Innovazione, il CIS volta pagina. Il Mattino Economia 28 luglio 2017

Innovazione, il CIS cambia pagina.

Innovazione, il CIS cambia pagina.Da: Il Mattino Economia 28 luglio 2017

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Sent: Wednesday, July 26, 2017 5:10 PM
Subject: CIS Informa – alla c.a. del titolari delle Aziende

CIS Informa – 26 luglio 2017

IL RILANCIO DEL CIS PROCEDE SECONDO PROGRAMMA. IL CDA APPROVA IL RISULTATO DEI PRIMI 6 MESI DEL 2017, MIGLIORE RISPETTO ALLE PREVISIONI DEL PIANO INDUSTRIALE

Per la prima volta nella sua storia, in una logica di trasparenza verso i soci, il CIS presenta un bilancio di metà anno

Nola – Garantire ai soci la massima trasparenza delle attività di gestione amministrativa e finanziaria. E’ questo il presupposto in base al quale, con una importante decisione per il CIS spa, essendo la prima volta in assoluto che accade, su proposta del presidente ed amministratore delegato Sergio Iasi è stato presentato al CdA, che lo ha approvato, il risultato di­­ esercizio dei primi 6 mesi del 2017 che presenta indicatori migliori delle previsioni del Piano industriale.

Il CIS diventa una autentica casa di vetro per tutti i soci che, in tal modo, sono messi in condizione direttamente di poter valutare lo stato di avanzamento del progetto di rilancio portato avanti dalla nuova governance.

I numeri della semestrale confermano, infatti, il trend di recupero ed una ritrovata solidità patrimoniale, a seguito del “closing”, avvenuto lo scorso mese di aprile, previsto dall’Accordo di ristrutturazione del debito sottoscritto con il ceto bancario.

Nei primi sei mesi la gestione della società – impegnata nel rilancio industriale – è stata caratterizzata da una particolare attenzione all’organizzazione e ai costi, per conseguire risparmi finanziari e aumento dell’efficienza operativa.

In particolare, i costi di struttura sono stati ridotti sensibilmente (-14%) , con una contemporanea e significativa crescita dei ricavi.

Pur con tutti i limiti di comparabilità, il risultato della semestrale consente quindi di ipotizzare un andamento a fine 2017 della posizione finanziaria netta con una differenza a favore di circa 10 mln di euro rispetto alla Posizione Finanziaria netta prevista dal Piano industriale.

Ma le notizie positive per i soci non finiscono qui. Il presidente ed amministratore delegato del CIS, Sergio Iasi , infatti, nel corso del Cda ha comunicato che le banche hanno deliberato favorevolmente sulla richiesta di waiver volto ad accelerare e semplificare il processo di riscatto dei capannoni da parte dei soci e le conseguenti restrizioni ipotecarie. Il processo sarà completato con la condivisione delle varie procedure.

Infine, va sottolineato che nell’ottica del rilancio industriale è stato confermato che si “aprirà” il CIS ad altri settori merceologici, anche diversi dal commercio, in modo da incentivare l’insediamento di pmi dell’ambito produttivo e artigianato.

 

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Limitare i danni da inquinamento finanziario.

Nessuno di noi, dieci anni fa, poteva immaginare lo tsunami finanziario che si stava abbattendo su casa CIS.
L’idea di rifinanziare le pietre per sviluppare le imprese, apparve geniale e ci portò a sottovalutare il rischio del  forte indebitamento che avrebbe ipotecato il futuro delle nostre attività.

Tre i punti critici fondamentali:
-la trasformazione del CIS in una società finanziaria per la gestione del mutuo;

-l’iscrizione ipotecaria indistinta e solidale fra tutti i soci che avrebbero richiesto  il sub mutuo;

-Il differente profilo del trattamento del tasso d’interesse: variabile nel rapporto principale CIS-Banche e  fisso nel rapporto di sub mutuo tra CIS ed aziende socie, regolato da uno sciagurata copertura di strumenti derivati per arginare l’eventuale rischio di aumento dei tassi.

L’operazione, purtroppo, è miseramente fallita proprio su questi punti critici, con la complicità di una grave crisi generale che ha coinvolto il sistema finanziario a livello globale.

Ora noi, a manovra approvata, possiamo solo limitare i danni da inquinamento finanziario, ancora evidenti nel tessuto produttivo del nostro contesto sociale.

Questo è l’interesse prevalente: dobbiamo rivitalizzare ruolo e funzione del CIS, attraverso le attività delle imprese socie.
I valori immobiliari del CIS riprenderanno gradualmente quota solo attraverso una capillare ricostruzione commerciale.

Esistono, per fortuna, i primi confortanti segnali che il Paese sta riprendendo lentamente la strada della crescita ed un ruolo importante potrebbe assumerlo chi é in grado di esportare beni e servizi con marchio italiano.

Questo è il punto fondamentale: ricostruire un valore d’impresa consortile gravemente compromesso da una politica strabica in un lungo periodo di crisi.

Uno strabismo divergente che trasferiva risorse e capitali da CIS a Interporto con crescente intensità, impoverendo il valore e la funzione del Cis.

Purtroppo l’Accordo di ristrutturazione ha completamente ignorato l’aspetto prevalente della crisi del CIS che è stata caratterizzata proprio da questi vistosi errori di gestione.

Primo fra tutti il blocco dei trasferimenti dei contratti di leasing che ha impedito la sostituzione indolore delle aziende più deboli e quindi , il ricambio necessario in qualsiasi comunità sociale che deve rinnovarsi.

Questo maledetto blocco, che rispondeva  ad un’esigenza finanziaria per dimostrare la necessità di una manovra strutturale sul debito solidale, ha tradito lo spirito consortile del sistema che pure lo aveva retto per oltre un ventennio.

