Finalmente un fiocco rosa al CIS


  • Che gioia grande per noi soci del CIS!

  1. Finalmente, dopo tante chiusure, ecco un nuovo fiocco rosa: l’inaugurazione della nuova Sede della Casillo Style all’isola 4 n. 446-447.

 

Non è ” un miracolo”  quello che hanno realizzato Angelo CASILLO con le sue figlie e i suoi generi, ma un esempio di buon governo e grande coraggio d’imprenditore.

Angelo Casillo è un vero galantuomo e mi confidò il suo desiderio di acquisire i locali del buon Pasquale Crispino, socio storico con la ditta Cocco Fresco.

Locali meravigliosi che avevano ospitato l’attività di uno dei soci più illuminati del CIS, Tammaro Maiello, un vero pioniere dell’epoca straordinaria che abbiamo vissuto insieme con centinaia di soci.

Ho messo insieme due galantuomini, si sono affidati a bravissimi legali ed ecco il miracolo: la trasformazione di un evento negativo in un evento positivo per la comunità sociale.

Speriamo di cogliere da questo primo fiocco rosa del nuovo CIS le radici del vecchio CIS e la consapevolezza che la comunità sociale è ancora un grande incubatore aziendale  che raccoglie le migliori energie del territorio.

  1. Liberiamole queste energie e liberiamoci pure dell’incubo del debito sociale, degli SFP , delle strategie finanziarie, abbandoniamo manovre e manovrine e torniamo a fare impresa in Condominio.

Quello ci serve una buona amministrazione del Condominio di Imprese,  non grandi geni della finanza creativa!

LUNGA VITA al CIS

Nota di Redazione:

Un caloroso ringraziamento al Prof. Fimmanò ed ai suoi collaboratori che hanno assistito il CIS e le aziende socie interessate con grande professionalità ed impegno.

Non posso dimenticare, però, la sensibilità di Sergio Iasi che per mesi ha sopportato e supportato le mie estenuanti richieste a favore dei soci in difficoltà.

La bella iniziativa di Angelo Casillo gratifica la nostra comunità e tutti coloro che si sono impegnati per il CIS.

Onore al merito.

Annunci

Il valore della vita.

 Straordinaria visione della vita di Papa Bergoglio.

Un messaggio di grande speranza.

Ho pensato di proporvelo come spunto individuale di riflessione.

Dopo cinque anni di lotta civile e appassionata per il nostro CIS ,  è umano avvertire un po’ di sfiducia in una società che appare ancora incapace di riconoscere evidenti  errori e clamorose ingiustizie di un recente passato.

Tutto sembra sempre fermo nello stesso punto, gli stessi metodi, gli stessi drammatici intrecci tra interessi vitali, convenienze ed opportunità, come se non fosse successo nulla.

Allora ti domandi se è giusto continuare a lottare, mentre la stanchezza ti assale e vorresti mollare tutto.

Proprio in quel momento ti tornano in mente i volti di quei soci che confidano in una rivoluzione dei cuori e per incanto, come un segno del destino, ti ritrovi a leggere questo bellissimo messaggio, dedicato ad ognuno di voi …..

Puoi avere difetti, essere ansioso e perfino essere arrabbiato, ma non dimenticare che la tua vita è la più grande impresa del mondo.

Solo tu puoi impedirne il fallimento.

Molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano.

Ricorda che essere felici non è avere un cielo senza tempesta, una strada senza incidenti, un lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.

Essere felici significa trovare la forza nel perdono, la speranza nelle battaglie, la sicurezza nella fase della paura, l’amore nella discordia.

Non è solo godersi il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza.

Non è solo celebrare i successi, ma imparare dai fallimenti.

Non è solo sentirsi felici con gli applausi, ma essere felici nell’anonimato.

Essere felici non è una fatalità del destino, ma un risultato per coloro che possono viaggiare dentro se stessi.

Essere felici è smettere di sentirsi una vittima e diventare autore del proprio destino.

È attraversare i deserti, ma essere in grado di trovare un’oasi nel profondo dell’anima.

È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita.

Essere felici è non avere paura dei propri sentimenti ed essere in grado di parlare di te.

Sta nel coraggio di sentire un “no” e ritrovare fiducia nei confronti delle critiche, anche quando sono ingiustificate.

È baciare i tuoi figli, coccolare i tuoi genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche quando ci feriscono.

Essere felici è lasciare vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.

È avere la maturità per poter dire: “Ho fatto degli errori”.

È avere il coraggio di dire “Mi dispiace”.

È avere la sensibilità di dire “Ho bisogno di te”.

È avere la capacità di dire “Ti amo”.

Possa la tua vita diventare un giardino di opportunità per la felicità … che in primavera possa essere un amante della gioia ed in inverno un amante della saggezza.

E quando commetti un errore, ricomincia da capo. Perché solo allora sarai innamorato della vita. Scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta, ma usa le lacrime per irrigare la tolleranza.

Usa le tue sconfitte per addestrare la pazienza.

Usa i tuoi errori con la serenità dello scultore.

Usa il dolore per intonare il piacere.

Usa gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.

Non mollare mai … Soprattutto non mollare mai le persone che ti amano. Non rinunciare mai alla felicità, perché la vita è uno spettacolo incredibile.

(Papa Francesco).

 

La geniale revisione dell’intesa con Enel Green Power

Dalla semestrale di bilancio 2017 dell’Enel si rileva, fra l’altro, a proposito dei rapporti intercorrenti con Interporto e CIS :

“Con riferimento all’Accordo transattivo del 30 gennaio 2017, stipulato fra Enel Green Power, CIS e Interporto Campano, per la definizione di ogni reciproca pretesa in relazione ai contenziosi intercorsi, nel mese di aprile 2017 é stato sottoscritto  un accordo modificativo della stessa transazione di gennaio 2017.

Con la modifica dell’accordo transattivo le parti hanno convenuto di ripristinare il canone di locazione di Interporto e di ridurre ulteriormente il canone relativo al diritto di superficie del CIS.

Tale modifica non ha avuto alcun impatto economico per Enel Green Power.”

Nota riportata testualmente dal documento pubblicato da Enel- Semestrale di bilancio 2017.

Carissimi colleghi,

sottopongo alla Vostra attenzione questo documento che per Enel non ha prodotto alcun impatto economico, ma per noi CIS ha ridotto ulteriormente il canone di locazione del diritto di superficie relativo ai lastrici di copertura, già sottratti alla nostra disponibilità individuale nell’inopportuna operazione di cessione, maturata nella precedente gestione amministrativa 

A tutti sono amaramente note le vicissitudini che ogni azienda socia ha subito, senza alcun vantaggio né individuale, né di sistema , sopratutto  in riferimento al regolare rilascio del prescritto Certificato di prevenzione Incendio, rimasto a lungo impedito per inadempimento dei lavori di sicurezza prescitti.

Nel prossimo bilancio saremo chiamati a giudicare l’opportunità e la convenienza di questa ulteriore modifica di un accordo transattivo definito solo ad inizio d’anno.

Questo rilievo, comparato alle imprevedibili dimissioni dell’amministratore delegato, dr. Sergio Iasi, ed al deliberato tentativo di addebitare al CIS una quota consistente delle competenze liquidate autonomamente allo stesso da Interporto Campano ( 1.600.000 euro ), a titolo di penale per l’anticipata risoluzione contrattuale, rappresenta in maniera inequivocabile l’indirizzo di gestione della nostra società, tesa a favorire un’etero direzione a vantaggio esclusivo di Interporto Campano.

Spero vivamente che risorga, finalmente, nella base sociale una coscienza responsabile comune, scevra da ogni interesse o preconcetto personale, capace di riconoscere l’incombente rischio di polverizzazione del nostro progetto associativo.

Avete assistito, tutti indistintamente alla polverizzazione di tutte le quote partecipative collegate, sia quelle societarie, sia quelle individuali.Penso a Cisfi, Interporto e Banca Popolare di Sviluppo.

