Cari colleghi,

quando ci allontaniamo dagli eventi, tutto ci appare più sfumato e riporta nell’oblio anche fatti gravi che hanno profondamente inciso nella vita della nostra comunità sociale.

C’è una tendenza a rifiutare ogni riflessione critica, relegando fatti e circostanze rilevanti nell’area dell’ inutile polemica, pur di chiudere con il passato ed accettare supinamente ogni prepotenza.

Sono convinto, invece, che opporre  una legittima resistenza  a favore della verità è un impegno morale che dovrebbe coinvolgere tutta la comunità sociale, consapevole degli interessi comuni rispetto ad una gestione finanziaria che ci viene imposta dai poteri acquisiti dalle Banche creditrici con l’Accordo di Ristrutturazione.

Questo è il nostro obiettivo, rafforzato dal buon esito del pagamento del debito.Noi intendiamo contrastare la prepotenza del sistema finanziario ed dei suoi burocrati, che impediscono la rinascita autonoma dello spirito consortile della nostra società.

Non abbiamo nessuna preclusione nei confronti dei colleghi chiamati a servire il CIS nel nuovo organo amministrativo; non lo abbiamo mai fatto, nel recente passato, anche quando fatti gravi e circostante allarmanti lo avrebbero richiesto.

Abbiamo contezza del nostro passato, dei torti subiti, di tante vittime della prepotenza della gestione, ma non possiamo pensare di liberarcene, lasciando inalterato il sistema che controlla il potere con una tecnostruttura che ci costringe ad assecondare un progetto finanziario che oggi vive solo una fase diversa ma si ispira agli stessi principi che ha fatto degenerare la nostra condizione sociale.

Questo nessuno può negarlo e tutti nel profondo del nostro cuore proviamo una grande amarezza per quello che è diventato il CIS: è un giudizio unanime ed inappellabile!

Voglio ricordare a tutti Voi che nulla è cambiato per il CIS nella gestione successiva a quella del cav. Punzo, sudditi eravamo e sudditi siamo rimasti.

Chiunque è venuto ha preso e portato via, lasciando il CIS un po’ peggio di come lo aveva trovato. Le condizioni del Centro sono  addirittura peggiorate ed in qualche caso, sono  veramente vergognose,  eppure noi siamo capaci  di giustificare una spesa di 1.600.000 euro per un importo non dovuto ad Interporto Campano.

C’è qualcuno che diffonde, in mala fede, la favola che questa somma viene sottratta alle Banche e non alla disponibilità della cassa del CIS per ridurre il debito residuo.

Allora ho pensato che fosse proprio necessario riproporvi la verità storica e giuridica su questa grave lesione che ha subito la dignità assembleare per mano di tutti gli amministratori, di quel tempo, con doppia carica in CIS ed Interporto.

Nel c.d.a. del 22 dicembre è riemersa, purtroppo, una posizione dominante di Interporto rispetto a CIS, rappresentata in tutta evidenza dal voto espresso a maggioranza, con imperdonabile prepotenza,  solo dai consiglieri con doppia carica nelle due società, con voto determinante del signor Ferdinando Grimaldi.
Era in discussione il compenso del dr. Iasi, deliberazioni inerenti e conseguenti alle sue dimissioni volontarie.

Tale compenso non poteva essere richiesto dal dr. Iasi, che si era dimesso spontaneamente dall’incarico di amministratore delegato e dalla carica di presidente del C.d.a. del CIS con comunicazione scritta, né sussistevano nell’ambito della nostra società motivi o cause oggettive e soggettive che impedivano la serena prosecuzione dell’incarico.

In effetti la richiesta di rimborso,  veniva, con imperdonabile impudenza,  da Interporto in riferimento ad un “intesa bilaterale”  ( Accordo di Risoluzione) firmata fra Interporto ed il dr.Sergio Iasi in data 05.10.2017 che avrebbe determinato la pretesa obbligazione di CIS verso Interporto.

Tale atto che, per motivi di riservatezza, venne definito dal dr. Ricci, A.d.delle due società, “atto endosocietario” , non è stato  mai presentato in consiglio CIS, pur apparendo richiamato in alcuni pareri legali richiesti, eppure è stato posto a fondamento del preteso rimborso.

Dalla precisa descrizione del Fatto si rileva che la società CIS è completamente estranea alla sua genesi, al suo sviluppo e alla sua conclusione, tranne che non si voglia ritenere la presenza dei consiglieri in doppia carica qualificante a rappresentare l’organo amministrativo del CIS.

Due distinti contratti di mandato regolavano separatamente le condizioni dei rispettivi incarichi ricoperti dal dr. Sergio Iasi.
I gravi contrasti che hanno determinato le cause oggettive e soggettive per la risoluzione dei mandati sono attribuibili esclusivamente alla società Interporto ed al suo Presidente.