Drammatica è stata l’evoluzione di questo blocco immobiliare che ha generato la politica dell’azione di recupero in sede fallimentare.

Questa funesta strategia ha messo in ginocchio il sistema, generando numerosi punti bui nel tessuto produttivo ed immobilizzando il mercato immobiliare di ricambio d’utenza, volano fondamentale di sviluppo per un centro di imprese che devono e possono fare filiera in un mercato globale.

La mia non è una sterile polemica sui responsabili di tutto questo, pur avendo mille ed una ragione per animarla, ma una riflessione attenta per orientarci con consapevolezza sul nostro futuro prossimo.
Quel futuro che è già cominciato, ma stenta ad essere riconosciuto, così come è avvolto nelle incertezze di un Accordo che ci ha sottratto ogni iniziativa sociale e punta con determinazione ad una politica di ricollocazione del Cis, ancora una volta subordinata ad Interporto.

In questa direzione va il progetto di una Zes o quello di ricollocazione a prezzi privilegiati di un’intera isola.
Il punto di partenza è sempre lo stesso.
L’area di 100,000 mq è disponibile in ricollocazione solo per 28.500 mq , mentre per la parte restante deve essere recuperata nell’area del contenzioso.

Anche se la sola collocazione dei primi trentamila metri, ad un presunto prezzo di bilancio, coprirebbe già i due terzi del debito residuo, non possiamo evitare di affrontare il punto critico della questione: il recupero della prevalente area del contenzioso.
A che servono più  tanti fallimenti?
Hanno portato solo gravi danni all’immagine, disastri e distruzione per aziende e famiglie.
Oltre alle aziende socie fallite ce ne sono ancora tante che hanno sopportato con fatica questo drammatico decennio ed altre che avrebbero bisogno di cedere onorevolmente capannoni e contratti.
Purtroppo non sono stati previsti strumenti finanziari adeguati e tutto si sviluppa con straordinaria lentezza, per difficoltá  tecniche che imprigionano ogni buon proposito.

Ora, pur riconoscendo al nuovo direttivo una strategia molto più collaborativa, rispetto al recente passato,  dobbiamo ammettere dolorosamente che molte aziende socie restano appese ad un filo.
Questo non é utile né moralmente giustificabile per come sono andate le cose, ma, soprattutto, non giova al necessario riequilibrio del progetto industriale del sistema CIS.

Bisogna produrre uno sforzo comune per superare questa fase di stallo ed affrontare con coraggio il nodo del contenzioso, abbandonando ogni inutile polemica per privilegiare la capacità di ricostruire uno spirito solidale.

Vorrei ricordare a tutti che la scarsa partecipazione sociale, anche se giustificata dalla stanchezza e dallo sconforto, non può produrre alcun effetto, se non l’illusione che le cose si aggiustano da sole.

E devo ammettere, con vivo rammarico, che avverto un generico disimpegno generale, veramente inquietante, perché ho la sensazione che stiamo mancando di cogliere una buona occasione di rinascita.

Lunga Vita al Cìs.

Emilio D’Angelo

 

Condannati al rogo.

La storia si ripete: questo meraviglioso Sud appena riesce a sollevare un po’ la testa , giusto per ricominciare a guardare il futuro, ecco d’improvviso, una mano violenta lo trascina ancora più in basso fra le fiamme dell’Inferno.

Quanti sogni bruciati tra i roghi che attaccano la nostra madre Terra da un lato all’altro  della costa mediterranea.

Avevamo appena cominciato a gustare la gioia dei primi fermenti di un ritorno al nostro ruolo antico, le strade si affollavano di turisti da tutto il mondo, incantati dalla Terra del Sud, la vecchia Magna Grecia.
Ulisse, passando da qui, ne rimase talmente incantato, da costringere i suoi uomini ad incatenarlo per poter proseguire.
Enea arrivò da queste parti, esule dalla distruzione di Troia, che non fu una guerra d’amore ma una squallida guerra di potere.

Qui piantarono il cuore Virgilio, Leopardi, Goethe, e tantissimi amanti e cultori delle arti.
Proprio da qui cominciava la riscoperta dei valori fondanti dell’Umanesimo, la cultura della vita e del tempo, la malinconia di Totò nascosta dietro una risata, o quella di Massimo Troisi che spegneva il sorriso a mezz’aria per una gioia che non arrivava mai.

immacabile il ricordo della profonda amarezza e della fatale rassegnazione di Eduardo che confidava la sua debole speranza con la filosofia del vicolo:

Adda passá a nuttata! Ma quando?

Qui nacque dal popolo un Masaniello, diventato sinonimo di una rivoluzione da strapazzo, non perché mancava di ideali solidi, ma perché non poteva nulla contro i potenti che riuscivano a  comprarsi la fame della gente.
E la gente lo tradì , lo lasciò decapitare, preferendo il momentaneo, squallido  vantaggio offerto, con malevolo inganno dal potente.

Succede ancora oggi, forse peggio,di prima.

E quante volte, poteri oscuri hanno armato di fuoco la mano della malavita locale per incendiare, distruggere e diffondere miseria e disperazione.
Questo é il tradimento di occasionali signori del potere che decidono il destino dei popoli.

La causa dei roghi che bruciano migliaia di speranze é sempre la stessa : l’avidità sconfinata di pochi uomini che usano la disperazione come strumento di potere delle coscienze.

Che possiamo fare contro il fuoco?
Niente, se non esiste uno Stato capace di proteggerti.
E poi, se quel fuoco serve per allontanare l’attenzione per quello che è stato nascosto, per anni, nelle nostre Terre, nel silenzio di Stato, da destra a sinistra, ebbene, allora non esiste alcuna speranza!