Avete assistito alla progressiva decadenza del Sistema Cis, nella struttura e nella gestione, pur mantenendo elevati costi condominiali e pessimo impiego di risorse endogene.

I protagonisti delle scelte che hanno determinato la nostra angosciosa condizione, si sono allontanati dal CIS,  arricchiti dalla loro esperienza, mentre a noi, invece, sono rimasti solo i cocci del vaso rotto.

Mettiamoli insieme questi cocci, senza strumentalizzazioni ma anche senza incertezze, con un grande sentimento di coesione sociale.

Ancora non Vi basta!

Tra poco, entro fine d’anno, avremo saldato, con largo anticipo, il nostro debito con le Banche e  potremo tentare, forse per l’ultima volta, di riprendere il controllo dell’indirizzo industriale del piano di recupero del CIS.

Speriamo che, almeno questa volta, saremo capaci di riconoscere i nostri diritti e, soprattutto, i nostri legittimi interessi, senza abbandonarci ad altri avventurosi progetti  finanziari o fumose e incomprensibili proposte.

Liberiamoci, finalmente, delle vecchie e ingiuste regole che per anni hanno governato il nostro destino, con inconcepibili meccanismi clientelari portandoci in questa amara condizione.

Lunga vita al CIS.

Comitato per la tutela dei diritti dei soci.

Clicca qui : Allegati documenti  

Bilancio Enel 30sett2017

Semestrale Enel 2017

 

La svolta : il pensiero di un giovane socio.

Buongiorno a tutti,

Credo che sia necessaria una svolta per uscire finalmente dal Regno dell’impossibile e cominciare a lavorare per realizzare una nuova intesa sociale per il rilancio del CIS.

Mi è piaciuto molto questo intervento di Armando Del Giudice sul mio ultimo articolo:

Condominio o subdominio .

Vi propongo di leggerlo con attenzione perché ci sono molti spunti che confermano la nostra vocazione d’impresa e la necessità di liberare energie più giovani per riprendere un cammino sociale interrotto con la scelta finanziaria dell’ultimo disgraziato decennio.

Buona lettura.

 

Chi fa o ha fatto esperienza di “partecipazione attiva e condivisa” per la creazione/promozione/sviluppo/accrescimento/ecc di un BENE che, proprio in quanto partecipato, viene elevato a rango di BENE COMUNE, non può fare a meno di rammemorare lo stupore che accompagna esperienze di questo tipo.
Lo stupore è lo stato d’animo che ci sorprende nello scoprire la portata straordinaria di un’esperienza del genere. La quale è tanto più straordinaria quanto più è varia ed eterogenea la provenienza e la storia di ciascuno degli uomini che l’hanno posta in essere.
E’ Cos’è stata la fondazione del CIS se non l’esperienza di questi uomini che, molto prima di essere concorrenti, sono stati colleghi, compagni di viaggio, vicini di casa e di bottega, qualche volta soci in affari, e da ultimo rispettati concorrenti?
Il CIS ha scritto una storia importante per Napoli, la Campania, il Meridione e per il resto del Paese. Ma soprattutto è stata una storia inedita…per lo meno dalle nostre parti.
In una terra in cui divisione e sospetto contraddistinguono da sempre il dna culturale e politico, per la prima volta da queste parti una moltitudine di uomini liberi uomini di impresa (lontani cioè da salotti politici e bancari) hanno affrontato assieme il progetto di dar vita ad un’esperienza collettiva, superando divisioni e sospetti e investendo finalmente sul futuro di tutti e quindi di ciascuno.
Ma ogni pagina di storia che viene raccontata, o meglio, proprio nel momento in cui viene raccontata, diventa inevitabilmente una pagina di storia passata: una narrazione alla quale ci si rivolge, all’indietro, con una corposa dose di malinconia.
Cosa abbiamo smarrito? L’elenco sarebbe lungo e, con ogni probabilità, di gran lunga più noioso delle poche righe di questo intervento.

Una domanda forse meno sterile potrebbe essere la seguente:
cosa ci resta ancora da fare?
Coloro i quali, come Emilio D’angelo e il gruppo di soci di cui è portavoce e animatore, che credono che l’ora di gettare la spugna non è ancora arrivata, rivolgono indistintamente a tutti i soci Cis un grande e accorato appello: avremo futuro se sapremo nuovamente credere che qualche centinaio di uomini e imprenditori liberi, commercianti coraggiosi e infaticabili non possono rappresentare un mero e casuale raggruppamento di individui disuniti e sospettosi gli uni degli altri, ma tornare ad essere una collettività consapevole che, molto più forte di qualunque crisi e di qualunque dissesto, può essere ancora in grado di determinare con successo il proprio futuro, quello delle proprie famiglie e delle famiglie di tutte le persone che lavorano per loro.

Oggi, a ben guardare, più che un’esperienza di unione e di condivisione, stupisce molto di più il fatto che si è disposti a credere che questa forza sia solo l’illusoria e ostinata credenza di qualche vecchio nostalgico dei bei tempi che furono.
No invece! Non per me almeno!
Il singolo potrà benissimo raggiungere il successo che merita.
Il singolo deve ricercare legittimamente tutte le sue opportunità.
C’è una cosa però che il singolo, per quanto di successo, non riuscirà a determinare e a far fronte con le sue uniche forze.
E questo è il cambiamento!
Il cambiamento fa paura a tutti…anche a tutti quelli che hanno avuto successo.
Perchè di fronte al cambiamento del mondo e della storia, un uomo solo resta pur sempre da solo…con tutte le vulnerabilità del caso.
Ma a ben vedere è proprio su questa vulnerabilità che li accomuna, che un gruppo di uomini di successo può aprirsi a un futuro da costruire con positività, ottimismo, determinazione.
Il presente del Cis sembra essere ormai al suo epilogo.
Oggi si fa avanti il tempo delle decisioni. Decisioni gravide di rischi e che implicano gravosissime responsabilità. Ma dovremmo essere solo noi a decidere come intraprenderle. Lo dobbiamo ai nostri padri, ai nostri figli. Lo dobbiamo a noi stessi per ogni volta che abbiamo deciso per le nostre aziende, sacrificando loro ogni cosa, avendolo fatto, prima ancora che per l’opportunità o il successo, per un autentico senso del dovere. Sì: lo dobbiamo a noi stessi per ogni volta che di fronte a questo dovere – scelto di affrontare per le persone che amiamo e per tutte quelle che ci sono state affidate -, ci siamo trovati soli, con unicamente le nostre forze, le nostre capacità, la caparbietà, l’acutezza, il coraggio di fronte al rischio che contraddistinguono e che accomunano ogni uomo di commercio!

Auspico con grande entusiasmo che coloro che si stanno spendendo nella missione di ridare al Cis una dimensione “politica” nel senso più autentico, nobile e originario del termine, vale a dire di restituire al Cis e all’assemblea dei suoi soci il ruolo e la leadership che meritano, possano vedere premiati i propri sforzi.
Personalmente credo che alcune centinaia di imprenditori di Napoli e provincia, uniti veramente per il futuro di un grande progetto comune e condiviso, possano essere l’inizio migliore possibile per una rinascita che partendo dal Cis riverberi su tutti i nostri territori il proprio rinnovato spirito.

Armando Del Giudice

Cosa fare da domani?

Partecipare alle assemblee e anche alle occasioni di incontro (formali e o informali) del Cis e per scambiarsi informazioni ed esperienze, è di sicuro un ottimo inizio e il tempo che si spende in tali circostanze è prezioso e, aggiungerei, rispettosissimo del tempo di ciascuno di noi che è sempre risicato e non può essere disperso.

Lunga vita al CIS

 

 

CIS : Cum dominio o sub dominio?

Condominio o subdominio?

Si costituisce un condominio quando l’esercizio di un diritto di proprietà viene condiviso tra due o più soggetti.

Il quesito che ci proponiamo da oltre trent’anni é:

ma il CIS é un condominio e noi siamo condomini oppure subdomini? 

