Nell’ultima riunione dei soci ci è stata presentato un progetto di ammodernamento del CIS che prevede un impegno finanziario da ripartire fra le aziende socie.

Penso che non sia proprio in discussione l’opportunità di avviare un percorso di rilancio dell’immagine e, soprattutto, del ruolo del CIS.

È fuori da ogni dubbio che si debba procedere nella direzione tracciata, alle condizioni proposte, per avviare una fase nuova.

 

Questo non esclude che i termini della proposta introducono elementi di viva preoccupazione per l’autonomia ed il ruolo della volontà assembleare, che fino ad ieri ha rappresentato allo stesso modo anche l’orientamento della gestione condominiale.

Vorrei ricordare a tutti che l’Accordo di ristrutturazione del debito ha introdotto nuovi diritti partecipativi che modificano radicalmente la formazione della volontà assembleare costitutiva che prevedeva, con rigorosa prescrizione,  la libera espressione di voto del socio azionista con una partecipazione proporzionale ai metri posseduti.

Potevamo, con certezza, affermare la perfetta coincidenza nella volontà assembleare, sia del socio che dell’utente-condomino.
Oggi questa coincidenza é venuta meno e si propone, quindi, un problema di legittimità di qualsiasi determinazione nella gestione condominiale, non tanto, per quella ordinaria, in quanto necessaria ed ineludibile, ma soprattutto, per quella straordinaria.

Mi spiego meglio.

A mio parere l’amministrazione della società può anche coincidere con quella del condominio di fatto che si è costituito, sin dal primo riscatto e via via si sta allargando, ma non può, in alcun modo, eludere la necessità di  una gestione autonoma rispetto alla volontà dell’ assemblea sociale, in quanto essa non si può formare più liberamente.

Questo limite potrebbe rappresentare anche un ostacolo alle esigenze di rinnovamento del sistema che non possono essere più finanziate  attraverso l’investimento sociale.

A conferma di ciò, il Presidente, infatti, non ha convocato un’assemblea straordinaria, perchè questa avrebbe potuto deliberare solo un apporto dei soci, eventualità, comunque, negata dall’accordo di ristrutturazione, giammai, invece, una revisione di spese ordinarie e tanto meno di spese straordinarie.

Propongo, quindi, all’attenzione degli amministratori di considerare con priorità assoluta la costituzione di un assemblea condominiale, la nomina del rappresentante, la gestione separata delle spese di utenza sulla base di preventivi e consuntivi annuali.

In nessun modo possono più coincidere i rapporti di costi e ricavi della gestione societaria con quella condominiale, come testimonia l’indisponibilità delle banche a finanziare il progetto di ammodernamento che produrrà sicuramente una rivalutazione anche degli immobili in ricollocazione, con evidente incidenza positiva nel conto economico del CIS.

Tale vantaggio, come previsto dall’Accordo, andrebbe tutto a favore degli SFP, compresa la quota di eventuali apporti dei soci, in quanto, proprio perché considerati rimborsi per spese straordinarie, incidono direttamente nel conto economico per la determinazione dell’utile d’esercizio.

Un antico adagio latino recita: ubi commoda, ibi incommoda.

Non accetto di continuare a definire l’Accordo un generoso regalo delle Banche, così come, noi  soci, non continuiamo a reclamare fondati dubbi di legittimità del contratto di mutuo.
Un accordo è un accordo, si rinuncia a reciproche ragioni e pretese , accettando vantaggi e svantaggi.
E noi, soci paganti, abbiamo immolato all’altare della solidarietà sociale la nostra sovranitá assembleare.
Tant’è, senza alcun dubbio, ma, sia chiaro, l’Accordo non potrà mai regolare gli autonomi diritti e doveri dei soci-condomini che dovranno trovare adeguata tutela con una gestione separata, organizzata e predisposta secondo le regole ordinarie di diritto civile.É questa l’unica strada per limitare l’invadente influenza degli S.F.P. alla conclusione del rimborso del residuo debito, che si prevede possa realizzarsi con largo anticipo.