Che puoi sperare più se un esercito di disperati, mercenari senza paga e futuro, attraversa il mare, rischiando la vita, per alimentare una debolissima speranza di sopravvivenza?

Esiste ormai un’organizzazione finanziaria internazionale che pianifica anche il business della disperazione, un diabolico disegno che ci condanna ad essere ponte e discarica di disperazione.

Attraverso la miseria vengono assoggettati i popoli, la miseria distrugge ogni forma di dignità ed il bisogno induce al compromesso, annullando ogni resistenza.

Questa è la storia dei roghi, il Vesuvio che brucia è il simbolo della sconfitta del nostro popolo, una nuova eruzione che cancella tutti il faticoso percorso di centinaia di anni di fatica e sacrifici per guadagnare credibilità nelle imprese, nelle tradizioni, nella famiglia.

Eppure io ci credo ancora, disperatamente ci credo perché non possiamo cedere.
Contro chi dobbiamo lottare?
Sfatiamo la storia del nemico invisibile, noi lo conosciamo bene e si trova dovunque ci sia un prepotente che vuole rubarci vita e dignità , solo per vivere il suo delirio di onnipotenza.Da solo o in pochi non c’è la faremo mai, e da un po’ di tempo avverto una certa rassegnazione.

Ci vuole coraggio e fiducia nelle propria forza d’animo per immaginare il futuro.

Lunga Vita a chi ha il coraggio di lottare.

Siamo stati capaci di incendiare un vulcano!

  • L’aquila non perse mai tanto tempo come quando si sottomise alla scuola del corvo..
    William Blake

Cosa contiamo noi al Sud?

Quando vedo le difficoltà, il tortuoso percorso ad ostacoli che il nostro popolo del Cis, ha incontrato, sin dai primi passi, mi assale un sentimento fortissimo di rabbia.

Da ieri sera  centinaia di roghi attaccavano il Vesuvio e tutti i paesi dell’area, rendendo irrespirabile l’aria per tutto il territorio.
Sono roghi provocati dalla speculazione edilizia o ancora peggio da quella sui rifiuti tossici arrivati anche dal Nord con la complicità del Territorio.
Niente può fare più male al Sud di quanto possono fare le mani dei suoi stessi figli, quando sono spietatamente protese a scippare ricchezza dalla miseria, sollevando una puzza pestifera di marcio, un odore intenso di morte dell’anima.
Un tradimento violento che sfregia tutte le regole della moralità.

Stamane quattro aziende del CIS sono partite per Rho per partecipare alla Fiera di Milano Unica, che inizia martedì 11 luglio. Campionari ed allestimenti, ieri sera alle 19:00 non erano stati ancora consegnati, per un banale incidente, eppure quelle Aziende questa mattina erano pronte ad onorare l’impegno.
Non so ancora come hanno fatto ma, certamente, hanno coraggio e fantasia fuori misura!

Il coraggio, la volontà e la dedizione sono doti che non ci sono mai mancate.

Vi ricordate quando la domenica si tornava a casa quasi per ora di cena?
Noi c’eravamo, non ci siamo mai tirati indietro, tutte le domeniche per trent’anni, mentre i nostri figli, allora bambini, aspettavano senza mangiare, per il pranzo conviviale della domenica.

Eravamo in 42, quando andammo in Fiera a Mosca nel mese di gennaio, al Consumexpo, e dalla finestra dell’albergo vedevamo il canale del fiume Moscova completamente ghiacciato ed un vento tagliente soffiava violento.

E quando ci chiesero di fare sistema, tutti pronti, non si riscattava mai e si rinviava all’infinito, mentre fioccavano finanziamenti e partecipazioni verso Interporto e tutto finiva nel calderone del Distretto.

E poi venne la maledetta svolta finanziaria, e fu la fine.
La storia la conoscete, da padroni a “servi vostri” e chi gridava con passione: ” vene primma o CIS, poi nata vota o CIS, e poi sempre o CIS” intanto spostava sede, comando e risorse nell’Interporto.

Alla fine, proprio alla fine, un CIS sfinito, accettò di misura la manovra, ormai spossato ed impoverito da ingenti spese di milioni e milioni di euro per consulenze, pagate ai migliori professionisti italiani ed anche stranieri, e dal martellante onere di interessi e derivati….
e, allora?
Tac, per miracolo, o con un colpo di bacchetta magica, ecco gli Strumenti Finanziari Partecipativi, propagandati come carta straccia che non conta niente, un vero regalo delle generosissime Banche….

E va bene, hanno detto i cafoni, chi ha pagato e chi non ha pagato, tutti insieme appassionatamente e sempre Servi vostri, ma almeno salviamo il principio consortile che ci vide uniti per fare impresa.

Intanto, il capo, ormai senza poteri, abbandona il CIS, quello che veniva prima di tutto, e si ritira sapientemente in Interporto a trattare le condizioni di resa, e così al CIS vengono sottratti il potere ed anche la rappresentanza. Non esiste nessuno che sia degno di rappresentare un popolo che ha creato, in un campo di patate, un Distretto produttivo.

Sabato scorso le Banche hanno annunciato su” Il sole 24 ore” di cercare un socio cinese per Interporto al fine di recuperare le somme finanziate.
E ci sta pure bene, però, noi, servi vostri del Sud, quanto recupereremo degli investimenti in Cisfi, Cis ed Interporto da questo miracoloso socio?
Oppure vuoi vedere, che gira e volta, e finirà col pagare sempre Pantalone?

