Credo che dovremmo prepararci alla prossima riunione del 21 settembre per affrontare con consapevolezza e responsabilità una serena valutazione delle proposte che saranno presentate.

Noi soci del CIS abbiamo vissuto un periodo drammatico che solo da pochi mesi si sta lentamente allontanando, pur lasciando, comunque, una serie irrisolta di difficoltà a carico di tante aziende socie.
Per questo esprimo sincera gratitudine e vivo apprezzamento per l’impegno profuso da tutto l’organo amministrativo in questa prima fase di lavoro.

In questi ultimi quattro anni , tra innumerevoli amarezze e grandi delusioni, abbiamo conosciuto anche significativi successi nella nostra azione sociale, solo quando siamo stati capaci di esprimere un autentico spirito consortile.
I principi associativi che ci unirono, resistono ancora oggi, dopo tanti anni e dovrebbero rappresentare un riferimento sicuro per ogni scelta sociale.

Ho avuto la gioia di lavorare con un gruppo appassionato di colleghi che si è formato prima nel Patto di Sindacato, in condizioni difficilissime e, più avanti, si è allargato, prima con il Comitato per il no alle modifiche dello Statuto ed ancora oggi conserva una confortevole compattezza fra tanti amici del CIS.

Credo che nella prossima riunione ci ritroveremo ancora una volta
insieme per costruire futuro per la nostra Casa comune, non certamente per distruggere o per interessi personali, come ingenerosamente ci dipinsero, per impedire una giusta protesta delle nostre ragioni.
Attraverso l’informazione puntuale e ragionevoli proposte abbiamo realizzato l’unica azione consortile e solidale che si è sviluppata nel momento più buio per la nostra comunità sociale.

Noi non avremmo mai consegnato al ceto bancario il nostro valore associativo, ma la maggioranza ha fatto una scelta più prudenziale, per molti versi, anche comprensibile e noi l’abbiamo condivisa con lealtà.
É una considerazione di fatto non sterile polemica.
Oggi, infatti, il CIS viene amministrato con il determinante indirizzo strategico delle banche che hanno sottoscritto l’Accordo di ristrutturazione, trasformando una parte consistente del loro credito in S.F.P.

Così è e nessuno può cambiarlo!

Non posso tacere che qualche ambizioso tentativo di restaurare il potere d’influenza del precedente regime amministrativo è stato contrastato con chiarezza sin dall’inizio.
Questo ha provocato l’imprevedibile rinuncia del Presidente Giovanni Punzo a mantenere la carica, senza poteri, nel CIS.

La carica fu assegnata dall’Assemblea allo stesso amministratore delegato, dr. Sergio Iasi, privando di fatto la comunità sociale, fondatrice del distretto, di un importante ruolo rappresentativo nel territorio.
Anche questo rimane un rilievo incontestabile, fuori da ogni spunto polemico ed a prescindere da ogni valutazione di merito sulla conduzione amministrativa, per la quale ho già espresso sincero apprezzamento.
Vi ricordo, però, che questo è stato un nostro limite, una nostra debolezza perché non siamo stati capaci, avendone la facoltà, di esprimere un’indicazione unitaria diversa.

Oggi, però, non è più tempo di discutere l’assetto amministrativo del CIS, sarebbe pura follia e velleitaria aspirazione che genererebbe solo danni al progressivo riequilibrio del sistema.

Ora é il tempo della concretezza e dobbiamo offrire piena collaborazione all’organo amministrativo per sviluppare, insieme, un’azione capace di rilanciare il CIS, stabilizzare il processo di normalizzazione del piano finanziario e ricollocare il patrimonio immobiliare disponibile

Abbiamo raggiunto lusinghieri risultati nel primo e più difficile anno della nuova gestione, grazie ai numerosi riscatti che stanno confermando la solidità del comparto associativo, come ho sempre sostenuto, fermamente convinto della qualità del nostro ambiente sociale.

Non posso nascondere , però, che si procede , purtroppo, con troppa lentezza nel processo di ricollocazione ed ancora oggi non emergono indicazioni chiare ed incoraggianti sul progetto definitivo.

Credo che vadano affrontate, alla radice, le cause che, ormai da troppo tempo, ostacolano un reale rilancio della ricollocazione degli immobili inutilizzati ed un ricambio d’utenza più adeguato alla radicale trasformazione del mondo delle produzione e della distribuzione.

Il nodo del problema é la parziale disponibilità di molti lotti ed il frazionamento delle ubicazioni in un centro così esteso.
Molti immobili sono bloccati dal contenzioso giudiziario e quindi non sono effettivamente disponibili.
La disponibilità effettiva di immobili collocabili è molto frastagliata perché é distribuita a macchia di leopardo.

Questi sono i due problemi essenziali che vanno risolti subito attraverso una ragionevole ricomposizione del contenzioso ed una politica realistica di accorpamento, che proponga , alle aziende interessate, condizioni adeguate per favorire gli spostamenti.

Sono scelte strategiche imprescindibili e prioritarie e competono all’organo amministrativo, non all’assemblea e, quindi, vanno condivise dal sistema bancario che deve sostenerle se crede nel progetto.

Non possiamo permetterci altri tentennamenti.

A noi occorre almeno un’isola libera da destinare al progetto Zes, sarebbe meglio che fossero due, per poter sviluppare altri progetti nell’interesse di tutte le aziende socie.

È questa una necessità sociale ineludibile, oltre ad essere una concreta opportunità, formalizzata da un decreto legislativo già approvato, proprio per rilanciare gli investimenti nel Sud.

Tutto il sistema trarrebbe straordinari vantaggi industriali dall’insediamento di una Zes nel nostro territorio.

Spero vivamente che siano questi gli argomenti in discussione ed assicuro sin d’ora la mia piena condivisione per tutte le iniziative che avvieranno una convinta azione di sviluppo e pacificazione sociale, tenendo in gran conto il contenzioso giudiziario e le necessità dei soci più deboli.

Lunga vita al CIS.

Emilio D’Angelo

 

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