Le condizioni oggettive e soggettive, capaci di determinare l’impossibilità della prosecuzione dell’incarico da parte del dr. Sergio Iasi, sono state riconosciute, con evidenza contabile, solo nella citata riunione del C.d.a di Interporto del 05.10.2017, in sede extra sociale rispetto alla relazione fra il CIS S.p.A. ed il suo organo amministrativo, salvo che non si voglia considerare che il dr. Iasi si sia costituito in proprio e come rappresentate del CIS per realizzare una transazione con se stesso.

Da questo scaturisce che l’applicazione della clausola 4.3 del contratto che prevedeva la corresponsione dell’importo del compenso sino alla data di scadenza naturale del contratto (ovvero altre due annualità), comprensivo di fisso e di variabile, spiegava effetto solo nei confronti fra le parti che avevano concluso l’Accordo transattivo.

Tutti gli effetti risolutivi nello stesso pattuiti non erano opponibili al CIS.

Nell’accordo di risoluzione, definito Intesa di ricognizione, redatto fra Interporto ed il dr. Sergio Iasi,  Interporto, ai sensi e per gli effetti dell’art.1381 cod.civ. non avrebbe mai potuto risolvere anche il mandato di CIS ed, ancor meno, pattuire  ed accettare una serie di obblighi e rinunce a carico anche di CIS.

Occorre notare che CIS non aveva conferito alcun mandato con rappresentanza a Interporto ai fini della stipula dell’Accordo di Risoluzione e pertanto, ai sensi del richiamato art.1381 c.c. , la promessa da parte di Interporto dell’obbligazione di CIS non era idonea a vincolare CIS rispetto a quanto pattuito.

Appare ovvio ed indispensabile per la definizione della pretesa di Interporto accertare se Intesa ricognitiva ed Accordo di risoluzione sono lo stesso documento ed in caso positivo acquisirlo agli atti, risultando l’unico elemento probante dello stato dei fatti.

Nel caso in cui Interporto dovesse confermare che tale documento abbia carattere di riservatezza, non può in nessun modo rappresentare elemento fondante di una pretesa verso un terzo estraneo.

Ciò posto, appare del tutto infondata la delibera del compenso risolutivo, considerato che per giustificare la legittimità della richiesta di rimborso effettuata da Interporto, é stata richiamata un’intesa ricognitiva” del 5 ottobre che, per noi CIS, non è MAI esistita.

Alla luce di quanto esposto non appare né accertato né dimostrato il titolo dal quale deriverebbe l’obbligazione di CIS verso Interporto.
Anzi si può addirittura sostenere che CIS ha solo subito gli effetti negativi della risoluzione del rapporto autonomamente concordato fra Interporto ed il dr. Iasi, registrando la perdita di un amministratore con specifiche responsabilità nell’ambito dell’A.d.R., non solo, ma anche che è stata violata gravemente l’autonomia gestionale del C.d.a sia dal dr. Iasi che dai consiglieri con doppia carica che hanno approvato un ” accordo ” in nome e per conto del CIS.

Ai sensi delle prescrizioni previste dall’art. 2391 cod. civ. appare in tutta evidenza la manifestazione di conflitto d’interesse nella delibera assunta a maggioranza da 5 consiglieri su 9, dei quali 4 hanno partecipato e deliberato nel C.d.a di Interporto che in data 5 ottobre ha riconosciuto le condizioni oggettive e soggettive per la cessazione dei mandati del dr. Iasi con i conseguenti risarcimenti, mentre il quinto ha eseguito il pagamento come chef finanziario.

Questa è la verità documentata dei fatti, riconosciuta dagli stessi autori della pretestuosa delibera che ne revocarono gli effetti per la resistenza opposta da quattro consiglieri CIS ed ora si propongono di presentare la stessa richiesta all’approvazione del nuovo consiglio.

Nessuno può affermare o provare il contrario ed è un’aberrazione  affermare che quella somma non la paga  il CIS ma le Banche, come se fosse giustificabile un abuso se avviene a danno di altri.

Non veniteci a raccontare queste storie  proprio a noi, che abbiamo visto decine di aziende socie fallire per molto meno e subire con tanta dignità ogni forma di prepotenza, fino alla sottrazione di circa 38 milioni di euro trasferiti da CIS ad Interporto, nella consapevolezza che non esisteva possibilità di rimborso.

Non è vero, forse,  signori amministratori dell’epoca?

Eppure ora, nel nuovo corso, venite a parlare in assemblea  di unità sociale, continuando a difendere, con le Vostre scelte, gli interessi del potere finanziario e non Vi unite, con rigorosa coerenza, alla naturale disapprovazione per una lesione così grave della dignità sociale.

Mi assumo tutta la responsabilità di quanto affermo, auspicando di essere convocato in qualsiasi sede, in contraddittorio con chiunque ne abbia interesse o facoltà.

Non è una questione personale, è una questione morale!

É chiaro, signor presidente delle deleghe?

Lei deve decidere da che parte stare: o mi smentisce in Tribunale o chiede scusa ai soci, ammette l’errore e ne trae le conseguenze.

Aspetto una risposta coerente.

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo.

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