E la Banca di Sviluppo, usata ed abusata per finanziare la gestione del Sistema, finita nelle mani della Fondazione del Banco di Napoli, diluendo il valore partecipativo dei soci fondatori della Popolare ed annullando l’interesse ad investimenti nel territorio, esiste ancora per questo popolo di mercanti che l’ha fondata?
Ci troveremo almeno una Banca di riferimento nel Territorio?
Che facciamo, protestiamo?
E con chi?
Con la Banca d’Italia che aveva dimissionato, per gravi inadempimenti, il nostro stesso consiglio d’amministrazione?

A noi, alla fine della Fiera, che ci resta?

Se farete i buoni ed avrete pagato sino all’ultimo euro, capitale, interessi e derivati, Vi infilano, con un colpo di fortuna, nella prossima “finestra” e Vi concederanno, finalmente, il Vostro legittimo riscatto, dopo trent’anni.
Pure l’ergastolo di questi tempi dura meno.

E va bene lo stesso, tiriamo avanti, tanto sempre servi vostri siamo,
ma, almeno, questi capannoni riscattati potremo usarli per le finalità costitutive della società o dovremo  fare spazio ai cinesi anche nell’isola 6 che si presta a meraviglia per la nuova Zes, Zona esclusiva Speciale, che di speciale non ha proprio niente, anzi mi pare proprio la solita, ordinaria, programmata prepotenza finanziaria, nell’indifferenza generale…

Bentornati al Sud.

E tutti vissero infelici e scontenti, salvo i gestori del vapore…..

Ciuf, ciuf, ciuf, ciuf , il treno riparte veloce, veloce per la via della Seta.

E noi?

E già…ma che vulite , nui simm ro Sud, anzi ro CIS, nun cuntamme nient….

Attaccatevi al treno!

Servi vostri, eccellenza.

e scusate la minuscola, ma la maiuscola, di questi tempi, l’attribuisco solo a Dio.

Emilio

Capitali cinesi su Interporto Nola

Bene, bene, finalmente una buona notizia!

Noi del CIS, fondatori del Distretto e portatori sani del primigenio impulso finanziario, non possiamo che esultare innanzi ad una prospettiva di interesse da parte della nuova potenza industriale del mondo: la Cina.

Facciamo molta attenzione, però, ai dettagli!

Il CIS ha già dato, ha dato in abbondanza e fuori da ogni logica imprenditoriale.

Abbiamo pagato un conto altissimo al divino Interporto ed a tutto il Sistema.

Questo nessuno può ignorarlo, nemmeno le Banche che con il 21% del capitale controllano, attraverso gli S.F.P. il pacchetto azionario di  Interporto e puntano ad individuare un partner industriale forte al quale cedere la quota di maggioranza della struttura Nolana.

Diamo il nostro ” Benvenuto” al capitale cinese,  se in Italia non esiste un gruppo imprenditoriale capace di esprimere interesse per questa Gemma dell’intermodalità’ costruita con il sudore ed i risparmi di una categoria di mercanti che qui a Nola hanno piantato le loro tende.

In questa bellezza c’é tutto l’impegno di quell’altro 79% che ha alimentato la sua creazione e che oggi non conta più niente.

Qui c’è tutto l’impegno di centinaia di soci che hanno  supportato Cisfi e la Banca di Sviluppo, ci sono i capitali ingenti che CIS ha trasferito ad Interporto fra prestiti e conferimenti in partecipazione, circa 70 milioni.

È vero, hanno ragione le Banche, quando osservano che i finanziatori tradizionali non apportano più un centesimo, ma loro hanno memoria corta perchè non ricordano le risorse che sono state trasferite da CIS ad Interporto sino a qualche anno fa.

Risorse non solo finanziarie, ma soprattutto strategiche e di sistema che hanno coinvolto il Cis in un terribile TestaCoda.

Bene, armiamoci di pazienza, quella tipica dei cafoni del Sud, e gridiamo : Evviva i cinesi, ne abbiamo sopportate tante di invasioni dalla notte dei tempi.

Però, attenzione….

Attenti al lupo!

C’é un confine invalicabile, si chiama linea CIS, nel CIS non si passa, né si fanno nuove Zone Franche o Zes ( Zona esclusiva speciale) senza il consenso dei soci.

Poco contiamo, perché l’Accordo ci ha reso ” servi vostri” ma quel poco lo venderemo caro, a qualunque costo.

Fate tutte le cineserie del mondo tra vecchi e nuovi padroni ma non toccate il CIS che ha già pagato troppo.

Troppi fallimenti, troppa gente che soffre ancora, troppi soci che non hanno più futuro d’impresa.Questo é il risultato di una politica finanziaria che non ci apparteneva.

Noi torneremo ad essere i migliori mercanti del mondo , i più bravi a creare prodotti, se c’è lo lascerete fare, ma se ci sarà impedito, allora lotteremo fino a morire, senza guardare in faccia a nessuno.

Lunga vita al CIS,

non è un augurio, ma un impegno inderogabile.

Emilio D’Angelo e i suoi Amici del CIS.

 

 

 

 

 

 

 

Benvenuti al CIS.

Cari colleghi,
Vi confesso che questa vicenda mi ha duramente provato, ma è stata pure un’occasione di crescita nella mia umanità.
Spesso crediamo che essere umani significa partecipare in qualche modo alle difficoltà degli altri, ma, forse, questo non basta, perché per essere umani, bisogna penetrare nel dolore e nella sofferenza e viverlo come esperienza propria, intima, personale.

Bisogna perdere di vista lo schema convenzionale che ci porta a dividere il mondo fra ciò che può tornare utile e quello che non ci serve, dividendo il buono dal cattivo secondo le nostre convenienze.
Quando Ti trovi a due passi dal tramonto, allora Ti accorgi che intorno a Te gira un mondo che si muove assecondando ragioni inesistenti, eppure continua, follemente a girare.

