Certe volte mi sono domandato se mai fosse potuto nascere il CIS in questo tempo, credo proprio di no!

E allora Vi domando, miei soci, ed ancora una volta non mi darete risposta, ma senza CIS quante delle nostre imprese sarebbero come sono?

Non voglio avvilirvi, ma se continuiamo così, quante delle nostre aziende sopravviveranno nel prossimo decennio?

È vero, l’ultimo decennio è stato contrassegnato da una svolta finanziaria che ha avuto un’evoluzione negativa, frenando il passo di crescita dei valori fondanti del nostro antico successo d’impresa.

CIS é un marchio che ha attirato l’attenzione mondiale per un fenomeno associativo di straordinario valore, un modello d’impresa che ha unito trecento aziende in una Città del Commercio, una ” ergopoli ” meravigliosa.

La rivoluzione nel mondo della distribuzione, lo spostamento ad oriente del mondo delle attività produttive, il mercato globale, le nuove tecnologie e, soprattutto, internet hanno trasformato la nostra funzione e molte aziende sono andate in crisi.

Oggi non esiste più il grossista tradizionale, ma l’organizzatore di produzione, il converter, colui che mette al servizio del mercato delle scorte di prodotti, preparati ed ideati da lui ma prodotti su suo incarico dovunque nel mondo.

Il punto è: ma perché in Italia?

La domanda di prodotto “italiano” , soprattutto nel campo della moda della persona e della casa, è enorme.

Il Made in Italy è garanzia di gusto, di raffineria e di qualità.

E allora come combinare la grande capacità produttiva orientale con la richiesta di Italia?

Il valore aggiunto della creazione, delle lavorazioni e delle trasformazioni del prodotto dovrebbe essere rigorosamente italiano.

Questo richiede il recupero delle attività artigianali, purtroppo dimenticate in fondo alla spietata piramide economica del nostro amato Paese.

Torniamo al tema principale: il valore dell’Associazionismo.

Voi pensate che veramente da soli potrete affrontare il rinnovamento del ruolo, le difficoltà di un mercato globale con un confine invisibile spostato nell’etere?

Sarebbe follia, come quella di Icaro che sicuro della sua straordinaria bellezza volò vicino al sole con ali di cera!

Vi assicuro che il nostro mercato si è allargato a dismisura e noi ne cogliamo solo una parte marginale, molto marginale.

Il nostro futuro sta a pochi centimetri da una tastiera, dietro ad un video spento, un futuro che non riusciamo a riconoscere perché siamo presi dal quotidiano.

Amici, il CIS immobiliare ha chiuso la sua era, ma l’idea del CIS come forza consortile ha davanti a se una prateria sterminata, grazie ad una geniale intuizione del suo fondatore.

Noi, si, proprio noi, siamo aziende fortissime nella gestione delle scorte, nella creazione dei prodotti, nella disponibilità naturale al servizio della clientela.

Questi valori ci appartengono come comunità sociale e devono riemergere, abbandonando i vincoli e le paure di un recente passato.

Noi stiamo insieme per fare impresa, non per costruire immobili.

Un ruolo importante del successo delle nostre imprese dipende, infatti dalla capacità di presentarci con efficacia sul mercato mondiale, dimentichiamoci del valore del capannone, quello è solo il contenitore e il suo valore conta solo in fase di liquidazione.

È fondamentale la creazione di un sito funzionale per ogni impresa che dovrebbe essere ricollegato ad un’offerta distinta e specializzata di marchio CIS.

Come la gente, una volta veniva al CIS, affollando i nostri viali e bloccando tutte le aree di parcheggio, ora deve affollare il sito per ammirare le vetrine del CIS.

Questo mi fa pensare che occorre creare anche un sito fisico di accoglienza, nel quale le aziende presentano una sintesi delle proprie caratteristiche con una postazione fieristica a supporto dell’azione mediatica.

Ed infine, almeno per oggi, voglio parlarvi della distribuzione all’estero, quello che tecnicamente viene definita internazionalizzazione delle imprese,

Ho verificato con esperienza diretta che le possibilità di accoglienza del nostro prodotto all’estero sono enormi.

Voi sapete, che la mia aziende vende tessuti da almeno quattro generazioni, proviene dal centro storico napoletano, dedicando la nostra vita alla ricerca del bello, ai tessuti che vestono prima il cuore e poi il corpo.

Offriamo un servizio impeccabile, curando ogni particolare nella qualità della consegna, siamo solutori di problemi.

All’estero questo viene apprezzato molto di più che in Italia perché la clientela non è abituata a ricevere tanta attenzione ed un servizio così efficiente dal pronto.

All’estero, però, bisogna arrivarci e per arrivarci bisogna organizzarsi.

Ecco la notizia, ho scoperto l’acqua calda!

Ieri mattina ho conosciuto AICE nella persona di una garbata signora torinese. 

Il CIS aveva preparato questo incontro con i vertici della Confcommercio.

Chi è la Signora AICE?

L’Associazione Italiana Commercio Estero, nata da un’iniziativa della nostra organizzazione sindacale, la Confcommercio.

So già che molti diranno: va be’ le solite cose, per far pagare una quota e mantenere un carrozzone istituzionale.

Niente affatto, il valore e le possibilità che offre l’associazionismo sono enormi.

É un potenziale elemento di crescita che dipende solo dalla nostra capacità di accoglimento e d’implemenazione.

Ieri non abbiamo disegnato sogni per riempire di speranze l’anima della gente, ieri abbiamo costruito un primo progetto, la base di qualunque rapporto: l’incontro!

Abbiamo programmato di organizzare in settembre un evento per presentare a tutti la signora AICE, e sarà molto bello riprendere a parlare di reale associazionismo.

Mi aspetto almeno cento giovani imprenditori ai quali affidare il nostro futuro.

Lunga Vita al CIS

P.S.

Questo articolo lo avevo scritto mercoledì sera, dopo un bellissimo incontro in mattinata organizzato dal CIS con la Confcommercio e quella che scherzosamente ho definito la signora AICE, che é veramente una persona speciale.

Fulvio Guida vi dirà molto di più.

Qui non ho molti mezzi a disposizione, ma voglio solo dirvi che dovunque vado, anche in terapia intensiva, finisco a parlare di Cis e con gioia devo riconoscere che fuori siamo molto più grandi di quanto appariamo….E questo ci dovrebbe far riflettere sulla nostra responsabilità di essere soci CIS.

Un abbraccio fraterno a tutti.

 

 

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