Bella domanda!

A tutti gli effetti, in quanto titolari di un diritto individuale di utilizzo dei capannoni, condividiamo legittimamente l’uso dei beni comuni, i cosiddetti beni primari, e quindi abbiamo la dignità di condomini.

I beni comuni, però, appartengono ad un soggetto diverso, ad una società della quale noi stessi siamo anche soci con quote proporzionali ai beni individuali detenuti ed utilizzati per l’attività d’ìmpresa.

Quindi….

sotto questo aspetto, non siamo condomini ma sub-domini, ovvero soggetti a “padrone” , ad un padrone che esercita, per nostro ordine e conto, l’amministrazione del condominio, stabilisce le regole, impone limiti e divieti, vigila sul rispetto dei diritti individuali, organizza i servizi, decidendo modalità e ripartizione dei costi, senza darcene conto specifico.

Un padrone che ci ha sottratto la proprietà e la disponibilità del lastrico di copertura e lo ha venduto ad un terzo estraneo al Distretto, che ha distratto risorse vitali  dalla nostra cassa per destinarle ad imprese collegate e concorrenti, che nel corso degli anni ha modificato i termini di riscatto, attribuendo maggiori o minori limitazioni all’esercizio del diritto per un’azienda socia rispetto ad un’altra.

Questo padrone ha esercitato il potere a propria esclusiva discrezione, potere che derivava, e deriva ancora, proprio dall’assemblea con un consenso ottenuto frequentemente attraverso la raccolta organizzata di inconsapevoli  deleghe, o come effetto della subordinazione allo stesso potere amministrato che viene alimentato da occasionali convenienze individuali.

Ciò é dimostrato con eclatante evidenza documentale negli atti dell’AdR nella lunga lista degli inadempienti, nel frequente abuso dei comodati gratuiti, nella scelta della procedura fallimentare contro alcune aziende socie.

Comunque, ritornando alle origini, resta veramente geniale l’intuizione  del compianto notaio Canio Restaino, quando inventò per noi il socio possessore, legando in intima e sussidiaria corrispondenza il ruolo e la funzione di socio ed utilizzatore.

Caro notaio, non avresti mai potuto immaginare che la continua manipolazione di un contratto di leasing, semplice ed equilibrato, avrebbe trasformato un sacrosanto diritto di proprietà  in una concessione ad personam, che ancora oggi molti implorano, dopo un trentennio, ed ottengono con uno strumento che, anno dopo anno, si complica sempre di più  in un articolato dedalo di regole e limitazioni, stravolgendo la sua originale natura e funzione.

Il socio avrebbe dovuto far valere in assemblea i suoi diritti secondo le regole stabilite dalla legge e dallo statuto; l’utilizzatore, invece, avrebbe esercitato i suoi diritti individuali nell’esercizio dell’impresa, rispettando quello degli altri, prescritti in un Disciplinare che rappresenta il Regolamento di Condominio del CIS.

Un mondo perfetto, l’isola felice, il trionfo della società consortile?

Forse una volta lo é stato, almeno per il forte impegno sociale, ora non più, anzi il contrario.

L’abbandono più totale di ogni politica conservativa del patrimonio immobiliare comune , l’inqualificanile degrado dei servizi, il differimento logistico e strategico dei poteri, la subordinazione finanziaria e commerciale alla politica di sviluppo di Interporto, il prevalente potere finanziario del sistema bancario, la rinuncia a qualsiasi opzione strategica o di sostegno al Sistema, ha reso il CIS un martoriato corpo amorfo che sta affondando  irrimediabilmente, in una palude melmosa nel Regno dell’oblio.

Abbiamo  tutto sotto i nostri occhi e se non avremo, finalmente, la forza ed il coraggio di restituire al nostro ruolo sociale la dignità che merita, ebbene questo sarà il Vostro CIS, il Vostro  perché il mio tempo sta per finire  ed ora inizia il Vostro tempo, quello delle nuove generazioni che, con tanto orgoglio, stanno organizzando la rinascita di una coscienza  sociale consapevole.

Grazie a Dio le coscienze si stanno risvegliando e sono più di cento le aziende che lottano per un CIS migliore di quello che ci hanno lasciato le precedenti gestioni.

Quello che continuerò a contrastare, con tutte le mie forze residue,  è il CIS di oggi, un CIS che ha impiegato quasi un anno per cercare di giustificare un rimborso indebito ad Interporto di 1.600,000, impegnando due consigli d’amministrazione, un’assemblea, consulenze legali, ricorsi al collegio sindacale……

per fare cosa?

Per approvare a maggioranza, cinque contro quattro, ed in conflitto d’interesse, una delibera di pagamento ad Interporto sulla base di un’Intesa che quella società aveva concordato senza nostro consenso, mandato, ed in assenza totale di giustificazione, obbligazione o interesse.

Per sospendere, poi, gli effetti di quella delibera su motivato ricorso al collegio sindacale del sottoscritto al fine di evitare un’impugnativa giudiziaria.

Per aspettare inutilmente , ancora oggi,  il prospettato responso del collegio sindacale al mio reclamo nella qualità di amministratore pro tempore, come era previsto nel verbale  consiliare del 16.01.18.

Per inoltrare una nuova denuncia al collegio sindacale a firma di una minoranza qualificata, nel quale si chiedeva di esprimere un giudizio di legalità sul titolo di credito vantato da Interporto, la famosa Intesa risolutiva, a noi ignota, ma ben nota, invece, a due su tre componenti del collegio sindacale che avevano ed conservano doppio incarico collegiale sia  in CIS che in Interporto.

Per ricevere come risposta che il quesito proposto non è più di attualità in quanto gli effetti di quella delibera sono stati sospesi e la questione della debenza é stata rinviata al nuovo consiglio, come se la nomina di un nuovo consiglio che escludeva gli amministratori che si erano opposti, potesse influire sul merito della vicenda, attribuendo legittimità ad un titolo di credito inesistente.

Un parere pilatesco che non contribuisce a fare chiarezza, esattamente il contrario di ciò che occorre alla nostra società per riprendere con sicurezza un percorso di riabilitazione della funzione sociale.

Avrete, nella prossima Assemblea , il riscontro obbligatorio, previsto dalla legge, della denuncia presentata ed in quella sede saranno valutate tutte le opzioni praticabili nella nostra qualità di soci.

Resta, comunque, l’amarezza che la pervicace ostinazione a trasferire fondi illegittimi ad Interporto ha trovato e trova ancora l’incomprensibile ed ingiustificato consenso nella compagine sociale, come, purtroppo, è emerso nell’ultima assemblea.

Tra poco il debito sarà completamente saldato ed il CIS potrebbe riorganizzare, con maggiore autonomia, il proprio impegno amministrativo, dando priorità al recupero del patrimonio immobiliare comune, pur nel rispetto dei diritti amministrativi ceduti agli SFP.

Finirà l’epoca dei compensi milionari agli amministratori delegati,  degli onorari per consulenze a destra e a manca, delle inutili spese di apparato ed inizierà, finalmente, quella del governo degli interessi della comunità sociale che tante sofferenze ha patito sub-dominio!

Che ne direste Voi se destinassimo quest’importo di 1.600.000 euro, non dovuti ad Interporto, per eliminare certe vergognose brutture nel nostro condominio?

Forse é il caso di proporlo in Assemblea!

Vedremo se sarà d’accordo anche  il presidente Grimaldi, che , alla vigilia di Natale , fu così determinante nella delibera di pagamento ed assunse, in conseguenza,  la carica più rappresentativa della nostra società come traghettatore, senza mai più abbandonarla 

Vi allego, intanto,  due fotografie dello stato di diritto del condominio:

Il disatteso Regolamento di condominio che viene rispettato secondo le convenienze ed il grado di appartenenza al regime gestorio.

Il mio atto di riscatto ( 2006) dal quale potete rilevare il regime di servitù dei beni comuni e il riferimento alle modalità obbilgatorie di gestione delle spese secondo le regole comuni del codice civile in materia di condominio.