Ho raccolto in questi giorni straordinarie dimostrazioni di affetto e di sincera amicizia nel nostro ambiente sociale.
É il più bel dono che potevo ricevere da Voi.

Io amo il CIS, che rappresenta la parte più bella della mia attività professionale, una crescita costante in un ambiente che ha esaltato le capacità individuali in una sinergia sociale che non vedrà mai nessuno far meglio.
CIS é stata un’idea geniale che ha trasformato in realtà un antico adagio: l’unione fa la forza…..
Con tanto affetto, le persone più care mi invitano a prendere la vita con più filosofia…..
E questo è il guaio, la filosofia , filos è amore e se prendi le cose con amore, cerchi di farle bene, le provi tutte per riuscirci.
Ecco perché la Storia Ti ricorda gli errori del passato e Ti aiuta a riconoscere il futuro: é maestra di vita.
La filosofia, invece, ci porta ad amare le cose che facciamo, e ci dona la fiducia in ciò che crediamo.

Penso che il nostro CIS, dopo tante traversie, riuscirà a tornare protagonista nel variegato mondo delle imprese: Protos, ovvero Primo.
Questa è gente semplice, ma molto motivata.
Abbiamo perso qualche battuta in tema di modernizzazione, e sappiamo bene che oggi basta poco, anche pochi mesi, per diventare dei dinosauri nel mondo della tecnologia.
Abbiamo bisogno di giovani per rinnovare le nostre energie e fonderle insieme.
Dobbiamo capire che il commercio di un tempo é finito, ora il mondo viaggia alla velocità delle luce, anzi, ancora di più.
Un clic apre una finestra sul mondo, ma dobbiamo essere preparati ad affrontare un mercato globale che risponde a regole nuove.
Non esiste più il mercante all’ingrosso, ma l’organizzatore di produzione che colloca i prodotti che richiede il mercato.

Il CIS non sarà mai più un a Centro Ingrosso Sud , una lettura ormai fuori dal tempo, ma una Cantiere Inventa Servizi.
Bisogna aprire con convinzione alle attività produttive nel campo creativo al servizio della persona e della casa.
Occorre ricostruire una sinergia con le attività artigianali per creare un prodotto che sia espressione originale della fantasia della nostra terra.
Noi siamo un network del commercio all’ingrosso, ora dobbiamo diventare filiera di un sistema diverso che inventa prodotti.
Il mondo vuole italiano e noi dobbiamo assecondare questo desiderio.

Se il nuovo CIS riuscirà a veicolare l’aspirazione di coordinare una produzione Made in Naples, all’interno di un cantiere già attivo per l’esperienza secolare dei mercanti del Sud, allora non ci fermerà nessuno.
Dobbiamo crederci!
Ne ho parlato con Sergio Iasi, mi ha assicurato che già si sta muovendo in questa direzione, speriamo che non l’abbia detto solo per compiacermi, considerata la mia salute cagionevole.
Non credo, é uomo di parola.
Bene, vedrete che, se cominciamo a muoverci, entro l’anno ci sarà la fila per acquisire un capannone al CIS, l’ombelico del mondo delle imprese.
Tutti vorranno venire al CIS e allora …

Benvenuti al CIS!

Intanto……..

Cerco soci per un progetto.

Lo chiamerò Focus CIS 

Voi tutti conoscete le difficoltà incontrate, in tutti questi anni, a rappresentare la complessità delle nostre offerte e, talvolta le nostre stesse aziende.

Se , dall’estero, arrivasse una delegazione per conoscere le offerte del Cis, l’unico modo per rappresentarlo, sarebbe quello di caricarli in un pulmino e portarli in giro per chilometri da un’azienda all’altra.
Se vuoi creare un punto d’incontro per i clienti ed anche per noi per sviluppare sinergie, non abbiamo un locale adatto all’interno del CIS.
Se un gruppo di aziende vuole organizzare un evento o una sfilata, può farlo solo nel proprio capannone.
E allora?
Ecco un progetto semplice: Focus CIS.
Un riflettore sempre acceso sul CIS….
Prendiamo un capannone di 1000 mq e lo allestiamo per ospitare degli stand come una fiera permanente di tutte le aziende del distretto che ne faranno richiesta.
Allestiamo una sala teatro per ospitare sfilate di moda ed eventi.
Organizziamo un punto d’incontro per conferenze.

E poi, se tutto questo, lo mettiamo in rete, non apriamo forse una vetrina nel mondo?

Costituiamo una società di servizi commerciali per il CIS e diamoci da fare…..
Perché noi?
Perché se lo facciamo noi é più bello e diamo un segnale forte all’esterno….
Venite al CIS, terra di mercati e costruttori di sogni.

Io ci sono, e Voi?

Emilio

 

Il grande tema della riqualificazione, nuova vita per il CIS.

Carissimo lettore,

Sai, anche una struttura solida, se rimedia un brutto colpo, deve ritrovare equilibrio con il tempo, la pazienza e la buona volontà.

Questo povero corpo sociale del CIS, da dieci anni a questa parte, ne ha patito di martiri, violazioni e ingiustizie.
Si é caricato tutto sulle spalle, con grande generosità, e dai, e dai, é andato avanti, come un mulo, caricato oltremisura, continuando a salire, a salire sino a sfinirsi.

Così mi appari, caro Amico CIS.

Tutto il peso del distretto non potevi mai sopportarlo e così sei stato costretto a cedere, un poco per volta, ed hai ceduto tutto, anche le insegne di comando.

La cultura popolare napoletana ci insegna che già dall’inizio del secondo millennio fiorirono varie corporazioni, in particolare nelle arti e nei mestieri.

