Carissimo CIS,

Con queste ultime righe vorrei consegnarti il lavoro di questi ultimi cinque anni con una nota di speranza per il nuovo che avanza ed un pizzico di amarezza per tutti quei sogni che sono rimasti nel cassetto.

Comincio subito dalla parte più bella, una prospettiva nuova e realistica di un rinnovato primato che il CIS potrà realizzare con l’innovazione del suo ruolo da pioniere nel territorio per la nascita e lo sviluppo di una solida filiera che realizzi la produzione e la distribuzione di idee, prodotti e servizi.

Non possiamo sottovalutare la straordinaria portata della modifica della convenzione con l’Asi che renderà possibile l’apertura a nuovi settori merceologici.

La precedente convenzione che risaliva al 5 aprile 1979 prevedeva che i lotti del centro potevano essere destinati, esclusivamente, al commercio all’ingrosso.

Quello fu il nostro primato, il primato di quella generazione di imprenditori, guidati da Gianni Punzo, con passione, impegno e capacità.

Fu il nostro tempo e di quel tempo lascio nel cassetto la gioia e l’orgoglio di esserci stato, ma pure la profonda amarezza per i fallimenti di tante aziende, la sofferenza di tanti colleghi che non meritavano di chiudere in questo modo la loro carriera nel CIS, dopo aver contribuito con grande merito alla creazione del Distretto.

Torniamo al futuro, perché il passato non deve imprigionarci in un malinconico, quanto inutile ricordo, di un periodo glorioso, ormai lontano.

Il CIS deve affrontare il nodo cruciale della ricollocazione delle aree disponibili ed oggi può farlo con un progetto preciso perché la modifica della convenzione Asi consente ” di insediare nel CIS funzioni produttive così come indicate dalla normativa vigente”.

Questo consente la modifica delle destinazioni d’uso delle aree.

Deve partire subito una campagna di ricollocazione dei lotti disponibili favorendo l’ingresso di piccole e medie imprese produttive che facciano filiera con le aziende già presenti nel CIS con marchi propri nei più svariati settori d’impresa.

Deve essere concessa priorità alle aziende socie che intendono proporre un nuovo modello produttivo sinergico con l’attività tradizionale per favorire un effetto di richiamo in tutta l’area.

Non dobbiamo sottovalutare l’opportunità di poter collocare in area CIS-Interporto una probabile Zes ( Zona Economica Speciale).

Corriamo il rischio di perdere un’occasione straordinaria di rilancio per il nostro tormentato territorio solo per continuare ad inseguire risentimenti, più o meno giustificati, o antichi sospetti.

Tutto questo sarà possibile solo in un contesto sociale molto coeso e pacificato, ma, soprattutto, da una nuova volontà sociale che impegni le nuove generazioni in uno sforzo comune di rinnovamento.

Aprire alle nuove attività produttive prelude ad un’idea di filiera e questo richiede che nessuno di noi rimanga chiuso in se stesso ma apri agli altri la propria esperienza cercando convergenze.

Faccio un esempio semplice che mi appartiene.

Noi creiamo tessuti per alta moda sartoriale, artigianato e piccola o media industria manifatturiera ; ci siamo relazionati, in Italia ed all’estero, con la nostra filiera offrendo prodotti e servizi che siano utili, direi di più, indispensabili,  per la produzione artigianale e anche industriale dei nostri corrispondenti.

Vi faccio osservare, che, salvo rare eccezioni, proprio nel CIS non sono nate sinergie sufficienti per fare filiera e questo ha provocato  lo spostamento di molte aziende in altri territori.

Ora si sono create le condizioni per attribuire al CIS un nuovo primato, un ruolo di eccellenza nel sistema produttivo, abbiamo aziende esperte e preparate, capaci di creare filiera, ma occorre un coraggio diverso per affrontare il futuro.

Questo coraggio non viene richiesto solo a noi soci, ma anche a Sergio Iasi, perché non può pensare di affrontare il futuro portandosi indietro, all’infinito, i problemi del contenzioso e dei fallimenti dei soci più deboli.