Quindi, cari colleghi subdomini, occorre introdurre una gestione efficiente, organizzata con preventivo e consuntivo: un’ amministrazione autonoma e separata che sostituisca l’attuale e consolidato sistema di gestione a costi e ricavi nell’ambito del bilancio societario.

Fatevi una letturina dei due testi, e confrontatela con lo stato attuale dei fatti e con i Vostri strumenti di riscatto, scoprirete tante debolezze.

Un cordiale saluto dal Vostro socio subdomino.

Emilio D’Angelo

 

Nota di Trascrizione

Regolamento di Condominio

 

 

La forza della verità e la questione morale.

Cari colleghi,

quando ci allontaniamo dagli eventi, tutto ci appare più sfumato e riporta nell’oblio anche fatti gravi che hanno profondamente inciso nella vita della nostra comunità sociale.

C’è una tendenza a rifiutare ogni riflessione critica, relegando fatti e circostanze rilevanti nell’area dell’ inutile polemica, pur di chiudere con il passato ed accettare supinamente ogni prepotenza.

Sono convinto, invece, che opporre  una legittima resistenza  a favore della verità è un impegno morale che dovrebbe coinvolgere tutta la comunità sociale, consapevole degli interessi comuni rispetto ad una gestione finanziaria che ci viene imposta dai poteri acquisiti dalle Banche creditrici con l’Accordo di Ristrutturazione.

Questo è il nostro obiettivo, rafforzato dal buon esito del pagamento del debito.Noi intendiamo contrastare la prepotenza del sistema finanziario ed dei suoi burocrati, che impediscono la rinascita autonoma dello spirito consortile della nostra società.

Non abbiamo nessuna preclusione nei confronti dei colleghi chiamati a servire il CIS nel nuovo organo amministrativo; non lo abbiamo mai fatto, nel recente passato, anche quando fatti gravi e circostante allarmanti lo avrebbero richiesto.

Abbiamo contezza del nostro passato, dei torti subiti, di tante vittime della prepotenza della gestione, ma non possiamo pensare di liberarcene, lasciando inalterato il sistema che controlla il potere con una tecnostruttura che ci costringe ad assecondare un progetto finanziario che oggi vive solo una fase diversa ma si ispira agli stessi principi che ha fatto degenerare la nostra condizione sociale.

Questo nessuno può negarlo e tutti nel profondo del nostro cuore proviamo una grande amarezza per quello che è diventato il CIS: è un giudizio unanime ed inappellabile!

Voglio ricordare a tutti Voi che nulla è cambiato per il CIS nella gestione successiva a quella del cav. Punzo, sudditi eravamo e sudditi siamo rimasti.

Chiunque è venuto ha preso e portato via, lasciando il CIS un po’ peggio di come lo aveva trovato. Le condizioni del Centro sono  addirittura peggiorate ed in qualche caso, sono  veramente vergognose,  eppure noi siamo capaci  di giustificare una spesa di 1.600.000 euro per un importo non dovuto ad Interporto Campano.

C’è qualcuno che diffonde, in mala fede, la favola che questa somma viene sottratta alle Banche e non alla disponibilità della cassa del CIS per ridurre il debito residuo.

Allora ho pensato che fosse proprio necessario riproporvi la verità storica e giuridica su questa grave lesione che ha subito la dignità assembleare per mano di tutti gli amministratori, di quel tempo, con doppia carica in CIS ed Interporto.

Nel c.d.a. del 22 dicembre è riemersa, purtroppo, una posizione dominante di Interporto rispetto a CIS, rappresentata in tutta evidenza dal voto espresso a maggioranza, con imperdonabile prepotenza,  solo dai consiglieri con doppia carica nelle due società, con voto determinante del signor Ferdinando Grimaldi.
Era in discussione il compenso del dr. Iasi, deliberazioni inerenti e conseguenti alle sue dimissioni volontarie.

Tale compenso non poteva essere richiesto dal dr. Iasi, che si era dimesso spontaneamente dall’incarico di amministratore delegato e dalla carica di presidente del C.d.a. del CIS con comunicazione scritta, né sussistevano nell’ambito della nostra società motivi o cause oggettive e soggettive che impedivano la serena prosecuzione dell’incarico.

In effetti la richiesta di rimborso,  veniva, con imperdonabile impudenza,  da Interporto in riferimento ad un “intesa bilaterale”  ( Accordo di Risoluzione) firmata fra Interporto ed il dr.Sergio Iasi in data 05.10.2017 che avrebbe determinato la pretesa obbligazione di CIS verso Interporto.

Tale atto che, per motivi di riservatezza, venne definito dal dr. Ricci, A.d.delle due società, “atto endosocietario” , non è stato  mai presentato in consiglio CIS, pur apparendo richiamato in alcuni pareri legali richiesti, eppure è stato posto a fondamento del preteso rimborso.

Dalla precisa descrizione del Fatto si rileva che la società CIS è completamente estranea alla sua genesi, al suo sviluppo e alla sua conclusione, tranne che non si voglia ritenere la presenza dei consiglieri in doppia carica qualificante a rappresentare l’organo amministrativo del CIS.

Due distinti contratti di mandato regolavano separatamente le condizioni dei rispettivi incarichi ricoperti dal dr. Sergio Iasi.
I gravi contrasti che hanno determinato le cause oggettive e soggettive per la risoluzione dei mandati sono attribuibili esclusivamente alla società Interporto ed al suo Presidente.

Le condizioni oggettive e soggettive, capaci di determinare l’impossibilità della prosecuzione dell’incarico da parte del dr. Sergio Iasi, sono state riconosciute, con evidenza contabile, solo nella citata riunione del C.d.a di Interporto del 05.10.2017, in sede extra sociale rispetto alla relazione fra il CIS S.p.A. ed il suo organo amministrativo, salvo che non si voglia considerare che il dr. Iasi si sia costituito in proprio e come rappresentate del CIS per realizzare una transazione con se stesso.

Da questo scaturisce che l’applicazione della clausola 4.3 del contratto che prevedeva la corresponsione dell’importo del compenso sino alla data di scadenza naturale del contratto (ovvero altre due annualità), comprensivo di fisso e di variabile, spiegava effetto solo nei confronti fra le parti che avevano concluso l’Accordo transattivo.

Tutti gli effetti risolutivi nello stesso pattuiti non erano opponibili al CIS.

Nell’accordo di risoluzione, definito Intesa di ricognizione, redatto fra Interporto ed il dr. Sergio Iasi,  Interporto, ai sensi e per gli effetti dell’art.1381 cod.civ. non avrebbe mai potuto risolvere anche il mandato di CIS ed, ancor meno, pattuire  ed accettare una serie di obblighi e rinunce a carico anche di CIS.

Occorre notare che CIS non aveva conferito alcun mandato con rappresentanza a Interporto ai fini della stipula dell’Accordo di Risoluzione e pertanto, ai sensi del richiamato art.1381 c.c. , la promessa da parte di Interporto dell’obbligazione di CIS non era idonea a vincolare CIS rispetto a quanto pattuito.

Appare ovvio ed indispensabile per la definizione della pretesa di Interporto accertare se Intesa ricognitiva ed Accordo di risoluzione sono lo stesso documento ed in caso positivo acquisirlo agli atti, risultando l’unico elemento probante dello stato dei fatti.

Nel caso in cui Interporto dovesse confermare che tale documento abbia carattere di riservatezza, non può in nessun modo rappresentare elemento fondante di una pretesa verso un terzo estraneo.

Ciò posto, appare del tutto infondata la delibera del compenso risolutivo, considerato che per giustificare la legittimità della richiesta di rimborso effettuata da Interporto, é stata richiamata un’intesa ricognitiva” del 5 ottobre che, per noi CIS, non è MAI esistita.