Alcune di esse avevano nomi veramente curiosi:
degli Abbandonati, degli Ardenti, degli Avviliti, dei Discordanti, dei Dispersi, dei Dubbiosi, degli Inutili, degli Irrequieti, dei Risvegliati.
Non furono mai molto amate dal potere assoluto e furono condannate dal tribunale dell’Inquisizione con un editto contro le biblioteche e i libri emesso nel 1547 dal viceré Don Pedro Alvarez de Toledo.

Un po’ come é successo per il Patto e il Blog… Addirittura un blog!

Oggi, se volessi provare a dare un nome alla nostra Accademia, perché il CIS é una vera corporazione, forse quello più giusto sarebbe : l’Accademia dei Delusi, un popolo vagante che gira fra le mura di casa e non le riconosce più.

Infatti, sembriamo proprio un popolo dominato ed oppresso che non teme più di morire, ma non riesce nemmeno a riconoscere la strada della vita; un popolo al quale è stata strappata l’anima e la fiducia e vive solo di ricordi.

Questo è l’effetto di questo Accordo che ha liberato dal giogo dell’ipoteca individuale chi ha pagato tutto e di più, ma ha sottratto alla comunità sociale il prestigio di ciò che aveva creato e l’autorità consortile in casa propria.

Veramente un bel regalo, grande quasi quanto il cavallo di Troia!

Ora si parla tanto del salvataggio delle Banche Venete, dopo quello del Monte Paschi, cifre da manovra finanziaria, banche che cedono ad altre banche le attività al prezzo di un caffè, e noi vogliamo restare inchiodati da un piano industriale di ricollocazione che segue un principio finanziario e trascura la rilevanza economica della riqualificazione del sistema d’imprese.

Possibile che noi, comunità sociale, non possiamo intervenire per puntare ad una riqualificazione dell’intero distretto, partendo dal CIS?

Non dobbiamo avere fretta, cedendo alle lusinghe di chi può offrire soldi, e subito, per acquistare la nostra professionalità, perché non dobbiamo svendere il nostro valore.

Il CIS può riprendersi il suo  primato solo se riuscirà ad integrare la grande capacità organizzativa dell’ingrosso napoletano con una visione più ampia che spazia dalla creazione alla produzione.
Nessuno come noi!

E allora?

Aprire alle attività produttive ed artigianali, fare sistema e filiera nei settori della moda e della casa, incoraggiare l’investimento immobiliare con strumenti giusti.
Non possiamo pensare, di questi tempi, di ricollocare bene, integrando la produzione alla distribuzione, senza uno strumento finanziario di sostegno.

Questa è la scommessa, caro Sergio, ecco quello che la gente del CIS si aspetta da Te.
Non vogliamo solo una buona gestione dell’Accordo, vogliamo costruire futuro.
Questo vuole sentire la gente da Te.

Vedrai, se riuscirai ad impiegare il tuo valore con entusiasmo, il CIS Ti appassionerà.

Buona Assemblea a tutti, io sarò assente giustificato ma con il cuore sarò con Voi, intanto Vi raccomando il mio amico CIS, niente e nessuno lo distruggerá.

Lunga Vita al CIS.

Emilio

Grazie al tempestivo intervento dell’ Unità di Terapia Intensiva Coronarica ( UTIC ) dell’Ospedale di Nola sono tornato a casa con un cuore rimesso a nuovo.
É bello riconoscere un’eccellenza sanitaria a Nola, nella mia città ” di giorno”!
Per tutti Noi del CIS é una sicurezza impagabile.

Finta opposizione? No, questione di cuore.

Questo blog, al pari del Patto di Sindacato, è stato il più fulgido esempio di canalizzazione del dissenso che io abbia mai visto.

Pubblicato fra i commenti il 29 maggio u.s.in risposta all’articolo

” Un caffè in sospeso”

Peccato che ” io ” si è dimenticato di firmare, una pessima abitudine, mentre il blog ed il Patto, per quattro anni, ci hanno messo la faccia ed anche il cuore.

Ora, dopo tanti eclatanti ed appassionati  ricorsi alle più diverse autorità politiche e giudiziarie, tutto tace, mentre i soci in difficoltà continuano a soffrire e quelli adempienti hanno dovuto cedere importanti diritti patrimoniali e amministrativi per ottenere la cancellazione di un ipoteca relativa ad un debito individuale, regolarmente pagato.

Solo così la vita del CIS ha potuto riprendere lentamente a pulsare!

Sai, caro accusatore di finta opposizione, non sono stati sacrifici da poco per chi ha pagato capitale ed interessi per poter utilizzare il capannone come bene strumentale, essenziale per la propria impresa.

Nessuno ci ha  regalato niente!
Ognuno di noi ci ha rimesso tanto, pur senza nessuna responsabilità diretta ma solo per solidarietà sociale.

Sul campo, per il nostro Cis, c’é rimasto solo, disperatamente, l’amore del Patto sociale, della maggioranza dei soci e del blog, il resto é svanito nel nulla!

Si, disperatamente, perché non abbiamo strumenti tecnici, ma solo autorità morale, abbiamo solo la forza della nostra dignità sociale perché non ci siamo mai piegati al potere finanziario né ad interessi personali.

Si, disperatamente, perché possiamo solo intercedere presso l ‘Autorità amministrativa legittimamente costituita dall’Assemblea dei soci, per ottenere condizioni più favorevoli per i soci più deboli.

Si, disperatamente, perché, pur non potendo interferire nel piano industriale, cerchiamo di proporre una ragionevole operazione di ricollocazione per non snaturare la vocazione costitutiva di una società che non controlliamo più.

Si, disperatamente, perché continuiamo a proporre una soluzione in sede fallimentare per le aziende fallite ed in silenzio la troveremo.

