Nell’ultima seduta prima delle ferie e dopo tante tensioni all’interno del governo, il CIPE ha sbloccato 29,5 miliardi di euro per le infrastrutture.
Questo consentirà la realizzazione di molti lavori ed il riconoscimento dell’autonomia finanziaria di Anas, favorendo il processo di integrazione con Ferrovie dello Stato.

In dettaglio il programma di investimenti sino al 2020 prevede l’importo di 23,4 miliardi già finanziati e 6,1 da finanziare.
Il 56 % degli investimenti finanziati interesserà le regioni del Sud Italia e le isole per un totale di 12, 9 miliardi, mentre 5,7 miliardi sono stati assegnati al Centro Italia, 4,4 al Nord Italia e 1 miliardo alle emergenze.

Naturalmente questa distribuzione delle risorse destinate al Sud per recuperare lo storico ritardo infrastrutturale, fra Settentrione e Meridione d’Italia, ha provocato la ribellione del Nord.

É la solita storia che tenta di attribuire al Sud l’incapacità di impiegare le risorse europee che verrebbero restituite alle autorità intracomunitarie, con lo scopo di dirottarle verso un differente impiego.

Questa tesi è stata smentita anche da Confindustria che ha verificato presso la commissione Europea il puntuale impiego di tutti i fondi assegnati al Sud.

La politica di coesione della UE si fonda proprio sul meccanismo di ripartizione del vantaggio del maggior impiego delle risorse al Sud.
É ampiamente confermata la tesi che un impiego di 100 al Sud produce un ritorno di almeno 40 al Nord, proprio perché si recupera l’energia di un’area depressa favorendone lo sviluppo.

Questa tesi viene strumentalmente contestata da alcune forze politiche che stanno proponendo polemicamente una questione “settentrionale”, proprio in contrapposizione a quella meridionale, storicamente consolidata da un secolo e mezzo di aspre battaglie che continuano a privilegiare  gli interessi locali rispetto a quelli nazionali.

Stiamo assistendo, infatti, al tentativo di estendere le applicazioni sperimentali delle Zes ( Zone Economiche Speciali ) a tutto il territorio nazionale, vanificando il principale obiettivo del provvedimento che si propone di attrarre investimenti stranieri per sviluppare un’area del Paese in forte ritardo infrastrutturale con ampie prospettive strategiche per la sua collocazione geografica.

Un autentico ponte che dal Mediterraneo può collegare la nuova strada della Seta verso l’Oriente.

Pensate che l’istituzione delle Zes è stata prevista, su indicazione della Comunità europea, da uno specifivo decreto per il Mezzogiorno, che ha definito l’area di applicazione solo al Sud, individuando nella Campania e nella Calabria le prime due regioni d’insediamento. ( Decreto Sud  DL n.91 /2017).

Le Zes sono determinanti per l’affermazione di una centralità del Mediterraneo nei traffici marittimi e questo passa attraverso uno sviluppo della presenza industriale e commerciale nel Mezzogiorno che avvantaggerà tutto il sistema Paese, includendo necessariamente le risorse umane e professionali del Nord del Paese.

Questo discorso non riguarda solo uno schema di politica economica, ma un fondamentale risvolto storico e sociale che ci riguarda da vicino, molto da vicino.

Non perderei molto tempo in un’inutile polemica storica e revisionista che ci porterebbe ancora più lontano da risultati concreti, alimentando un separatismo fra Nord e Sud che ha fatto già molti danni.

Questa occasione deve essere colta come sistema Paese, infatti la collocazione al Sud delle Zes non è dettata da un criterio clientelare ma da un’esigenza strategica che deve essere accompagnata dall’impegno di imprese tanto del Sud quanto del Nord, anzi proprio dalla sinergia del sistema Italia nascerà crescita, sviluppo e lavoro per i nostri giovani.

Vorrei concentrare la Vostra attenzione su quello che possiamo fare, da ardenti meridionalisti, e quello che dobbiamo fare se vogliamo cogliere un’occasione, forse l’ultima, per recuperare quel ruolo che ci compete in un rinnovato equilibrio economico internazionale.