É stato dimostrato che della famosa area 100.000 mq solo il 30% si può ricollocare subito, il resto è incagliato nelle procedure amministrative di vario livello.

Dobbiamo affrontare questo nodo con determinazione, per riportare pacificazione nell’ambiente sociale e creare le condizioni per il rilancio.

Proprio in questi giorni il dr. Iasi ha compiuto un anno di vita CIS!

Buon compleanno anche al nuovo CIS..

Bisogna dare atto che in un anno ha iniziato e concluso la fase procedurale dell’Accordo di Ristrutturazione ed ha avviato la fase di normalizzazione amministrativa di CIS ed Interporto.

Vi rivelo un piccolo aneddoto che ha distinto il primo incontro con il dr. Iasi alla presenza di Gianni Punzo nel settembre scorso.

Vi ricorderete che il CIS promosse un incontro con i soci per gruppi ben distinti.

A me toccò il gruppo dei dissidenti, quello del Patto di Sindacato, un po’ come la storia dei comunisti che mangiano i (demo)cristiani!

Ci ospitarono nella sala di Presidenza ed io fui invitato a sedere di fianco al dr.Iasi.

Il Presidente Punzo prese la parola per illustrare i vantaggi dell’Accordo e la scelta molto accurata del nuovo amministratore delegato designato dal ceto bancario.

Io lo ascoltai, come sempre, con molto rispetto, pur rimanendo fermo nelle mie convinzioni, e Lui apprezzò molto e mi dedicò un messaggio personale di grande spessore umano che custodisco fra i ricordi più significativi del nostro percorso sociale.

Devo dire che tutti i soci presenti furono molto corretti con il Presidente, confermando che il nostro ambiente sociale è il migliore del mondo per le alte qualità morali e professionali di tutti i soci.

Il dr.Iasi si soffermò a lungo a spiegare in dettaglio tutte le fasi dell’Accordo di ristrutturazione e, soprattutto, la valenza della trasformazione del debito in apporto partecipativo attraverso gli SFP, a suo parere, un vero regalo da parte delle banche. 

Per amore di verità questa opinione non veniva affatto condivisa da molti di noi che ci sentiamo ancora oggi, ingiustamente, defraudati nella nostra dignità sociale. 

Quando fu dato spazio agli interventi, il dr. Iasi, con straordinaria abilità, pose un limite temporale alle sue risposte non consentendo di indagare sulla genesi e sugli effetti della tremenda crisi che ci aveva condotto in area fallimentare.

Talvolta, infastidito dalla riproposizione di certe domande, ha ripetuto, più volte, che, se non risultava gradito alla comunità sociale, poteva tranquillamente andare via, ricordando a tutti che aveva portato con se solo tre camicie in valigia, non più di tre.

Un collega, molto arguto, una volta riferendosi a Lui, disse :

Tanto il dottor Tre Camicie non resterà a lungo qui da noi….

Evidentemente si sbagliava perché il CIS non è un posto che si abbandona per mancanza di emozioni, anzi è forse il contrario, non c’è un posto uguale al mondo dove si possono realizzare imprese straordinarie.

Non é vero, forse?

Bene, é ormai sera per me, é tempo di andar via, Vi lascio ancora per un po’ il blog aperto, magari qualcuno vuole continuarlo…..forse potrei consegnarlo proprio al CIS?

Nell’ultimo mese di luglio solo tre soci sono intervenuti, molti continuano a leggerlo, tanto che, fino ad oggi, sono state registrate 112.000 visite, ma devo amaramente ammettere che  sono diventate rare le partecipazioni al dibattito.

Ora che il CIS é diventata un’autentica casa di vetro non serve più un blog per raccontare gioie e dolori dei soci, basteranno le newsletter CIS  ed a me rimane solo di augurarvi tutto il bene del mondo.

Lunga Vita al CIS.




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