Infine, lo volete capire o no che il CIS è controllato esclusivamente  dalle banche creditrici attraverso gli S.F.P. e non ce ne liberemo mai?

Lo volete capire o no che in questa situazione a noi è stato imposto un amministratore delegato, al quale sono stati attribuiti tutti i poteri?

Non avrei mai voluto né un amministratore, né un presidente imposto dalle Banche, ma, se così é, avrei scelto sicuramente Sergio Iasi, una persona seria e coerente che non ha tollerato compromessi con il passato.

Oggi la platea sociale del Cis non ha più né un potere autonomo né la rappresentanza e questo é un vulnus gravissimo per la comunità sociale che non ha alcun riferimento autentico e si presenta all’esterno senza un simbolo di quei valori consortili che ci distinsero nel mondo.

Caro “io” Ti auguro d’incontrare nella tua vita tanti inutili sognatori che siano capaci di spingere il carro nell’unica direzione che ci è rimasta.

Caro “io” se Tu mi svelassi il tuo volto, Ti chiederei dove stavi quando hanno distribuito i finanziamenti, denaro a pioggia, in cambio di che? Di  una semplice ipoteca sul capannone, una mera formalità!
Allora fu facile applaudire, oggi è triste accettare che abbiamo perso il controllo e il valore del CIS, della Cisfi e della Banca di Sviluppo.

Questa è la strada, l’unica strada!

Possiamo solo riprendere il cammino verso una strategia commerciale comune che rivaluti la nostra vocazione costitutiva.

Possiamo chiedere con insistenza che la ricollocazione non corrisponda ad un’esigenza finanziaria ma ad una strategia di rilancio del CIS.
Le banche non moriranno se incasseranno l’ultima rata di 40 milioni tra un paio di anni .
Questo Accordo ci ha incatenato e possiamo solo trattare, ragionevolmente trattare.

Alla prossima Assemblea per l’approvazione del bilancio, io mancherò.
Il mio cuore ha subito un brutto colpo e devo riguardarmi.
Questo non esclude il mio impegno sociale, perché ho un cuore ” nuovo ” ma antiche passioni e non Vi abbonderò mai.
All’Assemblea, potendo, avrei partecipato ma al voto di bilancio mi sarei astenuto.

Astensione motivata.

Non dimenticate che il bilancio 2015 fu approvato solo a dicembre 2016 con nostro voto contrario perché recepiva gli effetti svalutativi introdotti dall’Accordo e la mancata restituzione di una consistente quota del credito Interporto.
Guarda caso, proprio quella somma che oggi ci manca per chiudere il residuo debito sociale.

Sarebbe bello che la comunità sociale desse un segnale di dignità sociale alle Banche attraverso una consistente , manifestata e pacifica Astensione, pur non impedendo tecnicamente l’approvazione del bilancio.

Rivolgo un’accorato invito alla comunità sociale ed in particolare ai giovani di prendere parte attiva nella società, di partecipare con maggiore interesse ed impegno.
Ringrazio tantissimi soci e dirigenti del CIS che mi hanno espresso affetto e solidarietà in un momento difficile e anche quelli che non lo hanno fatto.

Vi assicuro che davanti a noi , esiste uno sterminato futuro, dobbiamo solo creare le condizioni per coglierlo e ci riusciremo!

Lunga Vita al CIS.
Emilio D’Angelo

Trattate le persone come se fossero ciò che dovrebbero essere… le aiuterete a diventare ciò che possono essere.”

Rimanete con me ancora un momento….

Ascoltate….

Un inno alla vita del nostro CIS!

Un sogno?

No, se lo vogliamo puó diventare realtà!

Appena tornerò, vorrei lavorare con Voi e con la dirigenza per preparare una bellissima Festa d’autunno

” Lunga Vita al CIS “.

 


La Festa dei gigli e la città dei mestieri.

La  festa dei gigli a Nola ha una tradizione antichissima che risale al ‘400 e si é tramandata negli anni in onore del Santo Paolino.

San Paolino fu fatto prigioniero dai turchi e liberatosi , arrivò in barca nell’antica Nola che una volta includeva il bellissimo mare di Torre Annunziata.

Ecco dove nasce l’Antico proverbio

“Si ricorda l’acqua a Nola”

per intendere di una cosa o un fatto molto antico che ci riporta  al tempo in cui il territorio di Nola partendo da Torre Annunziata, attraversava Napoli all’altezza della storica Porta Nolana ed arrivava anche oltre l’attuale territorio.

Torniamo a San Paolino.

Il popolo Nolano, per festeggiare la sua venuta, agitava in segno di esultanza il giglio, fiore simbolo della purezza che si presenta con un lungo stelo ed un largo fiore bianco in punta con un pistillo centrale di un tono di giallo intenso, ancora oggi portato in processione  dai bambini in occasione della Prima Comunione.

Da questa memoria storica deriva la successiva creazione dei famosi Gigli di Nola.

Questi obelischi sono in numero tassativo otto+ 1.

Cominciamo proprio dall’ uno che viene rappresentato da una barca di cinque o sei metri montata su di un piedistallo di circa tre metri, dal quale deborda.

Sul piedistallo é predisposto uno spazio musicale che ospita strumenti ed artisti per consentire la ballata del giglio che avviene tramite 120 persone che lo “collano ” .

Gli altri otto gigli rappresentano diverse corporazione di mestieri  ed artigianato e, a differenza della barca, sono uguali come struttura e rappresentano degli obelischi piramidali che misurano 26 metri .

Questi obelischi sono coperti da un rivestimento in cartapesta che può rappresentare un’opera in stile gotico, barocco, neoclassico, od altro, come per esempio il Duomo di Milano, il Colosseo, la Torre di Pisa, il Duomo di Siena, e tanti tanti altri che vengono rinnovati ogni anno.