Alla luce di quanto esposto non appare né accertato né dimostrato il titolo dal quale deriverebbe l’obbligazione di CIS verso Interporto.
Anzi si può addirittura sostenere che CIS ha solo subito gli effetti negativi della risoluzione del rapporto autonomamente concordato fra Interporto ed il dr. Iasi, registrando la perdita di un amministratore con specifiche responsabilità nell’ambito dell’A.d.R., non solo, ma anche che è stata violata gravemente l’autonomia gestionale del C.d.a sia dal dr. Iasi che dai consiglieri con doppia carica che hanno approvato un ” accordo ” in nome e per conto del CIS.

Ai sensi delle prescrizioni previste dall’art. 2391 cod. civ. appare in tutta evidenza la manifestazione di conflitto d’interesse nella delibera assunta a maggioranza da 5 consiglieri su 9, dei quali 4 hanno partecipato e deliberato nel C.d.a di Interporto che in data 5 ottobre ha riconosciuto le condizioni oggettive e soggettive per la cessazione dei mandati del dr. Iasi con i conseguenti risarcimenti, mentre il quinto ha eseguito il pagamento come chef finanziario.

Questa è la verità documentata dei fatti, riconosciuta dagli stessi autori della pretestuosa delibera che ne revocarono gli effetti per la resistenza opposta da quattro consiglieri CIS ed ora si propongono di presentare la stessa richiesta all’approvazione del nuovo consiglio.

Nessuno può affermare o provare il contrario ed è un’aberrazione  affermare che quella somma non la paga  il CIS ma le Banche, come se fosse giustificabile un abuso se avviene a danno di altri.

Non veniteci a raccontare queste storie  proprio a noi, che abbiamo visto decine di aziende socie fallire per molto meno e subire con tanta dignità ogni forma di prepotenza, fino alla sottrazione di circa 38 milioni di euro trasferiti da CIS ad Interporto, nella consapevolezza che non esisteva possibilità di rimborso.

Non è vero, forse,  signori amministratori dell’epoca?

Eppure ora, nel nuovo corso, venite a parlare in assemblea  di unità sociale, continuando a difendere, con le Vostre scelte, gli interessi del potere finanziario e non Vi unite, con rigorosa coerenza, alla naturale disapprovazione per una lesione così grave della dignità sociale.

Mi assumo tutta la responsabilità di quanto affermo, auspicando di essere convocato in qualsiasi sede, in contraddittorio con chiunque ne abbia interesse o facoltà.

Non è una questione personale, è una questione morale!

É chiaro, signor presidente delle deleghe?

Lei deve decidere da che parte stare: o mi smentisce in Tribunale o chiede scusa ai soci, ammette l’errore e ne trae le conseguenze.

Aspetto una risposta coerente.

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo.

È ormai tempo di una rivoluzione della coscienza sociale!

Il progetto di dissoluzione del valore associativo del CIS, avviato dieci anni fa con la trasformazione finanziaria della funzione sociale, sta vivendo, irrimediabilmente, la sua fase conclusiva.
Qualsiasi osservatore, dotato di una minima onestà intellettuale, può riscontrare che nell’ultimo decennio ogni Assemblea del CIS ha realizzato un progressivo indebolimento delle facoltà della base sociale, costretta a subire scelte obbligatorie dettate da una volontà esterna tesa a produrre unicamente l’omologazione del CIS nell’ Interporto.

Bastano alcune semplici domande:

Tu, socio, negli ultimi dieci anni, sei mai riuscito ad incidere nella scelta dei progetti o della governance societaria?

È cambiato qualcosa dalla Presidenza Punzo rispetto a quella di Iasi ed infine di Grimaldi, nel metodo di acquisizione del consenso assembleare?

È cambiato qualcosa nei sistemi di controllo contabile , nelle consuetudini amministrative, nell’organizzazione delle risorse finanziarie, nel progressivo peggioramento delle condizioni del centro, nell’organizzazione delle spese di condominio, nell’impiego delle risorse umane, nella centralità invasiva di Interporto, nella subordinazione rassegnata del CIS?

Abbiamo forse recuperato risorse o benefici dai danni disastrosi che abbiamo subito, a livello societario ed individuale, per interessi, anatocismo ed oneri derivati?

A che punto ci troviamo ora?

Semplice, siamo alla conclusione di un Accordo di Ristrutturazione che ci è stato imposto con prepotenza per soccorrere alle necessità di Interporto che ci ha sottratto negli anni 70 milioni di euro fra prestiti iniqui e partecipazioni forzate.
Una metà dell’invasione degli SFP sono un regalo ad Interporto, il resto è stato sciupato in consulenze milionarie, nello 
spreco di risorse umane e finanziarie, con il blocco del ricambio d’utenza e con la prolungata gestione comune dell’impianto amministrativo di CIS e Interporto.

Chi non vede questi effetti o è cieco di mente oppure è connivente e in mala fede.

Come si può pensare di cambiare corso della nostra deriva, nominando alla Presidenza, in questa fase che richiede massimo rigore nei rapporti tra CIS ed Interporto, proprio colui che con il suo voto determinante ha deliberato di versare ad Interporto la considerevole somma di 1.600.000,00 euro per una pretesa illegittima, infondata ed inesistente?

Tutto  questo viene giustificato da una pretesa fondata su un’intesa transattiva conclusa dal Presidente pro tempore di Interporto, cav.Giovanni Punzo e l’intero consiglio, con il dr.Sergio Iasi, amministratore delegato sia di CIS che di INTERPORTO,  indicato per l’incarico nell’Accordo di Ristrutturazione su richiesta delle banche creditrici.

Da tale “INTESA”, mai esibita al CIS in atti consiliari,  è stato di fatto escluso il nostro organo amministrativo, pur determinando una  risoluzione onerosa del rapporto professionale dell’A.D. delle due società.

Gli effetti di tale Intesa, non opponibile al CIS per elementare norma giuridica, hanno determinato un grave danno al CIS che in un solo colpo ha perso l’amministratore delegato e il Presidente del c.d.a. senza alcuna responsabilità soggettiva ed oggettiva.

Dal sei di ottobre, a seguito delle imprevedibili dimissioni del dr. Iasi , si è aperta una lunga fase di incertezza, mai conclusa.
Perdura, infatti, il pervicace tentativo di accollare al Cis una parte del maggior importo liquidato, pari a 1.600.000 assolutamente non dovuto perché non esiste titolo o ragione di credito del richiedente Interporto.

Questa è l’opaca storia di reiterati conflitti di interesse che hanno investito le più alte cariche amministrative che si sono succedute alla guida del CIS e tutti gli amministratori in doppia carica.
Tutto è largamente provato dai documenti agli atti, dalla successiva revoca determinata dall’opposizione di quattro consiglieri CIS e dall’attuale fase di stallo, aperta ad ulteriori accertamenti nei modi previsti dalle norme.

Insisto su questo punto perché è un punto strategico nel quale convergono tutte le ragioni della nostra amara condizione : è una svolta morale che rivela con evidenza la verità dei fatti e la nostra condizione subordinata ad un organigramma impenetrabile che si nutre proprio con la debolezza della nostra condizione di soci.

Altro che sovranità assembleare, signor Presidente delle deleghe.
Nulla di personale, ma semplice logica, sfido a dimostrare il contrario, in qualsiasi sede.

Vi siete mai chiesto perché nessuno di quei quattro consiglieri di voto contrario alla delibera in favore di Interporto è presente nel nuovo consiglio?

Sono tutti indegni, privi di esperienza o dissennati?

Eppure hanno governato nel precedente consiglio che ha rimborsato 98 milioni dei 120 del debito complessivo con un anticipo di almeno due anni sulla data di rimborso prevista?

Allora, forse, proprio in questo caso esiste un fatto personale, una discriminazione motivata, una volontà matrigna che impone l’espulsione di elementi che ostacolano la realizzazione di un preciso progetto di demolizione dell’ antica tradizione associativa del CIS.

Il debito è quasi saldato, entro l’anno sarà estinto, usciremo dall’Accordo per conclusione naturale e tutto il patrimonio immobiliare dovrà essere liberato dalle iscrizioni ipotecarie.