Noi siamo il CIS e con Interporto Campano, rappresentiamo un Distretto economico di interesse nazionale.
Abbiamo avuto la nostra crisi, ne stiamo uscendo fuori e dobbiamo costruire futuro.

La Zes è un’occasione straordinaria, irripetibile, non possiamo perderla e non dobbiamo ritardare, per nessuna ragione,  l’applicazione dell’iniziativa.

Possediamo tutti i requisiti tecnici per realizzare una Zes ideale, anzi dobbiamo proporci per coordinare anche la crescita e la partecipazione di tutte le aziende del territorio per creare un soggetto  ancora più ampio e sinergico che superi le banali rivalità di settore.

Dobbiamo essere pronti ad effettuare la prima sperimentazione di un distretto integrato che diventi filiera produttiva e distributiva di stile italiano, per proporci  come nuovo modello di sviluppo di commercio con l’estero.

Dobbiamo essere centrali e propositivi per tutte le modalità di trasporto, sia via mare che via terra, su ferro e su gomma, per sviluppare sinergie ed interessi con l’Oriente e tutti i Paesi Mediterranei.

É fondamentale il rilievo che  le Zes prevedono, quale requisito indispensabile, la fruibilità di una struttura portuale ed in questo senso sono stati individuati, per primi, i porti di Napoli, Salerno e Gioia Tauro.

Tracciamo un breve rilievo caratteristico delle Zes per conoscerle meglio, riferendoci ad alcune preziose pubblicazioni del ” Sole 24 ore”.

Zes è una sigla che indica le Zone economiche speciali che sono nate per perseguire l’obiettivo di attrarre investimenti dall’estero o da altre regioni più ricche proponendo incentivi, agevolazioni fiscali o deroghe amministrative.

Nel mondo esistono circa 2700 Zes e gli esempi più rappresentativi vengono individuati in Cina e a Dubai.

In Europa le Zes arrivano più tardi ed al momento sono solo una settantina, fra i quali emergono quelli istituiti in Polonia, 14 in totale.

La misura più importante assunta in Polonia è la Corporate income tax exemption, un’esenzione fiscale che oscilla fra il 25 ed  il 55% a seconda di una serie di condizioni che possono riguardare: la quantità degli investimenti programmati, il numero dei posti di lavoro che si progetta di creare, le dimensioni dell’impresa e il luogo dell’investimento.

Questo è un modello che potrebbe essere perseguito con successo in Sud Italia, ma per farlo dovremmo essere pronti a metterci nuovamente in gioco, come facemmo trent’anni fa.

Non posso tacere, però,  un’insidia concreta che potrebbe minacciare l’esito positivo di un grande progetto: il nostro recente passato!.

Il nostro ambiente potrebbe creare resistenza alla Zes, immaginando un diabolico disegno della grande finanza per perseguire grandi interessi.

Ho ascoltato troppe volte una frase drammatica e negli ambienti più disparati: ” Muoia Sansone con tutti i Filistei”.

È una bestemmia gravissima, nulla giustifica la distruzione di una prospettiva di benessere generale, nessuna ulteriore ingiustizia può rendere giustizia.

Io penso anche alle aziende del CIS inadempienti che sono fallite anche  per impulso giudiziario della nostra società.

Io penso a quelle che sono ancora in difficoltà, per le quali, oggettivamente si sta tentando ogni soluzione per evitare il peggio.

Cari amministratori, non possiamo  pensare di affrontare un progetto così ambizioso, lasciandoci indietro una scia di soci falliti.

Dobbiamo assolutamente mettere al centro della nostra azione il problema del risanamento del passato per poter costruire con successo il nostro futuro.

Siatene certi, solo affrontando  con saggezza ed equilibrio il passato, potremmo garantirci un grandioso futuro degno del CIS, della sua storia e del suo Fondatore.

Avremo tempo e modo di rivedere con maggiore serenità la nostra storia, anche quella più recente e dolorosa, perché da essa noi siamo nati e ci siamo costituiti come una realtà d’impresa consortile, viva e pulsante che rappresenta, ancora oggi, dopo tanti anni,  la più concreta speranza per le nuove generazioni del Territorio. 

Lunga Vita al CIS.

Emilio D’Angelo

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