muro, dietro al quale c’è l’istituzione bancaria che é più incline a gestire patrimoni, piuttosto che imprese.
Direi, con una battuta infelice, ma molto efficace :
Peccato, le Banche hanno soppresso tutti i direttori!
Eppure io sono convinto che la ripresa dell’economia del nostro Paese passa attraverso la ricostruzione di un sistema bancario fiduciario che favorisca lo sviluppo delle piccole e medie imprese.
Per far questo il mondo bancario deve trovare il coraggio di ritornare indietro, con metodi moderni e principi antichi.
Le prime banche che lo faranno guadagneranno subito il favore del mercato e daranno un senso veramente pregnante alla propria funzione.

Noi Cis, Interporto e Distretto, costituiamo ” un banco ” di prova importantissimo dal quale può nascere un modello nuovo di relazione fiduciaria con il mondo bancario.
Sia noi che le Banche, siamo duramente provati da una sfortunata operazione di finanziamento, strutturata sui valori immobiliari e non sul merito creditizio delle imprese.
Ognuno ha pagato il suo prezzo ed é veramente altissimo quello della comunità sociale del CIS,  che è ora impegnata a rispettare con dignità l’Accordo di ristrutturazione del debito, senza trascurare il rilancio della funzione sociale.
Molto del nostro futuro dipende solo dall’impegno e dalla determinazione dei soci, ma una parte importante è affidata al ceto bancario che dovrà sostenere con rinnovata fiducia le singole aziende.
Senza fiducia, il nostro cammino sarà molto più lungo e difficile.
Da Nola potrebbe venire un “banco nuovo” più vicino all’economia che cresce e si sviluppa in un territorio dove è vivo il senso dei commerci e delle produzioni.

Non  dimentichiamo il fondamentale contributo della comunità sociale nella fondazione della Banca Popolare di Sviluppo e alla profonda delusione dell’assenza dal territorio della Banca trasformata.Questo rapporto vitale andrà recuperato attraverso azioni idonee a restituire una rappresentatività che ci compete con piena legittimità, morale e patrimoniale.

Lunga e nuova Vita al CIS, laboratorio dei mestieri e delle imprese.

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