Saremo finalmente liberi di amministrarci in autonomia?

Teoricamente si, ma non sarà facile superare la resistenza del potere finanziario e quello dei suoi rappresentanti che hanno tutto l’ interesse a mantenere il CIS vincolato ad Interporto, utilizzando i poteri amministrativi che abbiamo ceduto agli SFP.

La gallina dalle uova d’oro…. altro che carta straccia, questa è carta vetrata!

Che fine hanno fatto le promesse in Assemblea del dr.Iasi?

Vi ricordate la revisione di tutti i contratti di manutenzione, la riduzione delle spese condominiali del 20%, l’accorpamento delle aree libere, il rilancio dell’immagine e della struttura commerciale?

Ad Accordo concluso, e spero che tutti lo avranno capito, è essenziale riconquistare l’autonomia del consiglio d’amministrazione per riappropriarci finalmente della funzione strategica.

A conclusione del pagamento del debito, rimarranno aperte due partite.

Da un lato gli S F P per circa 150.000.000 di euro che non sono più un debito da rimborsare ma strumenti partecipativi al patrimonio che attribuiscono diritti patrimoniali sugli utili di bilancio in misura del 95%( negli ultimi anni abbiamo accumulato solo perdite!)

Dall’altro nel patrimonio del CIS ci sono i crediti verso Interporto, ancorché svalutati nell’Accordo, e poi, guarda, guarda…….ci sono 28.000 mq di capannoni da ricollocare!

Questa è la partita che attira maggiore interesse!
Attenti al lupo…
Arriverà vestito da agnello e Vi proporrà affari straordinari!
Si comincia sempre con qualche regalino.

Ora Vi faccio una promessa:

mai, dico mai, noi soci di fede antica al CIS, consentiremo qualsiasi operazione in danno del CIS, utilizzando progressivamente tutti gli strumenti di contrasto previsti dalla Legge, quella dei codici, non quella dei prepotenti.

Impegno prioritario sarà la battaglia per la riduzione degli oneri condominiali, individuando in maniera rigorosa quelli attinenti ai servizi destinati alle utenze ed escludendo qualsiasi altra voce di spesa non pertinente.  

 

Lunga Vita al CIS

Emilio D’Angelo, uno dei cento.

“Natura selvaggia al CIS

S.F.P. Ecco i nuovi padroni del CIS.

 É solo carta straccia…. come raccontava il Manager con la emme maiuscola che aveva sempre le tre camicie pronte e dopo un anno é andato via per incompatibilità ambientale!

Vi ripropongo questo delicato argomento che condiziona e compromette l’esistenza futura del CIS, nella sua struttura costitutiva, funzionale alla vocazione sociale espressa in un trentennio di onorata esistenza.
I problemi del CIS non sono mai stati autonomi o costitutivi, anzi il CIS è stato il polmone per tante iniziative, purtroppo deludenti nel rapporto di resa dell’investimento.
Abbiamo investito molto e lucrato poco, spesso abbiamo visto azzerato o inutilizzabile il valore investito.
Investimenti diretti e indiretti nella Banca Popolare, nella Cisfi e poi, per la parte più consistente in Interporto.
Questi sono dati di fatto, risultanze contabili, non sterili polemiche.
Chi di Voi può utilizzare, anche solo a garanzia, gli investimenti riferibili a qualunque società del distretto?
Anche noi, CIS abbiamo visto assottigliarsi la nostra disponibilità, tra prestiti e partecipazioni, di 70 milioni di euro.

Il C.d.a del CIS ci propose una manovra finanziaria che si fondava sulla trasformazione di una quota del nostro debito verso le Banche creditrici in partecipazione al patrimonio attraverso Strumenti Finanziari Partecipativi -SFP- per 150 milioni, impegnandoci per il prossimo decennio a vegetare, in attesa di una ricollocazione delle aree inadempienti.
Quale peso hanno avuto nella manovra i 70 milioni di euro impegnati da CIS nel Distretto?
Zero!
Questo è stato il tradimento di tutti i valori del CIS.

Un CIS spogliato dalla sua funzione commerciale, tagliato in testa ed in coda da Interporto e Vulcano, poteva sopravvivere solo attraverso la ricollocazione dei capannoni dei soci in difficoltà per consentire l’ingresso di nuove imprese, capaci di accollarsi il debito residuo e rivitalizzare il sistema distributivo.
Questo non è stato voluto, per consentire l’accumulo di posizioni incagliate e di capannoni da convertire.
É stata, invece, favorita la politica clientelare dei crediti, come é ampiamente emerso nell’asseverazione della manovra, quando nel lungo elenco dei debitori erano presenti tanti soci e, soprattutto, tanti amministratori del CIS.

Un miserevole strumento di assoggettamento al potere.
Con questo Accordo le Banche hanno assunto la governance del CIS per il prossimo decennio.
L’obiettivo è evidente: intendono omologare il CIS in Interporto.
Questa omologazione non è solo di territorio, ma è molto più incisiva, direi cruenta: vogliono annullare il valore azionario del socio utilizzatore.
Ci vogliono strappare il CIS.

Vi ricordate quell’unico cancello d’entrata e quello di uscita.
Ebbene, dieci anni fa’ hanno aperto quello di uscita nel varco Interporto, ed ora hanno spalancato quello di  entrata alle Banche.

Il regalo di 150 milioni, ben “incartato” nel moderno cavallo di Troia,  gli SFP.

Questo è Alto tradimento e non mi venite a dire che abbiamo messo in gabbia le Banche che ci hanno regalato 150 milioni.
Sareste dei disonesti, perché quelli che ci mancano sono proprio i soldi che il CIS, in mille modi, ha trasferito nel gran pentolone dell’Interporto!

E adesso qualche riflessione sul Piano industriale.

Non esiste un punto, un solo punto che attribuisca alla nostra società una facoltà di progetto.
Siamo morti come soci e rinasceremo forse solo come sudditi.
Non c’è la faremo mai a riscattare il debito convertito in SFP, un debito che non è nostro per oltre la metà.

Giorno dopo giorno, anno dopo anno, diventeremo utenti del CIS, assimilati ad Interporto.
Un corpo acefalo, mentre un fiume carsico scorre sotto di noi, un fiume di spese amministrative, consulenze ed oneri professionali di ogni tipo.

Io speravo in un ragionevole accordo, ma non esiste alcuna intenzione di salvare il CIS nel suo autonomo vertice gestionale.

Abbiamo vissuto gli ultimi cinque anni pensando solo al mutuo, al sub mutuo, ai derivati, agli interessi anatocistici, ai ricorsi di fallimento verso i soci, alle serrande che chiudevano , al CIS che incassava e non pagava, alle parcelle milionarie di consulenza, a chi è figlio e chi è figliastro, ai buoni e ai cattivi, al silenzio di regime….

E cosa é cambiato?
Nulla!

I galoppini della struttura continuano a vivere nel dorato mondo delI’Interporto, pagati dal CIS al servizio di Interporto.
Vengono, di tanto in tanto, al CIS, in occasione delle assemblee, per raccogliere deleghe a favore del nuovo Potentato.
Il metodo é sempre lo stesso, ben collaudato: vivi e lascia vivere!

Chi non ha bisogno di andare a  Palazzo per chiedere una proroga nel pagamento, per trasferire un contratto, per richiedere un gradimento, per ottenere un comodato gratuito, per far chiudere un occhio o, anche, due?

Le vogliamo esaminare bene queste deleghe?
Magari scopriremo che qualcuno non aveva il diritto di voto?

Bene così si crea il diritto e l’Assemblea sovrana e chi non è allineato?

Fuori!