Anche questi otto gigli dispongono di uno spazio per i suonatori e per i collatori.

La struttura del giglio ha un’area quadrata con una base di 3 x 3 ed un peso approssimativo di 40 quintali, compreso persone e strumenti.

Per favorire il trasporto dello stesso, che avviene rigorosamente a spalla, vengono montati degli assi di legno detti “varre” della lunghezza di sei metri che vengono sistemati attraverso la base del giglio e fuoriescono  di circa 1,5 metro, davanti e dietro, proprio per consentire il trasporto del giglio.

Questi assi sono in numero di otto per ogni giglio ed inoltre ci sono tredici assi laterali, detti “varritielli “di circa 2 metri che sono amovibili.

La Festa dei Gigli dura tutto l’anno, infatti inizia proprio quando finisce la festa dell’anno precedente, e questo giorno cade sempre nell’ ‘ultima domenica di giugno.

La mattina dell’ ultima domenica di giugno gli otto gigli più la barca partono da diversi punti della città per concentrarsi nella piazza del Duomo, intorno alle 13:00, dove incontrano il busto del Santo Paolino e ricevono la benedizione del Vescovo di Nola proprio per testimoniare una Fede popolare che si tramanda da centinaia di anni con intenso  sentimento religioso.

Nel pomeriggio, dalle 16:00 in avanti, con intervallo di mezz’ora l’uno dall’altro, si cominciano a muovere i gigli per la rituale sfilata per le strade del centro storico.

Sembra facile parlare di muoversi, di sfilate, di processioni, quanto si tratta di trascinare, senza ruote, 40 tonnellate e farle ballare a ritmo di musica, attraversando anche strade strette nelle quali non c’é spazio per un supporto fisico dei laterali.

Nasce qui la storia dei cullatori, ovvero coloro che collano il grigio.

Ogni giglio richiede 120 persone da impegnare nel trasporto ed almeno il triplo per consentire il ricambio.

Uomini facilmente riconoscibili, dal dorso cammellato, perché acquisiscono una gobba sulla spalla destra o sinistra, sotto la nuca , per lo sforzo sostenuto durante l’alzata del giglio.

Sono gruppi che si consolidano nel tempo e sono rappresentati dal capo paranza.

Torniamo alla sfilata del pomeriggio della domenica per segnalare che essa si protrae sino al lunedì mattina.

Durante tutta la serata e la notte i gigli ballano per la città con la partecipazione di migliaia di persone: donne, uomini, giovani, vecchi, bambini con musiche e suoni.

Una festa infinita nella quale si abbatte ogni barriera sociale per festeggiare un’identità comune ed antica.

Durante la festa, per confermare la continuità dell’evento, a mezzanotte vengono aperte le buste che contengono le documentazioni per l’assegnazione del giglio per il prossimo anno.

L’assegnazione avviene osservando un antico Statuto che prevede di essere nati e residenti a Nola, di avere svolto l’attività artigianale per lo specifico mestiere rappresentato dal giglio e, a parità, prevale chi ha maggiore anzianità contributiva.

Il tutto certificato con prove documentali.

Una volta nominati i nuovi maestri di festa ci sarà il rituale scambio della bandiera fra il vecchio ed il nuovo maestro.

Questo di solito avviene di domenica nella seconda metà di settembre per nove domeniche, tante quanti sono i gigli.

Dopo Natale iniziano le questue, ovvero la spontanea raccolta di fondi, che è anch’essa occasione di festa con banchetti ben forniti ad invito che si svolgono in una sala.

Per altre successive otto domeniche ci sarà la presentazione delle musiche e canzoni, fino ad arrivare a quindici giorni prima della festa, periodo nel quale si inchiodano i gigli.

Perché vi ho raccontato questa storia?

Nella mia premurosa  degenza  all’ospedale di Nola in Cardiologia ho incontrato un compagno di sventura, il gigantesco Carmine Rega.

Un gigante buono, appassionato cullatore dei gigli che in una serata insignificante di degenza in corsia mi ha raccontato tutto questo e molto di più.

Ho aperto un  libro, mi sono appassionato, e ho cominciato a leggere.

Perché, vedete dietro a questi gigli c’è la storia di una città operosa che per secoli ha sviluppato i commerci e l’artigianato, quello che viene riconosciuto ovunque come la piccola arte.

Oggi, nell’evoluzione del processo industriale che ha spostato in Oriente le sedi produttive, è indispensabile recuperare l’antico spirito corporativo degli artigiani per dare valore aggiunto alle lavorazioni con il nostro gusto italiano, primato nel mondo.

Questo  modello di Fede, di cultura popolare e religiosa, di tradizioni antichissime si sviliuppa da secoli in un territorio che da 32 anni ospita CIS ed Interporto ormai integrati nel tessuto sociale della Città forse più di quanto appare.

Quante volte, ogni giorno, parlando delle nostre aziende, citandone il nome aggiungiamo : CIS Nola.

Forse proprio da questo possiamo prendere spunto per realizzare qui, nel territorio dei Gigli, la nuova  Città dei mestieri.

Lunga vita al CIS nella Città dei Gigli.

San Paolino, 22 giugno 2017

Si ricorda che nel 2016 la Festa dei Gigli é stata riconosciuta come Patrimonio immateriale dell’Unesco.

Nota a margine.

Esprimo il mio vivo e riconoscente apprezzamento al Pronto Soccorso ed all’Unità di Terapia Intensiva Coronarica dell’Ospedale di Nola, la mia città di giorno, per la premura e la competenza impiegata.Un vero modello di Buona Sanità.

Emilio D’angelo