Questo a prescindere dell’accoglienza del progetto su base volontaristica della maggioranza delle aziende socie , da formalizzare con specifica adesione individuale. 

Vi riporto di seguito una sintesi del Regolamento degli Strumenti finanziari partecipativi che consolida i rilievi da me esposti.

La società ha deliberato l’emissione di n. 165.000.000 SFP del valore nominale di Euro 1 ( ovvero 165 milioni di Euro ).

Trattandosi di titoli aventi natura partecipativa, gli apporti e, complessivamente l’Apporto sono a fondo perduto e vengono contabilizzati in un’apposita Riserva di Patrimonio Netto.
L’annullamento degli SFP avrà luogo solo in caso di perdite della Società che abbiano dato luogo alla perdita dell’intero capitale sociale e conseguentemente all’annullamento di tutte le azioni emesse.
Salvo che si verifichi questo evento, i diritti patrimoniali ed amministrativi dei titolari non verranno in alcun caso meno.

DIRITTI PATRIMONIALI DEGLI SFP

Gli SFP attribuiscono ai rispettivi Titolari il diritto di percepire:

gli utili di esercizio nella misura del 99% degli utili complessivi distribuibili, con priorità rispetto alle azioni rappresentative del capitale sociale della Società di qualsiasi categoria;

Le riserve di utili distribuibili e/o a valere quale restituzione dell’apporto originario sempre con priorità sugli azionisti.

L’attribuzione del saldo di liquidazione in caso di scioglimento della società sempre con priorità sugli azionisti.

DIRITTI AMMINISTRATIVI degli SFP

Articolo 6.1
Gli SFP non hanno diritto d’intervento, né diritto di voto nell’Assemblea dei soci.
( il voto in Assemblea è tassativamente escluso dall’art.2346 comma 6 C. C.)

Articolo 6.2

I Titolari degli S.F.P. hanno, invece, il diritto di
designare 1 sindaco effettivo ed 1 sindaco supplente, al fine di tutelare l’investimento,
hanno, inoltre, il diritto di VETO su :

A)Approvazione delle delibere dell’assemblea dei soci che pregiudicano i diritti dei titolari;
B)Delibere dell’Assemblea dei soci aventi oggetto modificazioni delle disposizioni dello Statuto pregiudizievoli per i titolari (irreversibilità delle modifiche approvate!)
C)Transazioni e/o rinunce riguardanti l’azione di responsabilità verso amministratori e/o sindaci della Società;
D)emissioni di obbligazioni convertibili e non convertibili;
E)emissione di strumenti finanziari partecipativi;
F)approvazione di progetti fusione e/o scissione;
G)aumenti di capitale della società, salvo ove effettuati nei casi descritti dagli articoli 2446 e 2447 del codice civile.
H)riduzione del capitale sociale, salvi le ipotesi obbligatorie per legge.
I)scioglimento è messa in liquidazione della società.
J)trasformazione della Società;
K)distribuzione utile e/o riserve;
L)spostamenti del centro di interessi della Società in una giurisdizione diversa da quella italiana.

Articolo 6.3
in aggiunta a quanto previsto al 6.2 i Titolari di ciascuna categoria di SFP sono titolari dei seguenti diritti da esercitarsi in forma collegiale nell’Assemblea degli SFP:
Il diritto di nominare e revocare 1 un amministratore della società per ciascuna delle categorie e quindi complessivamente 2 amministratori della società.
Il diritto di veto sul l’approvazione delle delibere dei soci…..

ARTICOLO 8 : DURATA E RISCATTO
8.1 Gli SFP avranno durata sino alla data di scadenza della Società, e continueranno a godere dei diritti amministrativi sino ad ultimazione della liquidazione della società.

ARTICOLO 9 REGIME DI CIRCOLAZIONE ED EMISSIONE DEGLI SFP.

Tra l’altro sono cedibili a società per la cartolarizzazione di crediti ex Legge n.130/ 1999 oppure a investitori istituzionali e/o professionali o a società appartenenti al medesimo gruppo bancario del Titolare.

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