Dobbiamo ammettere che per quanto cerchiamo di guardare al futuro con rinnovata speranza, ci ritroviamo spesso a rimpiangere il passato, ricordando solo i momenti più belli e dimenticando quelli più tristi.
Questo nostro CIS lo abbiamo ritrovato, dopo una breve pausa estiva, ancora peggio di prima.
Sarà il caldo asfissiante, il periodo di fermo stagionale, la complicità del periodo feriale….. ma?
Non credo!
Il problema è molto più radicato nella struttura del nostro sistema e deve essere affrontato con chiarezza e determinazione.
Il CIS, così come fu concepito nel 1986, è obsoleto perché non corrisponde più alle esigenze del mercato, profondamente rivoluzionato dallo sviluppo della rete distributiva e dalla desertificazione dei distretti produttivi nazionali.
Noi siamo stati vincenti per un quarto di secolo perché abbiamo inventato un mercato del commercio all’ingrosso con l’acquisto di presenza dal pronto.
Un’offerta unica al mondo!
Un magazzino di un milione di metri, multi settoriale con prevalenza del tessile, presentato in orizzontale da trecento aziende autonome, unite in consorzio per la logistica ed i servizi.
La crescente distanza tra produzione e distribuzione, la progressiva diffusione della grande distribuzione, la disperata resistenza dei negozi al dettaglio tradizionale nei centri urbani e, soprattutto in provincia, aveva creato le condizioni per sviluppare la richiesta e la ricerca di un centro attrezzato dove i dettaglianti potevano trovare una risposta adeguata alle proprie necessità di approvvigionamento di prodotti assortiti, con prezzi interessanti e sempre pronti a magazzino, con evidente diminuzione del rischio d’impresa.
Ecco spiegate le lunghe colonne all’ingresso e all’uscita del CIS, il traffico sulle strade di accesso, le domeniche di apertura, la carenza di parcheggi, e via così…..
Il CIS rispondeva ad un’esigenza del mercato che oggi non esiste più con le stesse modalità.
Il mondo è cambiato e noi non ce ne siamo accorti in tempo, troppo impegnati a cercare soluzioni finanziarie o immobiliari, inadeguate a sostenere un cambiamento epocale nell’era della globalizzazione.
Questo è il passato, spogliato da ogni polemica.

Da questo punto dobbiamo ripartire, salvando tantissime qualità che sopravvivono nella nostra tradizione d’impresa.
Facciamo insieme una considerazione realistica su quello che dobbiamo salvare dal nostro passato per trasferirlo in un’ideale “Arca di Noè” che ci deve traghettare nel nuovo mondo globale del commercio internazionale.

Io Vi consiglierei di portare con Voi :

– la Base logistica
– l’impostazione consortile
– l’esperienza tecnica, specifica per il Vostro settore
– la capacità di organizzare la creazione di una produzione originale
– l’organizzazione del magazzino.

Carissimi colleghi,

pensare di rifondare il CIS attraverso una trasformazione di facciata è un’opera inutile e disperata perché il CIS non tornerà mai più come prima.
Noi dobbiamo puntare ad un processo di trasformazione delle nostre aziende per proiettare in un mercato vastissimo che richiede prodotti e servizi di stile italiano.
Questo non si inventa da un giorno all’altro ma si costruisce, però, giorno dopo giorno con costanza e coerenza di progetto.
Occorre un rinnovato impegno, soprattutto dei giovani,
Insisto su questo punto, perché i giovani sono più aperti alle innovazioni, sono nati con un computer nella culla, sono più inclini a parlare in inglese e possono volare in giro per il mondo.
Nel nostro guscio nolano , non produciamo più niente, almeno per ora, forse in futuro cambierà , ma per ora bisogna farne di strada!
Bisogna andare fuori, organizzare strutture di vendita esterne per portare in giro per il mondo la nostra offerta.
Come?
Nei modi più semplici e banali, al tempo d’oggi.
Innanzitutto via rete, mettendo in atto un campionario telematico amplificato dalla partecipazione consortile per settore.
Poi, come nella notte dei tempi, torniamo ad essere mercanti in fiera itinerante.
Immaginate il CIS come un grandissimo Tir che si sposta in giro per il mondo con le sue aziende.
Fiere specializzate nel mondo, agenti e rappresentanti, campionari e ricerche di mercato dettagliate.
Il nostro prodotto, se viene adeguatamente organizzato, serve al mercato globale.
La progressiva tendenza di localizzare la produzione mondiale soprattutto nell’Oriente del mondo, ha prodotto sempre crescenti difficoltà per programmare forniture frazionate ed articolate.
Si sviluppa la figura ed il ruolo dell’importatore, tradizionalmente considerato un mero collocatore di beni prodotti all’estero, allo stesso modo il ruolo del grossista, che pure appariva svalutato dall’avanzata della grande distribuzione, acquisisce una nuova e più impegnativa missione.
Il grossista moderno diventa organizzatore di produzione, creatore di linee di prodotti di stile italiano ed infine distributore di quantità di prodotti assortiti ed articolati.
La richiesta del mercato globale non si articola solo sul prodotto, ma, soprattutto, sui servizi accessori che rendono disponibile quel prodotto in quantità e tempi ragionevoli, anche in capo al mondo.
Questo è il nostro territorio, il mondo.
Le centinaia di mercanti che ogni giorno venivano al CIS chiedevano un servizio: merce di buona qualità, ad un prezzo conveniente, da scegliere dal pronto e da portare via.
Il commercio all’ingrosso globale risponde alle stesse esigenze, cambiano solo le modalità di approccio e di consegna.
Questi sono i temi che vorrei affrontare nella prossima riunione convocata dal Cis.
Su questi temi dobbiamo confrontarci, sul futuro, sulla Zes ,
sulla collocazione delle aree, sull’ inderogabile pacificazione sociale.
Il resto sono chiacchiere da bar, nostalgie di un passato che non ritornerà mai più, prepotenze, calcoli o convenienze personali.
Il futuro è già cominciato, i conti sono in sicurezza, l’impianto amministrativo é solido, la guida è seria ed affidabile, ci vuole solo il coraggio di guardare avanti senza rimpianti, né sospetti.

Lunga vita al CIS 

Emilio D’Angelo

 

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