Eppure in quell’Assemblea ci siamo arrivati perché qualcuno aveva denunciato un abuso del diritto, la soggezione di CIS a Interporto.
Un obbligo nato dalla richiesta di un nuovo A .D. che scrive a se stesso per reclamare un credito inesistente a favore di Interporto, richiamando un’Intesa ricognitiva secretata, definita, però, atto endosocietario di Interporto, del quale erano garanti ed informati solo gli amministratori in doppia carica.
Guarda caso questo Atto estraneo al CIS, aveva il magico potere di esplicare effetti nei confronti del CIS per una Legge di Imperio che si definisce banalmente: prepotenza.
Assurdo!
Eppure in cinque hanno l’arroganza di votare a maggioranza, in conflitto d’interesse, per il pagamento di 1.600.000 euro da CIS ad Interporto confermando la tradizione vessatoria che abbiamo riconosciuta negli atti amministrativi consolidati nell’A.d.R.
E noi, ingenui sostenitori di un CIS autonomo e consortile, di una dignità sociale smarrita, veniamo in Assemblea per chiedere ragione e sostegno e troviamo, invece, il solito contrasto degli interessi clientelari, proprio da parte di chi li aveva prima favoriti e poi criticati, quando il rischio delle responsabilità personali era alto.

È importante per capire che non abbiamo alcuna speranza di far rivivere il CIS per mano del potere finanziario.

“La società dà atto alle Banche, che ne prendono atto, che alla data odierna il Cav.Giovanni Punzo è stato nominato presidente, con legale rappresentanza della società e di Interporto, per un periodo di due anni dalla data odierna al fine di supportare, pur senza deleghe, l’operato del Manager, soprattutto nei rapporti con i soci …..”

Così recita il 7.2.3 dell’A.d.R.

Come poteva reggere questo assurdo pasticcio gestionale?

Era proprio necessario continuare ad avere lo stesso Manager sia per Cis che per Interporto?

Chi ne aveva interesse?

E quanto é durato il Manager?

E quanto é durato il Presidente?

E quanto é costata tutta l’organizzazione amministrativa?

Sapete che Vi dico?

Forse, non tutti, ma molti di Voi si meritano proprio questi padroni!

Lunga Vita al CIS 

La terra che ha smarrito il diritto dei fondatori!

Simbolismo e valori.

La tradizione, spesso legata alla fede religiosa, ci offre l’occasione di riflettere su alcuni valori fondamentali, ai quali ispirare la nostra vita ed i rapporti con gli altri.

Molte volte si ricorre ai simboli per connotare l’intensità di un messaggio e certamente la Domenica delle Palme rappresenta, nel nostro cammino di fede cristiana, uno dei momenti più importanti, perché introduce il tema della Passione, della Morte e della Resurrezione di Cristo.

Lo scambio di un ramoscello di ulivo, simbolo di Pace, è una tradizione antica, molto bella che, però, resta priva di effettiva rappresentatività se opera in maniera astratta e scollegata da un sincera volontà di rimuovere quegli ostacoli che impediscono che la pace si realizzi.

Nella settimana Santa si intravedono tutte le fasi della nostra natura umana ma ciò che colpisce di più è il mutevole umore della folla ed il tradimento inaspettato delle persone più fidate.

Attribuiamo, quindi, ai simboli una grande importanza, ma non dimentichiamo mai di riconoscere i valori fondamentali che rappresentano.

I  simboli, privati dei valori, sono come una bella scatola, ben incartata, con fiocchi colorati, ma completamente vuota, un orpello inutile.

La Terra che ha smarrito i valori dei fondatori.

 

Ora vorrei dedicare qualche riflessione al tema della mutabilità degli umori della folla e, perché no, anche  al tradimento dei valori fondanti della nostra vocazione costitutiva.

Devo riconoscere che siete stati proprio bravi a mettere insieme un pugno di deleghe per impedire ad un popolo senza Diritti, per molti anni sfruttato e sottomesso, di poter sollevare almeno una voce, per tentare di difendere la propria dignità sociale 

Siete stati proprio bravi ad accordarvi proprio con chi aveva deciso di continuare a trasferire, ingiustificatamente, fondi dal CIS ad Interporto, condannando al silenzio quelli che si battevano per impedirlo!

Siete stati proprio bravi a premiare  quelli che hanno continuato a rinnovare il malcostume di mandare in giro funzionari  pagati dalla nostra struttura per realizzare il loro triste incarico di procuratori di deleghe per il potente di turno!

Siete stati proprio bravi ad associare il Vostro voto al potere finanziario, a giustificare ogni ingiustizia, a dimenticare tutte le sofferenze che questo Sistema ha inflitto a decine di famiglie di soci, a trasformare in diritto i torti peggiori.

Bene, bene…… ma mi domando, e non riesco a darmene ragione, ma Voi avete vissuto nel Cis negli ultimi dieci anni, e non Vi siete accorti proprio di niente, o forse io sono un pazzo visionario che ha immaginato di finire in Tribunale per il fallimento del Cis, trascinato  da settanta milioni di partecipazioni e finanziamenti dirottati da CIS  a Interporto?

Sono stato forse un pazzo a protestare quando si spostavano circa 38 milioni di rate incassate di mutuo da CIS ad a Interporto, proprio mentre quaranta aziende socie fallivano ed avevamo bloccato i pagamenti alle Banche, mettendo a rischio il riscatto dei soci paganti?

Sono sempre lo stesso pazzo quando, con un gruppo di gente seria, abbiamo impedito di versare ad Interporto un importo non dovuto, rigettando un’illegittima pretesa che avevano concepito insieme cinque amministratori in conflitto d’interesse?

Una curiosità me la dovete levare : ma al mattino quando Vi guardate allo specchio, Vi riconoscete come soci del CIS?

Siete veramente convinti che la vostra scelta restituirà al Cis la dignità sociale così ripetutamente violata. Eppure manca veramente poco dal saldo del debito, ancora una volta grazie al sacrificio dei soci, e poi, finalmente, avremmo potuto liberarci dai vincoli di questo maledetto Accordo?

Forse Voi siete fieri della Vostra scaltrezza per essere riusciti a stare, ancora una volta, dalla parte del più forte, ignorando ogni ragione e ogni sentimento di solidarietà sociale?

Ci pensate mai a tanti soci che hanno sofferto, e soffrono ancora, la perdita  del proprio capannone e, quindi, della propria azienda, alla quale hanno dedicato la vita, mentre i protagonisti che Voi continuate a supportare con le vostre deleghe,  sono lontani dal CIS, mille miglia, con una barca di milioni e se ne fregano di voi?

Ci pensate mai alle decine di capannoni deturpati dagli  incendi, abbandonati all’incuria di tutte le amministrazioni che si sono succedute?

Siete consapevoli che chi è andato via, accordandosi con il suo stesso motivatore di contrasto  e definendo con esso indennizzi milionari, continua ad intervenire nella vita del Distretto, finanche  nella formazione della volontà assembleare, collocando un uomo, di sua dichiarata fiducia,  nel suo stesso ruolo di vertice, sia  nel CIS che in Interporto?

Siete consapevoli che il famoso restyling prevede un progetto di spesa, approvato e concordato,  proprio da chi è andato via dal CIS, senza alcun giustificato motivo?

Bene, se tutto questo rappresenta la Vostra vittoria, allora tenetevela  pure, stretta, stretta, perché a noi, a queste condizioni, preferiamo  perdere!

Siate certi, però, che, finché avremo un filo di voce e le ragioni della Legge ci sosterranno, continueremo sempre cercare di riaffermare la verità dei fatti  e regole del Diritto.

Non sempre è facile, ma è bellissimo e questo autentico primato non c’è lo potrete mai togliere, sta scritto nella storia del CIS e  nel cuore di centinaia di soci.

Lunga vita al CIS .

Cordiali auguri a Tutti per la Santa Pasqua che sia portatrice di valori di autentica fratellanza nello spirito consortile della nostra vocazione costitutiva.

 

Va’ dove Ti porta il cuore!

E mi domandi: perché dovrei stare con te?

