Eh… cari soci, credo proprio che il piano è stato ben articolato e difficilmente riusciremo ad impedirlo, salvo un eccezionale impegno sociale che, al momento, non riesco proprio a riconoscere.
Attenzione, niente di strano, ma di questi tempi la finanza sta assoggettando con le catene dell’indebitamento un po’ tutto il mondo: continenti, nazioni, paesi, istituzioni e società civile.
Tutto questo succede sempre con l’occasionale consenso del potere locale che, per interessi personali o per banale miopia, favorisce la formazione di un nuovo potere: il classico cavallo di Troia…. Timeo Danaos dona ferentes!
Temo i greci che portano doni, ancora di più le Banche che cancellano quote incerte di debito, in cambio di partecipazioni che sottraggono alle imprese vitali diritti patrimoniali ed amministrativi, riducendo a mera comparsa il potere sovrano dell’assemblea.
Nell’ antica tradizione del teatro greco la comparsa non aveva volto e il re ingoiava i propri figli per sopprimere eventuali aspiranti al trono.
É bastato poco, appena sei mesi, per dimenticare cinque anni di lotte e di dibattiti, tante incertezze normative e comportamentali , tante vittime sul campo e tanti feriti abbandonati alla clemenza del nuovo potere.
Ah, sì, perché l’antico potentato, spogliato dalle insegne del comando, é andato in esilio, ormai incapace di muovere anche solo un dito in favore del vecchio CIS.
Sì, ma ci hanno regalato il riscatto, anche se solo a quelli che hanno pagato fino all’ultimo euro; hanno regalato un riscatto a singhiozzi, con il contagocce perché deve passare attraverso ” le finestre” previste ogni semestre.
E dobbiamo ringraziare Dio con la faccia per terra!
É vero, stiamo un po’ meglio, esiste un ordine amministrativo che prima ce lo sognavamo, una prospettiva sicura di riscatto, sia pure entro il termine di scadenza del mutuo, ma il CIS, il nostro CIS dov’é?
Quella straordinaria forza consortile, unica in Italia, capace di creare una città del lavoro di tale grandezza, da camminarci dentro per un giorno intero, dov’é finita?
Quella capacità di investimento nelle nostre aziende, in Cisfi, nella Banca Popolare di Sviluppo, che fine ha fatto?
Il silenzio più profondo avvolge queste domande: ecco siamo diventati una colonia muta nelle mani del potere finanziario.
Con tutto il rispetto per l’autorità costituita, io Vi domando, e so che non mi risponderete, ma in quale società noi siamo ancora influenti e rappresentati?
In nessuna, contiamo meno di niente.
Eppure la maggioranza dei soci per un finanziamento di 1.000.000 di euro su 1000 mq di capannone ha restituito in circa dieci anni 1.500.000, ha rinunciato ai diritti di superficie dei propri immobili a favore della comunità, ha investito in Cisfi e Banca Popolare, rappresentando la base per la formazione di queste società, la spina dorsale dell’intero distretto.
Ebbene, quei soci oggi devono dire grazie perché ci fanno riscattare, passando attraverso le finestre, le antiche forche caudine!
Grazie di che?
C’è qualcosa che non funziona!
E allora parliamo del punto nevralgico del problema, ancora oggi, sempre lo stesso: la ricollocazione delle aree liberate dai soci inadempienti.
Stendiamo un pietoso velo sulle cause degli inadempimenti.
Evitiamo di considerare quanti soci sono falliti con consistenti quote di partecipazione Cisfi e Banca prive di valore transattivo.
Come, a quali condizioni e a chi, verranno ricollocati i capannoni liberi?
Non dipende solo dal c.d.a. ,ma dalle Banche che fanno pressione per recuperare l’ultima quota 40 milioni.
Nel progetto è previsto il recupero entro dieci anni, ma pare che non ci sia più tanto tempo, che l’area non è più di centomila mq, che bisognerà cominciare subito da questo autunno, non c’é più tempo.
La gente è preoccupata, si domanda quanto vale il proprio capannone, se lo potrà affittare e a chi, se il CIS ripartirà commercialmente, se questo incubo è veramente finito.
Questi sono gli argomenti del consiglio, non ci vuole la zingara per indovinare, né sarà mai un modestissimo blog ad anticipare le notizie.
È solo il pensiero dominante, un pensiero espresso da un popolo senza una sede sociale autonoma, senza una rappresentanza diretta, senza potere deliberante, senza capacità rappresentativa coordinata ed influente in Cisfi e Banca Regionale di Sviluppo.
Più sudditi di così non siamo mai stati!
Da testa siamo diventati coda e dobbiamo pure ringraziare!
Il CIS può ripartire solo con un progetto integrato tra produzione, artigianato e distribuzione che valorizzi il ruolo e le professionalità di centinaia di imprese che rappresentano il top della capacità creativa del popolo meridionale nel campo tessile.

Questa è la città dei mestieri, il Made in Sud, del quale  oggi si ricorda anche la politica, in prossimità delle elezioni.

Il grande riscatto italiano parte dal Sud, dalle imprese e dagli investimenti al Sud ed il settore della moda, con l’esplosione del turismo, è trainante in un Paese dove l’Arte e la Storia tracciano un percorso privilegiato.

Il Cis deve puntare a conquistare nuovi mercati all’estero, attraverso un rinnovamento strutturale dei metodi di approccio alla clientela potenziale e di presentazione delle offerte.Abbiamo un’opportunità unica di riscatto, altro che capannoni, noi possiamo riscrivere la nostra storia.

Per far questo occorre recuperare una rappresentanza sociale che non abbiamo, altrimenti resteremo solo degli amministrati in casa nostra, gestiti dal potere finanziario e potremo decidere esclusivamente nell’ambito della nostra autonomia aziendale, se siamo stati capaci  di adeguarci al nuovo corso dell’economia globale.

E adesso, continuate pure a domandarvi se sarà il caso di vendere o affittare ai cinesi, come ultima speranza di un popolo senza identità.
Io non ci sto a chiudere la discussione in uno spazio così angusto e lotterò sino in fondo per l’autonomia del CIS perché credo che mai come ora, la funzione del grossista, organizzatore di produzione con un servizio dal pronto, è richiesta in tutto il mondo e manca un’offerta adeguata.
Ve lo garantisco, ci vuole solo una parte di quel coraggio che vi ha fatto essere Soci CIS.
Pensateci la sera prima di addormentarvi, perché mi pare che abbiate già rinunciato ad essere CIS.

Lunga e nuova vita al CIS.
Emilio D’Angelo.
Fondatore di un Patto di Sindacato di voto ormai reso inefficace dall’attribuzione vincolata dei diritti amministrativi agli SFP.

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