Questo è il quinto anno di attività del nostro blog, il punto d’incontro della vita sociale, certificato da 116.000 visite e 382 articoli.
Qui, sfogliando queste pagine, 36.000 visitatori hanno vissuto, insieme a me, la terribile crisi del CIS.

Abbiamo analizzato ogni dettaglio, senza nascondere nulla, conservando sempre il rispetto delle persone e  delle opinioni diverse, mai rinunciando  alla speranza.

Lo faremo ancora!

La crisi del CIS é stata determinata da un gravissimo errore strategico: il progetto di finanziamento solidale fra tutte le aziende aderenti.
Quella scelta infelice fu approvata da tutti, con rare eccezioni; fu una scelta di quel tempo, di quelle circostanze, di quelle necessità: una responsabilità comune, perché sarebbe facile condividere solo i successi, ma rifiutare le sconfitte.

L’inadempimento di un terzo dei soci, la gestione amministrativa che dirottò consistenti risorse finanziarie al contiguo Interporto, la progressiva crisi strutturale del  sistema distributivo e finanziario, a livello globale, hanno determinato la drammatica crisi del CIS.

Nessuno può negare, però, che da tempo é stata finalmente abbandonata l’azione fallimentare, come strumento di recupero dei crediti del CIs. I soci in difficoltà, vengono assistiti con pazienza per trovare una composizione pacifica del contenzioso.
Questo è merito di una gestione amministrativa equilibrata e responsabile che ha dato serenità ad una comunità delusa ed amareggiata.
Non abbiamo conquistato la luna, ma é stato avviato un dialogo costruttivo fondato finalmente sulle prime certezze, sui primi riscatti, dopo trent’anni di CIS.

Questo significa sicurezza della gente, di migliaia di addetti che vivono di CIS, nel CIS, con il CIS.

L’incertezza del diritto, la precarietà della situazione, l’incombente rischio del fallimento del CIS, la debolezza amministrativa della gestione, sono state le cause che determinarono una scelta dolorosa dell’assemblea che, approvando il progetto di ristrutturazione del debito, ottenne la garanzia del riscatto dell’immobile, bene strumentale indispensabile per la vita di ogni azienda,  liberandosi finalmente dal peso schiacciante dell’ipoteca solidale.

A quale prezzo?
La rinuncia alla nostra autonomia amministrativa che incide in maniera determinante nel nostro valore associativo.

Ognuno di noi ha pagato il suo prezzo, ognuno ha fatto le sue rinunce, tutti avevano il sacrosanto diritto di tutelare la propria azienda e il futuro delle giovani generazioni.

La volontà dell’assemblea è stata vincolante per tutti , questa è la strada che è stata scelta e la percorreremo sino in fondo, a qualsiasi costo, senza cedere mai alla prepotenza o all’arroganza, da qualsiasi parte provenga.

Non cerchiamo inutili polemiche o rancorose rivincite, noi vogliamo affermare solo il nostro diritto di vivere in un’impresa consortile risanata e propositiva.

Il lavoro svolto in questo primo anno di attività ha avviato una fase di risanamento e di pacificazione che potrebbe consentirci di liberarci dal residuo indebitamento, con largo anticipo, confermando la qualità del nostro ambiente sociale ed una corretta applicazione degli accordi.

Tante cose dobbiamo ancora realizzare, tanti errori dobbiamo ancora correggere,  e ci riusciremo solo se saremo capaci di costruire insieme il nostro futuro, con chiarezza e lealtà.

Nessuno ha il diritto di ostacolare il nostro cammino teso a realizzare un progetto condiviso  da tutta la comunità sociale per un pieno recupero del ruolo primario che abbiamo smarrito in questo lungo periodo di crisi.

Nei giorni scorsi è stato presentato ai soci in un ambizioso progetto di rilancio del CIS, una proposta di ripartizione delle spese, un ponte verso il futuro.

Tutti lo abbiamo accolto con rinnovata speranza, non dobbiamo abbandonare il proposito, magari applicando qualche correttivo, ma non possiamo rinunciarvi per nessun motivo.

Dobbiamo continuare a procedere con serenitá nel solco amministrativo già  tracciato, passo dopo passo, senza lasciarci turbare da improvvise folate di vento: passeranno! Abbiamo un consiglio d’amministrazione nella legittima pienezza dei poteri con un’ampia rappresentanza sociale, correttamente sinergico con i rappresentanti del ceto bancario, l’Accordo procede con largo anticipo, non abbiamo alcun motivo di tensione endosocietaria.

Noi siamo il CIS, ci siamo stati nella buona e nella cattiva sorte e ci saremo sempre a fronte alta.

Lunga vita al CIS. 

 

 

Annunci