Ieri ci siamo riuniti nella Torre dell’isola 1 ex uffici CISFI nell’ultimo abbandonato avamposto del sistema imperiale.
Ciro, che è uno tosto, anche quando non sta proprio in forma, ha lanciato la proposta al dr.Ricci ed ha ottenuto la disponibilità della sala.
Eravamo in tanti, in una serata che, se l’avessero scelta “loro”, non potevano fare di peggio.
Una maledetta primavera, vento, pioggia, freddo e un’umidità che ti preneta nelle ossa e ti gela il cuore.
Il locale era pulito, dire accogliente sarebbe troppo generoso, dalle stanze interne proveniva nella sala di riunione puzza di abbandono, una condizione di vecchiume che mi è rimasta nelle narici e poi, a poco a poco, mi è entrata nel cuore e non è andata più via. 
Somigliava tanto alla nostra condizione di abbandonati ed estranei in casa nostra!

Nei giorni scorsi il Presidente del CIS, nominato dalle deleghe, ha ricevuto una rappresentanza della minoranza assembleare negli eleganti locali di Interporto; dalla sala riunioni si intravedeva l’Ufficio del Cavaliere, smontato e messo a nuovo per i nuovi rappresentanti del Potere amministrativo.

Faceva un po’ tristezza, almeno questa è la mia sensazione di inguaribile romantico che considera prima la persona e poi il ruolo.

Ripensavo ieri sera….  sembravamo i pezzenti che vivono fuori al castello, nelle favole delle principesse, ammessi a corte per graziosa concessione del Re.

Eppure ieri, entrando in quel modesto sito a casa Nostra, bagnati di pioggia, Rosita mi ha detto con straordinario orgoglio di donna positiva….

“Sai, Emilio, potrebbe diventare finalmente un punto d’incontro solo Nostro, per ricominciare a stare insieme , come una volta.”

 

Ho guardato la sala piena, tanti giovani con un sorriso pulito e leale, il prof. che ci aiuta con la Sua grande saggezza, Francesco, con il suo straripante entusiasmo, Ciro, Gaetano, Gianni, Donato e tutti voi, orgogliosi di esserci……

e allora ho finto di andare in bagno, perché l’emozione mi ha preso, come mi prende ora, mentre Vi racconto la storia di un popolo di mercanti, soggiogato e succube di quello che ha creato.

Un popolo che per parlare con i propri uffici, quelli che paga e mantiene da anni, ben arredati e confortevoli, deve andare un momento in Interporto, bussare ad un citofono, farsi riconoscere, ricevere il consenso per salire da una voce che viene dall’alto, attraversare una barriera metallica, salire le scale, presentarsi al banco e chiedere di incontrare uno dei funzionari di struttura per l’argomento che interessa.

Questa sarebbe casa nostra?

Sarebbe questa la casa dove vai a spiegare che vorresti riscattare, ma è passato tanto tempo, più di trent’anni, ed intanto c’è già stato un passaggio generazionale e dovresti sistemare diversamente le cose?

Sarebbe questa la casa dove vai a spiegare che quello maledetto mutuo, interessi e derivati, ti hanno messo in ginocchio e non ce la fai a pagare?

Si, è la stessa casa tua che, mentre ti nega di trasferire l’immobile bloccando il rilascio del gradimento, e, mentre concede prestiti ad Interporto, autorizza la procedura fallimentare contro i suoi soci.   

E allora, chi per un motivo, chi per l’altro deve venire al Castello e parlare con il Re ed i suoi scudieri, con i nobili di corte e ti serve un amico:

” servo Vostro Signore, servo Vostro, da padrone a servo”.

Ecco come si crea il potere con il tuo mandato di socio.

Ieri abbiamo parlato di questo.

Questa brutta storia di soldi pretesi da Interporto, molti non la capiscono proprio.

“Qual’è l’interesse di trasferire 1.600.000 di euro dal CIS a Interporto?”

mi ha domandato un socio della prima ora.

Lo stesso interesse che avevamo di trasferire circa 40 milioni in piena crisi finanziaria, lo stesso di gestire le spese delle risorse umane dalla cassa del CIS ma utilizzarle in Interporto.
Lo stesso interesse che ci privò della disponibilità del lastrico di copertura, trasferendo la proprietà di superficie ad un soggetto terzo che ha collocato sulla nostra testa un impianto di produzione di energia.
Lo stesso interesse che abbiamo avuto di far fallire 40 aziende socie, invece di favorire il ricambio di utenza.
Lo stesso interesse di concludere un Accordo che ha messo in sicurezza gli amministratori, ha svalutato i crediti e le partecipazioni ed ha introdotto un regime partecipativo che ha consegnato le chiavi del condominio al potere finanziario per una manciata di fagioli.
Lo stesso interesse che hanno di ritardare la sorprendente conclusione anticipata dell’Accordo del CIS, per continuare ad esercitare potere nel loro Castello e vincolarci all’Accordo gemello ma autonomo di Interporto.E allora

Ti domando, una volta io a Te:

Spiegami qual’è il motivo di nominare un direttivo per i prossimi tre anni, senza dichiararlo in assemblea, quando abbiamo ripagato 98 milioni di euro su 120 del debito complessivo?

Spiegami perché non puntare con determinazione al saldo del debito entro l’anno e chiudere l’Accordo, liberandoci da una quantità di adempimenti?

Spiegami perché l’Assemblea nomina Presidente colui che ha determinato con il suo voto il trasferimento di risorse da Cis ad Interporto che potrebbero essere utilizzate per il ripianamento del debito residuo o per riattivare tanti lotti abbandonati e fatiscenti. 


Eppure Tu, mio giovane amico, ieri sera mi hai chiesto con affetto, di suggerirti una paginetta per dare una risposta a chi ti domanda:

“Perché dovrei stare con Voi e mettermi contro il Castello?

Non basta una paginetta, ci vuole un libro, e forse non basta…..

Forse, però, può bastare che Tu guardi la tua condizione, quello che sei stato e quello che sei.

Forse può bastare pensare a tutti quei soci che il CIS ha fatto fallire, quando avevano in portafoglio contratti di leasing, azioni Cisfi, azioni della Popolare e tanti anni di condominio.

Forse può bastare che ti hanno sottratto il solaio di copertura e si sono riservati tutti i diritti di organizzazione del condominio e Tu te ne sei accorto solo quando sei andato a riscattare. O così o niente!

Forse può bastare che la burocrazia del Castello viene raramente nel CIS nella tua azienda, ma Tu la vedi passare solo quando ti sollecita il rilascio della delega di rappresentanza in Assemblea, ricordandoti con modi suadenti che potresti aver bisogno del loro aiuto “amministrativo”.

Forse può bastare che da oltre trent’anni paghi un canone condominiale che vale quasi un fitto, di questi tempi, e nessuno ti ha mai fatto un preventivo, ne Ti ha presentato mai un consuntivo.
Un unico calderone con spese di consulenza milionarie, e spese di apparato teso a produrre e sviluppare il nuovo che avanza:

la logistica, i treni, il grande Interporto.

Peccato che sul treno sia salito uno solo e tutti noi siamo rimasti a spingere il carretto del mercato.

Vedi, amico mio, se non Ti basta quello che hai visto e vedi ancora, se trovi giusto che il Presidente delle deleghe abbia espresso voto determinante per trasferire 1.600.000 da CIS ad Interporto, se preferisci rimanere nel circolo magico dello scambio di favori, allora io potrei continuare a parlare per un mese e non Ti convincerò mai.

Il CIS è passione, puoi viverlo come vuoi, ma non venirmi a dire che sei un socio CIS ma solo un suddito di un potere che Tu stesso hai delegato a vita.

Grazie a tutti quelli che hanno partecipato all’incontro di ieri sera, potranno sempre dire :
io c’ero quando abbiamo provato a rifondare il CIS così come l’avevamo creato.

Lunga Vita al CIS

Un forte personale abbraccio ai più giovani: siete la nostra forza e la nostra speranza.

Per mia scelta non ho fatto nomi, sarete Voi, se volete, ad intervenire sul Blog e scrivere solo:

Io c’ero!